Visualizzazione post con etichetta Roberto Recchioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roberto Recchioni. Mostra tutti i post

martedì 6 novembre 2018

Dylan Dog - Che regni il caos

Dylan Dog N° : 387 
Che regni il caos

Soggetto e Roberto Recchioni 

Disegni: Leomacs, Marco Nizzoli 

Copertina: Giuseppe Camuncoli 

Periodicità: mensile 
Uscita: 29/11/2018 
Prezzo Variant Lenticolare: 6€ 

Axel Neil ha in mano un'ascia ed è in giro per Londra, con destinazione Buckingham Palace. Intorno a lui i passanti muoiono come mosche trapassati dalla sua furia. Innumerevoli sono le vittime e quando Dylan Dog viene a conoscenza di cosa sta succedendo interviene al suo meglio. Riuscendo a fermarlo, l'Old Boy, diventa un eroe per tutta la nazione. I fan sono alla sua porta ad ogni ora e John Ghost ha in serbo una sorpresa per lui. Una sorpresa che non farà altro che metterlo ulteriormente a disagio e che gli renderà la vita difficile. Il caos sta montando e una Cometa si abbatterà sulla Terra entro poco più di un anno.

Come mai riesco a parlarne così presto, di questo numero? Semplice. Grazie all'evento che è Lucca Comics e la presenza del Bonelli Point a Milano, sono entrato in possesso (pagando 6€) del numero 387 della serie regolare di Dylan Dog, in versione copertina Variant lenticolare.
Iniziamo, appunto dalle quisquilie, la copertina. La mania delle Variant è da un po' di anni, con l'avvento di Recchioni, che si è insinuata in Bonelli. Questa, però, è gran roba. Quattro disegni di Camuncoli sovrapposti con la tecnica che da bambini chiamavamo "ologramma", ingenui. Il movimento è reso in modo encomiabile ed il risultato è d'assoluto effetto.

Andiamo alla storia scritta da Recchioni. Qui si tocca un tasto delicato con un pressione a cui non siamo abituati. Si parla di razzismo, integrazione e individuazione del diverso con toni più crudi di quelli che il politically correct degli ultimi venti anni ci ha permesso di fare. Il tutto, nel bene e nel male, porterà a piccate reazioni tra chi la pensa come lui e chi, invece, no. Recchioni intesse un'argomentazione sul Caos, che sarà spina dorsale della saga, rende architetto Ghost e ci ripresenta alcuni personaggi introdotti con lui (i Jenkins, Neil, Ghost, Rania, Carpenter, ecc.). Ci avvina la bocca con un incipit interessante e si spera proceda al meglio.

Continuo a non capire la mania di utilizzare due disegnatori in un unico albo. Leomacs per la parte Rock e Nizzoli per la parte Pulp. Ce ne è davvero bisogno? Leomacs non avrebbe potuto fare tutto da solo? E Nizzoli? Il distacco tra i tratti non mi ha convinto. Mentre mi sono piaciuti, nonostante mantengano la tendenza del numero precedente di rendere imberbe (ma con gli zigomi stavolta) il protagonista, i disegni del quarantacinquenne disegnatore romano, all'anagrafe Massimiliano Leonardo. Un tratto crudo e realista che ben ha caratterizzato questo albo.

Attendo l'uscita regolare in edicola per ricevere in regalo i primi 20 Tarocchi dell’Incubo, disegnati da Angelo Stano. Credo che sarà anche in allegato su Astra con l'Oroscopo da Paura.

lunedì 5 novembre 2018

Dylan Dog - Hyppolita

Dylan Dog  N° : 386 
Hyppolita

Soggetto e Sceneggiatura: Giancarlo Marzano

Disegni: Piero Dall'Agnol, Francesco Cattani 

Copertina: Gigi Cavenago 
  
Periodicità: mensile 
uscita: 27/10/2018 
Prezzo: 3.50€

Londra. Prima della Meteora.
Il Giardiniere innesta fiori rari nelle teste delle sue vittime. Sepolte fino al collo, rimossa la calotta cranica, le lascia lì, in modo che siano trovate dagli investigatori. Solo una donna sa chi è l'assassino. Anziana, con un passato doloroso alle spalle, confida a Dylan Dog che il colpevole di quelle efferatezze altri non è che suo figlio. Dato in adozione che era ancora un bambino, ora, dovrebbe essere un uomo, che lei non hai mai più visto. Come fa a sapere che è lui il colpevole? La guida l'istinto materno. Potrà l'Indagatore dell'incubo tranquillizzare una madre trovando suo figlio e dimostrandole che si sbaglia?

Non capisco perchè si siano messi in due, Piero Dall'Agnol e Francesco Cattani, a realizzare i disegni di questo albo dato che hanno ottenuto un risultato decisamente pessimo. Carpenter che cambia forma e dimensione a seconda delle sequenze in cui è coinvolto, Dylan che sembra spesso un ragazzino di quattordici anni, anzichè un uomo di quaranta (possibile che gli zigomi vadano e vengono a seconda di chi lo disegna?), Un ritmo dettato dalle vignette che fatica a coinvolgermi e che utilizza inquadrature molto didascaliche che non mi hanno stupito più di tanto.
Il tutto per realizzare una storia che parte da un concetto un po' più profondo del solito. Non è facile trovare accenni alla maternità sulle pagine del mensile ideato da Tiziano Sclavi, qui l'argomento viene trattato da un punto di vista già noto, ai frequentatori del genere, ma che ci offre qualche sorpresa. Mi è piaciuta la motivazione che Mignacco ha utilizzato per far accettare da Dylan il caso di Hyppolita, mi è piaciuta l'indagine convergente di Carpenter e Rania, mi è piaciuto il finale (che mi aspettavo, ma del quale non attendevo la motivazione del gesto).

Una storia che si lascia leggere con facilità, che offre qualche spunto di riflessione per l'argomento trattato, ma che risente del due alle matite.

Ultimo numero prima del ciclo della Meteora ideato da Recchioni per giustificare il suo lavoro su Dylan Dog, prima del suo probabile addio ai primi del 2020. Più di un anno di storie legate tra loro ci attende. Speriamo che sia un crescendo di coinvolgimento e di intrighi, che vedano coinvolti i personaggi visti in questi ultimi tre anni.

martedì 4 settembre 2018

Dylan Dog - La macchina che non voleva morire

Dylan Dog N° : 384
La macchina che non voleva morire

Soggetto e Sceneggiatura: Gigi Simeoni

Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Gigi Cavenago

Periodicità: mensile
uscita: 29/08/2018
Prezzo: 3.50€

E' giunto il momento. Dylan Dog deve sbarazzarsi del suo amato maggiolone, che da una vita intera è con lui. Le normative che regolano il rispetto dell'ambiente sono diventate più stringenti negli anni ed ora le emissioni nocive dell'amato superano i limiti permessi per circolare. Mettere in vendita il maggiolone e cambiare macchina è, quindi, l'unica scelta. Quasi contemporaneamente qualcuno alla guida di un'autovettura bianca sta uccidendo persone a casa sulle strade nei dintorni di Londra. Dylan sarà coinvolto nell'indagine e dovrà lavorare fianco a fianco con Rania.

Non si era mai vista una storia con protagonista l'auto di Dylan Dog fino ad oggi. Bisogna riconoscere che Gigi Simeoni ha svolto un ottimo lavoro. Ha creato una storia ricca di riferimenti alle avventure passate di Dylan ed ha spinto sull'acceleratore del nuovo corso voluto da Recchioni. Sembra si stia avvicinando il Ciclo della Cometa e bisogna iniziare a mettere le figurine sulle caselle giuste. Bisogna far tornare alla ribalta i tentacoloni, bisogna ricucire (fin troppo velocemente) il rapporto tra Rania e Dylan, bisogna mettere il telefonino in mano a Dylan (senza che Groucho sia presente). Insomma bisogna mettere un po' di carne al fuoco. Simeoni ci riesce molto bene. Unica domanda che pongo alla sua storia è: da dove li trova Dylan tutti i soldi che spende in questo albo?
Sergio Gerasi, fresco della vittoria del Premio Pazienza come miglior autore completo di una graphic novel, si mette alle matite ed alle chine di questo albo. Devo ammettere che le prime volte che l'ho visto all'opera sulle pagine del mensile di Sclavi non è che mi abbia convinto molto. In questo numero, invece, l'ho trovato decisamente calzante. La sua arte si è ben integrata con la storicità del personaggio. Ho trovato il suo tratto in risonanza con la testata e, seppur conservando la sua riconoscibile personalità, non ha travalicato i protagonisti che è andato a ritrarre.

Un numero interessante, tra i migliori dell'anno se si escludono certi passaggi troppo netti, che si mantiene ad alti livelli pur venendo dopo Profondo Nero.

mercoledì 18 luglio 2018

Monolith

Monolith
Romanzi A Fumetti N° : 37 

Soggetto: Roberto Recchioni 

Sceneggiatura: Roberto Recchioni, Mauro Uzzeo 

Disegni, Colori e Copertina: LRNZ 

Periodicità: bimestrale 
uscita: 12/05/2018 
Prezzo: 8,50€ 

Sandra ha un rapporto burrascoso con il marito Carl. Decide di prendersi un periodo di pausa e di portare con sé il loro piccolo erede David. La Monolith, la macchina più all'avanguardia, la più resistente e sicura sul mercato, un vero gioiello di tecnologia, sarà il mezzo per il loro viaggio. Quando, però, David vi rimane intrappolato all'interno, da solo, legato al seggiolino, in pieno deserto, la situazione, per Sandra, diventa disperata. Una madre cercherà di fare tutto quanto nelle suo possibilità per salvare la vita a suo figlio, dovesse fin perdere la sua.

Dopo aver esordito in libreria diviso in due volumi a, se non ricordo male, sedici euro cadauno, Monolith passa in edicola a 8.50€. All'epoca ero rimasto incuriosito da questa, dispendiosa e, nuova proposta editoriale della Sergio Bonelli, ma avevo reputato il costo del pacchetto un po' troppo elevato per le mie tasche. Quando, però, me lo sono trovato davanti nel nuovo formato, nella mia edicola di fiducia, sono caduto in trappola. Ritrovarsi con i due "tempi" del progetto di Recchioni ad un quarto del costo originale mi ha ingolosito.

Ora la storia non sta molto in piedi. Fanno la macchina più sicura del mondo e per attivarla devi usare una specie di smartphone che funziona in un raggio limitato e solo se rileva la tua impronta biometrica. E se si rompe? E se si scarica? Ed è esattamente quello che succede nel fumetto. In più con una persona dentro. Disarmante.
I dialoghi sono decisamente inesistenti. Non ve ne è necessità. Li troviamo nelle prime pagine, quando Sandra e Carl discutono. Li troviamo alla fine. Leggiamo qualche parola durante il viaggio, ma non ci può essere molto dialogo con un bambino di due anni che ripete solo le sillabe finali di un discorso.
Recchioni, ed Uzzeo, si sono cimentati in un terreno difficile (Cujo e Christine sono di un altro livello) e non sono riusciti nel loro intento. Il ritmo che hanno inferto alla storia non solletica minimamente la curiosità del lettore ed i vari eventi paiono essere solo sequenze di accadimenti messe lì a forza.

La nota positiva, e decisamente l'unica ragione per la quale mi sono spinto a donare il cospicuo malloppo a Bonelli, è la presenza ai disegni di LRNZ. Passato tra le pagine di questo blog con il suo Golem, (straordinario) in stile manga, ritorna con queste tavole molto più italiane, ma sempre nel suo stile. Disegni decisi, tratto incisivo, colori ad acquarello che rendono tutto più realistico. Ovviamente, vista l'economicità della versione del fumetto, la carta utilizza non permette a tutta la potenza figurativa dell'artista di uscire. Il suo estro ne soffre, sopratutto, nelle pagine ambientate di notte, dove i vari toni di nero dominano le tavole. Nel resto dell'albo sono proprio i colori, sempre di LRNZ, a trasmettere messaggi, sensazioni, sentimenti, e le emozioni che accompagnano i, pochi, personaggi che si alternano.
Belle le scene di sogno, bella l'allucinazione, bella la resa della vita reale, belli i personaggi. Carl, nelle poche pagine, è stato caratterizzato come si poteva. David è stato sottocaratterizzato in modo impressionante. Sandra, la protagonista, ha avuto più spazio per farsi conoscere e la sua resa, sia psicologica che grafica, è la migliore che si poteva ottenere.

La copertina, pur non essendo innovativa od estremamente originale, con i suoi toni di colore promette più di quanto mantenga la storia al suo interno. In ogni caso, un altro bel lavoro d'illustrazione di LRNZ.

Un fallimento che, però, rende accessibile l'arte di LRNZ ad un costo decisamente contenuto.

martedì 26 giugno 2018

Orfani - Sam - Ancora un giorno

Orfani - Sam N° : 12 
Ancora un giorno

Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni 

Disegni: Luca Casalanguida, Andrea Accardi 

Colori: Stefania Aquaro 

Copertina: Carmine Di Giandomenico, 

colori Giovanna Niro 
  
Periodicità: mensile 
uscita: 15/06/2018 
Prezzo: 4,90 €

Orfani è stato un esperimento. Un esperimento che ha dato nuova visibilità alla Sergio Bonelli Editore. Un esperimento che ha introdotto il colore, in modo massiccio, nelle pubblicazioni della casa editrice milanese (ad un costo non eccessivamente basso per il lettore, ma abbordabile). Un esperimento con il quale Roberto Recchioni ha portato molte sue conoscenze a lavorare in Bonelli, alcune apprezzabili altre meno, e con il quale ha occupato cinque anni di vita editoriale.
Orfani non è andato benissimo dal punto di vista commerciale. Orfani doveva finire con la prima stagione (dal titolo omonimo), si è stiracchiata per un secondo anno (con Ringo) e poi ha iniziato ad imbarcare acqua. Orfani sarebbe dovuto essere, a mio parere, un progetto narrativamente più ampio, avrebbe dovuto prendere, parallelamente più strade, ed essere più organico. Le vendite non lo hanno permesso, per onorare l'impegno con lo scrittore romano si è dovuti scendere a compromessi e generare ogni tot un nuovo numero 1. Un nuovo primo numero di una saga porta un innalzamento delle vendite, un rientro maggiore che se si è fortunati riesce a coprire eventuali dati negativi dei numeri successivi.

Detto questo il nucleo originario di Orfani, Boyscout, Angelo, Mocciosa, Ringo e Eremita è quello a cui i lettori sono più affezionati. Non so cosa fosse successo prima in Sam, ma questo è un numero a se stante. Si ripercorre una giornata estiva, di libertà, dei ragazzi e si conoscono un po' meglio. Recchioni mette a disposizione di Luca Casalanguida (per il bianco e nero) e Andrea Accardi (per le pagine a colori) qualche stralcio di scritti lasciati fuori in passato, rammenta ai lettori chi erano i personaggi scoperti nei primi dodici episodi e, contemporaneamente, ci fa un riassunto di quanto successo (o di quanto succederà). Le pagine western sono proprio questo: una finestra sul futuro di Ringo e Sam, un modo in cui sarebbe stato bello fosse finito il loro rapporto.

Da mettere in coda alla prima stagione di Orfani, Sam - Ancora un giorno è un fumetto che intrattiene, che a tratti sembra eccessivamente infantile anche per i ragazzi che ne sono protagonisti e, in altri momenti, troppo maturo per loro e per i lettori giovani.

Cartuccia non di poco conto: l'arte di Carmine Di Giandomenico per la copertina.

Lo Speciale Orfani - Terra, che uscirà il mese prossimo, lo attendo per sapere come è andata a finire l'avventura dei ragazzi. La miniserie era, decisamente, troppo mini.

lunedì 19 marzo 2018

4 Hoods - Il castello di ghiaccio

4 Hoods n° 1 

Prezzo 3,50 €
Periodicità: mensile 
uscita: 09/03/2018 

Il castello di ghiaccio – parte 1
Soggetto e sceneggiatura: Federico Rossi Edrighi
Disegni: Federico Rossi Edrighi, Riccardo Torti
Colori: Annalisa Leoni, Federico Rossi Edrighi

Il castello di ghiaccio – parte 2
Soggetto e sceneggiatura: Federico Rossi Edrighi
Disegni: Riccardo Torti
Colori: Annalisa Leoni, Gabriele Bagnoli

Tunnel & Troll
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Riccardo Torti, Roberto Recchioni
Colori: Annalisa Leoni

Copertina: Roberto Recchioni e Cristiano Spadoni

Verde, Rosso, Viola e Barba. Questi i nomi dei 4 Hodds che dovranno affrontare le lande ghiacciate ed un terribile mostro di ghiaccio, per liberare la bella principessa da lui rapita.

4 Hoods è un delusione enorme. Detto questo, detto tutto, ma almeno un po' devo argomentare.
Forse sbaglio io, ma, da quanto avevo capito, 4 Hoods avrebbe dovuto essere una serie Bonelli dedicata al mercato dei più giovani. Peccato che sembri essere scritta da cinquantenni (nonostante Edrighi sia del 1982) in preda a, sconfortanti, momenti di ricordi delle vecchie sessioni di gioco di ruolo. Non riesco a capire cosa intendano in Bonelli con "più giovani". Non riesco a capire a chi si rivolga questo prodotto, che vuole essere un prodotto coraggioso.Prezzare a 3.50 € un fumetto a colori di 68 pagine (le ultime della storia, riciclata, già presentata sul numero 0, pagato 2€, quindi doppia fregatura) di argomento fantasy è, di per sè, una scelta rischiosa. Realizzare storie di difficile scorrimento, infarcite di battute "da specializzato", rischia di limitare molto la platea.
Se alcune trovate sono carine, molte di più sono quelle che appesantiscono la narrazione. Ancora non capisco il perché della mutazione dimesionale nei momenti topici dei quattro protagonisti. La parte grafica si salva sì, anche con questa anomalia perché l'idea dei cappuccetti volanti è divertente, perché spinge i disegnatori a declinarli in molteplici modi perché, all'inizio, è originale (anche se ricordo grafiche simili in certi giornalini che si compravano al banco stampa della Parrocchia).

Io non ci spenderei i soldi che chiedono. Io gli ho già dato 5,5€ e non gliene do uno un più.

Per me 4 Hoods finisce qui.

venerdì 29 dicembre 2017

Nuove iniziative Bonelli

Lucca Comics, oltre alle polemiche per certe decisioni commerciali e per il concerto di Cristina d'Avena (purtroppo), ha portato qualche novità interessante per quanto riguarda la Casa delle Idee di Milano.
Sergio Bonelli editore ha inaugurato la sua linea "young" , per giovani lettori, con due numeri zero: Creepy Past e 4 Hoods. Per entrare a gamba tesa sul mercato che, in Italia, è monopolizzato dalla Disney con il settimanale Topolino (ah, dove sono finiti Geppo, Tiramolla e Provolino?), sono stati scelti due argomenti abbastanza distanti tra loro.



Creepy Past dovrebbe, il condizionale è d'obbligo viste le poche pagine di storia effettiva nell'albetto, portarci in un mondo horror adolescenziale e di piccoli superpoteri. L'albo si dipana, principalmente, mostrandoci studi di personaggi e, come detto, otto pagine otto di storia. E' difficile giudicare cosa potrà venirne fuori, ma io credo di essere fuori target (non solo per l'età, anche per il modo in cui viene trattato l'argomento). La serie di Bruno Enna, Giovanni di Gregorio e Giovanni Rigano sembra essere caratterizzata da uno stile alla Monster Allergy (serie di culto che, però, non mi ha mai attirato), che continua a non provocarmi nessun coinvolgimento.



4 Hoods offre una albetto, sempre spillato come il precedente, nel quale viene presentata un storia di diverse pagine ed una guida al disegno dei personaggi. Roberto Recchioni scrive una storia semplice che, partendo dalle classiche situazioni di D&D, prende un poco in giro le dinamiche che si sviluppano tra i giocatori di ruolo. Federico Rossi Edrighi e Riccardo Torti illustrano le strane marionette, protagoniste della vicenda, su sfondi dettagliati e con avversari ben curati. Mi si sono accese un paio di lampadine in testa che mi lasciano ben sperare per questa serie. Se le mie idee saranno confermate sarà un fumetto interessante da sviluppare. Sempre che, come al solito, Recchioni non si dimostri inconcludente ed illusorio come su Dylan Dog. Proverò, in ogni caso, a primavera, ad acquistare il primo numero.

Albetti di questo formato, una volta, in fiera, te li regalavano. Adesso li fanno pagare 2€. Una cifra minima da investire, ma che per quello che offre Creepy Past risulta essere sproporzionata. 4 Hoods vale i 2€, sperando che in edicola arrivi ad un prezzo competitivo. Ah, dimenticavo, entrambi gli albi sono completamente a colori.

martedì 3 ottobre 2017

Dylan Dog - La fiamma

Dylan Dog N°  373 
La fiamma

Soggetto e sceneggiatura: Emiliano Pagani 

Disegni: Daniele Caluri 

Copertina: Gigi Cavenago 
 
Periodicità: mensile 
uscita 29/09/2017 
Prezzo: 3,50€

Scontri a Londra. La decisione, da parte dell'amministrazione centrale, di concedere i permessi per espandere una discarica ha generato un'ondata di violente proteste nel quartiere periferico interessato.Coinvolto dalla sua nuova, esagitata, ragazza Dylan si troverà proprio al centro di questi scontri. Sarà protagonista di diversi incontri con il mortale poliziotto "407" e cercherà di salvare dalle sue cure più persone possibile.

I Paguri debuttano su Dylan Dog. Dopo i lavori per Il Vernacoliere ed il loro maggior successo Don Zauker Emiliano Pagani, testi e sceneggiatura, e Daniele Caluri, disegni colgono l'occasione della gestione Recchioni per tratteggiare un aspetto delle vita del sempre più ex Indagatore dell'Incubo. Troviamo il nostro alle prese con un poliziotto malvagio, che mena i manifestanti e che insegue Dylan in giro per quartieri ed ospedali.
La storia ha ritmo, è disegnata in modo convincente, ma è ovvia ed inutile come tante altre del nuovo corso (nuovo si fa per dire visto che son più di tre anni che vi navighiamo in questo corso). Pagani riprende le tematiche a lui care, esasperazione del comunismo, retorica spiccia, frasi fatte, nutre la nemesi dei criminali (il poliziotto) con i peggiori aspetti del suo lavoro (li abbiamo visti recentemente in azione a Barcellona, picchiare anziani, buttare dalle scale uomini e donne, spezzare dita a donne indifese) e frulla tutto insieme. Ne esce un punto di vista che pretendere di descrivere l'intimità del protagonista, ma che nasconde una carica sociale opaca, senza spunto e con colpi di scena talmente telefonati che prima di chiamare ti mandano un sms. 

La copertina di Cavenago è l'aspetto migliore di questo albo.

Onestamente, ormai, mi chiedo quanti leggano ancora Dylan Dog perchè gli piace, quanti perchè sperano che migliori e quanti perchè è un appuntamento mensile che hanno da decenni. Io per adesso appartengo ancora alle ultime due categorie. Dovessi scendere ancora di una sarebbe una tristezza epocale.

martedì 5 settembre 2017

Dylan Dog - Il bianco e il nero

Dylan Dog N°  372 
Il bianco e il nero

Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato 

Disegni: Corrado Roi 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità mensile 
uscita 29/08/2017 
Prezzo 3.50€

Macchie nere si formano su ogni oggetto o persona su cui si posano gli occhi di Dylan Dog. Solo lui riesce a vederle. Le macchie si espandono talmente tanto che, alla fine, l'Indagatore dell'Incubo è circondato dal nero assoluto. Qui vi trova un suo vecchio avversario: l'Uomo Nero.

Prendete un corto. Allungatelo e fatene un film. A volte viene bene, spesso no. Pixelsè l'esempio di un qualcosa di simpatico, ma che non è finito bene.
Il bianco e il nero di Paola Barbato segue lo stesso percorso. Nasce come corto di ventiquattro pagine (o qualcosa del genere) su una di quelle collane uscite con la Gazzetta dello Sport e diventa un albo di novantotto. Ormai si sa, Barbato ha perso il tocco. Aveva nella sua faretra un certo numero di frecce, le migliori, innegabilmente ottime storie, le ha sparate all'inizio della sua carriera. Ora vive di rendita su ciò che ha realizzato nel passato. Ormai è difficile che ci offra qualcosa d'effetto. Questa indagine sulle paure (di buoni e cattivi, che qui sono solo un punto di vista) si rivela decisamente banale e stancante.
Come spesso accade in casa Bonelli, a salvare la baracca interviene il disegnatore forte e carismatico. Corrado Roi è, innegabilmente, il maestro delle ombre e dei neri. Come bilancia lui le ombre nessuno. Anche se passano gli anni per tutti, il suo tratto rimane affascinate e piacevole. Riesce a dare qualcosa in più a questa storia debole.

La copertina di Cavenago è decisamente interessante ed aggressiva. Ottima.

La colpa della pubblicazione di queste storie inutili è del curatore della serie che non riesce a dare omogeneità del suo progetto. Hai riportato l'attenzione, per tre pagine, su John Ghost nel numero scorso? Porta avanti il tuo progetto: siamo fermi da due anni. Ovviamente del rapporto con Rania, anche questo mese, non si fa parola, così come del rapporto tra Rania e Carpenter.
Se, in più, ti è piaciuto un film come Babadook e ne vai orgoglioso, beh, hai dei problemi.

Giro a vuoto.

lunedì 28 agosto 2017

Dylan Dog & Dampyr - Il Crossover di casa Bonelli

 

 

Dylan Dog N°  371 
Arriva il Dampyr

Soggetto: Roberto Recchioni 

Sceneggiatura: Roberto Recchioni, Giulio Antonio Gualtieri 
Disegni: Daniele Bigliardo 
Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
Prezzo 3,50€ (per ogni Variant) 

Dampyr N°  209 
L'Indagatore dell'Incubo 

Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Boselli 

Disegni: Bruno Brindisi 
Copertina: Enea Riboldi 

Periodicità: mensile 
Prezzo 3,50€ (per ogni Variant) 

Dylan Dog ha accompagnato in un locale la sua nuova fiamma quando una donna bellissima inizia a corteggiarlo. Nello stesso momento Harlan Draka, il Dampyr, irrompe e inizia a sparare ad alcuni avventori, che si rivelano essere vampiri. Così come la spasimante di Dylan. Siccome, l'Indagatore dell'Incubo, è un romantico cerca di metterla in salvo, ma le cose si complicano. La donna riesce a raggiungere Craven Road 7 per chiedere l'aiuto all'ex Old Boy. Gli spiega come mortali creature agli ordini di Lodbrok, un Maestro della Notte, stiano per sferrare un colpo deciso a Londra. Dietro alle quinte John Ghost continua a tessere la sua trama, in accordo con le creature della notte, per dominare l'Inghilterra.
Il Dampyr e Dylan si alleano per cercare di contrastare Lodbrock ed il suo secolare nemico Lord Marsden. Il viaggio li porta fino alle isole Ebridi, al largo della Scozia, dove il primo potrebbe avere un covo pieno di armi di distruzione di massa. Qui incontreranno creature mitologiche e cercheranno di impedire al Maestro della notte di spargere distruzione e morte.

Bonelli tenta il primo esperimento di crossover e lo fa andando incontro ad una richiesta dei fan: vogliamo una storia che veda coinvolti Dylan Dog ed Harlan Draka. Come potrebbe Recchioni farsi sfuggire l'americanata? Quattro copertine e storia divisa sulle due serie, per poi far uscire il libro rilegato e cartonato, ricco di inserti speciali e, magari, a colori, in collaborazione con Bao, per Natale.
Periodo perfetto Agosto per far uscire un'iniziativa editoriale del genere. Tre quarti delle edicole delle grandi città sono chiuse, Dampyr esce in un terzo della copie di Dylan e quel terso se lo deve dividere in due copertine: trovare i quattro numeri è stato un delirio!

Ma arriviamo alla storia. Appare John Ghost! Ma è della stessa utilità, per lo sviluppo della trama, di una fetta di groviera quando sei seduto sul trono di ceramica e sei in dissenteria. Recchioni lo inserisce fisicamente nella sua trama e Boselli ne fa un accenno anche nella sua stesura. Nel complesso, in ogni caso, la storia è decisamente fruibile. L'incontro tra il Dampyr e l'Indagatore dell'Incubo, e le loro spalle, è proficuo per entrambi. Gli autori sono riusciti a ben amalgamare i caratteri dei protagonisti ed a rendere l'incontro interessante (ovviamente con la promessa implicita di ripetere l'esperimento).
I disegni sono di livello per entrambe le testate. Bruno Brindisi esordisce su Dampyr tenendo dei toni molto luminosi, Bigliardo si rende godibile sulle pagine di Dylan Dog ed il mix dei due funziona.

Nonostante tutto funzioni ho trovato l'idea un po' troppo americana rispetto al bacino d'utenza. Queste tecniche di vendita, doppie copertine, incroci di inizio e fine su testate diverse, sono quelle che hanno portato a creare la bolla dei Supereroi Marvel e DC. Crescevano le vendite perché i collezionisti venivano spremuti, ma la qualità delle storie calava e così l'affetto per i personaggi.
Il crossover, secondo me, è una strada da percorrere una tantum. Queste storie sono quelle da Speciale: storie vere, realizzate in modo speciale e dove accade qualcosa di speciale. L'ho letta volentieri, mi è piaciuta, ma avrei preferito una formula tipo Dylan Dog incontra Martin Mystère o Martin Mystère incontra Nathan Never (quella sì che è stata una genialata).

venerdì 30 giugno 2017

Dylan Dog - Il terrore

Dylan Dog  N°  370 
Il terrore

Soggetto e Sceneggiatura: Gabriella Contu 

Disegni: Giampiero Casertano 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita 29/06/2017 
Prezzo: 3.50€

Alta è l'allerta terrorismo nella capitale inglese. Londra sarà ospite di una manifestazione scientifica internazionale e potrebbe essere bersaglio del fondamentalismo islamico. La paura è alta ed anche un ragazzino che gira con una valigetta 24h con dei fili penzolanti è motivo di preoccupazione. Quando poi Ahmed si dirige verso un luogo affollato l'isteria raggiunge livelli estremi.

Mi è sembrato di leggere su carta uno di quegli episodi dei cartoni animati per bambini dove tutto succede per caso. Dylan, che non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con la conseguenza degli eventi, si ritrova essere protagonista di un attentato a Londra senza neanche sapere il perché: con una scusa banalissima. Bloch viene tirato in mezzo, non si capisce bene a che scopo. I politici si comportano come sotto cocaina, senza che un vero studio sui comportamenti sociali possa sostenere le loro azioni.
La trama è scontata dalla prima vignetta all'ultima e, oltretutto, l'impiego del McGuffin di hitchcockina memoria e tremendamente deludente. Mischia una sequenza di "già visto" e "scontato" imbarazzante. Senza contare che l'autrice desatura della tensione di cui è intrisa l'iconica copertina di Cavenago già nelle prime due pagine.

Alle matite un Casertano, senza infamia e senza lode, che deve tenere a battesimo la nuova leva di casa Bonelli cercando di sopperire graficamente alle mancanze in sceneggiatura.

Speriamo che quella di Gabriella Contu sia una sceneggiatura di prova, per prendere le misure, e che nelle sue prossime apparizioni tiri fuori un po' di carattere ed originalità. Un'avventura che aveva Dylan Dog come protagonista, ma che sarebbe stata più adatta a Nick Rider, Julia e forse, persino, a Morgan Lost.

Ce li facessero spendere meglio sti soldi anziché dedicarsi a crossover con Dampyr, con doppie copertine...

giovedì 1 giugno 2017

Dylan Dog - Graphic Horror Novel

Dylan Dog N°  369 
Graphic Horror Novel 

Soggetto e Sceneggiatura: Ratigher 

Disegni: Paolo Bacilieri, Montanari & Grassani 

Copertina: Gigi Cavenago 
  
Periodicità: mensile 
uscita 30/05/2017 
Prezzo 3.50€ (+0.30 centesimi sul numero precedente) 

Un uomo senza memoria in una toilette pubblica. Coperto di sangue, con pochi indizi nelle tasche tra i quali dei pennarelli da disegnatore. Senza memoria, inizia a disegnare sui muri del bagno per ricordare ciò gli è successo negli ultimi giorni. Ricorda di essere il più famoso autore di fumetti d'Inghilterra  e di aver assunto Dylan Dog per indagare su una serie di omicidi che riconducono alle sue opere. 

Notevole, di questo albo, è l'aumento del prezzo di copertina. In edicola non ci vediamo più dare il resto, ma non per un errore bensì perchè Bonelli ha deciso di aumentare del 10%, ben più dell'inflazione, il suo prodotto. Bisogna dire che ha scelto il numero giusto per porre in atto la nuova condizione: un aumento trova, anche, giustificazione nel miglioramento dei contenuti. Ovviamente sono ironico. 

Graphic Horror Novel è uno dei peggiori numeri di Dylan Dog che io abbia mai letto. 
Soggetto e sceneggiatura sono curati da Ratigher, che c'hai pure un'età ormai e ti firmi ancora come un imbrattamuri da cortile?. E' un'accozzaglia di ovvietà, banalità, colpi di scena telefonati, deviazioni di sceneggiature per tornare in carreggiata, caratterizzazione casuale dei personaggi e chi peggio ne ha ne metta. Che poi il finale è tirato via, così, con le pinzette, in un modo indegno. 

I disegni sono rovinati in coppia da Bacilieri ed il tandem di Montanari & Grassani. Ho abbandonato il Napoleone di Ambrosini per togliermi da davanti il tratto di Bacilieri, che pur trovavo adatto al personaggio, ed, ora, mi trovo lo stesso disegnatore su Dylan Dog. Qui, Bacileri, non c'entra nulla, tanto è vero che alla fine lo capisce anche lui e smette di disegnare lasciando le vignette bianche: una presa di autocoscienza. Montanari & Grassani fanno il loro, ma non si trovano ad integrarsi con il terzo incomodo. Fosse stato un albo solo loro sarebbe stato gestito meglio. 

Ormai chiunque sia amico di Recchioni e sappia scrivere una lista della spesa è autorizzato ad essere pubblicato sulle pagine di Dylan Dog. Da tempo, Gualdoni, non si leggeva niente di così indegno sulle pagine che ospitano la creatura di Sclavi. 

Mancano meno di tre anni al numero 400, speriamo che il curatore cambi. 

giovedì 30 marzo 2017

Dylan Dog - La ninna nanna dell'ultima notte

Dylan Dog N°  367 
La ninna nanna dell'ultima notte

Soggetto e Sceneggiatura: Barbara Baraldi 

Disegni: Corrado Roi 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile
uscita 29/03/2017 
Prezzo: 3,20€

Quando una bella donna, seppure abbigliata in modo strano, bussa alla porta di Dylan Dog, il nostro, non sa resisterle e deve accettare il suo caso. Ora, Domitilla Foster, psicologa infantile, ha notato come diversi bambini sono scomparsi dalle proprie case dopo la morte di uno dei loro genitori. Lei aveva in cura il piccolo Sam, ma ben presto si è accorta che aveva in comune qualcosa di inquietante con gli altri.

Barbara Baraldi parte bene. Ci cala nell'atmosfera del Villaggio dei Dannati, la mischia con un po' de Il Giorno del Giudizio senza tralasciare le atmosfere di quel film con Kevin Bacon ed i fantasmi di bambini, che ora non mi sovviene. Finalmente qualcuno che dipinge i bambini per quello che sono davvero: esseri umani senza una coscienza, senza una conoscenza vera di ciò che è il male. Persone che vivono in una società che tende ad edulcorarne sempre di più il concetto, diluendolo, cambiando i connotati alle figure che dovrebbero spaventarli: dai, ormai, non esiste più l'Uomo Nero, il Lupo non può più essere Cattivo, il Vampiro non dissangua le vergini, altrimenti i comitati per i genitori ti portano in tribunale solo per averne accennata la possibilità.
Tornando alla storia, purtroppo, però, Baraldi non riesce bene ad esprimere il suo concetto. Non dissemina indizi che permettano al lettore di supporre ciò che sta accadendo, ma affida tutto allo spiegone di uno dei personaggi secondari della vicenda, soluzione decisamente troppo spicciativa. Da quel momento parte un viaggio onirico che perde un po' la bussola rispetto alle aspettative iniziali. Di intrigante, per i lettori di antica data, c'è la filastrocca sulla notte, nella quale si può, senza troppa fatica, sostituire la parola morte e trovare vecchie atmosfere sclaviane.

Corrado Roi è sempre Roi. Lui è l'uomo a cui devi far disegnare Dylan Dog e che vale da solo il prezzo dell'albo. Però, sì perché stavolta c'è un però. L'ho trovato un po' stanco. ho avuto la sensazione che non volesse sperimentare troppo. Ho rivisto inquadrature vecchie, che l'hanno reso iconico, ma che, proprio per quello, hanno perso forza espressiva. A volte le scene notturne paiono un po' troppo confuse, ma la sua mano è sempre una delizia. Va a nozze nella prima parte della storia, passeggia tranquillo nel mezzo, ma mi aspettavo il botto (anche vista l'ambientazione) nel finale. Botto che no è avvenuto, seppure il suo lavoro resta apprezzabile.

Le copertine di Cavenago sono decisamente più cover rispetto a quelle di Stano. Però, ancora una volta, spoilerano più del necessario. Peccato.

Vi starete chiedendo: lo sviluppo verticale? La risposta è sempre la stessa: assente. Dylan continua a saltare di fiore in fiore, vivere avventure slegate tra loro. Sempre lontano dal progetto iniziali di Recchioni. 

Un albo che con buone, inaspettate, premesse si arena per colpa dell'autrice. Avrebbe potuto essere meglio, strappa la sufficienza nel suo insieme. 

martedì 21 marzo 2017

Juric - Il fiore del male

Juric 1
Il fiore del male
Prologo e epilogo
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Andrea Accardi

Soggetto: Paola Barbato e Roberto Recchioni
Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Roberto De Angelis

Copertina: Sara Pichelli
Colori: José Andres Mossa

Prezzo: 6€
Pubblicazione mensile

Jsana Juric è morta. Ma ha lasciato ad un biografo ufficiale il compito di raccontare la sua storia.
Il passato da migrante orfana accolta in una casa prestigiosa fino alla carica di Presidente e salvatrice del mondo dagli alieni. Ma cosa c'è dietro? Come è cresciuta la bambina Jsana? Come è diventata la Presidente Juric? Quali decisioni hanno segnato la sua vita e portato il mondo dove era al momento della fine?

Orfani è in fase calante.
Se la prima stagione è stata un rinnovo nel panorama fumettistico, la seconda (Ringo) è stata un perno di rotazione nella sua esistenza. Si è protratta bene per molti numeri, l'ambientazione italica ha aiutato, ma non è stata in grado di lanciare le annate successive. La conferma c'è stata con Nuovo Mondo: calo di interesse, di vendite e di qualità. La decisione? Inondare le edicole ogni tre/sei mesi di numeri uno. Terra ne è stato l'ultimo esempio, Sam sarà quello a venire. Qualità? Discutibile.
Ora. Perchè Juric? Per la copertina variant di Sara Pichelli (anche perchè il copertinista regolare è Nicola Mari). Gran bella copertina! D'impatto, di derivazione classica, mitologica, capibile leggendo la storia nell'albo e descrittiva del carattere della rossa diabolica. Il resto? Recchioni si ritaglia un prologo ed un epilogo nei cui margini Paola Barbato deve scrivere. Scrivere un miniserie vuol dire tagliare via approfondimenti dai personaggi secondari e rischiare di rendere la narrazione troppo prevedibile. Intrigante l'idea della migrazione dei poveri verso Paesi più ricchi, centrata la genesi della Juric. Prevedibile il colpo di scena nel finale. Forse è una buona collana. Potrebbe essere la migliore dopo le prime due, ma l'ultima Barbato, a volte, ci ha tradito nei finali.

Se recupererò a buon prezzo gli altri due numeri saprò. Altrimenti: grazie Sara per la bella copertina.

martedì 7 marzo 2017

Dylan Dog - Il giorno della famiglia

Dylan Dog N°  366 
Il giorno della famiglia

Soggetto e Sceneggiatura: Riccardo Secchi 

Disegni: Valerio Piccioni 
Copertina: Gigi Cavenago 
 
Periodicità: mensile 
uscita 28/02/2017 

Durante le sedute spiritiche di Madame Trelkovski uno spettro continua a interferire. Proprio durante una di queste sedute medianiche è presente Dylan Dog. All'apparire del fantasma di una giovane ragazza ed alla successiva richiesta della sua vecchia amica, l'Indagatore dell'Incubo decide di investigare. Congiungendo i piccoli pezzi del puzzle che inizia a raccogliere indizi fino a giungere ad incrociare la strada di uno strano gruppo di ragazzi. Quattro persone che, travestite come i Beatles, di notte, violano l'intimità dei cimiteri di provincia per disseppellire i cadaveri.
Qual è il loro scopo? Satanismo? Noia? Puro vilipendio? Nella campagna inglese, l'ex old boy sarà chiamato a risolvere il mistero.

Riccardo Secchi debutta sulle pagine della creatura di Tiziano Sclavi. Come lo fa? Si impegna a scrivere una storia su più livelli temporali, scorrevole, ma con delle cadute nello scontato che rovinano parte dell'atmosfera. Purtroppo per lui il più grosso danno alla suspense della storia glielo genera la copertina stessa. La bella copertina di Cavenago rivela tutto il rivelabile ancora prima che il buon Secchi ci introduca nella storia. L'illustrazione di Cavenago, come detto, è bella, curata, inquietante, quasi catartica, ma chi ha deciso di utilizzarla ha prodotto un danno alla storia. Si poteva pensare un'altra soluzione, sempre in tema Beatles, a cui fare un vago riferimento nella storia e mantenere intatto il lavoro dello scrittore.
I disegni di Piccioni si lasciano guardare ed accompagnano il viaggiatore nell'incubo con una certa sicurezza.

Manca, sempre ed ormai sto perdendo le speranze di ritrovarla, la narrazione verticale millantata da Recchioni. L'unico riferimento che vi si fa è legato alla presenza del telefonino della Ghost in un paio di tavole.

Faccio fatica ad andare avanti, ma confido sulla scadenza del contratto dell'autore romano con Bonelli.

mercoledì 18 gennaio 2017

Dylan Dog - Gli anni selvaggi

Dylan Dog N°  364 
Gli anni selvaggi

Soggetto e Sceneggiatura: Barbara Baraldi 

Disegni: Nicola Mari 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita 29/12/2016 

Il passato dell'Indagatore dell'Incubo ci offre uno spaccato sul suo momento rock. Manager ed uomo di fatica di una band di provincia che si trova catapultata verso il successo, la abbandona per amore e per diventare un poliziotto.
I ricordi scaturiscono dall'incontro con il vecchio amico e leader della band, in occasione dell'uscita del suo nuovo singolo. Singolo che sta facendo, letteralmente, uscire di testa chi lo ascolta.

La gestione Recchioni sembra spostarsi sempre più dalla speranza di un rilancio in grande stile ad una truffa fuffa ai lettori storici del personaggio di Tiziano Sclavi. Forse il curatore sta riuscendo a catturare lettori nuovi, facendo leva su argomenti a cui sono sensibili e sulla notorietà del suo nome. Quello che è certo che sta epurando dalla testata principale coloro che le hanno permesso di sopravvivere alla deleteria cura Gualdoni.
Cavenago  prosegue sulla strada del rinnovamento sia con la buona copertina, che con il pessimo frontesipizio. Cambiarlo non è reato, ma nel farlo, forse, è meglio non essere così banali. Ti piace, ci chiedono? A me no, è la risposta.

Barbara Baraldi scrive una delle sceneggiature più scontate degli ultimi mesi, con una delle conclusioni più tirate via degli ultimi anni sviluppando nel lettore uno dei sensi di noia più profondi degli ultimi lustri.

Nicola Mari, il pornografo del nero, farebbe prima a colare china sui fogli ed a rimuoverla col pennino. C'è a chi piace e a chi no, a me proprio non piace. A volte riesce ad essere opportuno e misurato, qui sbraca in modo offensivo.

Peccato che non si possa tornare agli anni d'oro, e non quelli del grande Real, ed avere storie decenti ed oneste ogni mese.

martedì 6 dicembre 2016

Dylan Dog - Cose perdute

Dylan Dog N°  363 
Cose perdute

Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato 
Disegni: Giovanni Freghieri 

Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita 29/11/2016 

Gli incubi. Dylan Dog dovrebbe esserne l'Indagatore, ma anche lui ne soffre. Dopo una notte in cui uno di essi ha preso possesso dei suoi sogni, il nostro, si sveglia scosso e trova un biglietto firmato con una misteriosa "B.". Un sensazione, una presenza, un'aura, qualcosa di strano, insomma, inizia a influenzare la vita dell'Old Boy. Sensazioni che lo riportano all'infanzia ed a misteriose presenze che l'hanno in una lontana estate. Presenze che gli permettono di ricordare eventi di un passato dimenticato.

Ciò che salta all'occhio è l'assoluta novità di questo albo: il cambio di copertinista. Da oggi al posto dello storico Stano, a presentarci la nuova avventura di Dylan Dog, ci sarà un amico di Recchioni: Gigi Cavenago. Un giovane di ottime speranze che ci regala una copertina calda e rassicurante, tranne che per quell'angolo freddo ed inquietante, che muoverà la vicenda. Si vedeva che Stano non era a suo agio a lavorare nel nuovo corso Bonelli di Dylan Dog. Alla fine è riuscito a tirarsene fuori, od è stato fatto fuori nessuno lo saprà mai, e, forse, a dedicarsi ai suoi progetti. Magari lo vedremo con una serie tutta suo, con altre storie complete di Dylan o solo ai disegni per qualche sceneggiatore o, perché no, all'opera su altri personaggi. In bocca al lupo.

La storia di Paola Barbato, ormai abbonata ad inventarsi il passato del Nostro, aggiunge tasselli a chi fu Dylan. Tasselli di cui si era dimenticato pure lui. Interessanti certi sviluppi, ma, decisamente, incredibile la motivazione di B. per perseguitare l'adulto Dylan Dog. Calza decisamente bene il finale. Traendo le conclusioni, la storia si è lasciata leggere anche se, in certi passaggi, la sospensione dell'incredulità richiesta si è rivela eccessiva.
Ai disegni Giovanni Freghieri: valore aggiunto per qualsiasi storia. Grande lavoratore. Barbato ringrazia.

Qualche cambiamento estetico, ma pochi cambiamenti di sostanza.

giovedì 3 novembre 2016

Dylan Dog - Dopo un lungo silenzio

Dylan Dog N°  362 
Dopo un lungo silenzio

Soggetto e Sceneggiatura: Tiziano Sclavi 

Disegni: Giampiero Casertano 

Copertina: Nessuno

Periodicità: mensile 
uscita 28/10/2016 

L'alcolismo è una gran brutta bestia. Dylan Dog lo sa bene, visto che ne è uscito a costo di grandi sofferenze. E' un incubo che si nasconde dietro ad i momenti più belli. Infatti un bicchiere di vino bevuto in un momento di felicità è il sasso che sdruciola e che fa precipitare l'Old Boy, nuovamente, lungo il burrone dell'alcool. Parallelamente a lui, un uomo, la cui moglie è morta da tempo, è nella sua stessa situazione e gli chiede aiuto per contattare il fantasma della defunta compagna.
Due uomini nello stesso abisso. Due punti di partenza così diversi, ma un traguardo identico alla fine di un percorso di sofferenza.

Dopo un tempo lunghissimo torna ad impugnare la penna il papà di Dylan Dog. Tiziano Sclavi racconta una nuova pagina di autobiografica sofferenza tramite il suo figlio prediletto. Il problema di un personaggio seriale, mensile, in edicola da trenta ininterrotti anni, è quello di rischiare di scrivere storie tanto per riempire pagine ed andare in stampa. Questo succede. Il piacere si riscontra quando un autore posa la penna per un po' e poi la riafferra tra le sue dita capaci. Se, poi, la scelta è quella di narrare di un'esperienza personale, seppur dolorosa, il riscontro positivo da parte del lettore sarà forte. Sclavi percorre lo stesso sentiero che ha portato Recchioni a diventare curatore della sua creatura. Con Mater Morbi, Recchioni, raccontava del suo dolore e della sua malattia. Ha aperto una breccia nei cuori dei fan dell'Indagatore dell'Incubo ed è diventato colonna portante della collana; addirittura colui che ha convinto l'eremita di Broni a sceneggiare nuovi soggetti. Due, E un quarto. Incluso questo.
Ai disegni Casertano. Anche se all'inizio ho trovato strana la scelta di combinare il ritorno di Sclavi con Casertano, devo ammettere che l'accoppiata ha funzionato. Dove lo sceneggiatore ha riempito con tavole di passaggio, l'artista è riuscito a giocarle a suo favore per evocare emozioni con il suo tratto.
La scelta della copertina completamente bianca è stilosa, ma, in edicola, è difficile trovare un esemplare del fumetto che conservi l'idea iniziale. Il bianco, pulito e luminoso, lascia presto spazio a polvere e segni neri, anche quando trattato con la massima cura. La scelta di lasciarla bianca potrebbe anche essere il modo di sottolineare il cambiamento di copertinista che ci aspetta il mese prossimo. Da dicembre 2016 perderemo Stano, autore di un ottimo lavoro anche sotto la gestione Recchioni, che cederà l'iconico testimone ad un giovane di belle speranze (sempre amico del curatore).
La mancanza di redazionali ha messo in evidenza la poca voglia di Recchioni nel curarli, più che il rispetto per il ritorno del padre prodigo all'ovile. Se la scelta fosse stata seguita per tutta la linea non avremmo dovuto trovare nemmeno nulla in terza di copertina e godere dell'anteprima del prossimo albo solo in quarta.

Dopo un lungo silenzio è tornato Sclavi ed è stato un piacere.

venerdì 14 ottobre 2016

Dylan Dog - Mater Dolorosa

Dylan Dog N°  361 
Mater Dolorosa

Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni 

Disegni e Colori: Gigi Cavenago 

Copertina: Angelo Stano 


Uscita: 29/09/2016 
Periodicità: mensile

Dylan aveva conosciuto Mater Morbi qualche anno fa. Aveva sofferto di un male misterioso che lo aveva portato a cedere al dolore ed a rassegnarsi alla morte. La bella e tentatrice Mater Morbi non lo aveva avuto e la sua vita era perseguita con una nuova coscienza di sé.
Ora è tornata per riprendersi ciò su cui aveva messo gli occhi: l'ex Old Boy.
Dylan è a pezzi, ma ancora non sa il perché, come non sa come uscire dalla situazione in cui si trova. L'unica via possibile sembra essere quella di scavare nel suo passato, nel suo presente ed in tutti i segreti che essi nascondono.
Buttandocisi ritroverà persone che ne hanno segnato l'esistenza, sui diversi piani, Morgana, Xabaras, Bloch e tutti gli altri.
Sconfiggerà il dolore che lo affligge?

Recchioni torna sul luogo del delitto. Riprende il tema autobiografico che lo ha portato, negli anni, a diventare curatore di uno dei fumetti più venduti e conosciuti nel Bel Paese.
La storia rimane intensa, poliedrica per l'alternarsi dei comprimari e delle location scelte per lo svolgersi degli eventi, ma perde in originalità. Si rivede, questo sì, John Ghost; un ruolo di confronto, ma di poca sostanza.
Gigi Cavenago si occupa della parte grafica con il suo tratto distintivo. Vi aggiunge un tocco ancora più personale facendosi carico anche della colorazione delle tavole.

Leggere un albo Bonelli a colori è sempre un bel momento durante il mese. Quando, poi, succede un po' così per caso, su un numero dispari, è ancora più intrigante.

Una storia di buon livello, che scava nel passato di Dylan, ma che, come al solito, poco porta alla continuity promessa da Recchioni quando a preso le redini dell'Indagatore dell'Incubo tra le sue mani.

venerdì 7 ottobre 2016

Speciale Dylan Dog N° 30 - La fine è il mio inizio

Speciale Dylan Dog N°  30 
La fine è il mio inizio

Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta 

Disegni: Giulio Camagni 
Copertina: Massimo Carnevale 

Uscita: 21/09/2016
Periodicità: annuale 

Dylan Dog è invecchiato. Sua è la responsabilità di aver dato il via all'invasione dei morti viventi, quando non ha ucciso il paziente zero: Groucho.
L'ex Indagatore dell'Incubo ora vive in una Londra ricostruita dal misterioso Werner in un'oasi per Immemori, coloro che han deciso di assumere sostanze che permettono loro di dimenticare il loro passato. Ma qualcuno decide di smettere di assumerle, Herbert, ed a ricordare il suo passato, anche se in modo confuso. Dylan sarà tentato di seguirlo e di fuggire dall'oasi per tornare dalle persone che ha lasciato. Ma quale sarà l'illusione? E la realtà?

Quando si parla di Speciale è questo che intendo. Una storia fuori dagli schemi che porti qualcosa di nuovo al personaggio di cui si occupa. In questo caso, da anni, Bilotta, col la saga del Pianeta dei Morti, ci sta proponendo degli ottimi lavoro. Tra Color Fest, volume Bao, speciali e tutto il resto sta creando una mitologia per un vecchio Dylan (starà seguendo l'idea nota da Old Man Logan?). Riappaiono vecchi personaggi, assumono nomi nuovi e nuovi ruoli, ma alla fine tutti riconosciamo l'ambiente in cui veniamo portati dalla nostra immaginazione. La storia, quest'anno, però, è un po' più lenta del solito. Pare che l'autore abbia inserito un po' troppo angoli delle spiegazione, a volte leggermente ridondanti, e lasciato troppe domande, che magari sarebbe stato meglio chiarire subito, senza risposta. Alcuni colpi di scena sono telefonati (davvero non avevate capito chi era Herbert?), ma, tuttavia, l'avventura dell'Old Boy rimane piacevole. Certo, col prossimo episodio ci aspettiamo i fuochi d'artificio.
Ai disegni Camagni. L'artista porta a casa un lavoro onesto, ma senza punte d'eccellenza. Tende troppo a modificare i lineamenti dei protagonisti, come se, a volte, si dimenticasse che sono tutti ultra cinquantenni e li ritragga da trentenni. A parte questa sensazione di disagio che coglie alla sprovvista, alla fine, il lavoro del disegnatore si apprezza.

La copertina di Carnevale è bella, ma, forse, un pelo sotto le sue opere migliori.