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martedì 25 novembre 2014

Le notti dei Super Robot - Parte 1

Mazinga Z contro Devilman, Mazinga Z contro il Generale Nero e Il Grande Mazinga contro Getta Robot. Questi sono i titoli proposti nella prima Notte dei Super Robot.
Ma come è andata?
Al cinema, sala di 150 posti circa quasi piena, una allegra formazioni di trenta/quarantenni, chi con pargoli, chi con mogli, si è ritrovata, per rivivere, con simpatica nostalgia, i primi anni della loro infanzia, tra risa ed applausi a scena aperta.
Da quando scorrono sullo schermo le prime immagini si capisce che non tutti si ricordavano come erano in realtà i robot che amavano da bambini. Molti rimangono sorpresi dalle proporzioni approssimative, molti dai dialoghi semplici e dalle dinamiche narrative poco articolate. Per tanti il ricordo è più bello della realtà dei fatti.
Sotto il profilo tecnico niente si può dire al lavoro svolto per la presentazione sul grande schermo. Si è proceduto ad un nuovo doppiaggio, mantenendo le voci originali dove possibile, che ha portato, per me purtroppo, a scegliere di proporre i nomi della prima versione italiana dei personaggi di Nagai e non i loro originali (per intenderci Koji è Ryo). La scelta ha, comunque, il suoi lati positivi: finalmente si è abbandonato l'audio in mono degli anni '970 e ci si è aggiornati per godere meglio delle battaglie sui dispositivi moderni.
La parte grafica è quella che ha acquisito maggiore forza con questa operazione. Il restauro del colore ha portato sullo schermo i toni forti delle tinte, ha valorizzato i fondali, dei dipinti di alto livello, esaltandone i toni dei rossi, viola e neri di Apocalittica visione. Non dobbiamo dimenticarci che in ogni singolo episodio la Terra è in pericolo e l'estinzione della razza umana. Tra i mostri di Micene, quelli comandati dal Barone Ashura o dei mostri spaziali e la nostra salvezza i baluardi solidi sono pochi: Mazinga Z, Il Grande Mazinga ed il Getta Robot.
Del trittico proposto in questa prima serata non posso che preferire il secondo capitolo. La sofferenza di Mazinga Z, e del suo pilota, nella battaglia finale è palpabile ed intensa. Anche i più sprezzanti tra il pubblico si sono uniti a soffrire e tifare per questo grande robot Super Lega Z, ma con un grande cuore umano al suo interno. Uniti a soffrire e pronti ad esultare quando il colpo di scena ha spazzato ogni dubbio su chi avrebbe vinto la battaglia finale.
Nel primo episodio, pur nelle sue articolazioni narrative semplici rispetto ad alcuni prodotti contemporanei, il legame tra Akira Fudo e Ryo Kabuto cresce in modo graduale. L'uno spinge l'altro a crescere ed a vincere i punti deboli del suo robot, seppure con arroganza, ma, il secondo, non si pone il minimo dubbio di aiutare un futuro amico nel momento di difficoltà.
Il Getter Robot l'ho sempre visto poco. La rivalità forzata tra i suoi tre piloti ed Tetsuya Tsurugi è palesemente poco credibile ed utile all'umanità, ma non sempre tutto può filare liscio tra gli eroi. La mentalità giapponese, però, riesce a sistemare tutto: anche il nemico più imbattibile riesce ad essere sconfitto con la collaborazione.
Palese, rispetto alla narrativa contemporanea, il ruolo di contorno delle donne. Già nella società giapponese fanno più fatica ad emergere adesso, figuriamoci in quegli anni. I robot guidati da Sayaka Yumi sono carne da macello in ogni momento, non riescono a portare un solo colpo contro gli avversari e vengono subito distrutti. Venus Alpha, invece, guidato dalla bellissima Jun Hono, è un'altra cosa. In anticipo sui tempi qui come su tanto altro, Nagai Go, ritaglia una parte, ed un carattere, più importante per questa ragazza combattiva.

Uno sguardo sulla società giapponese, nella quale da sempre i giovani devono lottare contro i più anziani per trovare il loro posto nella società, lanciato attraverso gli occhi dei robot giganteschi. Robot enormi che ospitano dentro di loro piloti danno tutto ciò che possono per garantire un futuro al nostro pianeta.

Una buona operazione nostalgia destinata ad un unico passaggio in sala (si replica con altri tre episodi settimana prossima), ma con l'intento di aprire un nuovo mercato di DVD e gadget sfruttando le icone che hanno visto crescere generazioni di bambini e sbarcare i cartoni animati giapponesi nel Bel Paese.

Majinga Zetto tai Debiruman
Regia: Tomoharu Katsumata
Origine: Giappone, 1973

Majinga Zetto tai Ankoku Daishogun
 Nobutaka Nishizawa
1974

Gureto Majinga tai Getta Robo

Masayuki Akehi
1975

Distribuzione: Yamato Video/Koch Media
Durata: 116'

venerdì 8 novembre 2013

Go Nagai Robot Collection

Ho avuto tra le mani la prima uscita della Go Nagai Robot Collection.
Ne avevo letto e sentito parlare, male, un po' ovunque: ero curioso di capire come fossero ed ecco tra le mie mano Jeeg Robot d'Acciaio.
Ecco, di acciaio c'è proprio il nulla, ma andiamo con ordine.
Il packaging è spettacolare. Scatola nera con scritte anni '80 del secolo scorso e sagoma del robot contenuto stampata sia sui laterali che sul retro. A dir la verità le sagome sono due: quella del Jeeg e quella del Goldrake, che si collocano come prima e seconda uscita della serie. E' probabile che il packaging non cambierà per tutta la durata della pubblicazione, ma sarebbe stata una bella idea quella di personalizzare ogni box con il profilo del personaggio contenuto. Sul box niente da rimarcare. Rigorosamente in cartone copre tutti e quatto i lati dell'alloggiamento in plastica in esso contenuto. Solo il lato frontale ha una finestra per mostrare il robot in tutta la sua artistica potenza. Peccato che il cartone, qui, oscuri il volto del robot.
In penombra.


I crediti dell'opera.
L'apertura della scatola, o unboxing come viene sempre più spesso chiamato, è difficoltoso. La linguetta di cartone che chiude il tutto è così bene incastrata che si rischia la rottura ad esercitare troppa forza.
Una volta rimosso il giaciglio plasticoso del Jeeg lo troviamo ben chiuso, grazie a delle parti in plastica concava vs convessa che ne permettono la chiusura senza l'utilizzo di scotch. Sicuramente qui abbiamo un grande passo avanti rispetto ai box in cui sono custodite le varie miniature Eaglemoos, siano esse Marvel, Dc o gli scacchi di Star Wars. D'altronde il licenziatario è la Dynamic Planning ed i giapponesi son da sempre maestri nel packaging.
I dolori arrivano quando viene estratto il personaggio dalla scatola.
Saltano subito all'occhio difetti di pittura, disomogenea, con bolle, mancante, ma il dettaglio anomalo è il peso. Ovviamente, come accennato, il confronto con i prodotti Eaglemoss è di dovere visto che ci muoviamo sul loro territorio. Quindi, paragonato ad una miniatura della ditta inglese delle stesse dimensioni è ben più leggera. Il personaggio, in posizione di battaglia, è alto circa 12 cm e sebbene sia la riproduzione dell'amato Jeeg non convince.

Davvero è troppo leggero. Il suo interno sembra essere vuoto e non pieno come un Galactus od un Batman sul gargoyle. La leggerezza della miniatura rovina la magia e causa ripetuti danni alla consegna nelle edicole. Girando un po' i rivenditori della mia città mi sono sentito spesso dire: "Me ne sono arrivati 5 (3 o qualche altro basso numero, fate voi ndr) e di sani ce ne erano pochissimi.". Sani si intende con entrambe le braccia integre, con la basetta di plastica, per la stabilità nell'esposizione, ancora attaccata sotto i piedi o la testa sul collo. Troppo leggeri, quindi, vuol dire poco resistenti e perciò facilmente rompibili in fase di consegna.
Ma il livello di dettaglio? I colori sono i suoi. Le forme pure, ma il viso ecco. Il viso ricorda quello di Jeeg, ma la ridotta dimensione della scultura fa si che se osservato attentamente ricordi molto quello di un topo muschiato del deserto.
Un po' diverso da quello della pubblicità, vero?
Parlando in soldoni. 5€ la prima uscita e perché no. Non è così pessimo da non valerli, ma neanche così stratosferico da paragonarsi con i prodotti Eaglemoss che costavano tra i 11 ed i 12€. Seconda uscita, Goldrake, 10€: ecco, già non ci siamo. Il valore massimo di queste miniature, se la qualità assume come costante la prima uscita, non può essere superiore di 5€. Terza uscita, Grande Mazinga, e prezzo definitivo per tutte le restanti, successive, quarantasette, uscite: 13 carte! Dai, ma state scherzando! Sono d'accordo che in tutto questo c'è lo zampino della Yamato, i cui prezzi non sono mai stati popolari, ma così è veramente fuori mercato. Da considerare che ai robot si alterneranno astronavi, nemici e piloti. Se i robot sono di dodici centimetri i piloti dovranno essere più piccoli, di quanto? A 13€? Siamo su candid camera.

Giuro, la mia scimmia collezionista vorrebbe contribuire al successo commerciale di questa idea, almeno comprando i piloti, ma i prezzi sono spropositati. Peccato.

Ecco la lista delle uscite:
1) Jeeg
2) Goldrake
3) Grande Mazinga
4) Mazinga Z
5) Duke Fleed
6) Garada K7
7) Venus Alfa
8) Hiroshi Shiba (Cyborg)
9) Boss Robot
10) Generale Nero
11) Big Shooter
12) Re Vega
13) Tetsuya Tsurugi
14) Afrodite A
15) Regina Himika
16) Koji Kabuto
17) Takeru
18) Giru Giru
19) Ministro Argos
20) Ministro Amano
21) Nave Madre
22) Diana A
23) Generale Scarabeth
24) Comandante Gandal
25) Ministro Mimashi
26) Generale Angoras
27) Doublas M2
28) Koji Kabuto (Alcor)
29) Sayaka yumi
30) Ministro Ikima
31) Miwa Uzuki
32) Generale Drayato
33) Dottor Inferno
34) Jun Hono
35) Generale Birdler
36) Generale Flora
37) Comandante Hydargos
38) Generale Rigarn
39) Astronave delle Regina Himika
40) Mikeros
41) Ministro della scienza Zuril
42) Generale Ardias
43) Barone Ashura
44) Generale Yuri Cesar
45) Marchesa Yanus
46) Gran Maresciallo delle Tenebre
47) Duca Gorgon
48) Conte Blocken
49) Signore del Drago
50) Fortezza Demoniaca

venerdì 1 marzo 2013

Ufo Robot Goldrake - Ritorno alla Terra


Come nel caso precedente. Io l'idea per il soggetto ce l'ho. Se qualcuno di voi ha voglia di disegnarla scrivo anche la sceneggiatura.

mercoledì 21 marzo 2012

d/visual

La d/visual.
Sul mercato italiano dal 2002, casa editrice con sede a Tokyo. e stamperia ad Hong Kong, è definitivamente fallita.
In questi giorni di festeggiamenti per i personaggi di carta, di attesa per le novità di Cartoomics, ho appurato che persino il sito internet, in comingsoon da almeno un anno, non esiste più.
d/visual che ha portato in Italia per lo più manga del maestro Nagai Go, tra i più conosciuti e quelli meno, ed ha riproposto manga già editi nel nostro Paese, nei decenni passati, caratterizzati da qualità e prezzi nettamente superiori non esiste più. Dell'elenco a piede post sono da notare volumi come La Divina Commedia, Le Rose di Versailles, Ken il guerriero, Ufo Robot Goldrake, ma l'offerta era veramente lunga. Lunga come i tempi di attesa tra un'uscita e l'altra. La distanza nella pubblicazione dei vari volumi era veramente eccessiva, quello che veniva definito mensile diventava, senza troppi problemi e spiegazioni, tri o semestrale. Attese tanto lunghe che tre titoli non hanno mai visto la fine: Babil Junior, Leviathan e Robot (anche se in questo caso si trattava di una rivista).
Per non parlare poi del reparto video, ed è qui che ce l'ho veramente con loro. Dopo piccole produzioni importate ex novo, come La voce delle Stelle e MazinKaiser, si sono lanciati in un progetto a più ampi respiro, ma certo nelle vendite: la prima edizione italiana in DVD di Ufo Robot Goldrake. Con mia somma sfiducia, ma grande passione e speranza, mi sono messo all'acquito di questa produzione che, in tre/quattro anni è giunta fortunosamente alla pubblicazione del decimo volume (dei dodici attesi). I restanti due sono rimasti, senza spiegazioni da parte dell'editore (ci tengo a ribadirlo), in stand by per circa due anni, fino al recente fallimento della d/visual.
Non so nel dettaglio quali siano stati i problemi che hanno portato Federico Colpi (ex Granata Press, Dynamic Italia, Dynit) a fallire miseramente nel suo progetto, sta di fatto che la sua mancanza di rispetto per i suoi clienti è stata sfacciata ed estrema.
Su Wikipedia si trovano notizie non troppo rassicuranti sul curriculum di quest'uomo:

"Con la dissoluzione del gruppo a causa di ritardi nei pagamenti delle licenze a Dynamic Planning, Federico Colpi e Toyoyuki Yokohama assumono la direzione di una joint-venture (50/50) fra Dynamic Planning e Omega Project (Marubeni) fondata nel 2001 chiamata d/world, sciolta nel 2002 con l'uscita di Marubeni dal mercato anime. Nell'ottobre 2002 Colpi e Kazuhiko Murata fondano d/visual, in cui confluisce d/world. Nel 2004 Colpi converte d/visual in una casa editrice perseguendo i medesimi obiettivi che l'avevano indotto ad appoggiare il "Dynamic Group of Companies". La d/visual, indipendente dalla Dynamic Planning, che non ne detiene alcuna quota azionaria, opera di fatto come una sua divisione internazionale, che dopo lo scioglimento del "Dynamic Group of Companies" ha aiutato a recuperarne le insolvenze verso i licenziatari."

Nel suo curriculum vitae si ritrovano importanti scelte editoriali risalenti agli anni '90 del secolo scorso. Si nota come sia riuscito ad ottenere le licenze per le traduzioni di titoli che hanno fatto la storia del manga in Giappone ed in Italia, quali Capitan Harlock (Matsumoto Leiji), Nausicaä della valle del vento (Miyazaki Hayao) Lamù e Ranma 1/2 (Rumiko Takahashi), Sanctuary (Sho Fumimura e Ryoichi Ikegami), Patlabor e Devilman, Mazinga Z (ed altre opere di Nagai Go) e molti alti. A questo punto sorge un dubbio: che fossero i primi vagiti italiani sul mercato manga giapponese e che gli editori nipponici abbiano ceduto all'unico che gli ha chiesto i diritti o che non sia solo merito suo.

Sempre Wikipedia dice che l'uomo è nato nel 1969, ma non ne cita la data di dipartita. Sarebbe bello che questo personaggio, dopo anni di silenzi, si affacciasse, almeno sulla rete (siti specializzati o meno), e giustificasse il suo fallimento. L'unico dato certo è che ora tutto il catalogo manga della d/visual (i d/books) sono passati sotto la GP Publishing (Grani & Partners del Gruppo Giochi Preziosi) diretta, inizialmente, dai vecchi Kappa Boys (Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi). Ora la direzione di questa nuova realtà non è nota (dal sito nell'internet non si ricavano informazioni) visto che sembra che i Kappa siano andati a fondare la Ronin Manga per Alessandro Distribuzione.

Il mio cruccio è che questo editore problematico, fallito, mi ha piantato in asso con in DVD di Goldrake. Sapevo che sarebbe stata dura, sapevo che sarebbe stata lunga, ma essere messi di fronte al fatto che dopo aver investito soldi, tempo e speranza in questo progetto non mi sarà possibile completarlo è deludente. Il bello è che nell'internet, ben prima dell'inizio della pubblicazione dei DVD originali d/visual, sono disponibili tutti gli episodi, con il medesimo doppiaggio, in divx, così come lo sono quelli di Jeeg ed Il Grande Mazinga. Che sforzo sarebbe stato finire la pubblicazione, visto che il materiale era già pronto? Fossero stati problemi di richiesta scarsa sarebbe bastato lanciare un appello dal loro sito e raccogliere ordini e pagamenti organizzando la spedizione a casa di ciascun acquirente. Come detto non so cosa sia successo, il resto sono solo parole, ma incontrassi Colpi gli chiederei spiegazioni.

Finite le belle notizie ecco a voi l'ex catalogo d/visual, che non potrete più acquistare se non da GP.

Manga

Amon - The Darkside of Devilman
Appleseed
Babil Junior (Interrotta al volume 7 di 8 previsti)
Beast of East
Birth
Capitan Harlock
Cutie Honey '21
Devillady
Devilman
Devilman - Time Travellers
Dynamic Heroes
Dynamic Superobot Wars
Enciclopedia delle Kagate
Getter Saga
Il Grande Mazinger
Gunslinger Girl
Kajimunugatai
Kaze
Kekko Kamen
Ken il guerriero
Kitaro dei cimiteri
La Divina Commedia
La regina dei 1000 anni
Le Rose di Versailles
La voce delle stelle
Leviathan (Interrotta al volume 5 di 11)
Mao Dante
Maria Ammazzatutti
Mars
Masked Rider
Mazinger Angels
Mazinger Z
Overman King Gainer
Pied Piper
Robot (rivista trimestrale: pubblicazione interrotta)
Ryu il ragazzo delle caverne
Shutendoji
Slam Dunk
Strange Days - The Apocalypse of Devilman
Tokyo Babylon
Tokyo Tribe
Ufo Robot Goldrake - Ufo Robot Grendizer
Ultraheaven
Urotsukidoji
Violence Jack
Yapoo - Il bestiame umano
Yoshitoshi ABe lain illustrations
Z Mazinger

Anime

La voce delle stelle (dvd unico)
Mazinkaiser (serie in 7 episodi racchiusi in 2 dvd)
Mazinkaiser contro il Generale Nero (dvd unico)
Ufo Robot Goldrake (serie interrotta: 10 DVD pubblicati su 12 annunciati)

ps: Da voci registrate durante la Cartoomics 2012, conclusasi domenica scorsa, son riuscito ad intercettare una notizia che vi riporto, ma è da prendere con le pinze. Sembra, e dico sembra, che d/visual non avesse i diritti per commercializzare i dvd di Godrake. Sembra che ad un certo punto alla Toei se ne siano accorti e gli abbiano intimato di fermarsi se non volevano fare una brutta fine. Che storia complicata se teniamo, anche, presente che lo stesso Colpi aveva citato in giudizio una ditta francese che stava per immettere gli stessi dvd sul mercato transalpino. Le speranze di vedere il nostro amato robot samurai in azione negli ultimi dvd sono sempre più remote. Accidenti

venerdì 29 aprile 2011

Censura tu che io non son d'accordo.

Sono della metà degli anni 70 del secolo scorso e sono stufo. Stufo di leggere argomentazioni errate a sostegno della dannosità dei cartoni animati giapponesi che hanno accompagnato nella crescita noi bambini di quegli anni.
I cartoni Disney sono migliori, sono educativi, sono disegnati meglio, loro si che hanno delle belle storie, mica quella robaccia giapponese tutta uguale e fatta al computer. Nel 1970? Al computer? Ma che volete che facessero negli anni 70 col computer in Giappone? A stento era diffusa la calcolatrice!
Mettiamo un po' d'ordine.
Per realizzare un prodotto di animazione destinato alla televisione, perché di questo che stiamo parlando, si partiva dalla stesura della storia che coprisse un arco narrativo di almeno 26, 52 o più settimane, un episodio a settimana. Storia che poteva essere originale o più spesso tratta da un manga di successo.
Il tutto ha inizio nel 1963 quando vede la luce la serie Tetsuwan Atom (Astro Boy). La prima serie animata trasmessa dalla televisione giapponese ha grande successo e l'anno seguente le succede Big X. Nell'ottica del successo ottenuto nel 1965 Jungle Taitei (Kimba il leone bianco) ottiene un nuovo primato come prima serie animata giapponese a colori. L'avvento di questo genere d'intrattenimento sui teleschermi giapponesi si ha grazie al Manga no Kamisama (dio del manga) Tezuka Osamu. Nato nel 1928, a Toyonaka, diventa il più grande mangaka, fumettista, giapponese di tutti i tempi.
Per l'arrivo in Italia delle sue opere è ancora presto. Il nostro paese si sta riprendendo dai disastri della Grande Guerra e sta entrando nel periodo del boom economico. Le televisioni sono ancora poche, per lo più collocate in luoghi pubblici, e servono come fattore di aggregazione sociale. I programmi in bianco e nero sono trasmessi solo dalla prima rete televisiva pubblica italia, che a breve sarà affiancata dal secondo canale. I pargoli italiani dovranno aspettare la fine degli anni 70 per assistere per la prima volta ad una nuova forma di intrattenimento.
Nel 1976 inizia una silenziosa, simpatica, costante, pericolosa per alcuni, invasione giapponese in Italia. Rete 2 trasmette per la prima volta un cartone animato di origine nipponica il pericolosissimo "i Barbapapà". Il pericolo continua subdolo l'anno seguente con lo sconcertante "Vicky il vichingo" e poi, ancora a distanza di un anno, l'anticulturale "Heidi", oltretutto ambientato sulle Alpi svizzere. Sempre nel 1978, però, arriva quello che renderà indimenticabile a tutti l'infanzia. La renderà dimenticabile ai bambini di allora che ne seguivano le gesta ed ai loro genitori che avrebbero iniziato battaglie legali, minacciato punizioni, limitando la visione ai figli di: Atlas UFO Robot. Si proprio lui il grande, indimenticabile Goldrake!
E' stata l'opera di un mangaka giapponese di successo, amante della cultura e dell'Italia, nato nel 1945 a Wajima, a far esplodere nel nostro paese la passione per gli anime. Le opere di Nagai Go, destinate in origine ad un pubblico di adolescenti, sono state riversate addosso a bambini italiani di tutte le età. I colori, le strane storie, i forti personaggi delle sue molteplici saghe robotiche (Goldrake, Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Jeeg Robot d'Acciaio, per citarne alcune) hanno segnato nel bene le infanzie di molti di noi.
A pochi anni dall'arrivo degli anime in Italia, siamo ormai nel 1983/5, dopo che i nuovi venuti dall'oriente hanno già aiutato a crescere migliaia di ragazzini, instillato nuovi modi di dire nella lingua italiana, sviluppato la fantasia di milioni di persone, qualcuno fa osservare come tali programmi siano violenti ed inadatti ad un pubblico giovane. Siamo, appunto, negli anni ottanta. Centinaia di anime sono state importanti dal Giappone, sottoposti a traduzione in italiano, adattate e trasmesse dalle diverse reti televisive che ormai popolano gli schermi autoctoni. Ricordiamo come, nel frattempo, alla tv di Stato si è affiancata una rete di televisioni locali private che hanno fatto dei cartoni il loro cavallo di battaglia. L'importazione di molteplici anime dello stesso autore (quello delle opere di Nagai è un caso), la difficoltà di traduzione e la ricorrenza del medesimo personaggio a fare da unione tra varie serie hanno instillato, nei contestatori, una strana convinzione. Il concetto ormai radicato è che i cartoni animati giapponesi "sono tutti uguali e disegnati al computer". Esaminando il caso "Nagai" possiamo notare come il plot sia ovvio (i buoni si fanno i fatti loro, arrivano i cattivi, i buoni vanno a combattere, sembra che perdano e poi vincono), ma di successo e la presenza ricorrente di Koji Kabuto (chiamato coi nomi più strani nelle varie serie, Alcor in Goldrake, Ryo in Mazinger Z) potremmo trovare la scusante per alcuni errori di valutazione in cui sono incappati i contestatori. Inoltre, l'assurda convinzione che essendo il Giappone un paese molto più tecnologicamente avanzato del nostro potesse usare i computer per disegnare i cartoni non ha mai trovato alcun riscontro. Anzi, si è rivelata un'arma a doppio taglio per i crociati della morale, quando la stessa Disney per un prodotto cinematografico, "La Bella e la Bestia", ne ha fatto massiccio uso, ma era il già il 1991(dopo qualche esperimento nel 1988 per gli ingranaggi del Big Ben in "Basil l'investigatopo" e nel 1989 per il mare de "La Sirenetta") . In Giappone un uso così intenso di tale tecnologia si avrà solo per opere cinematografiche ai primi degli anni 2000, mentre per vederla in modo quasi invadente nelle serie televisive si dovrà aspettare oltre la metà del primo decennio del nuovo secolo.
A scanso di equivoci sottolineiamo, quindi, che i cartoni con i quali siamo cresciuti sono stati realizzati da artigiani dell'animazione. Uomini e donne, e non automi, che con passione, dedizione, abilità, e necessità di uno stipendio, lavoravano per 12 ore al giorno, anche su turni, chini su rodovetri a disegnare, colorare e rifinire ogni singolo fotogramma che noi avremmo poi visto animato sullo schermo. Storie e disegni, a volte, di qualità criticabile, ma sempre e soltanto eseguiti a mano.
L'Italia è un paese sensibile alle false problematiche. Se qualcuno ruba, uccide, si collude con criminali a noi va bene, ma se qualcuno solleva uno scrupolo di morale su un programma televisivo allora si va alla crociata, alla guerra santa. I templari del nuovo ordine riescono, perciò, pian piano ed in silenzio ad eliminare i cartoni animati dalle reti pubbliche. I personaggi sfrattati trovano, a loro dispetto, ospitalità nella selva di reti private, sopratutto in Lombardia, pronte ad accoglierli, fiutando l'affare economico. L'investimento resta basso, la pubblicità è forte e gratuita, si innesta un meccanismo per il quale le sigle originali di ogni anime vengono ritenute inadatte (in quanto in giapponese) e si offre lavoro a musicisti e parolieri per crearne di nuove e farle cantare a Cristina D'Avena. I soldi iniziano a girare, ma quando il popolo degli anime sembra essere soddisfatto ecco affiorare la vera censura. Intere sequenze vengono sforbiciate dalle opere. Tagliate. Censurate. Mutilate. Il prodotto del genio giapponese viene reso incomprensibile al pubblico italiano. Episodi di 22/26 minuti vengono ridotti a 12/13, subendo il massacro. Quando non è possibile censurare visivamente si opera a livello più fine ed impegnativo. Si modifica l'adattamento, si riscrivono i dialoghi. Tanto che vuoi che se ne accorga. Perché?
Il fattore discriminante è semplice. In Giappone l'animazione non è un prodotto per bambini. In Giappone vengono creati diversi tipi di anime, destinati ciascuno ad un pubblico diverso, destinati ad essere programmati in orari diversi. Una sommaria suddivisione delle fasce di pubblico potrebbe essere così schematizzata: Kodomo (bambini fino ai 10 anni), Shōjo (ragazze dai 10 anni ai 18 anni), Shōnen (ragazzi dai 10 anni ai 18 anni), Seinen (indicato per un pubblico maschile dai 18 anni in su), Josei (o Rēdisu, indicato per un pubblico femminile dai 18 anni in su). Partendo da questo assunto, in orari diversi, potevamo trovare sullo stesso canale televisivo giapponese Barbapapà e Ken il Guerriero, ma ad orari decisamente diversi. Questo concetto era sconosciuto, più o meno volutamente, a chi importava nel nostro Paese l'intrattenimento disegnato. Una volta accortisi di quello che avevano per le mani gli addetti al doppiaggio dovevano prendere una decisione. La scelta era tra l'essere fedeli all'opera (e prendersi gli strali dai bacchettoni del Moige) od adattarlo alla trasmissione in fascia pomeridiana (e vivere tranquilli)? Ovviamente, essendo in Italia, la decisione sulla scelta da prendere non poteva essere più semplice: se c'è da lottare tiriamoci indietro.
Ad oggi la situazione è cambiata. Grazie a noi degli anni 70. Grazie a noi che siamo cresciuti e che abbiamo potuto spostare l'ago della bilancia seppellendo i vecchi che prima comandavano. Adesso noi più consci a ciò che andiamo in contro, noi con un potere economico importante, noi appassionati abbiamo dato vita ad un nuovo mercato. Alcuni di noi ne muovono le fila pubblicando in DVD, creando canali televisivi, pubblicando manga, insomma guadagnandoci, altri di noi spendendo i soldi per supportare il ritorno di alcune nostre vecchie passioni. Il ritorno di anime su supporto per l'home video in edizione originale, sia con l'assenza di censure, sia con la presenza dei dialoghi in lingua originale è nuova linfa per chi è stato usurpato da opere deturpate.
Torniamo un attimo a bomba, però. Il punto forte della crociata contro la bruttezza, la piattezza e la poca fantasia degli anime era il confronto di questo prodotto con i film Disney. Vorrei che mi prestaste un attimo di attenzione: FILM Disney. Stiamo parlando di prodotti destinati allo schermo cinematografico. Prodotti realizzati dalla più grande, famosa, ricca, influente casa cinematografica d'animazione degli Stati Uniti e del mondo. Stiamo confrontando un film che richiede anni ed anni di lavorazione per raggiungere la perfezione con una serie televisiva le cui prime puntate venivano trasmesse sul suolo natale ancora prima che i disegni di tutta la serie fossero completati. Paragoniamo un prodotto di "alta boutique" con un prodotto "da battaglia". Nel 1963, quando Tezuka proponeva in tv l'alba dell'anime con Astro Boy, la Disney usciva al cinema con "La spada nella roccia". Quando Nagai Go, nel 1975, dava vita a Goldrake, due anni prima la Disney aveva proiettato Robin Hood. Ogni film d'animazione dell'epoca distava per la Disney da un minimo di 1 fino ad un massimo di 4 anni dal successivo, alternando produzioni per ammortizzare i costi del personale a dei capolavori.
Volendo fare un ragionamento sincero, schietto ed obiettivo riferito agli anni della polemica e della censura possiamo porre a confronto gli anni ottanta della Disney (operativa dal 1937) e di una neonata casa di produzione di film d'animazione per il grande schermo come lo "Studio Ghibli" di Hayao Miyazaki (fondata nel 1985).La scelta di prendere a modello questo studio è ovvia poiché il suo fondatore è stato più volte definito il Disney del Sol Levante. Ma veniamo al breve paragone:
1986: Basil, L'Investigatopo (The Great Mouse Detective) Vs "Laputa: castello nel cielo";
1988: Oliver & Company Vs "Una tomba per le lucciole"e "Il mio vicino Totoro" (il secondo è un capolavoro assoluto);
1989: La Sirenetta Vs Kiki consegne a domicilio;
ci fermiamo qui. Teniamo conto dei diversi budget di una grande major in confronto ad uno studio artigianale come il Ghibli. Ci sentiamo davvero di dire che i prodotti giapponesi in questione sono di scarsa qualità? Ci sentiamo davvero di sostenere che sono tutti uguali tra loro? Persistiamo nell'additarli di violenza e di diseducatività? Abbiamo mai visto le opere nipponiche citate per poterle criticare?
Teniamo altresì presente che il primo film d'animazione giapponese proiettato, anche se per poco tempo, nella italiche sale cinematografiche è stato, il difficile, ma strepitoso, capolavoro di un maestro come Otomo Katsuhiro a metà degli anni '90, Akira (del 1988). Per vederne altri bisognerà aspettare le opere di Kon Satoshi, Tokyo Godfather, o quelle recenti dello stesso Miyazaki, Il Castello errante di Holw, Ponyo, Totoro (del 1988 uscito in Italia al cinema nel 2010).
Ci sentiamo di sostenere che le serie televisive d'animazione della Disney prodotte oggi sono di tanto superiori in tematiche e qualità a quelle giapponesi degli anni '80 e '90? Qualcuno di voi che legge questo post saprebbe citarmene almeno tre senza ravanare nell'Internet?
Siamo sicuri che il Moige degli anni '80 avesse ragione a perpetuare la sua crociata? Quanti bambini si sono buttati dalla finestra gridando "Miwa lanciami i componenti"? Di più o di meno di quelli che negli anni '50 legavano corde ai balconi per giocare a Tarzan? Siamo sicuri che i bambini di allora non avessero spirito critico nelle loro scelte? Io stesso, da bimbo, saturo dello schema dei cartoni robotici, divenutomi monotono, avevo scelto di evitarli e di dedicarmi ad altri generi.
Siamo sicuri che i cartoni giapponesi ci abbiano fatto del male? Quanti di noi si sono sentiti scossi dentro per un Paese stravolto da una catastrofe naturale e la conseguente crisi dell'atomo che lo sta sconvolgendo dall'Aprile del 2011? Come mai tanti trentenni, e quarantenni, di oggi si sentono così vicini, solidali, con un Paese che dista più di 10000 km, molti di loro senza esserci mai stati? Quanto di più conosciamo delle tradizioni del Paese del Sol Levante grazie alle storie che ci ha raccontato Ikkyu san, il piccolo bonzo? Quanto della vita quotidiana grazie agli spaccati sociali intensi visti in Maison Ikkoku? Quanto della mitologia nipponica grazie ai simpatici interludi di Ranma 1/2? Quanto di più conosciamo sulla nostra stessa storia e mitologia occidentale grazie a Lady Oscar ed I cavalieri dello zodiaco? Quanto della cultura del sacrificio e della collettività, del lavoro di squadra è entrato in noi grazie agli insegnamenti che abbiamo ricevuto grazie a disegni animati?
Io non posso che dire grazie al Giappone per avermi fatto crescere con miti difformi dai classici europei. Non posso dire che grazie agli uomini e le donne che ho incontrato nei miei viaggi in quel Paese dell'estremo oriente così magico e misterioso. Non posso che dire grazie agli anime per avermi fatto venire voglia di conoscere il diverso, aver sviluppato la mia curiosità e la mia cultura. Grazie a grandi uomini d un grande Paese, con i suoi lati oscuri come tutti (come non criticare la caccia alle balene?) per avermi dato lo spunto per studiare una lingua strana e meravigliosa (di cui ogni volta che torno a casa mi dimentico gran parte del vocabolario).
Non disprezziamo ciò che diverso dal nostro conosciuto solo perché non lo capiamo. Proviamo a calarci in panni che non sono nostri, al massimo ciò che vediamo ci può non piacere. Non impediamo agli altri di crescere solo perché siamo pigri a vincere la nostra ignoranza. Il giorno vorremo castrare la libertà di espressione altrui sarà il giorno stesso in cui non avremo più senso di esistere su questo mondo e faremo meglio a toglierci di mezzo. Fisicamente.

Io posso ripetere solo una parola a tutti gli uomini di genio, o meno, che mi hanno aiutato a crescere: Grazie.
Lo stesso grazie che devo alla mia famiglia, a partire da mia nonna con la quale stavo i pomeriggi e non mi vietava i cartoni anche se non le piacevano. Lo stesso grazie ai miei genitori che hanno avuto fiducia del mio spirito critico anche da bambino e che mi facevano alternare il nipponico Goldrake agli americani Puffi, anche se trasmessi alle 20.

Un ultimo avvertimento. Attenti alla Luna in cielo. Quando sarà rossa Vega attaccherà.

E ora scusate, ma c'è una finestra aperta. Vedo il Big Shooter passare. Un mostro Aniwa sta attaccando la città. Mi devo lanciare per trasformarmi in: "Jeeg Robot d'acciaio!!!!". "Miwa lanciami i componenti!".

venerdì 5 novembre 2010

Grendizer - Volume Unico

Dallo spazio arriva un disco volante. Il suo pilota è in fuga da una razza aliena che ha appena terminato di sterminare il suo mondo. Il suo pilota è Duke Fleed, Principe della stella Fleed, ed è in fuga dall'esercito di Vega.
Il disco volante atterra sulla Terra per un motivo ben preciso: i Veghiani hanno sul loro cammino di conquista anche il pianeta azzurro.
Pochi mesi dopo la sua venuta giungono, come previsto, anche i malvagi conquistatori e la battaglia ha inizio.
Il cattivo generale Gandal manda all'attacco i suoi mostri robot che vengono sbaragliati dal misterioso alieno, che ormai vive come terrestre nella fattoria Shirakaba ed è stato adottato dal dottor Umon del centro per le ricerche spaziali, grazie all'aiuto dell'invincibile Grendizer (il robot contenuto nel suo disco volante).
La resistenza non era prevista nei piani dell'esercito di re Vega che invia ulteriori aiuti in soccorso del suo avamposto sulla Luna, la base Skullmoon sul lato oscuro del satellite terrestri.
Gli scienziati veghiani riescono a scoprire che sulla Terra esistevano già due potenti robot ormai in disuso e conservati in hangar e musei: Mazinger Z e Grande Mazinger. Con uno stratagemma riescono a prendere possesso delle menti dei due piloti, Koji Kabuto e Tetsuya Tsurugi, e spingere i robot all'attacco del Grendizer. Il piano non va a buon fine, ma permette ai generali veghiani di studiare un altro stratagemma. Viene mandato in azione il carnefice più cruento tra le loro fila che prende possesso del Grande Mazinger, occupa il centro ricerche e lega tutti coloro che vi trova all'interno intorno alla corpo del robot per poi ergersi a combattere contro Grendizer.
Brutti ricordi si affastellano nella mente di Duke Fleed, ma se vorrà salvare il pianeta dovrà affrontarli e superarli.

Per chi non fosse aggiornato Grendizer è il nome originale di Goldrake, e d'visual per venire in contro a nostalgici ed affezionati al classico ci propone questo volumetto in due versioni una con i nomi originali giapponesi ed una con i nomi italiani dei personaggi, così come con due copertine dalla grafica del testo differente a richiamare il nome del robot nelle due versioni.
La versione di Nagai Go del manga dedicato al personaggio a lui creato è più cruenta e realistica dei quella propostaci anni fa ad opera di Ota Gosaku. Se la storia di base è più o meno simile il Maestro si diletta a colorire la sua versione con guest stars speciali e richiami a sue altre opere. Emozionanti il ritorno in azione del Grande Mazinger e del Mazinger Z, così come quello dei loro piloti. Veramente cruenta e forte la scena della pioggia di bambini che mette fine al conflitto tra Veghiani a Fleediani, a favore dei primi. Così come inaspettata la citazione da Devilman, di Jinmen, durante lo scontro finale tra Grendizer ed il "sequestrato" Great Mazinger.
L'ottima dinamica degli scontri rende ancora più piacevole la lettura.

Un volume per nostalgici immancabile nella propria collezione, che va ad arricchire il piccolo panorama italiano dedicato a questo storico robottone.
Il prezzo, non proprio politico, è quello che potrebbe frenare l'acquisto: 7,10€

lunedì 30 agosto 2010

Dynamic Superobot Wars

Una tempesta di asteroidi si abbatte sulla Terra. Alla Fortezza delle Scienze viene il dubbio che tale, anomala, manifestazione non sia solo un fenomeno naturale, ma sia in qualche modo provocata.
La scansione dello spazio mostra un numero impressionante di asteroidi puntare verso il nostro pianeta, ma la presenza più inquietante è al suo centro. Una creatura immensa, che dichiara di chiamarsi Varon, punta verso la Terra con lo scopo di distruggerla.
I robot terrestri sparsi sul territorio giapponese, nei dintorni di Tokyo e del monte Fuji, si ergono come baluardi per la sopravvivenza dei terrestri. Mazinga Z, Jeeg, Getter Robot ed il Grande Mazinga combattono contro le emanazioni che Varon spedisce sul pianeta, per anticipare il suo arrivo ed indebolire le difese.
Nel momento critico anche l'ultimo robot, assente da lungo tempo dalla Terra, arriva in soccorso dell'umanità: Goldrake.
Gli scontri di tutti i robot con Varon portano ad una situazione di stallo, finché gli scienziati non costruiscono una stazione di combattimento sulla Luna.
Lo scontro finale ha inizio. Riusciranno i paladini ad impedire la conquista di Varon?

In origine i 10 capitoli di 24 pagine che compongono questo racconto erano stati pubblicati come albetti allegati alle edizioni giapponesi dei robot in metallo, alti 10 cm, usciti per la Marmit. In questo albo la d/visual raccoglie tutte le storie e ce le propone.
Un canovaccio classico, degli anni '70 e '80 del secolo scorso, che prevede gli scontri tra l'eroe ed un cattivo si risolvano sempre a favore del nostro. Il tutto grazie alle sue sole forze od a quelle di un amico che gli viene in aiuto.
E' un piacere rivedere tutti gli eroi dell'infanzia combattere insieme per difendere la Terra, anche se in una storia di poco spessore.
I disegni, seppur di lodevole e classico stile, riempiono talmente la pagina da risultare oppressivi per il lettore (al contrario di opere come Strange Days o Devilman Time Traveller), forse anche per l'utilizzo di tratti spessi per la rappresentazione dei protagonisti.
Quasi grottesco il mega robot finale manovrato dagli altri robot manovrati dai piloti terrestri, sembrava di assistere ad un episodio di Transformers.

Da leggere e collezionare, ma solo se appassionati di Nagai Go, responsabile del soggetto e della sceneggiatura, e Ishikawa Ken, il fedele disegnatore formatosi nella scuola del Maestro.

Titolo originale Dynamic Superobot Wars
Testi Go Nagai
Disegni Ken Ishikawa
Editore Dynamic Planning
1ª edizione 2002
Tankōbon unico
Pagine 256
Editore it. d/visual
1ª edizione it. 15 aprile 2005