Dampyr N° : 223
Cuba libre!
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Dario Viotti
Copertina: Enea Riboldi
Periodicità: mensile
uscita: 04/10/2018
Prezzo: 3.50€
Cuba, ancora prima che fosse Cuba. I conquistadores che giunsero su questa nuova isola, tra un saccheggio, uno sterminio e una serie di stupri, scoprirono, a loro spese, che le divinità locali non erano proprio astratte come pensavano. Tainos, un potente Maestro delle Tenebre, era già lì e proteggeva le popolazioni locali. Quando l'evidenza del potere degli stranieri divenne manifesta si ritirò al centro dell'isola impedendo a chiunque di raggiungerlo. Nonostante questo, durante la Revolucion Ernesto “Che” Guevara ebbe a che fare con lui e sopravvisse.
Ora, è il turno del Dampyr, giunto a Cuba sulle tracce di una giornalista investigativa in cerca di guai, di cercare di contrastare questa figura mitologica. Harlan, Tesla e Kurjac devono affrontare il suo piccolo esercito di non morti per arrivare a lui e cercare di non lasciare le penne sull'isola caraibica.
E' tanto che non leggo Dampyr, a parte il crossover del 2017 con Dylan Dog. L'avevo smesso perché lo trovavo decisamente statico nello sviluppo delle trame. Lui, mezzo uomo e mezzo vampiro nato da madre umana, il suo compare fraterno, alla Tex, coinvolto sentimentalmente con un bella vampira. I tre formano un gruppo eterogeneo ed equilibrato che si prende cura dell'umanità ignara dell'esistenza di vari tipi di creature della notte. Questo schema, con l'introduzione del Maestro della Notte padre di Harlan ha subito una leggera variazione, ma si è, poi, continuato a ripetere.
Ora, con il numero 223, un evento che ha visto la presenza dell'autore della sceneggiatura e del soggetto, Mignacco, e dei disegni, Viotti, ho colto l'occasione per acquistare questo numero particolare, ambientato a Cuba. Il lavoro di Mignacco è affettuoso e puntuale. Ricerche sul passato dell'isola e della sua colonizzazione da parte degli europei permeano, sopratutto, le prime pagine della vicenda. Con scaltrezza riesce a coinvolgere i miti della Rivoluzione Cubana, Che e Castro, e nello stesso tempo ambientare la vicenda ai giorni nostri, per coinvolgere il Dampyr e la sua piccola compagnia. A parte qualche piccolo rallentamento, la storia fila, coinvolge e, con fantasia, insinuandosi nei momenti sconosciuti della vita dei miti cubani ci insegna anche qualcosa.
Ai disegni Dario Viotti. Non seguendo la collana non so se sia disegnatore fisso o la sua sia stata un'ospitata. So che avevo conosciuto, ed apprezzato allo spasimo, il suo stile di disegno sulle pagine di The Cannibal Family, edito da Ed.Ink di Rossano Piccioni, e mi sono innamorato del suo stile realistico. Il suo tratto è pulito, preciso, luminoso in ogni vignetta. La cura che dedica ai fondali è qualcosa di maniacale. Non parlo solo della riproduzione delle vie e delle atmosfere dei centri urbani cubani, decadenti e vissuti sia esternamente che internamente, ma mi riferisco, sopratutto, alla rappresentazione della natura selvaggia delle foreste dell'isola. Larga parte dell'albo vi è ambientata e il disegnatore bresciano vi si dedica con certosina passione. Ogni foglia, ogni arbusto, ogni ombra sembra essere pensata per creare un'atmosfera indimenticabile. Unico appunto: la realizzazione dell'effetto del movimento accelerato di Tesla. Non mi ha convinto, ma non so se sia perché e un canone da seguire o per un eccesso di bellezza e realismo, caratteristici del tratto di Viotti.
Se si vuole leggere una storia che riassuma molte delle soluzioni narrative di Dampyr, se si vuole vedere Cuba, se si vuole leggere qualcosa di nuovo, se si vuole essere coinvolti nei realistici disegni di Viotti.
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venerdì 11 gennaio 2019
martedì 5 giugno 2018
Dylan Dog Color Fest - I conigli rosa muoiono
Dylan Color Fest N° : 25
I conigli rosa muoiono
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Cesare Valeri
Colori: Sergio Algozzino
Copertina: Lorenzo De Felici
Periodicità: trimestrale
uscita: 05/05/2018
€ 4,90
Come mai Dylan Dog è tornato nel Paese delle Ombre Colorate? E' ancora perseguitato da Pink Rabbit? E Bambola sarà ancora innamorata di lui? Guardandosi intorno, però, si accorge che c'è qualcosa di diverso in questa visita: sembra che i personaggi di fantasia possano morire davvero. Cosa sta succedendo? E' un incubo della sua mente od un incubo su cui indagare?
Si riforma la coppia Mignacco/Valeri che, anni ed anni fa, aveva dato vita ad una delle più belle storie del primo ciclo, quello bello, di Dylan Dog, I conigli rosa uccidono.
Mignacco, ai testi, realizza un'avventura in cui il carnoso Dylan si trova catapultato a sua, e nostra, insaputa nel Paese delle Ombre Colorate, nel quale resta per la maggior parte dell'avventura. Ci porta a fare conoscenza con molti residenti e ne cita di nuovi in continuazione.
Valeri fa il suo. La storia si distingue per due stili di disegno diverso. Si apre con il classico disegno bidimensionale in tinte pastello nel quale fanno incursione acquarelli che tavole in bianco e nero. Onestamente il bidimensionalismo spinto è stata la ragione che mi ha tenuto lontano dai fumetti per anni, sopratutto gli americani, e mi ha portato a perdere molto terreno in questo campo, quindi: non ho apprezzato molto lo stile di disegno principale. Ho goduto ben di più della parte più realistica, della (presunta) assenza di colore e delle forme più sostanziose. Qui ho apprezzato il talento di Valeri.
Il Color Fest si sta rivelando uno Speciale più frequente. Questo mese ha accalappiato il vecchi lettori con un richiamo storico, il prossimo numero strizzerà l'occhio ai più giovani stupendo con un incontro tra l'Indagatore dell'Incubo ed il team di Creepy Past.
Un buon numero, una lettura piacevole.
I conigli rosa muoiono
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Cesare Valeri
Colori: Sergio Algozzino
Copertina: Lorenzo De Felici
Periodicità: trimestrale
uscita: 05/05/2018
€ 4,90
Come mai Dylan Dog è tornato nel Paese delle Ombre Colorate? E' ancora perseguitato da Pink Rabbit? E Bambola sarà ancora innamorata di lui? Guardandosi intorno, però, si accorge che c'è qualcosa di diverso in questa visita: sembra che i personaggi di fantasia possano morire davvero. Cosa sta succedendo? E' un incubo della sua mente od un incubo su cui indagare?
Si riforma la coppia Mignacco/Valeri che, anni ed anni fa, aveva dato vita ad una delle più belle storie del primo ciclo, quello bello, di Dylan Dog, I conigli rosa uccidono.
Mignacco, ai testi, realizza un'avventura in cui il carnoso Dylan si trova catapultato a sua, e nostra, insaputa nel Paese delle Ombre Colorate, nel quale resta per la maggior parte dell'avventura. Ci porta a fare conoscenza con molti residenti e ne cita di nuovi in continuazione.
Valeri fa il suo. La storia si distingue per due stili di disegno diverso. Si apre con il classico disegno bidimensionale in tinte pastello nel quale fanno incursione acquarelli che tavole in bianco e nero. Onestamente il bidimensionalismo spinto è stata la ragione che mi ha tenuto lontano dai fumetti per anni, sopratutto gli americani, e mi ha portato a perdere molto terreno in questo campo, quindi: non ho apprezzato molto lo stile di disegno principale. Ho goduto ben di più della parte più realistica, della (presunta) assenza di colore e delle forme più sostanziose. Qui ho apprezzato il talento di Valeri.
Il Color Fest si sta rivelando uno Speciale più frequente. Questo mese ha accalappiato il vecchi lettori con un richiamo storico, il prossimo numero strizzerà l'occhio ai più giovani stupendo con un incontro tra l'Indagatore dell'Incubo ed il team di Creepy Past.
Un buon numero, una lettura piacevole.
mercoledì 3 giugno 2015
Dylan Dog - Gli spiriti custodi
Dylan Dog N° 345
Gli spiriti custodi
Soggetto e Sceneggiatura Luigi Mignacco
Disegni Sergio Gerasi
Copertina Angelo Stano
Periodicità mensile
Uscita:29/05/2015
Teresa ha un marito: Sal. Sal ha il vizio del gioco clandestino ed è un buon cliente della mafia russa. Come se non bastasse l'aver violato la donna del boss lo ha messo con entrambi i piedi nella fossa. Questo non sarebbe un problema per Teresa che ha già chiesto il divorzio. Lo è per i suoi parenti defunti che continuano a vivere nella magione di famiglia come fantasmi: nessuno di loro vuole condividere l'eternità con Sal.
Vista la dimensione ectoplasmatica del problema, Teresa decide di rivolgersi a Dylan per mantenere in vita il futuro ex-marito fino alla data del divorzio.
A parte una discrepanza logica nella narrazione, che risolverebbe il problema dei fantasmi di casa senza il bisogno di assumere Dylan Dog, la ghost story imbastita da Mignacco è godibile. Tanta carne al fuoco, fin troppa visti gli eventi di cui è arricchita, ma ben cotta. Gli spiriti sono variegati e le loro capacità incuriosiscono rendendo la storia dinamica.
I disegni di Gerasi, nonostante sia del 1978, portano con loro uno stile un po' datato. L'uso dei neri, che sembra incidere e graffiare il foglio, rende i viventi eccessivamente spigolosi mentre meglio si adatta per gli abitanti dell'aldilà. Gli sfondi sono ricchi e curati, non trascura i dettagli che possono abbellire la scena, gli ambienti nei quali lascia agire i personaggi non sono mai eccessivi, ma sempre ben bilanciati.
Nonostante la storia si intrigante e piacevole, mi chiedo quando, la tanto attesa trama verticale ordita da Recchioni sarà realtà. Per adesso qualche spunto, qualche accenno e qualche vignetta di sviluppo dei personaggi si vede, ma a cinque mesi dalla conclusione della prima stagione mi aspetto qualcosa di più. Oh, sempre tanta roba in più dell'ultimo periodo di gestione Gualdoni.
Gli spiriti custodi
Soggetto e Sceneggiatura Luigi Mignacco
Disegni Sergio Gerasi
Copertina Angelo Stano
Periodicità mensile
Uscita:29/05/2015
Teresa ha un marito: Sal. Sal ha il vizio del gioco clandestino ed è un buon cliente della mafia russa. Come se non bastasse l'aver violato la donna del boss lo ha messo con entrambi i piedi nella fossa. Questo non sarebbe un problema per Teresa che ha già chiesto il divorzio. Lo è per i suoi parenti defunti che continuano a vivere nella magione di famiglia come fantasmi: nessuno di loro vuole condividere l'eternità con Sal.
Vista la dimensione ectoplasmatica del problema, Teresa decide di rivolgersi a Dylan per mantenere in vita il futuro ex-marito fino alla data del divorzio.
A parte una discrepanza logica nella narrazione, che risolverebbe il problema dei fantasmi di casa senza il bisogno di assumere Dylan Dog, la ghost story imbastita da Mignacco è godibile. Tanta carne al fuoco, fin troppa visti gli eventi di cui è arricchita, ma ben cotta. Gli spiriti sono variegati e le loro capacità incuriosiscono rendendo la storia dinamica.
I disegni di Gerasi, nonostante sia del 1978, portano con loro uno stile un po' datato. L'uso dei neri, che sembra incidere e graffiare il foglio, rende i viventi eccessivamente spigolosi mentre meglio si adatta per gli abitanti dell'aldilà. Gli sfondi sono ricchi e curati, non trascura i dettagli che possono abbellire la scena, gli ambienti nei quali lascia agire i personaggi non sono mai eccessivi, ma sempre ben bilanciati.
Nonostante la storia si intrigante e piacevole, mi chiedo quando, la tanto attesa trama verticale ordita da Recchioni sarà realtà. Per adesso qualche spunto, qualche accenno e qualche vignetta di sviluppo dei personaggi si vede, ma a cinque mesi dalla conclusione della prima stagione mi aspetto qualcosa di più. Oh, sempre tanta roba in più dell'ultimo periodo di gestione Gualdoni.
martedì 18 novembre 2014
Maxi Dylan Dog Old Boy 1
Maxi Dylan Dog Old Boy
Maxi Dylan Dog N° 22
Periodicità: Quadrimestrale
Maxi Dylan Dog n°22
Uscita: 30/10/2014
Copertina: Gigi Cavenago
Il futuro alle spalle
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Corrado Roi
Dylan Dog tra modernità e passato. Per qualche strano motivo l'Old Boy salta tra due presenti che lo riportano a vivere una vicenda di un lontano passato, ma con avversari moderni. Cosa starà succedendo nella sua mente?
L’armonia del silenzio
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto, Matteo Santaniello, Renato Riccio
Andare al parco con la propria nuova fidanzata, di solito, è romantico. Per l'Indagatore dell'Incubo risulta essere quasi un lavoro. Attratto da una donna misteriosa la segue tra gli alberi e, lei, con voce suadente, gli mormora che "L'orrore è qui".
Intanto a Londra si susseguono misteriose e sanguinose morti di persone importanti. Che sia tutto collegato? Anche Scotland Yard ha bisogno di Dylan Dog per indagare.
La festa dei mostri
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Riccardo Torti
La notte di Halloween. I mostri invadono le strade e sono pronti a veder esaudite le loro richieste: dolcetto o scherzetto, Peccato che non siano solo le persone in costume ad andare in giro, ma anche mostri veri. Abitanti di Golconda, lupi mannari, vampiri e chi più ne ha più ne metta sono pronti a divertirsi. Tra loro dei serial killer di maschere seminano sconcerto e paura nella popolazione londinese ed anitemetici nello stomaco dell'Ispettore Bloch, che indaga sul caso.
La rivoluzione di Recchioni giunge anche qui. Il nuovo supervisore della testata rivoluziona, sia per periodicità che per titolo, il Maxi. Da semplice balenottero che ospitava le storie di scarto non adatte alla collana regolare, diventa il posto dove recuperare le storie già scritte e disegnate e che non è più possibile utilizzare per quello scopo. Continueremo a trovare Bloch in servizio e le vicende avventurose e sentimentali di Dylan saranno slegate dalla collana principale. Non è un male, perchè, alla fine, troviamo tre storie di Mignacco: probabilmente le migliori da anni. Certo nella prima realizza un lavoro di riscrittura, con effetto speciale finale, del numero 1, nella seconda si rivede l'impronta Atzeca di qualche numero fa, e nella festa dei mostri vengono tirati in ballo vecchi amici ed avversari dell'Indagatore dell'Incubo. Quello che c'è di buono è che funziona. Le storie si leggono con piacere e sono scorrevoli.
I disegni sono tutti di classici disegnatori della testata e non possono essere meno che adatti alle atmosfere.
Un primo esperimento che non può che definirsi riuscito.
Maxi Dylan Dog N° 22
Periodicità: Quadrimestrale
Maxi Dylan Dog n°22
Uscita: 30/10/2014
Copertina: Gigi Cavenago
Il futuro alle spalle
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Corrado Roi
Dylan Dog tra modernità e passato. Per qualche strano motivo l'Old Boy salta tra due presenti che lo riportano a vivere una vicenda di un lontano passato, ma con avversari moderni. Cosa starà succedendo nella sua mente?
L’armonia del silenzio
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto, Matteo Santaniello, Renato Riccio
Andare al parco con la propria nuova fidanzata, di solito, è romantico. Per l'Indagatore dell'Incubo risulta essere quasi un lavoro. Attratto da una donna misteriosa la segue tra gli alberi e, lei, con voce suadente, gli mormora che "L'orrore è qui".
Intanto a Londra si susseguono misteriose e sanguinose morti di persone importanti. Che sia tutto collegato? Anche Scotland Yard ha bisogno di Dylan Dog per indagare.
La festa dei mostri
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Riccardo Torti
La notte di Halloween. I mostri invadono le strade e sono pronti a veder esaudite le loro richieste: dolcetto o scherzetto, Peccato che non siano solo le persone in costume ad andare in giro, ma anche mostri veri. Abitanti di Golconda, lupi mannari, vampiri e chi più ne ha più ne metta sono pronti a divertirsi. Tra loro dei serial killer di maschere seminano sconcerto e paura nella popolazione londinese ed anitemetici nello stomaco dell'Ispettore Bloch, che indaga sul caso.
La rivoluzione di Recchioni giunge anche qui. Il nuovo supervisore della testata rivoluziona, sia per periodicità che per titolo, il Maxi. Da semplice balenottero che ospitava le storie di scarto non adatte alla collana regolare, diventa il posto dove recuperare le storie già scritte e disegnate e che non è più possibile utilizzare per quello scopo. Continueremo a trovare Bloch in servizio e le vicende avventurose e sentimentali di Dylan saranno slegate dalla collana principale. Non è un male, perchè, alla fine, troviamo tre storie di Mignacco: probabilmente le migliori da anni. Certo nella prima realizza un lavoro di riscrittura, con effetto speciale finale, del numero 1, nella seconda si rivede l'impronta Atzeca di qualche numero fa, e nella festa dei mostri vengono tirati in ballo vecchi amici ed avversari dell'Indagatore dell'Incubo. Quello che c'è di buono è che funziona. Le storie si leggono con piacere e sono scorrevoli.
I disegni sono tutti di classici disegnatori della testata e non possono essere meno che adatti alle atmosfere.
Un primo esperimento che non può che definirsi riuscito.
lunedì 5 maggio 2014
Dylan Dog Color Fest 12
Dylan Dog Color Fest N° 12
Periodicità semestrale
Dylan Dog Color Fest 12
Uscita 23/04/2014
Copertina Sara Pichelli e Annalisa Leoni
Le radici del male
Soggetto e sceneggiatura Michele Masiero
Disegni Fabio Civitelli
Colori Luca Bertelé
Il passato ed il presente si intrecciano grazie ad una seduta spiritica a cui partecipa Dylan Dog. L'evento è stato organizzato per respingere il ritorno dello spirito immortale del giaguaro, Ananga, noto in Inghilterra come l'assassino dell'artiglio, e imprigionarlo nuovamente prima che si liberi. Per questo l'Old Boy avrà bisogno dell'aiuto del più grande esploratore del Rio Grande e di tutta l'Amazzonia. Mister No.
Incubo impossibile
Soggetto e sceneggiatura Luigi Mignacco e Alfredo Castelli
Disegni Luigi Piccatto e Renato Riccio
Colori Overdrive studio
l’Indagatore dell’Incubo si risveglia nell’ufficio di Martin Mystère ed il suo assistente non è Groucho, ma Java. La stessa cosa accade al Detective dell’Impossibile che si sveglia a Craven Road in casa dell'Indagatore dell'Incubo, dove, ad attenderlo, trova il baffone che lo mitraglia di battute.
Il ritrovamento, quasi contemporaneo, dei due investigatori di due mezze sfere misteriose sembra essere legato alla nuova situazione in cui sono costretti a vivere. Per risolvere il mistero dovranno, senza saperlo, collaborare tra loro, sperando di sopravvivere alle fazioni che vorrebbero entrare in possesso dei misteriosi manufatti.
Buggy
Soggetto e sceneggiatura Carlo Ambrosini
Disegni Paolo Bacilieri
Colori Erika Bendazzoli
Il tempo potrebbe non essere come noi uomini lo intendiamo. Potrebbe non avere un inizio ed una fine, ma sarebbe semplicemente eterno, esistendo indipendentemente dalla presenza della razza umano. Almeno questa è la teoria del misterioso signor Perkins ospite dell'Hotel Astrid di Napoleone a Ginevra.
Allegra, pupilla dell'albergatore entomologo, è in gita a Londra ed incontra, un misterioso bambino che necessita dell'aiuto di Dylan Dog. Inevitabilmente, anche lei rimarrò invischiata nell'astruso intreccio di sogni, tempo e realtà.
Demoni e silicio
Soggetto e sceneggiatura Davide Rigamonti
Disegni Ivan Calcaterra
Colori Fabio D'Auria
Il futuro. Londra è diventata zona archeologica, ritrovata mentre venivano eseguiti scavi per la realizzazione di New London. Il quartiere emerso comprende Craven Road e la dimora di quello che una volta era stato l'Indagatore dell'Incubo. Qui due tombaroli sottraggono, dagli scaffali del n°7, sia un testo di magia antica in cui lo stesso Dylan aveva intrappolato un demone che il diario su cui l'Old Boy, a mano, vergava i ricordi delle sue avventure tra gli incubi.
Quando il testo magico finisce nelle mani di Kevin Vlakar, un tecnomante in cerca della vita eterna, ed un misterioso virus uccide coloro che sono collegati alla rete, Nathan Never e Sigmund Baginov sono costretti ad indagare rischiando la vita nel cyberspazio. Qui, però, grazie alle abilità informatiche del polacco, il musone avrà l'aiuto di un avatar virtuale d'eccezione: Dylan Dog.
Un discorso che vale per tutte le storie qui raccolte.
Avevo promesso di non prendere più dei fuori collana se non fossero stati eventi eccezionali. La vecchia tecnica di unire due personaggi importanti della Casa delle Idee Milanese ha creato un evento eccezionale, con una copertinista d'eccezione: Sara Pichelli. Reduce delle fatiche dell'Ultimate Spiderman di Bendis, con Miles Morales come protagonista, e dalle nuove imprese per i Guardiani della Galassia, eccola con una buona prova per uno storico personaggio del fumetto italico. La sua fortuna è anche quella di mettere su carta dei ritratti d'eccezione: mai si erano visti Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystère, Napoleone e Mister No sulla stessa copertina. Due di questi personaggi, oltretutto, tornano alla vita editoriale dopo anni dalla chiusura delle loro testate (Napoleone e Mister No), gli altri vivono un momento di profonda crisi di idee e necessitano di un rilancio (Nathan Never e Martin Mystère). Una belle guest star che copre le lacune di un albo non eccezionale.
Le note positive si hanno dai colori, La parte forte del Color Fest è che tutte le storie sono completamente a colori. Nei primi numeri, il rodaggio, voleva che, a volte, la resa cromatica non valesse il gioco e smorzasse l'enfasi dei disegnatori. In questo caso il bilanciamento non pregiudica né i coloristi né coloro che hanno davo vita grafica ai personaggi in gioco.
Tutti i disegnatori chiamati in causa hanno reso al meglio le loro idee con il loro tratto caratteristico. Calcaterra ha raffigurato un Nathan Never pieno e ricco di dettagli, molto in stile americano anni '90 del secolo scorso, ma smorzato negli eccessi di quel tempo. Bacileri ha calato il lettore nelle classiche atmosfere a cui era abituato il lettore di Napoleone, con il suo stile franco belga perfetto per le atmosfere svizzere in gioco. Piccatto ha messo in gioco la sua esperienza ed il suo tratto sviluppato avendo lavorato su entrambi i personaggi per anni ed ha creato una giusta armonia, che può piacere o meno, ma che a me non dispiace. Civitelli ha rispettato l'iconografia di Mister No ed ha dato un senso ad una storia un po' tirata per i capelli.
Ecco, le trame dovevano essere il punto forte di questo albo: incontri impossibili di eroi di tempi diversi. Se per Mister No e Nathan Never viene creata una situazione ad hoc, visti i decenni ed i secoli che separano i due dal nostro, per gli altri si sarebbero potute creare storie con più team up ed un dinamismo maggiore. L'Incubo impossibile di Mignacco e Castelli, per lo meno, vede un incontro reale tra i due amici di lunga data, ma lascia un po' a bocca asciutta il lettore che si aspettava qualcosa di più intenso. Con Napoleone, in cui Dylan Dog aveva fatto una capatina per tentare di salvare la serie regolare, si poteva fare sicuramente meglio; ambientare una storia in terreno neutro nella quale le indagini parallele dei due investigatori potessero incrociarsi non sarebbe stata una brutta idea. A Nathan Never è andata peggio. Dopo aver incontrato Martin Mystère gli è toccato di rivivere un'esperienza simile con l'Old Boy, tanto da prospettargli la medesima soluzione adottata per il suo amico del passato.
Alla fine si ha la sensazione che si siano voluti creare dei Team Up, ma che non si sia voluto realizzare niente di serio ed impegnativo. Niente che potesse gettare basi per qualcosa di ripetibile in un prossimo futuro. Forse un'occasione mancata, in attesa degli incroci della vita dell'ex agente di Scotland Yard con Dampyr, Lukas, Julia e, perché no, Gregory Hunter.
Periodicità semestrale
Dylan Dog Color Fest 12
Uscita 23/04/2014
Copertina Sara Pichelli e Annalisa Leoni
Le radici del male
Soggetto e sceneggiatura Michele Masiero
Disegni Fabio Civitelli
Colori Luca Bertelé
Il passato ed il presente si intrecciano grazie ad una seduta spiritica a cui partecipa Dylan Dog. L'evento è stato organizzato per respingere il ritorno dello spirito immortale del giaguaro, Ananga, noto in Inghilterra come l'assassino dell'artiglio, e imprigionarlo nuovamente prima che si liberi. Per questo l'Old Boy avrà bisogno dell'aiuto del più grande esploratore del Rio Grande e di tutta l'Amazzonia. Mister No.
Incubo impossibile
Soggetto e sceneggiatura Luigi Mignacco e Alfredo Castelli
Disegni Luigi Piccatto e Renato Riccio
Colori Overdrive studio
l’Indagatore dell’Incubo si risveglia nell’ufficio di Martin Mystère ed il suo assistente non è Groucho, ma Java. La stessa cosa accade al Detective dell’Impossibile che si sveglia a Craven Road in casa dell'Indagatore dell'Incubo, dove, ad attenderlo, trova il baffone che lo mitraglia di battute.
Il ritrovamento, quasi contemporaneo, dei due investigatori di due mezze sfere misteriose sembra essere legato alla nuova situazione in cui sono costretti a vivere. Per risolvere il mistero dovranno, senza saperlo, collaborare tra loro, sperando di sopravvivere alle fazioni che vorrebbero entrare in possesso dei misteriosi manufatti.
Buggy
Soggetto e sceneggiatura Carlo Ambrosini
Disegni Paolo Bacilieri
Colori Erika Bendazzoli
Il tempo potrebbe non essere come noi uomini lo intendiamo. Potrebbe non avere un inizio ed una fine, ma sarebbe semplicemente eterno, esistendo indipendentemente dalla presenza della razza umano. Almeno questa è la teoria del misterioso signor Perkins ospite dell'Hotel Astrid di Napoleone a Ginevra.
Allegra, pupilla dell'albergatore entomologo, è in gita a Londra ed incontra, un misterioso bambino che necessita dell'aiuto di Dylan Dog. Inevitabilmente, anche lei rimarrò invischiata nell'astruso intreccio di sogni, tempo e realtà.
Demoni e silicio
Soggetto e sceneggiatura Davide Rigamonti
Disegni Ivan Calcaterra
Colori Fabio D'Auria
Il futuro. Londra è diventata zona archeologica, ritrovata mentre venivano eseguiti scavi per la realizzazione di New London. Il quartiere emerso comprende Craven Road e la dimora di quello che una volta era stato l'Indagatore dell'Incubo. Qui due tombaroli sottraggono, dagli scaffali del n°7, sia un testo di magia antica in cui lo stesso Dylan aveva intrappolato un demone che il diario su cui l'Old Boy, a mano, vergava i ricordi delle sue avventure tra gli incubi.
Quando il testo magico finisce nelle mani di Kevin Vlakar, un tecnomante in cerca della vita eterna, ed un misterioso virus uccide coloro che sono collegati alla rete, Nathan Never e Sigmund Baginov sono costretti ad indagare rischiando la vita nel cyberspazio. Qui, però, grazie alle abilità informatiche del polacco, il musone avrà l'aiuto di un avatar virtuale d'eccezione: Dylan Dog.
Un discorso che vale per tutte le storie qui raccolte.
Avevo promesso di non prendere più dei fuori collana se non fossero stati eventi eccezionali. La vecchia tecnica di unire due personaggi importanti della Casa delle Idee Milanese ha creato un evento eccezionale, con una copertinista d'eccezione: Sara Pichelli. Reduce delle fatiche dell'Ultimate Spiderman di Bendis, con Miles Morales come protagonista, e dalle nuove imprese per i Guardiani della Galassia, eccola con una buona prova per uno storico personaggio del fumetto italico. La sua fortuna è anche quella di mettere su carta dei ritratti d'eccezione: mai si erano visti Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystère, Napoleone e Mister No sulla stessa copertina. Due di questi personaggi, oltretutto, tornano alla vita editoriale dopo anni dalla chiusura delle loro testate (Napoleone e Mister No), gli altri vivono un momento di profonda crisi di idee e necessitano di un rilancio (Nathan Never e Martin Mystère). Una belle guest star che copre le lacune di un albo non eccezionale.
Le note positive si hanno dai colori, La parte forte del Color Fest è che tutte le storie sono completamente a colori. Nei primi numeri, il rodaggio, voleva che, a volte, la resa cromatica non valesse il gioco e smorzasse l'enfasi dei disegnatori. In questo caso il bilanciamento non pregiudica né i coloristi né coloro che hanno davo vita grafica ai personaggi in gioco.
Tutti i disegnatori chiamati in causa hanno reso al meglio le loro idee con il loro tratto caratteristico. Calcaterra ha raffigurato un Nathan Never pieno e ricco di dettagli, molto in stile americano anni '90 del secolo scorso, ma smorzato negli eccessi di quel tempo. Bacileri ha calato il lettore nelle classiche atmosfere a cui era abituato il lettore di Napoleone, con il suo stile franco belga perfetto per le atmosfere svizzere in gioco. Piccatto ha messo in gioco la sua esperienza ed il suo tratto sviluppato avendo lavorato su entrambi i personaggi per anni ed ha creato una giusta armonia, che può piacere o meno, ma che a me non dispiace. Civitelli ha rispettato l'iconografia di Mister No ed ha dato un senso ad una storia un po' tirata per i capelli.
Ecco, le trame dovevano essere il punto forte di questo albo: incontri impossibili di eroi di tempi diversi. Se per Mister No e Nathan Never viene creata una situazione ad hoc, visti i decenni ed i secoli che separano i due dal nostro, per gli altri si sarebbero potute creare storie con più team up ed un dinamismo maggiore. L'Incubo impossibile di Mignacco e Castelli, per lo meno, vede un incontro reale tra i due amici di lunga data, ma lascia un po' a bocca asciutta il lettore che si aspettava qualcosa di più intenso. Con Napoleone, in cui Dylan Dog aveva fatto una capatina per tentare di salvare la serie regolare, si poteva fare sicuramente meglio; ambientare una storia in terreno neutro nella quale le indagini parallele dei due investigatori potessero incrociarsi non sarebbe stata una brutta idea. A Nathan Never è andata peggio. Dopo aver incontrato Martin Mystère gli è toccato di rivivere un'esperienza simile con l'Old Boy, tanto da prospettargli la medesima soluzione adottata per il suo amico del passato.
Alla fine si ha la sensazione che si siano voluti creare dei Team Up, ma che non si sia voluto realizzare niente di serio ed impegnativo. Niente che potesse gettare basi per qualcosa di ripetibile in un prossimo futuro. Forse un'occasione mancata, in attesa degli incroci della vita dell'ex agente di Scotland Yard con Dampyr, Lukas, Julia e, perché no, Gregory Hunter.
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venerdì 21 febbraio 2014
Maxi Dylan Dog 20
Maxi Dylan Dog n° 20
Uscita:14/02/2014
Copertina: Angelo Stano
Io uccido, tu uccidi
Soggetto e sceneggiatura Giovanni Di Gregorio
Disegni Ugolino Cossu
Una ragazza ferita bussa alla porta dell'Indagatore dell'Incubo. Nella corsa per portarla all'ospedale Dylan investe con il suo maggiolone un uomo che da una moto gli spara contro. Qui inizia la sua disavventura in un gioco al massacro a cui non vorrebbe partecipare. Groucho viene rapito e la sua vita è appesa all'unica possibilità: Dylan Dog deve uccidere dei bersagli indicatigli e non farsi ammazzare dal cacciatore incaricato di eliminarlo. Un gioco estremamente pericoloso nel quale non si può contare sugli alleati: ognuno di loro ha qualcosa di prezioso da perdere.
Interessante. Un storia decisamente ispirata al romanzo di cui fa menzione anche il protagonista al suo amico più caro, il Commissario Bloch, che prende. Buon ritmo ed una bella agilità nei dialoghi la rendono piacevole nonostante sia evidente che la "regola 6" metta in gioco troppe variabili per un gioco così complicato. Di Gregorio porta il gioco d'azzardo ad un nuovo livello.
L'attimo morente
Soggetto e sceneggiatura Giancarlo Marzano
Disegni Ugolino Cossu
Philip Baxter, definito dalla critica il “poeta del dolore”, fotografo. Da alcuni giorni la moglie non riceve più sue notizie ed una sua mostra personale è alle porte. Dylan Dog viene incaricato di ricercare l'artista scomparso, ma l'indagine sembra condurlo anche sulla strada di una serie di efferati omicidi, in qualche modo legati tra loro.
Non si era parlato di fotografia così spesso su Dylan Dog quanto in questo mese solare. Il numero della serie regolare del mese di Gennaio, ... E lascia un bel cadavere, era proprio incentrato su un fotografo e la sua capacità di intrappolare l'anima dei suoi soggetti. Questa storia del Maxi di Febbraio ha il suo fulcro su un fotografo ossessionato dalla morte e dal suo bisogno di fotografarla. Se devo essere sincero, dato che il paragone è d'obbligo, ho preferito la storia del mensile a questa. Nonostante l'opera di Marzano sia intrigante e ben articolata, anche se a tratti risulta prevedibile, avrebbe guadagnato dall'essere pubblicata a qualche mese di distanza dall'altra, visti i punti di contatto.
Racconti sotterranei
Soggetto e sceneggiatura Luigi Mignacco
Disegni Ugolino Cossu
Alle case editrici arrivano parecchi manoscritti. Se lavori per un editore di testi horror ti capiterà di leggere di morti ammazzati da streghe, licantropi, vampiri e fantasmi. Quando, però, i racconti letti la sera prima rispecchiano fatti di sangue che avvengono nelle strade della tua città la situazione si fa problematica. Una redattrice alla quale stanno capitando queste terribili coincidenze si rivolge all'Old Boy per assegnargli un'indagine che lo metterà sulle tracce di parecchie creature soprannaturali.
La peggiore del gruppo. Ma di tanto. Mignacco continua ad essere in crisi profonda di idee e si rifugia nella classica formula di chi non ha ispirazione: i racconti. Legati dal filo rosso che è la redattrice della casa editrice, i diversi racconti spaziano tra il banale, il penoso e l'inutile toccando picchi di tristezza narrativa raramente raggiunti. Mi dispiace molto, e devo averlo già scritto in altri post, per la fine della vena di un autore che ci ha regalato storie che hanno creato il mito di Dylan Dog. Un accorato appello alla Bonelli: fermatelo! Dategli un minimo salariale per non scrivere per un anno o due e poi chiedetegli non più di una storia all'anno. Vedrete che avendo più tempo per concentrarsi qualcosa di decente la cava fuori. Oppure giratelo su altre delle vostre serie minori, che so Dampyr per rimanere in tema o Nathan Never, visto che su Martin Mystère ha fallito pure lì. Salvatelo.
Visto che l'albo è "dedicato" ad un unico disegnatore ho pensato di tirare le somme su di lui in chiusura.
Cossu è un autore molto amato dai fan di Dylan Dog. Il suo tratto pulito e preciso dove i neri sono neri, i bianchi sono bianchi e la divisione spaziale della monocromia è sempre piacevole sono i suoi grandi punti di forza. Quello che gli si può rimproverare, bonariamente, è la fatica che fa nel tentare di distinguere fisicamente i comprimari femminili delle storie che disegna. Molto spesso le sue donne sono caratterizzate da visi tondi, occhi piccoli, ma espressivi, molto delicate. Donne molte belle ed intriganti, che vorresti incontrarne così tutti i giorni, che spingono il lettore all'invidia verso il loro beniamino che ha la fortuna di avere a che fare con loro così da vicino.
Un buon albo, anche se 6.20€ non sono pochi per un prodotto del genere, che propone una storia intrigante, un piacevole dejà-vù ed un triste canto del cigno tutte disegnate da una mano capace, ferma e gustosa.
Uscita:14/02/2014
Copertina: Angelo Stano
Io uccido, tu uccidi
Soggetto e sceneggiatura Giovanni Di Gregorio
Disegni Ugolino Cossu
Una ragazza ferita bussa alla porta dell'Indagatore dell'Incubo. Nella corsa per portarla all'ospedale Dylan investe con il suo maggiolone un uomo che da una moto gli spara contro. Qui inizia la sua disavventura in un gioco al massacro a cui non vorrebbe partecipare. Groucho viene rapito e la sua vita è appesa all'unica possibilità: Dylan Dog deve uccidere dei bersagli indicatigli e non farsi ammazzare dal cacciatore incaricato di eliminarlo. Un gioco estremamente pericoloso nel quale non si può contare sugli alleati: ognuno di loro ha qualcosa di prezioso da perdere.
Interessante. Un storia decisamente ispirata al romanzo di cui fa menzione anche il protagonista al suo amico più caro, il Commissario Bloch, che prende. Buon ritmo ed una bella agilità nei dialoghi la rendono piacevole nonostante sia evidente che la "regola 6" metta in gioco troppe variabili per un gioco così complicato. Di Gregorio porta il gioco d'azzardo ad un nuovo livello.
L'attimo morente
Soggetto e sceneggiatura Giancarlo Marzano
Disegni Ugolino Cossu
Philip Baxter, definito dalla critica il “poeta del dolore”, fotografo. Da alcuni giorni la moglie non riceve più sue notizie ed una sua mostra personale è alle porte. Dylan Dog viene incaricato di ricercare l'artista scomparso, ma l'indagine sembra condurlo anche sulla strada di una serie di efferati omicidi, in qualche modo legati tra loro.
Non si era parlato di fotografia così spesso su Dylan Dog quanto in questo mese solare. Il numero della serie regolare del mese di Gennaio, ... E lascia un bel cadavere, era proprio incentrato su un fotografo e la sua capacità di intrappolare l'anima dei suoi soggetti. Questa storia del Maxi di Febbraio ha il suo fulcro su un fotografo ossessionato dalla morte e dal suo bisogno di fotografarla. Se devo essere sincero, dato che il paragone è d'obbligo, ho preferito la storia del mensile a questa. Nonostante l'opera di Marzano sia intrigante e ben articolata, anche se a tratti risulta prevedibile, avrebbe guadagnato dall'essere pubblicata a qualche mese di distanza dall'altra, visti i punti di contatto.
Racconti sotterranei
Soggetto e sceneggiatura Luigi Mignacco
Disegni Ugolino Cossu
Alle case editrici arrivano parecchi manoscritti. Se lavori per un editore di testi horror ti capiterà di leggere di morti ammazzati da streghe, licantropi, vampiri e fantasmi. Quando, però, i racconti letti la sera prima rispecchiano fatti di sangue che avvengono nelle strade della tua città la situazione si fa problematica. Una redattrice alla quale stanno capitando queste terribili coincidenze si rivolge all'Old Boy per assegnargli un'indagine che lo metterà sulle tracce di parecchie creature soprannaturali.
La peggiore del gruppo. Ma di tanto. Mignacco continua ad essere in crisi profonda di idee e si rifugia nella classica formula di chi non ha ispirazione: i racconti. Legati dal filo rosso che è la redattrice della casa editrice, i diversi racconti spaziano tra il banale, il penoso e l'inutile toccando picchi di tristezza narrativa raramente raggiunti. Mi dispiace molto, e devo averlo già scritto in altri post, per la fine della vena di un autore che ci ha regalato storie che hanno creato il mito di Dylan Dog. Un accorato appello alla Bonelli: fermatelo! Dategli un minimo salariale per non scrivere per un anno o due e poi chiedetegli non più di una storia all'anno. Vedrete che avendo più tempo per concentrarsi qualcosa di decente la cava fuori. Oppure giratelo su altre delle vostre serie minori, che so Dampyr per rimanere in tema o Nathan Never, visto che su Martin Mystère ha fallito pure lì. Salvatelo.
Visto che l'albo è "dedicato" ad un unico disegnatore ho pensato di tirare le somme su di lui in chiusura.
Cossu è un autore molto amato dai fan di Dylan Dog. Il suo tratto pulito e preciso dove i neri sono neri, i bianchi sono bianchi e la divisione spaziale della monocromia è sempre piacevole sono i suoi grandi punti di forza. Quello che gli si può rimproverare, bonariamente, è la fatica che fa nel tentare di distinguere fisicamente i comprimari femminili delle storie che disegna. Molto spesso le sue donne sono caratterizzate da visi tondi, occhi piccoli, ma espressivi, molto delicate. Donne molte belle ed intriganti, che vorresti incontrarne così tutti i giorni, che spingono il lettore all'invidia verso il loro beniamino che ha la fortuna di avere a che fare con loro così da vicino.
Un buon albo, anche se 6.20€ non sono pochi per un prodotto del genere, che propone una storia intrigante, un piacevole dejà-vù ed un triste canto del cigno tutte disegnate da una mano capace, ferma e gustosa.
martedì 31 dicembre 2013
Dylan Dog - Trash Island

Dylan Dog 328
Trash Island
USCITA:28/12/2013
Soggetto e SceneggiaturaLuigi Mignacco
DisegniNicola Mari
CopertinaAngelo Stano
Un'isola al largo delle coste inglesi è usata dalla Marina Militare per esercitazioni. E' così mal ridotta che viene chiamata Trash Island. Tre ragazzi decidono di avventurarvisi per vivere una notte emozionante, ma non fanno ritorno alle loro case.
Dylan Dog ed altri tre indagatori dell'incubo vengono assunti per andare a cercarli.
L'isola oltre che essere impervia e disabitata da essere umani pullula di creature sovrannaturali.
Mignacco ai testi, una delle ragioni per cui ho abbandonato Martin Mystère al suo destino, scrive una storia ricca di minacce ultraterrene (zombie, fantasmi, macchine dotate di coscienza e molto altro), con qualche buco logico di troppo per renderla una storia decisamente interessante. Leggibile ed abbastanza godibile sì, ma poco avvincente nonostante la ridda di minacce.
Torna Mari ai disegni di una storia dell'Indagatore dell'Incubo. Non è che sia proprio un ritorno in grande stile. Le sue solite facce tonde, le sue solite inquadrature, i suoi soliti disegni, ma cono un pelo meno di nero (si vede che la crisi si fa sentire anche a casa Mari e sul budget per l'acquisto delle chine).
Non basta mettere nel titolo la parola Trash per giustificare una storia debole e raffazzonata, con buchi logici e narrativi, Sicuramente la più debole avventura dell'Old Boy della gestione Recchioni.
Non basta la bella copertina di Stano, sempre in bianco e rosso (che siano i colori delle ossa e del sangue?) e toni del grigio a migliorare la situazione. Dylan Dog chiude l'anno in calando.
Sperando sia solo un passaggio a vuoto vi auguro un sereno e felice 2014.
(Ps.: e scusate, ma oggi, ultimo post dell'anno, Blogspot no me lo vuole far impaginare come dico io!)
giovedì 24 ottobre 2013
Martin Mystère - La minaccia di Allagalla
Settimana avulsa per malanni, febbri, raffreddori e chi più ne ha più ne metta. Il risultato post spostati ed in ritardo. Quindi: cerchiamo di recuperare.
Martin Mystère N° 329
La minaccia di Allagalla
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Un insolito e violento terremoto colpisce lo Sri Lanka. In una zona immersa nella vegetazione, ai piedi del monte Allagalla, un laboratorio segreto nascosto dal verde e dal tempo custodisce un segreto pericoloso.
Un impossibile terremoto sconvolge New York a poche settimane di distanza. Un misterioso filmato, su bobina ed estremamente vecchio, arriva nelle mani del Detective dell'Impossibile ed una volta proiettato mostra la distruzione di New York, negli anni '40 del secolo scorso, ad opera di giganteschi robot.
Un ricatto da dieci miliardi di dollari incombe sulla grande mela: se non pagato porterebbe alla distruzione dell'isola di Manhattan da parte di un pazzo. Solo uno strano ragazzo, Bat-Boy, ed il BVZM potrebbero salvare l'ignara città dal suo destino.
Pesante. Monolitica. Noiosa. Come molte delle ultime avventure dedicate al personaggio creato da Alfredo Castelli. Mignacco si impegna, come sempre, a creare scene di gente seduta a parlare, parlare, parlare. Risulta assente, in ogni dove, un minimo di dinamica. La sceneggiatura è piatta, inutile e noiosa e, senza ombra di dubbio, tale ricchezza di difetti si riflette nel fumetto finito.
Sui disegni è discorso a parte. Bagnoli è scomparso l'anno scorso ed ha lasciato opere incompiute. "La minaccia di Allagalla" è stata pensata come un omaggio ad un suo lavoro giovanile "Il terrore di Allagalla" è, probabilmente, non poteva restare inedita. Si vede che i disegni sono in stile antico e, a volte, imprecisi, ma va bene così: Bagnoli è stato uno dei disegnatori che più hanno influenzato lo stile del BVZM e questo si accetta. Non si accetta lo schifo di lavoro svolto, senza eccessiva ombra di dubbio, da parte di Maurizio Gradin. L'inserimento inopportuno ed inappropriato di orrendi sfondi in computer grafica da il colpo finale all'oscenità perpetuata in questo albo. A parte lo scempio del Gradin: ma chi glielo ha permesso? Chi ha supervisionato questo albo e lo ha dato alle stampe? Chi?
Un omaggio ad Enrico Bagnoli si è rivelato uno dei peggiori albi di sempre.
Mi dispiace dirlo, ma 330 potrebbe essere un buon numero per smettere di comperare le biografie a fumetti di Martin Mystère.
Un cattivo usato, tra qualche mese, a uno o due euro è sempre meglio dello stesso cattivo nuovo a cinque.
Peccato.
Martin Mystère N° 329
La minaccia di Allagalla
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Un insolito e violento terremoto colpisce lo Sri Lanka. In una zona immersa nella vegetazione, ai piedi del monte Allagalla, un laboratorio segreto nascosto dal verde e dal tempo custodisce un segreto pericoloso.
Un impossibile terremoto sconvolge New York a poche settimane di distanza. Un misterioso filmato, su bobina ed estremamente vecchio, arriva nelle mani del Detective dell'Impossibile ed una volta proiettato mostra la distruzione di New York, negli anni '40 del secolo scorso, ad opera di giganteschi robot.
Un ricatto da dieci miliardi di dollari incombe sulla grande mela: se non pagato porterebbe alla distruzione dell'isola di Manhattan da parte di un pazzo. Solo uno strano ragazzo, Bat-Boy, ed il BVZM potrebbero salvare l'ignara città dal suo destino.
Pesante. Monolitica. Noiosa. Come molte delle ultime avventure dedicate al personaggio creato da Alfredo Castelli. Mignacco si impegna, come sempre, a creare scene di gente seduta a parlare, parlare, parlare. Risulta assente, in ogni dove, un minimo di dinamica. La sceneggiatura è piatta, inutile e noiosa e, senza ombra di dubbio, tale ricchezza di difetti si riflette nel fumetto finito.
Sui disegni è discorso a parte. Bagnoli è scomparso l'anno scorso ed ha lasciato opere incompiute. "La minaccia di Allagalla" è stata pensata come un omaggio ad un suo lavoro giovanile "Il terrore di Allagalla" è, probabilmente, non poteva restare inedita. Si vede che i disegni sono in stile antico e, a volte, imprecisi, ma va bene così: Bagnoli è stato uno dei disegnatori che più hanno influenzato lo stile del BVZM e questo si accetta. Non si accetta lo schifo di lavoro svolto, senza eccessiva ombra di dubbio, da parte di Maurizio Gradin. L'inserimento inopportuno ed inappropriato di orrendi sfondi in computer grafica da il colpo finale all'oscenità perpetuata in questo albo. A parte lo scempio del Gradin: ma chi glielo ha permesso? Chi ha supervisionato questo albo e lo ha dato alle stampe? Chi?
Un omaggio ad Enrico Bagnoli si è rivelato uno dei peggiori albi di sempre.
Mi dispiace dirlo, ma 330 potrebbe essere un buon numero per smettere di comperare le biografie a fumetti di Martin Mystère.
Un cattivo usato, tra qualche mese, a uno o due euro è sempre meglio dello stesso cattivo nuovo a cinque.
Peccato.
lunedì 2 settembre 2013
Dylan Dog - L'odio non muore mai
Dylan Dog n°: 324
L'odio non muore mai
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Giancarlo Alessandrini
Copertina: Angelo Stano
Starmouth. Britannia. Costa meridionale. Qui Dylan Dog si trova intrappolato in una bara d'acciaio senza la possibilità di uscirne. Il problema è ricordare come tutto ha avuto inizio. Ripercorrendo il filo dei ricordi ecco che gli sovviene alla mente quella ragazza mora che lo ha assunto, manifestazioni di una nebbia misteriosa, un'anziana donna con dei segreti e delle persone scomparse misteriosamente.
La situazione è critica, forse senza una via di scampo.
Con questo numero si chiude in ciclo per Dylan Dog. Si chiude con tale decisione da riportare a scrivere sulle pagine dell'albo anche Tiziano Sclavi. Certo non a scrivere una storia per la sua creatura, ma per fare un grosso in bocca al lupo al nuovo e giovane curatore della serie: Roberto Recchioni. Sclavi ci annuncia che qualcosa cambierà nella statica routine dell'inquilino di Craven Road numero 7. I cambiamenti non saranno solo per lui, ma anche per i comprimari a partire dallo stesso Bloch.
Si conclude, quindi, questo primo arco della vita dell'Indagatore dell'incubo e con Settembre 2013 ci sarà un reboot, come da tradizione delle case editrici americane e come già sperimentato dalla stessa Bonelli con Nathan Never.
Si conclude con questo albo che non è che sia tra i migliori dell'anno. Seppure disegnato con precisione e pulizia dal sempre bravo Giancarlo Alessandrini, di ritorno su queste pagine dopo tanto tanto tempo, la storia imbastita da Mignacco è lenta e pesante. Passaggi inutili si affastellano l'uno sull'altro, spiegazioni non richieste allungano il brodo di un albo che avrebbe potuto benissimo essere una storia breve e che invece è entrato a far parte della serie regolare.
L'ultima copertina fedele al vecchio corso di Angelo Stano è come spesso intensa ed evocativa. Un pregio per l'albo.
Tutto sommato è un bene che la Bonelli abbia deciso di cambiare corso ad uno dei suoi personaggi di punta. La situazione stagnava da parecchio tempo. Diamo fiducia al Rrobe e speriamo che la sua visione del figlio prediletto di Tiziano Sclavi ce ne restituisca una figura convincente in avventure di qualità.
L'odio non muore mai
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Giancarlo Alessandrini
Copertina: Angelo Stano
Starmouth. Britannia. Costa meridionale. Qui Dylan Dog si trova intrappolato in una bara d'acciaio senza la possibilità di uscirne. Il problema è ricordare come tutto ha avuto inizio. Ripercorrendo il filo dei ricordi ecco che gli sovviene alla mente quella ragazza mora che lo ha assunto, manifestazioni di una nebbia misteriosa, un'anziana donna con dei segreti e delle persone scomparse misteriosamente.
La situazione è critica, forse senza una via di scampo.
Con questo numero si chiude in ciclo per Dylan Dog. Si chiude con tale decisione da riportare a scrivere sulle pagine dell'albo anche Tiziano Sclavi. Certo non a scrivere una storia per la sua creatura, ma per fare un grosso in bocca al lupo al nuovo e giovane curatore della serie: Roberto Recchioni. Sclavi ci annuncia che qualcosa cambierà nella statica routine dell'inquilino di Craven Road numero 7. I cambiamenti non saranno solo per lui, ma anche per i comprimari a partire dallo stesso Bloch.
Si conclude, quindi, questo primo arco della vita dell'Indagatore dell'incubo e con Settembre 2013 ci sarà un reboot, come da tradizione delle case editrici americane e come già sperimentato dalla stessa Bonelli con Nathan Never.
Si conclude con questo albo che non è che sia tra i migliori dell'anno. Seppure disegnato con precisione e pulizia dal sempre bravo Giancarlo Alessandrini, di ritorno su queste pagine dopo tanto tanto tempo, la storia imbastita da Mignacco è lenta e pesante. Passaggi inutili si affastellano l'uno sull'altro, spiegazioni non richieste allungano il brodo di un albo che avrebbe potuto benissimo essere una storia breve e che invece è entrato a far parte della serie regolare.
L'ultima copertina fedele al vecchio corso di Angelo Stano è come spesso intensa ed evocativa. Un pregio per l'albo.
Tutto sommato è un bene che la Bonelli abbia deciso di cambiare corso ad uno dei suoi personaggi di punta. La situazione stagnava da parecchio tempo. Diamo fiducia al Rrobe e speriamo che la sua visione del figlio prediletto di Tiziano Sclavi ce ne restituisca una figura convincente in avventure di qualità.
giovedì 2 maggio 2013
Martin Mystère - Il paradosso di Fermi
Martin Mystère n. 326, bimestrale
Il paradosso di Fermi
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Il programma S.E.T.I. è attivo per la ricerca di forme di vita extraterrestri. Di notte, quando le interferenze terrestri sono più deboli, la possibilità di intercettare qualche segnale può essere maggiore, ma il personale in servizio presso i radiotelescopi è nettamente ridotto. Quando un astronomo riceve un segnale in codice binario dallo spazio la sua emozione è totale. Purtroppo, dopo la prima telefonata ad un vecchio professore dell'università, sia lo scienziato che il messaggio spariscono nel nulla nel giro di una notte.
Nello stesso tempo uno sconosciuto matematico è pronto a dimostrare la regola per identificare i numeri primi in pochissimo tempo, fenomeno matematico che sconvolgerebbe la nostra civiltà.
Il vecchio professore dell'astronomo, intanto, preoccupato, contatta un suo caro amico, Martin Mystère, ed il suo assistente, Java, e tutti insieme si mettono sulle tracce dello scomparso. Peccato che oltre a loro a percorrere gli stessi sentieri di indagine ci siano anche due gruppi armati molto pericolosi.
L'incipit della vicenda è intrigante: Enrico Fermi, la vita su altri pianeti, la comunicazione con specie aliene, un mistero matematico. Peccato che lo sviluppo della storia si evolva in una noia mortale. Un trama da sbadigli! Già l'elemento matematico, a cui gli sceneggiatori di Mystère ricorrono quando non hanno idee, è di una pesantezza assurda se poi lo prolunghi per più di 200 pagine e lo narri con la lentezza di un bradipo è ancora peggio.
Ulteriore macigno sulla fruibilità della storia sono i disegni di Paolo Ongaro. Il sessantenne illustratore veneziano torna dopo lunga assenza (dal 2011) sulle pagine del Detective dell'Impossibile con un prova pessima. Se sei un illustratore non è detto che tu debba per forza anche fare il disegnatore. I suoi personaggi sembrano omini del crash test, dopo l'incidente, che si muovo per vignette poco incisive e dettagliate. Le teste e gli arti dei personaggi assumono posizioni assurde che interdicono il lettore e lo distraggono e demoralizzano ulteriormente durante la lettura.
Ciliegina sulla torta è la caotica copertina di Alessandrini. Evidentemente, non avendo capito neanche lui molto bene la trama dell'albo a messo un po' di tutto, alla c@$$0. sperando che prendesse un senso dopo la lettura dell'albo. Nonostante il disegno curato ed i colori luminosi la prova del copertinista ufficiale della serie è insufficiente e non salva la pessima opera allestita da Mignacco e Ongaro.
A memoria Mignacco sembra essere un po' fuori forma, speriamo che si riprenda presto. Ongaro è meglio che torni alle sue illustrazioni, anche per la Cina (come si vanta sul suo sito internet) e che ci rifletta bene prima di fare sprecare soldi ai lettori di Martin Mystère. Il passaggio a vuoto di Alessandrini ci sta, dopo tanti decenni senza sbagliare un colpo.
Se volete avvicinarvi a questo personaggio Bonelli per la prima volta sappiate che questo non è il mese migliore, anzi forse proprio il peggiore da anni.
Se siete affezionati lettori lo accetterete.
Se siete indecisi verso quale fumetto della vostra collezione tagliare per risparmiare qualche soldo questo albo può ghigliottinare Martin Mystère.
Comunque una boiata.
Il paradosso di Fermi
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Il programma S.E.T.I. è attivo per la ricerca di forme di vita extraterrestri. Di notte, quando le interferenze terrestri sono più deboli, la possibilità di intercettare qualche segnale può essere maggiore, ma il personale in servizio presso i radiotelescopi è nettamente ridotto. Quando un astronomo riceve un segnale in codice binario dallo spazio la sua emozione è totale. Purtroppo, dopo la prima telefonata ad un vecchio professore dell'università, sia lo scienziato che il messaggio spariscono nel nulla nel giro di una notte.
Nello stesso tempo uno sconosciuto matematico è pronto a dimostrare la regola per identificare i numeri primi in pochissimo tempo, fenomeno matematico che sconvolgerebbe la nostra civiltà.
Il vecchio professore dell'astronomo, intanto, preoccupato, contatta un suo caro amico, Martin Mystère, ed il suo assistente, Java, e tutti insieme si mettono sulle tracce dello scomparso. Peccato che oltre a loro a percorrere gli stessi sentieri di indagine ci siano anche due gruppi armati molto pericolosi.
L'incipit della vicenda è intrigante: Enrico Fermi, la vita su altri pianeti, la comunicazione con specie aliene, un mistero matematico. Peccato che lo sviluppo della storia si evolva in una noia mortale. Un trama da sbadigli! Già l'elemento matematico, a cui gli sceneggiatori di Mystère ricorrono quando non hanno idee, è di una pesantezza assurda se poi lo prolunghi per più di 200 pagine e lo narri con la lentezza di un bradipo è ancora peggio.
Ulteriore macigno sulla fruibilità della storia sono i disegni di Paolo Ongaro. Il sessantenne illustratore veneziano torna dopo lunga assenza (dal 2011) sulle pagine del Detective dell'Impossibile con un prova pessima. Se sei un illustratore non è detto che tu debba per forza anche fare il disegnatore. I suoi personaggi sembrano omini del crash test, dopo l'incidente, che si muovo per vignette poco incisive e dettagliate. Le teste e gli arti dei personaggi assumono posizioni assurde che interdicono il lettore e lo distraggono e demoralizzano ulteriormente durante la lettura.
Ciliegina sulla torta è la caotica copertina di Alessandrini. Evidentemente, non avendo capito neanche lui molto bene la trama dell'albo a messo un po' di tutto, alla c@$$0. sperando che prendesse un senso dopo la lettura dell'albo. Nonostante il disegno curato ed i colori luminosi la prova del copertinista ufficiale della serie è insufficiente e non salva la pessima opera allestita da Mignacco e Ongaro.
A memoria Mignacco sembra essere un po' fuori forma, speriamo che si riprenda presto. Ongaro è meglio che torni alle sue illustrazioni, anche per la Cina (come si vanta sul suo sito internet) e che ci rifletta bene prima di fare sprecare soldi ai lettori di Martin Mystère. Il passaggio a vuoto di Alessandrini ci sta, dopo tanti decenni senza sbagliare un colpo.
Se volete avvicinarvi a questo personaggio Bonelli per la prima volta sappiate che questo non è il mese migliore, anzi forse proprio il peggiore da anni.
Se siete affezionati lettori lo accetterete.
Se siete indecisi verso quale fumetto della vostra collezione tagliare per risparmiare qualche soldo questo albo può ghigliottinare Martin Mystère.
Comunque una boiata.
mercoledì 19 dicembre 2012
Martin Mystère - La fine del mondo
Martin Mystère n. 324, bimestrale La fine del mondo |
| Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco Disegni: Sergio Tuis con la collaborazione di Giovanni Romanini Copertina: Giancarlo Alessandrini |
E' la fine del mondo. Come i Maya avevano predetto, il 21 Dicembre 2012 sul pianeta Terra anomalie naturali stanno causando disastri. Martin Mystère, Diana e Java vengono prelevati dalla sede dell'ABC ed imbarcati su un'aereo militare su ordine del Colonnello Trag dell'esercito degli Stati Uniti d'America. Con loro un medioevalista, una psicologa ed un matematico. Un problema ai comandi, a seguito di un'aurora boreali nei cieli americani, obbliga il pilota dell'aereo ad un atterraggio d'emergenza su una strada statale. Per trovare aiuto il gruppo di militari e civili raggiunge un paese nelle vicinanze. Non è tutto come sembra, però. Partiamo dalle cose belle. La copertina di Alessandrini è evocativa, intensa ed i colori di Alessandro Muscillo sono perfettamente azzeccati. Seconda e terza di copertina ospitano uno studio di casa Mystère compuntamente devastato dalla catastrofe. L'approfondimento di Castelli alla fine dell'albo è interessante, anche se un po' ripetitivo. L'elogio al biografo del BVZM è, comunque, d'obbligo. Arriviamo alle cose brutte. La storia di Mignacco è quanto di peggio abbia letto sulle pagine dell'Investigatore dell'impossibile da qui ad anni nel passato. Una storia noiosa, scontata, pesante e palesemente inutile. Sergio Tuis con la collaborazione di Giovanni Romanini, si mettono in due ad appesantire, ulteriormente, la storia con disegni statici, incostanti ed imprecisi. I personaggi (tra cui lo stesso protagonista) cambiano fisionomia, età e caratteristiche del viso da una vignetta all'altra. Solo a guardare l'orribile sorte a Diana (personaggio pedante già di per sé) c'è da rimanere stupiti dalla scarsa attenzione prestata dai disegnatori. Gli evidenti riferimenti a The Mist, Falling Skies, Jericho non salvano la storia che si rivela essere una delusione completa ed a tutto tondo. Il modo peggiore per concludere l'anno sul bimestrale dedicato all'ignoto di casa Bonelli |
venerdì 24 febbraio 2012
Martin Mystère - I pensieri degli altri
Martin Mystère n. 319, bimestrale
I pensieri degli altri
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Quale sogno sarebbe per un essere umano riuscire a sentire i pensieri di chi lo circonda per prevederne le mosse al gioco, in politica e persino in amore?
Qualcuno è riuscito a realizzare un'apparecchiatura che riesce in tutto questo. Il problema è che per farlo è stato aiutato dai militari, che ora la vogliono per scopi di guerra. Alle sue calcagna ci sono anche uomini e donne vestite di nero, chi saranno? Ma sopratutto: chi potrà aiutarlo a non far cadere nelle mani sbagliate la sua invenzione? La risposta è una sola: Martin Mystère. L'uomo appena giunto, a seguito della sua fuga, a New York lancia un grido telepatico per contattare il Detective dell'Impossibile e chiamarlo in suo soccorso. L'aggressività crescente dei suoi inseguitori mette a rischio la vita di entrambi, come quella di Java e Diana.
Non potendosi fidare di nessuno, riuscirà Martin a portare al sicuro la fantastica invenzione ed il suo creatore?
La storia di Mignacco, doppio incontro con lui questo mese per via della sua presenza anche sul Maxi Dylan Dog, omaggia, per certi versi, un classico della fantascienza come Scanners. Scritta in modo coinvolgente, propone intrighi a più livelli narrativi. L'unica pecca, se la si vuol trovare, è che si conclude nel modo più classico possibile quando di mezzo c'è un'invenzione impossibile.
Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin formano un bella coppia. Uno alle matite, l'altro alle chine, mettono in piedi un bel risultato grafico. Paesaggi e sfondi curati e costanza dei tratti caratteristici dei personaggi sono caratteristiche importanti per godere di un fumetto e loro le rispettano entrambe.
Questo mese di Bonelli non è caratterizzato da copertine eccezionali. Purtroppo, quella di Alessandrini non fa eccezione. Certo è difficile realizzare una copertina in grado di rappresentare un argomento etereo come i pensieri, ma la scelta dei colori, dello stile grafico e della presenza, messa li così per riempire, di un impotente Java non mi hanno convinto.
Una storia dal buon ritmo che si fa leggere volentieri, non sottovalutatela, potrà intrigarvi.
I pensieri degli altri
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Quale sogno sarebbe per un essere umano riuscire a sentire i pensieri di chi lo circonda per prevederne le mosse al gioco, in politica e persino in amore?
Qualcuno è riuscito a realizzare un'apparecchiatura che riesce in tutto questo. Il problema è che per farlo è stato aiutato dai militari, che ora la vogliono per scopi di guerra. Alle sue calcagna ci sono anche uomini e donne vestite di nero, chi saranno? Ma sopratutto: chi potrà aiutarlo a non far cadere nelle mani sbagliate la sua invenzione? La risposta è una sola: Martin Mystère. L'uomo appena giunto, a seguito della sua fuga, a New York lancia un grido telepatico per contattare il Detective dell'Impossibile e chiamarlo in suo soccorso. L'aggressività crescente dei suoi inseguitori mette a rischio la vita di entrambi, come quella di Java e Diana.
Non potendosi fidare di nessuno, riuscirà Martin a portare al sicuro la fantastica invenzione ed il suo creatore?
La storia di Mignacco, doppio incontro con lui questo mese per via della sua presenza anche sul Maxi Dylan Dog, omaggia, per certi versi, un classico della fantascienza come Scanners. Scritta in modo coinvolgente, propone intrighi a più livelli narrativi. L'unica pecca, se la si vuol trovare, è che si conclude nel modo più classico possibile quando di mezzo c'è un'invenzione impossibile.
Enrico Bagnoli e Maurizio Gradin formano un bella coppia. Uno alle matite, l'altro alle chine, mettono in piedi un bel risultato grafico. Paesaggi e sfondi curati e costanza dei tratti caratteristici dei personaggi sono caratteristiche importanti per godere di un fumetto e loro le rispettano entrambe.
Questo mese di Bonelli non è caratterizzato da copertine eccezionali. Purtroppo, quella di Alessandrini non fa eccezione. Certo è difficile realizzare una copertina in grado di rappresentare un argomento etereo come i pensieri, ma la scelta dei colori, dello stile grafico e della presenza, messa li così per riempire, di un impotente Java non mi hanno convinto.
Una storia dal buon ritmo che si fa leggere volentieri, non sottovalutatela, potrà intrigarvi.
lunedì 20 febbraio 2012
Maxi Dylan Dog 16
Maxi Dylan Dog 16, semestrale
Copertina: Angelo Stano
Gli spietati
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Giovanni Freghieri
Dylan, in una notte di pioggia, sta ritornando a Londra dopo aver chiuso un caso. La stanchezza si fa sentire ed un colpo di sonno lo sorprende alla guida. Un colpo di clacson gli permette di evitare giusto in tempo il frontale con un'altra vettura. Una sosta di riposo in una piazzola SOS è d'obbligo. Quando si risveglia, una giovane donna lo sorprende chiedendogli aiuto per fuggire da un gigantesco Hammer che la insegue per ucciderla. I due troveranno rifugio in un casa di vacanza disabitata, ma la loro tranquillità durerà ben poco.
L’avversario
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Giovanni Freghieri
L'Indagatore dell'Incubo non è più il solo ad esercitare la professione, già da qualche volta trova sul luogo d'indagine un arrogante Lord che si dimostra molto abile a persuadere i fantasmi a passare oltre. Ha così inizio una faticosa collaborazione tra i due per dar pace alle anime perse, ma qualcosa non torna al nostro. Il suo quinto senso e mezzo è sicuro che ci sia qualcosa di anomalo nel suo nuovo antagonista.
Dritto al cuore
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Giovanni Freghieri
Quando in un negozio di giocattoli di Londra appaiono in vendita delle bamboline voodoo la curiosità prende il sopravvento negli ingenui. Alcuni clienti ne sperimentano l'utilizzo secondo le istruzioni ed i destinatari della maledizione iniziano a morire. Dylan viene coinvolto nella vicenda da una sua cliente che vuole essere sicura di non essere vittima di qualche vendetta di magia nera per aver fatto abbondante uso di queste bamboline. L'Old Boy si rivolgerà ad un suo vecchio amico, esperto in magia nera.
Questo Maxi è celebrativo dell'opera artistica di Giovanni Freghieri. Dopo a Corrado Roi tocca a lui realizzare il primo dei due Maxi di quest'anno (l'altro sarà sempre di Montanari e Grassani) ed è sempre un piacere vederlo all'opera. Disegni carnosi, qualità costante, atmosfere intense, giochi di luci ed ombre come nel suo più classico repertorio di alto livello.
Le trame ideate da Marzano e Mignacco sono alquanto scontate per chi ha esperienza col personaggio ed entrambe, non so quanto casualmente, parlano di fantasmi. Curioso è vedere Dylan guidare una moto, ne Gli spietati, e solo questo vale l'acquisto dell'albo.
La storia di Di Gregorio chiama in causa un personaggio disperso negli anni, amico?, di Dylan. Bello vedere che ogni tanto qualche autore va a riprendere figure poco utilizzate per irrorare di nuova linfa la testata.
Per tutti è in comune un copertina poco ispirata di Angelo Stano. Statica e non all'altezza delle sue ultime prestazioni non convince.
Tutto sommato non un albo imperdibile, ma comunque piacevole lettura e piacevole visione per gli occhi.
Copertina: Angelo Stano
Gli spietati
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Giovanni Freghieri
Dylan, in una notte di pioggia, sta ritornando a Londra dopo aver chiuso un caso. La stanchezza si fa sentire ed un colpo di sonno lo sorprende alla guida. Un colpo di clacson gli permette di evitare giusto in tempo il frontale con un'altra vettura. Una sosta di riposo in una piazzola SOS è d'obbligo. Quando si risveglia, una giovane donna lo sorprende chiedendogli aiuto per fuggire da un gigantesco Hammer che la insegue per ucciderla. I due troveranno rifugio in un casa di vacanza disabitata, ma la loro tranquillità durerà ben poco.
L’avversario
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Giovanni Freghieri
L'Indagatore dell'Incubo non è più il solo ad esercitare la professione, già da qualche volta trova sul luogo d'indagine un arrogante Lord che si dimostra molto abile a persuadere i fantasmi a passare oltre. Ha così inizio una faticosa collaborazione tra i due per dar pace alle anime perse, ma qualcosa non torna al nostro. Il suo quinto senso e mezzo è sicuro che ci sia qualcosa di anomalo nel suo nuovo antagonista.
Dritto al cuore
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Giovanni Freghieri
Quando in un negozio di giocattoli di Londra appaiono in vendita delle bamboline voodoo la curiosità prende il sopravvento negli ingenui. Alcuni clienti ne sperimentano l'utilizzo secondo le istruzioni ed i destinatari della maledizione iniziano a morire. Dylan viene coinvolto nella vicenda da una sua cliente che vuole essere sicura di non essere vittima di qualche vendetta di magia nera per aver fatto abbondante uso di queste bamboline. L'Old Boy si rivolgerà ad un suo vecchio amico, esperto in magia nera.
Questo Maxi è celebrativo dell'opera artistica di Giovanni Freghieri. Dopo a Corrado Roi tocca a lui realizzare il primo dei due Maxi di quest'anno (l'altro sarà sempre di Montanari e Grassani) ed è sempre un piacere vederlo all'opera. Disegni carnosi, qualità costante, atmosfere intense, giochi di luci ed ombre come nel suo più classico repertorio di alto livello.
Le trame ideate da Marzano e Mignacco sono alquanto scontate per chi ha esperienza col personaggio ed entrambe, non so quanto casualmente, parlano di fantasmi. Curioso è vedere Dylan guidare una moto, ne Gli spietati, e solo questo vale l'acquisto dell'albo.
La storia di Di Gregorio chiama in causa un personaggio disperso negli anni, amico?, di Dylan. Bello vedere che ogni tanto qualche autore va a riprendere figure poco utilizzate per irrorare di nuova linfa la testata.
Per tutti è in comune un copertina poco ispirata di Angelo Stano. Statica e non all'altezza delle sue ultime prestazioni non convince.
Tutto sommato non un albo imperdibile, ma comunque piacevole lettura e piacevole visione per gli occhi.
venerdì 28 ottobre 2011
Dylan Dog - Il delitto perfetto
Dylan Dog n. 302, mensile
Il delitto perfetto
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Bruno Brindisi
Copertina: Angelo Stano
Dylan Dog è in piedi, al centro di un ufficio chiuso dall'esterno, sorvegliato da telecamere, con una pistola fumante in mano. Di fronte a lui il cadavere i Mark Question con una pallottola piantata in fronte. Colto in flagranza di reato da una guardia giurata e dalla segretaria di Question viene arrestato ed incarcerato. La notizia del suo arresto rimbalza in rete ancora prima che sulla stampa. Un gruppo di fan dell'Indagatore dell'Incubo, credendolo innocente, tenta di ricostruire la dinamica del delitto per scagionarlo.
La partenza è col botto. Ok la storia mi intriga. Citazioni a manetta da film, libri, più o meno nuovi, mi mettono dell'animo giusto. C'è il coinvolgimento. Poi scopro che è una storia ad episodi. Delusione. Mi aspettavo sinceramente qualcosa di più da Luigi Mignacco. Speravo in un racconto unico ed organico, come credo sia corretto proporre almeno sulle pagine di una serie regolare, invece mi sono ritrovato davanti ad uno stile narrativo che ho criticato più volte e che mi trova poco propenso alla sua lettura. Non nego che le storie, le seconde due particolarmente, siano anche divertenti e caratteristiche, ma mi rimane dell'amaro in bocca. Il finale è simpatico e misterioso. Se la parte centrale dell'albo fosse stata corpo unico col resto penso che sarebbe stata una grande storia.
Bruno Brindisi non fa mai meno del suo. Qui ci mette anche qualche cosa di più per valorizzare la sceneggiatura di Mignacco. Disegni piacevoli e curati rendono l'albo armonioso.
La copertina di Stano è un trionfo di bianco e Dylan Dog in pericolo. Raramente il nostro sbaglia un colpo ed anche in questa occasione fa centro.
Nota a parte per i redazionali di questo mese. Dopo la dipartita di Sergio Bonelli questo è il primo albo che integra, al posto delle solite rubriche, il messaggio della redazione ai lettori, a pagina 2, ed un ritratto affezionato e tenero di Sclavi del suo amico Sergio, a pagina 4. Parole che descrivono in modo toccante la figura di Sergio Bonelli e l'amicizia che lo legava alla sua redazione. Per tutti è stato, è e sarà ancora per molto un duro colpo. Adesso le redini dell'azienda di famiglia sono ufficialmente in mano al figlio Davide. In bocca al lupo.
Quando si parte bene, ma, poi, si perde il filo per strada. Peccato.
Il delitto perfetto
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Bruno Brindisi
Copertina: Angelo Stano
Dylan Dog è in piedi, al centro di un ufficio chiuso dall'esterno, sorvegliato da telecamere, con una pistola fumante in mano. Di fronte a lui il cadavere i Mark Question con una pallottola piantata in fronte. Colto in flagranza di reato da una guardia giurata e dalla segretaria di Question viene arrestato ed incarcerato. La notizia del suo arresto rimbalza in rete ancora prima che sulla stampa. Un gruppo di fan dell'Indagatore dell'Incubo, credendolo innocente, tenta di ricostruire la dinamica del delitto per scagionarlo.
La partenza è col botto. Ok la storia mi intriga. Citazioni a manetta da film, libri, più o meno nuovi, mi mettono dell'animo giusto. C'è il coinvolgimento. Poi scopro che è una storia ad episodi. Delusione. Mi aspettavo sinceramente qualcosa di più da Luigi Mignacco. Speravo in un racconto unico ed organico, come credo sia corretto proporre almeno sulle pagine di una serie regolare, invece mi sono ritrovato davanti ad uno stile narrativo che ho criticato più volte e che mi trova poco propenso alla sua lettura. Non nego che le storie, le seconde due particolarmente, siano anche divertenti e caratteristiche, ma mi rimane dell'amaro in bocca. Il finale è simpatico e misterioso. Se la parte centrale dell'albo fosse stata corpo unico col resto penso che sarebbe stata una grande storia.
Bruno Brindisi non fa mai meno del suo. Qui ci mette anche qualche cosa di più per valorizzare la sceneggiatura di Mignacco. Disegni piacevoli e curati rendono l'albo armonioso.
La copertina di Stano è un trionfo di bianco e Dylan Dog in pericolo. Raramente il nostro sbaglia un colpo ed anche in questa occasione fa centro.
Nota a parte per i redazionali di questo mese. Dopo la dipartita di Sergio Bonelli questo è il primo albo che integra, al posto delle solite rubriche, il messaggio della redazione ai lettori, a pagina 2, ed un ritratto affezionato e tenero di Sclavi del suo amico Sergio, a pagina 4. Parole che descrivono in modo toccante la figura di Sergio Bonelli e l'amicizia che lo legava alla sua redazione. Per tutti è stato, è e sarà ancora per molto un duro colpo. Adesso le redini dell'azienda di famiglia sono ufficialmente in mano al figlio Davide. In bocca al lupo.
Quando si parte bene, ma, poi, si perde il filo per strada. Peccato.
venerdì 15 aprile 2011
Martin Mystère - La marea grigia
Martin Mystère n. 314, bimestrale
La marea grigia
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Nel 1630 Venezia è sconvolta da un'epidemia di peste che ne ridurrà di un terzo la popolazione. I malati vengono concentrati, destinati a morte quasi certa, nel Lazzaretto.
2011. Venezia. Nel Lazzaretto viene ritrovato il cadavere di un uomo sepolto con tra le mani uno scrigno. Intorno ai suoi resti, dagli archeologi, vengono trovati centinaia di scheletri di topo. In pochi giorni la città viene invasa da orde di ratti che aggrediscono ed uccidono gli esseri umani, tra i quali l'archeologo responsabile dello scavo.
Martin Mystère viene contattato da uno dei giovani studenti del defunto per indagare sulla sparizione dell'oggetto mysterioso contenuto nello scrigno.
Argomento molto interessante quello della peste. Mignacco lo espone in modo coinvolgente, colto e per nulla noioso attraverso la narrazione nel programma televisivo di Martin e le nozioni storiche fornite dagli archeologi. Forse un po' pesante per essere letto tutto in un fiato, ma se goduto come un libro è veramente piacevole ed acculturante.
I disegni sono la parte dolente dell'albo. Se nella rappresentazione delle architetture veneziane si trova una corrispondenza della realtà, anche se non accurata come avrebbe potuto essere, il vero disastro è individuabile dalla scarsa costanza nella raffigurazione dei soggetti. Sia i volti delle figure di contorno che quelli dei protagonisti vengono disegnati in modo diverso in ogni vignetta. L'apotesi dell'imprecisione, però, viene raggiunta in una vignetta di ambientazione storica: nel 1630 lo scienziato veneziano entra nello studio nella sua casa, gli oggetti che si vedono nella prima vignetta non si ritrovano il quella di quattro/cinque inquadrature dopo. La sola nota positiva è l'abile uso dei neri nelle molteplici scene di buio.
Una storia interessante. Piacevole da leggere ed acculturante. Così piacevole da lasciare in secondo piano il limitato standard artistico espresso da Ongaro in questa occasione.
La marea grigia
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Nel 1630 Venezia è sconvolta da un'epidemia di peste che ne ridurrà di un terzo la popolazione. I malati vengono concentrati, destinati a morte quasi certa, nel Lazzaretto.
2011. Venezia. Nel Lazzaretto viene ritrovato il cadavere di un uomo sepolto con tra le mani uno scrigno. Intorno ai suoi resti, dagli archeologi, vengono trovati centinaia di scheletri di topo. In pochi giorni la città viene invasa da orde di ratti che aggrediscono ed uccidono gli esseri umani, tra i quali l'archeologo responsabile dello scavo.
Martin Mystère viene contattato da uno dei giovani studenti del defunto per indagare sulla sparizione dell'oggetto mysterioso contenuto nello scrigno.
Argomento molto interessante quello della peste. Mignacco lo espone in modo coinvolgente, colto e per nulla noioso attraverso la narrazione nel programma televisivo di Martin e le nozioni storiche fornite dagli archeologi. Forse un po' pesante per essere letto tutto in un fiato, ma se goduto come un libro è veramente piacevole ed acculturante.
I disegni sono la parte dolente dell'albo. Se nella rappresentazione delle architetture veneziane si trova una corrispondenza della realtà, anche se non accurata come avrebbe potuto essere, il vero disastro è individuabile dalla scarsa costanza nella raffigurazione dei soggetti. Sia i volti delle figure di contorno che quelli dei protagonisti vengono disegnati in modo diverso in ogni vignetta. L'apotesi dell'imprecisione, però, viene raggiunta in una vignetta di ambientazione storica: nel 1630 lo scienziato veneziano entra nello studio nella sua casa, gli oggetti che si vedono nella prima vignetta non si ritrovano il quella di quattro/cinque inquadrature dopo. La sola nota positiva è l'abile uso dei neri nelle molteplici scene di buio.
Una storia interessante. Piacevole da leggere ed acculturante. Così piacevole da lasciare in secondo piano il limitato standard artistico espresso da Ongaro in questa occasione.
lunedì 4 aprile 2011
25 Anni di Dylan Dog
Un po' in ritardo, ma ecco qualche foto scattata durante l'incontro dedicato ai 25 anni di Dylan Dog, organizzato come spin off di Cartoomics 2011, al Palazzo della Provincia di Milano, in Via Corridoni.
Una vista d'insieme dei partecipanti
Luigi Mignacco
Carlo Ambrosini
Angelo Stano
Andrea G. Pinkets con l'organizzatore
Paola Barbato... che appena finita la conferenza se ne è scappata via.
Una giornata divertente, la stessa nella quale ho pisolato un po' su Nosferatu, a contatto con artisti che animano l'immaginazione di migliaia di persone ogni mese. Sotto il punto di vista dell'organizzazione (tempi e question time) un po' scarso, ma interessante lo stesso.
Una bella esperienza, da ripetere, dalla quale ho anche ricavato qualche autografo.
Una vista d'insieme dei partecipanti
Luigi Mignacco
Carlo Ambrosini
Angelo Stano
Andrea G. Pinkets con l'organizzatore
Paola Barbato... che appena finita la conferenza se ne è scappata via.
Una giornata divertente, la stessa nella quale ho pisolato un po' su Nosferatu, a contatto con artisti che animano l'immaginazione di migliaia di persone ogni mese. Sotto il punto di vista dell'organizzazione (tempi e question time) un po' scarso, ma interessante lo stesso.
Una bella esperienza, da ripetere, dalla quale ho anche ricavato qualche autografo.
giovedì 17 febbraio 2011
Maxi Dylan Dog n. 14
Maxi Dylan Dog n. 14, semestrale Copertina: Angelo Stano
La capanna nel bosco
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Corrado Roi
Uno sperduto bivio nella campagna inglese. Il maggiolone di Dylan viene tamponato da un furgoncino con a bordo quattro ragazzi in vacanza. Affranti per il danno arrecato si offrono di rimorchiare la macchina dell'Indagatore dell'Incubo al più vicino paese in cerca di un'officina. Come potrebbero capitare in un paese normale? Sul retro del benzinaio officina c'è una baracca prigione per una giovane ragazza. Uno dei ragazzi le permette di fuggire, gli abitanti del villaggio se ne accorgono e Dylan ed i suoi compagni di disavventura son costretti a rifugiarsi nel bosco per cercare di salvare la pelle.
Paranoia
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Corrado Roi
E' ferragosto anche nella città di Londra. Groucho è partito per qualche giorno di ferie. A rimanere solo in casa è Dylan. Forse il caldo, forse il sonno, qualcosa, però, lo turba. Strane visioni, città deserta, un'oscura presenza lo turbano. Sarà la sola altra anima viva, una ragazza, in città a salvarlo, od a precipitarlo in un nuovo incubo?
Gita fuori porta
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Corrado Roi
L'Old Boy ed il suo assistente Groucho son talmente persi nella campagna inglese che neanche il navigatore satellitare, vinto con i punti del supermercato, riesce a rimetterli sulla retta via. Anzi, qualcosa di anomalo sta succedendo. Strani personaggi, fanciulle in pericolo, draghi e serial killer rendono lo smarrirsi ancora più pericolo.
Buttiamo sul mercato un Maxi ogni sei mesi. Con questo slogan la Bonelli ci sottopone questo balenottero con tre storie dylaniate.
La prima cosa in comune che hanno è la copertina che li racchiude. Evocativa, intrigante, spaventosa ed azzeccata. E' da un po' di tempo che Stano azzecca il mio gusto in fatto di copertine e questa più di tutte. I Dylan zombie che aggrediscono quello vivente ha qualcosa di tanto inquietante che fai fatica a staccarne gli occhi.
Seconda caratteristica comune: il disegnatore: Corrado Roi. Uno dei maestri del brivido disegnato si lancia in tre storie rilegate assieme, o manca per troppo tempo dalla serie regolare o si sfoga su quelle parallele. Tranne la prima parte di "Paranoia" le storie non permettono al suo lato oscuro di invadere completamente le tavole. Le storie richiedono luce (tra campagne e boschi) e lui non si tira indietro. Il suo tratto caratteristico ci accompagna piacevolmente per tutta la lettura, dimostrando che se uno è un grande lo resta anche quando nel leggi tre storie di fila senza assuefarti.
Gli autori sono tre, invece, uno per ogni storia. Giancarlo Marzano con la prima storia non stupisce. Un senso di profondo "ma io sta storia l'ho già vista" pervade tutta la narrazione. Piacevole, ma non originale. Pasquale Ruju sfoga, nella seconda, le paure recondite di ognuno di noi con abile maestria mettendoci scarafaggi in primo piano e sconvolgendo la mente di Dylan come non mai. Luigi Mignacco affronta il mondo della fiaba per creare mostri e difficoltà all'Old Boy in modo abbastanza originale. La sensazione che abbia preso lo spunto generale della storia da "Cornelio" di Lucarelli, però, è forte.
Siamo ad un buon livello. Il lettore smaliziato troverà le storie piacevole (anche se con qualche deja vu) mentre il novizio ne sarà preso. Tutto sommato un buon albo che vale i suoi soldi. Un Roi in forma è sempre un piacere, a poter avere delle sue illustrazioni originale a far da quadro in casa ci metterei la firma.
Un albo di buon livello. Da leggere.
martedì 9 novembre 2010
Dylan Dog Gigante n. 19
Dylan Dog Gigante n. 19, annuale Copertina: Angelo Stano
Belve di città
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto
Seline, la ragazza che Dylan ha salvato dagli incubi della tigre, ritorna a Londra per indagare su dei loschi traffici d’armi. Fatalmente, ricomincia in città una nuova serie di delitti che la polizia attribuisce a una belva feroce e su cui Dylan Dog dovrà investigare, con il rischio di giungere a verità che non avrebbe mai voluto conoscere...
Il bello di questi numeroni giganti è che ogni tanto permettono di chiudere archi narrativi iniziati decenni fa. Con questa storia si mette un punto nella situazione venutasi a creare dopo il numero 37 "Il Sogno della Tigre". I disegni spigolosi di Piccatto si mettono al servizio di una discreta sceneggiatura di Mignacco, nella quale torna in ballo la figura dell'industriale falsamente filantropo interessato al collaudo della sua nuova arma sui più deboli. Il tutto nel momento in cui ritorna una vecchia amica, e futura ex fiamma, di Dylan coinvolta, anni prima, in delitti eseguiti con un modus operandi molto simile. La storia si fa leggere, anche se non sbalordisce.
Autoscatto
Soggetto e Sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Piero Dall’Agnol
Una semplice sessione di foto in una, apparentemente, comune cabina fotografica, trasporta l’Indagatore dell’Incubo in una seconda Londra dove nulla è come sembra e da cui fuggire è impossibile.
Storia breve di Marzano e pennelli allenati di Dall'Agnol per questo racconto ispirato al "Favoloso mondo di Amelie" con Audrei Tautou del 2001. Il collezionista di foto stavolta è morto ed il suo spirito vive al di là di una cabina fotografica, nella sua Londra. Breve, ma intensa storia di sentimenti.
Il penitente
Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Giovanni Freghieri
Un uomo si manifesta negli incubi di Dylan, accusandolo di una misteriosa colpa e sottoponendolo a terribili torture che lasciano ferite anche quando il Nostro si risveglia. Per salvarsi da questa persecuzione, che ha già condotto altri alla pazzia e alla morte, l’Old Boy dovrà scoprire ciò di cui è accusato.
I disegni di Freghieri sono sempre affascinanti, anche se in questo caso li ho trovati un po' carenti di inchiostro, la storia di Ruju è un classico di amore attraverso i secoli. Bella e ben costruita, lascia un, giusto, tocco di amaro in bocca alla fine della lettura, ma tante volte ciò che assomiglia troppo alla realtà lo fa.
La confessione
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Daniela Vetro
Cosa è accaduto di tanto orribile all’inquilino di Craven Road per costringerlo a puntarsi una pistola alla tempia e farla finita? È ciò che si scoprirà leggendo le sue ultime parole, affidate a una lettera d’addio che l'Indagatore dell'Incubo sta terminando di scrivere prima di togliersi la vita...
L'amore da girare il mondo, ma i soldi lo fanno girare più veloce. Mai fidarsi delle apparenze. I due avvisi che Gualdoni ci lancia possono aiutarci a vivere meglio. I disegni della Vetro son piacevoli, ma ormai tutti i nuovi artisti o si somigliano tra loro o somigliano troppo a cavalli in scuderia da più tempo. Peccato non essere più stupiti dalle nuove leve, speriamo che crescano in fretta trovando il loro stile.
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