Asgard è nei guai. La resurrezione di Hela, la Dea dei morti, prima figlia di Odino, sta sconvolgendo l'ordine delle cose. Asgard si avvia alla distruzione. Thor, il Dio del Tuono, e suo fratello Loki, Dio dell'Inganno, sono lontani dalla loro terra natia. Su Sakaar, sotto l'egida del Gran Maestro, uno degli Antichi dell'Universo, fratello del Collezionista, Thor deve combattere nell'arena per la sua libertà. Il suo avversario è l'Incredibile Hulk. Per evitare la caduta di Asgard Thor e Loki dovranno stringere un'alleanza e tornare a casa per fronteggiare Hela.
Com'è come non è, siamo giunti anche a questo Thor 3. Dopo la presentazione del personaggio, incarnato da Chris Hemsworth, del primo film, dopo la delusione del secondo affrontiamo l'opera di Taika Waititi (che da attore aveva recitato in Lanterna Verde).
Il Ragnarok del film è giusto una scusa per una scorribanda intergalattica sulla falsa riga dei I Guardiani della Galassia. Il tema di fondo, importante e che potrebbe avere decisivi risvolti sul futuro del MCU, viene diluito talmente tanto che, alla fine, lo spettatore neanche si accorge di essere alle prese con un problematica che ha toccato e continuerà a toccare milioni di persone: la migrazione forzata. Purtroppo, per dare un senso al film, non posso essere, questa volta, esente da spoiler. Waititi, e gli sceneggiatori Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost, toccano temi importanti. Il primo, che porta avanti cento minuti della trama, è il rapporto familiare. La scoperta della nuova sorella, Hela, il carattere di Thor, la conferma che Loki non fosse dipartito e che ha sostituito Odino alla guida di Asgard, sono gli ingranaggi che muovono questa parte della trama. Il finale, con la distruzione di Asgard, ci pone di fronte ad un quesito ben più grave: la migrazioni di migliaia di superstiti asgardiani verso il pianeta Terra. Come verranno accolti? Cosa faranno una volta giunti? Sempre che vi giungano visto che Infinity War incombe.
A diluire tutto quello di cui abbiamo parlato qui sopra c'è l'amicizia tra Thor e Hulk, la rinascita della Valchiria, le mire di Hela, il Gran Maestro. Tutte trame che si intrecciano anche a distanza di anni luce.
Si intrecciano sorrette da un eccesso di umorismo. Ebbene sì, la pecca di questo film è che, a furia di voler alleggerire i temi, a voler rincorrere il successo de I Guardiani, sono state piazzate così tante battute (anche durante il finale, davvero, con la migrazione in corso e gente che ha perso la patria, l'intero pianeta dove è nata e che mai avrebbe pensato di lasciare) che da Thor - Ragnarok si è trasformato in Thor - Natale a Sakaar.
Penso che vada bene così per chi non ha mai conosciuto l'aspetto cartaceo dei supereroi in questione, ma per un appassionato del fumetto questo stravolgimento rischia di fargli alzare il tasso di nervosismo a mille non permettergli di godere del lungometraggio.
Il rapporto tra Thor e Hulk viene messo sul piano di Villaggio/Pozzetto ne Le Comiche, ma il due che l'uno era meglio. Loki fa le faccette buffe a più non posso e anche su questo si potrebbe discutere.
Passando, invece, agli interpreti. Waititi ha la buona idea di sfruttare il talento comico di Hemsworth (già notato dal grande pubblico in Ghostbuster). I siparietti comici con Hulk, per quanto eccessivi ed a volte fuori luogo, funzionano ed estrapolati dal contesto sono divertenti. Ruffalo ha l'occasione di dividersi tra la sua controparte in digitale ed il dottor Banner. In entrambi i casi ne risultano delle ottime caratterizzazioni. La maggior loquacità di Hulk è abbastanza fedele ai fumetti ed a quel capolavoro che Planet Hulk. Piccola parentesi: purtroppo sia la saga Ragnarok che Planet Hulk, qui, vengono solo sfiorate quando avrebbero meritato ciascuna un film di due ore.
Facce nuove all'orizzonte, anche fecce se per questo. Tessa Thompson è un Valchiria alla quale viene creato un background difficile come la sua vita presente. E' protagonista di scene dalla fotografia esaltante. Idris Elba riprende il suo ruolo di Heimdall in modo differente rispetto al passato, ma mi è piaciuto. Le new entry sono Cate Blanchett (Hela), Jeff Goldblum (Gran Maestro) e Karl Urban (Skurge). Partendo dal fondo. Son rimasto sorpreso di vedere Karl Urban (il nuovo Judge Dreed) tra i protagonisti di questo film. Seppure lui sappia il fatto suo, però, la sua interpretazione mi ha ricordato troppo per comportamenti e travestimenti Grima Vermilinguo, della saga de Il Signore degli Anelli. Jeff Goldblum è strepitoso. Era troppo che non lo vedevo sullo schermo e bearmi della sua arte, della sua follia e delle sue improvvisazioni mi spinge a voler rivedere il film. Su tutti, però, risalta ha Hela di Cate Blanchett. Bellissima. Ciò che la contraddistingue è l'essere l'unico personaggio esente da battute sciocche per tutta la durate del film. L'attrice porta sullo schermo una Galadriel Oscura che ammalia e che le permette di mettere in risalto le sue doti di attrice, mai troppo celebrata.
Le comparsate di sir Anthony Hopkins, nei due panni di Odino sempre carismatico con la sola presenza, e del Dottor Strange, in guanti gialli, sono stati degli interventi azzeccati. Ah, c'è Sam Neill.
Gli effetti speciali sono quello che ci si aspetta da un film Marvel, che impiega i migliori staff in ogni reparto.
Mi ha stupito la musica portante degli scontri: a voi non ha ricordato il tema di Wonder Woman nei film della DC?
Non manca l'intrusione di Stan Lee, con l'età aumentano anche le sue battute. Non mancano, nemmeno, le due scene dopo i titoli di coda.
Il film è da vedere? Sì. E' divertente, permette di svagarsi, ma sarebbe opportuno prestare attenzione, più di quanta ne hanno messa gli sceneggiatori, a tutte le sottotrame (da ascoltare con attenzione anche il discorso di Odino sul revisionismo politico).
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2017
Durata 130 min
Genere cinecomic
Regia Taika Waititi
Soggetto Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby (personaggio)
Sceneggiatura Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Thomas M. Hammel, Stan Lee, Victoria Alonso, Louis D’Esposito, Brad Winderbaum
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Javier Aguirresarobe
Montaggio Joel Negron, Zene Baker
Effetti speciali Jake Morrison
Musiche Mark Mothersbaugh
Scenografia Dan Hennah, Ra Vincent
Costumi Mayes C. Rubeo
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Tom Hiddleston: Loki
Cate Blanchett: Hela
Idris Elba: Heimdall
Jeff Goldblum: Gran Maestro
Tessa Thompson: Valchiria
Karl Urban: Skurge
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Anthony Hopkins: Odino
Doppiatori originali
Lou Ferrigno: Hulk
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
David Chevalier: Loki
Roberta Pellini: Hela
Alberto Angrisano: Heimdall
Mario Cordova: Gran Maestro
Valentina Favazza: Valchiria
Dario Oppido: Skurge
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Dario Penne: Odino
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lunedì 30 ottobre 2017
martedì 20 dicembre 2016
Westworld
Un Paese dei Balocchi, dove ogni visitatore possa fare quello che vuole. Anche se non era questa l'idea iniziale dei suoi creatori, Westworld è così. Facoltosi ospiti paganti posso interagire con sofisticati androidi umani e senzienti (secondo una programmazione di base predefinita) e vivere storie ed avventure nel far west americano.
Qui si intrecciano le storie dei visitatori e quelle dei robot, finché alcuni di loro non paiono lasciar emergere dalla loro programmazione un'umanità, forse, inaspettata.
Nel mondo reale che li circonda, intanto, il Dottor Ford, loro padre e creatore, sta creando il suo ultimo filone narrativo e deve cercare di resistere alle pressioni della Delos, l'azionista di maggioranza del parco di divertimenti.
Un ritorno al passato per chi, come me, ha vissuto l'epopea del film Westworld scritto e diretto da Michael Chricton ed interpretato da un grande Yur Brinner, da bambino. Lì l'ambientazione era già più vasta, con ben tre mondi messi a disposizione dalla Delos, e la storia efficace colpiva l'immaginazione. Un film che ha segnato alcuni sogni notturni del me bambino e che ho recentemente rivisto, volentieri, su raggio blu.
Ora Jonathan Nolan e Lisa Joy sono riusciti a convincere la HBO (quelli del Trono di Spade) a realizzarne una serie tv. Ora si fa per dire. La gestazione di questo show televisivo risale già dalla fine degli anni '90 del secolo scorso, ma solo nel 2014 si è riusciti a produrre il pilot che apre questa stagione del 2016. Una serie tv dagli episodi di durata variabile, mediamente quasi sessanta minuti di spettacolo, con la punta di oltre novanta per l'episodio finale, che prende spunto dal film originale, ma ne getta anche le basi. Tra intrighi ed avventure si scopre l'origine del parco, chi lo ha creato, le implicazioni sociali della creazione degli eccezionali animatroni che lo popolano. La narrazione avviene spedita, non assistiamo a puntate riempitivo tipiche di serie ben più lunghe (anche in modo in opportuno), e richiede una certa dose di attenzione da parte del pubblico, ai dettagli. Ciò che pensiamo durante le prime nove puntate potrebbe non rivelarsi corretto alla luce di quanto visto nell'ultima. Ultimo episodio che risponde in modo brillante a tutte le domande che la serie ci ha posto in quelli prima, lasciando, ovviamente, aperte un paio di porte per la seconda stagione (che notizia di fine novembre, non vedrà la luce prima del 2018, e forse qui si vede la programmazione di tipo cinematografico del piccolo di casa Nolan).
L'impianto narrativo è abbastanza semplice. Viviamo le avventure di alcuni ospiti, alla scoperta di loro stessi, gli intrighi di poteri nella dirigenza del parco, e l'evoluzione degli androidi che aspirano, consapevolmente o per via della loro programmazione?, ad una condizione da umano (ma sarà poi un evolversi od un regredire? La condizione umana è così invidiabile da volerla raggiungere?.
Le avventure degli ospiti. Westworld è un grande videogioco dal vivo. Quando si raggiunge il parco a bordo del treno, metafora del caricamento della partita?, si entra in contatto sia con altri ospiti, giocatori, umani ed ad dei veicoli d'avvio dell'avventura, i png interpretati dagli androidi. In un mondo senza regole dove si può uccidere (non gli umani) senza essere uccisi (dagli androidi), i primi istinti a scatenarsi sono quelli della violenza e del sesso. Non a caso il luogo più frequentato di Sweetwater, il portale d'accesso a tutte le missioni, è il Saloon/Bordello. Da qui si parte. Si può salvare l'ubriacone dalla diligenze e lui ci racconterà di come trovare quel tesoro, dare la caccia agli indiani, diventare sceriffo o muoversi sulle tracce del misterioso Wyatt.
Gli intrighi di potere. Westworld non è solo un parco giochi è, anche, una redditizia società per azioni, in mano alla Delos, con una tecnologia conosciuta nei dettagli solo da un uomo il Dottor Robert Ford. Lui ed il suo socio Arnold, più di trenta anni fa, crearono la prima attrazione e l'ambientazione di Westworld. Ora lui è il solo a conoscere ogni dettaglio sia del parco che della tecnologia che permette agli androidi di essere così reali. Ha un solo, fidato, assistente, Bernard, ed il resto del board contro. La situazione è difficile da gestire, ma il Dottor Ford è dotato di più risorse di quante il Consiglio possa sospettare (forse, persino, di quante lo spettatore possa supporre).
Gli androidi e la loro evoluzione. Nei trenta anni di attività del parco molte attrazioni hanno manifestato dei problemi. Se alcune sono state riparate, riprogrammate e rimesse in attività (magari in nuovi ruoli, a seconda dei filoni narrativi attivi), altre sono state proprio ritirate. Alcune ancora in attività, poche per la verità, tipo Dolores manifestano, però, comportamenti decisamente anomali rispetto a quelli degli altri androidi: sentono voci, sembrano avere sentimenti. Durante i controlli di routine, però, tutte queste anomalie non vengono rilevate dai tecnici addetti. Solo una, Maeve, però, riesce a superare la sua programmazione ed a prendere il controllo del suo destino.
Westworld può contare su un cast di eccezionale caratura.
Si parte con Sir. Anthony Hopkins. Perfetto nei panni del Dott. Ford. Sono veramente contento che si sia imbarcato in un'avventura del genere. La sua presenza dona allo spettacolo decisamente più fascino e la sua interpretazione è decisamente sublime in ogni momento.
Ed Harris è un misterioso cowboy vestito di nero, avrà qualche legame con il personaggio a cui Brinner aveva donato la vita nel film originale? Un cercatore di misteri che da anni viene a Delos e che ne vuole risolvere il più profondo. Forse l'ultimo.
Evan Rachel Wood (Dolores), una contadinella innocua innamorata del bel Teddy. Le loro strade, per via dei filoni narrativi, sono destinate, spesso, a non incrociarsi. Sarà in lei che nascerà la coscienza che porterà sia lo spettatore che William (Jimmi Simpson), un visitatore, a porsi domande importanti. Brava. La sua parte è decisamente complicata ed potuto mostrare delle doti interpretative interessanti.
Thandie Newton ritorna dopo anni che l'avevo persa dai radar. Qualche anno in più, una gravidanza, ma un fisico decisamente eccezionale (che la HBO ha deciso di mettere in risalto in più di una situazione). L'evoluzione del suo personaggio è un gran passo nello show, ma, a volte, si dimentica l'espressività.
James Marsden, è il già nominato Teddy Flood, e si beh, c'è. Un po' combattuto, un po' turbato, un po' inutile, un po' di tutto. Forse il personaggio che mi ha convinto meno, nonostante il suo ruolo chiave.
Jeffrey Wright nei panni di Bernard Lowe è bravo, ma la decisione di mettere gli occhiali in punta sul naso è veramente irritante. Li tiene così, li pulisce, ma non ci guarda quasi mai attraverso. Ricco di sorprese.
Il finale della serie risponde effettivamente, come promesso, a quasi tutte le domande e ne pone un altro paio. Tuttavia se tutta la serie l'ho trovata eccezionale sono rimasto deluso dagli ultimi venti minuti. La chiusa è abbastanza scontata, ma spero che sia utile per l'inizio della seconda. Un po' fuori luogo l'unica scena post titoli di coda di tutto lo show.
Ovviamente da vedere.
Titolo originale Westworld
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2016 – in produzione
Formato serie TV
Genere drammatico
Stagioni 1
Episodi 10
Durata 57-91 min (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Rapporto 16:9
Risoluzione 1080i
AudioDolby Digital 5.1
Crediti
Ideatore Jonathan Nolan, Lisa Joy
Interpreti e personaggi
Evan Rachel Wood: Dolores Abernathy
Thandie Newton: Maeve Millay
Jeffrey Wright: Bernard Lowe
James Marsden: Teddy Flood
Ben Barnes: Logan
Clifton Collins Jr.: Lawrence
Ingrid Bolsø Berdal: Armistice
Luke Hemsworth: Ashley Stubbs
Sidse Babett Knudsen: Theresa Cullen
Simon Quarterman: Lee Sizemore
Rodrigo Santoro: Hector Escaton
Angela Sarafyan: Clementine Pennyfeather
Tessa Thompson: Charlotte Hale
Jimmi Simpson: William
Shannon Woodward: Elsie Hughes
Ed Harris: l'Uomo in Nero
Anthony Hopkins: Dott. Robert Ford
Doppiatori e personaggi
Valentina Favazza: Dolores Abernathy
Rossella Acerbo: Maeve Millay
Roberto Draghetti: Bernard Lowe
Francesco Bulckaen: Teddy Flood
Gianfranco Miranda: Logan
Simone D'Andrea: Ashley Stubbs
Christian Iansante: Lawrence
Ilaria Latini: Armistice
Alessandra Korompay: Theresa Cullen
Riccardo Scarafoni: Lee Sizemore
Riccardo Rossi: Hector Escaton
Roberto Gammino: William
Domitilla D'Amico: Elsie Hughes
Rodolfo Bianchi: l'Uomo in Nero
Dario Penne: Dott. Robert Ford
Musiche Ramin Djawadi
Produttore esecutivo Bryan Burk, Jerry Weintraub, Jonathan Nolan, Lisa Joy, J.J. Abrams
Casa di produzione Kilter Films, Bad Robot Productions, Jerry Weintraub Productions, Warner Bros. Television
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 2 ottobre 2016
Rete televisiva HBO
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 10 ottobre 2016
Rete televisiva Sky Atlantic
Premi e candidature
2016
Critics' Choice Television Awards Miglior nuova serie televisiva
Critics' Choice Television Awards Migliore attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
Migliore attrice non protagonista in una serie drammatica a Thandie Newton
Candidatura per la Migliore serie drammatica
2017
Satellite Awards Candidatura per la Miglior serie tv di genere
Candidatura per la Migliore attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
People's Choice Awards Candidatura per la Serie TV sci-fi/fantasy preferita
Premio Golden Globe Candidatura per la Miglior serie drammatica
Candidatura per la Miglior attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
Candidatura per la Migliore attrice non protagonista in una serie, mini-serie o film per la televisione a Thandie Newton
Qui si intrecciano le storie dei visitatori e quelle dei robot, finché alcuni di loro non paiono lasciar emergere dalla loro programmazione un'umanità, forse, inaspettata.
Nel mondo reale che li circonda, intanto, il Dottor Ford, loro padre e creatore, sta creando il suo ultimo filone narrativo e deve cercare di resistere alle pressioni della Delos, l'azionista di maggioranza del parco di divertimenti.
Un ritorno al passato per chi, come me, ha vissuto l'epopea del film Westworld scritto e diretto da Michael Chricton ed interpretato da un grande Yur Brinner, da bambino. Lì l'ambientazione era già più vasta, con ben tre mondi messi a disposizione dalla Delos, e la storia efficace colpiva l'immaginazione. Un film che ha segnato alcuni sogni notturni del me bambino e che ho recentemente rivisto, volentieri, su raggio blu.
Ora Jonathan Nolan e Lisa Joy sono riusciti a convincere la HBO (quelli del Trono di Spade) a realizzarne una serie tv. Ora si fa per dire. La gestazione di questo show televisivo risale già dalla fine degli anni '90 del secolo scorso, ma solo nel 2014 si è riusciti a produrre il pilot che apre questa stagione del 2016. Una serie tv dagli episodi di durata variabile, mediamente quasi sessanta minuti di spettacolo, con la punta di oltre novanta per l'episodio finale, che prende spunto dal film originale, ma ne getta anche le basi. Tra intrighi ed avventure si scopre l'origine del parco, chi lo ha creato, le implicazioni sociali della creazione degli eccezionali animatroni che lo popolano. La narrazione avviene spedita, non assistiamo a puntate riempitivo tipiche di serie ben più lunghe (anche in modo in opportuno), e richiede una certa dose di attenzione da parte del pubblico, ai dettagli. Ciò che pensiamo durante le prime nove puntate potrebbe non rivelarsi corretto alla luce di quanto visto nell'ultima. Ultimo episodio che risponde in modo brillante a tutte le domande che la serie ci ha posto in quelli prima, lasciando, ovviamente, aperte un paio di porte per la seconda stagione (che notizia di fine novembre, non vedrà la luce prima del 2018, e forse qui si vede la programmazione di tipo cinematografico del piccolo di casa Nolan).
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| E son Dolores |
Le avventure degli ospiti. Westworld è un grande videogioco dal vivo. Quando si raggiunge il parco a bordo del treno, metafora del caricamento della partita?, si entra in contatto sia con altri ospiti, giocatori, umani ed ad dei veicoli d'avvio dell'avventura, i png interpretati dagli androidi. In un mondo senza regole dove si può uccidere (non gli umani) senza essere uccisi (dagli androidi), i primi istinti a scatenarsi sono quelli della violenza e del sesso. Non a caso il luogo più frequentato di Sweetwater, il portale d'accesso a tutte le missioni, è il Saloon/Bordello. Da qui si parte. Si può salvare l'ubriacone dalla diligenze e lui ci racconterà di come trovare quel tesoro, dare la caccia agli indiani, diventare sceriffo o muoversi sulle tracce del misterioso Wyatt.
Gli intrighi di potere. Westworld non è solo un parco giochi è, anche, una redditizia società per azioni, in mano alla Delos, con una tecnologia conosciuta nei dettagli solo da un uomo il Dottor Robert Ford. Lui ed il suo socio Arnold, più di trenta anni fa, crearono la prima attrazione e l'ambientazione di Westworld. Ora lui è il solo a conoscere ogni dettaglio sia del parco che della tecnologia che permette agli androidi di essere così reali. Ha un solo, fidato, assistente, Bernard, ed il resto del board contro. La situazione è difficile da gestire, ma il Dottor Ford è dotato di più risorse di quante il Consiglio possa sospettare (forse, persino, di quante lo spettatore possa supporre).
Gli androidi e la loro evoluzione. Nei trenta anni di attività del parco molte attrazioni hanno manifestato dei problemi. Se alcune sono state riparate, riprogrammate e rimesse in attività (magari in nuovi ruoli, a seconda dei filoni narrativi attivi), altre sono state proprio ritirate. Alcune ancora in attività, poche per la verità, tipo Dolores manifestano, però, comportamenti decisamente anomali rispetto a quelli degli altri androidi: sentono voci, sembrano avere sentimenti. Durante i controlli di routine, però, tutte queste anomalie non vengono rilevate dai tecnici addetti. Solo una, Maeve, però, riesce a superare la sua programmazione ed a prendere il controllo del suo destino.
Westworld può contare su un cast di eccezionale caratura.
Si parte con Sir. Anthony Hopkins. Perfetto nei panni del Dott. Ford. Sono veramente contento che si sia imbarcato in un'avventura del genere. La sua presenza dona allo spettacolo decisamente più fascino e la sua interpretazione è decisamente sublime in ogni momento.
Ed Harris è un misterioso cowboy vestito di nero, avrà qualche legame con il personaggio a cui Brinner aveva donato la vita nel film originale? Un cercatore di misteri che da anni viene a Delos e che ne vuole risolvere il più profondo. Forse l'ultimo.
Evan Rachel Wood (Dolores), una contadinella innocua innamorata del bel Teddy. Le loro strade, per via dei filoni narrativi, sono destinate, spesso, a non incrociarsi. Sarà in lei che nascerà la coscienza che porterà sia lo spettatore che William (Jimmi Simpson), un visitatore, a porsi domande importanti. Brava. La sua parte è decisamente complicata ed potuto mostrare delle doti interpretative interessanti.
Thandie Newton ritorna dopo anni che l'avevo persa dai radar. Qualche anno in più, una gravidanza, ma un fisico decisamente eccezionale (che la HBO ha deciso di mettere in risalto in più di una situazione). L'evoluzione del suo personaggio è un gran passo nello show, ma, a volte, si dimentica l'espressività.
James Marsden, è il già nominato Teddy Flood, e si beh, c'è. Un po' combattuto, un po' turbato, un po' inutile, un po' di tutto. Forse il personaggio che mi ha convinto meno, nonostante il suo ruolo chiave.
Jeffrey Wright nei panni di Bernard Lowe è bravo, ma la decisione di mettere gli occhiali in punta sul naso è veramente irritante. Li tiene così, li pulisce, ma non ci guarda quasi mai attraverso. Ricco di sorprese.
Il finale della serie risponde effettivamente, come promesso, a quasi tutte le domande e ne pone un altro paio. Tuttavia se tutta la serie l'ho trovata eccezionale sono rimasto deluso dagli ultimi venti minuti. La chiusa è abbastanza scontata, ma spero che sia utile per l'inizio della seconda. Un po' fuori luogo l'unica scena post titoli di coda di tutto lo show.
Ovviamente da vedere.
Titolo originale Westworld
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2016 – in produzione
Formato serie TV
Genere drammatico
Stagioni 1
Episodi 10
Durata 57-91 min (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Rapporto 16:9
Risoluzione 1080i
AudioDolby Digital 5.1
Crediti
Ideatore Jonathan Nolan, Lisa Joy
Interpreti e personaggi
Evan Rachel Wood: Dolores Abernathy
Thandie Newton: Maeve Millay
Jeffrey Wright: Bernard Lowe
James Marsden: Teddy Flood
Ben Barnes: Logan
Clifton Collins Jr.: Lawrence
Ingrid Bolsø Berdal: Armistice
Luke Hemsworth: Ashley Stubbs
Sidse Babett Knudsen: Theresa Cullen
Simon Quarterman: Lee Sizemore
Rodrigo Santoro: Hector Escaton
Angela Sarafyan: Clementine Pennyfeather
Tessa Thompson: Charlotte Hale
Jimmi Simpson: William
Shannon Woodward: Elsie Hughes
Ed Harris: l'Uomo in Nero
Anthony Hopkins: Dott. Robert Ford
Doppiatori e personaggi
Valentina Favazza: Dolores Abernathy
Rossella Acerbo: Maeve Millay
Roberto Draghetti: Bernard Lowe
Francesco Bulckaen: Teddy Flood
Gianfranco Miranda: Logan
Simone D'Andrea: Ashley Stubbs
Christian Iansante: Lawrence
Ilaria Latini: Armistice
Alessandra Korompay: Theresa Cullen
Riccardo Scarafoni: Lee Sizemore
Riccardo Rossi: Hector Escaton
Roberto Gammino: William
Domitilla D'Amico: Elsie Hughes
Rodolfo Bianchi: l'Uomo in Nero
Dario Penne: Dott. Robert Ford
Musiche Ramin Djawadi
Produttore esecutivo Bryan Burk, Jerry Weintraub, Jonathan Nolan, Lisa Joy, J.J. Abrams
Casa di produzione Kilter Films, Bad Robot Productions, Jerry Weintraub Productions, Warner Bros. Television
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 2 ottobre 2016
Rete televisiva HBO
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 10 ottobre 2016
Rete televisiva Sky Atlantic
Premi e candidature
2016
Critics' Choice Television Awards Miglior nuova serie televisiva
Critics' Choice Television Awards Migliore attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
Migliore attrice non protagonista in una serie drammatica a Thandie Newton
Candidatura per la Migliore serie drammatica
2017
Satellite Awards Candidatura per la Miglior serie tv di genere
Candidatura per la Migliore attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
People's Choice Awards Candidatura per la Serie TV sci-fi/fantasy preferita
Premio Golden Globe Candidatura per la Miglior serie drammatica
Candidatura per la Miglior attrice in una serie drammatica a Evan Rachel Wood
Candidatura per la Migliore attrice non protagonista in una serie, mini-serie o film per la televisione a Thandie Newton
lunedì 25 novembre 2013
Thor - The Dark World
Dal passato, il Nono Dottore, diventato malvagio, ha trasformato i Teletubbies in esseri ancora più malvagi e terrificanti facendone il suo esercito. Il suo ritorno ha un'unico scopo distruggere l'universo conosciuto per farlo regredire all'epoca oscura in cui lui e la sua gente lo dominavano.
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.
Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.
Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.
Titolo originale Thor: The Dark World
Paese di produzione Stati Uniti, Islanda
Anno 2013
Durata 112 min
Colore Colore
Audio Sonoro, Dolby Digital
Genere Fantascienza, azione, supereroi
Regia Alan Taylor
Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1]
Produttore Kevin Feige
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Fotografia Kramer Morgenthau
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson
Scenografia Charles Wood
Costumi Wendy Partridge
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.
Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.
Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.
Titolo originale Thor: The Dark World
Paese di produzione Stati Uniti, Islanda
Anno 2013
Durata 112 min
Colore Colore
Audio Sonoro, Dolby Digital
Genere Fantascienza, azione, supereroi
Regia Alan Taylor
Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1]
Produttore Kevin Feige
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Fotografia Kramer Morgenthau
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson
Scenografia Charles Wood
Costumi Wendy Partridge
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun
giovedì 5 maggio 2011
Thor
Il giorno della proclamazione a re degli dei di Thor, figlio di Odino, tre giganti di ghiaccio riescono ad irrompere nel palazzo reale. Sono alla ricerca dello Scrigno degli antichi inverni, un'arma potente che secoli addietro Odino aveva loro sottratto per impedirgli di conquistare e sottomettere i Nove Mondi, durante lo scontro finale su Midgard (la Terra). La cerimonia viene interrotta, Thor non viene proclamato successore di Odino, ma la minaccia viene sventata.
Irruente ed arrogante Thor si reca con suo fratello Loki ed un manipoli di amici a cercare spiegazioni e vendetta sulla terra natale dei giganti di ghiaccio, Jotunheim. In un attimo la situazione volge al peggio e, nonostante il potere immenso del dio del tuono e del suo Mjonir, sembra che i giganti abbiano la meglio. Solo l'intervento di Odino mette fine alla battaglia. Ritornati ad Asgard, loro terra natale, Odino esilia Thor sulla Terra, dove manda anche il suo martello.
Thor precipita nel deserto del New Mexico, durante una misteriosa turbolenza studiata da tre scienziati, gli astrofisici Jane Foster e Eric Selvig e la stagista Darcy Lewis. Viene dapprima investito dalla loro vettura e poi portato in ospedale. Quando i tre si accorgono, studiando i dati acquisiti, che Thor potrebbe essere qualcosa di più di un barbone ubriaco nel deserto tornano a prelevarlo dall'ospedale.
Quando poi lo S.H.I.E.L.D. interviene per sequestrare tutti computer, i dati e gli appunti della dottoressa Foster l'importanza di avere spiegazioni da quell'individuo misterioso si fa più pressante. Solo che Thor ha in mente di recuperare il martello, già sotto osservazione dello stesso S.H.I.E.L.D. per riacquistare i poteri che ha perso.
Durante il suo esilio sulla Terra nel suo mondo gli eventi si succedono rapidi. Odino è in fin di vita e Loki prende il potere. Agli amici di Thor Volstagg, Sif, Hogun e Fandral viene vietato dal nuovo re di cercare di aiutare il dio del tuono. Loki tesse una tela studiata per anni per conquistare il potere assoluto, ma non ha fatto i conti con la sagacia del padre morente e le risorse del fratello esiliato.
Ammetto che pensavo di andare a vedere un film che non mi avrebbe stupito. Non conoscevo nulla della mitologia del Thor della Marvel poichè non mi ero mai avvicinato prima di ieri sera al personaggio. Reputavo eccessivo e anacronistico includere un eroe mitologico nordico nella continuity supereoistica americana della casa delle idee. Dico subito che questa mia ultima convinzione non è ancora stata vinta. Il vero motivo per il quale mi sono speso a recarmi al cinema per vedere questo film, rigorosamente in 2D e non rompiamo con la boiata del 3D, è stata la presenza alla regia di Kenneth Branagh. Il regista attore inglese mancava da molto dalle sale cinematografiche. La sua caratteristica era quella di portare sullo schermo i drammi e le commedie shakespeariane in produzioni a non elevato bugdet. Qui gli è stata messa tra le mani una mappata di soldi, un cast importante ed un personaggio marvelliano difficile. Le prime fotografie pubblicate sui siti di settore mi avevano mostrato scenografie plasticose assolutamente irrealistiche e la cosa mi aveva preoccupato. Dando a Kenneth quel che è di Branagh posso solo dire che è riuscito a realizzare uno dei migliori film di supereroi da dieci anni a questa parte. Con i suoi sceneggiatori ha messo in piedi una piece dove, alternando avventure sui tre mondi, ha dato spazio al personaggio di Thor per cresere realisticamente in poco più di due ore di spettacolo. Il cast, con la presenza di due premi Oscar, Natalie Portman e Anthony Hopkins, caratteristi di intenso spessore, un protagonista fisicamente adatto ad incarnare l'eroe, un cattivo credibile, e Stellan Skarsgard è stato diretto al meglio. Forse solo la parte dello stesso Stellan Skarsgard è un poco approfondita, avrà sviluppi nei film futuri? Per quanto riguarda la scelta del protagonista in Chris Hemsworth, che fatico ancora a credere sia lo stesso che ha interpretato il padre di James Kirk nell'ultimo film di Star Trek, credo che sia stata azzeccata. Sullo schermo rende il suo personaggio un bel ragazzone arrogante, ma simpatico. Il Sir fa la sua figura brillante, ormai può permettersi di interpretare di tutto e tutto gli riesce al meglio. Natalie Portman dipinge una ragazza smaniosa di avere successo nel suo lavoro, ma sensibile e determinata.
Gli effetti sonori sono incredibili. Trasmettono la potenza delle armi degli dei e la loro forza. La CGI utilizzata per la creazione di Asgard (che a dir la verità è una via di mezzo tra Eternia di He-Man e le città Bajoriane di Star Trek) ed il mondo dei giganti di ghiaccio (che ricorda la nuova terra creata da Lex Luthor nel finale di Superman Returns) è stata impiegata in modo proficuo. La nota negativa è la poca sensazione di realtà che trasmettevano alcune armi dei guerrieri asgardiani. Lo scudo e la spada di Sif sembravano molto plasticosi e, talvolta, persino il martello di Thor sembrava essere di polistirolo.
Stando ben attenti si notano una notevole quantità di camei. Tre di personaggi "intorno" al personaggio di Thor: Stan Lee, che a questo giro interpreta il guidatore del camioncino che tenta di estrarre Mjolnir dal cratere usando delle catene, J. Michael Straczynski (lo sceneggiatore che ha dato nuova linfa al fumetto di Thor ed autore della storia del film) interpreta il camionista che per primo trova e tenta di estrarre Mjolnir dal cratere, ed Eric Allan Kramer, il primo Thor televisivo apparso nel film TV "La rivincita dell'incredibile Hulk". Un altra apparizione fuori dai crediti è quella di Jeremy Renner, nei panni di Clint Barton, futuro Occhio di Falco, già membro dello S.H.I.E.L.D. reclutato da Nick Fury. Samuel L. Jackson fa la sua apparizione dopo i titoli di coda, per mostrarci un frammento di futuro del mondo Marvel introducendo il Cubo Cosmico.
Considerando il cinema vecchio stile (sala 10 dell'Odeon), con uno schermo da 100 pollici, ottimo sonoro e poltroncine comode le due ore del film sono volate via in fretta (anche avendo saltato la cena). Appassionati e non dei supereroi andate a vederlo. Vale solo la pena anche il trailer ufficiale italiano di Capitan America - Il primo Vendicatore in uscita il 27 di Luglio di quest'anno.
Rigorosamente in 2D che con l'altra versione perdete in luminosità e dettagli.
Titolo originale Thor
Paese Stati Uniti
Anno 2011
Durata 130 min
Genere supereroi, fantastico, azione
Regia Kenneth Branagh
Soggetto J. Michael Straczynski, Mark Protosevich (dai fumetti Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Don Payne
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Stan Lee
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Anthony Hopkins: Odino
Stellan Skarsgard: Professor Eric Selvig
Kat Dennings: Darcy Lewis
Clark Gregg: Agente Phil Coulson
Colm Feore: Laufey
Ray Stevenson: Volstagg
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Tadanobu Asano: Hogun
Joshua Dallas: Fandral
Rene Russo: Frigga
Jeremy Renner: Clint Barton
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
David Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Professor Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Pasquale Anselmo: Agente Phil Coulson
Franco Mannella: Laufey
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stella Musy: Sif
Alberto Bognanni: Hogun
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Christian Iansante: Clint Barton
Paolo Buglioni: Nick Fury
Irruente ed arrogante Thor si reca con suo fratello Loki ed un manipoli di amici a cercare spiegazioni e vendetta sulla terra natale dei giganti di ghiaccio, Jotunheim. In un attimo la situazione volge al peggio e, nonostante il potere immenso del dio del tuono e del suo Mjonir, sembra che i giganti abbiano la meglio. Solo l'intervento di Odino mette fine alla battaglia. Ritornati ad Asgard, loro terra natale, Odino esilia Thor sulla Terra, dove manda anche il suo martello.
Thor precipita nel deserto del New Mexico, durante una misteriosa turbolenza studiata da tre scienziati, gli astrofisici Jane Foster e Eric Selvig e la stagista Darcy Lewis. Viene dapprima investito dalla loro vettura e poi portato in ospedale. Quando i tre si accorgono, studiando i dati acquisiti, che Thor potrebbe essere qualcosa di più di un barbone ubriaco nel deserto tornano a prelevarlo dall'ospedale.
Quando poi lo S.H.I.E.L.D. interviene per sequestrare tutti computer, i dati e gli appunti della dottoressa Foster l'importanza di avere spiegazioni da quell'individuo misterioso si fa più pressante. Solo che Thor ha in mente di recuperare il martello, già sotto osservazione dello stesso S.H.I.E.L.D. per riacquistare i poteri che ha perso.
Durante il suo esilio sulla Terra nel suo mondo gli eventi si succedono rapidi. Odino è in fin di vita e Loki prende il potere. Agli amici di Thor Volstagg, Sif, Hogun e Fandral viene vietato dal nuovo re di cercare di aiutare il dio del tuono. Loki tesse una tela studiata per anni per conquistare il potere assoluto, ma non ha fatto i conti con la sagacia del padre morente e le risorse del fratello esiliato.
Ammetto che pensavo di andare a vedere un film che non mi avrebbe stupito. Non conoscevo nulla della mitologia del Thor della Marvel poichè non mi ero mai avvicinato prima di ieri sera al personaggio. Reputavo eccessivo e anacronistico includere un eroe mitologico nordico nella continuity supereoistica americana della casa delle idee. Dico subito che questa mia ultima convinzione non è ancora stata vinta. Il vero motivo per il quale mi sono speso a recarmi al cinema per vedere questo film, rigorosamente in 2D e non rompiamo con la boiata del 3D, è stata la presenza alla regia di Kenneth Branagh. Il regista attore inglese mancava da molto dalle sale cinematografiche. La sua caratteristica era quella di portare sullo schermo i drammi e le commedie shakespeariane in produzioni a non elevato bugdet. Qui gli è stata messa tra le mani una mappata di soldi, un cast importante ed un personaggio marvelliano difficile. Le prime fotografie pubblicate sui siti di settore mi avevano mostrato scenografie plasticose assolutamente irrealistiche e la cosa mi aveva preoccupato. Dando a Kenneth quel che è di Branagh posso solo dire che è riuscito a realizzare uno dei migliori film di supereroi da dieci anni a questa parte. Con i suoi sceneggiatori ha messo in piedi una piece dove, alternando avventure sui tre mondi, ha dato spazio al personaggio di Thor per cresere realisticamente in poco più di due ore di spettacolo. Il cast, con la presenza di due premi Oscar, Natalie Portman e Anthony Hopkins, caratteristi di intenso spessore, un protagonista fisicamente adatto ad incarnare l'eroe, un cattivo credibile, e Stellan Skarsgard è stato diretto al meglio. Forse solo la parte dello stesso Stellan Skarsgard è un poco approfondita, avrà sviluppi nei film futuri? Per quanto riguarda la scelta del protagonista in Chris Hemsworth, che fatico ancora a credere sia lo stesso che ha interpretato il padre di James Kirk nell'ultimo film di Star Trek, credo che sia stata azzeccata. Sullo schermo rende il suo personaggio un bel ragazzone arrogante, ma simpatico. Il Sir fa la sua figura brillante, ormai può permettersi di interpretare di tutto e tutto gli riesce al meglio. Natalie Portman dipinge una ragazza smaniosa di avere successo nel suo lavoro, ma sensibile e determinata.
Gli effetti sonori sono incredibili. Trasmettono la potenza delle armi degli dei e la loro forza. La CGI utilizzata per la creazione di Asgard (che a dir la verità è una via di mezzo tra Eternia di He-Man e le città Bajoriane di Star Trek) ed il mondo dei giganti di ghiaccio (che ricorda la nuova terra creata da Lex Luthor nel finale di Superman Returns) è stata impiegata in modo proficuo. La nota negativa è la poca sensazione di realtà che trasmettevano alcune armi dei guerrieri asgardiani. Lo scudo e la spada di Sif sembravano molto plasticosi e, talvolta, persino il martello di Thor sembrava essere di polistirolo.
Stando ben attenti si notano una notevole quantità di camei. Tre di personaggi "intorno" al personaggio di Thor: Stan Lee, che a questo giro interpreta il guidatore del camioncino che tenta di estrarre Mjolnir dal cratere usando delle catene, J. Michael Straczynski (lo sceneggiatore che ha dato nuova linfa al fumetto di Thor ed autore della storia del film) interpreta il camionista che per primo trova e tenta di estrarre Mjolnir dal cratere, ed Eric Allan Kramer, il primo Thor televisivo apparso nel film TV "La rivincita dell'incredibile Hulk". Un altra apparizione fuori dai crediti è quella di Jeremy Renner, nei panni di Clint Barton, futuro Occhio di Falco, già membro dello S.H.I.E.L.D. reclutato da Nick Fury. Samuel L. Jackson fa la sua apparizione dopo i titoli di coda, per mostrarci un frammento di futuro del mondo Marvel introducendo il Cubo Cosmico.
Considerando il cinema vecchio stile (sala 10 dell'Odeon), con uno schermo da 100 pollici, ottimo sonoro e poltroncine comode le due ore del film sono volate via in fretta (anche avendo saltato la cena). Appassionati e non dei supereroi andate a vederlo. Vale solo la pena anche il trailer ufficiale italiano di Capitan America - Il primo Vendicatore in uscita il 27 di Luglio di quest'anno.
Rigorosamente in 2D che con l'altra versione perdete in luminosità e dettagli.
Titolo originale Thor
Paese Stati Uniti
Anno 2011
Durata 130 min
Genere supereroi, fantastico, azione
Regia Kenneth Branagh
Soggetto J. Michael Straczynski, Mark Protosevich (dai fumetti Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Don Payne
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Stan Lee
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Anthony Hopkins: Odino
Stellan Skarsgard: Professor Eric Selvig
Kat Dennings: Darcy Lewis
Clark Gregg: Agente Phil Coulson
Colm Feore: Laufey
Ray Stevenson: Volstagg
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Tadanobu Asano: Hogun
Joshua Dallas: Fandral
Rene Russo: Frigga
Jeremy Renner: Clint Barton
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
David Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Professor Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Pasquale Anselmo: Agente Phil Coulson
Franco Mannella: Laufey
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stella Musy: Sif
Alberto Bognanni: Hogun
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Christian Iansante: Clint Barton
Paolo Buglioni: Nick Fury
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