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lunedì 29 aprile 2013

Iron Man 3

ATTENZIONE ATTENZIONE!!! IL FILM E' PRATICAMENTE USCITO IERI, QUINDI, SE NON VUOI RISCHIARE DI BECCARTI UN SPOILER A TRADIMENTO NON LEGGERE QUESTO POST. IO CERCO DI NON METTERCELI, MA NON SI SA MAI.

E' passato poco dagli eventi di New York e Tony Stark non riesce più a dormire dove essere entrato in contatto con alieni e dei provenienti da dimensioni parallele. La sua insonnia si traduce in giorni e notti nella taverna di casa sua a Malibu a costruire nuove versioni dell'armatura di Iron Man. Una dipendenza  che quando viene interrotta gli provoca forti attacchi di panico.
Dal passato, intanto, ritorna un vecchio peccato di gioventù di Tony: Aldrich Killian si presenta alla Stark Industries per proporre una nuova tecnologia: Extremis. Secondo gli studi della dottoressa Maya Hansen, ex fiamma di Stark, è possibile hackerare il cervello, grazie all'iniezione della sostanza Extremis, peccato che gli effetti collaterali siano decisamente importanti.
Sul fronte delle minacce internazionali un nuovo terrorista, dalle tecniche cruente e impietose, si affaccia sulla scena: il Mandarino. La minacce al governo americano ed al Presidente degli Stati Uniti si fanno sempre più precise e vicine al cuore della società americana. L'errore del terrorista è quello di ferire in un attentato il più caro amico di Tony Stark Happy Hogan.
La caccia al terrorista da parte di Iron Man sarà senza quartiere, ma non sarà facile e le ferite che l'eroe subirà sia a livello fisico che morale saranno molto profonde.

Non aspettatevi un film esplosivo e di ampio respiro come The Avengers. Questo Iron Man 3, o Three come scritto nei titoli di coda in stile anni '60 del secolo scorso, è molto più introspettivo e doloroso per il protagonista. Il primo tassello della Fase 2 dei cinecomics della Marvel è una ricostruzione dell'uomo, più che dell'eroe, dentro l'armatura. Tony Stark riconosce quello che ha di più caro ed il suo desiderio di proteggerlo con tutti i mezzi, peccato che la sua scelta rischi di rivelarsi tanto pericolosa per lui come per Pepper.
La sceneggiatura è solida, con le giuste battute brillanti in bocca ai protagonisti giusti. La scelta di valorizzare Pepper, molto sacrificata in The Avengers, è intelligente ed offre un nuovo spaccato della personalità della ragion d'essere di Tony Stark. La scelta degli avversari è su due livelli: quello esposto e quello nascosto. Non si lesinano neanche sottotrame motivazionali (ce ne è anche una che strizza l'occhio ai pards tanto cari a Stan Lee al momento della creazione dei supereroi) e rimorsi dell'ultimo minuto. Drastica è la trasformazione di War Machine in Iron Patriot, che rende più gradevole l'armatura, ma non convince più di tanto. Insomma, niente brividi. Però, poi, quando arivano 40epassa armature sullo schermo, allora sì, che ti esalti.
Robert Downey Jr. è nella parte, come sempre, anche se, a volte, fatica ad esprimersi. Brillante e tormentato, porta, comunque, sullo schermo la dipendenza del suo personaggio con coscienza e conoscenza.
Gwynet Paltrow si è divertita tantissimo a girare questo film, me lo sento. Vedetela nelle situazioni che gli autori l'hanno messa e mi darete ragione. Grandiosa.
Lo scienziato pazzo di turno è interpretato da Guy Pearce. Bello, bravo, intrigante, convinte, ma mi ha dato tanto l'idea di già visto.
Il genio, la follia, l'assoluta ragione di visione del film è, però, Ben Kingsley. Il suo Mandarino è molto di più di quello che ci si aspetta (quasi un Arancio). Una sorpresa su tutta la linea. Non sorprendente, ma confortante, vedere come un grande attore si riesca a mettere in gioco in un fumetto, gli dia spessore e dimostri in ogni scena il suo carisma. Fenomenale. Il must del film.
Di scene d'azione vere e proprie non ce ne sono molte, come detto è un film sui demoni interiori più che esteriori, ma quelle che ci sono ti piaceranno. Sia l'attacco alla villa che il gran finale che hai visto nei promo sono coinvolgenti.
La regia di Shane Black (alla sua seconda regia dopo Kiss Kiss Bang Bang del 2005, sempre con Robert Downey Jr.) non stona con i primi due film di Favreau (indimenticabile all'inizio del film con i capelli lunghi). Fluida e scorrevole focalizza il punto e lo tiene al centro dell'attenzione.
Colonna sonora apprezzabile, anche se di musica non me ne intendo.

Il film è disponibile nelle sale in versione classica ed in 3D. Ovviamente io ho visto la prima. Lasciatelo dire: non ci sono scene che valga la pena di vedere in 3D. Se hai visto Thor in 3D e vuoi andare a spendere i soldi extra del biglietto anche per questo non aspettarti troppe differenze. Anche la profondità di campo del girato in 3D non viene resa in 2D, quindi o è stato fatto un po' così od è stato convertito in post produzione.

Quindi cosa troverai che ti potrà non convincere in questo film? Per prima cosa il mutamento del rapporto tra Tony e Rhodes: qui da ironico dei film precedenti si trasforma spesso in comicità, quasi a ricalcare il rapporto tra Watson e Holmes, ed a molti potrebbe non soddisfare. Ti potrebbero deludere le due conclusioni a fine film, buttate lì senza un vero motivo, che, sinceramente avrebbero meritato maggiori spiegazioni.
Inoltre, se sei un fan duro e puro dei comics, potrebbero non andarti a genio i ruoli assegnati ad i villains del film. Se invece sei uno di quelli che pensano, come me, che al cinema si stia facendo qualcosa di nuovo con il meglio dei fumetti allora gradirai ciò che è stato messo in scena. Gradirai il modo in cui ti lascia basito una rivelazione fondamentale, che, comunque, non preclude strade future.

Se te lo stai chiedendo: sì c'è la scena post crediti e l'abbiamo vista in 10 al cinema. Se te lo stai chiedendo: sì, c'è qualcosa ancora un pochino dopo che ti lascia meno perplesso rispetto al finale del flim. Ah, sì c'è Stan Lee, anche se il cammeo è proprio piccolo piccolo.

Vedilo e poi mi dici. A me è piaciuto, anche se mi aspettavo più mazzate. E' un nuovo modo di intendere i film con i personaggi dei fumetti. Un film serio, che parla di problemi reali, ma con un tono più leggero, meno cupo, rispetto al capolavoro di Nolan per il personaggio principale de la Distinta Concorrenza. Un po' tutti, con chiarezza da Iron Man 3, dovremo guardare a questo genere di film non più solo come ad eroi in calzamaglia, ma a un vero e proprio modo di raccontare ogni genere di storia.

Aspiro il bigino da Wikipedia, non lo leggere se non vuoi ulteriori spoiler. Se lo fai non dirmi che non ti avevo avvisato.

Titolo originaleIron Man 3
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno2013
Durata130 min


AudioDolby DigitalDatasatSDDS
Rapporto2,35:1
Generecinecomic
RegiaShane Black
SoggettoStan LeeLarry LieberDon Heck,Jack Kirby
SceneggiaturaShane BlackDrew Pearce
ProduttoreKevin Feige
Produttore esecutivoStan LeeJon FavreauVictoria AlonsoStephen BroussardLouis D'EspositoAlan FineDan Mintz,Charles Newirth
Casa diproduzioneMarvel StudiosParamount PicturesDMG EntertainmentNoble MediaOutlaw Sinema
Distribuzione(Italia)Walt Disney Studios Motion Pictures
FotografiaJohn Toll
MontaggioJeffrey Ford
Effetti specialiMarc BanichJohn P. CazinJoel MitchellDavid HeronAlec Muradian4DMaxCapital T,CinesiteDigital Domain,FramestoreFuel VFXGentle Giant StudiosLuma PicturesMakeup Effects LaboratoriesMethod StudiosThe Base StudioThe Third FloorWeta Digital
MusicheBrian Tyler
ScenografiaBill Brzeski
CostumiLouise Frogley
TruccoAllan A. AponeJohn BlakePeter Tothpal
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

mercoledì 19 settembre 2012

Prometheus

2089. Isola di Sky. Scozia. La spedizione della dottoressa Shaw e del dottor Holloway mette a segno una grande scoperta archeologica. All'interno di una grotta Elizabeth Shaw rinviene una pittura rupestre, risalente a 37000 anni nel passato, che oltre a raffigurare cavalli e scene di caccia, mostra un uomo intento ad indicare una costellazione. Tale raffigurazione è uguale a quelle ritrovate in opere di altre culture distanti da questa sia fisicamente che nel tempo.
2093. Astronave Prometheus. La forma di vita sintetica David si prende cura dei 17 passeggeri della nave, in stasi criogenica, fino al raggiungimento del loro porto: un sistema di pianeti a più di quattro anni di viaggio dalla Terra. Giunti a destinazione e risvegliati i membri dell'equipaggio tra loro vi sono anche la dottoressa Shaw ed il dottor Holloway. La missione della Prometheus è quella di verificare la teoria dei due scienziati, secondo la quale la vita sulla Terra ha avuto origine perché degli alieni (gli ingegneri, così chiamati da Elizabeth) ve l'hanno impiantata. Sovvenzionata dalla imprese Weyland, esperti in terraformazione, oltre lo scopo scientifico, però, nasconde qualche altro fine ed ha posto come referente di missione la rigida, e bellissima, Meredith Vickers.
Giunti sul pianeta, durante l'atterraggio, si imbattono in un piana dove si ergono diverse costruzioni artificiali. Senza perdere un minuto, nel giorno di Natale, la prima squadra di esploratori si addentra nella prima delle strutture. Qui, a differenza che sulla superficie del pianeta, l'aria si rivela respirabile ed il gruppo fa una scoperta eccezionale. Dei giganti dell'aspetto umano vivevano nella struttura e conservavano una enorme quantità di cilindri, pieni di liquido nero e viscoso, in una sala contenente la scultura gigante di un volto umano.
Le cose peggiorano quando una tempesta di silicio si abbatte sulla piana. La dottoressa Shaw ed il suo gruppo riescono a rientrare alla nave, solo due membri risultano dispersi: Fifield e Millburn. I due si erano allontanati dal gruppo e spersi nella complessa struttura aliena. Ora, costretti a passarvi la notte all'interno, si accampano nella stanza dei cilindri. Qui vengono aggrediti ed uccisi da strane creature.
In poche ore la missione scientifica diventa una missione di sopravvivenza su un pianeta alieno ostile.

Prometheus è stato definito il prequel di Alien. E lo è. Dal 1979 ad oggi molto tempo è passato e le tecnologie degli effetti speciali hanno fatto passi da gigante. Alien era un film a basso budget basato su un orrore nascosto che piano piano si impossessa della Nostromo, Prometheus è un film a budget elevato dove gli effetti speciali in CGI la fanno da padrone. In questo nuovo capitolo della saga vediamo uomini giganti, astronavi spettacolari, mondi alieni, strutture giganti, cose delle quali nella claustrofobica ambientazione di Alien non avrebbero trovato posto. La struttura narrativa imposta da Scott ai suoi sceneggiatori Jon Spaihts, Damon Lindelof  è molto simile a quella che lui stesso aveva adottato per dare alla luce la sua creatura. Il risveglio dal sonno criogenico, l'esplorazione del nuovo pianeta, il parassitismo delle creature aliene, le scene tra la protagonista androgina ed il mostro, la fecondazione ed il parto ed ultimo, ma non meno importante, il ruolo sospetto dell'androide di turno.
Quindi cosa c'è che non funziona e non permette a questo film di essere memorabile? Quello che manca, a mio parere, è il pathos, il mistero, presente in Alien. Qui vengono seminati indizi, date spiegazioni, nei primi minuti che permettono allo spettatore di immaginare a priori certi eventi fondamentali che si svolgeranno da li a molto e che tolgono un po' di suspense. In certi momenti i personaggi, in primis  Meredith Vickers (Charlize Theron) ed il  Capitano Janek (Idris Elba), pronunciano frasi o giungono a conclusioni repentine che mettono a disagio lo spettatore: ci si chiede come in pochi secondi riescano a raggiungere certezze tali.
Il cast è troppo ricco. I membri dell'equipaggio della Prometheus dovrebbero essere 17, se ne vedono 10 e solo 6 hanno una mole di battute tali da essere giustificati. La protagonista è Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) che anticipa il ruolo che sarà di Sigourney Weaver nel film capostipite della saga, con meno aggressività, ma con una intensa curiosità e spirito di sopravvivenza. Accanto a lei Logan Marshall-Green (Charlie Holloway), che dopo lo sbarco sul pianeta ed il rientro sulla nave subisce uno sconvolgimento ingiustificato, ma utile alla trama, Idris Elba (Capitano Janek), piccolo ruolo con sfaccettature nascoste che non vengono approfondite a dovere, Charlize Theron  (Meredith Vickers), fredda, gelida e distaccata tanto da sembrare meno umana dell'androide a bordo. Insieme alla Rapace l'altro vero protagonista del film è Michael Fassbender nel ruolo dell'androide David. Bravo e intenso ricorda, a tratti, Ian Holm nel film originale. La sua parte è curata, lui lascia trasparire che, forse forse, proprio solo un androide non è e che, sicuramente, non ha un fine unico in quello che fa.
Come detto gli effetti speciali la fanno da padrone. Sia le creature che gli effetti speciali veri e propri sono di altissimo livello.
Le scenografie, sia come realizzazione degli ambienti che come ingegneria delle strutture (spazi ed ambienti della nave sono molto simili a quelli che saranno presenti sulla Nostromo), risultano essere appropriati e di alto livello.
La regia si Scott non ha elevati spunti dinamici, ma rimane costantemente godibile e fluida dall'inizio alla fine.
Nota a margine per il doppiaggio italiano. Anche se la voce di Domitilla D'Amico non è così discorde dal viso ed il fisico della Rapace è un peccato che l'attrice svedese non sia stata doppiata ancora da Federica De Bortoli, che l'ha fatta conosce in Italia con la saga di Millennium. Alcuni comprimari hanno voci inopportune, adatte a dei minorenni da serial tv, e la cosa stupisce non poco. Il film ha atteso, per uscire in Italia, mesi rispetto all'uscita americana ed il risultato della nostra versione non è così impeccabile come si sarebbe potuto sperare.

Alcuni punti oscuri e la mancanza di accelerazioni nella trama lo rendono meno intenso e piacevole di quanto avrebbe potuto essere. Le due ore di durata sono troppe per come è stato impostato, ma poche per raccontare bene tutto quello che c'è da dire (ci dovremo aspettare un director's cut nell'edizione in Blu-Ray?).
Da cinema solo per gli effetti speciali, da divano per tutto il resto.

Nota a margine. Il film l'ho visto nella sala 4 dello Skyline presso il Centro Commerciale Sarca a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Ecco, non andateci. E' il cinema più scomodo del mondo. Nonostante lo schermo enorme, la sala spaziosa (circa 500 posti) non si può non notare la pessima scelta delle poltrone. Piccole e basse, tanto da non arrivare neanche alle spalle, ti obbligano a tenere in tensione il collo per ore. Alla fine ne esci sfatto e stanco.
Inoltre, il cinema stesso sembra una landa desolata. Casse buie, luoghi abbandonati, scale mobili cigolanti. Aperto da pochi anni è già vecchio e da rinnovare.

Titolo originale Prometheus 
Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2012 
Durata 124 min 
Genere fantascienza
 
Regia Ridley Scott 

Sceneggiatura Jon Spaihts, Damon Lindelof 
Produttore Ridley Scott, Tony Scott, David Giler, Walter Hill 
Produttore esecutivo Michael Costigan, Michael Ellenberg, Damon Lindelof, Mark Huffam 
Casa di produzione Brandywine Productions, Dune Entertainment, Scott Free Productions 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Dariusz Wolski 
Montaggio Pietro Scalia 
Musiche Marc Streitenfeld 
Scenografia Arthur Max 

Interpreti e personaggi 
Noomi Rapace: Elizabeth Shaw 
Michael Fassbender: David 
Charlize Theron: Meredith Vickers 
Idris Elba: Capitano Janek 
Guy Pearce: Peter Weyland 
Logan Marshall-Green: Charlie Holloway 
Sean Harris: Fifield 
Rafe Spall: Millburn 
Emun Elliott: Chance 
Benedict Wong: Ravel 
Patrick Wilson: padre di Elizabeth Shaw 
Kate Dickie: Ford 
 
Doppiatori italiani 
Domitilla D'Amico: Elizabeth Shaw 
Francesco Prando: David 
Roberta Pellini: Meredith Vickers 
Roberto Draghetti: Capitano Janek 
Claudio Sorrentino: Peter Weyland 
Alessandro Budroni: Charlie Holloway 
Luciano Roffi: Fifield 
Luigi Ferraro: Millburn 
Vittorio Guerrieri: Chance 
Mino Caprio: Ravel 
Roberta Greganti: Ford 

lunedì 26 marzo 2012

Priscilla - La regina del deserto - Il musical

Priscilla è un vecchio autobus (che diventerà rosa nel corso del viaggio) scassato sul quale viaggiano tre Drag Queens per raggiungere Alice Springs (nel centro del nulla australiano) da Sydney. Ma perché di questo viaggio? La scusa ufficiale è che Tick (in arte Mitzi) ha trovato per se e le altre due sue amiche Bernadette (in origine Ralph) e Felicia (nata Adam) un ingaggio al Casinò di Alice Springs per esibirsi. La vera ragione è che Tick, una volta etero, ha avuto un figlio, Benji, da Marion, la sua ex moglie, che ora gestisce il casinò ed ha deciso di vederlo per la prima volta, adesso che ha sei anni.
Tre persone dai caratteri diversi si imbarcano in questo viaggio, ognuna per motivazioni diverse. Tick per vedere il figlio, Bernadette, la più carismatica del gruppo, per riprendere in mano una vita di successi lasciata andare, e Felicia, la più estrosa, per cantare un brano di Madonna sulla cima di Ayers Rock vestita di lustrini e paillettes.
Un viaggio on the road che parla di amicizia, famiglia, sentimenti, tolleranza e vita.

Nel 1994 Stephan Elliot portava sul grande schermo le avventure di tre Drag Queens disperse nel deserto australiano trovando supporto in attori, all'epoca poco noti, come Hugo Weaving (Matrix, Il Signore degli anelli, V per Vendetta) e Guy Pearce (Memento), ma, sopratutto, Terence Stamp (simbolo della mascolinità degli anni '70 e '80). Il mix messo da loro in opera, supportato da un'ottima sceneggiatura ed una grande colonna sonora, ha dato vita ad un fenomeno esploso in quell'anno ed in continua espansione ancora oggi.
Tanto fragorosa è stata l'esplosione che oggi dal film è stato tratto un musical di Broadway. 25 canzoni, tra appartenenti originalmente al film e nuovi innesti, 500 sgargianti costumi, incorniciano le prestazioni di un cast spettacolare sul palco del Teatro Ciak di Milano, presso la Fabbrica del Vapore. Lo spettacolo sta facendo il giro del mondo, Londra, New York, Milano, Sidney, tutto con lo stesso formato. Gli spettatori di tutto il mondo possono ammirare le scenografie, le coreografie, di Ross Coleman e Andrew Hallsworth, ed i costumi e rimanerne estasiati. La messa in scena e l'adattamento teatrale di un film cult ha trasceso qualsiasi immaginazione e catapulta lo spettatore nel mezzo dei sentimenti che attraversano il palco. Il plus di cui è dotato lo spettacolo milanese è che, oltre ad essere recitato in italiano, tutti i brani sono cantati in lingua originale e le musiche eseguite dal vivo, dalla band in sottovuoto. Gli attori, le cantanti, i coristi tutti sono eccezionali, ma le parole non bastano per farvi capire quanto. Coinvolgenti, espressivi, emozionanti per tutti i 130 minuti dello show. 130 minuti che passano in un attimo, proprio come vuole la teoria del tempo relativo. Colori, voci, balletti, luci, musica si rivelano azzeccati e sorprendenti.
Sinceramente spendere parole sul singolo attore non è neanche giusto. Se i tre protagonisti Antonello Angiolillo, Simone Leonardi, Mirko Ranù sono quelli che mettono la faccia per più tempo sul palco tutti gli altri membri del cast sono alla loro altezza. Le tre Divas, Valentina Ferrari, Loredana Fadda ed Elena Nieri, coloro che permettono di realizzare "l'effetto playback" presente nel film, hanno voci angeliche ed espressività grandiose. I coprotagonisti sono bravi ed ironici. Tutti gli ingranaggi funzionano a meraviglia. Ma come non citare il protagonista assoluto? Priscilla, il bus, è una sorpresa scena dopo scena, da grigio verrà dipinto di rosa, fino a diventare vero proprio traino narrativo della vicenda. Grazie alle trovate tecnologiche che sono state applicate a questo personaggio la storia scorre in modo impeccabile, per capire di quello che parlo lo dovete vedere.
La regia di Dean Bryant chiude il cerchio. Mai pesante, mai rallentata, offre brio e freschezza per tutto lo spettacolo e lo spettatore ringrazia.

Sia come sia Priscilla non è solo uno spettacolo divertente e colorato. E' un modo per veicolare un messaggio. Anzi più di uno. Un papà diverso dalla norma, divorziato, è comunque sempre un padre che vuole bene a suo figlio. Gli intolleranti, che sono ovunque nel mondo, possono ferire le persone contro cui si scagliano, ma non potranno mai abbatterle. Sarà la società a cambiare per accogliere le Drag Queens, i diversi dalla massa, ed espellere, come pus virulento, i razzisti e gli intolleranti. E' bello vedere che in una città come Milano, a botte di 1000/1500 persone a spettacolo riusciamo a recepire il messaggio e proviamo a diffonderlo sensibilizzando gli altri. L'opera di Priscilla è come la goccia d'acqua sulla roccia. Poco alla volta scava nelle coscienze e le risveglia.

Non avete visto il film? Andate a teatro e vedetevi lo show.
Avete visto il film? Non siete ancora andati a teatro a vedervi lo show? Avete tempo fino al 30 di Aprile 2012.

Priscilla - La regina del deserto il musical

Teatro Ciak - Priscilla Palace - Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4, Milano

regia di Dean Bryant

Interpreti e personaggi

Antonello Angiolillo TICK
Simone Leonardi BERNADETTE
Mirko Ranù ADAM
Maurizio Arena BOB
Elena Nieri DIVAS
Loredana Fadda DIVAS
Valentina Ferrari DIVAS
Alice Mistroni MARION
Giada D'Auria CYNTHIA
Elisa Musso SHIRLEY
Andrea Verzicco MISS UNDERSTANDING
Cesar Josè Piombo JIMMY - ENSEMBLE
Gianluca Sticotti FARRAH/YOUNG BERNADETTE - ENSEMBLE
Gianluca Briganti FRANK - ENSEMBLE
Nicola Ciulla ENSEMBLE
Aldo Esposito ENSEMBLE
Luciano Guerra ALTERNANTE ADAM e ENSEMBLE
Massimiliano Barbato ENSEMBLE
Andrea Rossi ENSEMBLE
Samuele Cavallo ENSEMBLE
Thomas Signorelli DANCE CAPTAIN - SWING
Dania Mansi COVER/SWING
Elisa Colummi COVER/SWING
Roberto Archetti SWING
Cristian Maiolino SWING
Riccardo Lardinelli BENJI
Alessandro Bendinelli BENJI
Kevin Palmieri BENJI
Eric Sarzano BENJI

venerdì 10 settembre 2010

Memento

Leonard Shelby ha un problema: ha perso la capacità di assimilare i ricordi a breve termine. La sua memoria si ferma subito dopo aver assistito, nel bagno di casa sua, allo stupro ed all'assassinio della moglie da parte di due malviventi. Ucciso il primo è stato tramortito dal secondo che è fuggito. Si ricorda solo che è successo, non si ricorda quanto tempo è passato dall'evento.
La sua vita è, ora, alla ricerca del secondo uomo intrufolatosi a casa sua; è in cerca di cieca vendetta.
Con rigore e metodo ha trovato il modo di fermare qualche ricordo. Il suo aiuto immediato è una macchina fotografica polaroid con l'aiuto della quale fissa volti, luoghi, oggetti che gli devono essere familiari. Il secondo aiuto è il tatooismo. Da solo o con l'aiuto, di tatuatori professionisti, incide le informazioni riservate, che non devono essere perse, sul suo corpo.

Il film è un classico plot di vendetta personale contro qualcuno che ti ha procurato del male. Niente di nuovo. L'intuizione dei fratelli Nolan, registra e sceneggiatore, è il farci vivere la vicenda come la vive il protagonista. Partendo dalla fine del film costruiamo a poco a poco gli indizi che hanno portato il protagonista a vivere quel momento: il focus per lui, l'inizio della vicenda per noi.
Per il tipo di montaggio scelto, in cui l'ultima scena in ordine cronologico ci viene mostrata per prima, poi la prima, poi la penultima, poi la seconda, e via ad oltranza, la scena finale del film viene a trovarsi nella parte centrale della pellicola.
Data la peculiare costruzione dell'intreccio il susseguirsi degli eventi potrebbe non risultare completamente chiaro alla prima visione, sopratutto se distratta e non concentrata, ma in aiuto ci viene il regista stesso che nella versione in DVD ha accluso un secondo disco, in cui i fatti sono narrati in ordine cronologico.
Con la nuova struttura il film perde tutto il suo fascino e si riduce ad essere una pellicola come tante, anche se ben girata.
Il protagonista è interpretato da Guy Pierce che riesce a dare il giusto spessore e l'idea della lucida follia in cui è immerso Leonard. Carrie Ann Moss, la quale ha vinto premi per la sua interpretazione femminile, è Nathalie, una ragazza con la quale Leonard entra in contatto per vie traverse, ma, a mio inutile parere, non mostra quella brillantezza proposta con altri ruoli.

Un film che ci apre uno spiraglio su come la nostra vita è costruita da sequenze di eventi rassicuranti, che il nostro cervello assimila. Senza di esse il susseguirsi dei nostri giorni diverrebbe una sequenza di fatti ingestibili, nonostante la presenza in essi di un scopo, la vendetta in questo caso, che ci invita a cercare di dargli un ordine.

Da vedere, rigorosamente nella versione originale.

Titolo originale Memento

Anno 2000
Durata 113 min

Genere drammatico, thriller
Regia Christopher Nolan
Soggetto Jonathan Nolan
Sceneggiatura Christopher Nolan, Jonathan Nolan

Interpreti e personaggi
Guy Pearce: Leonard Shelby
Carrie-Anne Moss: Natalie
Joe Pantoliano: Teddy Gammell
Mark Boone Junior: Burt Hadley
Jorja Fox: Catherine Shelby
Stephen Tobolowsky: Sammy Jankis
Harriet Sansom Harris: Signora Jankis