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lunedì 22 febbraio 2016

Zootropolis - senza spoiler.

Judy Hopps, piccola coniglietta di campagna, ha un sogno: diventare una poliziotta. Il suo essere positiva, la sua voglia di realizzare il suo più grande desidero, la porteranno a vivere e lavorare a Zootrpolis: la città dove tutti gli animali vivono in pace. Quelli che una volta erano prede e predatori vivono fianco a fianco, ridono, scherzano, lavorano, si arrabbiano, come farebbero degli umani, ma senza cedere agli istinti primordiali.
Solo che... solo che da qualche settimana, in città, accade un fatto strano. Alcuni predatori ritornano ad essere tali. Regrediscono alla loro forma primitiva, da bipedi tornano ad essere quadrupedi, ed aggrediscono chiunque.
Sarà Judy, per puro caso, appena arrivata al distretto di polizia a trovare la pista giusta sulla quale indagare. 
Non lo farà da sola, anche se il suo capitano sembra fare di tutto per metterla in una angolo, ma sarà aiutata da un'astuta volpe truffatrice di nome Nick.

Il nuovo film Disney, nei cinema in questi giorni, il primo del 2016, il secondo sarà Moana (mi rifiuto di chiamarlo Oceania, solo per colpa di una cricca di bacchettoni) tra qualche mese, riporta la casa dello zio Walt a mettere al centro di un suo film animali antropomorfi, come non accadeva da molti anni (l'unico memorabile resta sempre Robin Hood). Non solo, la pellicola si presta a molteplici chiavi di lettura.
L'impianto generale della trama è quello di un classico giallo, venato di una spruzzata di noir. Un'indagine che, come sempre, coinvolge la protagonista ed un improbabile alleato; parte da un dettaglio insignificante per, poi, innestarsi nel meccanismo del "caso dell'anno". 
Avventura.
E funziona. Seppure la svolta sembra essere scontata, come ci si arriva è interessante e tiene alta l'attenzione dei più piccoli, mentre si divertono.
I livelli di lettura, come dicevamo sono molteplici. Il più evidente è il contrasto tra prede e predatori. Certo la preda è cacciata, il predatore caccia. Ma chi è veramente il predatore? Se vogliamo fare un piccolo salto dall'immaginazione alla realtà che ci circonda ecco che possiamo attualizzare ciò che scorre sullo schermo. Noi, qualunque sia il significato soggettivo di questo noi, siamo le prede e l'altro, il diverso, l'estraneo, il migrante, lo straniero sono i predatori. Loro mettono in discussione il nostro status quo, entrano nelle nostre vite e le rendono diverse. Qualcuno vuole farci credere che sono pericolosi e ci riesce. Nel film si parte con quattordici casi di predatori tornati aggressivi, in una megalopoli abitata da milioni di animali e divisa in quattro zone atmosferiche, simili ai climi terrestri nei quali prosperano le diverse specie animali. Questi quattordici casi diventano lo spauracchio per impaurire tutte le prede, che si sentono minacciate. Iniziano i dissapori tra le specie, la paura serpeggia ed è un attimo che accada tutto il resto: non ci ricorda qualcosa?
Un altro livello è quello dell'amicizia e della fiducia. Il film sottolinea come nella nostra società si sia persa la fiducia nel prossimo. Ci mostra un'utopia dove tutti credono negli altri, anche se c'è chi ruba e truffa, e come potrebbe essere migliore una vita nella quale affidarsi, credendo in loro, agli amici ed ai i conoscenti.
Zootropolis, dove i sogni si realizzano.
Come sempre, in un film Disney, non si può che meravigliarsi del livello tecnico del prodotto finale. Il dinamismo delle scene, la solidità degli sfondi, la cura del dettaglio sui protagonisti sono tutti elementi che gratificano l'occhio e immergono in questo mondo parallelo al nostro, con tanti vizi, pregi e difetti in cui possiamo riconoscerci.
Il dettaglio non si ferma lì. Provate a fare caso al telefonino più diffuso a Zootropolis. Date un'occhiata alle app ed a tanti altri piccoli dettagli disseminati lungo tutta la vicenda, vi divertirete.
I personaggi. I protagonisti hanno il loro peso specifico: sono simpatici, animati egregiamente (gli occhi di Judy) ed attirano la simpatia dei più piccoli. Per i più grandi c'è da guardare più intorno per trovare altri motivi d'interesse. Più che in tanti altri film, d'animazione o dal vivo, qui, sono ben caratterizzati i personaggi secondari. Flash, il sindaco, Yaz, il Padrino e tanti alti, oltre che ad essere stati affidati a voci note (sia in italiano che in originale) si sono visti ritagliare su misura un parte specifica. Come dare torto agli sceneggiatori se hanno deciso di affidare tutti gli uffici della burocrazia ai bradipi: sono sincere risate (sia di divertimento che amare) in ogni scena in cui appaiono.
Pubblica amministrazione
Le musiche si avvalgono della bravura di Michael Giacchino e della canzone traino di Gazelle... ehm... Shakira. Entrambe le scelte si sono rivelate azzeccate e piacevoli. La scelta finale di far scorrere i titoli di coda sul concerto di Gazelle rende giustizia a chi ha realizzato il film e non annoia lo spettatore che ha deciso di rimanere in sala.
Animali nudi, che scandalo!
Come sempre, in un film d'animazione, sono importanti le voci. Per quanto importanti non stiamo qui a citare quelle americane, ma voglio sottolineare il lavoro dei doppiatori italiani.
La scelta del direttore del doppiaggio di affidare i protagonisti ad Ilaria Latini ed Alessandro Quarta è stata saggia. Non si è fatto prendere a fregola degli attori "doppiatori per caso", come spesso accade ed ha fatto bene. Altra scelta saggia è stata quella di selezionare personaggi famosi (o noti) per i personaggi secondari. Troviamo, infatti, Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino e, il mio preferito, Franco Zucca (a voi scoprire le loro controparti animali). Ma il suo lavoro non è finito qui. Il quadro si completa con la scelta di Ilaria Stagni, Alessandra Korompany ed ai loro colleghi che prestano la loro voce ad altri personaggi secondari.
Cross Brand Contamination.
Anche se non sarà il mio film Disney preferito, a scriverne mi è venuta voglia di rivederlo.

Titolo originale Zootopia 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti 
Anno 2016 
Durata 108 min 
Genere animazione

Regia Byron Howard, Rich Moore 

Soggetto Jared Bush 
Produttore Clark Spencer 
Produttore esecutivo John Lasseter 
Casa di produzione Walt Disney Animation Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Musiche Michael Giacchino 

Doppiatori originali

Ginnifer Goodwin: Judy Hopps
Jason Bateman: Nick Wilde
Idris Elba: Direttore Bogo
Jenny Slate: Bellwether
Octavia Spencer: Signora Otterton
J.K. Simmons: Sindaco Leodore Lionheart
Tommy Chong: Yax
Nate Torrence: Benjamin Clawhauser
Shakira: Gazelle
Alan Tudyk: Duke Donnolesi
Raymond Persi: Flash
Tommy Lister: Finnick
Bonnie Hunt: Bonnie Hopps
Don Lake: Stu Hopps
John DiMaggio: Jerry Jumbeaux Jr.
Maurice LaMarche: Mr. Big
Leah Latham: Fru Fru
Mark Rhino Smith: McHorn
Peter Mansbridge: Peter Moosebridge
Jesse Corti: Manchas
 

Doppiatori italiani

Ilaria Latini: Judy Hopps
Luna Iansante: Judy Hopps (da piccola)
Alessandro Quarta: Nick Wilde
Emanuele Suarez: Nick Wilde (da piccolo)
Roberto Fidecaro: Direttore Bogo
Maria Letizia Scifoni: Bellwether
Alessandra Korompay: Signora Otterton
Massimo Lopez: Sindaco Leodore Lionheart
Paolo Ruffini: Yax
Gabriele Patriarca: Benjamin Clawhauser
Ilaria Stagni: Gazelle
Franca D'Amato: Dottoressa Madge Honey Badger
Frank Matano: Duke Donnolesi
Nicola Savino: Flash
Diego Abatantuono: Finnick
Roberta Greganti: Bonnie Hopps
Vittorio Guerrieri: Stu Hopps
Franco Zucca: Jerry Jumbeaux Jr.
Leo Gullotta: Mr. Big
Teresa Mannino: Fru Fru
Edoardo Stoppacciaro: Gideon Gray
Federico Bebi: Gideon Gray (da piccolo)
Luca Revelli: McHorn
Matteo Martinez: Peter Moosebridge
Paolo Marchese: Manchas
Stefano Alessandroni: Doug
Alessandro Ballico: Buck Oryx-Antlerson
Raffaele Palmieri: Pronk Oryx-Antlerson

lunedì 28 settembre 2015

Inside Out

Riley è una ragazzina di undici anni che sta per subire un invadente trauma familiare. Cambiare Stato, scuola, amici, passioni si rivelerà traumatizzante. Le emozione che l'hanno accompagnata fino a quel momento saranno sconvolte e dentro di se dovrà trovare un nuovo equilibrio.

La trama di Inside Out, per non svelare troppo a chi non l'ha visto, è decisamente essenziale. Le emozioni, Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, vengono esaminate vivendo la crescita ed i cambiamenti che Riley si trova ad affrontare. La caratterizzazione di questi cinque personaggi è decisamente appropriata, tanto da rendere petulanti e fastidiose Gioia e Tristezza. Sono emozioni pure che stillano se stesse secondo dopo secondo, ma che, in un adulto generano l'effetto del troppo dolce: ad un certo punto tendono a nauseare. L'idea, peraltro non originale (ma in casa Disney questo non è poi tanto strano), di descrivere il carattere di una persona attraverso le sue emozioni è decisamente intrigante. Viene sfruttata al meglio e si può rivelare, per le menti semplici dei tagliaboschi del Nebraska, un valido aiuto per comprendere ciò che passa per la testa di chi ha di fronte. Identificare le emozioni con figure antropomorfe che interagiscono tra loro è, decisamente, più semplice che immaginare concetti astratti.

Ma il film com'è? E' un film, dalla struttura semplice e prevedibile, che la gioca facile con i sentimenti. Se da un lato capiamo come si evolveranno le isole della personalità, costruite dai ricordi di Riley nei suoi primi anni di vita, dall'altro siamo ben consci del destino del personaggio secondario, ma importante, al quale sarà semplice affezionarsi. Gli sceneggiatori spendono giocano facile la carta della commozione, ma prima si rivelano lunghi e ripetitivi nella narrazione. Non si risparmiano gag divertenti, come quella del dentifricio, personaggi secondari simpatici, i pulitori dell'archivio, ed i titoli di coda finali, dove vediamo le forme delle emozioni di altri che non siano la nostra protagonista ed i suoi genitori.

Se escludiamo Ribelle, dopo Up, la Pixar ha preso una pericolosa china discendente. Toy Story 3, Cars 2, Monster Univeristy, tutti seguiti di film di successo che non sono riusciti ad uguagliare la gloria dei loro predecessori. Inside Out è un' idea diversa dal solito che, però non viene sviluppata al meglio. La sceneggiatura ha momenti di vuoto e di ripetitività che si sarebbero potuti risparmiare offrendo, così, allo spettatore uno spettacolo di settanta, settantacinque minuti, contro i quasi cento, più godibile e vivace.

Non è un film da buttare, ma certamente, nonostante l'iconografia intrigante dei personaggi e le trovate comiche azzeccate, non uno dei migliori film della controllata Disney.


Di una tristezza piacevole è, invece, l'originale Lava. Il corto pre film che la casa di produzione americanca ci offre è un musicarello carino che nella sua staticità, l'impossibile storia d'amore di due vulcani, offre un'interessante dinamica narritiva.

Nota a margine sui cinema UCI. Più di trenta minuti di pubblicità sono un'esagerazione. I biglietti del cinematografo non costano poco e inondare con così tanti spot gli spettatori può portare ad un'ennesima ondata di disaffezione. Spero che rivedano la loro politica e che contengano gli spota ad un più accettabile quarto d'ora.

Titolo originale Inside Out 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione USA 
Anno 2015 
Durata 94 minuti 
Rapporto 1.85:1 
Genere animazione

Regia Pete Docter, Ronnie del Carmen (co-regia) 

Soggetto Pete Docter, Ronnie del Carmen 
Sceneggiatura Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley 
Produttore Jonas Rivera 
Produttore esecutivo John Lasseter, Andrew Stanton 
Casa di produzione Pixar Animation Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Musiche Michael Giacchino 

Doppiatori originali

Amy Poehler: Gioia
Phyllis Smith: Tristezza
Lewis Black: Rabbia
Bill Hader: Paura
Mindy Kaling: Disgusto
Kaitlyn Dias: Riley Anderson
Diane Lane: Madre di Riley
Kyle MacLachlan: Padre di Riley
Richard Kind: Bing Bong
Josh Cooley: Jangles
John Ratzenberger: Fritz
Paula Poundstone: Smemoratrice Paula
Bobby Moynihan: Smemoratore Bobby
Paula Pell: Regista sogni
Paula Pell: Rabbia mamma
Lori Alan: Tristezza mamma
Carlos Alazraqui: Paura papà
Peter Sagal: Gioia clown
Paris Van Dyke: Meg
Dave Goelz: Guardia Subconscio Frank
Frank Oz: Guardia Subconscio Dave
Carlos Alazraqui: Pilota dell'elicottero
 
Doppiatori italiani

Stella Musy: Gioia
Melina Martello: Tristezza
Paolo Marchese: Rabbia
Daniele Giuliani: Paura
Veronica Puccio: Disgusto
Vittoria Bartolomei: Riley Anderson
Claudia Catani: Madre di Riley
Mauro Gravina: Padre di Riley
Luca Dal Fabbro: Bing Bong
Giorgio Locuratolo: Jangles il clown
Renato Cecchetto: Fritz
Cristina Poccardi: Smemoratrice Paula
Carlo Scipioni: Smemoratore Bobby
Chiara Salerno: Regista sogni
Alessandra Cassioli: Rabbia mamma
Roberta Pellini: Tristezza mamma
Alberto Caneva: Paura papà
Emiliano Ragno: Gioia clown
Luna Iansante: Meg
Giorgia Ionica: Meg bambina
Davide Lepore: Guardia Subconscio Frank
Achille D'Aniello: Guardia Subconscio Dave
Diego Suarez: Pilota dell'elicottero

mercoledì 7 gennaio 2015

Big Hero 6

Un robot infermiere dall'aspetto rassicurante. Un ragazzino geniale di soli quattordici anni. Un dramma familiare. Una squadra di super eroi messa insieme all'ultimo minuto. Un cattivo da combattere. Una guest strar d'eccezione. Questi sono gli ingredienti della trama del 54° Classico Disney, uscito per Natale nelle sale cinematografiche italiane. Secondo film che tratta l'argomento super eroi, dopo Gli Incredibili, primo film a pescare dal vasto immaginario acquisito dalla Disney con l'acquisto della Marvel. Big Hero 6 è, infatti, ispirato ad un soggetto originale della Casa delle Idee di New York e trasposto per il grande schermo senza l'aiuto di Kevin Feige, deus ex machina dell'Universo Cinematografico Marvel.

Ma com'è questo film di cui tutti parlano un gran bene? Ti è piaciuto?
Sì, mi è piaciuto. E' un film divertente dove tutte le componenti per la creazione di un super eroe sono presenti. C'è l'intelligenza del piccolo genio, c'è la perdita di qualcuno di caro, ci sono gli amici che diventeranno squadra, c'è il robottone coccoloso, ma che si rivelerà adatto al ruolo, c'è il sacrificio. Insomma, c'è tutto quello che serve per introdurre una nuova generazione di fedelissimi consumatori ad apprezzare questo tipo di creazioni fantastiche.
E' un film originale? No. L'originalità è, da tempo, qualcosa che in Disney non viene praticata, perlomeno dal coraggiosa The Brave - Ribelle. Oltre a pescare a piene mani, adattandone (per necessità di pubblico da coinvolgere) le dinamiche originali, dal fumetto Marvel non possono non essere notati pieni "omaggi" al Maestro dei Robottoni Giapponesi Nagai Go (magliette ed orologio ispirati a Mazinga non sono lì per caso) ed alla Tatsunoko (non ditemi che Hiro che cavalca Baymax non vi ricorda Tekkaman, senza lancia, che non ci credo). Le citazioni rimangono anche in casa Disney: da Stitch, Bolt, Chicken Little passando per Gli Incredibili, a cui abbiamo già accennato.
La trama è semplice è lineare. Non ci sono grosse sorprese. Per stupire veramente, in questi film, bisognerebbe ritornare ad una scrittura più semplice. Lasciar perdere le trovata alla Invito a cena con delitto, per stupire a tutti i costi, che poi il colpevole si scopre subito lo stesso.

Cosa c'è, allora, di eccezionale in questo film? La computer grafica! Non tanto per le texture della pelle, che si sono mantenute semplici ed in linea a quelle dei lavori Disney precedenti. Non tanto per il realismo degli sfondi, che già vediamo nei film live action. Non tanto per le sequenze in 3D, che tanto io il film l'ho visto in 2D (ed ad occhio ci guadagna). Quello che stupisce veramente è la cura dei dettagli. Il contorno. Ciò che lo spettatore medio non vede. Tipo? La passeggiata per San Fransokyo di Baymax. Fate un po' caso alla gente sullo sfondo. Ognuno fa qualcosa. Ognuno reagisce in modo diverso rispetto a quello che il protagonista della scena sta facendo. Sia che siano in rilievo sullo schermo, sia che siano personaggi sfocati sullo sfondo, ognuno fa qualcosa! Ma questa è solo una scena. In tutte le scene di massa, la folla è veramente folla. Non sono residui di animazione messi lì tanto per riempire. Tutti hanno una faccia. Tutti hanno espressioni. Tutti vivono, in quella scena, la loro vita digitale. Quando tu pensi che Dreamworks o chi altri abbia sfornato un film qualitativamente elevato, ecco che arriva la Disney pronta a sparigliare il piatto con una giocata ad effetto. Eccola pronta a dettare nuovi standard per i film in animazione digitale. Pronta per far capire che, a discapito di tutto quello che le si voglia dire contro, resta sempre la ditta americana di cinema d'intrattenimento per ragazzi con una marcia in più; un passo sempre più avanti agli altri. Soprattutto in questo periodo in cui la concorrenza è sempre più spietata. Cioè paragonate il profilo tecnico di un film come quello de I Pinguini con questo e poi torniamo a parlarne.

Cosa c'è di pessimo? Le canzoni della colonna sonora. Il genere rap scrauso non è proprio quello che fa per me. Se poi ad interpretare la canzone, seppure con un ritmo orecchiabile, è Moreno di Amici (chi?) (ecco, chi?) ecco il passo falso di Disney Italia per la parte di adattamento locale. A me, sinceramente, non è piaciuto. Sono più le prese di fiato che si sentono nel suo brano che le parole utilizzate con originalità.
Nota a parte per il doppiaggio. Tutte brave le voci italiche. Anche Flavio Insinna, che un po' mi ha stancato, nonostante la sua seria professionalità, per la sua eccessiva presenza tra radio e tv, ben si cala nel vinilico protagonista. L'attore romano ha questa impostazione da professorino rassicurante, in radio si nota molto di più fiadatevi, che, però, ben calza all'infermiere robotico.

Un film piacevole, ricordate che è un Marvel sotto mentite spoglie e che ha una scena post crediti (crediti che, per inciso, son bellissimi da vedere lo stesso).

Titolo originale Big Hero 6 

Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2014 
Durata 108 min. 
Rapporto 2,40:1 
Genere animazione, azione, commedia, fantascienza 

Regia Don Hall, Chris Williams 

Soggetto Duncan Rouleau, Steven T. Seagle 
Sceneggiatura Don Hall, Jordan Roberts 
Produttore Roy Conli, Kristina Reed 
Produttore esecutivo John Lasseter 
Casa di produzione Walt Disney Animation Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures 
Musiche Henry Jackman 

Doppiatori originali 
Ryan Potter: Hiro Hamada
Scott Adsit: Baymax
T. J. Miller: Fred
Jamie Chung: GoGo Tomago
Maya Rudolph: zia Cass
James Cromwell: professor Robert Callaghan/Yokai
Damon Wayans Jr.: Wasabi
Génesis Rodríguez: Honey Lemon
Alan Tudyk: Alistair Krei
Daniel Henney: Tadashi Hamada
Paul Briggs: Yama
Katie Lowes: Abigail
Stan Lee: maggiordomo di Fred
Abraham Benrubi: generale
Billy Bush: giornalista
Daniel Gerson: sergente
Charlotte Gulezian: arbitro
David Shaughnessy: Heathcliff
 
Doppiatori italiani 
Arturo Valli: Hiro Hamada
Flavio Insinna: Baymax
Simone Crisari: Fred
Rossa Caputo: GoGo Tomago
Virginia Raffaele: zia Cass
Edoardo Siravo: professor Robert Callaghan/Yokai
Davide Perino: Wasabi
Ludovica Bebi: Honey Lemon
Massimo Rossi: Alistair Krei
Stefano Crescentini: Tadashi Hamada
Paolo Marchese: Yama
Valeria Vidali: Abigail
Luciano De Ambrosis: maggiordomo di Fred
Gabriele Martini: generale
Massimiliano Manfredi: giornalista
Oliviero Dinelli: sergente
Daniela Calò: arbitro
Toni Orlandi: Heathcliff

martedì 5 agosto 2014

PK - Potere e Potenza - parte 4

Poche righe per comunicarvi che con il numero 3061 di Topolino Francesco Artibani, Lorenzo Pastrovicchio e Max Monteduro hanno concluso il loro lavoro.

La loro opera di riportare in vita il supereroe di Paperopoli è giunta alla conclusione. La prima avventura di PK sembra davvero essere stata un successo. Sopratutto l'ultimo numero si può paragonare ad una corsa a manetta in autostrada su una potente due ruote. Senza rispettare i limiti. Le perplessità rispetto al nuovo costume sono state spazzate via, momenti topici (o paperici, visto il contesto) si sono susseguiti (pagina 13 con le didascalie e pagina 28 con l'autocitazione) ad emozioni pure ed a stupefacenti rivelazioni. Colpi in canna per i nuovi lettori ed i vecchi fan sono pronti per essere sparate. Il finale, gli epiloghi sono lì apposta per farci sperare e credere che nuove avventure del papero mascherato siano pronte per essere pubblicate. Sarà un appuntamento estivo su Topolino? Sarà un nuovo periodico, di diverso formato, per le edicole? Personalmente spero la seconda, perché, come ho già detto, ho trovato il formato tascabile del Topo un po' troppo stretto per contenere le energie, le dinamiche, i colori e l'impaginazione delle avventure del Vendicatore di Paperopoli.
Rimaniamo in attesa, non si sa quando, non si sa dove, non si sa come, di una versione in volume, rilegata di questa storia che ha dato nuovo smalto ad un eroe creduto perso, ma sempre, solido, nei nostri cuori.
Parafrasando PK: la potenza c'è ed anche come potere, quello della fantasia, siamo messi bene.



Bentornato PK.

lunedì 10 marzo 2014

Saving Mr. Banks

E' il 1961 quando Walt Disney riesce a convincere P.L. Travers, la scrittrice creatrice di Mary Poppins, a raggiungerlo a Los Angeles per chiudere un accordo per lo sfruttamento a fini cinematografici del suo libro. La corte del creatore di Topolino e Disneyland è durata circa venti anni, ma alla fine, complici anche le dissestate finanze della scrittrice australiana residente a Londra, ha ottenuto l'incontro.
Il contratto non è firmato, ma lo staff di Disney e l'autrice si mettono al lavoro per realizzare un film più vicino possibile all'idea originale messa su carta nel 1934. Non deve essere un musical, non devono esserci cartoni, il protagonista non deve essere Dick Van Dyke: queste le principali richieste della Signora Travers.
La guerra, per difendere le idee di ognuno, sarà sentita e vivace, ma come sappiamo il film si farà.

Non ha vinto Oscar. Ha avuto un paio di candidature meritate, tra qui Miglior Attrice Non Protagonista per Emma Thompson, ma non quella come Miglior Attore per Tom Hanks (che non ne avrà mai più in vita sua, chissà che gli ha fatto a quelli dall'Academy?). Resta il fatto che questo Saving Mr. Banks di John Lee Hancock (sei sceneggiature in dieci anni, le ultime Biancaneve e il Cacciatore e Maleficient, e qualche regia dimenticabile prima) è uno dei migliori film del 2013 che mi è passato sotto gli occhi.
La struttura del film è qualcosa di già visto. Alterna il presente, 1964, con il passato della scrittrice, primi anni del secolo scorso, ma questa transizione avviene con garbo e pulizia. Ogni flashback è misurato, opportuno e non invadente. Scandisce la narrazione e permette di approfondire il rapporto tra i personaggi del libro e le persone reali che hanno circondato Pamela Travers negli anni della sua infanzia australiana.
Tom Hanks è un Walt Disney eccezionale. Non perché abbia ricalcato ed imitato il geniale creatore dei personaggi animati più conosciuti nel mondo, ma perché ha trovato una sua dimensione per rappresentarlo. Ne ha preso postura, atteggiamenti e li ha calati nel personaggio che aveva in mente. Il suo è stato un ottimo lavoro, come non se ne vedevano da tempo.
La vera protagonista, però, è Emma Thompson. Coinvolgente e sincera, porta sullo schermo una donna amareggiata e triste, segnata dalle vicissitudini dolorose che l'hanno cresciuta, e per questo forte e decisa a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Fidarsi di Walt Disney per la vera Travers è stato difficile, ma la sua amata Mary Poppins è diventata, grazie al film, indelebile nella mente di grandi e piccini e lo sarà ancora per generazioni.
Il cast non termina con questi due mostri del cinema americano. Nei ruoli che permettono al film di essere così speciale troviamo Colin Farrell, nei panni del padre di Pamela. Ruth Wilson, in quelli di sua madre, Paul Giamatti, in quelli dell'autista della donna durante il soggiorno americano. Tutti eccezionali. Così come Bradley Whitford, Jason Schwartzman e B.J. Novak, interpreti degli autori di sceneggiature e musica dello storico film.

P.J. Travers avrebbe permesso la realizzazione di un film sulla sua vita? Credo proprio di no, ma noi siamo fortunati che la Disney moderna abbia deciso di farlo.
E' un grande film, da vedere a tutti i costi? Sì, vi rimarrà nel cuore e sarete invidiosi di non aver avuto, e di non poter avere, la possibilità di fare un giro di Disneyland insieme al suo fondatore.
Avrete voglia di rivedere Mary Poppins? Già lo state facendo? Bravi. Non poteva essere altrimenti.

Non perdetevelo.

Titolo originale Saving Mr. Banks 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Regno Unito, Australia 
Anno 2013 
Durata 126 min 
Rapporto 2,35 : 1 
Genere biografico

Regia John Lee Hancock 

Soggetto Kelly Marcel, Sue Smith 
Sceneggiatura Kelly Marcel 
Produttore Ian Collie, Alison Owen, Philip Steuer 
Produttore esecutivo Christine Langan, Troy Lum, Andrew Mason 
Casa di produzione Walt Disney Pictures, BBC Films, Ruby Films, Essential Media & Entertainment, Hopscotch Features 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Fotografia John Schwartzman 
Montaggio Mark Livolsi 
Effetti speciali Sam Dean 
Musiche Thomas Newman 
Scenografia Michael Corenblith 
Costumi Daniel Orlandi 
Trucco Jenni Brown Greenberg, Don Rutherford 

Interpreti e personaggi 
Tom Hanks: Walt Disney
Emma Thompson: Pamela Lyndon Travers
Ruth Wilson: Margaret Goff
Colin Farrell: Travers Robert Goff
Paul Giamatti: Ralph
Rachel Griffiths: zia Ellie
Bradley Whitford: Don DaGradi
Jason Schwartzman: Richard Sherman
B.J. Novak: Robert Sherman
Kathy Baker: Tommie
Melanie Paxson: Dolly
Ronan Vibert: Diarmuid Russell
Andy McPhee: Mr. Belhatchett
Annie Rose Buckley: P.L. Travers da bambina
 
Doppiatori italiani 
Angelo Maggi: Walt Disney
Emanuela Rossi: Pamela Lyndon Travers
Giuppy Izzo: Margaret Goff
Fabio Boccanera: Travers Robert Goff
Massimo Rossi: Ralph
Roberta Pellini: zia Ellie
Marco Mete: Don DaGradi
Emiliano Coltorti: Richard Sherman
Massimiliano Manfredi: Robert Sherman
Roberta Paladini: Tommie
Micaela Incitti: Dolly
Franco Mannella: Diarmuid Russell
Toni Orlandi: Mr. Belhatchett
Arianna Vignoli: P.L. Travers da bambina