Eroe della guerra di Corea, veterano della guerra del Vietnam, il sergente Tom 'Gunny' Highway è un soldato dal carattere difficile. I suoi metodi spicci, la sua inosservanza delle regole in campo militare, la sua passione per l'alcool ne hanno fatto un reietto all'interno del corpo dei Marines. A furia di errori ed alcoolici non riesce a trovare una collocazione stabile per i suoi ultimi mesi di servizio prima del pensionamento. Nel sfortuna, una fortuna si abbatte su di lui. Un corpo di esploratori che necessita di un istruttore, dopo l'abbandono dell'ultimo, è proprio la sua ultima spiaggia nella caserma vicino alla sua residenza.
Purtroppo la catena di comando è gestita dal maggiore Powers, amante dei regolamenti, ma privo di esperienza sul campo di battaglia, e questo non fa bene allo spirito libero di Gunny.
Il plotone ai suoi ordini, per di più, è composto da scapestrati demotivati. Sarà suo compito instillare nelle loro vene lo spirito dei Marins e prepararli per sopravvivere in guerra.
Allo stesso tempo una battaglia coinvolge Gunny nella sua vita civile. Il ritorno a casa lo mette sulla stessa strada della sua ex-moglie Aggie con la quale cerca di rappacificarsi.
La prova del nove di tutti i suoi sforzi sarà lo sbarco del suo plotone sull'isola di Grenada. Una battaglia all'ultimo sangue per la sopravvivenza, anche agli ordini più ottusi.
1986. Clint Eastwood è dietro alla macchina da prese per questo piccolo capolavoro. La storia di un uomo sconfitto dalla sua indipendenza e dalle sue convinzioni che cerca riscatto attraverso gli stessi difetti che l'hanno affossato nella vita.
Al cinema americano le storie sui reduci di guerra piacciono molto. Piacciono ancora di più se chi le interpreta è un'icona famosa del loro star system. Gunny, però , va oltre a questo. Il carisma di Eastwood è quel qualcosa in più che rende questo film speciale per chiunque l'abbia visto.
Sceneggiatura e dialoghi sono, poi, qualcosa di geniale. Si parte dalla semplice concezione del campo di addestramento reclute ribelli e dalla storia d'amore non corrisposto, ma si arricchisce il tutto con trovate epocali. Partendo dal "cadenza" per la marcia del plotone, alla scelta della maglietta, passando per gli agguati con l'AK-47 del sergente ai suoi soldati, al Gunny che legge riviste femminili per cercare di non sbagliare nel fare la corte alla sua ex-moglie.
Il cast è ben assortito, anche se non comprende stelle di grosso calibro, ne attori che sfonderanno il muro dello star system negli anni successivi all'uscita della pellicola.
La faccia di Clint Eastwood vale da sola il film ed il suo mettersi in gioco in un film dai toni giusti rendono questa pellicola un cult indimenticabile ed indispensabile.
Titolo originale Heartbreak Ridge
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1986
Durata 130 min
Genere guerra
Regia Clint Eastwood
Soggetto Sceneggiatura James Carabatsos
Produttore Clint Eastwood
Produttore esecutivo Fritz Manes
Fotografia Jack N. Green
Montaggio Joel Cox
Effetti speciali Chuck Gaspar
Musiche Lennie Niehaus
Scenografia Edward C. Carfagno e Robert R. Benton
Costumi Darryl M. Athons
Trucco E. Thomas Case
Interpreti e personaggi
Clint Eastwood: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Marsha Mason: Aggie
Arlen Dean Snyder: Sergente magg. Choozoo
Everett McGill: Maggiore Malcolm A. Powers
Boyd Gaines: Tenente M.R. Ring
Moses Gunn: Sergente Webster
Mario Van Peebles: "Stitch" Jones
Vincent Irizarry: Caporale Fragetti
Ramón Franco: Soldato Aponte
Pete Koch: Soldato "Swede" Johansson
Tom Villard: Soldato Profile
Mike Gomez: Soldato Quinones
Rodney Hill: Soldato Collins
Eileen Heckart: Little Mary
Bo Svenson: Roy Jennings
Doppiatori italiani
Carlo Sabatini: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Lorenza Biella: Aggie
Dario Penne: Maggiore Malcolm A. Powers
Alvise Battain: Sergente Webster
Gianni Giuliano: "Stitch" Jones
Gemma Griarotti: Little Mary
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martedì 2 luglio 2013
martedì 29 maggio 2012
Mystic River
1975. Tre bambini giocano sul ciglio di una strada di Boston. Uno di loro, Dave, viene invitato a salire su una macchina ed accetta, mentre gli altri due, Jimmy e Sean, lo guardano allontanarsi. Rapito da due uomini che per quattro giorni abusano in ogni modo di lui riesce, dopo essere fuggito, a tornare a casa.
1990. La figlia più grande di Jimmy, Katie, ha diciannove anni. L'ultima sera della sua vita decide di andare a festeggiare con le sue amiche. Sulla strada del ritorno a casa viene uccisa da qualcuno.
Jimmy, ex boss della mala, non si rassegna e mette in campo tutti i suoi mezzi per rintracciare l'assassino.
La polizia, nel contempo, segue la sua pista. Alla direzione delle indagine c'è Sean, al cui fianco lavora il sergente Powers. Anche loro hanno diverse piste da seguire e, mettendo insieme gli indizi, interrogano i loro sospettati. Tra questi c'è Dave che, ferito ad una mano ed allo stomaco, la sera dell'omicidio è stato l'ultimo a vedere Katie viva.
Tra sospetti giusti e sbagliati, svolte nelle indagini, tutti faranno di tutto per trovare il colpevole dell'orribile crimine.
Nel 2003 è uscito questo film al cinema. Per un motivo o per l'altro non ero riuscito a vederlo. Alla fine ci sono riuscito.
Gli elementi che lo contraddistinguono da quelli che saranno gli episodi di CSI che lo seguiranno sono il cast eccezionalmente corposo e la regia di Clint Eastwood. Nel cast troviamo Sean Penn e Tim Robbins (che vinceranno l'Oscar come migliori attori, protagonista e non), un sottovalutato Kevin Bacon, l'in forma Laurence Fishburne, le generose Marcia Gay Harden e Laura Linney e lo storico Eli Wallach (Il buono, il brutto e il cattivo).
La riconoscibile regia di Clint Eastwood ed il buon intreccio della storia sono altre due ragioni che ti tengono attaccato allo schermo.
Lo sviluppo della sceneggiatura è lungo ed, a volte, un po' contorto. E' probabile che il libro da cui il film è stato tratto sia stato bello denso e che Brian Helgeland abbia cercato di inserire più elementi possibile in modo funzionale. Ne salta fuori un film di quasi 140 minuti di cui una ventina, probabilmente in eccesso. Si sarebbe potuto mantenere lo stesso volume di azioni accelerando qualche evento od incastrando i modo diverso qualche vicenda.
Un film sull'amicizia, sulla perdita, sulla rivalsa e sulla vendetta tutto sommato ben fatto, interessante e godibile anche se eccessivamente lungo. Merita di essere visto in una prima serata od in un tardo pomeriggio altrimenti rischia di annoiare.
Titolo originale Mystic River
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2003
Durata 137 min
Genere drammatico
Regia Clint Eastwood
Soggetto Dennis Lehane
Sceneggiatura Brian Helgeland
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Judie G. Hoyt
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Fotografia Tom Stern
Montaggio Joel Cox
Musiche Clint Eastwood, Kyle Eastwood
Scenografia Henry Bumstead
Interpreti e personaggi
Sean Penn: Jimmy Markum
Tim Robbins: Dave Boyle
Kevin Bacon: Sean Devine
Laurence Fishburne: sergente Whitey Powers
Marcia Gay Harden: Celeste Boyle
Laura Linney: Annabeth Markum
Emmy Rossum: Katie Markum
Tom Guiry: Brendan Harris
Kevin Chapman: Val Savage
Adam Nelson: Nick Savage
Robert Wahlberg: Kevin Savage
Eli Wallach: Sig. Loonie
Doppiatori italiani
Massimo Rossi: Jimmy Markum
Stefano De Sando: Dave Boyle
Luca Ward: Sean Devine
Massimo Corvo: sergente Whitey Powers
Roberta Greganti: Celeste Boyle
Anna Cesareni: Annabeth Markum
Valentina Mari: Katie Markum
Alessandro Quarta: Brendan Harris
Enrico Pallini: Nick Savage
Bruno Conti: Val Savage
Dante Biagioni: Sig. Loonie
Premi
2004 - Premio Oscar
Miglior attore protagonista a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Golden Globe
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Kansas City Film Critics Circle Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Boston Society of Film Critics Award
Miglior film
Miglior cast
2004 - Broadcast Film Critics Association Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Chicago Film Critics Association Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2003 - Southeastern Film Critics Association Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland
2004 - Las Vegas Film Critics Society Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2004 - Premio César
Miglior film straniero a Clint Eastwood
2003 - National Board of Review Award
Miglior film
Migliori dieci film
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Las Vegas Film Critics Society Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Screen Actors Guild Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2003 - Satellite Award
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland
1990. La figlia più grande di Jimmy, Katie, ha diciannove anni. L'ultima sera della sua vita decide di andare a festeggiare con le sue amiche. Sulla strada del ritorno a casa viene uccisa da qualcuno.
Jimmy, ex boss della mala, non si rassegna e mette in campo tutti i suoi mezzi per rintracciare l'assassino.
La polizia, nel contempo, segue la sua pista. Alla direzione delle indagine c'è Sean, al cui fianco lavora il sergente Powers. Anche loro hanno diverse piste da seguire e, mettendo insieme gli indizi, interrogano i loro sospettati. Tra questi c'è Dave che, ferito ad una mano ed allo stomaco, la sera dell'omicidio è stato l'ultimo a vedere Katie viva.
Tra sospetti giusti e sbagliati, svolte nelle indagini, tutti faranno di tutto per trovare il colpevole dell'orribile crimine.
Nel 2003 è uscito questo film al cinema. Per un motivo o per l'altro non ero riuscito a vederlo. Alla fine ci sono riuscito.
Gli elementi che lo contraddistinguono da quelli che saranno gli episodi di CSI che lo seguiranno sono il cast eccezionalmente corposo e la regia di Clint Eastwood. Nel cast troviamo Sean Penn e Tim Robbins (che vinceranno l'Oscar come migliori attori, protagonista e non), un sottovalutato Kevin Bacon, l'in forma Laurence Fishburne, le generose Marcia Gay Harden e Laura Linney e lo storico Eli Wallach (Il buono, il brutto e il cattivo).
La riconoscibile regia di Clint Eastwood ed il buon intreccio della storia sono altre due ragioni che ti tengono attaccato allo schermo.
Lo sviluppo della sceneggiatura è lungo ed, a volte, un po' contorto. E' probabile che il libro da cui il film è stato tratto sia stato bello denso e che Brian Helgeland abbia cercato di inserire più elementi possibile in modo funzionale. Ne salta fuori un film di quasi 140 minuti di cui una ventina, probabilmente in eccesso. Si sarebbe potuto mantenere lo stesso volume di azioni accelerando qualche evento od incastrando i modo diverso qualche vicenda.
Un film sull'amicizia, sulla perdita, sulla rivalsa e sulla vendetta tutto sommato ben fatto, interessante e godibile anche se eccessivamente lungo. Merita di essere visto in una prima serata od in un tardo pomeriggio altrimenti rischia di annoiare.
Titolo originale Mystic River
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2003
Durata 137 min
Genere drammatico
Regia Clint Eastwood
Soggetto Dennis Lehane
Sceneggiatura Brian Helgeland
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Judie G. Hoyt
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Fotografia Tom Stern
Montaggio Joel Cox
Musiche Clint Eastwood, Kyle Eastwood
Scenografia Henry Bumstead
Interpreti e personaggi
Sean Penn: Jimmy Markum
Tim Robbins: Dave Boyle
Kevin Bacon: Sean Devine
Laurence Fishburne: sergente Whitey Powers
Marcia Gay Harden: Celeste Boyle
Laura Linney: Annabeth Markum
Emmy Rossum: Katie Markum
Tom Guiry: Brendan Harris
Kevin Chapman: Val Savage
Adam Nelson: Nick Savage
Robert Wahlberg: Kevin Savage
Eli Wallach: Sig. Loonie
Doppiatori italiani
Massimo Rossi: Jimmy Markum
Stefano De Sando: Dave Boyle
Luca Ward: Sean Devine
Massimo Corvo: sergente Whitey Powers
Roberta Greganti: Celeste Boyle
Anna Cesareni: Annabeth Markum
Valentina Mari: Katie Markum
Alessandro Quarta: Brendan Harris
Enrico Pallini: Nick Savage
Bruno Conti: Val Savage
Dante Biagioni: Sig. Loonie
Premi
2004 - Premio Oscar
Miglior attore protagonista a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Golden Globe
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Kansas City Film Critics Circle Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Boston Society of Film Critics Award
Miglior film
Miglior cast
2004 - Broadcast Film Critics Association Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2004 - Chicago Film Critics Association Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2003 - Southeastern Film Critics Association Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland
2004 - Las Vegas Film Critics Society Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2004 - Premio César
Miglior film straniero a Clint Eastwood
2003 - National Board of Review Award
Miglior film
Migliori dieci film
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Las Vegas Film Critics Society Award
Miglior attore protagonista a Sean Penn
2003 - Screen Actors Guild Award
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins
2003 - Satellite Award
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland
giovedì 12 gennaio 2012
J Edgar
John Edgar Hoover nasce a Washington il 1º gennaio 1895 e vi muore il 2 maggio 1972).
Hoover è colui che ha praticamente fondato l'FBI, di cui ne è stato direttore dal 1924 al 1972, ha introdotto le tecniche scientifiche durante l'analisi dei casi, ho portato ad un elevato livello la polizia federale.
E' stato un feroce avversario dei comunisti ed dei neri, nel periodo in cui non esisteva il politically correct, ma anche un uomo con un privato complicato. Legato in modo morboso alla madre, morbosa con lui, ed incapace di gestire una relazione sentimentale. Uomo dalla cieca fiducia in alcuni suoi collaboratori, Clyde Tolson (22.05.1900/14.04.1975, colui che potrà essere identificato come l'amore della sua vita, oltre il lavoro) e Helen Gandy (08.04.1897/07.07.1988, devota a lui per tutta la vita, non si è mai sposata neanche dopo la morte di Hoover), ma pronto a defenestrare chiunque al primo errore.
Grazie allo staff dell'Agenzia è riuscito, nei suoi 50 di regno al Bureau, a sopravvivere a 8 presidenti degli Stati Uniti (da Calvin Coolidge a Nixon, passano per Johnsson e Kennedy) senza mai sentirsi realmente in bilico sulla poltrona. Con un dossier segreto su ogni personalità, politica o pubblica, ha tenuto in pugno gran parte degli alti papaveri di Washington e non solo.
Una carriera costellata di successi che hanno portato alla repressione del comunismo negli anni '20, del gansterismo negli anni '40 e dei pericoli interni alla nazione dagli anni '50 ai '70.
Nella pellicola, strutturata come la narrazione delle memorie di J. Edgar Hoover a dei suoi agenti, vengono rammentate le tre importanti fasi della sua carriere che lo hanno visto protagonista.
La prima è quella della lotta al comunismo che, con la scusa della lotta alle minacce alla sicurezza interna, gli permette di installare ovunque microspie e di acquisire il suo archivio privato, col quale terrà in pungo i suoi futuri avversari.
La seconda è quella della guerra senza quartiere ai gangster. Dai piccoli ai grandi successi che portano il suo ufficio a mettere agli arresti, o sottoterra, gran parte della criminalità organizza operante nel suo Paese. Su tutti il successo la cattura e l'uccisione di John Dillinger.
Il caso più importante, però, è quello che ha sconvolto l'opinione pubblica americana: il caso Lindbergh. Potente aviatore si vede il figlio di pochi anni dalla sua casa di campagna, durante la notte. Hoover e la sua squadra arrivano sul posto che la polizia locale ha già fatto perdere molte prove, ma con i nuovi metodi scientifici riescono a ricostruirne alcuni. Sicuri che l'aviatore pagherà qualsiasi riscatto per riavere suoi figlio indietro, Hoover, gli fornisce banconote segnate in modo da potere tracciare il denaro una volta che verrà speso. Il rapitore, a distanza di tempo, verrà individuato in un uomo di origini tedesche, Bruno Hauptmann, e durante il processo come prove a suo carico verranno portate sia delle perizie calligrafiche che sui legni e sega da lui utilizzati durante il rapimento. Purtroppo, l'intuizione che Hoover aveva avuto il primo giorno sul luogo del delitto si rivelerà esatta: il bambino è morto ed il suo corpo, ridotto ormai a scheletro, verrà trovato per caso, a poche centinaia di metri di distanza dalla casa, da un cacciatore.
L'ultimo suo anno di vita lo vedrà combattere contro la malattia di Clyde e contro la sua malattia, che tacerà anche a se stesso.
Dopo il colloquio con un altro squalo quale si rivelerà essere Richard Nixon prenderà le sue precauzioni affinché il suo schedario segreto venga distrutto il giorno stesso della sua morte da Helen Gandy, ancora sua fedele segretaria dopo 48 anni.
Hoover muore, da solo, nella camera da letto nella quale era già morta sua madre nel 1972.
Clint Eastwood non è proprio al massimo della sua forma, all'inizio della pellicola.
Il film è una lunga biografia di un uomo che, dietro le quinte, ha condizionato a suo favore quasi mezzo secolo di storia americana. Ha contribuito con il suo patriottismo a formare l'America come oggi la conosciamo, l'ha protetta dal comunismo, dai gangster e dalle persone che a lui davano fastidio. Ha reso la vita più difficile ai criminali e più sicuri gli Stati Uniti.
Il ritmo è cadenzato, mai eccessivamente lento, ma sempre sul filo dell'esserlo.
L'interpretazione di Leonardo Di Caprio ripaga il regista per la fiducia che gli ha accordato. Un ruolo difficile, da interpretare sotto strati di trucco, a volte più convincente, a volte meno, che consolida la sua carriera di attore. Non credo che lo porterà all'Oscar come Miglior Attore Protagonista, ma una nomination gli varrà. Al suo fianco il semi debuttante Armie Hammer, bello, se la cava egregiamente, e Naomi Watts offre una bella prestazione. Judi Dench interpreta la madre apprensiva del protagonista in modo estremamente realistico (un'altra candidatura all'Oscar?).
Clint torna a dirigere da suo pari nell'ultima mezz'ora. Trasmette una intensa carica di sentimenti allo spettatore, come da par suo. La costruzione e la messa in scena del finale sono veramente memorabili.
Non tra i capolavori di Eastwood (Gran Torino gli fa un baffo a questo film), ma un modo onesto di far conoscere la storia di uno dei più influente americani del 1900.
Da vedere, seguire, capire ed apprezzare.
Titolo originale J. Edgar
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 137 min
Genere biografico, drammatico
Regia Clint Eastwood
Sceneggiatura Dustin Lance Black
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Brian Grazer, Ron Howard
Casa di produzione Imagine Entertainment, Malpaso Productions, Wintergreen Productions
Fotografia Tom Stern
Montaggio Joel Cox, Gary D. Roach
Scenografia James J. Murakami
Interpreti e personaggi
Leonardo DiCaprio: J. Edgar Hoover
Armie Hammer: Clyde Tolson
Naomi Watts: Helen Gandy
Josh Lucas: Charles Lindbergh
Ed Westwick: Agente Smith
Lea Thompson: Lela Rogers
Dermot Mulroney: Colonnello Schwarzkopf
Jeffrey Donovan: Robert Kennedy
Stephen Root: Arthur Koehler
Judi Dench: Anne Marie Hoover
Ken Howard: Generale Harlan F. Stone
Miles Fisher: Agente Garrison
Ryan McPartlin: Lawrence Ritchie
Damon Herriman: Bruno Hauptmann
Christian Clemenson: Ispettore Schell
Denis O'Hare: Albert S. Osborn
Geoff Pierson: Alexander Mitchell Palmer
Christopher Shyer: Richard Nixon
Michael O'Neill: Senatore McKellar
Amanda Schull: Anita Colby
Josh Hamilton: Robert Irwin
Zach Grenier: John Condon
Gary Werntz: Avvocato generale
Josh Stamberg: Agente Stokes
Doppiatori italiani
Francesco Pezzulli: J. Edgar Hoover
Gianfranco Miranda: Clyde Tolson
Barbara De Bortoli: Helen Gandy
Vittorio De Angelis: Charles Lindbergh
Davide Perino: Agente Smith
Elettra Bisetti: Lela Rogers
Angelo Nicotra: Colonnello Schwarzkopf
Massimo De Ambrosis: Robert F. Kennedy
Roberto Draghetti: Arthur Koehler
Marzia Ubaldi: Anne Marie Hoover
Roberto Chevalier: Ispettore Schell
Oliviero Dinelli: Albert S. Osborn
Pietro Biondi: Alexander Mitchell Palmer
Massimo Rinaldi: Richard Nixon
Michele Gammino: Senatore McKellar
Tiziana Avarista: Anita Colby
Roberto Gammino: Robert Irwin
Diego Reggente: John Condon
Bruno Alessandro: Avvocato generale
Simone Mori: Agente Stokes
Hoover è colui che ha praticamente fondato l'FBI, di cui ne è stato direttore dal 1924 al 1972, ha introdotto le tecniche scientifiche durante l'analisi dei casi, ho portato ad un elevato livello la polizia federale.
E' stato un feroce avversario dei comunisti ed dei neri, nel periodo in cui non esisteva il politically correct, ma anche un uomo con un privato complicato. Legato in modo morboso alla madre, morbosa con lui, ed incapace di gestire una relazione sentimentale. Uomo dalla cieca fiducia in alcuni suoi collaboratori, Clyde Tolson (22.05.1900/14.04.1975, colui che potrà essere identificato come l'amore della sua vita, oltre il lavoro) e Helen Gandy (08.04.1897/07.07.1988, devota a lui per tutta la vita, non si è mai sposata neanche dopo la morte di Hoover), ma pronto a defenestrare chiunque al primo errore.
Grazie allo staff dell'Agenzia è riuscito, nei suoi 50 di regno al Bureau, a sopravvivere a 8 presidenti degli Stati Uniti (da Calvin Coolidge a Nixon, passano per Johnsson e Kennedy) senza mai sentirsi realmente in bilico sulla poltrona. Con un dossier segreto su ogni personalità, politica o pubblica, ha tenuto in pugno gran parte degli alti papaveri di Washington e non solo.
Una carriera costellata di successi che hanno portato alla repressione del comunismo negli anni '20, del gansterismo negli anni '40 e dei pericoli interni alla nazione dagli anni '50 ai '70.
Nella pellicola, strutturata come la narrazione delle memorie di J. Edgar Hoover a dei suoi agenti, vengono rammentate le tre importanti fasi della sua carriere che lo hanno visto protagonista.
La prima è quella della lotta al comunismo che, con la scusa della lotta alle minacce alla sicurezza interna, gli permette di installare ovunque microspie e di acquisire il suo archivio privato, col quale terrà in pungo i suoi futuri avversari.
La seconda è quella della guerra senza quartiere ai gangster. Dai piccoli ai grandi successi che portano il suo ufficio a mettere agli arresti, o sottoterra, gran parte della criminalità organizza operante nel suo Paese. Su tutti il successo la cattura e l'uccisione di John Dillinger.
Il caso più importante, però, è quello che ha sconvolto l'opinione pubblica americana: il caso Lindbergh. Potente aviatore si vede il figlio di pochi anni dalla sua casa di campagna, durante la notte. Hoover e la sua squadra arrivano sul posto che la polizia locale ha già fatto perdere molte prove, ma con i nuovi metodi scientifici riescono a ricostruirne alcuni. Sicuri che l'aviatore pagherà qualsiasi riscatto per riavere suoi figlio indietro, Hoover, gli fornisce banconote segnate in modo da potere tracciare il denaro una volta che verrà speso. Il rapitore, a distanza di tempo, verrà individuato in un uomo di origini tedesche, Bruno Hauptmann, e durante il processo come prove a suo carico verranno portate sia delle perizie calligrafiche che sui legni e sega da lui utilizzati durante il rapimento. Purtroppo, l'intuizione che Hoover aveva avuto il primo giorno sul luogo del delitto si rivelerà esatta: il bambino è morto ed il suo corpo, ridotto ormai a scheletro, verrà trovato per caso, a poche centinaia di metri di distanza dalla casa, da un cacciatore.
L'ultimo suo anno di vita lo vedrà combattere contro la malattia di Clyde e contro la sua malattia, che tacerà anche a se stesso.
Dopo il colloquio con un altro squalo quale si rivelerà essere Richard Nixon prenderà le sue precauzioni affinché il suo schedario segreto venga distrutto il giorno stesso della sua morte da Helen Gandy, ancora sua fedele segretaria dopo 48 anni.
Hoover muore, da solo, nella camera da letto nella quale era già morta sua madre nel 1972.
Clint Eastwood non è proprio al massimo della sua forma, all'inizio della pellicola.
Il film è una lunga biografia di un uomo che, dietro le quinte, ha condizionato a suo favore quasi mezzo secolo di storia americana. Ha contribuito con il suo patriottismo a formare l'America come oggi la conosciamo, l'ha protetta dal comunismo, dai gangster e dalle persone che a lui davano fastidio. Ha reso la vita più difficile ai criminali e più sicuri gli Stati Uniti.
Il ritmo è cadenzato, mai eccessivamente lento, ma sempre sul filo dell'esserlo.
L'interpretazione di Leonardo Di Caprio ripaga il regista per la fiducia che gli ha accordato. Un ruolo difficile, da interpretare sotto strati di trucco, a volte più convincente, a volte meno, che consolida la sua carriera di attore. Non credo che lo porterà all'Oscar come Miglior Attore Protagonista, ma una nomination gli varrà. Al suo fianco il semi debuttante Armie Hammer, bello, se la cava egregiamente, e Naomi Watts offre una bella prestazione. Judi Dench interpreta la madre apprensiva del protagonista in modo estremamente realistico (un'altra candidatura all'Oscar?).
Clint torna a dirigere da suo pari nell'ultima mezz'ora. Trasmette una intensa carica di sentimenti allo spettatore, come da par suo. La costruzione e la messa in scena del finale sono veramente memorabili.
Non tra i capolavori di Eastwood (Gran Torino gli fa un baffo a questo film), ma un modo onesto di far conoscere la storia di uno dei più influente americani del 1900.
Da vedere, seguire, capire ed apprezzare.
Titolo originale J. Edgar
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 137 min
Genere biografico, drammatico
Regia Clint Eastwood
Sceneggiatura Dustin Lance Black
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Brian Grazer, Ron Howard
Casa di produzione Imagine Entertainment, Malpaso Productions, Wintergreen Productions
Fotografia Tom Stern
Montaggio Joel Cox, Gary D. Roach
Scenografia James J. Murakami
Interpreti e personaggi
Leonardo DiCaprio: J. Edgar Hoover
Armie Hammer: Clyde Tolson
Naomi Watts: Helen Gandy
Josh Lucas: Charles Lindbergh
Ed Westwick: Agente Smith
Lea Thompson: Lela Rogers
Dermot Mulroney: Colonnello Schwarzkopf
Jeffrey Donovan: Robert Kennedy
Stephen Root: Arthur Koehler
Judi Dench: Anne Marie Hoover
Ken Howard: Generale Harlan F. Stone
Miles Fisher: Agente Garrison
Ryan McPartlin: Lawrence Ritchie
Damon Herriman: Bruno Hauptmann
Christian Clemenson: Ispettore Schell
Denis O'Hare: Albert S. Osborn
Geoff Pierson: Alexander Mitchell Palmer
Christopher Shyer: Richard Nixon
Michael O'Neill: Senatore McKellar
Amanda Schull: Anita Colby
Josh Hamilton: Robert Irwin
Zach Grenier: John Condon
Gary Werntz: Avvocato generale
Josh Stamberg: Agente Stokes
Doppiatori italiani
Francesco Pezzulli: J. Edgar Hoover
Gianfranco Miranda: Clyde Tolson
Barbara De Bortoli: Helen Gandy
Vittorio De Angelis: Charles Lindbergh
Davide Perino: Agente Smith
Elettra Bisetti: Lela Rogers
Angelo Nicotra: Colonnello Schwarzkopf
Massimo De Ambrosis: Robert F. Kennedy
Roberto Draghetti: Arthur Koehler
Marzia Ubaldi: Anne Marie Hoover
Roberto Chevalier: Ispettore Schell
Oliviero Dinelli: Albert S. Osborn
Pietro Biondi: Alexander Mitchell Palmer
Massimo Rinaldi: Richard Nixon
Michele Gammino: Senatore McKellar
Tiziana Avarista: Anita Colby
Roberto Gammino: Robert Irwin
Diego Reggente: John Condon
Bruno Alessandro: Avvocato generale
Simone Mori: Agente Stokes
martedì 21 settembre 2010
Invictus
Il Sudafrica del 1994 sta subendo grandi cambiamenti il nuovo Presidente è l'ex manifestante per i diritti umani e combattente contro l'apartheid, il nero, Nelson Mandela.La paura dei bianchi che hanno sempre dominato il paese è palpabile, la voglia di rivalsa dei neri altrettanto. La criminalità è in aumento e la vita del Presidente costantemente in pericolo.
Una delle prime apparizioni in pubblico è per assistere ad un incontro di rugby tra l'Inghilterra ed il Sud Africa. Tra fischi ed applausi Mandela entra in campo, saluta i giocatori ed al termine si siede in tribuna. Il suo occhio non può far a meno di osservare come i bianchi tifino per la squadra di casa mentre i neri per gli ospiti. Da qui nasce un idea: rafforzare lo spirito della nazione utilizzando una chiave universale come lo sport.
Manca un anno alla Coppa del Mondo di rugby che lo stesso Sud Africa organizza e Mandela convoca il capitano della nazionale François Pienaar, figlio di una famiglia bianca preoccupata per il suo futuro, per una chiacchierata. Il carisma dell'uomo che ha vissuto per 26 anni in un carcere, isolato su un'isola, in una cella di 3 metri quadri, dormendo su uno stuoino, lo colpisce dritto allo stomaco. Al suo ritorno tra i compagni vede il mondo con occhi diversi.
L'opera di avvicinamento alla Coppa del Mondo si alterna tra allenamenti e contatto della squadra con le città satelliti nelle periferie delle metropoli.
Il Sud Africa, con forza, volontà ed il sostegno di un sempre maggior numero di cittadini sudafricani arriva a disputarsi la finale della Coppa del Mondo contro gli All Blacks neozelandesi.
Il sogno di un uomo, l'utopia di una nazione unita sotto un unico vessillo, sono ad un passo dal realizzarsi.
Vedendo la lista dei vincitori dei premi Oscar degli ultimi tre anni stupisce come questo film non abbia ottenuto il premio nell'ultima edizione, febbraio 2010.
Il film su un uomo ed il suo sogno è un mirabile sforzo di equilibrio tra la narrazione cinematografica e la cronaca documentaristica di quegli anni. Eastwood, si perché è lui l'uomo dietro alla macchina da presa, analizza il mito Mandela senza retorica, senza enfasi e senza piaggieria. Il ritratto che ne esce è quello di un uomo forte e carismatico che riesce ad ottenere quello che vuole con l'impegno ed il lavoro che profonde, ma anche con i problemi personali di ogni essere umano come il difficile rapporto con la sua famiglia. Chi viene a contatto con lui, lo stesso Pienaar ne è un esempio, trova nuove ragioni per migliorare la sua vita ed aiutare questo piccolo uomo a creare il suo sogno: la nazione arcobaleno. Nazione che inizia a vivere dal primo giorno dell'insediamento di Madiba al palazzo del governo quando, solo con le parole, riesce ad impedire la diaspora degli impiegati bianchi assumendone, anzi, di nuovi anche per la sua guardia personale.
Il film è un'opera vicina alla perfezione. Abbiamo davanti agli occhi la storia di Mandela, ma tutte le sue azioni vengono riflesse su Pienaar, l'uomo comune in ruolo chiave, una scelta narrativa interessante e ben costruita. Mai una battuta fuori posto e una colonna sonora che calza come un guanto fanno il resto.
SE Clint è stato all'altezza, forse anche oltre, della sua fama di regista altrettanto si può dire degli attori protagonisti: Morgan Freeman, Nelson Mandela e Matt Damon, François Pienaar, in gran spolvero.
Forse è facile fare un film che parli di un uomo così importante, forse no. Sta di fatto che questo lungometraggio sarebbe di buon metodo per insegnare la storia moderna a chi la snobba, per dimostrare loro come un solo uomo possa fare molto per coloro che gli sono vicino. Fosse anche un'intera nazione.
Titolo originale Invictus
Anno 2009
Durata 133 min
Genere drammatico, biografico
Regia Clint Eastwood
Casa di produzione Warner Bros. Pictures
Interpreti e personaggi
Morgan Freeman: Nelson Mandela
Matt Damon: François Pienaar
Adjoa Andoh: Brenda Mazikubo
Tony Kgoroge: Jason Tshabalala
Julian Lewis Jones: Etienne Feyder
Patrick Mofokeng: Linga Moonsamy
Matt Stern: Hendrik Booyens
Leleti Khumalo: Mary
Marguerite Wheatley: Nerine Winter Pienaar
McNiel Hendriks: Chester Williams
Scott Eastwood: Joël Stransky
Patrick Lyster: Mr. Pienaar
Penny Downie: Mrs. Pienaar
Zak Feaunati: Jonah Lomu
Grant L. Roberts: Ruben Kruger
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