Dylan Dog Magazine
N° 1
Periodicità: annuale
Dylan Dog Magazine 2015
Uscita: 24/03/2015
Prezzo 6.20€
Copertina: Bruno Brindisi
Prima c'era l'Almanacco. Ora c'è il Magazine. L'impostazione è simile. Si parla di paura sullo schermo, grande e piccolo, nei videogiochi, tra le pagine dei libri. C'è il dossier sui piccoli paesini fantastici (o meno) in cui l'orrore si annida e sorge per devastare la vita delle persone comuni. C'è un acculturato viaggio tra le origini del genere gotico partendo dal Castello d'Otranto e vagando, poi, tra molti autori di romanzi, europei e non. C'è la pratica guida a come sopravvivere in uno slash movie, riconoscere il cattivo che si ha davanti e comportarsi nel modo giusto. C'è una storia di 96 pagine di Dylan Dog, o meglio con l'ex Ispettore Bloch e poi ce n'è un'altra con Dylan Dog. C'è un storia di due facciate, interessante.
Non c'è più la bella carta lucida che ha contraddistinto l'Almanacco di Dylan Dog fino all'anno scorso e non si capisce il perché. C'è, purtroppo, la copertina di Brindisi, che aveva già fallito sugli albi di Repubblica ed ora mette tristezza anche qui. Ci sono i disegni di De Gennaro, anche se molto più contenuti che nei numeri degli anni passati.
L'ho già detto che la mancanza della carta lucida è sminuente? E' una vera delusione. Anche se i servizi e le storie possono essere interessanti, la mano vuole la sua parte e sfogliare, almeno una volta l'anno, delle pagine lisce, curate, è da sempre stato un piacere. Quest'anno la scelta editoriale non mi ha trovato d'accordo, anche a fronte di un prezzo non certo contenuto non più giustificato. Va bene che ci sono due storie, una nuova di Barzi e Brindisi, che nel disegnare tavole è molto più bravo che a realizzare copertine, ed una di riciclo. Un soggetto rimaneggiato e sforbiciato di Gualdoni supportato ai disegni da De Tommaso. Incredibile, ma è la cosa migliore di Gualdoni che ho letto negli ultimi anni. Funziona. Ecco, forse abbiamo trovato la sua strada: short stories. Magari un filo meno banali, ma già così è un grosso salto avanti rispetto a prima. La scelta di realizzarla in bianco , nero e rosso mi ha lasciato un po' perplesso. Mica l'ho capito il significato del rosso. Non credo indichi nulla di particolare, ma che sia solo una scelta stilistica di De Tommaso. Però carino.
Le storie.
Nuovo Cinema Wickedford
Soggetto e sceneggiatura: Davide Barzi
Disegni: Bruno Brindisi
Wickedford, tranquillo paesotto in cui Bloch si è ritirato per godersi il pensionamento. Insomma tranquillo. L'arrivo di alcuni ragazzi interessati alla leggenda del "Blumenbach", una misteriosa pellicola horror girata negli anni settanta del secolo scorse e che non ha mai visto la luce, porterà a vivere tragici momenti ai membri del cast ancora in vita e residenti a Wickedford.
La presenza di Dylan Dog, in visita al suo vecchio amico Bloch, spingerà l'ex Ispettore di New Scotland Yard ad indagare ed a vivere una nuova avventura al limite dell'antiemetico.
Il saldo
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Fabrizio De Tommaso
Soldi a terra vicino ad un bancomat. Saranno caduti a qualcuno? Perché loschi figuri impongono a Dylan di accettarli senza fare domande, senza dargli la possibilità di restituirli alla banca, anche con le cattive maniere? Tutto per un errore od una macchina impazzita? O c'è qualcosa di più?
Tutto sommato il Magazine è godibile e le storie sono interessanti, ma la mancanza delle pagine lucide fa perdere molto al volume.
Da migliorare in vista dell'anno prossimo, anche se dubito che succederà.
Visualizzazione post con etichetta Giovanni Gualdoni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giovanni Gualdoni. Mostra tutti i post
mercoledì 8 aprile 2015
lunedì 2 marzo 2015
Maxi Dylan Dog Old Boy 2
Maxi Dylan Dog Old Boy 2
Maxi Dylan Dog N° 23
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: quadrimestrale
Uscita: 26/02/2015
Chiuso nell’incubo
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Maurizio Di Vincenzo
A volte le giornate non girano per il verso giusto. Lo sa Dylan Dog quando Groucho viene mortalmente ferito da un demone ed in ospedale appare chiaro che le sue speranze di sopravvivere sono ridotte. Quando Bloch finisce sotto inchiesta per aver passato un fascicolo riservato al suo vecchio amico. Quando un altro te stesso ti appare davanti ogni volta che ti guardi allo specchio o ti addormenti, per indurti ad un mortale esame di coscienza.
Un periodo davvero brutto per Dylan ed i suoi amici che, forse, non si risolverà per il meglio.
Una storia deludente. In altro modo non si può definire questa sceneggiatura di Di Gregorio. Lo sceneggiatore imbastisce un profondo dramma psicologico per il protagonista. Lo getta nella disperazione. Gli affonda gli amici. Lo allontana dall'amore. Quasi lo sacrifica sull'altare della sofferenza. Poi tutti si alzano e gridano scherzone! E' inaccettabile che dopo venticinque anni di pubblicazione ci si riduca ancora a questi mezzucci su Dylan Dog. Non si è mai avuto il coraggio di cambiarlo e continuando così lo si sarebbe portato alla morte editoriale. Non per vendite forse, ma per idee sicuramente. Per fortuna Recchioni sul numero 342 della serie regolare, in edicola a fine febbraio 2015 quindi in contemporanea a questo Maxi, ha deciso di fare le cose per bene e, riprendendo la trama di base di questa storia, ha deciso di percorrere una strada diversa. Per inciso vorrei ricordare quello che penso io della collana Old Boy: qui vengono riciclare, a 6.50€ a numero quadrimestrale, le storie di scarto che non sono state reputate degne, dalla nuova gestione editoriale, di essere pubblicate tra gli albi della serie regolare. Ovviamente una ditta come la Bonelli non può permettere di pagare autori e disegnatori per la realizzazione di storie che, una volta finite, vanno buttate nel cestino. Ecco quindi nascere Old Boy. Una piccola spesa in più per l'editore, ma un maggiore rientro dato dalla vendita degli albi. Questa storia rientra, sicuramente, tra quelle non selezionate da Recchioni, anche se, come detto, lo stesso autore romano ne ricicla l'idea e la fa sua, e buttata nel calderone di Maxi.
Di Vincenzo realizza con tratto spigoloso ed affilato questa storia di specchi, normalità, passioni sopite e tristi svolte ed è, a ben vedere, l'unica ragione per la quale questa storia si salva.
A volte non ritornano
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Giorgio Pontrelli
Gregory Talbot. Da bambino ha assistito al ritorno, temporaneo, di suo nonno dal mondo dei morti. Quella è stata la prima volta che ha visto operare la sua capacità di risvegliante. Adesso, convocato e remunerato, si reca a casa della gente con un lutto recente per permettere a coloro che hanno subito la perdita di interagire per l'ultima volta con i defunti. Quando, però, il suo potere inizia a funzionare male si reca dall'Indagatore dell'Incubo per far luce su quello che gli sta accadendo. Ormai in sua presenza i morti risorgono ed aggrediscono i vivi. Persino per Dylan Dog l'unica soluzione potrebbe essere quella di spegnere la vita del signor Talbot per salvare quella di tutti gli altri.
Marzano a volte cade dal primo scalino tenendosi al corrimano ed altre tira fuori delle storie decisamente accattivanti. Quella che potrebbe essere la classica storia di zombie mostra un personaggio ottimamente sfaccettato come Gregory Talbot. Introduce nella vita dell'Old Boy quello che potrebbe essere un suo nuovo amico e collaboratore, peccato che, con ogni probabilità, non lo vedremo mai nella serie regolare. Risulta essere bonariamente interessante e sarebbe potuto essere un comprimario importante in sceneggiature ben studiate per la coesistenza con Dylan Dog. Da qui, probabilmente, Recchioni ha preso un'altra delle idee in sviluppo nella serie regolare: Dylan Dog senza distintivo di Scotland Yard. Che, anche qui, ovviamente, finisce a scherzose.
Pontrelli è incostante. Passa da voler gestire il nero e le sue sfumature come Roi fino a rasentare l'essenziale come Picatto o Dall'Agnol. Si vede un calo stilistico, da pagina 1 a pagina 98, vertiginoso. Sembra quasi che ad un certo punto la realizzazione di questa storia sia diventata per lui od un peso o gli abbiano chiesto di accelerare perché in ritardo coi tempi di consegna. Peccato perché partiva bene. Tutto sommato, però, il disegno rimane pulito e nitido ed aiuta ad avvicinarsi all'animo del povero signor Talbot.
Una buona storia.
Sciopero generale
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Alessandro Baggi
Sembra che un giorno di sciopero abbia cambiato la realtà di Londra. Dylan Dog, alle prese con un misterioso committente ed un incarico ancora non chiaro ma già pagato, attraversa la città vuota.
Io ci spero sempre. Spero che Gualdoni riesca a tirare fuori una buona storia e riesca a riprendersi dal baratro in cui è caduto prima di essere rimosso da curatore di Dylan Dog. Ci spero, ma lui non ce la fa.
Sciopero generale è il suo modo di vendicarsi dei detrattori del suo modo di raccontare. Alterna sulle pagine della sceneggiatura eventi assurdi, senza senso, slegati e tramite un suo avatar grafico, un disegnatore disperato, immagina di concludere la storia a caso distraendo con colpi di scena il lettore. Ed è esattamente quello che fa. Tra riferimenti a passati numeri della serie regolare (indizio numero uno che rafforza la mia tesi sul riciclo) e poche idee, ma confuse, come il rifiuto di fornire "spiegoni" non solo finisce fuori strada, ma sembra dar ragione a chi lo critica. Sembra, quasi, dire al lettore: "io non son più capace di scrivere, ma sono qui lo stesso. Fatti vostri.".
I disegni di Baggi sono vecchi. Non solo perché sono del 2013 (indizio numero due che rafforza la mia tesi sul riciclo), ma anche graficamente. Uno stile antico, che piacerà ai datati lettori di Martin Mystère che si ricordano del buon Ricci. Urbanisticamente interessanti, calano vistosamente sulla raffigurazione dei soggetti.
Per rispondere alla domanda finale dell'albo: "e poi, parliamone chiaramente, cosa spaventa di più un lettore della consapevolezza di non avere il controllo su quello che legge?" possiamo esporci con due soluzioni:
- "uno sceneggiatore che non sa cosa scrivere e non se ne rende conto";
- "Gualdoni".
Maxi Dylan Dog N° 23
Copertina: Gigi Cavenago
Periodicità: quadrimestrale
Uscita: 26/02/2015
Chiuso nell’incubo
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Maurizio Di Vincenzo
A volte le giornate non girano per il verso giusto. Lo sa Dylan Dog quando Groucho viene mortalmente ferito da un demone ed in ospedale appare chiaro che le sue speranze di sopravvivere sono ridotte. Quando Bloch finisce sotto inchiesta per aver passato un fascicolo riservato al suo vecchio amico. Quando un altro te stesso ti appare davanti ogni volta che ti guardi allo specchio o ti addormenti, per indurti ad un mortale esame di coscienza.
Un periodo davvero brutto per Dylan ed i suoi amici che, forse, non si risolverà per il meglio.
Una storia deludente. In altro modo non si può definire questa sceneggiatura di Di Gregorio. Lo sceneggiatore imbastisce un profondo dramma psicologico per il protagonista. Lo getta nella disperazione. Gli affonda gli amici. Lo allontana dall'amore. Quasi lo sacrifica sull'altare della sofferenza. Poi tutti si alzano e gridano scherzone! E' inaccettabile che dopo venticinque anni di pubblicazione ci si riduca ancora a questi mezzucci su Dylan Dog. Non si è mai avuto il coraggio di cambiarlo e continuando così lo si sarebbe portato alla morte editoriale. Non per vendite forse, ma per idee sicuramente. Per fortuna Recchioni sul numero 342 della serie regolare, in edicola a fine febbraio 2015 quindi in contemporanea a questo Maxi, ha deciso di fare le cose per bene e, riprendendo la trama di base di questa storia, ha deciso di percorrere una strada diversa. Per inciso vorrei ricordare quello che penso io della collana Old Boy: qui vengono riciclare, a 6.50€ a numero quadrimestrale, le storie di scarto che non sono state reputate degne, dalla nuova gestione editoriale, di essere pubblicate tra gli albi della serie regolare. Ovviamente una ditta come la Bonelli non può permettere di pagare autori e disegnatori per la realizzazione di storie che, una volta finite, vanno buttate nel cestino. Ecco quindi nascere Old Boy. Una piccola spesa in più per l'editore, ma un maggiore rientro dato dalla vendita degli albi. Questa storia rientra, sicuramente, tra quelle non selezionate da Recchioni, anche se, come detto, lo stesso autore romano ne ricicla l'idea e la fa sua, e buttata nel calderone di Maxi.
Di Vincenzo realizza con tratto spigoloso ed affilato questa storia di specchi, normalità, passioni sopite e tristi svolte ed è, a ben vedere, l'unica ragione per la quale questa storia si salva.
A volte non ritornano
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Giorgio Pontrelli
Gregory Talbot. Da bambino ha assistito al ritorno, temporaneo, di suo nonno dal mondo dei morti. Quella è stata la prima volta che ha visto operare la sua capacità di risvegliante. Adesso, convocato e remunerato, si reca a casa della gente con un lutto recente per permettere a coloro che hanno subito la perdita di interagire per l'ultima volta con i defunti. Quando, però, il suo potere inizia a funzionare male si reca dall'Indagatore dell'Incubo per far luce su quello che gli sta accadendo. Ormai in sua presenza i morti risorgono ed aggrediscono i vivi. Persino per Dylan Dog l'unica soluzione potrebbe essere quella di spegnere la vita del signor Talbot per salvare quella di tutti gli altri.
Marzano a volte cade dal primo scalino tenendosi al corrimano ed altre tira fuori delle storie decisamente accattivanti. Quella che potrebbe essere la classica storia di zombie mostra un personaggio ottimamente sfaccettato come Gregory Talbot. Introduce nella vita dell'Old Boy quello che potrebbe essere un suo nuovo amico e collaboratore, peccato che, con ogni probabilità, non lo vedremo mai nella serie regolare. Risulta essere bonariamente interessante e sarebbe potuto essere un comprimario importante in sceneggiature ben studiate per la coesistenza con Dylan Dog. Da qui, probabilmente, Recchioni ha preso un'altra delle idee in sviluppo nella serie regolare: Dylan Dog senza distintivo di Scotland Yard. Che, anche qui, ovviamente, finisce a scherzose.
Pontrelli è incostante. Passa da voler gestire il nero e le sue sfumature come Roi fino a rasentare l'essenziale come Picatto o Dall'Agnol. Si vede un calo stilistico, da pagina 1 a pagina 98, vertiginoso. Sembra quasi che ad un certo punto la realizzazione di questa storia sia diventata per lui od un peso o gli abbiano chiesto di accelerare perché in ritardo coi tempi di consegna. Peccato perché partiva bene. Tutto sommato, però, il disegno rimane pulito e nitido ed aiuta ad avvicinarsi all'animo del povero signor Talbot.
Una buona storia.
Sciopero generale
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Alessandro Baggi
Sembra che un giorno di sciopero abbia cambiato la realtà di Londra. Dylan Dog, alle prese con un misterioso committente ed un incarico ancora non chiaro ma già pagato, attraversa la città vuota.
Io ci spero sempre. Spero che Gualdoni riesca a tirare fuori una buona storia e riesca a riprendersi dal baratro in cui è caduto prima di essere rimosso da curatore di Dylan Dog. Ci spero, ma lui non ce la fa.
Sciopero generale è il suo modo di vendicarsi dei detrattori del suo modo di raccontare. Alterna sulle pagine della sceneggiatura eventi assurdi, senza senso, slegati e tramite un suo avatar grafico, un disegnatore disperato, immagina di concludere la storia a caso distraendo con colpi di scena il lettore. Ed è esattamente quello che fa. Tra riferimenti a passati numeri della serie regolare (indizio numero uno che rafforza la mia tesi sul riciclo) e poche idee, ma confuse, come il rifiuto di fornire "spiegoni" non solo finisce fuori strada, ma sembra dar ragione a chi lo critica. Sembra, quasi, dire al lettore: "io non son più capace di scrivere, ma sono qui lo stesso. Fatti vostri.".
I disegni di Baggi sono vecchi. Non solo perché sono del 2013 (indizio numero due che rafforza la mia tesi sul riciclo), ma anche graficamente. Uno stile antico, che piacerà ai datati lettori di Martin Mystère che si ricordano del buon Ricci. Urbanisticamente interessanti, calano vistosamente sulla raffigurazione dei soggetti.
Per rispondere alla domanda finale dell'albo: "e poi, parliamone chiaramente, cosa spaventa di più un lettore della consapevolezza di non avere il controllo su quello che legge?" possiamo esporci con due soluzioni:
- "uno sceneggiatore che non sa cosa scrivere e non se ne rende conto";
- "Gualdoni".
lunedì 4 agosto 2014
Dylan Dog - Il calvario
Dylan Dog N° 335
Il calvario
Periodicità: Mensile
Uscita: 29/07/2014
Soggetto e Sceneggiatura Giovanni Gualdoni
Disegni: Paolo Martinello
Copertina: Angelo Stano
Il figlio di Dylan Dog, Johnny, è vivace ed intelligente. All'improvviso, però, cade in uno stato di deficit fisico e si ammala gravemente. Da cure generiche in ospedale finisce in terapia intensiva senza che nessun medico sia riuscito a capire quale malattia l'abbia colpito. Un autentico calvario si abbatte su suo lui e suoi padre.
Thomas Shore è un ragazzino svanito nel nulla. Un ragazzino di cui si ricorda solo sua madre, parzialmente oltretutto, e non suo padre, medico, che la cura con antidepressivi ed altri farmaci pesanti.
Come mai nei ricordi delle donna Thomas è identico a Johnny?
Come sempre Gualdoni se la canta e se la suona. Butta giù il soggetto e lo rifinisce in sceneggiatura, tra una lista della spesa ed una nuova versione dell'elenco telefonico interno della Bonelli. A volte le due operazioni gli riescono bene, altre meno. In questo caso la storia è godibile per 7/8 peccato scivoli sul finale per trovare una chiusura rapida in poche pagine.
Non ricordo se sia un debutto o meno, ma Paolo Martinello lascia il segno. Sia in positivo che in negativo. Uno stile di disegno carico di neri che con i tratteggi occupano anche gli spazi riservati al bianco. All'occhio duro, ma allo stesso tempo arrotondato, la scelta di questo disegnatore per questa specifica storia sembra essere azzeccata, anche se si fa una certa fatica ad accettarlo nelle prime pagine. Stona, forse, un poco, la scelta di rappresentare graficamente Johnny come L di Death Note, si poteva scegliere uno stile un po' più originale, ma si accetta.
La copertina di Stano, che si distacca un po' per stile e colori dalle ultime del ciclo Recchioni curatore, è un omaggio senza pochi veli a La Strada, il film con Mortensen di qualche hanno fa in cui si racconta la storia di un padre ed un figlio che sono l'uno il sostegno e la ragione di vita dell'altro.
Buon albo, che poteva essere il nuovo Mater Morbi, che cade su un finale un po' così.
Il calvario
Periodicità: Mensile
Uscita: 29/07/2014
Soggetto e Sceneggiatura Giovanni Gualdoni
Disegni: Paolo Martinello
Copertina: Angelo Stano
Il figlio di Dylan Dog, Johnny, è vivace ed intelligente. All'improvviso, però, cade in uno stato di deficit fisico e si ammala gravemente. Da cure generiche in ospedale finisce in terapia intensiva senza che nessun medico sia riuscito a capire quale malattia l'abbia colpito. Un autentico calvario si abbatte su suo lui e suoi padre.
Thomas Shore è un ragazzino svanito nel nulla. Un ragazzino di cui si ricorda solo sua madre, parzialmente oltretutto, e non suo padre, medico, che la cura con antidepressivi ed altri farmaci pesanti.
Come mai nei ricordi delle donna Thomas è identico a Johnny?
Come sempre Gualdoni se la canta e se la suona. Butta giù il soggetto e lo rifinisce in sceneggiatura, tra una lista della spesa ed una nuova versione dell'elenco telefonico interno della Bonelli. A volte le due operazioni gli riescono bene, altre meno. In questo caso la storia è godibile per 7/8 peccato scivoli sul finale per trovare una chiusura rapida in poche pagine.
Non ricordo se sia un debutto o meno, ma Paolo Martinello lascia il segno. Sia in positivo che in negativo. Uno stile di disegno carico di neri che con i tratteggi occupano anche gli spazi riservati al bianco. All'occhio duro, ma allo stesso tempo arrotondato, la scelta di questo disegnatore per questa specifica storia sembra essere azzeccata, anche se si fa una certa fatica ad accettarlo nelle prime pagine. Stona, forse, un poco, la scelta di rappresentare graficamente Johnny come L di Death Note, si poteva scegliere uno stile un po' più originale, ma si accetta.
La copertina di Stano, che si distacca un po' per stile e colori dalle ultime del ciclo Recchioni curatore, è un omaggio senza pochi veli a La Strada, il film con Mortensen di qualche hanno fa in cui si racconta la storia di un padre ed un figlio che sono l'uno il sostegno e la ragione di vita dell'altro.
Buon albo, che poteva essere il nuovo Mater Morbi, che cade su un finale un po' così.
mercoledì 9 luglio 2014
Maxi Dylan Dog 21
Maxi Dylan Dog N° 21
Periodicità: Semestrale
Uscita: 26/06/2014
Copertina: Angelo Stano
Devil's trip
Soggetto e sceneggiatura: Andrea Cavaletto
Disegni: Montanari & Grassani
Fay giovane ragazza punk che, nonostante la differenza di età e di gusti, ha fatto colpo su Dylan Dog. A legarli ancora di più è la ricerca di un'amica di lei scomparsa non molti giorni pirma. Desirèe, questo il suo nome, sembra essere prigioniera di entità misteriose che emergono dalle nebbie che ogni tanto infestano la sua prigione. In quei meandri non è sola, ma ogni volta che sia alza la nebbia uno di loro sparisce e non fa più ritorno. Se l'Old Boy non la troverà in fretta anche lei rischia di subire lo stesso destino.
Classica storia di sequestro, indagini, ragazza di Dylan e poco altro. Si fa leggere, permette di entrare nell'atmosfera del Maxi senza troppe aspettative, come capita spesso ormai e di saggiare la poca forma di Montanari & Grassani, ma di questo ne parleremo in fondo.
Con le migliori intenzioni
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni De Gregorio
Disegni: Montanari & Grassani
Il ritorno a Londra dai sopralluoghi nelle campagne inglesi è sempre stato un viaggio poco rilassante per l'Indagatore dell'Incubo. Questa volta sarà la stanchezza a metterlo nei guai. Quando, addormentato, con la sua macchina andrà contro ad un'altra vettura e sia il passeggero che il conducente moriranno inizierà, per lui, un inferno di depressione che neanche la vicinanza della bella Josephine sembra riuscire ad alleviare. L'unico scopo di Dylan sarà quello di cercare la morte e l'espiazione per il duplice omicidio che ha commesso.
La storia migliore di questo Maxi. Storia che dovrebbe essere distribuita all'esterno delle discoteche e dei luoghi da cui si esci pressoché brilli e stanchi per far riflettere. Una storia dura e cruda, ricca di senso di colpa, ma con fin troppa autocommiserazione per l'eroe in disgrazia. L'espediente narrativo per la conclusione della storia poco si adatta al personaggio ideato da Tiziano Sclavi (che ha sempre odiato la televisione) ed abbastanza scontato. Tuttavia funziona e la storia risulta essere intrigante e piacevole.
Una brutta piega
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Quando nel salone di bellezza di Madame Javier le due parrucchiere impazziscono e le sette donne sotto trattamento vengono smembrate ed uccise e viceversa, quando Adele e sua sorella iniziano a finire misteriosamente nei guai, quando un intero condomino sembra essere posseduto da una strana entità, chi meglio di Dylan Dog, Indagatore dell'Incubo, può indagare sue questo mistero?
La finta morale di questa storia è veramente bassa e pessima. La creatura misteriosa che si impadronisce di tutti dopo le extension è pietosa. Uccide tutti nel salone di bellezza per vendicarsi della loro vanità? Ma scherziamo? Basta che Dylan imponga la propria voce che uno spirito di donne vessate, torturate, uccise e rasate a zero venga spinto fuori dal corpo della posseduta e per caso bruciato? Addio.
Montanari & Grassani. Questo è il loro albo. L'albo che preparano per un anno. L'albo che gli da da mangiare. L'albo che fa dire al lettore: eccoli! Quando però, già dalla prima storia ti accorgi in quale disastro ti sei imbarcato non credi che possano essere davvero loro alle chine e pennelli. Per citare alcuni casi:
- la lavatrice in cucina a pagina 9 è più grande di Dylan nonostante lui sia in primo piano e lei dietro di almeno un metro;
- il quadro sopra il letto di Dylan che cambia dimensione da scena a scena;
- le prospettive casuali con le quali gli sfondi vengono realizzati;
- gli ambienti completamente stravolti rispetto a quelli usali;
- Craven Road che cambia larghezza a seconda della scena e della storia.
Insomma un disastro.
Per quanto riguarda le storie, oltre a ciò che ho già scritto prima. I tendo a non leggere il nome degli autori delle sceneggiature prima di aver finito il tutto, ma il tocco disastroso di Gualdoni si vede subito ed abbatte parecchio il morale dopo la buona storia di De Gregorio. Oltre tutto ci si mette anche il suo letterista ad aggiungerci il carico. Pagina 283, prima vignetta, i capelli parlano della ragazza che li ospita (?) e dicono: "Noi gli diamo la forza di vivere." E' una donna! Voi LE date non GLI date! Mannaggia! I ragazzini imparano a scivere ed a parlare con i fumetti!!! Metteteci impegno con l'italiano! Cara Diana Rocchi, sei pure donna chi meglio di te dovrebbe conoscere l'uso dei pronomi in questo caso?
Copertina di Stano in tema con l'albo. Precisa e soddisfacente, dedicata alla storia centrale, ma che svela un po' troppo il colpo di scena conclusivo.
Nota finale sull'idea di questo albo. Da semestrale diventerà quadrimestrale. A settembre inizia il Ciclo Recchioni su Dylan Dog. Per arrivarci il nuovo curatore ha pescato le migliori storie di Dylan Dog in cantiere e se le è giocate nell'ultimo anno. Dove pensate che finiranno le peggiori? Ricordando sempre che del maiale non si butta via niente? Ricordando anche che sceneggiatori e disegnatori sono già stati pagati per il loro lavoro e che, giustamente, la Bonelli pretende un rientro, seppur minimo, provate ad indovinare.
In ogni caso il prossimo sarà il mio ultimo Maxi. Ho già lo scatolone pronto dove metterli.
lunedì 23 settembre 2013
Dylan Dog Speciale - La bomba!
Speciale Dylan Dog n° 27
La Bomba!
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Bruno Brindisi
Copertina: Angelo Stano
Sembra essere un manicomio quello in cui Dylan Dog è rinchiuso. Nessun contatto con l'esterno, nessuna visita, nessun amico che lo venga a trovare. Solo dottori ed infermieri che lo imbottiscono di pillole, continue sedute psichiatriche, periodi in celle d'isolamento claustrofobiche ed elettroshock. Giunto ad una finta accondiscendenza l'ormai ex Indagatore dell'Incubo tenta la fuga insieme ad altri detenuti/pazienti.
Sarà una mossa azzeccata? Fuori da quel lager ci sarà un presente migliore od un passato dimenticato dall'Old Boy che ha reso ben peggiore il luogo in cui anela di andare?
Penso di averlo già scritto in precedenza, ma ogni tanto ripetere giova: a Gualdoni, in questo periodo in Bonelli, fanno scrivere di tutto. Sceneggiature, soggetti, liste della spesa, email di reclamo ad Amazon, gli ordini per il bar, quando vanno in pizzeria prende lui il blocchetto al cameriere e raccoglie ordinazioni al posto suo. No so se è per via di un bisogno di soldi del ragazzone, perché gli altri sono all'opera sul nuovo progetto editoriale dedicato allo svecchiamento dell'Indagatore dell'incubo, che inizia il 27.09.2013 o per altri reconditi motivi, ma Gualdoni è dappertutto. Per carità a volte le cose gli vengono bene, ma altre è meglio che non le avesse scritte.
L'autore riesce a ben influenzare il lettore con le atmosfere cupe ed asfissianti del manicomio. Mette anche un po' di nervoso perché ci mette veramente tanto a dare una svolta alla prima parte della storia e quando succede non ripaga a pieno le attese. Certo, si aggancia a numeri storici (richiamati in seconda di copertina) della collana per fornire basi più solide al suo racconto, ma il citazionismo esagerato spezza il feeling. Da Brazil passando per L'esercito delle 12 scimmie, dal libro/film/serie tv La zona morta, passando per La vita è bella e, come detto, all'autocitazionismo, giusto per citare i casi più evidenti, sono i riferimenti che balzano all'occhio. Ad una seconda lettura se ne trovano anche di più, ma meglio non cercarli per evitare di innervosirsi.
Ai pennelli, alle chine ed alle matite un Bruno Brindisi in splendida forma. Di riferimenti fotografici e stilistici ne ha a bizzeffe, grazie al metodo narrativo utilizzato dallo sceneggiatore, e mette a frutto tutti i vantaggi che ne derivano. A volte i suoi disegni risultano essere tanto reali da sembrare finti. Anche lui, forse sopratutto lui, contribuisce a far soffrire il lettore con il protagonista nei momenti di detenzione.
Impossibile anche questa volta criticare la copertina di Angelo Stano, come del resto da diversi anni a questa parte. In questo caso rende evidente un evento in cui nell'albo si accenna e che mostra solo le sue conseguenze. Un vero e proprio prologo in un'unica immagine.
Tirando le somme. Questo Speciale è abbastanza particolare da essere considerato un Speciale. A volte la narrazione risente delle lungaggini gualdoniane, ma i disegni permettono di vincere parecchie difficoltà. Tutto sommato da leggere e vivere in fondo senza troppo pessimismo.
A tanti di voi ricorderà quello spot non-Mercedes con protagonista una Mercedes che ha viralizzato l'Internet qualche settimana fa.
La Bomba!
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Bruno Brindisi
Copertina: Angelo Stano
Sembra essere un manicomio quello in cui Dylan Dog è rinchiuso. Nessun contatto con l'esterno, nessuna visita, nessun amico che lo venga a trovare. Solo dottori ed infermieri che lo imbottiscono di pillole, continue sedute psichiatriche, periodi in celle d'isolamento claustrofobiche ed elettroshock. Giunto ad una finta accondiscendenza l'ormai ex Indagatore dell'Incubo tenta la fuga insieme ad altri detenuti/pazienti.
Sarà una mossa azzeccata? Fuori da quel lager ci sarà un presente migliore od un passato dimenticato dall'Old Boy che ha reso ben peggiore il luogo in cui anela di andare?
Penso di averlo già scritto in precedenza, ma ogni tanto ripetere giova: a Gualdoni, in questo periodo in Bonelli, fanno scrivere di tutto. Sceneggiature, soggetti, liste della spesa, email di reclamo ad Amazon, gli ordini per il bar, quando vanno in pizzeria prende lui il blocchetto al cameriere e raccoglie ordinazioni al posto suo. No so se è per via di un bisogno di soldi del ragazzone, perché gli altri sono all'opera sul nuovo progetto editoriale dedicato allo svecchiamento dell'Indagatore dell'incubo, che inizia il 27.09.2013 o per altri reconditi motivi, ma Gualdoni è dappertutto. Per carità a volte le cose gli vengono bene, ma altre è meglio che non le avesse scritte.
L'autore riesce a ben influenzare il lettore con le atmosfere cupe ed asfissianti del manicomio. Mette anche un po' di nervoso perché ci mette veramente tanto a dare una svolta alla prima parte della storia e quando succede non ripaga a pieno le attese. Certo, si aggancia a numeri storici (richiamati in seconda di copertina) della collana per fornire basi più solide al suo racconto, ma il citazionismo esagerato spezza il feeling. Da Brazil passando per L'esercito delle 12 scimmie, dal libro/film/serie tv La zona morta, passando per La vita è bella e, come detto, all'autocitazionismo, giusto per citare i casi più evidenti, sono i riferimenti che balzano all'occhio. Ad una seconda lettura se ne trovano anche di più, ma meglio non cercarli per evitare di innervosirsi.
Ai pennelli, alle chine ed alle matite un Bruno Brindisi in splendida forma. Di riferimenti fotografici e stilistici ne ha a bizzeffe, grazie al metodo narrativo utilizzato dallo sceneggiatore, e mette a frutto tutti i vantaggi che ne derivano. A volte i suoi disegni risultano essere tanto reali da sembrare finti. Anche lui, forse sopratutto lui, contribuisce a far soffrire il lettore con il protagonista nei momenti di detenzione.
Impossibile anche questa volta criticare la copertina di Angelo Stano, come del resto da diversi anni a questa parte. In questo caso rende evidente un evento in cui nell'albo si accenna e che mostra solo le sue conseguenze. Un vero e proprio prologo in un'unica immagine.
Tirando le somme. Questo Speciale è abbastanza particolare da essere considerato un Speciale. A volte la narrazione risente delle lungaggini gualdoniane, ma i disegni permettono di vincere parecchie difficoltà. Tutto sommato da leggere e vivere in fondo senza troppo pessimismo.
A tanti di voi ricorderà quello spot non-Mercedes con protagonista una Mercedes che ha viralizzato l'Internet qualche settimana fa.
giovedì 4 luglio 2013
Dylan Dog - Il pianto della Banshee
Dylan Dog n° 322
Il pianto della Banshee
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni di: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Una anziana donna affronta il viaggio dal paesino di Wichkey fino a Londra per chiedere l'aiuto dell'Indagatore dell'Incubo. La sua unica figlia, fresca di matrimonio, la prima notte di nozze, è stata trovata vicino al cadavere accoltellato del marito. Le si proclama innocente e sostiene che sia stata una Banshee a farle commettere l'omicidio.
Da quando Dylan è arrivato in paese, però, altri omicidi misteriosi si susseguono e la pista della mitologica creatura sembra farsi più plausibile.
Giovanni Gualdoni tu hai finito la vena creativa ed io la pazienza di leggerti. Ultimamente stai facendo più male che bene a Dylan Dog e la cosa mi scoraggia. Dopo la pessima prestazione sul Maxi n°19, l'autore, non si salva nemmeno qui. Imbastisce un giallo di cui il colpevole è ben in evidenza fin da subito. Il lettore si trova catapultato in una storia che avrebbe potuto avere come protagonista uno qualsiasi dei personaggi della casa editrice milanese e non è bene.
I disegni sono di un Corrado Roi a secco di carboncini. Infatti, mantiene il suo stile classico e riconoscibile, ma risulta essere meno convito del solito. Non che sia un male e, comunque, dona al tutto una veste grafica che salva la storia.
Copertina di Angelo Stano che dopo un paio di giri sottotono crea un'atmosfera di campagna irlandese infestata perfettamente adatta all'albo.
Se smettiamo di far scrivere Gualdoni ci salviamo.
Il pianto della Banshee
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni di: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Una anziana donna affronta il viaggio dal paesino di Wichkey fino a Londra per chiedere l'aiuto dell'Indagatore dell'Incubo. La sua unica figlia, fresca di matrimonio, la prima notte di nozze, è stata trovata vicino al cadavere accoltellato del marito. Le si proclama innocente e sostiene che sia stata una Banshee a farle commettere l'omicidio.
Da quando Dylan è arrivato in paese, però, altri omicidi misteriosi si susseguono e la pista della mitologica creatura sembra farsi più plausibile.
Giovanni Gualdoni tu hai finito la vena creativa ed io la pazienza di leggerti. Ultimamente stai facendo più male che bene a Dylan Dog e la cosa mi scoraggia. Dopo la pessima prestazione sul Maxi n°19, l'autore, non si salva nemmeno qui. Imbastisce un giallo di cui il colpevole è ben in evidenza fin da subito. Il lettore si trova catapultato in una storia che avrebbe potuto avere come protagonista uno qualsiasi dei personaggi della casa editrice milanese e non è bene.
I disegni sono di un Corrado Roi a secco di carboncini. Infatti, mantiene il suo stile classico e riconoscibile, ma risulta essere meno convito del solito. Non che sia un male e, comunque, dona al tutto una veste grafica che salva la storia.
Copertina di Angelo Stano che dopo un paio di giri sottotono crea un'atmosfera di campagna irlandese infestata perfettamente adatta all'albo.
Se smettiamo di far scrivere Gualdoni ci salviamo.
mercoledì 3 luglio 2013
Dylan Dog - Maxi 19
Maxi Dylan Dog n° 19
Periodicità: semestrale
Alla ricerca della felicità
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Montanari & Grassani
Uno strano personaggio, probabilmente di origine orientale, ed il suo merlo nero si aggirano per le strade di Londra a vendere oggetti a poco prezzo a persone in balia dei propri desideri. Quando, in un verso o nell'altro, i desideri dei possessori di questi oggetti iniziano ad avverarsi le cose cambiano. Qualcuno ne rimane soddisfatto, qualcuno sconvolto, ma quello che più conta è che tra questi sognatori c'è anche Dylan Dog.
Una sceneggiatura semplice che mette in parallelo più vite di sognatori londinesi. Il tutto si basa su una specie di Safarà ambulante che offre oggetti che daranno un svolta alla vita di chi li riceve. Carina e scorrevole, risulta di piacevole lettura.
Kidnapping
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Montanari & Grassani
Un bambino, che è una porta tra il nostro mondo e quello dei demoni, viene rapito. Alla sua famiglia, che è tra le più ricche dell'Inghilterra, non viene richiesto alcun riscatto e, anzi, la notizia non viene resa pubblica. Solo una scaltra giornalista di un sito di pettegolezzi, guarda caso fidanzata dell'Old Boy, è a conoscenza della notizia e coinvolge il suo uomo nell'indagine.
I demoni sembrano essere reali, così come il rapimento, ma come fare a salvare la piccola vittima?
Forse la migliore storia del trittico. Un classico giallo con colpevoli e presunti colpevoli a darsi il cambio nelle diverse pagine. Scorrevole ed un po' splatter si lascia leggere senza troppi pensieri.
L’Eroe
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Una famosa attrice si affida a Dylan Dog per la sua protezione. Lo strano uomo che la perseguita sembra essere legato a delle morti e sparizioni di persone apparentemente senza collegamento tra loro.
La storia più debole del trittico. Mi spiace che sia scritta da Gualdoni, che tanto avevo stimato al suo debutto. Purtroppo lo sceneggiatore sembra essere in profonda carenza di idea. Si ispira senza ritegno alla serie televisive come Alphas ed alla mitologia dei supereroi ai fumetti degli X-Men della Marvel. Non butta dentro uno straccio di idea originale e fa passare la voglia di leggere. Si infila in un cul de sac narrativo senza via d'uscita e per salvarsi tira fuori un coniglio, morto, dal cilindro. Lasciatelo respirare o trovategli un lavoro vero.
Passiamo ora all'impianto grafico. Montanari & Grassani sono diventati, con questo Maxi, brutte copie di loro stessi. Dispiace vedere questa coppia di artisti essersi attorcigliata su se stessa e vedersi autocitare senza ritegno. Se i personaggi sono sempre nel loro stile persino loro, qui, mancano di dinamismo e contiguità con la realtà: se un mostro di tre metri afferra per le spalle una ragazza normale questa non rimarrà diritta come un fuso, quasi parallela la terreno.
Anche nelle architetture, soprattutto degli interni, mostrano carenze demoralizzante. Se le linee di prospettiva sembrano fare quello che vogliono loro, gli arredamenti non sono da meno. Capita spesso di vedere mensole sulle quali le fotografie si spostano senza spiegazione da un posto all'altro, tombini che cambiano dimensione, arredamenti stradali che vengono a mancare ed il tutto da una vignetta adiacente all'altra.
Il loro peggio lo danno quando tentano di dare il loro meglio. Si sa che il duo ha una visione tutta sua di Craven Road e del civico 7 in particolare. Il problema è che se hai una visione la devi mantenere coerente e costante: la ciminiera al di la del cortile della casa dell'Indagatore dell'Incubo non può cambiare posizione da una storia all'altra, i pali della luce non possono sparire tra una vignetta e l'altra.
La copertina è un classico rivisitato in stile Stano, con colori marci, ma tutto sommato piacevole.Ho trovato tutto parecchio deludente. Trovo che Montanari & Grassani abbiano, con questo albo, segnato una delle peggiori pagine della loro storica collaborazione. Trovo che abbiano mancato di rispetto al lettore. Il tutto su una albo nato, creato e dedicato per ospitare solo le loro storie. Il tutto al prezzo poco popolare di 6,20€.
Ancora uno, forse, e poi abbandonerò anche questa collana "fuori serie regolare" di Dylan Dog e, probabilmente, con poco dispiacere.
Periodicità: semestrale
Alla ricerca della felicità
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Montanari & Grassani
Uno strano personaggio, probabilmente di origine orientale, ed il suo merlo nero si aggirano per le strade di Londra a vendere oggetti a poco prezzo a persone in balia dei propri desideri. Quando, in un verso o nell'altro, i desideri dei possessori di questi oggetti iniziano ad avverarsi le cose cambiano. Qualcuno ne rimane soddisfatto, qualcuno sconvolto, ma quello che più conta è che tra questi sognatori c'è anche Dylan Dog.
Una sceneggiatura semplice che mette in parallelo più vite di sognatori londinesi. Il tutto si basa su una specie di Safarà ambulante che offre oggetti che daranno un svolta alla vita di chi li riceve. Carina e scorrevole, risulta di piacevole lettura.
Kidnapping
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Montanari & Grassani
Un bambino, che è una porta tra il nostro mondo e quello dei demoni, viene rapito. Alla sua famiglia, che è tra le più ricche dell'Inghilterra, non viene richiesto alcun riscatto e, anzi, la notizia non viene resa pubblica. Solo una scaltra giornalista di un sito di pettegolezzi, guarda caso fidanzata dell'Old Boy, è a conoscenza della notizia e coinvolge il suo uomo nell'indagine.
I demoni sembrano essere reali, così come il rapimento, ma come fare a salvare la piccola vittima?
Forse la migliore storia del trittico. Un classico giallo con colpevoli e presunti colpevoli a darsi il cambio nelle diverse pagine. Scorrevole ed un po' splatter si lascia leggere senza troppi pensieri.
L’Eroe
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Una famosa attrice si affida a Dylan Dog per la sua protezione. Lo strano uomo che la perseguita sembra essere legato a delle morti e sparizioni di persone apparentemente senza collegamento tra loro.
La storia più debole del trittico. Mi spiace che sia scritta da Gualdoni, che tanto avevo stimato al suo debutto. Purtroppo lo sceneggiatore sembra essere in profonda carenza di idea. Si ispira senza ritegno alla serie televisive come Alphas ed alla mitologia dei supereroi ai fumetti degli X-Men della Marvel. Non butta dentro uno straccio di idea originale e fa passare la voglia di leggere. Si infila in un cul de sac narrativo senza via d'uscita e per salvarsi tira fuori un coniglio, morto, dal cilindro. Lasciatelo respirare o trovategli un lavoro vero.
Passiamo ora all'impianto grafico. Montanari & Grassani sono diventati, con questo Maxi, brutte copie di loro stessi. Dispiace vedere questa coppia di artisti essersi attorcigliata su se stessa e vedersi autocitare senza ritegno. Se i personaggi sono sempre nel loro stile persino loro, qui, mancano di dinamismo e contiguità con la realtà: se un mostro di tre metri afferra per le spalle una ragazza normale questa non rimarrà diritta come un fuso, quasi parallela la terreno.
Anche nelle architetture, soprattutto degli interni, mostrano carenze demoralizzante. Se le linee di prospettiva sembrano fare quello che vogliono loro, gli arredamenti non sono da meno. Capita spesso di vedere mensole sulle quali le fotografie si spostano senza spiegazione da un posto all'altro, tombini che cambiano dimensione, arredamenti stradali che vengono a mancare ed il tutto da una vignetta adiacente all'altra.
Il loro peggio lo danno quando tentano di dare il loro meglio. Si sa che il duo ha una visione tutta sua di Craven Road e del civico 7 in particolare. Il problema è che se hai una visione la devi mantenere coerente e costante: la ciminiera al di la del cortile della casa dell'Indagatore dell'Incubo non può cambiare posizione da una storia all'altra, i pali della luce non possono sparire tra una vignetta e l'altra.
La copertina è un classico rivisitato in stile Stano, con colori marci, ma tutto sommato piacevole.Ho trovato tutto parecchio deludente. Trovo che Montanari & Grassani abbiano, con questo albo, segnato una delle peggiori pagine della loro storica collaborazione. Trovo che abbiano mancato di rispetto al lettore. Il tutto su una albo nato, creato e dedicato per ospitare solo le loro storie. Il tutto al prezzo poco popolare di 6,20€.
Ancora uno, forse, e poi abbandonerò anche questa collana "fuori serie regolare" di Dylan Dog e, probabilmente, con poco dispiacere.
domenica 4 novembre 2012
Dylan Dog - I segni della fine
Dylan Dog n.314, mensile
I segni della fine
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Angelo Stano
Misteriose morti coinvolgono normali cittadini londinesi. Oggetti all'apparenza innocui prendono vita e uccidono le persone con cui vengono in contatto. Dylan Dog è innamorato di una bella assistente sociale che forse sa qualcosa in più di quello che ammette di sapere, persino con Scotland Yard.
Perchè la metropolitana impazzisce, le cabine telefoniche diventano trappole mortali? Volente o nolente l'indagatore dell'incubo si troverà coinvolto in un'indagine sul filo del rasoio.
Stavolta partiamo la dalla bella copertina di Stano, curata con l'effetto acquerello e luminosa nonostante l'ambientazione sul fondo del Tamigi. Ecco, ad essere puntigliosi, manca proprio quell'effetto acqua e che, probabilmente, avrebbe reso l'immagine meno chiara, ma più realistica.
Gualdoni fa tutto da se, a parte i disegni, e realizza una storia coinvolgente nell'ambiente giovane delle Tag e dei graffiti mischiandola con elementi della cabala ebraica. Strano come i due amici delle due testate bonelliani Martin Mystère e Dylan Dog si trovino ad indagare, nello stesso mese, su enigmi generati dalla stessa matrice culturale. Gualdoni trova il tempo, e lo spazio, per citare famose icone del piccolo e grande schermo. Si parte con il Dottor Who per poi addentrarsi nella Monster House e, perchè no, incrociando il vermone del deserto di Star Wars.
Ai disegni il grande e sempre stupefacente Giampiero Casertano. E' incredibile come il suo tratto, inequivocabilmente legato alla Disney, si adatti in modo calzante e armoniosa alla figura del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Vedere all'opera Casertano è sempre piacevole ed esaltante. Grazie allo staff delle Bonelli che ci permette di godere delle sue opere sulle pagine della Casa delle Ideee Milanese.
Buon albo autunnale, piacevole e scorrevole.
I segni della fine
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Angelo Stano
Misteriose morti coinvolgono normali cittadini londinesi. Oggetti all'apparenza innocui prendono vita e uccidono le persone con cui vengono in contatto. Dylan Dog è innamorato di una bella assistente sociale che forse sa qualcosa in più di quello che ammette di sapere, persino con Scotland Yard.
Perchè la metropolitana impazzisce, le cabine telefoniche diventano trappole mortali? Volente o nolente l'indagatore dell'incubo si troverà coinvolto in un'indagine sul filo del rasoio.
Stavolta partiamo la dalla bella copertina di Stano, curata con l'effetto acquerello e luminosa nonostante l'ambientazione sul fondo del Tamigi. Ecco, ad essere puntigliosi, manca proprio quell'effetto acqua e che, probabilmente, avrebbe reso l'immagine meno chiara, ma più realistica.
Gualdoni fa tutto da se, a parte i disegni, e realizza una storia coinvolgente nell'ambiente giovane delle Tag e dei graffiti mischiandola con elementi della cabala ebraica. Strano come i due amici delle due testate bonelliani Martin Mystère e Dylan Dog si trovino ad indagare, nello stesso mese, su enigmi generati dalla stessa matrice culturale. Gualdoni trova il tempo, e lo spazio, per citare famose icone del piccolo e grande schermo. Si parte con il Dottor Who per poi addentrarsi nella Monster House e, perchè no, incrociando il vermone del deserto di Star Wars.
Ai disegni il grande e sempre stupefacente Giampiero Casertano. E' incredibile come il suo tratto, inequivocabilmente legato alla Disney, si adatti in modo calzante e armoniosa alla figura del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Vedere all'opera Casertano è sempre piacevole ed esaltante. Grazie allo staff delle Bonelli che ci permette di godere delle sue opere sulle pagine della Casa delle Ideee Milanese.
Buon albo autunnale, piacevole e scorrevole.
martedì 16 ottobre 2012
Dylan Dog - Speciale - Viaggio senza speranza
Speciale Dylan Dog n. 26, annuale
Viaggio senza speranza
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano
Dylan Dog è in una situazione senza via d'uscita. Sfiancato, sfinito, stanco è braccato, in una misteriosa foresta, da sconosciuti inseguitori. Ma non è l'unico. Proseguendo alla ricerca di una via di fuga gli si accodano un giovane ragazza, un tipo strano con gli occhiali ed un strega cieca. Non tutto, però, è come sembra, anche perchè l'Old Boy non si ricorda, come gli altri suoi compagni di viaggio, come è finito in tale, disperata, situazione. Per fortuna il tipo strano sembra conoscere una via d'uscita ed il trucco per raggiungerla è quello di andare sempre avanti senza mai voltarsi indietro. Il mito di Orfeo che esce dagli inferi cercando di salvare la sua amata Euridice, sarà anche l'indizio di dove si trova l'Indagatore dell'Incubo?
Come la Barbato nella serie regolare anche il Gualdoni, nello speciale di quest'anno, non stupisce più di tanto. Mette giù una storia veloce da leggere, con un buon ritmo ed una marea di citazioni, sia da albi storici di Dylan (che non farebbe male rileggere e prima o poi lo farò) che da classi dell'horror anni '80 del secolo scorso, il tutto condito con un po' di mitologia greca. La struttura della storia è simile a quella del 313, ossia abbiamo flashback che dei ricordi di Dylan (o degli altri personaggi) che ci aiutano a capire meglio la situazione nello stesso tempo nel quale la comprendono anche i protagonisti. Qui, però, la scelta della transizione tra realtà e ricordo è più classica: i ricordi sono pagine a sfondo nero, che ben si distinguono dal resto dell'albo.
I disegni di Piccatto sono i disegni di Piccatto. Può piacere o non piacere, ma, secondo me, è uno dei disegnatori che, seppur con il suo stile, ultimamente, riesce a ben pennellare le vicende dell'ex agente di Scotland Yard-
La copertina di Stano è un classico. Il simbolo dell'infinito che condanna Dylan a non trovare via d'uscita dalla sua situazione. Curiosamente, cosa che capita poco spesso così evidente, immagini molto simili, anche se contestualizzate nella storia, sono presenti durante la narrazione.
Uno speciale autunnale che si fa leggere, niente da dire. Essendo, come da nome, un Speciale, però, ci si aspetta qualcosa di più, anche dato il numero di pagine ed il prezzo, di un albo regolare con spazio narrativo espanso.
Non è facile scrivere sempre cose nuove per un personaggio di 25 anni, ma, abbiamo visto, che qualche volta gli autori ci riescono.
Viaggio senza speranza
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano
Dylan Dog è in una situazione senza via d'uscita. Sfiancato, sfinito, stanco è braccato, in una misteriosa foresta, da sconosciuti inseguitori. Ma non è l'unico. Proseguendo alla ricerca di una via di fuga gli si accodano un giovane ragazza, un tipo strano con gli occhiali ed un strega cieca. Non tutto, però, è come sembra, anche perchè l'Old Boy non si ricorda, come gli altri suoi compagni di viaggio, come è finito in tale, disperata, situazione. Per fortuna il tipo strano sembra conoscere una via d'uscita ed il trucco per raggiungerla è quello di andare sempre avanti senza mai voltarsi indietro. Il mito di Orfeo che esce dagli inferi cercando di salvare la sua amata Euridice, sarà anche l'indizio di dove si trova l'Indagatore dell'Incubo?
Come la Barbato nella serie regolare anche il Gualdoni, nello speciale di quest'anno, non stupisce più di tanto. Mette giù una storia veloce da leggere, con un buon ritmo ed una marea di citazioni, sia da albi storici di Dylan (che non farebbe male rileggere e prima o poi lo farò) che da classi dell'horror anni '80 del secolo scorso, il tutto condito con un po' di mitologia greca. La struttura della storia è simile a quella del 313, ossia abbiamo flashback che dei ricordi di Dylan (o degli altri personaggi) che ci aiutano a capire meglio la situazione nello stesso tempo nel quale la comprendono anche i protagonisti. Qui, però, la scelta della transizione tra realtà e ricordo è più classica: i ricordi sono pagine a sfondo nero, che ben si distinguono dal resto dell'albo.
I disegni di Piccatto sono i disegni di Piccatto. Può piacere o non piacere, ma, secondo me, è uno dei disegnatori che, seppur con il suo stile, ultimamente, riesce a ben pennellare le vicende dell'ex agente di Scotland Yard-
La copertina di Stano è un classico. Il simbolo dell'infinito che condanna Dylan a non trovare via d'uscita dalla sua situazione. Curiosamente, cosa che capita poco spesso così evidente, immagini molto simili, anche se contestualizzate nella storia, sono presenti durante la narrazione.
Uno speciale autunnale che si fa leggere, niente da dire. Essendo, come da nome, un Speciale, però, ci si aspetta qualcosa di più, anche dato il numero di pagine ed il prezzo, di un albo regolare con spazio narrativo espanso.
Non è facile scrivere sempre cose nuove per un personaggio di 25 anni, ma, abbiamo visto, che qualche volta gli autori ci riescono.
lunedì 3 settembre 2012
Dylan Dog - Epidemia aliena
Dylan Dog n. 312, mensile
Epidemia aliena
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luca dell’Uomo
Copertina: Angelo Stano
La speranza di ogni uomo è diventata realtà a Londra: nessun uomo riesce più a mentire. La verità è all'ordine del giorno. Dal politico al meccanico, da passante all'assassino, dall'avvocato all'alieno nessuno riesce più a dire un bugia. Solo Dylan Dog risulta essere immune a questo morbo.
La storia di Gualdoni non è male, ma si sofferma un po' troppo sui colpi di scena improvvisi ed inspiegabili. Nonostante un buona partenza e, comunque, una trama interessante i finali multipli penalizzano abbastanza questo albo dylaniato.
Al timone del pennello e delle chine troviamo il ritorno di un disegnatore dimenticato, nonostante il suo lavoro sui numeri 5 ed 11 (su sceneggiatura di Sclavi), quel Luca dell'Uomo scomparso dal panorama fumettistico di massa da ben 25 anni. Nonostante il lungo periodo di assenza il suo tratto non risulta essere arrugginito. Su una testata, poi, come Dylan Dog dove il tempo non sembra passare mai non corre il rischio di non trovarsi a suo agio. Tratto netto e pulito, chiara distinzione tra luci ed ombre, a volte un po' indeciso, risulta essere, comunque gradevole e, per certi versi, una novità.
L'albo composto dai primi tre numeri primi disposti in posizione casuale è interessante ed intrigante per più della metà, peccato per i finali multipli, ma non si può avere tutto dalla vita.
Epidemia aliena
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luca dell’Uomo
Copertina: Angelo Stano
La speranza di ogni uomo è diventata realtà a Londra: nessun uomo riesce più a mentire. La verità è all'ordine del giorno. Dal politico al meccanico, da passante all'assassino, dall'avvocato all'alieno nessuno riesce più a dire un bugia. Solo Dylan Dog risulta essere immune a questo morbo.
La storia di Gualdoni non è male, ma si sofferma un po' troppo sui colpi di scena improvvisi ed inspiegabili. Nonostante un buona partenza e, comunque, una trama interessante i finali multipli penalizzano abbastanza questo albo dylaniato.
Al timone del pennello e delle chine troviamo il ritorno di un disegnatore dimenticato, nonostante il suo lavoro sui numeri 5 ed 11 (su sceneggiatura di Sclavi), quel Luca dell'Uomo scomparso dal panorama fumettistico di massa da ben 25 anni. Nonostante il lungo periodo di assenza il suo tratto non risulta essere arrugginito. Su una testata, poi, come Dylan Dog dove il tempo non sembra passare mai non corre il rischio di non trovarsi a suo agio. Tratto netto e pulito, chiara distinzione tra luci ed ombre, a volte un po' indeciso, risulta essere, comunque gradevole e, per certi versi, una novità.
L'albo composto dai primi tre numeri primi disposti in posizione casuale è interessante ed intrigante per più della metà, peccato per i finali multipli, ma non si può avere tutto dalla vita.
mercoledì 4 luglio 2012
Maxi Dylan Dog - 17
Maxi Dylan Dog 16, semestrale
Copertina: Angelo Stano
Disegni: Montanari & Grassani
Chiamata dall'Inferno
Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
I cellulari fanno male, si sa (o almeno così dicono). E' una certezza, però che gli sms uccidano. Provate a chiederlo alla nuova cliente di Dylan alla quale il marito non è sopravvissuto ad un semplice sms. Non chiedetelo neanche allo stesso Old Boy che, sul cellulare della sua nuova conquista, ha ricevuto un messaggino, da un utente anonimo, contenente la data ed il luogo della sua morte.
La verità sommersa
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Cromagh era un villaggio in una valle. Per necessità minerarie quella stessa valle è stata riempita d'acqua per creare un grande bacino idrico. Poco più in la il New Cromagh sorge ridente. Poco ridente per la verità dato che quando, dal lago, sorge una misteriosa nebbia, le persone che vi rimangono avvolte vengono trovate assassinate in modo orribile. C'è qualcosa di vero nelle leggende del posto? Ovviamente sindaco e polizia si rivolgono all'unico che potrebbe tirarli fuori dal guaio in cui si trovano: l'Indagatore dell'Incubo
Vite gemelle
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Lydia è la nuova fiamma di Dylan. Prima era solo una cliente e, come al solito, è diventato anche l'amore della sua vita. Il problema di Lydia è che vi è vista uccidere sotto un treno della metropolitana, ha vuoti di memoria ed ha paura di essere una veggente. Il problema è che tante altre donne identiche a lei stanno morendo nei modi più disparati. Sarà un caso che la donna lavori per un'azienda scientifica specializzata in clonazione?
Chiamata dall'Inferno è la classica reinterpretazione del mito di Ringu, The Cell e di tutti quegli altri film horror estivi che come spunto narrativo usano la minaccia tecnologica. La Barbato ci aggiunge anche un po' di vero soprannaturale, qualche personaggio di contorno (come la direttrice della rivista di gossip) ed una vecchia conoscenza del nostro, ma la storia non ha un vero e proprio mordente, come non ha dalla sua un'eccessiva originalità e colpi a sorpresa.
La verità sommersa di Marzano mi ricorda quel filmino sugli abitanti di un villaggio del Maine (?) che muoiono per via dei fantasmi di una nave affondata... ma si che l'avete visto... ah si, si, The Fog. Poco altro da aggiungere. Se avete visto il film aggiungeteci un po' di giallo in più ed avrete ottenuto questa storia.
Vite gemelle è lo Sliding Doors di Gualdoni. Che dire. Caruccia, ma non è che si sia sprecato troppo. Le copie, l'amore, la morte.
Discorso a parte meritano i disegni di Montanari & Grassani che sono la ragione per cui si compra il Maxi! Precisi. Puliti. Nitidi. Omogenei. Oh, a me sti due piacciono, che ci volete fare. L'unico appunto è che in tre storie Dylan finisce a letto con tre donne diverse e non mostra un minimo di fantasia. Ah, che anche l'Old Boy stia invecchiando veramente?
Copertina di Stano nella norma. Essenziale. Con richiami a storie passate.
Tutto sommato una buona lettura, poco impegnativa, ma, a tratti, anche poco coinvolgente. E' anche per questo che ci ho messo un po' a finirlo ed a scriverne.
Copertina: Angelo Stano
Disegni: Montanari & Grassani
Chiamata dall'Inferno
Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
I cellulari fanno male, si sa (o almeno così dicono). E' una certezza, però che gli sms uccidano. Provate a chiederlo alla nuova cliente di Dylan alla quale il marito non è sopravvissuto ad un semplice sms. Non chiedetelo neanche allo stesso Old Boy che, sul cellulare della sua nuova conquista, ha ricevuto un messaggino, da un utente anonimo, contenente la data ed il luogo della sua morte.
La verità sommersa
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Cromagh era un villaggio in una valle. Per necessità minerarie quella stessa valle è stata riempita d'acqua per creare un grande bacino idrico. Poco più in la il New Cromagh sorge ridente. Poco ridente per la verità dato che quando, dal lago, sorge una misteriosa nebbia, le persone che vi rimangono avvolte vengono trovate assassinate in modo orribile. C'è qualcosa di vero nelle leggende del posto? Ovviamente sindaco e polizia si rivolgono all'unico che potrebbe tirarli fuori dal guaio in cui si trovano: l'Indagatore dell'Incubo
Vite gemelle
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Lydia è la nuova fiamma di Dylan. Prima era solo una cliente e, come al solito, è diventato anche l'amore della sua vita. Il problema di Lydia è che vi è vista uccidere sotto un treno della metropolitana, ha vuoti di memoria ed ha paura di essere una veggente. Il problema è che tante altre donne identiche a lei stanno morendo nei modi più disparati. Sarà un caso che la donna lavori per un'azienda scientifica specializzata in clonazione?
Chiamata dall'Inferno è la classica reinterpretazione del mito di Ringu, The Cell e di tutti quegli altri film horror estivi che come spunto narrativo usano la minaccia tecnologica. La Barbato ci aggiunge anche un po' di vero soprannaturale, qualche personaggio di contorno (come la direttrice della rivista di gossip) ed una vecchia conoscenza del nostro, ma la storia non ha un vero e proprio mordente, come non ha dalla sua un'eccessiva originalità e colpi a sorpresa.
La verità sommersa di Marzano mi ricorda quel filmino sugli abitanti di un villaggio del Maine (?) che muoiono per via dei fantasmi di una nave affondata... ma si che l'avete visto... ah si, si, The Fog. Poco altro da aggiungere. Se avete visto il film aggiungeteci un po' di giallo in più ed avrete ottenuto questa storia.
Vite gemelle è lo Sliding Doors di Gualdoni. Che dire. Caruccia, ma non è che si sia sprecato troppo. Le copie, l'amore, la morte.
Discorso a parte meritano i disegni di Montanari & Grassani che sono la ragione per cui si compra il Maxi! Precisi. Puliti. Nitidi. Omogenei. Oh, a me sti due piacciono, che ci volete fare. L'unico appunto è che in tre storie Dylan finisce a letto con tre donne diverse e non mostra un minimo di fantasia. Ah, che anche l'Old Boy stia invecchiando veramente?
Copertina di Stano nella norma. Essenziale. Con richiami a storie passate.
Tutto sommato una buona lettura, poco impegnativa, ma, a tratti, anche poco coinvolgente. E' anche per questo che ci ho messo un po' a finirlo ed a scriverne.
mercoledì 30 maggio 2012
Dylan Dog - L'autopsia
Dylan Dog n. 309, mensile
L'autopsia
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Franco Saudelli
Copertina: Angelo Stano
Una nuova fidanzata entra ed esce dalla vita dell'Old Boy in un paio di giorni. Dylan conosce Meg al supermercato, se ne innamora, pizza e cinema e poi lei si suicida. Convinto che non possa essere un normale suicidio l'ex agente di Scotland Yard decide di investigare. In effetti trova qualcosa di strano, collegando i puntini si accorge di un incremento deciso nel numero dei suicidi a Londra: è l'effetto di un gara tra una coppia di serial killer che si sfidano con delitti in successione.
Riuscirà l'indagatore dell'incubo a porre fine a questa macabra gara senza finire, a sua volta, sul tavolo dell'obitorio della centrale di polizia?
Saudelli disegna i personaggi di dell'albo con facce innaturalmente tonde ed allungate. Una volta che ci si abitua allo stile, però, risulta essere dinamico e non sgradevole.
La sceneggiatura di Gualdoni risulta essere abbastanza articolata, ma, allo stesso tempo, abbastanza ovvia. Un paio di colpi di scena interessanti rendono la lettura, di un albo normale, piacevole.
Angelo Stano sceglie una copertina semplice, in perfetto tema con il titolo dell'episodio e dipinge con tratto pulito e preciso. Grazie alla sua tecnica riesce a trasmettere il freddo della cella frigorifera grazie all'uso dei colori utilizzati.
Una storia di rivalità malata, di amori impossibili, permeata dalla tristezza e dal disagio delle vittime dei killer.
Una lettura senza infamia ne lode sottolineata dal nuovo prezzo di copertina, portato da Bonelli a 2,90€ (dalle 2,70€ dei mesi scorsi). Ringrazio di aver tagliato del tutto Nathan Never e di essermi posto limiti sulle uscite del Dylan Dog.
L'autopsia
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Franco Saudelli
Copertina: Angelo Stano
Una nuova fidanzata entra ed esce dalla vita dell'Old Boy in un paio di giorni. Dylan conosce Meg al supermercato, se ne innamora, pizza e cinema e poi lei si suicida. Convinto che non possa essere un normale suicidio l'ex agente di Scotland Yard decide di investigare. In effetti trova qualcosa di strano, collegando i puntini si accorge di un incremento deciso nel numero dei suicidi a Londra: è l'effetto di un gara tra una coppia di serial killer che si sfidano con delitti in successione.
Riuscirà l'indagatore dell'incubo a porre fine a questa macabra gara senza finire, a sua volta, sul tavolo dell'obitorio della centrale di polizia?
Saudelli disegna i personaggi di dell'albo con facce innaturalmente tonde ed allungate. Una volta che ci si abitua allo stile, però, risulta essere dinamico e non sgradevole.
La sceneggiatura di Gualdoni risulta essere abbastanza articolata, ma, allo stesso tempo, abbastanza ovvia. Un paio di colpi di scena interessanti rendono la lettura, di un albo normale, piacevole.
Angelo Stano sceglie una copertina semplice, in perfetto tema con il titolo dell'episodio e dipinge con tratto pulito e preciso. Grazie alla sua tecnica riesce a trasmettere il freddo della cella frigorifera grazie all'uso dei colori utilizzati.
Una storia di rivalità malata, di amori impossibili, permeata dalla tristezza e dal disagio delle vittime dei killer.
Una lettura senza infamia ne lode sottolineata dal nuovo prezzo di copertina, portato da Bonelli a 2,90€ (dalle 2,70€ dei mesi scorsi). Ringrazio di aver tagliato del tutto Nathan Never e di essermi posto limiti sulle uscite del Dylan Dog.
lunedì 30 gennaio 2012
Dylan Dog - Il museo del crimine
Dylan Dog n. 305, mensile
Il museo del crimine
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Angelo Stano
La fortuna di Dylan Dog è sfacciata. Lui e la sua nuova fidanzata vengono invitati ad un'anteprima privata, solo per loro, organizzata dal direttore museo alla nuova mostra sulla Londra Criminale. La narrazione del loro anfitrione è così coinvolgente che Dylan si ritrova addirittura catapultato nelle vicende di cui sente raccontare e di cui vede le ricostruzioni nelle sale del museo. Tutto fino a quando non si trova lui stesso vittima di una ricostruzione di un evento della sua vita di poliziotto a Scotland Yard alle dipendenze dell'ispettore Bloch. Il Killer del Martello non gli darà pace ad anni di distanza.
La storia di Gualdoni parte come il solito albo riempitivo di racconti brevi dove Dylan si trova ad affrontare situazioni non sue in varie epoche storiche. Si riprende nelle ultime trenta pagine, quando il tenore cambia e la storia inizia ad acquisire un senso. Alla fine non sembra di aver perso tempo per leggere l'albo e l'anno non sembra partire così male come avrebbe potuto.
I disegni di Nicola Mari continuano, dopo anni, a convincermi poco. Il suo modo di disegnare, con questo tratto che rimane fluido e mai definito, persevera nel non soddisfarmi completamente. Un buon uso dei neri, come sempre, ma sopratutto mi sorprende in certe tavole ad ampio respiro che davvero mi stupiscono.
La copertina di Stano è un capolavoro. La grazia dalle mani dell'artista continua a sgorgare imperterrita. Se fosse possibile mi piacerebbe acquistare la tavola realizzata per questa copertina ed appenderla in casa. Veramente evocativa.
Tutto sommato un albo che non mantiene alcune aspettative che mi ero fatto, ma che si lascia leggere senza remore. La sola copertina di Stano vale la spesa.
Il museo del crimine
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Nicola Mari
Copertina: Angelo Stano
La fortuna di Dylan Dog è sfacciata. Lui e la sua nuova fidanzata vengono invitati ad un'anteprima privata, solo per loro, organizzata dal direttore museo alla nuova mostra sulla Londra Criminale. La narrazione del loro anfitrione è così coinvolgente che Dylan si ritrova addirittura catapultato nelle vicende di cui sente raccontare e di cui vede le ricostruzioni nelle sale del museo. Tutto fino a quando non si trova lui stesso vittima di una ricostruzione di un evento della sua vita di poliziotto a Scotland Yard alle dipendenze dell'ispettore Bloch. Il Killer del Martello non gli darà pace ad anni di distanza.
La storia di Gualdoni parte come il solito albo riempitivo di racconti brevi dove Dylan si trova ad affrontare situazioni non sue in varie epoche storiche. Si riprende nelle ultime trenta pagine, quando il tenore cambia e la storia inizia ad acquisire un senso. Alla fine non sembra di aver perso tempo per leggere l'albo e l'anno non sembra partire così male come avrebbe potuto.
I disegni di Nicola Mari continuano, dopo anni, a convincermi poco. Il suo modo di disegnare, con questo tratto che rimane fluido e mai definito, persevera nel non soddisfarmi completamente. Un buon uso dei neri, come sempre, ma sopratutto mi sorprende in certe tavole ad ampio respiro che davvero mi stupiscono.
La copertina di Stano è un capolavoro. La grazia dalle mani dell'artista continua a sgorgare imperterrita. Se fosse possibile mi piacerebbe acquistare la tavola realizzata per questa copertina ed appenderla in casa. Veramente evocativa.
Tutto sommato un albo che non mantiene alcune aspettative che mi ero fatto, ma che si lascia leggere senza remore. La sola copertina di Stano vale la spesa.
giovedì 10 novembre 2011
Dylan Dog - Gigante n°20
Dylan Dog Gigante n. 20, annuale
Copertina: Angelo Stano
L’alleanza
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Luigi Piccatto
A Londra c'è qualcuno che anticipa le mosse dei vampiri che abitano la città e li cattura. Un'organizzazione di sconosciuta, che si serve di soldati armati, sta infliggendo profonde ferite alla comunità di queste creature della notte. Il loro Maestro è preoccupato e necessita di aiuto. Dal passato di Dylan emerge il signore dei vampiri Rutger che gli chiede aiuto. Una donna sarà la chiave per entrare nel meccanismo. Il tutto si risolverà, ma con grande spargimento di sangue.
Prendiamo un pizzico di Angel, mettiamoci una spruzzata di Buffy, qualche scienziato pazzo, un colpo di scena ed alcune ovvietà (ma ben gestite) ed otteniamo questa storia ritmata da Bilotta. Piacevole action comic che mette un po' di adrenalina nella vita dell'Indagatore dell'incubo. I disegni di Piccatto possono piacere o non piacere, ma in questa storia dinamica calzano a pennello
La sala della tortura
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Marco Bianchini
In una segreta, che sembra uscita da un castello medioevale, Dylan Dog si ritrova in compagni di altri sventurati prigioniero. Immemore di come ciascuno di loro sia giunto in quel luogo, una voce suggerisce l'unica via d'uscita: il sacrificio di un innocente. Dopo giorni di attesa e torture qualcosa scatta nella mente dei prigionieri e parte il massacro.
Prendiamo un pizzico di Saw aggiungiamo una porzione di The Twilight Zone ed abbiamo la base per questa sceneggiatura di Gualdoni. Una storia piacevole anche se non lascia un gran segno nella memoria. I disegni di Bianchini sono corposi ed antichi, quasi inadatti al personaggio, ma opportuni per l'ambientazione.
Effetti collaterali
Soggetto e sceneggiatura e Disegni: Carlo Ambrosini
Una nevicata inusuale copre Londra e l'Inghilterra. La vita di quattro persone gira intorno ad una serie di eventi ed ai suoi possibili sviluppi nelle diverse realtà. Un agente di borsa fallito, che ha truffato centinaia di persone, una ex tossica e sua nonna ed una ragazza dai molti ruoli ruotano intorno, coscientemente o meno, all'Old Boy. Da uno dei molteplici inferni, quello burocratico, qualcuno viene mandato per mettere un freno alla situazione
Prendiamo un pizzico di Hellboy, aggiungiamo qualche citazione letteraria e salta fuori una storia non male. Ambrosini si conferma ottimo interprete delle vicende del personaggio creato da Tiziano Sclavi 5 lustri fa e lo catapulta in una storia surreale. I molteplici finali, però, sanno tanto di brodo allungato che fa perdere credibilità al complesso. I disegni, da sempre per me, dello stesso Ambrosini son il punto più debole della storia. Il suo stile che prevede le atmosfere create con linee tracciate e non gradazioni di nero per i toni di grigio mi infastidisce.
Voodoo
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Piero Dall’Agnol
In un college londinese una serie di omicidi sospetti richiede l'intervento di Dylan Dog. Dalla dinamica degli assassini sembra proprio che uno zombie si stia nutrendo di insegnati e studenti. Una bella e giovane ragazza ed un pretendente incompreso sembrano essere il fulcro di tutto.
Bravo Gualdoni. Una short story con citazioni dal più classico Voodoo ben realizzata, dinamica, intrigante, con qualche colpo di scena carino. Dall'Agnol interpreta al meglio la sceneggiatura e ci fa vivere questo thriller soprannaturale in modo coinvolgente ed intrigante.
Tutto sommato un buon albo. Sperimentale nei tratti e nelle storie, con qualche ritorno, qualche debutto e qualche conferma.
Piacevole conferma anche il copertinista Angelo Stano che realizza un quadro d'atmosfera, per introdurre a noi le opere dei suoi colleghi, d'alto livello.
Una buona lettura in attesa dell'albo regolare.
venerdì 12 agosto 2011
Dylan Dog - Color Fest n. 7
Dylan Dog Color Fest n. 7, semestrale
Copertina: Gianluca e Raul Cestaro
L'illustrazione di copertina è di alta qualità. Ottima caratterizzazione del personaggio ed atmosfera in cui è inserito, peccato che non abbia alcun richiamo alle storie interne e sia fine a se stessa.
Passaggio per l’Inferno
Soggetto e sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Gigi Simeoni
Colori: Fabio d’Auria
Stano come la sfortuna stradale perseguiti Dylan Dog. Rientrando dalla conclusione di un'indagine verso Londra buca due gomme del maggiolino. Per fortuna arriva in suo soccorso una mini con una ragazza bordo. Accettato il passaggio dalla sconosciuta l'Indagatore dell'Incubo non se la vedrà proprio bene.
I colori di questa storia sono spettacolari. Mai vista una targa disegnata e colorata meglio di quella del maggiolino di Dylan in un fumetto. La storia è semplice e mi ricorda l'inizio della trama di un libro di Stephen King, che ho appena letto e commentato, ma del quale non mi viene il titolo. Un senso di estremo deja vu non mi permette di godermi la trama al meglio. Simeoni in ottima forma, con tratti puliti e dinamici.
Il banco dei pegni
Soggetto e sceneggiatura: Sergio Badino
Disegni: Giancarlo Alessandrini
Colori: Chiara Fabbri Colabich
Un manipoli di senza tetto arriva a casa di Dylan Dog per chiedere il suo intervento. Loro compagni di vita sono stati trovati morti per strada, in circostanze misteriose e con le tasche piene di soldi. Le indagini del nostro lo porteranno alla ricerca del banco dei pegni Diogene, dove qualcuno potrebbe sapere la risposta ai misteri del "Bad Bridge".
Anche qui un senso di già visto. Mi ricorda, in modo lato, Cose Preziose di Stephen King: il banco dei pegni, l'anima e tutto il resto, certo rivisitato con fantasia da Badino. Una buona storia senza pretese, ben disegnata da un maestro come Alessandrini e con i colori scuri e ben dosati della Colabich. Il tutto condito con citazioni (molto marcate) ai Monty Phyton
Luci della ribalta
Soggetto e sceneggiatura: Michele Medda
Disegni: Aldo Di Gennaro
Colori: Studio Rudoni
Gale McCorman è una delle più presenzialiste star della tv inglese. Da circa trent’anni, infatti, compare in ogni show televisivo del Regno Unito. Chiunque la riconosce ovunque vada, ma da qualche tempo la situazione è cambiata. Lei si ricorda di apparizioni in programmi nelle cui registrazioni non è presente. Le persone si dimenticano di lei. Dylan dovrà scoprire cosa sta succedendo prima che lei scompaia del tutto.
Abbastanza originale la storia di Medda, corta, intensa. Di Gennaro dimostra di essere confidente con la matita come nel passato, non me lo ricordo recentemente sulle pagine del Dylan, ma magari mi sbaglio. I colori non sono un gran che, stesso discorso che vale per la storia successiva. Mi ricordavo lo Studio Rudoni molto più performante in un Color fest precedente, ma forse mi confondo io
Strage di mezzanotte
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Colori: Studio Rudoni
Un ritorno nel passato per Dylan Dog. Un ritorno ad una delle sue prime indagini. Come anni fa ai magazzini Dastan un manichino è tornato in vita ed ha iniziato ad uccidere la gente. L'Old Boy, con l'aiuto dei suoi amici, dovrà muoversi in fretta per impedire l'accrescersi del numero dei cadaveri.
Qui, Gualdoni, autocita la serie per cui scrive. Un ritorno al passato un po' debole e prevedibile sin dalle prime battute, ma gustoso per i collezionisti appassionati. I disegni di Montanari & Grassani, pur professionali, sono i più deboli dell'intero pacchetto di storie non sono supportati dalla colorazione dello Studio Rudoni.
Continuo a considerare il Color Fest un'occasione persa per la Bonelli. Con questa testata avrebbe potuto considerare l'idea di creare una linea "what if" annuale dedicata ad uno dei suo personaggi di punta. Sappiamo che queste idee non sono prese in considerazione dalla casa milanese, ma un abbozzo di tentativo è stato fatto con il Tex Color di inizio mese e speriamo sia un buon segno. Stando così le cose dopo l'ottava o decima uscita di questa collana l'abbandonerò. Per leggere le avventure di Dylan già bastano la serie regolare ed i classici speciali, anche i Maxi iniziano ad essere di troppo.
Tutto sommato una lettura piacevole, con carta di alta qualità e colori brillanti, ma anche abbastanza inutile. Il prezzo di 4.8€ potrebbe spaventare qualcuno.
Copertina: Gianluca e Raul Cestaro
L'illustrazione di copertina è di alta qualità. Ottima caratterizzazione del personaggio ed atmosfera in cui è inserito, peccato che non abbia alcun richiamo alle storie interne e sia fine a se stessa.
Passaggio per l’Inferno
Soggetto e sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Gigi Simeoni
Colori: Fabio d’Auria
Stano come la sfortuna stradale perseguiti Dylan Dog. Rientrando dalla conclusione di un'indagine verso Londra buca due gomme del maggiolino. Per fortuna arriva in suo soccorso una mini con una ragazza bordo. Accettato il passaggio dalla sconosciuta l'Indagatore dell'Incubo non se la vedrà proprio bene.
I colori di questa storia sono spettacolari. Mai vista una targa disegnata e colorata meglio di quella del maggiolino di Dylan in un fumetto. La storia è semplice e mi ricorda l'inizio della trama di un libro di Stephen King, che ho appena letto e commentato, ma del quale non mi viene il titolo. Un senso di estremo deja vu non mi permette di godermi la trama al meglio. Simeoni in ottima forma, con tratti puliti e dinamici.
Il banco dei pegni
Soggetto e sceneggiatura: Sergio Badino
Disegni: Giancarlo Alessandrini
Colori: Chiara Fabbri Colabich
Un manipoli di senza tetto arriva a casa di Dylan Dog per chiedere il suo intervento. Loro compagni di vita sono stati trovati morti per strada, in circostanze misteriose e con le tasche piene di soldi. Le indagini del nostro lo porteranno alla ricerca del banco dei pegni Diogene, dove qualcuno potrebbe sapere la risposta ai misteri del "Bad Bridge".
Anche qui un senso di già visto. Mi ricorda, in modo lato, Cose Preziose di Stephen King: il banco dei pegni, l'anima e tutto il resto, certo rivisitato con fantasia da Badino. Una buona storia senza pretese, ben disegnata da un maestro come Alessandrini e con i colori scuri e ben dosati della Colabich. Il tutto condito con citazioni (molto marcate) ai Monty Phyton
Luci della ribalta
Soggetto e sceneggiatura: Michele Medda
Disegni: Aldo Di Gennaro
Colori: Studio Rudoni
Gale McCorman è una delle più presenzialiste star della tv inglese. Da circa trent’anni, infatti, compare in ogni show televisivo del Regno Unito. Chiunque la riconosce ovunque vada, ma da qualche tempo la situazione è cambiata. Lei si ricorda di apparizioni in programmi nelle cui registrazioni non è presente. Le persone si dimenticano di lei. Dylan dovrà scoprire cosa sta succedendo prima che lei scompaia del tutto.
Abbastanza originale la storia di Medda, corta, intensa. Di Gennaro dimostra di essere confidente con la matita come nel passato, non me lo ricordo recentemente sulle pagine del Dylan, ma magari mi sbaglio. I colori non sono un gran che, stesso discorso che vale per la storia successiva. Mi ricordavo lo Studio Rudoni molto più performante in un Color fest precedente, ma forse mi confondo io
Strage di mezzanotte
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Colori: Studio Rudoni
Un ritorno nel passato per Dylan Dog. Un ritorno ad una delle sue prime indagini. Come anni fa ai magazzini Dastan un manichino è tornato in vita ed ha iniziato ad uccidere la gente. L'Old Boy, con l'aiuto dei suoi amici, dovrà muoversi in fretta per impedire l'accrescersi del numero dei cadaveri.
Qui, Gualdoni, autocita la serie per cui scrive. Un ritorno al passato un po' debole e prevedibile sin dalle prime battute, ma gustoso per i collezionisti appassionati. I disegni di Montanari & Grassani, pur professionali, sono i più deboli dell'intero pacchetto di storie non sono supportati dalla colorazione dello Studio Rudoni.
Continuo a considerare il Color Fest un'occasione persa per la Bonelli. Con questa testata avrebbe potuto considerare l'idea di creare una linea "what if" annuale dedicata ad uno dei suo personaggi di punta. Sappiamo che queste idee non sono prese in considerazione dalla casa milanese, ma un abbozzo di tentativo è stato fatto con il Tex Color di inizio mese e speriamo sia un buon segno. Stando così le cose dopo l'ottava o decima uscita di questa collana l'abbandonerò. Per leggere le avventure di Dylan già bastano la serie regolare ed i classici speciali, anche i Maxi iniziano ad essere di troppo.
Tutto sommato una lettura piacevole, con carta di alta qualità e colori brillanti, ma anche abbastanza inutile. Il prezzo di 4.8€ potrebbe spaventare qualcuno.
martedì 5 luglio 2011
Dylan Dog - Nella testa del killer
Dylan Dog n. 298, mensile
Nella testa del killer
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano
Groucho svenuto, lui legato alla sedia. In casa suo Dylan si trova sotto la minaccia di un arma tenuta in pugno da un uomo mite, Lenny, che ha bisogno di aiuto. Buster ha rapito e nascosto la sua famiglia al fine di impedirgli di fermarlo dal perpretare omicidi in serie come a lui piace. Il problema è che Buster è la seconda personalità di Lenny: quando lui dorme il suo alter ego prende il sopravvento e compie crimini.
Dylan si impegnerà per risolvere il caso entrando nelle spire tortuose della mente di Lenny, lottando con Buster nei momenti di appannamento del suo ospite, in una corsa contro il tempo per salvare la moglie e le due figlie dell'uomo disperato.
Torna Gualdoni, per la seconda volta in due giorni, con una storia dalla doppia personalità. Il ritmo serrato e le citazioni da "Il Silenzio degli innocenti", "Dottor Jeckill e Mr. Hide" e "Identità" ben si amalgamano in questa storia dalle tinte forti. Originalità nel tutto: nessuna donna insidia il cuore del bell'investigatore nelle pagine dell'albo.
Pagine illustrate dal sempre in forma Freghieri. Mese fortunato per i lettori della Bonelli: Roi su Brendon, Montanari e Grassani sul Maxi Dylan Dog e qui Freghieri. L'estate fa giocare all'editore di riferimento italiano le sue carte migliori dal punti di vista grafico. Gradevole come sempre, Freghieri, gioca molto coi i mezzi toni, quasi a retino, e con delle scene in luoghi bui, ma che riesca a far risultare molto luminose.
Per la copertina di Stano di questo n°298 vale lo stesso discorso per quella del Maxi di ieri e varrà per quella del 299, visto in anteprima sulla 4a di copertina di questo albo.
Una storia nei reconditi meandri della psiche umana ricca di sorprese.
Nella testa del killer
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano
Groucho svenuto, lui legato alla sedia. In casa suo Dylan si trova sotto la minaccia di un arma tenuta in pugno da un uomo mite, Lenny, che ha bisogno di aiuto. Buster ha rapito e nascosto la sua famiglia al fine di impedirgli di fermarlo dal perpretare omicidi in serie come a lui piace. Il problema è che Buster è la seconda personalità di Lenny: quando lui dorme il suo alter ego prende il sopravvento e compie crimini.
Dylan si impegnerà per risolvere il caso entrando nelle spire tortuose della mente di Lenny, lottando con Buster nei momenti di appannamento del suo ospite, in una corsa contro il tempo per salvare la moglie e le due figlie dell'uomo disperato.
Torna Gualdoni, per la seconda volta in due giorni, con una storia dalla doppia personalità. Il ritmo serrato e le citazioni da "Il Silenzio degli innocenti", "Dottor Jeckill e Mr. Hide" e "Identità" ben si amalgamano in questa storia dalle tinte forti. Originalità nel tutto: nessuna donna insidia il cuore del bell'investigatore nelle pagine dell'albo.
Pagine illustrate dal sempre in forma Freghieri. Mese fortunato per i lettori della Bonelli: Roi su Brendon, Montanari e Grassani sul Maxi Dylan Dog e qui Freghieri. L'estate fa giocare all'editore di riferimento italiano le sue carte migliori dal punti di vista grafico. Gradevole come sempre, Freghieri, gioca molto coi i mezzi toni, quasi a retino, e con delle scene in luoghi bui, ma che riesca a far risultare molto luminose.
Per la copertina di Stano di questo n°298 vale lo stesso discorso per quella del Maxi di ieri e varrà per quella del 299, visto in anteprima sulla 4a di copertina di questo albo.
Una storia nei reconditi meandri della psiche umana ricca di sorprese.
lunedì 4 luglio 2011
Maxi Dylan Dog 15
Maxi Dylan Dog 15, annuale
Copertina: Angelo Stano
L’avamposto perduto
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
E' un caso che Dylan al ritorno da un'indagine fuori Londra si perda sempre e si cacci nei guai? Probabilmente no, ma questa volta il suo smarrimento lo porta in un posto proprio inconsueto: un campo d'atterraggio dell’aviazione militare inglese. Qui una compagnia della Royal Air Force è rimasta prigioniera, nessuno ha la possibilità di allontanarsi e sperare di ritornare. Anche quelli che sono rimasti nelle loro baracche cominciano a sparire rapiti da una misteriosa luce aliena.
La nave nera
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Montanari & Grassani
Il Tamigi è teatro di macabri omicidi. Una chiatta nera lo risale e miete vittime tra coloro che incontra sulla sua rotta. Nel contempo la scomparsa di una ragazza, appartenente ad un setta di adoratori del fiume porta Dylan ad indagare. Si troverà invischiato nelle limacciose acque del fiume e della bramosia umana.
Il vigilante
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Montanari & Grassani
Finalmente la criminalità a Londra è tornata sotto il livello di guardia. L'unico a commettere omicidi è, colui che è stato soprannominato dai giornali, Prekiller. Questo giustiziere misterioso assassina chiunque solamente pensi di realizzare un crimini. Alcuni poliziotti lo inneggiano, i più savi cercano di scoprire chi si nasconde dietro la sua maschera per arrestarlo. Per fare un favore al suo amico Bloch anche l’Indagatore dell’Incubo si mette sulle sue tracce. Le indagini lo condurranno su un terreno pericoloso e sorprendente.
Tutte sceneggiature di buon livello, con colpi di scena, uno o due per storia, che tengono legato il lettore alle pagine senza sforzo. Tornano le storie di fantasmi dopo tanto tempo, un'originale reincarnazione di una divinità e una storia ispirata a "Minority report", senza rapporto di minoranza e con un precog serial killer.
Ai disegni una coppia collaudata di disegnatori che, in questi anni in cui è stata loro affidata la realizzazione grafica del Maxi, ha creato una continuity nelle location vicine alla residenza del nostro tali da rendere l'ambiente ancora più familiare. Si affiancano alle loro classiche inquadrature tagli sperimentali che ben si incastrano nel ritmo narrativo del quale si fanno tedofori.
Lo stile di Stano nelle copertine degli ultimi mesi è sempre gradevole. Particolarmente riuscita quella di quest'albo. Peccato non riuscire a trovare in vendita sue tavole originali.
Una buona lettura da assaporare con calma, gustandola.
Copertina: Angelo Stano
L’avamposto perduto
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
E' un caso che Dylan al ritorno da un'indagine fuori Londra si perda sempre e si cacci nei guai? Probabilmente no, ma questa volta il suo smarrimento lo porta in un posto proprio inconsueto: un campo d'atterraggio dell’aviazione militare inglese. Qui una compagnia della Royal Air Force è rimasta prigioniera, nessuno ha la possibilità di allontanarsi e sperare di ritornare. Anche quelli che sono rimasti nelle loro baracche cominciano a sparire rapiti da una misteriosa luce aliena.
La nave nera
Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Marzano
Disegni: Montanari & Grassani
Il Tamigi è teatro di macabri omicidi. Una chiatta nera lo risale e miete vittime tra coloro che incontra sulla sua rotta. Nel contempo la scomparsa di una ragazza, appartenente ad un setta di adoratori del fiume porta Dylan ad indagare. Si troverà invischiato nelle limacciose acque del fiume e della bramosia umana.
Il vigilante
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Montanari & Grassani
Finalmente la criminalità a Londra è tornata sotto il livello di guardia. L'unico a commettere omicidi è, colui che è stato soprannominato dai giornali, Prekiller. Questo giustiziere misterioso assassina chiunque solamente pensi di realizzare un crimini. Alcuni poliziotti lo inneggiano, i più savi cercano di scoprire chi si nasconde dietro la sua maschera per arrestarlo. Per fare un favore al suo amico Bloch anche l’Indagatore dell’Incubo si mette sulle sue tracce. Le indagini lo condurranno su un terreno pericoloso e sorprendente.
Tutte sceneggiature di buon livello, con colpi di scena, uno o due per storia, che tengono legato il lettore alle pagine senza sforzo. Tornano le storie di fantasmi dopo tanto tempo, un'originale reincarnazione di una divinità e una storia ispirata a "Minority report", senza rapporto di minoranza e con un precog serial killer.
Ai disegni una coppia collaudata di disegnatori che, in questi anni in cui è stata loro affidata la realizzazione grafica del Maxi, ha creato una continuity nelle location vicine alla residenza del nostro tali da rendere l'ambiente ancora più familiare. Si affiancano alle loro classiche inquadrature tagli sperimentali che ben si incastrano nel ritmo narrativo del quale si fanno tedofori.
Lo stile di Stano nelle copertine degli ultimi mesi è sempre gradevole. Particolarmente riuscita quella di quest'albo. Peccato non riuscire a trovare in vendita sue tavole originali.
Una buona lettura da assaporare con calma, gustandola.
martedì 5 aprile 2011
Dylan Dog - Almanacco della Paura 2011
Almanacco dell Paura 2011 , annuale
La convocazione
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Angelo Stano
La vita dell'Old Boy è continuamente minacciata da persone normali, da lui mai viste ne conosciute, che tentano di ucciderlo con ogni mezzo. L'unica caratteristica comune a queste persone è che sono già morte da tempo e solo dopo la loro dipartita vanno a caccia di Dylan. Per mettere freno a questa follia l'indagatore dell'incubo dovrà recarsi in un Inferno burocratico a lui ben conosciuto già dai tempi di Golconda.
La forza dell'Almanacco annuale non è, solitamente, la storia, ma quest'anno non si può far meno di porgere i complimenti al duo che l'ha realizzata. Gualdoni e Cossu, ognuno al suo posto di combattimento, ci propongono una storia pulita, nitida, misteriosa al momento giusto e coinvolgente.
A farcire il tutto troviamo i classici resoconti annuali su libri, film e telefilm di genere horror che sono apparsi tra libreria, cinema e tv nell'anno lasciato alle spalle. Il bilancio è più negativo che positivo, sinceramente. Mentre i classici dossier ci introducono nel mondo delle favole, nel loro aspetto classico e non edulcorato, al mondo di Franz Kafka, articolo ben scritto che sembra essere quasi uno stralcio da un romanzo, e infine sugli inferni portati sullo schermo dal 1911 ad oggi.
Un compendio sull'annata Horror sempre piacevole da avere tra le mani.
La convocazione
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Angelo Stano
La vita dell'Old Boy è continuamente minacciata da persone normali, da lui mai viste ne conosciute, che tentano di ucciderlo con ogni mezzo. L'unica caratteristica comune a queste persone è che sono già morte da tempo e solo dopo la loro dipartita vanno a caccia di Dylan. Per mettere freno a questa follia l'indagatore dell'incubo dovrà recarsi in un Inferno burocratico a lui ben conosciuto già dai tempi di Golconda.
La forza dell'Almanacco annuale non è, solitamente, la storia, ma quest'anno non si può far meno di porgere i complimenti al duo che l'ha realizzata. Gualdoni e Cossu, ognuno al suo posto di combattimento, ci propongono una storia pulita, nitida, misteriosa al momento giusto e coinvolgente.
A farcire il tutto troviamo i classici resoconti annuali su libri, film e telefilm di genere horror che sono apparsi tra libreria, cinema e tv nell'anno lasciato alle spalle. Il bilancio è più negativo che positivo, sinceramente. Mentre i classici dossier ci introducono nel mondo delle favole, nel loro aspetto classico e non edulcorato, al mondo di Franz Kafka, articolo ben scritto che sembra essere quasi uno stralcio da un romanzo, e infine sugli inferni portati sullo schermo dal 1911 ad oggi.
Un compendio sull'annata Horror sempre piacevole da avere tra le mani.
Iscriviti a:
Post (Atom)

















