Asgard è nei guai. La resurrezione di Hela, la Dea dei morti, prima figlia di Odino, sta sconvolgendo l'ordine delle cose. Asgard si avvia alla distruzione. Thor, il Dio del Tuono, e suo fratello Loki, Dio dell'Inganno, sono lontani dalla loro terra natia. Su Sakaar, sotto l'egida del Gran Maestro, uno degli Antichi dell'Universo, fratello del Collezionista, Thor deve combattere nell'arena per la sua libertà. Il suo avversario è l'Incredibile Hulk. Per evitare la caduta di Asgard Thor e Loki dovranno stringere un'alleanza e tornare a casa per fronteggiare Hela.
Com'è come non è, siamo giunti anche a questo Thor 3. Dopo la presentazione del personaggio, incarnato da Chris Hemsworth, del primo film, dopo la delusione del secondo affrontiamo l'opera di Taika Waititi (che da attore aveva recitato in Lanterna Verde).
Il Ragnarok del film è giusto una scusa per una scorribanda intergalattica sulla falsa riga dei I Guardiani della Galassia. Il tema di fondo, importante e che potrebbe avere decisivi risvolti sul futuro del MCU, viene diluito talmente tanto che, alla fine, lo spettatore neanche si accorge di essere alle prese con un problematica che ha toccato e continuerà a toccare milioni di persone: la migrazione forzata. Purtroppo, per dare un senso al film, non posso essere, questa volta, esente da spoiler. Waititi, e gli sceneggiatori Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost, toccano temi importanti. Il primo, che porta avanti cento minuti della trama, è il rapporto familiare. La scoperta della nuova sorella, Hela, il carattere di Thor, la conferma che Loki non fosse dipartito e che ha sostituito Odino alla guida di Asgard, sono gli ingranaggi che muovono questa parte della trama. Il finale, con la distruzione di Asgard, ci pone di fronte ad un quesito ben più grave: la migrazioni di migliaia di superstiti asgardiani verso il pianeta Terra. Come verranno accolti? Cosa faranno una volta giunti? Sempre che vi giungano visto che Infinity War incombe.
A diluire tutto quello di cui abbiamo parlato qui sopra c'è l'amicizia tra Thor e Hulk, la rinascita della Valchiria, le mire di Hela, il Gran Maestro. Tutte trame che si intrecciano anche a distanza di anni luce.
Si intrecciano sorrette da un eccesso di umorismo. Ebbene sì, la pecca di questo film è che, a furia di voler alleggerire i temi, a voler rincorrere il successo de I Guardiani, sono state piazzate così tante battute (anche durante il finale, davvero, con la migrazione in corso e gente che ha perso la patria, l'intero pianeta dove è nata e che mai avrebbe pensato di lasciare) che da Thor - Ragnarok si è trasformato in Thor - Natale a Sakaar.
Penso che vada bene così per chi non ha mai conosciuto l'aspetto cartaceo dei supereroi in questione, ma per un appassionato del fumetto questo stravolgimento rischia di fargli alzare il tasso di nervosismo a mille non permettergli di godere del lungometraggio.
Il rapporto tra Thor e Hulk viene messo sul piano di Villaggio/Pozzetto ne Le Comiche, ma il due che l'uno era meglio. Loki fa le faccette buffe a più non posso e anche su questo si potrebbe discutere.
Passando, invece, agli interpreti. Waititi ha la buona idea di sfruttare il talento comico di Hemsworth (già notato dal grande pubblico in Ghostbuster). I siparietti comici con Hulk, per quanto eccessivi ed a volte fuori luogo, funzionano ed estrapolati dal contesto sono divertenti. Ruffalo ha l'occasione di dividersi tra la sua controparte in digitale ed il dottor Banner. In entrambi i casi ne risultano delle ottime caratterizzazioni. La maggior loquacità di Hulk è abbastanza fedele ai fumetti ed a quel capolavoro che Planet Hulk. Piccola parentesi: purtroppo sia la saga Ragnarok che Planet Hulk, qui, vengono solo sfiorate quando avrebbero meritato ciascuna un film di due ore.
Facce nuove all'orizzonte, anche fecce se per questo. Tessa Thompson è un Valchiria alla quale viene creato un background difficile come la sua vita presente. E' protagonista di scene dalla fotografia esaltante. Idris Elba riprende il suo ruolo di Heimdall in modo differente rispetto al passato, ma mi è piaciuto. Le new entry sono Cate Blanchett (Hela), Jeff Goldblum (Gran Maestro) e Karl Urban (Skurge). Partendo dal fondo. Son rimasto sorpreso di vedere Karl Urban (il nuovo Judge Dreed) tra i protagonisti di questo film. Seppure lui sappia il fatto suo, però, la sua interpretazione mi ha ricordato troppo per comportamenti e travestimenti Grima Vermilinguo, della saga de Il Signore degli Anelli. Jeff Goldblum è strepitoso. Era troppo che non lo vedevo sullo schermo e bearmi della sua arte, della sua follia e delle sue improvvisazioni mi spinge a voler rivedere il film. Su tutti, però, risalta ha Hela di Cate Blanchett. Bellissima. Ciò che la contraddistingue è l'essere l'unico personaggio esente da battute sciocche per tutta la durate del film. L'attrice porta sullo schermo una Galadriel Oscura che ammalia e che le permette di mettere in risalto le sue doti di attrice, mai troppo celebrata.
Le comparsate di sir Anthony Hopkins, nei due panni di Odino sempre carismatico con la sola presenza, e del Dottor Strange, in guanti gialli, sono stati degli interventi azzeccati. Ah, c'è Sam Neill.
Gli effetti speciali sono quello che ci si aspetta da un film Marvel, che impiega i migliori staff in ogni reparto.
Mi ha stupito la musica portante degli scontri: a voi non ha ricordato il tema di Wonder Woman nei film della DC?
Non manca l'intrusione di Stan Lee, con l'età aumentano anche le sue battute. Non mancano, nemmeno, le due scene dopo i titoli di coda.
Il film è da vedere? Sì. E' divertente, permette di svagarsi, ma sarebbe opportuno prestare attenzione, più di quanta ne hanno messa gli sceneggiatori, a tutte le sottotrame (da ascoltare con attenzione anche il discorso di Odino sul revisionismo politico).
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2017
Durata 130 min
Genere cinecomic
Regia Taika Waititi
Soggetto Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby (personaggio)
Sceneggiatura Eric Pearson, Craig Kyle, Christopher Yost
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Thomas M. Hammel, Stan Lee, Victoria Alonso, Louis D’Esposito, Brad Winderbaum
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Javier Aguirresarobe
Montaggio Joel Negron, Zene Baker
Effetti speciali Jake Morrison
Musiche Mark Mothersbaugh
Scenografia Dan Hennah, Ra Vincent
Costumi Mayes C. Rubeo
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Tom Hiddleston: Loki
Cate Blanchett: Hela
Idris Elba: Heimdall
Jeff Goldblum: Gran Maestro
Tessa Thompson: Valchiria
Karl Urban: Skurge
Mark Ruffalo: Bruce Banner / Hulk
Anthony Hopkins: Odino
Doppiatori originali
Lou Ferrigno: Hulk
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
David Chevalier: Loki
Roberta Pellini: Hela
Alberto Angrisano: Heimdall
Mario Cordova: Gran Maestro
Valentina Favazza: Valchiria
Dario Oppido: Skurge
Riccardo Rossi: Bruce Banner / Hulk
Dario Penne: Odino
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lunedì 30 ottobre 2017
mercoledì 17 agosto 2016
Ghostbusters (2016)
Erin Gilbert è un'insegnate universitaria in cerca di una cattedra fissa in un mondo prettamente maschilista e sta cercando di operare al meglio per ottenerla. Un ricordo del suo passato emerge senza che lei ne sia a conoscenza: un libro. Un vecchio libro scritto, ai tempi in cui era ancora solo una studentessa universitaria, insieme alla sua campagna di stanza Abby Yates. Abby non ha avuto lo stesso successo nell'insegnamento ottenuto da Erin e sbarca il lunario nei laboratori sotterranei di una scuola alquanto stramba insieme alla sua socia Jillian Holtzmann. Come? Investigando sulle presenza spiritiche nel nostro mondo. Ed il libro parla proprio di questo. Preoccupata, Erin, decide di andare ad affrontare Abby, ma si ritrova implicata nella più grande avventura della sua vita: la caccia ai fantasmi. Quando questi inizieranno ad infestare vecchie case, sotterranei della metropolitana e tanto altro allora chi chiamerai? Le Acchiappafantasmi! Alle tre donne se ne aggiungerà presto una questa, Patty Tolan, dipendente della metro che ha vissuto in prima persona una manifestazione ectoplasmatica, ed il bel segretario Kevin Beckman, simpatico imbecille.
La caccia ai fantasmi le porterà a diventare famose sui giornali, dove saranno sempre più spesse descritte come ciarlatane.
Ma il riscatto è dietro l'angolo. Basta crederci.
Partiamo subito dall'errore generale che è stato fatto: non esiste alcun "trent'anni fa". Questo film è un completo reboot di Ghostbusters. I primi, gli originali, non sono mai esisti. New York non ha mai vissuto l'omino di murshmallow, non ha mai conosciuto Zuul, Vigo non ha mai scatenato un fiume di melma rosa nei vecchi tunnel della metropolitana pneumatica ed il Titanic non è mai entrato in porto. Chiaro!
Questo è un punto zero.
Qui ci sono tre scienziate bianche, una manovale di colore di colore, un segretario stupidotto ed il ragazzo indiano che consegna cibo cinese. Ok?
Partendo da questo assunto, si deve cancellare un cult dalla memoria o posizionare questo in un universo parallelo. L'originale è un film che non teme il passare degli anni, come il suo seguito che a molti è piaciuto meno, e che resterà storico per sempre grazie ad un cast di amici che hanno creato un progetto innovativo, una scommessa vinta contro qualsiasi giocatore.
Qui si parte dal punto di vista opposto. Qui si parte da una imperiosa multinazionale del cinema che vuole fare soldi con un marchio già noto a livello mondiale. Un casa di produzione che commissiona un film a degli sceneggiatori, che lavorano con la supervisione di due dei creatori originali (Dan Aykroyd e Ivan Reitman) per creare una macchina che produca soldi per il prossimo decennio. Ci siamo?
Per farlo si cambia il genere dei personaggi, mantenendone i ruoli, si mette tutto in mano ad un ottimo regista di commedie e... si sbaglia il trailer di lancio, si sbaglia l'approccio con il pubblico, si sbaglia a trattare con lo zoccolo duro dei fan.
Il film esce comunque, avversato da molti e con più passaparola pubblicitario contro che buon marketing intorno.
Ma al cinema cosa arriva? Al cinema arriva una commedia divertente senza essere volgare, che ricalca fedelmente la sceneggiatura del primo film originale. Un buon film, una buona commedia che commette un solo errore: non osare di più. Paul Feig, sceneggiatore e regista di questo rilancio, conosciuto autore di commedie, prepara una buona cena alla quale manca qualche spezia qua e là per essere alla pari con il mostro sacro con cui si confronta. No, non è vero. Non commette un solo errore: la battuta sul fantasma formaggino mi ha fatto calare un temporaneo velo di tristezza sul viso. Triste.
Il cast è onesto. Conoscevo Melissa McCharty e la temevo. Sapevo della sua, spesso, comicità volgarotta, ma qui è stata ben guidata ed il suo personaggio, rude ed impulsivo quanto si vuole, è ben calibrato. Al suo financo ragazze che non sono cosciente di aver visto in altri film, ma tutte comiche famose negli USA. La prima è Kristen Wiig, Erin, brava, convincente, l'altro giusto piatto della bilancia per Abby. Chi ho trovato strepitosa è calata pienamente nel ruolo è stata Kate McKinnon, la nuova Egon con tanto di mosse ed espressioni che mi hanno ricordato il mai troppo compianto Harold Ramis. Mi ha divertito molto. La persona veramente comune l'ha interpretata Leslie Jones che ha sostituito Zedmor. Non ci vedo proprio nulla di male nel proporre lo stereotipo della donna di colore cultura media, con un buon lavoro fisso a contatto con il pubblico, burbera e decisa. Queste persone esistono nella realtà e sono più di quante immaginiamo. Sono contento che abbiano avuto il coraggio di presentarci Patty. Alla faccia dei falsi moralismi. Al posto di Janine troviamo Chris Hemsworth, la sua faccia da schiaffotti è perfettamente azzeccata. Coraggioso nell'accettare il ruolo, ha dato una marcia in più al cast.
Gli effetti speciali sono stati spettacolari. Tutti i fantasmi sono stati realizzati con cura e si sono presentati sullo schermo con grande realismo.
Piacevole anche la colonna sonora, a parte, per gusto personale, un pezzo gangsta. Persino il remix del brano originale non è stato così terribile come mi sarei aspettato.
Non si può non toccare il tasto camei. Ci sono tutti, tranne il piccolo ragioniere cane e poi acchiappafantasmi, ma gli atri ci sono proprio tutti. Sì, persino chi è venuto a mancare, anche Harold Ramis ha avuto il suo ed è stato il più dolce, toccante e commovente di tutti. Per quanto anche il più fugace. Parlando solo di quelli degli acchiappafantasmi originali, mi è piaciuto molto quello di Dan Aykroyd ed ho trovato perfetto quello di Ernie Hudson. Il peggiore, forzato, irritante, inopportuno, eccessivamente prolungato è stato quelli di Bill Murray. Lui questo film non lo voleva, non ci voleva essere ed ha fatto di tutto, durante la sua performance, per dimostrarlo. La prima volta che trovo decisamente inopportuna la sua presenza. Mi dispiace che, in fase di montaggio, non abbiano avuto il coraggio di limitare, ancora di più, la sua partecipazione. Carine e per intenditori le presenze di fantasmi ben noti, che appaiono, anche confusi tra gli altri, durante tutta la visione.
Mi ha convinto anche la nuova Ecto-1. Il carro funebre è la conseguente evoluzione dell'ambulanza riadatta nell'originale.
E' triste vedere come circa un mese dall'uscita, il film è confermato un flop, con mancati guadagni per oltre i 70 milioni di dollari (rispetto a quanto sperato dalla Sony, ma con un rientro totale dei costi per la produzione). Lo scorno dell'insuccesso si è riversato anche sulle vendite del merchandise legato al brand. Se giocattoli e action figure, hanno riscontrato vendite così basse che in molti paesi sono stati messi in saldo ancora prima dell'uscita del film nelle sale, la società produttrice del videogame ufficiale del film ha dichiarato bancarotta dopo l'uscita del gioco a causa delle vendite insoddisfacenti che hanno causato oltre 12 milioni di dollari in debiti. Sarei curioso di vedere le vendite dei prodotti Lego legati al marchio. Sono uscite sia la nuova Ecto-1 ed uscirà, a settembre, il livello aggiuntivo per il videogame Dimensions dedicato al film. Chissà se sarà una botta assorbita o rimarranno anche per loro tonnellate di invenduti.
Onestamente, però, scrivendone mi è venuta voglia di rivederlo. Non sarà un capolavoro, ma è una commedia divertente e non volgare. Di questi tempi non è, comunque, una cosa da poco.
Lo consiglio per un pomeriggio leggero. Al cinema ed in una futura edizione casalinga.
Titolo originale Ghostbusters
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 116 min
Rapporto 2,35 : 1
Genere commedia
Regia Paul Feig
Soggetto personaggi creati da Dan Aykroyd e Harold Ramis
Sceneggiatura Kate Dippold, Paul Feig
Produttore Amy Pascal, Ivan Reitman
Produttore esecutivo Dan Aykroyd, Ali Bell, Paul Feig, Jessie Henderson, Michele Imperato Stabile, Joe Medjuck, Tom Pollock, Ben Waisbren
Casa di produzione Columbia Pictures, Feigco Entertainment, Ghostcorps, LStar Capital, The Montecito Picture Company, Pascal Pictures, Village Roadshow Pictures
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia
Fotografia Robert D. Yeoman
Montaggio Melissa Bretherton, Brent White
Musiche Theodore Shapiro
Scenografia Jefferson Sage
Costumi Jeffrey Kurland
Trucco Juliet Loveland, Jennifer Traub, Raquel Vivve, L. Sher Williams
Interpreti e personaggi
Melissa McCarthy: Abby Yates
Kristen Wiig: Erin Gilbert
Kate McKinnon: Jillian Holtzmann
Leslie Jones: Patty Tolan
Chris Hemsworth: Kevin Beckman
Neil Casey: Rowan North
Cecily Strong: Jennifer Lynch
Andy García: sindaco Bradley
Charles Dance: Harold Filmore
Michael Kenneth Williams: agente Hawkins
Matt Walsh: agente Rorke
Michael McDonald: Jonathan
Ed Begley Jr.: Ed Mulgrave
Steve Higgins: Thomas Shanks
Toby Huss: agente Stevenson
Karan Soni: Benny
Bill Murray: dott. Martin Heiss
Dan Aykroyd: tassista
Sigourney Weaver: Rebecca Gorin
Ernie Hudson: zio Bill Jenkins
Annie Potts: impiegata hotel
Ozzy Osbourne: se stesso
Al Roker: se stesso
Pat Kiernan: se stesso
Doppiatori italiani
Francesca Guadagno: Abby Yates
Selvaggia Quattrini: Erin Gilbert
Chiara Gioncardi: Jillian Holtzmann
Anna Cesareni: Patty Tolan
Gianfranco Miranda: Kevin Beckman
Massimiliano Alto: Rowan North
Domitilla D'Amico: Jennifer Lynch
Roberto Pedicini: sindaco Bradley
Pietro Biondi: Harold Filmore
Riccardo Scarafoni: agente Hawkins
Luciano Roffi: agente Rorke
Oreste Baldini: Jonathan
Ugo Maria Morosi: Ed Mulgrave
Daniele Giuliani: Benny
Angelo Nicotra: dott. Martin Heiss
Sergio Di Giulio: tassista
Melina Martello: Rebecca Gorin
Cristiana Lionello: impiegata hotel
Saverio Indrio: Pat Kiernan
Massimo De Ambrosis: Dave Shanks
Flavio Aquilone: Garrett
Edoardo Stoppacciaro: Lief
Alessandro Ballico: zio di Patty
La caccia ai fantasmi le porterà a diventare famose sui giornali, dove saranno sempre più spesse descritte come ciarlatane.
Ma il riscatto è dietro l'angolo. Basta crederci.
Partiamo subito dall'errore generale che è stato fatto: non esiste alcun "trent'anni fa". Questo film è un completo reboot di Ghostbusters. I primi, gli originali, non sono mai esisti. New York non ha mai vissuto l'omino di murshmallow, non ha mai conosciuto Zuul, Vigo non ha mai scatenato un fiume di melma rosa nei vecchi tunnel della metropolitana pneumatica ed il Titanic non è mai entrato in porto. Chiaro!
Questo è un punto zero.
Qui ci sono tre scienziate bianche, una manovale di colore di colore, un segretario stupidotto ed il ragazzo indiano che consegna cibo cinese. Ok?
Partendo da questo assunto, si deve cancellare un cult dalla memoria o posizionare questo in un universo parallelo. L'originale è un film che non teme il passare degli anni, come il suo seguito che a molti è piaciuto meno, e che resterà storico per sempre grazie ad un cast di amici che hanno creato un progetto innovativo, una scommessa vinta contro qualsiasi giocatore.
Qui si parte dal punto di vista opposto. Qui si parte da una imperiosa multinazionale del cinema che vuole fare soldi con un marchio già noto a livello mondiale. Un casa di produzione che commissiona un film a degli sceneggiatori, che lavorano con la supervisione di due dei creatori originali (Dan Aykroyd e Ivan Reitman) per creare una macchina che produca soldi per il prossimo decennio. Ci siamo?
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| Fantasmi! |
Il film esce comunque, avversato da molti e con più passaparola pubblicitario contro che buon marketing intorno.
Ma al cinema cosa arriva? Al cinema arriva una commedia divertente senza essere volgare, che ricalca fedelmente la sceneggiatura del primo film originale. Un buon film, una buona commedia che commette un solo errore: non osare di più. Paul Feig, sceneggiatore e regista di questo rilancio, conosciuto autore di commedie, prepara una buona cena alla quale manca qualche spezia qua e là per essere alla pari con il mostro sacro con cui si confronta. No, non è vero. Non commette un solo errore: la battuta sul fantasma formaggino mi ha fatto calare un temporaneo velo di tristezza sul viso. Triste.
Il cast è onesto. Conoscevo Melissa McCharty e la temevo. Sapevo della sua, spesso, comicità volgarotta, ma qui è stata ben guidata ed il suo personaggio, rude ed impulsivo quanto si vuole, è ben calibrato. Al suo financo ragazze che non sono cosciente di aver visto in altri film, ma tutte comiche famose negli USA. La prima è Kristen Wiig, Erin, brava, convincente, l'altro giusto piatto della bilancia per Abby. Chi ho trovato strepitosa è calata pienamente nel ruolo è stata Kate McKinnon, la nuova Egon con tanto di mosse ed espressioni che mi hanno ricordato il mai troppo compianto Harold Ramis. Mi ha divertito molto. La persona veramente comune l'ha interpretata Leslie Jones che ha sostituito Zedmor. Non ci vedo proprio nulla di male nel proporre lo stereotipo della donna di colore cultura media, con un buon lavoro fisso a contatto con il pubblico, burbera e decisa. Queste persone esistono nella realtà e sono più di quante immaginiamo. Sono contento che abbiano avuto il coraggio di presentarci Patty. Alla faccia dei falsi moralismi. Al posto di Janine troviamo Chris Hemsworth, la sua faccia da schiaffotti è perfettamente azzeccata. Coraggioso nell'accettare il ruolo, ha dato una marcia in più al cast.
Gli effetti speciali sono stati spettacolari. Tutti i fantasmi sono stati realizzati con cura e si sono presentati sullo schermo con grande realismo.
Piacevole anche la colonna sonora, a parte, per gusto personale, un pezzo gangsta. Persino il remix del brano originale non è stato così terribile come mi sarei aspettato.
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| Cameo. |
Mi ha convinto anche la nuova Ecto-1. Il carro funebre è la conseguente evoluzione dell'ambulanza riadatta nell'originale.
E' triste vedere come circa un mese dall'uscita, il film è confermato un flop, con mancati guadagni per oltre i 70 milioni di dollari (rispetto a quanto sperato dalla Sony, ma con un rientro totale dei costi per la produzione). Lo scorno dell'insuccesso si è riversato anche sulle vendite del merchandise legato al brand. Se giocattoli e action figure, hanno riscontrato vendite così basse che in molti paesi sono stati messi in saldo ancora prima dell'uscita del film nelle sale, la società produttrice del videogame ufficiale del film ha dichiarato bancarotta dopo l'uscita del gioco a causa delle vendite insoddisfacenti che hanno causato oltre 12 milioni di dollari in debiti. Sarei curioso di vedere le vendite dei prodotti Lego legati al marchio. Sono uscite sia la nuova Ecto-1 ed uscirà, a settembre, il livello aggiuntivo per il videogame Dimensions dedicato al film. Chissà se sarà una botta assorbita o rimarranno anche per loro tonnellate di invenduti.
Onestamente, però, scrivendone mi è venuta voglia di rivederlo. Non sarà un capolavoro, ma è una commedia divertente e non volgare. Di questi tempi non è, comunque, una cosa da poco.
Lo consiglio per un pomeriggio leggero. Al cinema ed in una futura edizione casalinga.
Titolo originale Ghostbusters
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 116 min
Rapporto 2,35 : 1
Genere commedia
Regia Paul Feig
Soggetto personaggi creati da Dan Aykroyd e Harold Ramis
Sceneggiatura Kate Dippold, Paul Feig
Produttore Amy Pascal, Ivan Reitman
Produttore esecutivo Dan Aykroyd, Ali Bell, Paul Feig, Jessie Henderson, Michele Imperato Stabile, Joe Medjuck, Tom Pollock, Ben Waisbren
Casa di produzione Columbia Pictures, Feigco Entertainment, Ghostcorps, LStar Capital, The Montecito Picture Company, Pascal Pictures, Village Roadshow Pictures
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Italia
Fotografia Robert D. Yeoman
Montaggio Melissa Bretherton, Brent White
Musiche Theodore Shapiro
Scenografia Jefferson Sage
Costumi Jeffrey Kurland
Trucco Juliet Loveland, Jennifer Traub, Raquel Vivve, L. Sher Williams
Interpreti e personaggi
Melissa McCarthy: Abby Yates
Kristen Wiig: Erin Gilbert
Kate McKinnon: Jillian Holtzmann
Leslie Jones: Patty Tolan
Chris Hemsworth: Kevin Beckman
Neil Casey: Rowan North
Cecily Strong: Jennifer Lynch
Andy García: sindaco Bradley
Charles Dance: Harold Filmore
Michael Kenneth Williams: agente Hawkins
Matt Walsh: agente Rorke
Michael McDonald: Jonathan
Ed Begley Jr.: Ed Mulgrave
Steve Higgins: Thomas Shanks
Toby Huss: agente Stevenson
Karan Soni: Benny
Bill Murray: dott. Martin Heiss
Dan Aykroyd: tassista
Sigourney Weaver: Rebecca Gorin
Ernie Hudson: zio Bill Jenkins
Annie Potts: impiegata hotel
Ozzy Osbourne: se stesso
Al Roker: se stesso
Pat Kiernan: se stesso
Doppiatori italiani
Francesca Guadagno: Abby Yates
Selvaggia Quattrini: Erin Gilbert
Chiara Gioncardi: Jillian Holtzmann
Anna Cesareni: Patty Tolan
Gianfranco Miranda: Kevin Beckman
Massimiliano Alto: Rowan North
Domitilla D'Amico: Jennifer Lynch
Roberto Pedicini: sindaco Bradley
Pietro Biondi: Harold Filmore
Riccardo Scarafoni: agente Hawkins
Luciano Roffi: agente Rorke
Oreste Baldini: Jonathan
Ugo Maria Morosi: Ed Mulgrave
Daniele Giuliani: Benny
Angelo Nicotra: dott. Martin Heiss
Sergio Di Giulio: tassista
Melina Martello: Rebecca Gorin
Cristiana Lionello: impiegata hotel
Saverio Indrio: Pat Kiernan
Massimo De Ambrosis: Dave Shanks
Flavio Aquilone: Garrett
Edoardo Stoppacciaro: Lief
Alessandro Ballico: zio di Patty
lunedì 25 novembre 2013
Thor - The Dark World
Dal passato, il Nono Dottore, diventato malvagio, ha trasformato i Teletubbies in esseri ancora più malvagi e terrificanti facendone il suo esercito. Il suo ritorno ha un'unico scopo distruggere l'universo conosciuto per farlo regredire all'epoca oscura in cui lui e la sua gente lo dominavano.
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.
Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.
Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.
Titolo originale Thor: The Dark World
Paese di produzione Stati Uniti, Islanda
Anno 2013
Durata 112 min
Colore Colore
Audio Sonoro, Dolby Digital
Genere Fantascienza, azione, supereroi
Regia Alan Taylor
Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1]
Produttore Kevin Feige
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Fotografia Kramer Morgenthau
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson
Scenografia Charles Wood
Costumi Wendy Partridge
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.
Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.
Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.
Titolo originale Thor: The Dark World
Paese di produzione Stati Uniti, Islanda
Anno 2013
Durata 112 min
Colore Colore
Audio Sonoro, Dolby Digital
Genere Fantascienza, azione, supereroi
Regia Alan Taylor
Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1]
Produttore Kevin Feige
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Fotografia Kramer Morgenthau
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson
Scenografia Charles Wood
Costumi Wendy Partridge
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun
martedì 8 ottobre 2013
Rush
1° Agosto 1976. In Germania, sul circuito del Nürburgring, Niki Lauda ha un incidente con la sua Ferrari di Formula 1. Dopo aver sbattuto contro il muretto in uscita da una curva ed essere stata colpita, dopo un testa coda, da un'altra vettura la macchina di Lauda prende fuoco e lui vi rimane intrappolato per più di un minuto. Il tempestivo aiuto di Arturo Merzario e dei soccorsi contribuiscono ad estrarlo vivo dall'abitacolo. Quando giunge in ospedale, però, è in coma ed ustionato. Lauda sopravviverà anche se rimarrà per sempre sfigurato.
Dopo sei settimane dall'incidente torna sulla sua Ferrari e gareggia al Gran Premio di Monza, giungendo 4°. Il suo scopo è quello di mettere al sicuro il suo primo posto nella classifica piloto dall'insidia della rimonte del suo principale avversario James Hunt.
Hunt ha ottenuto la guida di una McLaren-Ford-Cosworth ed è un pilota veloce e capace, anche se un po' troppo spericolato. Contrappone il suo carattere spigliato, la sua passione per l'alcool, la droga e le donne alla meticolosità ed alla serietà professionale di Lauda. I due sono avversari, ma anche amici, nonostante i loro caratteri siano agli antipodi.
I due arrivano al Gran Premio del Giappone del 28 Ottobre 1976 separati da soli 3 punti a favore di Lauda. Le condizioni sono critiche: la pioggia cade battente da giorni e la gara è a rischio sospensione.
Come è andata a finire lo sa la storia.
Ci aveva provato Sylvester Stallone nel 2001, ma non ottenne i diritti dalle scuderie di Formula 1 ed allora muto la sua sceneggiatura sul Campionato Champ Car americano. Alla fine venne fuori il film che mi piace sempre vedere: Driven.
Ci è riuscito Ron Howard, basandosi sulla sceneggiatura di Peter Morgan, investendo 38 milioni di dollari, portando sul grande schermo una delle pagine più epiche dell'automobilismo: la rivalità Lauda-Hunt-
Il film è destinato a diventare un caposaldo ed un punto fisso per tutti gli amanti del genere sportivo e dell'automobilismo in generale. La biografia dei due personaggi, che si dividono equamente la scena, è abbastanza approfondita, anche se a tratti risulta ripetitiva. L'aspetto umano e personale impregna a fondo il primo tempo della pellicola, ma la scelta di raccontare a due voci gli eventi si rivela azzeccata e non annoia.
Il secondo tempo è dedicato agli appassionati di motori. Riporta in auge gli anni in cui questo sport era sinonimo di rischio. Ad ogni Gran Premio si rischiava la vita, che fossero le prove o fosse la gara, e due morti all'anno erano un buon segno. Howard porta con un realismo impressionate sul grande schermo una vicenda epica, una rivalità accesa ed un'amicizia inconsueta. I due protagonisti incarnano con convinzioni i loro alter ego di un altro tempo. Le somiglianza tra gli attori e i veri piloti del 1976 sono impressionanti. Lauda lo conosco meglio, Hunt non l'avevo mai visto, e posso dire che il lavoro svolto da Daniel Brühl è stato tale da rendere al meglio il pilota austriaco. Chris Hemsworth deve essere stato felice di interpretare un tale donnaiolo ed uomo carismatico. Hunt, da quanto si capisce dalla pellicola, oltre ad essere un pilota irruento, ma capace, aveva un qualcosa, oltre alla bellezza fisica, che attirava le donne come una fiamma di candela le falene. Dopo il monogamo Thor un bel diversivo per l'attore australiano.
Anche le donne hanno un ruolo importante nella pellicola. Olivia Wilde, bellissima, anche se gli anni passano anche per lei, è la moglie di Hunt (che come detto da l'occasione a tante altre attrici di farsi notare, più per bellezza che per bravura visto che son più che altro nude) e Alexandra Maria Lara è quella di Lauda. Due bellezze diverse, ma due attrici capaci ed intense.
Nota di colore il ruolo di Clay Ragazzoni è stato affidato al sempre più americano Pierfrancesco Favino, che con Howard aveva già recitato in Angeli e Demoni.
La parte che mette i brividi è quella in cui sono coinvolte le vetture. Anche se a volte si perde il senso del tempo durante le repliche dei Gran Premi, la fedele ricostruzione degli eventi coinvolge più che le gare che vengono trasmesse in televisione. Non nasconde che più di una volta mi sono trovato a tifare per un determinato risultato, anche se sul grande schermo del cinema scorrevano immagini di un passato già scritto.
Gli effetti speciali sono strepitosi. Il sonoro è eccezionale. L'adrenalina che riesce a mettere in circolo questa pellicola da dipendenza.
Senza dubbio è un film da vedere al cinema. In un buon cinema con uno schermo grande ed un impianto sonoro con le ... intendo dire solido.
Io di solito uso i Gran Premi moderni per farmi una pennica la domenica. Questo film mi fa capire il perché: al giorno d'oggi le evolute tecnologie e, mi spiace dirlo, l'eccessiva sicurezza hanno levato tanto fascino a questo sport. E' difficile vedere battaglie epiche come quella qui egregiamente raccontata, come i duelli Senna-Mansell-Prost e tutto il resto.
Un film per respirare un'atmosfera passate ed un'occasione per i ragazzi per vedere all'opera la Tyrrell P34 guidata da Jody Scheckter , la vettura con sei ruote, che vinse unicamente un Gran Premio, quello di Svezia (con relativa Pole Position e con Scheckter che chiuse il mondiale al terzo posto), ma che segnò un'epoca di sperimentazione estrema.
Titolo originale Rush
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Germania, Regno Unito
Anno 2013
Durata 123 min
Rapporto 2,35:1
Genere biografico
Regia Ron Howard
Sceneggiatura Peter Morgan
Produttore Ron Howard, Brian Grazer, Eric Fellner, Tim Bevan, Andrew Eaton, Brian Oliver, Guy East, Nigel Sinclair
Produttore esecutivo Tobin Armbrust, Todd Hallowell, Tyler Thompson
Casa di produzione Working Title Films, Imagine Entertainment, Exclusive Media, Revolution Films, Relativity Media, Cross Creek Pictures
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Anthony Dod Mantle
Montaggio Mike Hill, Daniel P. Hanley
Effetti speciali Wolfgang Higler
Musiche Hans Zimmer
Scenografia Mark Digby
Costumi Julian Day
Sfondi Michelle Day
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: James Hunt
Daniel Brühl: Niki Lauda
Olivia Wilde: Suzy Miller
Alexandra Maria Lara: Marlene Knaus
Pierfrancesco Favino: Clay Regazzoni
Natalie Dormer: Gemma
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: James Hunt
Francesco Pezzulli: Niki Lauda
Myriam Catania: Suzy Miller
Francesca Fiorentini: Marlene Knaus
Chiara Colizzi: Gemma
Dopo sei settimane dall'incidente torna sulla sua Ferrari e gareggia al Gran Premio di Monza, giungendo 4°. Il suo scopo è quello di mettere al sicuro il suo primo posto nella classifica piloto dall'insidia della rimonte del suo principale avversario James Hunt.
Hunt ha ottenuto la guida di una McLaren-Ford-Cosworth ed è un pilota veloce e capace, anche se un po' troppo spericolato. Contrappone il suo carattere spigliato, la sua passione per l'alcool, la droga e le donne alla meticolosità ed alla serietà professionale di Lauda. I due sono avversari, ma anche amici, nonostante i loro caratteri siano agli antipodi.
I due arrivano al Gran Premio del Giappone del 28 Ottobre 1976 separati da soli 3 punti a favore di Lauda. Le condizioni sono critiche: la pioggia cade battente da giorni e la gara è a rischio sospensione.
Come è andata a finire lo sa la storia.
Ci aveva provato Sylvester Stallone nel 2001, ma non ottenne i diritti dalle scuderie di Formula 1 ed allora muto la sua sceneggiatura sul Campionato Champ Car americano. Alla fine venne fuori il film che mi piace sempre vedere: Driven.
Ci è riuscito Ron Howard, basandosi sulla sceneggiatura di Peter Morgan, investendo 38 milioni di dollari, portando sul grande schermo una delle pagine più epiche dell'automobilismo: la rivalità Lauda-Hunt-
Il film è destinato a diventare un caposaldo ed un punto fisso per tutti gli amanti del genere sportivo e dell'automobilismo in generale. La biografia dei due personaggi, che si dividono equamente la scena, è abbastanza approfondita, anche se a tratti risulta ripetitiva. L'aspetto umano e personale impregna a fondo il primo tempo della pellicola, ma la scelta di raccontare a due voci gli eventi si rivela azzeccata e non annoia.
Il secondo tempo è dedicato agli appassionati di motori. Riporta in auge gli anni in cui questo sport era sinonimo di rischio. Ad ogni Gran Premio si rischiava la vita, che fossero le prove o fosse la gara, e due morti all'anno erano un buon segno. Howard porta con un realismo impressionate sul grande schermo una vicenda epica, una rivalità accesa ed un'amicizia inconsueta. I due protagonisti incarnano con convinzioni i loro alter ego di un altro tempo. Le somiglianza tra gli attori e i veri piloti del 1976 sono impressionanti. Lauda lo conosco meglio, Hunt non l'avevo mai visto, e posso dire che il lavoro svolto da Daniel Brühl è stato tale da rendere al meglio il pilota austriaco. Chris Hemsworth deve essere stato felice di interpretare un tale donnaiolo ed uomo carismatico. Hunt, da quanto si capisce dalla pellicola, oltre ad essere un pilota irruento, ma capace, aveva un qualcosa, oltre alla bellezza fisica, che attirava le donne come una fiamma di candela le falene. Dopo il monogamo Thor un bel diversivo per l'attore australiano.
Anche le donne hanno un ruolo importante nella pellicola. Olivia Wilde, bellissima, anche se gli anni passano anche per lei, è la moglie di Hunt (che come detto da l'occasione a tante altre attrici di farsi notare, più per bellezza che per bravura visto che son più che altro nude) e Alexandra Maria Lara è quella di Lauda. Due bellezze diverse, ma due attrici capaci ed intense.
Nota di colore il ruolo di Clay Ragazzoni è stato affidato al sempre più americano Pierfrancesco Favino, che con Howard aveva già recitato in Angeli e Demoni.
La parte che mette i brividi è quella in cui sono coinvolte le vetture. Anche se a volte si perde il senso del tempo durante le repliche dei Gran Premi, la fedele ricostruzione degli eventi coinvolge più che le gare che vengono trasmesse in televisione. Non nasconde che più di una volta mi sono trovato a tifare per un determinato risultato, anche se sul grande schermo del cinema scorrevano immagini di un passato già scritto.
Gli effetti speciali sono strepitosi. Il sonoro è eccezionale. L'adrenalina che riesce a mettere in circolo questa pellicola da dipendenza.
Senza dubbio è un film da vedere al cinema. In un buon cinema con uno schermo grande ed un impianto sonoro con le ... intendo dire solido.
Io di solito uso i Gran Premi moderni per farmi una pennica la domenica. Questo film mi fa capire il perché: al giorno d'oggi le evolute tecnologie e, mi spiace dirlo, l'eccessiva sicurezza hanno levato tanto fascino a questo sport. E' difficile vedere battaglie epiche come quella qui egregiamente raccontata, come i duelli Senna-Mansell-Prost e tutto il resto.
Un film per respirare un'atmosfera passate ed un'occasione per i ragazzi per vedere all'opera la Tyrrell P34 guidata da Jody Scheckter , la vettura con sei ruote, che vinse unicamente un Gran Premio, quello di Svezia (con relativa Pole Position e con Scheckter che chiuse il mondiale al terzo posto), ma che segnò un'epoca di sperimentazione estrema.
Titolo originale Rush
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Germania, Regno Unito
Anno 2013
Durata 123 min
Rapporto 2,35:1
Genere biografico
Regia Ron Howard
Sceneggiatura Peter Morgan
Produttore Ron Howard, Brian Grazer, Eric Fellner, Tim Bevan, Andrew Eaton, Brian Oliver, Guy East, Nigel Sinclair
Produttore esecutivo Tobin Armbrust, Todd Hallowell, Tyler Thompson
Casa di produzione Working Title Films, Imagine Entertainment, Exclusive Media, Revolution Films, Relativity Media, Cross Creek Pictures
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Anthony Dod Mantle
Montaggio Mike Hill, Daniel P. Hanley
Effetti speciali Wolfgang Higler
Musiche Hans Zimmer
Scenografia Mark Digby
Costumi Julian Day
Sfondi Michelle Day
Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: James Hunt
Daniel Brühl: Niki Lauda
Olivia Wilde: Suzy Miller
Alexandra Maria Lara: Marlene Knaus
Pierfrancesco Favino: Clay Regazzoni
Natalie Dormer: Gemma
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: James Hunt
Francesco Pezzulli: Niki Lauda
Myriam Catania: Suzy Miller
Francesca Fiorentini: Marlene Knaus
Chiara Colizzi: Gemma
giovedì 19 luglio 2012
Biancaneve e il Cacciatore
C'era una volta, tanto tempo fa, in un regno lontano lontano...
Una coppia reale, Re Magnus e la Regina Eleanor, che concepirono una figlia destinata ad essere la più bella ragazza del Reame. Dopo pochi anni dalla sua nascita, in un freddo inverno, la Regina Eleanor perse la vita. Poche settimane dopo, dopo aver difeso il castello da un attacco di strani soldati, Re Magnus salvò una donna di nome Ravenna, che, il giorno seguente, divenne la sua sposa. Nella prima notte di nozze, Ravenna assassinò Re Mangus, imprigionò la piccola figlia nella torre nord del castello e permise al suo esercito, comandato da suo fratello Finn, di entrare nel castello. Tutto questo le permise di conquistare un regno florido che, a poco a poco, avrebbe iniziato ad imputridirsi e morire sotto il suo influsso.
Biancaneve, intanto, cresceva prigioniera. Venne, però, il giorno del suo diciottesimo compleanno. Lo specchio magico della Regina Ravenna le fece una rivelazione. Biancaneve sarebbe stata colei che avrebbe potuto ucciderla o darle la vita eterna.
Bramosa della seconda opzione, Ravenna ingiunse al fratello di portarle la giovane, ma ella riuscì a sfuggirgli e si rifugio nella Foresta Oscura. La foresta, maledetta, era un luogo in cui la Regina non aveva poteri e per questo necessitava di qualcuno che la conoscesse per recuperare la ragazza. La scelta cadde sull'unico cacciatore che era sopravvissuto alla Foresta Oscura.
Ma il destino è beffardo. Appena il cacciatore trovò Biancaneve decise che l'avrebbe aiutata a fuggire ed a soverchiare il regno malvagio della despota.
Avrebbero vissuto un'avventura tra Troll, fate, nani, cavalieri ed armi per permettere agli ideali di libertà di sorgere dalle ceneri.
Biancaneve ed il cacciatore è una originale rivisitazione del mito di Biancaneve, cristallizzato da 75 anni nella versione Disney, facendo l'occhiolino alle atmosfere oscure e paurose presenti nell'originale dei fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm. La prima edizione della loro trascrizione della fiaba risale ben a 200 anni fa, era, infatti, il 1812 quando veniva pubblicata nella raccolta Kinder- und Hausmärchen (Fiabe dei bambini e del focolare).
Ora, per la regia di Rupert Sanders ed il soggetto di Evan Daugherty, torna aggressiva sugli schermi. Troviamo Biancaneve guerriera e combattiva, come vuole il mito delle ragazze moderne al cinema, che solleva popoli contro la tirannia.
Vengono riscritti i personaggi principali. Il cacciatore è un Thor dei tempi andati (non solo per l'attore che lo interpreta) beone e psicologicamente affranto. I nani non sono più minatori allegri e scanzonati, ma guaritori divenuti ladri e banditi. La regina cattiva acquisisce un nome, Ravenna, per empatizzare con il pubblico ed un fratello albino che ricorda Silas de Il codice Da Vinci. Lo stesso specchio magico viene presentato in un modo nuovo ed originale.
Inquadrature dosate, battaglie intese ed una strizzatina d'occhio alla conversione post produzione in 3D, che probabilmente non c'è stata. Atmosfere oscure per tutta la pellicola, tranne un piccola sequenza bucolica. Tanto viene preso in prestito da film passati. Si citano, non tanto inconsapevolmente secondo me, Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, ma, sopratutto, per la sequenza prima citata, La Principessa Mononoke di Miyazaki Hayao. Quando sullo schermo ho visto apparire le fatine, che proprio fatine non sono, mi è venuto un sospetto. Ma quando il cervo con l'impalcatura ha fatto il suo ingresso, sotto l'albero gigante circondato dall'acqua, non ho potuto far altro che rimanere folgorato nel ricordo. Tutta la scena è una ricalcatura di una delle scene madri del film del Maestro dell'animazione giapponese. L'albero, il cervo, i Kodama, tutto, ma proprio tutto è un omaggio alla creatura dello Studio Ghibli
Come, però, sia possibile che Kristen Stewart sia più bella di Charlize Theron è un mistero. Sicuramente si parla di bellezza interiore e non di aspetto fisico, un'altra battaglia di opposti che si sviluppa nel film oltre luce/oscuro, verità/inganno ecc..., e quindi la scelta può essere giustificata. Intanto, comunque, le due attrici ben sia alternano sullo schermo, dove si incontrano solo per un mezz'ora alla fine della storia.
La Stewart non è un'attrice dotata in modo eccezionale, ma le sue due espressioni (una in più che nella saga che l'ha resa famosa) si alterano ad un ritmo piacevole. L'opera dei truccatori ne valorizza le labbra e gli occhi, dandole spessore ed intensità.
Charlize Theron è brava ed intensa. Una donna che non accetta il passare degli anni e del potere, sempre alla ricerca di nuova linfa vitale, che succhia dal suo regno e dalle giovani che lo abitano, ossessionata e timorosa di perdere tutto quello che ha.
Chris Hemsworth è Thor, come Robert Downey Jr. è Iron Man, quindi finché farà parti del genere lo vedrò con in mano il martello del dio di Asgard e non con l'ascia di un tagliaboschi medioevale. Piacevole la sua faccia da schiaffi.
Comprimari all'altezza di alternano sullo schermo fino ad arrivare ai sette nani, che rimangono sette nonostante tutto e non si capisce come, che saccheggiano, picchiano, rapiscono, uccidono donne, combattono e camminano con la pupù fino al collo, portando sulle loro spalle strani nomi di quattro lettere.
Piacevole, poi, rivedere sullo schermo la rossa modella inglese, di bellezza particolare, Lili Cole, assente dagli italici grandi schermi dal Parnassus di Terry Gilliam del 2009.
Costumi azzeccati, anche se il solo vero lavoro originale credo sia stato dedicato agli abiti di scena della regina Ravenna ed alla sua evoluzione verso l'oscurità più cupa.
Che dire. Alice di Butron ha aperto una nuova strada raccontando storie per bambini in modo nuovo, grazie all'oscurità, apprezzata dal pubblico, iniettata nel suo Batman da Nolan. Sanders ha svolto il suo compito in modo egregio, scegliendosi un cast che attirasse anche giovani che sorridono solo al pensiero di pronunciare il nome di Biancaneve. In mezzo, e mi manca, c'è il Cappuccetto Rosso Sangue con Amanda Seyfried ed attendiamo la Maleficent di Angelina Jolie diretta da Robert Stromberg previsto per il 2014.
Un film da vedere, forse non rivedere, ma per il quale vale la pena spendere i soldi del biglietto e passare una serata al cine.
Titolo originale Snow White & the Huntsman
Lingua originale Inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 127 min
Genere fantastico
Regia Rupert Sanders
Soggetto Evan Daugherty
Sceneggiatura Hossein Amini, Evan Daugherty, John Lee Hancock
Produttore Sam Mercer, Palak Patel, Joe Roth
Produttore esecutivo Gloria S. Borders
Casa di produzione Roth Films
Universal Pictures
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Greig Fraser
Montaggio Conrad Buff IV, Neil Smith
Musiche James Newton Howard
Scenografia Dominic Watkins
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Kristen Stewart: Biancaneve
Chris Hemsworth: Eric, il cacciatore
Charlize Theron: Ravenna, la Regina cattiva
Sam Claflin: Principe William
Vincent Regan: Duca Hammond
Noah Huntley: Re Magnus
Liberty Ross: Regina Eleanor
Ian McShane: Beith
Bob Hoskins: Muir
Johnny Harris: Quert
Toby Jones: Coll
Eddie Marsan: Duir
Ray Winstone: Gort
Nick Frost: Nion
Brian Gleeson: Gus
Lily Cole: Greta
Sam Spruell: Finn, fratello della Regina
Christopher Obi Ogugua: Specchio magico
Doppiatori italiani
Federica De Bortoli: Biancaneve
Massimiliano Manfredi: Eric, il cacciatore
Roberta Pellini: Ravenna, la Regina cattiva
Gabriele Sabatini: Principe William
Stefano Benassi: Duca Hammond
Fabrizio Pucci: Re Magnus
Fiamma Izzo: Regina Eleanor
Renzo Stacchi: Beith
Carlo Reali: Muir
Alessio Cigliano: Quert
Dario Oppido: Coll
Franco Mannella: Duir
Edoardo Siravo: Gort
Fabrizio Vidale: Nion
Nanni Baldini: Gus
Rossa Caputo: Greta
Niseem Onorato: Finn, fratello della Regina
Stefano Mondini: Specchio magico
Una coppia reale, Re Magnus e la Regina Eleanor, che concepirono una figlia destinata ad essere la più bella ragazza del Reame. Dopo pochi anni dalla sua nascita, in un freddo inverno, la Regina Eleanor perse la vita. Poche settimane dopo, dopo aver difeso il castello da un attacco di strani soldati, Re Magnus salvò una donna di nome Ravenna, che, il giorno seguente, divenne la sua sposa. Nella prima notte di nozze, Ravenna assassinò Re Mangus, imprigionò la piccola figlia nella torre nord del castello e permise al suo esercito, comandato da suo fratello Finn, di entrare nel castello. Tutto questo le permise di conquistare un regno florido che, a poco a poco, avrebbe iniziato ad imputridirsi e morire sotto il suo influsso.
Biancaneve, intanto, cresceva prigioniera. Venne, però, il giorno del suo diciottesimo compleanno. Lo specchio magico della Regina Ravenna le fece una rivelazione. Biancaneve sarebbe stata colei che avrebbe potuto ucciderla o darle la vita eterna.
Bramosa della seconda opzione, Ravenna ingiunse al fratello di portarle la giovane, ma ella riuscì a sfuggirgli e si rifugio nella Foresta Oscura. La foresta, maledetta, era un luogo in cui la Regina non aveva poteri e per questo necessitava di qualcuno che la conoscesse per recuperare la ragazza. La scelta cadde sull'unico cacciatore che era sopravvissuto alla Foresta Oscura.
Ma il destino è beffardo. Appena il cacciatore trovò Biancaneve decise che l'avrebbe aiutata a fuggire ed a soverchiare il regno malvagio della despota.
Avrebbero vissuto un'avventura tra Troll, fate, nani, cavalieri ed armi per permettere agli ideali di libertà di sorgere dalle ceneri.
Biancaneve ed il cacciatore è una originale rivisitazione del mito di Biancaneve, cristallizzato da 75 anni nella versione Disney, facendo l'occhiolino alle atmosfere oscure e paurose presenti nell'originale dei fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm. La prima edizione della loro trascrizione della fiaba risale ben a 200 anni fa, era, infatti, il 1812 quando veniva pubblicata nella raccolta Kinder- und Hausmärchen (Fiabe dei bambini e del focolare).
Ora, per la regia di Rupert Sanders ed il soggetto di Evan Daugherty, torna aggressiva sugli schermi. Troviamo Biancaneve guerriera e combattiva, come vuole il mito delle ragazze moderne al cinema, che solleva popoli contro la tirannia.
Vengono riscritti i personaggi principali. Il cacciatore è un Thor dei tempi andati (non solo per l'attore che lo interpreta) beone e psicologicamente affranto. I nani non sono più minatori allegri e scanzonati, ma guaritori divenuti ladri e banditi. La regina cattiva acquisisce un nome, Ravenna, per empatizzare con il pubblico ed un fratello albino che ricorda Silas de Il codice Da Vinci. Lo stesso specchio magico viene presentato in un modo nuovo ed originale.
Inquadrature dosate, battaglie intese ed una strizzatina d'occhio alla conversione post produzione in 3D, che probabilmente non c'è stata. Atmosfere oscure per tutta la pellicola, tranne un piccola sequenza bucolica. Tanto viene preso in prestito da film passati. Si citano, non tanto inconsapevolmente secondo me, Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, ma, sopratutto, per la sequenza prima citata, La Principessa Mononoke di Miyazaki Hayao. Quando sullo schermo ho visto apparire le fatine, che proprio fatine non sono, mi è venuto un sospetto. Ma quando il cervo con l'impalcatura ha fatto il suo ingresso, sotto l'albero gigante circondato dall'acqua, non ho potuto far altro che rimanere folgorato nel ricordo. Tutta la scena è una ricalcatura di una delle scene madri del film del Maestro dell'animazione giapponese. L'albero, il cervo, i Kodama, tutto, ma proprio tutto è un omaggio alla creatura dello Studio Ghibli
Come, però, sia possibile che Kristen Stewart sia più bella di Charlize Theron è un mistero. Sicuramente si parla di bellezza interiore e non di aspetto fisico, un'altra battaglia di opposti che si sviluppa nel film oltre luce/oscuro, verità/inganno ecc..., e quindi la scelta può essere giustificata. Intanto, comunque, le due attrici ben sia alternano sullo schermo, dove si incontrano solo per un mezz'ora alla fine della storia.
La Stewart non è un'attrice dotata in modo eccezionale, ma le sue due espressioni (una in più che nella saga che l'ha resa famosa) si alterano ad un ritmo piacevole. L'opera dei truccatori ne valorizza le labbra e gli occhi, dandole spessore ed intensità.
Charlize Theron è brava ed intensa. Una donna che non accetta il passare degli anni e del potere, sempre alla ricerca di nuova linfa vitale, che succhia dal suo regno e dalle giovani che lo abitano, ossessionata e timorosa di perdere tutto quello che ha.
Chris Hemsworth è Thor, come Robert Downey Jr. è Iron Man, quindi finché farà parti del genere lo vedrò con in mano il martello del dio di Asgard e non con l'ascia di un tagliaboschi medioevale. Piacevole la sua faccia da schiaffi.
Comprimari all'altezza di alternano sullo schermo fino ad arrivare ai sette nani, che rimangono sette nonostante tutto e non si capisce come, che saccheggiano, picchiano, rapiscono, uccidono donne, combattono e camminano con la pupù fino al collo, portando sulle loro spalle strani nomi di quattro lettere.
Piacevole, poi, rivedere sullo schermo la rossa modella inglese, di bellezza particolare, Lili Cole, assente dagli italici grandi schermi dal Parnassus di Terry Gilliam del 2009.
Costumi azzeccati, anche se il solo vero lavoro originale credo sia stato dedicato agli abiti di scena della regina Ravenna ed alla sua evoluzione verso l'oscurità più cupa.
Che dire. Alice di Butron ha aperto una nuova strada raccontando storie per bambini in modo nuovo, grazie all'oscurità, apprezzata dal pubblico, iniettata nel suo Batman da Nolan. Sanders ha svolto il suo compito in modo egregio, scegliendosi un cast che attirasse anche giovani che sorridono solo al pensiero di pronunciare il nome di Biancaneve. In mezzo, e mi manca, c'è il Cappuccetto Rosso Sangue con Amanda Seyfried ed attendiamo la Maleficent di Angelina Jolie diretta da Robert Stromberg previsto per il 2014.
Un film da vedere, forse non rivedere, ma per il quale vale la pena spendere i soldi del biglietto e passare una serata al cine.
Titolo originale Snow White & the Huntsman
Lingua originale Inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 127 min
Genere fantastico
Regia Rupert Sanders
Soggetto Evan Daugherty
Sceneggiatura Hossein Amini, Evan Daugherty, John Lee Hancock
Produttore Sam Mercer, Palak Patel, Joe Roth
Produttore esecutivo Gloria S. Borders
Casa di produzione Roth Films
Universal Pictures
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Greig Fraser
Montaggio Conrad Buff IV, Neil Smith
Musiche James Newton Howard
Scenografia Dominic Watkins
Costumi Colleen Atwood
Interpreti e personaggi
Kristen Stewart: Biancaneve
Chris Hemsworth: Eric, il cacciatore
Charlize Theron: Ravenna, la Regina cattiva
Sam Claflin: Principe William
Vincent Regan: Duca Hammond
Noah Huntley: Re Magnus
Liberty Ross: Regina Eleanor
Ian McShane: Beith
Bob Hoskins: Muir
Johnny Harris: Quert
Toby Jones: Coll
Eddie Marsan: Duir
Ray Winstone: Gort
Nick Frost: Nion
Brian Gleeson: Gus
Lily Cole: Greta
Sam Spruell: Finn, fratello della Regina
Christopher Obi Ogugua: Specchio magico
Doppiatori italiani
Federica De Bortoli: Biancaneve
Massimiliano Manfredi: Eric, il cacciatore
Roberta Pellini: Ravenna, la Regina cattiva
Gabriele Sabatini: Principe William
Stefano Benassi: Duca Hammond
Fabrizio Pucci: Re Magnus
Fiamma Izzo: Regina Eleanor
Renzo Stacchi: Beith
Carlo Reali: Muir
Alessio Cigliano: Quert
Dario Oppido: Coll
Franco Mannella: Duir
Edoardo Siravo: Gort
Fabrizio Vidale: Nion
Nanni Baldini: Gus
Rossa Caputo: Greta
Niseem Onorato: Finn, fratello della Regina
Stefano Mondini: Specchio magico
mercoledì 6 giugno 2012
The cabin in the woods
Cinque studenti universitari decidono di prendersi un week end libero da studi, impegni e vita quotidiana. Curt, il bello, Jules, la bionda e ragazza del bello, Jesse, amico mulatto di Curt, Dana, ragazza riservata amica di Jules, e Marty, strafatto amico di tutti, saltano su un camper e partono per lo sperduto cottage di campagna del cugino di Curt.
Dispersa in mezzo al nulla, la casa, si rivela accogliente e misteriosa nello stesso tempo. Ben tenuta ed in tipico stile boscaiolo americano ospita delle curiosità. La prima la scopre Holden quando, dal muro della sua camera, toglie un quadro dalle atmosfere violente, e scopre che dietro è nascosto uno specchio da interrogatori. La cosa piacevole è che nella stanza accanto si sta spogliando Dana.
Un'altra curiosità è la cantina. Piena di oggetti curiosi e misteriosi attira i ragazzi mentre stanno giocando ad obbligo e verità. Qui si compirà il misfatto. Uno di loro interagirà con un oggetto pericoloso e deciderà della vita di tutti. Una famiglia zombie risorgerà dalla tomba ed inizierà a massacrare tutti i membri del gruppo.
Qualcuno, però, è a conoscenza di quello che sta accadendo e ne trae beneficio.
The Cabin in the Woods, perché il titolo italiano "Quella casa nel bosco" è terribile", è un film spiazzante. Diretto da Drew Goddard (sceneggiatore di Buffy, l'ammazzavampiri, Angel, Alias, Lost e Cloverfield) e scritto a quattro mani da lui stesso con l'amico Joss Whedon (per il quale ha lavorato in Buffy) è una destrutturazione degli horror prodotti dagli anni '70 ai '90 del secolo scorso. I due autori hanno realizzato qualcosa di più estremo di quello che Wes Craver era stato in grado di realizzare con Scream. Vengono presi miti dei vecchi film, e qui piazzo un elenco parziale:
- il cast con la bionda oca (anche se è tinta) che fa vedere le tette, il bel maschio alfa, il nero, la ragazza timida, il buffone del gruppo;
- il viaggio;
- la casa;
- il libro con i versetti in latino;
- i cenobiti;
- il clown;
- molti tipi di mostroni giganti e meno giganti;
- lo splatter;e tanto, tanto altro e miscelati in questa pellicola che alterna puro splatter alla comicità ironica del classico gruppo di amici in gita. Ma non sono solo gli elementi visivi che richiamano ai vecchi film, anche le inquadrature, i rumori e le musiche di sottofondo danno l'idea di aver fatto un salto nel passato e di essere in procinto di ritrovare tanti vecchi amici poco amichevoli.
Nel cast, in questo film del 2011, Chris "Thor" Hemsworth che divide il set con altri destinati cadaveri. Tra loro Kristen Connoly, brava, Fran Kranz, perfetto, ma, soprattutto due attori da "film seri" come Richard Jenkins (Silverado) e Bradley Whitford (West Wing) che con la loro interpretazione disincantata di due uomini che svolgono il loro semplice e routinario lavoro danno un tocco di goliardia in più al tutto.
Il film è "la fine del mondo". Un appassionato di vecchi horror riconoscerà personaggi citati od accennati, vedrà la struttura ovvia, come appositamente ricercato dagli autori, del film e si divertirà venendo coinvolto. Il novizio avrà la possibilità di vivere un vecchio film horror (diciamo anni '80) con degli innesti sorprendenti. I due secondi finali sono geniali (e per questo argomento controverso).
Non aspettatevi paure estreme, ma sano divertimento, qualche spavento e qualche risate. Vedetelo.
Titolo originale The Cabin in the Woods
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2011
Durata 95 min
Rapporto 2,35:1
Genere horror
Regia Drew Goddard
Sceneggiatura Joss Whedon, Drew Goddard
Produttore Joss Whedon
Produttore esecutivo Jason Clark
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, AFX Studios, Mutant Enemy, United Artists
Distribuzione (Italia) M2 Pictures
Fotografia Peter Deming
Montaggio Lisa Lassek
Effetti speciali Joel Whist
Musiche David Julyan
Scenografia Martin Whist
Interpreti e personaggi
Richard Jenkins: Steve Hadley
Bradley Whitford: Richard Sitterson
Jesse Williams: Holden McCrea
Chris Hemsworth: Curt Vaughan
Fran Kranz: Marty Mikalski
Kristen Connolly: Dana Polk
Anna Hutchison: Jules Louden
Brian J. White: Alex Truman
Amy Acker: Wendy Lin
Tim De Zarn: Mordecai
Jodelle Ferland: Patience Buckner
Tom Lenk: Ronald
Patrick Gilmore: Wrangler
Tyler Onassis: Nosferatu
Sigourney Weaver: La Direttrice
Dan Payne: Mathew Buckner
Dan Shea: padre di Buckner
Maya Massar: madre di Buckner
Doppiatori italiani
Marco Mete: Steve Hadley
Stefano De Sando: Richard Sitterson
Gianfranco Miranda: Curt Vaughan
Simone Crisari: Marty Mikalski
Chiara Gioncardi: Dana Polk
Ughetta D'Onorascenzo: Jules Louden
Andrea Lavagnino: Alex Truman
Maria Letizia Scifoni: Wendy Lin
Luca Biagini: Mordecai
Dispersa in mezzo al nulla, la casa, si rivela accogliente e misteriosa nello stesso tempo. Ben tenuta ed in tipico stile boscaiolo americano ospita delle curiosità. La prima la scopre Holden quando, dal muro della sua camera, toglie un quadro dalle atmosfere violente, e scopre che dietro è nascosto uno specchio da interrogatori. La cosa piacevole è che nella stanza accanto si sta spogliando Dana.
Un'altra curiosità è la cantina. Piena di oggetti curiosi e misteriosi attira i ragazzi mentre stanno giocando ad obbligo e verità. Qui si compirà il misfatto. Uno di loro interagirà con un oggetto pericoloso e deciderà della vita di tutti. Una famiglia zombie risorgerà dalla tomba ed inizierà a massacrare tutti i membri del gruppo.
Qualcuno, però, è a conoscenza di quello che sta accadendo e ne trae beneficio.
The Cabin in the Woods, perché il titolo italiano "Quella casa nel bosco" è terribile", è un film spiazzante. Diretto da Drew Goddard (sceneggiatore di Buffy, l'ammazzavampiri, Angel, Alias, Lost e Cloverfield) e scritto a quattro mani da lui stesso con l'amico Joss Whedon (per il quale ha lavorato in Buffy) è una destrutturazione degli horror prodotti dagli anni '70 ai '90 del secolo scorso. I due autori hanno realizzato qualcosa di più estremo di quello che Wes Craver era stato in grado di realizzare con Scream. Vengono presi miti dei vecchi film, e qui piazzo un elenco parziale:
- il cast con la bionda oca (anche se è tinta) che fa vedere le tette, il bel maschio alfa, il nero, la ragazza timida, il buffone del gruppo;
- il viaggio;
- la casa;
- il libro con i versetti in latino;
- i cenobiti;
- il clown;
- molti tipi di mostroni giganti e meno giganti;
- lo splatter;e tanto, tanto altro e miscelati in questa pellicola che alterna puro splatter alla comicità ironica del classico gruppo di amici in gita. Ma non sono solo gli elementi visivi che richiamano ai vecchi film, anche le inquadrature, i rumori e le musiche di sottofondo danno l'idea di aver fatto un salto nel passato e di essere in procinto di ritrovare tanti vecchi amici poco amichevoli.
Nel cast, in questo film del 2011, Chris "Thor" Hemsworth che divide il set con altri destinati cadaveri. Tra loro Kristen Connoly, brava, Fran Kranz, perfetto, ma, soprattutto due attori da "film seri" come Richard Jenkins (Silverado) e Bradley Whitford (West Wing) che con la loro interpretazione disincantata di due uomini che svolgono il loro semplice e routinario lavoro danno un tocco di goliardia in più al tutto.
Il film è "la fine del mondo". Un appassionato di vecchi horror riconoscerà personaggi citati od accennati, vedrà la struttura ovvia, come appositamente ricercato dagli autori, del film e si divertirà venendo coinvolto. Il novizio avrà la possibilità di vivere un vecchio film horror (diciamo anni '80) con degli innesti sorprendenti. I due secondi finali sono geniali (e per questo argomento controverso).
Non aspettatevi paure estreme, ma sano divertimento, qualche spavento e qualche risate. Vedetelo.
Titolo originale The Cabin in the Woods
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2011
Durata 95 min
Rapporto 2,35:1
Genere horror
Regia Drew Goddard
Sceneggiatura Joss Whedon, Drew Goddard
Produttore Joss Whedon
Produttore esecutivo Jason Clark
Casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, AFX Studios, Mutant Enemy, United Artists
Distribuzione (Italia) M2 Pictures
Fotografia Peter Deming
Montaggio Lisa Lassek
Effetti speciali Joel Whist
Musiche David Julyan
Scenografia Martin Whist
Interpreti e personaggi
Richard Jenkins: Steve Hadley
Bradley Whitford: Richard Sitterson
Jesse Williams: Holden McCrea
Chris Hemsworth: Curt Vaughan
Fran Kranz: Marty Mikalski
Kristen Connolly: Dana Polk
Anna Hutchison: Jules Louden
Brian J. White: Alex Truman
Amy Acker: Wendy Lin
Tim De Zarn: Mordecai
Jodelle Ferland: Patience Buckner
Tom Lenk: Ronald
Patrick Gilmore: Wrangler
Tyler Onassis: Nosferatu
Sigourney Weaver: La Direttrice
Dan Payne: Mathew Buckner
Dan Shea: padre di Buckner
Maya Massar: madre di Buckner
Doppiatori italiani
Marco Mete: Steve Hadley
Stefano De Sando: Richard Sitterson
Gianfranco Miranda: Curt Vaughan
Simone Crisari: Marty Mikalski
Chiara Gioncardi: Dana Polk
Ughetta D'Onorascenzo: Jules Louden
Andrea Lavagnino: Alex Truman
Maria Letizia Scifoni: Wendy Lin
Luca Biagini: Mordecai
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