Catherine Stewart è una ginecologa affermata in quel di Toronto. David, suo marito, è un professore di musica a New York. Hanno un figlio in piena ribellione adolescenziale, Michael. Tutti vivono nella città canadese, l'unico a fare la spola tra casa e lavoro è David. La sera del suo compleanno, però, perde l'aereo che avrebbe dovuto riportarlo a casa per la festa a sorpresa organizzata da sua moglie.
Anche se l'apparenza lascia supporre che il matrimonio tra i due sia saldo, la realtà non è tale. Infatti, la loro relazione è diventata fredda con gli anni, sopratutto dopo la nascita del figlio. David è tanto distaccato e freddo che Catherine teme, addirittura, che lui abbia una relazione extraconiugale. Il tarlo la penetrata tanto da indurla ad assoldare una prostituta che lavora vicino al suo studio pur di scoprirlo. Lei si chiama Chloe, è giovane, bionda e bellissima.
Ingaggiata per sedurre David lo aggancia in un caffè con lo scopo di riferire il tutto a Catherine. La ragazza le racconta della prosecuzione degli incontri e la donna si sente tra lo sconvolto e l'eccitato. Un diverso tipo di relazione inizia ad instaurarsi tra le due. Una relazione che porterà conseguenze sconvolgenti nelle loro vite.
Il film è il remake di una pellicola francese del 2003 dal titolo Nathalie... . Si discosta dall'originale per tre snodi principali: due sono costituiti dal tipo di relazione che Chloe ha con Catherine ed il figlio di lei, l'ultima è il finale. Il tutto permette al tasso di torbidezza della pellicola di crescere in modo vertiginoso.
Girato molto in interni, anche per il tipo di situazioni da rappresentare, con cura e fluidità, ma senza spunti geniali. Liam Neeson è attore coprotagonista in una vicenda che ruota intorno al suo personaggio e le due attrici che gli girano attorno irrompono con la loro bellezza sullo schermo. Julianne Moore oltre ad essere un'attrice versatile e capace (forse Evolution e Chloe sono gli estremi del suo curriculum) è una donna bellissima. I suo capelli rossi e la carnagione chiara ben si amalgamano con il biondo e l'etereo di Amanda Seyfried (anche lei ha fatto un bel salto da Mamma Mia! a questo film). Sullo schermo esprimono in modo convincente i sentimenti che provano i loro due personaggi in tutti i momenti della pellicola. Di contraltare il rapporto dei due coniugi con il figlio è stato trattato in modo superficiale, a ben vedere lo stesso personaggio secondario è superfluo e non aggiunge niente alla trama, forse minutaggio alla pellicola ed un momento indimenticabile per l'attore.
Da punto di vista puramente estetico e maschilista, un merito, ed un plauso, a parte vanno rivolti a chi è riuscito a mettere insieme tali due bellezze femminili ed è riuscito a farle spogliare per questo film. Credo che per la forza delle scene sullo schermo in molte avrebbero, e probabilmente, hanno rifiutato lo script. Loro due sono state coraggiose, per un progetto nel quale credevano.
Il film è passato senza troppi clamori nelle sale cinematografiche ed è ricuperabile in dvd, noleggio e vendita.
Un buon thriller che deve tanto, nella sua tensione, all'erotismo generato dalle protagoniste.
Consigliato.
Titolo originale Chloe
Lingua originale inglese
Paese USA, Canada, Francia
Anno 2009
Durata 96 min
Genere drammatico, thriller, erotico
Regia Atom Egoyan
Soggetto Philip Blasbland, Anne Fontaine, Jacques Fieschi, François-Olivier Rousseau
Sceneggiatura Erin Cressida Wilson
Produttore Ivan Reitman, Joe Medjuck, Jeffrey Clifford
Produttore esecutivo Jason Reitman, Daniel Dubiecki
Casa di produzione Studio Canal, The Montecito Picture Company
Distribuzione (Italia) Eagle Pictures
Costumi Debra Hanson
Interpreti e personaggi
Julianne Moore: Catherine Stewart
Liam Neeson: David Stewart
Amanda Seyfried: Chloe
Max Thieriot: Michael Stewart
R.H. Thomson: Frank
Nina Dobrev: Anna
Doppiatori italiani
Cristina Boraschi: Catherine
Alessandro Rossi: David
Myriam Catania: Chloe
Flavio Aquilone: Michael
Valentina Favazza: Anna
lunedì 11 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Hellraiser
Frank Cotton è un trafficante in resti archeologici. Un giorno, durante in uno dei suoi viaggi esotici, ricetta uno misterioso e maneggevole cubo. Una volta rientrato nella sua villa decadente tenta di manipolarlo ed il suo corpo viene straziato e smembrato.
Tempo dopo il fratello di Frank, Larry, e la sua seconda moglie Kristy decidono di sistemare la vecchia villa di famiglia e di trasferirvisi. La casa nasconde due segreti. Il primo riguarda Kristy: il giorno prima del matrimonio con Larry ha avuto un'intensa relazione con Frank, ma poi si è sposata lo stesso. Il secondo riguarda Frank: scomparso da tempo i resti del suo cadavere sono nascosti all'interno delle pareti della soffitta in cui ha aperto il cubo. Basteranno gocce del sangue di Larry, feritosi durante il trasloco, a farlo risorgere e sfuggire ai Supplizianti che lo hanno ridotto in quello stato. L'amore di Kristy farà il resto; gli porterà a casa delle vittime per completare il suo ritorno in vita. L'unica che sospetterà qualcosa e che, malgrado non ne avesse alcuna intenzione, si troverà di fronte ai Cenobiti Supplizianti per tentare di salvare suo padre sarà Kristy, la figlia del primo matrimonio di Larry.
Siamo nel 1987 ed un promettente scrittore horror, stanco degli adattamenti zoppicanti che i cineasti fanno dei suoi racconti, decide di portare sullo schermo, con l'aiuto di una modesta casa di produzione, una storia e dei personaggi che diverranno cult per generazioni. Negli anni in cui nascono Freddy, Jason, Micheal, come icone orrorifiche e massacratrici, lui porta sul grande schermo un nuova razza di demoni nati dalla sua mente: i Cenobiti. "Demoni per alcuni, angeli per altri" come dice ad un certo punto del film il loro leader Pinhead. Esseri dal viso trafitto da aghi o da volti alieni la cui missione è quella di portare alla sofferenza estrema, fino alla morte, chi attiva il cubo.
Chi si pone alla visione nei nostri giorni di questo primo capitolo della saga, che ad oggi ne conta 8, si trova di fronte ad un film dai ritmi lenti e dalla poca dinamicità, ma viene colpito dalla forza visiva e precisione degli effetti speciali artigianali che l'accompagnano. Se la pellicola ha risentito dell'obbligo delle ristrettezze economiche di essere girato in interni per quanto riguarda il dinamismo sicuramente non ha patito sofferenze per l'ingegno dimostrato dai tecnici degli effetti speciali. Anche se lo stesso Barker ritiene non buona la scena della resurrezione di Frank, i particolari che seguono nella sua ricostruzione, la realizzazione visiva dei Cenobiti e molto altro sono veramente stupefacenti. L'unico neo è la finta computer grafica utilizzata per mostrare le scariche di energia emanate dal cubo in diversi momenti.
Il cast non è nulla di particolarmente eccelso. Come in molti film horror dell'epoca sono presenti attori che portano a casa il loro compito, ma che non lasciano il segno. Solo coloro che interpretano i Cenobiti sono aiutati a rimanere nell'inconscio collettivo grazie al trucco.
Tuttavia. Chi l'ha definito un cult ha ragione. Non tanto per lo sforzo tecnico, quanto per la creazione e trasposizione nell'immaginario collettivo delle nuove, mostruose ed atroci creature note come I Cenobiti.
Titolo originale Clive Barker's Hellraiser
Paese Gran Bretagna
Anno 1987
Durata 94 min
Genere horror
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Clive Barker
Produttore Christopher Figg
Fotografia Robin Vidgeon
Montaggio Richard Marden
Musiche Christopher Young
Scenografia Michael Buchanan
Interpreti e personaggi
Andrew Robinson: Larry Cotton
Clare Higgins: Julia Cotton
Ashley Laurence: Kirsty Cotton
Sean Chapman: Frank Cotton
Oliver Smith: Frank il Mostro
Doug Bradley: Pinhead
Grace Kirby: Donna Cenobita
Doppiatori italiani
Luigi La Monica: Larry Cotton
Paila Pavese: Julia Cotton
Cristina Boraschi: Kirsty Cotton
Angelo Nicotra: Frank il Mostro
Michele Kalamera: Pinhead
Roberto Del Giudice: Donna Cenobita
Tempo dopo il fratello di Frank, Larry, e la sua seconda moglie Kristy decidono di sistemare la vecchia villa di famiglia e di trasferirvisi. La casa nasconde due segreti. Il primo riguarda Kristy: il giorno prima del matrimonio con Larry ha avuto un'intensa relazione con Frank, ma poi si è sposata lo stesso. Il secondo riguarda Frank: scomparso da tempo i resti del suo cadavere sono nascosti all'interno delle pareti della soffitta in cui ha aperto il cubo. Basteranno gocce del sangue di Larry, feritosi durante il trasloco, a farlo risorgere e sfuggire ai Supplizianti che lo hanno ridotto in quello stato. L'amore di Kristy farà il resto; gli porterà a casa delle vittime per completare il suo ritorno in vita. L'unica che sospetterà qualcosa e che, malgrado non ne avesse alcuna intenzione, si troverà di fronte ai Cenobiti Supplizianti per tentare di salvare suo padre sarà Kristy, la figlia del primo matrimonio di Larry.
Siamo nel 1987 ed un promettente scrittore horror, stanco degli adattamenti zoppicanti che i cineasti fanno dei suoi racconti, decide di portare sullo schermo, con l'aiuto di una modesta casa di produzione, una storia e dei personaggi che diverranno cult per generazioni. Negli anni in cui nascono Freddy, Jason, Micheal, come icone orrorifiche e massacratrici, lui porta sul grande schermo un nuova razza di demoni nati dalla sua mente: i Cenobiti. "Demoni per alcuni, angeli per altri" come dice ad un certo punto del film il loro leader Pinhead. Esseri dal viso trafitto da aghi o da volti alieni la cui missione è quella di portare alla sofferenza estrema, fino alla morte, chi attiva il cubo.
Chi si pone alla visione nei nostri giorni di questo primo capitolo della saga, che ad oggi ne conta 8, si trova di fronte ad un film dai ritmi lenti e dalla poca dinamicità, ma viene colpito dalla forza visiva e precisione degli effetti speciali artigianali che l'accompagnano. Se la pellicola ha risentito dell'obbligo delle ristrettezze economiche di essere girato in interni per quanto riguarda il dinamismo sicuramente non ha patito sofferenze per l'ingegno dimostrato dai tecnici degli effetti speciali. Anche se lo stesso Barker ritiene non buona la scena della resurrezione di Frank, i particolari che seguono nella sua ricostruzione, la realizzazione visiva dei Cenobiti e molto altro sono veramente stupefacenti. L'unico neo è la finta computer grafica utilizzata per mostrare le scariche di energia emanate dal cubo in diversi momenti.
Il cast non è nulla di particolarmente eccelso. Come in molti film horror dell'epoca sono presenti attori che portano a casa il loro compito, ma che non lasciano il segno. Solo coloro che interpretano i Cenobiti sono aiutati a rimanere nell'inconscio collettivo grazie al trucco.
Tuttavia. Chi l'ha definito un cult ha ragione. Non tanto per lo sforzo tecnico, quanto per la creazione e trasposizione nell'immaginario collettivo delle nuove, mostruose ed atroci creature note come I Cenobiti.
Titolo originale Clive Barker's Hellraiser
Paese Gran Bretagna
Anno 1987
Durata 94 min
Genere horror
Regia, Soggetto, Sceneggiatura Clive Barker
Produttore Christopher Figg
Fotografia Robin Vidgeon
Montaggio Richard Marden
Musiche Christopher Young
Scenografia Michael Buchanan
Interpreti e personaggi
Andrew Robinson: Larry Cotton
Clare Higgins: Julia Cotton
Ashley Laurence: Kirsty Cotton
Sean Chapman: Frank Cotton
Oliver Smith: Frank il Mostro
Doug Bradley: Pinhead
Grace Kirby: Donna Cenobita
Doppiatori italiani
Luigi La Monica: Larry Cotton
Paila Pavese: Julia Cotton
Cristina Boraschi: Kirsty Cotton
Angelo Nicotra: Frank il Mostro
Michele Kalamera: Pinhead
Roberto Del Giudice: Donna Cenobita
giovedì 7 aprile 2011
The Ramen Girl
Abby si trasferisce a Tokyo per stare vicino al suo fidanzato Ethan. Pur di stare con lui accetta un lavoro al limite del mobbing in uno studio legale nippo americano dove sta seduta alla sua scrivania ogni giorno senza far nulla. Dopo 15 giorni di sua presenza nella megalopoli giapponese Ethan decide di lasciarla e si trasferisce ad Osaka. La solitudine in una grande città straniera in cui non conosce nessuno la fa cadere in depressione. Una sera entra in un negozio di ramen e sedutasi al tavolo inizia a sfogare la sua frustrazione, in inglese, con il padrone del ristorante e sua moglie, entrambi parlano solo giapponese. Quella serata cambia la sua vita: decide di voler diventare cuoca di ramen e si mette al servizio più completo del proprietario. La sua avventura, tra alti e bassi, durerà un anno, fino a quando, cioè, il Gran Maestro del ramen non verrà in visita alla bottega del suo sensei ad assaggiare il frutto del suo lavoro.
Un film delicato. Una rappresentazione della tradizione giapponese vista con occhio americano. Raccontato con delicatezza, ammiccamento di luci e con strizzatine d'occhio alla tradizione popolare giapponese è un film piacevole. Recitata un po' sopra le righe da Brittany Murphy, ma coadiuvata da bravi attori giapponesi che recitano quasi tutti nella loro lingua la pellicola scorre senza intoppi e senza troppi colpi di scena. Possiamo ritrovare tra le sue scene quello che il maestro Mijagi insegnava al suo allievo in Karate Kid, il principio è sempre lo stesso: dedizione ed anima in quello che fai se vuoi ben riuscire.
Una buona rappresentazione dell'importanza data dal popolo nipponico alle sue tradizioni, ma anche di come il popolo americano voglia tendere a modificarle. Il ramen creato dalla protagonista alla fine del film ne è un esempio: la pasta ed il brodo cucinati secondo tradizione sono accompagnati da elementi originari americani come spinaci, pomodori e mais. Il regista strizza l'occhio alle due culture cercando di non scontentarne nessuna.
L'alternarsi di dialoghi in inglese e giapponese a messo a repentaglio la salute mentale del curatore del doppiaggio italiano. Scelta pessima quella di lasciare i sottotitoli inglese durante le conversazioni in giapponese. Tanto pessima che quando gli occidentali parlano in giapponese nella versione originale in quella italiano appaiono i sottotitoli inglesi mentre parlano italiano. Un delirio!
Un film che passa e non resta, ma durante la visione risulta essere piacevole. Sopratutto per appassionati della cultura giapponese, un po' per sentire parlare la lingua un po' per calarsi nelle atmosfere tradizionali di una grande Paese.
Titolo Originale The Ramen Girl
Genere Commedia
Regia Robert Allan Ackerman
Sceneggiatura Becca Topol
Data di produzione 2008
Durata102 min.
Nazione USA - Giappone
Lingua Inglese/Giapponese
Interpreti
Brittany Murphy: Abby
Toshiyuki Nishida: Maezumi
Sohee Park: Toshi Iwamoto
Tammy Blanchard: Gretchen
Kimiko Yo: Reiko
Tsutomu Yamazaki: Gran Maestro
Un film delicato. Una rappresentazione della tradizione giapponese vista con occhio americano. Raccontato con delicatezza, ammiccamento di luci e con strizzatine d'occhio alla tradizione popolare giapponese è un film piacevole. Recitata un po' sopra le righe da Brittany Murphy, ma coadiuvata da bravi attori giapponesi che recitano quasi tutti nella loro lingua la pellicola scorre senza intoppi e senza troppi colpi di scena. Possiamo ritrovare tra le sue scene quello che il maestro Mijagi insegnava al suo allievo in Karate Kid, il principio è sempre lo stesso: dedizione ed anima in quello che fai se vuoi ben riuscire.
Una buona rappresentazione dell'importanza data dal popolo nipponico alle sue tradizioni, ma anche di come il popolo americano voglia tendere a modificarle. Il ramen creato dalla protagonista alla fine del film ne è un esempio: la pasta ed il brodo cucinati secondo tradizione sono accompagnati da elementi originari americani come spinaci, pomodori e mais. Il regista strizza l'occhio alle due culture cercando di non scontentarne nessuna.
L'alternarsi di dialoghi in inglese e giapponese a messo a repentaglio la salute mentale del curatore del doppiaggio italiano. Scelta pessima quella di lasciare i sottotitoli inglese durante le conversazioni in giapponese. Tanto pessima che quando gli occidentali parlano in giapponese nella versione originale in quella italiano appaiono i sottotitoli inglesi mentre parlano italiano. Un delirio!
Un film che passa e non resta, ma durante la visione risulta essere piacevole. Sopratutto per appassionati della cultura giapponese, un po' per sentire parlare la lingua un po' per calarsi nelle atmosfere tradizionali di una grande Paese.
Titolo Originale The Ramen Girl
Genere Commedia
Regia Robert Allan Ackerman
Sceneggiatura Becca Topol
Data di produzione 2008
Durata102 min.
Nazione USA - Giappone
Lingua Inglese/Giapponese
Interpreti
Brittany Murphy: Abby
Toshiyuki Nishida: Maezumi
Sohee Park: Toshi Iwamoto
Tammy Blanchard: Gretchen
Kimiko Yo: Reiko
Tsutomu Yamazaki: Gran Maestro
mercoledì 6 aprile 2011
Survival of the Dead - L'isola dei morti viventi
Plum Island. Isola al largo del Delaware. La famiglia del patriarca Patrick O'Flynn decide di ripulire l'isola da tutti i morti che ritornano in vita a seguito dell'epidemia degli ultimi mesi. Di contro, il capofamiglia dalle idee opposte, Seamus Muldoon vuole trovare una soluzione per poter convivere con amici e parenti zombie. Sul continente, intanto, un gruppo ex militari, formato da Sarge "Nicotina" Crocket, Chuck, Cisco e Tomboy, è alla ricerca di un posto sicuro dove stare. Il suggerimento giunge da un ragazzo tratto in salvo da un gruppo di crudeli cacciatori di zombie. Il giovane mostra ai militari un messaggio lanciato in internet nel quale Patrick O'Flynn promette pace e tranquillità sulla sua isola. Omissione del messaggio è che lui da quell'isola è stato cacciato e sta cercando un modo per ritornarci per vendicarsi.
La decisione è presa: si va a Plum Island. Ma qui non è tutto rose e fiori, anzi oltre che dai morti bisogna stare attente anche ai vivi: la famiglia Muldoon ci tiene a che nessuno interferisca.
George Romero, anche se non più verde nell'età, rinnova con costanza il mito da lui creato degli zombie. Classici, lenti, pericolosi ed affamati zombie. Uccisi, maltrattati, schiavizzati, ma sempre affamanti e pronti alla caccia. Dopo l'esperimento, peraltro riuscito, girato in prima persona in Diary of the Dead, si torna ad un classico film western dove la fa da padrona la faida tra le due famiglie che si dividono l'isola di Plum. A loro si uniscono gli "stranieri" che sposteranno, nel bene o nel male, l'ago della battaglia da una parte o dall'altra. Un film in cui l'umanità scopre di avere una possibilità di sopravvivenza alle creature romeriane in un finale meno apocalittico del solito per il sesto film della saga zombie. Il consumatore medio americano, come sempre reso sullo schermo dai non morti, forse, trova un modo per non seguire solo gli istinti indotti dalla massa, ma riesce a formulare un'alternativa importante all'abitudine. Un barlume di ragionamento che rappresenta una fioca luce di speranza per un mondo condannato.
Girato in Canada, per i soliti motivi economici, il film è una produzione indipendente. Costato poco, destinato ad un grande pubblico, è una bella sorpresa in un panorama horror sempre più scontato. L'abilità registica di Romero, che si scrive e sceneggia da solo, non è costretta negli schemi e nelle censure delle major e può mettere sul piatto allo spettatore scene splatter, mai fini a se stesse, come forse mai aveva potuto fare (da vedere con attenzione le due scene verso il finale). Recitato con convinzione da tutti i protagonisti di questo film corale scorre con piacere in tutti i suoi 90 minuti, dosando la tensione per tutta le pellicola.
Se non avete seguito le opere del maestro americano dell'horror, nato a New York nel 1940, ecco la cronologia dei suoi film dedicati agli zombie:
La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead) (1968)
Zombi (Dawn of the Dead) (1978)
Il giorno degli zombi (Day of the Dead) (1985)
La terra dei morti viventi (Land of the Dead) (2005)
Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi (Diary of the Dead) (2007)
Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (Survival of the Dead) (2009).
Cult. Da vedere.
Titolo originale Survival of the Dead
Paese USA, Canada
Anno 2009
Durata 90 min
Genere horror
Soggetto, Sceneggiatura, Regia George A. Romero
Produttore Paula Devonshire
Produttore esecutivo D.J. Carson, Michael Doherty, Dan Fireman, Peter Grunwald, Ara Katz, George A. Romero, Art Spiegel, Patrice Theroux
Casa di produzione Artfire Pictures
Distribuzione (Italia) Terminal Video
Effetti speciali Mark Ahee, Aaron Dinsmore, Philippe Maurais
Musiche Robert Carli
Scenografia Arvinder Grewal, Joshu de Cartier
Interpreti e personaggi
Alan Van Sprang: Sarge "Nicotina" Crocket
Kenneth Welsh: Patrick O'Flynn
Kathleen Munroe: Janet /Jane O'Flynn
Devon Bostick: Ragazzo
Richard Fitzpatrick: Seamus Muldoon
Athena Karkanis: Tomboy
Stefano DiMatteo: Francisco
Joris Jarsky: Chuck
La decisione è presa: si va a Plum Island. Ma qui non è tutto rose e fiori, anzi oltre che dai morti bisogna stare attente anche ai vivi: la famiglia Muldoon ci tiene a che nessuno interferisca.
George Romero, anche se non più verde nell'età, rinnova con costanza il mito da lui creato degli zombie. Classici, lenti, pericolosi ed affamati zombie. Uccisi, maltrattati, schiavizzati, ma sempre affamanti e pronti alla caccia. Dopo l'esperimento, peraltro riuscito, girato in prima persona in Diary of the Dead, si torna ad un classico film western dove la fa da padrona la faida tra le due famiglie che si dividono l'isola di Plum. A loro si uniscono gli "stranieri" che sposteranno, nel bene o nel male, l'ago della battaglia da una parte o dall'altra. Un film in cui l'umanità scopre di avere una possibilità di sopravvivenza alle creature romeriane in un finale meno apocalittico del solito per il sesto film della saga zombie. Il consumatore medio americano, come sempre reso sullo schermo dai non morti, forse, trova un modo per non seguire solo gli istinti indotti dalla massa, ma riesce a formulare un'alternativa importante all'abitudine. Un barlume di ragionamento che rappresenta una fioca luce di speranza per un mondo condannato.
Girato in Canada, per i soliti motivi economici, il film è una produzione indipendente. Costato poco, destinato ad un grande pubblico, è una bella sorpresa in un panorama horror sempre più scontato. L'abilità registica di Romero, che si scrive e sceneggia da solo, non è costretta negli schemi e nelle censure delle major e può mettere sul piatto allo spettatore scene splatter, mai fini a se stesse, come forse mai aveva potuto fare (da vedere con attenzione le due scene verso il finale). Recitato con convinzione da tutti i protagonisti di questo film corale scorre con piacere in tutti i suoi 90 minuti, dosando la tensione per tutta le pellicola.
Se non avete seguito le opere del maestro americano dell'horror, nato a New York nel 1940, ecco la cronologia dei suoi film dedicati agli zombie:
La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead) (1968)
Zombi (Dawn of the Dead) (1978)
Il giorno degli zombi (Day of the Dead) (1985)
La terra dei morti viventi (Land of the Dead) (2005)
Diary of the Dead - Le cronache dei morti viventi (Diary of the Dead) (2007)
Survival of the Dead - L'isola dei sopravvissuti (Survival of the Dead) (2009).
Cult. Da vedere.
Titolo originale Survival of the Dead
Paese USA, Canada
Anno 2009
Durata 90 min
Genere horror
Soggetto, Sceneggiatura, Regia George A. Romero
Produttore Paula Devonshire
Produttore esecutivo D.J. Carson, Michael Doherty, Dan Fireman, Peter Grunwald, Ara Katz, George A. Romero, Art Spiegel, Patrice Theroux
Casa di produzione Artfire Pictures
Distribuzione (Italia) Terminal Video
Effetti speciali Mark Ahee, Aaron Dinsmore, Philippe Maurais
Musiche Robert Carli
Scenografia Arvinder Grewal, Joshu de Cartier
Interpreti e personaggi
Alan Van Sprang: Sarge "Nicotina" Crocket
Kenneth Welsh: Patrick O'Flynn
Kathleen Munroe: Janet /Jane O'Flynn
Devon Bostick: Ragazzo
Richard Fitzpatrick: Seamus Muldoon
Athena Karkanis: Tomboy
Stefano DiMatteo: Francisco
Joris Jarsky: Chuck
martedì 5 aprile 2011
Dylan Dog - Almanacco della Paura 2011
Almanacco dell Paura 2011 , annuale
La convocazione
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Angelo Stano
La vita dell'Old Boy è continuamente minacciata da persone normali, da lui mai viste ne conosciute, che tentano di ucciderlo con ogni mezzo. L'unica caratteristica comune a queste persone è che sono già morte da tempo e solo dopo la loro dipartita vanno a caccia di Dylan. Per mettere freno a questa follia l'indagatore dell'incubo dovrà recarsi in un Inferno burocratico a lui ben conosciuto già dai tempi di Golconda.
La forza dell'Almanacco annuale non è, solitamente, la storia, ma quest'anno non si può far meno di porgere i complimenti al duo che l'ha realizzata. Gualdoni e Cossu, ognuno al suo posto di combattimento, ci propongono una storia pulita, nitida, misteriosa al momento giusto e coinvolgente.
A farcire il tutto troviamo i classici resoconti annuali su libri, film e telefilm di genere horror che sono apparsi tra libreria, cinema e tv nell'anno lasciato alle spalle. Il bilancio è più negativo che positivo, sinceramente. Mentre i classici dossier ci introducono nel mondo delle favole, nel loro aspetto classico e non edulcorato, al mondo di Franz Kafka, articolo ben scritto che sembra essere quasi uno stralcio da un romanzo, e infine sugli inferni portati sullo schermo dal 1911 ad oggi.
Un compendio sull'annata Horror sempre piacevole da avere tra le mani.
La convocazione
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Ugolino Cossu
Copertina: Angelo Stano
La vita dell'Old Boy è continuamente minacciata da persone normali, da lui mai viste ne conosciute, che tentano di ucciderlo con ogni mezzo. L'unica caratteristica comune a queste persone è che sono già morte da tempo e solo dopo la loro dipartita vanno a caccia di Dylan. Per mettere freno a questa follia l'indagatore dell'incubo dovrà recarsi in un Inferno burocratico a lui ben conosciuto già dai tempi di Golconda.
La forza dell'Almanacco annuale non è, solitamente, la storia, ma quest'anno non si può far meno di porgere i complimenti al duo che l'ha realizzata. Gualdoni e Cossu, ognuno al suo posto di combattimento, ci propongono una storia pulita, nitida, misteriosa al momento giusto e coinvolgente.
A farcire il tutto troviamo i classici resoconti annuali su libri, film e telefilm di genere horror che sono apparsi tra libreria, cinema e tv nell'anno lasciato alle spalle. Il bilancio è più negativo che positivo, sinceramente. Mentre i classici dossier ci introducono nel mondo delle favole, nel loro aspetto classico e non edulcorato, al mondo di Franz Kafka, articolo ben scritto che sembra essere quasi uno stralcio da un romanzo, e infine sugli inferni portati sullo schermo dal 1911 ad oggi.
Un compendio sull'annata Horror sempre piacevole da avere tra le mani.
lunedì 4 aprile 2011
25 Anni di Dylan Dog
Un po' in ritardo, ma ecco qualche foto scattata durante l'incontro dedicato ai 25 anni di Dylan Dog, organizzato come spin off di Cartoomics 2011, al Palazzo della Provincia di Milano, in Via Corridoni.
Una vista d'insieme dei partecipanti
Luigi Mignacco
Carlo Ambrosini
Angelo Stano
Andrea G. Pinkets con l'organizzatore
Paola Barbato... che appena finita la conferenza se ne è scappata via.
Una giornata divertente, la stessa nella quale ho pisolato un po' su Nosferatu, a contatto con artisti che animano l'immaginazione di migliaia di persone ogni mese. Sotto il punto di vista dell'organizzazione (tempi e question time) un po' scarso, ma interessante lo stesso.
Una bella esperienza, da ripetere, dalla quale ho anche ricavato qualche autografo.
Una vista d'insieme dei partecipanti
Luigi Mignacco
Carlo Ambrosini
Angelo Stano
Andrea G. Pinkets con l'organizzatore
Paola Barbato... che appena finita la conferenza se ne è scappata via.
Una giornata divertente, la stessa nella quale ho pisolato un po' su Nosferatu, a contatto con artisti che animano l'immaginazione di migliaia di persone ogni mese. Sotto il punto di vista dell'organizzazione (tempi e question time) un po' scarso, ma interessante lo stesso.
Una bella esperienza, da ripetere, dalla quale ho anche ricavato qualche autografo.
venerdì 1 aprile 2011
Resident Evil: Afterlife
Il virus T si è propagato anche a Tokyo. Sotto l'incrocio di Shibuya è installato un alveare della Umbrealla Corporation che monitora e studia gli sviluppi dell'evoluzione del virus. A quattro anni dal suo scatenarsi, Alice riesce ad infiltrarsi nel covo dell'Umbrealla ed a distruggerlo. L'unico a sfuggire alla sua missione di sterminio è il presidente della società, Albert Wesker, anche lui infettatosi con il virus, ma in modo controllato. Grazie alla sua resistenza fisica riesce ad iniettare un antidoto ad Alice per far regredire le doti di guarigione, velocità e forza donatele dall'avere il T in simbiosi con i suo DNA.Sopravvissuti entrambi alla catastrofe giapponese vanno, ignari l'uno dell'altra, per la loro strada.
Alice si reca in Alaska dove è viva la promessa di una città senza virus, senza non morti e senza infezione ha attirato migliaia di persone. Al suo arrivo viene accolta da una distesa di mezzi volanti parcheggiati, ma da nessuna città. Scoraggiata prende a bordo del suo aereo l'unica forma di vita presente nei dintorni: Claire Redfield. Ignara di essere se stessa Claire attacca Alice sotto l'influsso di uno strano congegno attaccato al suo petto. Alice, una volta disarmata la vecchia amica la carica sull'aereo e partono per sorvolare la costa ovest degli Stati Uniti.
Le uniche forme di vita a Los Angeles sono sei sopravvissuti in cima ad un penitenziario circondato da non morti. Alice e Claire si uniscono a loro per tentare di farli fuggire dall'assedio e scoprono che Arcadia, la città che cercavano in Alaska, è in realtà una nave ora al largo della baia. Ora il loro scopo è raggiungerla vivi.
Era partito col botto, Resident Evil. Il primo film era un vero horror con tensione e salti sulla poltrona. Invecchiando la saga sembra perdere un po' di smalto e rifare il verso a se stesso. In questo capitolo troviamo citazioni da Amelia, Matrix, Terminator, Silent Hill ed altri film dell'ultimo decenni, senza contare le autocitazioni. Non mancano scene veramente interessanti come il prologo a Tokyo con la ragazza al centro dell'incrocio di Shibuya, sotto la pioggia.
La resa degli effetti speciali si divide in due categoria: personaggi e scene action. Se per quello che riguarda i personaggi, principalmente i cattivi e la resa degli zombie ci troviamo di fronte ad un lavoro diligente, cresciuto con l'aumentare del numero dei film della serie, per quanto riguarda le scene di combattimento assistiamo ad uno sfacelo. Movimenti innaturali, capriole improbabile, manca solo di vedere i cavi che sostengono gli attori e poi siamo a posto.
Una Milla, evidentemente in sovrappeso dopo la gravidanza, interpreta il suo personaggio con un carico eccessivo di ironia ed autoironia, ormai lontano dal personaggio originale del primo film. I comprimari muoiono in un ordine facilmente intuibile e quelli che sopravvivono sono scontati.
Altra caratteristica della pellicola è l'uso della tecnica di ripresa in 3D che ha fatto grande Avatar. Il 2D del DVD se ne giova acquistando profondità d'immagine, ma alcune scene risultano forzate e sembrano essere funzionali solo all'effetto ottico, non alla trama.
Il finale del film è frettoloso e lascia aperta la porta al seguito già in lavorazione, probabile uscita 2012.
Un film tendenzialmente inutile, con qualche emozione procurata più dal sonoro che dagli effetti visivi, per appassionati del videogioco, della saga e di Milla Jovovich.
Titolo originale Resident Evil: Afterlife
Lingua originale Inglese
Paese Regno Unito, Germania, USA
Anno 2010
Durata 97 min
Genere azione, horror, fantascienza
Sceneggiatura e Regia Paul W.S. Anderson
Casa di produzione Constantin Film Produktion, Impact Pictures
Fotografia Glen MacPherson
Montaggio Niven Howie
Musiche tomandandy
Scenografia Arvinder Grewal
Interpreti e personaggi
Milla Jovovich: Alice
Ali Larter: Claire Redfield
Wentworth Miller: Chris Redfield
Sienna Guillory: Jill Valentine
Kim Coates: Bennet
Shawn Roberts: Albert Wesker
Spencer Locke: K-Mart
Kacey Barnfield: Crystal
Boris Kodjoe: Luthor West
Norman Yeung: Kim Yong
Sergio Peris-Mencheta: Angel Ortiz
Doppiatori italiani
Francesca Fiorentini: Alice
Roberta Pellini: Claire Redfield
Andrea Lavagnino: Chris Redfield
Christian Iansante: Bennet
Massimo Rossi: Albert Wesker
Luca Ward: Luther
Roberta Pellini: Jill Valentine
Domitilla D'Amico: K-Mart
Laura Lenghi: Crystal
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