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venerdì 16 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story (senza spoiler)

In giorni come questi è meglio non mettersi a scrivere riassunti. Tanto la storia si sa dove va a parare: alla fine del film la Ribellione entrerà in possesso dei piani della Morte Nera.
L'interessante è come gli sceneggiatori ci hanno portato fin lì.
Nella costruzione di questa Star Wars Story si è cercato di calibrare il tutto. Vi è stato profuso un grande impegno nella sceneggiatura. E' stato trovato il giusto bilanciamento tra l'ambientazione classica di episodio IV ed il necessario aggiustamento di ritmo imposto dai tempi moderni. Sono stati presentati personaggi curati e calati con grande effetto nella situazione che li ha visti coinvolti.
E' stata curata in modo pedissequo la riproduzione degli ambienti che verranno visti nei film successivi, così come la tecnologia è stata resa perfettamente compatibile con quella che sarà in futuro.
La colonna sonora, a parte ad un casuale riferimento a Far Natale di Nightmare Before Christmas, segue, precedendolo, ciò che Williams realizzare nel passato per il futuro.



La regia di Gareth Edwards, classe 1975, si è rivelata adatta compagna di viaggio. Ha alternato inquadrature classiche ed iconiche dei film che verranno ed ha unito il dinamismo della battaglie in CGI, sopratutto presenti nella terza parte del film, che hanno reso questa pellicola sì più bellica, ma anche più realistica. Tanto è vero che è merito suo, oltre che degli sceneggiatori che li hanno creati e degli attori che li hanno interpretati, che i momenti in cui qualcuno viene a mancare colpiscono lo spettatore nel punto giusto.
La CGI non poteva che essere di altissimo livello. Oltre che nelle scene di battaglia, nei panorami e nell'arricchimento degli sfondi, si esalta con la realizzazione delle due chicche di questo film. E' palese che il reale sia leggermente diverso e che si noti il ricreato, un po' alla Final Fantasy il film, ma la coesistenza dei due incide solo nell'occhio dello spettatore più esperto.



Ma a dare corpo al sogno ci sono gli attori.
Famosi al di qua dell'oceano? Pochi.
Diego Luna è Cassian Andor. Pilota della Ribellione con nel passato più ricordi brutti che belli. Stereotipato, ma ben riuscito.




Ben Mendelsohn è Orson Krennic. Il funzionario dell'Impero responsabile per la realizzazione della Morte Nera. Reclutatore degli scienziati che la progetteranno ed uomo ambizioso. Caratterizza il suo personaggio in modo credibile, mettendone in evidenza soprattutto l'insicurezza che, nonostante tutto, l'ha portato ad occupare la posizione in cui si trova.

Donnie Yen è Chirrut Îmwe. Niente da dire, dovete vederlo. Un grande.
Mads "Hannibal" Mikkelsen è Galen Erso. Il progettista principale, lo scienziato che ha concepito e, quasi in venti anni, ha portato a termine la costruzione del distruttore di mondi dell'Impero. Ottima interpretazione. Sentita ed intensa.
Forest Whitaker è Saw Gerrera. Un ribelle nei ribelli. La sua azione è ancora più estremistica di quella della Ribellioni e sta causando non pochi problemi. E', involontariamente, lui il motore che traina in gioco la nostra eroina e che permette a tutti i personaggi di compiere il loro destino. Forse un personaggio meglio caratterizzabile che non ha permesso all'attore di esprimere tutto il suo potenziale. Il doppiaggio italiano non gli ha reso, oltretutto, giustizia.



Felicity Jones è Jyn Erso. Il cardine su cui ruota il film è questa bimba che cresce tra ribelle e brutta gente, si fa le ossa per sopravvivere e viene reclutata per entrare in contatto con Saw. Il personaggio non è malvagio, ma, io, Felicity Jones non la trovo un'attrice convincente. Non è riuscita a trasmettermi nulla se non la sua bellezza estetica. Sarò prevenuto io. Magari alla prossima visione coglierò le sfumature che ha voluto dare al suo personaggio, ma, per ora, è il personaggio che, nonostante tutto, ha inciso di meno.



K-2SO. Androide, con quel design alla Laputa che tanto ci piace, dell'Impero riconvertito alla Ribellione. Un tocco di genio. Ottimo per alleggerire qualsiasi situazione con la sua spropositata sincerità. 



Poi c'è Darth Vader. Sì, lo sapete che c'è, era nei trailer. Non è uno spoiler. Ora. Per quanto io ne sia fan e lo possa difendere allo stremo. E' il personaggio che meno si adatta a ciò che vedremo nei seguiti che furono. In episodio III è corazzato in un modo, nel IV in un altro e fin lì ci sta, passano diversi anni tra le due situazioni. Qui è corazzato in un modo, in episodio IV, che si svolge poco, moltissimo poco, dopo, sarà completamente diverso. Cambierà il casco, cambierà il chest box, cambieranno i guanti. Capisco che possa anche lui avere un guardaroba vario, ma così è fin troppo. Il casco è decisamente strano, forse si è voluto rendere omaggio al bozzetto originale di derivazione Samurai, ma ci si è distaccati troppo dal risultato finale ottenuto nella trilogia classica. Ciò che, però, mi ha infastidito particolarmente è stato il chest box: ogni tanto con le luci accese, ogni tanto spente. Ma non nell'arco del film, persino da una inquadratura all'altra. Peccato per questi dettagli che son sfuggiti in fase di montaggio.



Il film? E' bello. E' da vedere. E' un ritorno al classico, con una salsa moderna che lo rende perfettamente godibile. Con tanto Impero e tante battaglie stellari da stordire anche il fan più accanito (anche se certe sequenze di episodio VII rifulgono ancora nei ricordi).

Consigliato a tanti. Vedibile da molti. Forse, se volessi portare un bambino troppo piccolo lo vedrei prima da solo e penserei a come potrebbe reagire a certe situazioni che vengono presentate.

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2016 
Durata 133 minuti
Rapporto 2.35:1 
Genere Avventura

Regia Gareth Edwards 

Soggetto John Knoll, Gary Whitta 
Sceneggiatura Chris Weitz, Tony Gilroy 
Produttore Kathleen Kennedy, Allison Shearmur, Simon Emanuel 
Produttore esecutivo John Knoll, Jason D. McGatlin 
Casa di produzione Lucasfilm 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Greig Fraser 
Montaggio Jabez Olssen, John Gilroy, Colin Goudie 
Effetti speciali Neil Corbould, John Knoll 
Musiche Michael Giacchino 
Scenografia Doug Chiang, Neil Lamont 

Interpreti e personaggi

Felicity Jones: Jyn Erso
Diego Luna: Cassian Andor
Ben Mendelsohn: Orson Krennic
Donnie Yen: Chirrut Îmwe
Mads Mikkelsen: Galen Erso
Alan Tudyk: K-2SO
Jiang Wen: Baze Malbus
Forest Whitaker: Saw Gerrera

Doppiatori italiani

Valentina Favazza: Jyn Erso
Francesco Venditti: Cassian Andor
Stefano Benassi: Orson Krennic
Enrico Pallini: Chirrut Îmwe
Davide Marzi: Galen Erso
Christian Iansante: K-2SO
Dario Oppido: Baze Malbus
Roberto Stocchi: Saw Gerrera

mercoledì 16 dicembre 2015

Star Wars: Il Risveglio della Forza (senza spoiler)

Di Star Wars Episodio VII non si può parlare senza rischiare di incappare in qualche spoiler che guasti, leggermente, la visione a chi ancora (ancora!!!) non l'ha visto. Bisogna andarci con i piedi di piombo. Cerchiamo di farlo.

Iniziamo da dove c'è meno rischi di far danni: del comparto tecnico. Alle musiche John Williams. Per la prima volta si è avvicinato ad un film di Star Wars nell'era del digitale avanzato. Il suo lavoro non deve essere stato facile. Abituato a comporre le colonne sonore della saga a film completamente montato, qui si è trovato a lavorare su un film in divenire. La sua arte, comunque non ne ha risentito. Musiche d'atmosfera puntuali e precise, come da sempre, accompagnano la visione del film di J. J. Abrams. Forse meno epiche di una volta, ma sicuramente adatte ai contesti che si impegnano a sottolineare.

J. J. Abrams, appunto. Cosa ha combinato qui l'autore di Lost, il rinnovatore del mito di Star Trek? E' stato all'altezza della trilogia originale, perché con quella sarà il paragone non con i prequel di Lucas?

Senza svelare troppo, la storia raccontata da J. J. Abrams è un omaggio alla trilogia classica. Vi sono citazioni, visive e letterali, ovunque. Il deserto, il droide, il compattatore dei rifiuti, gli ologrammi, quella cosa là e come succede quella roba lì nel finale, quella cantina e tanti altri piccoli e grandi omaggi. Ed è un male? Secondo me no. L'operazione di presentazione di questa nuova trilogia al pubblico moderno doveva, per forza, passare da un film del genere. Non sarebbe stato salutare per la saga un inizio completamente slegato dal passato, la tecnica usata nei due film di Star Trek funziona ancora. Visivamente il lavoro del regista ha reso spettacolari le scene di volo, emozionante la prima sequenza del Millennium Falcon (non ve l'aspetterete così) ed i combattimenti tra i Tie (bellissimi) ed i nuovi X-Wing (molto classici, ma perché rovinare la perfezione?). Io non ho mai nascosto la mia passione per questo regista e non posso che essere soddisfatto del suo lavoro. Ah, vi chiederete dei flare... Sappiate che durante lo scorrere dei titoli, classico di Star Wars, non ve ne sono. Subito dopo sì. A parte gli scherzi, anche se è veramente presente, il tocco distintivo di J.J. è stato molto contenuto, più funzionale che estetico.
Lo script,, come accennato, è foriero di citazione e, forse, venti minuti troppo lungo. La narrazione, comunque sia, scorre snella ed avvincente, superando le difficoltà espressive di alcuni attori. Scorre, coinvolge e supera le piccole forzature con l'abilità di un saltatore di staccionate dall'olio preferito.

I personaggi.

Han Solo è il carisma puro. Lui ed il suo amico peloso, appena appaiono sullo schermo, elevano il film di una spanna. Il mestiere di Ford e la presenza scenica di Chewbacca sono innegabili e l'importanza della presenza del vecchio cast in questo film è angolare.




Carrie Fisher torna a vestire i panni di Leia, quelli di Generale della Resistenza non quelli del bikini metallizzato. La sua è una prova coraggiosa perché sa benissimo che il tanto tempo passato potrebbe non essere stato tanto buono per lei quanto per Harrison Ford. L'assenza dagli schermi internazionali ha cristallizzato il ricordo di lei come schiava di Jabba ed è dura accettare la realtà: trenta anni son passati per tutti.




Luke? Non c'era nel promo volete che ve ne dica qualcosa io? Ma anche no, un po' di mistero va mantenuto.

Le nuove leve. Questo film è un primo passaggio di testimone. Troviamo Finn, Poe, Kylo Ren, Rey, il Generale Hux e Capitan Phasma.

Partiamo proprio da Phasma; grandi attese per questo personaggio. Però... Ne si può dire poco.

Il Generale Hux è un personaggetto interessante. Sottotraccia, ma arrivista. Da tenere d'occhio.
Kylo Ren. Diciamo che il film gira un po' intorno alla sua ricerca e presto i suoi tormenti diverranno importanti. Incrocia la strada di diversi protagonisti, ma quella di uno sopratutto. Carismatico con la maschera, con qualche complesso di inferiorità da abbattere. A me non dispiace.

Finn. E' quello che sembra. Sempliciotto alle prese con una vita che non aveva programmato. Potrebbe dare di più divenendo più espressivo,
Poe. L'Han Solo della nuova generazione. Simpatico e sbruffone, è interpretato dall'attore giusto.
Rey. Si suppone abbia un retaggio importante, ma è tutto da dimostrare. Intelligente e svelta è interpretata da una brava attrice. L'essere così giovane potrebbe indicare che la sua presenza sia prevista per molti film.


Importante la presenza di BB-8, uno dei personaggi più riusciti. La sua caratterizzazione attraverso i suoni e le movenze del testone sul corpo sferico lo rendono un membro del cast a a tutti gli effetti. Il vantaggio maggiore è che una attore a tutti gli effetti, non generato in computer grafica, ma solido ed interattivo. Grande sforzo tecnologico per la sua realizzazione, anche se la sua difficoltà a scendere le scale rimane evidente.

Poi ci sono i camei di attori più o meno importanti che sta a voi scoprire.

Grazie a BB-8 si apre il discorso sugli effetti speciali, che non possono essere altro che strepitosi. Quello che più meraviglia è che lo sforzo di J.J. nel voler utilizzare molti oggetti di scena reali e non in computer grafica è come questa scelta permetta di rendere tutto più reale. Gli spettatori che erano andati oltre la meraviglia delle capacità tecniche utilizzate nei prequel avevano notato l'eccessiva finzione che circondava gli attori. Qui si nota l'inverso. Gli ambienti sono reali, il Falcon è percorribile e stupendo, l'integrazione tra props e cgi è realizzata con garbo e maestria. Un pizzico in più di magia che non guasta, anche nella realizzazione degli alieni. Le creature non umane sono spesso interpretate da attori veri e solo ritoccate con la computer grafica, meno del passato sono quelli realizzati in post produzione.

Il 3D. Il film non è nativo 3D, ma è stato convertito, per mezzo di algoritmi matematici, alla sua conclusione. Lavoro complesso, ma che mina la credibilità di questo prodotto. Soffre meno di tanti altri dell'effetto "bassa luminosità", ma non ne è immune. Spesso qualche dettaglio si perde e le scene in eccessiva velocità risultano confuse. Il meglio di sè lo da durante il combattimento del Falcon, quello iniziale, e nella discesa di Rey nelle viscere dell'Incrociatore Imperiale abbattuto (si vede nel trailer non è spoiler). Tutto sommato accettabile, per qualcuno a cui il 3D notoriamente non piace.

I costumi sono qualcosa di nuovo molto legato al passato. Le armature degli Storm hanno linee più morbide, ma ricordano molto quelle della trilogia classica (devono aver migliorato la visione dal casco visto che sparano dritto). Kylo Ren non è affatto male, ma è meglio quando ha il cappuccio su che giù (le donne dicono che è meglio anche quando ha il casco su, ma queste sono maldicenze). Phasma, capirete voi perchè non ne posso parlare troppo in questa sede.

Chi veramente spacca, come carisma, nella azioni e come immagine sono i piloti. I piloti Tie hanno un look veramente piacevole, evoluzione dei classici, e quelli di X-Wing rimangono iconici come nel passato, pilotando in modo spettacolare.
Ci sono poi delle new entry come i Tropper dotati di lanciafiamme, mitragliatore pesante e quella mazza per combattere contro le spade laser, di cui non ricordo il nome, che sono qualcosa di strepitoso. C'è poi la balestra di Chewbacca che, dopo anni, trova il sue perché ed è strepitosa!

Effetto Disney.
Non possiamo dimenticarci che questo è il primo prodotto dell'acquisizione di Lucasfilm da Disney. Star Wars ha subito un contraccolpo? In verità era già stato Lucas a portare la sua creatura sulla strada del buonismo, Disney ha spianato un po' il sentiero. I morti ammazzati ci sono, le stragi ci sono, le navi esplodono, come sempre, ma qualcosa è cambiato, rispetto alla trilogia classica, nei rapporti tra i personaggi, nella cattiveria insita. Qualcuno ha paura che questa western soap opera sulla famiglia Skywalker si trasformi nel classico Cenerentola, in cui un signor nessuno riscopre quanto è speciale e cambia il mondo. Secondo me è difficile che accada, grazie alle solide basi piantate nel lontano passato da Giorgione.

In conclusione Il risveglio della Forza fa ciò che promette: risveglia la Forza e la passione negli spettatori. Oltre a questo cerca di catturare coloro che nati alla fine degli anni '90 del secolo scorso non hanno mai visto Star Wars, né in trilogia classica né nei prequel, e ce ne sono più di quanti pensiamo accanto a noi. Offre loro un viaggio spaziale di prima classe per accedere alla "galassia lontana lontana" nella quale tanti sogni sono stati riposti. Se il lavoro verrà compiuto con crisma e giusto carisma gli appassionati non potranno che crescere, sperando solo che i vecchi fan non vengano mandati in overdose dagli appuntamenti annuali che, ormai, sono destinati a succedersi.

Mancano solo due anni a Episodio VIII, ricordiamocelo, e l'anno prossimo avremo Rogue One.

Andate al cinema, divertitevi, sognate, lasciate a casa i pensieri e che la Forza sia con Voi.
Titolo originale

Star Wars: The Force Awakens

Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 2015
Durata 135 min
Rapporto 2.35:1 e 1.44:1 (sequenze IMAX)
Genere soap opera western

Regia J. J. Abrams

Sceneggiatura Lawrence Kasdan, J. J. Abrams, Michael Arndt
Produttore Kathleen Kennedy, J. J. Abrams, Bryan Burk
Produttore esecutivo Tommy Harper, Jason D. McGatlin
Casa di produzione Lucasfilm, Bad Robot Productions
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Daniel Mindel
Montaggio Mary Jo Markey, Maryann Brandon
Effetti speciali Industrial Light & Magic, Base FX, Blind

Musiche John Williams

Scenografia Rick Carter, Darren Gilfort
Costumi Michael Kaplan
Trucco Amy Byrne

Interpreti e personaggi

Harrison Ford: Ian Solo
Mark Hamill: Luke Skywalker
Carrie Fisher: Leila Organa
Adam Driver: Kylo Ren
Daisy Ridley: Rey
John Boyega: Finn
Oscar Isaac: Poe Dameron
Lupita Nyong'o: Maz Kanata
Andy Serkis: Leader Supremo Snoke
Domhnall Gleeson: Generale Hux
Anthony Daniels: C-3PO
Alessandro De Medio: Chewbacca
Max von Sydow: Lor San Tekka

Doppiatori italiani

Michele Gammino: Ian Solo
Ottavia Piccolo: Leila Organa
David Chevalier: Kylo Ren
Benedetta Degli Innocenti: Rey
Luca Mannocci: Finn
Gabriele Sabatini: Poe Dameron
Chiara Gioncardi: Maz Kanata
Massimo Corvo: Leader Supremo Snoke
Simone D'Andrea: Generale Hux
Mino Caprio: C-3PO
Luciano De Ambrosis: Lor San Tekka

giovedì 4 aprile 2013

LucasArts, addio.


La LucasArts è... cioè era fino a ieri (3 Aprile 2013) una meravigliosa idea di George Lucas quando ancora era George Lucas e si divertiva a sperimentare. Dal 1982 (ok allora si chiamava LucasFilm Games) ha permesso ad accaniti videogiocatori di divertirsi con i piccoli e grandi capolavori che sfornava.Quelli della mia generazione, quelli che sono passati dal Commodore Vic20, attraverso il Commodore 64, all'Amiga 500 espansa ad 1Mb, sono cresciuti con le avventure grafiche create dai geni dell'intrattenimento sul libro paga di George Lucas. All'inizio, come detto, furono avventure grafiche.
Labyrinth
Nel 1986 nacque Labyrinth (ovviamento basato sul film capolavoro di Jim Henson con Jennifer Connelly e David Bowie), ma fu il 1987 l'anno della svolta internazionale della software house. Grazie al genio di Ron Gilbert vide la luce Maniac Mansion. Era un'avventura grafica, nella quale i personaggi sullo schermo fanno quello che il giocatore, attraverso mouse e tastiera, gli dice. Ma cose c'era di nuovo in questo titolo? Prima di Maniac Mansion l'unico modo per far muovere il personaggio era quello di digitare semplici comandi testuali: "Go to North", "Take the Key" (sì: in inglese nel 1985 anche in Italia) e sperare di aver azzeccato l'azione e poter proseguire. La rivoluzione fu quella di dare la grafica a questo genere di giochi e tramite il puntamento del mouse far muovere l'eroe: questo era reso possibile grazie al motore SCUMM. Infatti, il giocatore aveva, ora, a disposizione una lista di verbi/azione con i quali poter far compiere più semplicemente la sua volontà all'omino di pixel, semplicemente cliccandoci sopra e combinandole tra loro ("USE the Key to OPEN the Door").Ron Gilbert fu la fortuna della LucasArts fino al 1993. Le sue idee diedero vita a giochi formidabili come Zak McKracken and the Alien Mindbenders (1988), Indiana Jones e l'ultima crociata (1989), Loom (1990), arrivando così alla serie degli indimenticabili. Gli indimenticabili sono quei giochi che ci hanno fatto ammattire e divertire per ore per via delle soluzioni incredibili e spiritose per mezzo delle quali risolvere gli enigmi, indispensabili per poter proseguire (e non c'erano l'Internet o Youtube che aiutavano, se andava bene c'era Zzap! o TGM che, con qualche mese di ritardo, ti davano un suggerimento). Dicevamo, gli indimenticabili:

The Secret of Monkey Island (1990)


Monkey Island 2: LeChuck's Revenge (1991)

Indiana Jones e il destino di Atlantide (1992), il film su Indy che tutti vorremmo vedere;

Full Throttle e The Dig (1995);

The Curse of Monkey Island (1997), ultimo degno di questo nome ed ultimo film, ehm videogioco, ad usare il motore SCUMM;

in mezzo un dimenticabile sequito di Maniac Mansion, Day of the Tentacle (1993), e Sam & Max Hit the Road (1993).
La vita delle avventure grafiche terminò con Fuga da Monkey Island (2000). I sequel di Full Throttle e Sam&Max vennero cancellati e sono un altro Monkey Island  (Tales of Monkey Ilsand) vide ancora la vita nel 2009.
LucasArts in quegli anni, comunque non stette con le mani in mano a godersi il successo e sperimentò anche giochi di simulazione militare, ma fu solo con la metà degli anni '90 del secolo scorso che decise di sfruttare le licenze dei film Lucas più famosi. Fu così che in catalogo entrarono giochi storici come X-Wing, Star Wars: Rebel Assault, Star Wars: Dark Forces (in stile Doom), Forces, Dark Forces II (e l'espansione Mysteries of the Sith) ed il suo sequel Jedi Outcast.
Dieci anni fa, sembra un secolo, ma era solo il 2002, grazie all'avvento massiccio delle nuove console, ecco che Star Wars diventa il cavallo di battaglia della casa. Con gli RPG come Knights of the Old Republic ed il suo sequel Knights of the Old Republic II: The Sith Lords si accapparrò una buona fetta di mercato che mantenne poi con Star Wars: Galaxies, gli Star Wars: Battlefront, The Revenge of the Sith, Star Wars: Republic Commando e Star Wars: Empire at War.
L'ultima frontiera, tra alti e bassi, è stata quella su Xbox 360 e PS3 con Star Wars: Il potere della Forza ed il suo sequel Star Wars: Il potere della Forza II, decisamente due boiate.
Adesso LucasArts aveva in cantiere, da un paio di anni, un titolo che avrebbe potuto risollevarne le sorti. Star Wars 1313, che già stava facendo sognare milioni di fan in tutto il mondo, non uscirà più.
Ieri, la Disney, nuova proprietaria del regno che fu di King George ha deciso di far piombare una pesante pietra tombale su tutto questo.
Sicuramente i conti in rosso della creatura di Lucas, la presenza di una divisione software all'interno dell'Impero Disney (pronta al lancio di Disney Infinity, ideato da John Lassiter) e tante altre considerazioni di genere politico economico hanno portato a questa decisione. Quello che noi, sudditi di questi regni, non riusciremo ad accettare è la sorte toccata dell'omino del logo dalla LucasaArts, che ne ha subite tante (venne fatto ribaltare per far posto ad un droide che spara contro l'utente, un X-Wing in volo  con l'ala lo toccò dentro facendolo ruotare su se stesso, uno scheletro ne prese il posto, come tante volte fece il protagonista del gioco), ma l'essere inculato da un topo no, questa non s'era ancora vista.

Forse sono io che sono sentimentale, forse i nuovi videogiocatori, abituati a giocare con dei film e, quindi, a finire sempre il gioco, non alzeranno un sopracciglio per la perdita di questa leggenda videoludica, ma io ne sentirò la mancanza.
Quello che la Disney non potrà portarmi via, però, sono le ore di risate ("Raccogli il cane"), di cervello all'opera (imparare ad usare la testa parlante nei sotterranei di Monkey Island o tutti gli enigmi di Indiana Jones e il destino di Atlantide) e di divertimento che mi sono stati regalati da Ron Gilbert e da tutti coloro che hanno fatto la storia dei videogiochi sotto il mecenatismo (ben ripagato) della LucasArts.


"Guarda dietro di te! Una scimmia a tre teste!"

(Guybrush Threepwood)