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giovedì 16 maggio 2019

Ut - La serie completa

Ut - La serie completa

Soggetto e Disegni Corrado Roi 

Sceneggiatura Paola Barbato 

Editore Sergio Bonelli editore 
1ª edizione 25 marzo 2016 – 24 agosto 2016 
Periodicità mensile 
Albi 6 (completa)  

Prezzo: 4€ regular, 5.5€ Variant

Dopo la scomparsa dell’Uomo, quel che resta del pianeta è popolato da nuove specie antropomorfe, governate solo dai loro bisogni primordiali. UT è una creatura elementare, feroce e infantile, i cui compiti sono cercare insetti per l’entomologo Decio e sorvegliare un’antica mastaba. Da lì, un giorno, emerge accidentalmente un individuo diverso da tutti gli altri, Iranon, enorme, frastornato e privo di memoria. Decio incarica UT di non perderlo mai di vista, perché “è il solo esemplare della sua specie”. La comparsa di Iranon, però, non è passata inosservata, e gli equilibri faticosamente conquistati inizieranno a saltare…
Nella ricerca di tracce del proprio passato, Iranon conosce Labieno, uno scultore genetico che crea opere d’arte in parte vive. Questi gli chiede aiuto, in cambio di informazioni su Hog e sulle Case, e convince lui e Ut a mettersi sulle tracce di un misterioso vandalo che deturpa le sue creazioni. I due vengono così in contatto con alcune opere d’arte viventi, i cui tormenti influenzano entrambi, anche se in maniera totalmente diversa. Per poter ottenere le informazioni di Labieno dovranno affrontare i nemici dello scultore e salvare dalla follia un misterioso cancello animato…
Ut e Iranon fanno la conoscenza di Iv, Hor e Tommasa, che salvano da un’imboscata. Si uniscono alle tre, che li conducono nelle Vie dei Pensieri, consentendo loro di accedere al Periekon, il luogo nel quale vivono reclusi quindici filosofi che condividono un unico pensiero. Lì Iranon viene condotto da Gau, colei che li comanda e che custodisce alcune reliquie che riguardano Hog, l’architetto genetico. Iranon crede di aver ricevuto informazioni preziose, ma ben presto gli diventa chiaro che qualcuno sta cercando di manipolarlo, poiché in quel luogo viene nascosto un segreto…
Riemerso dalla terra e fatto prigioniero dalla specie dei Talpini, Caligari viene inaspettatamente liberato da Decio. L’entomologo gli racconta della comparsa dell’originale di Iv, la cui presenza preoccupa lui stesso e Gau, intimandogli di risolvere al più presto la situazione. La prima reazione di Caligari è di aizzare le Vie della Fame contro Iranon e Ut. I due subiscono a loro volta l’influenza della nuova arrivata, che, sebbene ancora stordita dall’improvviso risveglio, sembra conoscere cose che nessuno sa, come la Fiaba che Ut racconta a Yersinia per nutrirla. Questo sarà il primo segnale che le cose stanno inesorabilmente cambiando…
Iranon e Ut costringono Iv a portarli nelle Vie della Fame sino all’ingresso segreto delle Case, che si trova nell’abitazione dove viveva Yersinia. Ma non appena entrati un imprevisto fa rimanere indietro Ut insieme a Leopoldo, così che dovrà affrontare il suo percorso completamente da solo. La Casa, nella quale si sono fuse tutte le altre, sembra accoglierlo bene, fino a quando una reazione brusca di Ut non ne scatena il panico, dato che è terrorizzata da ogni forma di violenza. E proprio la violenza in cui inevitabilmente sfocia il percorso di Iranon e Iv farà precipitare le cose.
Si giunge alla resa dei conti tra le Case e Iranon, che finalmente, dopo lunghissima ricerca, avrà modo di ricordare il proprio passato e la ragione per cui è nato. Decio, e Gau, anche loro all’interno delle Case, cercano di impedire che questo avvenga, tentando di trovare un modo per evitare che gli errori del passato si ripetano. Caligari e Iv, invece, tramano contro di lui e contro il luogo che lo ha generato. Ma sarà Ut, alla disperata ricerca di Leopoldo, il solo che riuscirà a raggiungere davvero il punto più profondo delle Case e finalmente carpire il segreto della Fiaba.
Riassumere sei numeri in breve, senza dire troppo e senza dimenticare molto, a diversi mesi di distanza dalla loro lettura, non è facile. Per farlo, allora, mi sono affidato ai brevi riassunti che fanno capolino nelle pagine internet della Sergio Bonelli Editore dedicate a questo strano soggetto.
Anche perchè, a nessuno, se non agli autori, è ben chiaro cosa volesse raccontare Ut e quello che ci raccontano i redattori Bonelli è il percorso lineare accanto al quale si sviluppa l'intricata narrazione della immaginaria storia narrata sulle pagine dedicate a Ut.

Ut è una nota musicale, il primo dei sei suoni del sistema esacordale teorizzato da Guido d'Arezzo, corrispondente all'odierno Do. Sarà questo che ha ispirato il nome del protagonista del sogno da bambino di Corrado Roi?
Ut è un ricco parco di citazioni alte di letteratura e cinema, ma che non si ferma a citare gli altri e prova a vivere di vita propria, con le sue parole lo stesso Roi, nell’introduzione all’ultimo volume dicendo: «Troppo spesso il fumetto guarda alle altre arti, come per esempio il cinema, cercando riferimenti anziché creare da zero», ci tiene a sottolineare questa parte del suo lavoro. L'autore del soggetto e dei disegni ammette di aver cercato di restituire una centralità al fumetto come medium.
Quello che salta all'occhio dopo una prima lettura è che Ut non è un fumetto semplice, ma che richiede un ampio bagaglio culturale per essere decifrato in modo corretto. Un bagaglio culturale trasversale che non di limita ad un campo specifico, ma che chiede, per la decriptazione, uno sforzo al lettore.
In Ut ci sono riferimenti alla letteratura di Umberto Eco, del quale uno dei personaggi avrà le sembianze, al cinema di Wiene, il nome Caligari non può che venire da lì, alla narrativa di H.P. Lovercraft, in nome Iranon sembra essere ispirato da un suo racconto, e molti altri.
Gli autori ci calano in questo mondo dove l'homo sapiens si è estinto e gli abitanti del pianeta non sono altro che copie generate dalle Case. Copie che non conoscono ciò che l'umanità, come la intendiamo noi, era, ma che, a volte e tendono a cercare di emulare. La Fame del primo albo ne è un caposaldo palese, pur di nutrirsi le copie si divorano tra loro senza rispetto. Che sia anche un riferimento incrociato al mondo dell'arte, alla sua autoreferenzialtà, alla mancanza di originalità che lo percorre e che lo divora, finché non appare qualcosa di veramente originale da divorare?
Ut è un fumetto così strano che non si riesce a dire se sia piacevole o meno leggerlo. Se vi sia una trama effettiva o se sia una storia circolare raccontata attraverso metafore di difficile interpretazione.

Ut è un fumetto che nasce, a mio parere, come una riscossione di crediti accumulati da Corrado Roi presso la Sergio Bonelli Editore. Un fumetto personale che se non avesse avuto Paola Barbato alla sceneggiatura e i disegni dello stesso Roi nessuno avrebbe preso in considerazione di pubblicare. Un fumetto di difficile lettura, di difficile interpretazione, che non si capisce se vuole aiutare il lettore a crescere o se vuole essere solo essere un esercizio personale ad alta tiratura.

Dei disegni di Roi nulla si può dire. E' una serie suo e solo lui poteva inchiostrarla e disegnarla. Ogni tavola è una piccola opera d'arte che non scade nel banale nella quale il disegnatore ricerca, sempre, un effetto mirato per ciò che vuole rappresentare.

Ut, forse, è un fumetto che si può anche non leggere perché frustra la nostra ignoranza. Se si sceglie di leggerlo è bene sapere che una sola lettura veloce, come molti fumetti bonelliani di questi anni, non basta. E' un fumetto che chiede di sedimentare e di essere riletto per essere meglio apprezzato. Ma non è detto che ci si riesca.

mercoledì 29 agosto 2018

Morgan Lost Dark Novels - Ricordi


Morgan Lost Dark Novels N° : 9
 Ricordi

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti

Disegni: Corrado Roi 
Copertina: Fabrizio De Tommaso 
Colori: Arancia Studio 

Periodicità: mensile 
uscita: 23/08/2018 
Prezzo: 3.50€

Morgan Lost ha sconfitto la sua nemesi, ma, ora, dovrà affrontare un trauma dal passato. Sua madre lo ha abbandonato quando era piccolo ed ora è stata uccisa da un serial killer. Sarà proprio così? I ricordi sono sempre affidabili?

Chiaverotti aveva chiuso la seconda serie di Cacciatore Mascherato il mese scorso. Ha sentito, però, il bisogno di accorciare l'attesa fino a novembre, durante il quale uscirà un team-up con Dylan Dog, con questo extra. Collocato dopo gli eventi con Wallendream, questo numero ci presenta un po' del passato di Morgan. Un passato riferito a quando lui era bambino e già non se la passava bene. Una storia di ricordi, veri e falsi, che ha un ottimo ritmo e che funziona, nonostante sia superflua rispetto a quanto letto fino ad oggi.
Ai disegni quel maestro del bianco e nero che è Corrado Roi. Ogni tanto ci marcia Corrado Roi. Sa di fare donne bellissime ed intriganti e con queste riesce a sistemare una storia che, sembra, gli sia stata un po' tirata via dalle matite. Non so se è perché Arancia Studio stesse colorando le tavole del Maestro, ma, qui, il rosso/arancio del daltonismo del protagonista sembra avere un senso, anche quando lui non è presente in prima persona.

Numero più, numero meno, nulla si aggiunge e nulla si toglie a questo nuovo buon ciclo di Morgan Lost. Chiaverotti ha aggiustato il tiro e collocato meglio protagonista e ambiente nel suo mondo.

Aspettiamo novembre e risparmiamo qualche soldo (anche se dovrei recuperare ancora Ut, Caravan, Lukas ed ho un certo drago oscuro che mi attende).

lunedì 30 luglio 2018

Dylan Dog - Profondo nero

Dylan Dog N° : 383
Profondo nero
 
Soggetto: Dario Argento 

Sceneggiatura: Dario Argento, Stefano Piani 

Disegni: Corrado Roi 

Copertina: Gigi Cavenago 
  
Periodicità: mensile 
uscita: 28/07/2018 
Prezzo: 3.50€

Un problema con il suo vecchio Maggiolino costringe Dylan Dog ad una passeggiata fuori programma. La coincidenza vuole che venga riconosciuto da una giovane gallerista che espone foto BSDM, da lei scattata ad una misteriosa modella di nome Lais. La donna inizia ad apparire all'Indagatore dell'Incubo come un fantasma, per guidarlo su una pista misteriosa. Un strada che lo condurrà ad entrare in contatto con i segreti di una nobile famiglia inglese.

Era attesa. Da mesi non si parlava di altro. Finalmente è arrivato e, complice lo slittamento della data di uscita del numero 12 di Mercurio Loi, è balzato in testa alle cose da leggere di questo mese di luglio 2018: il Dylan Dog scritto da Dario Argento e da lui sceneggiato in tandem con Stefano Piani, suo collaboratore di antica data.

Ci si accorge subito di avere qualcosa di diverso tra le mani. Anche solo fosse per la copertina con il suo effetto metallico e lucido. L'illustrazione di Gigi Cavenago si ritrova, così, a beneficiare di due livelli di profondità distinti. Il primo generato dall'immagine di Dylan e dalle scritte, il secondo dalla sfondo onirico dominato dalla schiena ferita di Lais. Cavenago, come copertinista di Dylan Dog, si è da, quasi, subito guadagnato il rispetto dei lettori, ma, qui, oltre a lui sarebbe da menzionare anche lo stampatore. A beneficiare del lavoro è stata anche la copertina del Color Fest, in quarta, dedicato all'incontro tra Dylan Dog ed i protagonisti di Creepy Past.

Dentro assistiamo ai disegni del solo illustratore italiano che avrebbe potuto mettere le mani su una storia come questa: Corrado Roi. Il disegnatore di Laveno Mombello, classe 1958, è alla sua ennesima esperienza con il residente, in affitto, di Craven Road numero 7. La sceneggiatura di Argento/Piani gli mette a disposizione un vasto ventaglio di occasioni per mettere in risalto la sua arte. Oltre a Dylan, Groucho, Rania e Carpenter (per poche vignette) abbiamo l'occasione di vedere in azione un vasto panorama femminile. Ovviamente tutte le donne sono caratterizzate con il canone di Corrado Roi, ma ognuna di loro mantiene i suoi tratti distintivi, fossero anche solo presenti in poche vignette. Il taglio narrativo degli sceneggiatori ha permesso a Roi di impostare le vignette con un ritmo variabile, offrendo al lettore accelerazioni e rallentamenti, molto apprezzati. Non si è caduti, fortunatamente, in quegli eccessi di nero che avrebbero reso illeggibile la storia.

Veniamo alla sceneggiatura.
Dario Argento è stato un regista che ha dato il suo meglio con i film prodotti e diretti sul finire degli anni '70 e negli anni '90 del secolo scorso. E' inutile nascondere come per il ventennio successivo si sia trascinato, non solo per colpa sua, e come ci abbia offerto delusioni importanti (come il Cartaio), ma anche, ancora, qualche colpo interessante (Non ho sonno su tutti, La Terza Madre in parte).
Ora, alla vigilia degli ottanta anni, ha incontrato un suo figlio (illegittimo). Sclavi, nei primi anni, non ha mai nascosto di essersi ispirato alle atmosfere dei suoi film per ambientare le avventure di questo vegetariano, astemio, londinese. Ora il, virtuale, cerchio si è chiuso. Non riesco a capire quanto di Piani ci sia nella sceneggiatura passata Roi e quanto di Argento. Il soggetto, in ogni caso, è coinvolgente e sfrutta una delle doti nascoste del nostro, tanto cara a Madame Trelkovski. Grazie a questo incipit l'avventura tiene sul filo il lettore. Filo che, però, sul finale viene un po' spezzato da un "male" intrinseco del mezzo: il fumetto non mente, sia già quanto dura un'emozione. Sai, quando lo acquisti, che ha un determinato numero di pagine e sai, quindi, se sei un lettore (libri o fumetti poco importa il mezzo) che se ci sono troppo pagine ancora da leggere che qualcosa deve ancora succedere.
Tolta questa tara, però, non si possono fare che i complimenti a Dario Argento, per essersi messo in gioco per quindici mesi sulla creatura di Tiziano Sclavi, a Stefano Piani, per aver sviluppato il soggetto come sceneggiatura e per aver convinto il Maestro a scrivere per Dylan, a Corrado Roi, per avere reso al meglio graficamente il progetto, a Roberto Recchioni, per aver, immagino, convinto tutti a lavorare per questo obiettivo, ed alla Sergio Bonelli per aver permesso ai suoi lettori di poter leggere, nella serie regolare, un numero che rimarrà nella storia del fumetto italiano.

Quando ancora i blog non esistevano, quando già leggevo Dylan Dog, quando Dario Argento era più giovane, già avevo pensato che il binomio Dog/Argento sarebbe stato perfetto per una serie tv di episodi tratti dagli albi dell'Old Boy. Purtroppo la televisione italiana, pubblica e privata, non è pronta per esperimenti del genere (vedi i vari fallimenti di portare su schermo Diabolik). Si punta alla prima serata per famiglie, investimenti pubblicitari ed un successo sicuro. Speriamo che le nuove piattaforme digitali rispolverino l'idea e ci offrano un Dylan Dog su celluloide.

Questo albo potrebbe essere un buon viatico.

martedì 5 settembre 2017

Dylan Dog - Il bianco e il nero

Dylan Dog N°  372 
Il bianco e il nero

Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato 

Disegni: Corrado Roi 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità mensile 
uscita 29/08/2017 
Prezzo 3.50€

Macchie nere si formano su ogni oggetto o persona su cui si posano gli occhi di Dylan Dog. Solo lui riesce a vederle. Le macchie si espandono talmente tanto che, alla fine, l'Indagatore dell'Incubo è circondato dal nero assoluto. Qui vi trova un suo vecchio avversario: l'Uomo Nero.

Prendete un corto. Allungatelo e fatene un film. A volte viene bene, spesso no. Pixelsè l'esempio di un qualcosa di simpatico, ma che non è finito bene.
Il bianco e il nero di Paola Barbato segue lo stesso percorso. Nasce come corto di ventiquattro pagine (o qualcosa del genere) su una di quelle collane uscite con la Gazzetta dello Sport e diventa un albo di novantotto. Ormai si sa, Barbato ha perso il tocco. Aveva nella sua faretra un certo numero di frecce, le migliori, innegabilmente ottime storie, le ha sparate all'inizio della sua carriera. Ora vive di rendita su ciò che ha realizzato nel passato. Ormai è difficile che ci offra qualcosa d'effetto. Questa indagine sulle paure (di buoni e cattivi, che qui sono solo un punto di vista) si rivela decisamente banale e stancante.
Come spesso accade in casa Bonelli, a salvare la baracca interviene il disegnatore forte e carismatico. Corrado Roi è, innegabilmente, il maestro delle ombre e dei neri. Come bilancia lui le ombre nessuno. Anche se passano gli anni per tutti, il suo tratto rimane affascinate e piacevole. Riesce a dare qualcosa in più a questa storia debole.

La copertina di Cavenago è decisamente interessante ed aggressiva. Ottima.

La colpa della pubblicazione di queste storie inutili è del curatore della serie che non riesce a dare omogeneità del suo progetto. Hai riportato l'attenzione, per tre pagine, su John Ghost nel numero scorso? Porta avanti il tuo progetto: siamo fermi da due anni. Ovviamente del rapporto con Rania, anche questo mese, non si fa parola, così come del rapporto tra Rania e Carpenter.
Se, in più, ti è piaciuto un film come Babadook e ne vai orgoglioso, beh, hai dei problemi.

Giro a vuoto.

giovedì 30 marzo 2017

Dylan Dog - La ninna nanna dell'ultima notte

Dylan Dog N°  367 
La ninna nanna dell'ultima notte

Soggetto e Sceneggiatura: Barbara Baraldi 

Disegni: Corrado Roi 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile
uscita 29/03/2017 
Prezzo: 3,20€

Quando una bella donna, seppure abbigliata in modo strano, bussa alla porta di Dylan Dog, il nostro, non sa resisterle e deve accettare il suo caso. Ora, Domitilla Foster, psicologa infantile, ha notato come diversi bambini sono scomparsi dalle proprie case dopo la morte di uno dei loro genitori. Lei aveva in cura il piccolo Sam, ma ben presto si è accorta che aveva in comune qualcosa di inquietante con gli altri.

Barbara Baraldi parte bene. Ci cala nell'atmosfera del Villaggio dei Dannati, la mischia con un po' de Il Giorno del Giudizio senza tralasciare le atmosfere di quel film con Kevin Bacon ed i fantasmi di bambini, che ora non mi sovviene. Finalmente qualcuno che dipinge i bambini per quello che sono davvero: esseri umani senza una coscienza, senza una conoscenza vera di ciò che è il male. Persone che vivono in una società che tende ad edulcorarne sempre di più il concetto, diluendolo, cambiando i connotati alle figure che dovrebbero spaventarli: dai, ormai, non esiste più l'Uomo Nero, il Lupo non può più essere Cattivo, il Vampiro non dissangua le vergini, altrimenti i comitati per i genitori ti portano in tribunale solo per averne accennata la possibilità.
Tornando alla storia, purtroppo, però, Baraldi non riesce bene ad esprimere il suo concetto. Non dissemina indizi che permettano al lettore di supporre ciò che sta accadendo, ma affida tutto allo spiegone di uno dei personaggi secondari della vicenda, soluzione decisamente troppo spicciativa. Da quel momento parte un viaggio onirico che perde un po' la bussola rispetto alle aspettative iniziali. Di intrigante, per i lettori di antica data, c'è la filastrocca sulla notte, nella quale si può, senza troppa fatica, sostituire la parola morte e trovare vecchie atmosfere sclaviane.

Corrado Roi è sempre Roi. Lui è l'uomo a cui devi far disegnare Dylan Dog e che vale da solo il prezzo dell'albo. Però, sì perché stavolta c'è un però. L'ho trovato un po' stanco. ho avuto la sensazione che non volesse sperimentare troppo. Ho rivisto inquadrature vecchie, che l'hanno reso iconico, ma che, proprio per quello, hanno perso forza espressiva. A volte le scene notturne paiono un po' troppo confuse, ma la sua mano è sempre una delizia. Va a nozze nella prima parte della storia, passeggia tranquillo nel mezzo, ma mi aspettavo il botto (anche vista l'ambientazione) nel finale. Botto che no è avvenuto, seppure il suo lavoro resta apprezzabile.

Le copertine di Cavenago sono decisamente più cover rispetto a quelle di Stano. Però, ancora una volta, spoilerano più del necessario. Peccato.

Vi starete chiedendo: lo sviluppo verticale? La risposta è sempre la stessa: assente. Dylan continua a saltare di fiore in fiore, vivere avventure slegate tra loro. Sempre lontano dal progetto iniziali di Recchioni. 

Un albo che con buone, inaspettate, premesse si arena per colpa dell'autrice. Avrebbe potuto essere meglio, strappa la sufficienza nel suo insieme. 

martedì 23 dicembre 2014

Brendon - La notte degli addii

BRENDON N° 100
La notte degli addii

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Corrado Roi

Copertina: Massimo Rotundo

Periodicità: bimestrale
Uscita: 19/12/2014

La Luna Nera è stata sconfitta. Brendon ha trovato pace nella casa di Florence e di sua figlia Daisy, ma la pace e la tranquillità non è ciò che un cavaliere di ventura cerca. Quando, durante il suo meditare, lui completa la scacchiera intagliata qualcosa si risveglia nella sua mente. Una nuova avventura, un nuovo sogno, il ritorno di un familiare caratterizzeranno il giorno decisivo per le sue decisioni sul futuro.

E' finita! L'agonia è finita. Una serie che era partita bene, ma che si è trascinata parecchio negli ultimi anni, è finalmente finita. Come buona agonia si è prolungata ben oltre il dovuto. Bisognerebbe ricevere una spiegazione del perché di questo numero. Tutto era già concluso. Tutti i fili, nel bene o nel male, erano stati tirati ed ecco apparire il numero 100. Uno dei più brutti ed inutili numeri 100 di casa Bonelli che abbia mai letto. Davvero peccato perché Chiaverotti mi è sempre piaciuto, ma pur di assecondare questa sua nuova creatura ha allungato un po' troppo il brodo, di tartaruga.
Neanche l'intervento in extremis, alle tavole inchiostrate, da parte di Corrado Roi è servito a dare la spinta in più necessaria a rendere godibile questa triste conclusione.

Bello all'inizio, storie importanti ed ispirate che hanno reso questo personaggio ricordabile, ma un chiusura sopraggiunta prima, senza, anche, tanti Speciali inutili, ne avrebbe preservato il ricordo in modo migliore.

Buon cammino, Cavaliere di ventura

martedì 18 novembre 2014

Maxi Dylan Dog Old Boy 1

Maxi Dylan Dog Old Boy
Maxi Dylan Dog N° 22 
Periodicità: Quadrimestrale 
Maxi Dylan Dog n°22
Uscita: 30/10/2014 

Copertina: Gigi Cavenago 

Il futuro alle spalle
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Corrado Roi

Dylan Dog tra modernità e passato. Per qualche strano motivo l'Old Boy salta tra due presenti che lo riportano a vivere una vicenda di un lontano passato, ma con avversari moderni. Cosa starà succedendo nella sua mente?

L’armonia del silenzio
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Luigi Piccatto, Matteo Santaniello, Renato Riccio

Andare al parco con la propria nuova fidanzata, di solito, è romantico. Per l'Indagatore dell'Incubo risulta essere quasi un lavoro. Attratto da una donna misteriosa la segue tra gli alberi e, lei, con voce suadente, gli mormora che "L'orrore è qui".
Intanto a Londra si susseguono misteriose e sanguinose morti di persone importanti. Che sia tutto collegato? Anche Scotland Yard ha bisogno di Dylan Dog per indagare.

La festa dei mostri
Soggetto e Sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Riccardo Torti

La notte di Halloween. I mostri invadono le strade e sono pronti a veder esaudite le loro richieste: dolcetto o scherzetto, Peccato che non siano solo le persone in costume ad andare in giro, ma anche mostri veri. Abitanti di Golconda, lupi mannari, vampiri e chi più ne ha più ne metta sono pronti a divertirsi. Tra loro dei serial killer di maschere seminano sconcerto e paura nella popolazione londinese ed anitemetici nello stomaco dell'Ispettore Bloch, che indaga sul caso.

La rivoluzione di Recchioni giunge anche qui. Il nuovo supervisore della testata rivoluziona, sia per periodicità che per titolo, il Maxi. Da semplice balenottero che ospitava le storie di scarto non adatte alla collana regolare, diventa il posto dove recuperare le storie già scritte e disegnate e che non è più possibile utilizzare per quello scopo. Continueremo a trovare Bloch in servizio e le vicende avventurose e sentimentali di Dylan saranno slegate dalla collana principale. Non è un male, perchè, alla fine, troviamo tre storie di Mignacco: probabilmente le migliori da anni. Certo nella prima realizza un lavoro di riscrittura, con effetto speciale finale, del numero 1, nella seconda si rivede l'impronta Atzeca di qualche numero fa,  e nella festa dei mostri vengono tirati in ballo vecchi amici ed avversari dell'Indagatore dell'Incubo. Quello che c'è di buono è che funziona. Le storie si leggono con piacere e sono scorrevoli.
I disegni sono tutti di classici disegnatori della testata e non possono essere meno che adatti alle atmosfere.
Un primo esperimento che non può che definirsi riuscito.

giovedì 4 luglio 2013

Dylan Dog - Il pianto della Banshee

Dylan Dog n° 322
Il pianto della Banshee
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni di: Corrado Roi 
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile

Una anziana donna affronta il viaggio dal paesino di Wichkey fino a Londra per chiedere l'aiuto dell'Indagatore dell'Incubo. La sua unica figlia, fresca di matrimonio, la prima notte di nozze, è stata trovata vicino al cadavere accoltellato del marito. Le si proclama innocente e sostiene che sia stata una Banshee a farle commettere l'omicidio.
Da quando Dylan è arrivato in paese, però, altri omicidi misteriosi si susseguono e la pista della mitologica creatura sembra farsi più plausibile.

Giovanni Gualdoni tu hai finito la vena creativa ed io la pazienza di leggerti. Ultimamente stai facendo più male che bene a Dylan Dog e la cosa mi scoraggia. Dopo la pessima prestazione sul Maxi n°19, l'autore, non si salva nemmeno qui. Imbastisce un giallo di cui il colpevole è ben in evidenza fin da subito. Il lettore si trova catapultato in una storia che avrebbe potuto avere come protagonista uno qualsiasi dei personaggi della casa editrice milanese e non è bene.
I disegni sono di un Corrado Roi a secco di carboncini. Infatti, mantiene il suo stile classico e riconoscibile, ma risulta essere meno convito del solito. Non che sia un male e, comunque, dona al tutto una veste grafica che salva la storia.
Copertina di Angelo Stano che dopo un paio di giri sottotono crea un'atmosfera di campagna irlandese infestata perfettamente adatta all'albo.

Se smettiamo di far scrivere Gualdoni ci salviamo.

martedì 4 settembre 2012

Brendon - La strega d'inverno

Brendon n. 86, bimestrale 
La strega d'inverno
 
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Massimo Rotundo  
 
I personaggi delle fiabe sono minacciati di morte. Per la Nuova Inghilterra Cappuccetto Rosso si sta prendendo una rivincita sui personaggi della fantasia come lei. Invecchiata ed incattivita si sta dando da fare per ridurre il numero di personaggi della fantasia.
Sulle sue tracce il cavaliere di ventura Brendon dovrà cercare di contenere la sua follia omicida fino a cercare di fermarla.
Ma una motivazione più profonda spinge l'anziana Cappuccetto Rosso a compiere la sua missione.

Chiaverotti, ispirato da Once Upon a Time, il serial televisivo americano dei creatori di Lost, mette a soqquadro, con un unico colpo di scena, ben orchestrato, il mondo delle fiabe. Il personaggio di Camille, ingenuo e determinato allo stesso tempo, è abbastanza originale. Il grande mostro di Frankestein accanto a lei è già meno originale, ma ben tratteggiato. Anche la compagna di viaggio di Brendon ho qualche sfaccettatura interessante anche se è pressoché inutile se non me mettere in azione il meccanismo narrativo.
Ai disegni Corrado Roi che, come sempre, scava nelle espressioni e arricchisce il buio di dettagli che altri non riuscirebbero a mettere in mostra. Sarà che gli danno sceneggiature che sembrano scritte proprio per lui, ma come si fa a non ammirare questo Maestro del fumetto italiano?
Massimo Rotundo azzecca la copertina. Se in qualche recente occasione sembrava aver perso un po' l'ispirazione, con questo albo si rifà alla grande.

Da leggere al crepuscolo, sotto un melograno, per creare l'atmosfera ed immergersi nella storia fino in fondo.

martedì 4 ottobre 2011

Dylan Dog - La piramide capovolta

Speciale Dylan Dog n. 25, annuale
La piramide capovolta

Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe De Nardo
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano

Un architetto appassionato di occultismo sta edificando sotto Londra una città alternativa atta a contenere i servizi e liberare spazio nella Londra a cielo aperto. Parcheggi, uffici, centri commerciali, cinema, tutto quello che si può spostare sotto terra lo sarà. Il sospetto di un archeologo ritenuto scomparso da tempo è che tale opera venga realizzata come una piramide capovolta, studiata per liberare le forze maligne imprigionate nelle altre dimensioni. L'Old Boy ha poche ore di tempo per verificare l'esattezza delle informazioni ed, eventualmente, guidare un manipolo di coraggiosi a fermare il folle ed il rito sanguinario che si prospetta all'orizzonte.

Storia che ricorda un po' il primo Dylan Dog incontra Martin Mystère con elevate punte di citazioni da fonti esterne. Una parata di personaggi secondari interessanti sfila sul palcoscenico dell'avventura di De Nardo, rendendola molto piacevole.
I disegni di Roi, per lui quest'anno super lavoro, non si discutono. Evocano le atmosfere claustrofobiche giuste e ben si adattano al classicismo della storia.
Unica nota negativa è il finale. Una storia in crescendo, avventurosa, ma che si conclude con una pagina pari anomala e dall'effetto spaesante.

Bella l'idea di usare così tanti comprimari, interessanti le situazioni, ma l'ultima pagina lascia l'amaro in bocca. Tutto sommato uno speciale di qualità.

giovedì 25 agosto 2011

Brendon - L'impronta del diavolo

Brendon n. 80, bimestrale
L'impronta del diavolo

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Massimo Rotundo

Brendon e Madison sono ormai sposati. I ricordi della ragazza li conducono all'orfanotrofio in cui tutto è cominciato. Vengono svelati gli arcani che la hanno portata a seguire la curva che il suo destino ha preso. Dal regno demoniaco gli Arconti ed il Metabarone non sono, però, rassegnati a perderla.

Leggere storie in due parti è sempre uno stillicidio, quando Bonelli ci ha insegnato a leggere un episodio completo al mese. Attenderne due per portare la vicenda alla conclusione è ancora più doloroso.
Chiaverotti riesce a tenere sulle spine fino alla fine, innestare sul suo racconto (principalmente basato su una versione rivista de "La sposa cadavere") storie e colpi di scena che non danno possibilità al lettore di distrarsi.
Come sempre i disegni di Corrado Roi si adattano alle atmosfere intrinseche di questo personaggio. Così come in Dylan Dog, questo disegnatore da il suo massimo in storie come questa. Il bello è che grazie a Chiaverotti abbiamo potuto godere della sua potenza visiva per due numeri consecutivi di Brandon, e non è cosa da poco.
La copertina di Rotundo è strana. Più di altre volte svela un dettaglio importante della trama dell'albo, ma non l'ho sentita coinvolgente come altre.

Non dico che questa sia una collana perfetta, ma le caratteristiche che la distinguono (un unico sceneggiatore, disegnatori sia nuovi che esperti ed un copertinista evocativo) la mettono su un ottimo livello. Dubito che le vendite rispondano sempre bene, credo che abbia il suo zoccolo di affezionati fedeli, ma poco di più. Siamo arrivati ad 80 numeri e spero che Bonelli, Chiaverotti ed i loro staff continuino su questa strada.

Degna conclusione, ricca di citazioni cinematografiche e letterarie, di un buon inizio. Sulla strada giusta.

mercoledì 29 giugno 2011

Brendon - La sposa in nero

Brendon n. 79, bimestrale
La sposa in nero

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Massimo Rotundo

Old Canterbury. Brendon trova una donna in fin di vita e si prodiga per soccorrerla. E' troppo tardi, ma prima di spirare, la ragazza, sussurra una promessa di matrimonio al Cavaliere di ventura, lo bacia, poi muore. Brendon si trova con una fede nuziale in osso all'anulare. Sospettato dell'omicidio della ragazza viene invitato a non lasciare il villaggio. L'obbligo di soggiorno si rivela provvidenziale per il nostro. Vagando per le strade del villaggio si imbatte nella ragazza che aveva creduto morta. Madison Fair gli racconta di essere stata a Darkdom, nelle ore della sua morte, un Inferno arcano e spaventoso. I due sono all'oscuro, però, del fatto che lei non sia tornata sola da quel luogo, due demoni, incarnati in due esseri umani, l'hanno seguita per riportarla indietro. Sullo sfondo, nei ricordi di Madison, si muove un massacro nell'orfanotrofio in cui ha vissuto alcuni anni ed un ragazzo misterioso col quale è cresciuta e che sembra sia il suo assassino.

Partiamo dal punto di svantaggio di questa storia: è in due parti. La condizione per la quale ci troviamo a dover leggere un'avventura di Brendon ogni due mesi crea qualche problema: dobbiamo aspettare tanto per leggere la conclusione. I vantaggi sono, però, due e prevaricanti. Il primo è Chiaverotti che ha tempo, spazio e modo di creare una sceneggiatura complessa, articolata ed intensa. E' quasi incredibile come un unico sceneggiatore, anche ideatore del personaggio, riesca a sfornare idee per 160 mesi senza un attimo di crisi. Questa storia gli permette di respirare e dare più spessore a personaggi di secondo piano che, di solito, per necessita, sono meno tratteggiati degli altri.
Il secondo è Corrado Roi. Avere la possibilità di ammirare i disegni di un artista del suo livello per due mesi di seguito è un piacere che neanche ai lettori della serie regolare di Dylan Dog capita. La storia si adatta perfettamente al suo stile, ma oserei dire che è la sua professionalità che gli permette di entrare nell'intimo dei ogni sceneggiatura e trovare l'angolo giusto per realizzarla dalla sua visuale.
Evocativa, ma fuorviante un poco, la copertina di Rotundo.

Non so se consigliare l'acquisto dell'albo e l'attesa per la lettura all'uscita della seconda parte o suggerire di leggerle una alla volta. Quasi quasi, leggere questa ora e rileggerla il giorno prima dell'uscita del numero 80 potrebbe essere la soluzione migliore. Sta di fatto che l'importante è leggerle.

lunedì 6 giugno 2011

Dylan Dog - Il sortilegio

Dylan Dog n. 297, mensile
Il sortilegio

Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano

Una nuova fidanzata, amorevole e disponibile, è al fianco dell'Old Boy. Questo dovrebbe renderlo felice, rilassato e tranquillo, invece. Invece una serie di improvvisi malanni inspiegabili e variegati lo colpiscono. Dolori alle mani, al petto, alle gambe, afonia (grazie Dario) in momenti distinti singoli acciacchi distinti. Gli amici preoccupati ed i dottori che anziché cercare di individuare una causa fisica ai disturbi li associano a stress e depressione. Ma la verità è ben altra: qualcuno si diverte a conficcare spilloni in una bambolina di cera che riproduce le fattezze dell'Indagatore dell'Incubo. Riuscirà il nostro a fermare la mano misterioso prima che ponga termine alla sua vita?

Un storia condita di tali malanni e malesseri che sembra essere scritta dallo stesso Sclavi dei bei tempi. Invece è opera di Giancarlo Marzano, in formissima. Dopo l'originale "Tra moglie e marito" di due mesi fa mette sul piatto una storia con un forma ed un percorso ben distinto ed originale. Riprendendo la classica vicenda della vendetta per mezzo del Vudù riesce a far patire al nostro sofferenze indicibili che riescono a fiaccarlo ed anche a metterlo di fronte ad una parte della società che troppo spesso viene poco considerata: gli anziani. Facendo la fila dal medico, ricoverato in ospedale, Dylan si mette a confronto con questo mondo lento ed isolato che vive parallelo al nostro, frenetico, ed al quale facciamo poco caso. Lo sceneggiatore, del 1969, riesce a far riflettere il lettore su quella che è una condizione per molti sconosciuta. Interessante, inoltre, la, possibile, filosofia sulla vita da anziano che propone.
Del disegnatore non si può dire alcunché. E' Corrado Roi e questo dovrebbe bastare a chiunque. Alto standard qualitativo ed emotivo proposto in ogni tavola ed inquadratura. Ogni disegno curato nel dettaglio di ogni ombra, niente lasciato al caso.
Copertinista di rito l'amorevole Angelo Stano che cita in prima pagina una sequenza dell'albo, con i colori ad acquarello che contraddistinguono le sue tavole degli ultimi mesi.

Uno dei migliori albi della stagione, da leggere sia tutto d'un fiato che a piccoli respiri. Vale la pena non perderselo anche se non si è lettori della serie.

giovedì 17 febbraio 2011

Maxi Dylan Dog n. 14

Maxi Dylan Dog n. 14, semestrale
Copertina: Angelo Stano

La capanna nel bosco
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Corrado Roi

Uno sperduto bivio nella campagna inglese. Il maggiolone di Dylan viene tamponato da un furgoncino con a bordo quattro ragazzi in vacanza. Affranti per il danno arrecato si offrono di rimorchiare la macchina dell'Indagatore dell'Incubo al più vicino paese in cerca di un'officina. Come potrebbero capitare in un paese normale? Sul retro del benzinaio officina c'è una baracca prigione per una giovane ragazza. Uno dei ragazzi le permette di fuggire, gli abitanti del villaggio se ne accorgono e Dylan ed i suoi compagni di disavventura son costretti a rifugiarsi nel bosco per cercare di salvare la pelle.

Paranoia
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Corrado Roi

E' ferragosto anche nella città di Londra. Groucho è partito per qualche giorno di ferie. A rimanere solo in casa è Dylan. Forse il caldo, forse il sonno, qualcosa, però, lo turba. Strane visioni, città deserta, un'oscura presenza lo turbano. Sarà la sola altra anima viva, una ragazza, in città a salvarlo, od a precipitarlo in un nuovo incubo?

Gita fuori porta
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Corrado Roi

L'Old Boy ed il suo assistente Groucho son talmente persi nella campagna inglese che neanche il navigatore satellitare, vinto con i punti del supermercato, riesce a rimetterli sulla retta via. Anzi, qualcosa di anomalo sta succedendo. Strani personaggi, fanciulle in pericolo, draghi e serial killer rendono lo smarrirsi ancora più pericolo.

Buttiamo sul mercato un Maxi ogni sei mesi. Con questo slogan la Bonelli ci sottopone questo balenottero con tre storie dylaniate.
La prima cosa in comune che hanno è la copertina che li racchiude. Evocativa, intrigante, spaventosa ed azzeccata. E' da un po' di tempo che Stano azzecca il mio gusto in fatto di copertine e questa più di tutte. I Dylan zombie che aggrediscono quello vivente ha qualcosa di tanto inquietante che fai fatica a staccarne gli occhi.
Seconda caratteristica comune: il disegnatore: Corrado Roi. Uno dei maestri del brivido disegnato si lancia in tre storie rilegate assieme, o manca per troppo tempo dalla serie regolare o si sfoga su quelle parallele. Tranne la prima parte di "Paranoia" le storie non permettono al suo lato oscuro di invadere completamente le tavole. Le storie richiedono luce (tra campagne e boschi) e lui non si tira indietro. Il suo tratto caratteristico ci accompagna piacevolmente per tutta la lettura, dimostrando che se uno è un grande lo resta anche quando nel leggi tre storie di fila senza assuefarti.
Gli autori sono tre, invece, uno per ogni storia. Giancarlo Marzano con la prima storia non stupisce. Un senso di profondo "ma io sta storia l'ho già vista" pervade tutta la narrazione. Piacevole, ma non originale. Pasquale Ruju sfoga, nella seconda, le paure recondite di ognuno di noi con abile maestria mettendoci scarafaggi in primo piano e sconvolgendo la mente di Dylan come non mai. Luigi Mignacco affronta il mondo della fiaba per creare mostri e difficoltà all'Old Boy in modo abbastanza originale. La sensazione che abbia preso lo spunto generale della storia da "Cornelio" di Lucarelli, però, è forte.
Siamo ad un buon livello. Il lettore smaliziato troverà le storie piacevole (anche se con qualche deja vu) mentre il novizio ne sarà preso. Tutto sommato un buon albo che vale i suoi soldi. Un Roi in forma è sempre un piacere, a poter avere delle sue illustrazioni originale a far da quadro in casa ci metterei la firma.

Un albo di buon livello. Da leggere.

lunedì 12 luglio 2010

Speciale Brendon n. 8

Speciale Brendon n. 8, annuale
Nel cuore del buio

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Corrado Roi

Dal buio in cui è stato generato e quindi confinato, riemerge l'inquietante Andy. Preceduto dall'angosciante suono del suo sonaglio, l'angelo delle tenebre torna a bagnare di sangue le strade della Nuova Inghilterra, grazie alle terrificanti visioni che è in grado di evocare e materializzare di fronte alle sue vittime. Tra i suoi obiettivi di amore e morte c'è la bella e letale Azalhee che cerca invano di sottrarsi alle sue attenzioni, ma che non riesce a sfuggire all'irrefrenabile istinto omicida che la anima e la fa sentire viva... Brendon sarà coinvolto in questa danza mortale e, se non vorrà rimetterci la pelle, anche lui dovrà impararne i passi...

Si continua sulla rotta che indica come gli speciali non debbano essere una storia unica, ma una serie di racconti. In questo caso, però, bisogna riconoscere che l'aver cercato di tessere un ordito completo usando come navetta Brendon è un punto a favore del lavoro di Chiaverotti. L'instancabile sceneggiatore ci propone una storia ad episodi nascosti che mette in gioco molteplici personaggi. Alcuni appaiono fuggevolmente, per poi fare il loro ritorno nel momento topico, altri ci accompagnano per tutto l'arco delle storie. Il contributo fondamentale di Roi alla riuscita dell'albo è evidente, un maestro delle ombre. Quando si mette a disegnare si può star sicuri come ogni sua tavola sia un capolavoro. Dovrebbero fare un reality in cui lui disegna e ci mostra le sue opere, arte pura.