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venerdì 7 agosto 2015

True Detective

Ieri.
Un detective trasferito dal Texas alla Luisiana.
Un caso in odore di santeria, di voodoo, di satanismo, in quella terra bigotta di famiglie importanti.
Bambini scomparsi di cui nessuno denuncia la scomparsa.
Un detective tutto d'un pezzo, ma che nasconde dei segreti.
Un'indagine che non deve essere portata a termine.
Oggi.
Gli stessi due detective invecchiati.
Un assassino apparentemente ancora in libertà.
Un'indagine da privati cittadini.
Qualcosa che non vorresti mai scoprire.

True Detective è stata la serie rivelazione del 2014, ancora una volta per HBO (la stessa di Trono di Spade). Ma com'è veramente?
Se ne parliamo a livello attoriale è decisamente eccezionale. Per la maggior parte delle otto ore si confrontano sullo schermo due ottimi attori cinematografici: Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Direi che entrambi non hanno bisogno di presentazioni e che sono entrambi giganteschi. Il primo ha avuto la fortuna di interpretare il più originale dei due e, forse, questo gli ha permesso di spiccare un po' di più sul suo collega. Collega che non ha, comunque, avuto la vita facile. Attorno a lui ruotano i problemi più umani: la moglie, le figlie, le amanti ed il peso di essere considerato quello affidabile. Su "Rust" grava la parte più spirituale ed allo stesso tempo concreta della vicenda. Il suo passato gli permette di mettere sullo stesso piano ogni indizio trovato e condurre naturalmente un'indagine che con la logica poliziesca si sarebbe arenata; come prova basta vedere come la condurrebbe il suo capitano.
Birra?
Accanto a loro dei coprotagonisti che definire così è riduttivo. Michelle Monaghan, pre Pixels ed Adam Sandler, riesce a reggere il confronto con i personaggi principali in modo eccellente. Anche lei subisce l'invecchiamento ed il ringiovanimento che la struttura narrativa richiede e lo giostra con grande abilità.
Che poi c'è anche Alexandra D'Addario, fa poco, ma lascia il segno.
Un fotogramma dopo e BOOOM!
Ottima scelta anche per le location. Oltre la magia delle paludi della Luisiana non si può far a meno di rimanere affascinati dalla location dell'ultima puntata e della passione e l'abilità di coloro che l'hanno arredata.
Sul piano narrativo. La ricchezza di dettagli, di trame volontariamente lasciate in sospeso (la scena delle bambole, i disegni della figlia di Marty e la sua progressiva virata verso un'adolescenza scapestrata, il passato di Rust che torna, le fughe sentimentali di Marty che gli cambieranno la vita, il presente dei due poliziotti di colore) donano alla serie nuove letture ogni volta che la si riguarda. Forse per questo la trama, il caso stesso, nella quale lavorano e vivono i due protagonisti è talmente banale e scontata che in un episodio di CSI avrebbero risolto il caso in massimo due puntate.

Nic Pizzolato ha avuto un'idea geniale: concentrare in otto ore, otto episodio, l'abilità interpretativa di grandi attori tanto da valorizzare un enigma mediocre. Non si può parlare di sceneggiatura mediocre e nemmeno di idea debole perché non è così. L'idea è eccezionale, la sceneggiatura curata e solo la soluzione del caso è così scontata che dopo due puntate sai già quale strada si dovrebbe battere per trovare il colpevole. Che poi il colpevole sia chi è, beh, è il meno. Tutto quello che conta è come lo spettatore ci è stato portato. In questo caso ci è stato condotto con un buon pathos ed una buona dose di emozioni.
Nota negativa personale? Troppa birra, alcool e sigarette. Forse, l'America di quegli anni era così.
Se la seconda stagione, con più attori famosi, dovesse essere stata scritta intorno ad un caso più complesso ed articolato potrebbe essere anche meglio di questa.

Titolo originale True Detective
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2014 – in produzione
Formato serie TV
Genere poliziesco, thriller
Stagioni 1
Episodi 8
Durata 60 min (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Risoluzione 1080i
Audio Dolby Digital 5.1
 
Crediti
Ideatore, Sceneggiatura Nic Pizzolatto

Regia  Cary Joji Fukunaga

Musiche T Bone Burnett
Scenografia Alex DiGerlando
Costumi Jenny Eagan (st. 1)
Produttore Carol Cuddy (st. 1)
Produttore esecutivo Nic Pizzolatto, Cary Joji Fukunaga, Scott Stephens, Matthew McConaughey, Woody Harrelson, Steve Golin, Richard Brown
Casa di produzione Anonymous Content, Parliament of Owls, Passenger, Neon Black, Lee Caplin / Picture Entertainment

Interpreti e personaggi
Matthew McConaughey: Rustin "Rust" Cohle
Woody Harrelson: Martin "Marty" Hart
Michelle Monaghan: Maggie Hart
Michael Potts: Maynard Gilbough
Tory Kittles: Thomas Papania

Doppiatori e personaggi
Adriano Giannini: Rustin "Rust" Cohle
Pino Insegno: Martin "Marty" Hart
Francesca Fiorentini: Maggie Hart
Massimo Bitossi: Maynard Gilbough
Davide Albano: Thomas Papania

Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 12 gennaio 2014 Al in corso
Rete televisiva HBO

Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 5 ottobre 2014 
Rete televisiva Cielo (ep. 1x01)
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 3 ottobre 2014 Al in corso
Rete televisiva Sky Atlantic

Prima stagione
2014 - Television Critics Association Awards Miglior attore drammatico a Matthew McConaughey
Miglior nuova serie televisiva
 
2014 - SXSW Film Festival Migliore sigla a Patric Clair (Audience Award)
Migliore sigla a Patric Clair (SXSW Film Design Award)
 
2014 - Premi Emmy Miglior regia per una serie televisiva drammatica a Cary Joji Fukunaga
Miglior casting per una serie drammatica a Alexa L. Fogel, Christine Kromer e Meagan Lewis
Miglior fotografia per una serie single-camera a Adam Arkapaw per l'episodio Capitolo quattro: Cani sciolti
Miglior design di una sigla a Patrick Clair, Raoul Marks e Jennifer Sofio Hall
Miglior trucco per una serie single-camera (non prostetico) a Felicity Bowring, Wendy Bell, Ann Pala, Kim Perrodin e Linda Dowds
  
2015 - Writers Guild of America Awards Miglior serie drammatica
Miglior nuova serie
 
2015 - Art Directors Guild Awards Migliori scenografie per una serie televisiva contemporanea a Alex DiGerlando
 
2015 - ACE Eddie Awards Miglior montaggio per una miniserie televisiva per una televisione non commerciale per Capitolo quattro: Cani sciolti a Affonso Gonçalves

lunedì 24 novembre 2014

Interstellar - Senza Spoiler

Senza  spolier. Lo giuro.
Anche perché ogni parola sbagliata detta sulla trama di questo film potrebbe mandare a monte la magia che genera. Sembra strano parlare di magia riferendosi ad un film di pura fantascienza, ma è così. La magia di Nolan. Devo ammettere che questo regista ha guadagnato la mia stima film dopo film. Partendo, per me, da Insomnia, passando per Memento fino a giungere alla trilogia di Batman ed all'onirico Incepition.
In questa pellicola, di quasi tre ore che non si sentono neanche a voler guardare l'orologio, l'atmosfera creata dai fratelli Nolan in fase di sceneggiatura e dal soggetto di Kip Thorne è un attore che si muove con gli altri sullo schermo.
La decadenza del nostro Pianeta, l'estinzione a cui è destinata l'umanità. Niente di tutto questo può essere accettato con rassegnazione. Lo spettatore viene messo in uno stato d'animo di profondo disagio. Quasi a volerlo mettere alla prova, a vedere come potrebbe reagire in un momento così drastico e definitivo.
La speranza, la famiglia e l'amore sono le tre basi su cui poggia l'impianto emotivo del film. Sono le molle che spingono i protagonisti nelle loro decisioni.
Altra componente solida, che era da tanto assente nel cinema di fantascienza degli ultimi decenni, è la scienza. Non si tratta di teorie messe lì a caso. Si parla con proprietà di relatività, warmhole e tanto altro: se ne sentiva la mancanza. Certo sono tutte tematiche che possono annoiare il grande pubblico, ma per chi vuole vedere un film in cui non tutto deve essere spiegato per forza fin nelle virgole, questo è ottimo. Rimettere in moto il cervello per capire: ogni tanto ci vuole.
C'è chi l'ha paragonato a 2001: Odissea nello spazio. A volerlo fare si può. Ma non bastano lo spazio stellato, una stazione orbitante e dei robot con personalità ad accomunare i due film. Secondo me, Nolan ci ha giocato su questo possibile paragone, ma non è lì che voleva arrivare. Il regista ha creato un suo modo di vedere e proporre la scienza. Pur essendo il primo film un capolavoro indiscusso e questo una pellicola in fase di valutazione, fresca di stampa, credo che Interstellar troverà la collocazione indipendente dal capolavoro di Kubrick nei cuori degli spettatori.
Le musiche scelte per accompagnare le varie fasi della pellicola calzano a pennello e suscitano loro stesse emozioni. Hans Zimmer d'altronde ha grande esperienza ed ha incrociato più volte il percorso artistico di Nolan nell'ultimo decennio (tipo almeno gli ultimi cinque suoi film li ha musicati lui).
Gli effetti speciali hanno qualcosa di grandioso. Ad occhio la maggior parte sono stati realizzati alla vecchia maniera, modellini e quant'altro, e l'inevitabile parte di computer grafica è opportuna e di altissimo livello.
Difetti? Beh, la scena d'azione a quasi un'ora dalla fine è un tipica americanata, un cowboy in un rodeo spaziale, ma ci voleva. Una grande scarica d'adrenalina.
Gli attori. Oltre al vecchio socio Michael Caine, sempre carismatico e misterioso, Nolan chiama di nuovo con sé Anne Hathaway, gran begli occhi non c'è che dire, ed il sempre più sorprendente Matthew McConaughey, che dopo l'Oscar sembra essere rinato. Anche il cast di contorno, i caratteristi, è di alto livello; basti pensare che per una parte da non protagonista è stato chiamato anche Matt Damon.

E' un film da vedere?
Assolutamente.
Dove?
Al cinema, possibilmente su uno schermo IMAX. A casa sarà sempre bello, sopratutto con un impianto sonoro appropriato, ma perderà molto.
Da soli?
No. Decisamente non è il caso di fare come ho fatto io ed andare a vederlo da soli. Si ha bisogno di qualcuno accanto, un amico, qualcuno a cui si vuole bene, per avere un appiglio che ci supporti. Il film è molto forte e coplisce nel profondo. Se avete qualcuno accanto per farvi supportare o da tenere per mano tanto meglio.

Titolo originale Interstellar 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Regno Unito 
Anno 2014 
Durata 169 min 
Colore colore 
Audio sonoro 
Rapporto 2,35:1 e 1,44:1 (sequenze IMAX) 
Genere fantascienza

Regia Christopher Nolan 

Soggetto Kip Thorne 
Sceneggiatura Christopher Nolan, Jonathan Nolan 
Produttore Christopher Nolan, Emma Thomas, Lynda Obst 
Produttore esecutivo Jordan Goldberg, Jake Myers, Kip Thorne 
Casa di produzione Syncopy Films, Warner Bros., Paramount Pictures, Legendary Pictures, Lynda Obst Productions 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. 
Fotografia Hoyte Van Hoytema 
Montaggio Lee Smith 
Effetti speciali Michael Clarke, Neil Garland, Robert L. Slater 
Musiche Hans Zimmer 
Scenografia Nathan Crowley 
Costumi Mary Zophres 

Interpreti e personaggi 
Matthew McConaughey: Cooper
Anne Hathaway: Amelia Brand
Jessica Chastain: Murphy "Murph"
Michael Caine: Professor Brand
John Lithgow: Donald
Casey Affleck: Tom
Matt Damon: Dr. Mann
Topher Grace: Getty
Wes Bentley: Doyle
David Gyasi: Romilly
Ellen Burstyn: Murphy "Murph" anziana
Mackenzie Foy: Murphy "Marph" bambina
Timothée Chalamet: Tom da giovane
Leah Cairns: Lois
William Devane: Membro del consiglio NASA
Jeff Hephner: dottore
Elyes Gabel: scienziato
David Oyelowo: preside
Collette Wolfe: Miss Kelly
 
Doppiatori originali 
Bill Irwin: TARS
Josh Stewart: CASE
 
Doppiatori italiani 
Francesco Prando: Cooper
Domitilla D'Amico: Amelia Brand
Chiara Colizzi: Murphy
Dario Penne: Professor Brand
Giorgio Lopez: Donald
Massimiliano Alto: Tom
Riccardo Rossi: Dr. Mann
Fabrizio Manfredi: Getty
Giorgio Borghetti: Doyle
Melina Martello: Murphy anziana
Emanuela Ionica: Murphy bambina
Francesca Manicone: Miss Kelly
Roberto Draghetti: preside
Michele Gammino: Membro del consiglio NASA
Andrea Di Maggio: Tom bambino
Gianfranco Miranda: dottore
Alessandra Cassioli: Lois
Alberto Angrisano: Romilly
Marco Vivio: scienziato
Alessandro Quarta: TARS
Marco Mete: CASE

giovedì 27 marzo 2014

Dallas Buyers Club

Sono gli anni '80 del secolo scorso. Il virus dell'HIV è in piena diffusione ed i metodi per difendersi non sono ancora noti a tutti. I malati di AIDS non fanno che aumentare e di medicine neanche l'ombra all'orizzonte. Per l'americano medio le vittime della malattia sono froci e culattoni. Il Texas, terra di uomini veri e duri, è una di quelle nazioni in cui è inconcepibile che tali razze di persone esistano veramente. Quando, però, un texano, Ron Woodroof, cavalcatore di tori dall'intensa e sregolata vita sessuale, dedito al consumo di droghe, bevitore di alcoolici e super alcoolici, omofobo, cade vittima della malattia il suo stupore rasenta l'incredulità.
Trenta giorni di vita, tanto è quanto il dottore che lo ha in cura gli pronostica. Troppo pochi per entrare nella sperimentazione del controverso farmaco noto come AZT, che in passato era già stato rifiutato per una cura contro il cancro data la sua alto tossicità. La disperazione è tale del cercare il medicinale di contrabbando, assumerne dosi inadeguate e finire vittima d'intossicazione da AZT.
La sua salvezza è incontrare un medico clandestino che lo rimette in sesto con medicinali alternativi, composti naturali, tutto di contrabbando, niente approvato dalla FDA (l'organismo americano che si assicura che i farmaci non facciano male a chi li assume).
Da qui inizia la nuova vita di Woodroof. Una vita vissuta come se non ci fosse un domani, in viaggio per il mondo per procurarsi i medicinali da rivendere a checche e tossici, farci soldi e continuare all'infinito. La sua epopea, però, non può passare inosservata agli occhi dell'organismo sanitario statale. Inizia una guerra personale tra lui e loro.
Per qualche hanno Ron, in società con la checca tossica Rayon, riesce a sfuggire alle maglie della legge fondando, nelle stanze di un motel, il Dallas Buyers Club. Quattrocento dollari a settimana di iscrizione e medicinali in quantità a chi ne ha bisogno.

La storia è vera.
E' vera ed è solo un esempio di quello che succedeva nel mondo negli anni in cui l'AIDS mieteva vittime senza tregua ed infettava migliaia di persone ogni giorno. Oggi la sensibilità alle malattie sessualmente trasmissibili è diversa, molto più accentuata, ma l'AIDS ed il virus HIV non sono ancora sconfitti.
La vita di Woodroof è un esempio per tutti coloro che in quegli anni si sono trovati nella sua stessa situazione e che hanno lottato ogni giorno della loro vita per svegliarsi la mattina dopo.
Il film descrive uno spaccato americano, nello Stato più difficile della Confederazione, nel quale un eterosessuale malato viene abbandonato da tutti i suoi amici, machi, ed è costretto a vivere quelli che crede essere i suoi ultimi giorni da solo, in compagnia di una pistola.
Nella malattia trova una ragione di vita. Combattere o morire. Un insegnamento che deve colpire e convincere chi si butta via senza reagire.
I due protagonisti, che hanno fatto incetta di premi per le loro interpretazioni, hanno i visi e soprattutto i corpi ridotti a pelle ed ossa di  Matthew McConaughey e Jared Leto. Il secondo è bravissimo, una rivelazione, nei panni dell'omossessuale Rayon, che diventerà amico/socio del protagonista. Il primo stupisce. Abituati a vederlo nelle commediole insipide, circondato da belle donne in film che non rimangono, riesce a dare una svolta alla sua carriera meritandosi l'Oscar come Miglior Attore Protagonista. Un Oscar meritato e per nulla soffiato all'insipido Di Caprio di The Wolf of Wall Street, film che ha visto un cameo dello stesso McConaughey. Del cast, anche se con un ruolo marginale, fa parte l'incinta, di nuovo, Jennifer Garner, moglie del futuro Batman Ben Affleck.
La trama approfondisce diversi temi e tutti sono ben gestiti e bilanciati. Oltre la malattia e la sua diffusione, la parta da leone la fa la FDA, vero altro membro del cast. Si capisce come interessi più grandi della salute del cittadino abbiano mosso, e forse muovono ancora, le decisioni di questa grande organizzazione che detta regole in tutto il mondo. Il film lancia anche una domanda nascosta. L'AZT che aveva richiesto grossi investimenti da parte del suo produttore, non aveva portato i profitti sperati impiegato nella lotta contro il cancro. La sua tossicità elevata, infatti, ne aveva ridotto l'uso. Viene impiegato ora contro l'AIDS in dosi massicce (ad oggi piccole dosi di questo farmaco vengono date in supporto ad un piano di cure variegato), per i sostenitori del complotto può anche sembrare che la malattia stessa, il virus dell'HIV, siano stati sintetizzati in laboratorio per essere inoculati in esseri umani inconsapevoli al fine di vendere una cura remunerativa.

Dallas Buyers Club è un film drammatico. Una biografia di un uomo che, pur restando fermo sulle sue idee, rifiutandosi di rinunciare ai suoi vizi, ha lottato ogni giorno della sua vita per vedere una nuova alba.

Da vedere per capire.

Premi e riconoscimenti

2014 - Premio Oscar 
Miglior attore protagonista a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
Miglior trucco e acconciatura a Adruitha Lee e Robin Mathews
Nomination Miglior film
Nomination Miglior sceneggiatura originale a Craig Borten e Melisa Wallack
Nomination Miglior montaggio a Jean-Marc Vallée e Martin Pensa
2014 - Golden Globes 
Miglior attore in un film drammatico a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2014 - Screen Actors Guild Awards 
Miglior attore a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2014- Critics' Choice Movie Award 
Miglior attore a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2014 - Independent Spirit Awards 
Miglior attore protagonista a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2014 - Satellite Awards 
Miglior attore a Matthew McConaughey
Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2014 - AACTA Awards 
Nomination Miglior attore non protagonista a Jared Leto
2013 - Festival internazionale del film di Roma 
Miglior interpretazione maschile a Matthew McConaughey
Premio BNL del pubblico al miglior film
Nomination Marc'Aurelio d'oro a Jean-Marc Vallée
2013 - Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián 
Premio Sebastiane
2013 - Hollywood Film Award 
Miglior attore a Matthew McConaughey
Miglior attore all'avanguardia a Jared Leto
2013 - Mill Valley Film Festival 
Miglior attore a Jared Leto
2013 - Nevada Film Critics Society 
Miglior attore non protagonista a Jared Leto

Titolo originale Dallas Buyers Club 
Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2013 
Durata 117 min 
Genere drammatico 

Regia Jean-Marc Vallée 

Sceneggiatura Craig Borten, Melisa Wallack 
Produttore Robbie Brenner, Rachel Winter 
Distribuzione (Italia) Good Films 
Fotografia Yves Bélanger 
Montaggio Martin Pensa, Jean-Marc Vallée 
Musiche Danny Elfman 
Scenografia John Paino 

Interpreti e personaggi 
Matthew McConaughey: Ron Woodroof
Jennifer Garner: Dr. Eve Saks
Jared Leto: Rayon
Steve Zahn: Tucker
Dallas Roberts: David Wayne
Michael O'Neill: Richard Barkley
Denis O'Hare: Dr. Sevard
Griffin Dunne: Dr. Vass

Doppiatori italiani 
Francesco Prando: Ron Woodroof
Stella Musy: Dr. Eve Saks
Emiliano Coltorti: Rayon
Massimo Rossi: Tucker
Dario Penne: Richard Barkley
Franco Mannella: Dr. Sevard

lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014 - I premi

Ci siamo arrivati. Dopo i Razzie Awards ecco, finalmente, la consegna delle statuette più ambite del mondo del cinema: il vecchio (86 anni) zio Oscar.

Quest'anno c'era un motivo in più per seguire con interesse la serata della premiazione. Forte dei premi raccolti ai Goldne Globe ed ai Bafta, in Italia, l'aspettativa era grande per la candidatura de La Grande Bellezza come miglior film straniero. Contro la pellicola di Sorrentino, con protagonista Tony Servillo, c'erano altre ottime pellicole provenienti da ogni parte del mondo. Molto temuto era il belga Alabama Monroe - Una storia d'amore (The Broken Circle Breakdown) di Felix Van Groeningen, ma alla fine... Ebbene sì, sicuramente già lo saprete, l'italica pellicola ha portato a casa il premio. A quindi anni di distanza dalla camminata sulle sedie del Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, dall'urlo di Sofia Loren "Robertooooo!!!!", un altro regista italiano ha vinto l'Oscar. Congratulazioni.



Ma come è anfata per gli altri. Alfonso Cuaron si accapparrato la statuetta per la miglior regia ed una marea di premi tecnici, per un totale di 7 zii dorati. Fa specie che un film così silenzioso abbia ottenuto la vittoria nelle categorie Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro, sicuramente meritate ma fa sorridere.
Miglior film 12 anni schiavo, per il quale l'attrice kenyota Lupita Nyong'o ha vinto l'Oscar come Miglior attrice non protagonista, di Steve McQueen, tratto dalla biografia sulla vita vera e dolorosa di Salomon Northup. Produttore e protagonista del film: Brad Pitt, che è salito sul palco a ritirare la statuetta.
Miglior attore, dopo una vita di commediole ridicole ed un cameo ne Il lupo di Wall Street, a Matthew McConaughey. Chi l'avrebbe mai detto? Certo era che neanche quest'anno avrebbe vinto Leonardo Di Caprio, con l'interpretazione da protagonista, esaltata, ma molto al di sotto di altre sue ultime, proprio ne The Wolf of Wall Street.
Miglir Attrice Protagonista Cate Blanchett che porta un premio al film di Woody Allen Blue Jasmine, dopo tutte le strumentali polemice di Gennaio. Sconfitta ancora Amy Adams. L'attrice affonda con tutto il film American Hustle, film con molte candidature che non porta a casa alcun premio.
Curiosa la vittoria di Jared Leto. Miglior Attore Non Protagonista proprio in Dallas Buyers Club con Matthew McConaughey.
Miglior sceneggiatura non originale a John Ridley per 12 anni schiavo e Miglior sceneggiatura originale a Spike Jonze per Lei (film basato sulla voce di Scarlett Johansson) che batte sul filo di lana il bel lavoro di Woody Allen con Blue Jasmine.



Come, quasi, ogni anno (negli ultimi 12 anni se ne è accaparrati 8) la Disney si porta a casa il premio come Miglior Film d'Animazione. Quest'anno tocca a Frozen, che aveva ben deboli avversari se non Kaze Tachinu (Si alza il vento), intimo e, forse, ultimo film del grande Hayao Miyazaki.
Forzen porta a casa anche il premio per la Miglior Canzone Let it Go di Kristen Anderson Lope e Robert Lopez.

Dopo la disamina di quanto successo ecco la lista di tutti i premiati.

Miglior film
12 anni schiavo di Steve McQueen

Migliore regia 
Alfonso Cuarón per Gravity

Migliore attrice protagonista
Cate Blanchett per Blue Jasmine

Migliore attore protagonista
Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club

Migliore attrice non protagonista
Lupita Nyong'o (12 anni schiavo)

Migliore attore non protagonista
Jared Leto per Dallas Buyers Club

Migliore sceneggiatura non originale 
John Ridley (12 anni schiavo)

Migliore sceneggiatura originale
Spike Jonze per Her

Miglior fotografia
Emmanuel Lubezki per Gravity

Migliore scenografie
Catherine Martin e Beverly Dunn (Il Grande Gatsby)

Miglior film straniero
La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)

Miglior film d'animazione
Frozen - Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho

Migliori effetti speciali
Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould per Gravity

Migliore montaggio
Alfonso Cuarón e Mark Sanger per Gravity

Miglior sonoro
Glenn Freemantle per Gravity

Miglior montaggio sonoro
Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per Gravity

Miglior colonna sonora
Steven Price per Gravity

Miglior canzone originale
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go (Frozen - Il regno di ghiaccio)

Miglior trucco e acconciature
Adruitha Lee e Robin Mathews per Dallas Buyers Club

Migliori costumi
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby   

Miglior documentario
20 Feet from Stardom di Morgan Neville, Gil Friesen eCaitrin Rogers

Miglior corto documentario
The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed

Miglior cortometraggio
Helium di Anders Walter e Kim Magnusson

Miglior cortometraggio d'animazione
Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares 

Siete d'accordo con le scelte dell'Accademy? Io, quest'anno, con molte sì.