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giovedì 16 gennaio 2020

Oscar 2020 - Le nominations

Ormai ad essere sul pezzo non ce la faccio più, per questioni di tempo non di voglia. Per fortuna questo piccolo blog non è contenitore di notizie, ma un diario nel quale scrivo ciò che mi interessa.

Gli Oscar del cinema, ad esempio, mi interessano molto. Infatti, ho seguito con curiosità le nomination di qualche giorno fa.
Mi sono letto e riletto i candidati nelle ventiquattro categorie e mi sono detto…
Ma davvero sono necessarie nove (9) pellicole per eleggere il miglior film? Dobbiamo far contenti tutti e mettere una scritta sul poster (o sulla custodia dell’home video) o possiamo valutare seriamente i film usciti nel 2019?
In ogni caso i film sono davvero nove.

Iniziamo da Joker. Il film ispirato dall’antagonista di Batman porta a casa 11 nominations. Una, appunto, come miglior film, che ha l’aria di non vincere, miglior attore (Joaquin Phoenix, con decisamente tante possibilità) e regista (Todd Phillips, che se la gioca). Le altre sono in categorie tecniche con la quali è alla pari con tanti altri.

Lo incalzano con 10 candidature The Irishman di Martin Scorsese, 1917 di Sam Mendes e C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino. Nel totale, però dobbiamo mette l’accento sui distinguo: Tarantino e Scorsese hanno dalla loro diversi premi per gli attori, 1917 e The Irishman hanno possibilità di vincere anche per gli effetti visivi. Tutti, ovviamente, si contendono il titolo di miglior film e miglior regia. Punterei Tarantino, ma… ha già la candidatura per la miglior sceneggiatura.
The Irishman ci offre il curioso caso di due interpreti nominati per la stessa categoria (attore non protagonista) con Pacino e Pesci. Che se la vedranno contro Hanks, Hopkins e Pitt.

Parasite
Sorpresona delle sorpresone, oltre che a competere come miglior film straniero, Parasite di Bong Joon-ho ha ottenuto, in tutto, sei candidature tra le quali miglior film e regista. Nessuna per gli attori.


 Ci sono poi Piccole Donne, Jojo Rabbit, Storia di un matrimonio e Parasite che ottengono tutti sei candidature. Il film di Bong Joon-ho raggiunge un traguardo importantissimo: nonostante non sia riuscito ad avere nomination per le interpretazioni, sfonda decisamente il limite della lingua e compare anche nella lista del miglior film e miglior regista.


John Williams batte il suo stesso record dello scorso anno e raggiunge il numero di 52 nomination nella sua carriera.  E’ il più alto raggiunto da una persona ancora in vita. Davanti a lui solo Walt Disney che ne ottenne 59, ma che non può più incrementare il suo bottino.

Klaus
Piacevole, per gli addetti ai lavori, la sorpresa nella categoria animazione. Accanto al quatro film sui giocattoli, al terzo sugli allevatori di draghi troviamo tre film originali e non il secondo dedicato al regno del ghiaccio disneyano. Qui è anche merito di Netflix che piazza Klaus e Dov’è il mio corpo?

Successo per Netflix anche, come si diceva, per The Irishman, Storia di un Matrimonio e I Due Papi (che non è la storia di Silvio ed il suo gemello Milvio).

Non se l’aspettava Banderas di essere candidato per Dolor y Gloria di Pedro Almodovar e, forse, se l’aspettava ancora meno Scarlett Johansson di essere nominata in due diverse categorie, per due film diversi: attrice protagonista per Storia di un matrimonio e attrice non protagonista per Jojo Rabbit. Ne ha fatta di strada la ragazzina di Aracnophobia. Per Storia di un matrimonio Adam Driver è candidato come miglior attore protagonista. Speriamo per entrambi.

Migliori effetti visivi
La prende male la Marvel, invece, per non aver ricevuto nomination consistenti per Avengers: Endgame.

Una curiosità. L’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle hanno prodotto American Factory, nominato all’Oscar come miglior documentario.

Adesso non ci resta che attendere la serata dei premi, dopo aver letto per bene tutte le candidature qui sotto.

OSCAR 2020: TUTTE LE NOMINATION

FILM
Le Mans ’66 – La Grande Sfida
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Piccole Donne
Storia di un matrimonio
1917
C’era una volta a… Hollywood
Parasite

REGIA
Martin Scorsese (The Irishman)
Todd Phillips (Joker)
Sam Mendes (1917)
Quentin Tarantino (C’era una volta a… Hollywood)
Bong Joon-ho (Parasite)

ATTORE NON PROTAGONISTA
Tom Hanks (Un amico straordinario)
Anthony Hopkins (I due papi)
Al Pacino (The Irishman)
Joe Pesci (The Irishman)
Brad Pitt (C’era una volta a… Hollywood)

ATTRICE NON PROTAGONISTA
Cathy Bates (Richard Jewell)
Laura Dern (Storia di un Matrimonio)
Scarlett Johansson (Jojo Rabbit)
Florence Pugh (Piccole Donne)
Margot Robbie (Bombshell)

COSTUMI
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Piccole Donne
C’era una volta a… Hollywood

COLONNA SONORA
Joker
Piccole Donne
Storia di un Matrimonio
1917
Star Wars: L’Ascesa di Skywalker

CORTOMETRAGGIO ANIMATO
Dcera (Daughter)
Hair Love
Kitbull
Memorable
Sister

CORTOMETRAGGIO LIVE ACTION
Brotherhood
Nefta Football Club
The Neighbors’ Window
Saria
A Sister

MONTAGGIO AUDIO
Le Mans ’66 – La Grande Sfida
Joker
1917
C’era una volta a… Hollywood
Star Wars: L’Ascesa di Skywalker

SONORO
Ad Astra
Le Mans ’66 – La Grande Sfida
Joker
1917
C’era una volta a… Hollywood

ATTORE PROTAGONISTA
Antonio Banderas (Dolor Y Gloria)
Leonardo DiCaprio (C’era una volta a… Hollywood)
Adam Driver (Storia di un Matrimonio)
Joaquin Phoenix (Joker)
Jonathan Pryce (I Due Papi)

ATTRICE PROTAGONISTA
Cynthia Erivo (Harriet)
Scarlett Johansson (Storia di un matrimonio)
Saoirse Ronan (Piccole Donne)
Charlize Theron (Bombshell)
Renée Zellweger (Judy)

FILM D’ANIMAZIONE
Dragon Trainer 3: il mondo nascosto
Dov’è il mio corpo?
Klaus
Missing Link
Toy Story 4

FOTOGRAFIA
The Irishman
Joker
The Lighthouse
1917
C’era una volta a… Hollywood

MONTAGGIO
Le Mans ’66 – La Grande Sfida
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Parasite

LUNGOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
American Factory
The Case
The Edge of Democracy
For Sama
Honeyland

CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
In the Absence
Learning to Skateboard in a War Zone for a Girl
Life overtakes me
St Luis Superman
Walk Run Cha-cha

FILM INTERNAZIONALE
Corpus Christi (Poland)
Honeyland (Nord Macedonia)
I Miserabili (Francia)
Dolor y Gloria (Spagna)
Parasite (Corea del Sud)

TRUCCO E PARRUCCO
Bombshell
Joker
Judy
Maleficent: Signora del Male
1917

EFFETTI VISIVI
Avengers: Endgame
The Irishman
Il Re Leone
1917
Star Wars: L’Ascesa di Skywalker

SCENEGGIATURA ADATTATA
The Irishman
Jojo Rabbit
Joker
Piccole Donne
I Due Papi

SCENEGGIATURA ORIGINALE
Cena con Delitto – Knives Out
Storia di un Matrimonio
1917
C’era una volta a… Hollywood
Parasite

CANZONE ORIGINALE
“I Can’t Let You Throw Yourself Away” da “Toy Story 4”
Musica e testi di Randy Newman
“(I’m Gonna) Love Me Again” da “Rocketman”
Music by Elton John; Lyric by Bernie Taupin
“I’m Standing With You” da “Breakthrough”
Music and Lyric by Diane Warren
“Into The Unknown” da “Frozen II”
Music and Lyric by Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez
“Stand Up” da “Harriet”
Music and Lyric by Joshuah Brian Campbell and Cynthia Erivo

SCENOGRAFIE
The Irishman
Jojo Rabbit
1917
C’era una volta a… Hollywood
Parasite

lunedì 29 aprile 2019

Avengers - Endgame - Con Spoiler!

Cercare di parlare del penultimo film della Fase 3 dell'UCM voluta da  Kevin Feige, affidato ancora una volta alla regia dei fratelli Russo, non può che necessitare la presenza di qualche SPOILER, forse anche tracce di glutine e lattosio. Per questa ragione a chi non avesse visto il film sconsiglio di continuare a leggere le successive righe che andrò a scrivere.

Fermatevi adesso, se potete. Non sarà mia responsabilità se leggerete qualcosa che potrà minare la vostra degustazione della pellicola nel cinema già bello ed attrezzato della vostra ridente cittadina.

Dopo undici anni, più di venti film, tre Fasi, decine di personaggi, con Endgame si decidono i destini dell'UCM e di tanti di quegli eroi che in questi anni ci hanno accompagnato.

Chi è sopravvissuto? Chi non ce l'ha fatta? Chi ha segnato un momento importante per questa ultima epica battaglia dei Vendicatori Uniti?

Da chi partiamo?

Iron Man


Tutto è partito da lui nel lontano 2008. Questo eroe di secondo piano nato dalla fantasia di Stan Lee, grazie alla faccia spavalda di Robert Downey Jr., conquista cuori e fantasia degli spettatori di tutto il mondo. La sua frase "Io sono Iron Man" detta alla fine del primo film in solitario, ribadita nel terzo capitolo, dopo il quale sembrava che Robert Downey Jr. avrebbe abbandonato il suo personaggio, e ribadita in Endgame ha segnato la storia del suo universo.
Durante Infinity War il Doctor Strange aveva esaminato quattordici milioni di futuri possibili e ceduto la Gemma del Tempo a Thanos, sacrificando la sua vita per salvare quella di Tony Stark, dicendogli che era la sola via per avere una possibilità di vittoria nello scontro finale con il Titano. Da lì, lo spettatore aveva capito che l'unico modo per vincere sarebbe stato sacrificare la vita del filantropo e playboy. Dopo che Thanos ci dice "Io sono ineluttabile" è Tony a sconfiggere le sue armate, schioccando il Guanto dell'Infinito e ripetendo, dolorosamente la sua frase "e... io... sono... Iron Man". Lo sguardo con Strange che aveva anticipato l'avvenimento è stato uno dei momenti più intensi e drammatici di questi anni.

Natasha Romanoff e Clint Burton



I due personaggi sono sempre stati in simbiosi, da Budapest. E' giusto che siano loro ad andare alla ricerca della Pietra dell'Anima.
Dopo l'assenza di Occhio di Falco da Infinity War, era agli arresti domiciliari presso la sua famiglia, è lui a svolgere un ruolo primario in questo capitolo. Come Ronin va a caccia dei malvagi che, a suo parere ingiustamente, sono sopravvissuti allo schiocco di Thanos. Ad andare a Tokyo a riprenderlo è proprio la Vedova Nera, una che sa quello che si prova ad agire in quel modo, quando non si ha più niente da perdere ed a essere pronta a perdonarlo senza troppa reticenza e falsi moralismi.
La morte di Nat, il suo sacrificio per un bene più grande, segnano questo capitolo tanto quanto l'eroica dipartita di Tony Stark. L'evento sarà ancora più di sprone a Clint nel perseverare nel cercare di sconfiggere Thanos, proteggendo il Guanto dell'Infinito dall'assalto delle sue truppe.

Hulk e Thor


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I due protagonisti del buddy movie Thor: Ragnarock, una commedia divertente, ma non riuscitissima e che ha segnato per sempre il destino dello Zio del Tuono, sono coloro che subiscono più trasformazioni fisiche.
Il verdone, nei cinque anni trascorsi dallo schiocco, è riuscito a trovare un equilibrio con Banner, e viceversa. Adesso un Hulk più contenuto nelle dimensioni riesce ad interagire con le altre persone grazie alla coscienza ed all'intelligenza di Bruce. D'accordo la nuova condizione, ma, in un film di una tale durata, non mi sarei dilungato tanto in gag così ripetitive (tipo il selfie) ed avrei guadagnato qualche minuto per altro.


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Stessa sorte per Thor. Il dio del Tuono è minato nel morale e nel fisico per non aver sconfitto Thanos quando ebbe l'occasione di farlo. Non crede più in se stesso e solo il senso di amicizia con Hulk lo convince a tornare in azione. Finalmente, durante gli eventi che portano alla battaglia finale, acquisisce nuovamente un po' di confidenza con se stesso, simpatico lo scambio di battute con Cap sul campo (e non è la prima volta che i due si divertono nei momenti cruciali), ma... Ma, sì c'è un ma. Ma alla fine dei conti il personaggio cinematografico si distacca definitivamente da quello dei fumetti. La sua scelta di aggregarsi all'equipaggio della Milano, ai Guardiani della Galassia (vedremo come lo impiegherà James Gunn nel Vol.3) ci fa capire che il suo destino è perdere in epicità e guadagnare in comicità. A tanti può non piacere, se si pensa sopratutto al suo primo film in solo, ed al suo ruolo nel mondo cartaceo, ma questo è.

Nebula e i Guardiani



I Guardiani ci sono, onestamente poco, tranne Rocket (un grosso problema per Iansante, doppiatore suo e di Clint Burton), ma è giusto perché erano stati annientati da Thanos nello scorso capitolo, nel quale erano stati fondamentali ed era giusto, qui, lasciare spazio ad altri (in una dimensione più terrestre).
E', così, Nebula a guadagnare il centro del palcoscenico. Ma proprio di tutto il film. E' lei la figura chiave attraverso la quale si svolge tutta la parte finale del film. Karen Gillan si è trovata per le mani un personaggio che è cresciuto in modo esponenziale dalla sua prima apparizione e l'ha gestito nel migliore dei modi.
Solo un paio di domande possono sorgere su dei meccanismi della trama che l'hanno coinvolta. Una di queste è: perché quando va in risonanza con la se stessa del passato ci mette così tanto ad accorgersene ed a avere la possibilità di avvertire gli Avengers?

Ant-Man


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Senza il ritorno di Scott Lang al presente gli Avengers non avrebbero avuto la possibilità di Vendicare il mondo da Thanos. Che torni in quel modo però, è una, divertente, forzatura. 
Il suo ruolo è fondamentale per dare il via ai viaggi nel tempo per sistemare i danni di Thanos. Questi sono tremendamente ben riusciti. Vedere, di nuovo, i Vendicatori del 2012 nella battaglia di New York integrati con le nuove scene lascia a bocca aperta. Anche quella scena dell'ascensore con Cap e i membri dell'Hydra è decisamente ben realizzata: porta lo spettatore in una direzione e poi lo stupisce. Così come il ritorno ad Asgard di Thor, e Rocket, le scene con Natalie Portman e Renè Russo, un bel momento. Ma su tutti vince l'incontro tra Tony e suo padre, nel New Jersey; il loro dialogo è qualcosa che riassume e anticipa la crescita che per Tony culminerà con lo schiocco delle dita:  "Quale sarebbe il problema?", chiede il giovane Stark travestito da ricercatore del M.I.T.. Howard risponde "Non ho mai anteposto il bene comune al mio egoismo." Tony nascerà circa un mese dopo quella frase. Tony è già padre da qualche anno, nel suo corso del tempo, ed ha avuto una figlia da Pepper, anche Howard si sarebbe augurato una bimba perché, secondo lui, avrebbe avuto maggiori possibilità di dedicarsi più agli altri che ai suoi interessi personali. Morgan, la figlia di Tony, crescerà in un mondo che suo padre ha cercato di preservare e, grazie alla madre, avrà la possibilità di dare il meglio per tutti.


I viaggi attraverso il tempo segnano anche una svolta epocale negli Avengers: le tute quantiche. Le tute sono tutte uguali. E' la prima volta sul grande schermo che gli eroi rinunciano al loro costume individuale ed agiscono come un'unica entità.

Steve Rogers


Capitan America è assente da, almeno, Civil War. Steve Rogers ha cercato di distaccarsi dal momento del suo ritorno in vita dal personaggio di propaganda che gli avevano cucito addosso durante al Seconda Guerra Mondiale. Ha perso lo scudo in Civil War, ma ha sempre tenuto a presentarsi con il suo nome di battesimo anche durante gli scontri più accesi. In Winter Soldier, quando chiama all'appello gli agenti dello SHIELD contro gli infiltrati dell'Hydra, si presenta come Steve Rogers, lo stesso fa in Infinity War quando, durante il combattimento, risponde all'"Io sono Groot" dell'albero alieno lo fa con il suo nome di battesimo e non con quello da super eroe.
Steve, in una chiacchierata con l'amica Natasha, prima dell'apparizione di Scott, quasi con amarezza le dice, a proposito dei gruppi di sostegno che gestisce: "Io continuo a dire alle persone di voltare pagina. Alcuni lo fanno. Ma noi no." E' vero. Lui ha avuto il coraggio di ribellarsi ad un Governo in cui non credeva più, ma non riesce a dimenticare quel ballo promesso a Peggy Carter.
La Fase 4 del progetto cinematografico Marvel sarà qualcosa che si discosta da quanto visto fino ad oggi. In Endgame vediamo morire la Vedova Nera, Iron Man, ci troviamo con un Hulk menomato per aver usato il Guanto dell'Infinito, Clint con un nuovo destino, un Thor bolso che lascia la Terra e va in giro per l'Universo con i Guardiani. Era il momento di cambiare il destino anche di Cap. Steve si offre di sistemare le Gemme nel corretto flusso temporale e grazie a questa decisione può tornare là dove avrebbe voluto sempre essere: nell'immediato dopoguerra al fianco di Peggy Carter. Tornerà dal tempo in cui era partito, ma lo farà da anziano, aspettando il giusto scorrere degli anni, e solo per cedere lo scudo al suo erede.
Anche qui sorgono le domande: ma cosa sarà successo quando il Cap surgelato è stato risvegliato? Steve e Peggy avranno avuto figli (perché, nel caso, nel presente ci saranno in giro i discendenti di Tony, Scott, Steve)? Non si sono creati dei paradossi?


Endgame è il secondo tempo complesso di un film lungo più di cinque ore, iniziato con Infinity War. Christopher Markus e Stephen McFeely, alla sceneggiatura, si sono trovati per le mani una trama complessa (gestire i viaggi nel tempo non è mai semplice) che, comunque, ha lasciato domande in sospeso; oltre a quelle citate in precedenza. Abbiamo assistito ad una corsa per realizzare il film di Captain Marvel (gli interventi di Brie Larson sono stati girati prima delle riprese del film dedicato al suo personaggio) e, poi, qui, si è vista poco e con, colpevole a mio parere, ritardo. Anche durante la battaglia finale, perché?
Gamora?
Shuri e Visione?
Però, insieme ai fratelli Russo, si sono divertiti a far imbestialire i maschi suprematisti bianchi in ben due modi. Il primo, durante la battaglia finale contro Thanos, quando Captain Marvel raccoglie il Guanto dell'Infinito e le protagoniste femminili si uniscono per darle supporto. Ci sono tutte: c'è Scarlett, c'è Nebula, c'è la Valchiria (futura Regina di Asgard), c'è Wasp, c'è Pepper, che finalmente indossa qualcosa che le ha regalato Tony, tutte sono lì per dire allo spettatore: nel nostro universo non c'è solo Carol Danvers! Le donne forti ci sono e ci saranno sempre. Eccole qui, tutte a proteggere il genere umano e la sua seconda possibilità. Il secondo, invece, è quando il vecchio Cap passa il suo scudo a Falcon. Ecco, qui han fatto dispiacere anche me. Evidentemente non per un fatto di razzismo, ricordo che Sam Wilson è nero, ma semplicemente perché per me non esiste un Capitan America che non sia Steve Rogers. Avesse anche passato lo scudo a Clint o Bucky, come, pure, accade e accadde nei fumetti, ecco, non mi sarebbe stato bene.


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Il film si muove bene per tutta la sua durata. I Russo hanno trovato il modo di bilanciare, anche questa volta, i diversi toni caratteriali dei personaggi. Hanno concentrato nella prima metà la serietà, la tragedia, ed hanno scelto di alleggerire la seconda parte introducendovi più battute e più situazioni meno serie (l'Hulk ibrido che "Spacca" e fa danni durante la battaglia di New York). Trovano spazio quasi tutti i protagonisti che hanno segnato la storia dei cinecomics Marvel, c'è Michael Douglas, ci sono Michelle Pfeiffer e Tilda Swinton, c'è Robert Redford. Forse c'è anche Howard il Papero che combatte al fianco di Pepper Pots, che vogliamo di più? 


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Certo, come in ogni film ci sono eventi che funzionano meglio ed altri che si incastrano più a fatica, ma... Non mi importa.
A livello emozionale questa chiusura della Fase 3 (escluso il prossimo Spiderman) è stata ciò di cui avevo bisogno come spettatore. Una cavalcata lunga undici anni, di film riusciti (Avengers, Winter Soldier, Guardiani della Galassia Vol.1) e meno riusciti (il terribile Pantera Nera, gli ultimi due Thor, Civil War) ci hanno portato a questo doppio appuntamento, Infinity War ed Endgame, ricco di emozioni. La perdita di Nat, Cap con il Martello di Thor, il sacrificio di Tony, la morte di Peter Parker, lo sguardo del Doctor Strange durante l'ultima battaglia, il cambiamento interiore di Nebula sono emozioni che solo personaggi a cui ti sei affezionato ti possono offrire.


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Emozionare. Questo è ciò che deve fare un film. E se non vi siete emozionati quando Tony ha potuto abbracciare il padre nel passato, beh, credo che niente possa farlo più. Se non vi siete emozionati al funerale di Tony forse è perché non avete mai perso nessuno e non sapete cosa vuol dire, altrimenti ditemi voi cosa vi emoziona.

Emozionare. Endgame, pur essendo uno di quegli orribili film fatti per fare soldi (più di un miliardo di dollari in tre giorni), lo fa. Lo fa anche alla fine della pellicola. Qui, la silhouette di ogni attore, nel suo costume di scena, accompagna il suo nome e il suo autografo è a corollario del momento a lui dedicato. Anche in Star Trek VI: Rotta verso l'ignoro era successo. Era stato l'addio dell'equipaggio originale dell'Enterprise ai suoi fan.
Endgame si chiude così con un saluto ed un omaggio. Si chiude, giustamente, senza una scena post-crediti. Chiude un ciclo.

La Marvel andrà avanti a sfornare film dai suoi fumetti? Sì, è ovvio, la Fase 4 prevede già il prequel di Black Widow, The Eternals, il sequel di Doctor Strange, il sequel di Black Panther, Shang-Chi e i Guardiani della Galassia Vol. 3 (il 50% spero di riuscire a vederli al cinema), ma niente sarà più come prima.

Endgame è il film di cui avevamo bisogno e che ci meritavamo.

Titolo originale: Avengers - Endgame

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2019 
Durata 182 min 
Rapporto 2.39:1 
Genere Cinecomics

Regia Anthony e Joe Russo 

Soggetto Vendicatori creati da Stan Lee e Jack Kirby 
Sceneggiatura Christopher Markus e Stephen McFeely 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Louis D'Esposito, Jon Favreau, Stan Lee, Trinh Tran, James Gunn 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione in italiano Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Trent Opaloch 
Montaggio Jeffrey Ford, Matthew Schmidt 
Musiche Alan Silvestri 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Judianna Makovsky 

Interpreti e personaggi

Robert Downey Jr.: Tony Stark / Iron Man
Chris Evans: Steve Rogers / Capitan America
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Chris Hemsworth: Thor
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Jeremy Renner: Clint Barton / Ronin
Don Cheadle: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Brie Larson: Carol Danvers / Capitan Marvel
Karen Gillan: Nebula
Danai Gurira: Okoye
Josh Brolin: Thanos
 
Doppiatori originali

Bradley Cooper: Rocket Raccoon

Doppiatori italiani

Angelo Maggi: Tony Stark / Iron Man
Marco Vivio: Steve Rogers / Capitan America
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Massimiliano Manfredi: Thor
Domitilla D'Amico: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Christian Iansante: Clint Barton / Ronin, Rocket Raccoon
Fabrizio Vidale: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Riccardo Niseem Onorato: Scott Lang / Ant-Man
Elena Perino: Carol Danvers / Capitan Marvel
Francesca Manicone: Nebula
Rachele Paolelli: Okoye
Alessandro Rossi: Thanos

lunedì 8 aprile 2019

Under the skin

Laura è una bella ragazza che, per le strade irlandesi, guida un furgoncino. Ogni tanto si ferma chiedere informazioni sulla strada da percorrere a qualche passante. alcuni di loro, i più adatti, vengono invitati da lei a salire sul suo veicolo per un passaggio. Di solito sceglie ragazzi soli, senza amici o parenti, senza nessuno che si preoccupi di loro. Il passo successivo è quello di invitarli nella sua casa, isolata, quasi diroccati, promettendosi loro, ma intrappolandoli in un liquido nero, senza che possano più scappare.
Laura non sembra essere una ragazza normale. Non mangia, non beve, non prova sentimenti apparenti per le sue prede e per nessuno del genere umano. Ma un giorno qualcosa cambia sotto la sua pelle. Vuole sperimentare il cibo, vuole condividere il calore con un altro essere vivente, ma si accorge di essere troppo diversa dal resto del genere umano. Perchè?

Glazer ha voluto fortemente realizzare un versione cinematografica del libro di Faber. Ha dedicato diversi anni alla sua preparazione e, tralasciando i significati metafisici nascosti, è venuta fuori una sbobba noiosa.
Detto questo. Se si riesce a giungere al finale del suo film, e non è da tutti, si riesce a intuire qualche chiave di lettura. Oltre la doppia valenza del titolo, sotto la pelle di Laura si agitano diverse interpretazioni. La prima, più immediata, è che la sua pelle è nascosta da una pelle diversa. Un costume che nasconde il suo vero essere. Una critica alla società che ci impone di indossare una maschera quando siamo con gli altri per essere accettati e non esclusi? La seconda è ciò che succede sotto la vera pelle di Laura. Come, ad un certo punto, scatti qualcosa che la incuriosisca tanto da rendersi partecipe di quel mondo che da anni sa attraversando senza esserne parte.



Per giungere a queste due chiavi di lettura bisogna, però, farsi due gonfiabili enormi. La ripetitività delle situazioni, la noia mortale trasmessa dalle inquadrature sono un forte, fortissimo, richiamo al tasto eject del lettore blu-ray. Un solo motivo spinge lo spettatore nel proseguire nella visione: la promessa di Scarlett Johansson completamente nuda, per la prima volta, sul grande schermo.
E anche qui si va sotto la pelle. Sì perché è vero: Scarlett è nuda, in diversi atti del film, e si mostra oltre il velo patinato nella quale siamo abituati a vederla in altre produzioni. Nuda si mostra come una donna normale, in un film in cui non lo è, è permette alle donne normali di rivalutarsi di fronte ad uno stereotipo. Fasciata negli abiti eleganti, pronta per una serata di gala grazie al trucco sapiente, inguainata nella tutina della Vedova Nera non le è permesso di mostrare i suoi difetti estetici ed è costretta a mentire sulla sua reale fisicità. 



La regia, tranne che per rari tratti, si crogiola nella noia delle inquadrature didascaliche e speranzosamente poetiche. Le sequenza di guida sono altrettanto noiose ed il montaggio lento non aiuta a vivacizzare la situazione. Si salvano le scene al mare, la parte in cui Laura incontra l'uomo che la ospita ed il finale rivelatore della vera natura di lei.

La colonna sonora è dimenticabile.


Un film vitale.
Incasso decisamente deludente per questo film. Ci si chiede, e ci si risponde, su come siano andati spesi 13 milioni di dollari per la sua realizzazione e si è sorpresi che sia riuscito, addirittura, ad incassarne 5.4. Meno della metà negli Stati Uniti e, credo, che una grossa percentuale degli incassi siano dovuti alla presenza della Johansson. Viene, in ogni caso, da chiedersi cosa abbia spinto Scarlett Johansson a spogliarsi completamente per un film di così basso interesse. A mio parere era già decisa ad avere un figlio, nato in effetti nel 2014, ed ha voluto immortalare la sua bellezza pre-gravidanza in un film che sarebbe stato presto scordato.



In ogni caso, nonostante quello che ne penso io, il lavoro di Glazer è stato candidato ad una notevole quantità di premi:

2015 - British Academy Film Awards 
Nomination Miglior film britannico
Nomination Migliore colonna sonora a Mica Levi

2013 - Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia 
Nomination Leone d'Oro al miglior film a Jonathan Glazer

2015 - Independent Spirit Awards 
Nomination Miglior film straniero

2013 - British Independent Film Awards 
Nomination Miglior regista a Jonathan Glazer
Nomination Miglior attrice a Scarlett Johansson
Nomination Miglior contributo tecnico a Johnnie Burn per il sonoro
Nomination Miglior contributo tecnico a Mica Levi per la musica

2014 - European Film Awards 
Miglior colonna sonora a Mica Levi

2014 - Gotham Awards
Nomination Miglior film
Nomination Miglior attrice a Scarlett Johansson

2015 - Empire Awards
Nomination Miglior film britannico
Nomination Miglior horror

Senza vincerne alcuno.

Mi spiace della delusione che genera questo film nello spettatore. Un minutaggio più corto, un montaggio meno rilassato lo avrebbero aiutato ad essere più godibile.
Da collezione per ricordare la bellezza della protagonista.

Titolo originale Under the Skin 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Regno Unito, Stati Uniti 
Anno 2013 
Durata 108 min 
Genere fantascienza 

Regia Jonathan Glazer 

Soggetto Michel Faber (romanzo) 
Sceneggiatura Walter Campbell, Jonathan Glazer 
Produttore James Wilson, Nick Wechsler
Co-produttori: Alexander O'Neal, Gillian Berrie 
Produttore esecutivo Tessa Ross, Reno Antoniades, Walter Campbell, Claudia Bluemhuber, Ian Hutchinson, Florian Dargel 
Casa di produzione Film4, FilmNation Entertainment, JW Films, Nick Wechsler Productions, Scottish Screen, UK Film Council, Silver Reel, Creative Scotland 
Distribuzione (Italia) BiM Distribuzione 
Fotografia Daniel Landin 
Montaggio Paul Watts 
Effetti speciali Mark Curtis (senior special effects supervisor) 
Musiche Mica Levi 
Scenografia Chris Oddy 
Costumi Steven Noble 
Trucco Chrissie Beveridge 

Interpreti e personaggi

Scarlett Johansson: Laura
Paul Brannigan: Andrew
Jessica Mance: Alien
Joe Szula:
Krystof Hádek:
Scott Dymond:

Doppiatori italiani

Ilaria Stagni: Laura
Nanni Baldini: Andrew
Massimo Triggiani: elettricista
Gianluca Crisafi: Colin
Francesco Meoni: uomo solo
Vittorio Guerrieri: uomo tranquillo
Sergio Lucchetti: uomo forestale

giovedì 26 aprile 2018

Avengers: Infinity War (Senza Spoiler)

Era nell'ombra sei anni fa. Sfruttava le ambizioni di Loki per avere in suo possesso il Tesseract, rinvenuto, sulla Terra, durante la Seconda Guerra Mondiale dal Teschio Rosso, arrivando a combattere la Battaglia di New York, divenendo a sua insaputa la causa della formazione degli Avengers.
Dopo sei anni ha trovato la collocazione di tutte e sei le Gemme dell'Infinito, ha forgiato il Guanto per accoglierle e comandarle, ha in suo possesso la Gemma del Potere.
Ora, lui ed i suoi seguaci, stanno tirando le somme. Le Gemme devono essere recuperate e Thanos deve diventare l'essere più potente del Cosmo.
Sulla sua strada, però, si schierano gli eroi più potenti della Terra, un manipolo di pirati spaziali ed il Dio del Tuono. Ognuno con destino fortemente legato a quello degli altri, anche se non ancora sanno che sarà così.

Avengers Assembled!

Il primo tempo della battaglia del la salvezza dell'Universo Marvel dura due ore e mezza. In questo lasso di tempo, nella sala cinematografica, tra panini, caramelle, pop corn, bibite che frizzano, telefonini che squillano e messaggi salvavita da inviare durante la proiezione, succede di tutto.

Dieci anni di cinematografia Marvel si trovano sullo scherno. I fratelli Russo dopo, ammettiamolo, la debole sceneggiatura di Civil War dove già avevano a disposizione un numero abbondante di eroi in calzamaglia, girano e ritmano la sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely. Ai secondi il merito di aver pensato la storia, ai primi quello di averla portata sul grande schermo, a Jeffrey Ford e Matthew Schmidt il gran merito di aver montato il tutto in modo spettacolare. Forse ad una seconda visione, più intima, avrò la possibilità di ricredermi, ma il lavoro dei due montatore, per me, è stato fondamentale per il giudizio finale su questo film così articolato.



Si pensi che, ad oggi, i film della Casa delle Idee, Disney inclusa, stanno avendo toni decisamente differenti. Gli ultimi successi, al botteghino, erano all'opposto della scala emozionale: Black Panther si tingeva di politico e spingeva a riflessioni importanti, Thor Ragnarock è stato un buddy movie in compagnia di Hulk. Senza dimenticare il tono leggero e canzonatorio dei Guardiani della Galassia e quello di frattura che ha visto coinvolti Cap e Iron Man.


Ora. Chi si è messo a tirare le fila di tutte le trame e tutti i mood in cui ci siamo stati immersi fino a ieri ha dovuto dosare tutti gli ingredienti. Poco importa se nello spazio, all'inizio della pellicola, succedeva quello che succedeva, in un'altra zona si rideva e scherzava sparando battute: è quello che succede su questo nostro, piccolo, pianeta ogni giorno.
La ricerca delle Gemme è il modo migliore per mettere in contatto tutti i punti narrativi già visitati, ma agevola l'introduzione di nuovi ambienti. La linea narrativa di Thor è un ottimo esempio di quanto accade, ovviamente non posso dire nulla di più (anche se quando entra in azione ci offre emozioni paragonabili a quelle del Cap ed esce, definitivamente, dalla macchietta di Zio del Tuono che gli era stata dipinta addosso nella sua ultima avventura).
Il film ha una sua struttura ed un suo senso narrativo. La prima parte esplora i rapporti tra i personaggi, ridefinisce alleanze grazie ad un grosso, verde, filo conduttore.



Per tanti che siano, ognuno di loro, principalmente i capisaldi, riescono ad avere il loro spazio ed a dare soddisfazione ai fan che li attendevano. Steve Rogers con barba e capello lungo dipinge "culi sulle strisce" come non mai, Iron Man è tormentato dall'apparire del suo demone, Peter Parker è irriverente e giovane, Scarlet e Visione godono di un ampio respiro narrativo, Hulk/Banner risultano fondamentali, Thor, come detto, diventa veramente il Dio del Tuono che il suo carisma merita di rappresentare, Gamora ha un ruolo fondamentale, la Vedova un po' meno, i Guardiani si integrano in questa avventura che riesce essere al tempo stesso molto spaziale e planetaria.




Poi arriva lui: Thanos. All'inizio è dipinto come un sovrano folle, con la sua corte di sgherri malvagi, poi, quando si approfondisce il suo profilo si scopre che ha uno scopo ben preciso sostenuto da una motivazione importante, per lui. Josh Brolin è colui che interpreta il folle Titano, attorialmente non è a livello dello Spader di Ultron, ma la CGI lo aiuta molto. Conoscendo le motivazioni ed passato fumettistico di Thanos il suo comportamento è più facile da giustificare. Viene a mancare, per creare più empatia con il pubblico, lo scopo egoistico dell'opera che il folle vuole portare a termine. Se questo aspetto fosse stato mantenuto, per me, Thanos sarebbe stato un cattivo ancora migliore di quello che è stato fino ad adesso. Ed è un gran cattivo! Probabilmente il migliore dell'UCM fino ad ora.
La seconda parte del film approfondisce la battaglia, il Wakanda è il perfetto terreno di scontro per poter contenere i danni collaterali, e ci offre un finale di quelli che lasciano a bocca aperta: quanti "No!!!" stupiti avete sentito in sala? Quanto avete sperato per uno o per l'altro? Io, ad ogni inquadratura, tenevo il fiato.


Trame su trame convergono verso un punto preciso della narrativa dell'universo creato da Kevin Feige, al quale bisognerebbe fare un monumento in piazza. La sua visione, con Iron Man come primo cardine e con Steve Rogers (più che Capitan America) come suo contraltare, si è rivelata naturalmente, nel senso di "come natura avrebbe voluto" azzeccata. Ora Ant Man e Wasp (luglio 2018) e Capitan Marvel (marzo 2019) ci proietteranno verso il gran finale della Fase Tre, ancora noto come Avengers 4 (maggio 2019). Dopo questo tutto sarà rimesso in discussione.



Quindi? Team Cap rules! Da questo film i supporters del Capitano ne escono con il morale alle stelle, nonostante tutto quello che è successo. Il film funziona. Narra una follia già vista recentemente al cinema (Inferno), ma in un contesto grandioso. I fratelli Russo dimostrano di essere gli unici, tra i registi a disposizione della Marvel, a riuscire ad elevare con pari dignità ciascun eroe hanno tra le mani.


C'è da aspettare il 2019 per sapere come va a finire, ma ne vale la pena.

Ci sono tante cose che vorresti dire ancora, ma rischierei di spoilerare qualcosa e proprio non ve lo meritate. Vorrei essere al cinema, poter mettere pausa e gioiosamente discutere con tutti di quello che sta succedendo sullo schermo. Un film da vedere al cinema in una sala importante.

Titolo originale Avengers: Infinity War

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 155 min
Rapporto 2.39:1 
Genere Cinecomic

Regia Anthony e Joe Russo 

Soggetto Vendicatori creati da Stan Lee e Jack Kirby 
Sceneggiatura Christopher Markus & Stephen McFeely 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Louis D'Esposito, Jon Favreau, James Gunn, Alan Fine, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Trent Opaloch 
Montaggio Jeffrey Ford, Matthew Schmidt 
Effetti speciali Gerardo Aguilera, Russell Earl, Ashraf Ghoniem, Swen Gillberg, Jamie Hallett, Darren Hendler, Andrew Morley, Greg Steele 
Musiche Alan Silvestri 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Judianna Makovsky 
Trucco Mary Castor, Chris Diamantides, Benji Dove, Ashley McGuire, Valerie Patterson, Aida Scuffle, Matthew Silva 

Interpreti e personaggi

Robert Downey Jr.: Tony Stark / Iron Man
Chris Hemsworth: Thor
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Chris Evans: Steve Rogers / Capitan America
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Benedict Cumberbatch: Stephen Strange
Don Cheadle: James Rhodes / War Machine
Tom Holland: Peter Parker / Spider-Man
Chadwick Boseman: T'Challa / Pantera Nera
Paul Bettany: Visione
Elizabeth Olsen: Wanda Maximoff / Scarlet
Anthony Mackie: Sam Wilson / Falcon
Sebastian Stan: Bucky Barnes / Soldato d'Inverno
Danai Gurira: Okoye
Letitia Wright: Shuri
Tom Hiddleston: Loki
Idris Elba: Heimdall
Peter Dinklage: Eitri
Benedict Wong: Wong
Pom Klementieff: Mantis
Karen Gillan: Nebula
Dave Bautista: Drax il Distruttore
Zoe Saldana: Gamora
Gwyneth Paltrow: Virginia "Pepper" Potts
Benicio del Toro: Taneleer Tivan / Collezionista
Josh Brolin: Thanos
Chris Pratt: Peter Quill / Star-Lord

Doppiatori originali

Vin Diesel: Groot
Bradley Cooper: Rocket Raccoon

Doppiatori italiani

Angelo Maggi: Tony Stark / Iron Man
Massimiliano Manfredi: Thor
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Marco Vivio: Steve Rogers / Capitan America
Domitilla D'Amico: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Francesco Bulckaen: Stephen Strange
Fabrizio Vidale: James Rhodes / War Machine
Alex Polidori: Peter Parker / Spider-Man
Paolo Vivio: T'Challa / Pantera Nera
Mauro Gravina: Visione
Gemma Donati: Wanda Maximoff / Scarlet
Nanni Baldini: Sam Wilson / Falcon
Emiliano Coltorti: Bucky Barnes / Soldato d'Inverno
Rachele Paolelli: Okoye
Erica Necci: Shuri
David Chevalier: Loki
Alberto Angrisano: Heimdall
Pino Insegno: Eitri
Carlo Cosolo: Wong
Eleonora Reti: Mantis
Francesca Manicone: Nebula
Nino Prester: Drax il Distruttore
Letizia Scifoni: Gamora
Massimo Corvo: Groot
Christian Iansante: Rocket Raccoon
Francesca Fiorentini: Virginia "Pepper" Potts
Massimo Lodolo: Taneleer Tivan / Collezionista
Alessandro Rossi: Thanos
Andrea Mete: Peter Quill / Star-Lord