giovedì 19 aprile 2018

Razzie Awards 2018

Quest'anno mi sa che mi sono perso le nominations dei Raspberry Awards. 
Adesso che sono passati gli Oscar è il momento di vedere come, il 2 marzo, sono andate le cose.

Per la prima volta da quando li seguo, un film d'animazione ha fatto il pieno. Si tratta di Emoji. Il film dedicato alle faccine che aggiungiamo ai testi scritti coi nostri telefoni vince in tutte le categorie in cui era candidato: 4.
Due star di Hollywood portano a casa il premio per il peggior attore protagonista e non protagonista: Tom Cruise, il primo, non riesce a risollevare un film che ha avuto il torto di essere sopravvalutato, e Mel Gibson, il secondo, vince per il sequel inutile di un film inutile.




Non potevano mancare i premi per le Sfumature dell'anno. Cinquanta sfumature di nero costano una macchia sulla carriera di Kim Basinger e promuovono tutto il film a peggiore dei cinque candidati. Portare via il premio a Michael Bay è un'impresa non da poco.

Curioso il premio per peggior attrice. Tyler Perry. Un omone afroamericano, che si è costruito una carriera divenendo nel 2008 uno dei cinque uomini pagati a Hollywood, interprete della terribile Madea, da lui stesso creata.



Peggior Film
·        Emoji: Accendi le Emozioni
·        Baywatch
·        Cinquanta sfumature di nero
·        La Mummia
·        Transformers: L’ultimo Cavaliere
Peggior Attrice
·        Tyler Perry - Boo! 2: A Madea Halloween
·        Katherine Heigl - L’amore Criminale (Unforgettable)
·        Dakota Johnson - Cinquanta sfumature di nero
·        Jennifer Lawrence - Madre!
·        Emma Watson - The Circle
Peggior Attore
·        Tom Cruise, La Mummia
·        Johnny Depp, Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar
·        Jamie Dornan, Cinquanta Sfumature di Nero
·        Zac Efron, Baywatch
·        Mark Wahlberg, Daddy's Home 2 e Transformers: L’ultimo Cavaliere
Peggior Attore non Protagonista
·        Mel Gibson - Daddy's Home 2
·        Javier Bardem - Madre! e Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar
·        Russell Crowe - La Mummia
·        Josh Duhamel - Transformers: L’ultimo Cavaliere
·        Anthony Hopkins - Autobahan - Fuori Controllo (Collide) e Transformers: L’ultimo Cavaliere
Peggior Attrice non Protagonista
·        Kim Basinger - Cinquanta Sfumature di Nero
·        Sofia Boutella - La Mummia
·        Laura Haddock - Transformers: L’ultimo Cavaliere
·        Goldie Hawn - Snatched
·        Susan Sarandon - A Bad Moms Christmas
Peggior Combo
·        Qualsiasi due odiosi Emoji per Emoji - Accendi le Emozioni
·        Qualsiasi combinazione di due personaggi, due giocattoli sessuali o due posizioni sessuali - Cinquanta sfumature di nero
·        Qualsiasi combinazione di due esseri umani, due robot o due esplosioni - Transformers: L’ultimo Cavaliere
·        Johnny Depp e il suo essere sempre ubriaco - Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar
·        Tyler Perry e o i logori vecchi vestiti o la parrucca consumata, Boo! 2: A Madea Halloween
Peggior Remake, Rip-off o Sequel
·        Cinquanta sfumature di nero
·        Baywatch
·        Boo! 2: A Madea Halloween
·        La Mummia
.         Transformers - L'ultimo cavaliere
Peggior Regista
·        Anthony Leonidis - Emoji: Accendi le Emozioni
·        Darren Aronofsky - Madre!
·        Michael Bay -Transformers: L’ultimo Cavaliere
·        James Foley - Cinquanta sfumature di nero
·        Alex Kurtzman - La Mummia
Peggior Sceneggiatura
·        Emoji - Accendi le Emozioni
·        Baywatch
·        Cinquanta sfumature di nero
·        La Mummia
·        Transformers: L’ultimo Cavaliere

Premi speciali

Barry L. Bumsted Award
CHiPs per il peggior rapporto budget / incasso

Razzie Rotten Tomaoes Award
Baywatch per il peggior film più brutto ma amato dal pubblico

mercoledì 18 aprile 2018

Batman - Rinascita 27

BATMAN 27 (140)
(contiene Batman #26, Detective Comics #960, Nightwing #24)
di T. King, J. Tynion IV, T. Seeley, M. Janìn, A. Martinez, M. Medonca
16,8×25,6, S, 72 pp, col.
9788833044354
€ 3,50

A letto con Selina, Bruce rimembra gli eventi sanguinosi della Guerra degli Scherzi e degli Enigmi che Joker e Edward Nigma hanno dato vita, nel passato, per decidere chi avrebbe ucciso il Cavaliere Oscuro. Ciascuno di loro ha reclutato alcuni dei più pericolosi criminali di Gotham, per formare il suo piccolo esercito. Chi ne paga le conseguenze sono i cittadini.

Numero di transizione di King. dove vengono presentate le figure di contorno. Janin ci offre, anche, una rappresentazione giovanile e sana del Pinguino. Che anche lui abbia pagato pegno in questa guerra?

Batman e Zatanna stanno avendo una discussione seria. Lei non vuole acconsentire all'uso della magia per dargli risposte; potrebbe essere più dannoso che efficace. Lui non vuole sentire ragioni, convinto di essere nel giusto ed abbastanza forte.
Come si risolverà questa situazione di stallo.

Dick Grayson, con molta originalità, è alle prese problemi personali e sentimentali. Nightwing, invece, con un'agguato mortale su uno yacht privato ed una bomba che gli sta per esplodere tra le mani.

giovedì 12 aprile 2018

Batman - Rinascita 26

BATMAN 26 (139)
(contiene Batman #25, Detective Comics #959, Nightwing #23)
di King, Tynion IV, Seeley, Janin, Martinez, Jung
16,8×25,6, S, 72 pp, col.
9788833042084
3,50 €

Bruce Wayne ha compiuto il passo: ha confessato il suo amore a Selina Kyle e le ha chiesto di sposarlo. La risposta si farà attendere perché, prima, colui che è, Batman vuole raccontarle una vicenda che ha segnato la sua vita. Uno scontro tra suoi acerrimi nemici che lo ha portato a prendere una decisione ancora inconfessata.  L'odio di Joker e dell'Enigmista nei suoi confronti ha portato Gotham in guerra: la Guerra degli Scherzi e degli Enigmi.

Era tanto che non si vedevano due dei più iconici nemici del Crociato Incappucciato. Per farli tornare, King  si è inventato una storia ambientata nel passato e che li vede uno di fronte all'altro. Uniti dalla voglia di uccidere il Pipistrello, non riescono, però, a mettersi d'accordo su come e chi. Questo conduce allo scontro, disegnato da Janin, tra i due criminali. Come andrà a finire, al momento, non è dato saperlo.

Detective Comics continua a narrare la vicenda della squadra di Batman. La squadra è alle prese con l'Ordine di San Dumas e la nuova intelligenza artificiale, creata per sterminare gli infedeli. Azrael, avendone fatto in passato, è il più coinvolto. Intanto, Batman cerca risposte presso una vecchia amica: Zatanna. La maga ha accesso a poteri immensi e sconosciuti e Bruce sa che ha un modo per aiutarlo.

Dick a Bludhaven cerca lavoro: Nightwing l'avventura ed il modo di spazzare via la criminalità. Shawn vorrebbe che il suo fidanzato mettesse la testa a posto ed iniziasse a cercare un lavoro.

Se Detective Comics propone storie interessanti (anche se queste avventure con intelligenze artificiali intelligenti hanno un po' rotto) altrettanto non si può dire di Nightwing. Magari al cinema sarà un personaggio migliore, ma qui, spesso, regna la noia.

martedì 10 aprile 2018

Philip K. Dick's Electric Dreams

L'idea mi intrigava. Una serie antologica di telefilm basati sui racconti di Philip K. Dick: cosa ci potrebbe essere di meglio per un appassionato di fantascienza?

The Hood Maker
Impossible Planet
The Commuter
Crazy Diamond
Real Life
Human Is
The Father Thing
Autofac
Safe and Sound
Kill All Others

Sono i racconti che Amazon Video, dopo l'abbandono di AMC, e Sony hanno deciso di includere in questa prima stagione. 

Ovviamente non mancano cast ricchi di attori di talento. In Italia, dove gli episodi hanno seguito un ordine diverso di pubblicazione rispetto alla programmazione americana, siamo partiti con Anna Paquin/ Terrence Howard ed abbiamo, poi, incontrato Bryan Cranston, Vera Farmiga, Steve Buscemi, Timothy Spall, Jack Reynor, Benedict Wong, Geraldine Chaplin, Georgina Campbell (questi quattro tutti in un unico episodio). Ognuno di loro offre, nell'episodio in cui è coinvolto, una prestazione di alto livello. Sulla qualità attoriale di questa produzione, infatti, non si può dire nulla.

Anna Paquin lesbo poliziotta in una vacanza particolare
Il difetto, a mio parere, è riscontrabile nella scrittura degli episodi. Se il soggetto di Philip K. Dick è intoccabile è la trasposizione per il piccolo schermo che gli adattatori di ogni singolo episodio che lascia a desiderare. Se pensiamo alla vicenda che ci viene raccontata, infatti, non possiamo fare a meno di dire: interessante (The Hood Maker) , mi è piaciuto (The Commuter), mi ha fatto riflettere (Kill All Others), ecco dove... (The Father Thing) e tante altre espressioni di stupore ed interesse, è per la messa in scena che ci possiamo sentire a disagio. La maggior parte delle produzioni le ho, personalmente, trovate prive di pathos. Ho seguito la vicenda, ma, alla fine, non mi è rimasto nulla dentro. Non mi ha coinvolto emotivamente. Giungevo alla fine dell'episodio e mi dicevo: "quindi?". 
Bryan Cranston tra alieno ed umanità
Lo scopo di serie come queste potrebbe essere quello di spingere lo spettatore a recuperare i romanzi, racconti, originali per leggerli. Credo che certi messaggi passerebbero meglio e certe storie si possano rivelare più comprensibili (io ad Impossible Planet fatico a dare un'interpretazione).

Cappelli e cappucci
Se siete di passaggio, se non avete altre serie in corsa, se volte, poi, leggere.

Un buon episodio.
Titolo originale Philip K. Dick's Electric Dreams 

Paese Regno Unito, Stati Uniti d'America 
Anno 2017 – in produzione 
Formato serie TV 
Genere fantascienza 
Stagioni 1 
Episodi 10 
Durata 60 min (episodio) 
Lingua originale inglese 
Rapporto 16:9 

Crediti

Ideatore Ronald D. Moore, Michael Dinner 
Soggetto racconti di Philip K. Dick 
Musiche Harry Gregson-Williams, Ólafur Arnalds, Cristobal Tapia de Veer 
Produttore Lynn Horsford, Rupert Ryle-Hodges, Dan Winch 
Produttore esecutivo Ronald D. Moore, Michael Dinner, Bryan Cranston, James Degus, Isa Dick Hackett, Kalen Egan, Christopher Tricario, Maril Davis, David Kanter, Matt DeRoss, Lila Rawlings, Marigo Kehoe, Kate DiMen 
Casa di produzione Channel 4, Sony Pictures Television 

Prima visione
Distribuzione originale
Dal 17 settembre 2017 
Distributore Channel 4 

Distribuzione in italiano
Data 12 gennaio 2018
Distributore Amazon Video 

giovedì 5 aprile 2018

Dylan Dog - Il tango delle anime perse

Dylan Dog N° : 379
Il tango delle anime perse

Soggetto e Sceneggiatura: Gigi Simeoni 

Disegni: Bruno Brindisi 
Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita: 29/03/2018 
Prezzo 3.50

C'è chi i fantasmi li vuole scacciati dalla sua casa e c'è, sempre più spesso, chi rimpiange la persona tragicamente scomparsa e la vorrebbe rivedere, come ectoplasma, per poter passare insieme un ultimo minuto, chiudere un conto in sospeso, chiedere spiegazioni o solo scambiare uno sguardo e tornare a vivere senza tormenti.
Paul Morris ha trovato suicida, impiccata, nella loro casa la sua Lara. Condividevano la vita insieme, dal lavoro alla passione per il tango. Vorrebbe ballare un'ultima volta con lei e, dopo averle provate tutte, la sua ultima carta, la più disperata, da giocare è Dylan Dog. L'Indagatore dell'Incubo si appoggerà a Maria Trelkovski per richiamare lo spirito di Lara ed offrire l'ultimo tango a Paul.

Simeoni a volte ha picchi d'ingegno, altri cadute banali. In questo numero guadagna pagine approfittando del giochino alla Black Panther (ripropone la stessa sequenza di eventi, non tre, ma, solo, due volte), ma lo fa in modo giudizioso. Non si approfitta del lettore e lo guida verso lo snodo narrativo della sua immaginazione. Non ricordo, in ogni caso, ma sarà la mia mente a vacillare, numeri della serie regolare in cui l'Old Boy sia così accondiscendente verso il paranormale ed accetti un simile accadere degli eventi. Un po' Dylan Dog, un po' Brendon di Chiaverotti, questo soggetto (e sceneggiatura) di Simeoni si dipana, pur non rendendosi indimenticabile.

Bruno Brindisi ai disegni è sempre una garanzia, che piaccia o meno, offre un quadro chiaro del personaggio con il quale è cresciuto. A disegnare tavole si trova più a suo agio che a realizzare illustrazioni e, di questo, lo ringrazio. Cura le ambientazioni, la tecnologia con la quale Dylan cerca di entrare in contatto, le carampane amiche di Madame Trelkovski (da questo numero semplicemente Maria, per Dylan). La somma genera un totale interessante per un Dylan Dog piacevole, dove la mano di Recchioni poco si vede.

Bene così.

mercoledì 28 marzo 2018

Lo chiamavano Jeeg Robot

In una Roma contemporanea e scossa dalle bombe terroristiche, un criminale di piccolo cabotaggio, Enzo Ceccotti, per sfuggire alla Polizia si butta nel Tevere. Per sua sfortuna, o fortuna, vi si getta proprio nel punto in cui erano stati depositati dei rifiuti tossici. Il liquido, acqua mista alle pericolose sostante, gli entra in corpo ed una volta giunto a casa sta male come mai nella vita.
Al suo risveglio scopre di avere un forza eccezionale. Ne approfitta per rapinare qualche bancomat, ma i criminali a cui deve favori tornano a bussare alla sua porta. Uno di loro, prima di una missione, lo porta a casa sua e qui conosce Ilenia. Ilenia è una ragazza con problemi psichici che crede nell'esistenza di Jeeg Robot e nella mitologia creata da Nagai Go prima per il fumetto e poi per la serie d'animazione.
Alla morte del padre, Ilenia, identifica Enzo con Hiroshi Shiba, protagonista di Jeeg Robot, per via della sua forza, e cerca di instillargli, con la sua innocenza traumatizzata, l'idea di usare i poteri per aiutare i più deboli.

 Lo chiamavano Jeeg Robot è un interessante esperimento del cinema italiano, costato 1.7 milioni di euro e che ha portato a casa un incasso oltre i 5 milioni, una raffica di premi ed apprezzamenti per tutto il cast.
Tutto questo è meritato.
Mi sono avvicinato al film con la prima trasmissione televisiva, qualche settimana fa, e devo dire che sono rimasto stupito della maturità messa in questa opera prima. Mainetti, regista e produttore, si è ritagliato i due ruoli per poter gestire la sua creatività senza nessun freno, la sua è stata una mossa tanto azzeccata quanto coraggiosa. Ha messo in piedi un cast di protagonisti e comprimari che funziona sin dalla prima inquadratura. Santamaria è Enzo Ceccotti, un criminale fuori forma che vive di espedienti e fughe dalla Polizia, mangia budini alla vaniglia e non ha una vita vera. L'attore riesce, oltre a questo, a trasmettere la difficoltà del suo protagonista a provare empatia per chiunque gli stia accanto e la sua necessità di mantenersi a distanza da chiunque. Ilenia Pastorelli e l'Alessia che riesce a fare breccia nell'animo e nel cuore di questo protagonista in difficoltà. L'ingenuità e la sua bellezza fisica scuotono l'animo di Enzo fino a farlo innamorare. Pastorelli, attrice di cui non sapevo l'esistenza (qui alla prima esperienza), riesce ad immedesimarsi nella parte ed a ammaliare con la sua interpretazione sia il protagonista che lo spettatore. Il botto lo fa anche Luca Marinelli, Fabio Cannizzaro (lo Zingaro). Passato da dimenticabili apparizioni prima ad una biografia televisiva inguardabile su De Andrè dopo, qui raggiunge quello che, per ora, è l'apice della sua carriera. Con un personaggio ai limiti della follia, un po' Joker di Heath Ledger, a sua volta un mix tra il Joker di Jack Nicholson ed il Corvo di Brandon Lee, un po' Al Pacino, un bel po' di follia espressiva sua, da vita allo Zingaro, l'antagonista finale di Enzo. Il trio di protagonisti così costruito si amalgama al meglio. Ma il merito va anche spartito con i caratteristi che li circondano. Senza di loro, senza una buona spalla accanto, nessuno sarebbe riuscito ad emergere ed a dare emozioni come è successo.

Funziona tutto in questo film. Gli effetti speciali, seppure minimi, ma ben realizzati. La colonna sonora. La scelta dei costumi e dei luoghi in cui prendono vita le vicende dei protagonisti. I cani. Su tutto funziona la sceneggiatura, anche se, a volte, la forzatura verso un'icona degli anni '70/'80 del secolo scorso si avvicina pericolosamente a stonare. Fortunatamente, per me, si ferma sempre mezzo passo prima di cadere nella trappola e lo scritto di Nicola Guaglianone e del fumettista Roberto Marchionni (in arte Menotti) ne esce vincitore. I due riescono a calibrare le, banali, origini, omaggio a Daredevil, ed il seme partorito da Nagai così tanto tempo fa. Il mix tri-culturale, America/Giappone/Italia risulta vincente rendendo il film godibile anche per più visioni.

Un film italiano coraggioso, anche più del Ragazzo Invisibile di Salvatores, che merita una possibilità.

Premi 

2016 - David di Donatello
Miglior regista esordiente a Gabriele Mainetti
Miglior produttore a Gabriele Mainetti per Goon Films con Rai Cinema
Miglior attrice protagonista a Ilenia Pastorelli
Miglior attore protagonista a Claudio Santamaria
Miglior attrice non protagonista a Antonia Truppo
Miglior attore non protagonista a Luca Marinelli
Miglior montaggio a Andrea Maguolo e Federico Conforti
Mercedes-Benz Future Award a Gabriele Mainetti

2016 - Nastro d'argento
Miglior regista esordiente a Gabriele Mainetti
Miglior attore non protagonista a Luca Marinelli
Premio Hamilton behind the camera a Gabriele Mainetti

Titolo originale Lo chiamavano Jeeg Robot 

Lingua originale italiano 
Paese di produzione Italia 
Anno 2016 
Durata 118 min 
Rapporto 2,35:1 
Genere Cinecomic

Regia Gabriele Mainetti 

Soggetto Nicola Guaglianone 
Sceneggiatura Nicola Guaglianone, Menotti 
Produttore Gabriele Mainetti 
Produttore esecutivo Jacopo Saraceni 
Casa di produzione Goon Films, Rai Cinema con il contributo del MiBACT in collaborazione con Sorgente SGR Spa, Sky Cinema e Banca Popolare di Bari 
Distribuzione (Italia) Lucky Red 
Fotografia Michele D'Attanasio 
Montaggio Andrea Maguolo 
Effetti speciali Maurizio Corridori 
Musiche Gabriele Mainetti, Michele Braga 
Scenografia Massimiliano Sturiale 
Costumi Mary Montalto 
Trucco Giulio Pezza 

Interpreti e personaggi

Claudio Santamaria: Enzo Ceccotti / Jeeg Robot
Ilenia Pastorelli: Alessia
Luca Marinelli: Fabio Cannizzaro / Zingaro
Stefano Ambrogi: Sergio
Maurizio Tesei: Riccardo "Biondo"
Francesco Formichetti: Sperma
Daniele Trombetti: Tazzina
Joel Sy: Claudietto
Antonia Truppo: Nunzia Lo Cosimo
Gianluca Di Gennaro: Antonio
Salvatore Esposito: Vincenzo
Juana Jimenez: Marcellone
Giampaolo Crescenzio: Pinocchio
Tommaso Di Carlo: Efeso
 
Doppiatori originali

Adriano Giannini: cronista

lunedì 19 marzo 2018

4 Hoods - Il castello di ghiaccio

4 Hoods n° 1 

Prezzo 3,50 €
Periodicità: mensile 
uscita: 09/03/2018 

Il castello di ghiaccio – parte 1
Soggetto e sceneggiatura: Federico Rossi Edrighi
Disegni: Federico Rossi Edrighi, Riccardo Torti
Colori: Annalisa Leoni, Federico Rossi Edrighi

Il castello di ghiaccio – parte 2
Soggetto e sceneggiatura: Federico Rossi Edrighi
Disegni: Riccardo Torti
Colori: Annalisa Leoni, Gabriele Bagnoli

Tunnel & Troll
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Riccardo Torti, Roberto Recchioni
Colori: Annalisa Leoni

Copertina: Roberto Recchioni e Cristiano Spadoni

Verde, Rosso, Viola e Barba. Questi i nomi dei 4 Hodds che dovranno affrontare le lande ghiacciate ed un terribile mostro di ghiaccio, per liberare la bella principessa da lui rapita.

4 Hoods è un delusione enorme. Detto questo, detto tutto, ma almeno un po' devo argomentare.
Forse sbaglio io, ma, da quanto avevo capito, 4 Hoods avrebbe dovuto essere una serie Bonelli dedicata al mercato dei più giovani. Peccato che sembri essere scritta da cinquantenni (nonostante Edrighi sia del 1982) in preda a, sconfortanti, momenti di ricordi delle vecchie sessioni di gioco di ruolo. Non riesco a capire cosa intendano in Bonelli con "più giovani". Non riesco a capire a chi si rivolga questo prodotto, che vuole essere un prodotto coraggioso.Prezzare a 3.50 € un fumetto a colori di 68 pagine (le ultime della storia, riciclata, già presentata sul numero 0, pagato 2€, quindi doppia fregatura) di argomento fantasy è, di per sè, una scelta rischiosa. Realizzare storie di difficile scorrimento, infarcite di battute "da specializzato", rischia di limitare molto la platea.
Se alcune trovate sono carine, molte di più sono quelle che appesantiscono la narrazione. Ancora non capisco il perché della mutazione dimesionale nei momenti topici dei quattro protagonisti. La parte grafica si salva sì, anche con questa anomalia perché l'idea dei cappuccetti volanti è divertente, perché spinge i disegnatori a declinarli in molteplici modi perché, all'inizio, è originale (anche se ricordo grafiche simili in certi giornalini che si compravano al banco stampa della Parrocchia).

Io non ci spenderei i soldi che chiedono. Io gli ho già dato 5,5€ e non gliene do uno un più.

Per me 4 Hoods finisce qui.