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lunedì 29 aprile 2019

Avengers - Endgame - Con Spoiler!

Cercare di parlare del penultimo film della Fase 3 dell'UCM voluta da  Kevin Feige, affidato ancora una volta alla regia dei fratelli Russo, non può che necessitare la presenza di qualche SPOILER, forse anche tracce di glutine e lattosio. Per questa ragione a chi non avesse visto il film sconsiglio di continuare a leggere le successive righe che andrò a scrivere.

Fermatevi adesso, se potete. Non sarà mia responsabilità se leggerete qualcosa che potrà minare la vostra degustazione della pellicola nel cinema già bello ed attrezzato della vostra ridente cittadina.

Dopo undici anni, più di venti film, tre Fasi, decine di personaggi, con Endgame si decidono i destini dell'UCM e di tanti di quegli eroi che in questi anni ci hanno accompagnato.

Chi è sopravvissuto? Chi non ce l'ha fatta? Chi ha segnato un momento importante per questa ultima epica battaglia dei Vendicatori Uniti?

Da chi partiamo?

Iron Man


Tutto è partito da lui nel lontano 2008. Questo eroe di secondo piano nato dalla fantasia di Stan Lee, grazie alla faccia spavalda di Robert Downey Jr., conquista cuori e fantasia degli spettatori di tutto il mondo. La sua frase "Io sono Iron Man" detta alla fine del primo film in solitario, ribadita nel terzo capitolo, dopo il quale sembrava che Robert Downey Jr. avrebbe abbandonato il suo personaggio, e ribadita in Endgame ha segnato la storia del suo universo.
Durante Infinity War il Doctor Strange aveva esaminato quattordici milioni di futuri possibili e ceduto la Gemma del Tempo a Thanos, sacrificando la sua vita per salvare quella di Tony Stark, dicendogli che era la sola via per avere una possibilità di vittoria nello scontro finale con il Titano. Da lì, lo spettatore aveva capito che l'unico modo per vincere sarebbe stato sacrificare la vita del filantropo e playboy. Dopo che Thanos ci dice "Io sono ineluttabile" è Tony a sconfiggere le sue armate, schioccando il Guanto dell'Infinito e ripetendo, dolorosamente la sua frase "e... io... sono... Iron Man". Lo sguardo con Strange che aveva anticipato l'avvenimento è stato uno dei momenti più intensi e drammatici di questi anni.

Natasha Romanoff e Clint Burton



I due personaggi sono sempre stati in simbiosi, da Budapest. E' giusto che siano loro ad andare alla ricerca della Pietra dell'Anima.
Dopo l'assenza di Occhio di Falco da Infinity War, era agli arresti domiciliari presso la sua famiglia, è lui a svolgere un ruolo primario in questo capitolo. Come Ronin va a caccia dei malvagi che, a suo parere ingiustamente, sono sopravvissuti allo schiocco di Thanos. Ad andare a Tokyo a riprenderlo è proprio la Vedova Nera, una che sa quello che si prova ad agire in quel modo, quando non si ha più niente da perdere ed a essere pronta a perdonarlo senza troppa reticenza e falsi moralismi.
La morte di Nat, il suo sacrificio per un bene più grande, segnano questo capitolo tanto quanto l'eroica dipartita di Tony Stark. L'evento sarà ancora più di sprone a Clint nel perseverare nel cercare di sconfiggere Thanos, proteggendo il Guanto dell'Infinito dall'assalto delle sue truppe.

Hulk e Thor


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I due protagonisti del buddy movie Thor: Ragnarock, una commedia divertente, ma non riuscitissima e che ha segnato per sempre il destino dello Zio del Tuono, sono coloro che subiscono più trasformazioni fisiche.
Il verdone, nei cinque anni trascorsi dallo schiocco, è riuscito a trovare un equilibrio con Banner, e viceversa. Adesso un Hulk più contenuto nelle dimensioni riesce ad interagire con le altre persone grazie alla coscienza ed all'intelligenza di Bruce. D'accordo la nuova condizione, ma, in un film di una tale durata, non mi sarei dilungato tanto in gag così ripetitive (tipo il selfie) ed avrei guadagnato qualche minuto per altro.


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Stessa sorte per Thor. Il dio del Tuono è minato nel morale e nel fisico per non aver sconfitto Thanos quando ebbe l'occasione di farlo. Non crede più in se stesso e solo il senso di amicizia con Hulk lo convince a tornare in azione. Finalmente, durante gli eventi che portano alla battaglia finale, acquisisce nuovamente un po' di confidenza con se stesso, simpatico lo scambio di battute con Cap sul campo (e non è la prima volta che i due si divertono nei momenti cruciali), ma... Ma, sì c'è un ma. Ma alla fine dei conti il personaggio cinematografico si distacca definitivamente da quello dei fumetti. La sua scelta di aggregarsi all'equipaggio della Milano, ai Guardiani della Galassia (vedremo come lo impiegherà James Gunn nel Vol.3) ci fa capire che il suo destino è perdere in epicità e guadagnare in comicità. A tanti può non piacere, se si pensa sopratutto al suo primo film in solo, ed al suo ruolo nel mondo cartaceo, ma questo è.

Nebula e i Guardiani



I Guardiani ci sono, onestamente poco, tranne Rocket (un grosso problema per Iansante, doppiatore suo e di Clint Burton), ma è giusto perché erano stati annientati da Thanos nello scorso capitolo, nel quale erano stati fondamentali ed era giusto, qui, lasciare spazio ad altri (in una dimensione più terrestre).
E', così, Nebula a guadagnare il centro del palcoscenico. Ma proprio di tutto il film. E' lei la figura chiave attraverso la quale si svolge tutta la parte finale del film. Karen Gillan si è trovata per le mani un personaggio che è cresciuto in modo esponenziale dalla sua prima apparizione e l'ha gestito nel migliore dei modi.
Solo un paio di domande possono sorgere su dei meccanismi della trama che l'hanno coinvolta. Una di queste è: perché quando va in risonanza con la se stessa del passato ci mette così tanto ad accorgersene ed a avere la possibilità di avvertire gli Avengers?

Ant-Man


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Senza il ritorno di Scott Lang al presente gli Avengers non avrebbero avuto la possibilità di Vendicare il mondo da Thanos. Che torni in quel modo però, è una, divertente, forzatura. 
Il suo ruolo è fondamentale per dare il via ai viaggi nel tempo per sistemare i danni di Thanos. Questi sono tremendamente ben riusciti. Vedere, di nuovo, i Vendicatori del 2012 nella battaglia di New York integrati con le nuove scene lascia a bocca aperta. Anche quella scena dell'ascensore con Cap e i membri dell'Hydra è decisamente ben realizzata: porta lo spettatore in una direzione e poi lo stupisce. Così come il ritorno ad Asgard di Thor, e Rocket, le scene con Natalie Portman e Renè Russo, un bel momento. Ma su tutti vince l'incontro tra Tony e suo padre, nel New Jersey; il loro dialogo è qualcosa che riassume e anticipa la crescita che per Tony culminerà con lo schiocco delle dita:  "Quale sarebbe il problema?", chiede il giovane Stark travestito da ricercatore del M.I.T.. Howard risponde "Non ho mai anteposto il bene comune al mio egoismo." Tony nascerà circa un mese dopo quella frase. Tony è già padre da qualche anno, nel suo corso del tempo, ed ha avuto una figlia da Pepper, anche Howard si sarebbe augurato una bimba perché, secondo lui, avrebbe avuto maggiori possibilità di dedicarsi più agli altri che ai suoi interessi personali. Morgan, la figlia di Tony, crescerà in un mondo che suo padre ha cercato di preservare e, grazie alla madre, avrà la possibilità di dare il meglio per tutti.


I viaggi attraverso il tempo segnano anche una svolta epocale negli Avengers: le tute quantiche. Le tute sono tutte uguali. E' la prima volta sul grande schermo che gli eroi rinunciano al loro costume individuale ed agiscono come un'unica entità.

Steve Rogers


Capitan America è assente da, almeno, Civil War. Steve Rogers ha cercato di distaccarsi dal momento del suo ritorno in vita dal personaggio di propaganda che gli avevano cucito addosso durante al Seconda Guerra Mondiale. Ha perso lo scudo in Civil War, ma ha sempre tenuto a presentarsi con il suo nome di battesimo anche durante gli scontri più accesi. In Winter Soldier, quando chiama all'appello gli agenti dello SHIELD contro gli infiltrati dell'Hydra, si presenta come Steve Rogers, lo stesso fa in Infinity War quando, durante il combattimento, risponde all'"Io sono Groot" dell'albero alieno lo fa con il suo nome di battesimo e non con quello da super eroe.
Steve, in una chiacchierata con l'amica Natasha, prima dell'apparizione di Scott, quasi con amarezza le dice, a proposito dei gruppi di sostegno che gestisce: "Io continuo a dire alle persone di voltare pagina. Alcuni lo fanno. Ma noi no." E' vero. Lui ha avuto il coraggio di ribellarsi ad un Governo in cui non credeva più, ma non riesce a dimenticare quel ballo promesso a Peggy Carter.
La Fase 4 del progetto cinematografico Marvel sarà qualcosa che si discosta da quanto visto fino ad oggi. In Endgame vediamo morire la Vedova Nera, Iron Man, ci troviamo con un Hulk menomato per aver usato il Guanto dell'Infinito, Clint con un nuovo destino, un Thor bolso che lascia la Terra e va in giro per l'Universo con i Guardiani. Era il momento di cambiare il destino anche di Cap. Steve si offre di sistemare le Gemme nel corretto flusso temporale e grazie a questa decisione può tornare là dove avrebbe voluto sempre essere: nell'immediato dopoguerra al fianco di Peggy Carter. Tornerà dal tempo in cui era partito, ma lo farà da anziano, aspettando il giusto scorrere degli anni, e solo per cedere lo scudo al suo erede.
Anche qui sorgono le domande: ma cosa sarà successo quando il Cap surgelato è stato risvegliato? Steve e Peggy avranno avuto figli (perché, nel caso, nel presente ci saranno in giro i discendenti di Tony, Scott, Steve)? Non si sono creati dei paradossi?


Endgame è il secondo tempo complesso di un film lungo più di cinque ore, iniziato con Infinity War. Christopher Markus e Stephen McFeely, alla sceneggiatura, si sono trovati per le mani una trama complessa (gestire i viaggi nel tempo non è mai semplice) che, comunque, ha lasciato domande in sospeso; oltre a quelle citate in precedenza. Abbiamo assistito ad una corsa per realizzare il film di Captain Marvel (gli interventi di Brie Larson sono stati girati prima delle riprese del film dedicato al suo personaggio) e, poi, qui, si è vista poco e con, colpevole a mio parere, ritardo. Anche durante la battaglia finale, perché?
Gamora?
Shuri e Visione?
Però, insieme ai fratelli Russo, si sono divertiti a far imbestialire i maschi suprematisti bianchi in ben due modi. Il primo, durante la battaglia finale contro Thanos, quando Captain Marvel raccoglie il Guanto dell'Infinito e le protagoniste femminili si uniscono per darle supporto. Ci sono tutte: c'è Scarlett, c'è Nebula, c'è la Valchiria (futura Regina di Asgard), c'è Wasp, c'è Pepper, che finalmente indossa qualcosa che le ha regalato Tony, tutte sono lì per dire allo spettatore: nel nostro universo non c'è solo Carol Danvers! Le donne forti ci sono e ci saranno sempre. Eccole qui, tutte a proteggere il genere umano e la sua seconda possibilità. Il secondo, invece, è quando il vecchio Cap passa il suo scudo a Falcon. Ecco, qui han fatto dispiacere anche me. Evidentemente non per un fatto di razzismo, ricordo che Sam Wilson è nero, ma semplicemente perché per me non esiste un Capitan America che non sia Steve Rogers. Avesse anche passato lo scudo a Clint o Bucky, come, pure, accade e accadde nei fumetti, ecco, non mi sarebbe stato bene.


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Il film si muove bene per tutta la sua durata. I Russo hanno trovato il modo di bilanciare, anche questa volta, i diversi toni caratteriali dei personaggi. Hanno concentrato nella prima metà la serietà, la tragedia, ed hanno scelto di alleggerire la seconda parte introducendovi più battute e più situazioni meno serie (l'Hulk ibrido che "Spacca" e fa danni durante la battaglia di New York). Trovano spazio quasi tutti i protagonisti che hanno segnato la storia dei cinecomics Marvel, c'è Michael Douglas, ci sono Michelle Pfeiffer e Tilda Swinton, c'è Robert Redford. Forse c'è anche Howard il Papero che combatte al fianco di Pepper Pots, che vogliamo di più? 


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Certo, come in ogni film ci sono eventi che funzionano meglio ed altri che si incastrano più a fatica, ma... Non mi importa.
A livello emozionale questa chiusura della Fase 3 (escluso il prossimo Spiderman) è stata ciò di cui avevo bisogno come spettatore. Una cavalcata lunga undici anni, di film riusciti (Avengers, Winter Soldier, Guardiani della Galassia Vol.1) e meno riusciti (il terribile Pantera Nera, gli ultimi due Thor, Civil War) ci hanno portato a questo doppio appuntamento, Infinity War ed Endgame, ricco di emozioni. La perdita di Nat, Cap con il Martello di Thor, il sacrificio di Tony, la morte di Peter Parker, lo sguardo del Doctor Strange durante l'ultima battaglia, il cambiamento interiore di Nebula sono emozioni che solo personaggi a cui ti sei affezionato ti possono offrire.


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Emozionare. Questo è ciò che deve fare un film. E se non vi siete emozionati quando Tony ha potuto abbracciare il padre nel passato, beh, credo che niente possa farlo più. Se non vi siete emozionati al funerale di Tony forse è perché non avete mai perso nessuno e non sapete cosa vuol dire, altrimenti ditemi voi cosa vi emoziona.

Emozionare. Endgame, pur essendo uno di quegli orribili film fatti per fare soldi (più di un miliardo di dollari in tre giorni), lo fa. Lo fa anche alla fine della pellicola. Qui, la silhouette di ogni attore, nel suo costume di scena, accompagna il suo nome e il suo autografo è a corollario del momento a lui dedicato. Anche in Star Trek VI: Rotta verso l'ignoro era successo. Era stato l'addio dell'equipaggio originale dell'Enterprise ai suoi fan.
Endgame si chiude così con un saluto ed un omaggio. Si chiude, giustamente, senza una scena post-crediti. Chiude un ciclo.

La Marvel andrà avanti a sfornare film dai suoi fumetti? Sì, è ovvio, la Fase 4 prevede già il prequel di Black Widow, The Eternals, il sequel di Doctor Strange, il sequel di Black Panther, Shang-Chi e i Guardiani della Galassia Vol. 3 (il 50% spero di riuscire a vederli al cinema), ma niente sarà più come prima.

Endgame è il film di cui avevamo bisogno e che ci meritavamo.

Titolo originale: Avengers - Endgame

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2019 
Durata 182 min 
Rapporto 2.39:1 
Genere Cinecomics

Regia Anthony e Joe Russo 

Soggetto Vendicatori creati da Stan Lee e Jack Kirby 
Sceneggiatura Christopher Markus e Stephen McFeely 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Louis D'Esposito, Jon Favreau, Stan Lee, Trinh Tran, James Gunn 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione in italiano Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Trent Opaloch 
Montaggio Jeffrey Ford, Matthew Schmidt 
Musiche Alan Silvestri 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Judianna Makovsky 

Interpreti e personaggi

Robert Downey Jr.: Tony Stark / Iron Man
Chris Evans: Steve Rogers / Capitan America
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Chris Hemsworth: Thor
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Jeremy Renner: Clint Barton / Ronin
Don Cheadle: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Brie Larson: Carol Danvers / Capitan Marvel
Karen Gillan: Nebula
Danai Gurira: Okoye
Josh Brolin: Thanos
 
Doppiatori originali

Bradley Cooper: Rocket Raccoon

Doppiatori italiani

Angelo Maggi: Tony Stark / Iron Man
Marco Vivio: Steve Rogers / Capitan America
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Massimiliano Manfredi: Thor
Domitilla D'Amico: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Christian Iansante: Clint Barton / Ronin, Rocket Raccoon
Fabrizio Vidale: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Riccardo Niseem Onorato: Scott Lang / Ant-Man
Elena Perino: Carol Danvers / Capitan Marvel
Francesca Manicone: Nebula
Rachele Paolelli: Okoye
Alessandro Rossi: Thanos

giovedì 23 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp

Scott Lang è agli ultimi tre giorni di arresti domiciliari per aver partecipato alla zuffa, a Berlino, tra Avengers legali e non. Stando dalla parte del Cap ha violato gli accordi di Sokovia ed è diventato un criminale. La sua vita, ora, è senza Ant-Man, con la figlia Cassie che lo viene a trovare a domicilio e con un lavoro nella sicurezza, insieme a Luis ed i suoi strani soci.
Il problema è che per colpa sua anche Hope e Hank sono nei guai con la giustizia, latitanti per aver fornito a Scott la tuta per la scorribanda. Quando un contatto dal Mondo Quantico risveglia dei ricordi che non gli appartengono, il gigione con il costume da formica, sospetta che Janet, la madre di Hope, sia ancora in vita in una dimensione quantica. Vorrebbe aiutare i suoi vecchi soci, ma non sa come.
A irrompere sulla scena arriva, anche, una nuova minaccia Ghost.

Ant-Man fu un divertente film su un supereroe per caso uscito qualche anni fa, per fare in solo ciò che i Guardiani della Galassia avevano fatto in gruppo. Grazie alle situazioni, alla faccia di Paul Rudd, alla presenza di Michael Douglas, Evangeline Lilly ed alla comicità gestita da Micheal Peña è risultato essere un film riuscito. Oggi si torna in sala a vedere ciò che ne è il naturale seguito, che risponde alle domande lasciate in sospeso ed introduce qualcosa di nuovo.


Assistiamo ad un film nel quale non è presente un cattivo vero e proprio, Ghost ha le sue ragioni ed il personaggio di Walton Goggins non è ciò che si può definire un problema per un supereroe, e dopo Thanos questo è un bell'alleggerimento.
La trama è abbastanza sincopata dal rubabandiera tra le vicende. Gli avvenimenti nel mondo reale si alternano con quelli del mondo quantico (parola che si ripete quasi all'infinito durante il film) e danno un buon ritmo, anche senza dare un senso compiutezza alle vincente. Il film, in ogni caso, sconta una certa prevedibilità relazionale tra i personaggi e sulla risoluzione di molti nodi.


Il cast è quello del primo film, più un'aggiunta fortemente voluta da tutti.
Paul Rudd torna nei panni di Scott Lang e vi rientra con credibilità ed efficacia.
Evangeline Lilly acquista spazio ed è una vera scalciac*l!. Con il personaggio di Wasp sono stati introdotti dinamismo ed una nuova dimensione del rapporto tra i due protagonisti mascherati.
Michael Duglas ha qualche motivo in più per bullarsi con i suoi nipoti (veder il film per credere), e fare coppia con Michelle Pfeiffer non è da tutti i giorni. I due funzionano sia nel passato che nel presente, per il futuro chissà.
A me è piaciuto un casino il personaggio di Ghost. Mi è piaciuta sia Hannah John-Kamen come attrice, ha trasmesso bene la difficoltà, la sofferenza e la risolutezza del suo personaggio, ma mi è piaciuto molto il costume realizzato per la sua controparte mascherata.


Gli effetti speciali sono la parte solida del film. Senza che questi sostengano la credibilità di ciò che vediamo sullo schermo non potremmo entrare nel micro (o macro) mondo di Ant-Man e Wasp. Le animazione per le scene di riduzione, ed ancora, forse, di più per quelle di ingigantimento sono assolutamente godibili. Anche la trovata di utilizzare la tecnologia Pym sugli oggetti ha avuto delle positive ripercussioni sullo svolgimento del film.


E' un film nella media qualitativa dei Marvel Studios ed alleggerisce la tensione dopo Infinity War (anche perché è ambientato prima). Interessanti sono le due scene post crediti. Quella dopo la sequenza realizzata con i modellini (bellissima) è importante, ma non sottovaluterei quelle post tutto: potrebbe avere un significato più profondo di quanto pensiamo.

Un paio d'ore rilassate e divertenti in compagnia di un fumettone e di Evangeline Lilly: che si può volere di più?

Titolo originale Ant-Man and the Wasp

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 118 min 
Rapporto 2,39 : 1 
Genere Cinecomic

Regia Peyton Reed 

Soggetto Stan Lee, Larry Lieber, Jack Kirby (Ant-Man); Stan Lee, Jack Kirby (Wasp) 
Sceneggiatura Chris McKenna, Erik Sommers, Andrew Barrer, Gabriel Ferrari, Paul Rudd 
Produttore Kevin Feige, Stephen Broussard 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Stephen Broussard, Louis D'Esposito, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Dante Spinotti 
Montaggio Dan Lebental, Craig Wood 
Effetti speciali Stephane Ceretti 
Musiche Christophe Beck 
Scenografia Shepherd Frankel 
Costumi Louise Frogley 

Interpreti e personaggi

Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Evangeline Lilly: Hope van Dyne / Wasp
Michael Peña: Luis
Walton Goggins: Sonny Burch
Hannah John-Kamen: Ava / Ghost
David Dastmalchian: Kurt
Tip "T.I." Harris: Dave
Judy Greer: Maggie Lang
Bobby Cannavale: Jim Paxton
Randall Park: Jimmy Woo
Abby Ryder Fortson: Cassie Lang
Michelle Pfeiffer: Janet van Dyne
Laurence Fishburne: Bill Foster
Michael Douglas: Hank Pym

Doppiatori italiani

Riccardo Niseem Onorato: Scott Lang / Ant-Man
Daniela Calò: Hope Van Dyne / Wasp
Gianluca Crisafi: Luis
Riccardo Scarafoni: Sonny Burch
Gaia Bolognesi: Ava / Ghost
Francesco Venditti: Kurt
Simone Crisari: Dave
Georgia Lepore: Maggie Lang
Roberto Draghetti: Jim Paxton
Federico Di Pofi: Jimmy Woo
Alice Porto: Cassie Lang
Emanuela Rossi: Janet Van Dyne
Massimo Corvo: Bill Foster
Rodolfo Bianchi: Hank Pym
 

venerdì 9 febbraio 2018

Black Panther - Senza spoiler (che ci mancherebbero pure vista la qualità del film)

La morte del padre porta T'Challa, principe di Wakanda, a succedere al trono. Sarà lui, Black Panther, il nuovo re dello Stato più nascosto e sottovalutato del mondo.
Purtroppo i peccati del padre, seppur pochi, ma così importanti, ricadono sul destino dei figlio. Un errore del passato porterà un nuovo, sconosciuto, avversario a sfidare T'Challa per la successione. Sempre dal passato, dal tempo degli eventi della battaglia contro Ultron, verrà un nemico del popolo wakandiano: l'unico straniero ad essere entrato, ed uscito con un carico di Vibranio dal loro Paese. Ulysses Klaue è in cima alla lista dei cattivi.

Non avete apprezzato, più di tanto, Civil War (come me), siete rimasti delusi da Doctor Strange, avete mal digerito Thor 2 e Ragnarok(mi metto tra loro)? Bene avete trovato la cura per tutti i mali che vi affliggono: Black Panther. Black Panther è quanto di peggio la Marvel possa offrirvi a livello di sceneggiatura, fotografia, regia, originalità e trama.
Detto questo penso che non ci sia bisogno di aggiungere alto, ma ci tengo ad approfondire, almeno un poco, il mio punto di vista.

Guardiamo il materiale con il quale ha potuto lavorare il, deludente, regista Ryan Coogler:
 - Forest Whitaker, premio Oscar del 2007, ridotto a interpretare nuovamente il ruolo visto in Star Wars. Rogue One. Voleva essere un specie di Obi-Wan del Wakanda, ma non riesce ad essere neanche il Mago Forest del cavalcavia;
 - Angela Bassett, già interprete per Forest Whitaker di Donne - Waiting to excel, attrice per Wes Craven, candidata a due Emmy per American Horror Story e tanto altro, ridotta ad essere la solida figura materna che tanto aveva fatto in passato e che è lì solo perché è venuto a mancare il padre del protagonista;
 - Lupita Nyong'o, prima attrice keniota a vincere un premio Oscar, che non riesce a sentirsi sciolta nel recitare in un film così ridicolo, ma che si diverte, almeno, nelle scene di combattimento che la vedono protagonista;
 - Danai Gurira, Michonne di Walking Dead, che riprende il suo ruolo, porta un po' di ironia dalla faccia seria e qualche riflessione su come interpretare i propri ideali e doveri;
 - Martin Freeman, Watson e Bilbo da giovane, che ormai è la macchietta di se stesso. Recita sempre nello stesso modo, sempre stesse espressioni e nessuno che abbia il coraggio di dirgli che è monotono;
 - Chadwick Boseman, poco curriculum, ma amato dalla sua prima apparizione nei panni di Pantera Nera. Dispiace vederlo dibattersi in una trama insulsa.

Sì, perché il punto forte, si fa per dire, di questo film è proprio la trama. Si parte con un pippone di cinque minuti su cos'è il Wakanda (realizzato con la stessa tecnica visto nell'ultimo Superman della DC) e con un flashback nel 1992. Metà della sala già dorme. Poi, gli stessi eventi si ripetono dalle due alle tre volte nel corso delle due ore. Si mischia una rivalsa familiare, il tradimento di un amico, l'alleanza con lo storico avversario, l'amore ritenuto, Q di 007 in versione femminile e minorenne, il supporto all'uso delle droghe leggere, la campagna politica contro Salvini e Trump, la Battaglia delle Cinque Armate coi rinoceronti invece dei maiali, l'Ultimo Anello ed altre cose a caso. Tutto animato da un ritmo da film cecoslovacco degli anni '20 del secolo scorso da una fotografia tendenzialmente tanto buia da rendere difficile il riconoscere gli attori sullo schermo. Nei momenti topici si attivano i, telefonatissimi, "sì sai qui si basa tutto sul Vibranio, ma io ho inventato il modo di renderlo inattivo" dice un personaggio, e, ovviamente...

Ulteriori zavorre al film arrivano dal reparto effetti speciali e, non è direttamente colpa loro, dal doppiaggio italiano. I primi danno il loro peggio durante le scene sulla cascata, dove riescono a creare un "effetto poster" che non vedevo dai primi episodi de I Pirati dei Caraibi. I secondi, come facilmente pronosticabile, trovano pesanti difficoltà quando i doppiatori italiani devono recitare in wakandiano: neanche parlassero con l'accetta. Un vero peccato.

Qualcosa di positivo? Il costume di Pantera Nera è realizzato molto bene, sia quando è in digitale che la sua versione "reale". Le scene di inseguimento e lotta, non che siano particolarmente originali, ma riescono, un minimo, a risvegliare la platea.

Ci sono scene post crediti? Sì, come sempre. La prima dopo i titoli animati, la seconda alla fine di tutto.

Vale la pena vedere questo film? Se non conoscete il personaggio no. Finirete per rimpiangere la spesa del biglietto del cinema e proverete un profondo disagio ogni volta che vedrete il personaggio sullo schermo. Meglio ricordarlo come lo avete visto in Civil War. Conoscete il personaggio? Allora no. Potrebbero sanguinarvi gli occhi e le orecchie per come la storia di Re T'Challa è stata trasposta dal fumetto. Ve lo sconsiglio vivamente.

L'impressione che Marvel stia producendo troppi film e che stia perdendo di vista la qualità delle sue opere è sempre più sentita. Black Panther sembra una serie televisiva condensata per essere portata sul grande schermo. Quando si dice il contrario è positivo, la proprietà inversa, invece, non si manifesta.

Al cinema c'è ben altro da andare a vedere. Potete scegliere tra Clint Eastwood, Stephen Spielberg e Tom Hanks, Gary Oldman e tanti altri. Non buttate i vostri soldi e una vostra, tanto agognata, serata libera per Black Pather.

Titolo originale Black Pather

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 134 min
Genere cinecomcis

Regia Ryan Coogler 

Soggetto Stan Lee, Jack Kirby (personaggio) 
Sceneggiatura Ryan Coogler, Joe Robert Cole 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Rachel Morrison 
Montaggio Claudia Castello, Michael P. Shawver 
Musiche Ludwig Göransson 
ScenografiaHannah Beachler 
 
Interpreti e personaggi

Chadwick Boseman: T'Challa / Pantera Nera
Michael B. Jordan: Erik Killmonger
Lupita Nyong'o: Nakia
Danai Gurira: Okoye
Martin Freeman: Everett Ross
Daniel Kaluuya: W'Kabi
Letitia Wright: Shuri
Winston Duke: M'Baku
Angela Bassett: Ramonda
Forest Whitaker: Zuri
Andy Serkis: Ulysses Klaue

lunedì 30 ottobre 2017

Thor Ragnarok

Asgard è nei guai. La resurrezione di Hela, la Dea dei morti, prima figlia di Odino, sta sconvolgendo l'ordine delle cose. Asgard si avvia alla distruzione. Thor, il Dio del Tuono, e suo fratello Loki, Dio dell'Inganno, sono lontani dalla loro terra natia. Su Sakaar, sotto l'egida del Gran Maestro, uno degli Antichi dell'Universo, fratello del Collezionista, Thor deve combattere nell'arena per la sua libertà. Il suo avversario è l'Incredibile Hulk. Per evitare la caduta di Asgard Thor e Loki dovranno stringere un'alleanza e tornare a casa per fronteggiare Hela.

Com'è come non è, siamo giunti anche a questo Thor 3. Dopo la presentazione del personaggio, incarnato da Chris Hemsworth, del primo film, dopo la delusione del secondo affrontiamo l'opera di Taika Waititi (che da attore aveva recitato in Lanterna Verde). 
Il Ragnarok del film è giusto una scusa per una scorribanda intergalattica sulla falsa riga dei I Guardiani della Galassia. Il tema di fondo, importante e che potrebbe avere decisivi risvolti sul futuro del MCU, viene diluito talmente tanto che, alla fine, lo spettatore neanche si accorge di essere alle prese con un problematica che ha toccato e continuerà a toccare milioni di persone: la migrazione forzata. Purtroppo, per dare un senso al film, non posso essere, questa volta, esente da spoiler. Waititi, e gli sceneggiatori Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost, toccano temi importanti. Il primo, che porta avanti cento minuti della trama, è il rapporto familiare. La scoperta della nuova sorella, Hela, il carattere di Thor, la conferma che Loki non fosse dipartito e che ha sostituito Odino alla guida di Asgard, sono gli ingranaggi che muovono questa parte della trama. Il finale, con la distruzione di Asgard, ci pone di fronte ad un quesito ben più grave: la migrazioni di migliaia di superstiti asgardiani verso il pianeta Terra. Come verranno accolti? Cosa faranno una volta giunti? Sempre che vi giungano visto che Infinity War incombe.
A diluire tutto quello di cui abbiamo parlato qui sopra c'è l'amicizia tra Thor e Hulk, la rinascita della Valchiria, le mire di Hela, il Gran Maestro. Tutte trame che si intrecciano anche a distanza di anni luce.
Si intrecciano sorrette da un eccesso di umorismo. Ebbene sì, la pecca di questo film è che, a furia di voler alleggerire i temi, a voler rincorrere il successo de I Guardiani, sono state piazzate così tante battute (anche durante il finale, davvero, con la migrazione in corso e gente che ha perso la patria, l'intero pianeta dove è nata e che mai avrebbe pensato di lasciare) che da Thor - Ragnarok si è trasformato in Thor - Natale a Sakaar.
Penso che vada bene così per chi non ha mai conosciuto l'aspetto cartaceo dei supereroi in questione, ma per un appassionato del fumetto questo stravolgimento rischia di fargli alzare il tasso di nervosismo a mille non permettergli di godere del lungometraggio.
Il rapporto tra Thor e Hulk viene messo sul piano di Villaggio/Pozzetto ne Le Comiche, ma il due che l'uno era meglio. Loki fa le faccette buffe a più non posso e anche su questo si potrebbe discutere.

Passando, invece, agli interpreti. Waititi ha la buona idea di sfruttare il talento comico di Hemsworth (già notato dal grande pubblico in Ghostbuster). I siparietti comici con Hulk, per quanto eccessivi ed a volte fuori luogo, funzionano ed estrapolati dal contesto sono divertenti. Ruffalo ha l'occasione di dividersi tra la sua controparte in digitale ed il dottor Banner. In entrambi i casi ne risultano delle ottime caratterizzazioni. La maggior loquacità di Hulk è abbastanza fedele ai fumetti ed a quel capolavoro che Planet Hulk. Piccola parentesi: purtroppo sia la saga Ragnarok che Planet Hulk, qui, vengono solo sfiorate quando avrebbero meritato ciascuna un film di due ore.
Facce nuove all'orizzonte, anche fecce se per questo. Tessa Thompson è un Valchiria alla quale viene creato un background difficile come la sua vita presente. E' protagonista di scene dalla fotografia esaltante. Idris Elba riprende il suo ruolo di Heimdall in modo differente rispetto al passato, ma mi è piaciuto. Le new entry sono Cate Blanchett (Hela), Jeff Goldblum (Gran Maestro) e Karl Urban (Skurge). Partendo dal fondo. Son rimasto sorpreso di vedere Karl Urban (il nuovo Judge Dreed) tra i protagonisti di questo film. Seppure lui sappia il fatto suo, però, la sua interpretazione mi ha ricordato troppo per comportamenti e travestimenti Grima Vermilinguo, della saga de Il Signore degli Anelli. Jeff Goldblum è strepitoso. Era troppo che non lo vedevo sullo schermo e bearmi della sua arte, della sua follia e delle sue improvvisazioni mi spinge a voler rivedere il film. Su tutti, però, risalta ha Hela di Cate Blanchett. Bellissima. Ciò che la contraddistingue è l'essere l'unico personaggio esente da battute sciocche per tutta la durate del film. L'attrice porta sullo schermo una Galadriel Oscura che ammalia e che le permette di mettere in risalto le sue doti di attrice, mai troppo celebrata.
Le comparsate di sir Anthony Hopkins, nei due panni di Odino sempre carismatico con la sola presenza, e del Dottor Strange, in guanti gialli, sono stati degli interventi azzeccati. Ah, c'è Sam Neill.

Gli effetti speciali sono quello che ci si aspetta da un film Marvel, che impiega i migliori staff in ogni reparto.

Mi ha stupito la musica portante degli scontri: a voi non ha ricordato il tema di Wonder Woman nei film della DC?

Non manca l'intrusione di Stan Lee, con l'età aumentano anche le sue battute. Non mancano, nemmeno, le due scene dopo i titoli di coda.

Il film è da vedere? Sì. E' divertente, permette di svagarsi, ma sarebbe opportuno prestare attenzione, più di quanta ne hanno messa gli sceneggiatori, a tutte le sottotrame (da ascoltare con attenzione anche il discorso di Odino sul revisionismo politico).


Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2017 
Durata 130 min
Genere cinecomic

Regia Taika Waititi 

Soggetto Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby (personaggio) 
Sceneggiatura Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Thomas M. Hammel, Stan Lee, Victoria Alonso, Louis D’Esposito, Brad Winderbaum 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Javier Aguirresarobe 
Montaggio Joel Negron, Zene Baker 
Effetti speciali Jake Morrison 
Musiche Mark Mothersbaugh 
Scenografia Dan Hennah, Ra Vincent 
Costumi Mayes C. Rubeo 

Interpreti e personaggi

Chris Hemsworth: Thor
Tom Hiddleston: Loki
Cate Blanchett: Hela
Idris Elba: Heimdall
Jeff Goldblum: Gran Maestro
Tessa Thompson: Valchiria
Karl Urban: Skurge
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Anthony Hopkins: Odino

Doppiatori originali

Lou Ferrigno: Hulk

Doppiatori italiani

Massimiliano Manfredi: Thor
David Chevalier: Loki
Roberta Pellini: Hela
Alberto Angrisano: Heimdall
Mario Cordova: Gran Maestro
Valentina Favazza: Valchiria
Dario Oppido: Skurge
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Dario Penne: Odino

giovedì 1 dicembre 2016

X-Men Apocalisse

Antico Egitto. En Sabah Nur, mutante millenario, si sta sottoponendo al rito di rigenerazione che lo tiene in vita da tempo immemore. La rivolta dei suoi sudditi, però, lo imprigiona in un lunghissimo sonno.

Egitto Oggi. Moira MacTaggert è sulle tracce di qualcosa e riesce ad infiltrarsi in un sotterraneo che attraversa il Cairo. Qui si trova faccia a faccia con una setta che evoca la resurrezione di En Sabah Nur. Il suo risveglio viene udito da tutti i mutanti del mondo, anche se non ne sono coscienti.

En Sabah Nur è tornato ed è deciso a tornare a ricoprire il ruolo che ha sempre sognato per se stesso: il dio degli uomini, i pochi che sopravvivranno alla sua rivoluzione mutante. Acconto a se recluta quattro cavalieri (i Cavalieri di Apocalisse) che lo aiuteranno a raggiungere il suo scopo: Tempesta, Psylocke, Arcangelo e Magneto. Presto viene a conoscenza dei poteri di Xavier e ne rimane tanto affascinato da volerli sfruttare per i suoi scopi.
A combatterlo una squadra di giovani eroi alla ricerca del proprio posto nel mondo ed alla scoperta dei loro poteri. Mystica, Bestia, Ciclope, Fenice, Quicksilver e Nightcrawler ricopriranno un ruolo fondamentale nella resistenza contro il conquistatore.
Cattive compagnie.
Questo film di Brian Singer è il primo discendente del nuovo inizio senza avere nei suoi ranghi gli originali Magneto e Xavier ed a reggersi solo sul nuovo cast, su attori ancora più nuovi ed un cameo, decisamente affilato, dell'originale Wolverine. Ma com'è?
Son due ore di film che offrono pochi spunti inattesi a fronte di un cast fin troppo ricco. Con questo prodotto, regista e sceneggiatori, hanno voluto mettere in campo, sia come protagonisti che come comparse per il futuro, decine di nuovi mutanti e tentare l'approfondimento degli altri. Questo esperimento riesce? Come sempre, quando si vogliono raccontare troppe cose nel, limitato, tempo di un film, si tende a restare più dalla parte del no che del sì.
A me le monetine del distributore
Se la maggior parte della narrazione che riguarda Magneto è stata un inutile ripetersi di fatti noti o scontati (o noti, scontati e già visti nelle Origini di Wolverine), se a Xavier non è stato aggiunto nulla (anzi tolti i capelli), se su Bestia è stato persino deciso di risparmiare con il trucco, si è costruita una figura di leader per il combattuto personaggio di Mystica. Accortisi di avere in casa una delle attrici più richieste del momento, alla Fox, hanno ben pensato di ricrearle addosso il personaggio che interpretava in Hunger Games, solo colorandolo di blu. Le riesce bene e convince.
Siamo qui, perché?
I nuovi. Finalmente ritorna Nightcrawler, a grande richiesta dopo essere apparso solo nel primo film e, purtroppo, senza venire più riproposto. Torna Ororo, personaggio da far crescere visto che sarà fondamentale negli X-Men. Si insiste su Ciclope, che per contratto deve aver la faccia di uno da prendere a schiaffi dalla mattina alla sera ed infastidire lo spettatore ogni volta che appare sullo schermo. Piacevole l'apparizione di Calibano che ci porta a conoscere il vero motivo per cui questo film va visto: Psylocke. La parte che le è stata ritagliata è veramente misera, come numero di battute, ma, fisicamente, surclassa tutte le supereroine apparse fino ad oggi. Si ringrazia la fisicità di Olivia Munn ed i costumisti che hanno deciso di mantenerle cucito addosso il costume originale direttamente dal fumetto. Da sola, per le poche scene in cui è presente, vale il prezzo del film.
... e non abbiamo bisogno di parole...
Quicksilver è sempre lui e gli effetti speciali che li contraddistinguono sono sempre di altissimo livello. Ciclope è fastidioso come uno se lo ricorda. Fenice è dura da accettare. Nel senso che ti vedi sullo schermo Sansa di Games of Thrones e ti aspetti tutt'altro. La sua fisicità è particolare e, seppure il suo personaggio riesca ed offra decisivi spunti per il futuro, qualcosa (che cercherò di capire alla prossima visione) scricchiola. Arcangelo è, probabilmente, il Cavaliere di Apocalisse meno approfondito. Peccato non riuscire a sfruttare un personaggio del genere, che conserva un grande fascino.
Amicici 4Evaa!!!
La delusione è per Apocalisse. Tanto cattivo quanto pollo a farsi gabbare da dei giovanotti alla loro prima esperienza, lui che millenario, solo perché loro sono una squadra e lui è da solo. Decisamente una risoluzione troppo semplicistica. Anche la resa sullo schermo è piuttosto scarsa per coloro che conoscono il personaggio cartaceo. Qui è rappresentato con un fisico umano di medie dimensioni, la come un gigante blu. Strana scelta di trasposizione.
Fast e mai furios.
La trama? Quella è a livello prossimo allo zero. Telefonati "colpi di scena", sviluppo troppo lineare, decisamente troppi personaggi sulla brace, tanto già visto in giro nel minutaggio.
Apprezzata la scelta, nel finale tanto Avengers Age of Ultron, la riunione della futura squadra di X-Men abbigliati con costumi direttamente derivati da quelli indossati dalle loro controparti dei fumetti.
In ultimo: decisamente apprezzata l'apparizione lampo di Wolverine. La sequenza più movimentata ed onesta di tutto il film.


Dove passa Logan.
Tutto sommato, come la maggior parte dei film, un buon intrattenimento, ma non una pietra miliare nel campo dei film tratti dai fumetti.

Titolo originale X-Men: Apocalypse 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione USA 
Anno 2016 
Durata 144 minuti 
Rapporto 2.35:1 
Genere Cinecomic

Regia Bryan Singer 

Soggetto Stan Lee & Jack Kirby (personaggi); Bryan Singer, Simon Kinberg, Michael Dougherty, Dan Harris (storia) 
Sceneggiatura Simon Kinberg 
Produttore Bryan Singer, Hutch Parker, Lauren Shuler Donner, Simon Kinberg 
Produttore esecutivo Stan Lee, Todd Hallowell, Josh McLaglen 
Casa di produzione Bad Hat Harry, Kinberg Genre, Hutch Parker Productions, The Donners' Company 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Newton Thomas Sigel 
Montaggio John Ottman, Michael Louis Hill 
Effetti speciali Digital Domain, Direct Dimensions, Hydraulx, Legacy Effects, Moving Picture Company, Rising Sun Pictures 
Musiche John Ottman 
Scenografia Grant Major 

Interpreti e personaggi

James McAvoy: Charles Xavier / Professor X
Michael Fassbender: Erik Lenhsherr / Magneto
Jennifer Lawrence: Raven Darkhölme / Mystica
Oscar Isaac: En Sabah Nur / Apocalisse
Nicholas Hoult: Hank McCoy / Bestia
Rose Byrne: Moira MacTaggert
Tye Sheridan: Scott Summers / Ciclope
Sophie Turner: Jean Grey / Fenice
Olivia Munn: Psylocke
Lucas Till: Alex Summers / Havok
Ben Hardy: Angelo
Evan Peters: Pietro Maximoff / Quicksilver
Kodi Smit-McPhee: Kurt Wagner / Nightcrawler
Alexandra Shipp: Ororo Monroe / Tempesta
Josh Helman: William Stryker
Lana Condor: Jubilee
Hugh Jackman: Logan / Wolverine

Doppiatori italiani

Stefano Crescentini: Charles Xavier / Professor X
Francesco Prando: Erik Lehnsherr / Magneto
Valentina Favazza: Raven Darkhölme / Mystica
Paolo De Santis: En Sabah Nur / Apocalisse
Francesco Venditti: Hank McCoy / Bestia
Francesca Manicone: Moira MacTaggert
Manuel Meli: Scott Summers / Ciclope
Rossa Caputo: Jean Grey / Fenice
Federica De Bortoli: Psylocke
Davide Perino: Alex Summers / Havok
David Chevalier: Angelo
Alessandro Ward: Pietro Maximoff / Quicksilver
Edoardo Purgatori: Kurt Wagner / Nightcrawler
Sabrie Khamiss: Ororo Monroe / Tempesta
Guido Di Naccio: William Stryker
Roisin Nicosia: Jubilee
Fabrizio Pucci: Logan / Wolverine

giovedì 11 agosto 2016

Fantastic 4

Reed Richards è un bambino intelligente e nel garage di casa sua ha creato il teletrasporto. Dopo sette anni di prove, insieme al suo amico Ben Grimm, lo presenta alla fiera della scuola e viene squalificato, perchè ritenuto un gioco di prestigio. Qui, però, viene notato dal Dott. Franklin Storm e sua figlia adottiva Susan. Per la sua idea viene premiato con una borsa di studio a New York e messo a lavorare sullo stesso progetto, ma in scala 1:1. Qui collabora con un altro genio, Victor Von Doom, e con l'altro figlio del Dott. Storm, Johnny.
La creazione riesce e prima che il Governo gli porti via la creazione i tre maschietti, più l'imbucato Ben, provano la macchina e vengono trasportati su un mondo verde e grigio in un'altra dimensione. Ovviamente Victor combina un casotto e non riesce a tornare indietro. Riescono gli altri tre, anche con l'aiuto di Sue, ma vengono travolti da un'onda di energia che muta i loro fisici. Ben diventa di roccia, Johnny di fuoco, Reed si allunga tutto e Sue diventa invisibile.

Sottoposti ad esperimenti dovranno tornare sul pianeta parallelo per salvare la Terra.

Ve l'ho fatta breve che 100 minuti di questo film sfrantumano i maroni già così, figuriamoci a raccontarli. Cosa non va? Tutto.
Alla fine della visione si ha la sensazione di aver assistito al nulla assoluto. La pellicola non ha una trama con un nucleo definito, ma si presenta come una successione di eventi telefonati che non stupiscono. I protagonisti passano la maggior parte del film, tranne gli ultimi dieci minuti, a fissare schermi di computer ed a digitare codici su delle tastiere. La loro trasformazione li spaventa tanto quanto la prima comparsa dei brufoli sul viso di un adolescente. Quello che però disturba, anche se si conosce veramente poco dei F4, è la mancanza di legame familiare tra i protagonisti. Dal momento della loro nascita il gruppo è sempre stato LA famiglia dell'Universo Marvel. Qui si ha solo un sentore di amicizie e cameratismo tra i maschi e, l'eventuale, attrazione tra Reed e Sue è così soffocata da non essere nemmeno intuibile.

"Me che film di me... è? "Il nostro sorellina."

E da qui parte il problema della recitazione. Se avessero disegnato degli smile su delle assi di legno e sostituito gli attori con questi il film ci avrebbe sicuramente guadagnato. I protagonisti sono legnosi ed incerti. Non c'è uno che si salvi. Mi chiedo come sia stato possibile, da parte della Fox, mettere insieme un cast così scarso e fuori registro.

Si salvano gli effetti speciali. No, scherzo. Non si salvano neanche quelli se non i dieci secondi di presenza dello scimmiotto. La classica cavia pre-viaggio umano, creata totalmente in CGI è veramente bella (anche perchè, si dice, abbia richiesto metà del budget del film solo per lei). Gli altri effetti (forse si salva solo quello delle fiamme della Torcia) sono evidentemente posticci ed appiccicati su fondali blu. Si nota benissimo l'interazione tra creature digitali ed esseri umani. Decisamente una profonda tristezza.


"Sò la mummia, te piaccio?"
Il tutto per non parlare dei costumi. Se possiamo soprassedere, nella loro necessaria semplicità, per quelli di Sue e Reed e di quello di Johnny abbiamo detto, non possiamo far spallucce per La Cosa e Destino. Quando ho visto il secondo sullo schermo ho pensato immediatamente di aver cambiato film e di essere capitato in un nuovo remake della Mummia. Invece non era così. Inguardabile. Se il Ben Grimm dei due film precedenti pagava il fatto di essere un essere umano costumato (molto convincente per l'epoca) e quindi di non poter così imponente come avrebbe dovuto, non si capisce perchè anche qui sia successo lo stesso. Senza pantaloni e senza un senso, la roccificazione del futuro eroe è triste e sconsolante.

Quello che mi consola è che sono riuscito a vederlo senza perdere tempo vitale importante per altre cose. Non invidio coloro che si sono recati al cinema, pagando il biglietto, per subire questa tortura. Se non avesse avuto già i suoi problemi, sarebbero stati autorizzati ad andare a casa sua a cercare Josh Trank ed a rifilargli uno schiaffone sonoro.
Finalone epico! No, scherzavo.
Decisamente il peggior film di supereroi ad alto budget che mi sia capitato tra le mani. Riqualifica pesantemente Lanterna Verde. Onestamente devo ancora vedere il secondo Amazing Spiderman, magari si insedia sul podio al secondo posto, chi lo sa.

Ricordiamo che, in ogni caso, il film ha ottenuto i premi che si è meritato. E' stato protagonista dei Razzie Awards 2016 con cinque candidature e tre premi vinti: Peggior film (ex aequo con Cinquanta sfumature di grigio), Peggior regista a Josh Trank, Peggior prequel, remake, rip-off o sequel.

Titolo originale Fantastic Four 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione USA 
Anno 2015 
Durata 100 min 
Rapporto 2,35 : 1 
Genere Cinecomic

Regia Josh Trank 

Soggetto Stan Lee e Jack Kirby (fumetto), Josh Trank e Jeremy Slater (storia) 
Sceneggiatura Simon Kinberg, Jeremy Slater 
Produttore Simon Kinberg, Gregory Goodman, Hutch Parker, Matthew Vaughn 
Produttore esecutivo Avi Arad, Stan Lee 
Casa di produzione 20th Century Fox, Marvel Entertainment, Marv Films 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Matthew Jensen 
Montaggio Elliot Greenberg 
Effetti speciali Skylar Gorrell, Matthew Brady Harris 
Musiche Marco Beltrami, Philip Glass 
Scenografia Chris Seagers 
Costumi George L. Little 
Trucco Bridget Bergman, Jack Lazzaro, LeDiedra Richard-Baldwin 

Interpreti e personaggi

Miles Teller: Reed Richards / Mister Fantastic
Kate Mara: Susan "Sue" Storm / Donna invisibile
Michael B. Jordan: Johnny Storm / Torcia Umana
Jamie Bell: Ben Grimm / La Cosa
Toby Kebbell: Victor von Doom / Dottor Destino
Tim Blake Nelson: Dott. Harvey Allen
Dan Castellaneta: Mr. Kenny
Reg E. Cathey: Dott. Franklin Storm
 

Doppiatori italiani

Flavio Aquilone: Reed Richards / Mister Fantastic
Letizia Scifoni: Susan "Sue" Storm / Donna invisibile
Simone Crisari: Johnny Storm / Torcia Umana
Luigi Morville: Ben Grimm / La Cosa
Andrea Mete: Victor von Doom / Dottor Destino
Francesco Prando: Dott. Harvey Allen
Raffaele Palmieri: Mr. Kenny
Alberto Angrisano: Dott. Franklin Storm