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mercoledì 22 febbraio 2012

Nathan Never


Siamo di fronte a due copertine storiche del mensile Bonelli Nathan Never. La prima a sinistra è quella che più di venti anni fa ha presentato il personaggio dei tre sardi, Medda Serra e Vigna, nelle edicole ad i suoi futuri lettori. Disegnata da Claudio Castellini nel 1991 ha colpito l’immaginazione di molti ed ha dato il via ad uno dei più longevi personaggi di casa Bonelli, dopo Tex, Zagor, Mister No, Martin Mystère e Dylan Dog.
A 21 anni di distanza Sergio Giardo, ed ad un copertinista di distanza Roberto De Angelis, mai lodato abbastanza, per il post guerra dei mondi, ha deciso di rendere omaggio con la copertina dell’albo 250 alle origini del personaggio.
Prima proviamo ad analizzare la copertina e poi ipotizziamo qualcosa.
Il nome della testata è scritto con gli stessi caratteri e colori in entrambe le versioni.
Lo skyline alle spalle del protagonista è cambiato. Dopo 21 anni ed una guerra devastante, la città della costa est ha subito delle evoluzioni, meno monolitica, più luminosa, anche se dovrebbe essere distrutta dagli eventi degli ultimi mesi. Anche le stelle sono aumentate.
La tecnologia si è evoluta. La mano robotica ha cambiato la sua struttura ed i condotti delle articolazioni ora sono per la maggior parte nascosti. La sensazione che trasmette la nuova mano sembra essere quella di una richiesta di essere aiuto, contro quella vecchia che sembra essere più aggressiva. Oltre a questo anche l’arma impugnata da Nathan è diversa.
Analizzando, proprio, il protagonista si nota la differenza fondamentale con la tavola di Castellini. Se nel 1991 Nathan Never era mancino, ora è destrorso. Gli abiti sono gli stessi, anche l’impermeabile, abbandonato da tempo nei fumetti a favore delle tute e delle divise dell’agenzia, ritorna a fare la sua comparsa.
Partendo a ragionare proprio da questi ultimi dettagli alcune domande si insinuano.
Nathan ha cambiato mano primaria semplicemente per un errore? Per omaggiare la mano con cui disegna ogni artista? Per rispecchiare le loro convinzioni politiche? Oppure perché non è il vero Nathan Never? Dati gli sconvolgimenti, relativi sotto il punto di vista narrativo, ma più attivi sotto quello dei personaggi, portati dall’ultimo ciclo di storie il disegnatore ci vuole suggerire qualcosa?
Ma, soprattutto, una copertina uguale a quella delle genesi e lo strillo che ci informa di “un 250 che vale come un n°1” ci suggerisce anche un ritorno alle origini dell’investigatore del futuro? Ci comunica che tutto quello che è successo fino ad ora viene, in un modo o nell’altro, resettato e si torna al passato? Le scelte poco coraggiose per la conclusione della guerra dei mondi, anche se hanno lasciato qualche spunto per storie future, potrebbe portare a pensare ad una scelta del genere. Certo lo svolgersi di indagini in un mondo distrutto e da ricostruire, nuovamente, la prima volta fu con la caduta di Urania, non sarà troppo diverso che nel recente passato. I nuovi equilibri politici potrebbero essere una variante, ma non sarà troppo poco? Basteranno gli innesti di fantascienza marziana a dare qualche svolta? Inoltre, ricostruire il vecchio staff dell’Agenzia Alfa sarà la mossa originale giusta per dare nuova linfa ad una serie che si è dimostrata stanca da dieci anni a questa parte?
Per il momento la mia lettura proseguirà almeno per i prossimi tre numeri, per cercare di scoprire Il segreto di Sigmund, titolo che, per inciso è scritto, in caratteri bianchi su sfondo nero, sarà una nuova scelta stilistica anche questa, od un errore di colorazione nell’anteprima della copertina?

lunedì 26 aprile 2010

Wolferine The End

La mania dei "What If" è dilagata dagli Stati uniti all'Italia, ed una delle pietre miliari di questo genere è sicuramente il fumetto che ho tra le mani. Dopo aver scritto nel 2003 Le Origini di Wolferine, Paul Jenkins ci riprova e ci presenta La Fine.
Troviamo un vecchio Logan, in un futuro molto distante, al quale il suo potente fattore rigenerativo non riesce più a garantire l'eterna giovinezza. Nei boschi del Canada, in cui si è rifugiato da anni, non riesce neanche a cacciare un giovane cerbiatto. Le giunture gli fanno male ed anche il dolore provocato dal ritrarsi degli artigli lo angoscia.
Unico amico, e compagno di parte di quest'ultima avventura, che gli è rimasto è un vecchio boscaiolo che gli porta i viveri nel suo eremo. Un giorno, però, il destino vuole che insieme alle provviste gli giunga una lettera in cui viene annunciata la morte di Victor.
Recatosi al funerale una donna gli consegna una lettera nella quale è indicata una proprietà che Victor gli lascia. Vi si reca scoprendo che si tratta del vecchio maniero di famiglia dove, nel cimitero attiguo, sulla tomba del padre, è deposto un libro. Il testo parla del Giappone: qualcuno vuole suggerirgli di tornare in quella nazione dove tanto tempo ha trascorso. Giunto a Torikana viene spinto sul Monte Hiragana dove una strana creatura lo sconfigge lasciandolo stupito ed a corto di fiato in mezzo alla neve.
Nel seguire della vicenda scopriamo che il fratello di sangue di Logan non è morto da piccolo come si credeva, ma che ha seguito tutte le vicende di Wolferine per tutta la vita: grazie a questo sa alcuni dei segreti di cui James mai verrà a conoscenza.

Sia che si legga prima Le Origini che The End il risultato non cambia. E' meglio il film, riassume un po' tutto e spiega più linearmente.
Se la Marvel ed il suo chef editor hanno affidato a Paul Jenkins la creazione di passato e futuro di Wolferine è perché lo ritenevano in grado di creare delle storie intense e di grande respiro. Probabilmente qualche fan le avrà trovate così, ma io, da profano, non mi sono sentito coinvolto. Sostenendo una blasfemia direi che come futuro possibile ho preferito quello di Peter Parker in Spiderman Il Regno.
La ragione principale per la quale ho acquistato questo volume è stata quella di rivedere all'opera un disegnatore che ho molto apprezzato sia su Dylan Dog che su Nathan Never nei primi anni 90: Claudio Castellini. Uno di quelli che ce l'hanno fatta ad "andare a lavorare in America". Dopo il passaggio in Bonelli è stato notato da John Quesada che l'ha voluto mettere alla prova facendogli disegnare una storia di Silver Surfer, tutta in bianco e nero. Superato brillantemente l'esame è stato promosso a disegnatore di Fantastic Four Ultimates, DC contro Marvel, ed a qualche esperienza sull'Uomo Ragno.
Forse quella in quest'albo non è stata la sua esperienza migliore, ma resta il suo tratto ed il suo stile ricco di dettagli e particolari a riempirci gli occhi.

Il bello dell'albo de Le Grandi Saghe è che troviamo altre due curiose Fine: Hulk ed Il Punitore, da leggere.