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lunedì 25 novembre 2013

Thor - The Dark World

Dal passato, il Nono Dottore, diventato malvagio, ha trasformato i Teletubbies in esseri ancora più malvagi e terrificanti facendone il suo esercito. Il suo ritorno ha un'unico scopo distruggere l'universo conosciuto per farlo regredire all'epoca oscura in cui lui e la sua gente lo dominavano.
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.

Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.

Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche  solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.

Titolo originale Thor: The Dark World 

Paese di produzione Stati Uniti, Islanda 
Anno 2013 
Durata 112 min 
Colore Colore 
Audio Sonoro, Dolby Digital 
Genere Fantascienza, azione, supereroi 

Regia Alan Taylor 

Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1] 
Produttore Kevin Feige 
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Fotografia Kramer Morgenthau 
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Wendy Partridge 

Interpreti e personaggi 
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
 
Doppiatori italiani 
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun

lunedì 9 gennaio 2012

Il Cigno Nero

Il direttore artistico del Lincoln Center di New York, Thomas Leroy, annuncia come balletto di apertura della nuova stagione teatrale il "Lago dei Cigni".
Nel suo corpo di ballo la competizione per ottenere la parte di Odette si fa intensa, tanto più che una nuova arrivata, Lily, sembra avere le carte in regola per ottenerla. Più di lei aspira alla parte della donna trasformata in cigno Nina Sayers. Anni di sforzi e di allenamenti, in palestra ed a casa, spera vengano ripagati ottenendo questa parte. Lei è perfetta per interpretare il cigno bianco, ma le manca, a detta di Leroy, la grinta e la carica erotica per interpretare il cigno nero. Caratteristiche presenti in Lily.
Nina, nella quale Leroy ripone grandi aspettative anche per sostituire la stella sulla via del ritiro Beth Macintyre, ottiene la parte, ma deve lavorare molto per dimostrare di meritarsela. L'ambiente domestico, oltre che quello professionale, è fonte di pressioni. La madre, ballerina fallita rimasta in cinta di lei senza volerla, la opprime in ogni modo, vedendola come mezzo per realizzare i suoi sogni. La tensione si concentra nella sua mente portandola ad una inconsapevole autoflagellazione ed a vedere chiunque come sua rivale.
Le continue prove e la immedesimazione nel suo personaggio la spingono al limite della follia.
Nonostante tutto, il giorno della prima, riesce a portare in scena un bellissimo Cigno Bianco ed un, intensamente erotico, Cigno Nero perfetto.

Ok. Il film è bello, intenso, ben recitato e ben costruito.
Vincent Cassel si rivela una scelta azzeccata come coreografo e direttore dello spettacolo
Mila Kunis è l'affascinante antagonista sul palco della protagonista.
Winona Ryder è convincente in quello che si può definire poco più che un cameo.
L'intero cast di ballo mette in scena delle ottime sequenze di danza.
A Natalie Portman viene data un parte difficile. Introduce un personaggio timido, insicuro, frustrato e che cerca di raggiungere obiettivi per il piacere altrui ed esce di scena con indosso una donna violenta, sensuale, erotica, fredda, che vuole l'attenzione del mondo su di se. Nei 100 minuti della pellicola la bambina di Leon, la giovane Padme, assurge a ruolo di attrice come mai si era vista. Polemiche si sono levate, nei primi mesi dello scorso anno, per il possibile uso di una controfigura per alcune scene di ballo da parte della Portman. Lei aveva studiato danza in gioventù e forse non ha eseguito tutti i balletti che vediamo sul grande schermo, ma questo nulla toglie alla sua interpretazione della ballerina emergente alle prese con l'occasione della sua vita.
La scoperta di Aronofsky, l'intuizione, di ambientare la vicenda nel mondo del balletto, di prendere un classico come il Lago dei Cigno, di Pyotr Ilyich Tchaikovsky , e portarlo sul grande schermo si rivela vincente. Quest'uomo è un regista che riesce ad ottenere il meglio da qualunque attore si trovi tra le mani. Ha rigenerato la carriera fallita di Mickey Rourke, portandolo al Golden Globe come migliore attore nel 2009 ed alla nomination all'Oscar, ed, ora, con questa pellicola, ha consacrato la carriera di Natalie Portman, Oscar come migliore attrice nel 2011 anno del suo trentesimo compleanno.
Il solo difetto di questa pellicola è quello di essere particolarmente ovvia. Anche ad un ignorante del balletto, una volta che il personaggio di Cassel spiega al corpo di ballo la sua visione della nuova versione del Lago dei Cigni pare ovvia la conclusione a cui si giungerà. Il percorso è abbastanza evidente, anche grazie alle scelte adottate per i costumi di scena degli attori e per gli arredi presenti nella camera di Nina.
Regista e sceneggiatori riescono, però, a mantenere un ritmo ed una tensione costante per tutta le pellicola tale che l'ovvietà della conclusione percepita viene messa in secondo piano per vivere le emozioni della protagonista e mutare con lei.
Interessante l'uso esplicativo della computer grafica in diverse fasi del film, ma sopratutto nel finale, che fornisce un supporto non indifferente ad attori e spettatori.

Capitato in una anno di grandi pellicole candidate all'Oscar ha portato a casa quello su cui puntava di più, Natalie Portman. Oggettivamente non poteva vincere quello come miglior film, anche se tra i 10 proposti dall'Accademy si piazza almeno ai piedi del podio, avrebbe avuto qualche speranza per la miglior regia (vinto da Tom Hooper per Il discorso del Re, ma che non ho trovato così meritevole).

Un film da vedere per imparare qualcosa su un mondo sconosciuto ai più e vivere una storia intensa.

Titolo originale Black Swan
Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti
Anno 2010
Durata 108 min
Genere thriller

Regia Darren Aronofsky
Soggetto Andrés Heinz
Sceneggiatura Andrés Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Produttore Mike Medavoy, Arnold Messer, Brian Oliver, Scott Franklin
Produttore esecutivo Jon Avnet, Brad Fischer
Casa di produzione Cross Creek Pictures, Phoenix Pictures, Protozoa Pictures
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Matthew Libatique
Montaggio Andrew Weisblum
Effetti speciali Dan Schrecker
Musiche Clint Mansell

Tema musicale Il lago dei cigni di Pyotr Ilyich Tchaikovsky

Scenografia Thérèse DePrez
Costumi Amy Westcott

Interpreti e personaggi
Natalie Portman: Nina Sayers
Mila Kunis: Lily
Vincent Cassel: Thomas Leroy
Winona Ryder: Beth Macintyre
Barbara Hershey: Erica Sayers
Benjamin Millepied: David
Ksenia Solo: Veronica

Doppiatori italiani
Federica De Bortoli: Nina Sayers
Domitilla D'Amico: Lily
Roberto Pedicini: Thomas Leroy
Barbara De Bortoli: Beth Macintyre
Fabrizia Castagnoli: Erica Sayers

Premi

2011 Premio Oscar:
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Nomination Miglior film a Mike Medavoy, Brian Oliver e Scott Franklin
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique
Nomination Miglior montaggio a Andrew Weisblum

2011 - Golden Globe
Miglior attrice in un film drammatico a Natalie Portman
Nomination Miglior film drammatico
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Miglior attrice non protagonista a Mila Kunis

2011 - British Academy Film Awards
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Migliore attrice non protagonista a Barbara Hershey
Nomination Migliore sceneggiatura originale a Mark Heyman, Andres Heinz e John J. McLaughlin
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique
Nomination Miglior montaggio a Andrew Weisblum
Nomination Migliore scenografia a Thérèse DePrez e Tora Peterson
Nomination Migliori costumi a Amy Westcott
Nomination Miglior sonoro a Brian Emrich e Craig Henighan
Nomination Miglior trucco a Geordie Sheffer e Marjorie Durand
Nomination Migliori effetti speciali

2011 - Broadcast Film Critics Association Award
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Miglior attrice non protagonista a Mila Kunis
Nomination Migliore sceneggiatura originale a Mark Heyman, Andres Heinz e John J. McLaughlin
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique
Nomination Migliore scenografia a Thérèse DePrez e Tora Peterson
Nomination Migliori costumi a Laura Mulleavy, Amy Westcott e Kate Mulleavy
Nomination Miglior trucco a Geordie Sheffer e Marjorie Durand
Nomination Miglior montaggio a Andrew Weisblum
Nomination Miglior sonoro a Brian Emrich e Craig Henighan
Nomination Miglior colonna sonora a Clint Mansell

2010 - Chicago Film Critics Association Award
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Miglior colonna sonora a Clint Mansell
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Migliore sceneggiatura originale a Mark Heyman, Andres Heinz e John J. McLaughlin
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique

2010 - Festival di Venezia
Premio Marcello Mastroianni a Mila Kunis
Nomination Leone d'Oro a Darren Aronofsky

2010 - New York Film Critics Circle Award
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique

2011 - MTV Movie Award
Nomination Miglior film
Nomination Miglior performance femminile a Natalie Portman
Nomination Miglior bacio a Natalie Porman e Mila Kunis
Nomination Miglior momento "Ma che ca...!" a Natalie Portman

2010 - Los Angeles Film Critics Association Award
Migliore fotografia a Matthew Libatique

2011 - Independent Spirit Award
Miglior film a Mike Medavoy, Arnold Messer, Brian Oliver e Scott Franklin
Migliore regia a Darren Aronofsky
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Migliore fotografia a Matthew Libatique

2011 - Kansas City Film Critics Circle Award
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman

2011 - Las Vegas Film Critics Society Award
Migliore attrice protagonista a Natalie Portman
Migliore scenografia a David Stein
Nomination Miglior film
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Miglior attrice non protagonista a Mila Kunis
Nomination Migliore sceneggiatura a Mark Heyman, Andres Heinz e John J. McLaughlin
Nomination Migliore fotografia a Matthew Libatique
Nomination Migliori costumi a Laura Mulleavy, Amy Westcott e Kate Mulleavy
Nomination Miglior montaggio a Andrew Weisblum
Nomination Miglior colonna sonora a Clint Mansell

2010 - Boston Society of Film Critic Award
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Miglior montaggio a Andrew Weisblum

2010 - Satellite Award
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky
Nomination Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Nomination Migliore scenografia a Thérèse DePrez e Tora Peterson
Nomination Migliori costumi a Laura Mulleavy, Amy Westcott e Kate Mulleavy
Nomination Miglior colonna sonora a Clint Mansell

2011 Screen Actors Guild Award
Miglior attrice protagonista a Natalie Portman
Nomination Migliore attrice non protagonista a Mila Kunis
Nomination Miglior cast

2011 - Nastro d'argento
Nomination Migliore regia a Darren Aronofsky

giovedì 5 maggio 2011

Thor

Il giorno della proclamazione a re degli dei di Thor, figlio di Odino, tre giganti di ghiaccio riescono ad irrompere nel palazzo reale. Sono alla ricerca dello Scrigno degli antichi inverni, un'arma potente che secoli addietro Odino aveva loro sottratto per impedirgli di conquistare e sottomettere i Nove Mondi, durante lo scontro finale su Midgard (la Terra). La cerimonia viene interrotta, Thor non viene proclamato successore di Odino, ma la minaccia viene sventata.
Irruente ed arrogante Thor si reca con suo fratello Loki ed un manipoli di amici a cercare spiegazioni e vendetta sulla terra natale dei giganti di ghiaccio, Jotunheim. In un attimo la situazione volge al peggio e, nonostante il potere immenso del dio del tuono e del suo Mjonir, sembra che i giganti abbiano la meglio. Solo l'intervento di Odino mette fine alla battaglia. Ritornati ad Asgard, loro terra natale, Odino esilia Thor sulla Terra, dove manda anche il suo martello.
Thor precipita nel deserto del New Mexico, durante una misteriosa turbolenza studiata da tre scienziati, gli astrofisici Jane Foster e Eric Selvig e la stagista Darcy Lewis. Viene dapprima investito dalla loro vettura e poi portato in ospedale. Quando i tre si accorgono, studiando i dati acquisiti, che Thor potrebbe essere qualcosa di più di un barbone ubriaco nel deserto tornano a prelevarlo dall'ospedale.
Quando poi lo S.H.I.E.L.D. interviene per sequestrare tutti computer, i dati e gli appunti della dottoressa Foster l'importanza di avere spiegazioni da quell'individuo misterioso si fa più pressante. Solo che Thor ha in mente di recuperare il martello, già sotto osservazione dello stesso S.H.I.E.L.D. per riacquistare i poteri che ha perso.
Durante il suo esilio sulla Terra nel suo mondo gli eventi si succedono rapidi. Odino è in fin di vita e Loki prende il potere. Agli amici di Thor Volstagg, Sif, Hogun e Fandral viene vietato dal nuovo re di cercare di aiutare il dio del tuono. Loki tesse una tela studiata per anni per conquistare il potere assoluto, ma non ha fatto i conti con la sagacia del padre morente e le risorse del fratello esiliato.

Ammetto che pensavo di andare a vedere un film che non mi avrebbe stupito. Non conoscevo nulla della mitologia del Thor della Marvel poichè non mi ero mai avvicinato prima di ieri sera al personaggio. Reputavo eccessivo e anacronistico includere un eroe mitologico nordico nella continuity supereoistica americana della casa delle idee. Dico subito che questa mia ultima convinzione non è ancora stata vinta. Il vero motivo per il quale mi sono speso a recarmi al cinema per vedere questo film, rigorosamente in 2D e non rompiamo con la boiata del 3D, è stata la presenza alla regia di Kenneth Branagh. Il regista attore inglese mancava da molto dalle sale cinematografiche. La sua caratteristica era quella di portare sullo schermo i drammi e le commedie shakespeariane in produzioni a non elevato bugdet. Qui gli è stata messa tra le mani una mappata di soldi, un cast importante ed un personaggio marvelliano difficile. Le prime fotografie pubblicate sui siti di settore mi avevano mostrato scenografie plasticose assolutamente irrealistiche e la cosa mi aveva preoccupato. Dando a Kenneth quel che è di Branagh posso solo dire che è riuscito a realizzare uno dei migliori film di supereroi da dieci anni a questa parte. Con i suoi sceneggiatori ha messo in piedi una piece dove, alternando avventure sui tre mondi, ha dato spazio al personaggio di Thor per cresere realisticamente in poco più di due ore di spettacolo. Il cast, con la presenza di due premi Oscar, Natalie Portman e Anthony Hopkins, caratteristi di intenso spessore, un protagonista fisicamente adatto ad incarnare l'eroe, un cattivo credibile, e Stellan Skarsgard è stato diretto al meglio. Forse solo la parte dello stesso Stellan Skarsgard è un poco approfondita, avrà sviluppi nei film futuri? Per quanto riguarda la scelta del protagonista in Chris Hemsworth, che fatico ancora a credere sia lo stesso che ha interpretato il padre di James Kirk nell'ultimo film di Star Trek, credo che sia stata azzeccata. Sullo schermo rende il suo personaggio un bel ragazzone arrogante, ma simpatico. Il Sir fa la sua figura brillante, ormai può permettersi di interpretare di tutto e tutto gli riesce al meglio. Natalie Portman dipinge una ragazza smaniosa di avere successo nel suo lavoro, ma sensibile e determinata.
Gli effetti sonori sono incredibili. Trasmettono la potenza delle armi degli dei e la loro forza. La CGI utilizzata per la creazione di Asgard (che a dir la verità è una via di mezzo tra Eternia di He-Man e le città Bajoriane di Star Trek) ed il mondo dei giganti di ghiaccio (che ricorda la nuova terra creata da Lex Luthor nel finale di Superman Returns) è stata impiegata in modo proficuo. La nota negativa è la poca sensazione di realtà che trasmettevano alcune armi dei guerrieri asgardiani. Lo scudo e la spada di Sif sembravano molto plasticosi e, talvolta, persino il martello di Thor sembrava essere di polistirolo.
Stando ben attenti si notano una notevole quantità di camei. Tre di personaggi "intorno" al personaggio di Thor: Stan Lee, che a questo giro interpreta il guidatore del camioncino che tenta di estrarre Mjolnir dal cratere usando delle catene, J. Michael Straczynski (lo sceneggiatore che ha dato nuova linfa al fumetto di Thor ed autore della storia del film) interpreta il camionista che per primo trova e tenta di estrarre Mjolnir dal cratere, ed Eric Allan Kramer, il primo Thor televisivo apparso nel film TV "La rivincita dell'incredibile Hulk". Un altra apparizione fuori dai crediti è quella di Jeremy Renner, nei panni di Clint Barton, futuro Occhio di Falco, già membro dello S.H.I.E.L.D. reclutato da Nick Fury. Samuel L. Jackson fa la sua apparizione dopo i titoli di coda, per mostrarci un frammento di futuro del mondo Marvel introducendo il Cubo Cosmico.

Considerando il cinema vecchio stile (sala 10 dell'Odeon), con uno schermo da 100 pollici, ottimo sonoro e poltroncine comode le due ore del film sono volate via in fretta (anche avendo saltato la cena). Appassionati e non dei supereroi andate a vederlo. Vale solo la pena anche il trailer ufficiale italiano di Capitan America - Il primo Vendicatore in uscita il 27 di Luglio di quest'anno.

Rigorosamente in 2D che con l'altra versione perdete in luminosità e dettagli.

Titolo originale Thor
Paese Stati Uniti
Anno 2011
Durata 130 min
Genere supereroi, fantastico, azione
Regia Kenneth Branagh
Soggetto J. Michael Straczynski, Mark Protosevich (dai fumetti Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Don Payne
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Stan Lee
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Universal Pictures

Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Anthony Hopkins: Odino
Stellan Skarsgard: Professor Eric Selvig
Kat Dennings: Darcy Lewis
Clark Gregg: Agente Phil Coulson
Colm Feore: Laufey
Ray Stevenson: Volstagg
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Tadanobu Asano: Hogun
Joshua Dallas: Fandral
Rene Russo: Frigga
Jeremy Renner: Clint Barton
Samuel L. Jackson: Nick Fury

Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
David Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Professor Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Pasquale Anselmo: Agente Phil Coulson
Franco Mannella: Laufey
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stella Musy: Sif
Alberto Bognanni: Hogun
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Christian Iansante: Clint Barton
Paolo Buglioni: Nick Fury

lunedì 20 dicembre 2010

La mia vita a Garden State

Di tornare a casa, nel New Jersey, a Andrew Largeman non sarebbe venuto in mente se non fosse morta, annegata nella vasca da bagno, sua madre. Attore in piccole parti nel cinema di Los Angeles arrotonda il misero stipendio lavorando come cameriere in un ristorante vietnamita, imbottito di psicofarmaci dall'età di 16 anni dal padre psichiatra non riesce più a provare un'emozione sincera da anni. Il ritorno a casa è l'occasione di distaccarsi dal mondo in cui vive e ritrovare quello da cui è fuggito.
I vecchi amici della provincia americana sono tutti un po' fuori di testa (feste a base di crak, cannabis ed extasy sono all'ordine del giorno). L'unica persona cono cui si trova bene è una ragazza, incontrata durante la visita da un neurologo, con qualche problema, ma che riesce a vivere la vita nel modo giusto.
Quattro giorni per riscoprire se stesso e decidere come continuare a vivere.

Non è Scrubs. Per chi pensasse di vedere Zach Braff nel ruolo che lo ha reso famoso questo film non fa per lui.
Lo stile sia narrativo che registico, di quest'opera prima del giovane cineasta, ricorda molto i film dei fratelli Cohen. Quei film che da un momento all'altro vuoi spegnere, ma dici "Ancora cinque minuti e poi spengo" ed alla fine arrivi in fondo lo stesso. Lento nella prima parte si sviluppa con il ciclone di vita portato in scena da Natalie Portman, che fa leva e mette in mostra il suo talento tanto nascosto in molte pellicole commerciali. Un film critica sulla società americana, critica sull'utilizzo indiscriminato di psicofarmaci utilizzati per raggiungere artificiali stati di appagamento, sull'impiego di droghe per sballarsi ed anche sulla famiglia. Una società in cui famiglie all'apparenza normali che in verità sono completamente sballate e dove la sola speranza di creare un nucleo stabile è quello di basarlo sulla sana e ragionata follia dei due protagonisti.
Un cast importante per quest'opera prima che comprende Natalie Portman, Ian Holm e Peter Sarsgaard gira intorno al regista/sceneggiatore/soggettista/protagonista Zach Braff in questa pellicola dal budget modesto (2.500.000$), ma che ha raggiunto premi e successi per il cinema indipendente. Acquistato per 5.000.000$ dalla Miramax ha trovato un mercato accogliente negli Stati Uniti ed un discreto riscontro in Europa, disponibile persino nel mercato del noleggio in lingua italiana.

Non da vedere quando si è stanchi, ma un film per riflettere e conoscere meglio la generazione Y americana tutto sommato non meno godibile di altri film d'autore.

Titolo originale Garden State
Paese USA
Anno 2004
Durata 102 min

Genere commedia romantica
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Zach Braff

Musiche Nick Drake, Chad Fisher

Interpreti e personaggi
Zach Braff: Andrew Largeman
Natalie Portman: Sam
Peter Sarsgaard: Mark
Ian Holm: Gideon Largeman
Armando Riesco: Jesse
Kenneth Graymez: Busboy
George C. Wolfe: Manager del ristorante
Austin Lysy: cameriere
Gary Gilbert: giovane ragazzo di Hollywood
Jill Flint: Ragazza antipatica
Alex Burns: Dave
Jackie Hoffman: zia Sylvia Largeman
Michael Weston: Kenny
Christopher Carley: ubriaco del party di Gleason
Amy Ferguson: Dana
Trisha LaFache: Kelly
Jim Parsons: Tim
Jean Smart: Carol

Premi
Grammy per la colonna sonora selezionata da Braff
National Board of Review Awards 2004: miglior regista esordiente
Independent Spirit Awards 2005: miglior film d'esordio

giovedì 27 maggio 2010

Brothers

Il capitano Sam Cahill (Tobey Maguire) è richiamato a servire la patria in Afghanistan per l'ennesima volta. Sposato con Grace (Natalie Portman), padre di due figlie, Isabelle and Maggie (Bailee Madison, Taylor Grace Geare) crede fermamente nella sua missione e nessun dubbio lo ferma.
Suo fratello Tommy (Jake Gyllenhaal) viene rilasciato di prigione giusto qualche giorno prima, e fa il suo rientro in famiglia in una cena con suo padre e la sua seconda moglie. Sam è l'eroe che serve la patria, mentre Tommy la pecora nera della famiglia, e la cena rivela la freddezza della situazione.
La nuova missione in Afghanistan sembra essere tranquilla per Sam fino al giorno in cui i ribelli afgani non abbattono il suo elicottero in ricognizione.
La notizia della morte del Capitano Cahill sconvolge la vita di Grace e tutti gli altri.
Con il passare dei mesi Tommy si avvicina alle bambine del fratello e la tensione inizia ad alleviarsi. Grace che prima non lo vedeva di buon occhio inizia ad apprezzarlo ed anche lui inizia a credere un po' di più nei suoi mezzi. Grazie alla nuova situazione creatasi anche il rapporto con il padre inizia a migliorare.
Nel frattempo, in Afghanistan, Sam ed il soldato Joe Willis (Patrick Flueger) non sono morti. Catturati dopo l'attacco all'elicottero sono venduti di tribù in tribù finché non giungono nelle mani di un capo territoriale. Qui vengono segregati, privati del cibo, torturati per estorcergli un'abiura sul loro comportamento, da registrare ed inviare poi al governo americano. Il primo a cedere è il soldato Willis. Vista la resistenza del Capitano Cahill i rapitori cercano di piegarlo offrendogli una possibilità di salvezza: gli consegnano un tubo di acciaio con il quale dovrà colpire a morte il suo compagno se vuole poter tornare a casa. Sam cede e disperato uccide il soldato.
Pochi giorni dopo un raid aereo dell'esercito americano scopre l'accampamento in cui Sam è tenuto prigioniero; i rapitori vengono uccisi e lui liberato.
Il suo ritorno a casa metterà in evidenza tutte le difficoltà di un veterano di guerra ad adattarsi alla vita normale.

Il film è un remake americano del film danese di Susanne Bier del 2004 Brødre. Diretto da Jim Sheridan, che porta a casa un film intenso ed una regia pulita, la storia, scritta da David Benioff , si regge da sola.
Alla fine del film si rimane a pensare che agli accadimenti che coinvolgono Sam sono eventi che nella realtà avvengono su soldati prigionieri delle forze locali. Il secondo pensiero è che la storia è quella che ha tenuto insieme il film. Buon ritmo e scrittura intensa non permettono allo spettatore di distrarsi. Terzo pensiero è come questo film potesse essere interpretato da chiunque. Aver messo in gioco i giovani attori del cinema americano Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal e Natalie Portman è servito ad attirare attenzione su una pellicola che merita di essere vista. Scegliere attori sconosciuti avrebbe rinchiuso questa produzione in una nicchia. Ad onor del merito grazie alla sua interpretazione del Capitano Cahill Tobey Maguire ha vinto il Golden Globe come miglior attore, purtroppo non so con chi fosse in competizione (ma mi informerò). Una menzione particolare va alle due piccole attrici che recitano nel ruolo delle figlie si Sam e Grace, sopratutto la minore, sono veramente molto brave.
Un film da vedere almeno una volta. Interessante e coinvolgente è sicuramente meglio di The Hurt Locker della Bigelow vincitore dell'Oscar come miglior film nel 2010.

Brothers con Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal e Natalie Portman, regia di Jim Sheridan, 2009 , Lionsgate