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martedì 19 marzo 2019

Captain Marvel

Kree, una razza di guerrieri spaziali che cacciano i mutaforma Skrull (che con la loro capacità di mutare forma fino a livello del DNA sono considerati estremamente pericolosi) per mantenere l'Universo al sicuro. Tra di loro Vers e Yon-Rogg. Il secondo è il mentore che ha formato le abilità guerriere della ragazza. Ragazza che ha qualche problema di memoria e che non ricorda il suo passato se non a lampi, che non la aiutano a ricordare. Solo una figura ritorna ripetutamente, quella di una donna dai capelli bianchi che sembra essere stata una sua mentore. La stessa persona nella quale si incarna l'Intelligenza Suprema, la forma di comando che governa il mondo Kree, quando decide di comunicare con lei.
Il momento per scoprire di più sul suo passato è quando, nella sua prima missione sul campo, a Vers ed ai suoi compagni della StarForce le cose vanno male. Caduti in una imboscata degli Skrull, Vers viene rapita e condotta su C53; il pianeta che noi conosciamo come Terra. Qui incontra, nel 1995, un, più, giovane agente dello SHIELD, Nick Fury ed un novellino alle prime armi di nome Phil Coulson.
Questo aprirà una finestra sul suo passato ed un nuovo percorso per il suo futuro.

Capitan Marvel è il primo titolo, in dieci anni e venti film, che la Casa delle Idee di New York dedica ad un personaggio femminile. E non ad uno qualsiasi. Nata nel 1977, come Ms. Marvel e presentata di Gerry Conway, Carol Danvers se ne va in giro a salvare le nostre chiappe fumettistiche da parecchio tempo. Se poi pensiamo che negli anni '80 del secolo scorso, nei fumetti, era una donna nera che guidava gli Avengers allora non possiamo che gioire del film che le è stato dedicato. Certo 124 minuti non sono pochi ed in alcuni momenti si sentono scorrere un po' troppo lentamente, ma questa storia di origini si comporta bene. Gli autori hanno messo tanta carne al fuoco. 


Sappiamo che Carol sarà la chiave per combattere Thanos tra poco più di un mese, in Avengers Endgame, e questo li ha obbligati a costruirle intorno un film che potesse permettere agli spettatori di empatizzare con lei in poco tempo. Viviamo, così, scene del suo passato, a diverse età, scene che servono a farci conoscere la sua tenacia e la sua voglia di riuscire, emergere, in un mondo, un un'epoca, dominata dal testosterone maschile sparso ovunque. Il volto di Brie Larson, Carol, ben si presta a questo ruolo. Mascella dura, occhi simpatici, una certa rigidità caratteristica di chi non si sente proprio a suo agio con il mondo ci comunicano molto del personaggio. 


Al suo fianco abbiamo due figure maschili importanti. Dal suo passato e presente emerge Yon-Rogg con le fattezze di Jude Law che si mostra attento alla crescita del guerriero Vers e della sua possibilità di sfruttare le capacità che ha fino in fondo. Ormai ad Hollywood tutti devono interpretare un eroe dei fumetti (guardate Stallone ne I Guardiani della Galassia Vo. 2) e non poteva che toccare anche a Law. Si trova ad avere a che fare un un personaggio con uno scopo e che non ha dubbi su come raggiungerlo.


Nel suo futuro, invece, ci sarà il Fury di Samuel L. Jackson che sono un anno prima degli eventi aveva interpretato Jules Winnfield per Tarantino in Pulp Fiction. Come ormai saprete, ben due sono le citazioni di questo film che i registi hanno voluto inserire per i cinefili. Il lavoro di ringiovanimento digitale applicato alle riprese con l'attore in carne ed ossa è qualcosa di strepitoso. Solo se sai che Samuel non è così giovane provi, all'inizio, un senso di disagio. Dopo qualche minuto rientra tutto nei canoni di un normale film. Magia che si interrompe però quando assistiamo all'applicazione della stessa tecnica al personaggio di Clark Gregg. Qui, probabilmente, il budget era agli sgoccioli e la cura da dedicarli è stata minore. Peccato. Tornando a Fury, l'attore, nato nel 1948 a Washington DC, è nel suo personaggio ed ha modo di mostrarci come era da giovane, come si è posto certi obiettivi e come certi eventi lo hanno segnato.


Partecipano alla pellicola Ben Mendelsohn (sia in veste di Skrull che con le sue fattezze umane), Djimon Hounsou (che non riesce mai a sfondare tanto da avere un personaggio forte tutto suo), Lee Pace (che torna con il suo Ronan pre-disfatta), Annette Bening (con un triplo ruolo che le si addice alla perfezione).

Wonder Woman, di Patty Jenkins, per la DC, ha permesso di capire che se un supereroe di sesso femminile viene trattato nel modo giusto, con il rispetto che si merita e coinvolto in una storia che valga la pena raccontare (anche con un cattivo coi baffi), riesce ad incontrare il piacere del pubblico di entrambi i sessi.
Capitan Marvel passa, alle più piccole ed alle più giovani, il messaggio che si può riuscire anche dove ad altre non è mai stato permesso di provare. Ci vuole grinta, voglia di rialzarsi e forza morale per affrontare le delusioni, ma si può scrivere un pezzetto di storia del mondo in ogni momento. E' un film che valorizza la figura femminile, che deve essere sempre supportata dalla tenera età, e che può essere di spunto, come se si diceva, per tentare le strade che possono apparire più difficili.


Come chiave di volta nell'Universo Cinematico Marvel è il film giusta al momento giusto, con il personaggio giusto. Grazie alla presenza di un simpatico gattino ci svela molti eventi che hanno portato dal primo Avenger, di Joss Whedon, alla Infinity War dell'ulitmo capitolo uscito. Capitan Marvel ci congiunge con la conclusione di quanto abbiamo amato fino ad ora, Endgame, appunto, e ci proietta nella nuova dimensione che Kevin Feige vuole proporre per gli eroi Marvel sul grande schermo.

Non si può non ammettere che gli effetti speciali che si vedono sullo schermo non siano di altissimo livello. Le scene spaziali sono strepitose per la loro resa in CGI, ma, anche, gli anni '90 del secolo scorso ricreati fisicamente hanno il loro perchè. Tanto fanno i loghi e gli oggetti messi al momento giusto nel posto giusto, ma non si può dire che la resa di quel periodo storica sia stata portata sullo schermo con sufficienza.

Immagine correlata

Il costume di Carol, sia quello verde e nero che quello rosso/blu e oro, è decisamente molto bello. La costumista non si è distaccata troppo da quello visto negli ultimi anni sulla pelle della Capitan Marvel dei fumetti e fa bene. Carino, in quella situazione lì, in quel punto del film,  il momento degli omaggi ai costumi passati.

Ovviamente, lo saprete già, ci sono due scene post crediti. L'ultima è prevedibile, ma piacevole.

Risultati immagini per captain marvel stan lee tribute

Lacrimuccia moments. Il primo è, a tradimento, subito all'inizio con il logo introduttivo dei Marvel Studios dedicato a tutte le apparizioni di Stan Lee, il secondo è il penultimo cameo con Stan Lee protagonista. Qui sembra, proprio, interpretare se stesso. Addio vecchio Stan e grazie di tutto.

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2019 
Durata 124 min 
Rapporto 2,39 : 1 
Genere Cinecomic

Regia Anna Boden, Ryan Fleck 

Soggetto Carol Danvers, creata da Roy Thomas e Gene Colan 
Sceneggiatura Anna Boden, Ryan Fleck, Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Jonathan Schwartz, Louis D'Esposito, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione in italiano Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Ben Davis 
Montaggio Elliot Graham, Debbie Berman 
Musiche Pinar Toprak 
Scenografia Andy Nicholson 
Costumi Sanja Milkovic Hays 

Interpreti e personaggi

Brie Larson: Carol Danvers / Vers / Capitan Marvel
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Ben Mendelsohn: Talos / Keller
Djimon Hounsou: Korath
Lee Pace: Ronan l'accusatore
Lashana Lynch: Maria Rambeau
Gemma Chan: Minn-Erva
Annette Bening: Suprema Intelligenza / Mar-Vell / Dr. Wendy Lawson
Clark Gregg: Phil Coulson
Jude Law: Yon-Rogg

Doppiatori italiani

Elena Perino: Carol Danvers / Vers / Capitan Marvel
Paolo Buglioni: Nick Fury
Stefano Benassi: Talos / Keller
Stefano Mondini: Korath
Fabio Boccanera: Ronan l'accusatore
Eva Padoan: Maria Rambeau
Sara Ferranti: Minn-Erva
Claudia Razzi: Suprema Intelligenza / Mar-Vell / Dr. Wendy Lawson
Pasquale Anselmo: Phil Coulson
Riccardo Niseem Onorato: Yon-Rogg

giovedì 27 marzo 2014

Capitan America - The Winter Soldier (la recensione senza spoiler)

Non vi dico niente! Solo vi chiedo come andrà avanti la serie TV Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D. dopo tutto quello che succede in questo film?
La trama è troppo intricata, anche se a tratti molto semplice, ed ogni filo che potrei toccare rischierebbe di rivelarsi uno spoiler. Siccome io di spoiler non ne faccio: niente riassuntone.
Devo dire che ero preoccupato per il cambio di regia rispetto al primo episodio, Joe Johnston ed il suo approccio al personaggio mi avevano convinto. I fratelli Russo, a me praticamente sconosciuti, si sono rivelati una bella sorpresa. Con il loro lavoro, riescono a mantenere alta la tensione per tutto il tempo in un film che lo necessita per essere considerato riuscito. Inconsuete risultano essere le loro inquadrature. Si parte dalla telecamera in continuo movimento, ma quando intendo continuo intendo dire che, anche se di pochi millimetri al secondo, si muove sempre: dalle scene d'azione ai primi piani, e si finisce con quella strana inquadratura, anche un po' fastidiosa, della parte alta degli schienali delle poltrone durante "quel" colloquio. Le scene d'azione sono gestite in modo spettacolare. Inseguimenti, esplosioni, ma, soprattutto, le mazzate. I combattimenti sono veramente coreografati in modo spettacolare. Si inseriscono a pieno merito nei migliori combattimenti dei cinecomics, se non del cinema d'azione americano, senza dimenticare la dinamica da fumetto. Il punto, invece, dove la tecnica pecca un po' è nelle scene di atterraggio di Falcon: lasciano un po' perplessi, ma il ritmo è tale che ce le si dimentica subito.
Si diceva della trama. E' un classico spy game dove il protagonista non deve fidarsi di nessuno, dove gli amici potrebbero essere nemici assetati di sangue. Persino la vicina di casa potrebbe non essere chi pensiamo che sia. Da qui il motivo per cui non vi dico nulla, potrei rovinarvi un colpo di scena con una sola parola.
Nella trama si inseriscono i personaggi. Steve Rogers è il protagonista della pellicola, ma accanto a lui, con ruoli veramente importanti, si muovono Natasha Romanoff, Nick Fury, Alexander Pierce, Sam Wilson e ultimo e molto importante il Soldato d'Inverno. Mettiamolo subito in chiaro: il Soldato d'Inverno è veramente il Soldato d'Inverno ed è veramente un gran bel personaggio. Lo dico per chi ha letto il fumetto di Ed Brubaker, che potrebbe avere avuto dei dubbi e, anche, per chi non lo ha letto e sentirà la necessità di farlo dopo aver visto il film. I ruoli dei comprimari, che in questo caso non si possono definire neanche tali, sono veramente importanti. Estremamente bilanciato al ruolo del protagonista è quello della Vedova Nera. Quasi sempre presente e spesso in azione in solitaria, tipo "quella scena li dell'incidente". Finalmente si ritaglia una parte d'azione anche Nick Fury, "quella scena li coi poliziotti" è veramente di tensione. Il  Soldato d'Inverno è vacuo e determinato perché così deve essere, tanto di cappello all'attore che lo interpreta. In più ci sono un sacco di camei dai fumetti di Capitan America e qualche ritorno dal primo capitolo cinematografico.
A margine di tutto: la scena in ascensore più bella che abbia mai visto! In un luogo minuscolo, girata con grande capacità, tecnica ed un ritmo veramente esplosivo.
Gli attori sono tutti all'altezza del loro ruolo. Anthony Mackie interpreta con bravura e simpatia Sam Wilson, Falcon, Scarlett Johansson ha raggiunto vette di fascino che uno dice "Ma come fa?", veramente calata nella parte con convinzione, e coi capelli lisci corti sta una favola e con quella tutina nera e... no basta... Samuel L. Jackson rende giustizia a quel Nick Fury che è stato sempre direttivo dietro una scrivania fino ad oggi, ma che con questo film dimostra di essere il badass che tutti conosciamo. E' stato un piacere vedere sullo schermo Robert Redford in un Marvel Movie. L'attore, anche con i suoi anni, sprizza carisma in ogni scena in cui è coinvolto: un grande valore aggiunto. E poi ci sono gli altri dei quali non vi posso dire per non rivelare nulla, visto che anche le parti degli sgherri dei cattivi sono state assegnate con oculatezza. Ah, sì! Non posso dimenticarmi di un'altra figura centrale della pellicola: lo scudo di Capitan America. Qui è veramente uno dei protagonisti al pari degli esseri umani con cui interagisce. E' stato usato con competenza, conoscenza e precisione. Di per sè è già un arma mitica, ora si capisce anche sul campo la sua reale importanza.
Una nota particolare ai costumi. Capitan America indossa il costume che nei fumetti usa nella saga Secret Avengers, io personalmente preferisco ancora quello di Avengers dei tre che ha usato fino ad oggi, ed il suo scudo è meno brillante che nei primi due film in cui viene utilizzato, queste scelte hanno il loro motivo. Come lo ha l'uniforme che sceglie di indossare nella seconda parte del film. La tuta della Vedova Nera è molto simile a quella del primo film, con qualche trovata in più, e non si poteva chiedere di meglio. Le ali di Falcon sono belle, ma molto anonime. Io capisco che stanno cercando di dare credibilità a dei personaggi dei fumetti, ma non tutto deve essere per forza grigio e nero: utilizzare qualcuno dei colori originali per personalizzare gli equipaggiamenti non sarebbe una cattiva idea.

Ora. Quando è uscito il trailer avevo parlato di un Avengers 1.5. Dalle porte che si lascia aperte per il terzo capitolo questo è qualcosa di più. E' un cardine solido sul quale far ruotare il mondo Marvel. Se Iron Man era un personaggio sconosciuto ai più, spettacolare, col quale lanciarsi in una nuova esperienza, Capitan America è un personaggio molto quadrato e difficile da gestire. Parlare di onestà, correttezza, senso del dovere e moralità in un momento come questo, in cui ben pochi credono in questi valori, è molto difficile e rischia di diventare noioso e pesante. Per fortuna il carisma del personaggio, la convincente interpretazione di Chris Evans ed i solidi sceneggiatori e registi che ne curano la messa su celluloide lo hanno reso ancora più vivo ed interessante: una figura a cui ispirarsi (lo si capisce "in quel dialogo li, con quell'altro personaggio li, mentre sono su quella macchina la").

Non so se "è il Marvel Movie migliore di sempre", come ho letto in qualche titolone sia online che sulla carta stampata. Di sicuro è valsa la pena aspettare due anni per vederlo e mi rode che se ne debbano aspettare altri due per il terzo.

Ultima raccomandazione: rimanete fino a dopo i titoli di coda. Tutti i titoli di coda. 
Se non volete spoiler fino all'ultimo non leggete gli interpreti riportati nel bugiardino qui sotto. Se volete sapere se c'è: sì, Stan Lee c'è anche qui.

Titolo originale Captain America: The Winter Soldier 
Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2014 
Durata 136 min 
Genere Cinecomic 

Regia Anthony e Joe Russo 

Soggetto dai fumetti Marvel Comics di Joe Simon, Jack Kirby e Ed Brubaker 

Sceneggiatura Stephen McFeely, Christopher Markus 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Louis D'Esposito, Alan Fine, Michael Grillo, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) The Walt Disney Company Italia 
Fotografia Trent Opaloch 
Montaggio Jeffrey Ford 
Effetti speciali Chad Ball, Scott Garcia, Michael A. Tice, Tom von Badinski 
Musiche Henry Jackman 
Scenografia Peter Wenham 
Costumi Judianna Makovsky 
Trucco Jacquelyn Adamson, Carol S. Federman, Veronica Lorenz, Keith Sayer 

Interpreti e personaggi 

Chris Evans: Steve Rogers / Captain America
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Sebastian Stan: Bucky Barnes / Winter Soldier
Anthony Mackie: Sam Wilson / Falcon
Cobie Smulders: Maria Hill
Frank Grillo: Brock Rumlow / Crossbones
Emily VanCamp: Agente 13
Hayley Atwell: Peggy Carter
Georges St-Pierre: Georges Batroc
Robert Redford: Alexander Pierce
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Dominic Cooper: Howard Stark
Toby Jones: Arnim Zola
Garry Shandling: Senator Stern
Maximiliano Hernández: Jasper Sitwell
Chin Han:
Jenny Agutter:
Alan Dale:
Bernard White:

Stan Lee:

giovedì 13 febbraio 2014

Robocop

2028. La Omnicorp è leader per la produzione di droidi destinati all'esportazione e dedicati alla gestione di situazioni di guerra al di fuori degli Stati Uniti. Stati Uniti che sono un mercato nel quale, per via del Dreyfuss Act, è vietato affidare la sicurezza alle macchine e che quindi è precluso alla corporazione. L'idea del suo Presidente, Raymond Sellars, a questo punto, è quella di creare un cyborg. Vagliati vari candidati, l'unico con un profilo psicologico affidabile risulta essere Alex Murphy, agente del Dipartimento di Polizia di Detroit. La sua condizione critica, a seguito di un attentato dinamitardo, il supporto della sua famiglia ed il carattere retto sembrano farne il candidato ideale per il progetto Robocop.
L'interazione uomo/macchina, curata dal Dott. Dennet Norton, sembra funzionare abbastanza bene, fino a quando Murphy non inizia ad indagare sul crimine commesso ai suoi danni.

Ero sinceramente preoccupato. Quando ho letto, più di un anno fa, della notizia del remake di un film culto degli anni '80 del secolo scorso come Robocop ero veramente preoccupato. Come avrebbero potuto rendere le stesse sensazioni che Paul Verhoeven ci aveva regalato in passato? Come sarebbe riuscito Josè Padilha a far innamorare una nuova generazione del burbero ed ironico poliziotto robot?
Devo dire che la visione del film mi ha lasciato sorpreso! E' un film eccezionale! Girato con garbo e rispetto per il predecessore, con una mano ferma ed una solida sceneggiatura che mette a proprio agio lo spettatore dall'inizio alla fine.

No! Non ci riesco... Non credetemi. Sto film è una ciofeca inimmaginabile! Veramente. 
Cioè, io credevo che lo sarebbe stato, brutto intendo. Non ho mai sperato che ne uscisse qualcosa di buono, ma, tante volte, capita che, anche se non ci credi a priori, poi il film ti piaccia. Ma questo è terribile!
Prendete il Robocop originale e toglietegli tutta l'ironia di cui era stato intriso. Toglieteli la violenza talmente eccessiva che faceva il giro da essere ridicola. Toglietegli le pubblicità dissacranti inserite da Verhoeven per alleggerire il film in vista della censura. Toglietegli il sacrificio cristiano, la crocifissione, dell'eroe presente nell'originale. Metteteci un robot che si prende dannatamente sul serio. Metteteci un addestratore cattivo tanto per esserlo, che qualcuno lo deve fare. Metteteci una trama scontata, vecchia, lenta. Metteteci una regia da videogioco dei primi anni duemila. Metteteci Robocop nero, pecrhè così fa più tattico. Avete Robocop 2014.

Davvero di questi 100 minuti di inutile cinematografia, mirata al rilancio di un brand "visto che i fumetti al cinema tirano", non rimane altro che le buone prove di qualche attore di calibro. E meno male che Michael Keaton, che sarà sempre Batman per me e che mi è mancato un fracco, c'è. E meno male che Gary Oldman, che sembra essere il vero protagonista del film, alla faccia del robottone antropomorfo, c'è. E meno male che Samuel Jackson, che recita praticamente da solo per tutto il film, credo ci abbia messo due giorni a girare le sue scene (è probabile che ci abbia messo di più ad arrivargli il bonifico), c'è. Nella lista dei purtroppo dobbiamo metterci Joel Kinnaman, nei panni di Murphy, che col suo enorme nasone impesta lo schermo per fin troppo tempo, e che risulta essere uno degli attori più dimenticabili della storia. A rendere mitico Peter Weller era stato il restare nascosto dietro il casco per quasi tutto il film, il valorizzare il personaggio, il sacrificarsi per lui. Qui vediamo l'ostentata ricerca dell'opposto: interpreto un eroe mascherato e quindi mi si deve vedere in faccia. Tragica scelta.
La trama soffre di convulsioni, di codardia e di stitichezza emotiva. Vi ricordate cosa doveva subire il protagonista nel film originale prima di diventare Robocop? In questo film la scelta perbenista, operata per non impedire ai ragazzini obesi dell'Ohio, già con le loro belle revolver nella cintura, di essere ammessi alla sala cinematografica, è di una paraculaggine inusitate. L'evitare il martirio dal quale l'eroe risorge è stata, a mio avviso, una scelta pessima.
Del regista, detto dagli amici "quattro salti in Padilha", preferisco non parlare se non per dire che mi ha veramente annoiato.
La colonna sonora si salva, grazie ad un paio di canzoni degli anni '60 del secolo scorso.
Gli effetti speciali si riducono a computer grafica qua e là, dei finti cellulari trasparenti che neanche nei film di quindi anni fa erano usati per fingere di ambientare una storia nel futuro, e le lucine a led nel casco e sulla moto di Robocop.

No. Dai. Sul serio. C'è gente che paga per andare al cinema. Non potete turlupinare loro 8/10 € in questo modo perverso. Magari c'è davvero chi crede di andare a vedere un buon prodotto.
Un film che non stupisce e che conferma l'impressione iniziale: boiata.

Titolo originaleRoboCop
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2014
Durata121 min
Colorecolore
AudioDolby DigitalSDDS
Generefantascienzaazione
RegiaJosé Padilha
SoggettoMichael Miner e Edward Neumeier (personaggi)
SceneggiaturaNick SchenkJames Vanderbilt,Joshua Zetumer
ProduttoreMarc AbrahamGary Barber,Roger BirnbaumBrad Fischer,Mike MedavoyArnold Messer,Eric NewmanDavid Thwaites
Produttore esecutivoBill Carraro
Casa di produzioneColumbia PicturesMetro-Goldwyn-Mayer, Revival 629, Strike Entertainment
Distribuzione(Italia)Sony Pictures
FotografiaLula Carvalho
MontaggioPeter McNultyDaniel Rezende
Effetti specialiDavid Reaume
MusichePedro Bromfman
ScenografiaMartin Whist
CostumiApril Ferry
TruccoAngela Maldone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

giovedì 31 gennaio 2013

Django Unchained

1858. Due anni prima della Guerra Civile Americana. Da qualche parte nel Texas una piccola carovana, costituita da tre uomini a cavallo e qualche negro a piedi, sta attraversando il territorio per vendere gli schiavi al mercato. Sul loro cammino incontrano uno strano dentista di origini tedesche, il Dr. King Schultz, che si offre di comperare uno degli schiavi: Django. I tre uomini non sono molto d'accordo sulla transazione, un po' perché è piena notte ed un po' perché non capiscono bene tutto quello che dice l'erudito e verboso dottore. Visto che gli affari vanno per le lunghe e più verso il no che il sì, Schultz uccide il capo carovana, stordisce gli altri, compra legalmente Django e permette agli altri schiavi di trovare la libertà.
In sella ai loro due cavalli la strana coppia giunge in una cittadina di frontiera ed entra in un Saloon. Il barman sconcertato di vedere un negro nel suo locale corre a chiamare lo sceriffo, mentre i due si servono birra e parlano. Il Dottore in realtà è un cacciatore di taglie sulle tracce di tre fuorilegge che lavoravano come sorveglianti nel campo in cui era schiavo Django. Dei tre non esistono ritratti e l'unico disponibile a riconoscerli e lo schiavo che ha liberato e che ha più di un motivo per vederli morti, quindi gli offre un accordo come socio: 75 dollari e la libertà quando li avranno catturati.
L'accordo è fatto.
Con l'abile parlantina del Dottore e con la rudezza di Django riescono a trovare ed incassare la taglia sui tre, ma Django ha ancora un obiettivo prima di separarsi dal suo socio: deve ritrovare sua moglie. Restano insieme tutto l'inverno e scoprono che Bromilda, la moglie di Django, è ora schiava nella famigerata Candyland, il campo di schiavi di Calvin Candie, pazzo schiavista appassionato di combattimento a mani nude tra negri.
Avranno bisogno di una buona messa in scena per entrare nelle grazie de tenutario ed avvicinare la moglie di Django, ammesso che sia ancora viva, e non è detto che tutto vada per il meglio.

165 minuti e non sentirli. Ebbene sì il Django Unchained di Tarantino, nuovo lungometraggio, il più lungo del regista di Knoxville, dura quasi tre ore e non ti fa pentire di esserti messo a vederlo.
Da sempre appassionato dei film "spaghetti western" di Sergio Leone, Quentin, trova, finalmente il modo di omaggiare palesemente il genere. Prende un vecchio classico del cinema western, Django, lo riscrive a modo suo e lo farcisce di citazioni (due su tutte sono la presenza di Franco Nero, il Django originale, e quella da "Il buono, il brutto, il cattivo", in entrambi i film si usa la dinamite che verrà inventata da Alfred Nobel solo nel 1867), ritagliandosi anche il ruolo per un cameo.
L'atmosfera da film anni '60 e '70 del secolo scorso si respira già da subito. L'introduzione con la classica musica morriconiana d'epoca, i titoli di testa (e poi quelli di coda) in pieno stile, insomma un'opera di recupero che fa sentire a casa l'appassionato.
Ad aiutare e sostenere l'energica sceneggiatura del regista del Le Jene e Bastardi senza gloria è un cast di attori di ottimo livello. Non stupisce la candidatura all'Oscar di Chistoph Waltz e altrettanto non stupisce la non candidatura del protagonista Jamie Foxx che, seppur bravo ed a suo agio, non raggiunge picchi toccati in suoi film precedenti. Altro merito di Tarantino è quello di essere riuscito a far entrare in un personaggio Samuel Jackson. Dopo anni di interpretazione di se stesso e di film action si ritrova, irriconoscibile a prima vista, in questa pellicola nel ruolo del capo servitù nella villa di Leonardo Di Caprio e lo fa con bravura, instillando sfacciato fastidio nell'animo di chi lo guarda. C'è anche Di Caprio, niente di eccezionale, ma Tarantino gli riserva un bel ruolo, ricco e corposo. Un cameo, anche un po' di più, è per Don Johnson, che tra il serio ed il faceto, interpreta un tenutario destinato a non fare una bella fine. L'unica donna del cast è Kerry Washington (vista accanto a Jamie Foxx in Ray, con Brangelina in Mr e Mrs Smith, nel forte L'ultimo re di Scozia di Kevin Macdonald, Alica nei i Fantastici Quattro) di una bellezza luminosa e delicata, con un ruolo di forte sofferenza e di riscatto.
La colonna sonora oltre che a proporre brani di musica classica orchestrati da Morricone offre spunti di musica contemporanea ed una canzone decisamente intensa interpretata da Elisa (anche se non mi sarebbe dispiaciuto sentirla cantare da Ilaria Graziano, quella di I Do di Ghost in the Shell Stand Alone Complex). 

Cosa colpisce al volo in questo film? I dialoghi e la parte affidata a Chistoph Waltz. Cosa dimenticare di questo film? Niente. E' un film da vedere e da godersi fino all'ultimo secondo (ed intendo anche dopo i titoli di coda, anche se non è un Marvel), perché è veramente bello.

Di Tarantino è difficile trovare qualcosa di brutto (personalmente, forse perché visti tanto tempo fa, giudico dimenticabili Four Rooms e Jackie Brown) e gli ultimi due film per il grande pubblico, Bastardi senza gloria e Django, sono imperdibili.

Ps: La Guerra Civile è del 1861, quindi tre anni dopo l'inizio dell'avventura di Django, così per essere pignoli.


Bugiardino.

Titolo originaleDjango Unchained
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno2012
Durata165 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Genereazione, western, drammatico
RegiaQuentin Tarantino
SoggettoQuentin Tarantino
SceneggiaturaQuentin Tarantino
ProduttoreReginald HudlinPilar Savone,Stacey SherWilliam Paul Clark
Produttore esecutivoBob WeinsteinHarvey Weinstein,Shannon McIntoshMichael ShambergJames W. Skotchdopole
Casa diproduzioneColumbia PicturesThe Weinstein CompanySuper Cool Man Shoe TooDouble Feature FilmsSuper Cool ManChu Too
Distribuzione(Italia)Sony Pictures Italia
FotografiaRobert Richardson
MontaggioFred Raskin
MusicheMary RamosEnnio Morricone
ScenografiaJ. Michael Riva
CostumiSharen Davis
TruccoHeba Thorisdottir
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani