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martedì 11 dicembre 2012

Stand by me - Ricordo di un'estate

Estate del 1959. Castle Rock. Oregon. USA.
Gordie Lachance, Chris Chamber, Teddy Ducamp e Vern Tessio stanno per passare dall'infanzia all'adolescenza. Con i loro dodici anni questa sarà l'ultima estate che passeranno assieme prima di iniziare gli studi al ginnasio.
La possibilità di passare un'estate memorabile gli si offre quando Vern sente da suo fratello maggiore parlare dell'omicidio di un ragazzo. I quattro amici, ognuno per un motivo diverso, sentono il bisogno di andare alla ricerca del corpo del ragazzo. I perigli saranno numerosi ed ostici, ma affrontarli li spingerà a crescere ed affrontare i mostri che si portano dentro.


Il film di Rob Reiner (il cui periodo d'oro era iniziato proprio con questo film nel 1986 e proseguito fino al 1992 con La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Misery non deve morire e Codice d'onore) è una pellicola imprescindibile per gli amanti del cinema. Tratta dei quattro racconti di Stephen King presente nella raccolta Stagioni diverse (da cui hanno visto la trasposizione cinematografica anche Le ali della libertà e L'allievo) con il titolo The body, la storia è un percorso di crescita per quattro ragazzini alle prese con pericoli di ogni sorta, sia naturali che causati dagli uomini. La storia originale del Maestro del Brivido di Bangor è eccezionale e l'adattamento per la sceneggiatura operato da due dei tre produttori rende la narrazione cinematografica fluida e gustosa. La scrittura dei personaggi ed i momenti di approfondimento loro dedicati per tutto il film consente ai ragazzini di acquisire spessore e creare empatia con lo spettatore.
I giovani attori che vennero scelti per i personaggi principali si riveleranno una preveggenza azzeccata per la loro carrirera. Se quella di River Phonix è finita prima del previsto e quella di Wil Wheaton ha avuto il picco con Star Trek: The Next Generation nel quale interpretava il guardiamarina Wesley Chruser, quella di Corey Feldman e Jerry O'Connell è proseguita, tra alti e bassi, fino ad oggi. Accanto a loro un figlio d'arte Kiefer Sutherland, forse nel primo film importante, ed un unico attore affermato Richard Dreyfuss.
Ambientazioni e musiche completano il quadro con pennellate gustose. La scelta della canzone finale (Stand by me di Ben E. King), che poi darà il titolo alla pellicola, calza a pennello.

Da vedere senza pensarci due volte.


Titolo originaleStand by Me
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno1986
Durata89 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, avventura
RegiaRob Reiner
SoggettoStephen King
SceneggiaturaRaynold GideonBruce A. Evans
ProduttoreRaynold GideonBruce A. Evans,Andrew Scheinman
Casa diproduzioneColumbia Pictures
Distribuzione(Italia)Columbia Pictures
FotografiaThomas Del Ruth
MontaggioRobert Leighton
Effetti specialiHenry MillarRick Thompson
MusicheJack Nitzsche
Tema musicaleStand by Me di Ben E. King
ScenografiaJ. Dennis Washington
CostumiSue Moore
TruccoCheri RuffMonty Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

giovedì 20 settembre 2012

Melancholia

Jusitne si deve sposare con il suo amato Michael. Lei soffre di depressione e non riesce a reggere la giornata di festa che la sorella Claire ed suo marito John le hanno organizzato. Alla grandiosa festa in quello che sembra un castello inglese, con parco dotato di campo da golf da 18 buche annesso, è diretta da un wedding planner di grido e vede la partecipazione di un centinaio di invitati. Tra loro il padre della sposa un po' fuori di testa, la madre astiosa della sposa , il capo della sposa e suo nipote e tanti altri.
Nel cielo, intanto, transita il planetoide  Melancholia, su un'orbita tangente a quella della Terra. John ne è entusiasta, Claire ha, invece, paura che il corpo celeste entri in collisione con il nostro pianeta e lo distrugga. Così sarà.

Il film è un trattato ed una disamina sulla depressione. Raffigurato con pennellate di colore intenso in bucolici paesaggi e sottolineato da musica classica di ottima scelta.
La prova attoriale fornita dal cast che Lars von Trier è riuscito ad ottenere è eccezionale. Oltre a bravi attori, delle certezze, del calibro di Charlotte Gainsbourg (già nel film precedente del regista), Stellan Skarsgård, Charlotte Rampling e Udo Kier,  troviamo interpreti con un passato da serie tv come Kiefer Sutherland ed Alexander Skarsgård tutti al massimo della loro forma. La vera sorpresa della pellicola però è, l'ex Mj dei film di Spiderman di Raimi, Kirsten Dunst. Fin da subito azzecca il registro del personaggio e lo rende vivo ed empatico. Il ruolo le ha dato soddisfazione professionale tanto da portarla a vincere il premio di miglior attrice al Festival di Cannes nel 2011.
Il film, a dispetto di quanto detto finora, è una martellata nei maroni. Una noia mortale per la prima ora e mezza. La distruzione della pazienza con un nulla cosmico. von Trier ha tentato di avvicinarsi, a tratti, nel suo film alle atmosfere di Kubric in 2001 ed in altre a rappresentare scene di vita vissuta non degne di Parenti serpenti di Monicelli. Una noia colossale che mira non all'indagine della depressione, ma a far vedere le tette di Kirsten Dunst (peraltro dotata di un fisico apprezzabile).

Il film si salva e merita di essere visto solo ed unicamente per rendere omaggio ai grandi attori che si sono impegnati per interpretare i loro ruoli. Per il resto risulta essere un flop ed un fallimento di quello che è chiaramente un genio della macchina da presa. A tutti può capitare un passaggio a vuoto ed a lui è capitato qui. Nonostante la trama possa essere interessante, l'eccessiva lunghezza del film e la smodata lentezza del suo sviluppo sono colpevoli di generare perdita d'interesse durante la visione.
Certo da Lars von Trier non ti aspetti Armageddon, ma un attimo di ritmo in più non avrebbe fatto male. Capisco che le persone depresse si muovano in modo più lento di quelle che non lo sono, rassegnate ad andare in contro alle brutte notizie mentre vivono momenti felici, ma un film deve catalizzare lo spettatore non catatonizzarlo.

Titolo originale Melancholia 
Lingua originale Inglese 
Paese Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Italia 
Anno 2011 
Durata 130 min 
Genere drammatico

Regia e Sceneggiatura Lars von Trier 

Produttore Meta Louise Foldager, Louise Vesth 
Produttore esecutivo Peter Aalbæk Jensen, Peter Garde 
Casa di produzione Zentropa Entertainments, Memfis Film, Slot Machine, Liberator Productions 
Distribuzione (Italia) BiM Distribuzione 
Fotografia Manuel Alberto Claro 
Montaggio Molly Marlene Stensgaard 
Effetti speciali Dansk Speciel Effekt Service, Filmgate 
Scenografia Jette Lehmann 
Costumi Manon Rasmussen 
Trucco Dennis Knudsen, Linda Boije af Gennäs 

Interpreti e personaggi 
Kirsten Dunst: Justine 
Charlotte Gainsbourg: Claire 
Kiefer Sutherland: John 
Alexander Skarsgård: Michael 
Brady Corbet: Tim 
Cameron Spurr: Leo 
Charlotte Rampling: Gaby 
Jesper Christensen: Little Father 
John Hurt: Dexter 
Stellan Skarsgård: Jack 
Udo Kier: Wedding planner 
 
Doppiatori italiani 
Domitilla D'Amico: Justine 
Chiara Colizzi: Claire 
Massimo Rossi: John 
Gianfranco Miranda: Michael 
Davide Perino: Leo 
Vittoria Febbi: Gaby 
Giorgio Lopez: Dexter 
Luca Biagini: Jack 
 
Premi 
Festival di Cannes 2011: premio per la miglior interpretazione femminile (Kirsten Dunst) 
European Film Awards 2011: miglior film, miglior fotografia e miglior scenografia 

lunedì 7 marzo 2011

Dark City

John Murdoch si risveglia nella vasca da bagno della stanza 614 di un hotel sconosciuto con una donna morta sul pavimento accanto al letto. Peccato che lui non sappia ne chi è lei ne chi sia lui ne cosa stia succedendo. Una telefonata misteriosa lo avverte di fuggire dalla stanza perché qualcuno lo sta venendo a prendere per eliminarlo.
Sulle sue tracce si mettono sua moglie, un poliziotto caparbio, ma, sopratutto, degli extraterrestri giunti sul nostro pianeta per studiare l'individualità umana. Parte dal qui, e dal conseguimento di alcuni poteri particolari, la sua lotta contro questa specie invasore nella speranza di ottenere la sua libertà.

Se partiamo dal concetto che non sono riuscito a vederlo tutto capiamo come questo film non mi sia piaciuto. Atmosfere eccessivamente scure, trama particolarmente lenta. Dalla sua ha buoni effetti speciali ed una originalità di fondo, ai quali si aggiunge un cast di alto livello che comprende William Hurt, Kiefer Sutherland e Jennifer Connelly.
Non avendolo visto tutto non saprei come approfondirlo, sta di fatto che è, seguendo l'onda delle recensioni sulla rete, un classico della fantascienza fine anni '90 del secolo scorso. A detta di alcuni la visione è obbligatoria, anche perché segna il debutto nel grande cinema di Alex Proyas.

Per me non ne vale la pena, però nel caso sbagliassi la prossima volta che passa in tv dategli una possibilità.

Titolo originale Dark City
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1998
Durata 100 min

Genere fantascienza
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Alex Proyas
Casa di produzione Mystery Clock Cinema, New Line Cinema
Distribuzione (Italia) New Line Cinema

Interpreti e personaggi
Rufus Sewell: John Murdoch
William Hurt: Ispettore Frank Bumstead
Kiefer Sutherland: Dottor Daniel Schreber
Jennifer Connelly: Emma Murdoch / Anna
Richard O'Brien: Mr. Hand
Bruce Spence: Mr. Wall
John Bluthal: Karl Harris
Colin Friels: Eddie Walenski
Melissa George: May
David Wenham: assistente di Bumstead

Premi
Saturn Award - Miglior film di fantascienza (1998)
Silver Scream Award (Amsterdam Fantastic Film Festival) - Alex Proyas
Bram Stoker Award - Sceneggiatura (Alex Proyas)
BIFFF 1999 Premio Pegaso