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giovedì 2 agosto 2012

La leggenda del cacciatore di vampiri

A Springfield, un ragazzino di nome Abraham Lincoln non sopporta il modo in cui viene trattata la gente di colore ridotta in schiavitù. Per difendere il suo miglior amico William dalle frustrate del suo padrone impugna un'accetta e tenta di fermare lo schiavista. Anche suo padre si mette in mezzo e viene licenziato da posto di lavoro. Nella notte, nella loro casa, si introduce il malvagio mr. Douglas che si rivela essere non un essere umano, ma un vampiro, e che mordendo la mamma di Abraham la uccide.. Nove anni dopo sarà il turno del padre di morire. Lincoln si sentirà, così, libero di cercare la sua vendetta ed uccidere Douglas. Ma i piani non sempre riescono ed il ragazzo viene salvato da un cacciatore di vampiri di nome Henry Sturgess, da morte certa.
Un periodo di convivenza e di allenamento rendono in grado Abraham di cacciare i vampiri. L'obbiettivo della coppia di cacciatori è quello di uccidere due vampiri che stanno cercando di destabilizzare l'Unione: Harriet Tubman e Adam, il primo vampiro.
Nel contempo, contrariamente ai consigli di Henry, la vita di Abraham si apre alla presenza di una donna, Mary, ed alla politica, diventando Presidente dell'Unione e lottando contro la schiavitù.

Già il titolo italiano del film è una delusione: che fine ha fatto il nome del Presidente? Perché La Leggenda? Sinceramente appena uscito al cinema non pensavo neanche fosse quel film di cui tanto ho letto nei siti internet di cinema.
Vedendolo ho avuto altre delusioni. La prima deriva dalla trama. Nonostante soggetto e sceneggiatura siano dello stesso autore del libro da cui è tratto il film, Seth Grahame-Smith, la storia non è coinvolgente. Scontata, sia per i colpi di scena e gli eventi, non sfrutta la grande occasione offerta dall'idea di mitizzare e rileggere la figura di uno dei più grandi presidenti degli Stati Uniti. Un'impostazione diversa e meno didascalica avrebbe giovato. Oltre tutto il film si rivela essere impreciso anche sulla storia biografica di Abraham Lincoln: per tutto il film viene lasciato credere allo spettatore che il Presidente avesse un unico figlio maschio (che fa la fine che fa), mentre nella realtà ne ha avuti ben quattro, anche se solo uno ha vissuto fino all'età adulta.
La  regia di Timur Bekmambetov, regista russo dalle grande potenzialità, è auto referenziale ed eccessivamente ripetitiva. L'uso dei rallenty e delle accelerazioni durante i combattimenti (alla 300 per intenderci) è così scontato da rendere noiose perfino le scene d'azione. Non aiutato dagli effetti speciali non riesce a trasmettere il senso di realtà tale da far vivere allo spettatore le vicende dei protagonisti con partecipazione.
I vampiri posseggono la capacità di camminare tra gli umani, al sole, senza subire danni, ma mantengono la mancanza di riflesso negli specchi a fondo argentato. Acquisiscono l'allergia all'argento (non erano i lupi mannari?), perdono la loro ombra ed indossano curiosi occhialini.

Tutto sommato un'idea sprecata ed un film mal riuscito nel quale vicende scorrono troppo in fretta, oltre tutto raccontate a spanne.

Titolo originale Abraham Lincoln: Vampire Hunter 
Lingua originale inglese 
Paese USA 
Anno 2012 
Durata  97
Genere horror

Regia Timur Bekmambetov 

Soggetto e Sceneggiatura Seth Grahame-Smith 
Produttore Timur Bekmambetov, Tim Burton, Jim Lemley, Derek Frey, Kathleen Switzer 
Produttore esecutivo John J. Kelly, Simon Kinberg, Michele Wolkoff 
Casa di produzione Abraham Productions, Tim Burton Productions, Bazelevs Production 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Caleb Deschanel 
Montaggio William Hoy 
Effetti speciali Robert G. Willard, Matt Kutcher, Caius Man 
Musiche Henry Jackman 
Scenografia François Audouy, Beat Frutiger 
Costumi Varvara Avdyushko, Carlo Poggioli 

Interpreti e personaggi 
Benjamin Walker: Abraham Lincoln 
Dominic Cooper: Henry Sturgess 
Anthony Mackie: William Johnson 
Mary Elizabeth Winstead: Mary Todd Lincoln 
Rufus Sewell: Adam 
Marton Csokas: Jack Barts 
Jimmi Simpson: Joshua Speed 
Robin McLeavy: Nancy Hanks Lincoln 
Alan Tudyk: Stephen A. Douglas 
Jaqueline Fleming: Harriet Tubman 
 
Doppiatori italiani 
Edoardo Stoppacciaro: Abraham Lincoln 
Francesco Pezzulli: Henry Sturgess 
Andrea Lavagnino: William Johnson 
Francesca Manicone: Mary Todd Lincoln 
Pasquale Anselmo: Adam 
Franco Mannella: Jack Barts 
Marco Guadagno: Joshua Speed 
Alessio Cigliano: Stephen A. Douglas 

lunedì 21 maggio 2012

Dark Shadows

Nel 1760 l'aristocratica famiglia inglese di Collins, padre, madre ed un figlio maschio, decide di partire da Liverpool per l'America e crearsi un futuro radioso. Approdati nel Maine fondano un'azienda ittica il cui successo commerciale sarà tale da crearvi intorno una cittadina: Collinsport. I coniugi decidono, allora, di stanziare nella campagna intorno alla nuova città e commissionano la costruzione del loro maniero: Collinwood.
Da piccolo bambino che era Barnabas Collins cresce diventando affascinante e seduttore. I modo quasi morboso, però, a lui si lega la cameriera Angelique Bouchard. Respinta per l'amore sincero di Barnabas per un'altra ragazza, Josette, gli distrugge la vita praticando la magia nera sulla sua famiglia. Procura la morte dei genitori di Barnabas, quella di Josette e trasforma in vampiro lo stesso Barnabas, in modo che non possa morire e debba soffrire per sempre.
Non paga gli rivolta la cittadina contro e lo seppellisce vivo in una bara.
E' il 1972 quando dei lavori vicino ad una superstrada provocano il disseppellimento della bara in cui era stato rinchiuso Barnabas. Dopo aver pranzato con gli operai si reca al suo castello, stupendosi di tutto ciò che vede intorno a se ed attribuendolo a Mefistofele. Giunto a destinazione trova la casa in rovina, abitata solo da  Elizabeth e Robert Collins, fratelli che gestiscono ciò che rimane dell'orgoglio dei Collins, i loro figli Carolyn (di lei) e David (di lui), due domestici e una psicologa ubriacona. A questo nucleo storico, appena pochi giorni prima del ritorno di Barnabas, si unisce una ragazza misteriosa che si fa chiamare Victoria, come tata di David (ragazzino problematico la cui mamma è morta in un naufragio, ma che continua a parlargli in forma di fantasma), estremamente somigliante alla perduta Josette di Barnabas.
La famiglia è in rovina. I pescatori non vendono più il pesce al loro stabilimento, nessuno noleggia più i loro pescherecci e tutto per colpa della spietata concorrenza dell'AngelBay, azienda con a capo una donna stranamente somigliante a quella Angelique Bouchard, tanto esperta in magia nera, contemporanea del risorto vampiro.
Riuscirà Barnabas, con il suo stile d'altri tempi, a riportare in auge la sua famiglia?

La capacità di Johnny Depp di adattarsi a ruoli sempre nuovi e particolari ricorda un po' le grandi trasformazioni alle quali si sottoponeva Bela Lugosi per creare le sue creature mostruose. Come da anni gli accade, il buon Johnny, non sbaglia il colpo. Prende le distanze da Jack Sparrow e da Willy Wonka e riesce a creare un moderno vampiro classico convincente e spiritoso.
Eva Green non sarà un'attrice da Oscar, ma sopperisce a questo con la bellezza e la fisicità che perfettamente si adattano al ruolo scelto per lei,.
Michelle Pfeiffer, ogni anno che passa sempre più bella, è un'attrice con tutti i crismi e fa valere le sue qualità anche nel ruolo della matriarca che gestisce al meglio i resti della nobile famiglia Collins.
Chloë Moretz, dopo essere stata la Hit Girl di Kick Ass e prima di diventare la Carrie nel remake tratto dal libro di Stephen King, si distingue nella parte della teenager ribelle con un segreto ben nascosto.
Helena Bonham Carter, imprescindibile in ogni film del marito, riesce a dare un po' più di spessore al suo personaggio, rispetto a quanto fatto in Alice. Peccato che debba sempre accontentarsi di interpretare freak psicologici.
La sceneggiatura è opera di Seth Grahame-Smith (scrittore anche di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, dal quale verrà tratto un atteso film, quando riusciranno a trovare cast e regista). Sebbene sia scorrevole, divertente ed articolata ha anche dei vuoti. Nella prima parte del film sembrano tanto importanti i ruoli ricoperti nel 1972 da Gulliver McGrath (David Collins) e Bella Heathcote (Victoria Winters/Josette duPres). Però, più ci sia addentra nella storia e nei suoi snodi più i loro personaggi diventano marginali e riappaiono solo per introdurre nuove vicende.
Tim Burton si esibisce in una ottima prova. Forse non così ispirato come nei suoi capolavori, riesce, però, a divertire, spaventare ed intrattenere per quasi due ore con questo suo ultimo film. La sua opera ha anche il merito di riportare i vampiri alla loro origine: nobili affascinanti che temono la luce del sole, che non si riflettono negli specchi col fondo d'argento e che si nutrono senza troppe remore di esseri umani.

Dark Shadow è un film piacevole. Si lascia vedere anche da chi non ha mai visto la serie tv americana andata in onda dal 1966 al 1971, per un totale di 1225 episodi. Certo sapere qualcosa prima permetterebbe di capire meglio colpi di scena inaspettati e neanche minimamente pianificati che oltrepassano il senso della meraviglia e finiscono nelle domande "ma perché?" "ma quando?".

Titolo originale Dark Shadows 

Lingua originale inglese 
Paese USA 
Anno 2012 
Durata 113 min 
Genere horror 

Regia Tim Burton 

Soggetto Dan Curtis 
Sceneggiatura Seth Grahame-Smith 
Produttore Graham King, Johnny Depp, Christi Dembrowski, Richard D. Zanuck, David Kennedy, Derek Frey 
Produttore esecutivo Bruce Berman, Nigel Gostelow, Chris Lebenzon 
Casa di produzione GK Films, Infinitum Nihil, Tim Burton Productions, Dan Curtis Productions, Warner Bros. Pictures, Village Roadshow Pictures, The Zanuck Company 
Fotografia Bruno Delbonnel 
Montaggio Chris Lebenzon 
Musiche Danny Elfman 
Scenografia Rick Heinrichs 
Costumi Colleen Atwood 

Interpreti e personaggi 
Johnny Depp: Barnabas Collins 
Eva Green: Angelique Bouchard 
Michelle Pfeiffer: Elizabeth Collins Stoddard 
Jonny Lee Miller: Roger Collins 
Chloë Moretz: Carolyn Stoddard 
Gulliver McGrath: David Collins 
Helena Bonham Carter: Dr. Julia Hoffman 
Jackie Earle Haley: Willie Loomis 
Bella Heathcote: Victoria Winters / Josette duPres 
Christopher Lee: Bill Malloy 
Alice Cooper: sé stesso 
Ray Shirley: Mrs. Johnson 
Ivan Kaye: Joshua Collins 
Susanna Cappellaro: Naomi Collins 
Josephine Butler: mamma di David 
 
Doppiatori italiani 
Fabio Boccanera: Barnabas Collins 
Domitilla D'Amico: Angelique Bouchard 
Emanuela Rossi: Elizabeth Collins Stoddard 
Christian Iansante: Roger Collins 
Lilian Caputo: Carolyn Stoddard 
Andrea Di Maggio: David Collins 
Claudia Razzi: Dr. Julia Hoffman 
Gaetano Varcasia: Willie Loomis 
Gemma Donati: Victoria Winters / Josette duPres 
Omero Antonutti: Bill Malloy 

martedì 2 agosto 2011

Batman Returns

1940, a Gotham City nasce un bambino dall'aspetto deforme. Al suo primo Natale la sua famiglia lo abbandona nelle fogne. Il cestino di rattan in cui è stato messo conduce il pargolo nel vecchio zoo dismesso dove ancora dei pinguini sopravvivono e che lo salvano. Oswald Cobblepot diventa così il Pinguino.
Quarantanni dopo, nonostante l'opera di pulizia della criminalità che Batman sta portando avanti, la città è ancora in cattive acque. Max Shreck, magnate dell'energia, cerca di propinare al sindaco di Gotham la costruzione di un'altra centrale elettrica apparentemente inutile. La sua segretaria, Selina Kyle, scopre che la centrale elettrica non è quello che dovrebbe essere e lo stesso Max la uccide buttandola da una finestra. La sua morte non dura a lungo, in suo soccorso arrivano tutti i gatti di Gotham che le donano parte delle loro vite per salvarla. Nasce così Catwoman.
Gli ostacoli che il sindaco e lo stesso Wayne mettono sulla strada dei suoi progetti non piacciono a Shreck. L'industriale organizza un piano per far dimettere il sindaco e mettere al suo posto il redivivo, ed ormai eroe cittadino, Oswald Cobblepot. Il Pinguino, però, non è proprio uno sprovveduto ed, a sua volta, utilizza il potere di Shreck per raggiungere i suoi scopi. Quando poi si prospetta un'alleanza con Catwoman per mettere alle strette e screditare Batman non se lo fa ripetere due volte.
Intanto uno relazione sentimentale inizia tra Bruce e Selina da un lato e tra Batman e Catwoman dall'altro. I due non si rendono conto di essere attratti anche dai loro alter ego fino a quando una frase ripetuta da entrambi, sotto entrambe le identità, non li mette a conoscenza del segreto l'uno dell'altra.
Il Pinguino dal canto suo mette in atto il piano per screditare l'uomo pipistrello, ma gli si ritorce contro. Decide così per la vendetta autonoma. Abbandona i panni di Oswald Cobblepot e ritorna ad essere se stesso organizzando il rapimento dei primogeniti di tutte le famiglie di Gotham e la distruzione di parte della città stessa. Batman si opporrà a lui fino alle più tragiche conseguenze.

Burton torna dietro la macchina da presa per un nuovo Batman, tre anni dopo al primo. Sotto il mantello si nasconde ancora Michael Keaton. Ad interpretare i villains questa volta sono altre due icone perfette per i ruoli. L'ottimo Pinguino è un, irriconoscibile, Danny DeVito e la sensuale Catwoman è, una in formissima, Michelle Pfeiffer. Entrambi gli avversari dell'uomo pipistrello sono caratterizzati in modo spettacolare dagli attori che li impersonano, tanto è vero che, dopo Julie Newmar, quella della Pfeiffer sarà la seconda miglior Catwoman di sempre. Il Pinguino, invece, è un personaggio dalle grandi potenzialità sempre troppo sottovalutato dagli sceneggiatori dei fumetti della DC. Qui riesce ad esprimersi al meglio nella sua lucida follia, nel suo adattarsi per trovare un ruolo nella società, ma, sopratutto, per vendicarsi delle privazioni subite per colpa dei suoi genitori.
Assistiamo alla conferma di quando supposto dopo la visione del primo capitolo del 1989: Bruce è la maschera di Batman. In una delle scene madri del film, infatti, durante la festa in maschera organizzata da Shreck Wayne di presenta vestito in smoking e Selina in un abito da sera classico. Entrambi sono, dunque, consci che quello che mostrano quotidianamente alla gente altro non è una maschera che copre le loro vere identità: Batman e Catwoman.
Michael Keaton, nei panni di Batman, parla ancora meno di quanto facesse nel primo film. Delinea e cesella meglio la sua visione del crociato mascherato ottenendo un'altra performance degna di nota.
La tuta di Batman sembra essere leggermente modificata rispetto a quella precedente e qualche gadget è stato aggiunta alla Batmobile. Le scenografie ridisegnate danno sempre un aspetto dark alla città, ma mettono in risalto elementi architettonici tenuti in secondo piano tre anni prima. Gran parte del film si svolge nella piazza centrale della città, sempre gremita di comparse, tra shopping e scontri tra buoni e cattivi.

Di solito i sequel sono dei mezzi fallimenti. L'opera meritoria fatta da Tim Burton è stata quella di non considerare questo film un secondo capitolo del primo, ma di renderlo una pellicola a se stante. Il concetto viene ben sviluppato ed il film risulta godibile e di buona fattura.

Come il primo. E' Tim Burton. E' Batman. E' un connubio che rasenta la perfezione. Da vedere.

Titolo originale Batman Returns
Lingua originale inglese
Paese USA, Regno Unito
Anno 1992
Durata 126 min

Genere comics
Regia Tim Burton
Soggetto Sam Hamm, Daniel Waters, basato sul personaggio dei fumetti creato da Bob Kane
Sceneggiatura Daniel Waters, Wesley Strick (non accreditato)
Produttore Tim Burton, Denise Di Novi
Produttore esecutivo Jon Peters, Peter Guber, Benjamin Melniker, Michael E. Uslan
Casa di produzione Warner Bros.
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia, Warner Home Video
Fotografia Stefan Czapsky
Montaggio Chris Lebenzon, Bob Badami
Musiche Danny Elfman
Scenografia Bo Welch
Costumi Bob Ringwood, Mary E. Vogt

Interpreti e personaggi
Michael Keaton: Bruce Wayne/Batman
Danny DeVito: Oswald Cobblepot/Pinguino
Michelle Pfeiffer: Selina Kyle/Catwoman
Christopher Walken: Max Shreck
Michael Gough: Alfred Pennyworth
Pat Hingle: Comm. James Gordon
Michael Murphy: Sindaco
Paul Reubens: Tucker Cobblepot
Andrew Bryniarski: Chip Shreck
Cristi Conaway: Principessa del Ghiaccio
Vincent Schiavelli: Suonatore d'organetto
Henry Kingi: Rapinatore

Doppiatori italiani
Mario Cordova: Batman/Bruce Wayne
Giorgio Lopez: Oswald Cobblepot/Pinguino
Rossella Izzo: Selina Kyle/Catwoman
Luciano Roffi: Max Shreck
Gil Baroni: Alfred Pennyworth
Vincenzo Ferro: Comm. James Gordon
Carlo Sabatini: Sindaco
Stefano Benassi: Chip Shreck
Barbara Castracane: Principessa del Ghiaccio
Bruno Conti: Suonatore d'organetto

Premi
Saturn Award 1993: Miglior Trucco (Stan Winston, Ve Neill)
BMI Film & TV Awards 1993 (Danny Elfman)
2 nomination al Premio Oscar 1993:
Migliori Effetti ed Effetti Visivi (Michael L. Fink, Craig Barron, John Bruno, Dennis Skotak
Miglior Trucco (Ve Neill, Ronnie Specter, Stan Winston)
4 nomination ai Saturn Award 1993:
Miglior Costumi (Bob Ringwood, Mary E. Vogt, Vin Burnham)
Miglior Regia (Tim Burton)
Miglior Film Fantastico (Tim Burton)
Miglior Attore non Protagonista (Danny DeVito)
2 nomination ai BAFTA 1993:
Miglior Trucco (Ve Neill, Stan Winston)
Migliori Effetti Speciali (Michael L. Fink, John Bruno, Craig Barron, Dennis Skotak)
Candidato al premio Hugo 1993: Miglior presentazione drammatica (Tim Burton)
3 nomination agli MTV Movie Awards 1993:
Miglior Bacio (Michael Keaton, Michelle Pfeiffer)
Miglior Antagonista (Danny DeVito)
Donna Più Desiderabile (Michelle Pfeiffer)
Nomination ai Razzie Awards 1993: Peggior Attore non Protagonista (Danny DeVito)

lunedì 1 agosto 2011

Batman

Negli anni 80 a Gotham City qualcuno non vuole che il crimini dilaghi e si impegna per arginarlo. Non è il sindaco. Non è la polizia. E' un uomo vestito da pipistrello. Batman. Una genesi tragica ha portato Bruce Wayne, miliardario amante della bella vita, a diventare un vendicatore a protezione della sua città. Gli affari loschi Carl Grissom sono una grande piaga ed il suo braccio destro Jack Napier è il crudele esecutore delle sue missioni. L'equilibrio si spezza quando Jack inizia ad andare a letto con la donna di Carl. Una volta saputolo, il boss, invia il suo secondo ed i suoi scagnozzi in una trappola da lui organizzata in una fabbrica chimica. Ad attenderli sul posto ci sono sia la polizia che Batman. E' proprio la presenza di quest'ultimo a causare l'incidente che genererà la sua più grande nemesi. Quando Jack spara all'uomo pipistrello il proiettile viene rimbalzato e si ferisce, perde l'equilibrio e cade in una vasca di rifiuti radioattivi. Viene creduto morto, ma non è così. Sopravvissuto si reca da un chirurgo plastico illegale e si fa sistemare. La situazione è, però, disperata: il volto è, e sarà per sempre, sfigurato. Nasce il Jocker.
Il Jocker comincia a terrorizzare la città e Batman stesso deve scendere sul suo stesso piano se vuole affrontarlo e sconfiggerlo. Lo scontro finale avrà luogo sull'altissima cattedrale di Gotham. Solo uno di loro sopravvivrà.

48 milioni di dollari nel 1989, tanto è costato questo film di Tim Burton dedicato al mitico eroe dei fumetti della DC Comics. Il gotico regista ed i suoi collaboratori hanno creato una città oscura, cupa ed immersa nella malvagità nella quale è difficile vedere uno spiraglio di speranza. Hanno messo sul piatto personaggi di contorno importanti come Harvey Dent, il procuratore distrettuale che diverrà Due Facce, il commissario Gordon, tutore della legge della città, e Vicki Vale, fotografa impegnata unico punto di bianco per tutto il film, il tutto per dare un degno palcoscenico a due dei più memorabili avversari dei fumetti. Nei panni del cattivo troviamo Jack Nicholson in ottima forma, in quella che forse è la sua seconda performance migliore dai tempi di Shining (nella versione italiana lo aiuta anche il doppiaggio di Giancarlo Giannini). Il celebre attore riesce ad incarnare l'incontrollata follia che possiede il criminale ancora da prima che diventi il Jocker. Gli autori hanno creato una genesi originale ed azzeccata di questo personaggio tanto che nell'immaginario collettivo tranquillamente sostituisce quella originale dei fumetti di Bob Kane. Nei panni del suo antagonista un attore sia comico che drammatico allora semisconosciuto al grande pubblico: Michael Keaton. Profondità e spessore vengono dati al personaggio da questo attore che mette in evidenza come non sia Batman la maschera che Bruce Wayne indossa di giorno, ma come si Wayne il travestimento che Batman è costretto ad usare di giorno, attendendo di tornare in azione la notte. Tanti, sia all'epoca che oggi, hanno criticato Keaton per non essere riuscito a far emergere la figura del vendicatore mascherato sopra a quella del Jocker (e questo discorso è stato fatto anche per il secondo capitolo nei confronti del Pinguino). A mio parere, invece, il lavoro fatto dall'attore sui suoi due personaggi hanno definito quello che è uno dei migliori Batman/Bruce Wayne cinematografici di sempre. Se andiamo a vedere i lavori di Nolan sulla saga del Cavaliere Oscuro ed il suo attore, Bale, tanto di quanto mettono loro sul piatto deriva dalla caratterizzazione originale data nel 1989 da Keaton.
Come ricordato siamo alle porte degli anni 90 e girare un film di supereroi risulta rischioso, gli effetti speciali rischiano di non essere all'altezza di quanto immaginato dai lettori di fumetti. Burton ed il team di scenografi e costumisti crea un mondo che funziona. Di questo mondo fanno parte la, forse, migliore Batmobile di sempre ed una grande Bat suite. Certo Keaton aveva qualche difficoltà a girare la testa e con la visione periferica, ma vogliamo mettere l'effetto scenico di quel costume nero, in lattice e pesantissimo, quando appariva alle spalle dei nemici o gli dava la caccia? Evocativo, niente da aggiungere.
A far da contorno al piatto principale si aggiungono Jack Palance, la faccia di cuoio di tanti film western, nei panni di Carl Grissom, ma sopratutto Kim Basinger in quelli di Vicki Vale. La Basinger è bellissima, ad anni di distanza assomiglia alla Evangeline Lilly di Lost, bionda, vestita spesso di bianco a dare speranza e luce in una città oscura. Allo spettatore suggerisce l'idea di essere una ragazza si esperta di vita pericolosa, per via del suo lavoro, ma anche spiazzata nel trovarsi tra i due fuochi più caldi della città: contesa dal Jocker e da Batman, che sa essere Wayne.
Infine, azzeccata la musica del tema di Danny Elfman e persino piacevoli le canzoni di Prince.

Batman di Tim Burton risente degli anni solo sul ritmo narrativo, ma solamente perché non sono presenti effetti visivi in computer grafica ai quali i film tratti dai comics ci hanno abituato in questi anni. Sotto ogni altro punti di vista è un film attuale che molto ha da insegnare ad altri più recenti (citiamo Ghost Rider su tutti). Una piacevole visione, una storia interessante, attori di livello in ogni ruolo ed un lavoro per la realizzazione di tutto rispetto ancora adesso.

Per chi non l'ha visto un must da vedere, per chi ne ha già goduto, beh perché smettere?

Titolo originale Batman
Lingua originale inglese
Paese USA, Regno Unito
Anno 1989
Durata 126 min

Genere azione, fantastico, supereroi
Regia Tim Burton
Soggetto Sam Hamm, basato sul personaggio dei fumetti creato da Bob Kane
Sceneggiatura Sam Hamm, Warren Skaaren
Produttore Jon Peters, Peter Guber
Produttore esecutivo Benjamin Melniker, Michael E. Uslan
Casa di produzione Warner Bros.
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia, Warner Home Video, Laserdisc: Warner Home Video
Fotografia Roger Pratt
Montaggio Ray Lovejoy
Musiche Danny Elfman, Prince (canzoni)
Scenografia Anton Furst
Costumi Bob Ringwood, Tony Dunsterville

Interpreti e personaggi
Michael Keaton: Bruce Wayne/Batman
Jack Nicholson: Jack Napier/Joker
Kim Basinger: Vicki Vale
Robert Wuhl: Alexander Knox
Michael Gough: Alfred Pennyworth
Pat Hingle: Comm. James Gordon
Jack Palance: Carl Grissom
Billy Dee Williams: Harvey Dent
Lee Wallace: Sindaco Borg
Tracey Walter: Robert "Bob" Hawkins
William Hootkins: Ten. Max Eckhardt
Jerry Hall: Alicia Hunt
Bruce McGuire: Peter McElroy
George Roth: Eddie, il rapinatore
Christopher Fairbank: Nic, il rapinatore
Garrick Hagon: Harold, il turista
Joe Soresi: Medico
Hugo E. Blick: Jack Napier da giovane
Paul Birchard: Reporter

Doppiatori italiani
Luca Biagini: Bruce Wayne/Batman
Giancarlo Giannini: Jack Napier/Joker
Paila Pavese: Vicki Vale
Stefano De Sando: Alexander Knox
Silvio Spaccesi: Comm. James Gordon
Luigi Pistilli: Alfred Pennyworth
Gianni Musy: Carl Grissom
Paolo Buglioni: Harvey Dent
Sandro Pellegrini: Sindaco Borg
Ennio Coltorti: Ten. Max Eckhardt
Lisa Genovese: Alicia Hunt
Fabrizio Pucci: Peter McElroy
Loris Loddi: Eddie, il rapinatore
Pasquale Anselmo: Nic, il rapinatore
Carlo Valli: Harold, il turista
Luigi Ferraro: Medico
Giancarlo Giannini: Jack Napier da giovane

Premi
Premio Oscar 1990, per la migliore scenografia (Anton Furst)
ASCAP Film and Television Music Awards 1990: Miglior Canzone Eseguita per un Film (Prince)
BMI Film & TV Awards 1990: Premio Migliori Musiche per Film (Danny Elfman)
Brit Awards 1990: Miglior Colonna Sonora (Danny Elfman)
Saturn Award 1991: Premio dei Presidenti (Tim Burton)
Evening Standard British Film Awards 1990: Miglior Scenografia (Anton Furst)
2 Premi ai People's Choice Awards 1990:
Film Drammatico Preferito (Tim Burton)
Film Preferito (Tim Burton)
5 nomination ai Saturn Award 1991:
Miglior Attore (Jack Nicholson)
Miglior Costumi (Bob Ringwood)
Miglior Film Fantastico (Tim Burton)
Miglior Trucco (Paul Engelen, Lynda Armstrong, Nick Dudman)
Miglior Attrice non Protagonista (Kim Basinger)
6 nomination ai BAFTA 1990:
Miglior Attore in un Ruolo non Protagonista (Jack Nicholson
Miglior Costumi (Bob Ringwood)
Miglior Trucco (Paul Engelen, Nick Dudman)
Miglior Scenografia (Anton Furst)
Miglior Suono (Don Sharpe, Tony Dawe, Bill Rowe)
Migliori Effetti Speciali (Derek Meddings, John Evans)
Nomination al Premio Golden Globe 1990: Miglior Performance di un Attore in un Film - Commedia/Musical (Jack Nicholson)
2 nomination al Premio Grammy 1990:
Miglior Album di una Colonna Sonora Strumentale Originale Scritta per un Film (Danny Elfman)
Miglior Canzone Scritta Specificatamente per un Film o per la Televisione (Prince)
Candidato al premio Hugo 1990: Miglior Presentazione Drammatica (Tim Burton)
Nomination agli Young Artist Awards 1990: Miglior Film Family - Musical o Fantasy (Tim Burton)

giovedì 12 agosto 2010

Tron

Alan Bradley è un creativo di una società di software, la Encom, che sta sviluppando un programma autonomo, TRON, per la ricerca di problemi all'interno di sistemi comandati da un programma centrale.
Ed Dillinger è il direttore generale della società. La sua carriera è costellata di truffe e di appropriazione indebita di programmi di suoi sottoposti per creare la sua aura di esperto informatico. Con le sue, seppur scarse, conoscenze tecniche è riuscito a creare una intelligenza artificiale, il Master Control Program (MCP), che si è sviluppata a dismisura.
Il giorno in cui Dillinger si accorge di Tron chiude la sezione 7 nella quale viene sviluppato.
Alan e la sua collega, e compagna, Lora non si danno per vinti e chiedono aiuto ad un loro ex collega: Kevin Flynn.
Kevin Flynn è stato per anni un programmatore di punta della Encom, giovane, a cui Dillinger ha rubato cinque giochi con i quali ha scalato le posizioni societarie. Dopo il fatto Flynn è stato licenziato ed ha aperto una grande sala giochi.
I tre si introducono nottetempo negli uffici della Encom, al livello 6, per permettere ad Alan di lanciare Tron contro la MCP e smascherare Dillinger.
Nel tentativo di hackerare il sistema Flynn viene scoperto dall'MCP e, grazie ad una strumentazione inventata da Lora, digitalizzato e catturato all'interno dei computer della Encom.
Flynn farà conoscenza con RAM e TRON e riuscirà a sfuggire ad i programmi di controllo dell'MCP, grazie ad un gioco di moto virtuali creato da lui stesso anni prima, per permettere a TRON di scontrarsi con l'entità dominante.
I programmi di cui Flynn farà conoscenza avranno le fattezze fisiche dei loro creatori. Quindi Tron è l'alter-ego virtuale di Alan, Yori quello di Lora, Sark, invece, è l'alter ego creato, umiliato e dominato dall'MCP al suo interno con le fattezze di Dillinger.
Nel duello finale TRON dovrà vedersela prima con Sark e dovrà riuscire anche a mettere fuori combattimento l'MCP, ripristinando il corretto funzionamento della rete.

Nel 1982 la Disney realizza questo film sperimentale. Un insieme di tecniche antiche e futuristiche. Uno dei primi film a parlare alla massa di problematiche di IA (intelligenza artificiale), programmi informatici, programmazione e tutto il resto in modo semplice ed intrigante. Uno dei primi film a fare uso massiccio della computer grafica e con effetti speciali tradizionali di alto livello.
Il film ha il merito di lanciare definitivamente Jeff Bridges tra gli attori di successo e si avvale di un ottimo cattivo come David Warner.
La trama semplice e l'uso limitati di termini tecnici permettono a chiunque di seguirlo senza farsi troppe domande su come funziona e sul perché di certi accadimenti.
Curiosa la tecnica di realizzazione delle scene in realtà virtuale, quelle nel mondo di Tron, girate interamente in bianco e nero e poi colorata a mano fotogramma per fotogramma.
L'animazione si avvale di un, allora, collaboratore Disney che farà strada e mieterà successi in solitaria negli anni a venire: un certo Tim Burton.
Il regista del film, Steven Lisberger, dopo l'ottima prova, si è poi perso sulla strada, ha diretto 4 film dall'80 all'89 del secolo scorso, per tornare a fine di quest'anno come attore, sceneggiatore, produttore di Tron Legacy.

Il film è da vedere almeno una volta, e se poi si ha intenzione di andare al cinema a Natale, per gustarsi il seguito, la visione è d'obbligo.

Titolo originale Tron

Anno 1982
Durata 96 min
Genere fantascienza

Regia Steven Lisberger

Animatori Tim Burton, Rick Moore

Jeff Bridges: Kevin Flynn / Clu
Bruce Boxleitner: Alan Bradley / Tron
David Warner: Ed Dillinger / Sark
Cindy Morgan: Lora / Yori
Barnard Hughes: Dr. Walter Gibbs / Dumont
Dan Shor: Ram
Peter Jurasik: Crom