Come la Marvel, qualche anno fa, da Settembre anche la DC ha deciso di svecchiare i suoi supereroi. Nel parco personaggi la seconda casa editrice di fumetti americani sono presenti Superman, Batman, Flash, Wonder Woman, Lanterna Verde. Sfruttando la notorietà dei suoi eroi la DC ha deciso di renderli più appetibili per le nuove generazioni. Dei principali personaggi della casa verranno rimessi in gioco "solo" 52, con nuove testate, nuovi format e nuove storie: tutto da zero. Il tutto partirà con numero 1 della nuova Justice League of America a cui seguirà Superman (del quale assicurano che non narreranno di nuovo le origini) e poi Batman. Se tutto questo sarà opportuno ed un successo il tempo ce lo dirà, al momento sembra essere soltanto un'operazione commerciale per sfruttare l'onda dei prossimi debutti cinematografici; da qui all'anno prossimo Lanterna Verde, Batman e Superman, senza contare l'abortita serie di Wonder Woman.
Chi vivrà vedrà.
venerdì 9 settembre 2011
The New 52
Come la Marvel, qualche anno fa, da Settembre anche la DC ha deciso di svecchiare i suoi supereroi. Nel parco personaggi la seconda casa editrice di fumetti americani sono presenti Superman, Batman, Flash, Wonder Woman, Lanterna Verde ed ha deciso di renderli più appetibili per le nuove generazioni. Do principali personaggi della casa verranno rimessi in gioco 52 dei principali, con nuove testate, nuovi format e nuove storie: tutto da zero. Il tutto partirà con numero 1 della nuova Justice League of America a cui seguirà Superman (del quale assicurano che non narreranno di nuovo le origini) e poi Batman. Se tutto questo sarà opportuno ed un successo il tempo ce lo dirà, al momento sembra essere soltanto un'operazione commerciale per sfruttare l'onda dei prossimi debutti cinematografici; da qui all'anno prossimo Lanterna Verde, Batman e Superman, senza contare l'abortita serie di Wonder Woman.
Chi vivrà vedrà.
Chi vivrà vedrà.
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giovedì 8 settembre 2011
Salva la cheerleader, dalle 30$.
A fine Agosto la ragazza che si incipria con la farina ha avuto l'occasione di incontrare stuoli di fans festosi ad una convention americana. Subito, come ogni brava superstar del suo calibro si rispetti, si è dedicata a loro per offrire le sue grazie ed i suoi sorrisi. Poi si è seduta al tavolino degli autografi e, dalla sua borsetta di Luisuitton in puro coccodrillo rigeliano, ha estratto il tariffario: 30$ la bocca per l'autografo 45$ l'ammoreper una foto insieme al fan.
Sia che da qualche parte ho letto che Mark Hammil (Luke Skywalker di Star Wars) ha venduto il suo ad una convention a 125%, ma sembra corretta una pratica del genere?
Io posso anche essere d'accordo che un disegnatore di fumetti nella stessa convention venda i suoi disegni originali e dedicati a chi glieli chiede, non una fotocopia autografata, in quanto lui vive con quello che la sua mano sforna, ma una starlette televisiva mi lascia perplessa. Una ragazzina che vive di fama grazie ad una serie televisiva (sospesa per scarsi ascolti, pur essendo buona e sperimentale quanto vuoi), "Salva la cheerleader, salverai il mondo" faccia pagare un tratto di biro mi sembra alquanto triste. Che abbia vero bisogno di soldi? Non lo so, ma far pagare per un autografo... quei soldi poi... ad una convention in cui sei, probabilmente, pagata per poter sfruttare il tuo nome e far accorrere più gente permettendo di accrescere gli incassi, mi sembra proprio di cattivo gusto.
Televisione
Una vita da vivere (One Life to Live) (1994-1997)
Aliens in the Family (1996)
How Do You Spell God? (1996)
Sentieri (Guiding Light) (1996-2000)
E vissero infelici per sempre (Unhappily Ever After) (1997)
A Will of their Own (1998)
Too Rich: The Secret Life of Doris Duke (1999)
Il tocco di un angelo (Touched by an Angel) (1999)
If You Believe (1999)
Ally McBeal (2001-2002)
Law & Order: Special Victims Unit (2001)
Chestnut Hill (2001)
Normal (2003)
Malcolm (Malcom in the Middle) (2003)
Fillmore! (2004)
Tiger Cruise - Missione crociera (2004)
Law & Order: Unità vittime speciali - episodio 6x15 (2005)
Una donna alla Casa Bianca (Commander in Chief) (2006)
Skater Boys (2006)
Heroes (2006-2010)
Amanda Knox: Murder on Trial in Italy (2011) - Film TV
Cinema
L'oggetto del mio desiderio (The Object of My Affection) (1998)
A Bug's Life - Megaminimondo (A Bug's Life) (1998)
Le parole che non ti ho detto (Message in a Bottle) (1999)
Il sapore della vittoria (Remember the Titans) (2000)
Dinosauri (Dinosaur) (2000)
Joe Somebody (2001)
L'intrigo della collana (The Affair of the Necklace) (2001)
Quando meno te lo aspetti (Raising Helen) (2004)
Il lago dei sogni (The Dust Factory) (2004)
Striscia, una zebra alla riscossa (Racing Stripes) (2005)
Lies My Mother Told Me (2005)
Ice Princess - Un sogno sul ghiaccio (Ice Princess) (2005)
Ragazze nel pallone: tutto o niente (Bring It On: All or Nothing) (2006)
The Architect (2006)
Mr. Gibb (2006)
Shanghai Kiss (2007)
Diary of a New Girl (2007)
Robot Chicken (2007)
Un segreto tra di noi (Fireflies in the Garden) (2008)
Scooby-Doo and the Goblin King (2008)
Una notte con Beth Cooper (I Love You, Beth Cooper) (2009)
Alpha and Omega (2010)
Carmel (2010)
Scream 4 (2011)
Hoodwinked Too! Hood vs. Evil (2011)
Sia che da qualche parte ho letto che Mark Hammil (Luke Skywalker di Star Wars) ha venduto il suo ad una convention a 125%, ma sembra corretta una pratica del genere?
Io posso anche essere d'accordo che un disegnatore di fumetti nella stessa convention venda i suoi disegni originali e dedicati a chi glieli chiede, non una fotocopia autografata, in quanto lui vive con quello che la sua mano sforna, ma una starlette televisiva mi lascia perplessa. Una ragazzina che vive di fama grazie ad una serie televisiva (sospesa per scarsi ascolti, pur essendo buona e sperimentale quanto vuoi), "Salva la cheerleader, salverai il mondo" faccia pagare un tratto di biro mi sembra alquanto triste. Che abbia vero bisogno di soldi? Non lo so, ma far pagare per un autografo... quei soldi poi... ad una convention in cui sei, probabilmente, pagata per poter sfruttare il tuo nome e far accorrere più gente permettendo di accrescere gli incassi, mi sembra proprio di cattivo gusto.
Televisione
Una vita da vivere (One Life to Live) (1994-1997)
Aliens in the Family (1996)
How Do You Spell God? (1996)
Sentieri (Guiding Light) (1996-2000)
E vissero infelici per sempre (Unhappily Ever After) (1997)
A Will of their Own (1998)
Too Rich: The Secret Life of Doris Duke (1999)
Il tocco di un angelo (Touched by an Angel) (1999)
If You Believe (1999)
Ally McBeal (2001-2002)
Law & Order: Special Victims Unit (2001)
Chestnut Hill (2001)
Normal (2003)
Malcolm (Malcom in the Middle) (2003)
Fillmore! (2004)
Tiger Cruise - Missione crociera (2004)
Law & Order: Unità vittime speciali - episodio 6x15 (2005)
Una donna alla Casa Bianca (Commander in Chief) (2006)
Skater Boys (2006)
Heroes (2006-2010)
Amanda Knox: Murder on Trial in Italy (2011) - Film TV
Cinema
L'oggetto del mio desiderio (The Object of My Affection) (1998)
A Bug's Life - Megaminimondo (A Bug's Life) (1998)
Le parole che non ti ho detto (Message in a Bottle) (1999)
Il sapore della vittoria (Remember the Titans) (2000)
Dinosauri (Dinosaur) (2000)
Joe Somebody (2001)
L'intrigo della collana (The Affair of the Necklace) (2001)
Quando meno te lo aspetti (Raising Helen) (2004)
Il lago dei sogni (The Dust Factory) (2004)
Striscia, una zebra alla riscossa (Racing Stripes) (2005)
Lies My Mother Told Me (2005)
Ice Princess - Un sogno sul ghiaccio (Ice Princess) (2005)
Ragazze nel pallone: tutto o niente (Bring It On: All or Nothing) (2006)
The Architect (2006)
Mr. Gibb (2006)
Shanghai Kiss (2007)
Diary of a New Girl (2007)
Robot Chicken (2007)
Un segreto tra di noi (Fireflies in the Garden) (2008)
Scooby-Doo and the Goblin King (2008)
Una notte con Beth Cooper (I Love You, Beth Cooper) (2009)
Alpha and Omega (2010)
Carmel (2010)
Scream 4 (2011)
Hoodwinked Too! Hood vs. Evil (2011)
mercoledì 7 settembre 2011
Planet Hulk
Hulk si offre di fermare un satellite impazzito che minaccia la Terra. Viene imbarcato su uno shuttle che lo porta fino nell'orbita terrestre e porta a compimento la sua missione, ma una anziché farlo rientrare i suoi amici, Reed , il professor Xavier, Namor, Dottor Strange, Tony Stark, lo spediscono nello spazio profondo, verso un pianeta lussureggiante e disabitato per toglierselo dai piedi. Hulk non la prende bene ed in un eccesso di rabbia distrugge parte della navetta. Questo causa il cambiamento di rotta che lo porta sulla traiettoria di un portale. L'attraversamento lo scaraventa su un pianeta in guerra e dominato da un dittatore che si fa chiamare Re Rosso. Hulk su questo mondo non è il più forte, come sul suo, e viene catturato per ricoprire il ruolo di gladiatore durante gli eventi per il Re Rosso. Per riuscire a fare la differenza e sopravvivere, dovrà arrabbiarsi sempre di più. La sua irruenza lo porta a combattere contro lo stesso dittatore, a sfregiarlo con la sua spada e farsi sfregiare. Diventerà noto sul pianeta come Sfregio Verde e sarà preso ad esempio dalle razze che lo popolano per organizzarsi ed insorgere, ribellandosi, al dominio del Re Rosso. Insieme a lui, il cuore della ribellione saranno membri di tutte le razze oppresse del pianeta: il guerriero insetto Miek, un guerriero ombra, un membro della Covata, due autoctoni reclusi e Korg, che già conobbe Thor ai suoi albori. Tra lotte e ribellioni, morti e tradimenti, Hulk troverà il tempo di innamorarsi della ex guardia del corpo dell'imperatore e passare qualche momento felice. In tutto questo Bruce Banner, la forma originale di colosso di giada, non riuscirà quasi mai a prendere il sopravvento se non come sua coscienza durante il sonno.
E' un tomo immenso, sono tantissime pagine che per 9.99 vale anche la pensa leggere. Sembra di assistere ad una versione rivisitate, fantascientifica, corretta ed adattata del "Il Gladiatore". Da schiavo su un pianeta sconosciuto, in breve tempo, Hulk viene a trovarsi nella condizione di affrontare il Re Rosso ed essere identificato con il figlio di Sakaar, il liberatore di popoli od il distruttore di mondi (a seconda dei punti di vista). La storia di per se funziona anche se richiede elevata attenzione nella lettura. Tanti personaggi, molti graficamente simili tra loro, possono generare qualche confusione. Il ritmo è buono, considerando la lunghezza della saga, ma, talvolta, i cambi di scena di scena spiazzano eccessivamente il lettore che, più di una volta, è costretto a tornare indietro per verificare di non aver saltato pagine.
La realizzazione grafica è di alto livello. Tutti i disegnatori impegnati nell'arco narrativo si sono espressi su ottimi standard e con stile grafico pressoché omogeneo. Le tavole di ciascuno sono ricche, fin troppo, di particolari e dettagli. Le scene di massa abbondano e qualche volta, appunto, creano eccessiva confusione nel lettore sulla sequenza dei dialoghi e la localizzazione dei personaggi.
Tutto sommato un mega rush leggibile e ben fatta, anche se non lo considererei uno dei capolavori Marvel degli ultimi anni, forse è per fan accaniti del mostro verde. Di sicuro incuriosisce per quello che è stato il suo seguito: World War Hulk.
Titolo originale Planet Hulk
Testi Greg Pak
Disegni Carlo Pagulayan, Aaron Lopresti, Juan Santacruz, Gary Frank, Takeshi Miyazawa
Editore Marvel Comics
1ª edizione febbraio 2006 – aprile 2007
Collana 1ª ed. The Incredible Hulk nn. 92-105 – II serie; più Giant Size Hulk n. 1
Periodicità mensile
Albi 15 (completa)
Formato 17 cm × 26 cm
Rilegatura spillato
Editore it. Panini Comics – Marvel Italia
1ª edizione it. marzo 2007 – febbraio 2008
Collana 1ª ed. it. Devil & Hulk nn. 126-134
Periodicità it. bimestrale/mensile
Albi it. 9 (completa)
Formato it. 17 cm × 26 cm
Rilegatura it. spillato
Testi it. Andrea Plazzi (traduzione), Giuseppe Guidi (adattamento)
Edizione di questo post Supereroi - Le Leggende Marvel (RCS)
Formato it. 17 cm × 26 cm
Rilegatura Brossurato
E' un tomo immenso, sono tantissime pagine che per 9.99 vale anche la pensa leggere. Sembra di assistere ad una versione rivisitate, fantascientifica, corretta ed adattata del "Il Gladiatore". Da schiavo su un pianeta sconosciuto, in breve tempo, Hulk viene a trovarsi nella condizione di affrontare il Re Rosso ed essere identificato con il figlio di Sakaar, il liberatore di popoli od il distruttore di mondi (a seconda dei punti di vista). La storia di per se funziona anche se richiede elevata attenzione nella lettura. Tanti personaggi, molti graficamente simili tra loro, possono generare qualche confusione. Il ritmo è buono, considerando la lunghezza della saga, ma, talvolta, i cambi di scena di scena spiazzano eccessivamente il lettore che, più di una volta, è costretto a tornare indietro per verificare di non aver saltato pagine.
La realizzazione grafica è di alto livello. Tutti i disegnatori impegnati nell'arco narrativo si sono espressi su ottimi standard e con stile grafico pressoché omogeneo. Le tavole di ciascuno sono ricche, fin troppo, di particolari e dettagli. Le scene di massa abbondano e qualche volta, appunto, creano eccessiva confusione nel lettore sulla sequenza dei dialoghi e la localizzazione dei personaggi.
Tutto sommato un mega rush leggibile e ben fatta, anche se non lo considererei uno dei capolavori Marvel degli ultimi anni, forse è per fan accaniti del mostro verde. Di sicuro incuriosisce per quello che è stato il suo seguito: World War Hulk.
Titolo originale Planet Hulk
Testi Greg Pak
Disegni Carlo Pagulayan, Aaron Lopresti, Juan Santacruz, Gary Frank, Takeshi Miyazawa
Editore Marvel Comics
1ª edizione febbraio 2006 – aprile 2007
Collana 1ª ed. The Incredible Hulk nn. 92-105 – II serie; più Giant Size Hulk n. 1
Periodicità mensile
Albi 15 (completa)
Formato 17 cm × 26 cm
Rilegatura spillato
Editore it. Panini Comics – Marvel Italia
1ª edizione it. marzo 2007 – febbraio 2008
Collana 1ª ed. it. Devil & Hulk nn. 126-134
Periodicità it. bimestrale/mensile
Albi it. 9 (completa)
Formato it. 17 cm × 26 cm
Rilegatura it. spillato
Testi it. Andrea Plazzi (traduzione), Giuseppe Guidi (adattamento)
Edizione di questo post Supereroi - Le Leggende Marvel (RCS)
Formato it. 17 cm × 26 cm
Rilegatura Brossurato
lunedì 5 settembre 2011
Apocalypse Now
1969. La guerra del Vietnam è al suo culmine, i militari rientrati in patria sono richiamati in servizio. Il capitano Benjamin L. Willard, ufficiale dell'esercito americano appartenente ai paracadutisti della 173ª Brigata Aviotrasportata, è tornato a Saigon profondamente turbato dalle missioni segrete svolte per il suo comando. Ormai inadatto alla vita civile può trovare ragioni di vita solo in guerra. Gli viene richiesto di compiere un'ultima pericolosa missione. Il suo compito è quello di raggiungere il covo del Colonnello Kurt, ormai ex ufficiale dell'esercito, dove si è rifugiato e si è nominato dittatore della regione.
Willard dovrà attraversare il Vietnam in guerra, sconfinare in Cambogia e riportare l'uomo alla ragione od eliminarlo.
Premetto subito che per quanto possa essere ben fatto, stimolante, d'atmosfere, descrittivo, folle, questo film non rientra tra i miei preferiti. Di tutte le note positive che gli si possono ascrivere l'unica negativa, per me, è molto importante. Iniziando, appunto, dalla critica devo dire che non rimane attuale. Forse è il ritmo, a volte molto lento, forse è, in alcuni punti, l'approfondimento minimo delle tematiche ben conosciute nel 1979 che non mi permettono di immedesimarmi nel periodo storico. Questo lo trovo un deficit importante per un film così affascinante.
Descriverne i pregi è difficile perché sono così tanti che si rischia, per errore, di tralasciarne qualcuno.
Partiamo dalla scena più storica ed evocativa: l'arrembaggio nei cieli da parte degli elicotteri sulle note wagneriane della cavalcata delle valchirie: è stupenda. Una delle scene più forti del cinema di ogni decennio. Evocativa, intensa, assurda, come assurda può essere la guerra. Tanto assurda da imbastire con un giradischi e delle casse un rozzo, ma efficace, attacco psicologico alle popolazioni indigene.
Sempre parlando di immagini intensa e cruda è la sequenza finale della macellazione di Kurtz da parte di Willard, eseguita in parallelo a quella del bue sacrificale da parte dei sudditi del colonnello.
Sullo schermo la parte da leone la svolge un tanto intenso quanto giovane Martin Sheen. La sua storia è peggiore di molti altri soldati mandati a morire in Vietnam e per questo ne è un realistico ritratto. Un uomo sconvolto dalle vicende che lo hanno segnato e che, probabilmente, non potrà mai tornare ad una vita comune in una comune cittadina americana. Un uomo il cui dovere ha sconvolto la vita. Ogni sentimento che prova viene trasmesso allo spettatore, memorabile la scena nella camera d'hotel a Saigon. L'antagonista è un enorme Marlon Brando. Non tanto per carica emotiva, quanto per peso acquisito negli anni. Il suo personaggio è caratterizzato da una lucida follia di cui è padrone e consapevole prigioniero. Il mito del colonnello Kurtz accompagna la traversata sul fiume della piccola pattuglia di uomini, di cui solo Willard a conoscenza del loro vero obiettivo, nelle diverse regioni.
A contorno di tutto questo storie di Playgirl portate in giro a sollevare il morale delle truppe, famiglie francesi che lottano per difendere i loro insediamenti sia dagli americani che dai vietcong, ma soprattutto la follia della guerra e di chi la combatti. Oltre ai due protagonisti un folle si aggiunge a loro e quel pazzo è il colonnello Kilgore. La sua mania per il surf faciliterà la missione al manipolo al comando di Willard, ma ne mostrerà sia la pazzia intrinseca sia come in quella guerra chiunque avesse potere e uomini fedeli potesse fare ciò che voleva. Come in quella guerra gli ordini fossero delle linee guida da seguire e come raggiungere l'obiettivo assegnato stesse alla fantasia dei comandanti sul campo. Il passo da fantasia a follia, in mezzo a quell'inferno, era veramente breve.
Kurtz, Marlon Brando, appare per non più di 15 minuti a non meno di 40 minuti dalla fine di un film di 196, nella versione Redux. Marlon Brando offre allo spettatore un'ottima prova, ma sembra recitare da solo su dei set vuoti. Nonostante incontri Willard più volte, anche nei suoi ultimi istanti di vita, i due non si vedono mai insieme sullo schermo. Il mio dubbio, che sicuramente qualcuno avrà già fugato dandomi o ragione o torto, è che Sheen e Brando non abbiano mai recitato assieme. Che ogni scena che li vedeva impegnati assieme sia stata girata con controfigure, che Brando abbia finito il suo lavoro in 7 giorni sul set contro i 17 mesi di tutta la troupe.
Per alleggerire il tono del post ecco alcune curiosità, rintracciabili sia su Wikipedia, sia nell'internet, sia negli extra del DVD:
Le riprese durarono 17 mesi (marzo 1976-agosto 1977), di cui 230 giorni nelle Filippine;
Furono impiegati 350 000 metri di pellicola;
Per ultimare il montaggio ci vollero due anni;
Per la puntualizzazione del sonoro furono impiegati più di nove mesi;
Ben sette settimane di riprese furono necessarie per girare la celebre scena dell'attacco degli elicotteri, commentata dalla musica di Wagner, che dura solo 8 minuti. Questa fu la prima sequenza girata nella primavera del 1976;
Il costo finale della pellicola fu di 30 milioni di dollari (1 milione solo ed esclusivamente speso per pagare Marlon Brando). Il budget di partenza era di 12 milioni ed lo scostamento da questo stava mandando in fallimento la casa di produzione di Francis Ford Coppola, la Zoetrope. Per salvare il progetto Coppola investì anche i suoi beni personali:
Gli incassi premiarono l'opera con 78 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti, dei 150 milioni di dollari totali;
Quando Willard, Chef e Lance, arrivano al villaggio indigeno di Kurtz, (accolti da Dennis Hopper), si può leggere sul muro di fronte al fiume la scritta "OUR MOTTO: APOCALYPSE NOW". Siccome il titolo appare solamente in questa occasione, la presenza della scritta fu decisa dal regista per poter avere il copyright del titolo del film;
Nel film i fucili M16 usati dai militari nel film utilizzano caricatori da 30 colpi, mentre in realtà nel Vietnam vennero utilizzati i discussi caricatori da soli 20 colpi. L'errore commesso è di fondamentale importanza storica visto che tale dotazione all'esercito americano fu tra le cause della sconfitta americana in Vietnam. I caricatori a 20 colpi facevano inceppare gli M16 se utilizzati fino in fondo. Già gli americani potevano sparare meno degli avversari dovendo, poi, limitarsi a 15/16 dei colpi disponibili erano ancora più in svantaggio;
Sulla travagliata realizzazione del film è stato girato il documentario "Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse", presentato a Cannes nel 1991;
Nella scena in cui Willard,ubriaco, distrugge la camera a Saigon prima di ricevere l'incarico, Coppola fece realmente ubriacare Martin Sheen. Lo specchio fu realmente rotto con un pugno da Sheen, che si ferì realmente la mano. Differenti versioni dei fatti sostengono sia che Coppola decise di continuare a girare la scena la scena sebbene preoccupato per le condizioni del suo protagonista, sia che Sheen impedì al regista di interrompere la scena per chiamare un medico e continuando così la performance.
Se non avete ancora visto il film e vi accingete a farlo per la prima volta provate, nel cast, nascosti dalla loro giovane età, a riconoscere Robert Duvall, Dennis Hopper, Laurence Fishburne e Harrison Ford.
Il film è assolutamente da vedere almeno una volta sia per imparare qualcosa dagli argomenti trattati sia per assistere alle prove di recitazione del ricco cast. Se volete prendete spunto da me e non sentitevi obbligati a creare un altare votivo per questo dvd se non ne siete convinti, solo perché è considerato cult. Forse se fossimo americani, e non italici, ne verremmo più colpiti.
Titolo originale Apocalypse Now
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1979
Durata 147 min (versione originale),196 min (Apocalypse Now Redux)
Genere guerra
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James
Interpreti e personaggi
Martin Sheen: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Marlon Brando: Col. Walter E. Kurtz
Robert Duvall: Ten. Col. William "Bill" Kilgore
Frederic Forrest: Jay "Chef" Hicks
Albert Hall: George Phillips
Dennis Hopper: il fotoreporter
Francis Ford Coppola: regista televisivo
Vittorio Storaro: operatore TV
Dean Tavoularis: fonico TV
Mark Coppola: annunciatore
Sam Bottoms: Lance B. Johnson
Bo Byers: serg. MP
Larry Carney: serg. MP
G.D. Spradlin: generale Corman
Chynthia Wood: Playmate dell'anno
Colleen Camp: Playmate "Miss Maggio"
Linda Carpenter: Playmate "Miss Agosto"
Laurence Fishburne: Clean
Scott Glenn: Cap. Richard M. Colby
Harrison Ford: Colonnello Lucas
Christian Marquand: Hubert De Marais[1]
Doppiatori italiani
Pino Colizzi: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Sergio Fantoni: Col. Walter E. Kurtz
Gianni Marzocchi: Ten. Col. William "Bill" Kilgore
Michele Gammino: George Phillips
Manlio De Angelis: Col. Lucas
Sandro Acerbo: Clean
Romano Ghini: Jay "Chef" Hicks
Loris Loddi: Lance B. Johnson
Renato Izzo: Il fotoreporter (Dennis Hopper)
Sergio Fiorentini: generale Corman
Willard dovrà attraversare il Vietnam in guerra, sconfinare in Cambogia e riportare l'uomo alla ragione od eliminarlo.
Premetto subito che per quanto possa essere ben fatto, stimolante, d'atmosfere, descrittivo, folle, questo film non rientra tra i miei preferiti. Di tutte le note positive che gli si possono ascrivere l'unica negativa, per me, è molto importante. Iniziando, appunto, dalla critica devo dire che non rimane attuale. Forse è il ritmo, a volte molto lento, forse è, in alcuni punti, l'approfondimento minimo delle tematiche ben conosciute nel 1979 che non mi permettono di immedesimarmi nel periodo storico. Questo lo trovo un deficit importante per un film così affascinante.
Descriverne i pregi è difficile perché sono così tanti che si rischia, per errore, di tralasciarne qualcuno.
Partiamo dalla scena più storica ed evocativa: l'arrembaggio nei cieli da parte degli elicotteri sulle note wagneriane della cavalcata delle valchirie: è stupenda. Una delle scene più forti del cinema di ogni decennio. Evocativa, intensa, assurda, come assurda può essere la guerra. Tanto assurda da imbastire con un giradischi e delle casse un rozzo, ma efficace, attacco psicologico alle popolazioni indigene.
Sempre parlando di immagini intensa e cruda è la sequenza finale della macellazione di Kurtz da parte di Willard, eseguita in parallelo a quella del bue sacrificale da parte dei sudditi del colonnello.
Sullo schermo la parte da leone la svolge un tanto intenso quanto giovane Martin Sheen. La sua storia è peggiore di molti altri soldati mandati a morire in Vietnam e per questo ne è un realistico ritratto. Un uomo sconvolto dalle vicende che lo hanno segnato e che, probabilmente, non potrà mai tornare ad una vita comune in una comune cittadina americana. Un uomo il cui dovere ha sconvolto la vita. Ogni sentimento che prova viene trasmesso allo spettatore, memorabile la scena nella camera d'hotel a Saigon. L'antagonista è un enorme Marlon Brando. Non tanto per carica emotiva, quanto per peso acquisito negli anni. Il suo personaggio è caratterizzato da una lucida follia di cui è padrone e consapevole prigioniero. Il mito del colonnello Kurtz accompagna la traversata sul fiume della piccola pattuglia di uomini, di cui solo Willard a conoscenza del loro vero obiettivo, nelle diverse regioni.
A contorno di tutto questo storie di Playgirl portate in giro a sollevare il morale delle truppe, famiglie francesi che lottano per difendere i loro insediamenti sia dagli americani che dai vietcong, ma soprattutto la follia della guerra e di chi la combatti. Oltre ai due protagonisti un folle si aggiunge a loro e quel pazzo è il colonnello Kilgore. La sua mania per il surf faciliterà la missione al manipolo al comando di Willard, ma ne mostrerà sia la pazzia intrinseca sia come in quella guerra chiunque avesse potere e uomini fedeli potesse fare ciò che voleva. Come in quella guerra gli ordini fossero delle linee guida da seguire e come raggiungere l'obiettivo assegnato stesse alla fantasia dei comandanti sul campo. Il passo da fantasia a follia, in mezzo a quell'inferno, era veramente breve.
Kurtz, Marlon Brando, appare per non più di 15 minuti a non meno di 40 minuti dalla fine di un film di 196, nella versione Redux. Marlon Brando offre allo spettatore un'ottima prova, ma sembra recitare da solo su dei set vuoti. Nonostante incontri Willard più volte, anche nei suoi ultimi istanti di vita, i due non si vedono mai insieme sullo schermo. Il mio dubbio, che sicuramente qualcuno avrà già fugato dandomi o ragione o torto, è che Sheen e Brando non abbiano mai recitato assieme. Che ogni scena che li vedeva impegnati assieme sia stata girata con controfigure, che Brando abbia finito il suo lavoro in 7 giorni sul set contro i 17 mesi di tutta la troupe.
Per alleggerire il tono del post ecco alcune curiosità, rintracciabili sia su Wikipedia, sia nell'internet, sia negli extra del DVD:
Le riprese durarono 17 mesi (marzo 1976-agosto 1977), di cui 230 giorni nelle Filippine;
Furono impiegati 350 000 metri di pellicola;
Per ultimare il montaggio ci vollero due anni;
Per la puntualizzazione del sonoro furono impiegati più di nove mesi;
Ben sette settimane di riprese furono necessarie per girare la celebre scena dell'attacco degli elicotteri, commentata dalla musica di Wagner, che dura solo 8 minuti. Questa fu la prima sequenza girata nella primavera del 1976;
Il costo finale della pellicola fu di 30 milioni di dollari (1 milione solo ed esclusivamente speso per pagare Marlon Brando). Il budget di partenza era di 12 milioni ed lo scostamento da questo stava mandando in fallimento la casa di produzione di Francis Ford Coppola, la Zoetrope. Per salvare il progetto Coppola investì anche i suoi beni personali:
Gli incassi premiarono l'opera con 78 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti, dei 150 milioni di dollari totali;
Quando Willard, Chef e Lance, arrivano al villaggio indigeno di Kurtz, (accolti da Dennis Hopper), si può leggere sul muro di fronte al fiume la scritta "OUR MOTTO: APOCALYPSE NOW". Siccome il titolo appare solamente in questa occasione, la presenza della scritta fu decisa dal regista per poter avere il copyright del titolo del film;
Nel film i fucili M16 usati dai militari nel film utilizzano caricatori da 30 colpi, mentre in realtà nel Vietnam vennero utilizzati i discussi caricatori da soli 20 colpi. L'errore commesso è di fondamentale importanza storica visto che tale dotazione all'esercito americano fu tra le cause della sconfitta americana in Vietnam. I caricatori a 20 colpi facevano inceppare gli M16 se utilizzati fino in fondo. Già gli americani potevano sparare meno degli avversari dovendo, poi, limitarsi a 15/16 dei colpi disponibili erano ancora più in svantaggio;
Sulla travagliata realizzazione del film è stato girato il documentario "Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse", presentato a Cannes nel 1991;
Nella scena in cui Willard,ubriaco, distrugge la camera a Saigon prima di ricevere l'incarico, Coppola fece realmente ubriacare Martin Sheen. Lo specchio fu realmente rotto con un pugno da Sheen, che si ferì realmente la mano. Differenti versioni dei fatti sostengono sia che Coppola decise di continuare a girare la scena la scena sebbene preoccupato per le condizioni del suo protagonista, sia che Sheen impedì al regista di interrompere la scena per chiamare un medico e continuando così la performance.
Se non avete ancora visto il film e vi accingete a farlo per la prima volta provate, nel cast, nascosti dalla loro giovane età, a riconoscere Robert Duvall, Dennis Hopper, Laurence Fishburne e Harrison Ford.
Il film è assolutamente da vedere almeno una volta sia per imparare qualcosa dagli argomenti trattati sia per assistere alle prove di recitazione del ricco cast. Se volete prendete spunto da me e non sentitevi obbligati a creare un altare votivo per questo dvd se non ne siete convinti, solo perché è considerato cult. Forse se fossimo americani, e non italici, ne verremmo più colpiti.
Titolo originale Apocalypse Now
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1979
Durata 147 min (versione originale),196 min (Apocalypse Now Redux)
Genere guerra
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James
Interpreti e personaggi
Martin Sheen: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Marlon Brando: Col. Walter E. Kurtz
Robert Duvall: Ten. Col. William "Bill" Kilgore
Frederic Forrest: Jay "Chef" Hicks
Albert Hall: George Phillips
Dennis Hopper: il fotoreporter
Francis Ford Coppola: regista televisivo
Vittorio Storaro: operatore TV
Dean Tavoularis: fonico TV
Mark Coppola: annunciatore
Sam Bottoms: Lance B. Johnson
Bo Byers: serg. MP
Larry Carney: serg. MP
G.D. Spradlin: generale Corman
Chynthia Wood: Playmate dell'anno
Colleen Camp: Playmate "Miss Maggio"
Linda Carpenter: Playmate "Miss Agosto"
Laurence Fishburne: Clean
Scott Glenn: Cap. Richard M. Colby
Harrison Ford: Colonnello Lucas
Christian Marquand: Hubert De Marais[1]
Doppiatori italiani
Pino Colizzi: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Sergio Fantoni: Col. Walter E. Kurtz
Gianni Marzocchi: Ten. Col. William "Bill" Kilgore
Michele Gammino: George Phillips
Manlio De Angelis: Col. Lucas
Sandro Acerbo: Clean
Romano Ghini: Jay "Chef" Hicks
Loris Loddi: Lance B. Johnson
Renato Izzo: Il fotoreporter (Dennis Hopper)
Sergio Fiorentini: generale Corman
venerdì 2 settembre 2011
Dylan Dog - Ritratto di famiglia
Dylan Dog n. 300, mensile
Ritratto di famiglia
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Angelo Stano
Colori: Studio Rudoni
Il futuro vede Londra invasa da non morti. Un autore di fumetti cerca di ritagliarsi un momento di tranquillità dalla realtà realizzando una storia di Dylan Dog. Una storia che inizia il un passato dove lui era solo un bambino nella Londra vittoriana figlio di un padre viaggiatore ed di una bellissima madre di nome Morgana.
Il presente sembra essere influenzato da quanto l'autore scriverà nel futuro. Dylan deciderà di tornare agli inizi della sua vita editoriale e tornare dove tutto ha avuto inizio, la notte dopo aver conosciuto Xabaras durante l'alba dei morti viventi.
Sinceramente mi ha più confuso che stupito questo albo celebrativo a colori, che cade un mese prima del 25 anniversario della comparsa in edicola del primo numero di Dylan Dog. Dal 1986 ad oggi se ne è fatta di strada, si sono narrate centinaia di storie dell'Indagatore dell'Incubo gettando anche qualche base per il suo passato. In questa storia tra l'onirico ed il reale si rivisitano alcuni episodi del passato dell'eroe, un atto d'omaggio verso i fedeli lettori che lo hanno seguito per 5 lustri, e si vivono le avventure del presente. Il tutto vuole essere coronamento e spiegazione degli albi celebrativi che hanno preceduto questo n°300 e fornire uno pseudo finale allla saga. La sensazione globale, però, è quella di una storia capitata li per forza. Lo stesso Ruju nelle pagine di sceneggiatura ammette che per creare delle storie devono anche essere messi espedienti casuali che stupiscano il lettore. In questo caso troviamo Sybil (vedi DD 1), Cagliostro e qualcun altro che saltano fuori all'improvviso senza apparente spiegazione. Alla fine aggiungiamo anche un dialogo tre le due eterne sorelle la Vita e la Morte ed abbiamo il quadro completo.
Se la sceneggiatura non convince del tutto non posso che esaltare il periodo di grazia che sta attraversando Angelo Stano. Da disegnatore che poco mi stupiva e che quasi mi sembrava svogliato, agli inizi, ora lo si può considerare un artista pieno e formato. Non solo per le copertine sempre più spettacolari e comunicative, ma anche per la costante alta qualità dei suoi disegni. Ricchi di dettagli e particolari sono il vero piacere della storia. Lo Studio Rudoni, con i suoi colori, non ammazza il tratto di Stano. Anzi, stranamente, in questo caso, esalta e dona profondità all'opera stessa. Il lavoro di colorazione mi ha convinto di più rispetto a quello svolto sul Color Fest, ma io continuo a preferire la prestazione di Chiara Fabbri Colabich, o la stessa dello Rudoni sul Fest precedente.
Un albo che si legge con difficoltà, per coglierlo a pieno forse restano necessarie almeno due letture, ricco di citazioni e riferimenti. Purtroppo mi aspettavo di più. Speravo in qualcosa di diverso, forse un nuovo inizio, forse un cambio di marcia.
Dylan Dog resta una delle mie letture fumettistiche preferite, certo farò a meno di ciò che non è Serie Regolare con i suoi Speciali, ma andrò avanti a leggerlo.
Ritratto di famiglia
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Angelo Stano
Colori: Studio Rudoni
Il futuro vede Londra invasa da non morti. Un autore di fumetti cerca di ritagliarsi un momento di tranquillità dalla realtà realizzando una storia di Dylan Dog. Una storia che inizia il un passato dove lui era solo un bambino nella Londra vittoriana figlio di un padre viaggiatore ed di una bellissima madre di nome Morgana.
Il presente sembra essere influenzato da quanto l'autore scriverà nel futuro. Dylan deciderà di tornare agli inizi della sua vita editoriale e tornare dove tutto ha avuto inizio, la notte dopo aver conosciuto Xabaras durante l'alba dei morti viventi.
Sinceramente mi ha più confuso che stupito questo albo celebrativo a colori, che cade un mese prima del 25 anniversario della comparsa in edicola del primo numero di Dylan Dog. Dal 1986 ad oggi se ne è fatta di strada, si sono narrate centinaia di storie dell'Indagatore dell'Incubo gettando anche qualche base per il suo passato. In questa storia tra l'onirico ed il reale si rivisitano alcuni episodi del passato dell'eroe, un atto d'omaggio verso i fedeli lettori che lo hanno seguito per 5 lustri, e si vivono le avventure del presente. Il tutto vuole essere coronamento e spiegazione degli albi celebrativi che hanno preceduto questo n°300 e fornire uno pseudo finale allla saga. La sensazione globale, però, è quella di una storia capitata li per forza. Lo stesso Ruju nelle pagine di sceneggiatura ammette che per creare delle storie devono anche essere messi espedienti casuali che stupiscano il lettore. In questo caso troviamo Sybil (vedi DD 1), Cagliostro e qualcun altro che saltano fuori all'improvviso senza apparente spiegazione. Alla fine aggiungiamo anche un dialogo tre le due eterne sorelle la Vita e la Morte ed abbiamo il quadro completo.
Se la sceneggiatura non convince del tutto non posso che esaltare il periodo di grazia che sta attraversando Angelo Stano. Da disegnatore che poco mi stupiva e che quasi mi sembrava svogliato, agli inizi, ora lo si può considerare un artista pieno e formato. Non solo per le copertine sempre più spettacolari e comunicative, ma anche per la costante alta qualità dei suoi disegni. Ricchi di dettagli e particolari sono il vero piacere della storia. Lo Studio Rudoni, con i suoi colori, non ammazza il tratto di Stano. Anzi, stranamente, in questo caso, esalta e dona profondità all'opera stessa. Il lavoro di colorazione mi ha convinto di più rispetto a quello svolto sul Color Fest, ma io continuo a preferire la prestazione di Chiara Fabbri Colabich, o la stessa dello Rudoni sul Fest precedente.
Un albo che si legge con difficoltà, per coglierlo a pieno forse restano necessarie almeno due letture, ricco di citazioni e riferimenti. Purtroppo mi aspettavo di più. Speravo in qualcosa di diverso, forse un nuovo inizio, forse un cambio di marcia.
Dylan Dog resta una delle mie letture fumettistiche preferite, certo farò a meno di ciò che non è Serie Regolare con i suoi Speciali, ma andrò avanti a leggerlo.
giovedì 1 settembre 2011
I Kennedy
Ieri sera, dalle 21.10 alle 23.40, sono andate in onda le prime tre puntate dei I Kennedy su La7. Probabilmente un botto di ascolti per la rete commerciale che sta investendo su prodotti di qualità, data la mole di pubblicità che vi ha trovato posto durante la messa in onda.
La storia narra principalmente le vicende dal 1960 al 1963 della famiglia più famosa d'America. Immigrati irlandesi che, dopo avere fatto soldi in una generazione, riescono a far diventare Presidente degli Stati Uniti colui che sarà il Presidente più amato di tutti i tempi John F. Kennedy, per le prime tre puntate Jack. Gli autori scelgono, inoltre, di metterci a conoscenza del passato dei personaggi, partendo dal 1937, con flashback inseriti durante la narrazione del presente.
Si scopre però come non fosse lui il predestinato dal patriarca a percorrere quella strada. Tale destino gli tocca solo dopo la morte di suo fratello maggiore Joseph Jr, durante la seconda guerra mondiale. La serie mette in mostra i trucchi, l'impegno economico messi in campo dal capofamiglia Joseph Sr per raggiungere il suo sogno: un Kennedy alla casa bianca. John viene dipinto come un donnaiolo impenitente, sposato ed infedele alla bella Jacqueline, un poco sempliciotto e con dei complessi di inferiorità nei confronti del padre e del fratello defunto. Vengono svelati retroscena sia politici, che della vita privata dei membri della famiglia. Sullo schermo vengono portati discorsi a due, su tutti quello del capofamiglia con Jacqueline, che fanno sorgere nello spettatore i dubbi su come sia stato possibile ricostruirli con fedeltà storica. Personalmente mi incuriosirebbe conoscere le fonti da cui sono stati tratti gli spunti, visto che è una produzione History Channel negli Stati Uniti e dovrebbe essere abbastanza storicamente fedele.
Sotto il profilo realizzativo la serie si muove pesantemente. Un elefante delicato che si muove in un negozio di dischi in vinile riuscendo a non fare troppi danni. Inquadrature dense e statiche non assecondano il dinamismo recitativo di un, somigliantissimo, Greg Kinnear (Qualcosa è cambiato, C'è post@ per te, The Gift - Il dono, Little Miss Sunshine, Green Zone) nei panni di J.F.K. e di Barry Pepper in quelli del fratello. In alcuni casi si rivela poco credibile ed un po' forzato nella parte del padre padrone Tom Wilkinson. Di contorno, al momento, il ruolo tormentato da dubbi ed incertezze di Katie Holmes di Jacqueline Bouvier.
Evocativa la sigla iniziale con la bandiera americane che garrisce su sfondo nero fino a depositarsi sotto il titolo della serie, come su una bara durante un funerale militare americano. Strana la scelta della colonna sonora che ricorda un mix tra X-Files ed Heroes.
Sono solo le prime tre puntate, per giudicare la serie bisognerà attendere di averla vista in toto. Per ora è sul confine del convince non convince. Una cosa è sicura però: il fascino della famiglia Kennedy, di quello che ha rappresentato per gli Stati Uniti, è indiscutibile.
Titolo originale The Kennedys
Paese Stati Uniti d'America, Canada
Anno 2011
Formato miniserie TV
Genere storico, drammatico
Puntate 8
Durata 40 min (puntata)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Ideatore Stephen Kronish, Joel Surnow
Regia Jon Cassar
Sceneggiatura Stephen Kronish
Fotografia David Moxness
Montaggio David B. Thompson, Don Cassidy
Scenografia Rocco Matteo
Casa di produzione Muse, Asylum Entertainment, Shaw Media
Interpreti e personaggi
Greg Kinnear: John F. Kennedy
Katie Holmes: Jacqueline Kennedy
Barry Pepper: Robert F. Kennedy
Tom Wilkinson: Joseph P. Kennedy Sr.
Chris Diamantopoulos: Frank Sinatra
Charlotte Sullivan: Marilyn Monroe
Diana Hardcastle: Rose Kennedy
Kristin Booth: Ethel Kennedy
Serge Houde: Sam Giancana
Enrico Colantoni: J. Edgar Hoover
Don Allison: Lyndon B. Johnson
Gabriel Hogan: Joseph P. Kennedy Jr.
John White: giovane John F. Kennedy
Doppiatori e personaggi
Loris Loddi: John F. Kennedy
Ilaria Latini: Jaqueline Kennedy
Francesco Pezzulli: Robert Kennedy
Franco Zucca: Joseph P. Kennedy Sr.
Maria Pia Di Meo: Rose Kennedy
Barbara De Bortoli: Ethel Kennedy
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 3 aprile 2011 Al 10 aprile 2011
Rete televisiva ReelzChannel (Stati Uniti) History Television (Canada)
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 31 agosto 2011
Rete televisiva LA7
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 7 giugno 2011 Al 28 giugno 2011
Rete televisiva History Channel
La storia narra principalmente le vicende dal 1960 al 1963 della famiglia più famosa d'America. Immigrati irlandesi che, dopo avere fatto soldi in una generazione, riescono a far diventare Presidente degli Stati Uniti colui che sarà il Presidente più amato di tutti i tempi John F. Kennedy, per le prime tre puntate Jack. Gli autori scelgono, inoltre, di metterci a conoscenza del passato dei personaggi, partendo dal 1937, con flashback inseriti durante la narrazione del presente.
Si scopre però come non fosse lui il predestinato dal patriarca a percorrere quella strada. Tale destino gli tocca solo dopo la morte di suo fratello maggiore Joseph Jr, durante la seconda guerra mondiale. La serie mette in mostra i trucchi, l'impegno economico messi in campo dal capofamiglia Joseph Sr per raggiungere il suo sogno: un Kennedy alla casa bianca. John viene dipinto come un donnaiolo impenitente, sposato ed infedele alla bella Jacqueline, un poco sempliciotto e con dei complessi di inferiorità nei confronti del padre e del fratello defunto. Vengono svelati retroscena sia politici, che della vita privata dei membri della famiglia. Sullo schermo vengono portati discorsi a due, su tutti quello del capofamiglia con Jacqueline, che fanno sorgere nello spettatore i dubbi su come sia stato possibile ricostruirli con fedeltà storica. Personalmente mi incuriosirebbe conoscere le fonti da cui sono stati tratti gli spunti, visto che è una produzione History Channel negli Stati Uniti e dovrebbe essere abbastanza storicamente fedele.
Sotto il profilo realizzativo la serie si muove pesantemente. Un elefante delicato che si muove in un negozio di dischi in vinile riuscendo a non fare troppi danni. Inquadrature dense e statiche non assecondano il dinamismo recitativo di un, somigliantissimo, Greg Kinnear (Qualcosa è cambiato, C'è post@ per te, The Gift - Il dono, Little Miss Sunshine, Green Zone) nei panni di J.F.K. e di Barry Pepper in quelli del fratello. In alcuni casi si rivela poco credibile ed un po' forzato nella parte del padre padrone Tom Wilkinson. Di contorno, al momento, il ruolo tormentato da dubbi ed incertezze di Katie Holmes di Jacqueline Bouvier.
Evocativa la sigla iniziale con la bandiera americane che garrisce su sfondo nero fino a depositarsi sotto il titolo della serie, come su una bara durante un funerale militare americano. Strana la scelta della colonna sonora che ricorda un mix tra X-Files ed Heroes.
Sono solo le prime tre puntate, per giudicare la serie bisognerà attendere di averla vista in toto. Per ora è sul confine del convince non convince. Una cosa è sicura però: il fascino della famiglia Kennedy, di quello che ha rappresentato per gli Stati Uniti, è indiscutibile.
Titolo originale The Kennedys
Paese Stati Uniti d'America, Canada
Anno 2011
Formato miniserie TV
Genere storico, drammatico
Puntate 8
Durata 40 min (puntata)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Ideatore Stephen Kronish, Joel Surnow
Regia Jon Cassar
Sceneggiatura Stephen Kronish
Fotografia David Moxness
Montaggio David B. Thompson, Don Cassidy
Scenografia Rocco Matteo
Casa di produzione Muse, Asylum Entertainment, Shaw Media
Interpreti e personaggi
Greg Kinnear: John F. Kennedy
Katie Holmes: Jacqueline Kennedy
Barry Pepper: Robert F. Kennedy
Tom Wilkinson: Joseph P. Kennedy Sr.
Chris Diamantopoulos: Frank Sinatra
Charlotte Sullivan: Marilyn Monroe
Diana Hardcastle: Rose Kennedy
Kristin Booth: Ethel Kennedy
Serge Houde: Sam Giancana
Enrico Colantoni: J. Edgar Hoover
Don Allison: Lyndon B. Johnson
Gabriel Hogan: Joseph P. Kennedy Jr.
John White: giovane John F. Kennedy
Doppiatori e personaggi
Loris Loddi: John F. Kennedy
Ilaria Latini: Jaqueline Kennedy
Francesco Pezzulli: Robert Kennedy
Franco Zucca: Joseph P. Kennedy Sr.
Maria Pia Di Meo: Rose Kennedy
Barbara De Bortoli: Ethel Kennedy
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 3 aprile 2011 Al 10 aprile 2011
Rete televisiva ReelzChannel (Stati Uniti) History Television (Canada)
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 31 agosto 2011
Rete televisiva LA7
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 7 giugno 2011 Al 28 giugno 2011
Rete televisiva History Channel
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