Dylan Dog N° : 383
Profondo nero
Soggetto: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Stefano Piani
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/07/2018
Prezzo: 3.50€
Un problema con il suo vecchio Maggiolino costringe Dylan Dog ad una passeggiata fuori programma. La coincidenza vuole che venga riconosciuto da una giovane gallerista che espone foto BSDM, da lei scattata ad una misteriosa modella di nome Lais. La donna inizia ad apparire all'Indagatore dell'Incubo come un fantasma, per guidarlo su una pista misteriosa. Un strada che lo condurrà ad entrare in contatto con i segreti di una nobile famiglia inglese.
Era attesa. Da mesi non si parlava di altro. Finalmente è arrivato e, complice lo slittamento della data di uscita del numero 12 di Mercurio Loi, è balzato in testa alle cose da leggere di questo mese di luglio 2018: il Dylan Dog scritto da Dario Argento e da lui sceneggiato in tandem con Stefano Piani, suo collaboratore di antica data.
Ci si accorge subito di avere qualcosa di diverso tra le mani. Anche solo fosse per la copertina con il suo effetto metallico e lucido. L'illustrazione di Gigi Cavenago si ritrova, così, a beneficiare di due livelli di profondità distinti. Il primo generato dall'immagine di Dylan e dalle scritte, il secondo dalla sfondo onirico dominato dalla schiena ferita di Lais. Cavenago, come copertinista di Dylan Dog, si è da, quasi, subito guadagnato il rispetto dei lettori, ma, qui, oltre a lui sarebbe da menzionare anche lo stampatore. A beneficiare del lavoro è stata anche la copertina del Color Fest, in quarta, dedicato all'incontro tra Dylan Dog ed i protagonisti di Creepy Past.
Dentro assistiamo ai disegni del solo illustratore italiano che avrebbe potuto mettere le mani su una storia come questa: Corrado Roi. Il disegnatore di Laveno Mombello, classe 1958, è alla sua ennesima esperienza con il residente, in affitto, di Craven Road numero 7. La sceneggiatura di Argento/Piani gli mette a disposizione un vasto ventaglio di occasioni per mettere in risalto la sua arte. Oltre a Dylan, Groucho, Rania e Carpenter (per poche vignette) abbiamo l'occasione di vedere in azione un vasto panorama femminile. Ovviamente tutte le donne sono caratterizzate con il canone di Corrado Roi, ma ognuna di loro mantiene i suoi tratti distintivi, fossero anche solo presenti in poche vignette. Il taglio narrativo degli sceneggiatori ha permesso a Roi di impostare le vignette con un ritmo variabile, offrendo al lettore accelerazioni e rallentamenti, molto apprezzati. Non si è caduti, fortunatamente, in quegli eccessi di nero che avrebbero reso illeggibile la storia.
Veniamo alla sceneggiatura.
Dario Argento è stato un regista che ha dato il suo meglio con i film prodotti e diretti sul finire degli anni '70 e negli anni '90 del secolo scorso. E' inutile nascondere come per il ventennio successivo si sia trascinato, non solo per colpa sua, e come ci abbia offerto delusioni importanti (come il Cartaio), ma anche, ancora, qualche colpo interessante (Non ho sonno su tutti, La Terza Madre in parte).
Ora, alla vigilia degli ottanta anni, ha incontrato un suo figlio (illegittimo). Sclavi, nei primi anni, non ha mai nascosto di essersi ispirato alle atmosfere dei suoi film per ambientare le avventure di questo vegetariano, astemio, londinese. Ora il, virtuale, cerchio si è chiuso. Non riesco a capire quanto di Piani ci sia nella sceneggiatura passata Roi e quanto di Argento. Il soggetto, in ogni caso, è coinvolgente e sfrutta una delle doti nascoste del nostro, tanto cara a Madame Trelkovski. Grazie a questo incipit l'avventura tiene sul filo il lettore. Filo che, però, sul finale viene un po' spezzato da un "male" intrinseco del mezzo: il fumetto non mente, sia già quanto dura un'emozione. Sai, quando lo acquisti, che ha un determinato numero di pagine e sai, quindi, se sei un lettore (libri o fumetti poco importa il mezzo) che se ci sono troppo pagine ancora da leggere che qualcosa deve ancora succedere.
Tolta questa tara, però, non si possono fare che i complimenti a Dario Argento, per essersi messo in gioco per quindici mesi sulla creatura di Tiziano Sclavi, a Stefano Piani, per aver sviluppato il soggetto come sceneggiatura e per aver convinto il Maestro a scrivere per Dylan, a Corrado Roi, per avere reso al meglio graficamente il progetto, a Roberto Recchioni, per aver, immagino, convinto tutti a lavorare per questo obiettivo, ed alla Sergio Bonelli per aver permesso ai suoi lettori di poter leggere, nella serie regolare, un numero che rimarrà nella storia del fumetto italiano.
Quando ancora i blog non esistevano, quando già leggevo Dylan Dog, quando Dario Argento era più giovane, già avevo pensato che il binomio Dog/Argento sarebbe stato perfetto per una serie tv di episodi tratti dagli albi dell'Old Boy. Purtroppo la televisione italiana, pubblica e privata, non è pronta per esperimenti del genere (vedi i vari fallimenti di portare su schermo Diabolik). Si punta alla prima serata per famiglie, investimenti pubblicitari ed un successo sicuro. Speriamo che le nuove piattaforme digitali rispolverino l'idea e ci offrano un Dylan Dog su celluloide.
Questo albo potrebbe essere un buon viatico.
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lunedì 30 luglio 2018
mercoledì 1 dicembre 2010
Giallo
Nelle notti di una Torino più luminosa del solito un tassista rapisce belle ragazze, le tortura per giorni, le uccide e le abbandona in differenti luoghi della città.Ultima ragazza rapita, in ordine di tempo, è Celine, modella appena uscita da un sfilata. Al telefono con sua sorella Linda sale su un taxi e se ne perdono le tracce. Dopo una notte di ansiosa attesa Linda, assistente di volo, si reca presso il commissariato di polizia e viene messa in contatto con l'Ispettore Enzo Avolfi. Avolfi, che ha vissuto per anni a New York, si occupa da anni di indagare sul serial killer che rapisce belle ragazze non italiane per mutilarle, deturparle, ucciderle ed abbandonarle. Il caso che gli propone Linda rientra, purtroppo, proprio nel suo campo d'azione. Insieme, i due, indagheranno fino a scoprire l'identità del rapitore e cercheranno di arrivare in tempo per salvare la vita di Celine.
La storia di Giallo è molto tormentata. Girato nel 2008 a Torino, presentato a Cannes nel 2009 trova molte difficoltà di distribuzione nonostante il nome del regista, Dario Argento, ed il forte cast protagonista, Adrien Brody e Emmanuelle Seigner. Nonostante tutto la distribuzione viene annunciata per l'ottobre 2009, ma solo nel 2010 vengono acquistati i diritti per il doppiaggio e la distribuzione su territorio italiano. Il film esce solo per il circuito dvd il 3 Novembre 2010.
Altra tegola sulla pellicola sia ha sul mercato americano quando Brody intenta causa al produttore americano del film per mancato pagamento del suo compenso ed indebito sfruttamento della sua immagine. Vince la causa, bloccando così la distribuzione del film, ottenendo il suo compenso ed i diritti usurpati (per un totale di più di 2.6 milioni di dollari).
Ma il film com'è?
Un classico giallo con molte spruzzate di rosso sangue come si addicono al maestro del terrore. La trama è semplice con tre colpi di scena, anche se i primi due non stupiscono più di tanto ed è il terzo a strappare un sorriso in tralice, chiudono un indagine interiore sul passato del protagonista e quella sul serial killer. Lo sviluppo si rivela a volte un po' lento, rispecchiando la classicità anni 80 del ritmo registico di Argento ed offre qualche sviluppo "tagliato con l'accetta". Si risente, infatti, a volte di come alcune situazioni si risolvano in troppe poche battute per poterle collocare nella realtà.
Adrien Brody è molto bravo e si trova a suo agio nel ricoprire il poliziotto italiano solitario alle prese con un caso troppo grande per essere risolto in tempi stretti e che lo logora dentro, costringendolo a rivivere il suo passato doloroso. Un'ottima prestazione superiore, secondo me, rispetto a quella offerta nel blockbuster Predators. Sullo schermo Brody è accompagnato dalla presenza di Emmanuelle Seigner, che segue da vicino l'indagine, che ne fa un buon contraltare in una discreta prestazione. Il ruolo della vittima è affidato a Elsa Pataky che si muove senza spunti particolare, né disagi, nei panni della scream girl del film. Il ruolo del carnefice è affidato a Byron Deidra, attore che non conosco neppure minimamente, che non costruisce una figura con carisma, ma solo con una buona dose di follia. Non rimarrà nella storia del cinema horror, ma si farà ricordare per un po'.
Delle ultime produzioni di Dario Argento (riferite agli anni 2000) continuo a preferire "Non ho sonno". Questo prodotto si colloca al secondo posto nei film degli ultimi anni usurpando la posizione occupata da "Tu lo conosci Hitchcock?" ( che però era interpretato da attori abbastanza scarsi) e facendo dimenticare le delusioni ("Il Cartaio") e le mezze delusioni ("La Terza Madre").
"Giallo" è un film da vedere, anche solo per tornare ad apprezzare un regista italiano, conosciuto e stimato in gran parte del mondo, e supportarne gli sforzi e le opere.
Titolo originale Giallo
Paese Italia/Stati Uniti
Anno 2010
Durata 88 min
Genere thriller, poliziesco
Regia Dario Argento
Sceneggiatura Jim Agnew, Sean Keller
Casa di produzione Opera Film Produzione, Hannibal Pictures
Distribuzione (Italia) Dall'Angelo Pictures
Interpreti e personaggi
Adrien Brody: Ispettore Enzo Avolfi
Emmanuelle Seigner: Linda
Elsa Pataky: Celine
Robert Miano: Ispettore Mori
Silvia Spross: vittima russa
Byron Deidra: Giallo
Daniela Fazzolari: Sophia
Nicolò Morselli: Enzo Avolfi ragazzo
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