Visualizzazione post con etichetta Naomi Watts. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Naomi Watts. Mostra tutti i post

giovedì 9 agosto 2012

Dream House

Will Atenton lascia il suo posto di lavoro in una grande società per trasferirsi in una villa in periferia. Il suo scopo è quello di avere il tempo di dedicarsi alla scrittura del suo romanzo e non rubare ulteriore tempo alla sua famiglia. Libby, la moglie, e le piccole Dee Dee e Thris, le figliolette, sono entusiaste della notizia.
La decorazione della casa sta procedendo a meraviglia, anche se qualcosa non torna. I vicini sono un po' sconcertati, vi sono intrusioni nella casa ed i poliziotti non danno troppa retta alle segnalazioni di Will. L'uomo non si da per vinto e scopre che la famiglia che viveva nella sua casa era stata uccisa da un folle.
Sarà tornato l'uomo che ha compiuto il massacro per ripetere l'esperienza o c'è di più?

Daniel Craig invecchia. Il taglio di capelli scelto per questo film non lo aiuta di certo a nascondere gli anni.
Naomi Watts invecchia. Impietose le inquadrature delle rughe sul suo volto.
Rachel Weisz è uguale a se stessa ed è un bene, anche se la recitazione ne risente un po'.
Il film è stato un flop clamoroso negli Stati Uniti, nonostante il cast, tanto che il regista, Jim Sheridan, ha chiesto che il suo nome venisse rimosso dai crediti. Sembra che tutto sia dovuto ad una losca storia di rimaneggiamento del copione all'ultimo, montaggio forzato dalla casa di produzione ed altre bassezze politiche. Sta di fatto che se per una certa porzione della pellicola sembra di essere a Shutter Island il resto fa pensare più a The House, il che lascia assumere al tutto l'idea di Verità Nascoste. Il risultato non è brillante, ma neanche pessimo.

Se non si ha altro da vedere, lo passano in tv o ce lo presta un amico, perché no?

Titolo originale Dream House 

Lingua originale inglese 
Paese USA, Canada 
Anno 2011 
Durata 92 min 
Genere thriller, horror 

Regia Jim Sheridan 

Soggetto David Loucka 
Sceneggiatura David Loucka 
Produttore Daniel Bobker, Ehren Kruger, David C. Robinson, James G. Robinson 
Produttore esecutivo Mike Drake 
Casa di produzione Cliffjack Motion Pictures, Morgan Creek Productions 
Distribuzione (Italia) Universal Pictures 
Fotografia Caleb Deschanel 
Montaggio Glen Scantlebury, Barbara Tulliver 
Effetti speciali Gradient Effects 
Musiche John Debney 
Scenografia Carol Spier 
Costumi Delphine White 
Trucco Donald Mowat 
Sfondi Elinor Rose Galbraith 

Interpreti e personaggi 
Daniel Craig: Will Atenton 
Rachel Weisz: Libby Atenton 
Naomi Watts: Ann Patterson 
Marton Csokas: Jack Patterson 
Claire Geare: Dee Dee 
Taylor Geare: Trish 
Rachel G. Fox: Chloe Patterson 
Mark Wilson: Dennis Conklin 
Jonathan Potts: Tony Ferguson 
Lynne Griffin: Sadie 
Elias Koteas: Hooded Man / Boyce 
Gregory Smith: Artie 
Chris Owens: Tom Barrion 
Jane Alexander: dottoressa Greeley 
Sarah Gadon: Cindi 
 
Doppiatori italiani 
Francesco Prando: Will Atenton 
Giuppy Izzo: Libby Atenton 
Barbara De Bortoli: Ann Patterson 
Arianna Vignoli: Dee Dee 
Emanuela Ionica: Trish 
 

giovedì 12 gennaio 2012

J Edgar

John Edgar Hoover nasce a Washington il 1º gennaio 1895 e vi muore il 2 maggio 1972).
Hoover è colui che ha praticamente fondato l'FBI, di cui ne è stato direttore dal 1924 al 1972, ha introdotto le tecniche scientifiche durante l'analisi dei casi, ho portato ad un elevato livello la polizia federale.
E' stato un feroce avversario dei comunisti ed dei neri, nel periodo in cui non esisteva il politically correct, ma anche un uomo con un privato complicato. Legato in modo morboso alla madre, morbosa con lui, ed incapace di gestire una relazione sentimentale. Uomo dalla cieca fiducia in alcuni suoi collaboratori, Clyde Tolson (22.05.1900/14.04.1975, colui che potrà essere identificato come l'amore della sua vita, oltre il lavoro) e Helen Gandy (08.04.1897/07.07.1988, devota a lui per tutta la vita, non si è mai sposata neanche dopo la morte di Hoover), ma pronto a defenestrare chiunque al primo errore.
Grazie allo staff dell'Agenzia è riuscito, nei suoi 50 di regno al Bureau, a sopravvivere a 8 presidenti degli Stati Uniti (da Calvin Coolidge a Nixon, passano per Johnsson e Kennedy) senza mai sentirsi realmente in bilico sulla poltrona. Con un dossier segreto su ogni personalità, politica o pubblica, ha tenuto in pugno gran parte degli alti papaveri di Washington e non solo.
Una carriera costellata di successi che hanno portato alla repressione del comunismo negli anni '20, del gansterismo negli anni '40 e dei pericoli interni alla nazione dagli anni '50 ai '70.
Nella pellicola, strutturata come la narrazione delle memorie di J. Edgar Hoover a dei suoi agenti, vengono rammentate le tre importanti fasi della sua carriere che lo hanno visto protagonista.
La prima è quella della lotta al comunismo che, con la scusa della lotta alle minacce alla sicurezza interna, gli permette di installare ovunque microspie e di acquisire il suo archivio privato, col quale terrà in pungo i suoi futuri avversari.
La seconda è quella della guerra senza quartiere ai gangster. Dai piccoli ai grandi successi che portano il suo ufficio a mettere agli arresti, o sottoterra, gran parte della criminalità organizza operante nel suo Paese. Su tutti il successo la cattura e l'uccisione di John Dillinger.
Il caso più importante, però, è quello che ha sconvolto l'opinione pubblica americana: il caso Lindbergh. Potente aviatore si vede il figlio di pochi anni dalla sua casa di campagna, durante la notte. Hoover e la sua squadra arrivano sul posto che la polizia locale ha già fatto perdere molte prove, ma con i nuovi metodi scientifici riescono a ricostruirne alcuni. Sicuri che l'aviatore pagherà qualsiasi riscatto per riavere suoi figlio indietro, Hoover, gli fornisce banconote segnate in modo da potere tracciare il denaro una volta che verrà speso. Il rapitore, a distanza di tempo, verrà individuato in un uomo di origini tedesche, Bruno Hauptmann, e durante il processo come prove a suo carico verranno portate sia delle perizie calligrafiche che sui legni e sega da lui utilizzati durante il rapimento. Purtroppo, l'intuizione che Hoover aveva avuto il primo giorno sul luogo del delitto si rivelerà esatta: il bambino è morto ed il suo corpo, ridotto ormai a scheletro, verrà trovato per caso, a poche centinaia di metri di distanza dalla casa, da un cacciatore.
L'ultimo suo anno di vita lo vedrà combattere contro la malattia di Clyde e contro la sua malattia, che tacerà anche a se stesso.
Dopo il colloquio con un altro squalo quale si rivelerà essere Richard Nixon prenderà le sue precauzioni affinché il suo schedario segreto venga distrutto il giorno stesso della sua morte da Helen Gandy, ancora sua fedele segretaria dopo 48 anni.
Hoover muore, da solo, nella camera da letto nella quale era già morta sua madre nel 1972.

Clint Eastwood non è proprio al massimo della sua forma, all'inizio della pellicola.
Il film è una lunga biografia di un uomo che, dietro le quinte, ha condizionato a suo favore quasi mezzo secolo di storia americana. Ha contribuito con il suo patriottismo a formare l'America come oggi la conosciamo, l'ha protetta dal comunismo, dai gangster e dalle persone che a lui davano fastidio. Ha reso la vita più difficile ai criminali e più sicuri gli Stati Uniti.
Il ritmo è cadenzato, mai eccessivamente lento, ma sempre sul filo dell'esserlo.
L'interpretazione di Leonardo Di Caprio ripaga il regista per la fiducia che gli ha accordato. Un ruolo difficile, da interpretare sotto strati di trucco, a volte più convincente, a volte meno, che consolida la sua carriera di attore. Non credo che lo porterà all'Oscar come Miglior Attore Protagonista, ma una nomination gli varrà. Al suo fianco il semi debuttante Armie Hammer, bello, se la cava egregiamente, e Naomi Watts offre una bella prestazione. Judi Dench interpreta la madre apprensiva del protagonista in modo estremamente realistico (un'altra candidatura all'Oscar?).
Clint torna a dirigere da suo pari nell'ultima mezz'ora. Trasmette una intensa carica di sentimenti allo spettatore, come da par suo. La costruzione e la messa in scena del finale sono veramente memorabili.

Non tra i capolavori di Eastwood (Gran Torino gli fa un baffo a questo film), ma un modo onesto di far conoscere la storia di uno dei più influente americani del 1900.
Da vedere, seguire, capire ed apprezzare.

Titolo originale J. Edgar
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 137 min
Genere biografico, drammatico

Regia Clint Eastwood
Sceneggiatura Dustin Lance Black
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Brian Grazer, Ron Howard
Casa di produzione Imagine Entertainment, Malpaso Productions, Wintergreen Productions
Fotografia Tom Stern
Montaggio Joel Cox, Gary D. Roach
Scenografia James J. Murakami

Interpreti e personaggi
Leonardo DiCaprio: J. Edgar Hoover
Armie Hammer: Clyde Tolson
Naomi Watts: Helen Gandy
Josh Lucas: Charles Lindbergh
Ed Westwick: Agente Smith
Lea Thompson: Lela Rogers
Dermot Mulroney: Colonnello Schwarzkopf
Jeffrey Donovan: Robert Kennedy
Stephen Root: Arthur Koehler
Judi Dench: Anne Marie Hoover
Ken Howard: Generale Harlan F. Stone
Miles Fisher: Agente Garrison
Ryan McPartlin: Lawrence Ritchie
Damon Herriman: Bruno Hauptmann
Christian Clemenson: Ispettore Schell
Denis O'Hare: Albert S. Osborn
Geoff Pierson: Alexander Mitchell Palmer
Christopher Shyer: Richard Nixon
Michael O'Neill: Senatore McKellar
Amanda Schull: Anita Colby
Josh Hamilton: Robert Irwin
Zach Grenier: John Condon
Gary Werntz: Avvocato generale
Josh Stamberg: Agente Stokes

Doppiatori italiani
Francesco Pezzulli: J. Edgar Hoover
Gianfranco Miranda: Clyde Tolson
Barbara De Bortoli: Helen Gandy
Vittorio De Angelis: Charles Lindbergh
Davide Perino: Agente Smith
Elettra Bisetti: Lela Rogers
Angelo Nicotra: Colonnello Schwarzkopf
Massimo De Ambrosis: Robert F. Kennedy
Roberto Draghetti: Arthur Koehler
Marzia Ubaldi: Anne Marie Hoover
Roberto Chevalier: Ispettore Schell
Oliviero Dinelli: Albert S. Osborn
Pietro Biondi: Alexander Mitchell Palmer
Massimo Rinaldi: Richard Nixon
Michele Gammino: Senatore McKellar
Tiziana Avarista: Anita Colby
Roberto Gammino: Robert Irwin
Diego Reggente: John Condon
Bruno Alessandro: Avvocato generale
Simone Mori: Agente Stokes