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mercoledì 4 settembre 2019

The Boys

Il mondo dei supereroi è soggetto ad un’attenzione che, negli ultimi dieci anni, è aumentata esponenzialmente. Prima c’era Tim Burton con il suo Batman interpretato da Micheal Keaton, adesso c’è la Disney che domina il botteghino con gli Avengers. 
La versione cartacea di questi eroi, però, è nata ben prima della maggior parte del suo pubblico. Loro già durante la Seconda Guerra Mondiale erano già sulle pagine dei quotidiani e dei giornalini per difendere sia il loro Paese che il mondo.
Negli anni le loro evoluzioni sono state molteplici. Hanno affrontato dimensioni parallele, guerre glattiche, verzioni zombie, universi alternativi. Ma questo, a scrittori di grande fantasia non è bastato. Un esempio è Garth Ennis che, grazie alle capacità grafiche di Darick Robertson, ha portato, nel 2006, un fumetto in cui gli Eroi non sono proprio così buoni. Io di quel fumetto ero all’oscuro e non l’ho letto.

Ho scoperto dell’esistenza di questa opera grazie a Amazon ed alla sua piattaforma Video. Infatti, a metà del 2019, qui è stata pubblicata l’omonima serie televisiva The Boys.
Entrambe le opere narrano di un gruppo di semplici esseri umani che, in qualche modo, sono rimaste vittime dei Supereroi. Ma non vittime di danni collaterali dovuti a qualche loro intervento per proteggere il mondo. Vittime perché un eroe mentre era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti ha ucciso loro la fidanzata, vittime perché la moglie e stata vittima di uno stupro da un eroe e poi è svanita nel nulla, vittime per tanti motivi legate ai vizi e difetti di queste icone.


Il pantheon di Ennis è costituito da Patriota (il suo Superman, con lati oscuri), Queen Maeve (la sua Wonder Woman tormentata), A-Train (un Flash non così retto), Abisso (l’Aquaman di serie B), Black Noir (ancora devo inquadrarlo), Translucent (un uomo invisibile) e, la nuova arrivata nella formazione dei Sette, Starlight (l’unica ancora animata da quella voglia ingenua di fare solo del bene).
L’anti-pantheon, coloro che sanno dei vizi e delle deviazioni degli eroi e vogliono combatterli, è costituito da un manipoli di esseri umani guidati da Billy Buthcer. I loro metodi sono discutibili, i loro obiettivi decisamente difficili da raggiungere anche per via della protezione da parte delle autorità di cui gli eroi godono.


Eroi, non dimentichiamolo, che non lavorano da indipendenti, ma che percepiscono uno stipendio dalla Voight e che vendono i diritti della loro immagine per commercializzare scarpe, giocattoli, tazze e ogni tipo di gadget che ci può venire in mente.

Questo è solo l’impianto narrativo pensato da Ennis e portato sul piccolo schermo.
La video trasposizione ci permette di goderci un Karl Urban in gran forma, nei panni di Butcher, una cinica Elisabeth Shue a capo della multinazionale che controlla gli eroi, Karen Fukuhara, che ormai viene scritturata sempre per interpretare l’eroina giapponese silenziosa, Jack Quaid, per il quale lo spettatore è tenuto a provare empatia, Antony Starr, il Patriota a capo dei Sette, Dominque McElligott, la sua seconda in comando, Erin Moriarty, già vista in Jessica Jones su Netflix e tanti altri.


Solo che…
Solo che ho già visto The Thick, uno strano eroe nato nel 1986 per mano di Ben Edlund. Edlund ha puntato le evoluzioni del suo personaggio sull’ironia, la commedia e su un tono leggero. Se cambiamo registro e ci mettiamo la violenza, l’uso di droghe e il sesso otteniamo The Boys. Dico questo perché guardando la prima stagione di The Boys, io, non ho trovato tutta questa originalità nell’idea portata sulla piattaforma di Streaming digitale di Bezos.
Certo è recitata bene, ha mezzi tecnici, attori di livello e attrae pubblico per la sua presentazione graffiata e incisiva, ma, per me, questo primo capitolo manca di una vena di originalità. C’è solo un piccolo colpo di scena che mi ha sorpreso, ma il decorso della prima serie è stato prevedibile sin dalle prime battute. Onestamente ci marcia molto sulle restrizioni di visione che indica prima della messa in onda dello show (sesso esplicito, linguaggio volgare, eccessi di violenza), ma non ha niente di più di quello che offrono altri serial tv, che godono sia di maggiore che di minore notorietà.


 Una serie interessante che merita uno sviluppo più votato all’originalità. Un cast così ricco ed eterogeneo, con così tante possibili sotto trame da sviluppare, merita di più che una semplice riduzione a scazzottate tra umani e superumani.

lunedì 29 aprile 2019

Avengers - Endgame - Con Spoiler!

Cercare di parlare del penultimo film della Fase 3 dell'UCM voluta da  Kevin Feige, affidato ancora una volta alla regia dei fratelli Russo, non può che necessitare la presenza di qualche SPOILER, forse anche tracce di glutine e lattosio. Per questa ragione a chi non avesse visto il film sconsiglio di continuare a leggere le successive righe che andrò a scrivere.

Fermatevi adesso, se potete. Non sarà mia responsabilità se leggerete qualcosa che potrà minare la vostra degustazione della pellicola nel cinema già bello ed attrezzato della vostra ridente cittadina.

Dopo undici anni, più di venti film, tre Fasi, decine di personaggi, con Endgame si decidono i destini dell'UCM e di tanti di quegli eroi che in questi anni ci hanno accompagnato.

Chi è sopravvissuto? Chi non ce l'ha fatta? Chi ha segnato un momento importante per questa ultima epica battaglia dei Vendicatori Uniti?

Da chi partiamo?

Iron Man


Tutto è partito da lui nel lontano 2008. Questo eroe di secondo piano nato dalla fantasia di Stan Lee, grazie alla faccia spavalda di Robert Downey Jr., conquista cuori e fantasia degli spettatori di tutto il mondo. La sua frase "Io sono Iron Man" detta alla fine del primo film in solitario, ribadita nel terzo capitolo, dopo il quale sembrava che Robert Downey Jr. avrebbe abbandonato il suo personaggio, e ribadita in Endgame ha segnato la storia del suo universo.
Durante Infinity War il Doctor Strange aveva esaminato quattordici milioni di futuri possibili e ceduto la Gemma del Tempo a Thanos, sacrificando la sua vita per salvare quella di Tony Stark, dicendogli che era la sola via per avere una possibilità di vittoria nello scontro finale con il Titano. Da lì, lo spettatore aveva capito che l'unico modo per vincere sarebbe stato sacrificare la vita del filantropo e playboy. Dopo che Thanos ci dice "Io sono ineluttabile" è Tony a sconfiggere le sue armate, schioccando il Guanto dell'Infinito e ripetendo, dolorosamente la sua frase "e... io... sono... Iron Man". Lo sguardo con Strange che aveva anticipato l'avvenimento è stato uno dei momenti più intensi e drammatici di questi anni.

Natasha Romanoff e Clint Burton



I due personaggi sono sempre stati in simbiosi, da Budapest. E' giusto che siano loro ad andare alla ricerca della Pietra dell'Anima.
Dopo l'assenza di Occhio di Falco da Infinity War, era agli arresti domiciliari presso la sua famiglia, è lui a svolgere un ruolo primario in questo capitolo. Come Ronin va a caccia dei malvagi che, a suo parere ingiustamente, sono sopravvissuti allo schiocco di Thanos. Ad andare a Tokyo a riprenderlo è proprio la Vedova Nera, una che sa quello che si prova ad agire in quel modo, quando non si ha più niente da perdere ed a essere pronta a perdonarlo senza troppa reticenza e falsi moralismi.
La morte di Nat, il suo sacrificio per un bene più grande, segnano questo capitolo tanto quanto l'eroica dipartita di Tony Stark. L'evento sarà ancora più di sprone a Clint nel perseverare nel cercare di sconfiggere Thanos, proteggendo il Guanto dell'Infinito dall'assalto delle sue truppe.

Hulk e Thor


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I due protagonisti del buddy movie Thor: Ragnarock, una commedia divertente, ma non riuscitissima e che ha segnato per sempre il destino dello Zio del Tuono, sono coloro che subiscono più trasformazioni fisiche.
Il verdone, nei cinque anni trascorsi dallo schiocco, è riuscito a trovare un equilibrio con Banner, e viceversa. Adesso un Hulk più contenuto nelle dimensioni riesce ad interagire con le altre persone grazie alla coscienza ed all'intelligenza di Bruce. D'accordo la nuova condizione, ma, in un film di una tale durata, non mi sarei dilungato tanto in gag così ripetitive (tipo il selfie) ed avrei guadagnato qualche minuto per altro.


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Stessa sorte per Thor. Il dio del Tuono è minato nel morale e nel fisico per non aver sconfitto Thanos quando ebbe l'occasione di farlo. Non crede più in se stesso e solo il senso di amicizia con Hulk lo convince a tornare in azione. Finalmente, durante gli eventi che portano alla battaglia finale, acquisisce nuovamente un po' di confidenza con se stesso, simpatico lo scambio di battute con Cap sul campo (e non è la prima volta che i due si divertono nei momenti cruciali), ma... Ma, sì c'è un ma. Ma alla fine dei conti il personaggio cinematografico si distacca definitivamente da quello dei fumetti. La sua scelta di aggregarsi all'equipaggio della Milano, ai Guardiani della Galassia (vedremo come lo impiegherà James Gunn nel Vol.3) ci fa capire che il suo destino è perdere in epicità e guadagnare in comicità. A tanti può non piacere, se si pensa sopratutto al suo primo film in solo, ed al suo ruolo nel mondo cartaceo, ma questo è.

Nebula e i Guardiani



I Guardiani ci sono, onestamente poco, tranne Rocket (un grosso problema per Iansante, doppiatore suo e di Clint Burton), ma è giusto perché erano stati annientati da Thanos nello scorso capitolo, nel quale erano stati fondamentali ed era giusto, qui, lasciare spazio ad altri (in una dimensione più terrestre).
E', così, Nebula a guadagnare il centro del palcoscenico. Ma proprio di tutto il film. E' lei la figura chiave attraverso la quale si svolge tutta la parte finale del film. Karen Gillan si è trovata per le mani un personaggio che è cresciuto in modo esponenziale dalla sua prima apparizione e l'ha gestito nel migliore dei modi.
Solo un paio di domande possono sorgere su dei meccanismi della trama che l'hanno coinvolta. Una di queste è: perché quando va in risonanza con la se stessa del passato ci mette così tanto ad accorgersene ed a avere la possibilità di avvertire gli Avengers?

Ant-Man


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Senza il ritorno di Scott Lang al presente gli Avengers non avrebbero avuto la possibilità di Vendicare il mondo da Thanos. Che torni in quel modo però, è una, divertente, forzatura. 
Il suo ruolo è fondamentale per dare il via ai viaggi nel tempo per sistemare i danni di Thanos. Questi sono tremendamente ben riusciti. Vedere, di nuovo, i Vendicatori del 2012 nella battaglia di New York integrati con le nuove scene lascia a bocca aperta. Anche quella scena dell'ascensore con Cap e i membri dell'Hydra è decisamente ben realizzata: porta lo spettatore in una direzione e poi lo stupisce. Così come il ritorno ad Asgard di Thor, e Rocket, le scene con Natalie Portman e Renè Russo, un bel momento. Ma su tutti vince l'incontro tra Tony e suo padre, nel New Jersey; il loro dialogo è qualcosa che riassume e anticipa la crescita che per Tony culminerà con lo schiocco delle dita:  "Quale sarebbe il problema?", chiede il giovane Stark travestito da ricercatore del M.I.T.. Howard risponde "Non ho mai anteposto il bene comune al mio egoismo." Tony nascerà circa un mese dopo quella frase. Tony è già padre da qualche anno, nel suo corso del tempo, ed ha avuto una figlia da Pepper, anche Howard si sarebbe augurato una bimba perché, secondo lui, avrebbe avuto maggiori possibilità di dedicarsi più agli altri che ai suoi interessi personali. Morgan, la figlia di Tony, crescerà in un mondo che suo padre ha cercato di preservare e, grazie alla madre, avrà la possibilità di dare il meglio per tutti.


I viaggi attraverso il tempo segnano anche una svolta epocale negli Avengers: le tute quantiche. Le tute sono tutte uguali. E' la prima volta sul grande schermo che gli eroi rinunciano al loro costume individuale ed agiscono come un'unica entità.

Steve Rogers


Capitan America è assente da, almeno, Civil War. Steve Rogers ha cercato di distaccarsi dal momento del suo ritorno in vita dal personaggio di propaganda che gli avevano cucito addosso durante al Seconda Guerra Mondiale. Ha perso lo scudo in Civil War, ma ha sempre tenuto a presentarsi con il suo nome di battesimo anche durante gli scontri più accesi. In Winter Soldier, quando chiama all'appello gli agenti dello SHIELD contro gli infiltrati dell'Hydra, si presenta come Steve Rogers, lo stesso fa in Infinity War quando, durante il combattimento, risponde all'"Io sono Groot" dell'albero alieno lo fa con il suo nome di battesimo e non con quello da super eroe.
Steve, in una chiacchierata con l'amica Natasha, prima dell'apparizione di Scott, quasi con amarezza le dice, a proposito dei gruppi di sostegno che gestisce: "Io continuo a dire alle persone di voltare pagina. Alcuni lo fanno. Ma noi no." E' vero. Lui ha avuto il coraggio di ribellarsi ad un Governo in cui non credeva più, ma non riesce a dimenticare quel ballo promesso a Peggy Carter.
La Fase 4 del progetto cinematografico Marvel sarà qualcosa che si discosta da quanto visto fino ad oggi. In Endgame vediamo morire la Vedova Nera, Iron Man, ci troviamo con un Hulk menomato per aver usato il Guanto dell'Infinito, Clint con un nuovo destino, un Thor bolso che lascia la Terra e va in giro per l'Universo con i Guardiani. Era il momento di cambiare il destino anche di Cap. Steve si offre di sistemare le Gemme nel corretto flusso temporale e grazie a questa decisione può tornare là dove avrebbe voluto sempre essere: nell'immediato dopoguerra al fianco di Peggy Carter. Tornerà dal tempo in cui era partito, ma lo farà da anziano, aspettando il giusto scorrere degli anni, e solo per cedere lo scudo al suo erede.
Anche qui sorgono le domande: ma cosa sarà successo quando il Cap surgelato è stato risvegliato? Steve e Peggy avranno avuto figli (perché, nel caso, nel presente ci saranno in giro i discendenti di Tony, Scott, Steve)? Non si sono creati dei paradossi?


Endgame è il secondo tempo complesso di un film lungo più di cinque ore, iniziato con Infinity War. Christopher Markus e Stephen McFeely, alla sceneggiatura, si sono trovati per le mani una trama complessa (gestire i viaggi nel tempo non è mai semplice) che, comunque, ha lasciato domande in sospeso; oltre a quelle citate in precedenza. Abbiamo assistito ad una corsa per realizzare il film di Captain Marvel (gli interventi di Brie Larson sono stati girati prima delle riprese del film dedicato al suo personaggio) e, poi, qui, si è vista poco e con, colpevole a mio parere, ritardo. Anche durante la battaglia finale, perché?
Gamora?
Shuri e Visione?
Però, insieme ai fratelli Russo, si sono divertiti a far imbestialire i maschi suprematisti bianchi in ben due modi. Il primo, durante la battaglia finale contro Thanos, quando Captain Marvel raccoglie il Guanto dell'Infinito e le protagoniste femminili si uniscono per darle supporto. Ci sono tutte: c'è Scarlett, c'è Nebula, c'è la Valchiria (futura Regina di Asgard), c'è Wasp, c'è Pepper, che finalmente indossa qualcosa che le ha regalato Tony, tutte sono lì per dire allo spettatore: nel nostro universo non c'è solo Carol Danvers! Le donne forti ci sono e ci saranno sempre. Eccole qui, tutte a proteggere il genere umano e la sua seconda possibilità. Il secondo, invece, è quando il vecchio Cap passa il suo scudo a Falcon. Ecco, qui han fatto dispiacere anche me. Evidentemente non per un fatto di razzismo, ricordo che Sam Wilson è nero, ma semplicemente perché per me non esiste un Capitan America che non sia Steve Rogers. Avesse anche passato lo scudo a Clint o Bucky, come, pure, accade e accadde nei fumetti, ecco, non mi sarebbe stato bene.


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Il film si muove bene per tutta la sua durata. I Russo hanno trovato il modo di bilanciare, anche questa volta, i diversi toni caratteriali dei personaggi. Hanno concentrato nella prima metà la serietà, la tragedia, ed hanno scelto di alleggerire la seconda parte introducendovi più battute e più situazioni meno serie (l'Hulk ibrido che "Spacca" e fa danni durante la battaglia di New York). Trovano spazio quasi tutti i protagonisti che hanno segnato la storia dei cinecomics Marvel, c'è Michael Douglas, ci sono Michelle Pfeiffer e Tilda Swinton, c'è Robert Redford. Forse c'è anche Howard il Papero che combatte al fianco di Pepper Pots, che vogliamo di più? 


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Certo, come in ogni film ci sono eventi che funzionano meglio ed altri che si incastrano più a fatica, ma... Non mi importa.
A livello emozionale questa chiusura della Fase 3 (escluso il prossimo Spiderman) è stata ciò di cui avevo bisogno come spettatore. Una cavalcata lunga undici anni, di film riusciti (Avengers, Winter Soldier, Guardiani della Galassia Vol.1) e meno riusciti (il terribile Pantera Nera, gli ultimi due Thor, Civil War) ci hanno portato a questo doppio appuntamento, Infinity War ed Endgame, ricco di emozioni. La perdita di Nat, Cap con il Martello di Thor, il sacrificio di Tony, la morte di Peter Parker, lo sguardo del Doctor Strange durante l'ultima battaglia, il cambiamento interiore di Nebula sono emozioni che solo personaggi a cui ti sei affezionato ti possono offrire.


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Emozionare. Questo è ciò che deve fare un film. E se non vi siete emozionati quando Tony ha potuto abbracciare il padre nel passato, beh, credo che niente possa farlo più. Se non vi siete emozionati al funerale di Tony forse è perché non avete mai perso nessuno e non sapete cosa vuol dire, altrimenti ditemi voi cosa vi emoziona.

Emozionare. Endgame, pur essendo uno di quegli orribili film fatti per fare soldi (più di un miliardo di dollari in tre giorni), lo fa. Lo fa anche alla fine della pellicola. Qui, la silhouette di ogni attore, nel suo costume di scena, accompagna il suo nome e il suo autografo è a corollario del momento a lui dedicato. Anche in Star Trek VI: Rotta verso l'ignoro era successo. Era stato l'addio dell'equipaggio originale dell'Enterprise ai suoi fan.
Endgame si chiude così con un saluto ed un omaggio. Si chiude, giustamente, senza una scena post-crediti. Chiude un ciclo.

La Marvel andrà avanti a sfornare film dai suoi fumetti? Sì, è ovvio, la Fase 4 prevede già il prequel di Black Widow, The Eternals, il sequel di Doctor Strange, il sequel di Black Panther, Shang-Chi e i Guardiani della Galassia Vol. 3 (il 50% spero di riuscire a vederli al cinema), ma niente sarà più come prima.

Endgame è il film di cui avevamo bisogno e che ci meritavamo.

Titolo originale: Avengers - Endgame

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2019 
Durata 182 min 
Rapporto 2.39:1 
Genere Cinecomics

Regia Anthony e Joe Russo 

Soggetto Vendicatori creati da Stan Lee e Jack Kirby 
Sceneggiatura Christopher Markus e Stephen McFeely 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Louis D'Esposito, Jon Favreau, Stan Lee, Trinh Tran, James Gunn 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione in italiano Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Trent Opaloch 
Montaggio Jeffrey Ford, Matthew Schmidt 
Musiche Alan Silvestri 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Judianna Makovsky 

Interpreti e personaggi

Robert Downey Jr.: Tony Stark / Iron Man
Chris Evans: Steve Rogers / Capitan America
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Chris Hemsworth: Thor
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Jeremy Renner: Clint Barton / Ronin
Don Cheadle: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Brie Larson: Carol Danvers / Capitan Marvel
Karen Gillan: Nebula
Danai Gurira: Okoye
Josh Brolin: Thanos
 
Doppiatori originali

Bradley Cooper: Rocket Raccoon

Doppiatori italiani

Angelo Maggi: Tony Stark / Iron Man
Marco Vivio: Steve Rogers / Capitan America
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Massimiliano Manfredi: Thor
Domitilla D'Amico: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Christian Iansante: Clint Barton / Ronin, Rocket Raccoon
Fabrizio Vidale: James "Rhodey" Rhodes / War Machine
Riccardo Niseem Onorato: Scott Lang / Ant-Man
Elena Perino: Carol Danvers / Capitan Marvel
Francesca Manicone: Nebula
Rachele Paolelli: Okoye
Alessandro Rossi: Thanos

martedì 19 marzo 2019

Captain Marvel

Kree, una razza di guerrieri spaziali che cacciano i mutaforma Skrull (che con la loro capacità di mutare forma fino a livello del DNA sono considerati estremamente pericolosi) per mantenere l'Universo al sicuro. Tra di loro Vers e Yon-Rogg. Il secondo è il mentore che ha formato le abilità guerriere della ragazza. Ragazza che ha qualche problema di memoria e che non ricorda il suo passato se non a lampi, che non la aiutano a ricordare. Solo una figura ritorna ripetutamente, quella di una donna dai capelli bianchi che sembra essere stata una sua mentore. La stessa persona nella quale si incarna l'Intelligenza Suprema, la forma di comando che governa il mondo Kree, quando decide di comunicare con lei.
Il momento per scoprire di più sul suo passato è quando, nella sua prima missione sul campo, a Vers ed ai suoi compagni della StarForce le cose vanno male. Caduti in una imboscata degli Skrull, Vers viene rapita e condotta su C53; il pianeta che noi conosciamo come Terra. Qui incontra, nel 1995, un, più, giovane agente dello SHIELD, Nick Fury ed un novellino alle prime armi di nome Phil Coulson.
Questo aprirà una finestra sul suo passato ed un nuovo percorso per il suo futuro.

Capitan Marvel è il primo titolo, in dieci anni e venti film, che la Casa delle Idee di New York dedica ad un personaggio femminile. E non ad uno qualsiasi. Nata nel 1977, come Ms. Marvel e presentata di Gerry Conway, Carol Danvers se ne va in giro a salvare le nostre chiappe fumettistiche da parecchio tempo. Se poi pensiamo che negli anni '80 del secolo scorso, nei fumetti, era una donna nera che guidava gli Avengers allora non possiamo che gioire del film che le è stato dedicato. Certo 124 minuti non sono pochi ed in alcuni momenti si sentono scorrere un po' troppo lentamente, ma questa storia di origini si comporta bene. Gli autori hanno messo tanta carne al fuoco. 


Sappiamo che Carol sarà la chiave per combattere Thanos tra poco più di un mese, in Avengers Endgame, e questo li ha obbligati a costruirle intorno un film che potesse permettere agli spettatori di empatizzare con lei in poco tempo. Viviamo, così, scene del suo passato, a diverse età, scene che servono a farci conoscere la sua tenacia e la sua voglia di riuscire, emergere, in un mondo, un un'epoca, dominata dal testosterone maschile sparso ovunque. Il volto di Brie Larson, Carol, ben si presta a questo ruolo. Mascella dura, occhi simpatici, una certa rigidità caratteristica di chi non si sente proprio a suo agio con il mondo ci comunicano molto del personaggio. 


Al suo fianco abbiamo due figure maschili importanti. Dal suo passato e presente emerge Yon-Rogg con le fattezze di Jude Law che si mostra attento alla crescita del guerriero Vers e della sua possibilità di sfruttare le capacità che ha fino in fondo. Ormai ad Hollywood tutti devono interpretare un eroe dei fumetti (guardate Stallone ne I Guardiani della Galassia Vo. 2) e non poteva che toccare anche a Law. Si trova ad avere a che fare un un personaggio con uno scopo e che non ha dubbi su come raggiungerlo.


Nel suo futuro, invece, ci sarà il Fury di Samuel L. Jackson che sono un anno prima degli eventi aveva interpretato Jules Winnfield per Tarantino in Pulp Fiction. Come ormai saprete, ben due sono le citazioni di questo film che i registi hanno voluto inserire per i cinefili. Il lavoro di ringiovanimento digitale applicato alle riprese con l'attore in carne ed ossa è qualcosa di strepitoso. Solo se sai che Samuel non è così giovane provi, all'inizio, un senso di disagio. Dopo qualche minuto rientra tutto nei canoni di un normale film. Magia che si interrompe però quando assistiamo all'applicazione della stessa tecnica al personaggio di Clark Gregg. Qui, probabilmente, il budget era agli sgoccioli e la cura da dedicarli è stata minore. Peccato. Tornando a Fury, l'attore, nato nel 1948 a Washington DC, è nel suo personaggio ed ha modo di mostrarci come era da giovane, come si è posto certi obiettivi e come certi eventi lo hanno segnato.


Partecipano alla pellicola Ben Mendelsohn (sia in veste di Skrull che con le sue fattezze umane), Djimon Hounsou (che non riesce mai a sfondare tanto da avere un personaggio forte tutto suo), Lee Pace (che torna con il suo Ronan pre-disfatta), Annette Bening (con un triplo ruolo che le si addice alla perfezione).

Wonder Woman, di Patty Jenkins, per la DC, ha permesso di capire che se un supereroe di sesso femminile viene trattato nel modo giusto, con il rispetto che si merita e coinvolto in una storia che valga la pena raccontare (anche con un cattivo coi baffi), riesce ad incontrare il piacere del pubblico di entrambi i sessi.
Capitan Marvel passa, alle più piccole ed alle più giovani, il messaggio che si può riuscire anche dove ad altre non è mai stato permesso di provare. Ci vuole grinta, voglia di rialzarsi e forza morale per affrontare le delusioni, ma si può scrivere un pezzetto di storia del mondo in ogni momento. E' un film che valorizza la figura femminile, che deve essere sempre supportata dalla tenera età, e che può essere di spunto, come se si diceva, per tentare le strade che possono apparire più difficili.


Come chiave di volta nell'Universo Cinematico Marvel è il film giusta al momento giusto, con il personaggio giusto. Grazie alla presenza di un simpatico gattino ci svela molti eventi che hanno portato dal primo Avenger, di Joss Whedon, alla Infinity War dell'ulitmo capitolo uscito. Capitan Marvel ci congiunge con la conclusione di quanto abbiamo amato fino ad ora, Endgame, appunto, e ci proietta nella nuova dimensione che Kevin Feige vuole proporre per gli eroi Marvel sul grande schermo.

Non si può non ammettere che gli effetti speciali che si vedono sullo schermo non siano di altissimo livello. Le scene spaziali sono strepitose per la loro resa in CGI, ma, anche, gli anni '90 del secolo scorso ricreati fisicamente hanno il loro perchè. Tanto fanno i loghi e gli oggetti messi al momento giusto nel posto giusto, ma non si può dire che la resa di quel periodo storica sia stata portata sullo schermo con sufficienza.

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Il costume di Carol, sia quello verde e nero che quello rosso/blu e oro, è decisamente molto bello. La costumista non si è distaccata troppo da quello visto negli ultimi anni sulla pelle della Capitan Marvel dei fumetti e fa bene. Carino, in quella situazione lì, in quel punto del film,  il momento degli omaggi ai costumi passati.

Ovviamente, lo saprete già, ci sono due scene post crediti. L'ultima è prevedibile, ma piacevole.

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Lacrimuccia moments. Il primo è, a tradimento, subito all'inizio con il logo introduttivo dei Marvel Studios dedicato a tutte le apparizioni di Stan Lee, il secondo è il penultimo cameo con Stan Lee protagonista. Qui sembra, proprio, interpretare se stesso. Addio vecchio Stan e grazie di tutto.

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2019 
Durata 124 min 
Rapporto 2,39 : 1 
Genere Cinecomic

Regia Anna Boden, Ryan Fleck 

Soggetto Carol Danvers, creata da Roy Thomas e Gene Colan 
Sceneggiatura Anna Boden, Ryan Fleck, Geneva Robertson-Dworet, Jac Schaeffer 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Jonathan Schwartz, Louis D'Esposito, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione in italiano Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Ben Davis 
Montaggio Elliot Graham, Debbie Berman 
Musiche Pinar Toprak 
Scenografia Andy Nicholson 
Costumi Sanja Milkovic Hays 

Interpreti e personaggi

Brie Larson: Carol Danvers / Vers / Capitan Marvel
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Ben Mendelsohn: Talos / Keller
Djimon Hounsou: Korath
Lee Pace: Ronan l'accusatore
Lashana Lynch: Maria Rambeau
Gemma Chan: Minn-Erva
Annette Bening: Suprema Intelligenza / Mar-Vell / Dr. Wendy Lawson
Clark Gregg: Phil Coulson
Jude Law: Yon-Rogg

Doppiatori italiani

Elena Perino: Carol Danvers / Vers / Capitan Marvel
Paolo Buglioni: Nick Fury
Stefano Benassi: Talos / Keller
Stefano Mondini: Korath
Fabio Boccanera: Ronan l'accusatore
Eva Padoan: Maria Rambeau
Sara Ferranti: Minn-Erva
Claudia Razzi: Suprema Intelligenza / Mar-Vell / Dr. Wendy Lawson
Pasquale Anselmo: Phil Coulson
Riccardo Niseem Onorato: Yon-Rogg

martedì 11 settembre 2018

Cloak & Dagger - Stagione 1

Tandy e Tyrone sono due bambini che stanno per subire un trauma. A seguito dell'esplosione di una piattaforma di trivellazione marina, Tandy perde suo padre. Un poliziotto corrotto uccide il fratello maggiore di Tyrone. Il tutto nella stessa sera. In quel momento succede qualcosa anche a loro.
Passano gli anni e la famiglia agiata di Tandy non c'è più, ora lei vive in una chiesa sconsacrata e la madre è un'alcolista in una roulotte. La famiglia di Tyrone ha investito tutto su di lui e frequenta un college costoso in vista di un futuro assicurato.
Tutto cambia quando i due si incontrano di nuovo, per caso, ed il loro destino cambia. Devono proteggere la loro città, New Orleans, sia dalla criminalità comune che da una forza, legata, al passato che cerca di emergere dai fondali.



Cloak & Dagger sono due personaggi che mi hanno sempre ispirato, ma dei quali non ho mai trovato traccia nei fumetti Marvel ho letto. Veder realizzata un serie tv live su di loro è stata una bella sorpresa. Vederla, in italiano, su Prime Video ancora di più.
Per chi non conoscesse i personaggi originali. Tandy assume il potere di generare una daga di luce dalle mani e di vedere le speranze delle persone toccandole. Tyrone acquista il potere di scomparire nel buio e di vedere i timori delle persone toccandole. Se loro due si toccano i poteri si combinano e succede il finimondo.



Non avendo letto le origini pensate da Bill Mantlo e Ed Hannigan mi sono immerso innocentemente in quelle televisive. Per necessità di generazione di contrasto lei è bianca, lui è nero, lei è una piccola criminale, lui è uno studente dai voti alti. Ognuno di loro, però, ha un po' di oscurità dentro. Tyrone è afflitto dalla perdita del fratello, Tandy ancora sconvolta dalla morte del padre. Gli sceneggiatori vanno a nozze con queste dicotomie e le usano come leve narrative nel corso della prima stagione, di dieci episodi. La narrazione parte piano, vuole essere sicura che capiamo chi sono i personaggi ed in che ambiente si muovono. Crescono accanto a loro i personaggi secondari, che hanno il giusto spazio per le funzioni che devono svolgere.



I protagonisti sono due ragazzi giovani che sembrano lavorare bene assieme. Olivia Holt ha il compito un po' più difficile. E' una bellezza come tante nel mondo dei serial, la classica cheerleader dei tempi di Heros, e ci vuole un po' prima che lo spettatore vada oltre il suo bel faccino. Aubrey Joseph, alla fine, ha tra le mani un personaggio più traumatizzato di quanto possa sembrare. Dopo poche puntate, però, tutto inizia ad ingranare, bisogna solo avere pazienza.



Dopo serie fallimentari come Iron Fist, la seconda di Jessica Jones, molti passaggi a vuoto di Agent's of Shield, la chiusura di Agent Carter (per restare in casa Marvel), finalmente una serie che cresce episodio dopo episodio. La sua fortuna è quella di essere ambientata a New Orleans, un città che da sola potrebbe reggere la trama di qualsiasi cosa.

Una possibilità gliela darei.

Titolo originale Marvel's Cloak & Dagger
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2018 – in produzione
Formato serie TV
Genere Telecomics
Stagioni 1
Episodi 10
Durata 45 min (episodio)
Lingua originale inglese
Rapporto 16:9

Crediti
Ideatore Joe Pokaski
Soggetto Bill Mantlo, Ed Hannigan (personaggi)

Interpreti e personaggi

Olivia Holt: Tandy Bowen / Dagger
Aubrey Joseph: Tyrone Johnson / Cloak
Andrea Roth: Melissa Bowen
Gloria Reuben: Adina Johnson
Miles Mussenden: Michael Johnson
Carl Lundstedt: Liam
Jaime Zevallos: Delgado
J.D. Evermore: Detective Connors
Emma Lahana: Detective Brigid O'Reilly

Doppiatori e personaggi

Margherita De Risi: Tandy Bowen / Dagger
Mattia Nissolino: Tyrone Johnson / Cloak
Laura Romano: Melissa Bowen
Laura Boccanera: Adina Johnson
Stefano Alessandroni: Michael Johnson
Luca Baldini: Liam
Marco Vivio: Delgado
Christian Iansante: Detective Connors
Francesca Manicone: Detective Brigid O'Reilly

Produttore esecutivo Joe Pokaski, Jim Chory, Jeph Loeb
Casa di produzione ABC Signature Studios Marvel Television

Prima visione
Prima TV originale
Dal 7 giugno 2018 Al in corso
Rete televisiva        Freeform
Prima TV in italiano Data 8 giugno 2018
Rete televisiva Amazon Prime Video

giovedì 23 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp

Scott Lang è agli ultimi tre giorni di arresti domiciliari per aver partecipato alla zuffa, a Berlino, tra Avengers legali e non. Stando dalla parte del Cap ha violato gli accordi di Sokovia ed è diventato un criminale. La sua vita, ora, è senza Ant-Man, con la figlia Cassie che lo viene a trovare a domicilio e con un lavoro nella sicurezza, insieme a Luis ed i suoi strani soci.
Il problema è che per colpa sua anche Hope e Hank sono nei guai con la giustizia, latitanti per aver fornito a Scott la tuta per la scorribanda. Quando un contatto dal Mondo Quantico risveglia dei ricordi che non gli appartengono, il gigione con il costume da formica, sospetta che Janet, la madre di Hope, sia ancora in vita in una dimensione quantica. Vorrebbe aiutare i suoi vecchi soci, ma non sa come.
A irrompere sulla scena arriva, anche, una nuova minaccia Ghost.

Ant-Man fu un divertente film su un supereroe per caso uscito qualche anni fa, per fare in solo ciò che i Guardiani della Galassia avevano fatto in gruppo. Grazie alle situazioni, alla faccia di Paul Rudd, alla presenza di Michael Douglas, Evangeline Lilly ed alla comicità gestita da Micheal Peña è risultato essere un film riuscito. Oggi si torna in sala a vedere ciò che ne è il naturale seguito, che risponde alle domande lasciate in sospeso ed introduce qualcosa di nuovo.


Assistiamo ad un film nel quale non è presente un cattivo vero e proprio, Ghost ha le sue ragioni ed il personaggio di Walton Goggins non è ciò che si può definire un problema per un supereroe, e dopo Thanos questo è un bell'alleggerimento.
La trama è abbastanza sincopata dal rubabandiera tra le vicende. Gli avvenimenti nel mondo reale si alternano con quelli del mondo quantico (parola che si ripete quasi all'infinito durante il film) e danno un buon ritmo, anche senza dare un senso compiutezza alle vincente. Il film, in ogni caso, sconta una certa prevedibilità relazionale tra i personaggi e sulla risoluzione di molti nodi.


Il cast è quello del primo film, più un'aggiunta fortemente voluta da tutti.
Paul Rudd torna nei panni di Scott Lang e vi rientra con credibilità ed efficacia.
Evangeline Lilly acquista spazio ed è una vera scalciac*l!. Con il personaggio di Wasp sono stati introdotti dinamismo ed una nuova dimensione del rapporto tra i due protagonisti mascherati.
Michael Duglas ha qualche motivo in più per bullarsi con i suoi nipoti (veder il film per credere), e fare coppia con Michelle Pfeiffer non è da tutti i giorni. I due funzionano sia nel passato che nel presente, per il futuro chissà.
A me è piaciuto un casino il personaggio di Ghost. Mi è piaciuta sia Hannah John-Kamen come attrice, ha trasmesso bene la difficoltà, la sofferenza e la risolutezza del suo personaggio, ma mi è piaciuto molto il costume realizzato per la sua controparte mascherata.


Gli effetti speciali sono la parte solida del film. Senza che questi sostengano la credibilità di ciò che vediamo sullo schermo non potremmo entrare nel micro (o macro) mondo di Ant-Man e Wasp. Le animazione per le scene di riduzione, ed ancora, forse, di più per quelle di ingigantimento sono assolutamente godibili. Anche la trovata di utilizzare la tecnologia Pym sugli oggetti ha avuto delle positive ripercussioni sullo svolgimento del film.


E' un film nella media qualitativa dei Marvel Studios ed alleggerisce la tensione dopo Infinity War (anche perché è ambientato prima). Interessanti sono le due scene post crediti. Quella dopo la sequenza realizzata con i modellini (bellissima) è importante, ma non sottovaluterei quelle post tutto: potrebbe avere un significato più profondo di quanto pensiamo.

Un paio d'ore rilassate e divertenti in compagnia di un fumettone e di Evangeline Lilly: che si può volere di più?

Titolo originale Ant-Man and the Wasp

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 118 min 
Rapporto 2,39 : 1 
Genere Cinecomic

Regia Peyton Reed 

Soggetto Stan Lee, Larry Lieber, Jack Kirby (Ant-Man); Stan Lee, Jack Kirby (Wasp) 
Sceneggiatura Chris McKenna, Erik Sommers, Andrew Barrer, Gabriel Ferrari, Paul Rudd 
Produttore Kevin Feige, Stephen Broussard 
Produttore esecutivo Victoria Alonso, Stephen Broussard, Louis D'Esposito, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Dante Spinotti 
Montaggio Dan Lebental, Craig Wood 
Effetti speciali Stephane Ceretti 
Musiche Christophe Beck 
Scenografia Shepherd Frankel 
Costumi Louise Frogley 

Interpreti e personaggi

Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Evangeline Lilly: Hope van Dyne / Wasp
Michael Peña: Luis
Walton Goggins: Sonny Burch
Hannah John-Kamen: Ava / Ghost
David Dastmalchian: Kurt
Tip "T.I." Harris: Dave
Judy Greer: Maggie Lang
Bobby Cannavale: Jim Paxton
Randall Park: Jimmy Woo
Abby Ryder Fortson: Cassie Lang
Michelle Pfeiffer: Janet van Dyne
Laurence Fishburne: Bill Foster
Michael Douglas: Hank Pym

Doppiatori italiani

Riccardo Niseem Onorato: Scott Lang / Ant-Man
Daniela Calò: Hope Van Dyne / Wasp
Gianluca Crisafi: Luis
Riccardo Scarafoni: Sonny Burch
Gaia Bolognesi: Ava / Ghost
Francesco Venditti: Kurt
Simone Crisari: Dave
Georgia Lepore: Maggie Lang
Roberto Draghetti: Jim Paxton
Federico Di Pofi: Jimmy Woo
Alice Porto: Cassie Lang
Emanuela Rossi: Janet Van Dyne
Massimo Corvo: Bill Foster
Rodolfo Bianchi: Hank Pym
 

giovedì 24 maggio 2018

Jessica Jones - Stagione 2

Dopo la definitiva conclusione con l'esperienza con Kilgrave, Jessica è tornata alla sua vita di investigatrice solitaria, alcolizzata e misantropa.
A coinvolgerla in un'indagine sulle origini dei suoi poteri è sua sorella, adottiva, Patricia Walker. La voglia di Patsy di fare la differenza, di essere più simile a Jessica, la porta ad indagare sulla IGH e sui pazienti che sono passati, inconsapevoli, nelle sue sale operatorie. La scoperta più allucinante, però, è che la madre di Jessica è ancora viva ed ha subito lo stesso trattamento della figlia.
Cosa ha comportato tutto questo? Riusciranno le due a ricucire un rapporto perso da anni?

Date le premesse è ovvio come questa serie serva a mettere, ancora, pace nel cuore della protagonista. Se nella prima stagione (2015) la ragazza aveva a che fare con un uomo che le controllava la mente per avere il suo cuore, qui deve imparare a gestire i sentimenti per gli altri, e saranno tanti a chiederglielo. Gli sceneggiatori le costruiscono un rapporto conflittuale con la madre ritornata, generano una crepa con sua sorella, marcano ulteriormente le scintille che si generano quando incontra la madre di Patsy, le offrono un amore combattuto ed un'amicizia che potrebbe finire. In mezzo a tutta questa confusione si muovono vicende collaterali che, ogni tanto, gli autori si dimenticano di raccontare. Offrono una serie di tredici episodi, fin troppi, in cui reiterano concetti, discorsi, situazioni, ma che alla fine risultano essere troppi. Per raccontare questa avventura dell'investigatrice newyorkese sarebbero bastati otto episodi, meno fronzoli, ritmo più serrato su tutte le linee narrative.





Anche coinvolgenti sono risultate essere le storie pensate per Carrie-Anne Moss (Jeri Hogarth) e per Eka Darville (Malcolm Ducasse). Finalmente, dopo le partecipazioni a diverse serie Marvel/Netfilx, Carrie-Anne Moss ha avuto la possibilità di recitare veramente. Ha a disposizione un numero cospicuo di minuti, interagisce con personaggi differenti dai soliti protagonisti, riesce a mettere in risalto le doti da attrice d'esperienza di cui è portatrice sana. Eka Darville continua nell'evoluzione del suo personaggio, con il suo percorso di riabilitazione dalle droghe. Cade in dipendenze più piacevoli, ma il rapporto con Jessica è sempre un terreno minato.

New entry per Janet McTeer, nei panni di Alisa Jones, madre biologica di Jessica. Attrice d'esperienza, con film, serie tv, vincitrice del Golden Globe, del Tony Award, dell'Olivier Award e del Drama Desk Award, candidata per due volte all'Oscar, è un'aggiunta di tutto rispetto al cast di questa serie. A parte quando la obbligano a comportarsi come Hulk, senza diventare verde, la sua prestazione è coinvolgente e carica di emozioni. Far cadere la scelta di interpretare questo ruolo su di lei è stata azzeccata. Il suo percorso evolutivo ha sbalzi come il carattere del suo personaggio e questo crea un feeling positivo tra spettatore e spettacolo.



Nota a parte per Rachael Taylor, Patricia Walker. In questa stagione le è stato dato più spazio in modo da offrire al suo personaggio la possibilità di crescere in modo definitivo. Sono state prese delle decisioni che hanno minato l'integrità morale della ragazza, hanno fatto scadere il personaggio nei confronti del pubblico, le è stata cambiata la vita e le è stato disegnato un percorso di riabilitazione difficile. Speriamo che le scelte paghino l'investimento sul personaggio di Rachael Taylor.



Krysten Ritter fa sempre più suoi i panni di Jessica Jones, qui cambiando, qualche volta, anche il colore degli abiti. Come noto a me danno fastidio i comportamenti auto distruttivi, come la dipendenza da alcool. Spero che il percorso creato per Jessica la porti ad una disintossicazione nella prossima stagione (od avventura da piccolo schermo) in cui la vedremo. 


Tornano con piccoli camei, utili od inutili a voi decidere, Foggy, Kilgrave, Simpson, ma manca la bella Rosario Dawson.

Il mio punto di vista è che stiano venendo sfornate troppe serie tv di questo genere per singolo personaggio. Per non rischiare di arrivare alla saturazione si dovrebbe dare una svolta ed iniziare ad organizzare serie con più protagonisti che incrociano le loro strada. Si potrebbero creare storie di maggior spessore anche se il ritorno economico per i produttori potrebbe essere inferiore.



Una serie di cui si sarebbe fatto anche a meno. Decisamente superiore all'inutile Iron Fist, in linea con le ultime produzioni rispetto alle quali, però, ha a suo favore l'utilizzo di un maggior numero di location e d riprese in New York (divertitevi a cercarle con Google Maps!).

Vederla o non vederla poco cambia. Se avete tempo fatelo, altrimenti potrà essere un riempitivo per i tempi di magra.

Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2015 – in produzione 
Formato serie TV 
Genere  TvComics
Stagioni 2 
Episodi 26 
Durata 50-54 min (episodio) 
Lingua originale inglese 
Rapporto 16:9 

Crediti

Ideatore Melissa Rosenberg 
Soggetto Brian Michael Bendis, Michael Gaydos (fumetto) 

Interpreti e personaggi

Krysten Ritter: Jessica Jones
Mike Colter: Carl Lucas / Luke Cage
Rachael Taylor: Patricia Walker
Wil Traval: Will Simpson
Eka Darville: Malcolm Ducasse
Erin Moriarty: Hope Shlottman
Carrie-Anne Moss: Jeri Hogarth
David Tennant: Kilgrave
J. R. Ramirez: Oscar Arocho
Terry Chen: Pryce Cheng
Leah Gibson: Inez Green
Janet McTeer: Alisa Jones

Doppiatori e personaggi

Giuppy Izzo: Jessica Jones
Stefano Andrea Macchi: Oscar Arocho
Metello Mori: Carl Lucas / Luke Cage
Monica Ward: Patricia Walker
Alan Bianchi: Will Simpson
Federico Campaiola: Malcolm Ducasse
Rossa Caputo: Hope Shlottman
Emanuela Rossi: Jeri Hogarth
Alessandro Quarta: Kilgrave
Antonella Baldini: Alisa Jones

Fotografia Manuel Billeter 
Montaggio Jonathan Chibnall, Tirsa Hackshaw, Michael N. Knue 
Musiche Sean Callery 
Produttore Tim Iacofano 
Produttore esecutivo S. J. Clarkson (solo ep. 1x01), Allie Goss, Liz Friedman, Raelle Tucker, Kris Henigman, Cindy Holland, Alan Fine, Stan Lee, Joe Quesada, Dan Buckley, Jim Chory, Jeph Loeb, Melissa Rosenberg 
Casa di produzione Marvel Television
ABC Studios Tall Girls Productions 

Prima visione
Distribuzione originale
Dal 20 novembre 2015 /  in corso 
Distributore Netflix 

Distribuzione in italiano
Dal 20 novembre 2015 / in corso 
Distributore Netflix 

venerdì 9 febbraio 2018

Black Panther - Senza spoiler (che ci mancherebbero pure vista la qualità del film)

La morte del padre porta T'Challa, principe di Wakanda, a succedere al trono. Sarà lui, Black Panther, il nuovo re dello Stato più nascosto e sottovalutato del mondo.
Purtroppo i peccati del padre, seppur pochi, ma così importanti, ricadono sul destino dei figlio. Un errore del passato porterà un nuovo, sconosciuto, avversario a sfidare T'Challa per la successione. Sempre dal passato, dal tempo degli eventi della battaglia contro Ultron, verrà un nemico del popolo wakandiano: l'unico straniero ad essere entrato, ed uscito con un carico di Vibranio dal loro Paese. Ulysses Klaue è in cima alla lista dei cattivi.

Non avete apprezzato, più di tanto, Civil War (come me), siete rimasti delusi da Doctor Strange, avete mal digerito Thor 2 e Ragnarok(mi metto tra loro)? Bene avete trovato la cura per tutti i mali che vi affliggono: Black Panther. Black Panther è quanto di peggio la Marvel possa offrirvi a livello di sceneggiatura, fotografia, regia, originalità e trama.
Detto questo penso che non ci sia bisogno di aggiungere alto, ma ci tengo ad approfondire, almeno un poco, il mio punto di vista.

Guardiamo il materiale con il quale ha potuto lavorare il, deludente, regista Ryan Coogler:
 - Forest Whitaker, premio Oscar del 2007, ridotto a interpretare nuovamente il ruolo visto in Star Wars. Rogue One. Voleva essere un specie di Obi-Wan del Wakanda, ma non riesce ad essere neanche il Mago Forest del cavalcavia;
 - Angela Bassett, già interprete per Forest Whitaker di Donne - Waiting to excel, attrice per Wes Craven, candidata a due Emmy per American Horror Story e tanto altro, ridotta ad essere la solida figura materna che tanto aveva fatto in passato e che è lì solo perché è venuto a mancare il padre del protagonista;
 - Lupita Nyong'o, prima attrice keniota a vincere un premio Oscar, che non riesce a sentirsi sciolta nel recitare in un film così ridicolo, ma che si diverte, almeno, nelle scene di combattimento che la vedono protagonista;
 - Danai Gurira, Michonne di Walking Dead, che riprende il suo ruolo, porta un po' di ironia dalla faccia seria e qualche riflessione su come interpretare i propri ideali e doveri;
 - Martin Freeman, Watson e Bilbo da giovane, che ormai è la macchietta di se stesso. Recita sempre nello stesso modo, sempre stesse espressioni e nessuno che abbia il coraggio di dirgli che è monotono;
 - Chadwick Boseman, poco curriculum, ma amato dalla sua prima apparizione nei panni di Pantera Nera. Dispiace vederlo dibattersi in una trama insulsa.

Sì, perché il punto forte, si fa per dire, di questo film è proprio la trama. Si parte con un pippone di cinque minuti su cos'è il Wakanda (realizzato con la stessa tecnica visto nell'ultimo Superman della DC) e con un flashback nel 1992. Metà della sala già dorme. Poi, gli stessi eventi si ripetono dalle due alle tre volte nel corso delle due ore. Si mischia una rivalsa familiare, il tradimento di un amico, l'alleanza con lo storico avversario, l'amore ritenuto, Q di 007 in versione femminile e minorenne, il supporto all'uso delle droghe leggere, la campagna politica contro Salvini e Trump, la Battaglia delle Cinque Armate coi rinoceronti invece dei maiali, l'Ultimo Anello ed altre cose a caso. Tutto animato da un ritmo da film cecoslovacco degli anni '20 del secolo scorso da una fotografia tendenzialmente tanto buia da rendere difficile il riconoscere gli attori sullo schermo. Nei momenti topici si attivano i, telefonatissimi, "sì sai qui si basa tutto sul Vibranio, ma io ho inventato il modo di renderlo inattivo" dice un personaggio, e, ovviamente...

Ulteriori zavorre al film arrivano dal reparto effetti speciali e, non è direttamente colpa loro, dal doppiaggio italiano. I primi danno il loro peggio durante le scene sulla cascata, dove riescono a creare un "effetto poster" che non vedevo dai primi episodi de I Pirati dei Caraibi. I secondi, come facilmente pronosticabile, trovano pesanti difficoltà quando i doppiatori italiani devono recitare in wakandiano: neanche parlassero con l'accetta. Un vero peccato.

Qualcosa di positivo? Il costume di Pantera Nera è realizzato molto bene, sia quando è in digitale che la sua versione "reale". Le scene di inseguimento e lotta, non che siano particolarmente originali, ma riescono, un minimo, a risvegliare la platea.

Ci sono scene post crediti? Sì, come sempre. La prima dopo i titoli animati, la seconda alla fine di tutto.

Vale la pena vedere questo film? Se non conoscete il personaggio no. Finirete per rimpiangere la spesa del biglietto del cinema e proverete un profondo disagio ogni volta che vedrete il personaggio sullo schermo. Meglio ricordarlo come lo avete visto in Civil War. Conoscete il personaggio? Allora no. Potrebbero sanguinarvi gli occhi e le orecchie per come la storia di Re T'Challa è stata trasposta dal fumetto. Ve lo sconsiglio vivamente.

L'impressione che Marvel stia producendo troppi film e che stia perdendo di vista la qualità delle sue opere è sempre più sentita. Black Panther sembra una serie televisiva condensata per essere portata sul grande schermo. Quando si dice il contrario è positivo, la proprietà inversa, invece, non si manifesta.

Al cinema c'è ben altro da andare a vedere. Potete scegliere tra Clint Eastwood, Stephen Spielberg e Tom Hanks, Gary Oldman e tanti altri. Non buttate i vostri soldi e una vostra, tanto agognata, serata libera per Black Pather.

Titolo originale Black Pather

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 134 min
Genere cinecomcis

Regia Ryan Coogler 

Soggetto Stan Lee, Jack Kirby (personaggio) 
Sceneggiatura Ryan Coogler, Joe Robert Cole 
Produttore Kevin Feige 
Produttore esecutivo Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov, Stan Lee 
Casa di produzione Marvel Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Fotografia Rachel Morrison 
Montaggio Claudia Castello, Michael P. Shawver 
Musiche Ludwig Göransson 
ScenografiaHannah Beachler 
 
Interpreti e personaggi

Chadwick Boseman: T'Challa / Pantera Nera
Michael B. Jordan: Erik Killmonger
Lupita Nyong'o: Nakia
Danai Gurira: Okoye
Martin Freeman: Everett Ross
Daniel Kaluuya: W'Kabi
Letitia Wright: Shuri
Winston Duke: M'Baku
Angela Bassett: Ramonda
Forest Whitaker: Zuri
Andy Serkis: Ulysses Klaue