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venerdì 26 maggio 2017

Alien: Covenant

La Covenant è una nave spaziale da colonizzazione. Al suo interno viaggiano, in criosonno, circa duemila persone, più di mille embrioni. La navigazione è assicurata dal computer di bordo, Mother, e dal sintetico Walter, oltre, sempre addormentati, da quindi membri dell'equipaggio pronti ad essere svegliati per intervenire. A sette anni di viaggio dal loro pianeta di destinazione, un problema accade. Walter è costretto a svegliare tutti per eseguire delle riparazioni alla Covenant. Una comunicazione intercettata per caso li guida ad un pianeta abitabile a pochi giorni da loro. Il capitano, cercando di operare il meglio per la missione, incarica una squadra di esplorare il pianeta. Nulla sarà più come prima.

Torna la creature di Ridley Scott, torna lo Xenomorfo più famoso del cinema. Dopo la parentesi Prometheus tornano in forze maggiori. Se il primo film cercava un'esplorazione più evoluzionista dell'origine dell'alieno, andando contro le aspettative dei nerd, qui si cerca un approccio diverso. Viste le reazioni a Prometheus, Scott segue i consigli ed offre diverse declinazioni dell'Alien, nuovi metodi riproduttivi, nuove violazioni carnali. Attenua la vena horror, a parte la scena della doccia, mescola in modo appropriato la vena scientifica con quella fantascientifica ed unisce personaggi che ricordano quelli incontrati in precedenza. Ne tira fuori un film abbastanza adrenalinico, ma che, a volte, sembra non sapere se privilegiare la parte narrativa o quella orrorifica.

"Aceto o limone per l'insalata?"
Il cast è all'altezza. James Franco fenomenale!!! Per chi si dovesse accorgere della sua presenza. Katherine Waterston si vede far carico di ciò che sarà Ripley nel futuro. La sua bellezza normale, la sua fisicità alla Weaver, permettono allo spettatore di entrare in punta di piedi nella devastazione che verrà. Il contorno, che a volte diventa un primo od un secondo piatto, sono gli altri 14,13,12,11,10,9... membri dell'equipaggio della Covenant. Le scelte narrative (pianeta abitabile con atmosfera respirabile simile alla Terra) favoriscono le condizioni per la loro dipartita. Onestamente a nessuno viene a sperare che qualcuno di loro sopravviva alla gita intergalattica, e nessuno si ferma troppo ad approfondire il loro passato od a ricordarsi i nomi. 


Il sintetico Fassbender è il nuovo Lance Henriksen. Qui in declinazione doppia, manda avanti gli ingranaggi nella testa del regista. Il film regge molto sulla sua doppia interpretazione ed averlo nel cast è sicuramente un gran bel salvagente. Pare che a fine orario lavorativo ramazzasse anche il set, un uomo da sposare.


Come detto lo Xenomorfo offre diverse declinazioni e tutte hanno il loro fascino. Il mostro viene mostrato decisamente bene e riempie gli occhi dei fan più accaniti.


Le scenografie sono impressionanti. Non solo per l'imponenza di alcune (frutto di CGI), ma anche per le sensazioni che riescono a trasmettere durante la visione. Sono un veicolo narrativo importante.

Se ti cerca uno Xenomorfo, meglio essere puliti.
Con questo film, Scott, riesce a far percepire allo spettatore claustrofobia in pieno campo aperto. La mano del professionista si vede, come, nonostante i detrattori, si vedeva in Prometheus.

La Covenant.
Da rivedere una seconda volta per apprezzarlo meglio, ma le due ore di film filano spedite.


Titolo originale Alien: Covenant 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2017 
Durata 122 min 
Rapporto 2,35 : 1 
Genere fantascienza

Regia Ridley Scott 

Soggetto Jack Paglen, Michael Green 
Sceneggiatura John Logan, Dante Harper 
Produttore Ridley Scott, Mark Huffam, Michael Schaefer, David Giler, Walter Hill 
Casa di produzione Brandywine Productions, Scott Free Productions 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Dariusz Wolski 
MontaggioPietro Scalia 
Effetti speciali Dan Oliver 
Musiche Jed Kurzel 
Scenografia Chris Seagers 
Costumi Janty Yates 
Trucco Tess Natoli 

Interpreti e personaggi

Michael Fassbender: David  / Walter
Katherine Waterston: Daniels
Billy Crudup: Christopher Oram
Danny McBride: Tennessee
Demián Bichir: Lope
Carmen Ejogo: Karima Oran
Amy Seimetz: Faris
Jussie Smollett: Ricks
Uli Latukefu: Cole
Callie Hernandez: Upworth
Tess Haubrich: Rosenthal
Nathaniel Dean: Hallett
Alexander England: Ankor
Benjamin Rigby: Ledward
Javier Botet: Protomorfo
Goran D. Kleut: Neomorfo / Protomorfo
 
Doppiatori italiani

Francesco Prando: David / Walter
Chiara Colizzi: Daniels
Massimo Lodolo: Christopher Oram
Stefano De Sando: Tennessee
Flavio Aquilone: Ricks
Stefano Andrea Macchi: Cole

martedì 14 luglio 2015

Aliens - Scontro finale

Ellen Ripley è sopravvissuta, l'unica, all'attacco dell'alieno Xenomorfo che ha causato la morte di tutti i componenti dell'equipaggio della Nostromo. Ora è stata anche tratta in salvo dal suo vagabondare nello spazio in stato di sonno criogenico sulla navetta di salvataggio. Il problema è che sono passati 57 anni da quando i fatti sono accaduti,
La Weyland-Yutani, la compagnia che aveva inviato la Nostromo su LV-426, ha, da vent'anni intrapreso la terraformazione dell'inospitale roccia e nessun accadimento spiacevole si è ancora verificato. Ripley avverte i consiglieri della compagnia di fare attenzione perché l'astronave esplorata dal suo equipaggio all'epoca ospitava uova aliene contenti un pericoloso parassita. Il suo avvertimento non viene ascoltato, anzi sprona un arrivista funzionario a spingere i coloni alla suo ricerca. Il problema è che una volta inviato l'ordine non vengono, inspiegabilmente, più ricevute comunicazioni da parte dei terraformanti.
Una squadra di ricerca, composta da marines spaziali, lo stesso funzionario ed una riluttante Ellen Ripley viene inviata sul pianeta per verificare le condizioni della colonia. Ovviamente, nessun colono viene ritrovato vivo, tranne una bambina che si fa chiamare Newt e che vive, come una selvaggia impaurita, tra i cunicoli dell'insediamento umano. La sua paura è motivata dalla presenza di centinaia di xenomorfi pronti a renderla ospite di un loro nuovo cucciolo.
Ripley e la sua squadra dovranno provare a fermare l'invasione aliena e sopravvivere.

Testosterone anni '80 del secolo scorso a mille, anche se la protagonista è una donna.
Cameron, sì quello di Avatar, prende in mano la creatura di Ridley Scoot e la evolve nel secondo capitolo.  La prima parte della storia, tra intrecci di interessi commerciali e personali, strizza molto l'occhio a quella Fanteria dello Spazio che poi darà vita ad un film a se stante anni dopo. Non è difficile neanche rintracciare un'esorbitante profusione di mascolinità, aggressività e di una manifesta non sopportazione della catena di comando quasi irritante che, nonostante tutto, non crea grossi problemi allo svolgersi della missione.
La seconda parte è un'intensa caccia all'uomo, nel vero senso della parola, e di dimostrazione di manifesta superiorità della specie aliena che viene sconfitta solo dall'astuzia e dall'istinto di sopravvivenza di una scatenatamente materna Ripley.
La cura degli ambiente e delle atmosfere è maniacalmente piacevole. Seppur ricco, il budget a disposizione della troupe ha messo alla prova l'inventiva del regista e degli scenografi. Per realizzare il veicolo di trasposto si è modificato una di quelle strane vetture che si vedono negli aeroporti e che trascinano gli aerei. Per avere a disposizione più camere criogeniche, costose e poco utilizzate, si è utilizzato uno specchio per raddoppiarle. Queste sono solo alcune delle piccole astuzie messe in atto per risparmiare qualche soldo in più da dedicare agli effetti speciali. La scelta ha pagato, infatti, gli effetti speciali sono fenomenali, tanto che si sono portati a casa anche un Premio Oscar. Nonostante fossero a disposizione un numero limitato di tutte da alieno nel film questo non si nota, anche grazie ad un abile montaggio, ed anche le sequenze di volo delle navette o le esplosioni sono da antologia. Formidabile, poi, la lotta finale tra Ripley nell'esoscheletro e la regina aliena, tanto arrabbiata.
Cameron, inoltre, ha inserito una vera e propria chicca narrativa. Il conto alla rovescia finale, prima della distruzione dell'installazione, è di un quarto d'ora. Lo è a tutti gli effetti, infatti, dal primo annuncio all'esplosione del complesso trascorrono esattamente 15 minuti (controlla se non ci credi).
La regia del creatore di Terminator ed Avatar è misurata. Dove sono gli spazi stretti non lesina primi piani strettissimi dei suoi protagonisti, Sigourney Weaver su tutti, ma dove le miniature gli danno la possibilità di moderate panoramiche lui non si fa pregare a sfruttarle.
Nel cast oltre all'iconica, e già citata, Sigourney Weaver non possiamo fare a meno di notare la presenza di due volti che rimarranno nell'immaginario degli spettatori per decenni Paul Reiser, il viscido Carter J. Burke, e Lance Henriksen, Bishop, che negli anni diverrà tanto uomo immagine della saga quanto Sigourney ne sarà la donna immagine.
Musiche d'atmosfera ed effetti speciali azzeccati completano questo sequel che poco ha da invidiare all'originale.

Se non lo hai mai visto: vedilo! Se lo hai già visto, anche venti volte: rivedilo, perdiana! Mica te lo devo venire io a dire.

Premi

1986 - Saturn Award 
Miglior film di fantascienza
Miglior regia a James Cameron
Miglior attrice a Sigourney Weaver
Miglior attore emergente a Carrie Henn
Miglior attore non protagonista a Bill Paxton
Miglior attrice non protagonista a Jenette Goldstein
Migliore sceneggiatura a James Cameron
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston e Dennis Skotak
1987 - Premio Oscar 
Miglior montaggio sonoro a Don Sharpe
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, Stan Winston, John Richardson e Suzanne M. Benson
1987 - Premio BAFTA 
Migliori effetti speciali a Robert Skotak, John Richardson, Stan Winston e Dennis Skotak

Titolo originale Aliens 

Paese di produzione USA 
Anno 1986 
Durata 137 min.
154 min. (Edizione speciale)
Rapporto 1.85:1 
GenereFantascienza

Regia, Soggetto, Sceneggiatura James Cameron 

Soggetto David Giler, Walter Hill 
Produttore Gale Anne Hurd 
Fotografia Adrian Biddle 
Montaggio Ray Lovejoy 
Effetti speciali Stan Winston 
Musiche James Horner 
Scenografia Peter Lamont 

Interpreti e personaggi 
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Paul Reiser: Carter J. Burke
Michael Biehn: Dwayne Hicks
Carrie Henn: Rebecca 'Newt' Jordan
Bill Paxton: Sold. W. Hudson
Lance Henriksen: Bishop
William Hope: Ten. S. Gorman
Jenette Goldstein: Sold. J. Vasquez
Al Matthews: Serg. Apone
Mark Rolston: Sold. Drake
Daniel Kash: Pvt. Spunkmeyer
Colette Hiller: Cpl. Ferro
Cynthia Dle Scott: Cpl. Dietrich
 
Doppiatori italiani 
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Roberto Pedicini: Burke Carter J.
Renato Cortesi: Dwayne Hicks
Rossella Acerbo: Rebecca 'Newt' Jordan
Stefano De Sando: Sold. W. Hudson
Massimo Foschi: Bishop
Luca Biagini: Ten. S. Gorman
Sonia Scotti: Sold. J. Vasquez
Glauco Onorato: Serg. Apone
Piero Tiberi: Sold. Drake

mercoledì 8 luglio 2015

Alien³

Colonia penale Fiorina "Fury" 161. Popolazione 25 detenuti. Segni speciali detenuti con la sindrome 47,XYY (doppia y che contraddistinguerebbe gli assassini, stupratori e i serial killer incorreggibili).
Una capsula spaziale precipita poco distante dal carcere. Alcuni detenuti, ormai non più prigionieri, ma lavoratori di metalli per La Compagnia escono al freddo (temperatura intorno ai -5°C) per constatare l'accaduto.
All'interno della navetta trovano solo cadaveri, tranne il corpo ancora in criostasi di Ellen Ripley. La donna viene portata in infermeria e sottoposta alle cure del caso. La sua fibra forte le permettere di riprendersi in breve tempo. La sua unica preoccupazione, una volta scesa dal letto, è quella di controllare lo stato della capsula e le cause della morte dei suoi compagni di viaggio. La piccola Newt, salvata con tanta fatica poche settimane prima, è morta affogata nella sua camera criostatica, mentre il caporale Hicks ha subito la stessa sorte dopo che una traversa d'acciaio ha sfondato la sua. Da una veloce perlustrazione della cabina Ripley si accorge della presenza di macchie di acido corrosivo. Nonostante il suo impegno e l'aiuto, sebbene restio, di alcuni membri della colonia penale riesce ad escludere la presenza di xenomorfi nei corpo dei suoi amici.
Purtroppo un alien è riuscito, comunque, ad introdursi nel nuovo ambiente e svilupparsi. La vita di tutti i coloni è in pericolo e solo Ellen Ripley può cercare di salvarli. Anche a costo della vita.

Alien³ rimarrà per sempre "quello diretto dall'ex regista di videoclip". Che poi è David Fincher (quello di The Social Network).
Sta di fatto che dell'intera saga questo è il capitolo più scarso. Probabilmente girato con una disponibilità economica irrisoria e scritto in un periodo di scioperi degli sceneggiatori, ha visto all'opera decine di persone solo per decidere che strada avrebbe dovuto prendere la trama.
Si notano buchi enormi nella sceneggiatura che interrompono la magia del cinema. Esempio su tutti è la spiegazione di come la protagonista possa essere rimasta in cinta dell'Alien, sopratutto di una regina, "Mah, non so. Forse, durante il sonno criogenico.". Boh. E l'avete pure girata sta scena?
Nonostante gli ambienti ricreati ai Pinewood Studios di Londra siano molto credibili il film soffre di una certa monotonia ambientale. La, seppur buona, fotografia si nota solo in un paio di scene; su tutte quella del bacio tra lo xenomorfo e Ripley. La colonna sonoro è praticamente inesistente e gli effetti sonori lasciano indifferenti. Gli effetti speciali non riescono ad essere all'altezza dei primi due capitoli della saga. Le scene in cui vengono impiegati i modelli sanno di finto oggi come lo sapevano venti anni fa.
Sigourney Weaver offre una buona prova recitativa e riesce ad essere intensa per tutto il film, a parte nelle scene coi crampi allo stomaco. Lì lascia un po' il tempo che trova. Il cast di supporto non è male. Un paio di attori carismatici ed un gruppo corposo di caratteristi. Ognuno fa la sua brutta fine, ma dignitosamente.

L'anello più debole della saga. Deve essere visto per forza per via degli inevitabili collegamenti con i capitoli successivi, ma è abbastanza scoraggiante. Forse vedere l'edizione edita in DVD nella Quadrilogy, con le scene aggiunte ed un montaggio leggermente diverso, potrebbe essere più piacevole.
Regalatemela e ve lo saprò dire. 

Titolo originale Alien³ 
Paese di produzione USA 
Anno 1992 
Durata 114 min
145 min (edizione speciale) 
Genere Fantascienza 

Regia David Fincher 

Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett 
Sceneggiatura David Giler, Walter Hill 
Fotografia Alex Thomson 
Montaggio Terry Rawlings
David Crowther (Special Assembly Cut Edition 2003) 
Effetti speciali Richard Edlund, George Gibbs, Alec Gillis, Tom Woodruff 
Musiche Elliot Goldenthal 
Scenografia Belinda Edwards 

Interpreti e personaggi 
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Charles S. Dutton: Dillon
Charles Dance: Clemens
Paul McGann: Golic
Brian Glover: Andrews
Ralph Brown: Aaron
Daniel Webb: Morse
Christopher John Fields: Rains
Holt McCallany: Junior
Lance Henriksen: Bishop / Bishop II
Christopher Fairbank: Murphy
Carl Chase: Murphy
Leon Herbert: Boggs
Vincenzo Nicoli: Jude
Pete Postlethwaite: David
Paul Brennen: Troy
Peter Guinness: Gregor
Dhobi Oparei: Arthur
Philip Davis: Kevin
Niall Buggy: Eric
Hi Ching: Company Man
Danielle Edmond: Newt
 
Doppiatori italiani 
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Vittorio Di Prima: Dillon
Gianni Giuliano: Clemens
Glauco Onorato: Andrews
Fabrizio Pucci: Aaron
Tonino Accolla: Morse
Romano Malaspina: Bishop
Rodolfo Bianchi: Bishop II
Angelo Nicotra: David
Mario Bombardieri: Boggs
Vittorio Amandola: Murphy
Bruno Conti: Jude

sabato 9 maggio 2015

Alien

I sette membri dell'equipaggio della nave cargo spaziale Nostromo, carica di carburante minerale, sono risvegliati dal sonno criogenico durante il loro ritorno verso il pianeta Terra. Un segnale di soccorso di origine sconosciuto si leva dalla superficie di un satellite orbitante attorno ad un pianeta inesplorato. Pena la perdita totale dei dividendi provenienti dalla loro missione commerciale, i membri dell'equipaggio sono costretti ad inviare un navetta spaziale per verificare la natura del segnale. Il capitano Dallas, il vice Kane e la navigatrice Lambert indossano le loro tute spaziali e si imbarcano per la missione ricognitiva. A bordo restano l'ufficiale Ripley, la terza in comando, l'ufficiale scientifico Ash, il capo-tecnico Parker e il suo collega Brett.
La navicella ha un problema ed è costretta ad un atterraggio di fortuna e la loro missione si fa sempre più pericolosa. Scoprono, infatti, lo scheletro di un essere alieno con uno squarcio nel petto e Kane trova una distesa di oggetti cilindrici sospetti. Queste strane formazioni sono in realtà uova aliene nelle quali sono contenuti parassiti di una specie sconosciuta. Uno di essi risponde alla vicinanza di Kane schiudendosi e dando vita ad uno strano alieno che si attacca al casco della tuta dell'uomo, lasciandolo esanime. Ritrovato dagli altri due esploratori vieni riportato a bordo della Nostromo.
Qui Ash ignora gli ordini di Ripley sulla quarantena e lascia entrare gli esploratori, compreso il contaminato Kane. Il capitano Dallas è il primo a giustificare le gesta di Ash ed entrambi si prodigano per salvare la vita al loro compagno.
Dopo ore di studi scoprono che il face-hugger si è staccato dal volto di Kane e che lui sembra essersi ripreso. Fino a quando un altro alieno non squarcia il torace dell'amico, lasciandolo esanime sul tavolo della mensa, e fuggendo.
E' l'inizio della lotta per la sopravvivenza tra un alieno xenomorfo affamato di vite umane, un traditore all'interno dell'equipaggio ed un'eroe che cercherà di salvare più colleghi possibili. Tra i quali il gatto Jones.

A distanza di 35 anni questo film resta il capolavoro che era nel 1979. Luci, ambientazioni, sonoro, sono perfettamente calibrati per supportare una storia di sopravvivenza plausibile.
Ridley Scott genera un'alchimia che non può fare a meno di ammaliare lo spettatore. Crea aspettative, piazza colpi di scena e realizza uno dei mostri più terrificanti della storia del cinema. L'iconografia creata insieme a Carlo Rambaldi e Hans Ruedi Giger è entrata nel subconscio collettivo di molte generazioni. Anche le scenografie fanno il loro. Il cargo è credibile con le sue tubazioni a vista, i corridoi in acciaio e gli ambienti comuni squadrati. Un impatto visivo corroborato da pochi colori, bianco, grigio, nero, con una spruzzata di freddo blu che somministra la sensazione
D'atmosfera il sonoro sull'astronave. Assente qualsiasi suono che non sia rumore di macchinari o di vita (o morte) quotidiana a bordo permette di immedesimarsi nei protagonisti.
Ottimo il cast. A partire dalla rivelazione Sigourney Weaver, coraggioso comandante in terza che dà tutta se stessa per aiutare i compagni a tirarsi fuori da un casino evitabile, John Hurt diventerà iconico per il suo ruolo in questo film, e Ian Holm, futuro Bilbo.
Cast ridotto, ambiente ristretto (a parte una breve escursione sul planetoide) quasi sulle orme de La Casa o de L'Alba dei morti viventi, e tasso adrenalinico a mille. Con questi pochi elementi Scott crea un mito.

La versione trasmessa da Cielo dava un gran senso di luminosità e non lasciava intendere l'età della pellicola. Non so se fosse un'edizione rimasterizzata, ma, comunque, la sensazione di immedesimazione ed il coinvolgimento che provoca questo film sono sempre di alto livello.

Quando un film si definisce un capolavoro. Geniale. Cult.

Titolo originale Alien 

Paese di produzione UK, USA 
Anno 1979 
Durata 116 min /126 min (director's cut)
Genere fantascienza 

Regia Ridley Scott 

Soggetto Dan O'Bannon, Ronald Shusett 
Sceneggiatura Dan O'Bannon 
Casa di produzione 20th Century Fox 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Derek Vanlint 
Montaggio Terry Rawlings, Peter Weatherley 
Effetti speciali Carlo Rambaldi (Effetti Tecnici di Alien) 
Bernard Lodge, Hans Ruedi Giger (Effetti Visivi)
Musiche Jerry Goldsmith 
Scenografia Michael Seymour 

Interpreti e personaggi 
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Yaphet Kotto: J.T. Parker
Veronica Cartwright: J.M. Lambert
Ian Holm: Ash
Tom Skerritt: A. Dallas
Harry Dean Stanton: S. E. Brett
John Hurt: G. E. Kane
Helen Horton: Computer 'Mother' (voce)
 
Doppiatori italiani 
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley
Carlo Baccarini: J.T. Parker
Alida Cappellini: J.M. Lambert
Rodolfo Traversa: Ash
Stefano Satta Flores: A. Dallas
Silvio Spaccesi: S. E. Brett
Giancarlo Maestri: G. E. Kane
Benita Martini: Computer 'Mother' (voce)

mercoledì 24 aprile 2013

Alien - La clonazione

Sono passati più di 200 anni da quando Ellen Ripley è morta nella colonia penale Fiorina 161, per salvare l'umanità, e se stessa, dalle bestie aliene.
Oggi la Weyland-Yutani non esiste più, ma a bordo della U.S.S. Auriga qualcuno sta portando avanti esperimenti che non dovrebbe. E' qui che Ellen Ripley, viva, si trova ed è dal suo ventre che viene estratto un feto di regina  xenomorfa. Chiamata semplicemente numero 8 passa la sua esistenza a giocare da sola a basket, a dormire nella sua cella, ad essere sottoposta ad esami medici ed a sanguinare sangue acido rosso.
Tutto si ripete costante fino all'attracco della Betty, una nave di mercenari spaziali con un carico per l'Auriga. Il motivo della presenza dell'equipaggio della Betty sulla nave militare è semplice: consegnare degli esseri umani in criostasi ai vertici di comando per proseguire gli esperimenti con gli xenomorfi. Alla fine, infatti, gli scienziati militari riusciranno a generare 12 alieni, che saranno in grado di sopraffarli ed iniziare lo sterminio degli umani a bordo.
Solo Ripley, che ha un'empatia speciale con le fameliche creature potrà aiutare i membri della Betty a tentare la fuga. Solo una sorpresa spiacevole sarà sul loro cammino: una nuova specie di xenomorfo, partorito direttamente dalla regina, che darà loro la caccia all'ultimo respiro.

Era il 1979 quando Ridley Scoot dirigeva, con un budget ridotto, il primo Alien (ne riparleremo). Sarà il 1997, semplice inversione di due cifre, quando Jean-Pierre Jeunet (sei film fino al 2009, tra cui Delicatessen, l'esordio, ed Il favoloso mondo di Amélie, suo maggior successo internazionale)  dirigerà l'ultimo capitolo della saga (prima di Prometheus, che comunque viene prima del primo).
Una saga del genere, dopo il mezzo flop del terzo capitolo, non poteva tornare al cinema e quindi ecco allestito un ottimo cast per il suo ritorno. Torna, imprescindibile Sigourney Weaver, clonata, con qualche anno in più sulle spalle, ma sempre in formissima in tutta la sua altezza ed eslposività. Le rivelazioni maggiori vengono dal ricco sottobosco dei co-protagonisti. Prima di tutte, a me è piaciuta molto, ma non faccio testo, un'ottima Winona Ryder nei panni di Call, personaggio che nasconde un segreto fino alla fine del film e non sarò certo io a svelarvelo. Piacevole, dopo anni, accorgersi che l'occhio lungo dei produttori aveva imbarcato sulla nave stellare Gary Dourand (guardatevi CSI, quello originale), Brad Dourif (Grima ne Il Signore degli Anelli), Dan Hedaya (in un mucchio di film ci trovi il suo faccione) ed il mitico Ron Perlman (cioè, dai l'hai visto in un mare di film, sì anche in Star Trek - La Nemesi). Ah, già, e come possiamo dimenticarci le chiappe di Kim Flowers ed il suo poetico perizoma nella scena del massaggio equivoco. 
Una, inutile, scena CULt del film.
Poi arrivi al bello e scopri che dopo aver creato, scritto e diretto alcuni episodi di Buffy l'ammazzavampiri questo è il primo copione ad essere stato il primo scritto in solitaria da Joss Whedon. Non è che questo cambi il giudizio che ti eri fatto negli anni tra il 1997 ed oggi, ma capisci che lui già ti piaceva dall'epoca senza neppure saperlo.
La sceneggiatura non è un'intrusione nel mondo di Scoot, ne è una conseguenza. Una conseguenza ancora più rimarcata alla luce di Prometheus, che bene gli si voglia o no, e delle sceneggiatura, a volte zoppicante di Jon Spaihts e Damon Lindelof. Joss accompagna sia l'appassionato che il conoscitore in questa avventura al limite dell'horror con spiegazioni e sottintesi che rendono le, quasi, due ore di film piacevoli. Ci mostra orripilanti deformazioni, sia fisiche che mentali, e lancia un grido per chiedere fino a dove la scienza abbia diritto di sperimentare.
Da parte sua Jeunet si affida a Nigel Phelps per creare ambienti in sintonia con quelli proposti nel '79 da Michael Seymour nel film originale. Bassi, squadrati, sporchi, unti e male illuminati. Tutto torna per dare tensione allo spettatore. Discutibile la scelta di mostrare così tanto gli xenomorfi, tenuti ben nascosti nell'originale, ma sono così ben realizzati che sarebbe stato un peccato non vederli. Neri come il petrolio ed estremamente lucidi sono spaventosi ed agguerriti.

Non posso non dire che il film mi sia piaciuto, anche ad una visione a così tanti anni di distanza. Il difetto maggiore della versione televisiva italiana è un audio pessimo. Estremamente durante i dialoghi, quello che sconcerta è che non per tutto il film è così, e roboante negli effetti sonori. La pessima gestione dei canali audio della copia che gira in tv costringe lo spettatore ad evoluzioni con il telecomando per muoversi rapidamente in un range tra 8 e 44 sulla scala dei volumi.

Un must, come tutta la saga.

Titolo originale Alien Resurrection 

Paese di produzione USA 
Anno 1997 
Durata 109 min
116 min (Director's cut) 
Rapporto 2.35:1 (anamorfico) 
Genere Fantascienza

Regia Jean-Pierre Jeunet 

Sceneggiatura Joss Whedon 
Fotografia Darius Khondji 
Montaggio Hervé Schneid 
Effetti speciali Alec Gillis, Tom Woodruff Jr. 
Musiche John Frizzell 
Scenografia Nigel Phelps 

Interpreti e personaggi 
Sigourney Weaver: Ellen Ripley
Winona Ryder: Call
J.E. Freeman: Dott. Wren
Dominique Pinon: Vriess
Ron Perlman: Johner
Gary Dourdan: Christie
Dan Hedaya: Gen. Perez
Brad Dourif: Dott. Gediman
Raymond Cruz: DiStefano
Michael Wincott: Elgyn
Kim Flowers: Hillard
Leland Orser: Larry Purvis
 
Doppiatori italiani 
Ada Maria Serra Zanetti: Ellen Ripley (8)
Laura Boccanera: Annalee Call
Giorgio Lopez: Dott. Wren
Fabio Boccanera: Vriess
Massimo Corvo: Johner
Andrea Ward: Christie
Bruno Alessandro: Gen. Perez
Roberto Pedicini: Dott. Gediman
Roberto Certomà: Sold. Distephano
Mauro Magliozzi: Elgyn
Francesca Guadagno: Hillard
Tonino Accolla: Larry Purvis
 
Premi 

Blockbuster Entertainment Award 1998:
Migliore Attrice non Protagonista in Film di Fantascienza (Winona Ryder)(Premio)
Migliore Attrice Protagonista in Film di Fantascienza (Sigourney Weaver)(Nomination)

Science Fiction, Horror, and Fantasy Films Academy (1998):
Migliore Attrice (Sigourney Weaver) (Nomination)
Migliore Regista (Jean-Pierre Jeunet) (Nomination)
Migliore Attrice non Protagonista (Winona Ryder) (Nomination)

Bogey Awards (Germania 1997):
Miglion Film (Premio)

Golden Satellite Awards (1998):
Miglion Film nella categoria Animazione o Altri Media (Bill Badalato, Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill)

mercoledì 19 settembre 2012

Prometheus

2089. Isola di Sky. Scozia. La spedizione della dottoressa Shaw e del dottor Holloway mette a segno una grande scoperta archeologica. All'interno di una grotta Elizabeth Shaw rinviene una pittura rupestre, risalente a 37000 anni nel passato, che oltre a raffigurare cavalli e scene di caccia, mostra un uomo intento ad indicare una costellazione. Tale raffigurazione è uguale a quelle ritrovate in opere di altre culture distanti da questa sia fisicamente che nel tempo.
2093. Astronave Prometheus. La forma di vita sintetica David si prende cura dei 17 passeggeri della nave, in stasi criogenica, fino al raggiungimento del loro porto: un sistema di pianeti a più di quattro anni di viaggio dalla Terra. Giunti a destinazione e risvegliati i membri dell'equipaggio tra loro vi sono anche la dottoressa Shaw ed il dottor Holloway. La missione della Prometheus è quella di verificare la teoria dei due scienziati, secondo la quale la vita sulla Terra ha avuto origine perché degli alieni (gli ingegneri, così chiamati da Elizabeth) ve l'hanno impiantata. Sovvenzionata dalla imprese Weyland, esperti in terraformazione, oltre lo scopo scientifico, però, nasconde qualche altro fine ed ha posto come referente di missione la rigida, e bellissima, Meredith Vickers.
Giunti sul pianeta, durante l'atterraggio, si imbattono in un piana dove si ergono diverse costruzioni artificiali. Senza perdere un minuto, nel giorno di Natale, la prima squadra di esploratori si addentra nella prima delle strutture. Qui, a differenza che sulla superficie del pianeta, l'aria si rivela respirabile ed il gruppo fa una scoperta eccezionale. Dei giganti dell'aspetto umano vivevano nella struttura e conservavano una enorme quantità di cilindri, pieni di liquido nero e viscoso, in una sala contenente la scultura gigante di un volto umano.
Le cose peggiorano quando una tempesta di silicio si abbatte sulla piana. La dottoressa Shaw ed il suo gruppo riescono a rientrare alla nave, solo due membri risultano dispersi: Fifield e Millburn. I due si erano allontanati dal gruppo e spersi nella complessa struttura aliena. Ora, costretti a passarvi la notte all'interno, si accampano nella stanza dei cilindri. Qui vengono aggrediti ed uccisi da strane creature.
In poche ore la missione scientifica diventa una missione di sopravvivenza su un pianeta alieno ostile.

Prometheus è stato definito il prequel di Alien. E lo è. Dal 1979 ad oggi molto tempo è passato e le tecnologie degli effetti speciali hanno fatto passi da gigante. Alien era un film a basso budget basato su un orrore nascosto che piano piano si impossessa della Nostromo, Prometheus è un film a budget elevato dove gli effetti speciali in CGI la fanno da padrone. In questo nuovo capitolo della saga vediamo uomini giganti, astronavi spettacolari, mondi alieni, strutture giganti, cose delle quali nella claustrofobica ambientazione di Alien non avrebbero trovato posto. La struttura narrativa imposta da Scott ai suoi sceneggiatori Jon Spaihts, Damon Lindelof  è molto simile a quella che lui stesso aveva adottato per dare alla luce la sua creatura. Il risveglio dal sonno criogenico, l'esplorazione del nuovo pianeta, il parassitismo delle creature aliene, le scene tra la protagonista androgina ed il mostro, la fecondazione ed il parto ed ultimo, ma non meno importante, il ruolo sospetto dell'androide di turno.
Quindi cosa c'è che non funziona e non permette a questo film di essere memorabile? Quello che manca, a mio parere, è il pathos, il mistero, presente in Alien. Qui vengono seminati indizi, date spiegazioni, nei primi minuti che permettono allo spettatore di immaginare a priori certi eventi fondamentali che si svolgeranno da li a molto e che tolgono un po' di suspense. In certi momenti i personaggi, in primis  Meredith Vickers (Charlize Theron) ed il  Capitano Janek (Idris Elba), pronunciano frasi o giungono a conclusioni repentine che mettono a disagio lo spettatore: ci si chiede come in pochi secondi riescano a raggiungere certezze tali.
Il cast è troppo ricco. I membri dell'equipaggio della Prometheus dovrebbero essere 17, se ne vedono 10 e solo 6 hanno una mole di battute tali da essere giustificati. La protagonista è Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) che anticipa il ruolo che sarà di Sigourney Weaver nel film capostipite della saga, con meno aggressività, ma con una intensa curiosità e spirito di sopravvivenza. Accanto a lei Logan Marshall-Green (Charlie Holloway), che dopo lo sbarco sul pianeta ed il rientro sulla nave subisce uno sconvolgimento ingiustificato, ma utile alla trama, Idris Elba (Capitano Janek), piccolo ruolo con sfaccettature nascoste che non vengono approfondite a dovere, Charlize Theron  (Meredith Vickers), fredda, gelida e distaccata tanto da sembrare meno umana dell'androide a bordo. Insieme alla Rapace l'altro vero protagonista del film è Michael Fassbender nel ruolo dell'androide David. Bravo e intenso ricorda, a tratti, Ian Holm nel film originale. La sua parte è curata, lui lascia trasparire che, forse forse, proprio solo un androide non è e che, sicuramente, non ha un fine unico in quello che fa.
Come detto gli effetti speciali la fanno da padrone. Sia le creature che gli effetti speciali veri e propri sono di altissimo livello.
Le scenografie, sia come realizzazione degli ambienti che come ingegneria delle strutture (spazi ed ambienti della nave sono molto simili a quelli che saranno presenti sulla Nostromo), risultano essere appropriati e di alto livello.
La regia si Scott non ha elevati spunti dinamici, ma rimane costantemente godibile e fluida dall'inizio alla fine.
Nota a margine per il doppiaggio italiano. Anche se la voce di Domitilla D'Amico non è così discorde dal viso ed il fisico della Rapace è un peccato che l'attrice svedese non sia stata doppiata ancora da Federica De Bortoli, che l'ha fatta conosce in Italia con la saga di Millennium. Alcuni comprimari hanno voci inopportune, adatte a dei minorenni da serial tv, e la cosa stupisce non poco. Il film ha atteso, per uscire in Italia, mesi rispetto all'uscita americana ed il risultato della nostra versione non è così impeccabile come si sarebbe potuto sperare.

Alcuni punti oscuri e la mancanza di accelerazioni nella trama lo rendono meno intenso e piacevole di quanto avrebbe potuto essere. Le due ore di durata sono troppe per come è stato impostato, ma poche per raccontare bene tutto quello che c'è da dire (ci dovremo aspettare un director's cut nell'edizione in Blu-Ray?).
Da cinema solo per gli effetti speciali, da divano per tutto il resto.

Nota a margine. Il film l'ho visto nella sala 4 dello Skyline presso il Centro Commerciale Sarca a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Ecco, non andateci. E' il cinema più scomodo del mondo. Nonostante lo schermo enorme, la sala spaziosa (circa 500 posti) non si può non notare la pessima scelta delle poltrone. Piccole e basse, tanto da non arrivare neanche alle spalle, ti obbligano a tenere in tensione il collo per ore. Alla fine ne esci sfatto e stanco.
Inoltre, il cinema stesso sembra una landa desolata. Casse buie, luoghi abbandonati, scale mobili cigolanti. Aperto da pochi anni è già vecchio e da rinnovare.

Titolo originale Prometheus 
Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2012 
Durata 124 min 
Genere fantascienza
 
Regia Ridley Scott 

Sceneggiatura Jon Spaihts, Damon Lindelof 
Produttore Ridley Scott, Tony Scott, David Giler, Walter Hill 
Produttore esecutivo Michael Costigan, Michael Ellenberg, Damon Lindelof, Mark Huffam 
Casa di produzione Brandywine Productions, Dune Entertainment, Scott Free Productions 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Dariusz Wolski 
Montaggio Pietro Scalia 
Musiche Marc Streitenfeld 
Scenografia Arthur Max 

Interpreti e personaggi 
Noomi Rapace: Elizabeth Shaw 
Michael Fassbender: David 
Charlize Theron: Meredith Vickers 
Idris Elba: Capitano Janek 
Guy Pearce: Peter Weyland 
Logan Marshall-Green: Charlie Holloway 
Sean Harris: Fifield 
Rafe Spall: Millburn 
Emun Elliott: Chance 
Benedict Wong: Ravel 
Patrick Wilson: padre di Elizabeth Shaw 
Kate Dickie: Ford 
 
Doppiatori italiani 
Domitilla D'Amico: Elizabeth Shaw 
Francesco Prando: David 
Roberta Pellini: Meredith Vickers 
Roberto Draghetti: Capitano Janek 
Claudio Sorrentino: Peter Weyland 
Alessandro Budroni: Charlie Holloway 
Luciano Roffi: Fifield 
Luigi Ferraro: Millburn 
Vittorio Guerrieri: Chance 
Mino Caprio: Ravel 
Roberta Greganti: Ford