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venerdì 15 giugno 2012

The game

Nicholas Van Orton è un ricco e brillante uomo d'affari con una vita routinaria e nessuno svago. La svolta nella sua vita avviene quando suo fratello, Conrad, in occasione del suo  46°compleanno, gli regala l'iscrizione ad una società, la CRS, che organizza esperienze di vita. Nicholas, nonostante i dubbi, s'iscrive convinto sia da Conrad che dalla sua stessa curiosità. Da quel giorno la sua vita cadrà piano piano in un incubo organizzato. Rovinato ed incastrato riuscirà a risalire la china?

Il film è del 1997 e la prima volta che lo si vede risulta essere intrigante e spiazzante. Ben costruito, una trama organizzata in modo tale da non creare buchi narrativi, nonostante la complessità di quanto succede attorno al protagonista.
Accanto all'affermato e bravo Michael Douglas si muovono in ruoli minori, ma ben caratterizzati, Sean Penn, Conrad, e Deborah Unger, la ragazza che fungerà da collegamento con la realtà.
David Fincher, reduce dal successo Alien³ e Seven ed in attesa di dirigere Fight Club, Panic Room e di recente Il curioso caso di Benjamin Button, The Social Network e Millennium - Uomini che odiano le donne conferma di essere un ottimo regista. I suoi movimenti di camera, la costruzione delle inquadrature e le atmosfere rendono piacevole un film di notevole durata. Nel 1997 proporre un film della durata complessiva di 129 minuti era un atto coraggioso, non come in questi giorni in cui la durata media si aggira sui 150 minuti, e lui c'è riuscito bene. Senza annoiare e senza eccessivi cali di ritmo la pellicola si snoda intrigando lo spettatore lasciandolo soddisfatto.

I ritmi moderni rendono il film un po' lungo e lento, ma tutto sommato resta gobile anche con gli anni che si ritrova sulle spalle.

Titolo originale The Game 
Paese USA 
Anno 1997 
Durata 129 min 
Genere thriller 

Regia David Fincher 

Sceneggiatura John Brancato, Michael Ferris 
Fotografia Harris Savides 
Montaggio James Haygood, Angus Wall 
Musiche Howard Shore 

Interpreti e personaggi 
Michael Douglas: Nicholas 
Sean Penn: Conrad 
Deborah Unger: Christine 
James Rebhorn: Jim 
Armin Mueller-Stahl: Anson 
Carroll Baker: Ilsa 
Anna Katarina: Elizabeth 
Michael Massee: Airbag EMT Galliano 
Tommy Flanagan: tassista 
 
Doppiatori italiani 
Oreste Rizzini: Nicholas 
Massimo Rossi: Conrad 
Cristiana Lionello: Christine 

venerdì 1 giugno 2012

This must be the place

Cheyenne & The Fellows erano un gruppo pop di successo negli anni 80 del secolo scorso, che si sono sciolti per i sensi di colpa che aggredirono il loro leader. Ora Cheyenne è un uomo un po' catatonico che vive nella sua grande casa di Dublino con sua moglie ed un cane. Un po' depresso, un po' annoiato, passa le sue giornate in compagnia della moglie, giocando in borsa, facendo la spesa nei centri commerciali e coltivando la sua amicizia con la giovane Mary.
La notizia che suo padre, con il quale non ha contatti da trent'anni, sta morendo nella sua casa di New York lo scuote leggermente, tanto da spingerlo a raggiungerlo per vegliarlo. La sua paura di volare, però, gli impedisce di giungere in tempo. Il viaggio in nave è lungo e quando lui arriva il padre è già morto. Grazie alla preoccupazione del cugino, però, entra in possesso di alcuni diari del genitore. Da questi scopre come l'anziano abbia dedicato tutta la vita alla caccia di un criminale nazista: Aloise Lange. Il papà di Cheyenne, ebreo detenuto ad Auschwitz, non aveva mai dimenticato le sofferenze patite ed era deciso a farla pagare al suo aguzzino. Purtroppo la morte l'ha portato via prima del tempo.
Per ritrovare un legame Cheyenne si mette sulle tracce del criminale di guerra seguendo gli indizi contenuti nei disegni e nei manoscritti ereditati. Si troverà in un viaggio solitario attraverso gli Stati Uniti durante il quale incontrerà molti personaggi curiosi ed interessanti: Ernie Ray, affarista che gli presterà il suo pick up, David Byrne, leader dei Talking Heads, Mordecai Midler, potente cacciatore di criminali nazisti e poi la vedova di Lange, sua nipote ed il suo bambino con la paura dell'acqua, passando attraverso l'inventore delle valigia con le rotelle ed ad uno strano indiano.

Di Sorrentino, consciamente, ad oggi avevo visto solo Il Divo.
Ho trovato questa sua prima opera americana tecnicamente in linea con quella dedicata a Giulio Andreotti. Il più qui ha potuto sfruttare i campi lunghi, i panorami, le aperte distese dei territori americani e messicani. Con mano ferma e precisa esalta le atmosfere solitarie, come la casa mobile in mezzo al nulla, e le scene involontariamente comiche della vita quotidiana, come il pattinatore a Central Park.
Una enorme mano alla riuscita del film gliela da il protagonista assoluto: Sean Penn. L'attore di tanti successi del cinema dei non-blockbusters americani si conferma essere strepitoso. Per quanto, secondo me, scelga sempre film che gli diano una visibilità particolare (Mi chiamo Sam, Milk, per citarne due) devo ammettere che la sua caratterizzazione della star in pensione ed invecchiata è convincente. Da non esperto di musica mi viene da pensare, vedendolo, ad Ozzy Osborn ed al suo programma su MTV.
Sceneggiato dallo stesso Sorrentino e da Contarello, il film si basa su battute semplici e dirette, alcune acide, altre argute, ed altre ancora divertenti. La sceneggiatura si muove lenta, ma di quel lento che annoia, dando il tempo allo spettatore di assimilare i tempi del protagonista ed entrare in sintonia con lui. Si crea una sorta di empatia con Cheyenne che lo rende un personaggio ricco di sfaccettature, sebbene quasi catatonico e limitato nei movimenti.
Non mancano le scene che strappano un sorriso, specie nella seconda parte del film, e, giustamente, risultano assenti scene eccessivamente tristi. Degna di nota è la scena che vede sul set David Byrne e Cheyenne. Lo sfogo emotivo ed emozionale di quest'ultimo è intenso e profondo, ben scritto ed interpretato da entrambi.
Curiosi sono anche i personaggi che il protagonista, alla ricerca delle sue origini e di un nuovo motivo per vivere, incontra sulla sua strada. Impresso rimane l'indiano silenzioso e con lui l'uomo che ha inventato la valigia con le rotelle.
Tutto il cast si rivela azzeccato e complementare. La presenza di Frances McDormand (moglie di Joel Coen ed attrice in sei dei suoi film tra i quali Fargo) nei panni della moglie di Cheyenne è azzeccata, brava Eve Hewson come emo (ma più vitale) amica del protagonista. Degni di nota anche Kerry Condon, nei panni della nipote di Lange, e Heinz Lieven in quelli di Lange stesso.
Il film fila liscio fino a due minuti dalla fine. Il finale, due minuti in tutto, l'ho capito a metà. O almeno suppongo di averlo capito a metà, nel senso che mi sono fatto una mia idea non suffragata da prove.

Forse non al cinema, ma il film è da vedere. Molto bello, piacevole, pacato e sagace, ci mostra uno Sean Penn in forma, nonostante l'anno sabbatico in cui era, ed un bravo Sorrentino alla regia.
Vedetelo.

Titolo originale This Must Be the Place 

Lingua originale inglese 
Paese Italia, Francia, Irlanda 
Anno 2011 
Durata 118 min 
Genere drammatico

Regia Paolo Sorrentino 
Soggetto Paolo Sorrentino 
Sceneggiatura Paolo Sorrentino, Umberto Contarello 
Produttore Nicola Giuliano, Francesca Cima, Andrea Occhipinti, Michèle Petin, Laurent Petin, Ed Guiney, Andrew Lowe 
Produttore esecutivo Ronald M. Bozman
Viola Prestieri 
Casa di produzione Medusa Film, Indigo Film, Lucky Red, ARP Sélection, Element Pictures 
Distribuzione (Italia) Medusa Film 
Fotografia Luca Bigazzi 
Montaggio Cristiano Travaglioli 
Musiche David Byrne, Will Oldham 
Scenografia Stefania Cella 
Costumi Karen Patch 

Interpreti e personaggi 
Sean Penn: Cheyenne/John Smith 
Frances McDormand: Jane 
Eve Hewson: Mary 
Judd Hirsch: Mordecai Midler 
Kerry Condon: Rachel 
Harry Dean Stanton: Robert Plath 
Joyce Van Patten: Dorothy Shore 
Olwen Fouéré: madre di Mary 
Shea Whigham: Ernie Ray 
Heinz Lieven: Aloise Lange 
David Byrne: se stesso 
 
Doppiatori italiani 
Massimo Rossi: Cheyenne 
Antonella Giannini: Jane 
Letizia Ciampa: Mary 
Stefano De Sando: Mordecai Midler 
Myriam Catania: Rachel 
Carlo Valli: Robert Plath 
Giuliana Lojodice: Dorothy Shore 
Ada Maria Serra Zanetti: madre di Mary 
Rodolfo Bianchi: Ernie Ray 
Omero Antonutti: Aloise Lange 
Fabrizio Pucci: David Byrne 

martedì 29 maggio 2012

Mystic River

1975. Tre bambini giocano sul ciglio di una strada di Boston. Uno di loro, Dave, viene invitato a salire su una macchina ed accetta, mentre gli altri due, Jimmy e Sean, lo guardano allontanarsi. Rapito da due uomini che per quattro giorni abusano in ogni modo di lui riesce, dopo essere fuggito, a tornare a casa.
1990. La figlia più grande di Jimmy, Katie, ha diciannove anni. L'ultima sera della sua vita decide di andare a festeggiare con le sue amiche. Sulla strada del ritorno a casa viene uccisa da qualcuno.
Jimmy, ex boss della mala, non si rassegna e mette in campo tutti i suoi mezzi per rintracciare l'assassino.
La polizia, nel contempo, segue la sua pista. Alla direzione delle indagine c'è Sean, al cui fianco lavora il sergente Powers. Anche loro hanno diverse piste da seguire e, mettendo insieme gli indizi, interrogano i loro sospettati. Tra questi c'è Dave che, ferito ad una mano ed allo stomaco, la sera dell'omicidio è stato l'ultimo a vedere Katie viva.
Tra sospetti giusti e sbagliati, svolte nelle indagini, tutti faranno di tutto per trovare il colpevole dell'orribile crimine.

Nel 2003 è uscito questo film al cinema. Per un motivo o per l'altro non ero riuscito a vederlo. Alla fine ci sono riuscito.
Gli elementi che lo contraddistinguono da quelli che saranno gli episodi di CSI che lo seguiranno sono il cast eccezionalmente corposo e la regia di Clint Eastwood. Nel cast troviamo Sean Penn e Tim Robbins (che vinceranno l'Oscar come migliori attori, protagonista e non), un sottovalutato Kevin Bacon, l'in forma Laurence Fishburne, le generose Marcia Gay Harden e Laura Linney e lo storico Eli Wallach (Il buono, il brutto e il cattivo).
La riconoscibile regia di Clint Eastwood ed il buon intreccio della storia sono altre due ragioni che ti tengono attaccato allo schermo.
Lo sviluppo della sceneggiatura è lungo ed, a volte, un po' contorto. E' probabile che il libro da cui il film è stato tratto sia stato bello denso e che Brian Helgeland abbia cercato di inserire più elementi possibile in modo funzionale. Ne salta fuori un film di quasi 140 minuti di cui una ventina, probabilmente in eccesso. Si sarebbe potuto mantenere lo stesso volume di azioni accelerando qualche evento od incastrando i modo diverso qualche vicenda.


Un film sull'amicizia, sulla perdita, sulla rivalsa e sulla vendetta tutto sommato ben fatto, interessante e godibile anche se eccessivamente lungo. Merita di essere visto in una prima serata od in un tardo pomeriggio altrimenti rischia di annoiare.

Titolo originale Mystic River 
Paese Stati Uniti d'America 
Anno 2003 
Durata 137 min 
Genere drammatico

Regia Clint Eastwood 

Soggetto Dennis Lehane 
Sceneggiatura Brian Helgeland 
Produttore Clint Eastwood, Robert Lorenz, Judie G. Hoyt 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. 
Fotografia Tom Stern 
Montaggio Joel Cox 
Musiche Clint Eastwood, Kyle Eastwood 
Scenografia Henry Bumstead 

Interpreti e personaggi 
Sean Penn: Jimmy Markum 
Tim Robbins: Dave Boyle 
Kevin Bacon: Sean Devine 
Laurence Fishburne: sergente Whitey Powers 
Marcia Gay Harden: Celeste Boyle 
Laura Linney: Annabeth Markum 
Emmy Rossum: Katie Markum 
Tom Guiry: Brendan Harris 
Kevin Chapman: Val Savage 
Adam Nelson: Nick Savage 
Robert Wahlberg: Kevin Savage 
Eli Wallach: Sig. Loonie 
 
Doppiatori italiani 
Massimo Rossi: Jimmy Markum 
Stefano De Sando: Dave Boyle 
Luca Ward: Sean Devine 
Massimo Corvo: sergente Whitey Powers 
Roberta Greganti: Celeste Boyle 
Anna Cesareni: Annabeth Markum 
Valentina Mari: Katie Markum 
Alessandro Quarta: Brendan Harris 
Enrico Pallini: Nick Savage 
Bruno Conti: Val Savage 
Dante Biagioni: Sig. Loonie 

Premi
2004 - Premio Oscar 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 

2004 - Golden Globe 
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 

2004 - Kansas City Film Critics Circle Award 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 

2003 - Boston Society of Film Critics Award 
Miglior film 
Miglior cast 
2004 - Broadcast Film Critics Association Award 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 

2004 - Chicago Film Critics Association Award 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 

2003 - Southeastern Film Critics Association Award 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland 

2004 - Las Vegas Film Critics Society Award 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 

2004 - Premio César 
Miglior film straniero a Clint Eastwood 

2003 - National Board of Review Award 
Miglior film 
Migliori dieci film 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 

2003 - Las Vegas Film Critics Society Award 
Miglior attore protagonista a Sean Penn 
2003 - Screen Actors Guild Award 
Miglior attore non protagonista a Tim Robbins 

2003 - Satellite Award 
Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn 
Migliore sceneggiatura non originale a Brian Helgeland