Dylan Dog N° 357
Vietato ai minori
Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Davide Furnò & Paolo Armitano
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Uscita: 28/05/2016
Prezzo: 3.20€
Lei è Vanessa Wilson, bellissima attrice di film horror, americana, dimenticata da tutti e che ha imboccato il viale del tramonto. Lui è Dylan Dog, suo grande fan, indagatore dell'incubo. Quando lei si reca a casa sua, aveva conservato una vecchia lettera che le aveva scritto, per essere consolata, gli lascia un invito per una rassegna cinematografica che si svolgerà a Los Angeles nella notte di Halloween.
Nonostante la sua paura del volo, una tra tante, il nostro si catapulta nella Mecca del cinema perché il suo quinto senso e mezzo non la smette di allarmarlo. Si troverà così, coinvolto in un festival cinematografico di estrema pericolosità.
Note positive. Un'ottima sceneggiatura di Pasquale Ruju, sostenuta da dei dialoghi semplici, ma non banali. L'alternanza tra cinema e realtà funziona e le emozioni vengono trasmesse con efficacia. Sulle ali di Hostel, si riflette su una situazione che potrebbe essere non così lontana dalla realtà.
Ai disegni un duo che, mantenendo la propria personalità, riesce a confondere il proprio tratto con quello di Corrado Roi. La loro matita è più decisa ed affilata, ma il gioco dei neri e dei grigi è realmente intrigante.
Nel complesso, adatta, ma meno originale di quanto si volesse presentare, l'idea di dotare di volti noti, con nomi diversi, i co-protagonisti del fumetto. Persino io che non son fisionomista ho riconosciuto a chi si sono rifatti gli autori per le loro citazioni.
Nota neutra. La copertina di Stano, richiamo a Frank Miller, giusto nel colore concentrato solo sulla camicia di Dylan.
Nota negativa. Una, ripetitiva, ma di enormi dimensioni per il progetto editoriale in corso. La trama verticale completamente assente anche in questo numero. Se è vero che alcune belle storie, che si rifanno a qualche archetipo presente nel nostro retaggio di lettori ed appassionati del genere, ci vengono presentate ciò non ci permette di scordare la premessa che aveva reso Recchioni curatore della serie. Si parlava di "stagioni televisive" per il bel londinese, ma né di questo progetto né della presenza di John Ghost se ne vedono più le tracce. Onestamente l'esperienza horror di casa Bonelli sarebbe più godibile se in redazione non si fossero dimenticati della promessa sottoscritta con i lettori. Ammetto che è una tara con la quale affronto mensilmente la creatura di Tiziano Sclavi, che, non dimentichiamoci, avvalla le scelte del curatore romano.
martedì 31 maggio 2016
venerdì 27 maggio 2016
Nathan Never - Altri mondi
Nathan Never N° 300
Altri mondi
Soggetto e Sceneggiatura: Bepi Vigna
Disegni: Roberto De Angelis
Copertina: Sergio Giardo
Colori: Francesca Piscitelli
Periodicità: mensile
Uscita: 18/05/2016
Prezzo: 3,20€
Ogni tanto si torna sul luogo del delitto e, di solito, lo si fa in occasione di una ricorrenza. Se poi a questa ricorrenza ti invitano Bepi Vigna e Roberto De Angelis, per la modica spesa di 3.20€, e con un albo interamente a colori, beh, si accetta.
La premessa è buona, la copertina di Giardo è meglio di tanti lavori che, di sfuggita, gli ho visto mettere in copertina agli ultimi cinquanta numeri di Nathan Never. Il taglio delle vignette e la colorazione, che tanto devono alle prime serie di Orfani, hanno il loro perchè. Anche se in quelle pagine in cui i protagonisti sono a colori e tutto i resto in, quell'upgrade del, bianco e nero, a volte, si ha l'effettiva sensazione di trovarsi davanti ad un livello di Photoshop mal gestito.
I disegni dell'albo, come detto di De Angelis, sono una certezza. Il dinamismo che il disegnatore riesce ad imprimere alle scene è sempre credibile e la scelta di diverse inquadrature rende l'albo un piccolo film su carta. Anche la cura dei dettagli dei diversi ambienti in cui si svolge la vicenda si rivela essere un'arma vincente. Ogni pagina è ricca e ben bilanciata. Non satura mai l'occhio del lettore, ma, anzi, gli permette di essere maggiormente coinvolto in una vicenda che tende ad escluderlo.
Onestamente, quindi, la storia ideata da Vigna, il più tecnologico dei tre sardi che ha creato il poliziotto del futuro di casa Bonelli venticinque anni fa, mi ha deluso parecchio. Oltre al lasciarmi perplesso mi ha anche disorientato. Senza fare eccessivi spoiler, ma... La dinamica narrativa/commemorativa scelta da Bepi permette a Nathan di entrare ed uscire da Matrix per riaffiorare (lui o chi prima di lui) sulle pagine di altre, storiche, testate della casa editrice milanese. Si riconoscono, ad esempio, Darkwood, l'Amazzonia (no, non quella del commercio on-line), Londra e New York. I visitatori capitano in queste località mentre sono attivi gli eroi di carta che noi tutti conosciamo. Ciò che mi ha più disorientato è stata la reazione di Nathan nel trovarsi, nel passato, a respirare la stessa aria di Martin Mystère. Nei vent'anni in cui ho letto le avventure dell'Agente Alfa, lui era entrato in contatto con il Detective dell'Impossibile, che si era trovato a vivere nel futuro. Erano diventati amici. Come è possibile che leggendone il nome sui giornali, visitando i luoghi in cui è vissuto, a Nathan, non sia venuto in mente il tempo che avevano trascorso insieme? Ho trovato questo omissis decisamente disturbante. Poi, oh, nei quattro anni in cui sono stato assente dalla testata è successo qualcosa che ha resettato tutto, una specie di patto con Mefisto che dopo l'Uomo Ragno ha deciso di incasinare anche l'Universo Alpha.
A questo si unisca anche la profonda profusione di vocaboli tecnici, da puntata di Star Trek: Voyager in crisi di idee, e ne viene fuori una storia dalla quale il lettore ne esce frastornato. Chiudendo l'albo non può fare a meno di pensare: vabbè.
In ogni caso. Non mi pento nè di aver abbandonato la testata, nè di aver acquistato questo numero. Certo, ammetto la mia delusione per la poca originalità della trama, tendenzialmente paragura, anche se speravo, visti i nomi in campo per questo albo, di essere maggiormente coinvolto.
Giusto per festeggiare.
Ah, c'è anche una variant cover in vendita sul sito Bonelli. Ecco: anche no.
mercoledì 25 maggio 2016
Prossime Dimension(i)
Quando inizia a scavare nella rete, per trovare informazioni su un argomento, ti imbatti anche in rivelazioni inaspettate.
Si parlava, giusto l'altro giorno, delle possibili conseguenze della scomparsa di Disney Infinity. Bene, giusto Dimension della Lego potrebbe aver trovato il modo di trarne vantaggio con nuove licenze. Da tempo su Birckset è disponibile un elenco di nuove uscite per le prossime ondate di personaggi giocabili. Accanto ai cinque, misteriosi, "connectable" troviamo altre sigle, forse, meno criptiche.
Usciranno infatti due set HP, FB, GH, TTG, tre AT, uno per KN, S, MI, GR, ET e MrT.
Ma cosa vuol dire tutto ciò?
Ipotesi, non confermate, mi fanno propendere per queste soluzioni.
Due set HP per il maghetto con la cicatrice e due FB per il film Warner in uscita Fantastic Beast (una specie di prequel che ne espanderà il mondo)
Due set legati la reboot dei Ghostbusters, nonostante si appresti a non essere ben accolto dai fan storici.
Tre set dedicati all'A-Team più il misterioso MrT. E se fosse il quarto set specifico per il quarto del team di veterani?
Uno dedicato a Tommaso ed alle sue Mission Impossible.
Uno a Michele ed alla sua macchina in Kitt, Knigth Rider è il titolo originale du Supercar.
La S potrebbe significare l'apporto di Sonic alla corte dei mattoncini danesi, nuovo videogioco dopo Minecraft.
ET per la creatura di Rambaldi.
Mentre TTG potrebbe veder entrare una nuova famiglia Dc tra i giocabili: i Teen Titans Go, dall'omonimo cartone per ragazzi.
Ultimo è più misterioso GR.
E se fosse la prima ufficiale collaborazione con Disney? E se fosse quella Galactic Republic di Star Wars? Mistero misterioso.
È tutto? Mi sembra anche abbastanza.
Pronti a tirare fuori il portafogli? Anche perché, ricordiamolo, è ufficiale l'arrivo del portale Lego Dimension, con Wildstyle, Gandalf e Batman, a settembre, anche in Italia.
Buon salasso, ehm, divertimento!
lunedì 23 maggio 2016
Infinity Vs Dimension
Qualche post fa si era parlato di come Disney fosse uscita dal mercato dei Toy-for-Life, abbandonando il progetto Infinity. Come detto, 3.0 è l'ultima edizione di questo genere di videogame per la casa americana ed, io, ho provato a giocarci per capire quali fossero le criticità.
Una, mai risolta, è la lunghezza dei caricamenti. In un'epoca in cui i giochi si caricano mentre tu stai giocando, per aumentare la fluidità dell'esperienza, stanziando Giga di dati sull'hard disk della console, i tempi morti della creatura di Avalanche sono eccessivi. E' stata introdotta la barra di caricamento, che, però, non sempre è presente, e questo aiuta a vincere la noia. Gareggiare con gli sgusci su Tatooine è devastante per i nervi. Una corsa contro Sebulba dura meno di tre minuti, ma tra entrare ed uscire dall'arena ci vogliono almeno altri due minuti. Fatte due gare si è già perso troppo tempo.
Per il resto la dinamica, i combattimenti random stile rpg giapponese, e tante altre piccole esperienze non sono da buttare via. Il gioco tiene botta e non si vede l'ora di finire l'avventura. L'intercambialità dei personaggi e la ottima fattura delle statuette è un'attrattiva coinvolgente.
Meno coinvolgente è il sistema delle Imprese. Oltre agli obiettivi classici di Xbox, il sistema per sbloccare qualche nuovo bonus è legato, come alla versione 2.0, al conseguimento di determinate Imprese durante il gioco. Alcune sono abbastanza semplici e gratificanti, anche se richiedono particolari personaggi per essere giocate, altre paiono noiose e semplici stratagemmi per allungare la vita del gioco (tipo la caccia agli uccelloni, ai cubi, ecc... nel capitolo base).
Dimension. Non essendo uscito in Italia, non ho avuto l'occasione di giocarlo, ma ho notato, dai gameplaying nell'Internet, una caratteristica che lo potrebbe rendere più affascinante di Infinity. Se in Infinity i personaggi rimangono legati al proprio brand (seppure interno a Disney), i personaggi di Star Wars possono essere utilizzati solo nelle avventure del mondo creato da Lucas, Hulk e compagni possono portare a termine le missioni del mondo Marvel ed i Classic (Topolino, Mulan, Stitch) non possono altro che giocare con quelli dei classici Disney, in Dimension queste limitazioni non esistono. Doctor Who può aiutare Gandalf a portare a termine un'avventura nel Mondo di Batman e Superman.
Certo, Infinity ha la Scatola dei Giochi dove tutti i suoi campioni si possono incontrare e vivere fianco a fianco, ma non suona bene allo stesso modo. In più questo ambiente è intrigante, ma troppo lungo per essere giocato da un adulto ed allo stesso tempo troppo complicato, tecnico e ripetitivo per essere preso in considerazione da un adolescente. Qui Dimension si è trovato in netto vantaggio. I programmatori Lego non si sono dovuti barcamenare con brand, in continua lotta per la supremazia, all'interno della medesima compagnia. Hanno avuto la fortuna di lavorare con le licenze acquisite dalla ditta danese per le costruzioni a mattoncini, senza barriere di sorta.
Quindi la Disney è effettivamente uscita dal mondo dei videogiochi? Ne siamo sicuri? Sbaglierò, ma io non ne sono così convinto. Come ben sanno i collezionisti, Lego ha recentemente pubblicato una serie di Minifigures dedicate ai personaggi Disney. Se facciam di conto che Dimension si basa sulla presenza di Minifigures particolari, possedute da giocatori, che interagiscono nel gioco... Beh cosa impedirebbe a Lego di creare mondi per i Pirati dei Caraibi, per Spiderman e Capitan America, per Elsa e Rapunzel? Questo porterebbe soldi nelle casse sia di Lego, ma anche di Disney. Soldi, per quest'ultima, magari un po' di meno, ma puliti puliti da qualsiasi costo e, sopratutto, da qualsiasi rischio aziendale. I costi per Lego, invece? Lo sviluppo di nuovi pacchetti gioco (siamo sicuri che un Dimension 2.0 non sia alle porte e che parte del lavoro non sia già stata fatta?) e la produzione di varianti dei suoi Minifigures in commercio. Quanto sarebbe bello veder dividere lo schermo tra Iron Man e Batman, Flash e Quicksilver? Lego ha così tante licenze che potrebbe creare incontri importanti come Ariel e Jack Sparrow, Biancaneve e le Tartarughe Ninja, Voldemort contro Darth Vader. Intrigante non è vero? Sembra essere abbastanza semplice e conveniente per entrambe le aziende e, forse, un pelo più economico anche per i collezionisti.
Intanto io vado avanti, per l'appunto, a collezionare, ed a giocare con, i personaggi Infinity che più mi piacciono ed ad acquistare i Dimension che, per me, han più significato.
Una, mai risolta, è la lunghezza dei caricamenti. In un'epoca in cui i giochi si caricano mentre tu stai giocando, per aumentare la fluidità dell'esperienza, stanziando Giga di dati sull'hard disk della console, i tempi morti della creatura di Avalanche sono eccessivi. E' stata introdotta la barra di caricamento, che, però, non sempre è presente, e questo aiuta a vincere la noia. Gareggiare con gli sgusci su Tatooine è devastante per i nervi. Una corsa contro Sebulba dura meno di tre minuti, ma tra entrare ed uscire dall'arena ci vogliono almeno altri due minuti. Fatte due gare si è già perso troppo tempo.
Per il resto la dinamica, i combattimenti random stile rpg giapponese, e tante altre piccole esperienze non sono da buttare via. Il gioco tiene botta e non si vede l'ora di finire l'avventura. L'intercambialità dei personaggi e la ottima fattura delle statuette è un'attrattiva coinvolgente.
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| Gran belli, ma ognuno nel suo mondo. |
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| Espansioni per far convivere i personaggi. |
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| Eravamo quattro amici al bar. |
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| Giusto qualcuno. |
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| Tutto può succedere. |
giovedì 19 maggio 2016
Agent Carter - Season 2
Un po' mi dispiace per due principali motivi. Il primo è Edwin Jarvis. James D'Arcy ha calzato molto bene i panni del maggiordomo di casa Stark. Nella serie, sposato con una donna brillante, che in qualche modo subisce le conseguenze del coinvolgimento del marito nelle avventure con Peg, si ritaglia sapientemente spazio e contende il minutaggio alla protagonista della serie. Grande pacatezza ed ingenua meraviglia in ogni coinvolgimento che lo vede protagonista sono lo sfogo comico ed ironico dai momenti seri. Secondo motivo è Hayley Atwell. Perfettamente a suo agio ne panni dell'Agente Carter, indosso gli abiti degli anni '40 con disinvoltura e confidenza. Il molto tessuto con cui è abbigliata non permette alle sue forme di esplodere come dovrebbero, a parte alcuni casi isolati, me questo le permette di mettere in risalto le sue capacità interpretative.
La trama di questa seconda, ed ultima, stagione vede entrare in gioco la misteriosa Materia Zero, un'attrice che non è poi così ingenua, l'Hydra ed il suo direttivo di uomini di potere americani pronti a volgere il destino a loro favore, cambi di comando nell'SSR, flirt amorosi della protagonista ed una nuova location. Peggy, infatti, per via di alcuni problemi relazionali con il nuovo capo dell'SSR di New York, Jack Thompson, decide di prendersi una vacanza a Los Angeles per visitare la neonata sede SSR comandata a Sousa. Il Capo Sousa chiede aiuto alla primaria sede dell'SSR per un misterioso caso: un lago cittadino ghiacciatosi nella notte e dentro al quale è stato ritrovato il corpo di una donna. Come è successo? Perché? Chi è lei? Tutte domande alle quali Peggy Carter cercherà di dare una risposta. Le sue indagini metteranno in moto una serie di eventi che la porteranno ad incontrare il dottor Wilkes ed a provare un profondo sentimento per lui. Peccato che sia lui che Whitney Frost, un'attrice che nasconde ben più di ciò che mostra, sia stati contagiati dalla Materia Zero e che debbano, per un motivo o per l'altro, capirne il funzionamento per sbloccare la loro situazione.
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| Visioni mistiche. |
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| Un po' di musica |
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| "Quella è la ricetta delle lasagne?" |
Titolo originale Agent Carter
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2015-2016
Formato serie TV
Genere TV Comics
Stagioni 2
Episodi 18
Durata 45 min (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Rapporto 16:9
Risoluzione 720p
Audio Dolby Digital 5.1
Crediti
Ideatore Christopher Markus, Stephen McFeely
Interpreti e personaggi
Hayley Atwell: Peggy Carter
James D'Arcy: Edwin Jarvis
Chad Michael Murray: Jack Thompson
Enver Gjokaj: Daniel Sousa
Shea Whigham: Roger Dooley
Doppiatori e personaggi
Ilaria Latini: Peggy Carter
Mauro Gravina: Edwin Jarvis
Gianfranco Miranda: Jack Thompson
Alessio Cigliano: Daniel Sousa
Paolo Maria Scalondro: Roger Dooley
Musiche Christopher Lennertz
Produttore esecutivo Tara Butters, Michele Fazekas, Christopher Markus, Stephen McFeely, Chris Dingess, Kevin Feige, Louis D'Esposito, Alan Fine, Joe Quesada, Stan Lee, Jeph Loeb
Casa di produzione ABC Studios, Marvel Television, F&B Fazekas & Butters
giovedì 12 maggio 2016
Non così Infinity.
Dopo tre anni da suo debutto: chiude. Disney ha conclamato quello che la mancata uscita nel 2015 ha lasciato supporre agli amanti dei videogames. Disney Infinity non ce l'ha fatta. L'entrata nel mercato dei Toys-to-life avvenuta con le conoscenze dell'Avalanche Software non è riuscita. Secondo casa madre il mercato di questo tipo di intrattenimento per console è saturo e non ci sono molte possibilità di crescita. Da qui la decisione di chiudere la sezione videogiochi.
Rispetto al debutto, con la versione 3.0 già molte cose erano cambiate, semplificate per migliorare l'esperienza di gioco ed attrarre nuovi appassionati. Con l'introduzione dei personaggi dell'Universo di Star Wars erano stati eliminate la bustine dei dischi di gadget aggiuntivi per i personaggi ed era stata potenziata la caratteristica degli esagoni d'espansione. Inoltre, era stata organizzata una battaglia con i personaggi provenienti da tutte le versioni ed una divertente raccolta di circuiti di guida, alla Mario Kart per aumentare la longevità una volta finite le avventure sui, cosiddetti, mondi principali.
Quello che ha da sempre penalizzato la creatura Disney sono state le lunghezze dei caricamenti quando si decideva di cambiare area di gioco, che fosse il mondo, la scatola dei giochi o le avventure extra. Nel suo complesso le avventure, parlando del 2.0 che ho giocato a pieno e "millato" su XBox One, erano divertenti e rilassanti. Si poteva scorrazzare in giro, fare danni, guidare veicoli e, perché no, interagire con interessanti PNG secondari. Quello che non è riuscito, nel gameplay, a mio parere, sono state l'introduzione dei minigiochi specifici per i singoli personaggi e quelle cacce ai trofei che ti portavano a girare a vanvera per lunghi periodi.
L'aspetto che più mancherà di questo gioco sono i personaggi. Scolpiti con cura, ben colorate e di grande effetto visivo rimarranno begli oggetti da collezione. Con pochi Euro, aspettando le offerte sul sito delle Amazzoni o nei grandi distributori di elettronica, ci si è potuti portare a casa i più amati personaggi Disney, Marvel e Star Wars di sempre. Decisamente curate nei dettagli, oltre che essere utilizzate sulla base del videogioco, facevano sia bella figura esposte in bacheca o sulle mensole e potevano essere giocate come semplici pupazzetti in mano a dei bambini. Anche qui, però, si può recriminare qualcosa. Nella prima versione erano presenti otto personaggi Crystal, ossia i plastica trasparente e solo con alcuni dettagli colorati, con caratteristi particolari. Questa tendenza era già scomparsa nella versione 2.0, visto il poco successo ottenuto. La scelta di alcuni personaggi ed il pompare, a vuoto, film appena usciti ha, invece, tarpato le ali alla 3.0. Le espansioni dedicate ad Arlo, Inside Out e le future Alice e Nemo, senza contare il flop di Quorra e Flinn da Tron (per quanto esteticamente bellissime) hanno messo in evidenza limiti di strategia e la volontà di spennare troppo il giocatore.
Onestamente, per mancanza di tempo, ho ancora la versione 3.0 sigillata nell'armadio, con Asoka pronta a darmi soddisfazioni contro l'Impero, ma non appena potrò mi ci divertirò. Intanto Sith dell'Impero, Mandaloriani, Jedi, Ribelli, Vendicatori, Principesse e sentimenti continueranno a fare bella figura nel mio studio accanto a fumetti e spade laser.
Rispetto al debutto, con la versione 3.0 già molte cose erano cambiate, semplificate per migliorare l'esperienza di gioco ed attrarre nuovi appassionati. Con l'introduzione dei personaggi dell'Universo di Star Wars erano stati eliminate la bustine dei dischi di gadget aggiuntivi per i personaggi ed era stata potenziata la caratteristica degli esagoni d'espansione. Inoltre, era stata organizzata una battaglia con i personaggi provenienti da tutte le versioni ed una divertente raccolta di circuiti di guida, alla Mario Kart per aumentare la longevità una volta finite le avventure sui, cosiddetti, mondi principali.
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| La prima, storica, ondata. |
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| Il punto forte di 2.0: la Marvel. |
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| Edizione 3.0, mantenuta in vita dai fan di Star Wars |
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| Una delle poche action figure di Gamora tratte dal Vol.1 dei Guardiani della Galassia |
mercoledì 11 maggio 2016
The art of He-Man and the Masters of the Universe
THE ART OF HE-MAN AND THE MASTERS OF THE UNIVERSE
Specifiche
Linea: Lineachiara
Autore:
ISBN: 9788899288365
23x30,5, C, col., 318 pp
Pubblico: Per Ragazzi
Genere: Supereroi
Titolo da: libreria
Prezzo: 40€
E finalmente è uscito anche in italiano. Certo in originale costa qualcosa meno (circa 35 carte dalle amazzoni), ma è bello leggere di un mito dell'infanzia nella propria lingua. Oltretutto l'edizione RW-Lion è decisamente ben fatta. Mantiene le scansioni dei documenti che hanno scirtto la storia dei MOTU in lingua originale e, come nell'edizione americana, di delizia con il mini acetato di He-Man e Skeletor da posizionare sopra i diversi fondali.
Ma come celebra la serie questo volume? Si parte dagli albori, passando attraverso a soggetti e personaggi di cui non abbiamo mai, neanche, sospettato l'esistenza. Ci si immerge nella serie televisiva e nei giocattoli, che dal 1983 ci tengono compagnia. Si passa attraverso i fumetti allegati ai personaggi, che chi ha una certa età ha avuto la fortuna di tenere tra le mani e leggere. Si cammina con passo lieve sui sentieri segnati dalle delusioni degli anni '90 del secolo scorso, quando si sperava di riportare in auge il mito, senza esserci riusciti. Non prima, però di aver chiacchierato con Dolph Lundgren e di come è riuscito ad indossare i panni del Dominatore dell'Universo per eccellenza, dopo essere stato il sovietico avversario di Rocky nel suo precedente film. Per fortuna, poi, si torna tra i fasti con i retroscena sulla nascita delle moderna, primi anni 2000, statue celebrative e si termina con ipotesi su sviluppi futuri che potrebbero coinvolgere gli abitanti di Eternia.
Un volume d'obbligo da ospitare nella proprio libreria se si sono amati i Dominatori dell'Universo. Rivivere la creazione di personaggi come He-Man e She-Ra, conoscere le curiosità su Man-at-Arms e Sorceress, comprendere un po' di più la relazione tra i cattivi come Skeletor ed Hordak ed i loro sgherri, Trap-Jaw, Mer-Man e Besat Man per il primo e su tutte la Tessitrice d'Ombre per il secondo, è esaltante e coinvolgente.
Con ansia si aspetta, ora, la pubblicazione del volume che raccoglie tutti i mini albi a fumetti usciti con i giochi dal 1983 ala 1987. In lingua originale c'è già da diversi mesi. Speriamo che arrivi anche nel nostro idioma.
Non mi stancherò mai di sottolineare che questo volume oltre ad essere interessante per gli appassionati è, soprattutto, un tributo per coloro che hanno dato vita a questo mito. Leggendo il libro scoprirete nomi che diverranno, insospettabilmente, noti anni a venire.
Specifiche
Linea: Lineachiara
Autore:
ISBN: 9788899288365
23x30,5, C, col., 318 pp
Pubblico: Per Ragazzi
Genere: Supereroi
Titolo da: libreria
Prezzo: 40€
E finalmente è uscito anche in italiano. Certo in originale costa qualcosa meno (circa 35 carte dalle amazzoni), ma è bello leggere di un mito dell'infanzia nella propria lingua. Oltretutto l'edizione RW-Lion è decisamente ben fatta. Mantiene le scansioni dei documenti che hanno scirtto la storia dei MOTU in lingua originale e, come nell'edizione americana, di delizia con il mini acetato di He-Man e Skeletor da posizionare sopra i diversi fondali.
Ma come celebra la serie questo volume? Si parte dagli albori, passando attraverso a soggetti e personaggi di cui non abbiamo mai, neanche, sospettato l'esistenza. Ci si immerge nella serie televisiva e nei giocattoli, che dal 1983 ci tengono compagnia. Si passa attraverso i fumetti allegati ai personaggi, che chi ha una certa età ha avuto la fortuna di tenere tra le mani e leggere. Si cammina con passo lieve sui sentieri segnati dalle delusioni degli anni '90 del secolo scorso, quando si sperava di riportare in auge il mito, senza esserci riusciti. Non prima, però di aver chiacchierato con Dolph Lundgren e di come è riuscito ad indossare i panni del Dominatore dell'Universo per eccellenza, dopo essere stato il sovietico avversario di Rocky nel suo precedente film. Per fortuna, poi, si torna tra i fasti con i retroscena sulla nascita delle moderna, primi anni 2000, statue celebrative e si termina con ipotesi su sviluppi futuri che potrebbero coinvolgere gli abitanti di Eternia.
Il tutto è accompagnato, anzi è dominato, dagli splendidi disegni di Norem e degli altri artisti che entravano nelle nostre case attraverso i giocattoli dell'infanzia. Sacrificati sulle pagine dei giornali per bambini, nei riquadri delle confezioni dei personaggi, da cornice su quelle dei veicoli, d'impatto su quelle dei playset, come il Castello di Grayskull e la Montagna del Serpente, finalmente, qui, trovano una casa accogliente. Stampati con inchiostri per l'editoria, su pagine di buona carta, nonostante siano passati più di tre decenni dal loro debutto, rivivono nel loro splendore.
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| Un quadro di Norem. |
Con ansia si aspetta, ora, la pubblicazione del volume che raccoglie tutti i mini albi a fumetti usciti con i giochi dal 1983 ala 1987. In lingua originale c'è già da diversi mesi. Speriamo che arrivi anche nel nostro idioma.
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| Ma quanto erano belli! |
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| "Roooaaaaarrrrrr." |
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