martedì 13 febbraio 2018

Batman - Rinascita - 23

BATMAN 23 (136)
(contiene Batman #22, Detective Comics #956, Nightwing #20)
di Tom King, James Tynion IV, Tim Seeley, Jason Fabok, Marcio Takara, Javier Fernandez
16,8×25,6, S, 72 pp, col.
9788833041513
3,50 €

Sulle pagine di Batman procede la storia, a cavallo della realtà di Flashpoint, che ha come motore la spilla ritrovata da Bruce Wayne nella sua Batcaverna. In questo mondo alternativo il miliardario di Gotham, grazie all'aiuto del velocista scarlatto, ha la possibilità di parlare con suo padre e per ringraziarlo della lettera ricevuta. I due eroi della nostra realtà devono, però, lasciare questo luogo il prima possibile, tornare al loro mondo anche perchè l'Anti-Flash è ancora vivo in un loop temporale.

Boh, sì. Alla fine questa storia servirà da collante per congiungere il mondo DC a quello dei Watchmen, ma anche avendo perso le pagine dedicatele sul mensile Flash bastano due righe di riassunto per tornare in pari. Storia disegnata molto bene, con il rapporto padre figlio al centro. Entusiasmante vedere i Batman delle due realtà combattere fianco a fianco.

Detective Comics porta alla conclusione la saga del La Lega delle Ombre. Orfana trova il suo posto, il Generale Kane prende il largo, Shiva segue il suo destino (sicuramente mutabile) e Ras Al'Ghul rivela il suo ruolo.

Boh, sì. Una storia che si è fatta leggere, disegnata in modo graffiato, tutto sommato piacevole. Non rimarrà negli annali, ma è servita alla crescita dei personaggi e della squadra di Batwoman.

Mi dispiace che in nessuna delle due saghe su citate abbiano avuto un ruolo le conseguenze di quanto accaduto con Bane e Gotham Girl.

Chiude anche l'avventura in coppia dei due Robin. Damin e Dick hanno la meglio, ovviamente, su chi li voleva morti od in rovina (per motivi misteriosi visti in un prossimo futuro). Si salva la figura di Defacer, materiale per le prossime cosplayer di casa DC, anche se le presupposte conseguenze non avranno luogo.

lunedì 12 febbraio 2018

Dylan Dog - Non umano

Dylan Dog n° 377 
Non umano

Soggetto e Sceneggiatura: Giancarlo Marzano 

Disegni: Giulio Camagni 
Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile
Uscita: 27/01/2018
Prezzo: 3,50€

Londra non è una città tranquilla. Sopratutto quando popolata di mostri soprannaturali che uccidono seguendo uno schema. Dylan Dog si trova ad indagare in quanto infatuato di una delle vittime da prima che diventasse tale. La bella Tracy fa girare la testa all'Indagatore dell'Incubo, ma non sono tutte rose e fiori quelle sul loro cammino.
L'Old Boy è sulle tracce di un normale serial killer o su quelli di qualcuno di non umano?

A questo punto penso di essere. Credo che sia proprio colpa mia se non riesco a godermi a pieno le storie di Dylan Dog della gestione Recchioni. Da quanto annunciato, la mia aspettativa di continuity, di una serie completa in dodici numeri mensili, promessa anni fa dal curatore della serie, vedrà la luce solo alla fine di quest'anno. Nel frattempo vanno ad essere prodotte ed acquistate storie di riempimento. Che non danno, neppure, soddisfazione. Torna alla scrivania Giancarlo Marzano, ma quello che scrive è di una banalità tremenda. Guarda caso Dylan è innamorato proprio di Tracy, ma va? Se, per l'ennesima volta, la sua fidanzata non fosse stata chi era, questa storia sarebbe potuta finire dopo quattro pagine, con pizza e cinema inclusi. Lo svolgimento è talmente banale da mettere tristezza al momento della rivelazione che sconvolgerà Dylan, che per sua stessa ammissione non è mai stato un poliziotto sveglio.
Si salvano, per gli amanti del disegno "alla Ferri", le tavole di Camagni. Il disegnatore viennese, nativo di Udine, con già all'attivo storie per Napoleone e Martin Mystère, ci offre il suo tratto pulito e nitido, senza sovraccaricare di inchiostro nero le tavole ambientate di notte. Ne esce una storia sì cupa quando serve, ma luminosa e dai tratti godibili.

Come detto deve essere colpa mia se non riesco a godere di queste storie come gli autori sperano.
Non voglio smettere di acquistarlo, se ho resistito a Gualdoni dovrei poter resistere a tutto.

venerdì 9 febbraio 2018

Black Panther - Senza spoiler (che ci mancherebbero pure vista la qualità del film)

La morte del padre porta T'Challa, principe di Wakanda, a succedere al trono. Sarà lui, Black Panther, il nuovo re dello Stato più nascosto e sottovalutato del mondo.
Purtroppo i peccati del padre, seppur pochi, ma così importanti, ricadono sul destino dei figlio. Un errore del passato porterà un nuovo, sconosciuto, avversario a sfidare T'Challa per la successione. Sempre dal passato, dal tempo degli eventi della battaglia contro Ultron, verrà un nemico del popolo wakandiano: l'unico straniero ad essere entrato, ed uscito con un carico di Vibranio dal loro Paese. Ulysses Klaue è in cima alla lista dei cattivi.

Non avete apprezzato, più di tanto, Civil War (come me), siete rimasti delusi da Doctor Strange, avete mal digerito Thor 2 e Ragnarok(mi metto tra loro)? Bene avete trovato la cura per tutti i mali che vi affliggono: Black Panther. Black Panther è quanto di peggio la Marvel possa offrirvi a livello di sceneggiatura, fotografia, regia, originalità e trama.
Detto questo penso che non ci sia bisogno di aggiungere alto, ma ci tengo ad approfondire, almeno un poco, il mio punto di vista.

Guardiamo il materiale con il quale ha potuto lavorare il, deludente, regista Ryan Coogler:
 - Forest Whitaker, premio Oscar del 2007, ridotto a interpretare nuovamente il ruolo visto in Star Wars. Rogue One. Voleva essere un specie di Obi-Wan del Wakanda, ma non riesce ad essere neanche il Mago Forest del cavalcavia;
 - Angela Bassett, già interprete per Forest Whitaker di Donne - Waiting to excel, attrice per Wes Craven, candidata a due Emmy per American Horror Story e tanto altro, ridotta ad essere la solida figura materna che tanto aveva fatto in passato e che è lì solo perché è venuto a mancare il padre del protagonista;
 - Lupita Nyong'o, prima attrice keniota a vincere un premio Oscar, che non riesce a sentirsi sciolta nel recitare in un film così ridicolo, ma che si diverte, almeno, nelle scene di combattimento che la vedono protagonista;
 - Danai Gurira, Michonne di Walking Dead, che riprende il suo ruolo, porta un po' di ironia dalla faccia seria e qualche riflessione su come interpretare i propri ideali e doveri;
 - Martin Freeman, Watson e Bilbo da giovane, che ormai è la macchietta di se stesso. Recita sempre nello stesso modo, sempre stesse espressioni e nessuno che abbia il coraggio di dirgli che è monotono;
 - Chadwick Boseman, poco curriculum, ma amato dalla sua prima apparizione nei panni di Pantera Nera. Dispiace vederlo dibattersi in una trama insulsa.

Sì, perché il punto forte, si fa per dire, di questo film è proprio la trama. Si parte con un pippone di cinque minuti su cos'è il Wakanda (realizzato con la stessa tecnica visto nell'ultimo Superman della DC) e con un flashback nel 1992. Metà della sala già dorme. Poi, gli stessi eventi si ripetono dalle due alle tre volte nel corso delle due ore. Si mischia una rivalsa familiare, il tradimento di un amico, l'alleanza con lo storico avversario, l'amore ritenuto, Q di 007 in versione femminile e minorenne, il supporto all'uso delle droghe leggere, la campagna politica contro Salvini e Trump, la Battaglia delle Cinque Armate coi rinoceronti invece dei maiali, l'Ultimo Anello ed altre cose a caso. Tutto animato da un ritmo da film cecoslovacco degli anni '20 del secolo scorso da una fotografia tendenzialmente tanto buia da rendere difficile il riconoscere gli attori sullo schermo. Nei momenti topici si attivano i, telefonatissimi, "sì sai qui si basa tutto sul Vibranio, ma io ho inventato il modo di renderlo inattivo" dice un personaggio, e, ovviamente...

Ulteriori zavorre al film arrivano dal reparto effetti speciali e, non è direttamente colpa loro, dal doppiaggio italiano. I primi danno il loro peggio durante le scene sulla cascata, dove riescono a creare un "effetto poster" che non vedevo dai primi episodi de I Pirati dei Caraibi. I secondi, come facilmente pronosticabile, trovano pesanti difficoltà quando i doppiatori italiani devono recitare in wakandiano: neanche parlassero con l'accetta. Un vero peccato.

Qualcosa di positivo? Il costume di Pantera Nera è realizzato molto bene, sia quando è in digitale che la sua versione "reale". Le scene di inseguimento e lotta, non che siano particolarmente originali, ma riescono, un minimo, a risvegliare la platea.

Ci sono scene post crediti? Sì, come sempre. La prima dopo i titoli animati, la seconda alla fine di tutto.

Vale la pena vedere questo film? Se non conoscete il personaggio no. Finirete per rimpiangere la spesa del biglietto del cinema e proverete un profondo disagio ogni volta che vedrete il personaggio sullo schermo. Meglio ricordarlo come lo avete visto in Civil War. Conoscete il personaggio? Allora no. Potrebbero sanguinarvi gli occhi e le orecchie per come la storia di Re T'Challa è stata trasposta dal fumetto. Ve lo sconsiglio vivamente.

L'impressione che Marvel stia producendo troppi film e che stia perdendo di vista la qualità delle sue opere è sempre più sentita. Black Panther sembra una serie televisiva condensata per essere portata sul grande schermo. Quando si dice il contrario è positivo, la proprietà inversa, invece, non si manifesta.

Al cinema c'è ben altro da andare a vedere. Potete scegliere tra Clint Eastwood, Stephen Spielberg e Tom Hanks, Gary Oldman e tanti altri. Non buttate i vostri soldi e una vostra, tanto agognata, serata libera per Black Pather.

Titolo originale Black Pather

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 134 min
Genere cinecomcis

Regia Ryan Coogler 

Soggetto Stan Lee, Jack Kirby (personaggio) 
Sceneggiatura Ryan Coogler, Joe Robert Cole 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Rachel Morrison 
Montaggio Claudia Castello, Michael P. Shawver 
Musiche Ludwig Göransson 
ScenografiaHannah Beachler 
 
Interpreti e personaggi

Chadwick Boseman: T'Challa / Pantera Nera
Michael B. Jordan: Erik Killmonger
Lupita Nyong'o: Nakia
Danai Gurira: Okoye
Martin Freeman: Everett Ross
Daniel Kaluuya: W'Kabi
Letitia Wright: Shuri
Winston Duke: M'Baku
Angela Bassett: Ramonda
Forest Whitaker: Zuri
Andy Serkis: Ulysses Klaue

martedì 6 febbraio 2018

Mercurio Loi - Il colore giallo

Mercurio Loi n°8
Il colore giallo

Soggetto: Alessandro Bilotta
Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Matteo Mosca
Colori: Francesca Piscitelli
Copertina: Manuele Fior

Prezzo: 4,90€
Pubblicazione mensile

Sciarada coinvolge Mercurio Loi per indagare su un miracolo avvenuto alle porte della Città Eterna. Lucia Palmieri è una contadina muta che ama disegnare nei campi del padre. Un giorno le appare la Madonna e la Chiesa invia anche un vescovo per svelare e sfruttare il mistero. Pellegrini e corti dei miracoli non tardano ad arrivare.
La storia, un fatto di vita non anomalo per la Roma del tempo, è presentata da Bilotta con la sua solita originalità. Lo spunto di partenza è il colore giallo e la ricerca della verità. Il giallo parla al lettore, dalle sue varie incarnazioni, che siano un bastone da passeggio, un foglia che cade in autunno, un canarino, e racconta il suo punto di vista. Una visione che si oppone a quella del blu, citato come suo colore complementare. 

Nella colorimetria vera e propria il complementare del giallo è il viola, qui, però, Bilotta lo sostituisce con il blu sfruttando la teoria di Goethe in cui si individua il giallo come luce attenuata dalle tenebre ed il blu oscurità indebolita dalla luce.
La ricerca della verità, qui, è l'obiettivo di tutti, Galatea compresa, tranne da Mercurio che si addentra in un discorso di fede che, necessariamente, è alimentato dal dubbio, l'incertezza ed il punto di vista personale.

Le vendite decideranno il destino della serie di Bilotta, ma finché abbiamo la possibilità di leggerle, e che l'autore romano riesce a sorprenderci senza essere mai banale, vale veramente la pena soffrire l'attesa mensile.

lunedì 5 febbraio 2018

10 Cloverfield Lane

Michelle ha deciso di cambiare vita. Ha raccolto le sue cose in piccole scatole, lasciato il suo appartamento, chiuso con le persone che conosceva, preso la sua macchina ed imboccato la strada verso Huston.
Durante la guida notturna qualcuno sperona la sua macchine, lei finisce fuori strada dopo un pauroso incidente.
Si risveglia con una flebo attaccata al braccio, un tutore ad una gambe, ammanettata ad un tubo, in, quello che sembra uno scantinato.
Cerca di liberarsi, ma è tutto inutile. Fino a quando un uomo corpulento non le porta da mangiare e le lascia gli strumenti per liberarsi. Scopre, allora, di essere in un bunker. La Terra è stata attaccata, nell'aria c'è una tossina che stermina la vita e quello è uno dei pochi luoghi sicuri al mondo. Ospiti del bunker sono: lei, Howard, l'uomo corpulento proprietario del rifugio, ed Emmet, un conoscente di Howard che è riuscito ad entrare e che conferma la storia di Howard. Peccato che a Michelle tanti particolari non tornano e vivere con degli sconosciuti in un luogo chiuso scateni le paranoie.
Sarà veramente così o Howard nasconde qualche oscuro segreto e dei secondi fini?

Opera prima di Dan Trachtenberg, ambientato praticamente tutto in un bunker sotterraneo, costato 15 milioni di dollari, incassati 108, 10 Cloverfield Lane si traduce in un ennesimo successo di  J. J. Abrams e della sua Bad Robot.
In Cloverfield, con inquadrature in prima persona, vediamo come un gigantesco invasore alieno si scaglia su New York. 10 Cloverfield Lane la tematica dell'invasione aliena è ancora portante, ma non si sa se sia reale o meno. La costruzione della trama vuole che la ragazza interpretata da Mary Elizabeth Winstead si trovi in un bunker, ermeticamente chiuso ed isolato dall'esterno, con due uomini che sostengo la tesi dell'invasione aliena e dell'aria irrespirabile. Sarà vero? Sarà una montatura organizzata per rapirla? Lo spettatore viene tenuto nel dubbio dall'inizio alla fine, vive con Michelle ogni singola incertezza ed ogni, atteso, attimo di sollievo. Se Winstead e John Gallagher Jr costruiscono dei buoni personaggi è John Goodman ad offrire una prestazione decisamente elevata. Se il film non fosse già stato buono di suo, per atmosfere, dinamica e scrittura, lui lo avrebbe salvato. John Goodman mette sul piatto doti di attore dimenticate da anni. Trasferisce la paranoia, la necessità di proteggere, la vulnerabilità sentimentale e tutte le caratteristiche che rendono credibile un personaggio complicato come Howard Stambler.

Di più non si può dire per non cadere nel tranello di rivelare più di quanto non possa essere detto. Si può aggiungere soltanto che 10 Cloverfield Lane va visto, indipendentemente da quale sia il vostro genere di film preferiti.


Titolo originale: 10 Cloverfield Lane

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2016 
Durata 103 min 
Genere thriller, fantascienza, drammatico, orrore 

Regia Dan Trachtenberg 

Soggetto Josh Campbell, Matthew Stuecken 
Sceneggiatura Josh Campbell, Matthew Stuecken, Damien Chazelle 
Produttore J. J. Abrams, Lindsey Weber 
Produttore esecutivo Bryan Burk, Drew Goddard, Matt Reeves 
Casa di produzione Bad Robot Productions 
Distribuzione (Italia) Universal Pictures 
Fotografia Jeff Cutter 
Montaggio Stefan Grube 
Musiche Bear McCreary 
Scenografia Ramsey Avery 

Interpreti e personaggi

Mary Elizabeth Winstead: Michelle
John Goodman: Howard Stambler
John Gallagher Jr.: Emmet DeWitt

Doppiatori originali

Bradley Cooper: Ben

Doppiatori italiani

Letizia Scifoni: Michelle
Edoardo Siravo: Howard Stambler
Edoardo Stoppacciaro: Emmet DeWitt
Massimiliano Plinio: Ben

mercoledì 31 gennaio 2018

Mercurio Loi - La somiglianza con una scimmia

Mercurio Loi n°9
La somiglianza con una scimmia
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta 

Disegni: Andrea Borgioli 
Colori: Francesca Piscitelli 
Copertina: Manuele Fior 

Prezzo: 4.90€
Periodicità: futuro bimestrale 

Dioniso è una scimmia che Giacomo, amico di Mercurio appena tornato dall'Africa, sta studiando per cercare un legame tra il primate e l'uomo. Un vero e proprio esperimento scientifico tra le mura della sua villa alla porte di Roma, che non manca di attrarre il nostro. Ad attrarre Mercurio, però, potrebbe non essere solo l'esperimento, ma, anche e soprattutto, la bella Enrica, figlia di Giacomo. Intrecci, passioni e metodo scientifico si intrecciano nella vita del professor Loi.

Mercurio Loi è diventato bimestrale. Con questa brutta notizia penso di aver detto tutto.
Il personaggio, definirlo eroe non sarebbe corretto, di Bilotta non ha penetrato il mercato abbastanza da giustificare la sua presenza, a colori, nelle edicole italiane ogni mese. Il prezzo di 4.90€ non lo ha favorito, ma è riuscito a conquistare uno zoccolo duro di appassionati tale da non estinguersi.
Mercurio Loi non è puro fumetto. Mercurio Loi è un lavoro di ricerca che spesso stupisce e talvolta sfrutta l'ovvio per scavallare i mesi difficili. Quello che, però, riesce sempre a mettere sul piatto il suo autore è una lettura ricca, riflessiva, piena e convincente. Il mese scorso con il colore giallo, prima con la dissertazione sulla cucina, ha veramente fatto centro senza remore. Oggi, con la scimmia, invece, ha portato sulle sue pagine tanto di già visto, ma sempre con garbo e suscitando l'interesse del lettore. Ha sottolineato la sessualità del suo protagonista come ancora non aveva fatto ed i disegni di Borgioli si sono prestati con delicato impegno. La voluto somiglianza del protagonista con Dioniso, già osservata agli albori della sua pubblicazione, è stata ben sfruttata nella trama senza insistere, ma agendo, sempre, sotto traccia. La passione di Mercurio per Enrica, donna forte ed intelligente oltre che abile ammaliatrice, è cresciuta pagina dopo pagina ed al suo culmine, noi lettori, non possiamo che aver gioito, ed un po' invidiato, il professor Loi.

Mercurio Loi si farà desiderare per colpa di mero mercato popolare che non paga.
Nella mia edicola arrivavano due copie del fumetto ed entrambe sparivano nel giorno stesso della sua uscita. Magari una copia in più avrebbe subito la stessa sorte. Magari in molte edicole sarebbe stato così e tante copie non sono state vendute in altre edicole per la pigrizia del lettore. Magari una distribuzione più attenta, un lettore più educato a seguire la sua passione, un prezzo più accessibile avrebbero permesso a Mercurio Loi di mantenere la sua mensilità.

Attendiamo con impazienza che giunga marzo per proseguire nella passione e nell'arricchimento che Bilotta ci offre.

venerdì 26 gennaio 2018

Batman Rinascita - 22

BATMAN 22 (135) 
di King, Tynion IV, Seeley, Fabok, Takara, Fernandez
(contiene Batman #21, Detective Comics #955, Nightwing #19)
16,8×25,6, S, 72 pp, col.
9788833040745
3,50 €

 Iniziamo con la nota dolente: Batman è coinvolto in un crossover con Flash. Cosa vuol dire? Tipo la cagata di Dylan Dog e Dampyr di questa estate o quella della Trinity War (per rimanere in casa DC di qualche anno fa). Due personaggi sono coinvolti in una trama comune, ma non sullo stesso albo. Quindi parte 1 e 3 si trovano sulle pagine di Batman e parte 2 e 4 su quelle di Flash. Sai che c'è? Stavolta: col cavolo che salto da una collana all'altra. Comunque...

Su Batman parte La Spilla, storia che farà da base per rivelare la formazione dell'Universo Rinascita. Una spilla rotonda, con uno smile disegnato ed uno schizzo di sangue trasversale, compare nella Batcaverna. La sua interazione con la maschera del Dottor Fate genera un paradosso. Bruce decide di interpellare Barry Allen per indagare sul mistero, ma prima di lui fa la comparsa un altro velocista, con intenzioni decisamente non lodevoli.
Finch inizia a scrivere quella che, secondo me, diventerà la storia che congiungerà l'Universo DC con quello dei Watchmen. Il suo è un compito gravoso, che deve essere gestito con garbo, cura, rispetto e grande capacità per ottenere un risultato che non contenti gli estimatori di Moore.

Le altre due storie di questo albo non possono che soccombere sotto l'importanza narrativa di quella che apre l'albo. La Lega delle Ombre si avvicina alla chiusura con un numero, praticamente, monografico, e molto interessante, sull'Orfana. Nigthwing, invece, scopre chi è colui che ha tramato nelle ombre fino ad ora ed ha rapito Damian Wayne: il Dottor Simon Hurt.

Probabilmente entrambe le run si concluderanno sul prossimo numero. Staremo a vedere.