In una Roma contemporanea e scossa dalle bombe terroristiche, un criminale di piccolo cabotaggio, Enzo Ceccotti, per sfuggire alla Polizia si butta nel Tevere. Per sua sfortuna, o fortuna, vi si getta proprio nel punto in cui erano stati depositati dei rifiuti tossici. Il liquido, acqua mista alle pericolose sostante, gli entra in corpo ed una volta giunto a casa sta male come mai nella vita.
Al suo risveglio scopre di avere un forza eccezionale. Ne approfitta per rapinare qualche bancomat, ma i criminali a cui deve favori tornano a bussare alla sua porta. Uno di loro, prima di una missione, lo porta a casa sua e qui conosce Ilenia. Ilenia è una ragazza con problemi psichici che crede nell'esistenza di Jeeg Robot e nella mitologia creata da Nagai Go prima per il fumetto e poi per la serie d'animazione.
Alla morte del padre, Ilenia, identifica Enzo con Hiroshi Shiba, protagonista di Jeeg Robot, per via della sua forza, e cerca di instillargli, con la sua innocenza traumatizzata, l'idea di usare i poteri per aiutare i più deboli.
Lo chiamavano Jeeg Robot è un interessante esperimento del cinema italiano, costato 1.7 milioni di euro e che ha portato a casa un incasso oltre i 5 milioni, una raffica di premi ed apprezzamenti per tutto il cast.
Tutto questo è meritato.
Mi sono avvicinato al film con la prima trasmissione televisiva, qualche settimana fa, e devo dire che sono rimasto stupito della maturità messa in questa opera prima. Mainetti, regista e produttore, si è ritagliato i due ruoli per poter gestire la sua creatività senza nessun freno, la sua è stata una mossa tanto azzeccata quanto coraggiosa. Ha messo in piedi un cast di protagonisti e comprimari che funziona sin dalla prima inquadratura. Santamaria è Enzo Ceccotti, un criminale fuori forma che vive di espedienti e fughe dalla Polizia, mangia budini alla vaniglia e non ha una vita vera. L'attore riesce, oltre a questo, a trasmettere la difficoltà del suo protagonista a provare empatia per chiunque gli stia accanto e la sua necessità di mantenersi a distanza da chiunque. Ilenia Pastorelli e l'Alessia che riesce a fare breccia nell'animo e nel cuore di questo protagonista in difficoltà. L'ingenuità e la sua bellezza fisica scuotono l'animo di Enzo fino a farlo innamorare. Pastorelli, attrice di cui non sapevo l'esistenza (qui alla prima esperienza), riesce ad immedesimarsi nella parte ed a ammaliare con la sua interpretazione sia il protagonista che lo spettatore. Il botto lo fa anche Luca Marinelli, Fabio Cannizzaro (lo Zingaro). Passato da dimenticabili apparizioni prima ad una biografia televisiva inguardabile su De Andrè dopo, qui raggiunge quello che, per ora, è l'apice della sua carriera. Con un personaggio ai limiti della follia, un po' Joker di Heath Ledger, a sua volta un mix tra il Joker di Jack Nicholson ed il Corvo di Brandon Lee, un po' Al Pacino, un bel po' di follia espressiva sua, da vita allo Zingaro, l'antagonista finale di Enzo. Il trio di protagonisti così costruito si amalgama al meglio. Ma il merito va anche spartito con i caratteristi che li circondano. Senza di loro, senza una buona spalla accanto, nessuno sarebbe riuscito ad emergere ed a dare emozioni come è successo.
Funziona tutto in questo film. Gli effetti speciali, seppure minimi, ma ben realizzati. La colonna sonora. La scelta dei costumi e dei luoghi in cui prendono vita le vicende dei protagonisti. I cani. Su tutto funziona la sceneggiatura, anche se, a volte, la forzatura verso un'icona degli anni '70/'80 del secolo scorso si avvicina pericolosamente a stonare. Fortunatamente, per me, si ferma sempre mezzo passo prima di cadere nella trappola e lo scritto di Nicola Guaglianone e del fumettista Roberto Marchionni (in arte Menotti) ne esce vincitore. I due riescono a calibrare le, banali, origini, omaggio a Daredevil, ed il seme partorito da Nagai così tanto tempo fa. Il mix tri-culturale, America/Giappone/Italia risulta vincente rendendo il film godibile anche per più visioni.
Un film italiano coraggioso, anche più del Ragazzo Invisibile di Salvatores, che merita una possibilità.
Premi
2016 - David di Donatello
Miglior regista esordiente a Gabriele Mainetti
Miglior produttore a Gabriele Mainetti per Goon Films con Rai Cinema
Miglior attrice protagonista a Ilenia Pastorelli
Miglior attore protagonista a Claudio Santamaria
Miglior attrice non protagonista a Antonia Truppo
Miglior attore non protagonista a Luca Marinelli
Miglior montaggio a Andrea Maguolo e Federico Conforti
Mercedes-Benz Future Award a Gabriele Mainetti
2016 - Nastro d'argento
Miglior regista esordiente a Gabriele Mainetti
Miglior attore non protagonista a Luca Marinelli
Premio Hamilton behind the camera a Gabriele Mainetti
Titolo originale Lo chiamavano Jeeg Robot
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2016
Durata 118 min
Rapporto 2,35:1
Genere Cinecomic
Regia Gabriele Mainetti
Soggetto Nicola Guaglianone
Sceneggiatura Nicola Guaglianone, Menotti
Produttore Gabriele Mainetti
Produttore esecutivo Jacopo Saraceni
Casa di produzione Goon Films, Rai Cinema con il contributo del MiBACT in collaborazione con Sorgente SGR Spa, Sky Cinema e Banca Popolare di Bari
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Fotografia Michele D'Attanasio
Montaggio Andrea Maguolo
Effetti speciali Maurizio Corridori
Musiche Gabriele Mainetti, Michele Braga
Scenografia Massimiliano Sturiale
Costumi Mary Montalto
Trucco Giulio Pezza
Interpreti e personaggi
Claudio Santamaria: Enzo Ceccotti / Jeeg Robot
Ilenia Pastorelli: Alessia
Luca Marinelli: Fabio Cannizzaro / Zingaro
Stefano Ambrogi: Sergio
Maurizio Tesei: Riccardo "Biondo"
Francesco Formichetti: Sperma
Daniele Trombetti: Tazzina
Joel Sy: Claudietto
Antonia Truppo: Nunzia Lo Cosimo
Gianluca Di Gennaro: Antonio
Salvatore Esposito: Vincenzo
Juana Jimenez: Marcellone
Giampaolo Crescenzio: Pinocchio
Tommaso Di Carlo: Efeso
Doppiatori originali
Adriano Giannini: cronista
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mercoledì 28 marzo 2018
venerdì 8 novembre 2013
Go Nagai Robot Collection
Ho avuto tra le mani la prima uscita della Go Nagai Robot Collection.
Ne avevo letto e sentito parlare, male, un po' ovunque: ero curioso di capire come fossero ed ecco tra le mie mano Jeeg Robot d'Acciaio.
Ecco, di acciaio c'è proprio il nulla, ma andiamo con ordine.
Il packaging è spettacolare. Scatola nera con scritte anni '80 del secolo scorso e sagoma del robot contenuto stampata sia sui laterali che sul retro. A dir la verità le sagome sono due: quella del Jeeg e quella del Goldrake, che si collocano come prima e seconda uscita della serie. E' probabile che il packaging non cambierà per tutta la durata della pubblicazione, ma sarebbe stata una bella idea quella di personalizzare ogni box con il profilo del personaggio contenuto. Sul box niente da rimarcare. Rigorosamente in cartone copre tutti e quatto i lati dell'alloggiamento in plastica in esso contenuto. Solo il lato frontale ha una finestra per mostrare il robot in tutta la sua artistica potenza. Peccato che il cartone, qui, oscuri il volto del robot.
L'apertura della scatola, o unboxing come viene sempre più spesso chiamato, è difficoltoso. La linguetta di cartone che chiude il tutto è così bene incastrata che si rischia la rottura ad esercitare troppa forza.
Una volta rimosso il giaciglio plasticoso del Jeeg lo troviamo ben chiuso, grazie a delle parti in plastica concava vs convessa che ne permettono la chiusura senza l'utilizzo di scotch. Sicuramente qui abbiamo un grande passo avanti rispetto ai box in cui sono custodite le varie miniature Eaglemoos, siano esse Marvel, Dc o gli scacchi di Star Wars. D'altronde il licenziatario è la Dynamic Planning ed i giapponesi son da sempre maestri nel packaging.
I dolori arrivano quando viene estratto il personaggio dalla scatola.
Saltano subito all'occhio difetti di pittura, disomogenea, con bolle, mancante, ma il dettaglio anomalo è il peso. Ovviamente, come accennato, il confronto con i prodotti Eaglemoss è di dovere visto che ci muoviamo sul loro territorio. Quindi, paragonato ad una miniatura della ditta inglese delle stesse dimensioni è ben più leggera. Il personaggio, in posizione di battaglia, è alto circa 12 cm e sebbene sia la riproduzione dell'amato Jeeg non convince.
Davvero è troppo leggero. Il suo interno sembra essere vuoto e non pieno come un Galactus od un Batman sul gargoyle. La leggerezza della miniatura rovina la magia e causa ripetuti danni alla consegna nelle edicole. Girando un po' i rivenditori della mia città mi sono sentito spesso dire: "Me ne sono arrivati 5 (3 o qualche altro basso numero, fate voi ndr) e di sani ce ne erano pochissimi.". Sani si intende con entrambe le braccia integre, con la basetta di plastica, per la stabilità nell'esposizione, ancora attaccata sotto i piedi o la testa sul collo. Troppo leggeri, quindi, vuol dire poco resistenti e perciò facilmente rompibili in fase di consegna.
Ma il livello di dettaglio? I colori sono i suoi. Le forme pure, ma il viso ecco. Il viso ricorda quello di Jeeg, ma la ridotta dimensione della scultura fa si che se osservato attentamente ricordi molto quello di un topo muschiato del deserto.
Parlando in soldoni. 5€ la prima uscita e perché no. Non è così pessimo da non valerli, ma neanche così stratosferico da paragonarsi con i prodotti Eaglemoss che costavano tra i 11 ed i 12€. Seconda uscita, Goldrake, 10€: ecco, già non ci siamo. Il valore massimo di queste miniature, se la qualità assume come costante la prima uscita, non può essere superiore di 5€. Terza uscita, Grande Mazinga, e prezzo definitivo per tutte le restanti, successive, quarantasette, uscite: 13 carte! Dai, ma state scherzando! Sono d'accordo che in tutto questo c'è lo zampino della Yamato, i cui prezzi non sono mai stati popolari, ma così è veramente fuori mercato. Da considerare che ai robot si alterneranno astronavi, nemici e piloti. Se i robot sono di dodici centimetri i piloti dovranno essere più piccoli, di quanto? A 13€? Siamo su candid camera.
Giuro, la mia scimmia collezionista vorrebbe contribuire al successo commerciale di questa idea, almeno comprando i piloti, ma i prezzi sono spropositati. Peccato.
Ecco la lista delle uscite:
1) Jeeg
2) Goldrake
3) Grande Mazinga
4) Mazinga Z
5) Duke Fleed
6) Garada K7
7) Venus Alfa
8) Hiroshi Shiba (Cyborg)
9) Boss Robot
10) Generale Nero
11) Big Shooter
12) Re Vega
13) Tetsuya Tsurugi
14) Afrodite A
15) Regina Himika
16) Koji Kabuto
17) Takeru
18) Giru Giru
19) Ministro Argos
20) Ministro Amano
21) Nave Madre
22) Diana A
23) Generale Scarabeth
24) Comandante Gandal
25) Ministro Mimashi
26) Generale Angoras
27) Doublas M2
28) Koji Kabuto (Alcor)
29) Sayaka yumi
30) Ministro Ikima
31) Miwa Uzuki
32) Generale Drayato
33) Dottor Inferno
34) Jun Hono
35) Generale Birdler
36) Generale Flora
37) Comandante Hydargos
38) Generale Rigarn
39) Astronave delle Regina Himika
40) Mikeros
41) Ministro della scienza Zuril
42) Generale Ardias
43) Barone Ashura
44) Generale Yuri Cesar
45) Marchesa Yanus
46) Gran Maresciallo delle Tenebre
47) Duca Gorgon
48) Conte Blocken
49) Signore del Drago
50) Fortezza Demoniaca
Ne avevo letto e sentito parlare, male, un po' ovunque: ero curioso di capire come fossero ed ecco tra le mie mano Jeeg Robot d'Acciaio.
Ecco, di acciaio c'è proprio il nulla, ma andiamo con ordine.
Il packaging è spettacolare. Scatola nera con scritte anni '80 del secolo scorso e sagoma del robot contenuto stampata sia sui laterali che sul retro. A dir la verità le sagome sono due: quella del Jeeg e quella del Goldrake, che si collocano come prima e seconda uscita della serie. E' probabile che il packaging non cambierà per tutta la durata della pubblicazione, ma sarebbe stata una bella idea quella di personalizzare ogni box con il profilo del personaggio contenuto. Sul box niente da rimarcare. Rigorosamente in cartone copre tutti e quatto i lati dell'alloggiamento in plastica in esso contenuto. Solo il lato frontale ha una finestra per mostrare il robot in tutta la sua artistica potenza. Peccato che il cartone, qui, oscuri il volto del robot.
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| In penombra. |
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| I crediti dell'opera. |
Una volta rimosso il giaciglio plasticoso del Jeeg lo troviamo ben chiuso, grazie a delle parti in plastica concava vs convessa che ne permettono la chiusura senza l'utilizzo di scotch. Sicuramente qui abbiamo un grande passo avanti rispetto ai box in cui sono custodite le varie miniature Eaglemoos, siano esse Marvel, Dc o gli scacchi di Star Wars. D'altronde il licenziatario è la Dynamic Planning ed i giapponesi son da sempre maestri nel packaging.
I dolori arrivano quando viene estratto il personaggio dalla scatola.
Saltano subito all'occhio difetti di pittura, disomogenea, con bolle, mancante, ma il dettaglio anomalo è il peso. Ovviamente, come accennato, il confronto con i prodotti Eaglemoss è di dovere visto che ci muoviamo sul loro territorio. Quindi, paragonato ad una miniatura della ditta inglese delle stesse dimensioni è ben più leggera. Il personaggio, in posizione di battaglia, è alto circa 12 cm e sebbene sia la riproduzione dell'amato Jeeg non convince.
Davvero è troppo leggero. Il suo interno sembra essere vuoto e non pieno come un Galactus od un Batman sul gargoyle. La leggerezza della miniatura rovina la magia e causa ripetuti danni alla consegna nelle edicole. Girando un po' i rivenditori della mia città mi sono sentito spesso dire: "Me ne sono arrivati 5 (3 o qualche altro basso numero, fate voi ndr) e di sani ce ne erano pochissimi.". Sani si intende con entrambe le braccia integre, con la basetta di plastica, per la stabilità nell'esposizione, ancora attaccata sotto i piedi o la testa sul collo. Troppo leggeri, quindi, vuol dire poco resistenti e perciò facilmente rompibili in fase di consegna.
Ma il livello di dettaglio? I colori sono i suoi. Le forme pure, ma il viso ecco. Il viso ricorda quello di Jeeg, ma la ridotta dimensione della scultura fa si che se osservato attentamente ricordi molto quello di un topo muschiato del deserto.
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| Un po' diverso da quello della pubblicità, vero? |
Giuro, la mia scimmia collezionista vorrebbe contribuire al successo commerciale di questa idea, almeno comprando i piloti, ma i prezzi sono spropositati. Peccato.
Ecco la lista delle uscite:
1) Jeeg
2) Goldrake
3) Grande Mazinga
4) Mazinga Z
5) Duke Fleed
6) Garada K7
7) Venus Alfa
8) Hiroshi Shiba (Cyborg)
9) Boss Robot
10) Generale Nero
11) Big Shooter
12) Re Vega
13) Tetsuya Tsurugi
14) Afrodite A
15) Regina Himika
16) Koji Kabuto
17) Takeru
18) Giru Giru
19) Ministro Argos
20) Ministro Amano
21) Nave Madre
22) Diana A
23) Generale Scarabeth
24) Comandante Gandal
25) Ministro Mimashi
26) Generale Angoras
27) Doublas M2
28) Koji Kabuto (Alcor)
29) Sayaka yumi
30) Ministro Ikima
31) Miwa Uzuki
32) Generale Drayato
33) Dottor Inferno
34) Jun Hono
35) Generale Birdler
36) Generale Flora
37) Comandante Hydargos
38) Generale Rigarn
39) Astronave delle Regina Himika
40) Mikeros
41) Ministro della scienza Zuril
42) Generale Ardias
43) Barone Ashura
44) Generale Yuri Cesar
45) Marchesa Yanus
46) Gran Maresciallo delle Tenebre
47) Duca Gorgon
48) Conte Blocken
49) Signore del Drago
50) Fortezza Demoniaca
giovedì 18 novembre 2010
Jeeg Robot - L'uomo d'acciaio (Anime)

Uno scavo archeologico in una zona di grande interesse in Giappone. Il professore Shiba, eclettico scienziato giapponese, scopre un oggetto mitico: un'antica campana di bronzo. Oggetto dai grandi poteri mistici, del periodo intorno al 250 d.c, usata per l'evocazione di divinità. La particolarità dell'essere in bronzo, e non in ferro come la maggior parte di quelle di tale periodo, la rende ancora più particolare. Talmente rara che è cercata da millenni dal popolo Yamatai da utilizzare come viatico per il loro ritorno trionfante sulla superficie del territorio giapponese ed impossessarsene.
La regina Himika, capo del potente e nascosto sotto terra, popolo Yamatai ne è alla disperata ricerca. Il giorno che scopre che il professor Shiba ne è entrato in possesso organizza un agguato per rubargliela, ma l'unico effetto che ottiene è l'omicidio dello scienziato. La pattuglia di emissari dell'esercito Yamatai scappa ed in quel momento sopraggiunge l'assistente del professore, una ragazza di nome Miwa, che lo porta a casa dove, in fin di vita, l'uomo riesce a consegnare a suo figlio Hiroshi una collana con un particolare ciondolo ed un paio di guanti da moto.
Hiroshi è un meccanico e pilota di F1. Proprio durante la gara di quel giorno aveva subito un grave incidente dal quale era uscito misteriosamente illeso. Già perplesso per quell'evento rimane ancora più interdetto dall'ultimo regalo del padre. Non è a conoscenza del segreto custodito nel suo corpo: anni prima lo stesso professore aveva impiantato nel corpo del ragazzo, per nasconderla e dotare lui di poteri particolari, la campana di bronzo.Nel frattempo nel regno Yamatai si assapora la delusione della sconfitta. Himika decide di trovare la campana di bronzo a tutti i costi. Invia sulla superficie, guidati dai suoi tre ministri Ikima, Mimashi e Amaso, orde di mostri Haniwa.



Nessuno può fermarli. Hiroshi viene convocato alla base antiatomica dove il professor Dairi, vecchio assistente e amico del padre, lo conduce in una stanza in cui è presente un grande computer centrale. Sul monitor principale appare l'immagine olografica del padre che gli spiega come, in previsione della sua morte, abbia trasferito la sua coscienza nel computer e che lui, suo figlio, è in grado di combattere i mostri nemici.

Hiroshi è incredulo, ma ciò che gli ha raccontato il padre si rivela la verità. Unendo i pugni ed invocando il suo grido di battaglia può trasformarsi nella testa di in un potente robot: Jeeg Robot.
Grazie alla sua amica Miwa, ai comandi del Big Shooter, potrà completare la trasformazione e diventare un robot completo con armi potentissime per mezzo delle quali sconfiggere gli avversari di turno.Dopo innumerevoli vittorie la regina Himika riesce a mettere a segno un colpo a suo favore. Rapisce Hiroshi e grazie ad una radiografia individua la campana di bronzo nel suo petto. Dopo averne decifrate le iscrizioni riesce ad evocare l'Imperatore del Drago. Potentissimo. Quest'ultimo anziché venire in aiuto a Himika la ucciderà e la sostituisce sul trono del regno. Al posto dei tre ministri fedeli ad Himika i poteri verranno concentrati nelle mani di un'umana risorta dallo stesso imperatore, di nome Flora. La guerra diviene più crudele, ma allo stesso tempo una breccia si apre nelle difese del regno Yamatai. L'umanità di Flora entrerà ben presto in risonanza con i sentimenti di Hiroshi.
Sarà lei stessa a salvarlo il giorno in cui verrà rapito e portato nelle viscere del suo regno. Scoperto il tradimento della sua fedelissima l'Imperatore del Drago la uccide in modo disumano indebolendo ulteriormente il suo esercito.
Vedendosi alle corde l'Imperatore progetta un attacco con tutte le forze che ha a disposizione. Per il solo Jeeg diventa sempre più difficile difendere il Giappone. Sarà solo grazie al definitivo sacrificio del professor Shiba che Jeeg potrà giungere al sanguinose ed estenuante scontro finale con l'Imperatore del Drago.Trasmesso per la prima volta in Italia nel 1979, l'anime televisivo di 46 episodi prodotto dalla Toei Animation nel 1975 su soggetto di Go Nagai, riscuote un enorme successo. Si colloca nel periodo dei "robottoni" nati dalla fertile mente del mangaka giapponese instaurandosi nella memoria collettiva dei "bambini degli anni '80", insieme a Goldrake, Mazinga Z e il Grande Mazinga.
La serie è, a vederla oggi, caratterizzata da singoli episodi a volte ingenui nello svolgimento. Hiroshi è un ragazzo, adulto per i canoni dell'animazione moderna, che si trova suo malgrado a dover difendere il Giappone grazie a dei superpoteri donatigli dal padre. Per gli standard di quegli anni si rende, quindi, necessaria la sua maturazione sia per la sua stessa crescita che per la salvezza dei suoi compatrioti. Il cast principale vede il giudizioso, ma con moti di ribellione, Hiroshi affiancato dall'integerrima Miwa, pilota del Big Shooter coetanea del protagonista, la madre di Hiroshi, la sorellina Mayumi, l'aiutante d'officina Shorty, i proprietari dell'officina concorrente e piloti del MekaDon, Don e Sancho, la reincarnazione del professor Shiba e il professore Dairi scienziato al comandando della base antiatomica. Gli antagonisti sono la Regina Himika, i suoi tre generali Ikima, Amaso, Mimashi e dopo la morte di Himika il Signore del Drago e la sua braccio destro Flora. In più un accenno alla presenza di una mascotte, incarnata dalla talpa rosa parlante che prende in Don dopo le disfatte subite dal suo robot.
I personaggi si muovono alternativamente in un script tanto semplice quanto efficace, anche se alla lunga ripetitivo: i buoni vengono mostrati in una situazione di disagio o difficoltà, i cattivi attaccano, Jeeg difende la popolazione, va in difficoltà ed alla fine vince.
La vera impresa ardua della realizzazione di questi episodi deve essere stata la faticosa ricerca di nomi nuovi per i mostri, sempre diversi, presentati in ogni puntata; tenendo presente gli episodi delle più famose serie robotiche di Nagai credo che siano stati ricercati più di 500 nomi per gli avversari.
Una chicca è l'approfondimento storiche che sta dietro alla creazione del mito di Jeeg e dei suoi avversari. Himiko (Himika nella serie), il cui nome significa Figlia del Sole, quindi discendente della dea Amaterasu, era una regina del Giappone nel periodo storico che va dal III secolo a.C. al III secolo d.C. nel quale si sviluppa la cultura Yayoi. Tale periodo è quello immediatamente precedente al periodo Yamato, che segnerò la nascita dell'impero e l'inizio della storia del Giappone moderno. Durante il suo regno venne interrotta , senza spiegazione storica, la produzione delle mistiche campane in bronzo. Anche i mostri Haniwa hanno una spiegazione storica: nelle tombe a tumulo del periodo storico citato vennero ritrovati cilindri in argilla raffiguranti animali, oggetti e, appunto, guerrieri.
A guardarla oggi si prova molta nostalgia per la semplicità delle storie con le quali venivamo intrattenuti davanti allo schermo. Trame così semplici da far rischiare l'abbiocco se viste dopo un pranzo pesante od in tardo orario in posizione supina.
Nella versione italiana abbiamo goduto delle sigle dei Superbots e di Fogus (versione televisiva e versione 45 giri) cantate sulla base musicale originale, la stessa che possiamo ascoltare in sottofondo durante i combattimenti e che esalta lo spettatore ancora oggi. Peccato che da metà serie in poi, gli autori originali, abbiano deciso di variare leggermente il tema musicale utilizzando arrangiamenti più elettronici che armonici.
Tutto sommato se avete un bambino piccolo, ancora da istruire sulla fruizione televisiva, dovreste provare a proporglielo potrebbe piacergli. Se lo stesso bambino è già entrato in contatto con l'animazione contemporanea è probabile che preferisca mettersi ad imparare a leggere iniziando dai "Promessi Sposi" di Manzoni.
Alcuni fotogrammi particolari presi direttamente dall'anime.



La nascita di Flora.


Miwa in relax ed a colloquio col professor Shiba durante la battaglia.
Io preferisco il buon Goldrake, ma il "build up" del Jeeg ed ancor prima le due trasformazioni in cyborg di Hiroshi sono eventi che lasciano il segno.
Caratteristiche tecniche Jeeg Robot
Altezza 10 Metri
Peso 25 tonnellate
Capacità di salto 800 Metri
Velocità su terra 300 Km/h
Velocità in acqua 55 nodi
Velocità in volo Mach 10
Armi
Maglio perforante, stretta ma mano a pugno l’avambraccio viene lanciato contro il nemico
Doppio maglio perforante, intrecciando le dita delle mani i due pugni vengono lanciati contemporaneamente,
Raggio protonico, consueta arma finale dei combattimenti un fascio di protoni rossi e neri viene sparato dall'ombelico di Jeeg
Armi Accessorie
Missili perforanti, lanciati dal Bis Shooter sostituiscono le braccia di Jeeg e gli permettono di volare per brevi tragitti e perforare i nemici
Bazooka spaziale, lanciato dal Big Shooter sostituisce un braccio e spara colpi micidiali
Raggi delta, escono da quattro fori sul torace
Scudi rotanti, lanciati dal Bis Shooter coppia di ruote dentate lanciate dal Big Shooter sostituiscono le braccia
Modulo H305 Hantares, unica arma lanciata direttamente in quanto costituita da un cavallo robot bianco che permette a Jeeg di innestarsi al posto della testa e creare un potente centauro robot
Missili super perforanti, lanciati dal Bis Shooter, parte dei supercomponenti sono un'evoluzione dei missili perforanti, le gambe sono dotate di cingoli sullo stinco per muoversi agilmente sotto terra
Componenti subacquei , lanciati dal Bis Shooter, parte dei supercomponenti, permettono a Jeeg di muoversi agilmente sott'acqua e sono dotati di torpedini
Astro componenti, lanciati dal Bis Shooter, parte dei supercomponenti, permettono di volare a lungo e fino nello spazio, sono dotati di laser spaziale e missili anteriori
01. Il risveglio dei mostri
02. Il rapimento di Mayumi
03. L'inganno di Mimashi
04. Missili perforanti
05. Macchie solari
06. Formula 1
07. Radioattività
08. La sfida di Don
09. La Principessa delle nevi
10. S.O.S. Big Shooter
11. Lotta senza quartiere
12. Prigioniero di Himika
13. Nessun compromesso
14. All'ultimo istante
15. Sangue blu
16. Prigioniero di un sogno
17. Mecadon 2
18. Transfert di memoria
19. Il cavaliere senza macchia e senza paura
20. Costretto a battersi
21. Trappola infernale
22. Uragano
23. Infame ricatto
24. Epidemia
25. Condizionamento telepatico
26. Il segreto della campana di bronzo
27. Odio implacabile
28. Attacco suicida
29. L'Imperatore delle Tenebre
30. La scomparsa di Miwa
31. Ad altissima quota
32. Rivolta al centro della Terra
33. Sabotaggio
34. Attacco dall'oltretomba
35. Situazione di stallo
36. La rosa nera
37. Missione senza ritorno
38. L'ultima carica
39. A qualsiasi costo
40.Raggi Omega
41. Il ritorno di Himika
42. Tragico errore
43. Preso in ostaggio
44. Oltre la vita
45. Fino all'ultimo respiro
46.Verso la vittoria
Titolo Originale Kotetsu Jeeg
Soggetto originale Go Nagai e Dynamic Planning
Produzione Toei Animation
Programmazione Giappone : 05/101975 al 29/08/1976
Programmazione Italia : 1979
Episodi : 46
Sceneggiature : Hiroyasu Yamamura, Keisuke Fujikawa e Toyohiro Ando.
Character designer : Kazuo Nakamura
Regia : Yoshio Nitta, Kazuja Miyazaki, Masayuki Akehi, Yugo Serikawa e Kazuo Nakamura.
A seguito della serie esce il manga di Nagai Go di cui abbiamo parlato in questa pagina.
Etichette:
Hiroshi,
Jeeg Robot d'Acciaio,
Miwa,
Nagai Go
lunedì 13 settembre 2010
Jeeg Robot d'Acciaio - manga




Una nuova minaccia si abbatte sugli archeologi giapponesi. La Regina Himika, dell'antico regno Yamatai, vuole tornare in possesso della superficie terrestre dopo aver vissuto per secoli sul fondo del Mar del Giappone. Per riuscire nella sua impresa deve preparare il terreno ed eliminare tutti gli studiosi dell'antica, e mitica, cultura scomparsa.
Nelle mire dei suoi sicari rientra Senjirou Shiba, famoso archeologo giapponese. L'occasione di eliminarlo si presenta quando, insieme al figlio Hiroshi, pilota di Formula 1, rientra da un Gran Premio. Su una stradina di montagna i sicari di Himika fucilano sia lui che Hiroshi. Motivato dalla voglia di sopravvivere, di non lasciare morire il figlio e dall'intenzione di sventare i piani di conquista del regno Yamatai, riesce a portare Hiroshi nel suo laboratorio. Qui, prima di morire, trasformerà il ragazzo in un cyborg, grazie all'innesto nel petto della Campana di Bronzo.
Alla morte dello scienziato l'esercito invasore inizia ad attaccare il Giappone con mostri Haniwa, l'umanità sembra impotente. L'ultima opera del dottor Shiba ha, però, dato una speranza all'umanità. Il suo nome è Jeeg Robot d'Acciaio.
Il corpo di Hiroshi è, ora, in grado di trasformarsi nella testa del robot e la sua amica Miwa, ai comandi della navicella Big Shooter, di lanciargli i componenti utili a completare la nascita del grande paladino. Attraverso innesti magnetici alla testa di Jeeg si attaccano tutte le altre parti del corpo. Con le armi a sua disposizione è in grado di distruggere i mostri Haniwa e cercherà di impedire il ritorno del regno Yamatai e della crudele Regina Himika.
Nel 1975 Nagai Go dona la vita a due grandi robot creando per loro due linee narrative estremamente distanti: Ufo Robot Grendizer (il mitico Goldrake) e Jeeg Robot d'Acciaio. Se la prima è una serie fantascientifica, la seconda si rivela grandemente basata sulla storia del Giappone stesso.
L'edizione Dynamic Italia del 2002 ci aiuta a capirne un po' di più.
Nagai recupera i miti della cultura Yayoi, che si sviluppa dal III secolo a.C. al III secolo d.C. della storia del Giappone. Si colloca nel periodo immediatamente precedente al periodo Yamato. Yamato, antico nome dell'odierno Giappone, è l'era storica con la quale, grazie alla nascita dell'impero, inizia la storia moderna del paese del Sol Levante.
I riferimenti al periodo Yayoi sono molteplici:
- La regina Himika: ispirata dal vero personaggio storico della Regina Himiko del Regno Yamatai che, dotata di arti magiche grazie alle quali comunicava con gli dei, vissuta nel III secolo d.C.;
- Le statuette Haniwa: nell'anime troviamo i mostri Haniwa, mentre nella realtà le statuette erano "cilindri d'argilla", statuette, sui quali venivano raffigurati persone, oggetti od animali che venivano seppellite insieme al defunto;
- La campana di bronzo: viene inserita nel corpo di Hiroshi durante l'operazione che lo riporterà in vita. Il Giappone era un paese povero dal punto di vista minerario e le campane venivano solitamente realizzare in ferro. I materiali per realizzare la lega di bronzo erano più rari e scarsi. Le campane realizzare con questo materiale vennero avvolte in un manto di sacralità. Le dōtaku erano utilizzate per invocare le divinità, e come sappiamo i robot nelle serie nagaiane lo sono considerate, e la loro produzione si fermò con la salita al potere della Regina Himiko;
- La Yamata no Orochi: è l'astronave, dalla quale sporgono otto teste di drago, base operativa della Regina Himika. Nell'antichità era un mostro sanguinario ad otto teste della mitologia giapponese.
Dalla ricerca storica svolta dal suo creatore vediamo come il manga di Jeeg riesca a trasmette oltre avventura e divertimento un minimo di cultura.
I due volumi che ne compongono la saga sono illustrati da Yasuda Tatsuya. Pur essendo un allievo di Nagai non riesce ad infondere quel misticismo e dinamismo che si riscontra nelle opere realizzare totalmente di pugno da Nagai. Pur riempiendo bene le tavole si nota l'assenza di quello spunto ulteriore, di quella disciplina artistica che ha reso il suo mentore avanti nei tempi.
L'edizione Dynamic Italia non è di grande qualità. Già nel 2002 si constatava come le pagine fossero di una carta non di qualità e nella stampa l'inchiostro non fosse distribuito in modo omogeneo. Il ribaltamento delle tavole, come in MazinSaga, è deleterio.
Affezionati del robot magnetico per eccellenza questo è il manga per voi. Sappiate, però, che si discosta parecchio dalla serie animata del 1975, e non ha un finale conclusivo.
Titolo originale Kōtetsu Jeeg
Testi Go Nagai
Disegni Tatsuya Yasuda
Editore Kodansha
1ª edizione aprile 1975
Collana 1ª ed. Dynamic Manga n. 13
Tankōbon 2 (completa)
Editore it. Dynamic Italia
1ª edizione it. marzo/aprile 2002 – giugno/luglio 2002
Collana 1ª ed. it. Dynamic Manga n. 13
Periodicità it. bimestrale
Tankōbon it. 2 (completa)
Formato it. 12,5 cm × 17,5 cm
Prezzo 4,40€ cad.
Rilegatura it. brossurato con sovracoperta
Lettura it. ribaltata rispetto all'ed. orig.
Editore it. d/visual
1ª edizione it. marzo/aprile 2009
Periodicità it. 2 volumi in contemporanea
Tankōbon it. 2 (completa)
Formato it. 12,5 cm × 18 cm
Prezzo 5,20€ cad.
Rilegatura it. brossurato con sovracoperta
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