Spagna. Oggi. Un regista visionario e geniale, Toby Grisoni, è impegnato sul set a girare una nuova visione del Don Chisciotte di Cervantes. Un po' assente, un po' preso da se stesso, segue con disinteresse ciò che gli accade attorno. Fino a quando non si accorge di essere a poca distanza da un piccolo e sperduto villaggio dove, decenni prima, aveva girato un filmato per un esame universitario. Sempre ispirato a Don Chisciotte, impiegando come attori gli abitanti del villaggio stesso. In preda ad un ricordo ed alla voglia di evadere, si reca al villaggio per chiedere informazioni sulle persone coinvolte e ritrovare l'ispirazioni.
Ritrova Javier, il vecchio calzolaio che aveva interpretato Don Chisciotte che crede di essere veramente il Cavaliere letterario. Javier lo coinvolgerà in un'avventura degna del personaggio letterario, rivedendo in lui il Sancho Panza che tanto gli è mancato.
Venticinque anni. Tanto è durata la gestazione di questo film da parte di Terry Gilliam. Venticinque anni nei quali il cast è cambiato, sono cambiate le produzioni, c'è stato di mezzo un fallimento, il sequestro del copione, la ricerca di nuovi finanziatori e, infine, la realizzazione. Solo la storia dietro la storia, raccontata nel documentario L'uomo della Mancia, dovrebbe spingere un appassionato di cinema alla visione di questa pellicola.
Ammettiamolo, però, questo è un film decisamente visionario che tende a confondere lo spettatore in più punti, nei quali appaiono confusi sia il regista che i montatori. C'è talmente tanta carne al fuoco, chi di voi ha idea di quanto ci sia di scritto nei romanzi originali? Ecco, Gilliam ha cercato di estrapolare i momenti, più o meno noti, e che hanno segnato di più la formazione cavalleresca del protagonista. Ci ha giocato e ne ha tratto una storia originale e visionaria, come lui è capace di fare.
I diversi livelli narrativi sono resi grazie a due attori protagonisti che impegnano, pressoché da soli, gran parte del metraggio della pellicola. Con grande oculatezza, la scelta per interpretare Don Chisciotte è caduta su Jonathan Pryce. Devo dire che i suoi occhi spalancati, la sua senilità galoppante, la sua calata ne personaggio sono veramente azzeccati. E' stato bello vedere, sopratutto, quei pochi minuti in cui capiamo come il suo personaggio si cala nel personaggio: un'illuminazione, un'epifania resa in modo convincente. A sorprendere, i meno attenti, è la performance di Adam Driver nel ruolo che avrebbe dovuto essere, che era stato pensato all'epoca, per Johnny Depp. Il suo Toby Grisoni (dedicato all'altro sceneggiatore del film Tony Grisoni) è un personaggio ottimamente riuscito: cinico tanto da risultare comico, borioso tanto da risultare simpatico, semplice quanto complesso. L'epifania coglie anche lui e lo in un momento difficile e apicale.
Attorno a loro girano tanti personaggi: il boss di Stellan Skarsgård, l'Angelica di Joana Ribeiro, la nemesi di Don Chisciotte Alexei Miiskin con le sembianze di Jordi Mollà. Tra i più e i meno riusciti, tutti offrono il loro apporto al risultato finale.
Sono rimasto molto colpito dai risultati che la ricerca delle location ha portato. La villa del finale, il paesino arroccato, le pale eoliche (che pur utili sono risultate essere cicatrici nella campagna spagnola), sono scelte azzeccate.
Ho apprezzato molto anche l'impatto visivo generato della scenografie di Benjamín Fernández. Mi hanno proiettato nei mondi pensati dal regista e mi hanno accolto in modo piacevole. Non mi dispiacerebbe vederle candidate all'Oscar.
Oggettivamente non è un film per tutti. E' un film che necessita la pazienza dello spettatore, la voglia di vedere un film particolare di un regista particolare come Gilliam e la volontà di confrontarsi con un personaggio eterno come Don Chisciotte.
Per me è valsa la pena attendere venticinque per potere vedere questo film. Anche rivederlo una seconda volta per capire meglio certi passaggi ed apprezzare la recitazione dei protagonisti non mi dispiacerebbe.
Titolo originale The Man Who Killed Don Quixote
Lingua originale inglese
Paese di produzione: Regno Unito, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio
Anno: 2018
Durata. 132 min
Rapporto: 2,35 : 1
Genere fantastico
Regia: Terry Gilliam
Sceneggiatura: Tony Grisoni, Terry Gilliam
Produttore: Mariela Besuievsky, Amy Gilliam, Gerardo Herrero, Grégoire Melin
Produttore esecutivo: Jeremy Thomas, Peter Watson
Casa di produzione :Alacran Pictures, Amazon Studios, Entre Chien et Loup, Eurimages, Movistar, Proximus TV, RPC, TVE, Tornasol Films, Akbar Filmes, Wallimage
Distribuzione (Italia): M2 Pictures
Fotografia: Nicola Pecorini
Montaggio: Lesley Walker, Teresa Font
Musiche: Roque Baños
Scenografia: Benjamín Fernández
Costumi: Lena Mossum
Interpreti e personaggi
Adam Driver: Toby Grisoni
Jonathan Pryce: Javier "Don Chisciotte"
Joana Ribeiro: Angelica
Stellan Skarsgård: il capo
Olga Kurylenko: Jacqui
Jason Watkins: Rupert
Óscar Jaenada: gitano
Sergi López: fattore
Rossy de Palma: moglie del fattore
Jordi Mollà: Alexei Miiskin
Paloma Bloyd: Melissa
Eva Basteiro-Bertoli: Dorothea
Doppiatori italiani
Andrea Mete: Toby Grisoni
Franco Zucca: Javier "Don Chisciotte"
Valentina Favazza: Angelica
Rodolfo Bianchi: il capo
Domitilla D'Amico: Jacqui
Franco Mannella: Rupert
Visualizzazione post con etichetta Terry Gilliam. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Terry Gilliam. Mostra tutti i post
giovedì 4 ottobre 2018
mercoledì 28 agosto 2013
Brazil
l futuro. La burocrazia ha preso il sopravvento sulla vita vissuta. Per eseguire una qualsiasi attività è necessario un modulo, un'autorizzazione, una serie di firme e contro firme. I burocrati sono al potere, occupano i posti più alti nella scala sociale, ma la maggior parte di loro sono inetti e timorosi di sbagliare. Nella loro lungimiranza non prendono decisioni e si rimettono alla buona volontà dei loro sottoposti. Uno di loro è Sam Lowry, umile impiegato del Ministero dell'Informazione, un uomo che si è adattato alla situazione, ma dentro di se vorrebbe ribellarsi. Nei suoi reconditi onirici ha frequenti sogni ad occhi aperti dove vede se stesso salvare una misteriosa fanciulla, indossando un'armatura alata. Uno dei pochi ancora capaci di sognare in un mondo grigio.
La sua vita cambierà il giorno in cui gli verrà dato il compito di correggere un errore commesso dalla perfetta macchina burocratica. Per un errore di battitura viene arrestato Archibald Buttle al posto di Archibald Tuttle. L'arresto e l'interrogatorio porteranno alla morte dell'innocente e per rimediare verrà emesso un assegno di rimborso da consegnare alla famiglia. Qui Sam incontrerà la sua damigella in pericolo. La donna del suo sogno è reale e si chiama Jill. Lei, però, è sfuggente, nel senso che scappa e per rintracciarla dovrà accettare una promozione al Reparto recupero informazioni.
Sulla strada per la ricerca del suo amore Sam avrà a che fare con il Tuttle originale, un vecchio amico che custodisce un oscuro segreto e con molti altri burocrati.
Per anni ho aspettato ed anelato di vedere Brazil. Il film definito il "film fantascientifico per eccellenza", nei migliori 500 del mondo, nei migliori 80 film inglesi. Acclamato da tanti e portato in palmo di mani da molti.
E' innegabili che il talento visionario di Terry Gilliam sia esplosivo e perforante. I suoi quadri narrativi ti entrano in testa e la sua visione burocratica del mondo rappresenta la realtà quasi senza renderle giustizia. Il modo di oggi è, forse, persino più burocratizzato di quello esasperato dal regista/sceneggiatore/scrittore del film.
La produzione è mastodontica. I set creati, anche solo con i mascherini per la pellicola sono impressionati. Il ritmo, anzi i due ritmi lavorativi degli uffici burocratici sono resi al meglio e l'ambientazione è ridicolamente azzeccata.
Il cast vanta attori di calibro, anche solo in ruolo di comparse. Robert De Niro, Ian Holm, Bob Hoskins ed il protagonista Jonathan Pryce sono solo i più noti. Con loro collaborano caratteristi inglesi dalle facce note e dai nomi un po' meno.
La regia è citazionista, in modo opportuno, e visionaria. Il film sarà, dal 1985 in poi, fonte di spunto e saccheggio per autori e registi futuri. Tanto di quello che si vede in Brazil, inteso sia come atmosfere, sceneggiatura, trama, sarà base e germe per la nascita di altre pellicole che hanno fatto la storia del cinema.
Il film non mi è piaciuto. L'ho trovato prolisso e lungo. Si sofferma troppo su fronzoli che non arricchiscono la trama, anziché sviscerare con maggiore sagacia diretta ciò che comporta l'eccesso di burocrazia. Persino la storia d'amore del protagonista è eccessiva ed a tratti inopportuna.
Tanta attesa e tanta delusione. Sarà che mi aspettavo un film diverso e che troppe aspettative portano inevitabilmente ad un fallimento.
Titolo originale Brazil
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1985
Durata 132 min
142 min (director's cut)
Genere fantascienza
Regia Terry Gilliam
Soggetto Terry Gilliam
Sceneggiatura Terry Gilliam, Tom Stoppard, Charles McKeown
Produttore Arnon Milchan
Fotografia Roger Pratt
Montaggio Julián Doyle
Effetti speciali Ron Burton
Musiche Michael Kamen, Kate Bush, Ray Cooper
Scenografia Norman Garwood
Interpreti e personaggi
Jonathan Pryce: Sam Lowry
Robert De Niro: Archibald "Harry" Tuttle
Katherine Helmond: Ida Lowry
Ian Holm: M. Kurtzmann
Bob Hoskins: Spoor, tecnico del Central Service
Michael Palin: Jack Lint
Ian Richardson: Mr. Warrenn
Peter Vaughan: Mr. Helpmann
Kim Greist: Jill Layton
Jim Broadbent: Dr. Jaffe
Barbara Hicks: Alma Terrain
Charles McKeown: Harvey Lime
Jack Purvis: Dr. Chapman
Doppiatori italiani
Mauro Gravina: Sam Lowry
Paolo Poiret: Archibald "Harry" Tuttle
Sergio Fiorentini: M. Kurtzmann
Raffaele Uzzi: Spoor, tecnico del Central Service
Luigi La Monica: Jack Lint
Arturo Dominici: Mr. Helpmann
Rossella Izzo: Jill Layton
Renato Cortesi: Dr. Jaffe
Sandro Iovino: Harvey Lime
Premi
British Academy of Film and Television Arts 1985: migliore scenografia (Norman Garwood), migliori effetti speciali (George Gibbs e Richard Conway)
Boston Society of Film Critics 1985: miglior attor non protagonista (Ian Holm)
Los Angeles Film Critics Association Award 1985: miglior regista, miglior film, miglior sceneggiatura
La sua vita cambierà il giorno in cui gli verrà dato il compito di correggere un errore commesso dalla perfetta macchina burocratica. Per un errore di battitura viene arrestato Archibald Buttle al posto di Archibald Tuttle. L'arresto e l'interrogatorio porteranno alla morte dell'innocente e per rimediare verrà emesso un assegno di rimborso da consegnare alla famiglia. Qui Sam incontrerà la sua damigella in pericolo. La donna del suo sogno è reale e si chiama Jill. Lei, però, è sfuggente, nel senso che scappa e per rintracciarla dovrà accettare una promozione al Reparto recupero informazioni.
Sulla strada per la ricerca del suo amore Sam avrà a che fare con il Tuttle originale, un vecchio amico che custodisce un oscuro segreto e con molti altri burocrati.
Per anni ho aspettato ed anelato di vedere Brazil. Il film definito il "film fantascientifico per eccellenza", nei migliori 500 del mondo, nei migliori 80 film inglesi. Acclamato da tanti e portato in palmo di mani da molti.
E' innegabili che il talento visionario di Terry Gilliam sia esplosivo e perforante. I suoi quadri narrativi ti entrano in testa e la sua visione burocratica del mondo rappresenta la realtà quasi senza renderle giustizia. Il modo di oggi è, forse, persino più burocratizzato di quello esasperato dal regista/sceneggiatore/scrittore del film.
La produzione è mastodontica. I set creati, anche solo con i mascherini per la pellicola sono impressionati. Il ritmo, anzi i due ritmi lavorativi degli uffici burocratici sono resi al meglio e l'ambientazione è ridicolamente azzeccata.
Il cast vanta attori di calibro, anche solo in ruolo di comparse. Robert De Niro, Ian Holm, Bob Hoskins ed il protagonista Jonathan Pryce sono solo i più noti. Con loro collaborano caratteristi inglesi dalle facce note e dai nomi un po' meno.
La regia è citazionista, in modo opportuno, e visionaria. Il film sarà, dal 1985 in poi, fonte di spunto e saccheggio per autori e registi futuri. Tanto di quello che si vede in Brazil, inteso sia come atmosfere, sceneggiatura, trama, sarà base e germe per la nascita di altre pellicole che hanno fatto la storia del cinema.
Il film non mi è piaciuto. L'ho trovato prolisso e lungo. Si sofferma troppo su fronzoli che non arricchiscono la trama, anziché sviscerare con maggiore sagacia diretta ciò che comporta l'eccesso di burocrazia. Persino la storia d'amore del protagonista è eccessiva ed a tratti inopportuna.
Tanta attesa e tanta delusione. Sarà che mi aspettavo un film diverso e che troppe aspettative portano inevitabilmente ad un fallimento.
Titolo originale Brazil
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1985
Durata 132 min
142 min (director's cut)
Genere fantascienza
Regia Terry Gilliam
Soggetto Terry Gilliam
Sceneggiatura Terry Gilliam, Tom Stoppard, Charles McKeown
Produttore Arnon Milchan
Fotografia Roger Pratt
Montaggio Julián Doyle
Effetti speciali Ron Burton
Musiche Michael Kamen, Kate Bush, Ray Cooper
Scenografia Norman Garwood
Interpreti e personaggi
Jonathan Pryce: Sam Lowry
Robert De Niro: Archibald "Harry" Tuttle
Katherine Helmond: Ida Lowry
Ian Holm: M. Kurtzmann
Bob Hoskins: Spoor, tecnico del Central Service
Michael Palin: Jack Lint
Ian Richardson: Mr. Warrenn
Peter Vaughan: Mr. Helpmann
Kim Greist: Jill Layton
Jim Broadbent: Dr. Jaffe
Barbara Hicks: Alma Terrain
Charles McKeown: Harvey Lime
Jack Purvis: Dr. Chapman
Doppiatori italiani
Mauro Gravina: Sam Lowry
Paolo Poiret: Archibald "Harry" Tuttle
Sergio Fiorentini: M. Kurtzmann
Raffaele Uzzi: Spoor, tecnico del Central Service
Luigi La Monica: Jack Lint
Arturo Dominici: Mr. Helpmann
Rossella Izzo: Jill Layton
Renato Cortesi: Dr. Jaffe
Sandro Iovino: Harvey Lime
Premi
British Academy of Film and Television Arts 1985: migliore scenografia (Norman Garwood), migliori effetti speciali (George Gibbs e Richard Conway)
Boston Society of Film Critics 1985: miglior attor non protagonista (Ian Holm)
Los Angeles Film Critics Association Award 1985: miglior regista, miglior film, miglior sceneggiatura
Iscriviti a:
Post (Atom)

