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lunedì 9 ottobre 2017

Blade Runner 2049 - Senza spoiler

Nel 2022 il grande black out ha brasato tutti gli archivi digitali e gran parte della tecnologia dell'epoca.
Nel 2049 i replicanti sono tornati ad essere una realtà, sotto il marchio Wallace non più Tyrell, in quanto fallita. Le colonie extra mondo ne richiedono sempre di più, ma rimango quelli che fuggono e che devono essere cacciati. L'agente K è un replicante di nuova generazione che è incaricato di catturare i replicanti che non rispettano le loro mansioni. Catturarli o terminarli.
La sua vita cambia quando procede al ritiro di un vecchio serie 8.

E' lento nella parte centrale. Centosessantatre minuti di film sono un bel po' e nel mezzo, a volte, si sentono. Questo è il difetto di Blade Runner 2049 diretto da Denis Villeneuve.
Tolto il dente possiamo dedicarci a tutto il resto. Cioè a tutto quello che funziona e che funziona un po' meno.
Funziona la colonna sonora che Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch sembra abbiano estratto direttamente dalle menti dei Vangelis e che riesce a sottolineare, a meraviglia, ogni passaggio della pellicola.



Funziona il rimando visivo al capostipite. Quelle inimitabili atmosfere "alla Blade Runner", che per trentacinque anni altri registi ed autori hanno cercato di imitare, qui tornano in vita. Tornano in vita con un senso e contestualizzate in modo sensato. Il black out del 2022 ha riportato indietro la tecnologia. Questo evento ha dato l'opportunità a Denis Gassner, lo scenografo, di ripescare a mani piene dalla pellicola originale ed aggiornare quanto si era visto nel 1982. Il suo lavoro non è un mero ricalco. Ciò che prima c'era è tornato in uso, ma si è evoluto. Accanto alla vecchia tecnologia troviamo Joi, gli schermi giganti e tanti altri dettagli che ci fanno capire che il tempo, da quando Gaff e Deckard erano in giro, è passato.

La fotografia di Roger Deakins ha richiami dal passato, ma mi cruccia il non riuscire a capire da solo che il soprabito di K è verde e non nero.


La messa in scena di Villeneuve è ciò che soddisfa di più il palato. Ho apprezzato moltissimo la decisione di portare in scene confronti e discussioni tra due o tre personaggi per volta. Il film, infatti, è ricco di scene durante le quali il dialogo si svolge tra due protagonisti, al massimo tre. Se sono presenti altri personaggi sono relegati a comparsa e non hanno battute. Devo dire che questa scelta mi ha messo a mio agio da subito, senza che me ne accorgessi, e che si è lasciata notare solo con lo scorrere dei minuti.

Dicono sia verde.
Di Ryan Goslin non ho grande esperienza. Non so come recita, non so cosa ha fatto (a parte Drive che devo vederlo da una vita), non ne conosco la carriera, non ho né giudizi né pregiudizi da offrire. Detto questo non so bene se la sua espressività sia limitata dal ruolo o dalle capacità attoriali. Nonostante tutto è stato un appropriato erede di Dekkard.

Camp in maglietta, pistola e super alcolici.
Harrison Ford ha gli anni che passano sulle spalle, ma trasuda carisma come se non ne perdesse mai una goccia. Vedere un film con lui è sempre una goduria. Peccato che, ultimamente, sia relegato in ruoli di supporto e di se stesso invecchiato. Spero di vederlo presto in un ruolo più ampio che lo valorizzi ancora di più. Non è, poi, colpa sua se subisce la decisione di Wallace che un po' mi ha lasciato perplesso.

A quando una Siri così?
Ana de Armas è la Siri che ogni maschio vorrebbe. E' Rachel per K. E' l'evoluzione più azzeccata del rapporto Rick Rachel che poteva essere pensata. Poco importa se qualcuno paragona la trovata a quella di Her, od addirittura a Ghost. Io Lei non l'ho visto e per me Joi ha funzionato benissimo, nonostante alcune decisioni che ne anticipano il destino.
Non avendo consultato la pagina IMBD del cast del film prima, ho trovato piacevole la presenza di Robin Wright e di Dave Bautista. Entrambi hanno parti importanti e significative, ben portate sullo schermo. Mi dicono che Mackenzie Davis è un'attrice di razza e la sua interpretazione di Mariette, che deve molto a Pris, le ha permesso di essere ben notata sul grande schermo. Le auguro un futuro roseo perché sembra meritarselo. Jared Leto, dalla sua, rende mistico, evangelico, il cieco genio che interpreta. Non so quanto mi ha convinto lui o quanto il doppiatore lo abbia reso più interessante rispetto a quanto sarebbe stato in originale.

Vedo e prevedo.
Ora. Devo recuperare i tre corti che avrei dovuto vedere prima del film, ma che anche dopo non fa male. Dedicati a Wallace, Sapper ed al black out del 2022 forniscono informazioni aggiuntive per incasellare il futuro di Blade Runner.

...e non manca la Pan Am.
Dekkard è un replicante? E' umano? Sappiamo che nel film del 1982 era umano. Sappiamo che Harrison Ford lo considera umano. Sappiamo che nel Final Cut di Scott sembra essere un replicante. Sappiamo che Scott lo considera un replicante. Sappiamo che ci sono replicanti che non hanno coscienza di esserlo. Sappiamo che i replicanti invecchiano come gli esseri umani. Sappiamo che in 2049 ci sono indizi che ci portano a credere più ad una versione rispetto all'altra.

Il film è bello. Si prende i suoi tempi per raccontare la storia, nonostante lo spettatore. E' una storia che vuole essere raccontata, che ha atteso 35 anni per farlo, e che ha tutto il diritto di chiedere poco più di due ore e mezza del nostro tempo. Funziona, anche se, al momento, non ha monologhi che rimarranno nella storia del cinema.


Titolo originale Blade Runner 2049
Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2017 
Durata 163 min 
Rapporto 2,35:1 
Genere fantascienza

Regia Denis Villeneuve 

Soggetto Philip K. Dick, Hampton Fancher 
Sceneggiatura Hampton Fancher, Michael Green 
Produttore Cynthia S. Yorkin, Bud Yorkin, Broderick Johnson, Andrew A. Kosove 
Produttore esecutivo Ridley Scott, Tim Gamble, Frank Giustra, Yale Badick, Bill Carraro, Val Hill 
Casa di produzione Alcon Entertainment, Thunderbird Entertainment, Scott Free Productions 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Pictures
Fotografia Roger Deakins 
Montaggio Joe Walker 
Musiche Jóhann Jóhannsson, Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch
Scenografia Dennis Gassner 

Interpreti e personaggi

Ryan Gosling: Agente K
Harrison Ford: Rick Deckard
Ana de Armas: Joi
Sylvia Hoeks: Luv
Jared Leto: Neander Wallace
Robin Wright: Tenente Joshi
Mackenzie Davis: Mariette
Carla Juri: Ana Stelline
Lennie James: Mister Cotton
Dave Bautista: Sapper Morton
Barkhad Abdi: Doc Badger
David Dastmalchian: Coco
Hiam Abbass: Freysa
Wood Harris: Nandez
Edward James Olmos: Gaff
 
Doppiatori italiani

Gianfranco Miranda: Agente K
Michele Gammino: Rick Deckard
Joy Saltarelli: Joi
Alessia Amendola: Luv
Emiliano Coltorti: Neander Wallace
Laura Boccanera: Tenente Joshi
Elena Perino: Ana Stelline
Loris Loddi: Mister Cotton
Simone Mori: Sapper Morton
Alberto Bognanni: Nandez
Ennio Coltorti: Gaff

mercoledì 16 dicembre 2015

Star Wars: Il Risveglio della Forza (senza spoiler)

Di Star Wars Episodio VII non si può parlare senza rischiare di incappare in qualche spoiler che guasti, leggermente, la visione a chi ancora (ancora!!!) non l'ha visto. Bisogna andarci con i piedi di piombo. Cerchiamo di farlo.

Iniziamo da dove c'è meno rischi di far danni: del comparto tecnico. Alle musiche John Williams. Per la prima volta si è avvicinato ad un film di Star Wars nell'era del digitale avanzato. Il suo lavoro non deve essere stato facile. Abituato a comporre le colonne sonore della saga a film completamente montato, qui si è trovato a lavorare su un film in divenire. La sua arte, comunque non ne ha risentito. Musiche d'atmosfera puntuali e precise, come da sempre, accompagnano la visione del film di J. J. Abrams. Forse meno epiche di una volta, ma sicuramente adatte ai contesti che si impegnano a sottolineare.

J. J. Abrams, appunto. Cosa ha combinato qui l'autore di Lost, il rinnovatore del mito di Star Trek? E' stato all'altezza della trilogia originale, perché con quella sarà il paragone non con i prequel di Lucas?

Senza svelare troppo, la storia raccontata da J. J. Abrams è un omaggio alla trilogia classica. Vi sono citazioni, visive e letterali, ovunque. Il deserto, il droide, il compattatore dei rifiuti, gli ologrammi, quella cosa là e come succede quella roba lì nel finale, quella cantina e tanti altri piccoli e grandi omaggi. Ed è un male? Secondo me no. L'operazione di presentazione di questa nuova trilogia al pubblico moderno doveva, per forza, passare da un film del genere. Non sarebbe stato salutare per la saga un inizio completamente slegato dal passato, la tecnica usata nei due film di Star Trek funziona ancora. Visivamente il lavoro del regista ha reso spettacolari le scene di volo, emozionante la prima sequenza del Millennium Falcon (non ve l'aspetterete così) ed i combattimenti tra i Tie (bellissimi) ed i nuovi X-Wing (molto classici, ma perché rovinare la perfezione?). Io non ho mai nascosto la mia passione per questo regista e non posso che essere soddisfatto del suo lavoro. Ah, vi chiederete dei flare... Sappiate che durante lo scorrere dei titoli, classico di Star Wars, non ve ne sono. Subito dopo sì. A parte gli scherzi, anche se è veramente presente, il tocco distintivo di J.J. è stato molto contenuto, più funzionale che estetico.
Lo script,, come accennato, è foriero di citazione e, forse, venti minuti troppo lungo. La narrazione, comunque sia, scorre snella ed avvincente, superando le difficoltà espressive di alcuni attori. Scorre, coinvolge e supera le piccole forzature con l'abilità di un saltatore di staccionate dall'olio preferito.

I personaggi.

Han Solo è il carisma puro. Lui ed il suo amico peloso, appena appaiono sullo schermo, elevano il film di una spanna. Il mestiere di Ford e la presenza scenica di Chewbacca sono innegabili e l'importanza della presenza del vecchio cast in questo film è angolare.




Carrie Fisher torna a vestire i panni di Leia, quelli di Generale della Resistenza non quelli del bikini metallizzato. La sua è una prova coraggiosa perché sa benissimo che il tanto tempo passato potrebbe non essere stato tanto buono per lei quanto per Harrison Ford. L'assenza dagli schermi internazionali ha cristallizzato il ricordo di lei come schiava di Jabba ed è dura accettare la realtà: trenta anni son passati per tutti.




Luke? Non c'era nel promo volete che ve ne dica qualcosa io? Ma anche no, un po' di mistero va mantenuto.

Le nuove leve. Questo film è un primo passaggio di testimone. Troviamo Finn, Poe, Kylo Ren, Rey, il Generale Hux e Capitan Phasma.

Partiamo proprio da Phasma; grandi attese per questo personaggio. Però... Ne si può dire poco.

Il Generale Hux è un personaggetto interessante. Sottotraccia, ma arrivista. Da tenere d'occhio.
Kylo Ren. Diciamo che il film gira un po' intorno alla sua ricerca e presto i suoi tormenti diverranno importanti. Incrocia la strada di diversi protagonisti, ma quella di uno sopratutto. Carismatico con la maschera, con qualche complesso di inferiorità da abbattere. A me non dispiace.

Finn. E' quello che sembra. Sempliciotto alle prese con una vita che non aveva programmato. Potrebbe dare di più divenendo più espressivo,
Poe. L'Han Solo della nuova generazione. Simpatico e sbruffone, è interpretato dall'attore giusto.
Rey. Si suppone abbia un retaggio importante, ma è tutto da dimostrare. Intelligente e svelta è interpretata da una brava attrice. L'essere così giovane potrebbe indicare che la sua presenza sia prevista per molti film.


Importante la presenza di BB-8, uno dei personaggi più riusciti. La sua caratterizzazione attraverso i suoni e le movenze del testone sul corpo sferico lo rendono un membro del cast a a tutti gli effetti. Il vantaggio maggiore è che una attore a tutti gli effetti, non generato in computer grafica, ma solido ed interattivo. Grande sforzo tecnologico per la sua realizzazione, anche se la sua difficoltà a scendere le scale rimane evidente.

Poi ci sono i camei di attori più o meno importanti che sta a voi scoprire.

Grazie a BB-8 si apre il discorso sugli effetti speciali, che non possono essere altro che strepitosi. Quello che più meraviglia è che lo sforzo di J.J. nel voler utilizzare molti oggetti di scena reali e non in computer grafica è come questa scelta permetta di rendere tutto più reale. Gli spettatori che erano andati oltre la meraviglia delle capacità tecniche utilizzate nei prequel avevano notato l'eccessiva finzione che circondava gli attori. Qui si nota l'inverso. Gli ambienti sono reali, il Falcon è percorribile e stupendo, l'integrazione tra props e cgi è realizzata con garbo e maestria. Un pizzico in più di magia che non guasta, anche nella realizzazione degli alieni. Le creature non umane sono spesso interpretate da attori veri e solo ritoccate con la computer grafica, meno del passato sono quelli realizzati in post produzione.

Il 3D. Il film non è nativo 3D, ma è stato convertito, per mezzo di algoritmi matematici, alla sua conclusione. Lavoro complesso, ma che mina la credibilità di questo prodotto. Soffre meno di tanti altri dell'effetto "bassa luminosità", ma non ne è immune. Spesso qualche dettaglio si perde e le scene in eccessiva velocità risultano confuse. Il meglio di sè lo da durante il combattimento del Falcon, quello iniziale, e nella discesa di Rey nelle viscere dell'Incrociatore Imperiale abbattuto (si vede nel trailer non è spoiler). Tutto sommato accettabile, per qualcuno a cui il 3D notoriamente non piace.

I costumi sono qualcosa di nuovo molto legato al passato. Le armature degli Storm hanno linee più morbide, ma ricordano molto quelle della trilogia classica (devono aver migliorato la visione dal casco visto che sparano dritto). Kylo Ren non è affatto male, ma è meglio quando ha il cappuccio su che giù (le donne dicono che è meglio anche quando ha il casco su, ma queste sono maldicenze). Phasma, capirete voi perchè non ne posso parlare troppo in questa sede.

Chi veramente spacca, come carisma, nella azioni e come immagine sono i piloti. I piloti Tie hanno un look veramente piacevole, evoluzione dei classici, e quelli di X-Wing rimangono iconici come nel passato, pilotando in modo spettacolare.
Ci sono poi delle new entry come i Tropper dotati di lanciafiamme, mitragliatore pesante e quella mazza per combattere contro le spade laser, di cui non ricordo il nome, che sono qualcosa di strepitoso. C'è poi la balestra di Chewbacca che, dopo anni, trova il sue perché ed è strepitosa!

Effetto Disney.
Non possiamo dimenticarci che questo è il primo prodotto dell'acquisizione di Lucasfilm da Disney. Star Wars ha subito un contraccolpo? In verità era già stato Lucas a portare la sua creatura sulla strada del buonismo, Disney ha spianato un po' il sentiero. I morti ammazzati ci sono, le stragi ci sono, le navi esplodono, come sempre, ma qualcosa è cambiato, rispetto alla trilogia classica, nei rapporti tra i personaggi, nella cattiveria insita. Qualcuno ha paura che questa western soap opera sulla famiglia Skywalker si trasformi nel classico Cenerentola, in cui un signor nessuno riscopre quanto è speciale e cambia il mondo. Secondo me è difficile che accada, grazie alle solide basi piantate nel lontano passato da Giorgione.

In conclusione Il risveglio della Forza fa ciò che promette: risveglia la Forza e la passione negli spettatori. Oltre a questo cerca di catturare coloro che nati alla fine degli anni '90 del secolo scorso non hanno mai visto Star Wars, né in trilogia classica né nei prequel, e ce ne sono più di quanti pensiamo accanto a noi. Offre loro un viaggio spaziale di prima classe per accedere alla "galassia lontana lontana" nella quale tanti sogni sono stati riposti. Se il lavoro verrà compiuto con crisma e giusto carisma gli appassionati non potranno che crescere, sperando solo che i vecchi fan non vengano mandati in overdose dagli appuntamenti annuali che, ormai, sono destinati a succedersi.

Mancano solo due anni a Episodio VIII, ricordiamocelo, e l'anno prossimo avremo Rogue One.

Andate al cinema, divertitevi, sognate, lasciate a casa i pensieri e che la Forza sia con Voi.
Titolo originale

Star Wars: The Force Awakens

Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 2015
Durata 135 min
Rapporto 2.35:1 e 1.44:1 (sequenze IMAX)
Genere soap opera western

Regia J. J. Abrams

Sceneggiatura Lawrence Kasdan, J. J. Abrams, Michael Arndt
Produttore Kathleen Kennedy, J. J. Abrams, Bryan Burk
Produttore esecutivo Tommy Harper, Jason D. McGatlin
Casa di produzione Lucasfilm, Bad Robot Productions
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Daniel Mindel
Montaggio Mary Jo Markey, Maryann Brandon
Effetti speciali Industrial Light & Magic, Base FX, Blind

Musiche John Williams

Scenografia Rick Carter, Darren Gilfort
Costumi Michael Kaplan
Trucco Amy Byrne

Interpreti e personaggi

Harrison Ford: Ian Solo
Mark Hamill: Luke Skywalker
Carrie Fisher: Leila Organa
Adam Driver: Kylo Ren
Daisy Ridley: Rey
John Boyega: Finn
Oscar Isaac: Poe Dameron
Lupita Nyong'o: Maz Kanata
Andy Serkis: Leader Supremo Snoke
Domhnall Gleeson: Generale Hux
Anthony Daniels: C-3PO
Alessandro De Medio: Chewbacca
Max von Sydow: Lor San Tekka

Doppiatori italiani

Michele Gammino: Ian Solo
Ottavia Piccolo: Leila Organa
David Chevalier: Kylo Ren
Benedetta Degli Innocenti: Rey
Luca Mannocci: Finn
Gabriele Sabatini: Poe Dameron
Chiara Gioncardi: Maz Kanata
Massimo Corvo: Leader Supremo Snoke
Simone D'Andrea: Generale Hux
Mino Caprio: C-3PO
Luciano De Ambrosis: Lor San Tekka

mercoledì 10 settembre 2014

I Mercenari 3

Un vecchio avversario creduto morto è, invece, vivo e vegeto. Il suo commercio di armi è un problema per la CIA che assume la squadra di Barney per mettervi fine.
Purtroppo le cose non vanno sempre come sperato. Barney Ross fallisce la missione e congeda la sua vecchia squadra. Vuole forze nuove, a cui non è affezionato, per chiudere il conto in un viaggio di sola andata per l'inferno. Per sua fortuna gli amici sono sempre amici, anche se mercenari, ed un aiuto in più non è disdegnato quando si tratta di regolare i conti.

Ancora una volta le vecchie glorie del cinema d'azione degli anni ottanta del secolo scorso tornano sullo schermo a far danni. Il chilometraggio della lista dei partecipanti a questo film è talmente lungo che sembra strano che nei 115 minuti di pellicola, titoli esclusi, abbiano trovato il loro posto tutti. E, infatti, non è così. Certo, le facce di tutti scorrono sullo schermo, ma dire che tutti hanno un ruolo è troppo. Lundgren e Li mettono più che altro al servizio della pellicola la loro faccia. Schwarzenegger ha un minutaggio contenuto e poco utile. Statham si trova sacrificato rispetto ai precedenti titoli, divenendo costretto a picchiare e trucidare avversari senza volto e senza nome. Snipes, nuovo arrivo dal passato, ha una gran bella scena iniziale che gioca sul suo passato, recente, di galeotto, ma poi si spegne. Ford fa il poco che gli viene richiesto e: caspita come son passati per lui gli anni. Dal quarto Indiana Jones ad oggi, quelli che si sono aggiunti, si fanno veramente sentire. Banderas si ritrova in un ruolo alla Gatto con gli Stivali ed è l'unico, anche per la mole di dialogo a lasciare il segno. Certo, fa strano vedere il piccolo mugnaio vestito di nero, con i capelli bianchi rasati sul lato della testa, comportarsi come un ragazzino pieno di adrenalina impazzita.
Poi c'è il discorso dei nuovi. Sì, perché parte del film si basa sul passaggio di consegne dell'attività di Stallone a quattro nuovi mercenari. Anche qui, tutto scorre e funziona, senonché i virgulti sembrano essere troppo inquadrati in canoni prefissati e poco liberi di crescere stupendo il pubblico.
Su tutti, come sempre Sylvester Stallone. Su tutti nel senso che il film è suo ed il suo personaggio è quello che fa girare la storia. Ad affrontarlo, il nemico dal passato, con la faccia di Mel Gibson. Sugli ultimi anni di Mel siamo più o meno tutti informati, sappiamo cosa è successo e quello che ha significato per Hollywood il comportamento dell'attore australiano. Il film flop dell'amica Jodie Foster l'ha aiutato, ma non gli ha riaperto grandi porte. Con Sly la storia è diversa. Qui può essere se stesso. Qui può dare sfogo al Mad Max, al tenente Riggs, che sono sempre fortemente insiti in lui. La parte del folle, misurato, gli viene bene. E' il tocco di adrenalina che serve a questo film. Nonostante la ricchezza e la varietà degli scontri a fuoco è la scintilla negli occhi di Conrad Stonebanks ad innescare i botti da orbi.
Ma il film? Il film scorre bene per tutte le sue ore, però. Però alla fine ti dici che hai già visto tutto questo per due volte, passando dal serio all'autopresaingiro, tornando ad un registro più composto qui, e che sei sufficientemente soddisfatte e che potrebbero fermarsi qui. A dispetto di quanto si possa pensare, però, è la parte che coinvolge i giovani ad essere la più debole. Proprio perché giovani ti portano nel mondo di adesso. Sistemi di sorveglianza, computer, cecchini silenziosi ultra teconologici. Ecco, "Siamo nel 1985?" dice ad un certo punto l'unica donna del gruppo, Luna, interpretata una Ronda Rousey più a suo agio a picchiare la gente che ad interagire con i colleghi sul set. Ecco, rispondo io: "Sì. Se vengo a vedere una pantomima come i Mercenari, per tre volte, voglio essere nel 1985. Un 1985 dove prima butti giù la porta e spari, poi conti quante persone ci sono dentro e fai delle domande. Voglio un 1985 dove è normale che a nessuno degli eroi venga inferta neanche una ferita, almeno fino al boss finale. Voglio un 1985 perché di film serie e con la tecnologia a palla nel 2014 ce ne sono fin troppi. Voglio un po' di sano vintaggio io che con i film del 1985 ci ho passato le meglio serate davanti alla tv, seduto sul divano, con mamma e papà a ghignarmecela."

Quindi? Vedetelo che non è pesante ed a tratti sarcasticamente divertente. Però, anche se nel profondo so che non è vero, spero che sia l'ultimo.

Titolo originale The Expendables 3 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2014 
Durata 126 min 
Audio Dolby Digital, Dolby Atmos 
Rapporto 2,35 : 1 
Genere azione

Regia Patrick Hughes 

Soggetto e Sceneggiatura Sylvester Stallone
Personaggi Dave Callaham 
Sceneggiatura Katrin Benedikt, Creighton Rothenberger 
Produttore Avi Lerner, Danny Lerner, Kevin King Templeton, John Thompson, Les Weldon 
Produttore esecutivo Guy Avshalom, Guymon Casady, Boaz Davidson, Danny Dimbort, Robert Earl, Samuel Hadida, Victor Hadida, Basil Iwanyk, Zygi Kamasa, Trevor Short, David Varod 
Casa di produzione Millennium Films, Nu Image Films, Davis-Films 
Distribuzione (Italia) Universal Pictures 
Fotografia Peter Menzies Jr. 
Montaggio Sean Albertson, Paul Harb 
Effetti speciali Dimitar Krustev 
Musiche Brian Tyler 
Scenografia Daniel T. Dorrance 
Costumi Lizz Wolf 

Interpreti e personaggi 
Sylvester Stallone: Barney Ross
Jason Statham: Lee Christmas
Antonio Banderas: Galgo
Jet Li: Yin Yang
Wesley Snipes: Doc
Dolph Lundgren: Gunnar Jensen
Mel Gibson: Conrad Stonebanks
Harrison Ford: Max Drummer
Arnold Schwarzenegger: Trench Mauser
Kellan Lutz: John Smilee
Terry Crews: Hale Caesar
Kelsey Grammer: Bonaparte
Sarai Givaty: Camilla
Robert Davi: Vata
Randy Couture: Toll Road
Victor Ortiz: Mars
Glen Powell: Thorn
Ronda Rousey: Luna

Doppiatori italiani 
Massimo Corvo: Barney Ross
Francesco Prando: Lee Christmas
Antonio Sanna: Galgo
Pino Insegno: Doc
Luca Ward: Gunnar Jensen
Nino Prester: Conrad Stonebanks
Michele Gammino: Max Drummer
Alessandro Rossi: Trench Mauser
Roberto Draghetti: Hale Caesar

giovedì 14 novembre 2013

Cowboys & Aliens

Arizona. 1873. Nel bel mezzo del deserto americano un uomo senza memoria e ferito si risveglia. Al suo polso è  assicurato uno strano bracciale di foggia e materiali mai visti. Grazie ad un colpo di fortuna, chiamiamolo così, riesce a recuperare un cavallo e vestiti puliti ed a cavalcare verso la cittadina di Absolution. Qui, dopo aver ricevuto le prime cure da un prete, minacciato da un bullo lo mette a tappeto ed i due vengono messi in cella per la notte in attesa di essere trasferiti alla prigione federale.
A notte inoltrata arriva la diligenza che li dovrà portare a destinazione, ma qualcosa di strano solca i cieli della cittadina. Gli abitanti vengono rapiti da delle astronavi. Tra loro lo sceriffo, la moglie de proprietario del saloon ed il compagno di cella dello straniero, Percy Dolarhyde figlio del proprietario terriero da cui dipende il benessere economico di Absolution. Nella bagarre notturna il bracciale dello straniero, Jake Lonergan, inizia ad animarsi ed a sparare potenti raggi di energia, abbattendo le navi nemiche. Le navi cadute sfornano demoni antropomorfi all'apparenza imbattibili.
Alla fine della battaglia un gruppo di cittadini decide di andare a recuperare i rapiti, tra di loro la misteriosa Ella Swenson.

Una boiata pazzesca. Ci hanno messo dentro: gli alieni, gli indiani d'America, gli assalti alla diligenza, il buono cattivo ed il cattivo buono. Una macedonia insapore che ha l'ingrato compito di ricoprire di noia lo spettatore. E dire che la storia non è originale. Gli sceneggiatori Alex Kurtzman, Roberto Orci, Damon Lindelof (Lost, Star Trek e molto altro dei recenti successi di Hollywood), Hawk Ostby, Mark Fergus si sono messi a lavorare sul fumetto di Scott Mitchell Rosenberg. Se il fumetto è debole perché lo scegli per produrre un film? Se è forte e vedi che il film sta venendo una boiata perché non ti fermi e ripensi qualcosa? Voglio dire i produttori sono, tra gli altri, Ron Howard e Steven Spielberg mica gli sprovveduti della corriera.
Passando al livello recitativo. Daniel Craig, protagonista della pellicola, riesce ad usare ancora meno espressioni di quante ne abbia messi in atto Kristen Stewart in Twilight; ed è record! La svogliatezza di recitare in questo film ha la faccia di Harrison Ford. Piacione di se stesso, penso cosciente di essere capitato in un film per il quale percepisce un bel mucchio di quattrini, se ne sta sullo schermo a fare faccioni ed a sparare ai cattivi. Il doppiaggio italiano, poi, ci mette il carico fornendogli una voce a dir poco improbabile. L'unica che si salva è Olivia Wilde, ma solo perché è Olivia Wilde.
Ulteriore capitolo negativo è la regia di Jon Favreau. Il regista dei primi due Iron Man, produttore del terzo, regista e fautore del successo di Kick Ass, qui toppa. Anche lui, adesso, ha uno scheletro da nascondere nell'armadio, un film del quale vergognarsi e del quale chiedere scusa. Non si capisce perché. pur credendoci, a parole, nel progetto, butta lì una regia anonima e sciapa che non fa altro che ricalcare e rafforzare i luoghi comuni che la sceneggiatura gli propone.

Un film a dir poco inutile e fastidioso. Uno spreco di energie creative e soldi. Vale giusto la pena vederlo se passa in tv. Ma anche no.

Titolo originale Cowboys & Aliens 

Paese di produzione USA 
Anno 2011 
Durata 118 min; 135 min (director's cut) 
Genere fantascienza western 

Regia Jon Favreau 

Soggetto dal fumetto di Scott Mitchell Rosenberg 
Sceneggiatura Alex Kurtzman, Roberto Orci, Damon Lindelof, Hawk Ostby, Mark Fergus 
Produttore Ron Howard, Alex Kurtzman, Roberto Orci, Damon Lindelof, Scott Mitchell Rosenberg 
Produttore esecutivo Steven Spielberg, Denis L. Stewart, Karen Johnson, Daniel Forcey, K.C. Hodenfield 
Casa di produzione Imagine Entertainment, DreamWorks SKG, Kurtzman/Orci, Platinum Studios 
Distribuzione (Italia) Universal Pictures 
Fotografia Matthew Libatique 
Effetti speciali Industrial Light & Magic 
Musiche Harry Gregson-Williams 
Scenografia Scott Chambliss 
Costumi Mary Zophres 

Interpreti e personaggi 
Daniel Craig: Jake Lonergan
Abigail Spencer: Alice
Buck Taylor: Wes Claiborne
Matthew Taylor: Luke Clairbone
Cooper Taylor: Muse Clairbone
Clancy Brown: Meacham
Paul Dano: Percy Dolarhyde
Chris Browning: Jed Parker
Adam Beach: Nat Colorado
Sam Rockwell: Doc
Ana de la Reguera: María
Noah Ringer: Emmett Taggart
Brian Duffy: Poliziotto
Olivia Wilde: Ella Swenson
Keith Carradine: Sceriffo John Taggart
Harrison Ford: Col. Woodrow Dolarhyde
Brendan Wayne: Charlie Lyle
Gavin Grazer: Ed
Toby Huss: Roy Murphy
Wyatt Russell: Piccola Mickey
Kenny Call: Greavey
Walton Goggins: Hunt
 
Doppiatori italiani 
Francesco Prando: Jake Lonergan
Luigi La Monica: Col. Woodrow Dolarhyde
Riccardo Rossi: Doc
Myriam Catania: Ella Swenson
Emiliano Coltorti: Percy Dolarhyde
Gianni Giuliano: Meacham
Antonio Palumbo: Sceriffo John Taggart
Francesco Bulckaen: Nat Colorado
Ilaria Stagni: María

giovedì 11 aprile 2013

Sabrina

Tom Fairchild è il fedele autista della famiglia Larrabee da decenni. Dopo la morte della moglie, lui e la figlia, Sabrina, hanno continuato a servire la ricca dinastia di Long Island. I Larrabee sono ricchi grazie alla loro abilità negli affare che li ha resi proprietari di una grande multinazionale nel settore delle telecomunicazioni. Dopo la morte del patriarca le redini dell'impero sono tenute, saldamente, dal primogenito Linus e da sua madre Maude. Il secondogenito David si gode la vita agiata, le donne ed i divertimenti che il suo ruolo gli permette di praticare. Il fascino di David, un vero Don Giovanni, non è sfuggito neanche a Sabrina che, da sempre, è innamorata di lui. Ovviamente il lui in questione a stento si accorge di lei.
Per fuggire alla sofferenza di un amore non corrisposto, Sabrina parte per un viaggio formativo in Francia. Parigi, la città dell'amore, è la sua meta. Qui trova lavoro per Vogue, accetta la corte di un fotografo francese, ma alla notizia, giuntale grazie al costante scambio epistolare con il padre, del fidanzamento e dell'imminente matrimonio di David con Elizabeth Tyson sconvolge la sua serenità.
Senza pensarci troppo torna a casa.
Dopo due anni è cambiata. Meno timida e più alla moda riesce a fare colpo su David. Il ragazzo a pochi giorni dal matrimonio perde la testa per lei. Linus non può accettare quanto sta succedendo perché oltre al matrimoni c'è in ballo qualcosa di più. I Tyson sono proprietari di un importante ditta di tecnologie avanzate ed il matrimonio tra David e Elizabeth porterebbe anche alla fusione delle due compagnie.
Linus, quindi, prende in mano il pallino del gioco ed inizia a distrarre Sabrina da David ed a farla concentrare su di se. Nonostante l'ampia differenza d'età tra i due, lui, inaspettatamente, inizia ad aprirsi con lei e lei inizia a provare attrazione per lui.
Quali saranno i veri sentimenti di Linus per Sabrina? Il fascino di David riuscirà a legare la bella figlia dell'autista a lui? Il cuore suggerirà a Sabrina di accasarsi o di tornare nella sua città adottiva al di la dell'Oceano? 

E' il 1995. La crisi delle idea di Hollywood inizia a farsi sentire ed a Sydney Pollack viene chiesto di dirigere il remake di un grande film. Il titolo rimarrà lo stesso, Sabrina, l'anno era il 1954 ed il trio che aveva reso indimenticabile la pellicola originale era composto da Billy Wilder, dietro la macchina da presa, Audrey Hepburn e Humphrey Bogart davanti. Inarrivabili.
La sfida viene accettata ed i protagonisti, sempre distinti da una marcata differenza di età come nell'originale, sono Harrison Ford (Linus Larrabee) e Julia Ormond (Sabrina Fairchild). Accanto a loro un cast di ottimi caratteristi e bravi co-protagonisti come Greg Kinnear, Nancy Marchand, Fanny Ardant e John Wood.
Sydney Pollack non è uno stupido ed ha ancora la mano calda dopo i successi di Diritto di cronaca, Tootsie, La mia Africa, Il socio. Il film riesce. Preso a sè la commedie è brillante e divertente, battute sagaci e dialoghi attenti la rendono estremamente gradevole. La semplice storia d'amore che si instaura tra i due protagonisti è onesta e diretta, anche se uno dei due proverà a negarla. Harrison Ford è, giustamente, impacciato ed attento in un ruolo leggero come non gli capitava da anni. Julia Ormond è intrigante e brava, ma perde parte del suo fascino di pari passo con il calo dell'impegno dei suoi truccatori. Azzecca la parte, ma il calo del reparto make up la rende meno folgorante man mano che passano le scene dopo il suo ritorno da Parigi. Avessero curato di più i dettagli la Ormond sarebbe stata più convincente.

Aggiornato al 1995, il film è leggero e divertente. Non diventerà un cult od un mito, ma farà sempre piacere trovarselo in programmazione su qualche rete televisiva secondaria, per passare due ore in allegria.

Titolo originale Sabrina 
Paese di produzione USA 
Anno 1995 
Durata 127 min 
Genere commedia 

Regia Sydney Pollack 

Soggetto Samuel A. Taylor 
Sceneggiatura Barbara Benedek e David Rayfiel 
Fotografia Giuseppe Rotunno 
Montaggio Fredric Steinkamp 
Musiche John Williams 
Scenografia Brian Morris, John Kasarda, George DeTitta Jr. e Amy Marshall 
Costumi Ann Roth, Gary Jones 

Interpreti e personaggi 
Harrison Ford: Linus Larrabee
Julia Ormond: Sabrina Fairchild
Greg Kinnear: David Larrabee
Nancy Marchand: Maude Larrabee
Fanny Ardant: Irene
John Wood: Fairchild
Richard Crenna: Patrick Tyson
Angie Dickinson: Ingrid Tyson
Lauren Holly: Elizabeth Tyson
Dana Ivey: Mack
Miriam Colon: Rosa
Elizabeth Franz: Joanna
Valérie Lemercier: Martine
Patrick Bruel: Louis
Becky Ann Baker: Linda
 
Doppiatori italiani 
Michele Gammino: Linus Larrabee
Tiziana Avarista: Sabrina Fairchild
Sandro Acerbo: David Larrabee

venerdì 21 ottobre 2011

X-Factor

Come ben sapete quest'anno X-Factor sarà su Sky. Io non sono in quelle 5milioni di famiglie che possono vantare di possedere un abbonamento alla tv satellitare, percui niente post sul gran bel programma musicale ex Rai2.
Mi accontento di ringraziare il seconda canale della tv generalista di Stato di aver ceduto i diritti della trasmissione e di averla sostituita con Star Accademy. In due settimane l'abbiamo sfangata e ieri sera mi son potuto vedere Indiana Jones e i predatori dell'Arca perduta, sempre un gran bel film.