In giorni come questi è meglio non mettersi a scrivere riassunti. Tanto la storia si sa dove va a parare: alla fine del film la Ribellione entrerà in possesso dei piani della Morte Nera.
L'interessante è come gli sceneggiatori ci hanno portato fin lì.
Nella costruzione di questa Star Wars Story si è cercato di calibrare il tutto. Vi è stato profuso un grande impegno nella sceneggiatura. E' stato trovato il giusto bilanciamento tra l'ambientazione classica di episodio IV ed il necessario aggiustamento di ritmo imposto dai tempi moderni. Sono stati presentati personaggi curati e calati con grande effetto nella situazione che li ha visti coinvolti.
E' stata curata in modo pedissequo la riproduzione degli ambienti che verranno visti nei film successivi, così come la tecnologia è stata resa perfettamente compatibile con quella che sarà in futuro.
La colonna sonora, a parte ad un casuale riferimento a Far Natale di Nightmare Before Christmas, segue, precedendolo, ciò che Williams realizzare nel passato per il futuro.
La regia di Gareth Edwards, classe 1975, si è rivelata adatta compagna di viaggio. Ha alternato inquadrature classiche ed iconiche dei film che verranno ed ha unito il dinamismo della battaglie in CGI, sopratutto presenti nella terza parte del film, che hanno reso questa pellicola sì più bellica, ma anche più realistica. Tanto è vero che è merito suo, oltre che degli sceneggiatori che li hanno creati e degli attori che li hanno interpretati, che i momenti in cui qualcuno viene a mancare colpiscono lo spettatore nel punto giusto.
La CGI non poteva che essere di altissimo livello. Oltre che nelle scene di battaglia, nei panorami e nell'arricchimento degli sfondi, si esalta con la realizzazione delle due chicche di questo film. E' palese che il reale sia leggermente diverso e che si noti il ricreato, un po' alla Final Fantasy il film, ma la coesistenza dei due incide solo nell'occhio dello spettatore più esperto.
Ma a dare corpo al sogno ci sono gli attori.
Famosi al di qua dell'oceano? Pochi.
Diego Luna è Cassian Andor. Pilota della Ribellione con nel passato più ricordi brutti che belli. Stereotipato, ma ben riuscito.
Ben Mendelsohn è Orson Krennic. Il funzionario dell'Impero responsabile per la realizzazione della Morte Nera. Reclutatore degli scienziati che la progetteranno ed uomo ambizioso. Caratterizza il suo personaggio in modo credibile, mettendone in evidenza soprattutto l'insicurezza che, nonostante tutto, l'ha portato ad occupare la posizione in cui si trova.
Donnie Yen è Chirrut Îmwe. Niente da dire, dovete vederlo. Un grande.
Mads "Hannibal" Mikkelsen è Galen Erso. Il progettista principale, lo scienziato che ha concepito e, quasi in venti anni, ha portato a termine la costruzione del distruttore di mondi dell'Impero. Ottima interpretazione. Sentita ed intensa.
Forest Whitaker è Saw Gerrera. Un ribelle nei ribelli. La sua azione è ancora più estremistica di quella della Ribellioni e sta causando non pochi problemi. E', involontariamente, lui il motore che traina in gioco la nostra eroina e che permette a tutti i personaggi di compiere il loro destino. Forse un personaggio meglio caratterizzabile che non ha permesso all'attore di esprimere tutto il suo potenziale. Il doppiaggio italiano non gli ha reso, oltretutto, giustizia.
Felicity Jones è Jyn Erso. Il cardine su cui ruota il film è questa bimba che cresce tra ribelle e brutta gente, si fa le ossa per sopravvivere e viene reclutata per entrare in contatto con Saw. Il personaggio non è malvagio, ma, io, Felicity Jones non la trovo un'attrice convincente. Non è riuscita a trasmettermi nulla se non la sua bellezza estetica. Sarò prevenuto io. Magari alla prossima visione coglierò le sfumature che ha voluto dare al suo personaggio, ma, per ora, è il personaggio che, nonostante tutto, ha inciso di meno.
K-2SO. Androide, con quel design alla Laputa che tanto ci piace, dell'Impero riconvertito alla Ribellione. Un tocco di genio. Ottimo per alleggerire qualsiasi situazione con la sua spropositata sincerità.
Poi c'è Darth Vader. Sì, lo sapete che c'è, era nei trailer. Non è uno spoiler. Ora. Per quanto io ne sia fan e lo possa difendere allo stremo. E' il personaggio che meno si adatta a ciò che vedremo nei seguiti che furono. In episodio III è corazzato in un modo, nel IV in un altro e fin lì ci sta, passano diversi anni tra le due situazioni. Qui è corazzato in un modo, in episodio IV, che si svolge poco, moltissimo poco, dopo, sarà completamente diverso. Cambierà il casco, cambierà il chest box, cambieranno i guanti. Capisco che possa anche lui avere un guardaroba vario, ma così è fin troppo. Il casco è decisamente strano, forse si è voluto rendere omaggio al bozzetto originale di derivazione Samurai, ma ci si è distaccati troppo dal risultato finale ottenuto nella trilogia classica. Ciò che, però, mi ha infastidito particolarmente è stato il chest box: ogni tanto con le luci accese, ogni tanto spente. Ma non nell'arco del film, persino da una inquadratura all'altra. Peccato per questi dettagli che son sfuggiti in fase di montaggio.
Il film? E' bello. E' da vedere. E' un ritorno al classico, con una salsa moderna che lo rende perfettamente godibile. Con tanto Impero e tante battaglie stellari da stordire anche il fan più accanito (anche se certe sequenze di episodio VII rifulgono ancora nei ricordi).
Consigliato a tanti. Vedibile da molti. Forse, se volessi portare un bambino troppo piccolo lo vedrei prima da solo e penserei a come potrebbe reagire a certe situazioni che vengono presentate.
Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 133 minuti
Rapporto 2.35:1
Genere Avventura
Regia Gareth Edwards
Soggetto John Knoll, Gary Whitta
Sceneggiatura Chris Weitz, Tony Gilroy
Produttore Kathleen Kennedy, Allison Shearmur, Simon Emanuel
Produttore esecutivo John Knoll, Jason D. McGatlin
Casa di produzione Lucasfilm
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Greig Fraser
Montaggio Jabez Olssen, John Gilroy, Colin Goudie
Effetti speciali Neil Corbould, John Knoll
Musiche Michael Giacchino
Scenografia Doug Chiang, Neil Lamont
Interpreti e personaggi
Felicity Jones: Jyn Erso
Diego Luna: Cassian Andor
Ben Mendelsohn: Orson Krennic
Donnie Yen: Chirrut Îmwe
Mads Mikkelsen: Galen Erso
Alan Tudyk: K-2SO
Jiang Wen: Baze Malbus
Forest Whitaker: Saw Gerrera
Doppiatori italiani
Valentina Favazza: Jyn Erso
Francesco Venditti: Cassian Andor
Stefano Benassi: Orson Krennic
Enrico Pallini: Chirrut Îmwe
Davide Marzi: Galen Erso
Christian Iansante: K-2SO
Dario Oppido: Baze Malbus
Roberto Stocchi: Saw Gerrera
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venerdì 16 dicembre 2016
martedì 27 settembre 2016
Alla ricerca di Dory
Dory, l'amica blu di Nemo e Marlin, si ricorda di aver avuto dei genitori e parte alla loro ricerca.
Il viaggio la porterà a confrontarsi con la sua disabilità, la perdita di memoria a breve termine, ed a ripercorrere al contrario una strada percorsa anni prima. Ritrovando vecchi amici ed incontrandone di nuovi lei, Marlin e Nemo vivranno una nuova avventura.
Tanto uguale a quella di tredici anni fa.
Un film del quale sentivano il bisogno solo i markettari della Disney e della Pixar per raggranellare un po' di soldi vintage. Un ennesimo seguito/remake che affonda sempre di più la qualità dei prodotti Pixar. Questo Finding Dory si piazza decisamente sotto al livello raggiunto da altri prodotti Disney degli ultimi anni. Non vede nemmeno Zootropolis, Inside Out o Frozen. Forse fa giusto il paio con Arlo, ma lì era un'idea originale. Qui la storia ricalca appieno quella del primo capitolo, senza alcuno spunto originale. Non sono presenti avversari, nemici, malvagi di sorta. Solo uno scorbutico, personaggio azzeccato, ma buon Octopus di nome Hank.
Il film si trascina per quasi cento minuti, di cui almeno venti (esclusi i titoli di coda) di troppo.
Nulla si può dire della qualità della resa grafica e delle animazioni. Anche se a me l'apparente eccessiva umanizzazione dei pesci pagliazzo non è che sia piaciuta molto.
Il prezzo del biglietto lo ripaga, in ogni caso, il corto proiettato prima del film vero e proprio. Lo svezzamento del piccolo gabbiano è tanto tenero quanto commovente. La Pixar questo sa fare, ancora, in modo egregio: i corti. Spettacolare.
Tirando le somme: no, non ne vale la pena. Una perdita di tempo che, nel buio della sala, porta al sonnellino facile facile.
Titolo originale Finding Dory
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 97 minuti
Genere animazione, commedia, avventura
Regia Andrew Stanton, Angus McLane (co-regia)
Soggetto Andrew Stanton
Sceneggiatura Andrew Stanton, Victoria Strouse
Produttore Lindsey Collins
Casa di produzione Pixar Animation Studios
Art director Don Shank
Montaggio Axel Geddes
Musiche Thomas Newman
Doppiatori originali
Ellen DeGeneres: Dory
Sloane Murray: Dory da piccola
Lisa Geddes: Dory da adolescente
Albert Brooks: Marlin
Hayden Rolence: Nemo
Ed O'Neill: Hank
Diane Keaton: Jenny
Eugene Levy: Charlie
Kaitlin Olson: Destiny
Ty Burrell: Bailey
Idris Elba: Fluke
Dominic West: Rudder
Bob Peterson: maestro Ray
Andrew Stanton: Scorza
Bennett Dammann: Guizzo
Bill Hader: Stan
Kate McKinnon: moglie di Stan
Sigourney Weaver: voce dell'istituto oceanografico
Alexander Gould: Carl
John Ratzenberger: Bill
Katherine Ringgold: Becky L'anatra
Allison Janney: Diva
Willem Dafoe: Branchia
Brad Garrett: Bombo
Austin Pendleton: GluGlù
Stephen Root: BloBlò
Vicky Lewis: Deb e Flo
Jerome Ranft: Jacques
Torbin Xan Bullock: Gerald
Doppiatori italiani
Carla Signoris: Dory
Charlotte Infussi D'Amico: Dory da piccola
Sara Labidi: Dory da adolescente
Luca Zingaretti: Marlin
Gabriele Meoni: Nemo
Ugo Maria Morosi: Hank
Melina Martello: Jenny
Carlo Valli: Charlie
Francesca Manicone: Destiny
Ambrogio Colombo: Bailey
Stefano De Sando: Fluke
Pasquale Anselmo: Rudder
Marco Mete: maestro Ray
Stefano Masciarelli: Scorza
Sebastiano Pezzulli: Guizzo
Gerolamo Alchieri: Stan
Franca D'Amato: moglie di Stan
Licia Colò: voce dell'istituto oceanografico
Alex Polidori: Carl
Renato Cecchetto: Bill
Stefanella Marrama: Becky L'anatra
Silvia Pepitoni: Diva
Angelo Nicotra: Branchia
Massimo Corvo: Bombo
Oliviero Dinelli: GluGlù
Luca Graziani: BloBlò
Giò Giò Rapattoni: Deb e Flo
Alessandro Ballico: Jacques
Massimiliano Rosolino: Charlie il Pesce Luna
Baby K: ricercatrice Debbie
Il viaggio la porterà a confrontarsi con la sua disabilità, la perdita di memoria a breve termine, ed a ripercorrere al contrario una strada percorsa anni prima. Ritrovando vecchi amici ed incontrandone di nuovi lei, Marlin e Nemo vivranno una nuova avventura.
Tanto uguale a quella di tredici anni fa.
Un film del quale sentivano il bisogno solo i markettari della Disney e della Pixar per raggranellare un po' di soldi vintage. Un ennesimo seguito/remake che affonda sempre di più la qualità dei prodotti Pixar. Questo Finding Dory si piazza decisamente sotto al livello raggiunto da altri prodotti Disney degli ultimi anni. Non vede nemmeno Zootropolis, Inside Out o Frozen. Forse fa giusto il paio con Arlo, ma lì era un'idea originale. Qui la storia ricalca appieno quella del primo capitolo, senza alcuno spunto originale. Non sono presenti avversari, nemici, malvagi di sorta. Solo uno scorbutico, personaggio azzeccato, ma buon Octopus di nome Hank.
Il film si trascina per quasi cento minuti, di cui almeno venti (esclusi i titoli di coda) di troppo.
Nulla si può dire della qualità della resa grafica e delle animazioni. Anche se a me l'apparente eccessiva umanizzazione dei pesci pagliazzo non è che sia piaciuta molto.
Il prezzo del biglietto lo ripaga, in ogni caso, il corto proiettato prima del film vero e proprio. Lo svezzamento del piccolo gabbiano è tanto tenero quanto commovente. La Pixar questo sa fare, ancora, in modo egregio: i corti. Spettacolare.
Titolo originale Finding Dory
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 2016
Durata 97 minuti
Genere animazione, commedia, avventura
Regia Andrew Stanton, Angus McLane (co-regia)
Soggetto Andrew Stanton
Sceneggiatura Andrew Stanton, Victoria Strouse
Produttore Lindsey Collins
Casa di produzione Pixar Animation Studios
Art director Don Shank
Montaggio Axel Geddes
Musiche Thomas Newman
Doppiatori originali
Ellen DeGeneres: Dory
Sloane Murray: Dory da piccola
Lisa Geddes: Dory da adolescente
Albert Brooks: Marlin
Hayden Rolence: Nemo
Ed O'Neill: Hank
Diane Keaton: Jenny
Eugene Levy: Charlie
Kaitlin Olson: Destiny
Ty Burrell: Bailey
Idris Elba: Fluke
Dominic West: Rudder
Bob Peterson: maestro Ray
Andrew Stanton: Scorza
Bennett Dammann: Guizzo
Bill Hader: Stan
Kate McKinnon: moglie di Stan
Sigourney Weaver: voce dell'istituto oceanografico
Alexander Gould: Carl
John Ratzenberger: Bill
Katherine Ringgold: Becky L'anatra
Allison Janney: Diva
Willem Dafoe: Branchia
Brad Garrett: Bombo
Austin Pendleton: GluGlù
Stephen Root: BloBlò
Vicky Lewis: Deb e Flo
Jerome Ranft: Jacques
Torbin Xan Bullock: Gerald
Doppiatori italiani
Carla Signoris: Dory
Charlotte Infussi D'Amico: Dory da piccola
Sara Labidi: Dory da adolescente
Luca Zingaretti: Marlin
Gabriele Meoni: Nemo
Ugo Maria Morosi: Hank
Melina Martello: Jenny
Carlo Valli: Charlie
Francesca Manicone: Destiny
Ambrogio Colombo: Bailey
Stefano De Sando: Fluke
Pasquale Anselmo: Rudder
Marco Mete: maestro Ray
Stefano Masciarelli: Scorza
Sebastiano Pezzulli: Guizzo
Gerolamo Alchieri: Stan
Franca D'Amato: moglie di Stan
Licia Colò: voce dell'istituto oceanografico
Alex Polidori: Carl
Renato Cecchetto: Bill
Stefanella Marrama: Becky L'anatra
Silvia Pepitoni: Diva
Angelo Nicotra: Branchia
Massimo Corvo: Bombo
Oliviero Dinelli: GluGlù
Luca Graziani: BloBlò
Giò Giò Rapattoni: Deb e Flo
Alessandro Ballico: Jacques
Massimiliano Rosolino: Charlie il Pesce Luna
Baby K: ricercatrice Debbie
lunedì 23 maggio 2016
Infinity Vs Dimension
Qualche post fa si era parlato di come Disney fosse uscita dal mercato dei Toy-for-Life, abbandonando il progetto Infinity. Come detto, 3.0 è l'ultima edizione di questo genere di videogame per la casa americana ed, io, ho provato a giocarci per capire quali fossero le criticità.
Una, mai risolta, è la lunghezza dei caricamenti. In un'epoca in cui i giochi si caricano mentre tu stai giocando, per aumentare la fluidità dell'esperienza, stanziando Giga di dati sull'hard disk della console, i tempi morti della creatura di Avalanche sono eccessivi. E' stata introdotta la barra di caricamento, che, però, non sempre è presente, e questo aiuta a vincere la noia. Gareggiare con gli sgusci su Tatooine è devastante per i nervi. Una corsa contro Sebulba dura meno di tre minuti, ma tra entrare ed uscire dall'arena ci vogliono almeno altri due minuti. Fatte due gare si è già perso troppo tempo.
Per il resto la dinamica, i combattimenti random stile rpg giapponese, e tante altre piccole esperienze non sono da buttare via. Il gioco tiene botta e non si vede l'ora di finire l'avventura. L'intercambialità dei personaggi e la ottima fattura delle statuette è un'attrattiva coinvolgente.
Meno coinvolgente è il sistema delle Imprese. Oltre agli obiettivi classici di Xbox, il sistema per sbloccare qualche nuovo bonus è legato, come alla versione 2.0, al conseguimento di determinate Imprese durante il gioco. Alcune sono abbastanza semplici e gratificanti, anche se richiedono particolari personaggi per essere giocate, altre paiono noiose e semplici stratagemmi per allungare la vita del gioco (tipo la caccia agli uccelloni, ai cubi, ecc... nel capitolo base).
Dimension. Non essendo uscito in Italia, non ho avuto l'occasione di giocarlo, ma ho notato, dai gameplaying nell'Internet, una caratteristica che lo potrebbe rendere più affascinante di Infinity. Se in Infinity i personaggi rimangono legati al proprio brand (seppure interno a Disney), i personaggi di Star Wars possono essere utilizzati solo nelle avventure del mondo creato da Lucas, Hulk e compagni possono portare a termine le missioni del mondo Marvel ed i Classic (Topolino, Mulan, Stitch) non possono altro che giocare con quelli dei classici Disney, in Dimension queste limitazioni non esistono. Doctor Who può aiutare Gandalf a portare a termine un'avventura nel Mondo di Batman e Superman.
Certo, Infinity ha la Scatola dei Giochi dove tutti i suoi campioni si possono incontrare e vivere fianco a fianco, ma non suona bene allo stesso modo. In più questo ambiente è intrigante, ma troppo lungo per essere giocato da un adulto ed allo stesso tempo troppo complicato, tecnico e ripetitivo per essere preso in considerazione da un adolescente. Qui Dimension si è trovato in netto vantaggio. I programmatori Lego non si sono dovuti barcamenare con brand, in continua lotta per la supremazia, all'interno della medesima compagnia. Hanno avuto la fortuna di lavorare con le licenze acquisite dalla ditta danese per le costruzioni a mattoncini, senza barriere di sorta.
Quindi la Disney è effettivamente uscita dal mondo dei videogiochi? Ne siamo sicuri? Sbaglierò, ma io non ne sono così convinto. Come ben sanno i collezionisti, Lego ha recentemente pubblicato una serie di Minifigures dedicate ai personaggi Disney. Se facciam di conto che Dimension si basa sulla presenza di Minifigures particolari, possedute da giocatori, che interagiscono nel gioco... Beh cosa impedirebbe a Lego di creare mondi per i Pirati dei Caraibi, per Spiderman e Capitan America, per Elsa e Rapunzel? Questo porterebbe soldi nelle casse sia di Lego, ma anche di Disney. Soldi, per quest'ultima, magari un po' di meno, ma puliti puliti da qualsiasi costo e, sopratutto, da qualsiasi rischio aziendale. I costi per Lego, invece? Lo sviluppo di nuovi pacchetti gioco (siamo sicuri che un Dimension 2.0 non sia alle porte e che parte del lavoro non sia già stata fatta?) e la produzione di varianti dei suoi Minifigures in commercio. Quanto sarebbe bello veder dividere lo schermo tra Iron Man e Batman, Flash e Quicksilver? Lego ha così tante licenze che potrebbe creare incontri importanti come Ariel e Jack Sparrow, Biancaneve e le Tartarughe Ninja, Voldemort contro Darth Vader. Intrigante non è vero? Sembra essere abbastanza semplice e conveniente per entrambe le aziende e, forse, un pelo più economico anche per i collezionisti.
Intanto io vado avanti, per l'appunto, a collezionare, ed a giocare con, i personaggi Infinity che più mi piacciono ed ad acquistare i Dimension che, per me, han più significato.
Una, mai risolta, è la lunghezza dei caricamenti. In un'epoca in cui i giochi si caricano mentre tu stai giocando, per aumentare la fluidità dell'esperienza, stanziando Giga di dati sull'hard disk della console, i tempi morti della creatura di Avalanche sono eccessivi. E' stata introdotta la barra di caricamento, che, però, non sempre è presente, e questo aiuta a vincere la noia. Gareggiare con gli sgusci su Tatooine è devastante per i nervi. Una corsa contro Sebulba dura meno di tre minuti, ma tra entrare ed uscire dall'arena ci vogliono almeno altri due minuti. Fatte due gare si è già perso troppo tempo.
Per il resto la dinamica, i combattimenti random stile rpg giapponese, e tante altre piccole esperienze non sono da buttare via. Il gioco tiene botta e non si vede l'ora di finire l'avventura. L'intercambialità dei personaggi e la ottima fattura delle statuette è un'attrattiva coinvolgente.
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| Gran belli, ma ognuno nel suo mondo. |
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| Espansioni per far convivere i personaggi. |
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| Eravamo quattro amici al bar. |
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| Giusto qualcuno. |
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| Tutto può succedere. |
giovedì 12 maggio 2016
Non così Infinity.
Dopo tre anni da suo debutto: chiude. Disney ha conclamato quello che la mancata uscita nel 2015 ha lasciato supporre agli amanti dei videogames. Disney Infinity non ce l'ha fatta. L'entrata nel mercato dei Toys-to-life avvenuta con le conoscenze dell'Avalanche Software non è riuscita. Secondo casa madre il mercato di questo tipo di intrattenimento per console è saturo e non ci sono molte possibilità di crescita. Da qui la decisione di chiudere la sezione videogiochi.
Rispetto al debutto, con la versione 3.0 già molte cose erano cambiate, semplificate per migliorare l'esperienza di gioco ed attrarre nuovi appassionati. Con l'introduzione dei personaggi dell'Universo di Star Wars erano stati eliminate la bustine dei dischi di gadget aggiuntivi per i personaggi ed era stata potenziata la caratteristica degli esagoni d'espansione. Inoltre, era stata organizzata una battaglia con i personaggi provenienti da tutte le versioni ed una divertente raccolta di circuiti di guida, alla Mario Kart per aumentare la longevità una volta finite le avventure sui, cosiddetti, mondi principali.
Quello che ha da sempre penalizzato la creatura Disney sono state le lunghezze dei caricamenti quando si decideva di cambiare area di gioco, che fosse il mondo, la scatola dei giochi o le avventure extra. Nel suo complesso le avventure, parlando del 2.0 che ho giocato a pieno e "millato" su XBox One, erano divertenti e rilassanti. Si poteva scorrazzare in giro, fare danni, guidare veicoli e, perché no, interagire con interessanti PNG secondari. Quello che non è riuscito, nel gameplay, a mio parere, sono state l'introduzione dei minigiochi specifici per i singoli personaggi e quelle cacce ai trofei che ti portavano a girare a vanvera per lunghi periodi.
L'aspetto che più mancherà di questo gioco sono i personaggi. Scolpiti con cura, ben colorate e di grande effetto visivo rimarranno begli oggetti da collezione. Con pochi Euro, aspettando le offerte sul sito delle Amazzoni o nei grandi distributori di elettronica, ci si è potuti portare a casa i più amati personaggi Disney, Marvel e Star Wars di sempre. Decisamente curate nei dettagli, oltre che essere utilizzate sulla base del videogioco, facevano sia bella figura esposte in bacheca o sulle mensole e potevano essere giocate come semplici pupazzetti in mano a dei bambini. Anche qui, però, si può recriminare qualcosa. Nella prima versione erano presenti otto personaggi Crystal, ossia i plastica trasparente e solo con alcuni dettagli colorati, con caratteristi particolari. Questa tendenza era già scomparsa nella versione 2.0, visto il poco successo ottenuto. La scelta di alcuni personaggi ed il pompare, a vuoto, film appena usciti ha, invece, tarpato le ali alla 3.0. Le espansioni dedicate ad Arlo, Inside Out e le future Alice e Nemo, senza contare il flop di Quorra e Flinn da Tron (per quanto esteticamente bellissime) hanno messo in evidenza limiti di strategia e la volontà di spennare troppo il giocatore.
Onestamente, per mancanza di tempo, ho ancora la versione 3.0 sigillata nell'armadio, con Asoka pronta a darmi soddisfazioni contro l'Impero, ma non appena potrò mi ci divertirò. Intanto Sith dell'Impero, Mandaloriani, Jedi, Ribelli, Vendicatori, Principesse e sentimenti continueranno a fare bella figura nel mio studio accanto a fumetti e spade laser.
Rispetto al debutto, con la versione 3.0 già molte cose erano cambiate, semplificate per migliorare l'esperienza di gioco ed attrarre nuovi appassionati. Con l'introduzione dei personaggi dell'Universo di Star Wars erano stati eliminate la bustine dei dischi di gadget aggiuntivi per i personaggi ed era stata potenziata la caratteristica degli esagoni d'espansione. Inoltre, era stata organizzata una battaglia con i personaggi provenienti da tutte le versioni ed una divertente raccolta di circuiti di guida, alla Mario Kart per aumentare la longevità una volta finite le avventure sui, cosiddetti, mondi principali.
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| La prima, storica, ondata. |
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| Il punto forte di 2.0: la Marvel. |
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| Edizione 3.0, mantenuta in vita dai fan di Star Wars |
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| Una delle poche action figure di Gamora tratte dal Vol.1 dei Guardiani della Galassia |
lunedì 22 febbraio 2016
Zootropolis - senza spoiler.
Judy Hopps, piccola coniglietta di campagna, ha un sogno: diventare una poliziotta. Il suo essere positiva, la sua voglia di realizzare il suo più grande desidero, la porteranno a vivere e lavorare a Zootrpolis: la città dove tutti gli animali vivono in pace. Quelli che una volta erano prede e predatori vivono fianco a fianco, ridono, scherzano, lavorano, si arrabbiano, come farebbero degli umani, ma senza cedere agli istinti primordiali.
Solo che... solo che da qualche settimana, in città, accade un fatto strano. Alcuni predatori ritornano ad essere tali. Regrediscono alla loro forma primitiva, da bipedi tornano ad essere quadrupedi, ed aggrediscono chiunque.
Sarà Judy, per puro caso, appena arrivata al distretto di polizia a trovare la pista giusta sulla quale indagare.
Non lo farà da sola, anche se il suo capitano sembra fare di tutto per metterla in una angolo, ma sarà aiutata da un'astuta volpe truffatrice di nome Nick.
Il nuovo film Disney, nei cinema in questi giorni, il primo del 2016, il secondo sarà Moana (mi rifiuto di chiamarlo Oceania, solo per colpa di una cricca di bacchettoni) tra qualche mese, riporta la casa dello zio Walt a mettere al centro di un suo film animali antropomorfi, come non accadeva da molti anni (l'unico memorabile resta sempre Robin Hood). Non solo, la pellicola si presta a molteplici chiavi di lettura.
L'impianto generale della trama è quello di un classico giallo, venato di una spruzzata di noir. Un'indagine che, come sempre, coinvolge la protagonista ed un improbabile alleato; parte da un dettaglio insignificante per, poi, innestarsi nel meccanismo del "caso dell'anno".
E funziona. Seppure la svolta sembra essere scontata, come ci si arriva è interessante e tiene alta l'attenzione dei più piccoli, mentre si divertono.
I livelli di lettura, come dicevamo sono molteplici. Il più evidente è il contrasto tra prede e predatori. Certo la preda è cacciata, il predatore caccia. Ma chi è veramente il predatore? Se vogliamo fare un piccolo salto dall'immaginazione alla realtà che ci circonda ecco che possiamo attualizzare ciò che scorre sullo schermo. Noi, qualunque sia il significato soggettivo di questo noi, siamo le prede e l'altro, il diverso, l'estraneo, il migrante, lo straniero sono i predatori. Loro mettono in discussione il nostro status quo, entrano nelle nostre vite e le rendono diverse. Qualcuno vuole farci credere che sono pericolosi e ci riesce. Nel film si parte con quattordici casi di predatori tornati aggressivi, in una megalopoli abitata da milioni di animali e divisa in quattro zone atmosferiche, simili ai climi terrestri nei quali prosperano le diverse specie animali. Questi quattordici casi diventano lo spauracchio per impaurire tutte le prede, che si sentono minacciate. Iniziano i dissapori tra le specie, la paura serpeggia ed è un attimo che accada tutto il resto: non ci ricorda qualcosa?
Un altro livello è quello dell'amicizia e della fiducia. Il film sottolinea come nella nostra società si sia persa la fiducia nel prossimo. Ci mostra un'utopia dove tutti credono negli altri, anche se c'è chi ruba e truffa, e come potrebbe essere migliore una vita nella quale affidarsi, credendo in loro, agli amici ed ai i conoscenti.
Come sempre, in un film Disney, non si può che meravigliarsi del livello tecnico del prodotto finale. Il dinamismo delle scene, la solidità degli sfondi, la cura del dettaglio sui protagonisti sono tutti elementi che gratificano l'occhio e immergono in questo mondo parallelo al nostro, con tanti vizi, pregi e difetti in cui possiamo riconoscerci.
Il dettaglio non si ferma lì. Provate a fare caso al telefonino più diffuso a Zootropolis. Date un'occhiata alle app ed a tanti altri piccoli dettagli disseminati lungo tutta la vicenda, vi divertirete.
I personaggi. I protagonisti hanno il loro peso specifico: sono simpatici, animati egregiamente (gli occhi di Judy) ed attirano la simpatia dei più piccoli. Per i più grandi c'è da guardare più intorno per trovare altri motivi d'interesse. Più che in tanti altri film, d'animazione o dal vivo, qui, sono ben caratterizzati i personaggi secondari. Flash, il sindaco, Yaz, il Padrino e tanti alti, oltre che ad essere stati affidati a voci note (sia in italiano che in originale) si sono visti ritagliare su misura un parte specifica. Come dare torto agli sceneggiatori se hanno deciso di affidare tutti gli uffici della burocrazia ai bradipi: sono sincere risate (sia di divertimento che amare) in ogni scena in cui appaiono.
Le musiche si avvalgono della bravura di Michael Giacchino e della canzone traino di Gazelle... ehm... Shakira. Entrambe le scelte si sono rivelate azzeccate e piacevoli. La scelta finale di far scorrere i titoli di coda sul concerto di Gazelle rende giustizia a chi ha realizzato il film e non annoia lo spettatore che ha deciso di rimanere in sala.
Come sempre, in un film d'animazione, sono importanti le voci. Per quanto importanti non stiamo qui a citare quelle americane, ma voglio sottolineare il lavoro dei doppiatori italiani.
La scelta del direttore del doppiaggio di affidare i protagonisti ad Ilaria Latini ed Alessandro Quarta è stata saggia. Non si è fatto prendere a fregola degli attori "doppiatori per caso", come spesso accade ed ha fatto bene. Altra scelta saggia è stata quella di selezionare personaggi famosi (o noti) per i personaggi secondari. Troviamo, infatti, Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino e, il mio preferito, Franco Zucca (a voi scoprire le loro controparti animali). Ma il suo lavoro non è finito qui. Il quadro si completa con la scelta di Ilaria Stagni, Alessandra Korompany ed ai loro colleghi che prestano la loro voce ad altri personaggi secondari.
Anche se non sarà il mio film Disney preferito, a scriverne mi è venuta voglia di rivederlo.
Titolo originale Zootopia
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 2016
Durata 108 min
Genere animazione
Regia Byron Howard, Rich Moore
Soggetto Jared Bush
Produttore Clark Spencer
Produttore esecutivo John Lasseter
Casa di produzione Walt Disney Animation Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Musiche Michael Giacchino
Doppiatori originali
Ginnifer Goodwin: Judy Hopps
Jason Bateman: Nick Wilde
Idris Elba: Direttore Bogo
Jenny Slate: Bellwether
Octavia Spencer: Signora Otterton
J.K. Simmons: Sindaco Leodore Lionheart
Tommy Chong: Yax
Nate Torrence: Benjamin Clawhauser
Shakira: Gazelle
Alan Tudyk: Duke Donnolesi
Raymond Persi: Flash
Tommy Lister: Finnick
Bonnie Hunt: Bonnie Hopps
Don Lake: Stu Hopps
John DiMaggio: Jerry Jumbeaux Jr.
Maurice LaMarche: Mr. Big
Leah Latham: Fru Fru
Mark Rhino Smith: McHorn
Peter Mansbridge: Peter Moosebridge
Jesse Corti: Manchas
Doppiatori italiani
Ilaria Latini: Judy Hopps
Luna Iansante: Judy Hopps (da piccola)
Alessandro Quarta: Nick Wilde
Emanuele Suarez: Nick Wilde (da piccolo)
Roberto Fidecaro: Direttore Bogo
Maria Letizia Scifoni: Bellwether
Alessandra Korompay: Signora Otterton
Massimo Lopez: Sindaco Leodore Lionheart
Paolo Ruffini: Yax
Gabriele Patriarca: Benjamin Clawhauser
Ilaria Stagni: Gazelle
Franca D'Amato: Dottoressa Madge Honey Badger
Frank Matano: Duke Donnolesi
Nicola Savino: Flash
Diego Abatantuono: Finnick
Roberta Greganti: Bonnie Hopps
Vittorio Guerrieri: Stu Hopps
Franco Zucca: Jerry Jumbeaux Jr.
Leo Gullotta: Mr. Big
Teresa Mannino: Fru Fru
Edoardo Stoppacciaro: Gideon Gray
Federico Bebi: Gideon Gray (da piccolo)
Luca Revelli: McHorn
Matteo Martinez: Peter Moosebridge
Paolo Marchese: Manchas
Stefano Alessandroni: Doug
Alessandro Ballico: Buck Oryx-Antlerson
Raffaele Palmieri: Pronk Oryx-Antlerson
Solo che... solo che da qualche settimana, in città, accade un fatto strano. Alcuni predatori ritornano ad essere tali. Regrediscono alla loro forma primitiva, da bipedi tornano ad essere quadrupedi, ed aggrediscono chiunque.
Sarà Judy, per puro caso, appena arrivata al distretto di polizia a trovare la pista giusta sulla quale indagare.
Non lo farà da sola, anche se il suo capitano sembra fare di tutto per metterla in una angolo, ma sarà aiutata da un'astuta volpe truffatrice di nome Nick.
Il nuovo film Disney, nei cinema in questi giorni, il primo del 2016, il secondo sarà Moana (mi rifiuto di chiamarlo Oceania, solo per colpa di una cricca di bacchettoni) tra qualche mese, riporta la casa dello zio Walt a mettere al centro di un suo film animali antropomorfi, come non accadeva da molti anni (l'unico memorabile resta sempre Robin Hood). Non solo, la pellicola si presta a molteplici chiavi di lettura.
L'impianto generale della trama è quello di un classico giallo, venato di una spruzzata di noir. Un'indagine che, come sempre, coinvolge la protagonista ed un improbabile alleato; parte da un dettaglio insignificante per, poi, innestarsi nel meccanismo del "caso dell'anno".
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| Avventura. |
I livelli di lettura, come dicevamo sono molteplici. Il più evidente è il contrasto tra prede e predatori. Certo la preda è cacciata, il predatore caccia. Ma chi è veramente il predatore? Se vogliamo fare un piccolo salto dall'immaginazione alla realtà che ci circonda ecco che possiamo attualizzare ciò che scorre sullo schermo. Noi, qualunque sia il significato soggettivo di questo noi, siamo le prede e l'altro, il diverso, l'estraneo, il migrante, lo straniero sono i predatori. Loro mettono in discussione il nostro status quo, entrano nelle nostre vite e le rendono diverse. Qualcuno vuole farci credere che sono pericolosi e ci riesce. Nel film si parte con quattordici casi di predatori tornati aggressivi, in una megalopoli abitata da milioni di animali e divisa in quattro zone atmosferiche, simili ai climi terrestri nei quali prosperano le diverse specie animali. Questi quattordici casi diventano lo spauracchio per impaurire tutte le prede, che si sentono minacciate. Iniziano i dissapori tra le specie, la paura serpeggia ed è un attimo che accada tutto il resto: non ci ricorda qualcosa?
Un altro livello è quello dell'amicizia e della fiducia. Il film sottolinea come nella nostra società si sia persa la fiducia nel prossimo. Ci mostra un'utopia dove tutti credono negli altri, anche se c'è chi ruba e truffa, e come potrebbe essere migliore una vita nella quale affidarsi, credendo in loro, agli amici ed ai i conoscenti.
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| Zootropolis, dove i sogni si realizzano. |
Il dettaglio non si ferma lì. Provate a fare caso al telefonino più diffuso a Zootropolis. Date un'occhiata alle app ed a tanti altri piccoli dettagli disseminati lungo tutta la vicenda, vi divertirete.
I personaggi. I protagonisti hanno il loro peso specifico: sono simpatici, animati egregiamente (gli occhi di Judy) ed attirano la simpatia dei più piccoli. Per i più grandi c'è da guardare più intorno per trovare altri motivi d'interesse. Più che in tanti altri film, d'animazione o dal vivo, qui, sono ben caratterizzati i personaggi secondari. Flash, il sindaco, Yaz, il Padrino e tanti alti, oltre che ad essere stati affidati a voci note (sia in italiano che in originale) si sono visti ritagliare su misura un parte specifica. Come dare torto agli sceneggiatori se hanno deciso di affidare tutti gli uffici della burocrazia ai bradipi: sono sincere risate (sia di divertimento che amare) in ogni scena in cui appaiono.
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| Pubblica amministrazione |
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| Animali nudi, che scandalo! |
La scelta del direttore del doppiaggio di affidare i protagonisti ad Ilaria Latini ed Alessandro Quarta è stata saggia. Non si è fatto prendere a fregola degli attori "doppiatori per caso", come spesso accade ed ha fatto bene. Altra scelta saggia è stata quella di selezionare personaggi famosi (o noti) per i personaggi secondari. Troviamo, infatti, Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino e, il mio preferito, Franco Zucca (a voi scoprire le loro controparti animali). Ma il suo lavoro non è finito qui. Il quadro si completa con la scelta di Ilaria Stagni, Alessandra Korompany ed ai loro colleghi che prestano la loro voce ad altri personaggi secondari.
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| Cross Brand Contamination. |
Titolo originale Zootopia
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 2016
Durata 108 min
Genere animazione
Regia Byron Howard, Rich Moore
Soggetto Jared Bush
Produttore Clark Spencer
Produttore esecutivo John Lasseter
Casa di produzione Walt Disney Animation Studios
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures
Musiche Michael Giacchino
Doppiatori originali
Ginnifer Goodwin: Judy Hopps
Jason Bateman: Nick Wilde
Idris Elba: Direttore Bogo
Jenny Slate: Bellwether
Octavia Spencer: Signora Otterton
J.K. Simmons: Sindaco Leodore Lionheart
Tommy Chong: Yax
Nate Torrence: Benjamin Clawhauser
Shakira: Gazelle
Alan Tudyk: Duke Donnolesi
Raymond Persi: Flash
Tommy Lister: Finnick
Bonnie Hunt: Bonnie Hopps
Don Lake: Stu Hopps
John DiMaggio: Jerry Jumbeaux Jr.
Maurice LaMarche: Mr. Big
Leah Latham: Fru Fru
Mark Rhino Smith: McHorn
Peter Mansbridge: Peter Moosebridge
Jesse Corti: Manchas
Doppiatori italiani
Ilaria Latini: Judy Hopps
Luna Iansante: Judy Hopps (da piccola)
Alessandro Quarta: Nick Wilde
Emanuele Suarez: Nick Wilde (da piccolo)
Roberto Fidecaro: Direttore Bogo
Maria Letizia Scifoni: Bellwether
Alessandra Korompay: Signora Otterton
Massimo Lopez: Sindaco Leodore Lionheart
Paolo Ruffini: Yax
Gabriele Patriarca: Benjamin Clawhauser
Ilaria Stagni: Gazelle
Franca D'Amato: Dottoressa Madge Honey Badger
Frank Matano: Duke Donnolesi
Nicola Savino: Flash
Diego Abatantuono: Finnick
Roberta Greganti: Bonnie Hopps
Vittorio Guerrieri: Stu Hopps
Franco Zucca: Jerry Jumbeaux Jr.
Leo Gullotta: Mr. Big
Teresa Mannino: Fru Fru
Edoardo Stoppacciaro: Gideon Gray
Federico Bebi: Gideon Gray (da piccolo)
Luca Revelli: McHorn
Matteo Martinez: Peter Moosebridge
Paolo Marchese: Manchas
Stefano Alessandroni: Doug
Alessandro Ballico: Buck Oryx-Antlerson
Raffaele Palmieri: Pronk Oryx-Antlerson
Etichette:
Disney,
John Lassiter,
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Zootropolis
giovedì 28 gennaio 2016
Pk - Gli argini del tempo
PK GLI ARGINI DEL TEMPO
TOPOLINO LIMITED DE LUXE EDITION
20,5x31,5, C., 144 pp., col.
PANINI DISNEY
Disponibile dal 08/10/2015
prezzo: € 14.90
Come nel 2014 anche l'estate del 2015 è stata segnata dal ritorno in edicola dell'eroe per eccellenza degli anni'90 del secolo scorso: PK.
Come nel 2014, però, questo fumetto, originariamente pubblicato sulle pagine di Topolino, ha avuto la sua giusta edizione, per Panini Comics, cartonata, a colori, di grandi dimensioni, per valorizzare le vignette di Claudio Sciarrone, solo in ottobre. Un volume di stazza decisamente impegnativa e tecnicamente di buona fattura. La scelta di lasciare margini bianchi sopra e sotto le tavole ha portato ad avere un maggiore spazio per la stampa ed ha permesso agli autori di espandersi oltre il canone. Immagino come debbano essere state piccole e sacrificate certe scene sul settimanale da edicola, per fortuna, qui, hanno avuto la possibilità di esprimersi in tutto il loro Potere e Potenza.
La storia.
Lyla Lay giornalista di Channel 00 è tornata in città. Solo lei conosce l'identità segreta di Pk, come solo lui conosce il suo segreto. L'avvenente papera non è un essere in carne ed ossa, ma un androide al servizio della Tempolizia (corpo di vigilanza adibito a proteggere il corretto scorrere del tempo). Lyla è tornata perché qualcosa è successo al futuro. In un momento imprecisato il tempo romperà i suoi argini e potranno coesistere infiniti futuri contemporaneamente.
Compito di Pk e di Lyla sarà quello di scoprire quando e cosa ha causato l'anomalia. Sulla loro strada si presenterà l'enigmatica figura del Razziatore. Sarà suo la colpa di quanto succederà? Sarà un alleato prezioso? Solo il tempo potrà dirlo.
Max Monteduro. Ritorna a colorare anche questi quattro nuovi episodi del papero mascherato e le sue soluzioni sono veramente interessanti. E' ammirevole l'abilità con la quale riesce ad aggiungere significati alla sceneggiatura ed alle tavole disegnate con i suoi colori, ombre e luci. E' merito anche suo se l'alter ego di Paperino riesce ad attirare nuovi lettori ed a riacciuffare i vecchi, che mai più pensavano ad un suo ritorno.
Alessandro Sisti. Nota dolente. Subito, però, voglio sottolineare la sua grande fantasia scientifica, la ricchezza dello spunto che ha saputo cogliere ed agli interessanti sviluppi nei quali ha saputo precipitare i personaggi tra le sue mani. Da qui, però, parte il mio disagio. Non critico la scelta di pubblicare su Topolino una storia dalle tematiche così complesse come i viaggi spazio tempo, la teoria della relatività, i rilievi della gravità (nel senso di forza), perché sono convinto che è un bene aprire le menti curiose dei lettori. Quello che mi ha spiazzato è stata la contorsione di alcuni discorsi. Capisco che un fumetto si possa leggere e rileggere più volte per cercare di capire meglio alcuni punti oscuri, ma alcune spiegazioni mi sono parse eccessivamente complicate per il tipo di fumetto che avevo per le mani. In certi passaggi Lyla, androide colto e quindi professoressa di turno, risultava noiosa e saccente, quasi fastidiosa nei confronti di un Pk, perfino, eccessivamente ignorante.
Altra nota stonata è la figura del Razziatore. Sebbene sia un cattivo sui generi, alcune sue scelte "buone" sono decisamente incomprensibili, allo stato attuale delle storie raccontate. Possibile che la scelta finale sia dettata solo da quel motivo? E' credibile nella realtà che un tale avvenimento possa succedere?
Deludente, a ben vedere, anche la scelta per la quale ha optato Scisti su come sopperire alla mancanza di tecnologia avanzata nelle mani dell'eroe. L'anno scorso i, coraggiosi, lettori di Topolino avevano votato per la distruzione totale della Ducklair Tower e, quindi, dell'arsenale e delle risorse strategiche dell'eroe di Paperopoli.
Quest'anno, lui, sfruttando i poteri di Lyla ha annullato tutto questo ed ha tirato fuori dai guai il papero mascherato. Peccato. Forse eccessivamente concentrato sugli argini del tempo non ha avuto modo di esplorare una soluzione alternativa più originale.
La scelta di Artibani del 2014 di non menzionare Lyla è stata decisamente sensata. Ha dato la possibilità a Sisti di lavorare al meglio sulla sua papera, di presentarla con i tempi e lo spazio che richiedeva, senza buttarla lì per compiacere i lettori.
Purtroppo la sceneggiatura di Sisti, forte sotto il profilo tecnico/scientifico/fantascienzo, si è rivelata debole sotto il profilo umano (anche la scelta di non mettere a conoscenza dei nuovi lettori dei nomi della banda di cattivi mi è sembrato una distrazione eccessiva). Se disegni e colori mi hanno confortato dall'inizio, devo ammettere che mi è mancata la penna di Artibani.
Le, sempre troppo poche, pagine di approfondimenti e curiosità in coda al volume sono state molto apprezzate e, devo dire, che leggere le spiegazioni di Sisti è stato chiarificatore su certi dubbi rimasti a conclusione dell'avventura.
Un volume che passa la sufficienza, sia come realizzazione tecnica che come rapporto qualità/prezzo, ma che risente di una sceneggiatura, a tratti, per me, sofferente per la poca cura riservata ai personaggi ed a quella eccessiva rivolta ad i tecnicismi.
Bisogna avere il coraggio di staccarsi, ora che tutte le pedine sono tornate in gioco, dai vecchi personaggi e dagli schemi classici per tentare la strada della novità. Non dico di prendere esempio da Moffat e dalle sue nuove incarnazione del Doctor Who, ma sarebbe un bel punto di partenza.
Comunque sia da leggere che si sia o meno appassionati storici di Pk.
Ultima nota: la tanto strombazzata prefazione di Zerocalcare. Ma stiamo scherzando? Una facciata con un autoritratto di lui da grande e da piccolo, al telefono con la madre per dirle di comprare Pk. Ma per favore! Se non la mettevate facevate più bella figura. Peccato.
TOPOLINO LIMITED DE LUXE EDITION
20,5x31,5, C., 144 pp., col.
PANINI DISNEY
Disponibile dal 08/10/2015
prezzo: € 14.90
Come nel 2014 anche l'estate del 2015 è stata segnata dal ritorno in edicola dell'eroe per eccellenza degli anni'90 del secolo scorso: PK.
Come nel 2014, però, questo fumetto, originariamente pubblicato sulle pagine di Topolino, ha avuto la sua giusta edizione, per Panini Comics, cartonata, a colori, di grandi dimensioni, per valorizzare le vignette di Claudio Sciarrone, solo in ottobre. Un volume di stazza decisamente impegnativa e tecnicamente di buona fattura. La scelta di lasciare margini bianchi sopra e sotto le tavole ha portato ad avere un maggiore spazio per la stampa ed ha permesso agli autori di espandersi oltre il canone. Immagino come debbano essere state piccole e sacrificate certe scene sul settimanale da edicola, per fortuna, qui, hanno avuto la possibilità di esprimersi in tutto il loro Potere e Potenza.
La storia.
Lyla Lay giornalista di Channel 00 è tornata in città. Solo lei conosce l'identità segreta di Pk, come solo lui conosce il suo segreto. L'avvenente papera non è un essere in carne ed ossa, ma un androide al servizio della Tempolizia (corpo di vigilanza adibito a proteggere il corretto scorrere del tempo). Lyla è tornata perché qualcosa è successo al futuro. In un momento imprecisato il tempo romperà i suoi argini e potranno coesistere infiniti futuri contemporaneamente.
Compito di Pk e di Lyla sarà quello di scoprire quando e cosa ha causato l'anomalia. Sulla loro strada si presenterà l'enigmatica figura del Razziatore. Sarà suo la colpa di quanto succederà? Sarà un alleato prezioso? Solo il tempo potrà dirlo.
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| Prima pagina |
Considerazioni.
Claudio Sciarrone. Nei venti anni trascorsi tra la scomparsa ed il ritorno di Pk nelle edicole non è stato con le mani in mano. Se il passato lo vedeva esercitare la sua arte con matite, chine, pennelli su fogli di carta, il presente lo vede disegnare il fumetto interamente in digitale. Ciò che ne esce è un'opera di grande valore artistico e sentimentale. Curata in tutti i dettagli, duttile nei momenti critici e decisamente convincente.
Tra i personaggi, l'introduzione di Lyla, sua creatura dei bei tempi, sortisce da sexy e deciso catalizzatore d'attenzione. Sono passati anni dall'ultima volta che l'androide è stato sotto i nostri occhi, ma i miglioramenti hardware sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante stia raffigurando una papera robot riesce ad inserire inquadrature fan service di pregevole fattura.
Claudio Sciarrone. Nei venti anni trascorsi tra la scomparsa ed il ritorno di Pk nelle edicole non è stato con le mani in mano. Se il passato lo vedeva esercitare la sua arte con matite, chine, pennelli su fogli di carta, il presente lo vede disegnare il fumetto interamente in digitale. Ciò che ne esce è un'opera di grande valore artistico e sentimentale. Curata in tutti i dettagli, duttile nei momenti critici e decisamente convincente.
Tra i personaggi, l'introduzione di Lyla, sua creatura dei bei tempi, sortisce da sexy e deciso catalizzatore d'attenzione. Sono passati anni dall'ultima volta che l'androide è stato sotto i nostri occhi, ma i miglioramenti hardware sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante stia raffigurando una papera robot riesce ad inserire inquadrature fan service di pregevole fattura.
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| Ritorna Lyla |
Alessandro Sisti. Nota dolente. Subito, però, voglio sottolineare la sua grande fantasia scientifica, la ricchezza dello spunto che ha saputo cogliere ed agli interessanti sviluppi nei quali ha saputo precipitare i personaggi tra le sue mani. Da qui, però, parte il mio disagio. Non critico la scelta di pubblicare su Topolino una storia dalle tematiche così complesse come i viaggi spazio tempo, la teoria della relatività, i rilievi della gravità (nel senso di forza), perché sono convinto che è un bene aprire le menti curiose dei lettori. Quello che mi ha spiazzato è stata la contorsione di alcuni discorsi. Capisco che un fumetto si possa leggere e rileggere più volte per cercare di capire meglio alcuni punti oscuri, ma alcune spiegazioni mi sono parse eccessivamente complicate per il tipo di fumetto che avevo per le mani. In certi passaggi Lyla, androide colto e quindi professoressa di turno, risultava noiosa e saccente, quasi fastidiosa nei confronti di un Pk, perfino, eccessivamente ignorante.
Altra nota stonata è la figura del Razziatore. Sebbene sia un cattivo sui generi, alcune sue scelte "buone" sono decisamente incomprensibili, allo stato attuale delle storie raccontate. Possibile che la scelta finale sia dettata solo da quel motivo? E' credibile nella realtà che un tale avvenimento possa succedere?
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| Omaggio di Sciarrone alla Wonder Woman censurata di Manara. |
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| Condivisibile? |
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| Il cast di protagonisti al completo |
Purtroppo la sceneggiatura di Sisti, forte sotto il profilo tecnico/scientifico/fantascienzo, si è rivelata debole sotto il profilo umano (anche la scelta di non mettere a conoscenza dei nuovi lettori dei nomi della banda di cattivi mi è sembrato una distrazione eccessiva). Se disegni e colori mi hanno confortato dall'inizio, devo ammettere che mi è mancata la penna di Artibani.
Le, sempre troppo poche, pagine di approfondimenti e curiosità in coda al volume sono state molto apprezzate e, devo dire, che leggere le spiegazioni di Sisti è stato chiarificatore su certi dubbi rimasti a conclusione dell'avventura.
Un volume che passa la sufficienza, sia come realizzazione tecnica che come rapporto qualità/prezzo, ma che risente di una sceneggiatura, a tratti, per me, sofferente per la poca cura riservata ai personaggi ed a quella eccessiva rivolta ad i tecnicismi.
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| Come non apprezzare anche la copertina componibile di Topolino. |
Comunque sia da leggere che si sia o meno appassionati storici di Pk.
Ultima nota: la tanto strombazzata prefazione di Zerocalcare. Ma stiamo scherzando? Una facciata con un autoritratto di lui da grande e da piccolo, al telefono con la madre per dirle di comprare Pk. Ma per favore! Se non la mettevate facevate più bella figura. Peccato.
mercoledì 16 dicembre 2015
Star Wars: Il Risveglio della Forza (senza spoiler)
Di Star Wars Episodio VII non si può parlare senza rischiare di incappare in qualche spoiler che guasti, leggermente, la visione a chi ancora (ancora!!!) non l'ha visto. Bisogna andarci con i piedi di piombo. Cerchiamo di farlo.
Iniziamo da dove c'è meno rischi di far danni: del comparto tecnico. Alle musiche John Williams. Per la prima volta si è avvicinato ad un film di Star Wars nell'era del digitale avanzato. Il suo lavoro non deve essere stato facile. Abituato a comporre le colonne sonore della saga a film completamente montato, qui si è trovato a lavorare su un film in divenire. La sua arte, comunque non ne ha risentito. Musiche d'atmosfera puntuali e precise, come da sempre, accompagnano la visione del film di J. J. Abrams. Forse meno epiche di una volta, ma sicuramente adatte ai contesti che si impegnano a sottolineare.
J. J. Abrams, appunto. Cosa ha combinato qui l'autore di Lost, il rinnovatore del mito di Star Trek? E' stato all'altezza della trilogia originale, perché con quella sarà il paragone non con i prequel di Lucas?
Senza svelare troppo, la storia raccontata da J. J. Abrams è un omaggio alla trilogia classica. Vi sono citazioni, visive e letterali, ovunque. Il deserto, il droide, il compattatore dei rifiuti, gli ologrammi, quella cosa là e come succede quella roba lì nel finale, quella cantina e tanti altri piccoli e grandi omaggi. Ed è un male? Secondo me no. L'operazione di presentazione di questa nuova trilogia al pubblico moderno doveva, per forza, passare da un film del genere. Non sarebbe stato salutare per la saga un inizio completamente slegato dal passato, la tecnica usata nei due film di Star Trek funziona ancora. Visivamente il lavoro del regista ha reso spettacolari le scene di volo, emozionante la prima sequenza del Millennium Falcon (non ve l'aspetterete così) ed i combattimenti tra i Tie (bellissimi) ed i nuovi X-Wing (molto classici, ma perché rovinare la perfezione?). Io non ho mai nascosto la mia passione per questo regista e non posso che essere soddisfatto del suo lavoro. Ah, vi chiederete dei flare... Sappiate che durante lo scorrere dei titoli, classico di Star Wars, non ve ne sono. Subito dopo sì. A parte gli scherzi, anche se è veramente presente, il tocco distintivo di J.J. è stato molto contenuto, più funzionale che estetico.
Lo script,, come accennato, è foriero di citazione e, forse, venti minuti troppo lungo. La narrazione, comunque sia, scorre snella ed avvincente, superando le difficoltà espressive di alcuni attori. Scorre, coinvolge e supera le piccole forzature con l'abilità di un saltatore di staccionate dall'olio preferito.
I personaggi.
J. J. Abrams, appunto. Cosa ha combinato qui l'autore di Lost, il rinnovatore del mito di Star Trek? E' stato all'altezza della trilogia originale, perché con quella sarà il paragone non con i prequel di Lucas?
Senza svelare troppo, la storia raccontata da J. J. Abrams è un omaggio alla trilogia classica. Vi sono citazioni, visive e letterali, ovunque. Il deserto, il droide, il compattatore dei rifiuti, gli ologrammi, quella cosa là e come succede quella roba lì nel finale, quella cantina e tanti altri piccoli e grandi omaggi. Ed è un male? Secondo me no. L'operazione di presentazione di questa nuova trilogia al pubblico moderno doveva, per forza, passare da un film del genere. Non sarebbe stato salutare per la saga un inizio completamente slegato dal passato, la tecnica usata nei due film di Star Trek funziona ancora. Visivamente il lavoro del regista ha reso spettacolari le scene di volo, emozionante la prima sequenza del Millennium Falcon (non ve l'aspetterete così) ed i combattimenti tra i Tie (bellissimi) ed i nuovi X-Wing (molto classici, ma perché rovinare la perfezione?). Io non ho mai nascosto la mia passione per questo regista e non posso che essere soddisfatto del suo lavoro. Ah, vi chiederete dei flare... Sappiate che durante lo scorrere dei titoli, classico di Star Wars, non ve ne sono. Subito dopo sì. A parte gli scherzi, anche se è veramente presente, il tocco distintivo di J.J. è stato molto contenuto, più funzionale che estetico.
Lo script,, come accennato, è foriero di citazione e, forse, venti minuti troppo lungo. La narrazione, comunque sia, scorre snella ed avvincente, superando le difficoltà espressive di alcuni attori. Scorre, coinvolge e supera le piccole forzature con l'abilità di un saltatore di staccionate dall'olio preferito.
I personaggi.
Han Solo è il carisma puro. Lui ed il suo amico peloso, appena appaiono sullo schermo, elevano il film di una spanna. Il mestiere di Ford e la presenza scenica di Chewbacca sono innegabili e l'importanza della presenza del vecchio cast in questo film è angolare.
Carrie Fisher torna a vestire i panni di Leia, quelli di Generale della Resistenza non quelli del bikini metallizzato. La sua è una prova coraggiosa perché sa benissimo che il tanto tempo passato potrebbe non essere stato tanto buono per lei quanto per Harrison Ford. L'assenza dagli schermi internazionali ha cristallizzato il ricordo di lei come schiava di Jabba ed è dura accettare la realtà: trenta anni son passati per tutti.
Luke? Non c'era nel promo volete che ve ne dica qualcosa io? Ma anche no, un po' di mistero va mantenuto.
Le nuove leve. Questo film è un primo passaggio di testimone. Troviamo Finn, Poe, Kylo Ren, Rey, il Generale Hux e Capitan Phasma.
Le nuove leve. Questo film è un primo passaggio di testimone. Troviamo Finn, Poe, Kylo Ren, Rey, il Generale Hux e Capitan Phasma.
Partiamo proprio da Phasma; grandi attese per questo personaggio. Però... Ne si può dire poco.
Il Generale Hux è un personaggetto interessante. Sottotraccia, ma arrivista. Da tenere d'occhio.
Kylo Ren. Diciamo che il film gira un po' intorno alla sua ricerca e presto i suoi tormenti diverranno importanti. Incrocia la strada di diversi protagonisti, ma quella di uno sopratutto. Carismatico con la maschera, con qualche complesso di inferiorità da abbattere. A me non dispiace.
Finn. E' quello che sembra. Sempliciotto alle prese con una vita che non aveva programmato. Potrebbe dare di più divenendo più espressivo,
Poe. L'Han Solo della nuova generazione. Simpatico e sbruffone, è interpretato dall'attore giusto.
Rey. Si suppone abbia un retaggio importante, ma è tutto da dimostrare. Intelligente e svelta è interpretata da una brava attrice. L'essere così giovane potrebbe indicare che la sua presenza sia prevista per molti film.
Importante la presenza di BB-8, uno dei personaggi più riusciti. La sua caratterizzazione attraverso i suoni e le movenze del testone sul corpo sferico lo rendono un membro del cast a a tutti gli effetti. Il vantaggio maggiore è che una attore a tutti gli effetti, non generato in computer grafica, ma solido ed interattivo. Grande sforzo tecnologico per la sua realizzazione, anche se la sua difficoltà a scendere le scale rimane evidente.
Poi ci sono i camei di attori più o meno importanti che sta a voi scoprire.
Grazie a BB-8 si apre il discorso sugli effetti speciali, che non possono essere altro che strepitosi. Quello che più meraviglia è che lo sforzo di J.J. nel voler utilizzare molti oggetti di scena reali e non in computer grafica è come questa scelta permetta di rendere tutto più reale. Gli spettatori che erano andati oltre la meraviglia delle capacità tecniche utilizzate nei prequel avevano notato l'eccessiva finzione che circondava gli attori. Qui si nota l'inverso. Gli ambienti sono reali, il Falcon è percorribile e stupendo, l'integrazione tra props e cgi è realizzata con garbo e maestria. Un pizzico in più di magia che non guasta, anche nella realizzazione degli alieni. Le creature non umane sono spesso interpretate da attori veri e solo ritoccate con la computer grafica, meno del passato sono quelli realizzati in post produzione.
Il 3D. Il film non è nativo 3D, ma è stato convertito, per mezzo di algoritmi matematici, alla sua conclusione. Lavoro complesso, ma che mina la credibilità di questo prodotto. Soffre meno di tanti altri dell'effetto "bassa luminosità", ma non ne è immune. Spesso qualche dettaglio si perde e le scene in eccessiva velocità risultano confuse. Il meglio di sè lo da durante il combattimento del Falcon, quello iniziale, e nella discesa di Rey nelle viscere dell'Incrociatore Imperiale abbattuto (si vede nel trailer non è spoiler). Tutto sommato accettabile, per qualcuno a cui il 3D notoriamente non piace.
I costumi sono qualcosa di nuovo molto legato al passato. Le armature degli Storm hanno linee più morbide, ma ricordano molto quelle della trilogia classica (devono aver migliorato la visione dal casco visto che sparano dritto). Kylo Ren non è affatto male, ma è meglio quando ha il cappuccio su che giù (le donne dicono che è meglio anche quando ha il casco su, ma queste sono maldicenze). Phasma, capirete voi perchè non ne posso parlare troppo in questa sede.
Chi veramente spacca, come carisma, nella azioni e come immagine sono i piloti. I piloti Tie hanno un look veramente piacevole, evoluzione dei classici, e quelli di X-Wing rimangono iconici come nel passato, pilotando in modo spettacolare.
Ci sono poi delle new entry come i Tropper dotati di lanciafiamme, mitragliatore pesante e quella mazza per combattere contro le spade laser, di cui non ricordo il nome, che sono qualcosa di strepitoso. C'è poi la balestra di Chewbacca che, dopo anni, trova il sue perché ed è strepitosa!
Effetto Disney.
Non possiamo dimenticarci che questo è il primo prodotto dell'acquisizione di Lucasfilm da Disney. Star Wars ha subito un contraccolpo? In verità era già stato Lucas a portare la sua creatura sulla strada del buonismo, Disney ha spianato un po' il sentiero. I morti ammazzati ci sono, le stragi ci sono, le navi esplodono, come sempre, ma qualcosa è cambiato, rispetto alla trilogia classica, nei rapporti tra i personaggi, nella cattiveria insita. Qualcuno ha paura che questa western soap opera sulla famiglia Skywalker si trasformi nel classico Cenerentola, in cui un signor nessuno riscopre quanto è speciale e cambia il mondo. Secondo me è difficile che accada, grazie alle solide basi piantate nel lontano passato da Giorgione.
In conclusione Il risveglio della Forza fa ciò che promette: risveglia la Forza e la passione negli spettatori. Oltre a questo cerca di catturare coloro che nati alla fine degli anni '90 del secolo scorso non hanno mai visto Star Wars, né in trilogia classica né nei prequel, e ce ne sono più di quanti pensiamo accanto a noi. Offre loro un viaggio spaziale di prima classe per accedere alla "galassia lontana lontana" nella quale tanti sogni sono stati riposti. Se il lavoro verrà compiuto con crisma e giusto carisma gli appassionati non potranno che crescere, sperando solo che i vecchi fan non vengano mandati in overdose dagli appuntamenti annuali che, ormai, sono destinati a succedersi.
Mancano solo due anni a Episodio VIII, ricordiamocelo, e l'anno prossimo avremo Rogue One.
Andate al cinema, divertitevi, sognate, lasciate a casa i pensieri e che la Forza sia con Voi.
Titolo originale
Star Wars: The Force Awakens
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 2015
Durata 135 min
Rapporto 2.35:1 e 1.44:1 (sequenze IMAX)
Genere soap opera western
Regia J. J. Abrams
Sceneggiatura Lawrence Kasdan, J. J. Abrams, Michael Arndt
Produttore Kathleen Kennedy, J. J. Abrams, Bryan Burk
Produttore esecutivo Tommy Harper, Jason D. McGatlin
Casa di produzione Lucasfilm, Bad Robot Productions
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
Fotografia Daniel Mindel
Montaggio Mary Jo Markey, Maryann Brandon
Effetti speciali Industrial Light & Magic, Base FX, Blind
Musiche John Williams
Scenografia Rick Carter, Darren Gilfort
Costumi Michael Kaplan
Trucco Amy Byrne
Interpreti e personaggi
Harrison Ford: Ian Solo
Mark Hamill: Luke Skywalker
Carrie Fisher: Leila Organa
Adam Driver: Kylo Ren
Daisy Ridley: Rey
John Boyega: Finn
Oscar Isaac: Poe Dameron
Lupita Nyong'o: Maz Kanata
Andy Serkis: Leader Supremo Snoke
Domhnall Gleeson: Generale Hux
Anthony Daniels: C-3PO
Alessandro De Medio: Chewbacca
Max von Sydow: Lor San Tekka
Doppiatori italiani
Michele Gammino: Ian Solo
Ottavia Piccolo: Leila Organa
David Chevalier: Kylo Ren
Benedetta Degli Innocenti: Rey
Luca Mannocci: Finn
Gabriele Sabatini: Poe Dameron
Chiara Gioncardi: Maz Kanata
Massimo Corvo: Leader Supremo Snoke
Simone D'Andrea: Generale Hux
Mino Caprio: C-3PO
Luciano De Ambrosis: Lor San Tekka
Luciano De Ambrosis: Lor San Tekka
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