Kevin ha ventitré personalità che si alternano alla luce, ossia che prendono il comando del suo corpo. La sua situazione è seguita da una psichiatra, ora in pensione, la Dr.ssa Karen Fletcher, che riesce, dopo anni, a riconoscerle e gestirle. Quando Kevin inizia presentarsi troppo spesso alla sua residenza capisce che qualcosa sta cambiando. Anche i discorsi dei suoi alterego sulla Bestia la portano a sospettare che Kevin, ad insaputa di se stesso, abbia commesso un atto grave.
L'atto grave è il rapimento di tre ragazza a scopo sacrificale per il risveglio della Bestia.
Split è, in sintesi, l'estremizzazione del concetto, reso famoso da Robert Louis Stevenson nel 1886: la molteplicità delle personalità umane, nel suo romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Qui, però, l'argomento viene trattato in modo più scientifico, ma non per questo meno spaventoso. La figura della Dr.ssa Fletcher è propedeutica a questo scopo. Grazie ai dialoghi imbastiti con Kevin, durante le sedute improvvisate, ci porta a conoscenza del disturbo del protagonista e degli studi che lei stessa è pronta a pubblicare sulla situazione psicologica che ha analizzato. Betty Buckley, già vista in altri film del regista, è una figura materna e rassicurante ed il personaggio che interpreta le calza a pennello. Si trova, infatti, a suo agio a tenere teste alla personalità che James McAvoy le permette di incontrare.
James McAvoy, finalmente in un film non tratto da fumetti, torna ai ruoli che lo hanno reso un attore di fama. Dopo i trascorsi con Frost/Nixon e L'ultimo re di Scozia, ricopre un ruolo decisamente impegnativo, che avrebbe spaventato in molti. Sappiamo che il suo personaggio ha ventitré personalità, ma non le vediamo tutto. Quelle che sia alternano sullo schermo sono quattro o cinque, ma per ognuna l'attore scozzese è riuscito a trovare una caratterizzazione convincente e credibile. Se si passa sopra ad alcuni limiti di sceneggiatura, ci torneremo tra poco, lo si fa tenendo conto della maiuscola prestazione di McAvoy. Con lui ci sono tre scream girl. Quella che lascia il segno Claire Benoit, interpretata da Haley Lu Richardson. Essendo l'unica delle tre ad avere un cognome ed un passato è abbastanza ovvio il suo ruolo nella trama, ma, nonostante tutto, si impegna a dare un minimo di spessore al suo personaggio, aiutata dai suoi occhioni.
Si diceva della sceneggiatura. Un paio di buchi "americani" ci sono. Cosa intendo per buchi americani? Intendo quelle trovate, piazzate lì, in bella evidenza, che instradano lo spettatore americano medio a capire quello che sta succedendo sullo schermo. Qui capita un paio di volte, sempre per mano della Dr.ssa Fletcher, sempre nell'ultima parte del terzo atto del film. Le trovate del regista, che voleva che quegli eventi accadessero, sono decisamente troppo evidenti per il pubblico attento e, in una situazione reale come quella, non sarebbero mai passate inosservate per un "Kevin".
Detto questo? Il film è godibile. E' un ritorno al passato per M. Night Shyamalan, dopo molti film difficili (L'ultimo dominatore dell'aria (The Last Airbender),del 2010, e
After Earth del 2013) ed un allontanamento dalle sue origini (anche Lady in the Water non è che sia proprio riuscito). Il regista indiano riprende da dove diciassette anni fa aveva lasciato il filo del discorso e soffia sulle ceneri di Unbreakable per aggiungere un capitolo alla sua trilogia (chi ha visto il film sa). Uscirà, infatti, nel gennaio 2019 Glass nel quale torneranno Bruce Willis nei panni di David Dunn insieme a James McAvoy in quelli di Kevin Wendell Crumb (e le sue molteplici personalità). Anya Taylor-Joy riprenderà il ruolo di Casey Cooke e Samuel L. Jackson quello di Elijah Price, ovvero l'uomo di vetro (Mr. Glass in originale).
Un buon film, da vedere almeno una volta per apprezzare le interpretazioni di James McAvoy e Betty Buckley. Ben tornato mr. Shyamalan
Titolo originale Split
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 116 min
Genere thriller, orrore
Regia/Soggetto/Sceneggiatura
M. Night Shyamalan
Produttore Marc Bienstock, Jason Blum, M. Night Shyamalan
Produttore esecutivo Ashwin Rajan, Steven Schneider
Casa di produzione Blinding Edge Pictures, Blumhouse Productions
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Mike Gioulakis
Montaggio Luke Franco Ciarrocchi
Musiche West Dylan Thordson
Scenografia Mara LePere-Schloop
Costumi Paco Delgado
Trucco Diane Dixon, Pamela Peitzman
Interpreti e personaggi
James McAvoy: Kevin Wendell Crumb, le sue personalità e la "Bestia"
Anya Taylor-Joy: Casey Cook
Betty Buckley: Dr.ssa Karen Fletcher
Haley Lu Richardson: Claire Benoit
Jessica Sula: Marcia
Brad William Henke: zio John
Sebastian Arcelus: padre di Casey
Neal Huff: padre di Claire
Morgan Spector: Derek
Izzie Coffey: Casey da piccola
M. Night Shyamalan: Jai, guardia di sicurezza dell’appartamento della Dr.ssa Fletcher
Bruce Willis: David Dunn (uncredited)
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Kevin Wendell Crumb, le sue 23 personalità e la "Bestia"
Letizia Ciampa: Casey Cook
Aurora Cancian: Dr.ssa Karen Fletcher
Lucrezia Marricchi: Claire Benoit
Elena Perino: Marcia
Paolo Marchese: zio John
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martedì 24 ottobre 2017
giovedì 2 febbraio 2012
Wimbledon
Una white card ad un tennista inglese in declino. Così Peter Colt si trova, numero 120 del mondo, a partecipare a Wimbledon per la tredicesima volta. Un onore inaspettato grazie al quale potrà giocare il suo ultimo torneo da professionista.
Nessuna speranza, scommesse contro anche da parte di suo fratello, di passare alcun turno ed il torneo inizia. Inaspettatamente vince il primo turno, ma le prospettive non cambiano, anche la sua testa è conscia che ogni partita che gioca potrebbe essere l'ultima. L'unico stimolo esterno di continuare a giocare viene dalla presenza nel torneo femminile di Lizzie Bradbury, campionessa di tennis statunitense che punta al titolo del Grande Slam. Non appena la vede nuove energie affiorano in lui e riesce a passare anche il secondo turno del torneo. I due iniziano ad uscire insieme, tra una partita e l'altra, nonostante i divieti del padre di lei. La relazione si radica tanto da diventare una storia seria ed importante, fino ad influenzare l'andamento delle loro prestazioni sportive.
Tra un colpo di fortuna ed uno di bravura Peter Colt arriverà alla finale, incarnando un sogno per milioni di inglesi. Riuscirà a vincere? E l'amore?
Una commedia sportiva tenera e coinvolgente. Un Tin Cup del tennis con attori credibili e simpatici che permettono l'identificazione dello spettatore nei protagonisti.
Nel 2004 mette sul set Paul Bettany (che di commedie d'amore ne vedrà ben poche dopo, recitando in ruoli come quelli di Legion, The Priest ed in film come Il Codice da Vinci e Iron Man), Kristen Dunst (attrice dagli alti e bassi, ma di un bellezza dolce), Jon Favreau (attore e regista i cui ultimi tre film sono i due Iron Man e Cowboy contro Alieni) ed in un cameo la nostra Cecilia Dazzi (L'ispettore Coliando). Diretti da Richard Loncraine regista onesto, con poco di memorabile nel passato e negli anni successivi a Wimbledon, che ben riesce a rendere la dinamica dei match tennistici, danno vita ad un film piacevole e romantico. La sceneggiatura è quella di un plot classico di una storia d'amore, tra prese e lasciate, e sembra dilatare e stringere i tempi del torneo a piacere, per far vivere ad i protagonista la loro storia romantica.
Un film senza pretese, con buoni attori, piacevole.
Titolo originale Wimbledon
Paese Regno Unito, Francia, USA
Anno 2004
Durata 98 min
Genere commedia
Regia Richard Loncraine
Sceneggiatura Adam Brooks, Jennifer Flackett, Mark Levin
Produttore Universal Pictures Video
Fotografia Darius Khondjj
Montaggio Humphrey Dixon
Effetti speciali Richard stammers Hill, The moving picture company, Gualtiero Effects associates Itd., The infiatable crowd company itd. Hill
Musiche Ed Shearmur
Scenografia Brian Morris
Costumi Louise Stjernsward
Interpreti e personaggi
Kirsten Dunst: Lizzie Bradbury
Paul Bettany: Peter Colt
Jon Favreau: Ron Roth
Sam Neill: Dennis Bradbury
James McAvoy: Carl Colt
Bernard Hill: Edward Colt
Eleonor Bron: Augusta Colt
Austin Nichols: Jake Hammond
John Warnaby: Reporter
Cecilia Dazzi: Billi Clementi
Robert Lindsay: Ian Frazier
Annabel Leventon: Sig.ra Rossdale
Nikolaj Coster-Waldau: Dieter Prohl
Doppiatori italiani
Domitilla D'Amico: Lizzie Bradbury
Niseem Onorato: Peter Colt
Franco Mannella: Ron Roth
Luigi La Monica: Dennis Bradbury
Nessuna speranza, scommesse contro anche da parte di suo fratello, di passare alcun turno ed il torneo inizia. Inaspettatamente vince il primo turno, ma le prospettive non cambiano, anche la sua testa è conscia che ogni partita che gioca potrebbe essere l'ultima. L'unico stimolo esterno di continuare a giocare viene dalla presenza nel torneo femminile di Lizzie Bradbury, campionessa di tennis statunitense che punta al titolo del Grande Slam. Non appena la vede nuove energie affiorano in lui e riesce a passare anche il secondo turno del torneo. I due iniziano ad uscire insieme, tra una partita e l'altra, nonostante i divieti del padre di lei. La relazione si radica tanto da diventare una storia seria ed importante, fino ad influenzare l'andamento delle loro prestazioni sportive.
Tra un colpo di fortuna ed uno di bravura Peter Colt arriverà alla finale, incarnando un sogno per milioni di inglesi. Riuscirà a vincere? E l'amore?
Una commedia sportiva tenera e coinvolgente. Un Tin Cup del tennis con attori credibili e simpatici che permettono l'identificazione dello spettatore nei protagonisti.
Nel 2004 mette sul set Paul Bettany (che di commedie d'amore ne vedrà ben poche dopo, recitando in ruoli come quelli di Legion, The Priest ed in film come Il Codice da Vinci e Iron Man), Kristen Dunst (attrice dagli alti e bassi, ma di un bellezza dolce), Jon Favreau (attore e regista i cui ultimi tre film sono i due Iron Man e Cowboy contro Alieni) ed in un cameo la nostra Cecilia Dazzi (L'ispettore Coliando). Diretti da Richard Loncraine regista onesto, con poco di memorabile nel passato e negli anni successivi a Wimbledon, che ben riesce a rendere la dinamica dei match tennistici, danno vita ad un film piacevole e romantico. La sceneggiatura è quella di un plot classico di una storia d'amore, tra prese e lasciate, e sembra dilatare e stringere i tempi del torneo a piacere, per far vivere ad i protagonista la loro storia romantica.
Un film senza pretese, con buoni attori, piacevole.
Titolo originale Wimbledon
Paese Regno Unito, Francia, USA
Anno 2004
Durata 98 min
Genere commedia
Regia Richard Loncraine
Sceneggiatura Adam Brooks, Jennifer Flackett, Mark Levin
Produttore Universal Pictures Video
Fotografia Darius Khondjj
Montaggio Humphrey Dixon
Effetti speciali Richard stammers Hill, The moving picture company, Gualtiero Effects associates Itd., The infiatable crowd company itd. Hill
Musiche Ed Shearmur
Scenografia Brian Morris
Costumi Louise Stjernsward
Interpreti e personaggi
Kirsten Dunst: Lizzie Bradbury
Paul Bettany: Peter Colt
Jon Favreau: Ron Roth
Sam Neill: Dennis Bradbury
James McAvoy: Carl Colt
Bernard Hill: Edward Colt
Eleonor Bron: Augusta Colt
Austin Nichols: Jake Hammond
John Warnaby: Reporter
Cecilia Dazzi: Billi Clementi
Robert Lindsay: Ian Frazier
Annabel Leventon: Sig.ra Rossdale
Nikolaj Coster-Waldau: Dieter Prohl
Doppiatori italiani
Domitilla D'Amico: Lizzie Bradbury
Niseem Onorato: Peter Colt
Franco Mannella: Ron Roth
Luigi La Monica: Dennis Bradbury
lunedì 13 giugno 2011
X-Men - L'inizio
Polonia, 1944. I rastrellamenti nazisti hanno portato milioni di ebrei nei campi di concentramento. Stessa sorte è toccata al piccolo Erik Lehnsherr ed i suoi genitori. Al momento della separazione forzata da sua madre e suo padre una forza misteriosa viene emanata dal ragazzo: con la sola forza del pensiero riesca a piegare e rompere, attirandolo a se, il cancello in metallo di accesso al campo. L'effetto svanisce solo quando le guardie lo stordiscono. Da una delle finestre degli uffici del campo di concentramento il Dottor Schimdt osserva tutto e si fa portare il ragazzo per fargli replicare l'evento con una monetina. Dopo un tentativo fallito il gerarca introduce alla loro presenza anche la madre di Erik e la uccide con un colpo di pistola per provocare la reazione del ragazzo. La prova di forza sortisce l'effetto sperato: i poteri si manifestano in modo violento e cosciente.
Negli stessi giorni a Wenchester County, New York,un bambino di nome Charles Xavier incontra nella sua cucina una mutante mutaforma di nome Raven, della sua stessa età, intenta a rubare cibo in cucina. Anche lui è un mutante, un telepate, ed accoglie la ragazzina in casa sua come una sorella, contento di non essere il solo a manifestare certi poteri.
1962. Tre vicende si svolgono parallele, negli Stati Uniti ed in Europa.
Erik Lehnsherr, adulto, è diventato un cacciatore di nazisti molto abile, grazie anche ad i suoi poteri ed è ad un passo dal catturare il Dottor Schimdt.
Charles Xavier, giovane rubacuori, è appena diventato professore laureandosi alla Oxford University, in Inghilterra, con una tesi sulla mutazione genetica.
A Las Vegas, l'agente della CIA Moira MacTaggert, sulle tracce di traditori comunisti in seno al governo statunitense, segue il Colonnello Hendry al Club Infernale. Con coraggio vi si introduce ed assiste ad un incontro dove Sebastian Shaw, il nuovo nome di un Dottor Schimdt per niente invecchiato in vent'anni, Janos Questad, Azazel e Emma Frost organizzare lo scoppio della terza guerra mondiale. Assiste anche ad un evento sconvolgente: la manifestazione di poteri mutanti sia da parte di Emma Frost che di Azazel che teleporta il colonnello ad una riunione dello stato maggiore dell'esercito americano a Washington pronto a votare l'installazione di missili NATO in Turchia.
Gli eventi spingono Moira a contattare Xavier e durante la missione per catturare Shaw si uniscono, casualmente, ad Erik, ma tutti perdono l'obiettivo.
Da qui inizia la formazione di una squadra di eroi mutati intenti a vivere dall'interno la crisi missilistica di Cuba ed a tentare di impedire la terza guerra mondiale. Con Xavier, Mystica (Raven) e Erik (Magneto) si schierano Hank McCoy/Bestia, Alex Summers/Havok, Armando Muñoz/Darwin, Sean Cassidy/Banshee, Angel Salvadore, dall'altra parte i mutati al servizio di Shaw.
Questo X-men avrebbe potuto essere una delusione. Lungo, noioso, pesante e poco significativo. Se non ci avessero lavorato Bryan Singer e Matthew Vaughn (già marito di Claudia Shieffer e regista di Kick Ass).
Ambientare la vicenda nel periodo della crisi dei missili di Cuba, tracciare una storia parallela e sotterranea nella quale l'intervento della nuova razza superiore, figlia dell'atomo, uscita allo scoperto da poco riesce ad impedire la terza guerra mondiale, è stata un'idea geniale. Un film, tratto da un fumetto, che insegna la storia a ragazzini che non hanno mai sentito parlare di Kennedy, Cuba, Kruschev oltre che esaltare l'interesse della fantasia divulga, come tanti libri di storia non riescono a fare. Offre spunti che avranno l'opportunità di essere approfonditi, da chi ne avrà voglia, seriamente dopo la proiezione.
Dopo l'aborto dello spin off su Magneto sarebbe stato un peccato perdere il "già scritto" nelle mani degli autori. Ecco che la soluzione si rivela brillante: caratterizzare al meglio le origini di questo personaggio nel film in corso. Viene ripresa la scena classica del cancello piegato, già presente nella serie classica dei film degli X-Men, e ci viene mostrato cosa succede dopo. Anche la formazione del suo pensiero, una evoluzione scaccia l'altra, ci viene spiegato dal suo punto di vista con argomenti solidi e credibili.
Viene tratteggiato un Professor X diverso da quello classico dei fumetti, vitale, rubacuori e cascamorto, e rimarcata con decisione la sua posizione del vivere in pace tra umani e superumani.
La scelta di arruolare X-Men di non primissimo piano come first class è azzeccata. In questo modo la personalità degli eroi, in formazione, non prevarica l'importanza della storia e del suo contesto. Vengono, comunque, presentati comprimari importanti del fumetto a partire da Bestia e Mystica e personaggi che negli anni avranno una inaspettata evoluzione come Emma Frost.
Il cattivo di turno viene bene reso da un ottimo Kevin Bacon, mancato per troppi anni in un ruolo da protagonista. Un bravo attore che, distintosi in film difficili come Frost/Nixon, qui ha l'occasione di essere presente sullo schermo per una lunga fetta dei 130 minuti che compongono l'opera.
Accanto a tutti loro volti noti, storici, del cinema o dei serial americani. come Oliver Platt, Ray Wise, Glenn Morshower, Michael Ironside. Tutta gente che, almeno in Italia, vedi sullo schermo, non ne conosci il nome, ma ti dà senso di familiarità come la pellicola che stai guardando.
Ultimi due accenni: occhio ai camei speciali di mutanti famosi presenti e non aspettate la scena finale che sto giro non c'è.
Un ottimo film. Serio come trama, alleggerito da ottimi dialoghi con alternano battute a nozioni scientifiche e storiche, divertente, ricco di scazzottate. Attori bravi e seri come la conferma James McAvoy, che somiglia ad un Gerald Butler in piccolo e fa di tutto per non ricordare il suo ingombrante predecessore nel ruolo Patrick Stewart (detto anche Jean Luc Picard) e la sorpresa, per me, Michael Fassbender, che ben si confronta con Ian McKellen. Il tutto ben confezionato dall'ottimo regista in una pellicola piacevole, per niente lenta, ben bilanciata e coinvolgente.
L'unico neo notato durante la proiezione è un errore di montaggio presente nel momento in cui Rose Byrne (Moira MacTaggert) entra nel Club Infernale. In una scena la si vede scendere le scale di accesso alla hall principale, nella scena successiva è ancora sulla soglia della porta in cima alle stesse scale. Questo è l'unico errore di montaggio che ho notato nell'unica visione che ho avuto.
Da vedere, anche pagando il prezzo pieno del biglietto (cosa che io non ho fatto, ma questo è un dettaglio).
Titolo originale X-Men: First Class
Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 131 min
Genere Comic Movie
Regia Matthew Vaughn
Soggetto Bryan Singer, Sheldon Turner (dai fumetti della Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Matthew Vaughn
Produttore Lauren Shuler Donner, Bryan Singer, Gregory Goodman, Simon Kinberg
Produttore esecutivo Stan Lee, Tarquin Pack, Josh McLaglen, Jason Taylor
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Twentieth Century Fox
Fotografia Ben Seresin
Montaggio Eddie Hamilton, Lee Smith
Scenografia Russell De Rozario, Chris Seagers
Costumi Sammy Sheldon
Interpreti e personaggi
James McAvoy: Charles Xavier/Professor X
Michael Fassbender: Erik Lehnsherr/Magneto
Rose Byrne: Moira MacTaggert
Jennifer Lawrence: Raven Darkholme/Mystica
January Jones: Emma Frost
Kevin Bacon: Sebastian Shaw
Nicholas Hoult: Hank McCoy/Bestia
Jason Flemyng: Azazel
Lucas Till: Alex Summers/Havok
Edi Gathegi: Armando Muñoz/Darwin
Caleb Landry Jones: Sean Cassidy/Banshee
Zoe Kravitz: Angel Salvadore
Alex Gonzalez: Janos Questad
Oliver Platt: Uomo in nero
Matt Craven: Direttore McCone
Rade Šerbedžija: Generale russo
Ray Wise: Segretario di stato degli Stati Uniti
Glenn Morshower: Colonnello Hendry
Don Creech: William Stryker
Brendan Fehr: Ufficiale comunicazioni
Michael Ironside: Capitano
Jason Beghe: XO
Laurence Belcher: Charles Xavier (bambino)
Morgan Lily: Raven Darkholme (bambina)
Bill Bilner: Erik Lehnsherr (bambino)
Hugh Jackman: Wolverine
Rebecca Romijn: Mystica (cameo non accreditato)
Doppiatori italiani
Stefano Crescentini: Charles Xavier/Professor X
Francesco Prando: Erik Lehnsherr/Magneto
Francesca Manicone: Moira MacTaggert
Valentina Favazza: Raven/Mystica
Alessia Amendola: Emma Frost
Luca Ward: Sebastian Shaw
Fabrizio De Flaviis: Hank McCoy/Bestia
Roberto Stocchi: Uomo In Nero
Carlo Scipioni: Azazel
Davide Perino: Alex Summers/Havok
Paolo De Santis: Armando Muñoz/Darwin
Flavio Aquilone: Sean Cassidy/Banshee
Letizia Ciampa: Angel Salvadore
Bruno Alessandro: Ammiraglio
Gianni Giuliano: Direttore McCone
Saverio Moriones: Generale russo
Luigi La Monica: Segretario di stato degli Stati Uniti
Edoardo Siravo: Colonnello Hendry
Carlo Reali: William Stryker Senior
Fabrizio Pucci: Wolverine
Andrea Di Maggio: Charles Xavier (bambino)
Veronica Benassi: Raven (bambina)
Negli stessi giorni a Wenchester County, New York,un bambino di nome Charles Xavier incontra nella sua cucina una mutante mutaforma di nome Raven, della sua stessa età, intenta a rubare cibo in cucina. Anche lui è un mutante, un telepate, ed accoglie la ragazzina in casa sua come una sorella, contento di non essere il solo a manifestare certi poteri.
1962. Tre vicende si svolgono parallele, negli Stati Uniti ed in Europa.
Erik Lehnsherr, adulto, è diventato un cacciatore di nazisti molto abile, grazie anche ad i suoi poteri ed è ad un passo dal catturare il Dottor Schimdt.
Charles Xavier, giovane rubacuori, è appena diventato professore laureandosi alla Oxford University, in Inghilterra, con una tesi sulla mutazione genetica.
A Las Vegas, l'agente della CIA Moira MacTaggert, sulle tracce di traditori comunisti in seno al governo statunitense, segue il Colonnello Hendry al Club Infernale. Con coraggio vi si introduce ed assiste ad un incontro dove Sebastian Shaw, il nuovo nome di un Dottor Schimdt per niente invecchiato in vent'anni, Janos Questad, Azazel e Emma Frost organizzare lo scoppio della terza guerra mondiale. Assiste anche ad un evento sconvolgente: la manifestazione di poteri mutanti sia da parte di Emma Frost che di Azazel che teleporta il colonnello ad una riunione dello stato maggiore dell'esercito americano a Washington pronto a votare l'installazione di missili NATO in Turchia.
Gli eventi spingono Moira a contattare Xavier e durante la missione per catturare Shaw si uniscono, casualmente, ad Erik, ma tutti perdono l'obiettivo.
Da qui inizia la formazione di una squadra di eroi mutati intenti a vivere dall'interno la crisi missilistica di Cuba ed a tentare di impedire la terza guerra mondiale. Con Xavier, Mystica (Raven) e Erik (Magneto) si schierano Hank McCoy/Bestia, Alex Summers/Havok, Armando Muñoz/Darwin, Sean Cassidy/Banshee, Angel Salvadore, dall'altra parte i mutati al servizio di Shaw.
Questo X-men avrebbe potuto essere una delusione. Lungo, noioso, pesante e poco significativo. Se non ci avessero lavorato Bryan Singer e Matthew Vaughn (già marito di Claudia Shieffer e regista di Kick Ass).
Ambientare la vicenda nel periodo della crisi dei missili di Cuba, tracciare una storia parallela e sotterranea nella quale l'intervento della nuova razza superiore, figlia dell'atomo, uscita allo scoperto da poco riesce ad impedire la terza guerra mondiale, è stata un'idea geniale. Un film, tratto da un fumetto, che insegna la storia a ragazzini che non hanno mai sentito parlare di Kennedy, Cuba, Kruschev oltre che esaltare l'interesse della fantasia divulga, come tanti libri di storia non riescono a fare. Offre spunti che avranno l'opportunità di essere approfonditi, da chi ne avrà voglia, seriamente dopo la proiezione.
Dopo l'aborto dello spin off su Magneto sarebbe stato un peccato perdere il "già scritto" nelle mani degli autori. Ecco che la soluzione si rivela brillante: caratterizzare al meglio le origini di questo personaggio nel film in corso. Viene ripresa la scena classica del cancello piegato, già presente nella serie classica dei film degli X-Men, e ci viene mostrato cosa succede dopo. Anche la formazione del suo pensiero, una evoluzione scaccia l'altra, ci viene spiegato dal suo punto di vista con argomenti solidi e credibili.
Viene tratteggiato un Professor X diverso da quello classico dei fumetti, vitale, rubacuori e cascamorto, e rimarcata con decisione la sua posizione del vivere in pace tra umani e superumani.
La scelta di arruolare X-Men di non primissimo piano come first class è azzeccata. In questo modo la personalità degli eroi, in formazione, non prevarica l'importanza della storia e del suo contesto. Vengono, comunque, presentati comprimari importanti del fumetto a partire da Bestia e Mystica e personaggi che negli anni avranno una inaspettata evoluzione come Emma Frost.
Il cattivo di turno viene bene reso da un ottimo Kevin Bacon, mancato per troppi anni in un ruolo da protagonista. Un bravo attore che, distintosi in film difficili come Frost/Nixon, qui ha l'occasione di essere presente sullo schermo per una lunga fetta dei 130 minuti che compongono l'opera.
Accanto a tutti loro volti noti, storici, del cinema o dei serial americani. come Oliver Platt, Ray Wise, Glenn Morshower, Michael Ironside. Tutta gente che, almeno in Italia, vedi sullo schermo, non ne conosci il nome, ma ti dà senso di familiarità come la pellicola che stai guardando.
Ultimi due accenni: occhio ai camei speciali di mutanti famosi presenti e non aspettate la scena finale che sto giro non c'è.
Un ottimo film. Serio come trama, alleggerito da ottimi dialoghi con alternano battute a nozioni scientifiche e storiche, divertente, ricco di scazzottate. Attori bravi e seri come la conferma James McAvoy, che somiglia ad un Gerald Butler in piccolo e fa di tutto per non ricordare il suo ingombrante predecessore nel ruolo Patrick Stewart (detto anche Jean Luc Picard) e la sorpresa, per me, Michael Fassbender, che ben si confronta con Ian McKellen. Il tutto ben confezionato dall'ottimo regista in una pellicola piacevole, per niente lenta, ben bilanciata e coinvolgente.
L'unico neo notato durante la proiezione è un errore di montaggio presente nel momento in cui Rose Byrne (Moira MacTaggert) entra nel Club Infernale. In una scena la si vede scendere le scale di accesso alla hall principale, nella scena successiva è ancora sulla soglia della porta in cima alle stesse scale. Questo è l'unico errore di montaggio che ho notato nell'unica visione che ho avuto.
Da vedere, anche pagando il prezzo pieno del biglietto (cosa che io non ho fatto, ma questo è un dettaglio).
Titolo originale X-Men: First Class
Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 131 min
Genere Comic Movie
Regia Matthew Vaughn
Soggetto Bryan Singer, Sheldon Turner (dai fumetti della Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Matthew Vaughn
Produttore Lauren Shuler Donner, Bryan Singer, Gregory Goodman, Simon Kinberg
Produttore esecutivo Stan Lee, Tarquin Pack, Josh McLaglen, Jason Taylor
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Twentieth Century Fox
Fotografia Ben Seresin
Montaggio Eddie Hamilton, Lee Smith
Scenografia Russell De Rozario, Chris Seagers
Costumi Sammy Sheldon
Interpreti e personaggi
James McAvoy: Charles Xavier/Professor X
Michael Fassbender: Erik Lehnsherr/Magneto
Rose Byrne: Moira MacTaggert
Jennifer Lawrence: Raven Darkholme/Mystica
January Jones: Emma Frost
Kevin Bacon: Sebastian Shaw
Nicholas Hoult: Hank McCoy/Bestia
Jason Flemyng: Azazel
Lucas Till: Alex Summers/Havok
Edi Gathegi: Armando Muñoz/Darwin
Caleb Landry Jones: Sean Cassidy/Banshee
Zoe Kravitz: Angel Salvadore
Alex Gonzalez: Janos Questad
Oliver Platt: Uomo in nero
Matt Craven: Direttore McCone
Rade Šerbedžija: Generale russo
Ray Wise: Segretario di stato degli Stati Uniti
Glenn Morshower: Colonnello Hendry
Don Creech: William Stryker
Brendan Fehr: Ufficiale comunicazioni
Michael Ironside: Capitano
Jason Beghe: XO
Laurence Belcher: Charles Xavier (bambino)
Morgan Lily: Raven Darkholme (bambina)
Bill Bilner: Erik Lehnsherr (bambino)
Hugh Jackman: Wolverine
Rebecca Romijn: Mystica (cameo non accreditato)
Doppiatori italiani
Stefano Crescentini: Charles Xavier/Professor X
Francesco Prando: Erik Lehnsherr/Magneto
Francesca Manicone: Moira MacTaggert
Valentina Favazza: Raven/Mystica
Alessia Amendola: Emma Frost
Luca Ward: Sebastian Shaw
Fabrizio De Flaviis: Hank McCoy/Bestia
Roberto Stocchi: Uomo In Nero
Carlo Scipioni: Azazel
Davide Perino: Alex Summers/Havok
Paolo De Santis: Armando Muñoz/Darwin
Flavio Aquilone: Sean Cassidy/Banshee
Letizia Ciampa: Angel Salvadore
Bruno Alessandro: Ammiraglio
Gianni Giuliano: Direttore McCone
Saverio Moriones: Generale russo
Luigi La Monica: Segretario di stato degli Stati Uniti
Edoardo Siravo: Colonnello Hendry
Carlo Reali: William Stryker Senior
Fabrizio Pucci: Wolverine
Andrea Di Maggio: Charles Xavier (bambino)
Veronica Benassi: Raven (bambina)
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