John Reid, uomo di legge e futuro procuratore di Colbyville torna a casa dopo nove anni di assenza, per studio, in città. Dal treno su cui viaggia, in modo rocambolesco, fugge il terribile criminale Butch Cavendish, la cui impiccagione era prevista in città per festeggiare l'arrivo della ferrovia. Sulle tracce del fuorilegge si mettono sette rangers, tra i quali è presente Dan il fratello di John e John stesso. La caccia va male e Cavendish stermina tutti i rangers alle sue calcagna.
Trovati i cadaveri degli uomini di legge, l'indiano Tonto prepara loro le fosse e li seppellisce. Al momento di coprire la fossa di John Reid questi, però, si rivela essere ancora vivo. Un cavallo bianco, sacro ai comanche, la tribù di Tonto, lo designa come vendicatore dei torti subiti dalla povera gente.
I due fanno coppia fissa per arrestare il criminale assassino, ma le trame che si nascondo nell'ombra non sono loro chiare e si troveranno invischiati in guai sempre più grandi.
Quasi 500 milioni di dollari sono stati investiti dalla Disney nella travagliata produzione di questo western. Dopo il flop di John Carter di Marte un grande rischio per la casa di produzione di Topolino. Un rischio che il botteghino rischia di non ripagare. E' probabile che rientreranno dei costi con l'edizione in home video, ma è molto difficile che lo facciano con gli incassi cinematografici. Ma perchè? Il film è divertente, certo la trama è tremendamente scontata che sembra che gli autori passino in sala con i post-it per comunicarti quello che succederà nella scena successiva, ma funziona proprio nella sua semplicità. E' prodotto da Jerry Bruckheimer e Gore Verbinski, che lo dirige pure, e con loro, come protagonista e produttore, c'è Johnny Depp. Un Johnny Depp che non fa' né Johnny Depp né Jack Sparrow, ma caratterizza Tonto in modo piacevole e simpatico. Il ranger solitario ha il viso ed io fisico di Armie Hammer (J. Edgard), bravo e simpatico. Il cast di supporto è azzeccato. Oltre a facce note del cinema americano troviamo anche una Helena Bonham Carter in splendida forma.
L'ambientazione è tremendamente azzeccata, i costumi sono eccezionali (sì, anche il completo ed il cappello del protagonista sono una piacevole sorpresa) e gli effetti speciali sono da par loro.
Quello che manca, per piacere al pubblico medio americano, è una gran dose di botti ed esplosioni. Sì ci sono scene fracassone, ma, per assurdo, sono realizzate con garbo. Insomma, uscire dopo Man of steel e Into Darkness - Star Trek non gli ha fatto bene.
Un altro problema che affligge il film è l'anzianità del personaggio. Se Batman e Superman ne sono di poco più giovani hanno, però, avuto la fortuna di non essere mai stati riposti in un angolo per lungo tempo, e questo è sia un bene che un male. The Lone Ranger nasce nel 1933 come programma radiofonico, dal 1949 al 1957 è andato in onda in tv per più di 220 episodi some telefilm e dal 1966 come catone animato in 27 episodi in due serie. A tutto questo si aggiungono anche dei fumetti, sempre molto datati. L'errore, secondo me, è stato incentrare tutto solo sulla pubblicità e sui nomi degli autori de I Pirati dei Caraibi. Non c'è stato un revival del mito, non c'è stata l'opportunità da parte dei giovani di conoscere il personaggio in modo approfondito prima di vederlo al cinema. Certo, ci potrà essere una riscoperta al contrario, grazie al Tubo, e, forse, lo stesso film, alla distanza, potrà stupire.
Comunque, per quello che mi riguarda: è divertente, si fa guardare e, volendo, riguardare nonostante le quasi tre ore di durata. Ammetto che io sono uno di quelli che da bambino vedeva sia il telefilm in bianco e nero ed i cartoni animati, col protagonista vestito in color carta da zucchero. Ehyo Silver!, i proiettili d'argento, la fanfara western come colonna sonora: i ci ritorno bambino e mi commuovo!
I western di questo tempo sono roba difficile da proporre al pubblico, ma, che dire, a me è piaciuto e lo consiglio senza remore. Ecco, se l'avessero chiamato Il Ranger Solitario sarebbe stato meglio. Un po' di disamericanizzazione dei titoli tante volte non farebbe male,
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venerdì 19 luglio 2013
lunedì 13 maggio 2013
Platoon
Nella seconda metà degli anni '60 del secolo scorso gli Stati Uniti erano impegnati nella guerra del Vietnam. Nei college americani erano forti i contrasti tra i movimenti pacifisti che volevano la ritirate delle truppe, impegnate in una guerra inutile, e coloro che credevano nel sogno americano di portare pace e democrazia, anche con la guerra, nei Paesi sotto dittatura.
Tra gli appartenenti a quest'ultima fazione vi era Chris Taylor.
Arruolato come volontario per la guerra nel Vietnam viene assegnato in una zona di confine con la Cambogia con i compiti di ricerca e distruzione dei villaggi dove i Vietcong accumulano armi e viveri.
Il suo entusiasmo di partecipare alla causa, le sua volontà di compiere buone azioni si scontreranno, ben presto, con la realtà dei fatti e con il disincanto dei soldati da più tempo su posto.
La guerra è teatro di abusi e di soprusi. Un teatro nel quale la disumanità è l'umanità reale e l'alienazione è uno stato costante di vita. Al fronte l'unico modo di sopravvivere sembra essere quello di stordirsi con le droghe e di perpetrare violenza sui più deboli. I due esponenti due queste categorie sono il tenente Elias, ormai nei luoghi di battaglia da tre anni, ed il sergente Barnes, cinico, violento ed opportunista.
Nel battaglio di Taylor si combatte un'altra guerra, oltre a quella contro i Charlie, quella tra i due sottufficiali, che vedono in modo diverso lo scenario in cui sono coinvolti. Colpa di questa faida è anche del comandante, il tenente Wolfe e della sua inadeguatezza al comando.
Non avevo mai visto Platoon. La scusante è che nei videonoleggi non si trova e che è da sempre stato difficile vederlo in prima serata. Adesso, grazie all'avvento del digitale terrestre, sfruttando la presenza di decine di canali in chiaro che non sanno cosa programmare ecco l'occasione.
Sinceramente l'inizio, i primi dieci minuti, mi hanno poco coinvolto. Saranno state le atmosfere, la confusione di alcune scene, ma mi sono dovuto convincere ad andare avanti.
Non me ne sono pentito. Il film è intenso e forte, un Apocalypse Now in miniatura, più intimista e doloroso. Si dice che Coppola abbia scritto questo suo capolavoro attingendo alle sue reali esperienze vissute in guerra tra il 1967 ed il 1968, questo spiegherebbe alcuni dettagli che, credo, a chi non fosse stato in quei luoghi non sarebbero mai venuti in mente.
La forza del film è, oltre alla storia sincera, in cast. Il cast è una visione del futuro di Hollywood avuta da Coppola e dai suoi produttori. Troviamo Charlie Sheen, Willem Dafoe, Tom Berenger a reggere la scena e Forest Whitaker, Mark Moses e Johnny Depp a far loro da contorno. Un cast eccezionale amalgamatosi nelle due settimane di allenamenti speciali, a scavar trincee e marciare sotto il sole delle filippine, prima dell'inizio del film
La sensazione che ho avuto è stata quella di vedere un film vero, sostenuto da veri sentimenti e vere emozioni.
Da vedere a prescindere.
Ah, e finalmente mi sono tolto dalla testa l'idea errata che nel poster fosse rappresentato Charlie Sheen. Se anche voi avete il dubbio vedetevi il film e capirete.
Premi
1987 - Premio Oscar
Miglior film a Arnold Kopelson
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior montaggio Claire Simpson
Miglior sonoro a John Wilkinson, Richard D. Rogers, Charles Grenzbach e Simon Kaye
1987 - Golden Globe
Miglior film drammatico
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior attore non protagonista a Tom Berenger
1987 - Independent Spirit Award
Miglior film a Arnold Kopelson
Migliore regia a Oliver Stone
Migliore sceneggiatura a Oliver Stone
Migliore fotografia a Robert Richardson
1987 - Kansas City Film Critics Circle Award
Migliore regia a Oliver Stone
1987 - Boston Society of Film Critics Award
Migliore regia a Oliver Stone
1988 - Awards of the Japanese Academy
Miglior film straniero
1987 - Festival di Berlino
Migliore regia a Oliver Stone
1987 - American Cinema Editors
Miglior montaggio a Claire Simpson
1987 - Casting Society of America
Miglior casting per un Film a Pat Golden e Bob Morones
1987 - Directors Guild of America
DGA Award a Oliver Stone e H. Gordon Boos (Assistente Regista)
1988 - Premio BAFTA
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior montaggio a Claire Simpson
1988 - ASCAP
ASCAP Award a Georges Delerue
1988 - Political Film Society
PFS Award
Titolo originale Platoon
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1986
Durata 120 min
Rapporto 1.85 : 1
Genere Guerra
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Oliver Stone
Produttore Arnold Kopelson
Fotografia Robert Richardson
Montaggio Claire Simpson
Effetti speciali Gionilda Stolee, Derek Howard, Ccecille Baun
Musiche Georges Delerue, Budd Carr
Scenografia Bruno Rubeo, Chris Lombardi, George Rosales, Caloy Salcedo
Costumi Roy Lachica, Martin Raygon, Dwight Gaston
Trucco Tess Quismundo, Maria Cecina
Interpreti e personaggi
Charlie Sheen: Chris Taylor
Willem Dafoe: sergente Elias Grodin
Tom Berenger: sergente Bob Barnes
Kevin Dillon: Bunny
John C. McGinley: sergente Red O'Neill
Keith David: King
Reggie Johnson: Junior Martin
Forest Whitaker: Big Harold
Bob Orwig: Gardner
Johnny Depp: Gator Lerner
Francesco Quinn: Rhah
Mark Moses: tenente Wolfe
Corey Glover: Francis
Chris Pedersen: Crawford
David Neidorf: Tex
Corkey Ford: Manny Washington
Richard Edson: Sal
Tony Todd: sergente Warren
Kevin Eshelman: Morehouse
James Terry McIlvain: Ace
J. Adam Glover: Sanderson
Ivan Kane: Tony Hoyt
Paul Sanchez: Doc Gomez
Dale Dye: capitano Harris
Peter Hicks: Parker
Basile Achara: Flash
Steve Barredo: Fu Sheng
Chris Castillejo: Rodriguez
J. Aapkk: Monkey
Andrew B. Clark: Tubbs
Mark Ebenhoch: Ebenhoch
Robert Galotti: Huffmeister
Doppiatori italiani
Francesco Prando: Chris Taylor
Luigi La Monica: sergente Elias Grodin
Dario Penne: sergente Bob Barnes
Massimo Milazzo: sergente Red O'Neill
Glauco Onorato: King
Sergio Fiorentini: Big Harold
Loris Loddi: Bunny
Pino Insegno: Junior Martin
Luca Dal Fabbro: Gator Lerner
Teo Bellia: tenente Wolfe
Fabio Boccanera: Gardner
Angelo Nicotra: Rhah
Piero Tiberi: sergente Warren
Pino Ammendola: Francis
Carlo Marini: Crawford
Tra gli appartenenti a quest'ultima fazione vi era Chris Taylor.
Arruolato come volontario per la guerra nel Vietnam viene assegnato in una zona di confine con la Cambogia con i compiti di ricerca e distruzione dei villaggi dove i Vietcong accumulano armi e viveri.
Il suo entusiasmo di partecipare alla causa, le sua volontà di compiere buone azioni si scontreranno, ben presto, con la realtà dei fatti e con il disincanto dei soldati da più tempo su posto.
La guerra è teatro di abusi e di soprusi. Un teatro nel quale la disumanità è l'umanità reale e l'alienazione è uno stato costante di vita. Al fronte l'unico modo di sopravvivere sembra essere quello di stordirsi con le droghe e di perpetrare violenza sui più deboli. I due esponenti due queste categorie sono il tenente Elias, ormai nei luoghi di battaglia da tre anni, ed il sergente Barnes, cinico, violento ed opportunista.
Nel battaglio di Taylor si combatte un'altra guerra, oltre a quella contro i Charlie, quella tra i due sottufficiali, che vedono in modo diverso lo scenario in cui sono coinvolti. Colpa di questa faida è anche del comandante, il tenente Wolfe e della sua inadeguatezza al comando.
Non avevo mai visto Platoon. La scusante è che nei videonoleggi non si trova e che è da sempre stato difficile vederlo in prima serata. Adesso, grazie all'avvento del digitale terrestre, sfruttando la presenza di decine di canali in chiaro che non sanno cosa programmare ecco l'occasione.
Sinceramente l'inizio, i primi dieci minuti, mi hanno poco coinvolto. Saranno state le atmosfere, la confusione di alcune scene, ma mi sono dovuto convincere ad andare avanti.
Non me ne sono pentito. Il film è intenso e forte, un Apocalypse Now in miniatura, più intimista e doloroso. Si dice che Coppola abbia scritto questo suo capolavoro attingendo alle sue reali esperienze vissute in guerra tra il 1967 ed il 1968, questo spiegherebbe alcuni dettagli che, credo, a chi non fosse stato in quei luoghi non sarebbero mai venuti in mente.
La forza del film è, oltre alla storia sincera, in cast. Il cast è una visione del futuro di Hollywood avuta da Coppola e dai suoi produttori. Troviamo Charlie Sheen, Willem Dafoe, Tom Berenger a reggere la scena e Forest Whitaker, Mark Moses e Johnny Depp a far loro da contorno. Un cast eccezionale amalgamatosi nelle due settimane di allenamenti speciali, a scavar trincee e marciare sotto il sole delle filippine, prima dell'inizio del film
La sensazione che ho avuto è stata quella di vedere un film vero, sostenuto da veri sentimenti e vere emozioni.
Da vedere a prescindere.
Ah, e finalmente mi sono tolto dalla testa l'idea errata che nel poster fosse rappresentato Charlie Sheen. Se anche voi avete il dubbio vedetevi il film e capirete.
Premi
1987 - Premio Oscar
Miglior film a Arnold Kopelson
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior montaggio Claire Simpson
Miglior sonoro a John Wilkinson, Richard D. Rogers, Charles Grenzbach e Simon Kaye
1987 - Golden Globe
Miglior film drammatico
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior attore non protagonista a Tom Berenger
1987 - Independent Spirit Award
Miglior film a Arnold Kopelson
Migliore regia a Oliver Stone
Migliore sceneggiatura a Oliver Stone
Migliore fotografia a Robert Richardson
1987 - Kansas City Film Critics Circle Award
Migliore regia a Oliver Stone
1987 - Boston Society of Film Critics Award
Migliore regia a Oliver Stone
1988 - Awards of the Japanese Academy
Miglior film straniero
1987 - Festival di Berlino
Migliore regia a Oliver Stone
1987 - American Cinema Editors
Miglior montaggio a Claire Simpson
1987 - Casting Society of America
Miglior casting per un Film a Pat Golden e Bob Morones
1987 - Directors Guild of America
DGA Award a Oliver Stone e H. Gordon Boos (Assistente Regista)
1988 - Premio BAFTA
Migliore regia a Oliver Stone
Miglior montaggio a Claire Simpson
1988 - ASCAP
ASCAP Award a Georges Delerue
1988 - Political Film Society
PFS Award
Titolo originale Platoon
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1986
Durata 120 min
Rapporto 1.85 : 1
Genere Guerra
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Oliver Stone
Produttore Arnold Kopelson
Fotografia Robert Richardson
Montaggio Claire Simpson
Effetti speciali Gionilda Stolee, Derek Howard, Ccecille Baun
Musiche Georges Delerue, Budd Carr
Scenografia Bruno Rubeo, Chris Lombardi, George Rosales, Caloy Salcedo
Costumi Roy Lachica, Martin Raygon, Dwight Gaston
Trucco Tess Quismundo, Maria Cecina
Interpreti e personaggi
Charlie Sheen: Chris Taylor
Willem Dafoe: sergente Elias Grodin
Tom Berenger: sergente Bob Barnes
Kevin Dillon: Bunny
John C. McGinley: sergente Red O'Neill
Keith David: King
Reggie Johnson: Junior Martin
Forest Whitaker: Big Harold
Bob Orwig: Gardner
Johnny Depp: Gator Lerner
Francesco Quinn: Rhah
Mark Moses: tenente Wolfe
Corey Glover: Francis
Chris Pedersen: Crawford
David Neidorf: Tex
Corkey Ford: Manny Washington
Richard Edson: Sal
Tony Todd: sergente Warren
Kevin Eshelman: Morehouse
James Terry McIlvain: Ace
J. Adam Glover: Sanderson
Ivan Kane: Tony Hoyt
Paul Sanchez: Doc Gomez
Dale Dye: capitano Harris
Peter Hicks: Parker
Basile Achara: Flash
Steve Barredo: Fu Sheng
Chris Castillejo: Rodriguez
J. Aapkk: Monkey
Andrew B. Clark: Tubbs
Mark Ebenhoch: Ebenhoch
Robert Galotti: Huffmeister
Doppiatori italiani
Francesco Prando: Chris Taylor
Luigi La Monica: sergente Elias Grodin
Dario Penne: sergente Bob Barnes
Massimo Milazzo: sergente Red O'Neill
Glauco Onorato: King
Sergio Fiorentini: Big Harold
Loris Loddi: Bunny
Pino Insegno: Junior Martin
Luca Dal Fabbro: Gator Lerner
Teo Bellia: tenente Wolfe
Fabio Boccanera: Gardner
Angelo Nicotra: Rhah
Piero Tiberi: sergente Warren
Pino Ammendola: Francis
Carlo Marini: Crawford
lunedì 21 maggio 2012
Dark Shadows
Nel 1760 l'aristocratica famiglia inglese di Collins, padre, madre ed un figlio maschio, decide di partire da Liverpool per l'America e crearsi un futuro radioso. Approdati nel Maine fondano un'azienda ittica il cui successo commerciale sarà tale da crearvi intorno una cittadina: Collinsport. I coniugi decidono, allora, di stanziare nella campagna intorno alla nuova città e commissionano la costruzione del loro maniero: Collinwood.
Da piccolo bambino che era Barnabas Collins cresce diventando affascinante e seduttore. I modo quasi morboso, però, a lui si lega la cameriera Angelique Bouchard. Respinta per l'amore sincero di Barnabas per un'altra ragazza, Josette, gli distrugge la vita praticando la magia nera sulla sua famiglia. Procura la morte dei genitori di Barnabas, quella di Josette e trasforma in vampiro lo stesso Barnabas, in modo che non possa morire e debba soffrire per sempre.
Non paga gli rivolta la cittadina contro e lo seppellisce vivo in una bara.
E' il 1972 quando dei lavori vicino ad una superstrada provocano il disseppellimento della bara in cui era stato rinchiuso Barnabas. Dopo aver pranzato con gli operai si reca al suo castello, stupendosi di tutto ciò che vede intorno a se ed attribuendolo a Mefistofele. Giunto a destinazione trova la casa in rovina, abitata solo da Elizabeth e Robert Collins, fratelli che gestiscono ciò che rimane dell'orgoglio dei Collins, i loro figli Carolyn (di lei) e David (di lui), due domestici e una psicologa ubriacona. A questo nucleo storico, appena pochi giorni prima del ritorno di Barnabas, si unisce una ragazza misteriosa che si fa chiamare Victoria, come tata di David (ragazzino problematico la cui mamma è morta in un naufragio, ma che continua a parlargli in forma di fantasma), estremamente somigliante alla perduta Josette di Barnabas.
La famiglia è in rovina. I pescatori non vendono più il pesce al loro stabilimento, nessuno noleggia più i loro pescherecci e tutto per colpa della spietata concorrenza dell'AngelBay, azienda con a capo una donna stranamente somigliante a quella Angelique Bouchard, tanto esperta in magia nera, contemporanea del risorto vampiro.
Riuscirà Barnabas, con il suo stile d'altri tempi, a riportare in auge la sua famiglia?
La capacità di Johnny Depp di adattarsi a ruoli sempre nuovi e particolari ricorda un po' le grandi trasformazioni alle quali si sottoponeva Bela Lugosi per creare le sue creature mostruose. Come da anni gli accade, il buon Johnny, non sbaglia il colpo. Prende le distanze da Jack Sparrow e da Willy Wonka e riesce a creare un moderno vampiro classico convincente e spiritoso.
Eva Green non sarà un'attrice da Oscar, ma sopperisce a questo con la bellezza e la fisicità che perfettamente si adattano al ruolo scelto per lei,.
Michelle Pfeiffer, ogni anno che passa sempre più bella, è un'attrice con tutti i crismi e fa valere le sue qualità anche nel ruolo della matriarca che gestisce al meglio i resti della nobile famiglia Collins.
Chloë Moretz, dopo essere stata la Hit Girl di Kick Ass e prima di diventare la Carrie nel remake tratto dal libro di Stephen King, si distingue nella parte della teenager ribelle con un segreto ben nascosto.
Helena Bonham Carter, imprescindibile in ogni film del marito, riesce a dare un po' più di spessore al suo personaggio, rispetto a quanto fatto in Alice. Peccato che debba sempre accontentarsi di interpretare freak psicologici.
La sceneggiatura è opera di Seth Grahame-Smith (scrittore anche di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, dal quale verrà tratto un atteso film, quando riusciranno a trovare cast e regista). Sebbene sia scorrevole, divertente ed articolata ha anche dei vuoti. Nella prima parte del film sembrano tanto importanti i ruoli ricoperti nel 1972 da Gulliver McGrath (David Collins) e Bella Heathcote (Victoria Winters/Josette duPres). Però, più ci sia addentra nella storia e nei suoi snodi più i loro personaggi diventano marginali e riappaiono solo per introdurre nuove vicende.
Tim Burton si esibisce in una ottima prova. Forse non così ispirato come nei suoi capolavori, riesce, però, a divertire, spaventare ed intrattenere per quasi due ore con questo suo ultimo film. La sua opera ha anche il merito di riportare i vampiri alla loro origine: nobili affascinanti che temono la luce del sole, che non si riflettono negli specchi col fondo d'argento e che si nutrono senza troppe remore di esseri umani.
Dark Shadow è un film piacevole. Si lascia vedere anche da chi non ha mai visto la serie tv americana andata in onda dal 1966 al 1971, per un totale di 1225 episodi. Certo sapere qualcosa prima permetterebbe di capire meglio colpi di scena inaspettati e neanche minimamente pianificati che oltrepassano il senso della meraviglia e finiscono nelle domande "ma perché?" "ma quando?".
Titolo originale Dark Shadows
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 113 min
Genere horror
Regia Tim Burton
Soggetto Dan Curtis
Sceneggiatura Seth Grahame-Smith
Produttore Graham King, Johnny Depp, Christi Dembrowski, Richard D. Zanuck, David Kennedy, Derek Frey
Produttore esecutivo Bruce Berman, Nigel Gostelow, Chris Lebenzon
Casa di produzione GK Films, Infinitum Nihil, Tim Burton Productions, Dan Curtis Productions, Warner Bros. Pictures, Village Roadshow Pictures, The Zanuck Company
Fotografia Bruno Delbonnel
Montaggio Chris Lebenzon
Musiche Danny Elfman
Scenografia Rick Heinrichs
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Johnny Depp: Barnabas Collins
Eva Green: Angelique Bouchard
Michelle Pfeiffer: Elizabeth Collins Stoddard
Jonny Lee Miller: Roger Collins
Chloë Moretz: Carolyn Stoddard
Gulliver McGrath: David Collins
Helena Bonham Carter: Dr. Julia Hoffman
Jackie Earle Haley: Willie Loomis
Bella Heathcote: Victoria Winters / Josette duPres
Christopher Lee: Bill Malloy
Alice Cooper: sé stesso
Ray Shirley: Mrs. Johnson
Ivan Kaye: Joshua Collins
Susanna Cappellaro: Naomi Collins
Josephine Butler: mamma di David
Doppiatori italiani
Fabio Boccanera: Barnabas Collins
Domitilla D'Amico: Angelique Bouchard
Emanuela Rossi: Elizabeth Collins Stoddard
Christian Iansante: Roger Collins
Lilian Caputo: Carolyn Stoddard
Andrea Di Maggio: David Collins
Claudia Razzi: Dr. Julia Hoffman
Gaetano Varcasia: Willie Loomis
Gemma Donati: Victoria Winters / Josette duPres
Omero Antonutti: Bill Malloy
Da piccolo bambino che era Barnabas Collins cresce diventando affascinante e seduttore. I modo quasi morboso, però, a lui si lega la cameriera Angelique Bouchard. Respinta per l'amore sincero di Barnabas per un'altra ragazza, Josette, gli distrugge la vita praticando la magia nera sulla sua famiglia. Procura la morte dei genitori di Barnabas, quella di Josette e trasforma in vampiro lo stesso Barnabas, in modo che non possa morire e debba soffrire per sempre.
Non paga gli rivolta la cittadina contro e lo seppellisce vivo in una bara.
E' il 1972 quando dei lavori vicino ad una superstrada provocano il disseppellimento della bara in cui era stato rinchiuso Barnabas. Dopo aver pranzato con gli operai si reca al suo castello, stupendosi di tutto ciò che vede intorno a se ed attribuendolo a Mefistofele. Giunto a destinazione trova la casa in rovina, abitata solo da Elizabeth e Robert Collins, fratelli che gestiscono ciò che rimane dell'orgoglio dei Collins, i loro figli Carolyn (di lei) e David (di lui), due domestici e una psicologa ubriacona. A questo nucleo storico, appena pochi giorni prima del ritorno di Barnabas, si unisce una ragazza misteriosa che si fa chiamare Victoria, come tata di David (ragazzino problematico la cui mamma è morta in un naufragio, ma che continua a parlargli in forma di fantasma), estremamente somigliante alla perduta Josette di Barnabas.
La famiglia è in rovina. I pescatori non vendono più il pesce al loro stabilimento, nessuno noleggia più i loro pescherecci e tutto per colpa della spietata concorrenza dell'AngelBay, azienda con a capo una donna stranamente somigliante a quella Angelique Bouchard, tanto esperta in magia nera, contemporanea del risorto vampiro.
Riuscirà Barnabas, con il suo stile d'altri tempi, a riportare in auge la sua famiglia?
La capacità di Johnny Depp di adattarsi a ruoli sempre nuovi e particolari ricorda un po' le grandi trasformazioni alle quali si sottoponeva Bela Lugosi per creare le sue creature mostruose. Come da anni gli accade, il buon Johnny, non sbaglia il colpo. Prende le distanze da Jack Sparrow e da Willy Wonka e riesce a creare un moderno vampiro classico convincente e spiritoso.
Eva Green non sarà un'attrice da Oscar, ma sopperisce a questo con la bellezza e la fisicità che perfettamente si adattano al ruolo scelto per lei,.
Michelle Pfeiffer, ogni anno che passa sempre più bella, è un'attrice con tutti i crismi e fa valere le sue qualità anche nel ruolo della matriarca che gestisce al meglio i resti della nobile famiglia Collins.
Chloë Moretz, dopo essere stata la Hit Girl di Kick Ass e prima di diventare la Carrie nel remake tratto dal libro di Stephen King, si distingue nella parte della teenager ribelle con un segreto ben nascosto.
Helena Bonham Carter, imprescindibile in ogni film del marito, riesce a dare un po' più di spessore al suo personaggio, rispetto a quanto fatto in Alice. Peccato che debba sempre accontentarsi di interpretare freak psicologici.
La sceneggiatura è opera di Seth Grahame-Smith (scrittore anche di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, dal quale verrà tratto un atteso film, quando riusciranno a trovare cast e regista). Sebbene sia scorrevole, divertente ed articolata ha anche dei vuoti. Nella prima parte del film sembrano tanto importanti i ruoli ricoperti nel 1972 da Gulliver McGrath (David Collins) e Bella Heathcote (Victoria Winters/Josette duPres). Però, più ci sia addentra nella storia e nei suoi snodi più i loro personaggi diventano marginali e riappaiono solo per introdurre nuove vicende.
Tim Burton si esibisce in una ottima prova. Forse non così ispirato come nei suoi capolavori, riesce, però, a divertire, spaventare ed intrattenere per quasi due ore con questo suo ultimo film. La sua opera ha anche il merito di riportare i vampiri alla loro origine: nobili affascinanti che temono la luce del sole, che non si riflettono negli specchi col fondo d'argento e che si nutrono senza troppe remore di esseri umani.
Dark Shadow è un film piacevole. Si lascia vedere anche da chi non ha mai visto la serie tv americana andata in onda dal 1966 al 1971, per un totale di 1225 episodi. Certo sapere qualcosa prima permetterebbe di capire meglio colpi di scena inaspettati e neanche minimamente pianificati che oltrepassano il senso della meraviglia e finiscono nelle domande "ma perché?" "ma quando?".
Titolo originale Dark Shadows
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 113 min
Genere horror
Regia Tim Burton
Soggetto Dan Curtis
Sceneggiatura Seth Grahame-Smith
Produttore Graham King, Johnny Depp, Christi Dembrowski, Richard D. Zanuck, David Kennedy, Derek Frey
Produttore esecutivo Bruce Berman, Nigel Gostelow, Chris Lebenzon
Casa di produzione GK Films, Infinitum Nihil, Tim Burton Productions, Dan Curtis Productions, Warner Bros. Pictures, Village Roadshow Pictures, The Zanuck Company
Fotografia Bruno Delbonnel
Montaggio Chris Lebenzon
Musiche Danny Elfman
Scenografia Rick Heinrichs
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Johnny Depp: Barnabas Collins
Eva Green: Angelique Bouchard
Michelle Pfeiffer: Elizabeth Collins Stoddard
Jonny Lee Miller: Roger Collins
Chloë Moretz: Carolyn Stoddard
Gulliver McGrath: David Collins
Helena Bonham Carter: Dr. Julia Hoffman
Jackie Earle Haley: Willie Loomis
Bella Heathcote: Victoria Winters / Josette duPres
Christopher Lee: Bill Malloy
Alice Cooper: sé stesso
Ray Shirley: Mrs. Johnson
Ivan Kaye: Joshua Collins
Susanna Cappellaro: Naomi Collins
Josephine Butler: mamma di David
Doppiatori italiani
Fabio Boccanera: Barnabas Collins
Domitilla D'Amico: Angelique Bouchard
Emanuela Rossi: Elizabeth Collins Stoddard
Christian Iansante: Roger Collins
Lilian Caputo: Carolyn Stoddard
Andrea Di Maggio: David Collins
Claudia Razzi: Dr. Julia Hoffman
Gaetano Varcasia: Willie Loomis
Gemma Donati: Victoria Winters / Josette duPres
Omero Antonutti: Bill Malloy
mercoledì 15 giugno 2011
Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare
La fonte della giovinezza. Un mito del quale l'uomo è alla continua ricerca. Sulle sue tracce, questa volta, sono in tre: il re di Spagna, il re d'Inghilterra ed il pirata Barbanera. In mezzo a loro, coinvolto dalla sua ex Angelica, è capitato il Capitano Jack Sparrow. Senza una nave, senza un equipaggio si vedrà ora imbarcato a sua insaputa sulla nave di Barbanera ora alleato col vecchio nemico Barbossa. Accanto a lui una masnada di nuovi pirati, un prete cattolico, il vecchio Gibbs. Tutti alla ricerca degli elementi per celebrare il rito pagano per ritrovare la mistica fonte: due calici d'argento ed una lacrima di sirena.
Che noia. Ci si chiede perché abbiano dovuto farlo. Aveva ragione Gore Verbinski quando diceva che non avrebbe fatto un quarto film se alle spalle non avesse avuto una solida sceneggiatura. Rob Marshall si imbarca in quest'avventura, su richiesta dello stesso Depp e dei suoi figli, senza dare il brio, il ritmo e l'intensità proprie dei primi tre capitoli. Una storia che fa sentire tutti i 130 minuti, li fa pesare sulle spalle dello spettatore. Si ha la sensazione che ci siano troppe scene fini a se stesse, molti passaggi scontati ed un intreccio che sia sfuggito di mano sia agli scrittore che al regista stesso. Non mancano le sensazioni anche di deja vu (un'esempio ne è la scena dell'inseguimento iniziale che ricorda molto "Corsari" di Polansky), ma come già detto prevalenti sono quelle di noia. Ulteriore aggravante ai deficit presenti è che la storia non è neanche originale, ma ispirata ad un libro di Ted Elliot, ed coadattata per il grande schermo dallo stesso autore.
L'unica salvezza è data dal solito Johnny Depp nei panni del mitologico Capitano Jack Sparrow. Le scene nelle quali è presente sono le uniche in cui un po' di verve percorre lo spettatore, si alzano risate e si partecipa alla trama. Altra nota positiva e la colonna sonora di Hans Zimmer, che è l'unico elemento che mantiene viva l'attenzione in sale e che lascia credere in un ritmo che non c'è.
Pensato per il 3D, visto in 2D, non tiene conto dello spettatore e di ciò che serve per intrattenerlo. Una delusione per gran parte della sala, tanto che, nonostante la, nota, presenza della scena dopo i titoli di coda nessuno si è attardato troppo per aspettare di vederla. Io stesso me la sono vista su Giutubbe una volta arrivato a casa.
Delusioni. Costo 3€. Ma sto giro mi avete beccato, il prossimo ve li scordate i miei soldi.
Titolo originale Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 136 min
Genere avventura
Regia Rob Marshall
Soggetto Ted Elliott, Terry Rossio, Tim Powers
Sceneggiatura Ted Elliott, Terry Rossio
Produttore Jerry Bruckheimer
Casa di produzione Walt Disney Pictures
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Musiche Hans Zimmer
Interpreti e personaggi
Johnny Depp: Jack Sparrow
Penélope Cruz: Angelica
Ian McShane: Barbanera
Geoffrey Rush: Hector Barbossa
Kevin McNally: Joshamee Gibbs
Sam Claflin: Philip Swift
Stephen Graham: Scram
Àstrid Bergès-Frisbey: Serena
Richard Griffiths: Re Giorgio II
Keith Richards: Teague Sparrow
Doppiatori italiani
Fabio Boccanera: Jack Sparrow
Chiara Colizzi: Angelica
Angelo Nicotra: Barbanera
Alessandro Quarta: Scrum
Pietro Ubaldi: Hector Barbossa
Edoardo Siravo: Teague Sparrow
Saverio Indrio: Joshamee Gibbs
Gabriele Sabatini: Philip Swift
Veronica Puccio: Serena
Che noia. Ci si chiede perché abbiano dovuto farlo. Aveva ragione Gore Verbinski quando diceva che non avrebbe fatto un quarto film se alle spalle non avesse avuto una solida sceneggiatura. Rob Marshall si imbarca in quest'avventura, su richiesta dello stesso Depp e dei suoi figli, senza dare il brio, il ritmo e l'intensità proprie dei primi tre capitoli. Una storia che fa sentire tutti i 130 minuti, li fa pesare sulle spalle dello spettatore. Si ha la sensazione che ci siano troppe scene fini a se stesse, molti passaggi scontati ed un intreccio che sia sfuggito di mano sia agli scrittore che al regista stesso. Non mancano le sensazioni anche di deja vu (un'esempio ne è la scena dell'inseguimento iniziale che ricorda molto "Corsari" di Polansky), ma come già detto prevalenti sono quelle di noia. Ulteriore aggravante ai deficit presenti è che la storia non è neanche originale, ma ispirata ad un libro di Ted Elliot, ed coadattata per il grande schermo dallo stesso autore.
L'unica salvezza è data dal solito Johnny Depp nei panni del mitologico Capitano Jack Sparrow. Le scene nelle quali è presente sono le uniche in cui un po' di verve percorre lo spettatore, si alzano risate e si partecipa alla trama. Altra nota positiva e la colonna sonora di Hans Zimmer, che è l'unico elemento che mantiene viva l'attenzione in sale e che lascia credere in un ritmo che non c'è.
Pensato per il 3D, visto in 2D, non tiene conto dello spettatore e di ciò che serve per intrattenerlo. Una delusione per gran parte della sala, tanto che, nonostante la, nota, presenza della scena dopo i titoli di coda nessuno si è attardato troppo per aspettare di vederla. Io stesso me la sono vista su Giutubbe una volta arrivato a casa.
Delusioni. Costo 3€. Ma sto giro mi avete beccato, il prossimo ve li scordate i miei soldi.
Titolo originale Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2011
Durata 136 min
Genere avventura
Regia Rob Marshall
Soggetto Ted Elliott, Terry Rossio, Tim Powers
Sceneggiatura Ted Elliott, Terry Rossio
Produttore Jerry Bruckheimer
Casa di produzione Walt Disney Pictures
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Musiche Hans Zimmer
Interpreti e personaggi
Johnny Depp: Jack Sparrow
Penélope Cruz: Angelica
Ian McShane: Barbanera
Geoffrey Rush: Hector Barbossa
Kevin McNally: Joshamee Gibbs
Sam Claflin: Philip Swift
Stephen Graham: Scram
Àstrid Bergès-Frisbey: Serena
Richard Griffiths: Re Giorgio II
Keith Richards: Teague Sparrow
Doppiatori italiani
Fabio Boccanera: Jack Sparrow
Chiara Colizzi: Angelica
Angelo Nicotra: Barbanera
Alessandro Quarta: Scrum
Pietro Ubaldi: Hector Barbossa
Edoardo Siravo: Teague Sparrow
Saverio Indrio: Joshamee Gibbs
Gabriele Sabatini: Philip Swift
Veronica Puccio: Serena
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