sabato 4 gennaio 2014

Hunger Games: La ragazza di fuoco

Katniss e Peeta ritornano a ca casa dopo aver vinto i settantaquattresimi Hunger Games. La loro permanenza nel 12° Distretto però sarà breve. Infatti è in programma il tuor dei vincitori presso gli altri distretti al fine di onorare i tributi che questi hanno donato e perso.  La tappa finale del tour sarà Capitol City, dove regna sovrano il Presidente Snow.
Katniss nota che qualcosa sta cambiano nei distretti. Le persone stanno prendendo coscienza che la loro situazione può migliorare e che l'opulenza di Capitol City è uno schiaffo alla loro miseria. Il simbolo di questa rivolta è proprio lei: il suo atto di coraggio alla fine dei passati Hugner Games è stata la scintilla che ha scatenato tutto.
Per prevenire qualsiasi rivolta Snow organizza un'edizione speciale dei giochi. La 75a edizione avrà come protagonisti i tributi sopravvissuti alle precedenti edizioni dei giochi. Lo scopo, più o meno dichiarato, è quello di eliminare Katniss e le sue idee di rivolta una volta per tutte. Ma anche un piano ben congegnato più fallire.

Tendezialmente inutile. Ecco come si può definire questo capitolo della saga degli Hunger Games. Avessero aggiunto venti minuti al film precedente ce la saremmo cavata con poco. Invece hanno imbastito dei finiti giochi, in cui i morti decedono per rogna, per disattenzione e per le minacce ambientali (questa una variante carina nella trama), ma di morti per mano umana ce ne sono ben pochi. I personaggi sono più o meno tutti senza spessore e senza mordente. Il cast, in compenso, si arricchisce attori noti. Oltre al vecchio Donald abbiamo: Stanley Tucci, Philip Seymour Hoffman, Elizabeth Banks come attori di primo piano e diversi altri caratteristi che ingrossano le file del cast.
Merita una nota a parte la protagonista, Jennifer Lawrence, fresca vincitrice del Premio Oscar come Miglior Attrice non Protagonista per Il Lato Positivo. Ecco non ho visto quel film, ma in questo è la versione 2.0 di Kristen Stewart. Sì, 2.0 perché ha circa mezza espressione in più della sua antesignana.
La regia di questo secondo capitolo è stata affidata a Francis Lawrence (una miriade di videoclip i con cantanti di primo piano e come film noti Constantine ed Io sono Leggenda). Esegue il suo compitino senza strafare, senza buttare idee nuove, senza realizzare scene memorabili. Ha un contratto fino alla fine della saga, speriamo inizi ad osare un po' di più.

Sinceramente una delusione. Speravo in un'evoluzione della trama più aggressiva ed intrigante, mentre non è accaduto praticamente nulla. Non preoccupiamoci, però, ci sono ancora due filma da girare. Fortunelli noi.


Titolo originaleThe Hunger Games: Catching Fire
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2013
Durata146 min
Colorecolore
AudioDolby Digital
Rapporto2,35:1
1,44:1 (sequenze IMAX)
Genereazione, avventura, fantascienza,drammatico
RegiaFrancis Lawrence
SoggettoSuzanne Collins (romanzo La ragazza di fuoco)
SceneggiaturaMichael Arndt, Simon Beaufoy
ProduttoreJon Kilik, Nina Jacobson
Produttore esecutivoSuzanne Collins, Louise Rosner,Alli Shearmur, Joseph Drake
Casa diproduzioneLions Gate Entertainment, Color Force
Distribuzione(Italia)Universal Pictures
FotografiaJo Willems
MontaggioAlan Edward Bell
Effetti specialiPete Kelley, Joe Love, Wes Mattox, Paul Sabourin, Richard Terry Tjelmeland, Scott Willis
MusicheJames Newton Howard
ScenografiaPhilip Messina
CostumiTrish Summerville
TruccoVe Neill
SfondiLarry Dias
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

venerdì 3 gennaio 2014

La vita di Adèle

Adèle ha 17 ed è già un futuro ben chiaro davanti a sé: diventare maestra, magari prima d'asilo e poi alle elementari. Quello che non ha ben chiaro è con chi vivere la sua vita. La sua prima esperienza con un ragazzo non l'ha colmata a pieno. Nei suoi sogni c'è sempre una ragazza dai capelli blu, vista ad un incrocio e mai più incontrata.
Quando riuscirà a ritrovarla, per lei diventerà la donna più importante della sua vita. Poserà per lei, che è pittrice, vi vivrà insieme e ne condividerà i momenti di gioia e sconforto. Nel frattempo tenderà anche a realizzare il suo sogno d'insegnamento.
Ma nella vita non tutto va come vorremmo ed anche le cose più belle e sicure nel nostro mondo possono venire a mancare.


Tre ore. Tanto dura questo film di Abdellatif Kechiche (forse conosciuto per Cous Cous) sulla vita della giovane Adèle. Il regista traspone sullo schermo, rivisitandolo senza remore, il romanzo a fumetti di Julie Maroh "Il blu è un colore caldo". La storia ruota attorno alle esperienze di vita di Adèle: le sue amicizie scolastiche, la sua famiglia, i suoi amori eterosessuali ed omosessuali, le sue aspirazioni, le persone che incrociano la sua vita. Essendo vita comune, anche se poi così comune non è, è normale assistere ad una serie di dialoghi scontati e ripetuti: sopratutto quando la protagonista entra in contatto con persone nuove che cercano di conoscerla e si fanno conoscere. Lo spettatore non mancherà di ritrovare dialoghi e situazioni già da lui vissute centinaia di volte.
Si assiste ad un alternarsi, per la protagonista, di situazioni familiari di tipo tradizionale all'inizio del film e meno nella seconda parte. Infatti, durante il periodo scolastico la sua famiglia risulta essere sempre molto presente. Appena finita la scuola ed acclarata la sua relazione con Emma, a casa di cui andrà a vivere, la sua famiglia scomparirà completamente. Anche nei momenti di crisi non se ne fa più accenno. Buco narrativa? Rinnegata perché lesbica? Quali sono le ragioni di questa assenza? Nelle tre ore di narrazione trenta secondi per spiegarlo non si sono trovare? 
Tanto si è parlato per le forti scene di sesso che sarebbero presenti in questo film. Ma cosa succede veramente? Le esperienze che Adèle vive, e che noi vediamo, sono molto limitate. La ragazza (ancora minorenne) ha un rapporto completo con un ragazzo suo coetaneo e poi con Emma. Lo spettatore assisterà a due rapporti tra Adèle e la sua futura compagna (che poi è un'unica scena spezzata e poi montata a minuti di distanza). Qualche scena di nudo ancora, ma niente di volgare. Certo per alcuni queste scene possono risultare al limite del porno, ma, nonostante il probabile imbarazzo delle attrici, sembrano essere girate con sincerità. Le attrici appunto. Entrambe circa trentenni, e sulle scene dagli inizi degli anni 2000, hanno ben interpretato i ruoli a loro assegnati e si sono superate per rendere un film che avrebbe potuto essere un misto di noia e nudo rendendolo interessante anche nelle parti di vita quotidiana. Se il film a riscosso successo è gran parte merito delle due professioniste: Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux. Oltre che fisicamente in forma ed interessante, ovviamente necessario, si sono rivelate, appunto, attrici di spessore. I co-protagonisti sono tutti mediamente bravi e molto "francesi". La colonna sonora non è niente di che, non vengono presentati brani, né cantati né sinfonici, che rimango in mente.
Tre ore.  
Alla fine cosa dire di questo film che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes? E' un film che nonostante la sua lunghezza si fa vedere. Certo, per accettarlo bisogna essere persone abbastanza aperte di mente e voler, almeno, valutare un modo diverso di vivere la vita rispetto ai canoni sociali comuni.

Premi e Nomination

2013 - European Film Awards
Nomination Miglior film
Nomination Miglior regista ad Abdellatif Kechiche
Palma d'oro a Abdellatif Kechiche, Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux
Premio FIPRESCI a Abdellatif Kechiche
Nomination Miglior film straniero (Francia)
Nomination Miglior attrice a Adèle Exarchopoulos
Nomination Miglior attrice non protagonista a Léa Seydoux
Nomination Miglior film straniero (Francia)
2014 - Sindacato Belga della Critica Cinematografica
Nomination Grand Prix

Titolo originaleLa Vie d'Adèle - Chapitres 1 & 2
Paese di produzioneFrancia, Belgio, Spagna
Anno2013
Durata179 min
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Generedrammatico
RegiaAbdellatif Kechiche
SoggettoJulie Maroh
SceneggiaturaAbdellatif Kechiche, Ghalia Lacroix
ProduttoreOlivier Thery Lapiney, Laurence Clerc
Produttore esecutivoAbdellatif Kechiche, Vincent Maraval, Brahim Chioua
Casa diproduzioneWild Bunch, Quat'sous Films, Alcatraz Films, Scope Pictures, Vertigo Films, France 2 Cinéma,RTBF
Distribuzione(Italia)Lucky Red Distribuzione
FotografiaSofian El Fani
MontaggioCamille Toubkis, Albertine Lastera, Jean-Marie Lengelle,Ghalya Lacroix, Sophie Brunet
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

giovedì 2 gennaio 2014

Capitan Harlock 3D (in 2D)

Un futuro lontano lontano... od un passato remoto.
Capitan Harlock, simbolo di libertà è la sua bandiera che sventola sull'albero maestro della sua nave spaziale. A bordo un equipaggio di pirati che lui stesso ha reclutato e salvato da una fine peggiore della morte e che ora gli sono fedeli come a  mai nessun altro prima. I suoi luogotenenti, Kai e Yattaran, mantengono i contatti tra l'equipaggio e dirigono in prima persona gli attacchi alle altre navi spaziali. Con loro Mime, l'ultima dei Nibelunghi, è l'unica a poter manovrare il motore a Dark Matter, cuore pulsante della nave insieme al computer centrale. I nemici di questi paladini della libertà sono i terrestri della Coalizione Gaia che impediscono ai 500 miliardi di esseri umani sparsi per la galassia di ritornare a casa dopo i fallimenti delle missioni di colonizzazione. La Coalizione Gaia userà qualsiasi mezzo, anche i più violenti, pur di mettere fine alla vita di Capitan Harlock. Il nuovo membro dell'equipaggio dell'Arcadia è giovane e forse nasconde qualche segreto: ma chi è veramente Yama?

Attenzione qui si parla della versione in 2D.
Il film "Capitan Harlock" è uno dei più attesi di quest'anno dalla mia generazione: meno male che è uscito il primo di Gennaio. Ma com'è?Toei Animation ha messo in gioco 30 milioni di dollari per ridare giovinezza ad un mito degli anni settanta del secolo scorso, che ha vissuto più vite tra manga, anime per la tv, lungometraggi di animazione e serie in OAV. Ora, con la sceneggiatura di Harutoshi Fukui e del creatore originale del personaggio Matsumoto Leiji, ecco che il Capitano è pronto per una nuova rinascita. Sì, perché questo film interamente in computer grafica segna una nuova nascita nella mitologia del personaggio. Un nuovo Capitano con un nuovo carattere, più cupo e tenebroso di quello vecchio, un vecchio/nuovo equipaggio maggiormente caratterizzato rispetto al passato, ed una nuova, mastodontica, aggressiva Arcadia.La storia non è il massimo dell'originalità ed il destino del personaggio di Yama, seppur tra arzigogolati cambi di fronte e dubbi, è segnato. Kai e Mime sono le due figure femminili forti accanto ad Harlock, mentre sul fronte avversario è la figura femminile di Nami a giocare un ruolo chiave. Molto del drama si sviluppa come un videogioco di altissimo livello (e non è un male, per carità), rimanendo ancorato comunque alla tradizione dei film d'animazione giapponesi di alto livello. Lo svolgimento della storia ricorda molti altri successi del cinema di fantascienza giapponese, tra i quali Final Fantasy. E' proprio Final Fantasy un termine di paragone da affiancare a questo film per giudicare la resa grafica. Se i fondali, i set, le battaglie spaziali sono di un fascino e di un realismo incredibile è sulle figure umane che gli artisti della Toei mostrano qualche mancanza. E' apprezzabile che si vogliano metter i in gioco così tanti personaggi secondari, ma la maggior parte di loro non vince la sfida con quelli di Final Fantasy. Purtroppo la mancanza di alcuni dettagli, peli e capelli in movimento, texture più raffinate e realistiche della pelle, rende troppo irreali alcuni di questi personaggi. Capitan Harlock, Yama, Kai, Mime sono realizzati molto bene, tanto che persino nel trailer sarebbe potuti essere scambiati per attori reali. Già i membri del consiglio di Gaia che Izra risultano meno credibili. E' un dato di fatto che, comunque, stiamo parlando di un prodotto di alto livello curato da professioni del settore sulla breccia da anni. La pellicola è stata diretta da Shinji Aramaki. Takehiko Hoashi si è occupato di dare vita alla nuova Arcadia. Il mecha delle astronavi, decisamente realistico, è opera di Atsushi Takeuchi (che già aveva portato sui nostri schermi Appleseed). Il character designer è Yutaka Minowa ed a lui dobbiamo il nuovo sogno sexy di milioni di ragazzi giapponesi e non: Kai in divisa rossa. A lui, ovviamente, dobbiamo il nuovo abito di Capitan Harlock che è decisamente: grandioso. Una miriade di dettagli, un mantello pesante ed avvolgente, un completo aggressivo e nero, un cinturone paura, la classica spada/pistola e tutto il resto. Fantastico.Un rammarico, forse dovuto alla sala in cui ho assistito alla proiezione, è il basso livello di luminosità di alcune scene dove molti dettagli, sicuramente presenti, vanno persi. Un altro è legato alle scelte del direttore del doppiaggio, che possono incontrare o meno il gradimento dello spettatore. Personalmente non ho avuto piacere si udire così tanti termini inglesi in un film in italiano. Suppongo che questa scelta sia stata legata a mantenere la terminologia originale impiegata nella versione giapponese, ma qualche traduzione in più non mi sarebbe dispiaciuta. La colonna sonora è coinvolgente e piacevole. La traccia cantata sui titoli di coda è orecchiabile e gustosa e tutta la musica sinfonica che scorre attraverso il film crea l'atmosfera ed elettrizza.Giudizio finale? Quando esce il blu ray? Un film con qualche difetto, ma che sicuramente apre la strada al ritorno nei nostri cuori ad un personaggio molto amato. Visto il finale del film non vedo l'ora di assistere al secondo capitolo.Un sentito grazie alla Lucky Red ed ad Andrea Occhipinti per aver dato ascolto alle voci italiane nell'internet ed averci permesso di vedere questo film sul grande schermo. Grazie veramente.


Titolo originale宇宙海賊キャプテンハーロック
(Uchū Kaizoku Kyaputen Hārokku)
Paese di produzioneGiappone
Anno2013
Durata100
Colorecolore
Audiosonoro
Genereanimazione, azione, avventura, fantasy, drammatico, epico
RegiaShinji Aramaki
SoggettoCapitan Harlock di Leiji Matsumoto
SceneggiaturaHarutoshi Fukui e Leiji Matsumoto
Casa diproduzioneToei Animation
Distribuzione(Italia)Lucky Red
MusicheTetsuya Takahashi
Tema musicaleBe the light degli One Ok Rock
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

mercoledì 1 gennaio 2014

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug

I nani e lo hobbit, in compagnia del mago Gandalf stanno correndo contro il tempo per raggiungere la Montagna Solitaria. Come tutti i viaggi avventurosi anche questo non è esente da complicazioni e nemici acerrimi. Gli orchi sono la principale minaccia, ma anche il misterioso Negromante sembra essere un bel problema per lo Stregone Grigio.
Se poi i piccoli nani decidono di attraversare il Bosco Atro per raggiungere prima la loro meta e si trovano come avversari anche gli elfi che lo abitano e lo curano (per non parlare dei malvagi ragni che lo infestano), allora la frittata è fatta.
Riuscirà la compagnia ad arrivare per tempo alla Montagna Solitaria? Riuscirà Bilbo a farsi accettare dai suoi compagni? Troveranno il modo per entrare nella montagna ed a scoprire se il pericoloso drago Smaug è ancora vivo o gli anni di isolamento lo hanno portato alla morte.

Precisiamo: il libro de Lo Hobbit ha meno di un terzo delle pagine di de Il Signore degli Anelli e Peter Jackson ne ha voluto fare lo stesso una trilogia. E' ovvio, quindi, che ci siano passaggi più riusciti di altri. Come già detto l'anno scorso, l'Orco Azog è un'invenzione degli sceneggiatori e da questo film vi si aggiunge un altro personaggio inventato e con lei una serie di situazioni e punti di vista: Tauriel. Nell'internet i fan tolkeinani si dividono drasticamente in due: chi la ama e chi la odia. Io sto con i primi, anche solo per il fatto che ha, sullo schermo, le fattezze di Evangeline Lilly. Jackson e la sua squadra intreccia per lei una relazione con Legolas (che quindi entra a far parte di un'avventura in cui in origine non era presente) ed una con i nani (uno in particolare). Anche a riguardo del personaggio di Orlando Bloom se ne sono dette di tutte i colori paragonandolo, erroneamente, a quello de Il Signore degli Anelli. Qui il suo personaggio è ancora acerbo, nonostante gli anni da elfo sulle sue spalle. Devo dire che le situazioni ad hoc create e rappresentate non mi sono affatto dispiaciute ed hanno reso il film un po' più movimentato, caratteristica che non è proprio sua. Infatti, la storia procede senza scossoni e senza eccessivo pathos nonostante le numerose scene d'azione: l'arrivo a casa di Beorn, la fuga da Bosco Atro, le sequenze a Dol Guldur fino ad arrivare al cospetto di Smaug.
Sugli attori poco da dire. Tutti sono bravi e calati nelle atmosfere fantasy. D'altronde parliamo di attori del calibro di Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch (anche se solo in voce) e Stephen Fry.
Gli effetti speciali non possono che essere all'altezza delle precedenti produzioni. I trucchi, sia in CGI che realizzati in modo classico, sono credibili ed affascinanti. Su tutti, comunque, risalta il più bel drago mai visto al cinema. Smaug è veramente possente, intrigante e magnifico. Un personaggio ben riuscito anche per le voci che lo doppiano: in originale Cumberbatch ed in italiano (il solito) Luca Ward.

Il secondo capitolo di questa saga non sembra essere un film indimenticabile. Ha parti emozionanti, ma anche parti che scivolano via senza dire niente. Certo è un capitolo interlocutorio che, però, ti lascia dentro una sensazione di aracnofobia, una gran voglia di rafting ed un interessante passione per la metallurgia nanica. Mi azzarderei di aggiungere che se la Nuova Zelanda assumesse Peter Jackson come pro-loco ufficiale avrebbe maggiori frotte di turisti, nonostante i costi e le distanze dagli altri Paesi.

Si vede che il brodo è stato allungato per raggranellare qualche soldo in più ai botteghini, ma tutto sommato sono quasi tre ore di buon intrattenimento cinematografico. Ora non ci resta che aspettare il 17 Dicembre 2014 per la terza ed ultima parte.


Titolo originaleThe Hobbit: The Desolation of Smaug
Paese di produzioneNuova Zelanda, USA
Anno2013
Durata161 min[1]
Colorecolore
Audiosonoro
Rapporto2,35:1
Genereepico, fantasy, avventura, azione
RegiaPeter Jackson
SoggettoJ. R. R. Tolkien (romanzo)
SceneggiaturaPeter Jackson, Fran Walsh,Philippa Boyens, Guillermo del Toro
ProduttorePeter Jackson, Fran Walsh,Carolynne Cunningham
Produttore esecutivoAlan Horn, Ken Kamins, Toby Emmerich, Zane Weiner, Callum Greene
Casa diproduzioneNew Line Cinema, MGM, Warner Bros, WingNut Films
Distribuzione(Italia)Warner Bros
FotografiaAndrew Lesnie
MusicheHoward Shore
ScenografiaAlan Lee, John Howe, Dan Hennah
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani