Speciale Martin Mystère N° 34
Le molte vite di Martin Mystère
Soggetto e Sceneggiatura: Carlo Recagno, Alfredo Castelli
Disegni: Giancarlo Alessandrini, Esposito Bros., Rodolfo Torti, Luigi Coppola, Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini, Lucio Filippucci
Periodicità: annuale
uscita 20/07/2017
Prezzo 6.90€
Avevo smesso di leggere anni fa le avventure del Detective dell'Impossibile, perché? Perché, nonostante la passione ancestrale per il mistero, nonostante l'affetto per un personaggio che mi aveva accompagnato per più di vent'anni, nonostante la stima per Alfredo Castelli, Martin Mystère era diventato la triste reiterazione di se stesso. Avevo tentato, mesi fa, di avvicinarmi, nuovamente, a lui nella sua recente incarnazione. Ma anche quel viaggio era fallito (non è detto che non recuperi i numeri mancanti usati per vedere come è andata a finire, senza pagare il prezzo pieno).
Ora, nonostante la mole di fumetti che intasa l'estate sia notevole, mi sono lasciato trascinare nella tradizione de "Lo Speciale" annuale. Era sempre stato un buon appuntamento, durante il quale, pur con una certa ridondanza, si tornava in contatto con i vecchi compagni di letture, tralasciati lungo l'anno. Non sempre erano buone avventure, ma, il più delle volte, è stato un buon passatempo.
Quest'anno, invece...
Quest'anno, invece, ho persino fatto fatica a rintracciare l'albo nell'espositore dell'edicola. Ebbene sì, quest'anno Bonelli si è inventata il giochino della doppia copertina e l'edicolante l'ha esposto con la secondaria, anziché con la classica. Smascherato l'arcano, ecco la sorpresa dei sei euro e novanta del costo dell'albo. Paghiamo il fio per la storia più lunga, la carta in più ecc... E, invece no. La storia sono novantotto pagine, meno degli albi bimestrali di Mystère. Le altre sono ristampe di vecchie storie "prima dell'euro", ossia degli anni novanta del secolo scorso, che non hanno trovato spazio per essere pubblicate sulla collana Extra.
A tutto questo aggiungiamo che la storia speciale si riduce ad essere una riduzione, sopratutto in termini qualitativi, del Canto di Natale di Dickens. Cosa sarebbe successo se Martin avesse scelto un altro sentiero anziché quello che ha imboccato? Uno Sliding Doors, con protagonisti Tower, Angie; Dee e Kelly, di una tristezza ed inutilità rabbiose. Se poi si pensa che le ultime dieci pagine sono anche state utilizzate per lo spiegone finale, di come tutto sia stato realizzato e perché, la tristezza monta ancora più aggressiva.
Unica nota positiva: rivedere all'opera disegnatori che non ho più occasione di incontrare su altre testate.
Un albo inutile, con un costo esorbitante per quello che offre, che ad ogni affezionato lettore di Martin Mystère dovrebbe procurare l'orticaria.
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venerdì 28 luglio 2017
Speciale Martin Mystère N° 34
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giovedì 2 maggio 2013
Martin Mystère - Il paradosso di Fermi
Martin Mystère n. 326, bimestrale
Il paradosso di Fermi
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Il programma S.E.T.I. è attivo per la ricerca di forme di vita extraterrestri. Di notte, quando le interferenze terrestri sono più deboli, la possibilità di intercettare qualche segnale può essere maggiore, ma il personale in servizio presso i radiotelescopi è nettamente ridotto. Quando un astronomo riceve un segnale in codice binario dallo spazio la sua emozione è totale. Purtroppo, dopo la prima telefonata ad un vecchio professore dell'università, sia lo scienziato che il messaggio spariscono nel nulla nel giro di una notte.
Nello stesso tempo uno sconosciuto matematico è pronto a dimostrare la regola per identificare i numeri primi in pochissimo tempo, fenomeno matematico che sconvolgerebbe la nostra civiltà.
Il vecchio professore dell'astronomo, intanto, preoccupato, contatta un suo caro amico, Martin Mystère, ed il suo assistente, Java, e tutti insieme si mettono sulle tracce dello scomparso. Peccato che oltre a loro a percorrere gli stessi sentieri di indagine ci siano anche due gruppi armati molto pericolosi.
L'incipit della vicenda è intrigante: Enrico Fermi, la vita su altri pianeti, la comunicazione con specie aliene, un mistero matematico. Peccato che lo sviluppo della storia si evolva in una noia mortale. Un trama da sbadigli! Già l'elemento matematico, a cui gli sceneggiatori di Mystère ricorrono quando non hanno idee, è di una pesantezza assurda se poi lo prolunghi per più di 200 pagine e lo narri con la lentezza di un bradipo è ancora peggio.
Ulteriore macigno sulla fruibilità della storia sono i disegni di Paolo Ongaro. Il sessantenne illustratore veneziano torna dopo lunga assenza (dal 2011) sulle pagine del Detective dell'Impossibile con un prova pessima. Se sei un illustratore non è detto che tu debba per forza anche fare il disegnatore. I suoi personaggi sembrano omini del crash test, dopo l'incidente, che si muovo per vignette poco incisive e dettagliate. Le teste e gli arti dei personaggi assumono posizioni assurde che interdicono il lettore e lo distraggono e demoralizzano ulteriormente durante la lettura.
Ciliegina sulla torta è la caotica copertina di Alessandrini. Evidentemente, non avendo capito neanche lui molto bene la trama dell'albo a messo un po' di tutto, alla c@$$0. sperando che prendesse un senso dopo la lettura dell'albo. Nonostante il disegno curato ed i colori luminosi la prova del copertinista ufficiale della serie è insufficiente e non salva la pessima opera allestita da Mignacco e Ongaro.
A memoria Mignacco sembra essere un po' fuori forma, speriamo che si riprenda presto. Ongaro è meglio che torni alle sue illustrazioni, anche per la Cina (come si vanta sul suo sito internet) e che ci rifletta bene prima di fare sprecare soldi ai lettori di Martin Mystère. Il passaggio a vuoto di Alessandrini ci sta, dopo tanti decenni senza sbagliare un colpo.
Se volete avvicinarvi a questo personaggio Bonelli per la prima volta sappiate che questo non è il mese migliore, anzi forse proprio il peggiore da anni.
Se siete affezionati lettori lo accetterete.
Se siete indecisi verso quale fumetto della vostra collezione tagliare per risparmiare qualche soldo questo albo può ghigliottinare Martin Mystère.
Comunque una boiata.
Il paradosso di Fermi
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Il programma S.E.T.I. è attivo per la ricerca di forme di vita extraterrestri. Di notte, quando le interferenze terrestri sono più deboli, la possibilità di intercettare qualche segnale può essere maggiore, ma il personale in servizio presso i radiotelescopi è nettamente ridotto. Quando un astronomo riceve un segnale in codice binario dallo spazio la sua emozione è totale. Purtroppo, dopo la prima telefonata ad un vecchio professore dell'università, sia lo scienziato che il messaggio spariscono nel nulla nel giro di una notte.
Nello stesso tempo uno sconosciuto matematico è pronto a dimostrare la regola per identificare i numeri primi in pochissimo tempo, fenomeno matematico che sconvolgerebbe la nostra civiltà.
Il vecchio professore dell'astronomo, intanto, preoccupato, contatta un suo caro amico, Martin Mystère, ed il suo assistente, Java, e tutti insieme si mettono sulle tracce dello scomparso. Peccato che oltre a loro a percorrere gli stessi sentieri di indagine ci siano anche due gruppi armati molto pericolosi.
L'incipit della vicenda è intrigante: Enrico Fermi, la vita su altri pianeti, la comunicazione con specie aliene, un mistero matematico. Peccato che lo sviluppo della storia si evolva in una noia mortale. Un trama da sbadigli! Già l'elemento matematico, a cui gli sceneggiatori di Mystère ricorrono quando non hanno idee, è di una pesantezza assurda se poi lo prolunghi per più di 200 pagine e lo narri con la lentezza di un bradipo è ancora peggio.
Ulteriore macigno sulla fruibilità della storia sono i disegni di Paolo Ongaro. Il sessantenne illustratore veneziano torna dopo lunga assenza (dal 2011) sulle pagine del Detective dell'Impossibile con un prova pessima. Se sei un illustratore non è detto che tu debba per forza anche fare il disegnatore. I suoi personaggi sembrano omini del crash test, dopo l'incidente, che si muovo per vignette poco incisive e dettagliate. Le teste e gli arti dei personaggi assumono posizioni assurde che interdicono il lettore e lo distraggono e demoralizzano ulteriormente durante la lettura.
Ciliegina sulla torta è la caotica copertina di Alessandrini. Evidentemente, non avendo capito neanche lui molto bene la trama dell'albo a messo un po' di tutto, alla c@$$0. sperando che prendesse un senso dopo la lettura dell'albo. Nonostante il disegno curato ed i colori luminosi la prova del copertinista ufficiale della serie è insufficiente e non salva la pessima opera allestita da Mignacco e Ongaro.
A memoria Mignacco sembra essere un po' fuori forma, speriamo che si riprenda presto. Ongaro è meglio che torni alle sue illustrazioni, anche per la Cina (come si vanta sul suo sito internet) e che ci rifletta bene prima di fare sprecare soldi ai lettori di Martin Mystère. Il passaggio a vuoto di Alessandrini ci sta, dopo tanti decenni senza sbagliare un colpo.
Se volete avvicinarvi a questo personaggio Bonelli per la prima volta sappiate che questo non è il mese migliore, anzi forse proprio il peggiore da anni.
Se siete affezionati lettori lo accetterete.
Se siete indecisi verso quale fumetto della vostra collezione tagliare per risparmiare qualche soldo questo albo può ghigliottinare Martin Mystère.
Comunque una boiata.
venerdì 15 aprile 2011
Martin Mystère - La marea grigia
Martin Mystère n. 314, bimestrale
La marea grigia
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Nel 1630 Venezia è sconvolta da un'epidemia di peste che ne ridurrà di un terzo la popolazione. I malati vengono concentrati, destinati a morte quasi certa, nel Lazzaretto.
2011. Venezia. Nel Lazzaretto viene ritrovato il cadavere di un uomo sepolto con tra le mani uno scrigno. Intorno ai suoi resti, dagli archeologi, vengono trovati centinaia di scheletri di topo. In pochi giorni la città viene invasa da orde di ratti che aggrediscono ed uccidono gli esseri umani, tra i quali l'archeologo responsabile dello scavo.
Martin Mystère viene contattato da uno dei giovani studenti del defunto per indagare sulla sparizione dell'oggetto mysterioso contenuto nello scrigno.
Argomento molto interessante quello della peste. Mignacco lo espone in modo coinvolgente, colto e per nulla noioso attraverso la narrazione nel programma televisivo di Martin e le nozioni storiche fornite dagli archeologi. Forse un po' pesante per essere letto tutto in un fiato, ma se goduto come un libro è veramente piacevole ed acculturante.
I disegni sono la parte dolente dell'albo. Se nella rappresentazione delle architetture veneziane si trova una corrispondenza della realtà, anche se non accurata come avrebbe potuto essere, il vero disastro è individuabile dalla scarsa costanza nella raffigurazione dei soggetti. Sia i volti delle figure di contorno che quelli dei protagonisti vengono disegnati in modo diverso in ogni vignetta. L'apotesi dell'imprecisione, però, viene raggiunta in una vignetta di ambientazione storica: nel 1630 lo scienziato veneziano entra nello studio nella sua casa, gli oggetti che si vedono nella prima vignetta non si ritrovano il quella di quattro/cinque inquadrature dopo. La sola nota positiva è l'abile uso dei neri nelle molteplici scene di buio.
Una storia interessante. Piacevole da leggere ed acculturante. Così piacevole da lasciare in secondo piano il limitato standard artistico espresso da Ongaro in questa occasione.
La marea grigia
Soggetto e sceneggiatura: Luigi Mignacco
Disegni: Paolo Ongaro
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Nel 1630 Venezia è sconvolta da un'epidemia di peste che ne ridurrà di un terzo la popolazione. I malati vengono concentrati, destinati a morte quasi certa, nel Lazzaretto.
2011. Venezia. Nel Lazzaretto viene ritrovato il cadavere di un uomo sepolto con tra le mani uno scrigno. Intorno ai suoi resti, dagli archeologi, vengono trovati centinaia di scheletri di topo. In pochi giorni la città viene invasa da orde di ratti che aggrediscono ed uccidono gli esseri umani, tra i quali l'archeologo responsabile dello scavo.
Martin Mystère viene contattato da uno dei giovani studenti del defunto per indagare sulla sparizione dell'oggetto mysterioso contenuto nello scrigno.
Argomento molto interessante quello della peste. Mignacco lo espone in modo coinvolgente, colto e per nulla noioso attraverso la narrazione nel programma televisivo di Martin e le nozioni storiche fornite dagli archeologi. Forse un po' pesante per essere letto tutto in un fiato, ma se goduto come un libro è veramente piacevole ed acculturante.
I disegni sono la parte dolente dell'albo. Se nella rappresentazione delle architetture veneziane si trova una corrispondenza della realtà, anche se non accurata come avrebbe potuto essere, il vero disastro è individuabile dalla scarsa costanza nella raffigurazione dei soggetti. Sia i volti delle figure di contorno che quelli dei protagonisti vengono disegnati in modo diverso in ogni vignetta. L'apotesi dell'imprecisione, però, viene raggiunta in una vignetta di ambientazione storica: nel 1630 lo scienziato veneziano entra nello studio nella sua casa, gli oggetti che si vedono nella prima vignetta non si ritrovano il quella di quattro/cinque inquadrature dopo. La sola nota positiva è l'abile uso dei neri nelle molteplici scene di buio.
Una storia interessante. Piacevole da leggere ed acculturante. Così piacevole da lasciare in secondo piano il limitato standard artistico espresso da Ongaro in questa occasione.
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