giovedì 30 luglio 2015

The Babadook

Australia. Un bambino problematico figlio di una mamma single, dal marito defunto. La vita non è facile per via della paura dei mostri che perseguita il piccolo Samuel. Amelia, la madre, dorme molto poco ogni notte per tenerlo tranquillo. La sua vita peggiora quando Samuel trova nella libreria di casa Mister Babadook: un tomo rosso che si vuol far leggere come favola della buona notte. La madre inizia a raccontargli la storia, nuova anche per lei, ma sia i testi che i disegni sono troppo spaventosi e Samuel ne rimane traumatizzato.
Da quella notte i due vengono perseguitati dalla misteriosa figura di Babadook. L'oscuro protagonista della novella sembra divenire reale e pretendere la vita dal bambino.

L'Australia, ultimamente, ci ha presentato horror interessanti come Black Sheep e Zombeavers (di cui parleremo, tranquilli) che, nel loro trash, ci hanno divertito e spaventato. Koch Media presenta, nel panorama estivo italiano, questo serio esperimento di Jennifer Kent. E ci ammorba le gonadi per quasi novanta minuti.
Il film è triste, sciatto, irritante. Una solo inquadratura, per di più verso la fine del film, merita menzione mentre tutto il resto minzione.
La regista e sceneggiatrice porta sullo schermo una triste storia familiare, in un ambiente squallido e triste, con protagonista una madre triste ed un figlio viziato ed iperprotetto. Un bambino tale e quale a quelli che quando incontri sulle spiagge, nei ristoranti, incroci sul marciapiede, ringrazi che la tua vita li abbia incontrati per pochi secondi e che non lo rivedrai mai più. Qui ti tocca passarci insieme novanta minuti della tua vita. Lo spettatore dovrebbe rivolgere gli occhi alla Convenzione di Ginevra per capire come denunciare i produttori del film per tortura. 
Momenti di simpatia
La madre, già psicotica, prima di incontrare Babadook si meriterebbe l'internamento in un ospedale psichiatrico e che i servizi sociali le levassero il bambino.
Babadook, colui che dovrebbe essere protagonista del film, si vede per non più di un minuto totale nella pellicola. Una via di mezzo tra Nosferatu, Freddy Kruger ed Alice Cooper con il cappello di Willy Wonka. Insomma l'originalità che regna padrona. Non si vede praticamente mai. Quando succede è trascinato su un carrello, per far vedere che si muove senza camminare, con risultati ridicoli. Il mostro, così come il film, non è capace di spaventare lo spettatore. 
Partendo da questo assunto la regista decide di giocarsela con i meschini trucchi di chi non è capace. In primis sottolinea l'apparire del mostro con rumori improvvisi e musiche fastidiose, ma il massimo del banale lo raggiunge nella scena del frigorifero. Decine di scarafaggi sono lì ad attendere la protagonista, così come, non contenta, le tornano a camminare addosso mentre guida. Giocare sullo schifo che lo spettatore prova per questi esseri è veramente geniale ed originale.
Gli attori, alla fine, forse, non sono neanche male anche se non si riescono a giudicare visto come vengono affossati dalla sceneggiatura.

Insomma: un film intensamente noioso e banale, tanto da avvicinarsi ai livelli de Le Streghe di Salem. Decisamente deludente. L'impianto della storia mette, da subito, lo spettatore in condizione di tifare Babadook. Si spera ardentemente che abbia la meglio e che riesca a sterminare la famiglia. 

Fate anche voi il tifo per Babadook, ma da casa, al cinema non ci andate. Nemmeno gratis.

Titolo originale The Babadook


Lingua originale inglese
Paese di produzione Australia
Anno 2014
Durata 89 min
Genere orrore

Regia e Sceneggiatura Jennifer Kent

Produttore Kristian Moliere
Produttore esecutivo Jan Chapman, Jeff Harrison, Jonathan Page, Michael Tear
Casa di produzione Causeway Films, Smoking Gun Productions
Distribuzione (Italia) Koch Media
Fotografia Radek Ladczuk
Musiche Jed Kurzel
 
Interpreti e personaggi
 
Essie Davis: Amelia Vanek
Noah Wieseman: Samuel Vanek
Daniel Henshall: Robbie
Hayley McElhinney: Claire
Barbara West: Mrs. Gracie Roach
Benjamin Winspear: Oskar Vanek
Cathy Adamek: Prue
Craig Behenna: Warren

Doppiatori italiani
 
Francesca Fiorentini: Amelia Vanek
Gabriele Meoni: Samuel Vanek
Massimo Triggiani: Robbie
Chiara Gioncardi: Claire
Graziella Polesinanti: Mrs. Gracie Roach
Francesco Sechi: Oskar Vanek
Carmen Iovine: Prue
Roberto Certomà: Warren

2015 - AACTA Award Miglior film (ex aequo con The Water Diviner)
Miglior regia a Jennifer Kent
Miglior sceneggiatura originale a Jennifer Kent
Nomination Miglior attrice protagonista a Essie Davis
Nomination Miglior montaggio a Simon Njoo
Nomination Miglior scenografia a Alex Holmes
 
2015 - Empire Awards[1] Miglior horror
Nomination Miglior debutto femminile a Essie Davis
 
2014 - New York Film Critics Circle Awards Miglior opera prima

Dylan Dog - Gli abbandonati

Dylan Dog N° 347
Gli abbandonati

Soggetto, Sceneggiatura Paola Barbato
Disegni Giampiero Casertano

Copertina Angelo Stano

Una scomparsa misteriosa porta Dylan Dog e Bloch a Wynbring, cittadina limitrofa all'aeroporto di Southend. Il paese è stato abbandonato dopo pochi mesi dall'apertura dello scalo aereo e da allora sono cominciate a sparire diverse persone che vi si trovavano a transitare.
Stessa sorte capita ad i nostri eroi. Indagare sulle scomparse e rimanere entrambi vivi non sarà impresa semplice per l'Indagatore dell'Incubo e l'ex Ispettore di Scotland Yard in pensione.

Mancava solo la banda civica del comune di Golasecca, che intonava una marcia funebre, e Paola Barbato potrebbe aver descritto la situazione vissuta dai residenti nei paesi vicino all'aeroporto di Malpensa. 
Non so dire se in questa storia vi sia originalità o meno, quello che sento che manca è lo spirito del nuovo corso voluto da Recchioni. Forse a Paola Barbato non si può dire di no, ma, salvo alcuni piccoli dettagli, mi è sembrata una storia adatta al ciclo Gualdoni più che alla contemporaneità.
Casertano fa il suo. Riesce a raffigurare l'incubo voluto dall'autrice, ma senza spiccare in eccellenza. Gli aerei sono bellissimi, un paio di splash page intense, anche se simili e l'originalità di Casertano nel non disegnare solo il bello permettono all'albo di scorrere per tutte le 96 pagine. L'uomo ci ha abituato a grandi eccellenze sia sulle pagine di Dylan Dog, dove a debuttato col numero 10 ed ha espresso il suo capolavoro nel 19, che su molte altre collane. Gli piace molto sperimentare e cambiare, rischiando di diventare irriconoscibile: apprezziamolo.

Semplice la copertina di Stano. Citazione di un classico.

Roberto: sto ancora aspettando qualcosa di più.

mercoledì 29 luglio 2015

Justice League 39


Justice League 39 
Autore: Geoff Johns, J.M. DeMatteis, Andrew Kreisberg, Ben Sokolowsky, Jason Fabok, Andres Guinaldo, Daniel Sampere
Contiene Justice League 36-37, Justice League Dark 36, Green Arrow 35 

Specifiche
Titolo: Justice League 39
Linea: Lion
Collana: Justice League 
ISBN: 9788869710766
ISSN: 9772280013001-50039
16,8×25,6, S, col., 84 pp
Pubblico: Per Tutti
Genere: Supereroi
Titolo da: edicola

Justice League

Il Virus Amazo, creato da Lex Luthor, in seguito ad un attacco alla Lexcorp per ucciderne il presidente è libero a Metropolis. La sua conseguenza è che centinaia di persone stanno morendo dopo averlo contratto. I suoi effetti sono la manifestazione di super poteri che consumano l'ospite fino ad ucciderlo.
L'unica speranza del mondo è che i pochi superstiti, non infettati, della Justice League riescano a trovare il paziente zero e, quindi, una cura.

Inizia la vita di Fabok come disegnatore ufficiale della Justice League. Mi devo abituare un po' alla sua Wonder Woman, forse un po' troppo, statica, ma è un grande come sempre. La nuova suite di Batman per le emergenze bio-hazard? Fantastica. I dettagli del volto di Superman? Il paziente zero?
A Jones, come sempre, il compito delle nuove storie per la League. L'incipit non è dei più originali, mi ha ricordato molto la Marvel e gli Inumani di un recente passato, ma sono cosciente che saprà sorprenderci.

Justice League Dark

Nightmare Nure, Swamp Thing, Fankestein e Andrew Bennet sono intrappolati in una realtà dove il tempo sembra finire. Avranno qualche speranza di sopravvivere o sono destinati a morte certa?

De Matteis ha deciso che è venuto il momento di conoscere per bene tutti i personaggi a sua disposizione. Li ha separati in avventure diverse, in piccolo gruppi, e ci sta provando. Non male questo gruppetto, rimango in attesa del prossimo.
I disegni di Guinaldo son sempre curati anche se, a volte, la qualità di alcuni dettagli può perplimere il lettore.

Freccia Verde ha un nuovo team ed un nuovo punto d'inizio. Andrew Kreisberg e Ben Sokolowsky, autori di alcune delle sceneggiature di Arrow, prendono in mano la storia, fanno piazza pulita di comprimari in eccesso e rimettono al centro Freccia Verde. L'incipit sembra decisamente meno noioso e monotono della precedente gestione. Peccato che ai disegni Daniel Sampere non abbia idea di come tirare a campare. Gli offrono la possibilità di disegnare due guest importanti e lui dimostra di non esserne capace. Speriamo migliori col tempo.

venerdì 24 luglio 2015

Dylan Dog - La nuova alba dei morti viventi

Dylan Dog - I colori della paura 1
La nuova alba dei morti viventi

Soggetto: Tiziano Sclavi
Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Emiliano Mammucari

Copertina: Carmine Di Giandomenico

Colori: Annalisa Leoni

L'approccio a questa nuova iniziativa editoriale può andare dell'entusiastico al preoccupato. Come è possibile rendere, in chiave contemporanea, una storia così moderna già nel 1986. Tiziano Sclavi aveva utilizzato una narrazione lineare, semplice, precisa e diretta al bersaglio. riesce Recchioni a ricalcare le orme del padre di Dylan? Sì e gran parte del merito va ancora una volta all'impostazione data da Scalvi quasi trenta anni fa. Recchioni, per sfruttare al meglio questo formato di 36 pagine, gioca col lettore e cambia il protagonista della vicenda. Al centro dell'attenzione non sarà Dylan, Groucho, Xabaras o la bella Sybil. Il motore della vicenda è la custodia del clarinetto dell'Old Boy. Attraverso di lui viviamo le parti salienti della vicenda ed introdotti al mondo di questo eroe dei giorni normali.
Ad aiutare lo sceneggiatore romano in questo compito troviamo, ai disegni, un suo fedelissimo: Emiliano Mammucari. Le inquadrature cinematografiche pensate dall'artista di Velletri sono funzionali alla storia; rendono dinamica una narrazione che necessita di esserlo per lo stretto numero di pagine che è costretta ad occupare. Mammucari si rifà, senza nessun timore di metterlo in mostra, al primo numero classico di Dylan Dog. Cambia i tagli e le inquadrature, ma, nello schema classico bonelliano, cita con stima ad affetto il primo padre grafico dell'Indagatore dell'Incubo: Angelo Stano.
Fondamentale, in tutta questa collana che ristamperà in singoli albi 52 storie apparse sui molti Dylan Dog Horror Fest, sono i colori. I due maschiacci chiedono ad una delle più bravi coloratrici di casa Bonelli di mettere la sua arte al loro servizio. Annalisa Leoni non si fa pregare e, memore dei suoi ottimi lavori su Orfani, realizza un ottimo lavoro. Oltre ad un sapiente gioco di luci per valorizzare i disegni riesce a differenziare ogni parte arco narrativo con un colore dominante diverso. Il lettore ha la possibiltà di attraversare il blu nei ricordi di Sybil, di ammalarsi nel verde del laboratorio di Xabaxas e di vivere la gioia esplosiva del finale grazie ad un caloroso rosso.
Perla in apertura è la copertina di Carmine Di Giandomenica. Giusto da guardare, niente da commentare.

In quale apparato difetta questo piccola albo? Non nell'impostazione grafica ammicante ai fumetti esteri, con l'immagine "americaneggiante" di Dylan in alto a sinistra nella copertina ed il titolo dell'episodio in calce a destra. Però, sì, pecca nei redazionali interni. Nonostante la buona opera di Licari nell'Intro e nelle biografie di disegnatore e sceneggiatore (manca quella di Annalisa Leoni e questo è un gran torto), è Luca Barbieri ad essere ripetitivo e poco efficace nel, pur difficile, compito di dedicare il Focus On ad Emiliano Mammucari. Migliorabile con il tempo questa sezione.

Tirando le somme: vale la pena di passare in edicola e spendere questi due Euro settimanali?
Sì se: 
siete appassionati di Dylan Dog e avete tutto il pubblicato:
avete deciso di non acquistare i Color Fest e volete qualche storia nuova in attesa dell'uscita mensile;
se non avete mai letto Dylan Dog e volete un punto d'ingresso nel suo mondo.
No se: non vi interessa a prescindere, ma non stareste leggendo le pagine di questo blog.

giovedì 23 luglio 2015

Lupin III - La sigla della serie della Giacca Blu

E' da qualche giorno che al centro delle polemiche dell'Internet c'è la nuova sigla della nuova serie di Lupin III. Non che non ci sia niente di più importante di cui occuparsi, ma qui siam faceti ed allora...
Breve premessa. La serie della "giacca blu", il ritorno sui piccoli schermi del ladro più famoso del mondo, sarà ambientata in Italia e prenderà il via nella Repubblica di San Marino. Lupin sembra sposarsi con la sua fidanzata Rebecca Rossellini e Zenigata è invitato. Ben presto la storia prenderà la piega avventurosa che ci si aspetta e, sicuramente, ci divertirà parecchio.
Ma quindi cosa c'è che non va? C'è che Mediaset ha deciso, peraltro giustamente, di cambiare la vecchia sigla e proporne una nuova cantata dal solito Vanni e Moreno. Sul primo, ormai accettato dal grosso dei fan dei cartoni animati di nuova generazione, niente da dire. Qualche dubbio, trasversale per età ed estrazione sociale, viene ascoltando il rap del deturpatore dei titoli di coda di Big Hero 6.
Ma perché?
Ascoltiamo con testo a seguire.

Lupin, ahi!
Mi hanno detto che un ladro è in vacanza,
tanto da noi ne hanno visti abbastanza,
facci un giro che non ci si sbaglia,
gira, rigira, è un giro d’Italia.
E’ una festa e chiunque ti guarda,
forse sarà perché in testa hai una taglia,
meglio dire scompaio sulla battaglia,
commissario Zenigata.
E se quella ragazza è in squadra, sai che cosa ti dico?
è una gazza ladra e si chiama Fujiko. Ah-Ah.
Goemon non ride ma è forte,
Jigen fuma le sue siga-storte.
Oltre a questo ti posso dire
di chiudere finestre e porte.
Dalla Mona Lisa alla Torre di Pisa,
ho guardato che nessuno arriva. Oh!
E sei arrivato qui in Italia, Lupin.
Perché il tuo istinto non si sbaglia, Lupin.
(Il tuo istinto non si sbaglia, yeah)
E sei pronto per un’altra grande sfida,
questa è la tua vita, Lupin.
Tra calcio, mafia, zombie… c’hai da fare.
(C’hai da fare)
A te non piace mai se è banale,
hai poco tempo per il grande amore,
ma colpisci al cuore, Lupin.
Colpisci al cuore, Lupin.
L-U-P-I-N
Colpisci al cuore, Lupin.
A prescindere dalla musicalità infantile del brano è il testo a stupire in negativo. Un rap scontato già dalla prima strofa: Mi hanno detto che un ladro è in vacanza, tanto da noi ne hanno visti abbastanza, facci un giro che non ci si sbaglia. Bella considerazione sul nostro Paese che lasciamo passare, sopratutto lontana da quello che è sempre stato Lupin degli anni in cui l'abbiamo conosciuto. Il resto della sigla è un racconto didascalico delle immagini che vediamo scorrere sul video. Verso il finale, dopo aver con originalità citato mafia e calcio, c'è il capolavoro in contraddizione con quello che abbiamo sentito fino ad adesso: a te non piace mai se è banale. Grazie alla frase brillante pensata dagli autori, da soli, si dicono, che questa canzone a Lupin non sarebbe mai piaciuta.
In questo caso, secondo me non si tratta di uno scontro generazionale, di salvare Planet O o Castellina Pasi, di affossare Moreno, che non conosco solo per le due incursioni, negative, nel mondo dell'animazione, ma di un minimo di buon gusto. Speriamo che Mediaset, dubito, riveda la sua decisione e che dal 29 Agosto in seconda serata su Italia 1 assisteremo ad una sigla decente per il ritorno di un dei ladri più amati di sempre.

Batman 39

BATMAN
Autori: Snyder, Tynion IV, Manapul, Seeley, Capullo, McCrea, Buccellato, Janin
Contiente: Batman 37, Detective Comics 37, Grayson 4
Editore: RW LION
Collana: BATMAN 2012 - n° 39
Serie: BATMAN - n° 96
ISBN: 977188747233450096 
€ 3,50 

Batman

Joker è tornato. O forse non se ne è mai andato ed è stato sempre lì ad aspettare il momento opportuno? Il più malvagio criminale di Gotham ha prima messo contro al Cavaliere Oscuro i suoi più fidati amici ed ora tiene in pungo l'intera città grazie ad il suo, nuovo, siero modificato.
Niente sembra potere fare Batman, ogni suo tentativo sembra destinato a fallire. Nessuna, flebile, speranza all'orizzonte. Nemmeno quella lucina chiamata Jim Gordon sembra più splendere.

I risvolti della storia ideata da Snyder per il ritorno in azione del pagliaccio dal volto bianco hanno un che di inquietante. Può un essere umano così folle? Può mettere così tanto in gioco, da solo, solo per potersi vendicare della sua nemesi? Sono inquietanti anche la placidità e la limpidezza dei tratti con cui Capullo ci immerge nell'incubo. Questi due stanno realizzando davvero archi narrativi realmente coinvolgenti ed all'altezza delle aspettative. A seguire una breve di Tynion IV e McCrea, disegnatore dal passato orgoglioso al servizio del Miglior Detective del Mondo, in cui viene messa in discussione l'origine umana del Joker la vita della dottoressa Zaheer.

Detective Comics

Un nuovo avversario dell'Ombra di Gotham si affacciato in città. 
Mentre è alle prese con l Cappellaio Matto, Batman si trova ad aiutare la polizia a scoprire chi è colui che piazza bombe per la città e minaccia la vita dei residenti, cercando di sovvertire le leggi ed il caos.

Manapul e Buccellato tornano su Detective Comics e riprendono il lavoro da dove l'avevano lasciato. Ricominciano l'opera di presentazione degli avversari del Cavaliere Oscuro. Questa volta tocca ad Anarky.  Disegni dai tratti diversi e dalle colorazioni cupe introducono il personaggio e preparano il lettore ad una nuova sfida.

Su Grayson, ed i suoi disegni di deriva francofona, l'ex pettirosso, amico di Batman, commette un errore che potrebbe fargli saltare la copertura. Poteva essere peggio, ma sotto certi aspetti si salva. Questo fumetto ha un motore interessante, sta agli autori non ingolfarlo.

lunedì 20 luglio 2015

Terminator - Genisys

1984. Sarah Connor sarà al madre di John Connor, che, in un futuro alquanto prossimo, guiderà la Resistenza contro Skynet e la sua determinata a caccia al genere umano. Skynet, sarà il sistema ideato per difendere il pianeta Terra dalle minacce e che deciderà che l'umanità stessa è una minaccia. Skynet che riuscirà  sostituire gli uomini con i suoi costrutti robotici: i Terminator. L'unico ad opporsi sarò il figlio di Sara, John. Per evitare tutto ciò manderà un Terminator in quest'anno per ucciderla prima che lei lo dia alla luce.
2017. L'anno del Giorno del Giudizio. Skynet raggiungerà la piena coscienza ed inizierà ad estinguere l'umanità.
E' l'anno in cui Kyle Reese dovrà portare Sara Connor per tentare un'ultima offensiva a protezione del genere umano.

Ok. Non si può raccontare di più, perchè nel parlare di un film che tratta di viaggi nel tempo e modifiche di linee temporali qualsiasi cosa si dica è a rischio spoiler. E lì sopra ne ho già spiattellati fin troppi.
Ci prova Alan Taylor a dare nuova vita alla saga di Terminator, nata nel 1984 del genio di James Cameron con quattro soldi. Ci prova con una sceneggiatura, piena di buchi e spiegoni puff, di Laeta Kalogridis, Patrick Lussier. Una sceneggiatura che, appunto se non ci fai troppo caso, funziona da buon intrattenimento. I tre periodi temporali portati sullo schermo sono ben realizzati. Si respira l'atmosfera del 1984 e dei film dell'epoca, si vive il post apocalittico visto in quell'obrobrio di Salvation, e la realtà da qui a due anni non è necessariamente così diversa da quella di oggi, tanto da funzionare. Quello che pone domande è: perchè Skynet, con tutta la sua intelligenza, ha bisogno della cosciente approvazione del genere umano per potersi attivare? Perchè deve usare un cavallo di troia del genere, quando, comunque, in un mondo così informatizzato potrebbe fare quello che vuole? Riesce il regista del peggiore Marvel Movie di sempre a far dimenticare gli ultimi venti anni di delusioni a cui la saga ci ha abituato? Grazie ad un cast abbastanza in forma sì, ma senza fornire spunti geniali o con mirabolanti scelte registiche inaspettate. Riesce grazie all'autocitazione, a volte in occasioni inaspettate, della saga. Riesce spostando i punti di riferimento dei fan. Riesce grazie al ritorno di Governator, e dici poco.
Il cast. Arnold! E' sempre un grande. Lui, vecchio ma non obsoleto, è quello che ci muove per andare al cinema. Il suo sorriso inquietante è fantastico. Il finale gli rende giustizia, anche se lo capisci appena vedi quello come andrà a finire.
"Sono tornato"
Il figlio di John McClane è cresciuto ed ora lotta nella Resistenza sotto il nome di Kyle Reese. Faccione da belloccio da prendere a schiaffi da bambino all'età adulta, sarà con noi anche nei seguiti.
Jason Clarke, nessuna parentela con l'Emilia, è uno spoileratissimo John Connor, ma io non vi dico niente lo stesso. C'ha la faccia da cattivo e la mette al servizio del film quando serve.
Matt Smith, stufo di andare in giro per l'universo su un Tardis, mi auguro che avrà ruoli più presenti nel prosieguo della saga, per adesso è stato poco sfruttato. Si può fare di più.
"No, non faccio niente di tutto ciò."
Emilia "Madre della Resistenza e dei Draghi" Clarke ci regala tutte le sue ciglia, senza la parrucca, ed una sbirciatina alle tette (visto che nella stagione 5 del Trono di Spade le tocca stare vestita seduta su una sedia senza schienale). Linda Hamilton quanto basta in certi momenti, non le sembra vero maneggiare mitra e lanciagranate e si diverte parecchio ad azionarli. Bravina, carina, facce buffe ed espressioni serie. Potrebbe essere la degna erede di Ellen Page, che mi piaceva tanto, ma non si vede più molto.

"F@nCù£0 i draghi. Datemi mille di questi!"
Tutto sommato? Il film è vedibile. Rende giustizia alla creazione di Cameron cancellando il Salvation e Le Macchine Ribelli dalla cronologia e salvando il capostipite con tanto del buono che c'era nel secondo capitolo.
Spaventano un po' i due seguiti, in uscita nei due anni a venire, e la/le serie televisiva/e con radici profonde in Sara Connor's Chronicles. Speriamo bene.

Il cinema quasi pieno di persone da quindi ai settanta anni, ad uno spettacolo pomeridiano, a due settimane dall'uscita in sale non può che dire che il film piace e diverte. 

Ah, sì. Scena post crediti presente: mi raccomando attendere prego.

Titolo originale Terminator Genisys

Lingua originale Inglese

Paese di produzione Stati Uniti
Anno 2015
Durata 126 min
Genere fantascienza
 
Regia Alan Taylor
 
Sceneggiatura Laeta Kalogridis, Patrick Lussier
Produttore David Ellison, Dana Goldberg
Produttore esecutivo Megan Ellison, Laeta Kalogridis, Bill Carraro, Paul Schwake, Patrick Lussier, Robert Cort
Casa di produzione Paramount Pictures, Skydance Productions
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Kramer Morgenthau
Montaggio Roger Barton
Effetti speciali Mark Hawker
Musiche Lorne Balfe
Scenografia Neil Spisak
Costumi Susan Matheson
Trucco Anji Bemben

Interpreti e personaggi

Arnold Schwarzenegger: T-800 "Guardiano"
Emilia Clarke: Sarah Connor
Jai Courtney: Kyle Reese
Jason Clarke: John Connor/T-3000
J. K. Simmons: Detective O'Brien
Lee Byung-hun: T-1000
Dayo Okeniyi: Danny Dyson
Matt Smith: Alex/Skynet/T-5000
Sandrine Holt: Detective Cheung
Gregory Alan Williams: Detective Harding
Courtney B. Vance: Myles Dyson
Michael Gladis: tenente Matias
Douglas Smith: Eric Thompson
Brett Azar: T-800
Aaron V. Williamson: T-800 (2029)
Wayne Bastrup: Giovane O'Brien

Doppiatori italiani
 
Alessandro Rossi: Guardiano
Alessia Amendola: Sarah Connor
Carlo Scipioni: Kyle Reese
Fabrizio Pucci: John Connor/T-3000
Paolo Marchese: Detective O'Brien
Daniele Blandino: T-1000
Luigi Morville: Danny Dyson
Francesco Venditti: Skynet/T-5000
Paolo Buglioni: Myles Dyson
Alessandro Budroni: Tenente Matias