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venerdì 15 settembre 2017

Pom Poko

Due fazioni di tanuki sono in lotta tra loro per le residue risorse del bosco di Tama. Gli umani, per realizzare il progetto di espansione urbanistica Tama New Town, stanno deforestando i boschi e livellando monti e colline. Il paesaggio sta cambiando e tutti gli animali che vivono nel bosco ne stanno soffrendo.
I tanuki sono gli unici che, sfruttando la loro capacità di cambiare forma, possono cercare di contrastare, per tutti, gli eventi. Ritiratisi con i loro saggi in un Tempio a loro dedicati, cercano di definire una strategia per fermare i lavori. Le fazioni in battaglia cercano di allearsi per affrontare gli umani e procurare il cibo necessario al mantenimento del branco.
La lotta sarà impari e difficile, ma insegnerà a tutti qualcosa.

Pom Poko è un film del 1994, prodotto dallo Studio Ghibli, e sceneggiato e diretto da Isao Takahata su un'idea di Hayao Miyazaki. Miyazaki voleva realizzare un film che avesse una minima continuità con il suo lavoro precedente, Porco Rosso, e decise di rinverdire il mito dei tanuki. Come in Kurenai no Buta il suo protagonista era (per diverse ragioni) un maiale antropomorfo, qui troviamo i tanuki (quelli che noi conosciamo come orsetti lavatori) che, secondo la tradizione giapponese, possono mutare forma a loro piacimento. In Giappone, questo animale, è considerato incarnazione di un dio ed a lui vengono dedicati templi (un po' come alle volpi). Da questo spunto, Takahata, imbastisce una storia che ci mostra tre versioni grafiche dei tanuki; la prima è quella naturale, ogni volta che entrano in contatto con gli umani, la seconda quella antropomorfa (dominante nel film), che usano per interagire tra di loro, ed una stilizzata, per rappresentarli quando sono stanchi, ubriachi o contusi da una lotta.
Come molti film dello Studio Ghibli, anche Pom Poko ha un messaggio da trasmettere, in modo insistente, persino parlando direttamente con lo spettatore, da trasmettere: la natura va rispettata. Le espansioni urbane sembrano essere necessarie per ospitare nuove famiglie e nuove persone, ma arrecano danni a creature indifese che sono costrette ad una lotta impari per sopravvivere. Qui, i tanuki possono sabotare i macchinari, spaventare gli operai, cercare di allontanare i residenti, ma nella realtà questo non accade. Gli animali vengono schiacciati, uccisi, spappolati o scacciati quando gli va bene. Ciò succede in tutto il mondo, in Giappone, dove la disponibilità di terreno pianeggiante per le costruzioni è ridotta, purtroppo, per far fronte alla crescita demografica, abbattere foreste e deturpare zone montane è, ritenuto, necessario.



Il film affronta la tematica in modo diretto e, a volte, crudo, ma, ogni tanto, si perde in ripetizioni non necessarie che allungano il minutaggio senza un perché reale. Il film rasenta le due ore piene. E' stato il lungometraggio più visto in Giappone nel 1994 ed ha vinto numerosi premi, ma, visto oggi, con una trentina di minuti in meno ci avrebbe guadagnato. Nonostante questo, uno sforzo che si compie volentieri vista l'amabilità degli animali rappresentati ed il grande spessore dell'animazione, il film risulta sempre godibile e coinvolgente. Si impara molto, anche se con dialoghi e narrazioni troppo rapide (a dispetto della lunghezza della pellicola) sulla tradizione giapponese, sulle loro leggende e sulle religioni che convivono nel Paese del Sol Levante. Azzeccate le voci fuori campo, coinvolgono e fungono da collante tra gli eventi in modo indispensabile.



E' un film da vedere, almeno una volta, per recepire il messaggio e sentirci colpevoli di quanto stiamo facendo al nostro pianeta. Se poi ci spinge ad agire, anche nel nostro piccolo, per rispettarlo di più è una vittoria da accogliere con piacere.


Titolo originale 平成狸合戦ぽんぽこ (Heisei tanuki gassen Ponpoko)

Lingua originale giapponese 
Paese di produzione Giappone 
Anno 1994 
Durata 119 min 
Rapporto 1.85:1 
Genere anime

Regia e  Sceneggiatura Isao Takahata 

Soggetto Kenji Miyazawa (racconto) Hayao Miyazaki (idea)
Produttore Ned Lott, Toshio Suzuki, Yasuyoshi Tokuma 
Produttore esecutivo Hayao Miyazaki 
Casa di produzione Studio Ghibli 
Distribuzione (Italia) Lucky Red 
Montaggio Takeshi Seyama 
Scenografia Kazuo Oga 

Doppiatori originali

Shinchô Kokontei: Narratore
Makoto Nonomura: Shoukichi
Yuriko Ishida: Okiyo
Norihei Miki: Seizaemon
Nijiko Kiyokawa: Fireball Oroku
Shigeru Izumiya: Gonta
Gannosuke Ashiya: Inugami Gyobu
Takehiro Murata: Bunta

Doppiatori italiani

Carlo Valli: Narratore
Paolo Vivio: Shoukichi
Gemma Donati: Okiyo
Saverio Moriones: Seizaemon
Marzia Ubaldi: Fireball Oroku
Marco De Risi: Gonta
Manfredi Aliquò: Hayashi
Giorgio Favretto: Inugami Gyobu
Gianluca Crisafi: Bunta
Dante Biagioni: Bonzo Tsurukame
Paolo Lombardi: Kincho VI
Valerio Ruggeri: Il pelato di Yashima
Fabio Boccanera: Tamasaborou
Oreste Baldini: Kitsune

martedì 8 marzo 2016

Quando c'era Marnie - 思い出のマーニー

Una bambina con problemi di asma, Anna, viene mandata dalla zia adottiva da Sapporo in un paesino dell'Hokkaido per ristabilirsi.
Qui, nella natura incontaminata degli acquitrini, dominata da un faro, dicono, infestato dai fantasmi, tra gente semplice e parenti molto gentili, riesce a liberare la sua passione per il disegno ed ad incontrare una misteriosa ragazza bionda. Marnie, che abita in una casa, all'apparenza abbandonata, al di la dell'acquitrino la coinvolgerà nelle sue avventure e riuscirà ad aprirne il carattere chiuso e sfiduciato. Marnie, però, sembra nascondere un segreto: quale potrebbe essere?

L'ultimo film dello Studio Ghibli. L'ultimo veramente per lo studio cinematografico giapponese, ultimo rimasto a realizzare kolossal d'animazione disegnati a mano; e una lacrimuccia ci scappa. L'ultimo, ma anche il primo a non vedere il nome di Miyazaki, e di Isao Takahata,  tra i crediti operativi del film. Il Maestro si è limitato ad affidare nelle mani del suo allievo Hiromasa Yonebayashi, che poi lascerà lo Studio a film terminato, tutto il progetto ed a vedere come sarebbe stato realizzato. Yonebayashi, regista e sceneggiatore, ha voluto viaggiare in un solco nel terreno parallelo, molto vicino, a quello classico delle storie Ghibli. Ha mantenuto lo stile grafico classico, ha realizzato fondali curati e perfettamente particolareggiati, praticamente dei quadri di altissimo livello, ed ha preso spunto da una storia d'ambientazione molto Ghibli. Assistiamo, infatti, alla crescita caratteriale di una bambina, traumatizzata da piccola dalla perdita dei genitori e dal suo affido ad una zia, che da molto chiusa, grazie all'aiuto della misteriosa Marnie, riesce ad aprirsi ed esprimere i suoi sentimenti. Abbiamo il viaggio, nella più classica delle vetture stracariche di oggetti vari, verso la natura, lasciando alle spalle la metropoli. Però, qui, abbiamo anche la prima ambientazione originale. Yonebayashi, contro il parere di Miyazaki, si gioca la carta Hokkaido: è la prima volta che queste lande appaiono in un titolo Ghibli. Se le gioca bene. Sono paesaggi inconsueti, ma ben adatti alla ricerca interiore a cui Anna è destinata. Intrigante è il contrasto culturale tra la vita contadina, di paese, con le case e gli edifici classici giapponesi e la villa isolata, tipica costruzione di stile europeo, come la vita che gli eventi che vi si svolgono.
Se il regista punta a riprendere i paesaggi di ampio respiro, tipici, lo fa mettendoci del suo. Il cielo diventa una sfida personale. Deve essere il cielo Ghibli, deve essere riconoscibile, ma deve essere anche rappresentazione dell'animo di Anna. Deve trasmettere allo spettatore i turbamenti interiori della protagonista e deve rivelarne l'epifania al momento opportuno. Basandosi sulle parole scritte nel romanzo originale, Yonebayashi decide, opportunamente, che il suo cielo sarà "perlaceo". Sarà il suo marchio definitivo nell'opera.

Altra parola scelta come chiave di lavoro è stata "normale". Normale deve essere il viso di Anna e, a dispetto dell'aggettivo, disegnare un viso normale, con tutte le sue declinazioni ed espressioni, non è una battaglia semplice. Il fatto che durante la visione del film il viso di Anna ci appaia normale è una vittoria grafica e lavorativa per tutto lo sta, ma, sopratutto, per il character designer Masashi Ando.

Altra parola scelta come chiave di lavoro è stata "normale". Normale deve essere il viso di Anna e, a dispetto dell'aggettivo, disegnare un viso normale, con tutte le sue declinazioni ed espressioni, non è una battaglia semplice. Il fatto che durante la visione del film il viso di Anna ci appaia normale è una vittoria grafica e lavorativa per tutto lo sta, ma, sopratutto, per il character designer Masashi Ando.


Non possono mancare, in un film dal livello grafico così alto, adeguati brani per una colonna sonora di rispetto. Takatsugu Muramatsu si è trovato di fronte ad un lavoro intrigante e turbolento. Ha scelto di uscire dagli schemi classici delle composizioni sinfoniche e di sperimentare alcune soluzioni musicali intriganti. Ha avuto successo.
Azzeccata anche la scelta della traccia cantata. Il regista ha ricevuto una canzone autobiografica, in lingua inglese, da una cantate americana di nome Priscilla Ann. La ragazza, conosciuta nel suo Paese per un genere musicale un po' diverso, appena ha avuto notizia che in Ghibli stavano realizzando questo film ha deciso di inviare loro una vecchia canzone mai pubblicata. A volte la vita è proprio come un film, anche se più spesso sono le storie di fantasia a pescare dalla vita vera, ed il suo brano si è rivelato perfetto per le atmosfere di Omoide no Mānī.

E' un film Ghibli ed è l'ultimo. E' una scelta coraggiosa. E' una narrazione piacevole anche se, a piccoli tratti, ridondante. Il colpo di scena finale è tanto rivelatore quanto delicato.

 Quando c'era Marnie è un film da vedere per gli amanti dell'animazione disegnata a mano, calda, viva a prescindere. Ha la classica delicatezza dei film che lo hanno preceduto, contiene qualche piccola ingenuità (come l'unica scena in cui sembra esserci un'aggiunta computerizzata) e ci permette di scoprire un Giappone rurale ancora vivo e sempre affascinante. Non è nella top five dei miei film Ghibli, ma merita molta considerazione.

Quando c'era Marnie, è da vedere con calma e pazienza, gustandosi ogni disegno.

Quando c'era Marnie è la fine di un'epoca. E' la fine di un sogno. E' la fine di una visione e di un modo di creare animazione.

Miyazaki era l'unico che aveva la forza e l'onestà intellettuale per arrivare fino a questo punto e dire: "Ho un'età, è il caso che smetta". Ma non l'ha detto per disillusione. Ha compiuto il gesto per poter continuare a realizzare i suoi sogni su carta in un altro modo. Ha formato artisti che cresceranno e ne formeranno altri che lavoreranno con tecnologie sempre più nuove, a costi sempre più abbordabili, ma con un'anima a sostenerli. Miyazaki ha detto basta ad un sistema economicamente troppo oneroso. Studio Ghibli si trasformerà, diventerà altro nelle mani di suo figlio e dei suoi eredi artistici.  Lui è al lavoro su un manga che aveva nel cassetto da decenni e che realizzerà con la sua cura maniacale. Noi lo leggeremo quando sarà pronto a mostrarcelo. Oltre a questo è all'opera per realizzare un corto in CGI, chissà se la sua sensibilità riuscirà a permeare anche gli algoritmi di un computer? Vedremo cosa diventerà lo Studio Ghibli in futuro, al momento gustiamoci Quando c'era Marnie, anche se in patria gli incassi cinematografici non hanno premiato le scelte coraggiose operate dal regista.

Quando c'era Marnie è la chiusura di un cerchio ed il punto di partenza per qualcosa di nuovo.
Quando c'era Marnie è un film da vedere per gli amanti dell'animazione disegnata a mano, calda, viva a prescindere. Ha la classica delicatezza dei film che lo hanno preceduto, contiene qualche piccola ingenuità (come l'unica scena in cui sembra esserci un'aggiunta computerizzata) e ci permette di scoprire un Giappone rurale ancora vivo e sempre affascinante. Non è nella top five dei miei film Ghibli, ma merita molta considerazione.

Quando c'era Marnie, è da vedere con calma e pazienza, gustandosi ogni disegno.

Quando c'era Marnie è la fine di un'epoca. E' la fine di un sogno. E' la fine di una visione e di un modo di creare animazione.

Miyazaki era l'unico che aveva la forza e l'onestà intellettuale per arrivare fino a questo punto e dire: "Ho un'età, è il caso che smetta". Ma non l'ha detto per disillusione. Ha compiuto il gesto per poter continuare a realizzare i suoi sogni su carta in un altro modo. Ha formato artisti che cresceranno e ne formeranno altri che lavoreranno con tecnologie sempre più nuove, a costi sempre più abbordabili, ma con un'anima a sostenerli. Miyazaki ha detto basta ad un sistema economicamente troppo oneroso. Studio Ghibli si trasformerà, diventerà altro nelle mani di suo figlio e dei suoi eredi artistici.  Lui è al lavoro su un manga che aveva nel cassetto da decenni e che realizzerà con la sua cura maniacale. Noi lo leggeremo quando sarà pronto a mostrarcelo. Oltre a questo è all'opera per realizzare un corto in CGI, chissà se la sua sensibilità riuscirà a permeare anche gli algoritmi di un computer? Vedremo cosa diventerà lo Studio Ghibli in futuro, al momento gustiamoci Quando c'era Marnie, anche se in patria gli incassi cinematografici non hanno premiato le scelte coraggiose operate dal regista.

Quando c'era Marnie è la chiusura di un cerchio ed il punto di partenza per qualcosa di nuovo.
Titolo originale 思い出のマーニー (Omoide no Mānī)

Paese di produzione Giappone 
Anno 2014 
Durata 103 min 
Genere animazione 

Regia Hiromasa Yonebayashi 

Soggetto Hiromasa Yonebayashi, Keiko Niwa, Masashi Ando 
Produttore Toshio Suzuki 
Casa di produzione Studio Ghibli 
Distribuzione (Italia) Lucky Red 
Character design Masashi Ando 
Animatori Masashi Ando 
Musiche Takatsugu Muramatsu 
Tema musicale Fine on the Outside di Priscilla Ahn 

Doppiatori originali

Kasumi Arimura: Marnie
Sara Takatsuki: Anna
Nanako Matsushima: Yoriko Sasaki
Susumu Terajima: Kiyomasa จญiwa
Toshie Negishi: Setsu จญiwa
Ryoko Moriyama: Anziana signora
Kazuko Yoshiyuki: Nutrice
Hitomi Kuroki: Hisako
Hana Sugisaki: Sayaka
Hiroyuki Morisaki: Professore d'arte
Yo Oizumi: Dottor Yamashita
Ken Yasuda: Toichi
Takuma Otoo: Rappresentante di quartiere
Shigeyuki Totsugi: Gentiluomo

Doppiatori italiani

Sara Labidi: Anna
Benedetta Gravina: Marnie
Chiara Fabiano: Marnie da bambina
Claudia Catani: Yoriko
Daniela Debolini: Setsu
Sergio Lucchetti: Kiyomasa
Antonella Giannini: Hisako
Agnese Marteddu: Sayaka
Virginia Brunetti: Nobuko
Alessandra Chiari: signora Kadoya
Doriana Chierici: balia
Tiziana Avarista: signora
Vittorio De Angelis: padre di Marnie
Sabrina Duranti: madre di Marnie
Ermanno Ribaudo: Toichi
Edoardo Nordio: dottor Yamashita
Nicola Braile: professore di disegno
Leonardo Caneva: Takeshi
Raffaele Carpentieri: Kazuhiko
Benedetta Ponticelli: Emiri
Laura Cosenza: madre di Sayaka
Sacha De Toni: addetto del Comune

venerdì 15 gennaio 2016

Oscar 2016 - Le nomination


28 febbraio 2016. Quella sarà la data in cui Leonardo DiCaprio alzerà il suo Oscar al cielo. Dopo tanti tentativi a vuoto, dal primo con Titanic in poi, finalmente ce la farà. E' designato. Non ha nessuno contro, con tutto il rispetto per Bryan Cranston, Matt Damon, Michael Fassbender ed Eddie Redmayne. E se non ce la fa quest'anno... non so quando gli ricapiterà.
Son qui che aspetto
Tra i film molte possibilità per The Revenant ed il ponte delle spie. Grande speranza per Mad Max, ma il film è troppo di nicchia, troppo anni '80 del secolo scorso, anche se realizzato veramente bene. Infatti, spero che come Miglior regista ce la faccia George Miller, anche a discapito di Inarritu a caccia della storica doppietta. Spiace, in questa categoria, la mancanza della nomination a Ridley Scott. Se The Martian è così ben fatto, mi spiace che il riscatto del regista di Alien non passi per questa serata.

Completamente cieco assimilo le candidature per la Miglior attrice femminile: Cate Blanchet, Brie Larson, Jennifer Lawrence, Charlotte Rampling, Sarisse Ronan. Mi gusterò la sorpresa.
Cado o non cado?
Come noto tra gli Attori non protagonisti sostengo a piè pari lo Stallone italiano, tra le donne sarà una bella lotta. Veramente incerta la vittoria tra Jennifer Jason Leigh, Rooney MaraRachel McAdamsAlici VikanderKate Winslet.

Per i premi tecnici tifo, ovviamente, Star Wars Episodio VII. Mi auguro che la nuova avventura ai confini della Forza porti al film di J.J. Abrams almeno quattro statuette. L'unica che mi auguro non vinca è quella per Miglior colonna sonora. Williams è un mostro sacro, ma Morricone... E' puro tifo da stadio.
Eddai!
Ultima categoria tra le principali e Miglior film d'animazione. Scontata la vittoria di Inside Out, della Disney. Mi auguro, comunque, in una sorpresa, un colpo di coda, da parte Quando c’era Marnie, film d'addio dello Studio Ghibli.

Ecco a voi tutte le nomination.

MIGLIOR FILM
La grande scommessa
Il ponte delle spie
Brooklyn
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant 

Room
Il caso Spotlight

MIGLIOR REGISTA
Adam McKay (La grande scommessa)
George Miller (Mad Max: Fury Road)
Alejandro G. Inarritu (The Revenant)
Lenny Abrahamson (Room)
Tom McCarthy (Il caso Spotlight)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Cate Blanchet
Brie Larson
Jennifer Lawrence
Charlotte Rampling
Saoirse Ronan

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Bryan Cranston
Matt Damon
Leonardo DiCaprio
Michael Fassbender
Eddie Redmayne

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Christian Bale
Tom Hardy
Mark Ruffalo
Mark Rylance
Sylvester Stallone

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Jennifer Jason Leigh
Rooney Mara
Rachel McAdams
Alciia Vikander
Kate Winslet

MIGLIOR COLONNA SONORA
Il ponte delle spie
Carol
The Hateful Eight
Sicario
Star Wars: Il risveglio della Forza

MIGLIOR FILM STRANIERO
Embrace of the Serpent (Colombia)
Mustang (Francia)
Son of Saul (Ungheria)
Theeh (Giordania)
A War (Danimarca)

MIGLIOR MONTAGGIO
The Big Short
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Il caso Spotlight
Star Wars: Il risveglio della Forza

MIGLIOR EFFETTI SPECIALI
Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: Il risveglio della Forza

MIGLIOR SCENOGRAFIA
Il ponte delle spie
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian
Room

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Il ponte delle spie
Ex Machina
Inside Out
Il caso Spotlight
Straight Outta Compton

MIGLIOR SONORO
Il ponte delle spie
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: Il risveglio della Forza

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE
Mad Max: Fury Road
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
The Revenant

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Ave Maria
Day One
Everything Will Be Okay (Alles Wird Gut)
Shok
Stutterer

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE
Bear Story
Prologue
Sanjay’s Super Team
We Can’t Live without Cosmos
World of Tomorrow

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Anomalisa
Boy and the World
Inside Out
Shaun the Sheep Movie
Quando c’era Marnie

CANZONE ORIGINALE
Earned it ì(Cinquanta sfumature di grigio)
Manta Ray (Racing Extinction)
Simple Song #3 (Youth)
Til it Happens To you (The Hunting Ground)
Writing’s on the wall (Spectre).

MIGLIORE FOTOGRAFIA
Carol
The Hateful Eight
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Sicario

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
Body Team 12
Chan, beyond the Lines
Claude Lanzman: SPectres of the Shoah
A Girl in the River: The Price of Forgiveness
Last Day of Freedom

DOCUMENTARI
Amy
Cartel land
The Lookf of Silence
What Happened
Miss Simone; Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom

MIGLIORI COSTUMI
Carol
Cinderella
The Danish Girl
Mad Max: Fury Road
The Revenant

MONTAGGIO SUONO
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Sicario
Star Wars: Il risveglio della Forza 

giovedì 10 ottobre 2013

La collina dei papaveri

Yokohama. 1963. La seconda guerra mondiale è finita da tempo, ma il Giappone ancora sta cercando di risollevarsi dalla devastazione. Lo spirito di rinnovamento è tale che tutto ciò che è vecchio viene considerato inutile, sulla spinta anche dei giochi della XVIII Olimpiade di Tokyo che avranno luogo nel 1964. Un esempio della voglia di rinnovamento eccessivo è la decisione di abbattere uno storico palazzo all'interno di un comprensorio scolastico. Il "Quartier Latin" è la seconda casa per molti studenti che qui studiano, fondano club, scrivono per il giornale scolastico e socializzano.
Umi, ragazza di 16 anni che ha perso il padre in mare durante la guerra di Corea, tutte le mattine innalza le bandiere, dalla sua casa sulla collina, per augurare ai naviganti nel mare di Yokohama buona navigazione.
Shun, 17 anni e figlio di un pescatore, è uno studente della stessa scuola di Umi, frequenta il Quartier Latin e tutte le mattine arriva al porto di Yokohama sul rimorchiatore del padre e risponde alle bandiere di Umi issandone altrettante sulla barca del padre.
Entrambi si troveranno, tra sentimenti adolescenziali, a lottare per la sopravvivenza del Quartier Latin e degli ideali di una generazione.

Il film ha avuto una lavorazione travagliata e ne risente nella resa grafica. Tutto sommato però, le scelte operate da Goro Miyazaki possono vedersi come un'impostazione diversa e danno un'impronta personale al film. Sto parlando dei fondali di ogni scena. Solitamente nei film dello Studio Ghibli la cura per l'animazione degli sfondi è maniacale, in quest'opera ogni sfondo risulta essere come un dipinto. Ognuno di essi è dettagliato, colorato e coinvolgente, ma non vi è alcuna animazione, nemmeno quando soffia forte il vento che garrisce le bandiere. Sono, appunto, solo le bandiere a sventolare e nessun albero o fiore ad ondeggiare. Tutto questo è, presumibilmente, dovuto sia ai ritardi congeniti che si sono accumulati nel 2010 nella lavorazione del film sia ai black out dovuti al maremoto del Tohoku del 2011. Narra la leggenda che gli animatori lavorassero di notte e dormissero di giorno per ridurre al minimo i rischi per possibili interruzioni.
La rosa dei personaggi secondari è molto ampia. Si va dai residenti nell'ostello della nonna di Umi ai compagni di scuola passando per pescatori e professori. Ogni personaggio è delineato con capace mano sia a livello grafico che caratteriale.
I due protagonisti sono persone semplici e gentili, che cercano di capire i loro sentimenti e che si trovano coinvolti in segreti sepolti da quasi venti anni.
La trama, quindi, nasconde più livelli di lettura che si intrecciano senza complicare la vita allo spettatore e che, anzi, rendono il film piacevole.
Azzeccata la scelta, nel doppiaggio italiano, di utilizzare forme di linguaggio arcaiche e desuete. Permette una maggiore immedesimazione nel periodo storico ricercato dal regista e degli sceneggiatori (che sono Hayao Miyazaki, Keiko Niwa).

La seconda prova di Goro alla regia. Dopo il tanto bistratto, per quanto originale ed interessante, I racconti di Terramare eccolo alle prese con una storia più sentimentale e nostalgica. Un buon film, premiato anche come Miglior film animato dell'anno nel 2012 con il 35° Awards of the Japanese Academy.
Consigliato per una serata con un film d'animazione che parla al cuore ed alla ragione.

Lingua originale Giapponese 

Paese di produzione Giappone 
Anno 2011 
Durata 87 min 
Rapporto 1,85:1 
Genere animazione

Regia Goro Miyazaki 

Sceneggiatura Hayao Miyazaki, Keiko Niwa 
Produttore Toshio Suzuki 
Casa di produzione Studio Ghibli 
Distribuzione (Italia) Lucky Red 
Character design Katsuya Kondo 
Animatori Akihiko Yamashita, Atsushi Yamagata, Kitaro Kousaka 
Musiche Satoshi Takebe 

Doppiatori originali 
Masami Nagasawa: Umi 'Mer' Matsuzaki
Iunichi Okada: Shun Kazama
Jun Fubuki: Ryōko Matsuzaki
Keiko Takeshita: Hana Matsuzaki
Nao Omori: Kazama
Shunsuke Kazama: Shirō Mizunuma
Takashi Naito: Yoshio Onodera
Teruyuki Kagawa: dirigente capo Tokumaru
Yuriko Ishida: Hokuto Kitami
 
Doppiatori italiani 
Giulia Tarquini: Umi 'Mer' Matsuzaki
Lorenzo De Angelis: Shun Kazama
Roberta Paladini: Ryōko Matsuzaki
Aurora Cancian: Hana Matsuzaki
Sara Labidi: Sora Komatsuzaka
Andrea Di Maggio: Riku Matsuzaki
Alessio De Filippis: Shirō Mizunuma
Laura Romano: Hokuto Miki
Benedetta Ponticelli: Hirokōji Sachiko
Micaela Incitti: Makimura Saori
Letizia Ciampa: Yokoyama Nobuko
Giulia Franceschetti: Kato Yuuko
Roberto Draghetti: Kazama Akio
Luca Biagini: Onodera Yoshio
Giorgio Favretto: dirigente capo Tokumaru
Gianluca Crisafi: Yoshino
Sasha De Toni: Yamazaki
Dario De Rosa: Mimura
Gianfranco Miranda: Filosofo
Stefano Miceli: Retore
Alessandro Campaiola Ward: Chimico
 
Premi 
2012 - Miglior film animato dell'anno, 35° Awards of the Japanese Academy

martedì 29 novembre 2011

Il Maestro


Hayao Miyazaki, il Maestro del cinema d'animazione giapponese, è impegnato su tutti i fronti per contrastare l'utilizzo di energia nucleare nel suo Paese.
Questa foto lo ritrae durante una marcia di protesta nelle strade vicino agli studi dello Studio Ghibli.

lunedì 17 ottobre 2011

Arrietty

Nella periferia di Tokyo, a Kogenei, c'è una vecchia casa immersa nel verde. Qui vivono la governante, la signora Haru, e la sua datrice di lavoro la signora Sadako. Entrambe anziane si trovano ad ospitare in casa il giovane nipote di Sadako, gravemente malato di cuore, nelle settimane che precedono il suo intervento. Già dal suo arrivo Shō, questo il nome del ragazzino, nota qualcosa di strano in giardino. La notte ha la conferma: in quella casa vive una famiglia di gnomi.
Sotto il pavimento della villa, infatti, vive una famiglia di tre minuscole persone composta dal capofamiglia Pod, sua moglie Homily e la figlia quattordicenne Arrietty. Sono gli ultimi prendimprestito che vivono li. Nella notte, quando gli umani dormono, loro escono dalla loro piccola casa ed entrano nel mondo che vive sopra di loro. Prendono piccole porzioni di quello che gli serve per vivere e poi tornano a casa.
E' durante una di queste missioni che Arrietty viene vista da Shō. I due cercano di instaurare un'amicizia, nonostante le diffidenze e le difficoltà.

Una domenica mattina. Una proiezione praticamente privata (per cinque persone).
Hayao Miyazaki prende in prestito l'idea dal racconto Gli Sgraffignoli (The Borrowers) dell'autrice inglese Mary Norton (che già aveva ispirato il film I rubacchiotti di Peter Hewitt) per creare una delle sue storie più poetiche e delicate e la mette in mano al giovane regista Hiromasa Yonebayashi dello Studio Ghibli. Ne esce una storia delicata che racconta di un'amicizia, tra appartenenti a mondi diversi che entrano in contatto per caso, di rispetto per la natura, i prendimprestito utilizzano in modo nuovo e geniale gli oggetti che gli umani perdono, e di forte sentimento. Il film è pieno di scene contemplative, di momenti di stupore per le meraviglie che ci circondano ed è anche dotato di un pizzico d'azione. Se nel primo terzo di film la narrazione risulta essere un po' lenta, per permettere allo spettatore di entrare con delicatezza nel mondo di Arrietty, si velocizza con il passare dei minuti. Mantenendo un tono narrativo leggero, Miyazaki, ci parla dei problemi importanti del nostro mondo contemporaneo descritti in un microcosmo di cinque/sei persone. La diversità di rapporto con gli "gnomi" che intendono avere la signora Haru e Shō e sua zia sono le due facce dell'umanità di fronte all'ignoto. Con l'opposto, ma rispettoso, atteggiamento di Arrietty verso gli umani rispetto a quello dei suoi genitori l'autore mette in evidenza la necessita di un confronto tra mondi diversi, che non sempre sono come uno se li immagina.
La natura gioca un ruolo fondamentale anche in questo film Ghibli. Il dettaglio, la ricchezza di animali, insetti, alberi, fiori che si ritrova nel giardino della casa di Sadako riporta alla memoria il capolavoro del Maestro, Il vicino Totoro, tanto che ti aspetti di vedere far capolino anche il Gattobus.
L'unico vero appunto che si può muovere è sui titoli di testa. Per realizzarli è stato utilizzato davvero un font penoso, peccato.

Un film d'animazione disegnato a mano (con qualche inserto in computer grafica) che si differenzia notevolmente da qualsiasi altro film d'animazione americano, di quelli che continuano ad alternarsi sugli schermi dei multisala. Con quest'opera si vuole raccontare una storia delicata, come già detto fin poetica, che ci porta in un mondo contemporaneo, ma distante da quello in cui viviamo. Un tocco soffice che ci distrae dai momenti difficili di tutti i giorni e ci allieta un poco il cuore.

Grazie Maestro.

Titolo originale 借りぐらしのアリエッティ
Lingua originale Giapponese
Paese Giappone
Anno 2010
Durata 94 min
Genere Anime
Regia Hiromasa Yonebayashi
Sceneggiatura Hayao Miyazaki
Produttore Toshio Suzuki
Produttore esecutivo Hayao Miyazaki
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Storyboard Hiromasa Yonebayashi
Art director Noboru Yoshida
Youji Takeshige

Animatori Akihiko Yamashita
Megumi Kagawa

Musiche Cécile Corbel

Doppiatori originali
Mirai Shida: Arrietty
Ryunosuke Kamiki: Shō
Keiko Takeshita: Sadako
Kirin Kiki: Haru
Shinobu ōtake: Homily
Tomokazu Miura: Pod
Tatsuya Fujiwara: Spiller

Doppiatori italiani
Giulia Tarquini: Arrietty
Manuel Meli: Shō
Aurora Cancian: Sadako
Doriana Chierici: Haru
Barbara De Bortoli: Homily
Luca Biagini: Pod
Alessandro Campaiola Ward: Spiller

mercoledì 13 aprile 2011

Porco Rosso

Aggiornamento la 26.08.2014

Dopo più di tre anni ho rivisto il film. Il clima della grande depressione è veramente bene descritto. In un momento come questo vedere i pacchi di banconote con cui Marco paga Piccolo fa impressione. Ci si rende conto come le guerre fisiche siano state soppiantate da quelle economiche e come i risultati non siano meno deleteri per la popolazione civile.
Appartenere ad una certa fazione che siano i fascisti, all'epoca di Porco, o gli economisti, ai giorni nostri, assicura un solidità che non ha chi è fuori dal sistema. Ovviamente il sacrificio della libertà personale e di pensiero è uno scotto da pagare.
Vedere come Miyazaki abbia usato una figura tanto invisa al buddismo, il maiale, per rappresentare il buono dell'umanità è sempre sorprendentemente piacevole. Con gli anni ho imparato ad apprezzare le piccole chicche che il Maestro ha inserito nella sua opera, anche gli errori nelle scritte italiane e la non-Milano narrativa (che troppo somiglia alle città neo industriali più volte utilizzate nei film dello Studio Ghibli), ma questo continua ed essere uno dei film che meno sento dentro del grande regista giapponese. Nonostante tutto ho anche apprezzato la sua scelta non Disneyana di non spiegare le origini della maledizione che ha colpito Marco Pagot ed il mistero su come sia proseguita la relazione tra lui e Gina. Gina per la quale ho mantenuto una grande stima, sia come personaggio che per ciò che ha rappresentato il suo ruolo in quegli anni.

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Oh beh, ieri non ci siamo visti. Tra una maratona ad Assassin's Credd Brotherhood ed una cena tra amici non ho acceso il computer per scrivere il post. Spero non vi siate sentiti soli ed abbandonati. Per rimediare ecco qualche riga su Porco Rosso di Hayao Miyazaki.

Marco Pagot sopravvive ad una battaglia aerea durante la prima guerra mondiale mentre tutti i suoi compagni di battaglione perdono la vita. Dopo quello scontro assume, misteriosamente, le sembianze di un porco antropomorfo. Allergico al fascismo, del quale mostra dispregio pubblicamente, si trasferisce tra le isolette dell'Adriatico a vivere come cacciatore di taglie di pirati dell'aria. Lui ed il suo idrovolante rosso sono la minaccia più temuta di quella zona di mare, dai malvagi.
Uno scontro a tradimento con Donald Curtis, pilota di origini americane, lo obbliga a portare, via mare e via terra, il suo idrovolante a Milano per essere riparato. Nella ditta in cui effettua i rattoppi di solito lavora, ora, la nipote americana del proprietario: Fio Piccolo. 17 anni ed un grande ingegno per le macchine volanti, rimette a nuovo quello di Porco. Per via della presenza di spie fasciste intorno alla fabbrica e l'impossibilità di testare le prestazioni dell'aereo Fio si aggrega a Porco e sfuggono all'arresto decollando sui navigli.
Al rientro sull'Adriatico vi sarà la sfida che decreterà il miglior pilota di idrovolanti del Mediterraneo. Vincerà Porco Rosso, il cacciatore di taglie, o Donald Curtis, il pirata dell'aria?

Già nel lontano 1996, anno ci cui vidi per la prima volta Porco Rosso in giapponese, non ne rimasi favorevolmente impressionato. All'uscita nelle sale italiane il Novembre 2010 ho preferito passare la mano, la prima volta che lo faccio con un'opera di Miyazaki, ed ho attesso la pubblicazione in dvd.
La visione del film oggi mi conferma le sensazioni di incompletezza avute anni fa.
Partiamo dai risvolti positivi. L'accuratezza dei disegni, la fluidità dell'animazione, la brillantezza dei colori, la tenerezza espressa, l'ottima e varia colonna sonora, gli studi preparatori per la realizzazione di battaglie credibili ed, infine, l'ottimo doppiaggio italiano.
I negativi: Milano non è Milano, ma una città via di mezzo tra Londra, Parigi e Roma, le troppe domande senza risposta nel corso della pellicola. L'autore ci impone di accettare la maledizione di Porco senza cercare di capire come essa gli è stata inflitta e di non voler indagare sul finale della storia, aperto a supposizioni.
Un film adulto, avanti sui suoi tempi, come sempre per il Maestro, ma non all'altezza di altri suoi titoli.
Su Wikipedia, alla pagina dedicata al film, vengono messi in evidenza riferimenti a citazioni in cui lo spettatore si imbatte durante la visione:
Il nome del protagonista, Marco Pagot, è un omaggio ai fratelli Nino e Toni Pagot, famosi fumettisti italiani, creatori ad esempio del personaggio di Calimero, i cui figli Marco e Gi Pagot hanno collaborato con Miyazaki alla creazione della serie di animazione "Il fiuto di Sherlock Holmes".
Il primo pilota dei due caccia appartenenti alla grande nave da crociera è Francesco Baracca, che è realmente stato un grande aviatore italiano nella prima guerra mondiale a cui sono dedicati aeroclub e strade. Il secondo pilota è Adriano Visconti, asso della seconda guerra mondiale con dieci vittorie al suo attivo.
Un disegno della Mole Antonelliana compare nei titoli di coda.
Uno dei personaggi della storia è un aviatore ex commilitone di Porco Rosso di nome Ferrarin. Un aviatore di nome Arturo Ferrarin è realmente esistito e nel 1920 ha coperto per la prima volta il percorso aereo Roma-Tokyo. Ferrarin ha effettivamente pilotato, nella Coppa Schneider del 1926, l'idrocorsa Macchi M.39 con cui lo si vede in una scena affiancare il velivolo di Porco Rosso.
Quando Porco Rosso ripara il suo aereo lo porta dal costruttore dello stesso, la "Piccolo SPA", il cui titolare gli propone un nuovo motore (un FIAT A.S.2, vincitore della Coppa Schneider del 1926, vinta dall'italiano Mario De Bernardi) sui cui compare la scritta "Ghibli", soprannome del bimotore multiruolo della seconda metà degli anni trenta Caproni Ca.309. Il nome dello studio cinematografico fondato dal regista (Studio Ghibli) è infatti anche un tributo alla passione di Miyazaki per la storia dell'aeronautica.
Un "cameo" dello Studio Ghibli è presente anche durante la fuga in camion dalla polizia fascista in cui, oltre il finestrino del lato guida, si intravede un'insegna di una pensione, la "Pensione Ghibli".
Benché l'iconografia ed il merchandising posteriore al film lo identifichino come SIAI S.21 (citato anche erroneamente come Savoia S.21 o Savoia-Marchetti S.21), Porco Rosso pilota un idrovolante di fantasia ispirato a due velivoli realmente esistiti: il SIAI S.12/S.13 biplano idrovolante da ricognizione/caccia e il Macchi M.33 monoplano idrovolante da competizione. Il SIAI S.21 è, contrariamente a quello protagonista del film, un biplano.
"Mamma aiuto", nome di una delle bande di pirati, è una citazione di Mammaiut, soprannome dell'idrovolante CANT Z.501, diventato poi il grido di reparto del 15o Stormo SAR. Il nome diverrà anche quello del negozio di ricordini all'interno del Museo Ghibli a Mitaka, Tokyo.
Nei tratti fisici dei personaggi dei Pirati si notano caratteristiche che hanno identificato, od identificheranno, altri personaggi dell'animazione. Si va da Lepka di "Conan il ragazzo del futuro" (il pirata con un occhio bendato) all'Uomo delle Caldaie de "La città incantata" (pirata calvo con baffoni e occhialini tondi neri), fino al Bluto di Popeye (capo di "Mamma aiuto").

Se proprio volete perdervi un'opera di Miyazaki questa e Ponyo sono le due che potete trascurare.

Titolo originale �の豚
Kurenai no buta
Lingua originale Giapponese
Paese Giappone
Anno 1992
Durata 93 min
Genere animazione
Regia Soggetto e Sceneggiatura Hayao Miyazaki
Soggetto Hayao Miyazaki, Hikōtei Jidai (manga)
Produttore Toshio Suzuki
Casa di produzione Studio Ghibli
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Art director Yoshitsu Hisamura
Animatori Megumi Kagawa, Toshio Kawaguchi
Fotografia Atsushi Okui
Montaggio Hayao Miyazaki
Effetti speciali Kaoji Tanifuji, Setsuko Tamai, Tomoji Hashizume
Musiche Joe Hisaishi, Tokiko Kato (compositore della canzone-tema "Toki ni wa Mukashi no Hanashi o")
Scenografia Katsu Hisamura

Doppiatori originali
Shuichiro Moriyama: Porco Rosso
Akio Otsuka: Donald Curtis
Tokiko Kato: Madame Gina
Tsunehiko Kamijo: Mamma Aiuto Boss
Sanshi Katsura: Mr. Piccolo
Akemi Okamura: Fio Piccolo

Doppiatori italiani
Dialoghi italiani e direzione del doppiaggio: Gualtiero Cannarsi
Massimo Corvo: Porco Rosso
Fabrizio Pucci: Donald Curtis
Roberta Pellini: Madame Gina
Paolo Buglioni: Mamma Aiuto Boss
Massimo De Ambrosis: Ferrarin
Joy Saltarelli: Fio Piccolo
Armando Bandini: Mr. Piccolo
Roberto Draghetti: Boss Francese
Gerolamo Alchieri: Boss Siciliano
Carlo Reali: Boss Austroungarico
1°doppiaggio (versione inedita)

Dialoghi italiani e direzione del doppiaggio: Gualtiero Cannarsi
Francesco Pannofino: Porco Rosso
Fabrizio Pucci: Donald Curtis
Paolo Buglioni: Mamma Aiuto Boss
Massimo De Ambrosis: Ferrarin
Armando Bandini: Mr. Piccolo
Roberto Draghetti: Boss Francese
Enzo Consoli: Boss Siciliano
Carlo Reali: Boss Austroungarico
Versione Cinematografica

Premi
1992 - Ishihara Yujiro Award ai Nikkan Sports Film Awards
1993 - 2 Mainichi Film Concours: "Miglior Film d'Animazione" ad Hayao Miyazaki, "Migliore Colonna Sonora" a Joe Hisaishi