Dylan Dog N° : 383
Profondo nero
Soggetto: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Stefano Piani
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/07/2018
Prezzo: 3.50€
Un problema con il suo vecchio Maggiolino costringe Dylan Dog ad una passeggiata fuori programma. La coincidenza vuole che venga riconosciuto da una giovane gallerista che espone foto BSDM, da lei scattata ad una misteriosa modella di nome Lais. La donna inizia ad apparire all'Indagatore dell'Incubo come un fantasma, per guidarlo su una pista misteriosa. Un strada che lo condurrà ad entrare in contatto con i segreti di una nobile famiglia inglese.
Era attesa. Da mesi non si parlava di altro. Finalmente è arrivato e, complice lo slittamento della data di uscita del numero 12 di Mercurio Loi, è balzato in testa alle cose da leggere di questo mese di luglio 2018: il Dylan Dog scritto da Dario Argento e da lui sceneggiato in tandem con Stefano Piani, suo collaboratore di antica data.
Ci si accorge subito di avere qualcosa di diverso tra le mani. Anche solo fosse per la copertina con il suo effetto metallico e lucido. L'illustrazione di Gigi Cavenago si ritrova, così, a beneficiare di due livelli di profondità distinti. Il primo generato dall'immagine di Dylan e dalle scritte, il secondo dalla sfondo onirico dominato dalla schiena ferita di Lais. Cavenago, come copertinista di Dylan Dog, si è da, quasi, subito guadagnato il rispetto dei lettori, ma, qui, oltre a lui sarebbe da menzionare anche lo stampatore. A beneficiare del lavoro è stata anche la copertina del Color Fest, in quarta, dedicato all'incontro tra Dylan Dog ed i protagonisti di Creepy Past.
Dentro assistiamo ai disegni del solo illustratore italiano che avrebbe potuto mettere le mani su una storia come questa: Corrado Roi. Il disegnatore di Laveno Mombello, classe 1958, è alla sua ennesima esperienza con il residente, in affitto, di Craven Road numero 7. La sceneggiatura di Argento/Piani gli mette a disposizione un vasto ventaglio di occasioni per mettere in risalto la sua arte. Oltre a Dylan, Groucho, Rania e Carpenter (per poche vignette) abbiamo l'occasione di vedere in azione un vasto panorama femminile. Ovviamente tutte le donne sono caratterizzate con il canone di Corrado Roi, ma ognuna di loro mantiene i suoi tratti distintivi, fossero anche solo presenti in poche vignette. Il taglio narrativo degli sceneggiatori ha permesso a Roi di impostare le vignette con un ritmo variabile, offrendo al lettore accelerazioni e rallentamenti, molto apprezzati. Non si è caduti, fortunatamente, in quegli eccessi di nero che avrebbero reso illeggibile la storia.
Veniamo alla sceneggiatura.
Dario Argento è stato un regista che ha dato il suo meglio con i film prodotti e diretti sul finire degli anni '70 e negli anni '90 del secolo scorso. E' inutile nascondere come per il ventennio successivo si sia trascinato, non solo per colpa sua, e come ci abbia offerto delusioni importanti (come il Cartaio), ma anche, ancora, qualche colpo interessante (Non ho sonno su tutti, La Terza Madre in parte).
Ora, alla vigilia degli ottanta anni, ha incontrato un suo figlio (illegittimo). Sclavi, nei primi anni, non ha mai nascosto di essersi ispirato alle atmosfere dei suoi film per ambientare le avventure di questo vegetariano, astemio, londinese. Ora il, virtuale, cerchio si è chiuso. Non riesco a capire quanto di Piani ci sia nella sceneggiatura passata Roi e quanto di Argento. Il soggetto, in ogni caso, è coinvolgente e sfrutta una delle doti nascoste del nostro, tanto cara a Madame Trelkovski. Grazie a questo incipit l'avventura tiene sul filo il lettore. Filo che, però, sul finale viene un po' spezzato da un "male" intrinseco del mezzo: il fumetto non mente, sia già quanto dura un'emozione. Sai, quando lo acquisti, che ha un determinato numero di pagine e sai, quindi, se sei un lettore (libri o fumetti poco importa il mezzo) che se ci sono troppo pagine ancora da leggere che qualcosa deve ancora succedere.
Tolta questa tara, però, non si possono fare che i complimenti a Dario Argento, per essersi messo in gioco per quindici mesi sulla creatura di Tiziano Sclavi, a Stefano Piani, per aver sviluppato il soggetto come sceneggiatura e per aver convinto il Maestro a scrivere per Dylan, a Corrado Roi, per avere reso al meglio graficamente il progetto, a Roberto Recchioni, per aver, immagino, convinto tutti a lavorare per questo obiettivo, ed alla Sergio Bonelli per aver permesso ai suoi lettori di poter leggere, nella serie regolare, un numero che rimarrà nella storia del fumetto italiano.
Quando ancora i blog non esistevano, quando già leggevo Dylan Dog, quando Dario Argento era più giovane, già avevo pensato che il binomio Dog/Argento sarebbe stato perfetto per una serie tv di episodi tratti dagli albi dell'Old Boy. Purtroppo la televisione italiana, pubblica e privata, non è pronta per esperimenti del genere (vedi i vari fallimenti di portare su schermo Diabolik). Si punta alla prima serata per famiglie, investimenti pubblicitari ed un successo sicuro. Speriamo che le nuove piattaforme digitali rispolverino l'idea e ci offrano un Dylan Dog su celluloide.
Questo albo potrebbe essere un buon viatico.
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lunedì 30 luglio 2018
lunedì 4 dicembre 2017
Dylan Dog - Nel mistero
Dylan Dog N°: 375
Nel mistero
Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Angelo Stano
Copertina: Gigi Cavenago
Colori: Giovanna Niro
Periodicità: mensile
uscita: 29/11/2017
Prezzo: 3,50€
La morte vaga per Londra, sotto forma di un serial killer anonimo. Le sue vittime non hanno nulla a che fare con Dylan Dog, ma, si sa, l'Indagatore dell'Incubo non riesce mai ad essere estraneo a situazioni del genere. Infatti, un barbone misterioso, che il nostro si troverà più volte sulla sua strada, gli salva più volte la vita con strane profezie. Il tutto condurrà i tre protagonisti di questa avventura incontro al proprio destino.
Ritorna una storia fuori uscita tutta dalla fervida mente di Tiziano Sclavi. Ad un anno esatto da Dopo un lungo silenzio ecco questo Nel mistero. Ma non è che ne sia troppo soddisfatto. A partire dal titolo: eccessivamente generico, tanto da essere adatto a qualsiasi storia di qualsiasi personaggio. La trama, tutta opera di Sclavi, stando ai crediti, è un qualcosa di già letto, molte volte, su queste pagine. Un assassino misterioso (che si rivela essere chi pensiamo che sia già dopo due pagine), Dylan che lo incontra per caso e varie forzature narrative per incastrare le varie sottotrame. Quando si aspetta una storia di Sclavi si spera in qualcosa di più, ma, qui, lo scrittore di Broni è frenato anche dall'obbligo di usare i personaggi, eccessivamente inutili, voluti da Recchioni per modernizzare la serie.
Angelo Stano torna ai disegni sia di Dylan Dog, sia per Sclavi e niente. Stano è meglio in bianco e nero. Nonostante sia affiancato da Giovanna Niro, una delle migliori coloriste di casa Bonelli, e che lei scelga sia uno stile pop, ispirato, probabilmente, ai vecchi film d'horror degli anni settanta del secolo scorso, che dei colori adatti per le atmosfere del disegnatore della provincia di Bari: no. Stano va vissuto in bianco e nero. Mi dispiace per Giovanna Niro, che ha messo in mostra, ancora una volta doti eccezionali.
La copertina di Cavenago è un omaggio allo stile di Stano. Si respirano le atmosfere di colui del quale ha preso il posto su Dylan Dog e, anche, il modo di firmarla sembra essere ispirato alla storica colonna di via Buonarotti a Milano.
Un albo che si legge bene, ma che non mi convince del tutto. Sembra essere una proposta di eventi slegati l'uno dall'altro, fino a giungere a quello che coinvolge un protagonista fino a quel momento eccessivamente vittima di situazioni, anche a lui lontane e di cui non saprà mai nulla. Forse un'occasione sprecata. Forse la terza storia sceneggiata da Sclavi si prenderà più tempo per essere pubblicata. E potrebbe essere un bene.
Nel mistero
Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Angelo Stano
Copertina: Gigi Cavenago
Colori: Giovanna Niro
Periodicità: mensile
uscita: 29/11/2017
Prezzo: 3,50€
La morte vaga per Londra, sotto forma di un serial killer anonimo. Le sue vittime non hanno nulla a che fare con Dylan Dog, ma, si sa, l'Indagatore dell'Incubo non riesce mai ad essere estraneo a situazioni del genere. Infatti, un barbone misterioso, che il nostro si troverà più volte sulla sua strada, gli salva più volte la vita con strane profezie. Il tutto condurrà i tre protagonisti di questa avventura incontro al proprio destino.
Ritorna una storia fuori uscita tutta dalla fervida mente di Tiziano Sclavi. Ad un anno esatto da Dopo un lungo silenzio ecco questo Nel mistero. Ma non è che ne sia troppo soddisfatto. A partire dal titolo: eccessivamente generico, tanto da essere adatto a qualsiasi storia di qualsiasi personaggio. La trama, tutta opera di Sclavi, stando ai crediti, è un qualcosa di già letto, molte volte, su queste pagine. Un assassino misterioso (che si rivela essere chi pensiamo che sia già dopo due pagine), Dylan che lo incontra per caso e varie forzature narrative per incastrare le varie sottotrame. Quando si aspetta una storia di Sclavi si spera in qualcosa di più, ma, qui, lo scrittore di Broni è frenato anche dall'obbligo di usare i personaggi, eccessivamente inutili, voluti da Recchioni per modernizzare la serie.
Angelo Stano torna ai disegni sia di Dylan Dog, sia per Sclavi e niente. Stano è meglio in bianco e nero. Nonostante sia affiancato da Giovanna Niro, una delle migliori coloriste di casa Bonelli, e che lei scelga sia uno stile pop, ispirato, probabilmente, ai vecchi film d'horror degli anni settanta del secolo scorso, che dei colori adatti per le atmosfere del disegnatore della provincia di Bari: no. Stano va vissuto in bianco e nero. Mi dispiace per Giovanna Niro, che ha messo in mostra, ancora una volta doti eccezionali.
La copertina di Cavenago è un omaggio allo stile di Stano. Si respirano le atmosfere di colui del quale ha preso il posto su Dylan Dog e, anche, il modo di firmarla sembra essere ispirato alla storica colonna di via Buonarotti a Milano.
Un albo che si legge bene, ma che non mi convince del tutto. Sembra essere una proposta di eventi slegati l'uno dall'altro, fino a giungere a quello che coinvolge un protagonista fino a quel momento eccessivamente vittima di situazioni, anche a lui lontane e di cui non saprà mai nulla. Forse un'occasione sprecata. Forse la terza storia sceneggiata da Sclavi si prenderà più tempo per essere pubblicata. E potrebbe essere un bene.
lunedì 6 novembre 2017
Dylan Dog - La fine dell'oscurità
Dylan Dog N° 374
La fine dell'oscurità
Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Uzzeo
Disegni: Giorgio Santucci
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/10/2017
Prezzo: 3.5€
Un'entità sconosciuta sovrasta il cielo di Londra. Cavi di consistenza metallica si congiungono alla spina dorsale di molti londinesi e strapparli significa la morte. La città è in rovina. Unico punto d'attrazione è un grattacielo al centro della città.
Dylan Dog cerca di mantenere lucidità e rimanere ancorato alla realtà, a costo di tenere un diario che gli ricordi chi era e cosa c'era prima di tutto ciò che, ora, lo circonda. In un mondo dove il confine tra fantastico, menzogna, realtà non esiste più, riuscirà l'ex Old Boy a sopravvivere.
La fine dell'oscurità poteva essere un presagio: Recchioni è riuscito a trovare il bandolo della matassa ed a impostare la serie come aveva promesso tre anni fa. Finalmente dodici numeri della serie regolare compongono una serie con uno spesso filo conduttore che l'attraversa. Invece non è così.
La fine dell'oscurità è l'ennesima prova autoriale, che dovrebbe trovare spazio su altre pubblicazioni e non sulla serie regolare, che viene qui proposta per riempire buchi lasciati dal curatore. Peccato.
La storia, autogestita da Mauro Uzzeo, ha un suo perché, ma molti perché? dovuti al modo in cui è stata proposta al lettore. L'incipit è decisamente interessante, scade un po' nel banale con la citazione delle teorie complottiste dell'internet, crea un memo dei nostri tempi per le generazioni future che leggeranno questo albo, ma non aggiunge niente a Dylan Dog. La sua vita non cambierà dopo questi eventi, perché tutti avranno dimenticato tutto. Hope sparirà nel prossimo numero, che è stato scritto da Tiziano Sclavi, e tutto tornerà nei ranghi. Quindi: perché?
Giorgio Santucci, che guardacaso proprio questo mese ha in uscita un volume a fumetti di altro genere, dopo aver disegnato nel 2014 il numero 7 di Orfani, affitta la sua matita alla Sergio Bonelli per realizzare graficamente questo numero. Il disegnatore di Viterbo è da anni sulla breccia, con lavori autonomi per lo più, ma ci offre 96 tavole riccamente dettagliate, quasi scavate nei neri piuttosto che disegnate su fogli bianchi. Quasi tatuate. Santucci, segue con attenzione la trama propostagli da Uzzeo, affascina l'occhio, intriga con le sue donne, ma alla fine non mi lascia dentro niente. Forse non è colpa sua, ma dell'ennesima delusione di questa serie.
A Lucca Comics 2017 c'è stato l'annuncio de Il Ciclo Meteora: 12 numeri legati l'un l'altro. Altri due annunci hanno riguardato il numero 400, che sarà scritto da Recchioni e tutto a colori (pubblicazione prevista tra due anni e mezzo) e la nuova serie Dylan Dog – I racconti di domani scritta da Sclavi è in lavorazione. Non è ancora disponibile una data di pubblicazione ma è stato fatto sapere che il disegnatore del primo episodio sarà Gigi Cavenago. Saranno notizie positive? Lo scopriremo solo restando a bordo. Almeno fino al numero 400. Di sicuro attendo, l'annunciato da tempo, Dylan Dog scritto, inchiostrato e matitato, da Leo Ortolani e rimango curioso per quello scritto da Dario Argento e disegnato da Corrado Roi.
La fine dell'oscurità
Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Uzzeo
Disegni: Giorgio Santucci
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita: 28/10/2017
Prezzo: 3.5€
Un'entità sconosciuta sovrasta il cielo di Londra. Cavi di consistenza metallica si congiungono alla spina dorsale di molti londinesi e strapparli significa la morte. La città è in rovina. Unico punto d'attrazione è un grattacielo al centro della città.
Dylan Dog cerca di mantenere lucidità e rimanere ancorato alla realtà, a costo di tenere un diario che gli ricordi chi era e cosa c'era prima di tutto ciò che, ora, lo circonda. In un mondo dove il confine tra fantastico, menzogna, realtà non esiste più, riuscirà l'ex Old Boy a sopravvivere.
La fine dell'oscurità poteva essere un presagio: Recchioni è riuscito a trovare il bandolo della matassa ed a impostare la serie come aveva promesso tre anni fa. Finalmente dodici numeri della serie regolare compongono una serie con uno spesso filo conduttore che l'attraversa. Invece non è così.
La fine dell'oscurità è l'ennesima prova autoriale, che dovrebbe trovare spazio su altre pubblicazioni e non sulla serie regolare, che viene qui proposta per riempire buchi lasciati dal curatore. Peccato.
La storia, autogestita da Mauro Uzzeo, ha un suo perché, ma molti perché? dovuti al modo in cui è stata proposta al lettore. L'incipit è decisamente interessante, scade un po' nel banale con la citazione delle teorie complottiste dell'internet, crea un memo dei nostri tempi per le generazioni future che leggeranno questo albo, ma non aggiunge niente a Dylan Dog. La sua vita non cambierà dopo questi eventi, perché tutti avranno dimenticato tutto. Hope sparirà nel prossimo numero, che è stato scritto da Tiziano Sclavi, e tutto tornerà nei ranghi. Quindi: perché?
Giorgio Santucci, che guardacaso proprio questo mese ha in uscita un volume a fumetti di altro genere, dopo aver disegnato nel 2014 il numero 7 di Orfani, affitta la sua matita alla Sergio Bonelli per realizzare graficamente questo numero. Il disegnatore di Viterbo è da anni sulla breccia, con lavori autonomi per lo più, ma ci offre 96 tavole riccamente dettagliate, quasi scavate nei neri piuttosto che disegnate su fogli bianchi. Quasi tatuate. Santucci, segue con attenzione la trama propostagli da Uzzeo, affascina l'occhio, intriga con le sue donne, ma alla fine non mi lascia dentro niente. Forse non è colpa sua, ma dell'ennesima delusione di questa serie.
A Lucca Comics 2017 c'è stato l'annuncio de Il Ciclo Meteora: 12 numeri legati l'un l'altro. Altri due annunci hanno riguardato il numero 400, che sarà scritto da Recchioni e tutto a colori (pubblicazione prevista tra due anni e mezzo) e la nuova serie Dylan Dog – I racconti di domani scritta da Sclavi è in lavorazione. Non è ancora disponibile una data di pubblicazione ma è stato fatto sapere che il disegnatore del primo episodio sarà Gigi Cavenago. Saranno notizie positive? Lo scopriremo solo restando a bordo. Almeno fino al numero 400. Di sicuro attendo, l'annunciato da tempo, Dylan Dog scritto, inchiostrato e matitato, da Leo Ortolani e rimango curioso per quello scritto da Dario Argento e disegnato da Corrado Roi.
martedì 5 settembre 2017
Dylan Dog - Il bianco e il nero
Dylan Dog N° 372
Il bianco e il nero
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità mensile
uscita 29/08/2017
Prezzo 3.50€
Macchie nere si formano su ogni oggetto o persona su cui si posano gli occhi di Dylan Dog. Solo lui riesce a vederle. Le macchie si espandono talmente tanto che, alla fine, l'Indagatore dell'Incubo è circondato dal nero assoluto. Qui vi trova un suo vecchio avversario: l'Uomo Nero.
Prendete un corto. Allungatelo e fatene un film. A volte viene bene, spesso no. Pixelsè l'esempio di un qualcosa di simpatico, ma che non è finito bene.
Il bianco e il nero di Paola Barbato segue lo stesso percorso. Nasce come corto di ventiquattro pagine (o qualcosa del genere) su una di quelle collane uscite con la Gazzetta dello Sport e diventa un albo di novantotto. Ormai si sa, Barbato ha perso il tocco. Aveva nella sua faretra un certo numero di frecce, le migliori, innegabilmente ottime storie, le ha sparate all'inizio della sua carriera. Ora vive di rendita su ciò che ha realizzato nel passato. Ormai è difficile che ci offra qualcosa d'effetto. Questa indagine sulle paure (di buoni e cattivi, che qui sono solo un punto di vista) si rivela decisamente banale e stancante.
Come spesso accade in casa Bonelli, a salvare la baracca interviene il disegnatore forte e carismatico. Corrado Roi è, innegabilmente, il maestro delle ombre e dei neri. Come bilancia lui le ombre nessuno. Anche se passano gli anni per tutti, il suo tratto rimane affascinate e piacevole. Riesce a dare qualcosa in più a questa storia debole.
La copertina di Cavenago è decisamente interessante ed aggressiva. Ottima.
La colpa della pubblicazione di queste storie inutili è del curatore della serie che non riesce a dare omogeneità del suo progetto. Hai riportato l'attenzione, per tre pagine, su John Ghost nel numero scorso? Porta avanti il tuo progetto: siamo fermi da due anni. Ovviamente del rapporto con Rania, anche questo mese, non si fa parola, così come del rapporto tra Rania e Carpenter.
Se, in più, ti è piaciuto un film come Babadook e ne vai orgoglioso, beh, hai dei problemi.
Giro a vuoto.
Il bianco e il nero
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità mensile
uscita 29/08/2017
Prezzo 3.50€
Macchie nere si formano su ogni oggetto o persona su cui si posano gli occhi di Dylan Dog. Solo lui riesce a vederle. Le macchie si espandono talmente tanto che, alla fine, l'Indagatore dell'Incubo è circondato dal nero assoluto. Qui vi trova un suo vecchio avversario: l'Uomo Nero.
Prendete un corto. Allungatelo e fatene un film. A volte viene bene, spesso no. Pixelsè l'esempio di un qualcosa di simpatico, ma che non è finito bene.
Il bianco e il nero di Paola Barbato segue lo stesso percorso. Nasce come corto di ventiquattro pagine (o qualcosa del genere) su una di quelle collane uscite con la Gazzetta dello Sport e diventa un albo di novantotto. Ormai si sa, Barbato ha perso il tocco. Aveva nella sua faretra un certo numero di frecce, le migliori, innegabilmente ottime storie, le ha sparate all'inizio della sua carriera. Ora vive di rendita su ciò che ha realizzato nel passato. Ormai è difficile che ci offra qualcosa d'effetto. Questa indagine sulle paure (di buoni e cattivi, che qui sono solo un punto di vista) si rivela decisamente banale e stancante.
Come spesso accade in casa Bonelli, a salvare la baracca interviene il disegnatore forte e carismatico. Corrado Roi è, innegabilmente, il maestro delle ombre e dei neri. Come bilancia lui le ombre nessuno. Anche se passano gli anni per tutti, il suo tratto rimane affascinate e piacevole. Riesce a dare qualcosa in più a questa storia debole.
La copertina di Cavenago è decisamente interessante ed aggressiva. Ottima.
La colpa della pubblicazione di queste storie inutili è del curatore della serie che non riesce a dare omogeneità del suo progetto. Hai riportato l'attenzione, per tre pagine, su John Ghost nel numero scorso? Porta avanti il tuo progetto: siamo fermi da due anni. Ovviamente del rapporto con Rania, anche questo mese, non si fa parola, così come del rapporto tra Rania e Carpenter.
Se, in più, ti è piaciuto un film come Babadook e ne vai orgoglioso, beh, hai dei problemi.
Giro a vuoto.
venerdì 30 giugno 2017
Dylan Dog - Il terrore
Dylan Dog N° 370
Il terrore
Soggetto e Sceneggiatura: Gabriella Contu
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 29/06/2017
Prezzo: 3.50€
Alta è l'allerta terrorismo nella capitale inglese. Londra sarà ospite di una manifestazione scientifica internazionale e potrebbe essere bersaglio del fondamentalismo islamico. La paura è alta ed anche un ragazzino che gira con una valigetta 24h con dei fili penzolanti è motivo di preoccupazione. Quando poi Ahmed si dirige verso un luogo affollato l'isteria raggiunge livelli estremi.
Mi è sembrato di leggere su carta uno di quegli episodi dei cartoni animati per bambini dove tutto succede per caso. Dylan, che non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con la conseguenza degli eventi, si ritrova essere protagonista di un attentato a Londra senza neanche sapere il perché: con una scusa banalissima. Bloch viene tirato in mezzo, non si capisce bene a che scopo. I politici si comportano come sotto cocaina, senza che un vero studio sui comportamenti sociali possa sostenere le loro azioni.
La trama è scontata dalla prima vignetta all'ultima e, oltretutto, l'impiego del McGuffin di hitchcockina memoria e tremendamente deludente. Mischia una sequenza di "già visto" e "scontato" imbarazzante. Senza contare che l'autrice desatura della tensione di cui è intrisa l'iconica copertina di Cavenago già nelle prime due pagine.
Alle matite un Casertano, senza infamia e senza lode, che deve tenere a battesimo la nuova leva di casa Bonelli cercando di sopperire graficamente alle mancanze in sceneggiatura.
Speriamo che quella di Gabriella Contu sia una sceneggiatura di prova, per prendere le misure, e che nelle sue prossime apparizioni tiri fuori un po' di carattere ed originalità. Un'avventura che aveva Dylan Dog come protagonista, ma che sarebbe stata più adatta a Nick Rider, Julia e forse, persino, a Morgan Lost.
Ce li facessero spendere meglio sti soldi anziché dedicarsi a crossover con Dampyr, con doppie copertine...
Il terrore
Soggetto e Sceneggiatura: Gabriella Contu
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 29/06/2017
Prezzo: 3.50€
Alta è l'allerta terrorismo nella capitale inglese. Londra sarà ospite di una manifestazione scientifica internazionale e potrebbe essere bersaglio del fondamentalismo islamico. La paura è alta ed anche un ragazzino che gira con una valigetta 24h con dei fili penzolanti è motivo di preoccupazione. Quando poi Ahmed si dirige verso un luogo affollato l'isteria raggiunge livelli estremi.
Mi è sembrato di leggere su carta uno di quegli episodi dei cartoni animati per bambini dove tutto succede per caso. Dylan, che non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con la conseguenza degli eventi, si ritrova essere protagonista di un attentato a Londra senza neanche sapere il perché: con una scusa banalissima. Bloch viene tirato in mezzo, non si capisce bene a che scopo. I politici si comportano come sotto cocaina, senza che un vero studio sui comportamenti sociali possa sostenere le loro azioni.
La trama è scontata dalla prima vignetta all'ultima e, oltretutto, l'impiego del McGuffin di hitchcockina memoria e tremendamente deludente. Mischia una sequenza di "già visto" e "scontato" imbarazzante. Senza contare che l'autrice desatura della tensione di cui è intrisa l'iconica copertina di Cavenago già nelle prime due pagine.
Alle matite un Casertano, senza infamia e senza lode, che deve tenere a battesimo la nuova leva di casa Bonelli cercando di sopperire graficamente alle mancanze in sceneggiatura.
Speriamo che quella di Gabriella Contu sia una sceneggiatura di prova, per prendere le misure, e che nelle sue prossime apparizioni tiri fuori un po' di carattere ed originalità. Un'avventura che aveva Dylan Dog come protagonista, ma che sarebbe stata più adatta a Nick Rider, Julia e forse, persino, a Morgan Lost.
Ce li facessero spendere meglio sti soldi anziché dedicarsi a crossover con Dampyr, con doppie copertine...
giovedì 1 giugno 2017
Dylan Dog - Graphic Horror Novel
Dylan Dog N° 369
Graphic Horror Novel
Soggetto e Sceneggiatura: Ratigher
Disegni: Paolo Bacilieri, Montanari & Grassani
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 30/05/2017
Prezzo 3.50€ (+0.30 centesimi sul numero precedente)
Un uomo senza memoria in una toilette pubblica. Coperto di sangue, con pochi indizi nelle tasche tra i quali dei pennarelli da disegnatore. Senza memoria, inizia a disegnare sui muri del bagno per ricordare ciò gli è successo negli ultimi giorni. Ricorda di essere il più famoso autore di fumetti d'Inghilterra e di aver assunto Dylan Dog per indagare su una serie di omicidi che riconducono alle sue opere.
Notevole, di questo albo, è l'aumento del prezzo di copertina. In edicola non ci vediamo più dare il resto, ma non per un errore bensì perchè Bonelli ha deciso di aumentare del 10%, ben più dell'inflazione, il suo prodotto. Bisogna dire che ha scelto il numero giusto per porre in atto la nuova condizione: un aumento trova, anche, giustificazione nel miglioramento dei contenuti. Ovviamente sono ironico.
Graphic Horror Novel è uno dei peggiori numeri di Dylan Dog che io abbia mai letto.
Soggetto e sceneggiatura sono curati da Ratigher, che c'hai pure un'età ormai e ti firmi ancora come un imbrattamuri da cortile?. E' un'accozzaglia di ovvietà, banalità, colpi di scena telefonati, deviazioni di sceneggiature per tornare in carreggiata, caratterizzazione casuale dei personaggi e chi peggio ne ha ne metta. Che poi il finale è tirato via, così, con le pinzette, in un modo indegno.
I disegni sono rovinati in coppia da Bacilieri ed il tandem di Montanari & Grassani. Ho abbandonato il Napoleone di Ambrosini per togliermi da davanti il tratto di Bacilieri, che pur trovavo adatto al personaggio, ed, ora, mi trovo lo stesso disegnatore su Dylan Dog. Qui, Bacileri, non c'entra nulla, tanto è vero che alla fine lo capisce anche lui e smette di disegnare lasciando le vignette bianche: una presa di autocoscienza. Montanari & Grassani fanno il loro, ma non si trovano ad integrarsi con il terzo incomodo. Fosse stato un albo solo loro sarebbe stato gestito meglio.
Ormai chiunque sia amico di Recchioni e sappia scrivere una lista della spesa è autorizzato ad essere pubblicato sulle pagine di Dylan Dog. Da tempo, Gualdoni, non si leggeva niente di così indegno sulle pagine che ospitano la creatura di Sclavi.
Mancano meno di tre anni al numero 400, speriamo che il curatore cambi.
Graphic Horror Novel
Soggetto e Sceneggiatura: Ratigher
Disegni: Paolo Bacilieri, Montanari & Grassani
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 30/05/2017
Prezzo 3.50€ (+0.30 centesimi sul numero precedente)
Un uomo senza memoria in una toilette pubblica. Coperto di sangue, con pochi indizi nelle tasche tra i quali dei pennarelli da disegnatore. Senza memoria, inizia a disegnare sui muri del bagno per ricordare ciò gli è successo negli ultimi giorni. Ricorda di essere il più famoso autore di fumetti d'Inghilterra e di aver assunto Dylan Dog per indagare su una serie di omicidi che riconducono alle sue opere.
Notevole, di questo albo, è l'aumento del prezzo di copertina. In edicola non ci vediamo più dare il resto, ma non per un errore bensì perchè Bonelli ha deciso di aumentare del 10%, ben più dell'inflazione, il suo prodotto. Bisogna dire che ha scelto il numero giusto per porre in atto la nuova condizione: un aumento trova, anche, giustificazione nel miglioramento dei contenuti. Ovviamente sono ironico.
Graphic Horror Novel è uno dei peggiori numeri di Dylan Dog che io abbia mai letto.
Soggetto e sceneggiatura sono curati da Ratigher, che c'hai pure un'età ormai e ti firmi ancora come un imbrattamuri da cortile?. E' un'accozzaglia di ovvietà, banalità, colpi di scena telefonati, deviazioni di sceneggiature per tornare in carreggiata, caratterizzazione casuale dei personaggi e chi peggio ne ha ne metta. Che poi il finale è tirato via, così, con le pinzette, in un modo indegno.
I disegni sono rovinati in coppia da Bacilieri ed il tandem di Montanari & Grassani. Ho abbandonato il Napoleone di Ambrosini per togliermi da davanti il tratto di Bacilieri, che pur trovavo adatto al personaggio, ed, ora, mi trovo lo stesso disegnatore su Dylan Dog. Qui, Bacileri, non c'entra nulla, tanto è vero che alla fine lo capisce anche lui e smette di disegnare lasciando le vignette bianche: una presa di autocoscienza. Montanari & Grassani fanno il loro, ma non si trovano ad integrarsi con il terzo incomodo. Fosse stato un albo solo loro sarebbe stato gestito meglio.
Ormai chiunque sia amico di Recchioni e sappia scrivere una lista della spesa è autorizzato ad essere pubblicato sulle pagine di Dylan Dog. Da tempo, Gualdoni, non si leggeva niente di così indegno sulle pagine che ospitano la creatura di Sclavi.
Mancano meno di tre anni al numero 400, speriamo che il curatore cambi.
giovedì 30 marzo 2017
Dylan Dog - La ninna nanna dell'ultima notte
Dylan Dog N° 367
La ninna nanna dell'ultima notte
Soggetto e Sceneggiatura: Barbara Baraldi
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 29/03/2017
Prezzo: 3,20€
Quando una bella donna, seppure abbigliata in modo strano, bussa alla porta di Dylan Dog, il nostro, non sa resisterle e deve accettare il suo caso. Ora, Domitilla Foster, psicologa infantile, ha notato come diversi bambini sono scomparsi dalle proprie case dopo la morte di uno dei loro genitori. Lei aveva in cura il piccolo Sam, ma ben presto si è accorta che aveva in comune qualcosa di inquietante con gli altri.
Barbara Baraldi parte bene. Ci cala nell'atmosfera del Villaggio dei Dannati, la mischia con un po' de Il Giorno del Giudizio senza tralasciare le atmosfere di quel film con Kevin Bacon ed i fantasmi di bambini, che ora non mi sovviene. Finalmente qualcuno che dipinge i bambini per quello che sono davvero: esseri umani senza una coscienza, senza una conoscenza vera di ciò che è il male. Persone che vivono in una società che tende ad edulcorarne sempre di più il concetto, diluendolo, cambiando i connotati alle figure che dovrebbero spaventarli: dai, ormai, non esiste più l'Uomo Nero, il Lupo non può più essere Cattivo, il Vampiro non dissangua le vergini, altrimenti i comitati per i genitori ti portano in tribunale solo per averne accennata la possibilità.
Tornando alla storia, purtroppo, però, Baraldi non riesce bene ad esprimere il suo concetto. Non dissemina indizi che permettano al lettore di supporre ciò che sta accadendo, ma affida tutto allo spiegone di uno dei personaggi secondari della vicenda, soluzione decisamente troppo spicciativa. Da quel momento parte un viaggio onirico che perde un po' la bussola rispetto alle aspettative iniziali. Di intrigante, per i lettori di antica data, c'è la filastrocca sulla notte, nella quale si può, senza troppa fatica, sostituire la parola morte e trovare vecchie atmosfere sclaviane.
Corrado Roi è sempre Roi. Lui è l'uomo a cui devi far disegnare Dylan Dog e che vale da solo il prezzo dell'albo. Però, sì perché stavolta c'è un però. L'ho trovato un po' stanco. ho avuto la sensazione che non volesse sperimentare troppo. Ho rivisto inquadrature vecchie, che l'hanno reso iconico, ma che, proprio per quello, hanno perso forza espressiva. A volte le scene notturne paiono un po' troppo confuse, ma la sua mano è sempre una delizia. Va a nozze nella prima parte della storia, passeggia tranquillo nel mezzo, ma mi aspettavo il botto (anche vista l'ambientazione) nel finale. Botto che no è avvenuto, seppure il suo lavoro resta apprezzabile.
Le copertine di Cavenago sono decisamente più cover rispetto a quelle di Stano. Però, ancora una volta, spoilerano più del necessario. Peccato.
Vi starete chiedendo: lo sviluppo verticale? La risposta è sempre la stessa: assente. Dylan continua a saltare di fiore in fiore, vivere avventure slegate tra loro. Sempre lontano dal progetto iniziali di Recchioni.
Un albo che con buone, inaspettate, premesse si arena per colpa dell'autrice. Avrebbe potuto essere meglio, strappa la sufficienza nel suo insieme.
La ninna nanna dell'ultima notte
Soggetto e Sceneggiatura: Barbara Baraldi
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 29/03/2017
Prezzo: 3,20€
Quando una bella donna, seppure abbigliata in modo strano, bussa alla porta di Dylan Dog, il nostro, non sa resisterle e deve accettare il suo caso. Ora, Domitilla Foster, psicologa infantile, ha notato come diversi bambini sono scomparsi dalle proprie case dopo la morte di uno dei loro genitori. Lei aveva in cura il piccolo Sam, ma ben presto si è accorta che aveva in comune qualcosa di inquietante con gli altri.
Barbara Baraldi parte bene. Ci cala nell'atmosfera del Villaggio dei Dannati, la mischia con un po' de Il Giorno del Giudizio senza tralasciare le atmosfere di quel film con Kevin Bacon ed i fantasmi di bambini, che ora non mi sovviene. Finalmente qualcuno che dipinge i bambini per quello che sono davvero: esseri umani senza una coscienza, senza una conoscenza vera di ciò che è il male. Persone che vivono in una società che tende ad edulcorarne sempre di più il concetto, diluendolo, cambiando i connotati alle figure che dovrebbero spaventarli: dai, ormai, non esiste più l'Uomo Nero, il Lupo non può più essere Cattivo, il Vampiro non dissangua le vergini, altrimenti i comitati per i genitori ti portano in tribunale solo per averne accennata la possibilità.
Tornando alla storia, purtroppo, però, Baraldi non riesce bene ad esprimere il suo concetto. Non dissemina indizi che permettano al lettore di supporre ciò che sta accadendo, ma affida tutto allo spiegone di uno dei personaggi secondari della vicenda, soluzione decisamente troppo spicciativa. Da quel momento parte un viaggio onirico che perde un po' la bussola rispetto alle aspettative iniziali. Di intrigante, per i lettori di antica data, c'è la filastrocca sulla notte, nella quale si può, senza troppa fatica, sostituire la parola morte e trovare vecchie atmosfere sclaviane.
Corrado Roi è sempre Roi. Lui è l'uomo a cui devi far disegnare Dylan Dog e che vale da solo il prezzo dell'albo. Però, sì perché stavolta c'è un però. L'ho trovato un po' stanco. ho avuto la sensazione che non volesse sperimentare troppo. Ho rivisto inquadrature vecchie, che l'hanno reso iconico, ma che, proprio per quello, hanno perso forza espressiva. A volte le scene notturne paiono un po' troppo confuse, ma la sua mano è sempre una delizia. Va a nozze nella prima parte della storia, passeggia tranquillo nel mezzo, ma mi aspettavo il botto (anche vista l'ambientazione) nel finale. Botto che no è avvenuto, seppure il suo lavoro resta apprezzabile.
Le copertine di Cavenago sono decisamente più cover rispetto a quelle di Stano. Però, ancora una volta, spoilerano più del necessario. Peccato.
Vi starete chiedendo: lo sviluppo verticale? La risposta è sempre la stessa: assente. Dylan continua a saltare di fiore in fiore, vivere avventure slegate tra loro. Sempre lontano dal progetto iniziali di Recchioni.
Un albo che con buone, inaspettate, premesse si arena per colpa dell'autrice. Avrebbe potuto essere meglio, strappa la sufficienza nel suo insieme.
martedì 7 marzo 2017
Dylan Dog - Il giorno della famiglia
Dylan Dog N° 366
Il giorno della famiglia
Soggetto e Sceneggiatura: Riccardo Secchi
Disegni: Valerio Piccioni
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 28/02/2017
Durante le sedute spiritiche di Madame Trelkovski uno spettro continua a interferire. Proprio durante una di queste sedute medianiche è presente Dylan Dog. All'apparire del fantasma di una giovane ragazza ed alla successiva richiesta della sua vecchia amica, l'Indagatore dell'Incubo decide di investigare. Congiungendo i piccoli pezzi del puzzle che inizia a raccogliere indizi fino a giungere ad incrociare la strada di uno strano gruppo di ragazzi. Quattro persone che, travestite come i Beatles, di notte, violano l'intimità dei cimiteri di provincia per disseppellire i cadaveri.
Qual è il loro scopo? Satanismo? Noia? Puro vilipendio? Nella campagna inglese, l'ex old boy sarà chiamato a risolvere il mistero.
Riccardo Secchi debutta sulle pagine della creatura di Tiziano Sclavi. Come lo fa? Si impegna a scrivere una storia su più livelli temporali, scorrevole, ma con delle cadute nello scontato che rovinano parte dell'atmosfera. Purtroppo per lui il più grosso danno alla suspense della storia glielo genera la copertina stessa. La bella copertina di Cavenago rivela tutto il rivelabile ancora prima che il buon Secchi ci introduca nella storia. L'illustrazione di Cavenago, come detto, è bella, curata, inquietante, quasi catartica, ma chi ha deciso di utilizzarla ha prodotto un danno alla storia. Si poteva pensare un'altra soluzione, sempre in tema Beatles, a cui fare un vago riferimento nella storia e mantenere intatto il lavoro dello scrittore.
I disegni di Piccioni si lasciano guardare ed accompagnano il viaggiatore nell'incubo con una certa sicurezza.
Manca, sempre ed ormai sto perdendo le speranze di ritrovarla, la narrazione verticale millantata da Recchioni. L'unico riferimento che vi si fa è legato alla presenza del telefonino della Ghost in un paio di tavole.
Faccio fatica ad andare avanti, ma confido sulla scadenza del contratto dell'autore romano con Bonelli.
Il giorno della famiglia
Soggetto e Sceneggiatura: Riccardo Secchi
Disegni: Valerio Piccioni
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: mensile
uscita 28/02/2017
Durante le sedute spiritiche di Madame Trelkovski uno spettro continua a interferire. Proprio durante una di queste sedute medianiche è presente Dylan Dog. All'apparire del fantasma di una giovane ragazza ed alla successiva richiesta della sua vecchia amica, l'Indagatore dell'Incubo decide di investigare. Congiungendo i piccoli pezzi del puzzle che inizia a raccogliere indizi fino a giungere ad incrociare la strada di uno strano gruppo di ragazzi. Quattro persone che, travestite come i Beatles, di notte, violano l'intimità dei cimiteri di provincia per disseppellire i cadaveri.
Qual è il loro scopo? Satanismo? Noia? Puro vilipendio? Nella campagna inglese, l'ex old boy sarà chiamato a risolvere il mistero.
Riccardo Secchi debutta sulle pagine della creatura di Tiziano Sclavi. Come lo fa? Si impegna a scrivere una storia su più livelli temporali, scorrevole, ma con delle cadute nello scontato che rovinano parte dell'atmosfera. Purtroppo per lui il più grosso danno alla suspense della storia glielo genera la copertina stessa. La bella copertina di Cavenago rivela tutto il rivelabile ancora prima che il buon Secchi ci introduca nella storia. L'illustrazione di Cavenago, come detto, è bella, curata, inquietante, quasi catartica, ma chi ha deciso di utilizzarla ha prodotto un danno alla storia. Si poteva pensare un'altra soluzione, sempre in tema Beatles, a cui fare un vago riferimento nella storia e mantenere intatto il lavoro dello scrittore.
I disegni di Piccioni si lasciano guardare ed accompagnano il viaggiatore nell'incubo con una certa sicurezza.
Manca, sempre ed ormai sto perdendo le speranze di ritrovarla, la narrazione verticale millantata da Recchioni. L'unico riferimento che vi si fa è legato alla presenza del telefonino della Ghost in un paio di tavole.
Faccio fatica ad andare avanti, ma confido sulla scadenza del contratto dell'autore romano con Bonelli.
giovedì 3 novembre 2016
Dylan Dog - Dopo un lungo silenzio
Dylan Dog N° 362
Dopo un lungo silenzio
Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Nessuno
Periodicità: mensile
uscita 28/10/2016
L'alcolismo è una gran brutta bestia. Dylan Dog lo sa bene, visto che ne è uscito a costo di grandi sofferenze. E' un incubo che si nasconde dietro ad i momenti più belli. Infatti un bicchiere di vino bevuto in un momento di felicità è il sasso che sdruciola e che fa precipitare l'Old Boy, nuovamente, lungo il burrone dell'alcool. Parallelamente a lui, un uomo, la cui moglie è morta da tempo, è nella sua stessa situazione e gli chiede aiuto per contattare il fantasma della defunta compagna.
Due uomini nello stesso abisso. Due punti di partenza così diversi, ma un traguardo identico alla fine di un percorso di sofferenza.
Dopo un tempo lunghissimo torna ad impugnare la penna il papà di Dylan Dog. Tiziano Sclavi racconta una nuova pagina di autobiografica sofferenza tramite il suo figlio prediletto. Il problema di un personaggio seriale, mensile, in edicola da trenta ininterrotti anni, è quello di rischiare di scrivere storie tanto per riempire pagine ed andare in stampa. Questo succede. Il piacere si riscontra quando un autore posa la penna per un po' e poi la riafferra tra le sue dita capaci. Se, poi, la scelta è quella di narrare di un'esperienza personale, seppur dolorosa, il riscontro positivo da parte del lettore sarà forte. Sclavi percorre lo stesso sentiero che ha portato Recchioni a diventare curatore della sua creatura. Con Mater Morbi, Recchioni, raccontava del suo dolore e della sua malattia. Ha aperto una breccia nei cuori dei fan dell'Indagatore dell'Incubo ed è diventato colonna portante della collana; addirittura colui che ha convinto l'eremita di Broni a sceneggiare nuovi soggetti. Due, E un quarto. Incluso questo.
Ai disegni Casertano. Anche se all'inizio ho trovato strana la scelta di combinare il ritorno di Sclavi con Casertano, devo ammettere che l'accoppiata ha funzionato. Dove lo sceneggiatore ha riempito con tavole di passaggio, l'artista è riuscito a giocarle a suo favore per evocare emozioni con il suo tratto.
La scelta della copertina completamente bianca è stilosa, ma, in edicola, è difficile trovare un esemplare del fumetto che conservi l'idea iniziale. Il bianco, pulito e luminoso, lascia presto spazio a polvere e segni neri, anche quando trattato con la massima cura. La scelta di lasciarla bianca potrebbe anche essere il modo di sottolineare il cambiamento di copertinista che ci aspetta il mese prossimo. Da dicembre 2016 perderemo Stano, autore di un ottimo lavoro anche sotto la gestione Recchioni, che cederà l'iconico testimone ad un giovane di belle speranze (sempre amico del curatore).
La mancanza di redazionali ha messo in evidenza la poca voglia di Recchioni nel curarli, più che il rispetto per il ritorno del padre prodigo all'ovile. Se la scelta fosse stata seguita per tutta la linea non avremmo dovuto trovare nemmeno nulla in terza di copertina e godere dell'anteprima del prossimo albo solo in quarta.
Dopo un lungo silenzio è tornato Sclavi ed è stato un piacere.
Dopo un lungo silenzio
Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Nessuno
Periodicità: mensile
uscita 28/10/2016
L'alcolismo è una gran brutta bestia. Dylan Dog lo sa bene, visto che ne è uscito a costo di grandi sofferenze. E' un incubo che si nasconde dietro ad i momenti più belli. Infatti un bicchiere di vino bevuto in un momento di felicità è il sasso che sdruciola e che fa precipitare l'Old Boy, nuovamente, lungo il burrone dell'alcool. Parallelamente a lui, un uomo, la cui moglie è morta da tempo, è nella sua stessa situazione e gli chiede aiuto per contattare il fantasma della defunta compagna.
Due uomini nello stesso abisso. Due punti di partenza così diversi, ma un traguardo identico alla fine di un percorso di sofferenza.
Dopo un tempo lunghissimo torna ad impugnare la penna il papà di Dylan Dog. Tiziano Sclavi racconta una nuova pagina di autobiografica sofferenza tramite il suo figlio prediletto. Il problema di un personaggio seriale, mensile, in edicola da trenta ininterrotti anni, è quello di rischiare di scrivere storie tanto per riempire pagine ed andare in stampa. Questo succede. Il piacere si riscontra quando un autore posa la penna per un po' e poi la riafferra tra le sue dita capaci. Se, poi, la scelta è quella di narrare di un'esperienza personale, seppur dolorosa, il riscontro positivo da parte del lettore sarà forte. Sclavi percorre lo stesso sentiero che ha portato Recchioni a diventare curatore della sua creatura. Con Mater Morbi, Recchioni, raccontava del suo dolore e della sua malattia. Ha aperto una breccia nei cuori dei fan dell'Indagatore dell'Incubo ed è diventato colonna portante della collana; addirittura colui che ha convinto l'eremita di Broni a sceneggiare nuovi soggetti. Due, E un quarto. Incluso questo.
Ai disegni Casertano. Anche se all'inizio ho trovato strana la scelta di combinare il ritorno di Sclavi con Casertano, devo ammettere che l'accoppiata ha funzionato. Dove lo sceneggiatore ha riempito con tavole di passaggio, l'artista è riuscito a giocarle a suo favore per evocare emozioni con il suo tratto.
La scelta della copertina completamente bianca è stilosa, ma, in edicola, è difficile trovare un esemplare del fumetto che conservi l'idea iniziale. Il bianco, pulito e luminoso, lascia presto spazio a polvere e segni neri, anche quando trattato con la massima cura. La scelta di lasciarla bianca potrebbe anche essere il modo di sottolineare il cambiamento di copertinista che ci aspetta il mese prossimo. Da dicembre 2016 perderemo Stano, autore di un ottimo lavoro anche sotto la gestione Recchioni, che cederà l'iconico testimone ad un giovane di belle speranze (sempre amico del curatore).
La mancanza di redazionali ha messo in evidenza la poca voglia di Recchioni nel curarli, più che il rispetto per il ritorno del padre prodigo all'ovile. Se la scelta fosse stata seguita per tutta la linea non avremmo dovuto trovare nemmeno nulla in terza di copertina e godere dell'anteprima del prossimo albo solo in quarta.
Dopo un lungo silenzio è tornato Sclavi ed è stato un piacere.
venerdì 14 ottobre 2016
Dylan Dog - Mater Dolorosa
Dylan Dog N° 361
Mater Dolorosa
Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni e Colori: Gigi Cavenago
Copertina: Angelo Stano
Uscita: 29/09/2016
Mater Dolorosa
Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni e Colori: Gigi Cavenago
Copertina: Angelo Stano
Uscita: 29/09/2016
Periodicità: mensile
Dylan aveva conosciuto Mater Morbi qualche anno fa. Aveva sofferto di un male misterioso che lo aveva portato a cedere al dolore ed a rassegnarsi alla morte. La bella e tentatrice Mater Morbi non lo aveva avuto e la sua vita era perseguita con una nuova coscienza di sé.
Ora è tornata per riprendersi ciò su cui aveva messo gli occhi: l'ex Old Boy.
Dylan è a pezzi, ma ancora non sa il perché, come non sa come uscire dalla situazione in cui si trova. L'unica via possibile sembra essere quella di scavare nel suo passato, nel suo presente ed in tutti i segreti che essi nascondono.
Buttandocisi ritroverà persone che ne hanno segnato l'esistenza, sui diversi piani, Morgana, Xabaras, Bloch e tutti gli altri.
Sconfiggerà il dolore che lo affligge?
Recchioni torna sul luogo del delitto. Riprende il tema autobiografico che lo ha portato, negli anni, a diventare curatore di uno dei fumetti più venduti e conosciuti nel Bel Paese.
La storia rimane intensa, poliedrica per l'alternarsi dei comprimari e delle location scelte per lo svolgersi degli eventi, ma perde in originalità. Si rivede, questo sì, John Ghost; un ruolo di confronto, ma di poca sostanza.
Gigi Cavenago si occupa della parte grafica con il suo tratto distintivo. Vi aggiunge un tocco ancora più personale facendosi carico anche della colorazione delle tavole.
Leggere un albo Bonelli a colori è sempre un bel momento durante il mese. Quando, poi, succede un po' così per caso, su un numero dispari, è ancora più intrigante.
Una storia di buon livello, che scava nel passato di Dylan, ma che, come al solito, poco porta alla continuity promessa da Recchioni quando a preso le redini dell'Indagatore dell'Incubo tra le sue mani.
venerdì 7 ottobre 2016
Speciale Dylan Dog N° 30 - La fine è il mio inizio
Speciale Dylan Dog N° 30
La fine è il mio inizio
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Giulio Camagni
Copertina: Massimo Carnevale
Uscita: 21/09/2016
Periodicità: annuale
Dylan Dog è invecchiato. Sua è la responsabilità di aver dato il via all'invasione dei morti viventi, quando non ha ucciso il paziente zero: Groucho.
L'ex Indagatore dell'Incubo ora vive in una Londra ricostruita dal misterioso Werner in un'oasi per Immemori, coloro che han deciso di assumere sostanze che permettono loro di dimenticare il loro passato. Ma qualcuno decide di smettere di assumerle, Herbert, ed a ricordare il suo passato, anche se in modo confuso. Dylan sarà tentato di seguirlo e di fuggire dall'oasi per tornare dalle persone che ha lasciato. Ma quale sarà l'illusione? E la realtà?
Quando si parla di Speciale è questo che intendo. Una storia fuori dagli schemi che porti qualcosa di nuovo al personaggio di cui si occupa. In questo caso, da anni, Bilotta, col la saga del Pianeta dei Morti, ci sta proponendo degli ottimi lavoro. Tra Color Fest, volume Bao, speciali e tutto il resto sta creando una mitologia per un vecchio Dylan (starà seguendo l'idea nota da Old Man Logan?). Riappaiono vecchi personaggi, assumono nomi nuovi e nuovi ruoli, ma alla fine tutti riconosciamo l'ambiente in cui veniamo portati dalla nostra immaginazione. La storia, quest'anno, però, è un po' più lenta del solito. Pare che l'autore abbia inserito un po' troppo angoli delle spiegazione, a volte leggermente ridondanti, e lasciato troppe domande, che magari sarebbe stato meglio chiarire subito, senza risposta. Alcuni colpi di scena sono telefonati (davvero non avevate capito chi era Herbert?), ma, tuttavia, l'avventura dell'Old Boy rimane piacevole. Certo, col prossimo episodio ci aspettiamo i fuochi d'artificio.
Ai disegni Camagni. L'artista porta a casa un lavoro onesto, ma senza punte d'eccellenza. Tende troppo a modificare i lineamenti dei protagonisti, come se, a volte, si dimenticasse che sono tutti ultra cinquantenni e li ritragga da trentenni. A parte questa sensazione di disagio che coglie alla sprovvista, alla fine, il lavoro del disegnatore si apprezza.
La copertina di Carnevale è bella, ma, forse, un pelo sotto le sue opere migliori.
La fine è il mio inizio
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Giulio Camagni
Copertina: Massimo Carnevale
Uscita: 21/09/2016
Periodicità: annuale
Dylan Dog è invecchiato. Sua è la responsabilità di aver dato il via all'invasione dei morti viventi, quando non ha ucciso il paziente zero: Groucho.
L'ex Indagatore dell'Incubo ora vive in una Londra ricostruita dal misterioso Werner in un'oasi per Immemori, coloro che han deciso di assumere sostanze che permettono loro di dimenticare il loro passato. Ma qualcuno decide di smettere di assumerle, Herbert, ed a ricordare il suo passato, anche se in modo confuso. Dylan sarà tentato di seguirlo e di fuggire dall'oasi per tornare dalle persone che ha lasciato. Ma quale sarà l'illusione? E la realtà?
Quando si parla di Speciale è questo che intendo. Una storia fuori dagli schemi che porti qualcosa di nuovo al personaggio di cui si occupa. In questo caso, da anni, Bilotta, col la saga del Pianeta dei Morti, ci sta proponendo degli ottimi lavoro. Tra Color Fest, volume Bao, speciali e tutto il resto sta creando una mitologia per un vecchio Dylan (starà seguendo l'idea nota da Old Man Logan?). Riappaiono vecchi personaggi, assumono nomi nuovi e nuovi ruoli, ma alla fine tutti riconosciamo l'ambiente in cui veniamo portati dalla nostra immaginazione. La storia, quest'anno, però, è un po' più lenta del solito. Pare che l'autore abbia inserito un po' troppo angoli delle spiegazione, a volte leggermente ridondanti, e lasciato troppe domande, che magari sarebbe stato meglio chiarire subito, senza risposta. Alcuni colpi di scena sono telefonati (davvero non avevate capito chi era Herbert?), ma, tuttavia, l'avventura dell'Old Boy rimane piacevole. Certo, col prossimo episodio ci aspettiamo i fuochi d'artificio.
Ai disegni Camagni. L'artista porta a casa un lavoro onesto, ma senza punte d'eccellenza. Tende troppo a modificare i lineamenti dei protagonisti, come se, a volte, si dimenticasse che sono tutti ultra cinquantenni e li ritragga da trentenni. A parte questa sensazione di disagio che coglie alla sprovvista, alla fine, il lavoro del disegnatore si apprezza.
La copertina di Carnevale è bella, ma, forse, un pelo sotto le sue opere migliori.
lunedì 5 settembre 2016
Dylan Dog - Remington House
Dylan Dog N° 360
Remington House
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 27/08/2016
Prezzo: 3.20€
Una casa nella quale si è svolto il massacro di una famiglia. La guida turistica in questo triste luogo è il lavoro di Tara, nuova cliente di Dylan Dog. Lui in quella casa c'era stato proprio il giorno del tragico evento, in veste di poliziotto pivello di Scotland Yard. Lei spera di ottenere da lui qualche dettaglio in più sugli eventi di quel giorno, per riuscire a conservare il posto di lavoro. Nonostante le sue reticenze, l'Old Boy, si convince ad accompagnare la ragazza durante una visita, ma ovviamente, niente va come deve andare.
Davanti agli occhi dell'inquilino di Craven Road, come sotto l'influsso di una possessione, le persone iniziano ad uccidersi a vicenda.
Paola Barbato si ripete. Nel senso che ripete proprio un canovaccio che l'ha già vista protagonista in, almeno, una storia breve; la storia breve che l'ha vista protagonista sia ai disegni che ai testi. Una storia trita e ritrita, che non aggiunge niente di nuovo a quanto l'autrice ha proposto fino ad oggi. Anzi, quella che sembra scarsezza d'idee, le toglie un po' di appeal. La storia è tendenzialmente banale ed a tratti porta il lettore ad interrogarsi sulla logica delle azioni compiute in scena.
L'albo si salva per la capacita di Segio Gerasi di creare ambienti opprimenti e di rendere al meglio gli effetti spaventosamente speciali richiesti dalle situazioni.
Per assurdo, ovviamente l'albo è stato scritto con anticipo rispetto all'uscita del film al cinema, l'inizio della storia ricorda da molto vicino quello della pellicola dedicata alle nuove Acchiappa Fantasmi.
Remington House
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 27/08/2016
Prezzo: 3.20€
Una casa nella quale si è svolto il massacro di una famiglia. La guida turistica in questo triste luogo è il lavoro di Tara, nuova cliente di Dylan Dog. Lui in quella casa c'era stato proprio il giorno del tragico evento, in veste di poliziotto pivello di Scotland Yard. Lei spera di ottenere da lui qualche dettaglio in più sugli eventi di quel giorno, per riuscire a conservare il posto di lavoro. Nonostante le sue reticenze, l'Old Boy, si convince ad accompagnare la ragazza durante una visita, ma ovviamente, niente va come deve andare.
Davanti agli occhi dell'inquilino di Craven Road, come sotto l'influsso di una possessione, le persone iniziano ad uccidersi a vicenda.
Paola Barbato si ripete. Nel senso che ripete proprio un canovaccio che l'ha già vista protagonista in, almeno, una storia breve; la storia breve che l'ha vista protagonista sia ai disegni che ai testi. Una storia trita e ritrita, che non aggiunge niente di nuovo a quanto l'autrice ha proposto fino ad oggi. Anzi, quella che sembra scarsezza d'idee, le toglie un po' di appeal. La storia è tendenzialmente banale ed a tratti porta il lettore ad interrogarsi sulla logica delle azioni compiute in scena.
L'albo si salva per la capacita di Segio Gerasi di creare ambienti opprimenti e di rendere al meglio gli effetti spaventosamente speciali richiesti dalle situazioni.
Per assurdo, ovviamente l'albo è stato scritto con anticipo rispetto all'uscita del film al cinema, l'inizio della storia ricorda da molto vicino quello della pellicola dedicata alle nuove Acchiappa Fantasmi.
mercoledì 3 agosto 2016
Dylan Dog - Sul fondo
Dylan Dog N° 359
Sul fondo
Soggetto e Sceneggiatura: Matteo Casali
Disegni: Marco Nizzoli
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 29/07/2016
Prezzo. 3.20€
Un uomo soffre di ipertimesia, ossia una disturbo che lo costringere a ricordare tutto, ogni dettaglio, quello che gli succede, Il problema, però, è che Holden, questo il suo nome, inizia a ricordare anche ricordi non suoi. Non ricordi allegri, ma omicidi, crimini, non commessi da lui, ma da persone che gli sono sconosciute. Per questo chiede aiuto a qualcuno che di incubi se ne intende: il residente a Craven Road 7.
Un nuovo problema sorge quando la sua mente inizia ad entrare in risonanza con quella di Dylan Dog ed i ricordi dell'Indagatore dell'Incubo iniziano ad affiorare nel suo cliente.
Recchioni fa scendere in pista un altro dei suoi amicici. Matteo Casali si prende in carico l'albo di luglio 2016 e lo trasforma, anche questo, in una storia autoconclusiva che non aggiunge niente alla promessa trama verticale, che dovrebbe ormai essere quasi alla sua seconda incarnazione.
Come lo fa? Con una storia dallo spunto curioso ed originale, ma che finisce per cadere nel ripetitivo e nel banale. La risoluzione finale è ad un passo dell'essere scontata solo perchè l'autore sceglie l'opzione B piuttosto che la A.
Ai disegni Nizzoli. Sempre pulito, preciso, dettagliato e puntuale. Sembra, però, sempre tenere a distanza il lettore. Trovo i suoi disegni un po' troppo freddi. Bravo è sicuramente bravo, è solo una sensazione personale.
Finalmente la copertina di Stano è direttamente collegata ad una sequenza narrata nell'albo. Dominano il nero, la tristezza ed il rosso. Semplice ed incisiva.
Sul fondo
Soggetto e Sceneggiatura: Matteo Casali
Disegni: Marco Nizzoli
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 29/07/2016
Prezzo. 3.20€
Un uomo soffre di ipertimesia, ossia una disturbo che lo costringere a ricordare tutto, ogni dettaglio, quello che gli succede, Il problema, però, è che Holden, questo il suo nome, inizia a ricordare anche ricordi non suoi. Non ricordi allegri, ma omicidi, crimini, non commessi da lui, ma da persone che gli sono sconosciute. Per questo chiede aiuto a qualcuno che di incubi se ne intende: il residente a Craven Road 7.
Un nuovo problema sorge quando la sua mente inizia ad entrare in risonanza con quella di Dylan Dog ed i ricordi dell'Indagatore dell'Incubo iniziano ad affiorare nel suo cliente.
Recchioni fa scendere in pista un altro dei suoi amicici. Matteo Casali si prende in carico l'albo di luglio 2016 e lo trasforma, anche questo, in una storia autoconclusiva che non aggiunge niente alla promessa trama verticale, che dovrebbe ormai essere quasi alla sua seconda incarnazione.
Come lo fa? Con una storia dallo spunto curioso ed originale, ma che finisce per cadere nel ripetitivo e nel banale. La risoluzione finale è ad un passo dell'essere scontata solo perchè l'autore sceglie l'opzione B piuttosto che la A.
Ai disegni Nizzoli. Sempre pulito, preciso, dettagliato e puntuale. Sembra, però, sempre tenere a distanza il lettore. Trovo i suoi disegni un po' troppo freddi. Bravo è sicuramente bravo, è solo una sensazione personale.
Finalmente la copertina di Stano è direttamente collegata ad una sequenza narrata nell'albo. Dominano il nero, la tristezza ed il rosso. Semplice ed incisiva.
venerdì 1 luglio 2016
Dylan Dog - Il prezzo della carne
Dylan Dog n° 358
Il prezzo della carne
Periodicità: mensile
Prezzo: 3,20€
L'isola di Grain è una tranquilla località di pescatori. Fino a quando il corpo di una ragazza morta viene trovato decapitato in mare. Di una ragazza morta da due anni in perfetto stato di conservazione. In più la polizia si rifiuta di indagare in qualsiasi modo su questo misterioso caso. Alla famiglia della ragazza non resta che interpellare l'Indagatore dell'Incubo. Purtroppo in questi allegri paesini, il lavoro di Dylan non è così agevolato dalla popolazione locale.
Il prezzo della carne
Soggetto e Sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Roberto Rinaldi
Copertina: Angelo Stano
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Prezzo: 3,20€
L'isola di Grain è una tranquilla località di pescatori. Fino a quando il corpo di una ragazza morta viene trovato decapitato in mare. Di una ragazza morta da due anni in perfetto stato di conservazione. In più la polizia si rifiuta di indagare in qualsiasi modo su questo misterioso caso. Alla famiglia della ragazza non resta che interpellare l'Indagatore dell'Incubo. Purtroppo in questi allegri paesini, il lavoro di Dylan non è così agevolato dalla popolazione locale.
Un mistero più tremendo di e crudele di quello che si possa pensare è nascosto tre le pieghe di una falsa tranquillità.
Accatino torna dopo l'apprezzata "L'ultimo inquisitore". Ma se all'epoca le contorsioni della trama ed il ricco background erano state la marcia in più della trama qui ci troviamo con troppa carne al fuoco. Onestamente l'intreccio è sì interessante, per capire come l'orrore possa essere gestito come un business qualsiasi, ma troppe sottotrame e troppi personaggi si alternano in troppe poche pagine. I momenti dedicati a Groucho, inoltre, sono decisamente troppo forzati e sortiscono l'effetto opposto a quello voluto. Se sulle prime accendono un sorrise l'eccessiva logorrea dell'assistente annoia.
Purtroppo, alla fine, per tirare le somme, lo sceneggiatore, è costretto a ricorrere a soluzioni abbastanza semplici e prevedibili.
I disegni di Rinaldi sono una certezza. Il suo stile può non piacere a tutti, ma gli si deve riconoscere una grande cura del dettaglio. Molto coinvolgenti le tavole in cui Dylan cammina sulla spiaggia e la splash page del locale.
Un numero faticoso, ma di buona qualità.
Un numero faticoso, ma di buona qualità.
martedì 31 maggio 2016
Dylan Dog - Vietato ai minori
Dylan Dog N° 357
Vietato ai minori
Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Davide Furnò & Paolo Armitano
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 28/05/2016
Prezzo: 3.20€
Lei è Vanessa Wilson, bellissima attrice di film horror, americana, dimenticata da tutti e che ha imboccato il viale del tramonto. Lui è Dylan Dog, suo grande fan, indagatore dell'incubo. Quando lei si reca a casa sua, aveva conservato una vecchia lettera che le aveva scritto, per essere consolata, gli lascia un invito per una rassegna cinematografica che si svolgerà a Los Angeles nella notte di Halloween.
Nonostante la sua paura del volo, una tra tante, il nostro si catapulta nella Mecca del cinema perché il suo quinto senso e mezzo non la smette di allarmarlo. Si troverà così, coinvolto in un festival cinematografico di estrema pericolosità.
Note positive. Un'ottima sceneggiatura di Pasquale Ruju, sostenuta da dei dialoghi semplici, ma non banali. L'alternanza tra cinema e realtà funziona e le emozioni vengono trasmesse con efficacia. Sulle ali di Hostel, si riflette su una situazione che potrebbe essere non così lontana dalla realtà.
Ai disegni un duo che, mantenendo la propria personalità, riesce a confondere il proprio tratto con quello di Corrado Roi. La loro matita è più decisa ed affilata, ma il gioco dei neri e dei grigi è realmente intrigante.
Nel complesso, adatta, ma meno originale di quanto si volesse presentare, l'idea di dotare di volti noti, con nomi diversi, i co-protagonisti del fumetto. Persino io che non son fisionomista ho riconosciuto a chi si sono rifatti gli autori per le loro citazioni.
Nota neutra. La copertina di Stano, richiamo a Frank Miller, giusto nel colore concentrato solo sulla camicia di Dylan.
Nota negativa. Una, ripetitiva, ma di enormi dimensioni per il progetto editoriale in corso. La trama verticale completamente assente anche in questo numero. Se è vero che alcune belle storie, che si rifanno a qualche archetipo presente nel nostro retaggio di lettori ed appassionati del genere, ci vengono presentate ciò non ci permette di scordare la premessa che aveva reso Recchioni curatore della serie. Si parlava di "stagioni televisive" per il bel londinese, ma né di questo progetto né della presenza di John Ghost se ne vedono più le tracce. Onestamente l'esperienza horror di casa Bonelli sarebbe più godibile se in redazione non si fossero dimenticati della promessa sottoscritta con i lettori. Ammetto che è una tara con la quale affronto mensilmente la creatura di Tiziano Sclavi, che, non dimentichiamoci, avvalla le scelte del curatore romano.
Vietato ai minori
Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Davide Furnò & Paolo Armitano
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 28/05/2016
Prezzo: 3.20€
Lei è Vanessa Wilson, bellissima attrice di film horror, americana, dimenticata da tutti e che ha imboccato il viale del tramonto. Lui è Dylan Dog, suo grande fan, indagatore dell'incubo. Quando lei si reca a casa sua, aveva conservato una vecchia lettera che le aveva scritto, per essere consolata, gli lascia un invito per una rassegna cinematografica che si svolgerà a Los Angeles nella notte di Halloween.
Nonostante la sua paura del volo, una tra tante, il nostro si catapulta nella Mecca del cinema perché il suo quinto senso e mezzo non la smette di allarmarlo. Si troverà così, coinvolto in un festival cinematografico di estrema pericolosità.
Note positive. Un'ottima sceneggiatura di Pasquale Ruju, sostenuta da dei dialoghi semplici, ma non banali. L'alternanza tra cinema e realtà funziona e le emozioni vengono trasmesse con efficacia. Sulle ali di Hostel, si riflette su una situazione che potrebbe essere non così lontana dalla realtà.
Ai disegni un duo che, mantenendo la propria personalità, riesce a confondere il proprio tratto con quello di Corrado Roi. La loro matita è più decisa ed affilata, ma il gioco dei neri e dei grigi è realmente intrigante.
Nel complesso, adatta, ma meno originale di quanto si volesse presentare, l'idea di dotare di volti noti, con nomi diversi, i co-protagonisti del fumetto. Persino io che non son fisionomista ho riconosciuto a chi si sono rifatti gli autori per le loro citazioni.
Nota neutra. La copertina di Stano, richiamo a Frank Miller, giusto nel colore concentrato solo sulla camicia di Dylan.
Nota negativa. Una, ripetitiva, ma di enormi dimensioni per il progetto editoriale in corso. La trama verticale completamente assente anche in questo numero. Se è vero che alcune belle storie, che si rifanno a qualche archetipo presente nel nostro retaggio di lettori ed appassionati del genere, ci vengono presentate ciò non ci permette di scordare la premessa che aveva reso Recchioni curatore della serie. Si parlava di "stagioni televisive" per il bel londinese, ma né di questo progetto né della presenza di John Ghost se ne vedono più le tracce. Onestamente l'esperienza horror di casa Bonelli sarebbe più godibile se in redazione non si fossero dimenticati della promessa sottoscritta con i lettori. Ammetto che è una tara con la quale affronto mensilmente la creatura di Tiziano Sclavi, che, non dimentichiamoci, avvalla le scelte del curatore romano.
venerdì 6 maggio 2016
Dylan Dog - La macchina umana
Dylan Dog N° 356
La macchina umana
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 29/04/2016
Il peggior incubo di Dylan Dog è diventato realtà: impiegato in un ufficio, a tempo indeterminato, con rischio di licenziamento continuo, sottoposto ai ricatti del datore di lavoro per conservare il posto. Un lavoro fisso per ricevere lo stipendio a fine mese e pagare le bollette. Una vita chiusa in un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire.
Difficile collocare questo albo dell'Old Boy nella continuity promessa da Recchioni prima dei suoi esordi come timoniere della testata Bonelli che ospita le avventure del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Non segue gli spunti della trama orizzontale sui segreti di John Ghost, non evolve il personaggio di Dylan e le sue relazioni interpersonali, propone solo nuovi modelli di telefonino. Decisamente un po' poco al terzo anno di gestione.
Tuttavia Bilotta è una garanzia. La sua formazione è importante e di questo ci mette al corrente con questo albo che molto ricorda Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Nella sua storia troviamo un'avvelenata critica sociale al consumismo ed allo strapotere delle multinazionali che governano le nostre vite, finanche esagerata per esigenze narrative. L'autore ci fornisce un incipit su come Dylan possa essere andato a finire lì, ma poco altro. Un orrore fantastico e molti orrori reali si alternano sulle pagine. Tuttavia, ancora, mi domando perché una storia del genere sia stata inserita sulla serie regolare, dove ben poco c'entra con quanto promesso. Il suo collocamento spezza una linea, crea uno scalino, in quello che dovrebbe essere. avrebbe meritato migliore sorte su un albo fuori serie, anziché perdersi in una numerazione insensibilmente progressiva. Nel frattempo, tutto ciò, permette ad un uomo con le idee confuse, impegnato a vantarsi di essere curatore di Dylan Dog per promuovere i suoi lavori personali, un uomo di marketing, con copertine fluorescenti e numeri a colori a iosa (ben vengano per carità se supportate da un contenuto valido), di guadagnare tempo.
De Tommaso ai disegni non eccelle né sfigura.
La copertina di Stano, labirintica ed inquietante, promette più di quanto l'albo mantenga. Si stancherà anche lui di vendere la sua arte a questo progetto od il soldo prevarrà (per nostra fortuna)?
La macchina umana
Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 29/04/2016
Il peggior incubo di Dylan Dog è diventato realtà: impiegato in un ufficio, a tempo indeterminato, con rischio di licenziamento continuo, sottoposto ai ricatti del datore di lavoro per conservare il posto. Un lavoro fisso per ricevere lo stipendio a fine mese e pagare le bollette. Una vita chiusa in un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire.
Difficile collocare questo albo dell'Old Boy nella continuity promessa da Recchioni prima dei suoi esordi come timoniere della testata Bonelli che ospita le avventure del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Non segue gli spunti della trama orizzontale sui segreti di John Ghost, non evolve il personaggio di Dylan e le sue relazioni interpersonali, propone solo nuovi modelli di telefonino. Decisamente un po' poco al terzo anno di gestione.
Tuttavia Bilotta è una garanzia. La sua formazione è importante e di questo ci mette al corrente con questo albo che molto ricorda Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Nella sua storia troviamo un'avvelenata critica sociale al consumismo ed allo strapotere delle multinazionali che governano le nostre vite, finanche esagerata per esigenze narrative. L'autore ci fornisce un incipit su come Dylan possa essere andato a finire lì, ma poco altro. Un orrore fantastico e molti orrori reali si alternano sulle pagine. Tuttavia, ancora, mi domando perché una storia del genere sia stata inserita sulla serie regolare, dove ben poco c'entra con quanto promesso. Il suo collocamento spezza una linea, crea uno scalino, in quello che dovrebbe essere. avrebbe meritato migliore sorte su un albo fuori serie, anziché perdersi in una numerazione insensibilmente progressiva. Nel frattempo, tutto ciò, permette ad un uomo con le idee confuse, impegnato a vantarsi di essere curatore di Dylan Dog per promuovere i suoi lavori personali, un uomo di marketing, con copertine fluorescenti e numeri a colori a iosa (ben vengano per carità se supportate da un contenuto valido), di guadagnare tempo.
De Tommaso ai disegni non eccelle né sfigura.
La copertina di Stano, labirintica ed inquietante, promette più di quanto l'albo mantenga. Si stancherà anche lui di vendere la sua arte a questo progetto od il soldo prevarrà (per nostra fortuna)?
giovedì 14 aprile 2016
Dylan Dog - Miseria e crudeltà
Dylan Dog N° 354
Miseria e crudeltà
Soggetto e Sceneggiatura: Gigi Simeoni
Disegni: Emiliano Tanzillo
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 26/02/2016
Il Fantasma dei Vicoli. Una creatura mistica che riesce ad apparire in più luoghi, molto distanti, a brevi intervalli di tempo, sta uccidendo i senza tetto di Londra. Sui corpi, o nei corpi, delle sue vittime vengono ritrovati gioielli di grande valore di cui non se ne conosce l'origine. L'unico indizio che questa creatura si è lasciata dietro è un scritta, cancellata male, su un anello: Paupertas Malum (La Povertà è il Male).
Dylan Dog, assunto da un paio di suoi amici barboni, inizia la sua indagine partendo dal presupposto che questo fantasma sia un criminale umano. Parallelamente a lui, Rania segue la stessa indagine. Lo scambio di indizi tra i due potrebbe portare all'arresto di un pericoloso serial killer.
Gigi Simeoni è uno dei più contestati e bistrattati autori del nuovo ciclo vitale di Dylan Dog. A lui vengono rivolte accuse di non essere mai entrato in sintonia con il personaggio di Sclavi, di aver deluso i fan con sceneggiature sciatte e prevedibili. Onestamente, visto questo numero della collana, non posso che sostenere parte di questa tesi.
Ho trovato la sceneggiatura di Miseria e Crudeltà semplice, banale, ovvia e caotica. L'autore vuole buttare nel calderone molti argomenti collaterali diversi, come il razzismo e la questione sociale sui senza tetto, ma si dimentica di articolare in modo credibile i movimenti della sue pedine. Dylan e Groucho se ne vanno in giro per la città in modo assolutamente casuale e, senza alcuna indagine, riescono a scovare l'identità segreta del fantasma. I dialoghi e le citazioni sembrano abbastanza raffazzonati e le battute della spalla comica dell'Indagatore dell'Incubo prese a caso da un libretto sulla scrivania. Il colpevole viene intuito con estrema facilità, anche se non ci vengono forniti indizi sul perché delle sue azioni (il solo è: la povertà mi fa schifo). Le poche pagine buone, anche se l'ultima è un po' troppo da romanzo rosa, che ho trovato interessanti sono lo sviluppo, finalmente, del rapporto tra Rania e Dylan. Rapporto promesso da due anni, ma mai creatosi in tutto questo tempo.
Nota estremamente positiva di questo albo è il tratto grafico di Emiliano Tanzillo. Cura maniacale per il dettaglio, realizzazione questi fotografica di ogni vignetta, sfondi che sembrano piccoli quadri in bianco e nero. Tutto questo ti riappacifica con il fumetto che tieni per le mani. Unica nota di disagio: le espressioni di Rania. Fino alla sua ultima apparizione aveva verso Dylan un certa diffidenza professionale e nessun interesse sentimentale. Adesso, in ogni inquadratura, sembra essere una scolaretta innamorata ed intimidita. Un po' strano. In ogni caso, la più bella e viva Rania di sempre.
Continuo a dire che il ciclo di Recchioni non è iniziato. Gestionalmente si osserva il rinnovamento dello staff, sceneggiatori e disegnatori, ed un deciso taglio con il modo gestionale delle tematiche del passato. E' in opera uno svecchiamento del personaggio, un adattamento ad i gusti dei lettori più giovani, o nuovi, che erode lo zoccolo duro dei lettori storici (basta vedere le critiche sul sito dei Dylandogofili per rendere conto). Come dico da un po', Recchioni ci ha promesso serie televisive di dodici numeri, legate da un trama orizzontale che si interseca con quella verticale. Tutto questo non si è ancora visto. Gli unici indizi sono un Ghost 9100, che in due anni sarà anche diventato obsoleto, saltuariamente Rania e poco altro. Veramente un po' troppo poco.
Magari se pensasse un po' di più a questa collana che ad accumulare lavori ed assegnazioni in questo periodo d'oro per lui, il RRobe, renderebbe maggiore giustizia a Dylan Dog e rispetterebbe un po' di più i vecchi fan.
Miseria e crudeltà
Soggetto e Sceneggiatura: Gigi Simeoni
Disegni: Emiliano Tanzillo
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 26/02/2016
Il Fantasma dei Vicoli. Una creatura mistica che riesce ad apparire in più luoghi, molto distanti, a brevi intervalli di tempo, sta uccidendo i senza tetto di Londra. Sui corpi, o nei corpi, delle sue vittime vengono ritrovati gioielli di grande valore di cui non se ne conosce l'origine. L'unico indizio che questa creatura si è lasciata dietro è un scritta, cancellata male, su un anello: Paupertas Malum (La Povertà è il Male).
Dylan Dog, assunto da un paio di suoi amici barboni, inizia la sua indagine partendo dal presupposto che questo fantasma sia un criminale umano. Parallelamente a lui, Rania segue la stessa indagine. Lo scambio di indizi tra i due potrebbe portare all'arresto di un pericoloso serial killer.
Gigi Simeoni è uno dei più contestati e bistrattati autori del nuovo ciclo vitale di Dylan Dog. A lui vengono rivolte accuse di non essere mai entrato in sintonia con il personaggio di Sclavi, di aver deluso i fan con sceneggiature sciatte e prevedibili. Onestamente, visto questo numero della collana, non posso che sostenere parte di questa tesi.
Ho trovato la sceneggiatura di Miseria e Crudeltà semplice, banale, ovvia e caotica. L'autore vuole buttare nel calderone molti argomenti collaterali diversi, come il razzismo e la questione sociale sui senza tetto, ma si dimentica di articolare in modo credibile i movimenti della sue pedine. Dylan e Groucho se ne vanno in giro per la città in modo assolutamente casuale e, senza alcuna indagine, riescono a scovare l'identità segreta del fantasma. I dialoghi e le citazioni sembrano abbastanza raffazzonati e le battute della spalla comica dell'Indagatore dell'Incubo prese a caso da un libretto sulla scrivania. Il colpevole viene intuito con estrema facilità, anche se non ci vengono forniti indizi sul perché delle sue azioni (il solo è: la povertà mi fa schifo). Le poche pagine buone, anche se l'ultima è un po' troppo da romanzo rosa, che ho trovato interessanti sono lo sviluppo, finalmente, del rapporto tra Rania e Dylan. Rapporto promesso da due anni, ma mai creatosi in tutto questo tempo.
Nota estremamente positiva di questo albo è il tratto grafico di Emiliano Tanzillo. Cura maniacale per il dettaglio, realizzazione questi fotografica di ogni vignetta, sfondi che sembrano piccoli quadri in bianco e nero. Tutto questo ti riappacifica con il fumetto che tieni per le mani. Unica nota di disagio: le espressioni di Rania. Fino alla sua ultima apparizione aveva verso Dylan un certa diffidenza professionale e nessun interesse sentimentale. Adesso, in ogni inquadratura, sembra essere una scolaretta innamorata ed intimidita. Un po' strano. In ogni caso, la più bella e viva Rania di sempre.
Continuo a dire che il ciclo di Recchioni non è iniziato. Gestionalmente si osserva il rinnovamento dello staff, sceneggiatori e disegnatori, ed un deciso taglio con il modo gestionale delle tematiche del passato. E' in opera uno svecchiamento del personaggio, un adattamento ad i gusti dei lettori più giovani, o nuovi, che erode lo zoccolo duro dei lettori storici (basta vedere le critiche sul sito dei Dylandogofili per rendere conto). Come dico da un po', Recchioni ci ha promesso serie televisive di dodici numeri, legate da un trama orizzontale che si interseca con quella verticale. Tutto questo non si è ancora visto. Gli unici indizi sono un Ghost 9100, che in due anni sarà anche diventato obsoleto, saltuariamente Rania e poco altro. Veramente un po' troppo poco.
Magari se pensasse un po' di più a questa collana che ad accumulare lavori ed assegnazioni in questo periodo d'oro per lui, il RRobe, renderebbe maggiore giustizia a Dylan Dog e rispetterebbe un po' di più i vecchi fan.
mercoledì 6 aprile 2016
Dylan Dog - L'uomo dei tuoi sogni
Dylan Dog N° 355
L'uomo dei tuoi sogni
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Paolo Martinello
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 30/03/2016
Chi è quell'uomo che compare da tempo, regolarmente, nei sogni di Sandy, la ragazza di Dylan Dog? Ogni volta che lei si addormenta, appena inizia a sognare, lui è lì: la aspetta. E' come se volesse farle del male, se fosse lì, minaccioso, per lei. Ma perché? Oltretutto, Dylan, riesce a scoprire che il sogno della sua ragazza ha qualcosa di anomalo. è un incubo che altre persone stanno vivendo e che le porta alla morte. Violenta. Come potrà l'Indagatore dell'Incubo aiutare la donna che ama? Ci potrà riuscire? A che prezzo?
Finalmente Paola Barbato ritorna in forma. Dopo qualche passaggio a vuoto riesce a maneggiare l'incubo con consapevole coinvolgimento. Rielabora in modo scorrevole e convincente il mito di Morfeo e lo mischia con il retaggio che Wes Craven e Freddy Kruger ci hanno lasciato in anni di film horror. Il risultato è un avversario temibile, e giurato, che Dylan Dog potrebbe tornare a trovarsi di fronte.
Fluidi, ricchi di dettagli, con qualche soluzione stilistica decisamente apprezzabile, sono i disegni di Paolo Martinello. Mi chiedo, vista la dovizia di dettagli, le innumerevoli sfumature dal nero al grigio che utilizza, quanto tempo ci metta a realizzare non dico una storia, ma, anche, solo, una tavola. Uno stile grafico decisamente corposo e ricco di particolari che rischia di saturare anche l'occhio più attento. Un bene od un male? A me è piaciuto, ma penso che sia un fattore puramente soggettivo.
Successo a metà per la copertina di Angelo Stano. L'idea di utilizzare vernice, o colori, fluorescenti per valorizzarla è interessante. Peccato che sia un'operazione all'apparenza riuscita a metà. L'idea grafica è che oltre all'area intorno alla testa di Dylan altre zone dovessero beneficiare dello stesso trattamento è forte. Infatti ci si aspetta che spenta la luce anche la chiave ed il volto del protagonista della serie diventino visibili. Così non è. Io punto su problemi in fase di stampa per questa mancanza. Se così non fosse sarebbe un peccato non averci pensato ed una pecca ulteriore nella gestione Recchioni.
Gestione Recchioni che merita due righe a parte. Dal momento in cui è stato annunciato come curatore ho supportato e sperato nel suo lavoro. E' innegabile, però, che troppo cose inizino alla lunga a non quagliare. Che fine hanno fatto le stagioni da dodici episodi, legate tra loro da una trama orizzontale? Come mai il rapporta tra Dylan e Rania continua a non svilupparsi, in un modo o nell'altro, nonostante l'accelerazione vista nel numero scorso?
Tutta la carne lasciata sulla brace ormai da due anni inizia a bruciare, speriamo che qualcuno si ricordi di toglierla dal fuoco prima che diventi indigesta.
Continuiamo a confidare, in fondo questa è stata una buona storia. Ma di buone storie, per caso e senza tutti i proclami pregressi, c'erano anche durante l'era Gualdoni. Il che è tutto dire.
L'uomo dei tuoi sogni
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Paolo Martinello
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 30/03/2016
Chi è quell'uomo che compare da tempo, regolarmente, nei sogni di Sandy, la ragazza di Dylan Dog? Ogni volta che lei si addormenta, appena inizia a sognare, lui è lì: la aspetta. E' come se volesse farle del male, se fosse lì, minaccioso, per lei. Ma perché? Oltretutto, Dylan, riesce a scoprire che il sogno della sua ragazza ha qualcosa di anomalo. è un incubo che altre persone stanno vivendo e che le porta alla morte. Violenta. Come potrà l'Indagatore dell'Incubo aiutare la donna che ama? Ci potrà riuscire? A che prezzo?
Finalmente Paola Barbato ritorna in forma. Dopo qualche passaggio a vuoto riesce a maneggiare l'incubo con consapevole coinvolgimento. Rielabora in modo scorrevole e convincente il mito di Morfeo e lo mischia con il retaggio che Wes Craven e Freddy Kruger ci hanno lasciato in anni di film horror. Il risultato è un avversario temibile, e giurato, che Dylan Dog potrebbe tornare a trovarsi di fronte.
Fluidi, ricchi di dettagli, con qualche soluzione stilistica decisamente apprezzabile, sono i disegni di Paolo Martinello. Mi chiedo, vista la dovizia di dettagli, le innumerevoli sfumature dal nero al grigio che utilizza, quanto tempo ci metta a realizzare non dico una storia, ma, anche, solo, una tavola. Uno stile grafico decisamente corposo e ricco di particolari che rischia di saturare anche l'occhio più attento. Un bene od un male? A me è piaciuto, ma penso che sia un fattore puramente soggettivo.
Successo a metà per la copertina di Angelo Stano. L'idea di utilizzare vernice, o colori, fluorescenti per valorizzarla è interessante. Peccato che sia un'operazione all'apparenza riuscita a metà. L'idea grafica è che oltre all'area intorno alla testa di Dylan altre zone dovessero beneficiare dello stesso trattamento è forte. Infatti ci si aspetta che spenta la luce anche la chiave ed il volto del protagonista della serie diventino visibili. Così non è. Io punto su problemi in fase di stampa per questa mancanza. Se così non fosse sarebbe un peccato non averci pensato ed una pecca ulteriore nella gestione Recchioni.
Gestione Recchioni che merita due righe a parte. Dal momento in cui è stato annunciato come curatore ho supportato e sperato nel suo lavoro. E' innegabile, però, che troppo cose inizino alla lunga a non quagliare. Che fine hanno fatto le stagioni da dodici episodi, legate tra loro da una trama orizzontale? Come mai il rapporta tra Dylan e Rania continua a non svilupparsi, in un modo o nell'altro, nonostante l'accelerazione vista nel numero scorso?
Tutta la carne lasciata sulla brace ormai da due anni inizia a bruciare, speriamo che qualcuno si ricordi di toglierla dal fuoco prima che diventi indigesta.
Continuiamo a confidare, in fondo questa è stata una buona storia. Ma di buone storie, per caso e senza tutti i proclami pregressi, c'erano anche durante l'era Gualdoni. Il che è tutto dire.
lunedì 4 aprile 2016
Dylan Dog Magazine N° 2
Dylan Dog Magazine N° 2
Dylan Dog Magazine 2016
Periodicità: annuale
Uscita: 24/03/2016
Torna dopo un anno di pausa e di paura, il seconda Magazine di Dylan Dog, l'Almanacco secondo la visione di Roberto Recchioni.
Sono presenti i dossier d'approfondimento e due storie, una breve ed una lunga.
Concentrandoci prima sulla parte informativa, che quest'anno si diverte a parlarci degli Zombie in televisione, le famiglie da incubo e ci coinvolge in un interessante excursus sulla visionaria bellezza dei Freak secondo il regista Guillermo del Toro. Tranne l'ultimo servizio citato, che ho trovato interessante e decisamente utile come spunto per, volendo, approfondire gli aspetti dell'arte del regista messicano, ho trovato gli altri sciapi. Alcuno di loro mi ha fornito uno spunto, una curiosità, una scintilla che mi mettesse in moto in caccia, o ricerca, di qualche nuovo titolo, di film o libro, della stagione passata. Tutti i servizi mi sono sembrati decisamente troppo superficiali e necessitanti di ulteriore profondità per arrivare ad essere interessanti. Spunti che, invece, come detto, offre il dossier sul regista di Hellboy e Pacific Rim, tra gli altri.
Le due storie presentate sono:
Il mostruoso banchetto
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Paolo Bacilieri
Nella quale una famiglia della nobiltà inglese risiedente a Wickerdford, meta scelta dall'ex ispettore Bloch per godersi la sua pensione, sta organizzando un matrimonio decisamente ricco per il suo primogenito. Questa famiglia, però, ha un profondo segreto che la contraddistingue dalle altre. Dylan ci capita in mezzo in quanto innamorato della sposa che non si capacita di essere stato abbandonato nel giorno delle di lei nozze.
Ricordi di un’estate
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Luca Genovese
Qui Dylan Dog, imbucato al matrimonio di cui sopra grazie all'aiuto del fratello dello sposo, condivide un doloroso ricordo di un'estate lontana con il suo ospite. Isolati dalla festa di matrimonio del Hawthorne in una vecchia cisterna, i due uomini discutono di amicizia, di famiglia e di lealtà.
Il giochetto delle storie inaspettatamente collegate funzione. Rende intrigante la seconda storia e svela quello che succede tra le pieghe dei racconti. Entrambe sono state ben scritte da Ostini e, seppure il suo stile non mi sia congeniale, riccamente illustrata da Bacilieri la prima e, già più in linea con i trascorsi del padrone di casa ed Indagatore dell'Incubo, da Luca Genovese.
Se per anni gli almanacchi si erano contraddistinti per storie poco intriganti e dossier acculturanti, quest'anno la tendenza sembra essersi invertita con quest'ultimo.
Speriamo che il 2017 porti maggiore equilibrio lungo le via della Forza... ehm dell'orrore.
Dylan Dog Magazine 2016
Periodicità: annuale
Uscita: 24/03/2016
Torna dopo un anno di pausa e di paura, il seconda Magazine di Dylan Dog, l'Almanacco secondo la visione di Roberto Recchioni.
Sono presenti i dossier d'approfondimento e due storie, una breve ed una lunga.
Concentrandoci prima sulla parte informativa, che quest'anno si diverte a parlarci degli Zombie in televisione, le famiglie da incubo e ci coinvolge in un interessante excursus sulla visionaria bellezza dei Freak secondo il regista Guillermo del Toro. Tranne l'ultimo servizio citato, che ho trovato interessante e decisamente utile come spunto per, volendo, approfondire gli aspetti dell'arte del regista messicano, ho trovato gli altri sciapi. Alcuno di loro mi ha fornito uno spunto, una curiosità, una scintilla che mi mettesse in moto in caccia, o ricerca, di qualche nuovo titolo, di film o libro, della stagione passata. Tutti i servizi mi sono sembrati decisamente troppo superficiali e necessitanti di ulteriore profondità per arrivare ad essere interessanti. Spunti che, invece, come detto, offre il dossier sul regista di Hellboy e Pacific Rim, tra gli altri.
Le due storie presentate sono:
Il mostruoso banchetto
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Paolo Bacilieri
Nella quale una famiglia della nobiltà inglese risiedente a Wickerdford, meta scelta dall'ex ispettore Bloch per godersi la sua pensione, sta organizzando un matrimonio decisamente ricco per il suo primogenito. Questa famiglia, però, ha un profondo segreto che la contraddistingue dalle altre. Dylan ci capita in mezzo in quanto innamorato della sposa che non si capacita di essere stato abbandonato nel giorno delle di lei nozze.
Ricordi di un’estate
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Luca Genovese
Qui Dylan Dog, imbucato al matrimonio di cui sopra grazie all'aiuto del fratello dello sposo, condivide un doloroso ricordo di un'estate lontana con il suo ospite. Isolati dalla festa di matrimonio del Hawthorne in una vecchia cisterna, i due uomini discutono di amicizia, di famiglia e di lealtà.
Il giochetto delle storie inaspettatamente collegate funzione. Rende intrigante la seconda storia e svela quello che succede tra le pieghe dei racconti. Entrambe sono state ben scritte da Ostini e, seppure il suo stile non mi sia congeniale, riccamente illustrata da Bacilieri la prima e, già più in linea con i trascorsi del padrone di casa ed Indagatore dell'Incubo, da Luca Genovese.
Se per anni gli almanacchi si erano contraddistinti per storie poco intriganti e dossier acculturanti, quest'anno la tendenza sembra essersi invertita con quest'ultimo.
Speriamo che il 2017 porti maggiore equilibrio lungo le via della Forza... ehm dell'orrore.
giovedì 18 febbraio 2016
Dylan Dog - Ancora un lungo addio
Titolo: Dylan Dog - I colori della paura 31
Ancora un lungo addio
Testi: Paola Barbato
Disegni e Copertina: Carmine Di Giandomenico
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato:17x23 cm
Rilegato: brossura
Pagine: 36, a colori
Rilegato: brossura
Pagine: 36, a colori
Data di uscita: 17 Febbraio 2016
Prezzo: 1,99€
Con il numero 74 della collana regolare di Dylan Dog veniva dato alle stampe uno degli episodi che hanno segnato il protagonista ideato da Tiziano Sclavi. Lo stesso Sclavi era ai testi ed aveva alle matite un, ancora, genuino Ambrosini.
Dopo tanti anni, Paola Barbato, ormai colonna Bonelli, riprende l'idea sclaviana originale e gioca con le pieghe del racconto.
Intesse i classici battibecchi tra Dylan e Marina, ci mostra aspetti che non erano apparsi nella versione lunga del racconto e ci suggerisce sviluppi reconditi. Seppure scopriamo il perché della scelta dalla bionda Marina lo possiamo ritenere un pretesto abbastanza forzato. La conclusione non si rivela particolarmente originale, nonostante un piccolo dubbio sembri rimanere. Opportuna è la scelta di non mettere in continuity questa storia, vista la situazione narrativa made in Recchioni sulla collana mensile.
Si conferma un grande disegnatore Carmine Di Giandomenico. Apre il suo lavoro con una confidenziale immagine, per i lettori di lungo corso, mantiene per buona parte del suo lavoro la classica gabbia degli albi Bonelli e, poi, sfoga la sua fantasia creativa con delle elaborate splash page.
I colori mantengo la promessa fattaci dal disegnatore ed i diversi toni di colore sottolineano umori e sensazioni dei protagonisti.
All'opera sulla copertina ancora il buon Carmine Di Giandomenico. Immagine classica, intensa e perfettamente azzeccata.
Dopo il numero uno, la collana della Gazzetta dello Sport, ci propone un nuovo inedito decisamente soddisfacente. Un remake di un classico è sempre pericoloso. Non credo che ci fosse bisogno di aggiungere altro al Lungo Addio, però Barbato ha aggiunto qualcosa e svelato qualche retroscena. Un albo che potrebbe dividere i fan dell'Indagatore dell'Incubo, ma che bisogna leggere.
Appuntamento in edicola.
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