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lunedì 18 gennaio 2016

Mad Max: Fury Road

E' la resurrezione di George Miller, la sua uscita dalla casa di riposo per vecchi registi in Florida (in cui era finito dopo aver ragranellato gli ultimi spicci con i tremendi Happy Feet ed Happy Feet 2, che poi sono scelte oh. Che poi non ti fan più lavorare lo capisco benissimo). E' l'ennesima faccia, irriconoscibile, di Tom Hardy. L'ennesima trasformazione fisica di Charlize Theron. E' il riscatto cinematografico di Nicholas Hoult, dopo il pessimo zombie innamorato.
E' un film che ha raccolto consensi su tutti i fronti, da molti definito tra i migliori del 2015 e candidato a diversi premi Oscar.
Come ho già detto qui, non vincerà come Miglior Film, ma ci sono buone possibilità che la statuetta di Miglior Regista possa arrivare nelle mani della buonanima di George.

La storia è abbastanza semplice. Max Rockatansky è un solitario che sopravvive in un'Australia post atomica devastata. Viene catturato dagli sgherri di Immortan Joe ed usato come sacca da trasfusione da uno dei suoi combattenti, Nux.
Max, ma mi ricorda qualcuno.
Il regno di Immortan Joe è una piccola colonia di sopravvissuti, in mezzo al deserto, dove lui controlla il fluire dell'acqua. Ha diverse mogli a sua disposizione, per provare a mettere al mondo un figlio sano, ma l'Imperatrice Furiosa decide di liberarsi dal giogo della schiavitù e fuggire su una blindocisterna con tutte le spose. Al di là di ogni cattiva previsione, il suo scopo è quello di riuscire a regalerà loro una vita libera in una terra verde lontana.
Decisamente infuriato, Immortan Joe lancia il suo esercito all'inseguimento delle fuggitive. Anche il guerriero Nux, ansioso di mostrare il suo valore, e la sua sacca di sangue Max, senza la quale sarebbe debilitato per via dei tumori che lo affliggono, si uniscono alla carovana.
La battaglia è violenta e, ad un certo punto, Max si risveglia, dopo un rovinoso incidente, sempre legato con la catena al suo carceriere, ma vicino alla blindocisterna. Da qui parte la sua avventura accanto alle donne in pericolo. La fuga da Immortan Joe sarà rischiosa, ma Max cela metterà tutta per salvare la vita alle sue, tendenzialmente, indesiderate compagne di viaggio.

Sì, viaggiare
La caratteristica migliore di questo film, oltre una storia semplice e lineare come un vecchio western e a sua aura da film da anni '80 del secolo scorso, è che la computer grafica è quasi assente. E' assente, sopratutto, nei momenti chiave, ossia negli inseguimenti automobilistici nel bel mezzo del deserto. Tutti i veicoli che si vedono sullo schermo sono reali, funzionanti ed in parte progettati dallo stesso Miller. Sì, se ve lo stavate chiedendo voi che l'avete visto, persino il Doof Wagon, per intenderci il palco su quattro ruote su cui si esibisce il chitarrista durante la corsa, è vero e lui ci suonava veramente! 
E non abbiamo bisogno di parole.
Grazie a questa caratteristica le scene d'azione sono realmente strepitose, solide, reali, pericolose, adrenaliniche (anche grazie alla fotografia di John Seale, che durante le scene con le auto, inseguimenti e incidenti compresi, riesce a tenere a fuoco il singolo soggetto senza distrarre lo spettatore) e rendono questa pellicola, come minimo, uno dei migliori film d'azione di sempre.
"Tira dritto che non c'è spazio per un altro!"
Per il suo nuovo sguardo sul mondo di Max, Miller, ha scelto, citati sopra, degli attori importanti. E' incredibile come Charlize Theron si trovi a suo agio in panni sempre così diversi e come riesca a dare vita, in modo naturale, ad una anti eroina, violenta e menomata, in un modo così credibile.
Ammetto che non riconoscerei Tom Hardy in un film se non sapessi che lui vi recita. Ogni volta indossa una maschera diversa, si trasforma, trae giovamento da ogni cambio di ruolo. Sostituire Mel Gibson nell'immaginario di chi, da giovane, ha visto Interceptor non era un'impresa facile, ma lui ce è riuscito a centrare il suo obiettivo.
I personaggi collaterali sono veri supporti e puntelli per i protagonisti, vi interagiscono in modo intelligente e vengono coinvolti in modo appropriato.
Poi ti ricordi che Megangale è australiana.
La colonna sonora è di qualità elevata, per chi apprezza il genere di musica proposta nel film, e ricca. Ben ventisei sono le tracce composte da Tom Holkenborg, meglio noto come Junkie XL. Senza contare la guest star presence di Giuseppe Verdi con la sua Messa da requiem.
L'imbarazzo della scelta.
George Miller è tornato. Ha preso in mano regia, sceneggiatura e produzione di questo suo nuovo figlio. Un parto lungo, iniziato nel 2003 con la costruzione dei primi veicoli, passato per più di sei mesi di produzione nel deserto della Namibia e l'Australia, ma che ha messo alla luce un figliolo ammirabile e rivedibile con piacere.
E' tornato e si è portato le amiche dell'ospizio
Un figliolo candidato a ben dieci premi Oscar, il 28 febbraio 2016, che sono:

Candidatura per il miglior film

Candidatura per il miglior regista a George Miller
Candidatura per la miglior fotografia a John Seale
Candidatura per il miglior montaggio a Margaret Sixel
Candidatura per il miglior sonoro a Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo
Candidatura per il miglior montaggio sonoro a Mark Mangini e David White
Candidatura per la miglior scenografia a Colin Gibson e Lisa Thompson
Candidatura per i migliori costumi a Jenny Beavan
Candidatura per il miglior trucco e acconciatura a Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin
Candidatura per i migliori effetti speciali a Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams e Tom Wood

Spero nei premi tecnici, ma sopratutto in quello per Miglior regista.

Vedetevelo nell'attesa di sapere se e quali omini dorati si porterà a casa.


Titolo originale Mad Max: Fury Road 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Australia, Stati Uniti 
Anno 2015 
Durata 120 min 
Audio Dolby Digital, SDDS 
Rapporto 2,35:1 
Genere avventura 

Regia George Miller 

Sceneggiatura George Miller, Brendan McCarthy, Nico Lathouris 
Produttore Doug Mitchell, George Miller, P.J. Voeten 
Produttore esecutivo Bruce Berman, Graham Burke, Iain Smith 
Casa di produzione Kennedy Miller Productions, Village Roadshow Pictures 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. 
FotografiaJohn Seale 
Montaggio Jason Ballantine, Margaret Sixel 
Musiche Junkie XL 
Scenografia Colin Gibson 
Costumi Jenny Beavan 
Trucco Natasha du Toit, Lian van Wyk 

Interpreti e personaggi

Tom Hardy: Max Rockatansky
Charlize Theron: Imperatrice Furiosa
Nicholas Hoult: Nux
Hugh Keays-Byrne: Immortan Joe
Josh Helman: Slit
Nathan Jones: Rictus Erectus
Rosie Huntington-Whiteley: Angharad la splendida
Zoë Kravitz: Toast la sapiente
Riley Keough: Capable
Abbey Lee: Dag
Courtney Eaton: Cheedo la fragile
John Howard: Il Mangiauomini
Richard Carter: Il Fattore
iOTA: Doof Warrior
Angus Sampson: Organic Mechanic
Jennifer Hagan: Miss Giddy
Megan Gale: Valchiria
Melissa Jaffer: Custode dei semi
Gillian Jones, Joy Smithers, Melita Jurisic, Antoinette Kellerman, Christina Koch: Vuvalini
Jon Iles: Ace
Quentin Kenhian: Corpus Colossus
Coco Jack Gillies: Glory la bambina
Chris Patton: Morsov
 
Doppiatori italiani

Marco Foschi: Max Rockatansky
Claudia Catani: Imperatrice Furiosa
Flavio Aquilone: Nux
Angelo Nicotra: Immortan Joe
Gabriele Tacchi: Slit
Alberto Angrisano: Rictus Erectus
Valentina Favazza: Angharad la splendida
Erica Necci: Toast la sapiente
Joy Saltarelli: Capable
Giorgia Brasini: Dag
Roisin Nicosia: Cheedo la fragile
Enzo Avolio: Il Mangiauomini
Massimo Lopez: Il Fattore
Graziella Polesinanti: Miss Giddy
Barbara De Bortoli: Valchiria
Vittoria Febbi: Custode dei semi
Melita Martello, Franca D'Amato: Vuvalini
Enrico Pallini: Ace

mercoledì 19 settembre 2012

Prometheus

2089. Isola di Sky. Scozia. La spedizione della dottoressa Shaw e del dottor Holloway mette a segno una grande scoperta archeologica. All'interno di una grotta Elizabeth Shaw rinviene una pittura rupestre, risalente a 37000 anni nel passato, che oltre a raffigurare cavalli e scene di caccia, mostra un uomo intento ad indicare una costellazione. Tale raffigurazione è uguale a quelle ritrovate in opere di altre culture distanti da questa sia fisicamente che nel tempo.
2093. Astronave Prometheus. La forma di vita sintetica David si prende cura dei 17 passeggeri della nave, in stasi criogenica, fino al raggiungimento del loro porto: un sistema di pianeti a più di quattro anni di viaggio dalla Terra. Giunti a destinazione e risvegliati i membri dell'equipaggio tra loro vi sono anche la dottoressa Shaw ed il dottor Holloway. La missione della Prometheus è quella di verificare la teoria dei due scienziati, secondo la quale la vita sulla Terra ha avuto origine perché degli alieni (gli ingegneri, così chiamati da Elizabeth) ve l'hanno impiantata. Sovvenzionata dalla imprese Weyland, esperti in terraformazione, oltre lo scopo scientifico, però, nasconde qualche altro fine ed ha posto come referente di missione la rigida, e bellissima, Meredith Vickers.
Giunti sul pianeta, durante l'atterraggio, si imbattono in un piana dove si ergono diverse costruzioni artificiali. Senza perdere un minuto, nel giorno di Natale, la prima squadra di esploratori si addentra nella prima delle strutture. Qui, a differenza che sulla superficie del pianeta, l'aria si rivela respirabile ed il gruppo fa una scoperta eccezionale. Dei giganti dell'aspetto umano vivevano nella struttura e conservavano una enorme quantità di cilindri, pieni di liquido nero e viscoso, in una sala contenente la scultura gigante di un volto umano.
Le cose peggiorano quando una tempesta di silicio si abbatte sulla piana. La dottoressa Shaw ed il suo gruppo riescono a rientrare alla nave, solo due membri risultano dispersi: Fifield e Millburn. I due si erano allontanati dal gruppo e spersi nella complessa struttura aliena. Ora, costretti a passarvi la notte all'interno, si accampano nella stanza dei cilindri. Qui vengono aggrediti ed uccisi da strane creature.
In poche ore la missione scientifica diventa una missione di sopravvivenza su un pianeta alieno ostile.

Prometheus è stato definito il prequel di Alien. E lo è. Dal 1979 ad oggi molto tempo è passato e le tecnologie degli effetti speciali hanno fatto passi da gigante. Alien era un film a basso budget basato su un orrore nascosto che piano piano si impossessa della Nostromo, Prometheus è un film a budget elevato dove gli effetti speciali in CGI la fanno da padrone. In questo nuovo capitolo della saga vediamo uomini giganti, astronavi spettacolari, mondi alieni, strutture giganti, cose delle quali nella claustrofobica ambientazione di Alien non avrebbero trovato posto. La struttura narrativa imposta da Scott ai suoi sceneggiatori Jon Spaihts, Damon Lindelof  è molto simile a quella che lui stesso aveva adottato per dare alla luce la sua creatura. Il risveglio dal sonno criogenico, l'esplorazione del nuovo pianeta, il parassitismo delle creature aliene, le scene tra la protagonista androgina ed il mostro, la fecondazione ed il parto ed ultimo, ma non meno importante, il ruolo sospetto dell'androide di turno.
Quindi cosa c'è che non funziona e non permette a questo film di essere memorabile? Quello che manca, a mio parere, è il pathos, il mistero, presente in Alien. Qui vengono seminati indizi, date spiegazioni, nei primi minuti che permettono allo spettatore di immaginare a priori certi eventi fondamentali che si svolgeranno da li a molto e che tolgono un po' di suspense. In certi momenti i personaggi, in primis  Meredith Vickers (Charlize Theron) ed il  Capitano Janek (Idris Elba), pronunciano frasi o giungono a conclusioni repentine che mettono a disagio lo spettatore: ci si chiede come in pochi secondi riescano a raggiungere certezze tali.
Il cast è troppo ricco. I membri dell'equipaggio della Prometheus dovrebbero essere 17, se ne vedono 10 e solo 6 hanno una mole di battute tali da essere giustificati. La protagonista è Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) che anticipa il ruolo che sarà di Sigourney Weaver nel film capostipite della saga, con meno aggressività, ma con una intensa curiosità e spirito di sopravvivenza. Accanto a lei Logan Marshall-Green (Charlie Holloway), che dopo lo sbarco sul pianeta ed il rientro sulla nave subisce uno sconvolgimento ingiustificato, ma utile alla trama, Idris Elba (Capitano Janek), piccolo ruolo con sfaccettature nascoste che non vengono approfondite a dovere, Charlize Theron  (Meredith Vickers), fredda, gelida e distaccata tanto da sembrare meno umana dell'androide a bordo. Insieme alla Rapace l'altro vero protagonista del film è Michael Fassbender nel ruolo dell'androide David. Bravo e intenso ricorda, a tratti, Ian Holm nel film originale. La sua parte è curata, lui lascia trasparire che, forse forse, proprio solo un androide non è e che, sicuramente, non ha un fine unico in quello che fa.
Come detto gli effetti speciali la fanno da padrone. Sia le creature che gli effetti speciali veri e propri sono di altissimo livello.
Le scenografie, sia come realizzazione degli ambienti che come ingegneria delle strutture (spazi ed ambienti della nave sono molto simili a quelli che saranno presenti sulla Nostromo), risultano essere appropriati e di alto livello.
La regia si Scott non ha elevati spunti dinamici, ma rimane costantemente godibile e fluida dall'inizio alla fine.
Nota a margine per il doppiaggio italiano. Anche se la voce di Domitilla D'Amico non è così discorde dal viso ed il fisico della Rapace è un peccato che l'attrice svedese non sia stata doppiata ancora da Federica De Bortoli, che l'ha fatta conosce in Italia con la saga di Millennium. Alcuni comprimari hanno voci inopportune, adatte a dei minorenni da serial tv, e la cosa stupisce non poco. Il film ha atteso, per uscire in Italia, mesi rispetto all'uscita americana ed il risultato della nostra versione non è così impeccabile come si sarebbe potuto sperare.

Alcuni punti oscuri e la mancanza di accelerazioni nella trama lo rendono meno intenso e piacevole di quanto avrebbe potuto essere. Le due ore di durata sono troppe per come è stato impostato, ma poche per raccontare bene tutto quello che c'è da dire (ci dovremo aspettare un director's cut nell'edizione in Blu-Ray?).
Da cinema solo per gli effetti speciali, da divano per tutto il resto.

Nota a margine. Il film l'ho visto nella sala 4 dello Skyline presso il Centro Commerciale Sarca a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Ecco, non andateci. E' il cinema più scomodo del mondo. Nonostante lo schermo enorme, la sala spaziosa (circa 500 posti) non si può non notare la pessima scelta delle poltrone. Piccole e basse, tanto da non arrivare neanche alle spalle, ti obbligano a tenere in tensione il collo per ore. Alla fine ne esci sfatto e stanco.
Inoltre, il cinema stesso sembra una landa desolata. Casse buie, luoghi abbandonati, scale mobili cigolanti. Aperto da pochi anni è già vecchio e da rinnovare.

Titolo originale Prometheus 
Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2012 
Durata 124 min 
Genere fantascienza
 
Regia Ridley Scott 

Sceneggiatura Jon Spaihts, Damon Lindelof 
Produttore Ridley Scott, Tony Scott, David Giler, Walter Hill 
Produttore esecutivo Michael Costigan, Michael Ellenberg, Damon Lindelof, Mark Huffam 
Casa di produzione Brandywine Productions, Dune Entertainment, Scott Free Productions 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Dariusz Wolski 
Montaggio Pietro Scalia 
Musiche Marc Streitenfeld 
Scenografia Arthur Max 

Interpreti e personaggi 
Noomi Rapace: Elizabeth Shaw 
Michael Fassbender: David 
Charlize Theron: Meredith Vickers 
Idris Elba: Capitano Janek 
Guy Pearce: Peter Weyland 
Logan Marshall-Green: Charlie Holloway 
Sean Harris: Fifield 
Rafe Spall: Millburn 
Emun Elliott: Chance 
Benedict Wong: Ravel 
Patrick Wilson: padre di Elizabeth Shaw 
Kate Dickie: Ford 
 
Doppiatori italiani 
Domitilla D'Amico: Elizabeth Shaw 
Francesco Prando: David 
Roberta Pellini: Meredith Vickers 
Roberto Draghetti: Capitano Janek 
Claudio Sorrentino: Peter Weyland 
Alessandro Budroni: Charlie Holloway 
Luciano Roffi: Fifield 
Luigi Ferraro: Millburn 
Vittorio Guerrieri: Chance 
Mino Caprio: Ravel 
Roberta Greganti: Ford 

giovedì 19 luglio 2012

Biancaneve e il Cacciatore

C'era una volta, tanto tempo fa, in un regno lontano lontano...
Una coppia reale, Re Magnus e la Regina Eleanor, che concepirono una figlia destinata ad essere la più bella ragazza del Reame. Dopo pochi anni dalla sua nascita, in un freddo inverno, la Regina Eleanor perse la vita. Poche settimane dopo, dopo aver difeso il castello da un attacco di strani soldati, Re Magnus salvò una donna di nome Ravenna, che, il giorno seguente, divenne la sua sposa. Nella prima notte di nozze, Ravenna assassinò Re Mangus, imprigionò la piccola figlia nella torre nord del castello e permise al suo esercito, comandato da suo fratello Finn, di entrare nel castello. Tutto questo le permise di conquistare un regno florido che, a poco a poco, avrebbe iniziato ad imputridirsi e morire sotto il suo influsso.
Biancaneve, intanto, cresceva prigioniera. Venne, però, il giorno del suo diciottesimo compleanno. Lo specchio magico della Regina Ravenna le fece una rivelazione. Biancaneve sarebbe stata colei che avrebbe potuto ucciderla o darle la vita eterna.
Bramosa della seconda opzione, Ravenna ingiunse al fratello di portarle la giovane, ma ella riuscì a sfuggirgli e si rifugio nella Foresta Oscura. La foresta, maledetta, era un luogo in cui la Regina non aveva poteri e per questo necessitava di qualcuno che la conoscesse per recuperare la ragazza. La scelta cadde sull'unico cacciatore che era sopravvissuto alla Foresta Oscura.
Ma il destino è beffardo. Appena il cacciatore trovò Biancaneve decise che l'avrebbe aiutata a fuggire ed a soverchiare il regno malvagio della despota.
Avrebbero vissuto un'avventura tra Troll, fate, nani, cavalieri ed armi per permettere agli ideali di libertà di sorgere dalle ceneri.

Biancaneve ed il cacciatore è una originale rivisitazione del mito di Biancaneve, cristallizzato da 75 anni nella versione Disney, facendo l'occhiolino alle atmosfere oscure e paurose presenti nell'originale dei fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm. La prima edizione della loro trascrizione della fiaba risale ben a 200 anni fa, era, infatti, il 1812 quando veniva pubblicata nella raccolta Kinder- und Hausmärchen (Fiabe dei bambini e del focolare).
Ora, per la regia di Rupert Sanders ed il soggetto di Evan Daugherty, torna aggressiva sugli schermi. Troviamo Biancaneve guerriera e combattiva, come vuole il mito delle ragazze moderne al cinema, che solleva popoli contro la tirannia. 
Vengono riscritti i personaggi principali. Il cacciatore è un Thor dei tempi andati (non solo per l'attore che lo interpreta) beone e psicologicamente affranto. I nani non sono più minatori allegri e scanzonati, ma guaritori divenuti ladri e banditi. La regina cattiva acquisisce un nome, Ravenna, per empatizzare con il pubblico ed un fratello albino che ricorda Silas de Il codice Da Vinci. Lo stesso specchio magico viene presentato in un modo nuovo ed originale.
Inquadrature dosate, battaglie intese ed una strizzatina d'occhio alla conversione post produzione in 3D, che probabilmente non c'è stata. Atmosfere oscure per tutta la pellicola, tranne un piccola sequenza bucolica. Tanto viene preso in prestito da film passati. Si citano, non tanto inconsapevolmente secondo me, Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, ma, sopratutto, per la sequenza prima citata, La Principessa Mononoke di Miyazaki Hayao. Quando sullo schermo ho visto apparire le fatine, che proprio fatine non sono, mi è venuto un sospetto. Ma quando il cervo con l'impalcatura ha fatto il suo ingresso, sotto l'albero gigante circondato dall'acqua, non ho potuto far altro che rimanere folgorato nel ricordo. Tutta la scena è una ricalcatura di una delle scene madri del film del Maestro dell'animazione giapponese. L'albero, il cervo, i Kodama, tutto, ma proprio tutto è un omaggio alla creatura dello Studio Ghibli
Come, però, sia possibile che Kristen Stewart sia più bella di Charlize Theron è un mistero. Sicuramente si parla di bellezza interiore e non di aspetto fisico, un'altra battaglia di opposti che si sviluppa nel film oltre luce/oscuro, verità/inganno ecc..., e quindi la scelta può essere giustificata. Intanto, comunque, le due attrici ben sia alternano sullo schermo, dove si incontrano solo per un mezz'ora alla fine della storia.
La Stewart non è un'attrice dotata in modo eccezionale, ma le sue due espressioni (una in più che nella saga che l'ha resa famosa) si alterano ad un ritmo piacevole. L'opera dei truccatori ne valorizza le labbra e gli occhi, dandole spessore ed intensità.
Charlize Theron è brava ed intensa. Una donna che non accetta il passare degli anni e del potere, sempre alla ricerca di nuova linfa vitale, che succhia dal suo regno e dalle giovani che lo abitano, ossessionata e timorosa di perdere tutto quello che ha.
Chris Hemsworth è Thor, come Robert Downey Jr. è Iron Man, quindi finché farà parti del genere lo vedrò con in mano il martello del dio di Asgard e non con l'ascia di un tagliaboschi medioevale. Piacevole la sua faccia da schiaffi.
Comprimari all'altezza di alternano sullo schermo fino ad arrivare ai sette nani, che rimangono sette nonostante tutto e non si capisce come, che saccheggiano, picchiano, rapiscono, uccidono donne, combattono e camminano con la pupù fino al collo, portando sulle loro spalle strani nomi di quattro lettere.
Piacevole, poi, rivedere sullo schermo la rossa modella inglese, di bellezza particolare, Lili Cole, assente dagli italici grandi schermi dal Parnassus di Terry Gilliam del 2009.
Costumi azzeccati, anche se il solo vero lavoro originale credo sia stato dedicato agli abiti di scena della regina Ravenna ed alla sua evoluzione verso l'oscurità più cupa.

Che dire. Alice di Butron ha aperto una nuova strada raccontando storie per bambini in modo nuovo, grazie all'oscurità, apprezzata dal pubblico, iniettata nel suo Batman da Nolan. Sanders ha svolto il suo compito in modo egregio, scegliendosi un cast che attirasse anche giovani che sorridono solo al pensiero di pronunciare il nome di Biancaneve. In mezzo, e mi manca, c'è il Cappuccetto Rosso Sangue con Amanda Seyfried ed attendiamo la Maleficent di Angelina Jolie diretta da Robert Stromberg previsto per il 2014.
Un film da vedere, forse non rivedere, ma per il quale vale la pena spendere i soldi del biglietto e passare una serata al cine.

Titolo originale Snow White & the Huntsman 

Lingua originale Inglese 
Paese USA 
Anno 2012 
Durata 127 min 
Genere fantastico
 
Regia Rupert Sanders 

Soggetto Evan Daugherty 
Sceneggiatura Hossein Amini, Evan Daugherty, John Lee Hancock 
Produttore Sam Mercer, Palak Patel, Joe Roth 
Produttore esecutivo Gloria S. Borders 
Casa di produzione Roth Films
Universal Pictures 
Distribuzione (Italia) Universal Pictures 
Fotografia Greig Fraser 
Montaggio Conrad Buff IV, Neil Smith 
Musiche James Newton Howard 
Scenografia Dominic Watkins 
Costumi Colleen Atwood 

Interpreti e personaggi 
Kristen Stewart: Biancaneve 
Chris Hemsworth: Eric, il cacciatore 
Charlize Theron: Ravenna, la Regina cattiva 
Sam Claflin: Principe William 
Vincent Regan: Duca Hammond 
Noah Huntley: Re Magnus 
Liberty Ross: Regina Eleanor 
Ian McShane: Beith 
Bob Hoskins: Muir 
Johnny Harris: Quert 
Toby Jones: Coll 
Eddie Marsan: Duir 
Ray Winstone: Gort 
Nick Frost: Nion 
Brian Gleeson: Gus 
Lily Cole: Greta 
Sam Spruell: Finn, fratello della Regina 
Christopher Obi Ogugua: Specchio magico 
 
Doppiatori italiani 
Federica De Bortoli: Biancaneve 
Massimiliano Manfredi: Eric, il cacciatore 
Roberta Pellini: Ravenna, la Regina cattiva 
Gabriele Sabatini: Principe William 
Stefano Benassi: Duca Hammond 
Fabrizio Pucci: Re Magnus 
Fiamma Izzo: Regina Eleanor 
Renzo Stacchi: Beith 
Carlo Reali: Muir 
Alessio Cigliano: Quert 
Dario Oppido: Coll 
Franco Mannella: Duir 
Edoardo Siravo: Gort 
Fabrizio Vidale: Nion 
Nanni Baldini: Gus 
Rossa Caputo: Greta 
Niseem Onorato: Finn, fratello della Regina 
Stefano Mondini: Specchio magico

giovedì 11 novembre 2010

Nella Valle di Elah

2004. Mike Deerfield è figlio di un militare in pensione, Hank Deerfield, e fratello di un militare della 82a deceduto in addestramento dieci anni prima, David.
Quattro giorni dopo il suo rientro dall'Iraq suo padre riceve una telefonata che gli segnala che Mike non fa rientro alla base nel Nuovo Messico da alcuni giorni. Hank rimane stupito, non sapeva neanche che suo figlio fosse tornato negli Stati Uniti.
La notizia della scomparsa mette in agitazione sia lui che sua moglie, Joan. Si imbarca, così, in un viaggio fino a Fort Rudd alla ricerca del suo unico erede. Esperto di tecniche di investigazione, grazie agli anni passati nell'esercito, visita prima la base e poi il distretto di polizia civile alla ricerca di qualcuno che possa dargli una mano. Dopo insistenze e progressi solitari gli si affianca il detective Emily Sanders. Nel frattempo viene ritrovato il cadavere smembrato, bruciato, abbandonato in campagna, in zona militare, e divorato dagli animali di un ragazzo. Purtroppo il cadavere è quello di Mike.
L'indagine personale di Hank procede, lo scambio di informazioni con Emily è proficuo, l'ostruzionismo da parte dell'esercito è evidente. Il tutto fino alla svolta che permetterà al padre di ottenere, nei locali della polizia ed alla presenza del detective Sanders, una confessione dal colpevole dell'efferato delitto.

Girato con budget ridotto, gli attori hanno accettato anche riduzioni ai loro ingaggi, senza risentirne il film si dice ispirato ad una storia vera. Non è difficile credere che i ragazzi di poco più di venti anni che tornano da zone di guerra, sia negli anni in cui è ambientato il film sia oggi, come quelli rappresentati nella vicenda possano subire un tale tracollo psicologico. Costretti ad uccidere per sopravvivere, pronti a temere ogni essere umano ed a vedere in lui un avversario, al ritorno in patria necessitano di un supporto psicologico completo. Il dramma della perdita del secondo figlio spezza definitivamente gli ultimi fili che reggono il matrimonio di Hank e Joan, una lontananza resa evidente dalle poche scene recitate insieme dai due attori sullo schermo e confermata al rientro a casa di lui in concomitanza con l'assenza di lei.
Tommy Lee Jones interpreta il ruolo del padre determinato e sfranto, che sembra scritto per essere retto dalla faccia di cuoio di Clint Eastwood, in modo impeccabile ed intenso. Susan Sarandon è la madre disperata, ben delineando la figura nonostante lo scarso minutaggio sullo schermo. Charlize Theron è il detective capace determinato a rivalersi sui colleghi per le dicerie che l'accompagnano, con una rappresentazione realistica anche se non completamente convincente.
La regia e la sceneggiatura di Paul Haggis (nel suo curriculum troviamo regia, sceneggiatura e soggetto per Crash - Contatto fisico, le sceneggiature per Million Dollar Baby (2004), Flags of Our Fathers (2006), Agente 007 - Casino Royale (2006), Agente 007 - Quantum of Solace (2008) ed il soggetto per Lettere da Iwo Jima (2006)) sono lente, unico aggettivo che vi si può ascrivere. Una lentezza eccessiva che cerca di ricalcare, senza successo, la lentezza romantica e descrittiva dei film di Eastwood (dei quali è stato, in alcuni casi, sceneggiatore e/o soggettista) e, forse, vuole avvicinarsi alle atmosfere sospese dell'"Insomnia" di Christopher Nolan. Una pecca, questa, che pregiudica molto la godibilità di un film prevalentemente di cronaca, denuncia ed indagine. Se lo scopo della marcia innestata era quello di poter permettere allo spettatore di concentrarsi sui sentimenti di padre e marito di Hank, a mio parere, l'obiettivo è stato mancato.

Un film vedibile, ma non indispensabile.

Titolo originale In the Valley of Elah

Paese Stati Uniti d'America
Anno 2007
Durata 120 min
Genere drammatico

Regia Paul Haggis

Interpreti e personaggi
Tommy Lee Jones: Hank Deerfield
Charlize Theron: Det. Emily Sanders
James Franco: Sergente Dan Carnelli
Susan Sarandon: Joan Deerfield
Jonathan Tucker: Mike Deerfield
Frances Fisher: Evie
Jason Patric: Tenente Kirklander
Josh Brolin: Comandante Buchwald