giovedì 24 maggio 2018

Jessica Jones - Stagione 2

Dopo la definitiva conclusione con l'esperienza con Kilgrave, Jessica è tornata alla sua vita di investigatrice solitaria, alcolizzata e misantropa.
A coinvolgerla in un'indagine sulle origini dei suoi poteri è sua sorella, adottiva, Patricia Walker. La voglia di Patsy di fare la differenza, di essere più simile a Jessica, la porta ad indagare sulla IGH e sui pazienti che sono passati, inconsapevoli, nelle sue sale operatorie. La scoperta più allucinante, però, è che la madre di Jessica è ancora viva ed ha subito lo stesso trattamento della figlia.
Cosa ha comportato tutto questo? Riusciranno le due a ricucire un rapporto perso da anni?

Date le premesse è ovvio come questa serie serva a mettere, ancora, pace nel cuore della protagonista. Se nella prima stagione (2015) la ragazza aveva a che fare con un uomo che le controllava la mente per avere il suo cuore, qui deve imparare a gestire i sentimenti per gli altri, e saranno tanti a chiederglielo. Gli sceneggiatori le costruiscono un rapporto conflittuale con la madre ritornata, generano una crepa con sua sorella, marcano ulteriormente le scintille che si generano quando incontra la madre di Patsy, le offrono un amore combattuto ed un'amicizia che potrebbe finire. In mezzo a tutta questa confusione si muovono vicende collaterali che, ogni tanto, gli autori si dimenticano di raccontare. Offrono una serie di tredici episodi, fin troppi, in cui reiterano concetti, discorsi, situazioni, ma che alla fine risultano essere troppi. Per raccontare questa avventura dell'investigatrice newyorkese sarebbero bastati otto episodi, meno fronzoli, ritmo più serrato su tutte le linee narrative.





Anche coinvolgenti sono risultate essere le storie pensate per Carrie-Anne Moss (Jeri Hogarth) e per Eka Darville (Malcolm Ducasse). Finalmente, dopo le partecipazioni a diverse serie Marvel/Netfilx, Carrie-Anne Moss ha avuto la possibilità di recitare veramente. Ha a disposizione un numero cospicuo di minuti, interagisce con personaggi differenti dai soliti protagonisti, riesce a mettere in risalto le doti da attrice d'esperienza di cui è portatrice sana. Eka Darville continua nell'evoluzione del suo personaggio, con il suo percorso di riabilitazione dalle droghe. Cade in dipendenze più piacevoli, ma il rapporto con Jessica è sempre un terreno minato.

New entry per Janet McTeer, nei panni di Alisa Jones, madre biologica di Jessica. Attrice d'esperienza, con film, serie tv, vincitrice del Golden Globe, del Tony Award, dell'Olivier Award e del Drama Desk Award, candidata per due volte all'Oscar, è un'aggiunta di tutto rispetto al cast di questa serie. A parte quando la obbligano a comportarsi come Hulk, senza diventare verde, la sua prestazione è coinvolgente e carica di emozioni. Far cadere la scelta di interpretare questo ruolo su di lei è stata azzeccata. Il suo percorso evolutivo ha sbalzi come il carattere del suo personaggio e questo crea un feeling positivo tra spettatore e spettacolo.



Nota a parte per Rachael Taylor, Patricia Walker. In questa stagione le è stato dato più spazio in modo da offrire al suo personaggio la possibilità di crescere in modo definitivo. Sono state prese delle decisioni che hanno minato l'integrità morale della ragazza, hanno fatto scadere il personaggio nei confronti del pubblico, le è stata cambiata la vita e le è stato disegnato un percorso di riabilitazione difficile. Speriamo che le scelte paghino l'investimento sul personaggio di Rachael Taylor.



Krysten Ritter fa sempre più suoi i panni di Jessica Jones, qui cambiando, qualche volta, anche il colore degli abiti. Come noto a me danno fastidio i comportamenti auto distruttivi, come la dipendenza da alcool. Spero che il percorso creato per Jessica la porti ad una disintossicazione nella prossima stagione (od avventura da piccolo schermo) in cui la vedremo. 


Tornano con piccoli camei, utili od inutili a voi decidere, Foggy, Kilgrave, Simpson, ma manca la bella Rosario Dawson.

Il mio punto di vista è che stiano venendo sfornate troppe serie tv di questo genere per singolo personaggio. Per non rischiare di arrivare alla saturazione si dovrebbe dare una svolta ed iniziare ad organizzare serie con più protagonisti che incrociano le loro strada. Si potrebbero creare storie di maggior spessore anche se il ritorno economico per i produttori potrebbe essere inferiore.



Una serie di cui si sarebbe fatto anche a meno. Decisamente superiore all'inutile Iron Fist, in linea con le ultime produzioni rispetto alle quali, però, ha a suo favore l'utilizzo di un maggior numero di location e d riprese in New York (divertitevi a cercarle con Google Maps!).

Vederla o non vederla poco cambia. Se avete tempo fatelo, altrimenti potrà essere un riempitivo per i tempi di magra.

Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2015 – in produzione 
Formato serie TV 
Genere  TvComics
Stagioni 2 
Episodi 26 
Durata 50-54 min (episodio) 
Lingua originale inglese 
Rapporto 16:9 

Crediti

Ideatore Melissa Rosenberg 
Soggetto Brian Michael Bendis, Michael Gaydos (fumetto) 

Interpreti e personaggi

Krysten Ritter: Jessica Jones
Mike Colter: Carl Lucas / Luke Cage
Rachael Taylor: Patricia Walker
Wil Traval: Will Simpson
Eka Darville: Malcolm Ducasse
Erin Moriarty: Hope Shlottman
Carrie-Anne Moss: Jeri Hogarth
David Tennant: Kilgrave
J. R. Ramirez: Oscar Arocho
Terry Chen: Pryce Cheng
Leah Gibson: Inez Green
Janet McTeer: Alisa Jones

Doppiatori e personaggi

Giuppy Izzo: Jessica Jones
Stefano Andrea Macchi: Oscar Arocho
Metello Mori: Carl Lucas / Luke Cage
Monica Ward: Patricia Walker
Alan Bianchi: Will Simpson
Federico Campaiola: Malcolm Ducasse
Rossa Caputo: Hope Shlottman
Emanuela Rossi: Jeri Hogarth
Alessandro Quarta: Kilgrave
Antonella Baldini: Alisa Jones

Fotografia Manuel Billeter 
Montaggio Jonathan Chibnall, Tirsa Hackshaw, Michael N. Knue 
Musiche Sean Callery 
Produttore Tim Iacofano 
Produttore esecutivo S. J. Clarkson (solo ep. 1x01), Allie Goss, Liz Friedman, Raelle Tucker, Kris Henigman, Cindy Holland, Alan Fine, Stan Lee, Joe Quesada, Dan Buckley, Jim Chory, Jeph Loeb, Melissa Rosenberg 
Casa di produzione Marvel Television
ABC Studios Tall Girls Productions 

Prima visione
Distribuzione originale
Dal 20 novembre 2015 /  in corso 
Distributore Netflix 

Distribuzione in italiano
Dal 20 novembre 2015 / in corso 
Distributore Netflix 

mercoledì 23 maggio 2018

Morgan Lost - Rabbits VS Wallendream

Morgan Lost N° : 5 
Rabbits VS Wallendream

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti 

Disegni: Ennio Bufi 
Colori: Arancia Studio 
Copertina: Fabrizio De Tommaso 

Periodicità: mensile 
Uscita: 21/04/2018 
Prezzo:  3,50 €

Morgan Lost si è precipitato la manicomio per salvare la sua amica Pandora, ma potrebbe essere troppo tardi dato che lei sta precipitando dal tetto di uno dei palazzi della struttura.
Smiley è con Lisbeth, in attesa che il cacciatore di taglie torni, e sta finendo di organizzare il trasferimento in Francia per entrambi. Peccato che sulle loro tracce vi sia il Tempio della Burocrazia e tutta la Sezione 5.
Per le strade, intanto, i seguaci di Wallendream e quelli dei coniugi Rabbit si stanno dando battaglia all'ultimo sangue.

Chiaverotti trova un numero con un po' più di vivacità e trama rispetto agli ultimi. Onestamente accadono fin troppe cose, ma è meglio così. L'autore torinese riesce a gestire le varie linee narrative senza troppi problemi. Certo, manca ancora la giustificazione ad sottotitolo Dark Novels. In questo numero il target "per adulti" è stato raggiunto sistemando un pestaggio violento a fine numero (si segnala l'assenza di nudi, integrali o meno, rispetto ai numeri precedenti), ma è ben poca cosa rispetto a quello che si vede in tv durante la prima serata. "Per adulti" oltre che dialoghi più crudi, sesso e violenza, dovrebbe significare trame e sottointesi decisamente più complessi. Tuttavia è sempre meglio del Morgan Lost che ho abbandonato anni fa.

Ai disegni Enni Bufi. Nasce a Molfetta nel 1976 e per Edizioni Piemme e Bao Publishing albi di Geronimo Stilton a fumetti, è copertinista e disegnatore della serie Don Camillo a fumetti (ReNoir Comics), e collabora con Star Comics, Grand Angle e Sergio Bonelli Editore e per la Casa editrice BAO Publishing, realizza i disegni del graphic novel Il settimo splendore, scritto dallo sceneggiatore Leonardo Favia. Ha un tratto interessante, che ho apprezzato di più sugli sketch pubblicati sul suo blog rispetto a quelli dell'albo che ho avuto tra le mani, ma non mi convince quando rappresenta i movimenti rapidi. Sembra essere un disegnatore adatto per questa serie e spero, se il mio interesse per la creatura di Chiaverotti reggerà, di rivederlo in una nuova prova d'autore. Nelle librerie proverò a recuperare i suoi lavori come Carthago e Vertigo, per farmi un'idea migliore.

martedì 22 maggio 2018

The Cloverfield Paradox

In un futuro non troppo lontano, la Terra ha grossi problemi energetici; i black out giornalieri sono innumerevoli, le code ai distributori di benzina interminabili. La vita moderna, come noi la conosciamo, sta incontrando enormi difficoltà. I tafferugli per un po' di energia in più stanno diventando sempre più frequenti. L'ultima speranza per l'umanità è la stazione spaziale intorno al pianeta sulla quale sono in corso i test per la produzione di energia infinita. Un gruppo internazionale di scienziati sta effettuando i tentativi per l'accensione del sistema, ma niente va per il verso giusto. Ad energia quasi finita, però, succede qualcosa: la Terra scompare. Gli scienziati sono soli nello spazio e strani avvenimenti stanno accadendo a bordo. La vita come noi la conosciamo sta subendo un minaccia insidiosa.

La produzione e la nascita  di The Cloverfield Paradox hanno una storia tortuosa. La sua genesi parte nel lontano 2012, giunge, con qualche cambio di cast al 2016 viene realizzato, per essere messo in naftalina dalla Paramount fino all'aprile 2018. Paramount che, nel frattempo, ha avuto pessime annate al botteghino e la nuova dirigenza ha deciso di meglio valutare le pellicole che andranno in sala. Per questo The Cloverfield Paradox non giunge nel circuito dei cinematografi, come era riuscito a fare 10 Cloverfield Lane, ma, per sua fortuna a parere mio, viene acquistato da Netflix. Il canale web per eccellenza lo pubblicizza, alla grande, con uno spot durante il Superbowl, avvisando i fan di J.J, Abrams che il film è on line proprio in quel momento e che, se vogliono, possono vederlo da subito.
Nella sfortuna, il film diretto da Julius Onah, riesce a raccogliere un paio di spinte positive. La prima è che l'uscita del film coincide con il decimo anniversario della comparsa sui grandi schermi del primo Cloverfield. La seconda è che Daniel Brühl è diventato un attore conosciuto a tanti e che la sua faccia può attirare spettatori in più.

Parlando, invece, del film.
Ci troviamo davanti ad un classico film di fantascienza che, difficilmente, vista la claustrofobica ambientazione riesce ad evitare i paragoni con Alien, la pellicola che ha esplorato, per prima, in modo intrigante, la dura vita nello spazio. I set sono realizzati con grande cura, gli effetti speciali che li popolano son calibrati e hanno lo scopo di creare l'atmosfera insieme agli elementi reali con i quali gli attori interagiscono. Effetti speciali che servono anche ad alleggerire l'atmosfera come nel caso di quel braccio lì.
Il cast è omogeneo. Il senso di omogeneo è che non è presente un attore che sfiguri di fronte agli altri. Gugu Mbatha-Raw è la nostra Beatrice in questo inferno spaziale ed è suo il compito di trasmettere il maggior numero di emozioni allo spettatore: porta a termine il suo compito in modo egregio. Daniel Brühl, data anche la faccia che lo relega, ancora, in certi ruoli, deve essere l'antipatico che persegue lo scopo, ma con scarsa capacità di rapportarsi con gli altri membri dell'equipaggio. Quasi un sintetico nella saga ideata da Ridley Scott. Gli altri si muovono introno a loro, ma interpretano personaggi predestinati. Predestina a creare empatia con lo spettatore ed a un percorso professionale che li porterà a una conclusione sofferta.
La trama. Seppure gli autori del soggetto tendono a voler nascondere le proprie mosse, uno spettatore esperto riesce a prevederne molte anche senza volerlo. Quel personaggio si è aggiunto per un certo motivo ed ha motivazioni diverse da quelle che vuol far intendere, lui non è così, ma ce lo dipingono ed altro ancora. Il film, sotto il suo aspetto di una semplice (che poi non è così semplice) produzione horror fantascientifica vuole far passare dei messaggi e, anche, teorie scientifiche di non semplice assimilazione. Quindi è ovvio che per il pubblico americano vi debbano essere passaggi semplici e lenti nei quali fargli capire cosa deve e cosa sta per succedere. Un pubblico europeo, invece, tende a focalizzare l'attenzione sul concetto complicato ed a far scorrere in sottofondo ciò che è narrativo e semplice. Questa condizione, a me, non ha creato grossi problemi, anche se certi avvenimenti si sono rivelati decisamente telefonati, con tanto di messaggio in segreteria telefonica.

The Cloverfield Paradox è un film semplice, ma riuscito, anche se richiama (nonostante sia stato prodotto prima) le atmosfere di Life. Aggiunge informazioni al fenomeno Cloverfield e contribuisce ad ampliarne la mitologia. Resta sempre il dubbio: Super8 è parte di tale universo?

Per gli appassionati di fantascienza, per gli appassionati di Abrams, per chi vuole vedere un buon film.

Titolo originale The Cloverfield Paradox 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 102 min 
Genere fantascienza

Regia Julius Onah 

Soggetto Oren Uziel, Doug Jung 
Sceneggiatura Oren Uziel 
Produttore J. J. Abrams, Lindsey Weber 
Produttore esecutivo Tommy Harper, Robert J. Dohrmann, Jon Cohen, Bryan Burk, Drew Goddard, Matt Reeves 
Casa di produzione Paramount Pictures, Bad Robot Productions 
Distribuzione (Italia) Netflix 
Fotografia Dan Mindel 
Montaggio Alan Baumgarten, Matt Evans, Rebecca Valente 
Effetti speciali Russell Earl, Jason Snell 
Musiche Bear McCreary 
Scenografia Doug Meerdink 
Costumi Colleen Atwood 

Interpreti e personaggi

Gugu Mbatha-Raw: Ava Hamilton
Daniel Brühl: Ernst Schmidt
Elizabeth Debicki: Mina Jensen
Chris O'Dowd: Mundy
John Ortiz: Monk Acosta
David Oyelowo: Comandante Kiel
Zhang Ziyi: Tam
Aksel Hennie: Volkov
Roger Davies: Michael Hamilton
Donal Logue: Mark Stambler

Doppiatori originali

Simon Pegg: voce alla radio
Greg Grunberg: Joe

Doppiatori italiani

Gea Riva: Ava Hamilton
Massimo De Ambrosis: Ernst Schmidt
Barbara De Bortoli: Mina Jensen
Fabrizio Pucci: Mundy
Alessandro Messina: Monk Acosta
Alessandro Maria D'Errico: Comandante Kiel
Loris Loddi: Volkov
Stefano Crescentini: Michael Hamilton
Lorenzo Scattorin: Mark Stambler

lunedì 21 maggio 2018

Morgan Lost - Perché un assassino

Morgan Lost N° : 4 
Perché un assassino

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti 

Disegni: Marco Perugini 
Colori: Arancia Studio 
Copertina: Fabrizio De Tommaso 

Periodicità: mensile 
uscita: 21/03/2018 
Prezzo 3,50 

Il più pericoloso serial killer di Neo Heliopolis ha concesso un'intervista alla più intraprendente giornalista della rete. Ovviamente la sua mente perversa sta organizzando un piano per mettere a frutto l'occasione. I recessi dei suoi pensieri già vedono fiumi di sangue innocente scorrere dalla televisioni di migliaia di spettatori. Immancabili co-protagonisti della sua messa in scena dovranno essere Morgan Lost e la sua amata Pandora.

Chiaverotti mi fa venire il nervoso.
Non si può negare che l'idea di base sia interessante. L'utilizzo differente di alcune situazioni e di alcuni personaggi, rispetto alla serie originale fino a quando l'ho letta io, offre spunti di lettura che si erano un po' calcificati in passato. Riesce a mettere tanta carne al fuoco, portare avanti più trame parallelamente, ma non riesce ad essere incisivo quanto dovrebbe.

Non capisco, ancora, il modo in cui viene gestito il colore da Arancia Studio (in questo caso) e cosa voglia sottolineare, Se non vi fosse stato dato tanto peso, nei primi numeri della serie madre, forse, l'avrei visto come una curiosità, Vista, però, la sua, presunta, importanza narrativa, ogni volta che vedo quel rosso in contrasto con se stesso non posso che essere distratto dalla lettura.

martedì 15 maggio 2018

Dylan Dog - Nessuno è innocente

Dylan Dog N° : 380 
Nessuno è innocente

Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato 

Disegni: Franco Saudelli 
Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita: 28/04/2018 
Prezzo: 3.50€

Dylan Dog è in galera, Bloch è accusato di favoreggiamento ed un'altra estesa lista di crimini. Carpenter è in ospedale dopo un incidente, sicuri che sia solo un incidente?, d'auto: cieco. Rania è infuriata con Dylan Dog, che tutte le prove indicano come colpevole sia del tentato omicidio di Carpenter che di quello di diversi testimoni che lo accusano. L'unico felice della situazione è il nuovo Ispettore Capo Grossman, che ha, da sempre, un conto in sospeso con Dylan Dog e Bloch.

Paola Barbato cerca di dare un senso ai discorsi di, quelli che sembrano, secoli fa con i quali Recchioni aveva presentato il suo corso del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Quello che imbastisce è un giallo che dovrebbe costruire un tassello della tanto sbandierata continuity. Riemergono personaggi dal passato, si modificano rapporti tra i protagonisti, si scoprono loro aspetti ancora non visti, vengono imbastite trame nascoste tra le pagine. La motivazione che spinge il colpevole a comportarsi nel modo che ha fatto sono, ad ora, un po' deboli; spero che siano basi gettate per essere approfondite. Per il resto, l'intrigo generato dalla fantasia della Barbato è interessante, coinvolgente ed, a tratti, suscita rabbia. Curioso quanti parenti interessanti abbia Jenckins.

Franco Saudelli di Latina è in sella in casa Bonelli da decenni, su Dylan Dog disegna dal 1996, ma era dal 2012 che non si vedeva sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo. Ha vissuto l'epoca Sclavi (per il quale ha disegnato quattro storie) ed ha visto praticamente tutti i curatori dall'inizio a Recchioni. Il tratto è classico. Ricorda, con le dovute distinzioni, i tratti di Piccatto, Montanari&Grassani ed altri che hanno indicato una via. E' stato piacevole rivederlo alle matite dopo tanto tempo.

lunedì 14 maggio 2018

Dragonero Adventures - Tre giovani eroi

Dragonero Adventures N° : 1 
Tre giovani eroi

Soggetto e Sceneggiatura: Luca Enoch 

Disegni: Riccardo Crosa 
Colori: Paolo Francescutto 

Copertina: Riccardo Crosa, colori Paolo Francescutto 

Periodicità: mensile 
Prezzo: 3,50€

Ian e Myrva sono due fratelli scavezzacollo che vivono in un mondo dove la magia reale, come i draghi, i troll e gli orchi. Amano le avventure, vivono storie fantastiche nella loro tenuta, fino al giorno in cui un oggetto misterioso viene ritrovato nel bosco vicino a casa loro. In compagnia del loro amico orco Gmor, decidono di indagare e si ritrovano, incoscienti entusiasti, a viaggiare, attraverso portali magici, in luoghi indicibilmente lontani tra loro.

Premessa: non ho mai letto l'originale di Dragonero. Quando era uscito seguivo troppe serie e sia i fondi che lo spazio in casa iniziavano a scarseggiare. Ovviamente nel tempo me ne sono pentito, visto che in tanti ne hanno parlato così bene. Avevo lasciato passare, per evitare un ritorno di fiamma, anche questo Dragonero Adventures dedicato ai regazzini da mamma Bonelli. Uscito nel novembre del 2017 ha, però, fatto capolino tra le mie cose da leggere qualche settimana fa questo numero uno. In effetti era l'unico delle serie per regazzini che mancava all'appello in questo blog. Dopo la delusione di 4Hoods e la curiosità di Creepy Past, mi chiedevo cosa potesse essere questo Dragonero Adventures. Così eccoci qui.

Partiamo dall'impatto grafico. I disegni di Riccardo Crosa sono veramente dettagliati e curati, la sua impostazione delle tavole offre dinamicità e sfrutta soluzioni narrative interessanti. Devo, però, abituare l'occhio a vedere protagonisti di statura così piccola e dai lineamenti imberbi. Se per la giovane protagonista, Myrva, è un'operazione più facile, per Ian e Gmor è più difficile. I loro ruoli richiamano una aspetto meno delicato, ma credo che questa sensazione sia dovuta alla scarsa, mia, confidenza con i fumetti per ragazzi italiani. Fosse stato lo stesso soggetto in un manga, probabilmente, avrei accettato ciascun protagonista senza problemi.
I colori di Paolo Francescutto sono spettacolari. Il lettore viene attratto dalla copertina, con un drago indispettito di cui all'interno dell'albo non vi è traccia, ma l'opera mastodontica è tra le pagine dell'albo. I colori luminosi mettono in risalto i disegni che vanno a riempire e trasmettono allegria anche nelle situazioni più difficili.

Enoch è sempre un grande. Però. Ok, è un fumetto per regazzini, ma il passaggio tra i tre ed il mago talpa? Personalmente l'ho trovato un po' troppo spicciativo. Una mezza pagina di dubbi da parte di un protagonista ci sarebbe stata bene e, poi, via verso l'avventura. Ecco, un paio di punti in maggior coerenza con la realtà le avrei apprezzate di più.

Dragonero Adventures rende assolutamente inutile 4Hoods. Intrigante e divertente, forse io ne sono fuori target, offre una lettura coinvolgente. Se avete un regazzino dalle vostra parti potrebbe essere una lettura di suo interesse. Tentar non nuoce.

venerdì 11 maggio 2018

Creepy Past - Nascosto nel buio

Creepy Past  N° : 1 
Nascosto nel buio

Soggetto e Sceneggiatura: Bruno Enna e Giovanni Di Gregorio 

Disegni: Giovanni Rigano 

Colori: Alessandra Dottori 

Copertina: Giovanni Rigano 

Periodicità: mensile 
uscita: 10/05/2018 

€ 3,50 

Creepy Past è "l'altra" pubblicazione ggiovane di Sergio Bonelli Editore. Quella che aveva venduto un numero Zero praticamente inutile a 2€ qualche tempo fa.
All'epoca la presentazione di questa collana mi aveva, decisamente, mal disposto, sia per il prezzo dell'albo che per il materiale fornito. Materiale che ritroviamo anche in questo primo numero. La storia in cui siamo coinvolti si snoda proprio da quelle prime pagine viste per portare il lettore, giovane o meno, nel mondo di Enna e Di Gregorio. Ma dove stiamo andando? La sensazione "Monster Allergy" continua a permanere dentro di me, ma non è l'unica. Ho trovato spunti tratti da diverse fonti, fumettistiche o meno, ma la più mastodontica (da GIG) citazione è quella da uno dei capolavori del Maestro giapponese dei manga Nagai Go. Il suo Devilman è il chiaro spunto dal quale derivano i tormenti di uno dei protagonisti. Se gestito con perizia ed in modo originale questo punto di partenza può riservare piacevoli sorprese.
 
I protagonisti. Ovviamente, essendo una serie di paure per regazzetti, è incentrata su regazzetti con problemi che incontrano regazzetti con problemi, in un posto pieno di regazzetti, controllato da... sbagliato, adulti. Il punto di partenza è la Fondazione REM, manco a dirlo per scherzo, dove si studiano i problemi legati ai sogni, attraverso tecnologie modernissime. Qui, Qiro, il nostro protagonista, portato contro voglia, condivide la stanza con un compagno enorme e pasticcione e si imbatte in Ester, bugiarda e bella. Lui e la ragazza inizieranno, in qualche modo, ad indagare insieme sulla scomparsa di Alina, catturata da un essere pericoloso, dalle lunghe braccia pallide e dalle mani fornite di artigli (che, onestamente, ricorda fin troppo il Jack Skeleton pensato da Tim Burton).

Com'è questa prima avventura? Decisamente ben scritta dal duo che ha ideato la serie e con un disegno che a tratti ho adorato ed altri odiato di Giovanni Rigano (ideatore della parte grafica). La storia funziona, ha buoni ritmi, qualche, giusta banalità, visto il pubblico a cui è dedicata e nelle parti in cui decide di mettere paura od instillare dei dubbi lo fa. I disegni, come dicevo, ci offrono dettagliatissimi sfondi, un ricchezza di particolari estrema ed ammirevole, ma li ho trovati altalenanti sui personaggi. Rigano si concentra molto sulla presa di Ester nell'immaginario dei regazzini, così come per Norma, il suo opposto. Poco originale, invece, ho trovato le caratterizzazioni del Professor Iker, sia come atteggiamenti che come disegni e caratterizzazione. Libbie è probabile che ci riserverà delle sorprese. Qiro spero che ci riservi delle sorprese. Per ora l'ho trovato banale, un dejà vù.

Ad agosto uscirà un Dylan Dog Color Fest/Creepy Past. Fino ad allora resterò sintonizzato. Decisamente una buona lettura.