lunedì 2 dicembre 2013

Agents of S.H.I.E.L.D. - Episodio 9

Hannah Hutchins lavora al StatiCorp's Particle Acceleration Complex. Un incidente provoca l'esplosione dell'acceleratore di particelle e causa diverse vittime. Da quel momento, la religiosa Hannah, sembra manifestare poteri psicocinetici tesi ad annullare qualsiasi minaccia alla sua persona.
La squadra di Coulson si incarica di portare la ragazza in un luogo sicuro, i suoi vicini vorrebbero linciarla, e di capire cosa è accaduto prima dell'esplosione e cosa sta accadendo adesso.

Un puntata nella bottiglia. Maurissa Tancharoen e Jed Whedon si prendono l'incarico di scrivere questa puntata al risparmio che, per buona parte del minutaggio, si svolge sull'aereo dello S.H.I.E.L.D.. I due costruiscono una trama alla X-Files e la condiscono con un po' di college life. Mettono in piedi, insomma, un caccia allo scherzo da fare alla novellina Skye da parte di Fitz-Simmons.
La puntata serva anche a spiegare il soprannome, Cavalleria, ed ad approfondire il personaggio dell'agente May. Il duo di autori cerca una strada indiretta e non ovvia per portare a termine la presentazione dell'ultimo membro della compagnia di Coulson che mancava all'appello: mi aspettavo qualcosa di più roboante, ma va bene uguale.
La regia è affidata a Billy Gierhart (con all'attivo regie per The Shield) appassionato di Steadicam, che usa meglio di Frakes nell'episodio precedente. Se la cava bene in spazi stretti e gestisce i combattimenti corpo a corpo con apprezzabile fantasia.
La speranza è che i pochi soldi messi in questo episodio servano, in un prossimo futuro, a realizzare una puntata ricca sia come budget che come idee.
La serie continua sul tono piacevole e leggero tipico del marchio Marvel. Certo si aspetta sempre il salto di qualità, l'entrata decisa nel mondo degli intrighi Marvel, il ritorno di Extremis e del misterioso avversario dello S.H.I.E.L.D., bisogna avere fede ed aspettare.

Agents of S.H.I.E.L.D.
Titolo  "Repairs" 
Serie 1
Episodio 9
Regia Billy Gierhart 
Sceneggiatura Maurissa Tancharoen & Jed Whedon 

Special Guest

Laura Seay:  Hannah Hutchins
Robert Baker: Tobias Ford

giovedì 28 novembre 2013

Batman Vs Superman

Il seguito di Man of Steel, come noto, sarà un Batman contro Superman con Ben Affleck nei panni del pipistrello. A più di un anno e mezzo dalla sua uscita nelle sale cominciano a filtrare le prime indiscrezioni. Una gustosa è stata quella che riguardava il costume del Crociato Incappucciato. Sembra, infatti, che per la tenuta del più Grande Detective del Mondo si stia optando per la colorazione grigio/blu, resa famosa da Jim Lee.
Altra succosa anteprima è data dalla consueta azione di registrazione di domini Internet da parte della casa di produzione cinematografica. Sembra che la WB abbia registrato più di una ventina di nuovi per la nuova pellicola. Tra i tanti sono filtrati questi:

•Man of Steel: Battle the Knight
•Man of Steel: Beyond Darkness
•Man of Steel: Black of Knight
•Man of Steel: Darkness Falls
•Man of Steel: Knight Falls
•Man of Steel: Shadow of the Night
•Man of Steel: The Blackest Hour
•Man of Steel: The Darkness Within

Personalmente escluderei tutti quelli con la radice "Dark" nel titolo, oltre ad essere inflazionato dalla trilogia di Nolan, in questi anni è troppo abusato. Mi soffermerei di più su due titoli; il primo è Man of Steel: Knight Falls. Chi è il cavaliere caduto? Perchè? Sarà Batman od al contrario delle aspettative sarà l'uomo d'acciaio. La distruzione e le morti causate da Superman nel finale del primo film hanno avuto conseguenze sull'animo del criptoniano?
Personalmente il titolo più interessante, per me, è Man of Steel: The Blackest Hour. Perchè? Mi riporta alla memoria la celebre saga di Geoff Johns dedicata a Lanterna Verde. Potrebbero prendere tre piccioni con uno script. Partendo dall'ora più buia, con i protagonisti annunciati, potrebbero aprire la porta per la rinascita di un credibile Lanterna Verde (a me il film a lui dedicato non era dispiaciuto, certo non è in armonia con il nuovo corso deciso dalla WB e qualche decisione deve essere prese in proposito).

Comunque, per adesso, sono tutte speculazioni. Non ci resta che aspettare e vedere.

mercoledì 27 novembre 2013

Doctor Who - Speciale 50° Anniversario - Il giorno del Dottore

Un incrocio di linee temporali mette sullo stesso piano il Dottore che ha distrutto la sua stirpe ed il suo pianeta con le sue due più recenti incarnazioni. I tre si dovranno trovare a collaborare per combattere una minaccia aliena intesa a dominare la Terra. Già giunti sul nostro pianeta in epoca Vittoriana questi mostri mutaforma hanno atteso il momento propizio per sterminarci. Il momento è oggi.

Non racconto di più. La trama è complicata e rischierebbe di generare troppi spoiler in chi ancora non l'ha visto.
Sull'impianto generale dell'episodio niente da dire. Fortunatamente non è troppo lineare e le spiegazioni di quello che sta per succedere non vengono mandate allo spettatore via SMS da registi e sceneggiatori.. Qui la trama si dipana sotto gli occhi attenti del fan o del visitatore curioso. Nonostante questo qualche conseguenza risulta essere ovvia per chi conosce le dinamiche degli episodi del Dottore. Dove anche riesce ad essere originale, poi, abusa di questa originalità: mi riferisco alla scena della Torre di Londra e dei Cacciaviti Sonici. La soluzione trovata in questo caso sarà la chiave per risolvere situazioni complicate anche più avanti nell'episodio.
Vedere tre Dottori in azione sullo schermo è emozionante anche per me che sono abbastanza profano della serie. Sì, ho visto praticamente tutti gli episodi del 10° e dell'11° Dottore, ma non me li ricordo nel dettaglio. Ricordarsi i particolari aiuta perché a volte Moffat, autore sia del rilancio del personaggio in epoca moderna sia della sceneggiatura di questo episodio, vi fa riferimento. Tanti indizi disseminati nelle due ore di episodio portano alla mente ricordi ne i fan più accaniti: teste di robot, Dalek, libri, cacciaviti, sciarpe, frasi, cappelli, personaggi... Di tutto un po', tanto che basta per  solleticare sotto il mento l'appassionato come fosse un gattino.
La dinamica e la chimica tra i tre protagonisti è stata piacevole e convincente. Il Dottore di John Hurt sì è rivelato essere chi presumevo che fosse. La mi preferenza per l'11° Dottore rimane confermata. Tennant è sempre bravo ed è stato un grande nel tornare nei panni del Dottore. Nel finale si nascondono tante sorprese. La prima è il Curatore della galleria che altri non è che Tom Baker il Quarto Dottore, l'ultima è Peter Capaldi che sarà il 12° Dottore.
Della foto di gruppo finale ci sarebbe da fare un poster.
Le donne che affiancano i Dottori in questo episodio sono le ultime due compagne degli ultimi due Billie Piper (nel doppio ruolo di Rose Tyler/The Moment) Jenna Coleman (Clara Oswald) che mi piace sempre di più e si appresta a soppiantare Emy Pond nel mio cuore. Non devo aggiungere che sono brave e convincenti come sempre. Certo in questi quattro/cinque anni Billie Piper si è dimostrata molto flessibile nell'interpretare ruoli diversi, ma anche la Coleman non è stata da meno.

Moffat ha scritto un episodio degno del 50° Anniversario della nascita del Dottore. Oltre che essere geniale autore del suo rilancio ne sta alimentando il mito in modo moderno e vivace, capace di attirare nuovi spettatori ad ogni stagione.
Speriamo che Rai4 replichi questo episodio celebrativo al più presto in modo da poterlo vedere una seconda volta. Per chi non lo avesse visto neanche la  prima: vedetelo. Se non avete mai visto il Dottore: vedetelo. Un gran bel pezzo di televisione. Gli inglesi ci riescono, gli americani pure, il rammarico che in Italia non si provi mai a sperimentare e rischiare su un prodotto innovativo resta sempre.

Vedetevelo e gioitevelo. In attesa dello Speciale di Natale 2013 e del debutto del 12° Dottore.

Cast 

Doctor 
Matt Smith (Eleventh Doctor)
David Tennant (Tenth Doctor)
John Hurt (War Doctor)

Companion 
Jenna Coleman (Clara Oswald)

Others
Billie Piper – Rose Tyler/The Moment
Tristan Beint – Tom
Jemma Redgrave – Kate Stewart
Ingrid Oliver – Osgood
Chris Finch – Time Lord Soldier
Peter de Jersey – Androgar
Ken Bones – The General
Philip Buck – Arcadia Father
Sophie Morgan-Price – Time Lord
Joanna Page – Queen Elizabeth I
Orlando James – Lord Bentham
Jonjo O'Neill – McGilliop
Tom Keller – Atkins
Aidan Cook, Paul Kasey – Zygons
Nicholas Briggs – Voice of the Daleks/Zygons
Barnaby Edwards, Nicholas Pegg – Daleks
John Guilor – Voice-over Artist
Tom Baker – The Curator
Peter Capaldi – Twelfth Doctor (uncredited)

Production 
Writer Steven Moffat 

Director Nick Hurran 

Script editor Richard Cookson 
Producer Marcus Wilson 
Executive producer(s) Steven Moffat
Faith Penhale

Incidental music composer Murray Gold 
Series Specials (2013) 
Length 76 minutes[1] 
Originally broadcast 23 November 2013 (2013-11-23) (International)
24 November 2013 (Australia & New Zealand) 

martedì 26 novembre 2013

Agents of S.H.I.E.L.D. - Episodio 8

Gli eventi di Thor - The Dark World hanno scosso l'Inghilterra. Nel luogo dello scontro finale tra il dio asgardiano e l'elfo oscuro Malekith la ricerca di materiali alieni coinvolge anche la squadra di Coulson.
Nel frattempo in Norvegia una coppia di fidanzati è alla ricerca di un'antica reliquia asgardiana di cui si favoleggia in testi medioevali. Le loro deduzioni li portano nel posto esatto e tra le loro mani posso finalmente stringere il primo dei tre pezzi della Lancia del Berserk. Anche gli effetti sono quelli sperati: la loro forza aumenta e riescono a mettere a ferro e fuoco Oslo senza problemi.
Richiamati in servizio Ward, Fitz-Simmons, May, Skye e Coulson si mettono sulle tracce sia del gruppetto di teppisti che possiede il primo pezzo di lancia che sugli altri due. In questo vengono aiutati dal massimo esperto di mitologia asardiana: il Dr. Elliot Randolph.
Quello che nessuno sa è che anche il Dr. Elliot Randolph nasconde un segreto.

Siamo arrivati all'ottavo episodio. Sotto la regia di Jonathan Frakes (Numero Uno di Picard in Star Trek The Next Generation e regista sia di numerosi episodi dell'omonima serie sia di alcuni dei film cinematografici dedicati alla TNG) viene sviluppato il personaggio dell'Agente Ward. Il regista mette in campo un tecnica poco vista in questa serie: nei luoghi stretti e chiusi predilige l'uso della steady cam rispetto alle telecamere classiche. Soluzione che comunica maggior movimente a scene statiche, ma che risulta fastidiosa in lunghi dialoghi campo/controcampo.
Monica Owusu-Breen (di estrazione Abramsiana visti i suoi lunghi trascorsi in Alias, Lost e Fringe, con qualche escursione in Brothers & Sisters) crea un ennesimo episodio stand alone. Sembra ormai essere questa la politica dello show: ogni episodio è autoconclusivo e, nel frattempo, pone qualche domanda e fornisce poche risposte. Viene esplorato il passato di Ward, le sue motivazioni, le sue paure, le sue speranze, come era stato fatto nelle ultime settimane con Skye, Simmons e Fitz. Mi aspetto nella prossima puntata un escursus su May per, poi arrivare vicini alla soluzione del mistero di Tahiti e della resurrezione dell'Agente Coulson.
Il cast impegnato risulta sempre più coeso e le dinamiche di gruppo si oliano sempre di più. Anche la guest stare dell'episodio Peter MacNicol ben si inserisce in tutto questo. La sua figura chiave è divertente e strafottente, a seconda delle situazioni, ma potrebbe essere un curiose personaggio ricorrente. Anche solo per brevi camei.

Gli ascolti negli Stati Uniti sono in leggera ripresa, in Inghilterra rimangono stabili. Sembra che la formula Whedon funzioni e che piaccia. L'attesa è quella di vedere qualche calibro che riesca a mettere in difficoltà la squadra di Coulson e di uno sviluppo della sottile trama orizzontale che univa i primi episodi della serie (extremis...hammer...ecc.).

Agents of S.H.I.E.L.D. 
Titolo The Well
Serie 1
Episodio 8

Regia Jonathan Frakes 

Sceneggiatura Monica Owusu-Breen
Prima Messa in Onda 19 November 2013

Personaggi ospiti
Peter MacNicol: Dr. Elliot Randolph

lunedì 25 novembre 2013

Thor - The Dark World

Dal passato, il Nono Dottore, diventato malvagio, ha trasformato i Teletubbies in esseri ancora più malvagi e terrificanti facendone il suo esercito. Il suo ritorno ha un'unico scopo distruggere l'universo conosciuto per farlo regredire all'epoca oscura in cui lui e la sua gente lo dominavano.
Ad opporsi a lui il Padre degli Dei, Hannibal Lecter con la barba, e suo figlio James Hunt. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, però, ci si mette anche il fratello adottivo di James: Il commissario Wallander, noto per i suoi inganni ed il suo doppio gioco.
Il terreno di scontro principale sarà la Terra, in quanto punto focale della Convergenza dell'allineamento dei Nove Mondi, fondamentale per la vendetta del Nono Dottore.
Il mezzo attraverso il quale cercherà di compierla sarà la Regina Padme Amidala, che ospita dentro l'arma destinata a riportare l'oscurità dominare nell'universo.
Bill Anderson, uno dei tre padri della piccola Sofia, che è l'unico che sembra poter limitare i danni della Convergenza pare essere impazzito. Solo quando una ragazza, che ha postato le sue foto nuda su internet, ed un suo amico lo rimettono in sesto si ritrova a rinunciare alle sue dipendenze ed essere in grado di svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di salvare l'universo.
In tutto questo, la saggezza tattica e la forza del giovane James Blunt e della sua arma, il martello MewMew, saranno fondamentali per contrastare i piani del malvagio Dottore.

Okay, forse la trama non è proprio questa. Però, dai, è un modo per evitare eccessivi spoiler su un film appena uscito.
Comunque: come è stato Thor?
Intanto intanto c'è da subito la prima sorpresa: nuovo logo Marvel in testa ai film della Casa delle Idee di New York. Alle due dimensioni del logo classico, che caratterizzavano l'origine fumettistica, si è aggiunta la profondità, per passare il testimone al cinema ed alle sue nuove tecnologie.
Il film è ricco. Quasi due ore di rappresentazione dove si mischiano mondi diversi, livelli mitologici, conflitti familiari. In tutto questo, ottimamente legato su tutti i mondi in cui si svolge, quello che manca è un certo livello di epicità nei dialoghi caratteristico dei fumetti di Thor. Dei comics del dio del tuono io non sono fan e non essendone assiduo lettore, quindi, poco lo ho notato.
Natalie Portman riprende, dopo la gravidanza, il suo ruolo nei panni di Jane Foster. Lo fa con bravura e simpatia; caratterizza il suo personaggio con qualche tratto impacciato in più rispetto al passato (conoscere i genitori di un dio non deve essere facile , ma dall'imbarazzo ne esce con simpatia: "Hai parlato di me a tuo padre?"). Seppure con un ruolo maggiormente centrale rispetto al primo film, qui, nella prima parte sembra avere poche battute, ma vederla sullo schermo è sempre un piacere. Altre due donne forti sono state messe al centro dell'azione in questo secondo capitolo: Frigga, Renè Russo, e Lady Sif, Jane Alexander. La prima mette in mostra doti sorprendenti, che fanno ricordare come ha conquistato Mel Gibson negli ultimi Arma Letale, mentre la seconda ha troppo poco spazio. Jaimie Alexander è focalizzata a dare il massimo nelle poche sequenze in cui è tirata in ballo, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto veder maggiormente sviluppato il suo personaggio. Discorso a parte per Kat Dennings, sempre troppo vestita, che ha il suo perché a prescindere.
I maschi importanti sono molti. Si parte con Chris Hemsworth, forse meno convinto che in altre situazioni e che paga un doppiaggio un po' eccessivamente indolente. Tom Hiddleston, con il suo Loki in cui calza perfettamente, bisogna ringraziare chi l'ha scovato in passato. Stellan Skarsgård stralunato e nudo, forse già nella parte per Nynphomaniac di Von Trier, che ha la sua scena migliore nel suo incontro con Thor nell'appartamento londinese di Jane e Darcy. Idris Elba che si ritaglia una bella parte, un meccanismo che muove molti ingranaggi. Anthony Hopkins che, seppur interpretando un Odino limitato nei poteri rispetto all'onnipotente dei fumetti, dà carisma e profondità al suo personaggio, il padre degli dei, ancora più centrale in questo film che nel precedente. A Christopher Eccleston, Malekith, è stato affidato un ruolo che poteva essere dato a tanti altri: da Eric Bana a John Malkovich. Sicuramente ai fan dell'attore ha fatto piacere vederlo sul grande schermo in un simile colossal, ma, seppur bravo, non ha fatto la differenza; non ha elargito quel quid in più per rendere indimenticabile il suo personaggio.
La trama è articolata, molto, ma non difficile da seguire. A tratti è scontata è ed i colpi di scena sembrano telefonati, ma il finale, la scena finale, riscatta tutto. Ti fa uscire dalla sala con un OOOOHHHH stampato sulle labbra e ti lascia in attesa del terzo episodio.
Dietro la macchina da presa Alan Taylor. L'erede di Kenneth Branagh ha sulle spalle diversi episodi de Il Trono di Spade e si trova a suo agio con l'ambiente di cappa e spada che caratterizza il mitologico dio creato da Stan Lee. Niente da dire. Regia pulita, immagini chiare e comprensibili, poche sbavature. Devo solo controllare se non ha commesso un paio di errori nel montaggio della scena della battagli finale, ma, tutto sommato, la sua rimane un buon prova.
Il capitolo effetti speciali è quello che mi ha convinto meno. Se da un lato l'animazione del mantello in computer grafica lo ha reso più realistico e fluido dall'altro le battaglie aeree erano qualcosa di già visto. Le sequenze nei cieli di Asgard non possono che ricordare le battaglie e gli inseguimenti tra X-Wing e Tie Fighter in Star Wars dai quali, se l'orecchio non mi inganna, hanno preso anche gli effetti sonori. Una mancanza di originalità perdonabile, ma da sottolineare.
I costumi sono eccezionali, ma alcuni hanno lo stesso difetto delle armi del primo film: sembrano finiti. Il difetto colpisce sopratutto gli elmi dei guerrieri asgardiani, senza risparmiare quello di Heimdall che ha, comunque, sequenze importanti.
La colonna sonora è un classicone di musica classica cupa. Ormai quasi tutti i film dedicati ai supereroi hanno questa caratteristica. Se si provasse a guardarne uno ad occhi chiusi potrebbe essere difficile indovinare quale si sta guardando.

Carine le varie partecipazioni non accreditate durante il film. Intrigante, ma non da cadere dalla sedia, la scena dopo i crediti animanti. Simpatica quella dopo i crediti musicali.
Nel complesso un buon film di leggero intrattenimento. Thor non è uno dei miei franchise preferiti, ma per un pomeriggio al cinema va più che bene. Adesso si rimane in attesa, oltre che del secondo Cap e del prossimo Avenger, anche del terzo Thor: fosse anche  solo per dare una risposta all'interrogativo posto alla fine di questo.

Titolo originale Thor: The Dark World 

Paese di produzione Stati Uniti, Islanda 
Anno 2013 
Durata 112 min 
Colore Colore 
Audio Sonoro, Dolby Digital 
Genere Fantascienza, azione, supereroi 

Regia Alan Taylor 

Sceneggiatura Christopher Yost, Christopher Markus, Stephen McFeely, Joss Whedon[1] 
Produttore Kevin Feige 
Casa di produzione Marvel Studios, Universal Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Fotografia Kramer Morgenthau 
Montaggio Conrad Buff, Malcolm Jamieson 
Scenografia Charles Wood 
Costumi Wendy Partridge 

Interpreti e personaggi 
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Stellan Skarsgård: Dr. Erik Selvig
Anthony Hopkins: Odino
Kat Dennings: Darcy Lewis
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Christopher Eccleston: Malekith
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Algrim il forte/Kurse
Jonathan Howard: Ian Boothby
Ray Stevenson: Volstagg
Zachary Levi: Fandral
Rene Russo: Frigga
Tadanobu Asano: Hogun
 
Doppiatori italiani 
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
Davide Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stefano Benassi: Malekith
Stella Musy: Sif
Stefano Benassi: Malekith
Roberto Draghetti: Volstagg
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Alberto Bognanni: Hogun

venerdì 22 novembre 2013

Roberto Vecchioni - Io non appartengo più - Concerto

Giovedì 14 novembre 2013. Teatro Nuovo. Piazza San Babila. Milano.
Dopo diversi anni, per un'occasione speciale, eccomi in quarta fila ad assistere al concerto numero n di Roberto Vecchioni. Chiuso il capitolo Teatro Smeraldo, chiuso in tutti i sensi, la nova casa per cantautore milanese è oggi questo Teatro, dalle classiche sedie in legno non poi tanto scomode, nel centro della mia città.
Sipario rosso che si apre e tre ragazze agli archi sulla sinistra, a poca distanza da loro il chitarrista e Duccio Fabbri all'ukulele, chitarra, piano, violino sulla destra. Al centro il microfono che attende il Roberto. Tutto intorno un nero profondo, luci dall'alto e fare a led alle spalle. In attesa un basso e la batteria, niente coristi.
Novità sul palco un leggio, con pochi fogli, contenente giusto una traccia che il cantante seguirà per interloquire con il suo pubblico. Si parte con i classici, si passa attraverso Le Ragazza si arriva alle Donne, si canta Il Dolore e la non appartenenza, si citano personaggi storici come Velasquez, ma, soprattutto, il concerto è intimo. Vecchioni, da sempre, è autobiografico, ma questa volta si sente particolarmente. Le canzoni che vedono protagonista il suo rapporto con la Fede, le dediche alle piccole nipoti, alla moglie, al figlio, a se stesso dipingono un uomo che si mette a nudo per mostrarci come siamo anche noi, anche se ci illudiamo di essere intoccabili.
Tutto bello. Grandi musicisti che si divertivano a suonare per Vecchioni, su di tutti il batterista calvo e la violoncellista Riviera Lazeri, che a tratti proprio se la rideva. Il resto va a gusti personali. Io avrei preferito che al posto del brano dedicato a Velasquez fosse stata presente una canzone meno frequente nelle sue scalette. Dell'album nuovo avrei voluto ascoltare Esodo ed avrei evitato Wislawa Szymborska e Il Miracolo Segreto. Gusti personali, ovviamente, ma questo è un blog ed è scritto apposta per parlare di gusti personali.
Non potendo rendervi partecipi delle sonorità vissute ecco, almeno, qualche foto della serata.







giovedì 21 novembre 2013

Agents of S.H.I.E.L.D. - Episodio 7

Un'arma dalle elevate potenzialità è in mano ad un gruppo di terroristi in Olsezia. Non sembra una missione così pericolosa da richiedere l'intervento dello S.H.I.E.L.D., ma una riunione dei vertici a Livello 8 decide di impiegare due membri della squadra di Coulson: Fitz e Ward.
I due non sono un team affiatato ed alla serietà professionale ed all'esperienza sul campo si contrappongono l'inesperienza in azioni fuori dal laboratorio e l'entusiasmo del secondo.
Non solo sul campo di battaglia gli eventi si fanno interessanti, anche nell'Hub, la struttura direttiva super segreta dello S.H.I.E.L.D., i compagni degli agenti in azione hanno il loro da fare. Skye non accetta la segretezza sulle azioni imposta dal Livello 8 e coinvolge Simmons per cercare qualche indizio sulla missione di Ward e Fitz. Una scoperta inquietante metterà le tre donne del gruppo in allerta. Solo Coulson sembra titubante a non credere nel sistema.

Prendendolo nell'insieme l'episodio non è stato male. Resta oscuro perché per disarmare un'arma, seppur molto pericolosa, debbano muoversi gli alti vertici dello S.H.I.E.L.D. e due agenti uno esperto di battaglie sul campo ed uno di tecnologia debbano essere mandati a staccare quattro fili. Però. Però l'episodio è stato utile sotto il punto di vista procedurale. Gli autori ci hanno permesso di entrare, per la prima volta, nelle gerarchie dello S.H.I.E.L.D.. Gerarchie rigorose e rigide, un sistema in cui credere e che funziona. Sotto il tranquillo velo d'acqua, comunque, qualcosa non va. Anche tra Agenti di Livello 8 ci sono segreti che non dovrebbero esserci, ognuno tenta di portare l'acqua al suo mulino. Interessante disamina dei meccanismi interni che porta persino Coulson a riflettere sul suo nuovo atteggiamenti e sul quel magico luogo che è Tahiti.
Gli autori approfondiscono due personaggi. Se rimane pur sempre spigoloso Ward ci dice poco di più di quello che sappiamo, anche se immaginiamo che dietro al suo rigore ci sia qualche segreto che lo spinge a comportarsi così- Un po' di spina dorsale viene donata a Fitz proprio mentre gli viene tolta una buona dosa di ingenuità. Le dinamiche di gruppo, anche con dialoghi silenziosi, si evolvono creando rapporti più solidi non solo tra le "coppie", ma, anche, tra le donne del gruppo. La nuova dinamica Skye-May-Simmons potrebbe partorire situazioni coinvolgenti.
Un nuovo personaggio, appartenente all'Universo Marvel cartaceo, appare in questo episodio: Victoria Hand. Non voglio svelarvi nulla, quindi se siete curiosi sarete costretti a cercarvi questo personaggio ambiguo nell'Internet.
L'episodio è scritto in modo fluido e divertente. Sempre alleggerito nelle scene più drammatiche da vie di fuga che portano un sorriso.

Non è stato male. Un mattoncino in più nella dinamica degli eventi, sia un seno allo S.H.I.E.L.D. (uno era già stata la presenza di Blake) sia nella chimica dei personaggi. Un domanda aleggia sempre più insistente: perché Coulson continua a dire che Tahiti è magica?
Volete un ragione extra per seguire il prossimo episodio? E' diretto da Jonathan Frakes, secondo regista proveniente dal mondo di Star Trek, stavolta The Next Generation.

Agents of S.H.I.E.L.D. 
Titolo The Hub
Serie 1
Episodio 7

Regia Bobby Roth 

Sceneggiatura Rafe Judkins, Lauren LeFranc
Prima Messa in Onda 12 November 2013

Personaggi ospiti
Saffron Burrows: Victoria Hand