La Mano sta, da tempo, accarezzando New York. Le sue Dita hanno un piano e per realizzarlo stanno unendo le loro forze. Alexandra, che da tempo ne è la leader, sta accarezzando un sogno parallelo: attivare Black Sky, per essere sicura di poter combattere l'Iron Fist.
Gli eroi a spasso per la Grande Mela hanno tutti avuto a che fare con la Mano. Daredevil, Luke Cage, Jessica Jones e lo stesso Iron Fist su tutti. Storie diverse li porteranno ad unirsi per affrontare una minaccia che da soli li avrebbe schiacciati.
Riusciranno ad uscirne indenni ed in vita?
Dopo la delusione di Iron Fist, sì l'ho visto e non ne ho scritto perché tendo a non essere troppo volgare su queste pagine virtuali, visto in proiezione di questo momento, Netflix ha rilasciato, ormai un mesetto fa, la serie tanto attesa: the Defenders.
In origine, nei fumetti, i Difensori, erano un non-gruppo di eroi che agivano in singolo, guidato dal Dott. Strange, che combatteva le avversità che si abbattevano su New York. Ora sono un gruppo di eroi che agiscono in singolo accomunati dalla conoscenza di Claire Temple (Rosario Dawson). Claire che sembra aver assunto a titolo definitivo il ruolo di Nick Fury del piccolo schermo. Infatti è lei che unisce i futuri difensori dopo averli conosciuti nelle singole serie e che prova a consigliarli su come agire per il meglio. Una specie di Grillo Parlante di Pinocchio, più che uno stratega militare come la sua controparte cinematografica. Dall'altra parte troviamo le Dita della Mano. Madame Gao, già conosciuta in precedenza, è un personaggio che non mi dispiace. Purtroppo gli autori non ci permettono di approfondirne la conoscenza, ma la sua longevità e le sue, ben nascoste, arti offensive, oltre che il suo parlare in cinese (sopratutto in passato) me l'hanno resa gradevole. Il trio delle, poche meraviglie, composto dai maschietti è stato abbastanza una delusione. Bakuto ed il suo complementare giapponese usano le stesse armi, combattono in modo simile e sono, decisamente, poco caratterizzati. Il terzo, uomo di colore che ha poteri psichici, poteva essere interessante, ma si è deciso di sacrificane la partecipazione sprecando preziosi spunti narrativi. Alexandra si salva solo perché ad interpretarla è stata chiamata un'icona del grande schermo come Sigourney Weaver. La quasi settantenne attrice americana rende peculiare il suo personaggio con movimenti misurati, espressioni facciali curate ed una mimica empatica. Cogliamo il suo personaggio in un momento della sua vita in cui è particolarmente vulnerabile e nel quale, per perseguire i suoi obiettivi, non può perdere tempo. Questo la espone su più fronti ed il suo carisma deve cercare di contenere gli attacchi delle altre Dita.
I buoni li conosciamo. Jessica è sempre irritante, Luke un idealista, Matt un uomo combattuto e Danny l'inutile. Che poi la serie gira tutta intorno a quest'ultimo e la scelta si può, quasi, considerare il peccato, difetto, originale degli autori. Per colpa di questa necessità della trama, i colpi di scena risultano telefonati e si comprende ben presto (sicuramente non nel dettaglio) come andranno ad incastrarsi le caselle del puzzle iniziato con il primo Daredevil.
Al contrario delle prime esperienze entusiastiche (Daredevil e Jessica Jones stagione 1 e parte di Daredevil stagione 2) qui troviamo molte cadute di ritmo ed eccessivi ritorni su argomenti già trattati. Gli otto episodi, per quanto pochi, di durata variabile, sembrano persino troppi per raccontare la vicenda. La voglia di accelerare la visione, in certi momenti, risulta essere troppa per renderla un serie televisiva incisiva. Persino i combattimenti, per quando ben coreografati, alla lunga, non emozionano più.
Si poteva fare di meglio. Sembra quasi che, ormai, si producano le serie Marvel perché bisogna. Gli ascolti saranno sicuramente buoni, il ritorno pubblicitario anche, ma si rischia di scadere qualitativamente in modo impressionante.
Arriveranno, nel prossimo futuro: il Punitore (e potrebbe essere una bella novità se verrà mantenuto lo spirito originale del personaggio), Daredevil 3 (il ciclo da cui prenderà spunto sembra interessante, se Charlie Cox deciderà di impegnarsi un po' di più), Jessica Jones 2 (che trovo un'idea inutile, se non prende una via originale), Luke Cage 2 e Iron Fist 2 (che spero siano una serie sola, perché i due personaggi, così impostati, non reggono altri otto episodi in singolo).
Titolo originale Marvel's The Defenders
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2017
Formato miniserie TV
Genere TVComics
Puntate 8
Durata,44-55 min (episodio)
Lingua originale,inglese
Rapporto,2:1
Crediti
Ideatore,Douglas Petrie, Marco Ramirez
Soggetto Stan Lee e Bill Everett (Devil), Brian Michael Bendis e Michael Gaydos (Jessica Jones), Archie Goodwin, George Tuska, Roy Thomas e John Romita Jr. (Luke Cage), Roy Thomas e Gil Kane (Pugno d'acciaio)
Interpreti e personaggi
Charlie Cox: Matt Murdock / Daredevil
Krysten Ritter: Jessica Jones
Mike Colter: Luke Cage
Finn Jones: Danny Rand / Iron Fist
Eka Darville: Malcolm Ducasse
Elden Henson: Foggy Nelson
Jessica Henwick: Colleen Wing
Simone Missick: Misty Knight
Ramón Rodríguez: Bakuto
Rachael Taylor: Trish Walker
Deborah Ann Woll: Karen Page
Élodie Yung: Elektra Natchios
Rosario Dawson: Claire Temple
Scott Glenn: Stick
Sigourney Weaver: Alexandra Reid
Doppiatori e personaggi
Francesco Pezzulli: Matt Murdock / Daredevil
Giuppy Izzo: Jessica Jones
Metello Mori: Luke Cage
Davide Perino: Danny Rand / Iron Fist
Federico Campaiola: Malcolm Ducasse
Luigi Morville: Foggy Nelson
Erica Necci: Colleen Wing
Gaia Bolognesi: Misty Knight
Luca Ferrante: Bakuto
Monica Ward: Trish Walker
Eleonora Reti: Karen Page
Monica Vulcano: Elektra Natchios
Francesca Fiorentini: Claire Temple
Rodolfo Bianchi: Stick
Ada Maria Serra Zanetti: Alexandra Reid
Produttore esecutivo S.J. Clarkson (solo 1x01) Karim Zreik, Cindy Holland, Allie Goss, Alison Engel, Kris Henigman, Alan Fine, Stan Lee, Joe Quesada, Jim Chory, Jeph Loeb, Drew Goddard, Douglas Petrie, Marco Ramirez
Casa di produzione Marvel Television, ABC Studios
Prima visione
Distribuzione originale
Data 18 agosto 2017
Distributore Netflix
Distribuzione in italiano
Data 18 agosto 2017
Distributore Netflix
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martedì 10 ottobre 2017
martedì 14 luglio 2015
Aliens - Scontro finale
Ellen Ripley è sopravvissuta, l'unica, all'attacco dell'alieno Xenomorfo che ha causato la morte di tutti i componenti dell'equipaggio della Nostromo. Ora è stata anche tratta in salvo dal suo vagabondare nello spazio in stato di sonno criogenico sulla navetta di salvataggio. Il problema è che sono passati 57 anni da quando i fatti sono accaduti,
La Weyland-Yutani, la compagnia che aveva inviato la Nostromo su LV-426, ha, da vent'anni intrapreso la terraformazione dell'inospitale roccia e nessun accadimento spiacevole si è ancora verificato. Ripley avverte i consiglieri della compagnia di fare attenzione perché l'astronave esplorata dal suo equipaggio all'epoca ospitava uova aliene contenti un pericoloso parassita. Il suo avvertimento non viene ascoltato, anzi sprona un arrivista funzionario a spingere i coloni alla suo ricerca. Il problema è che una volta inviato l'ordine non vengono, inspiegabilmente, più ricevute comunicazioni da parte dei terraformanti.
Una squadra di ricerca, composta da marines spaziali, lo stesso funzionario ed una riluttante Ellen Ripley viene inviata sul pianeta per verificare le condizioni della colonia. Ovviamente, nessun colono viene ritrovato vivo, tranne una bambina che si fa chiamare Newt e che vive, come una selvaggia impaurita, tra i cunicoli dell'insediamento umano. La sua paura è motivata dalla presenza di centinaia di xenomorfi pronti a renderla ospite di un loro nuovo cucciolo.
Ripley e la sua squadra dovranno provare a fermare l'invasione aliena e sopravvivere.
Testosterone anni '80 del secolo scorso a mille, anche se la protagonista è una donna.
Cameron, sì quello di Avatar, prende in mano la creatura di Ridley Scoot e la evolve nel secondo capitolo. La prima parte della storia, tra intrecci di interessi commerciali e personali, strizza molto l'occhio a quella Fanteria dello Spazio che poi darà vita ad un film a se stante anni dopo. Non è difficile neanche rintracciare un'esorbitante profusione di mascolinità, aggressività e di una manifesta non sopportazione della catena di comando quasi irritante che, nonostante tutto, non crea grossi problemi allo svolgersi della missione.
La seconda parte è un'intensa caccia all'uomo, nel vero senso della parola, e di dimostrazione di manifesta superiorità della specie aliena che viene sconfitta solo dall'astuzia e dall'istinto di sopravvivenza di una scatenatamente materna Ripley.
La cura degli ambiente e delle atmosfere è maniacalmente piacevole. Seppur ricco, il budget a disposizione della troupe ha messo alla prova l'inventiva del regista e degli scenografi. Per realizzare il veicolo di trasposto si è modificato una di quelle strane vetture che si vedono negli aeroporti e che trascinano gli aerei. Per avere a disposizione più camere criogeniche, costose e poco utilizzate, si è utilizzato uno specchio per raddoppiarle. Queste sono solo alcune delle piccole astuzie messe in atto per risparmiare qualche soldo in più da dedicare agli effetti speciali. La scelta ha pagato, infatti, gli effetti speciali sono fenomenali, tanto che si sono portati a casa anche un Premio Oscar. Nonostante fossero a disposizione un numero limitato di tutte da alieno nel film questo non si nota, anche grazie ad un abile montaggio, ed anche le sequenze di volo delle navette o le esplosioni sono da antologia. Formidabile, poi, la lotta finale tra Ripley nell'esoscheletro e la regina aliena, tanto arrabbiata.
Cameron, inoltre, ha inserito una vera e propria chicca narrativa. Il conto alla rovescia finale, prima della distruzione dell'installazione, è di un quarto d'ora. Lo è a tutti gli effetti, infatti, dal primo annuncio all'esplosione del complesso trascorrono esattamente 15 minuti (controlla se non ci credi).
La regia del creatore di Terminator ed Avatar è misurata. Dove sono gli spazi stretti non lesina primi piani strettissimi dei suoi protagonisti, Sigourney Weaver su tutti, ma dove le miniature gli danno la possibilità di moderate panoramiche lui non si fa pregare a sfruttarle.
Nel cast oltre all'iconica, e già citata, Sigourney Weaver non possiamo fare a meno di notare la presenza di due volti che rimarranno nell'immaginario degli spettatori per decenni Paul Reiser, il viscido Carter J. Burke, e Lance Henriksen, Bishop, che negli anni diverrà tanto uomo immagine della saga quanto Sigourney ne sarà la donna immagine.
Musiche d'atmosfera ed effetti speciali azzeccati completano questo sequel che poco ha da invidiare all'originale.
Se non lo hai mai visto: vedilo! Se lo hai già visto, anche venti volte: rivedilo, perdiana! Mica te lo devo venire io a dire.
Premi
1986 - Saturn Award
Miglior film di fantascienza
Miglior regia a James Cameron
Miglior attrice a Sigourney Weaver
Miglior attore emergente a Carrie Henn
Miglior attore non protagonista a Bill Paxton
Miglior attrice non protagonista a Jenette Goldstein
Migliore sceneggiatura a James Cameron
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston e Dennis Skotak
1987 - Premio Oscar
Miglior montaggio sonoro a Don Sharpe
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston, John Richardson e Suzanne M. Benson
1987 - Premio BAFTA
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, John Richardson, Stan Winston e Dennis Skotak
Titolo originale Aliens
Paese di produzione USA
Anno 1986
Durata 137 min.
154 min. (Edizione speciale)
Rapporto 1.85:1
GenereFantascienza
Regia, Soggetto, Sceneggiatura James Cameron
Soggetto David Giler, Walter Hill
Produttore Gale Anne Hurd
Fotografia Adrian Biddle
Montaggio Ray Lovejoy
Effetti speciali Stan Winston
Musiche James Horner
Scenografia Peter Lamont
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Paul Reiser: Carter J. Burke
Michael Biehn: Dwayne Hicks
Carrie Henn: Rebecca 'Newt' Jordan
Bill Paxton: Sold. W. Hudson
Lance Henriksen: Bishop
William Hope: Ten. S. Gorman
Jenette Goldstein: Sold. J. Vasquez
Al Matthews: Serg. Apone
Mark Rolston: Sold. Drake
Daniel Kash: Pvt. Spunkmeyer
Colette Hiller: Cpl. Ferro
Cynthia Dle Scott: Cpl. Dietrich
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Roberto Pedicini: Burke Carter J.
Renato Cortesi: Dwayne Hicks
Rossella Acerbo: Rebecca 'Newt' Jordan
Stefano De Sando: Sold. W. Hudson
Massimo Foschi: Bishop
Luca Biagini: Ten. S. Gorman
Sonia Scotti: Sold. J. Vasquez
Glauco Onorato: Serg. Apone
Piero Tiberi: Sold. Drake
La Weyland-Yutani, la compagnia che aveva inviato la Nostromo su LV-426, ha, da vent'anni intrapreso la terraformazione dell'inospitale roccia e nessun accadimento spiacevole si è ancora verificato. Ripley avverte i consiglieri della compagnia di fare attenzione perché l'astronave esplorata dal suo equipaggio all'epoca ospitava uova aliene contenti un pericoloso parassita. Il suo avvertimento non viene ascoltato, anzi sprona un arrivista funzionario a spingere i coloni alla suo ricerca. Il problema è che una volta inviato l'ordine non vengono, inspiegabilmente, più ricevute comunicazioni da parte dei terraformanti.
Una squadra di ricerca, composta da marines spaziali, lo stesso funzionario ed una riluttante Ellen Ripley viene inviata sul pianeta per verificare le condizioni della colonia. Ovviamente, nessun colono viene ritrovato vivo, tranne una bambina che si fa chiamare Newt e che vive, come una selvaggia impaurita, tra i cunicoli dell'insediamento umano. La sua paura è motivata dalla presenza di centinaia di xenomorfi pronti a renderla ospite di un loro nuovo cucciolo.
Ripley e la sua squadra dovranno provare a fermare l'invasione aliena e sopravvivere.
Testosterone anni '80 del secolo scorso a mille, anche se la protagonista è una donna.
Cameron, sì quello di Avatar, prende in mano la creatura di Ridley Scoot e la evolve nel secondo capitolo. La prima parte della storia, tra intrecci di interessi commerciali e personali, strizza molto l'occhio a quella Fanteria dello Spazio che poi darà vita ad un film a se stante anni dopo. Non è difficile neanche rintracciare un'esorbitante profusione di mascolinità, aggressività e di una manifesta non sopportazione della catena di comando quasi irritante che, nonostante tutto, non crea grossi problemi allo svolgersi della missione.
La seconda parte è un'intensa caccia all'uomo, nel vero senso della parola, e di dimostrazione di manifesta superiorità della specie aliena che viene sconfitta solo dall'astuzia e dall'istinto di sopravvivenza di una scatenatamente materna Ripley.
La cura degli ambiente e delle atmosfere è maniacalmente piacevole. Seppur ricco, il budget a disposizione della troupe ha messo alla prova l'inventiva del regista e degli scenografi. Per realizzare il veicolo di trasposto si è modificato una di quelle strane vetture che si vedono negli aeroporti e che trascinano gli aerei. Per avere a disposizione più camere criogeniche, costose e poco utilizzate, si è utilizzato uno specchio per raddoppiarle. Queste sono solo alcune delle piccole astuzie messe in atto per risparmiare qualche soldo in più da dedicare agli effetti speciali. La scelta ha pagato, infatti, gli effetti speciali sono fenomenali, tanto che si sono portati a casa anche un Premio Oscar. Nonostante fossero a disposizione un numero limitato di tutte da alieno nel film questo non si nota, anche grazie ad un abile montaggio, ed anche le sequenze di volo delle navette o le esplosioni sono da antologia. Formidabile, poi, la lotta finale tra Ripley nell'esoscheletro e la regina aliena, tanto arrabbiata.
Cameron, inoltre, ha inserito una vera e propria chicca narrativa. Il conto alla rovescia finale, prima della distruzione dell'installazione, è di un quarto d'ora. Lo è a tutti gli effetti, infatti, dal primo annuncio all'esplosione del complesso trascorrono esattamente 15 minuti (controlla se non ci credi).
La regia del creatore di Terminator ed Avatar è misurata. Dove sono gli spazi stretti non lesina primi piani strettissimi dei suoi protagonisti, Sigourney Weaver su tutti, ma dove le miniature gli danno la possibilità di moderate panoramiche lui non si fa pregare a sfruttarle.
Nel cast oltre all'iconica, e già citata, Sigourney Weaver non possiamo fare a meno di notare la presenza di due volti che rimarranno nell'immaginario degli spettatori per decenni Paul Reiser, il viscido Carter J. Burke, e Lance Henriksen, Bishop, che negli anni diverrà tanto uomo immagine della saga quanto Sigourney ne sarà la donna immagine.
Musiche d'atmosfera ed effetti speciali azzeccati completano questo sequel che poco ha da invidiare all'originale.
Se non lo hai mai visto: vedilo! Se lo hai già visto, anche venti volte: rivedilo, perdiana! Mica te lo devo venire io a dire.
Premi
1986 - Saturn Award
Miglior film di fantascienza
Miglior regia a James Cameron
Miglior attrice a Sigourney Weaver
Miglior attore emergente a Carrie Henn
Miglior attore non protagonista a Bill Paxton
Miglior attrice non protagonista a Jenette Goldstein
Migliore sceneggiatura a James Cameron
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston e Dennis Skotak
1987 - Premio Oscar
Miglior montaggio sonoro a Don Sharpe
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston, John Richardson e Suzanne M. Benson
1987 - Premio BAFTA
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, John Richardson, Stan Winston e Dennis Skotak
Titolo originale Aliens
Paese di produzione USA
Anno 1986
Durata 137 min.
154 min. (Edizione speciale)
Rapporto 1.85:1
GenereFantascienza
Regia, Soggetto, Sceneggiatura James Cameron
Soggetto David Giler, Walter Hill
Produttore Gale Anne Hurd
Fotografia Adrian Biddle
Montaggio Ray Lovejoy
Effetti speciali Stan Winston
Musiche James Horner
Scenografia Peter Lamont
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Paul Reiser: Carter J. Burke
Michael Biehn: Dwayne Hicks
Carrie Henn: Rebecca 'Newt' Jordan
Bill Paxton: Sold. W. Hudson
Lance Henriksen: Bishop
William Hope: Ten. S. Gorman
Jenette Goldstein: Sold. J. Vasquez
Al Matthews: Serg. Apone
Mark Rolston: Sold. Drake
Daniel Kash: Pvt. Spunkmeyer
Colette Hiller: Cpl. Ferro
Cynthia Dle Scott: Cpl. Dietrich
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Roberto Pedicini: Burke Carter J.
Renato Cortesi: Dwayne Hicks
Rossella Acerbo: Rebecca 'Newt' Jordan
Stefano De Sando: Sold. W. Hudson
Massimo Foschi: Bishop
Luca Biagini: Ten. S. Gorman
Sonia Scotti: Sold. J. Vasquez
Glauco Onorato: Serg. Apone
Piero Tiberi: Sold. Drake
mercoledì 8 luglio 2015
Alien³
Colonia penale Fiorina "Fury" 161. Popolazione 25 detenuti. Segni speciali detenuti con la sindrome 47,XYY (doppia y che contraddistinguerebbe gli assassini, stupratori e i serial killer incorreggibili).
Una capsula spaziale precipita poco distante dal carcere. Alcuni detenuti, ormai non più prigionieri, ma lavoratori di metalli per La Compagnia escono al freddo (temperatura intorno ai -5°C) per constatare l'accaduto.
All'interno della navetta trovano solo cadaveri, tranne il corpo ancora in criostasi di Ellen Ripley. La donna viene portata in infermeria e sottoposta alle cure del caso. La sua fibra forte le permettere di riprendersi in breve tempo. La sua unica preoccupazione, una volta scesa dal letto, è quella di controllare lo stato della capsula e le cause della morte dei suoi compagni di viaggio. La piccola Newt, salvata con tanta fatica poche settimane prima, è morta affogata nella sua camera criostatica, mentre il caporale Hicks ha subito la stessa sorte dopo che una traversa d'acciaio ha sfondato la sua. Da una veloce perlustrazione della cabina Ripley si accorge della presenza di macchie di acido corrosivo. Nonostante il suo impegno e l'aiuto, sebbene restio, di alcuni membri della colonia penale riesce ad escludere la presenza di xenomorfi nei corpo dei suoi amici.
Purtroppo un alien è riuscito, comunque, ad introdursi nel nuovo ambiente e svilupparsi. La vita di tutti i coloni è in pericolo e solo Ellen Ripley può cercare di salvarli. Anche a costo della vita.
Alien³ rimarrà per sempre "quello diretto dall'ex regista di videoclip". Che poi è David Fincher (quello di The Social Network).
Sta di fatto che dell'intera saga questo è il capitolo più scarso. Probabilmente girato con una disponibilità economica irrisoria e scritto in un periodo di scioperi degli sceneggiatori, ha visto all'opera decine di persone solo per decidere che strada avrebbe dovuto prendere la trama.
Si notano buchi enormi nella sceneggiatura che interrompono la magia del cinema. Esempio su tutti è la spiegazione di come la protagonista possa essere rimasta in cinta dell'Alien, sopratutto di una regina, "Mah, non so. Forse, durante il sonno criogenico.". Boh. E l'avete pure girata sta scena?
Nonostante gli ambienti ricreati ai Pinewood Studios di Londra siano molto credibili il film soffre di una certa monotonia ambientale. La, seppur buona, fotografia si nota solo in un paio di scene; su tutte quella del bacio tra lo xenomorfo e Ripley. La colonna sonoro è praticamente inesistente e gli effetti sonori lasciano indifferenti. Gli effetti speciali non riescono ad essere all'altezza dei primi due capitoli della saga. Le scene in cui vengono impiegati i modelli sanno di finto oggi come lo sapevano venti anni fa.
Sigourney Weaver offre una buona prova recitativa e riesce ad essere intensa per tutto il film, a parte nelle scene coi crampi allo stomaco. Lì lascia un po' il tempo che trova. Il cast di supporto non è male. Un paio di attori carismatici ed un gruppo corposo di caratteristi. Ognuno fa la sua brutta fine, ma dignitosamente.
L'anello più debole della saga. Deve essere visto per forza per via degli inevitabili collegamenti con i capitoli successivi, ma è abbastanza scoraggiante. Forse vedere l'edizione edita in DVD nella Quadrilogy, con le scene aggiunte ed un montaggio leggermente diverso, potrebbe essere più piacevole.
Regalatemela e ve lo saprò dire.
Titolo originale Alien³
Paese di produzione USA
Anno 1992
Durata 114 min
145 min (edizione speciale)
Genere Fantascienza
Regia David Fincher
Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett
Sceneggiatura David Giler, Walter Hill
Fotografia Alex Thomson
Montaggio Terry Rawlings
David Crowther (Special Assembly Cut Edition 2003)
Effetti speciali Richard Edlund, George Gibbs, Alec Gillis, Tom Woodruff
Musiche Elliot Goldenthal
Scenografia Belinda Edwards
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Charles S. Dutton: Dillon
Charles Dance: Clemens
Paul McGann: Golic
Brian Glover: Andrews
Ralph Brown: Aaron
Daniel Webb: Morse
Christopher John Fields: Rains
Holt McCallany: Junior
Lance Henriksen: Bishop / Bishop II
Christopher Fairbank: Murphy
Carl Chase: Murphy
Leon Herbert: Boggs
Vincenzo Nicoli: Jude
Pete Postlethwaite: David
Paul Brennen: Troy
Peter Guinness: Gregor
Dhobi Oparei: Arthur
Philip Davis: Kevin
Niall Buggy: Eric
Hi Ching: Company Man
Danielle Edmond: Newt
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Vittorio Di Prima: Dillon
Gianni Giuliano: Clemens
Glauco Onorato: Andrews
Fabrizio Pucci: Aaron
Tonino Accolla: Morse
Romano Malaspina: Bishop
Rodolfo Bianchi: Bishop II
Angelo Nicotra: David
Mario Bombardieri: Boggs
Vittorio Amandola: Murphy
Bruno Conti: Jude
Una capsula spaziale precipita poco distante dal carcere. Alcuni detenuti, ormai non più prigionieri, ma lavoratori di metalli per La Compagnia escono al freddo (temperatura intorno ai -5°C) per constatare l'accaduto.
All'interno della navetta trovano solo cadaveri, tranne il corpo ancora in criostasi di Ellen Ripley. La donna viene portata in infermeria e sottoposta alle cure del caso. La sua fibra forte le permettere di riprendersi in breve tempo. La sua unica preoccupazione, una volta scesa dal letto, è quella di controllare lo stato della capsula e le cause della morte dei suoi compagni di viaggio. La piccola Newt, salvata con tanta fatica poche settimane prima, è morta affogata nella sua camera criostatica, mentre il caporale Hicks ha subito la stessa sorte dopo che una traversa d'acciaio ha sfondato la sua. Da una veloce perlustrazione della cabina Ripley si accorge della presenza di macchie di acido corrosivo. Nonostante il suo impegno e l'aiuto, sebbene restio, di alcuni membri della colonia penale riesce ad escludere la presenza di xenomorfi nei corpo dei suoi amici.
Purtroppo un alien è riuscito, comunque, ad introdursi nel nuovo ambiente e svilupparsi. La vita di tutti i coloni è in pericolo e solo Ellen Ripley può cercare di salvarli. Anche a costo della vita.
Alien³ rimarrà per sempre "quello diretto dall'ex regista di videoclip". Che poi è David Fincher (quello di The Social Network).
Sta di fatto che dell'intera saga questo è il capitolo più scarso. Probabilmente girato con una disponibilità economica irrisoria e scritto in un periodo di scioperi degli sceneggiatori, ha visto all'opera decine di persone solo per decidere che strada avrebbe dovuto prendere la trama.
Si notano buchi enormi nella sceneggiatura che interrompono la magia del cinema. Esempio su tutti è la spiegazione di come la protagonista possa essere rimasta in cinta dell'Alien, sopratutto di una regina, "Mah, non so. Forse, durante il sonno criogenico.". Boh. E l'avete pure girata sta scena?
Nonostante gli ambienti ricreati ai Pinewood Studios di Londra siano molto credibili il film soffre di una certa monotonia ambientale. La, seppur buona, fotografia si nota solo in un paio di scene; su tutte quella del bacio tra lo xenomorfo e Ripley. La colonna sonoro è praticamente inesistente e gli effetti sonori lasciano indifferenti. Gli effetti speciali non riescono ad essere all'altezza dei primi due capitoli della saga. Le scene in cui vengono impiegati i modelli sanno di finto oggi come lo sapevano venti anni fa.
Sigourney Weaver offre una buona prova recitativa e riesce ad essere intensa per tutto il film, a parte nelle scene coi crampi allo stomaco. Lì lascia un po' il tempo che trova. Il cast di supporto non è male. Un paio di attori carismatici ed un gruppo corposo di caratteristi. Ognuno fa la sua brutta fine, ma dignitosamente.
L'anello più debole della saga. Deve essere visto per forza per via degli inevitabili collegamenti con i capitoli successivi, ma è abbastanza scoraggiante. Forse vedere l'edizione edita in DVD nella Quadrilogy, con le scene aggiunte ed un montaggio leggermente diverso, potrebbe essere più piacevole.
Regalatemela e ve lo saprò dire.
Titolo originale Alien³
Paese di produzione USA
Anno 1992
Durata 114 min
145 min (edizione speciale)
Genere Fantascienza
Regia David Fincher
Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett
Sceneggiatura David Giler, Walter Hill
Fotografia Alex Thomson
Montaggio Terry Rawlings
David Crowther (Special Assembly Cut Edition 2003)
Effetti speciali Richard Edlund, George Gibbs, Alec Gillis, Tom Woodruff
Musiche Elliot Goldenthal
Scenografia Belinda Edwards
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Charles S. Dutton: Dillon
Charles Dance: Clemens
Paul McGann: Golic
Brian Glover: Andrews
Ralph Brown: Aaron
Daniel Webb: Morse
Christopher John Fields: Rains
Holt McCallany: Junior
Lance Henriksen: Bishop / Bishop II
Christopher Fairbank: Murphy
Carl Chase: Murphy
Leon Herbert: Boggs
Vincenzo Nicoli: Jude
Pete Postlethwaite: David
Paul Brennen: Troy
Peter Guinness: Gregor
Dhobi Oparei: Arthur
Philip Davis: Kevin
Niall Buggy: Eric
Hi Ching: Company Man
Danielle Edmond: Newt
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Vittorio Di Prima: Dillon
Gianni Giuliano: Clemens
Glauco Onorato: Andrews
Fabrizio Pucci: Aaron
Tonino Accolla: Morse
Romano Malaspina: Bishop
Rodolfo Bianchi: Bishop II
Angelo Nicotra: David
Mario Bombardieri: Boggs
Vittorio Amandola: Murphy
Bruno Conti: Jude
sabato 9 maggio 2015
Alien
I sette membri dell'equipaggio della nave cargo spaziale Nostromo, carica di carburante minerale, sono risvegliati dal sonno criogenico durante il loro ritorno verso il pianeta Terra. Un segnale di soccorso di origine sconosciuto si leva dalla superficie di un satellite orbitante attorno ad un pianeta inesplorato. Pena la perdita totale dei dividendi provenienti dalla loro missione commerciale, i membri dell'equipaggio sono costretti ad inviare un navetta spaziale per verificare la natura del segnale. Il capitano Dallas, il vice Kane e la navigatrice Lambert indossano le loro tute spaziali e si imbarcano per la missione ricognitiva. A bordo restano l'ufficiale Ripley, la terza in comando, l'ufficiale scientifico Ash, il capo-tecnico Parker e il suo collega Brett.
La navicella ha un problema ed è costretta ad un atterraggio di fortuna e la loro missione si fa sempre più pericolosa. Scoprono, infatti, lo scheletro di un essere alieno con uno squarcio nel petto e Kane trova una distesa di oggetti cilindrici sospetti. Queste strane formazioni sono in realtà uova aliene nelle quali sono contenuti parassiti di una specie sconosciuta. Uno di essi risponde alla vicinanza di Kane schiudendosi e dando vita ad uno strano alieno che si attacca al casco della tuta dell'uomo, lasciandolo esanime. Ritrovato dagli altri due esploratori vieni riportato a bordo della Nostromo.
Qui Ash ignora gli ordini di Ripley sulla quarantena e lascia entrare gli esploratori, compreso il contaminato Kane. Il capitano Dallas è il primo a giustificare le gesta di Ash ed entrambi si prodigano per salvare la vita al loro compagno.
Dopo ore di studi scoprono che il face-hugger si è staccato dal volto di Kane e che lui sembra essersi ripreso. Fino a quando un altro alieno non squarcia il torace dell'amico, lasciandolo esanime sul tavolo della mensa, e fuggendo.
E' l'inizio della lotta per la sopravvivenza tra un alieno xenomorfo affamato di vite umane, un traditore all'interno dell'equipaggio ed un'eroe che cercherà di salvare più colleghi possibili. Tra i quali il gatto Jones.
A distanza di 35 anni questo film resta il capolavoro che era nel 1979. Luci, ambientazioni, sonoro, sono perfettamente calibrati per supportare una storia di sopravvivenza plausibile.
Ridley Scott genera un'alchimia che non può fare a meno di ammaliare lo spettatore. Crea aspettative, piazza colpi di scena e realizza uno dei mostri più terrificanti della storia del cinema. L'iconografia creata insieme a Carlo Rambaldi e Hans Ruedi Giger è entrata nel subconscio collettivo di molte generazioni. Anche le scenografie fanno il loro. Il cargo è credibile con le sue tubazioni a vista, i corridoi in acciaio e gli ambienti comuni squadrati. Un impatto visivo corroborato da pochi colori, bianco, grigio, nero, con una spruzzata di freddo blu che somministra la sensazione
D'atmosfera il sonoro sull'astronave. Assente qualsiasi suono che non sia rumore di macchinari o di vita (o morte) quotidiana a bordo permette di immedesimarsi nei protagonisti.
Ottimo il cast. A partire dalla rivelazione Sigourney Weaver, coraggioso comandante in terza che dà tutta se stessa per aiutare i compagni a tirarsi fuori da un casino evitabile, John Hurt diventerà iconico per il suo ruolo in questo film, e Ian Holm, futuro Bilbo.
Cast ridotto, ambiente ristretto (a parte una breve escursione sul planetoide) quasi sulle orme de La Casa o de L'Alba dei morti viventi, e tasso adrenalinico a mille. Con questi pochi elementi Scott crea un mito.
La versione trasmessa da Cielo dava un gran senso di luminosità e non lasciava intendere l'età della pellicola. Non so se fosse un'edizione rimasterizzata, ma, comunque, la sensazione di immedesimazione ed il coinvolgimento che provoca questo film sono sempre di alto livello.
Quando un film si definisce un capolavoro. Geniale. Cult.
Titolo originale Alien
Paese di produzione UK, USA
Anno 1979
Durata 116 min /126 min (director's cut)
Genere fantascienza
Regia Ridley Scott
Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett
Sceneggiatura Dan O'Bannon
Casa di produzione 20th Century Fox
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Derek Vanlint
Montaggio Terry Rawlings, Peter Weatherley
Effetti speciali Carlo Rambaldi (Effetti Tecnici di Alien)
Bernard Lodge, Hans Ruedi Giger (Effetti Visivi)
Musiche Jerry Goldsmith
Scenografia Michael Seymour
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Yaphet Kotto: J.T. Parker
Veronica Cartwright: J.M. Lambert
Ian Holm: Ash
Tom Skerritt: A. Dallas
Harry Dean Stanton: S. E. Brett
John Hurt: G. E. Kane
Helen Horton: Computer 'Mother' (voce)
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Carlo Baccarini: J.T. Parker
Alida Cappellini: J.M. Lambert
Rodolfo Traversa: Ash
Stefano Satta Flores: A. Dallas
Silvio Spaccesi: S. E. Brett
Giancarlo Maestri: G. E. Kane
Benita Martini: Computer 'Mother' (voce)
La navicella ha un problema ed è costretta ad un atterraggio di fortuna e la loro missione si fa sempre più pericolosa. Scoprono, infatti, lo scheletro di un essere alieno con uno squarcio nel petto e Kane trova una distesa di oggetti cilindrici sospetti. Queste strane formazioni sono in realtà uova aliene nelle quali sono contenuti parassiti di una specie sconosciuta. Uno di essi risponde alla vicinanza di Kane schiudendosi e dando vita ad uno strano alieno che si attacca al casco della tuta dell'uomo, lasciandolo esanime. Ritrovato dagli altri due esploratori vieni riportato a bordo della Nostromo.
Qui Ash ignora gli ordini di Ripley sulla quarantena e lascia entrare gli esploratori, compreso il contaminato Kane. Il capitano Dallas è il primo a giustificare le gesta di Ash ed entrambi si prodigano per salvare la vita al loro compagno.
Dopo ore di studi scoprono che il face-hugger si è staccato dal volto di Kane e che lui sembra essersi ripreso. Fino a quando un altro alieno non squarcia il torace dell'amico, lasciandolo esanime sul tavolo della mensa, e fuggendo.
E' l'inizio della lotta per la sopravvivenza tra un alieno xenomorfo affamato di vite umane, un traditore all'interno dell'equipaggio ed un'eroe che cercherà di salvare più colleghi possibili. Tra i quali il gatto Jones.
A distanza di 35 anni questo film resta il capolavoro che era nel 1979. Luci, ambientazioni, sonoro, sono perfettamente calibrati per supportare una storia di sopravvivenza plausibile.
Ridley Scott genera un'alchimia che non può fare a meno di ammaliare lo spettatore. Crea aspettative, piazza colpi di scena e realizza uno dei mostri più terrificanti della storia del cinema. L'iconografia creata insieme a Carlo Rambaldi e Hans Ruedi Giger è entrata nel subconscio collettivo di molte generazioni. Anche le scenografie fanno il loro. Il cargo è credibile con le sue tubazioni a vista, i corridoi in acciaio e gli ambienti comuni squadrati. Un impatto visivo corroborato da pochi colori, bianco, grigio, nero, con una spruzzata di freddo blu che somministra la sensazione
D'atmosfera il sonoro sull'astronave. Assente qualsiasi suono che non sia rumore di macchinari o di vita (o morte) quotidiana a bordo permette di immedesimarsi nei protagonisti.
Ottimo il cast. A partire dalla rivelazione Sigourney Weaver, coraggioso comandante in terza che dà tutta se stessa per aiutare i compagni a tirarsi fuori da un casino evitabile, John Hurt diventerà iconico per il suo ruolo in questo film, e Ian Holm, futuro Bilbo.
Cast ridotto, ambiente ristretto (a parte una breve escursione sul planetoide) quasi sulle orme de La Casa o de L'Alba dei morti viventi, e tasso adrenalinico a mille. Con questi pochi elementi Scott crea un mito.
La versione trasmessa da Cielo dava un gran senso di luminosità e non lasciava intendere l'età della pellicola. Non so se fosse un'edizione rimasterizzata, ma, comunque, la sensazione di immedesimazione ed il coinvolgimento che provoca questo film sono sempre di alto livello.
Quando un film si definisce un capolavoro. Geniale. Cult.
Titolo originale Alien
Paese di produzione UK, USA
Anno 1979
Durata 116 min /126 min (director's cut)
Genere fantascienza
Regia Ridley Scott
Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett
Sceneggiatura Dan O'Bannon
Casa di produzione 20th Century Fox
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Derek Vanlint
Montaggio Terry Rawlings, Peter Weatherley
Effetti speciali Carlo Rambaldi (Effetti Tecnici di Alien)
Bernard Lodge, Hans Ruedi Giger (Effetti Visivi)
Musiche Jerry Goldsmith
Scenografia Michael Seymour
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Yaphet Kotto: J.T. Parker
Veronica Cartwright: J.M. Lambert
Ian Holm: Ash
Tom Skerritt: A. Dallas
Harry Dean Stanton: S. E. Brett
John Hurt: G. E. Kane
Helen Horton: Computer 'Mother' (voce)
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Carlo Baccarini: J.T. Parker
Alida Cappellini: J.M. Lambert
Rodolfo Traversa: Ash
Stefano Satta Flores: A. Dallas
Silvio Spaccesi: S. E. Brett
Giancarlo Maestri: G. E. Kane
Benita Martini: Computer 'Mother' (voce)
mercoledì 24 aprile 2013
Alien - La clonazione
Sono passati più di 200 anni da quando Ellen Ripley è morta nella colonia penale Fiorina 161, per salvare l'umanità, e se stessa, dalle bestie aliene.
Oggi la Weyland-Yutani non esiste più, ma a bordo della U.S.S. Auriga qualcuno sta portando avanti esperimenti che non dovrebbe. E' qui che Ellen Ripley, viva, si trova ed è dal suo ventre che viene estratto un feto di regina xenomorfa. Chiamata semplicemente numero 8 passa la sua esistenza a giocare da sola a basket, a dormire nella sua cella, ad essere sottoposta ad esami medici ed a sanguinare sangue acido rosso.
Tutto si ripete costante fino all'attracco della Betty, una nave di mercenari spaziali con un carico per l'Auriga. Il motivo della presenza dell'equipaggio della Betty sulla nave militare è semplice: consegnare degli esseri umani in criostasi ai vertici di comando per proseguire gli esperimenti con gli xenomorfi. Alla fine, infatti, gli scienziati militari riusciranno a generare 12 alieni, che saranno in grado di sopraffarli ed iniziare lo sterminio degli umani a bordo.
Solo Ripley, che ha un'empatia speciale con le fameliche creature potrà aiutare i membri della Betty a tentare la fuga. Solo una sorpresa spiacevole sarà sul loro cammino: una nuova specie di xenomorfo, partorito direttamente dalla regina, che darà loro la caccia all'ultimo respiro.
Era il 1979 quando Ridley Scoot dirigeva, con un budget ridotto, il primo Alien (ne riparleremo). Sarà il 1997, semplice inversione di due cifre, quando Jean-Pierre Jeunet (sei film fino al 2009, tra cui Delicatessen, l'esordio, ed Il favoloso mondo di Amélie, suo maggior successo internazionale) dirigerà l'ultimo capitolo della saga (prima di Prometheus, che comunque viene prima del primo).
Una saga del genere, dopo il mezzo flop del terzo capitolo, non poteva tornare al cinema e quindi ecco allestito un ottimo cast per il suo ritorno. Torna, imprescindibile Sigourney Weaver, clonata, con qualche anno in più sulle spalle, ma sempre in formissima in tutta la sua altezza ed eslposività. Le rivelazioni maggiori vengono dal ricco sottobosco dei co-protagonisti. Prima di tutte, a me è piaciuta molto, ma non faccio testo, un'ottima Winona Ryder nei panni di Call, personaggio che nasconde un segreto fino alla fine del film e non sarò certo io a svelarvelo. Piacevole, dopo anni, accorgersi che l'occhio lungo dei produttori aveva imbarcato sulla nave stellare Gary Dourand (guardatevi CSI, quello originale), Brad Dourif (Grima ne Il Signore degli Anelli), Dan Hedaya (in un mucchio di film ci trovi il suo faccione) ed il mitico Ron Perlman (cioè, dai l'hai visto in un mare di film, sì anche in Star Trek - La Nemesi). Ah, già, e come possiamo dimenticarci le chiappe di Kim Flowers ed il suo poetico perizoma nella scena del massaggio equivoco.
Poi arrivi al bello e scopri che dopo aver creato, scritto e diretto alcuni episodi di Buffy l'ammazzavampiri questo è il primo copione ad essere stato il primo scritto in solitaria da Joss Whedon. Non è che questo cambi il giudizio che ti eri fatto negli anni tra il 1997 ed oggi, ma capisci che lui già ti piaceva dall'epoca senza neppure saperlo.
La sceneggiatura non è un'intrusione nel mondo di Scoot, ne è una conseguenza. Una conseguenza ancora più rimarcata alla luce di Prometheus, che bene gli si voglia o no, e delle sceneggiatura, a volte zoppicante di Jon Spaihts e Damon Lindelof. Joss accompagna sia l'appassionato che il conoscitore in questa avventura al limite dell'horror con spiegazioni e sottintesi che rendono le, quasi, due ore di film piacevoli. Ci mostra orripilanti deformazioni, sia fisiche che mentali, e lancia un grido per chiedere fino a dove la scienza abbia diritto di sperimentare.
Da parte sua Jeunet si affida a Nigel Phelps per creare ambienti in sintonia con quelli proposti nel '79 da Michael Seymour nel film originale. Bassi, squadrati, sporchi, unti e male illuminati. Tutto torna per dare tensione allo spettatore. Discutibile la scelta di mostrare così tanto gli xenomorfi, tenuti ben nascosti nell'originale, ma sono così ben realizzati che sarebbe stato un peccato non vederli. Neri come il petrolio ed estremamente lucidi sono spaventosi ed agguerriti.
Non posso non dire che il film mi sia piaciuto, anche ad una visione a così tanti anni di distanza. Il difetto maggiore della versione televisiva italiana è un audio pessimo. Estremamente durante i dialoghi, quello che sconcerta è che non per tutto il film è così, e roboante negli effetti sonori. La pessima gestione dei canali audio della copia che gira in tv costringe lo spettatore ad evoluzioni con il telecomando per muoversi rapidamente in un range tra 8 e 44 sulla scala dei volumi.
Un must, come tutta la saga.
Titolo originale Alien Resurrection
Paese di produzione USA
Anno 1997
Durata 109 min
116 min (Director's cut)
Rapporto 2.35:1 (anamorfico)
Genere Fantascienza
Regia Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura Joss Whedon
Fotografia Darius Khondji
Montaggio Hervé Schneid
Effetti speciali Alec Gillis, Tom Woodruff Jr.
Musiche John Frizzell
Scenografia Nigel Phelps
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Winona Ryder: Call
J.E. Freeman: Dott. Wren
Dominique Pinon: Vriess
Ron Perlman: Johner
Gary Dourdan: Christie
Dan Hedaya: Gen. Perez
Brad Dourif: Dott. Gediman
Raymond Cruz: DiStefano
Michael Wincott: Elgyn
Kim Flowers: Hillard
Leland Orser: Larry Purvis
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley (8)
Laura Boccanera: Annalee Call
Giorgio Lopez: Dott. Wren
Fabio Boccanera: Vriess
Massimo Corvo: Johner
Andrea Ward: Christie
Bruno Alessandro: Gen. Perez
Roberto Pedicini: Dott. Gediman
Roberto Certomà: Sold. Distephano
Mauro Magliozzi: Elgyn
Francesca Guadagno: Hillard
Tonino Accolla: Larry Purvis
Premi
Blockbuster Entertainment Award 1998:
Migliore Attrice non Protagonista in Film di Fantascienza (Winona Ryder)(Premio)
Migliore Attrice Protagonista in Film di Fantascienza (Sigourney Weaver)(Nomination)
Science Fiction, Horror, and Fantasy Films Academy (1998):
Migliore Attrice (Sigourney Weaver) (Nomination)
Migliore Regista (Jean-Pierre Jeunet) (Nomination)
Migliore Attrice non Protagonista (Winona Ryder) (Nomination)
Bogey Awards (Germania 1997):
Miglion Film (Premio)
Golden Satellite Awards (1998):
Miglion Film nella categoria Animazione o Altri Media (Bill Badalato, Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill)
Oggi la Weyland-Yutani non esiste più, ma a bordo della U.S.S. Auriga qualcuno sta portando avanti esperimenti che non dovrebbe. E' qui che Ellen Ripley, viva, si trova ed è dal suo ventre che viene estratto un feto di regina xenomorfa. Chiamata semplicemente numero 8 passa la sua esistenza a giocare da sola a basket, a dormire nella sua cella, ad essere sottoposta ad esami medici ed a sanguinare sangue acido rosso.
Tutto si ripete costante fino all'attracco della Betty, una nave di mercenari spaziali con un carico per l'Auriga. Il motivo della presenza dell'equipaggio della Betty sulla nave militare è semplice: consegnare degli esseri umani in criostasi ai vertici di comando per proseguire gli esperimenti con gli xenomorfi. Alla fine, infatti, gli scienziati militari riusciranno a generare 12 alieni, che saranno in grado di sopraffarli ed iniziare lo sterminio degli umani a bordo.
Solo Ripley, che ha un'empatia speciale con le fameliche creature potrà aiutare i membri della Betty a tentare la fuga. Solo una sorpresa spiacevole sarà sul loro cammino: una nuova specie di xenomorfo, partorito direttamente dalla regina, che darà loro la caccia all'ultimo respiro.
Era il 1979 quando Ridley Scoot dirigeva, con un budget ridotto, il primo Alien (ne riparleremo). Sarà il 1997, semplice inversione di due cifre, quando Jean-Pierre Jeunet (sei film fino al 2009, tra cui Delicatessen, l'esordio, ed Il favoloso mondo di Amélie, suo maggior successo internazionale) dirigerà l'ultimo capitolo della saga (prima di Prometheus, che comunque viene prima del primo).
Una saga del genere, dopo il mezzo flop del terzo capitolo, non poteva tornare al cinema e quindi ecco allestito un ottimo cast per il suo ritorno. Torna, imprescindibile Sigourney Weaver, clonata, con qualche anno in più sulle spalle, ma sempre in formissima in tutta la sua altezza ed eslposività. Le rivelazioni maggiori vengono dal ricco sottobosco dei co-protagonisti. Prima di tutte, a me è piaciuta molto, ma non faccio testo, un'ottima Winona Ryder nei panni di Call, personaggio che nasconde un segreto fino alla fine del film e non sarò certo io a svelarvelo. Piacevole, dopo anni, accorgersi che l'occhio lungo dei produttori aveva imbarcato sulla nave stellare Gary Dourand (guardatevi CSI, quello originale), Brad Dourif (Grima ne Il Signore degli Anelli), Dan Hedaya (in un mucchio di film ci trovi il suo faccione) ed il mitico Ron Perlman (cioè, dai l'hai visto in un mare di film, sì anche in Star Trek - La Nemesi). Ah, già, e come possiamo dimenticarci le chiappe di Kim Flowers ed il suo poetico perizoma nella scena del massaggio equivoco.
![]() |
| Una, inutile, scena CULt del film. |
La sceneggiatura non è un'intrusione nel mondo di Scoot, ne è una conseguenza. Una conseguenza ancora più rimarcata alla luce di Prometheus, che bene gli si voglia o no, e delle sceneggiatura, a volte zoppicante di Jon Spaihts e Damon Lindelof. Joss accompagna sia l'appassionato che il conoscitore in questa avventura al limite dell'horror con spiegazioni e sottintesi che rendono le, quasi, due ore di film piacevoli. Ci mostra orripilanti deformazioni, sia fisiche che mentali, e lancia un grido per chiedere fino a dove la scienza abbia diritto di sperimentare.
Da parte sua Jeunet si affida a Nigel Phelps per creare ambienti in sintonia con quelli proposti nel '79 da Michael Seymour nel film originale. Bassi, squadrati, sporchi, unti e male illuminati. Tutto torna per dare tensione allo spettatore. Discutibile la scelta di mostrare così tanto gli xenomorfi, tenuti ben nascosti nell'originale, ma sono così ben realizzati che sarebbe stato un peccato non vederli. Neri come il petrolio ed estremamente lucidi sono spaventosi ed agguerriti.
Non posso non dire che il film mi sia piaciuto, anche ad una visione a così tanti anni di distanza. Il difetto maggiore della versione televisiva italiana è un audio pessimo. Estremamente durante i dialoghi, quello che sconcerta è che non per tutto il film è così, e roboante negli effetti sonori. La pessima gestione dei canali audio della copia che gira in tv costringe lo spettatore ad evoluzioni con il telecomando per muoversi rapidamente in un range tra 8 e 44 sulla scala dei volumi.
Un must, come tutta la saga.
Titolo originale Alien Resurrection
Paese di produzione USA
Anno 1997
Durata 109 min
116 min (Director's cut)
Rapporto 2.35:1 (anamorfico)
Genere Fantascienza
Regia Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura Joss Whedon
Fotografia Darius Khondji
Montaggio Hervé Schneid
Effetti speciali Alec Gillis, Tom Woodruff Jr.
Musiche John Frizzell
Scenografia Nigel Phelps
Interpreti e personaggi
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Winona Ryder: Call
J.E. Freeman: Dott. Wren
Dominique Pinon: Vriess
Ron Perlman: Johner
Gary Dourdan: Christie
Dan Hedaya: Gen. Perez
Brad Dourif: Dott. Gediman
Raymond Cruz: DiStefano
Michael Wincott: Elgyn
Kim Flowers: Hillard
Leland Orser: Larry Purvis
Doppiatori italiani
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley (8)
Laura Boccanera: Annalee Call
Giorgio Lopez: Dott. Wren
Fabio Boccanera: Vriess
Massimo Corvo: Johner
Andrea Ward: Christie
Bruno Alessandro: Gen. Perez
Roberto Pedicini: Dott. Gediman
Roberto Certomà: Sold. Distephano
Mauro Magliozzi: Elgyn
Francesca Guadagno: Hillard
Tonino Accolla: Larry Purvis
Premi
Blockbuster Entertainment Award 1998:
Migliore Attrice non Protagonista in Film di Fantascienza (Winona Ryder)(Premio)
Migliore Attrice Protagonista in Film di Fantascienza (Sigourney Weaver)(Nomination)
Science Fiction, Horror, and Fantasy Films Academy (1998):
Migliore Attrice (Sigourney Weaver) (Nomination)
Migliore Regista (Jean-Pierre Jeunet) (Nomination)
Migliore Attrice non Protagonista (Winona Ryder) (Nomination)
Bogey Awards (Germania 1997):
Miglion Film (Premio)
Golden Satellite Awards (1998):
Miglion Film nella categoria Animazione o Altri Media (Bill Badalato, Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill)
lunedì 17 dicembre 2012
Golden Globe 2013
Il 13 Gennaio sarà la serata dei Golden Globe, che premiano i migliori programmi televisivi della stagione appena conclusa ed i film cinematografici di maggior successo. In questa secondo gruppo, purtroppo, sono stati esclusi i fratelli Taviani dalle nomination come Miglior Film Straniero.
A presentare la 70a edizione del premio andrà in onda su NBC il 13 Gennaio 2013 saranno Tina Fey e Amy Poehler, entrambe in nomination come miglior attrice in una comedy o musical.
Ecco tutte le nomination, per le serie od i film tv, con accanto e tra parentesi il vincitore dell'anno scorso.
Miglior Serie Comedy o Musical - (Modern Family)
The Big Bang Theory
Episodes
Girls
Modern Family
Smash
Episodes
Girls
Modern Family
Smash
Miglior Serie Drama - (Homeland)
Breaking Bad
Boardwalk Empire
Downton Abbey
Homeland
The Newsroom
Boardwalk Empire
Downton Abbey
Homeland
The Newsroom
Miglior Attore in una Serie Drama - (Kelsey Grammer, Boss)
Steve Buscemi – Boardwalk Empire
Bryan Cranston – Breaking Bad
Jeff Daniels – The Newsroom
Jon Hamm – Mad Men
Damien Lewis – Homeland
Bryan Cranston – Breaking Bad
Jeff Daniels – The Newsroom
Jon Hamm – Mad Men
Damien Lewis – Homeland
Miglior Attrice in una Serie Drama - (Claire Danes, Homeland)
Connie Britton, Nashville
Glenn Close, Damages
Claire Danes, Homeland
Michelle Dockery, Downton Abbey
Julianna Margulies, The Good Wife
Glenn Close, Damages
Claire Danes, Homeland
Michelle Dockery, Downton Abbey
Julianna Margulies, The Good Wife
Miglior Attore in una Serie Comedy o Musical - (Matt LeBlanc, Episodes)
Alec Baldwin, 30 Rock
Don Cheadle, House of Lies
Matt LeBlanc, Episodes
Louie C.K., Louie
Jim Parsons, Big Bang Theory
Don Cheadle, House of Lies
Matt LeBlanc, Episodes
Louie C.K., Louie
Jim Parsons, Big Bang Theory
Miglior Attrice in una Serie Comedy o Musical - (Laura Dern – Enlightened)
Zooey Deschanel – New Girl
Julia Louis-Dreyfus – Veep
Lena Dunham – Girls
Tina Fey – 30 Rock
Amy Poehler – Parks and Recreation
Julia Louis-Dreyfus – Veep
Lena Dunham – Girls
Tina Fey – 30 Rock
Amy Poehler – Parks and Recreation
Miglior Attore Non Protagonista in una Serie, Mini-Serie o Film per la TV - (Peter Dinklage, Game Of Thrones)
Max Greenfield, New Girl
Ed Harris, Game Change
Danny Huston, Magic City
Mandy Patinkin, Homeland
Eric Stonestreet, Modern Family
Ed Harris, Game Change
Danny Huston, Magic City
Mandy Patinkin, Homeland
Eric Stonestreet, Modern Family
Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie, Mini-Serie o Film per la TV - (Jessica Lange, American Horror Story)
Hayden Panettiere, Nashville
Arji Panjabi, The Good Wife
Sarah Paulson, Game Change
Maggie Smith, Downton Abbey
Sophia Vergara, Modern Family
Arji Panjabi, The Good Wife
Sarah Paulson, Game Change
Maggie Smith, Downton Abbey
Sophia Vergara, Modern Family
Miglior Film per la Tv o Mini-Serie (Downton Abbey)
Game Change
The Girl
Hatfields and McCoys
The Hour
Political Animals
The Girl
Hatfields and McCoys
The Hour
Political Animals
Miglior Attrice in una Mini-Serie o Film per la TV - (Kate Winslet, Mildred Pierce)
Nicole Kidman, Hemingway & Gellhorn
Jessica Lange, American Horror Story: Asylum
Sienna Miller, The Girl
Julianne Moore, Game Change
Sigourney Weaver, Political Animals
Jessica Lange, American Horror Story: Asylum
Sienna Miller, The Girl
Julianne Moore, Game Change
Sigourney Weaver, Political Animals
Miglior Attore in una Mini-Serie o Film per la TV - (Idris Elba, Luther)
Kevin Costner, Hatfield & McCoys
Benedict Cumberbatch, Sherlock (Masterpiece)
Woody Harrelson, Game Change
Toby Jones, The Girl
Qui, invece, i candidati per i film cinematografici dove è stupefacente vedere come siano stati esclusi dalle varie categorie i maggiori successi mondiali del 2012. Non troviamo, infatti, nessun accenno a Christopher Nolan ed al suo Batman, Joss Whedon con i suoi Avengers e solo una nomination per Skyfall, l'ultimo James Bond. In compenso, quelli qui presenti, sono film, per la maggior parte, che in Italia non abbiamo ancora visto.
Migliore film drammatico
Argo
Django Unchained
Life of Pi
Lincon
Zero Dark Thirty
Miglior commedia
Best Exotic Marigold Hotel
Les Miserables
Moonrise Kingdom
Salmon fishing in the Yemen
Silver Linings Palybook
Miglio regia
Ben Affleck, Argo
Kathryn Bigelow, Zero Dark Thirty
Ang Lee, Life of Pi
Steven Spielberg, Lincoln
Quentin Tarantino, Djiango Unchained
Attore protagonista in un film drammatico
Daniel Day-Lewis, Lincoln
Richard Gere, Arbitrage
John Hawkes, The Sessions
Joaquin Phoenix, The Master
Denzel Washington, Flight
Attrice protagonista in un film drammatico
Jessica Chastain, Zero Dark Thirty
Marion Cotillard, Rust and Bone
Helen Mirren, Hitchcock
Naomi Watts, The Impossible
Rachel Weisz, The deep blue sea
Miglior attore in commedia o musical
Jack Black, Bernie
Bradley Cooper, Silver Linings Playbook
Hugh Jackman, Les Miserables
Ewan McGregor, Salmon Fishing in the Yemen
Bill Murray, Hyde Park on Hudson
Attrice di commedia o musical
Emily Blunt, Salmon Fishing in the Yemen
Judi Dench, Best Exotic Marigold Hotel
Jennifer Lawrence, Silver Linings Playbook
Maggie Smith, Quartet
Meryl Streep, Hope Springs
Attore non protagonista
Alan Arkin, Argo
Leonardo DiCaprio, Django Unchained
Philip Seymour Hoffman, The Master
Tommy Lee Jones, Lincoln
Christoph Waltz, Django Unchained
Attrice non protagonista
Amy Adams, The Master
Sally Field, Lincoln
Anne Hathaway, Les Miserables
Helen Hunt, The Sessions
Nicole Kidman, The Paperboy
Sceneggiatura
Zero Dark Thirty
Lincoln
Silver Linings Playbook
Django Unchained
Argo
Colonna sonora
Mychael Danna, Life of Pi
Alexandre Desplat, Argo
Dario Marianelli, Anna Karenina
Tom Tywker, Reinhold Heil, Johnny Klimek, Cloud Atlas
John Williams, Lincoln
Canzone
‘For You’ (Act of Valor) by Keith Urban
‘Not Running Anymore’ (Stand Up Guys) by Stand Up Guys
‘Safe and Sound’ (The Hunger Games) by Taylor Swift
‘Skyfall’ (Skyfall) by Adele
‘Suddenly’ (Les Miserables)
Film straniero
Amour
A Royal Affair
The Untouchables
Kon Tiki
Rust and Bone (Un sapore di ruggine e ossa)
Film d'animazione
Brave
Frankenweenie
Hotel Transylvania
Rise of the Guardians (Le 5 leggende)
Wreck-It Ralph (Ralph Spaccatutto)
In attesa dell'evento: buoni pronostici a tutti.
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