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martedì 5 novembre 2019

Brivido - Maximum Overdrive

La coda di una cometa sta per avvolgere la Terra.
Improvvisamente le macchine, auto, camion, coltelli elettrici, radio e qualsiasi cosa abbia un funzionamento elettrico, inizia a ribellarsi all’essere umano. E’ così che un gruppo di avventori di un’area di sosta del Texas si trova minacciata dai camion che sono parcheggiati all’esterno.

La trama è scarna, ma il racconto di Stephen King da cui è tratto il film (Maximun Overdrive) è ricco dei particolari che vediamo sullo schermo. King, oltre che essere l’autore del racconto da cui è tratto il film, è anche sceneggiatore e regista della pellicola. King, che ha archiviato la sua esperienza da regista dopo Brivido, alla domanda sul perché non abbia diretto altri film tratti dai suoi racconti prima di Maximum Overdrive ama rispondere: “Ma l’avete visto Brivido?”. Non gli è piaciuto girarlo, non gli è piaciuto come gli è riuscito.
A me, invece, è piaciuto.
Certo, non è un capolavoro della cinematografia, ricalca altre ambientazione del futuro narrativo di King (The Myst, The Fog), incentrate su un gruppo di persone intrappolate da qualcosa che li spaventa, ma confronto a tanti altri si staglia ben oltre la sufficienza. 
Siamo nel 1986 e Emilio Estevez è ancora un bel ragazzo che si tiene lontano dal cognome Shee, Laura Harrington è una bella ragazza che non avrà una carriera costante davanti a se (smetterà di recitare nel 1999).
Il resto del cast è un misto di caratteristi noti per i loro visi e carne da macello per l’horror che si sta disegnando.


Devo dire che le parti in esterna, i camion sulle strade, le inquadrature dal basso, la scena della macchinetta spara bibite mi hanno colpito piacevolmente. Ho trovato il film forse un po’ lungo (o lento in alcuni tratti?) nonostante duri poco più di un’ora e mezza, ma decisamente piacevole e coinvolgente. Anche la decisione di caratterizzare il camion di giocattoli con quel mascherone da goblin è a dir poco azzeccata. Mi si è fissata nella mente dall’infanzia e non se ne è più andata. Tanto da spingermi a cercare e ricercare quel film che tanto mi aveva impressionato, con le sue macchine che prendevano vita.

Nota da non dimenticare, che rende il film ancora più coinvolgente, è la colonna sonora firmata ACDC. Canzoni che hanno fatto la storia della musica, anni ’80 del secolo scorso, ma, anche, pezzi strumentali che creano l’atmosfera necessaria perché il film intrighi lo spettatore occasionale.

Un titolo da rivalutare con gli anni, è stato un flop al botteghino quando è uscito, che ha saputo impressionare sia fior di bambini ingenui e appassionati dello scrittore di Bangor.


Titolo originale Maximum Overdrive 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 1986 
Durata 97 min 
Rapporto 2.35 : 1 
Genere horror

Regia Stephen King 

Soggetto Stephen King (racconto) 

Sceneggiatura Stephen King 

Produttore Martha De Laurentiis 
Produttore esecutivo Dino De Laurentiis, Don Levin, Mel Pearl
Fotografia Armando Nannuzzi 
Montaggio Evan Lottman 
Effetti speciali Industrial Light & Magic 
Musiche AC/DC 
Scenografia Giorgio Postiglione 
Costumi Clifford Capone 

Interpreti e personaggi

Emilio Estevez: Bill Robinson
Pat Hingle: Bubba Hendershot
Laura Harrington: Brett
Yeardley Smith: Connie
John Short: Curtis
Ellen McElduff: Wanda June
J.C. Quinn: Duncan
Holter Graham: Deke
Stephen King: uomo insultato al bancomat
Frankie Faison: Handy
Leon Rippy: Brad
J. Don Ferguson: Andy
Paul A. Partain: Joy
Doppiatori italiani

Massimo Giuliani: Bill Robinson
Renato Mori: Bubba Hendershot
Emanuela Rossi: Brett
Sandro Acerbo: Curtis
Paila Pavese: Wanda June
Giorgio Borghetti: Deke
Vittorio Stagni: Joy
Alessandro Rossi: Andy

mercoledì 2 aprile 2014

Lo sguardo di Satana - Carrie

Carrie è l'unica figlia di Margaret White. Figlia unica di una madre ossessionata dalla religione, sempre in pensiero per la figlia, ogni volta che esce di casa, tanto da non averle mai detto delle mutazioni che avrebbe subito il suo giovane corpo nell'adolescenza. A diciotto anni, Carrie, è una ragazza isolata, senza amici, vittima di scherzi da parte delle sue compagne di scuola.
Con l'arrivo del suo primo ciclo, però, le cose cambiano. Scopre di avere poteri magici: di poter far levitare gli oggetti, di riuscire a sovraccaricare a distanza le luci e tante altre cose curiose.
I nuovi poteri si scateneranno in tutta la loro potenza la sera del ballo di fine anno. Durante il momento culminante dell'evento uno scherzo di cattivo gusto la porterà a vendicarsi di tutti coloro che le hanno fatto del male.

Lo sguardo di Satana - Carrie, titolo italiano, è ovviamente il remake di Carrie - Lo sguardo di Satana, novella del Re del brivido Stephen King. Non è la prima volta che questo soggetto viene riportato sullo schermo dopo il 1976, era già successo nel 2002 con un esperimento per la televisione, ed i dubbi sulla necessità di un remake di un simile successo sono subito stati molti fin da subito.
Kimberly Peirce si incarica di dirigere il film, ma non lascia il segno. Aggiorna qualche trovata (come la diffusione via Youtube del video di uno scherzo di pessimo gusto a Carrie), ma non incide con vigore sulla storia. Per altro una storia che va avanti da sola visto il calibro del suo autore. La regista, però, si può fregiare dell'aiuto dei moderni effetti speciali di cui fa sfoggio nelle due scene finali.
Il cast si regge su due interpretazioni quella di Julienne Moore, la madre drogata di cattolicesimo di Carrie, e Chloë Grace Moretz, Carrie. Entrambe calate nella parte mostrano, in modo quasi psicotico, le varie sfaccettature dei loro personaggi. Forse, e dico forse, la Moretz si rifà troppo alla Carrie originale e dopo averla vista come Hit Girl la cosa lascia molto spiazzati.

Era necessario questo remake? No. E' brutto? No. A cosa serve? Credo possa servire ad attirare nuovi, giovani spettatori, verso un classico del cinema horror e della letteratura di genere. Piacevole e non tanto lungo riempie un pomeriggio senza farlo pesare. Godibile.

Premi 

2014 - People's Choice Awards 
Vinto - Miglior film horror

Titolo originale Carrie 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione USA 
Anno 2013 
Durata 99 min 

Genere orrore

Regia Kimberly Peirce 

Soggetto Stephen King 
Sceneggiatura Roberto Aguirre-Sacasa, Lawrence D. Cohen 
Produttore Kevin Misher 
Produttore esecutivo J. Miles Dale 
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, Screen Gems 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Pictures 
Fotografia Steve Yedlin 
Montaggio Lee Percy 
Effetti speciali John MacGillivray, Cameron Patterson, David Reaume, Steve Newburn, Rob Sanderson, Skyler Wilson 
Musiche Marco Beltrami 
Scenografia Carol Spier 
Costumi Luis Sequeira 
Trucco Jordan Samuel, Cliona Furey 

Interpreti e personaggi 

Chloë Grace Moretz: Carrie White
Julianne Moore: Margaret White
Judy Greer: Miss Desjardin
Portia Doubleday: Chris
Gabriella Wilde: Sue Snell
Alex Russell: Billy Nolan
Michelle Nolden: Estelle Parsons
Max Topplin: Jackie Talbott
Cynthia Preston: The Beak
Zoë Belkin: Tina
Samantha Weinstein: Heather
Ansel Elgort: Tommy Ross
Skyler Wexler: giovane Carrie

Doppiatori italiani 
Veronica Puccio: Carrie White
Roberta Greganti: Margaret White
Tiziana Avarista: Miss Desjardin
Erica Necci: Chris
Giulia Tarquini: Sue Snell
Manuel Meli: Tommy Ross

martedì 11 dicembre 2012

Stand by me - Ricordo di un'estate

Estate del 1959. Castle Rock. Oregon. USA.
Gordie Lachance, Chris Chamber, Teddy Ducamp e Vern Tessio stanno per passare dall'infanzia all'adolescenza. Con i loro dodici anni questa sarà l'ultima estate che passeranno assieme prima di iniziare gli studi al ginnasio.
La possibilità di passare un'estate memorabile gli si offre quando Vern sente da suo fratello maggiore parlare dell'omicidio di un ragazzo. I quattro amici, ognuno per un motivo diverso, sentono il bisogno di andare alla ricerca del corpo del ragazzo. I perigli saranno numerosi ed ostici, ma affrontarli li spingerà a crescere ed affrontare i mostri che si portano dentro.


Il film di Rob Reiner (il cui periodo d'oro era iniziato proprio con questo film nel 1986 e proseguito fino al 1992 con La storia fantastica, Harry ti presento Sally, Misery non deve morire e Codice d'onore) è una pellicola imprescindibile per gli amanti del cinema. Tratta dei quattro racconti di Stephen King presente nella raccolta Stagioni diverse (da cui hanno visto la trasposizione cinematografica anche Le ali della libertà e L'allievo) con il titolo The body, la storia è un percorso di crescita per quattro ragazzini alle prese con pericoli di ogni sorta, sia naturali che causati dagli uomini. La storia originale del Maestro del Brivido di Bangor è eccezionale e l'adattamento per la sceneggiatura operato da due dei tre produttori rende la narrazione cinematografica fluida e gustosa. La scrittura dei personaggi ed i momenti di approfondimento loro dedicati per tutto il film consente ai ragazzini di acquisire spessore e creare empatia con lo spettatore.
I giovani attori che vennero scelti per i personaggi principali si riveleranno una preveggenza azzeccata per la loro carrirera. Se quella di River Phonix è finita prima del previsto e quella di Wil Wheaton ha avuto il picco con Star Trek: The Next Generation nel quale interpretava il guardiamarina Wesley Chruser, quella di Corey Feldman e Jerry O'Connell è proseguita, tra alti e bassi, fino ad oggi. Accanto a loro un figlio d'arte Kiefer Sutherland, forse nel primo film importante, ed un unico attore affermato Richard Dreyfuss.
Ambientazioni e musiche completano il quadro con pennellate gustose. La scelta della canzone finale (Stand by me di Ben E. King), che poi darà il titolo alla pellicola, calza a pennello.

Da vedere senza pensarci due volte.


Titolo originaleStand by Me
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno1986
Durata89 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, avventura
RegiaRob Reiner
SoggettoStephen King
SceneggiaturaRaynold GideonBruce A. Evans
ProduttoreRaynold GideonBruce A. Evans,Andrew Scheinman
Casa diproduzioneColumbia Pictures
Distribuzione(Italia)Columbia Pictures
FotografiaThomas Del Ruth
MontaggioRobert Leighton
Effetti specialiHenry MillarRick Thompson
MusicheJack Nitzsche
Tema musicaleStand by Me di Ben E. King
ScenografiaJ. Dennis Washington
CostumiSue Moore
TruccoCheri RuffMonty Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

venerdì 22 luglio 2011

Rose Madder

Rose Madder
Titolo originale Rose Madder
Autore Stephen King
1ª ed. originale 1995
Genere romanzo horror
Lingua originale Inglese

Rose è sposata con Norman Daniels, poliziotto, da 15 anni. Da 15 anni subisce violenze fisiche di ogni tipo, senza ragione e senza speranza di poter reagire e sopravvivere. Mentre rassetta casa, una casa dalla quale non può uscire senza una ragione precisa e programmata, si accorge di una piccola, insignificante, macchia di sangue sotto il cuscino, dal suo lato del letto. Le scatta qualcosa dentro. Prende la carta di credito, del conto comune suo e di Norman, e scappa. Scappa lontana, tanto lontana da rimanere introvabile per quasi un anno. Spaventata e scossa, nella nuova città, viene aiutata dall'associazione Figlie e Sorelle, donne che aiutano donne nella stessa situazione di Rose, a trovare prima un lavoro e poi un appartamento dove vivere. Lo stesso qualche soldo in più non guasta. Decide, così, di vendere l'anello di fidanzamento ed entra in un negozio di pegni. L'anello non vale molto, ma le riesce di scambiarlo con un quadro che la colpisce nel profondo. Un quadro chiamato Rose Madder. Una notte sognerà di entrare in quel quadro ed aiutare la donna che vi è raffigurata in una missione pericolosa, ottenendo la sua gratitudine. Quando Norman la troverà, e la troverà, la donna del quadro ricambierà il favore.

Leggendo ravvicinati diversi romanzi di King si capisce come, un minimo, cerchi di dare coerenza all'universo che sta creando. In questo romanzo troviamo accenni a Susan Day, personaggio di Insomnia, a Cynthia Smith, che ricompare ne I Vendicatori e Desperation, alla Misery dei romanzi di Paul Sheldon, di Misery non deve morire, insomma un bel po' di carne al fuoco. Di per se il romanzo ricorda un misto tra, il già citato, Insomnia, per la parte fantasiosa, e Dolores Claiborne, per quanto riguarda le scene di vita quotidiana. Una narrazione che fila, anche se al termine della lettura si ha la sensazione che qualcosa sia rimasto in sospesa, e che appassiona. Forse in alcuni punti eccessivamente, ed inutilmente, prolisso, tanto da spingere a saltare paragrafi essendo sicuri di non perdersi alcunché.
L'idea del quadro come veicolo magico, di vendetta, di rifugio è ben descritta. Le fasi di scoperta dell'arcano da parte di Rosie permettono al curioso appetito del lettore di appassionarsi alle vicende della donna. L'evoluzione del personaggio è lenta, ma certa. Da una donna spaventata e dimessa, diviene sicura e sensualmente erotica (sopratutto nell'astrazione dalla realtà).

Un romanzo che con qualche pagina in meno sarebbe stato migliore, ma che si fa leggere senza ritrosia.

martedì 28 giugno 2011

Dolores Claiborne

Titolo originale Dolores Claiborne
Autore Stephen King
1ª ed. originale 1993
Genere romanzo
Lingua originale Inglese

Dolores Claiborne, domestica sessantacinquenne da sempre residente nella piccola comunità di Little Tall Island, un'isoletta al largo delle coste del Maine, si trova improvvisamente a dover subire un interrogatorio di polizia a seguito della morte della sua ricca datrice di lavoro, Vera Donovan, caduta giù dalle scale della sua villa in circostanze misteriose. Per provare la sua innocenza ed essere scagionata dal sospetto di omicidio, Dolores deve intraprendere un lungo racconto, che parte dalla sua giovinezza e si snoda senza interruzioni fino al giorno precedente l'interrogatorio, il giorno della morte di Vera.
Si scoprono così tutte le tribolazioni del suo matrimonio con Joe St. George, un alcolizzato intriso di una profonda depravazione, e delle ragioni che spingono Dolores ad organizzarne l'omicidio in coincidenza di una eclissi totale di sole, nel 1963. Contemporaneamente, si indaga sul rapporto esistente fra Vera Donovan, ricca spocchiosa abituata a passare le vacanze estive a Little Tall, e Dolores, da sempre domestica in casa Donovan ed infine, in qualità di dama di compagnia, unica persona a vivere nella fredda casa di Pinewood assieme alla vecchia e malata Vera. La personalità delle due donne viene messa gradualmente a nudo, scoprendo via via i molti segreti di Vera, fino al suo ultimo incidente giù per le scale, dove la loro amicizia si mostrerà in tutto il suo valore. (ottima trama da Wikipedia)

Per scrivere due righe su questo romanzo... Diciamo che lo caratterizza la struttura narrativa inconsueta: un lungo, torrenziale monologo. Abbiamo per tutto il romanzo l'immagine di questa donna d'isola seduta su una sedia al centro dell'ufficio dello sceriffo del piccolo centro rurale. Circondata dallo stesso sceriffo, il suo vice ed una dattilografa. Le loro voci, però, non sono si odono mai. Sembra quasi che sia lo sbobinamento delle cassette registrate dalla dattilografa durante l'interrogatorio per controllare di aver scritto tutto giusto.
Come nel classico King, la vicenda vera è propria ha luogo nelle ultime 50/70 pagine del romanzo. La donna è in quegli uffici per scagionarsi dall'accusa di un omicidio che dice di non aver commesso. Per riuscirci deve raccontare gli ultimi, ricchi di dettagli, trent'anni della sua vita. King costruisce, con tante parole, il passato per gli astanti della donna e per noi lettori. Ci permette di entrare in quel piccolo mondo a parte di invidie, ripicche e malignità che caratterizza l'isola al largo delle coste del Maine. Ben descrive una vita rurale, ma caratterizzata da eventi che potrebbero accadere a chiunque negli Stati Uniti e forse da qualche altra parte del mondo.

Un libro di veloce lettura, nonostante tutte le deviazioni dal percorso lineare della vicenda, abbastanza piacevole. Non il classico horror sanguinolento e violento dall'autore, ma più un'analisi della situazione psicologica della persona. Sempre caratterizzata da orrori, ma personali e insiti nell'animo stesso dell'essere umano e non soprannaturali ed attorno ai protagonisti. Ricorda un po' l'esperimento sarebbe stato realizzato sei anni dopo, sempre dallo stesso King, con "La bambina che amava Tom Gordon", libro che resta, per me, uno dei migliori dell'autore.

Da leggere e rifletterci sopra.

mercoledì 11 maggio 2011

Insomnia

Carolyn, la moglie del giovanile settantenne Ralph Roberts, muore per cancro. A lui dopo qualche settimana cominciano a manifestarsi problemi sempre più gravi d'insonnia. Ogni notte qualche minuto di sonno gli viene sottratto ed è proprio durante una delle tante notti passate da sveglio che si accorge di qualcosa di particolare. Dalla casa della sua vicina, prossima alla morte, escono, senza aprire la porta, due ometti calvi in uniforme da medico e muniti di strane forbici lucenti. Il passo seguente è quello di rendersi conto di vedere "auree colorate", di captare lo stato d'animo e di salute delle persone e percepire la durata della loro vita sotto forma di filo da palloncino, che si protende al di sopra del loro capo.
Pur di scoprire di più sulla sua situazione si confida con la sua vecchia amica Lois e durante la visita al capezzale si un amico si trovano faccia a faccia con gli ometti calvi. Loro si rivelano essere i fautori della situazione in cui sono Ralph e Lois. Cloto e Lachesi, questi i nomi dei dottorini, li hanno dotati di poteri per affidargli una missione: fermare Ed Deepneau. anche lui dotato dei medesimi poteri, ma soggiogato dalle forze del male. Ed ha come scopo quello di compiere una strage durante la visita alla cittadina di Derry della templare per i diritti delle donne Susan Day.
Ralph e Lois faranno fatica a trovare la strada per compiere la loro missione. Non sarà affatto facile, ma sopratutto faticoso.

Leggere un libro di King i cui i protagonisti sono dei settantenni non è da tutti i giorni. Resta una piacevole sorpresa.
Un'altra sorpresa sono i molteplici riferimenti all'importante saga della Torre Nera inseriti in questo romanzo. Oltre a personaggi presenti anche in altri romanzi dello stesso King ( il romanzo è ambientato a Derry; stessa ambientazione di It e del racconto Finestra segreta, giardino segreto della raccolta di Quattro dopo mezzanotte, Mike Hanlon, personaggio di It, dirige la biblioteca di Derry, "La scarpa di un bambino di nome Gace Creed, travolto da un'autocisterna lanciata sulla Route 15 a Ludlow" è un riferimento a Pet Sematary, Ray Joubert è l'assassino e necrofilo citato anche nel libro Il gioco di Gerald, il cognome Deepneau ricompare nella serie della Torre Nera al personaggio Aaron Deepneau, Ralph Roberts e Joe Wizer riappaiono anche in Mucchio d'ossa) Cloto, Lachesi e Atropo sono i nomi delle tre Parche, sono presenti molte citazioni tratte da Il Signore degli Anelli.
Tutto questo, però, non fa di Insomnia un'opera degna di nota di King. Troppa carne al fuoco, troppe auree, troppe parole, troppo fatti secondari dimenticati appesi o peggio introdotti senza alcuno scopo. Un romanzo di 770 pagine delle quali utili saranno si e no 200/250.
Nonostante tutti i difetti del romanzo, tra cui il difficile scorrere della lettura è il più significativo, bisogno citare in positivo l'epilogo del libro. L'unica parte dell'opera capace di trasmettere emozioni e sentimenti. In poche pagine King ritrova la sua abilità nello scrivere e nel trasferire sensazioni, tutto quello che è mancato prima appare magicamente nelle ultime 70 pagine del romanzo. Non vale la pena di affrontare tutta la maratona per arrivare a questo punto, ma se vi dovesse capitare il romanzo tra le mani leggetene almeno questa parte.

Una cartuccia sprecata, un mese sprecato, di King c'è tanta altra roba tanto migliore che non vale la pena accanirsi su questo romanzo. Se dopo le prime venti pagine non vi ha preso, prendete voi lui e donatelo alla biblioteca di quartiere.

Titolo originale Insomnia
Autore Stephen King
1ª ed. originale 1994
Genere Romanzo
Sottogenere Fantastico
Lingua originale Inglese

lunedì 28 marzo 2011

Shining

Jack Torrance, sua moglie Wendy ed il loro figlio Danny, si trasferiscono come guardiani invernali all'Overlook Hotel. La struttura è un immenso complesso in alta montagna che ha bisogno di manutenzione continua per non subire gravi danni. I tre sono le uniche persone in tutto l'albergo. Wendy si occupa di controllare le caldaie e di cucinare, il piccolo Danny di giocare e sfrecciare lungo gli immensi corridoi con il triciclo e Jack di trovare l'ispirazione e tornare a scrivere il suo libro.
La solitudine, però, ha anche un effetto deleterio sulla mente dell'uomo. Inizia a diventare paranoico ed a parlare con i fantasmi che abitano l'hotel. Fantasmi ben più pericolosi sono quelli con i quali viene in contatto Danny. Il bambino ha una caratteristica particolare: lo shining, lo scintillio, che gli permette di vedere oltre il piano della realtà. Un dono del quale si era subito accorto, prima di lasciare l'hotel, il cuoco, poiché anche lui da bambino lo aveva. La stessa dote latente è presente in Jack. L'isolamento e lo shining portano Jack oltre la soglia della follia, tanto da minacciare la vita stessa della sua famiglia.

Unire due geni di due generi artistici continui, ma diversi, è una fortuna che non si ha spesso. In questo caso ci troviamo di fronte a Kubrick che mette in scena un romanzo di King: l'apoteosi.
Partiamo dal concetto che film e libro sono due entità separata, come spesso accade, ma che questa distinzione, nonostante le enormi differenze tra le due opere, non si sente. La resa cinematografica che ottiene il regista permette al film di vivere di vita propria. Allo spettatore non importa che non siano presenti le siepi viventi, che non esploda l'hotel e tutto il resto, presente nel libro. La magia creata da Kubrick, con il cadenzato cadere del tempo, il folle crescere della pazzia di Jack, le ambientazioni labirintiche (sia all'interno dell'albergo, sia all'esterno), l'assuefacente e persistente presenza del colore rosso in quasi ogni scena, permettono la realizzazione di un mito a se stante. Tali sono la tensione, il ritmo, la resa visiva, l'immaginazione portate sullo schermo da rendere questo film, tratto da un romanzo horror un film che tutti possono e riescono a vedere. Chi l'ha visto lo vuole rivedere, chi non l'ha visto lo vuole vedere e lo cerca.
Una importante caratteristica tecnica è quella che ha visto l'utilizzo, per scene importanti e d'impatto, della steady cam a mano. Tale scelta ha valorizzato l'ambiente labirintico nel quale i protagonisti sono stati fatti agire, sia all'interno dell'hotel che nel labirinto.
Il fatto che esistano almeno tre versioni differenti, per durata e formato di proiezione, tutte approvate dallo stesso Kubrick, mette, inoltre, allo spettatore a conoscenza di questa anomalia la voglia di cercarle e confrontarle.
A tutto questo aggiungiamo una grande interpretazione di Jack Nicholson, cavoli come cresce la pazzia latente nel suo personaggio e come lui ne valorizza al meglio gli effetti, e l'ottima Shelley Duvall nei panni della consorte spaventata e stralunata. Non possiamo che ottenere il capolavoro del quali tutti parlano.
La versione italiana viene, oltretutto, valorizzata dal doppiaggio di Jack Nicholson da parte di Giancarlo Giannini, già trent'anni fa ottimo attore e doppiatore (tanto da ricevere una lettera di complimenti autografa da parte del regista inglese).

Se qualche film può non essere visto, sicuramente Shining non è tra questi. E già che ci siete leggete anche il libro.

Titolo originale The Shining
Paese USA, Regno Unito
Anno 1980
Durata 146 min (prima versione, accorciata di 3 minuti da Kubrick dopo una settimana di proiezioni in Nord America)
143 min (seconda versione, distribuita in Nord America e resto del mondo, Europa esclusa)
119 min (versione europea)
Rapporto schermo 1,85:1 (USA), 1,66:1 (Europa),1,37:1
Genere horror
Regia Stanley Kubrick
Soggetto Stephen King (romanzo)
Sceneggiatura Stanley Kubrick, Diane Johnson
Produttore Stanley Kubrick
Fotografia John Alcott
Montaggio Ray Lovejoy
Musiche Wendy Carlos e Rachel Elkind, Bela Bartok, Krzysztof Penderecki, Gyorgy Ligeti
Scenografia Roy Walker

Interpreti e personaggi
Jack Nicholson: Jack Torrance
Shelley Duvall: Wendy Torrance
Danny Lloyd: Danny Torrance
Scatman Crothers: Dick Halloran
Barry Nelson: Stuart Ullman
Philip Stone: Delbert Grady
Joe Turkel: Lloyd
Tony Burton: Larry Durkin
Barry Dennen: Bill Watson
Anne Jackson: Doctor

Doppiatori italiani
Giancarlo Giannini: Jack Torrance
Livia Giampalmo: Wendy Torrance
Davide Lepore: Danny Torrance
Marcello Tusco: Dick Halloran
Pietro Biondi: Stuart Ullman
Gianni Bonagura: Delbert Grady
Roberto Herlitzka: Lloyd

martedì 15 marzo 2011

Notte buia, niente stelle

Quattro storie.
1922. Un agricoltore sposato da anni con una donna che ha ereditato cento acri di terra e non vuole dividerli con lui, ma venderli ad un'azienda di macellazione maiali. Il motivo? Voler lasciare la campagna ed andare a vivere in città. Lui non ci vede più. La fa ubriacare e con l'aiuto del figlio la uccide e ne getta il cadavere in un pozzo asciutto della sua fattoria. Ma il senso di colpa e topi misteriosi non gli permetteranno di vivere serenamente il dopo.
Il Maxicamionista. Una scrittrice di romanzi gialli per signora viene invitata a tenere una conferenza in una libreria a poche decine di miglia da casa. Un incidente sulla strada del ritorno la porta in un incubo. Viene violentata per ore e, creduta morta, gettata in una canalina di scolo dal suo carnefice. Nella canalina trova cadaveri di altre donne. Riuscita a tornare a casa prepara la sua vendetta.
La giusta estensione. Malato terminale di cancro, un buon padre di famiglia, incontra un venditore ambulante di giuste estensioni. Stretto l'accordo il venditore l'uomo vedrà tornare la salute a discapito di altri.
Un bel matrimonio. Mentre il marito è via la sua consorte scopre nel garage il segreto del coniuge: è un serial killer di donne. Il terrore si impossessa di lei, ma dovrà far buon viso a cattivo gioco per salvare il destino della sua famiglia.

Una raccolta di quattro racconti del maestro del terrore. Tutte ambientate nel Maine, come sempre, ricche di citazioni e collegamenti ad altre opere dell'autore. Scritta con il suo solito stile prolisso e descrittivo, che racconta tanto senza dire niente, ma tiene il lettore incollato al libro ci offre delle storie di orrore quotidiano spinto al limite massimo della sua efferatezza. Terrore ed orrore si alternano scritti nelle righe delle novelle. Emozioni diverse vengono lasciate provare al lettore.

Sempre bello leggere le produzioni di Stephen King, anche se personalmente lo preferisco nei romanzi completi. I miei preferiti: It e La bambina che amava Tom Gordon.

Titolo originale Full Dark, No Stars
Autore Stephen King
1ª ed. originale 2010
1ª ed. italiana 2010
Genere Antologia Horror