lunedì 7 marzo 2016

He-Man and the Masters of the Universe 22

He-Man and the Masters of the Universe 22

di Dan Abnett, Pop Mahn, Tom Derenick, Edgar Salazar, Jason Gorder

Contiene He-Man The Eternity War 6-7

Linea: Lion
Collana: He-Man And The Masters Of The Universe
Autore: Dan Abnett, Pop Mahn, Tom Derenick, Edgar Salazar, Jason Gorder
ISBN: 9788869716904
ISSN: 9772284343005-50022
16,8×25,6, S, col., 48 pp
Pubblico: Per Tutti
Genere: Fantastico
Titolo da: edicola
Prezzo: € 2.95

Che non fossero tutte rose e fiori, per He-Man, nel futuro, date le ultime tavole del numero 21 della collana, si era intuito. Che la situazione, a trenta anni dalla conclusione della Guerra dell'Eternità, fosse talmente fuori controllo, però, non sembra possibile.
Per fortuna la nuova Sorceress, Teela, ha dato al campione di Eternia la possibilità di riflettere sui gesti che avrebbe compiuto in futuro e di imboccare una nuova strada. Ovviamente non saprà se sarà la strada giusta per sconfiggere Hordak, ma, pur essendo un tentativo azzardato, è un'alternativa.
Intanto Adora è assieme a Skeletor, Trap-Jaw e Beast-Man e nuove rivelazioni sul suo passato la aspettano, così come la aspetta un nuovo presente. Tutto ruota intorno al misterioso teschio in cima allo scettro che Skeletor porta sempre con sé. Di chi è? Chi gli ha consegnato la reliquia? Che rapporto c'era tra lui e la Tessitrice di Ombre in passato?

La storia di Rob David, di cui Dan Abnett tira le redini, ci prepara ad un doppio salto temporale. Il primo in un futuro molto in là negli anni, quando i confini tra buoni e cattivi arrivano a confondersi non poco. Il secondo in un passato remoto che viene cambiato dall'agire di Skeletor. Alle prese con queste due dimensioni vi sono disegnatori diversi. Il primo è l'assiduo Pop Mahn, in collaborazione con Tom Derenick, mentre il secondo è Edgar Salazar. Se nella prima storia è tutto chiaro e nitido, le scelte e le dinamiche degli eventi sono chiare, nella seconda non è proprio così. 
Le scelte stilistiche di Salazar confondono il lettore. Pur avendo riletto diverse volte il finale della storia non sono ancora sicuro di aver capito correttamente quello che è successo: adesso abbiamo il doppione di un personaggio proveniente da un passato alternativo? O gli eventi a cui abbiamo assistito erano tutti nel passato, tranne la vicenda nel presente di Skeletor e She-Ra? Penso che non avrò le idee chiare fino al numero 23. 
A questo punto non so, però, a chi dare la colpa di questa mia incomprensione: a) mia, b) Dan Abnett, che non si è saputo esprimere, c) Salazar, che non ha ben tradotto nei suoi disegni la sceneggiatura?

Lo scopriremo solo leggendo.

giovedì 3 marzo 2016

Deadpool - Spoiler al minimo

Wade Wilson è un mercenario, sboccato, ma con un cuore. La sorte gli dice che, raggiunta la felicità, il suo corpo è attaccato da un cancro totale incurabile, mortale. Pochi giorni dopo viene contattato da un individuo vestito di nero che gli propone una cura miracolosa in grado di guarirlo e renderlo un eroe. Basandosi sugli studi per l'attivazione del gene mutante latente, La tentazione di accettare è forte, sopratutto per non perdere la donna che ama, Vanessa. Wade, dopo mille sofferenze, viene trasformato in un uomo dalla pelle accartocciata e deturpata, ma con un fattore rigenerativo alla Wolverine, in grado di permettere la ricrescita, persino, di arti amputati.
Non era esattamente questo che si aspettava. I trattamenti ed i maltrattamenti che ha subito non gli hanno fatto passare la chiacchiera ed il buon umore, almeno fino ad un certo punto, ma la sete di vendetta lo muove alla ricerca di Ajax e della sua banda di scienziati malati di mente.

In sintesi e senza troppi spoiler, queste sono le basi da cui parte il film di Tim Miller fortemente voluto da Ryan Reynold (il protagonista). Sono anni che questo film cerca di venire alla luce ed, a tempo di record, è uscito nelle sale di tutto il mondo frantumando ogni record per film R Rated, ricordavate ne parlavamo qualche giorno fa. In cosa consiste il Rated di questo film? Parolacce, peti, donne nude, sesso e qualche piccola dose di politicamente scorretto. Stona in un film tratto da un fumetto Marvel? Un paio di distinguo. La classificazione ha permesso alla produzione di mantenere inalterato lo spirito del personaggio e questo è un bene, finalmente si vede il sangue, si capisce come muoiono i morti ammazzati e la strage che Deadpool, nella sua ironia perpetrata, è sì altamente violenta, ma essenzialmente efficace. Le parolacce, boh, sinceramente di almeno un buon 70% se ne poteva fare a meno, a tratti mi sono risultate anche decisamente fastidiose e non è che io sia un puritano. Il nudo. E' apprezzabile, tanto quanto inaspettato. D'accordo, io non sono un lettore di Deadpool, uno o due albi al massimo, ma mi è sembrato tanto inconsueto imbattermi sul grande schermo in nudi, femminili e maschili. Infatti, a quanto ricordo, i criteri di autocensura all'interno della Casa delle Idee di New York non hanno mai permesso di vedere quanto ammirato in sala. Eh sì, oltre alle spogliarelliste del secondo tempo, alla bella Morena, per qualche secondo, l'edonista per eccellenza è proprio Ryan Reynolds. Tanto d'eccellenza che, oltre ad avere per un po' le natiche in primo piano, si è cimentato in un'acrobatica scena di lotta in tenuta adamitico.
Si parte seri.

Simpatici i siparietti con Blind Al, sia per quanto riguarda la suo condizione che per la smodata passione di entrambi per i mobili dell'Ikea. Sempre sotto il profilo ironico, intelligente il gioco di parole sul nome dell'antagonista.
I testi sono sempre brillanti, tranne l'eccesso di linguaggio scurrile, e la strada scelta per la narrazione non può che rendere giustizia al mercenario chiacchierone.
Non è la prima volta che un personaggio rompe la quarta parete con il pubblico, non perdetevi le due scene extra a fine film, ma le frecciatine che i suoi interlocutori non possono capire e che sono rivolte a noi in sala, inaspettate, ci permettono di entrare in migliore empatia, e simpatia, con il protagonista.
"Davvero è una storia d'amore."
La regia è brillante, dinamica e sperimenta in diversi momenti. La sequenza iniziale è decisamente intrigante e gli scontri sono coreografati in modo da esaltare la dinamica violenta che vi è insita. Tutto il film è coraggioso ed anche Tim Miller non si è voluto tirare indietro. 

Parte integrante ed intrigante del film è la colonna sonora. Come noto la mia competenza in musica è pari a zero, ma ho trovato tutte le tracce impiegate decisamente azzeccata. Wham!

Di costumi da supereroe non è che ce ne siano molti. Testata e Colosso, bene o male, indossano il look classico del fumetto, i cattivi si vestono un po' come vogliono loro. Deadpool è qualcosa in più del semplice spandex. E' ben rifinito ed il tocco di animare le sopracciglia in CGI ha fornito maggiore espressività al personaggio. Buone idee.
"Linguaggio"
I personaggi si alternano con piacevolezza sullo schermo. La presenza di Colosso e Testata Mutante Negasonica sono azzeccate. E' stato un piacere veder tornare Colosso dopo i primi film degli X-Men, anche se in CGI e non con l'attore originale, e la sua protetta è teen-ager al punto giusto. Testata risulta ironica, simpatica e strafottente al punto giusto.
Ottima prova di Morena Baccarin, ma non si poteva che contare sulla sua professionalità e, importante per il ruolo, la sua bellezza.
Il cattivo è un po' quel che è. Dovrei provare a vederlo in lingua originale se, senza lo scempio del doppiaggio italiano, acquista carisma. Frank Messina, il doppiatore italiano di Ajax, è l'oscenità più ridicola di tutto il film. Io mi chiedo come sia stato possibile selezionare lui per ricoprire questo ruolo. Il personaggio dovrebbe essere si origini inglesi e lui lo doppia come fosse un russo ubriaco che imiti Ollio doppiato da un Alberto Sordi sotto metadone. Osceno. Ogni volta che il personaggio appare sullo schermo si trema  dal terrore che parli . Bocciato.
Il matrimonio, l'inizio della fine.
Ovviamente c'è un cameo di Stan Lee a certificare la qualità del prodotto, guardacaso nel nuovo I Fantastici 4 non ha neanche risposto alle chiamate dei produttori.

Decisamente non è un film per bambini e vederne di otto, nove anni seduti in sala accanto ai papà mi ha stupito parecchio.

Sicuramente ha avuto la possibilità di attenersi a i dogmi del fumetti e questo l'ha premiato presso i suoi fan ed il pubblico occasionale.

Da vedere senza impazzirci, ma apprezzabile. Ryan Reynolds ha fatto bene a perseguire il suo scopo ed a dare una dignità diversa al personaggio introdotto, mutilato ed ora rinnegato, in Wolverine - Le origini.


Titolo originale Deadpool 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione USA 
Anno 2016 
Durata 108 min 
Rapporto 2.35:1 
Genere cinecomic

Regia Tim Miller 

Soggetto Fabian Nicieza e Rob Liefeld (fumetto) 
Sceneggiatura Rhett Reese, Paul Wernick 
Produttore Simon Kinberg, Ryan Reynolds, Lauren Shuler Donner 
Produttore esecutivo Stan Lee, Jonathon Komack Martin, Rhett Reese, Aditya Sood, Paul Wernick  
Casa di produzione Marvel Entertainment, TSG Entertainment, The Donners' Company 
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox 
Fotografia Ken Seng 
Montaggio Julian Clarke 
Effetti speciali Alex Burdett, Dylan Broughton Cole, Chris Hatchwell 
Musiche Junkie XL 
Scenografia Sean Haworth 
Costumi Angus Strathie 

Interpreti e personaggi

Ryan Reynolds: Wade Wilson/Deadpool
Morena Baccarin: Vanessa Carlysle
Ed Skrein: Francis Freeman/Ajax
T. J. Miller: Weasel
Gina Carano: Angel Dust
Brianna Hildebrand: Ellie Phimister/Testata Mutante Negasonica
Andre Tricoteux: Piotr "Peter" Rasputin/Colosso
Leslie Uggams: Al
Jed Rees: il reclutatore
Karan Soni: Dopinder
Style Dayne: Jeremy
Kyle Cassie: Gavin Merchant
Isaac C. Singleton Jr.: Boothe

Doppiatori originali

Stefan Kapičić: Colosso
 
Doppiatori italiani

Francesco Venditti: Wade Wilson/Deadpool
Francesca Manicone: Vanessa Carlyse
Frank Messina: Francis Freeman/Ajax
Simone Crisari: Weasel
Benedetta Ponticelli: Angel Dust
Gaia Bolognesi: Ellie Phimister/Testata Mutante Negasonica
Ivan Melkumjan: Piotr "Peter" Rasputin/Colosso
Rita Savagnone: Al
Riccardo Niseem Onorato: il reclutatore
Alessandro Budroni: Dopinder
Riccardo Suarez: Jeremy
Alessandro Messina: Gavin Merchant
Manfredi Aliquò: Boothe

martedì 1 marzo 2016

Oscar 2016 - Son soddisfazioni

In pratica sono stati obbligati a darglielo. Sì, beh, dai, sappiamo di chi parliamo: Leo! Non ce la facevano più ad averlo lì, con la faccina triste, e si sono decisi a premiarlo con l'Oscar. D'accordo, io il film non l'ho visto, ma se l'ha vinto lui c'è speranza davvero per tutti. Anche Gabriel Garko potrebbe ambire alla statuetta dorata. Certo, mi è dispiaciuto che nel suo discorso non abbia riconosciuto il mertio di colui che gli è stato più vicino, dentro, e grazie all'impegno del quale è stato premiato. L'orso.
"Devo controllare se la trottola ha smesso di girare."
Annunciato, ma combattuto con John Williams è stato anche il premio vinto dal genio italiano delle colonne sonore: Ennio Morricone, forse il più anziano vincitore del premio a 87 anni. Curioso caso il suo; viene premiato alla carriera, nove anni fa, visto che all'Academy si son sempre sbagliati a non premiarne il talento, e pochi anni dopo ne vince uno per il suo lavoro. A sentire i critici, tipo Mereghetti, "sì, ma non ha vinto con il suo lavoro migliore". Non conta se la colonna sonora di The Hateful Heigth è o no il suo migliore lavoro in assoluto: è stato considerato il migliore lavoro tra quelli in competizione quest'anno e tanto basta. Onore in più se è riuscito a vincere senza creare il suo capolavoro, vuol dire che, in ogni caso, è una spanna sopra gli altri. Detto questo dispiace, anche, un po' che Star Wars, il maggiore incasso di tutti i tempi, non abbia portato a casa neanche un premio tecnico. Piccola delusione per Disney.

Disney che, al solito, si consola con la statuetta per il miglior film di animazione. Inside Out vince, come da pronostico. Peccato perchè, per me, Quando c'era Marnie aveva diversi motivi per poter contendere il premio alla produzione americana. Oltre ad essere un bel film, delicato, ma ne parleremo meglio tra qualche giorno, ha il pregio di essere uno dei pochi ancora disegnato a mano (tanto è vero che l'unico inserto i CGI stona abbastanza con tutto il resto). In più è l'ultimo lungometraggio dello Studio Ghibli per come lo abbiamo sempre conosciuto. Sarebbe stato un premio più che meritato e ben motivato.

Altro premio scontato, che ha lasciato lo stesso scottata Lady Gaga, è stata la miglior canzone. Quando c'è un film di James Bond è destino che se la porti a casa lui. Comunque sia, gran bel momento di musica il suo. Una canzone autobiografica, sentita, che per cinque minuti ha fatto riflettere la platea.
"Ciao Oscar, ciao."
Il caso Spotlight è il vincitore per il miglior film, inchiesta giornalistica sulla pedofilia nella chiesa di Boston, e nuovamente Iñárritu è il miglior regista, dopo il successo di Birdman dell'anno scorso (il regista si accosta alle doppiette del '40/'41 e '50/'51, a vincerlo anche l'anno prossimo sarà record assoluto). La vera rivelazione, per chi non l'ha visto, è il vero vincitore degli Oscar di quest'anno. Mad Max: Fury Road si è portato a casa sei statuette tecniche. Si è perso per strada solo miglior fotografia e migliori effetti speciali; questo secondo solo perchè non erano effetti speciali, tutto quello che abbiamo visto sullo schermo era vero! Sarebbe stata una scelta troppo coraggiosa, anche solo per il genere di film, assegnargli l'Oscar per Miglior Film, ma è stato un peccato che George Miller non abbia vinto come Miglior Regista.
Sempre per quanto riguarda Il caso Spotlight c'è da sottolineare una curiosità: ancora Michael Keaton tra i protagonisti. L'indimenticabile Batman di Tim Burton, stringe tra le sue manone il secondo Oscar in due anni, peccato che l'anno scorso gli sia sfuggito quello per miglior attore protagonista.
Forse se lo meritava, ma lavorare per Tarantino non porta bene. Pregiudizi.
Delusi ne escono The Martian, che non si è visto riconosciuto nessuno sforzo, neppure la migliore sceneggiatura non originale e, purtroppo Sylvester Stallone. L'attore di Creed si è visto soffiare la statuetta da Mark Rylance, per il suo lavoro ne Il ponte delle spie. Giusto? Sbagliato? Non lo so non avendo visto nessuno dei due film, però mi sarebbe piaciuto vedere Sly su quel palco.
"Come non detto."
Anche per quest'anno è andata. Chi ha seguito la premiazione in diretta non si riprenderà fino a mercoledì o giovedì, ma ha vissuto una serata intensa. A noi non resta che aspettare l'anno prossimo per vedere chi vincerà cosa.

Intanto, a seguire, ecco tutte le categorie, i candidati ed in neretto i vincitori.

Andate al cinema!

Migliore sceneggiatura originale

•Matt Charman, Ethan Coen e Joel Coen – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
•Alex Garland – Ex Machina
•Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve – Inside Out
Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)
•Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus – Straight Outta Compton

Migliore sceneggiatura non originale
Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)
•Nick Hornby – Brooklyn’
•Phyllis Nagy – Carol
•Drew Goddard – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Emma Donoghue – Room

Miglior attrice non protagonista
•Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
•Rooney Mara – Carol
•Rachel McAdams – Il caso Spotlight (Spotlight)
Alicia Vikander – The Danish Girl
•Kate Winslet – Steve Jobs

Migliori costumi
•Sandy Powell – Carol
•Sandy Powell – Cenerentola (Cinderella)
•Paco Delgado – The Danish Girl
Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road
•Jacqueline West – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior scenografia
•Rena DeAngelo, Bernhard Henrich e Adam Stockhausen – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
•Michael Standish e Eve Stewart – The Danish Girl
Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road
•Celia Bobak e Arthur Max – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Jack Fisk e Hamish Purdy – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior trucco e acconciatura
Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road
•Love Larson e Eva Von Bahr – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Hundraåringen som klev ut genom fönstret och försvann)
•Sian Grigg, Duncan Jarman e Robert A. Pandini – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior fotografia
•Ed Lachman – Carol
•Robert Richardson – The Hateful Eight
•John Seale – Mad Max: Fury Road
Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Roger Deakins – Sicario

Miglior montaggio
•Hank Corwin – La grande scommessa (The Big Short)
Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road
•Stephen Mirrione – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Tom McArdle – Il caso Spotlight (Spotlight)
•Maryann Brandon e Mary Jo Markey – Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior montaggio sonoro
Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road
•Alan Robert Murray – Sicario
•Matthew Wood e David Acord – Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)
•Oliver Tarney – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Martin Hernandez e Lon Bender – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Miglior sonoro
•Andy Nelson, Gary Rydstrom e Drew Kunin – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road
•Andy Nelson, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson – Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)
•Paul Massey, Mark Taylor e Mac Ruth – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Migliori effetti speciali
•Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina
•Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams e Tom Wood – Mad Max: Fury Road
•Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers e Steven Warner – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith e Cameron Waldbauer – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh e Neal Scanlan – Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior cortometraggio d’animazione
Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas
•Prologue, regia di Richard Williams
•Sanjay’s super team, regia di Sanjay Patel
•We can’t live without cosmos, regia di Konstantin Bronzit
•World of tomorrow, regia di Don Hertzfeldt

Miglior film d’animazione
•Anomalisa, regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson
•Il bambino che scoprì il mondo (Boy & The World), regia di Alê Abreu
Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen
•Shaun, vita da pecora – Il film (Shaun the Sheep Movie), regia di Mark Burton e Richard Starzak
•Quando c’era Marnie (思い出のマーニー Omoide no Mānī?), regia di Hiromasa Yonebayashi

Miglior attore non protagonista
•Christian Bale – La grande scommessa (The Big Short)
•Tom Hardy – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Mark Ruffalo – Il caso Spotlight (Spotlight)
Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
•Sylvester Stallone – Creed – Nato per combattere (Creed)

Miglior cortometraggio documentario
•Body Team 12 – regia di David Darg e Bryn Mooser
•Chau, Beyond The Lines – regia di Courtney Marsh e Jerry France
•Claude Lenzmann: Spectres Of The Shoah – regia di Adam Benzine
A Girl In The River: The Price Of Foregiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy
•Last Dat Of Freedom – regia di Dee Hibert e Jones Nomi Talisman

Miglior documentario
Amy, regia di Asif Kapadia
•Cartel land, regia di Matthew Heineman
•The Look of Silence, regia di Joshua Oppenheimer
•What happened, miss Simone?, regia di Liz Garbus
•Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom, regia di Evgeny Afineevsky

Miglior cortometraggio
•Ave Maria, regia di Basil Khalil
•Day one, regia di Henry Huges
•Everything will be ok, regia di Patrick Vollrath
•Shock, regia di Jamie Donoughue
Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Miglior film straniero
•El abrazo de la serpiente, regia di Ciro Guerra (Colombia)
•Mustang, regia di Deniz Gamze Ergüven (Francia)
Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)
•Theeb, regia di Naji Abu Nowar (Giordania)
•A War, regia di Tobias Lindholm (Danimarca)

Miglior colonna sonora
•Thomas Newman – Il ponte delle spie (Bridge Of Spies)
•Carter Burwell – Carol
Ennio Morricone – The Hateful Eight
•Jóhann Jóhannsson – Sicario
•John Williams – Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens)

Miglior canzone
•Earned It (Abel Tesfaye, Ahmad Balshe, Jason Daheala Quenneville e Stephan Moccio) – Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey)
•Manta Ray (J. Ralph e Antony Hegarty) – Racing Extinction
•Simple Song #3 (David Lang) – Youth – La giovinezza (Youth)
•Til It Happens to You (Diane Warren e Lady Gaga) – The Hunting Ground
Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

Miglior regia
•Lenny Abrahamson – Room
Alejandro González Iñárritu – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Tom McCarthy – Il caso Spotlight (Spotlight)
•Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)
•George Miller – Mad Max: Fury Road

Miglior attrice protagonista
•Cate Blanchett – Carol
•Brie Larson – Room
•Jennifer Lawrence – Joy
•Charlotte Rampling – 45 anni (45 Years)
•Saoirse Ronan – Brooklyn

Miglior attore protagonista
•Bryan Cranston – L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo)
•Matt Damon – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)
•Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)
•Michael Fassbender – Steve Jobs
•Eddie Redmayne – The Danish Girl

Miglior film
•La grande scommessa (The Big Short), regia di Adam McKay
•Il ponte delle spie (Bridge of Spies), regia di Steven Spielberg
•Brooklyn, regia di John Crowley
•Mad Max: Fury Road, regia di George Miller
•Sopravvissuto – The Martian (The Martian), regia di Ridley Scott
•Revenant – Redivivo (The Revenant), regia di Alejandro González Iñárritu
•Room, regia di Lenny Abrahamson
•Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy

lunedì 29 febbraio 2016

Razzie Awards 2016 - I Vincitori

Mentre tutti sono concentrati su quei premi la e sulla vittoria di quello lì, che glielo hanno dato più per sfinimento che per meriti, noi diamo un'occhiata a come sono andati i premi più evitati di Hollywood.
Come avrete capito c'è stato un solo film a farla da padrone, oserei dire un film insospettabile. Ma come è potuto loro venir in mente che 50 Sfumature di Grigio potesse fare questa incetta incredibile? Spiace, quasi, che non vi fossero membri del cast candidati come peggior attore ed attrice non protagonista e che si sia salvato il regista, ma non si può volere tutto.
Incredibile come il testa a testa tra il, disastroso, remake de I Fantastici 4 sia finito in pareggio. Pur non avendolo visto, credo che il ritorno della famiglia con i superpoteri sia stato sottovalutato. 50 sfumature ha portato in cassa alla sua compagnia cinematografica bei soldi, mentre i 4 sono stati un disastro annunciato anche al botteghino. Peccato che Sue e company non siano riusciti ad imporsi in solitaria. Come detto, però, 50 sfumature ha fallito nella scalata al premio per la peggior regia. Indovinate a chi è andato? A Josh Trank per i Fantastici, miserabili?, 4 che, con ogni probabilità è il film che lo terrà lontano da Hollywood per un bel po' di tempo.

Consoliamoci che domani si parla della delusione profonda che ci ha portato quell'altro premio là.


Con sto popò di fotografia ci chiediamo... ma anche no.

PEGGIOR FILM
Fantastic Four
Fifty Shades of Grey
Jupiter Ascending
Paul Blart Mall Cop 2
Pixels

PEGGIORE ATTORE
Johnny Depp, Mortdecai
Jamie Dornan, Fifty Shades of Grey
Kevin James, Paul Blart Mall Cop 2
Adam Sandler, “The Cobbler” and “Pixels”
Channing Tatum, Jupiter Ascending

PEGGIORE ATTRICE
Katherine Heigl, Home Sweet Hell
Dakota Johnson, Fifty Shades of Grey
Mila Kunis, Jupiter Ascending
Jennifer Lopez, The Boy Next Door
Gwyneth Paltrow, Mortdecai

PEGGIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Chevy Chase, Hot Tub Time Machine 2 & Vacation
Josh Gad, Pixels & The Wedding Ringer
Kevin James, Pixels
Jason Lee, Alvin & The Chipmunks: Road Chip
Eddie Redmayne, Jupiter Ascending

PEGGIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Kayley Cuoco-Sweeting, Alvin & The Chipmunks: Road Chip [Voice Only] & The Wedding Ringer
Rooney Mara, Pan
Michelle Monaghan, Pixels
Julianne Moore, Seventh Son
Amanda Seyfried, Love the Coopers & Pan

PEGGIOR REMAKE/RIP-OFF/SEQUEL
Alvin & The Chipmunks: Road Chip
Fantastic Four
Hot Tub Time Machine 2
Human Centipede 3 (Final Sequence)
Paul Blart Mall Cop 2

PEGGIOR COMBO SULLO SCHERMO
All Four “Fantastics,” Fantastic Four
Johnny Depp & His Glued-On Moustache, Mortdecai
Jamie Dornan & Dakota Johnson, Fifty Shades of Grey
Kevin James & EITHER His Segue OR His Glued-On Moustache, Paul Blart Mall Cop 2
Adam Sandler & Any Pair of Shoes, The Cobbler

PEGGIOR REGISTA
Andy Fickman, Paul Blart Mall Cop 2
om Six, Human Centipede 3 (Final Sequence)
Sam Taylor-Johnson, Fifty Shades of Grey
Josh Trank (& Alan Smithee?), Fantastic Four
The Wachowskis (Andy & Lana), Jupiter Ascending

PEGGIOR SCENEGGIATURA
“Fantastic Four” Screenplay by Simon Kinberg, Jeremy Slater and Josh Trank, Based on the Marvel comic book by Stan Lee and Jack Kirby
“Fifty Shades of Grey” Screenplay by Kelly Marcel, Based on the Novel by E.L. James
“Jupiter Ascending” Written by Andy and Lana Wachowski
“Paul Blart Mall Cop 2” Screenplay by Kevin James & Nick Bakay
“Pixels” Screenplay by Tim Herlihy and Timothy Dowling, Story by Herlihy, Based on a Work by Patrick Jean

RAZZIE REDEEMER AWARD
Elizabeth Banks (RAZZIE “Winner” for “MOVIE 47,” Multiple Hit Movies This Year)
M. Night Shyamalan (Perennial RAZZIE nominee & “winner,” director of “The Visit”)
Will Smith (For following up “After Earth” with “Concussion”)
Sylvester Stallone (All-Time RAZZIE Champ, award contender for “Creed”)

venerdì 26 febbraio 2016

R


Visto che in queste settimane sono impegnato in letture lunghe ed in fasi di piccolo studio e, quindi, sto trascurando un po' queste pagine, mi piaceva buttare lì due impressioni sul famoso R-Rated del cinema americano.
In pratica c'era questa intrinseca paura dei produttori cinematografici di lasciar classificare all'autorità un film R, ossia vietato ai minori di 17 anni e perdere, così, grossi incassi.
Un evento ha spiazzato i teorici del flop.

Lui.
Ok. Deadpool. Io il film non l'ho ancora visto, ma spero di rimediare presto. Non tanto perché sia un patito del personaggio, anzi ho provato a leggerlo, ma mi ha detto poco. L'esperienza cinematografica la voglio vivere più che altro per capire il fenomeno. In pratica, nei fumetti, questo personaggio è volgare, sanguinario, simpatico e sfonda spesso la quarta parete per interagire col fruitore del media Coraggiosamente, tutto questo è stato mantenuto anche nel film. Che è stato quindi classificato R. Senza paura della limitazione, regista, produttore ed in primis l'attore protagonista Ryan Reynolds hanno creduto nel progetto e l'hanno portato avanti. Ed hanno avuto ragione. Il film al botteghino ha incassato in modo strepitoso ed è già in programma un sequel.
Lui ne ha sofferto
Sono già stati annunciati Wolverine 3, che era già stato deciso R-Rated, e che sfrutterà la scia del successo del Mercenario Chiacchierone, e novità per Batman vs Superman. Torniamo un attimo al ghiottone canadese. Il personaggio ha sempre sofferto, sopratutto per i feroci appassionati del fumetto, della castrazione caratteriale subita nei film. Anche nell'ultimo episodio in solo ha patito cinematograficamente, ma ha avuto migliore riscontro in home video. Perché? Perché sul supporto casalingo è stata offerta la possibilità di accedere ad una versione estesa e, leggermente, più cruenta.
Stessa sorte toccherà al Cavaliere Oscuro contro l'Azzurrone. WB ha già annunciato che a fare da contraltare alla versione cinematografica, manco solo un mese all'uscita nelle sale, vi sarà una edizione con scene aggiunte e più aggressività su Blue-Ray e DVD.
Loro se la giocano
Quindi, quanto senso ha ancora perseverare nella politica di repressione della creatività per imporre un R-Rated, quando si può offrire un prodotto più incisivo, completo, godibile e meglio realizzato? Lasciando liberi gli autori ed i registi di esprimersi, a discapito di qualche soldo, potremmo avere dei prodotti migliori?

Che poi, in televisione, sulle pay tv, on demand, i minori, comunque, possono accedere a programmi del calibro di Games of Thrones e The Walking Dead, per citarne alcuni. Serie tv cult di pregevole fattura che hanno riscritto le regole dei serial televisivi e che propongo situazioni decisamente al limite.

Magari basta educare i nostri figli, le nuove generazioni, a rispettare i divieti e tutto diventa più semplice. Certo dovremmo rinunciare anche noi a qualche cosa, ma che male ci sarebbe? Ne potremmo godere insieme aspettando qualche anno e creando con loro dei bei momenti di divertimento.
Che, poi, niente. Ci sono anche loro...
Giusto una chiacchierata per rifletterci su.

mercoledì 24 febbraio 2016

Morgan Lost - L'orologio del tempo

Morgan Lost  N°  5 
L'orologio del tempo

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti 

Disegni: Giuseppe Liotti 

Copertina: Fabrizio De Tommaso 

Colori: Arancia Studio 

Periodicità: mensile 
Uscita: 20/02/2016 

Un nuovo serial killer, con indosso la maschera di un caimano, balza agli onori delle cronache. Morgan Lost deve mettersi sulle sue tracce partendo dai sordidi anfratti del quartiere a luci rosse. Ma il tempo, in questa avventura, non scorre lineare. I suoi tre stati, presente, futuro e passato, si mischiano ed aprono finestre inaspettate sulle vicende che interessano il cacciatore di taglie e la madre dell'ultima vittima dello spietato assassino.
Riuscirà Morgan ad incassare la taglia ed assicurare il criminale alla giustizia, prima che il numero delle sue vittime cresca vertiginosamente?

Ancora non ho capito se questo fumetto mi piaccia o meno.
Ha spunti interessanti, ma sviluppi altalenanti. Quello che intriga particolarmente di questo numero è come, nel consueto numero di pagine, Chiaverotti sia riuscito ad inserire molte più sottotrame di quello che capita di solito; la madre, la prostituta, Inge, la mafia delle costruzioni, la moralità dell'avvocatura. Tanta carne al fuoco, tutta ben cucinata e niente che sia andato a fuoco. Però, perché c'è un però, il tutto manca un po' di sapore. Non riesco a capire se il cuoco ha scelto dei tranci di carne un po' troppo acquosi o se si è solo dimenticato di metterci il giusto pizzico di sale. Una bella mangiata, che ha riempito, ma che non lascia completamente soddisfatto. Sarà quest'aria che richiama molto Brendon, la sua più recente creatura, nonostante l'ambientazione di modernità distopica, ma che non è ancora stata approfondita. I personaggi secondari sembrano essere di eccessiva transizione, tanto da rendere più incisivi quelli episodici (destinati ad una prematura scomparsa) rispetto a loro stessi.
I disegni di Giuseppe Liotti non mi hanno affascinato molto. Ho trovato il suo tratto eccessivamente contratto e vacuo. Le sue figure, spesso, mi sono parse costrette nei movimenti, la dinamica delle scene sembra risentirne e non offrire l'esplosività necessaria.

Piccola nota sulla colorazione. Ancora adesso non riesco a trovare una correlazione continua tra ciò che "vede" il protagonista e come lo "vediamo" noi. In più in una delle pagine del volume è presente una, inopportuna, macchia arancione.
Come detto non sono ancora convinto di seguire le avventure di questo anti-eroe. Gli aspetti positivi sono controbilanciati da quelli negativi, quasi al grammo. Ciò che mi spinge ad acquistare anche il prossimo volume è la sua copertina. Intrigante, ma sarà il momento della verità. 

lunedì 22 febbraio 2016

Zootropolis - senza spoiler.

Judy Hopps, piccola coniglietta di campagna, ha un sogno: diventare una poliziotta. Il suo essere positiva, la sua voglia di realizzare il suo più grande desidero, la porteranno a vivere e lavorare a Zootrpolis: la città dove tutti gli animali vivono in pace. Quelli che una volta erano prede e predatori vivono fianco a fianco, ridono, scherzano, lavorano, si arrabbiano, come farebbero degli umani, ma senza cedere agli istinti primordiali.
Solo che... solo che da qualche settimana, in città, accade un fatto strano. Alcuni predatori ritornano ad essere tali. Regrediscono alla loro forma primitiva, da bipedi tornano ad essere quadrupedi, ed aggrediscono chiunque.
Sarà Judy, per puro caso, appena arrivata al distretto di polizia a trovare la pista giusta sulla quale indagare. 
Non lo farà da sola, anche se il suo capitano sembra fare di tutto per metterla in una angolo, ma sarà aiutata da un'astuta volpe truffatrice di nome Nick.

Il nuovo film Disney, nei cinema in questi giorni, il primo del 2016, il secondo sarà Moana (mi rifiuto di chiamarlo Oceania, solo per colpa di una cricca di bacchettoni) tra qualche mese, riporta la casa dello zio Walt a mettere al centro di un suo film animali antropomorfi, come non accadeva da molti anni (l'unico memorabile resta sempre Robin Hood). Non solo, la pellicola si presta a molteplici chiavi di lettura.
L'impianto generale della trama è quello di un classico giallo, venato di una spruzzata di noir. Un'indagine che, come sempre, coinvolge la protagonista ed un improbabile alleato; parte da un dettaglio insignificante per, poi, innestarsi nel meccanismo del "caso dell'anno". 
Avventura.
E funziona. Seppure la svolta sembra essere scontata, come ci si arriva è interessante e tiene alta l'attenzione dei più piccoli, mentre si divertono.
I livelli di lettura, come dicevamo sono molteplici. Il più evidente è il contrasto tra prede e predatori. Certo la preda è cacciata, il predatore caccia. Ma chi è veramente il predatore? Se vogliamo fare un piccolo salto dall'immaginazione alla realtà che ci circonda ecco che possiamo attualizzare ciò che scorre sullo schermo. Noi, qualunque sia il significato soggettivo di questo noi, siamo le prede e l'altro, il diverso, l'estraneo, il migrante, lo straniero sono i predatori. Loro mettono in discussione il nostro status quo, entrano nelle nostre vite e le rendono diverse. Qualcuno vuole farci credere che sono pericolosi e ci riesce. Nel film si parte con quattordici casi di predatori tornati aggressivi, in una megalopoli abitata da milioni di animali e divisa in quattro zone atmosferiche, simili ai climi terrestri nei quali prosperano le diverse specie animali. Questi quattordici casi diventano lo spauracchio per impaurire tutte le prede, che si sentono minacciate. Iniziano i dissapori tra le specie, la paura serpeggia ed è un attimo che accada tutto il resto: non ci ricorda qualcosa?
Un altro livello è quello dell'amicizia e della fiducia. Il film sottolinea come nella nostra società si sia persa la fiducia nel prossimo. Ci mostra un'utopia dove tutti credono negli altri, anche se c'è chi ruba e truffa, e come potrebbe essere migliore una vita nella quale affidarsi, credendo in loro, agli amici ed ai i conoscenti.
Zootropolis, dove i sogni si realizzano.
Come sempre, in un film Disney, non si può che meravigliarsi del livello tecnico del prodotto finale. Il dinamismo delle scene, la solidità degli sfondi, la cura del dettaglio sui protagonisti sono tutti elementi che gratificano l'occhio e immergono in questo mondo parallelo al nostro, con tanti vizi, pregi e difetti in cui possiamo riconoscerci.
Il dettaglio non si ferma lì. Provate a fare caso al telefonino più diffuso a Zootropolis. Date un'occhiata alle app ed a tanti altri piccoli dettagli disseminati lungo tutta la vicenda, vi divertirete.
I personaggi. I protagonisti hanno il loro peso specifico: sono simpatici, animati egregiamente (gli occhi di Judy) ed attirano la simpatia dei più piccoli. Per i più grandi c'è da guardare più intorno per trovare altri motivi d'interesse. Più che in tanti altri film, d'animazione o dal vivo, qui, sono ben caratterizzati i personaggi secondari. Flash, il sindaco, Yaz, il Padrino e tanti alti, oltre che ad essere stati affidati a voci note (sia in italiano che in originale) si sono visti ritagliare su misura un parte specifica. Come dare torto agli sceneggiatori se hanno deciso di affidare tutti gli uffici della burocrazia ai bradipi: sono sincere risate (sia di divertimento che amare) in ogni scena in cui appaiono.
Pubblica amministrazione
Le musiche si avvalgono della bravura di Michael Giacchino e della canzone traino di Gazelle... ehm... Shakira. Entrambe le scelte si sono rivelate azzeccate e piacevoli. La scelta finale di far scorrere i titoli di coda sul concerto di Gazelle rende giustizia a chi ha realizzato il film e non annoia lo spettatore che ha deciso di rimanere in sala.
Animali nudi, che scandalo!
Come sempre, in un film d'animazione, sono importanti le voci. Per quanto importanti non stiamo qui a citare quelle americane, ma voglio sottolineare il lavoro dei doppiatori italiani.
La scelta del direttore del doppiaggio di affidare i protagonisti ad Ilaria Latini ed Alessandro Quarta è stata saggia. Non si è fatto prendere a fregola degli attori "doppiatori per caso", come spesso accade ed ha fatto bene. Altra scelta saggia è stata quella di selezionare personaggi famosi (o noti) per i personaggi secondari. Troviamo, infatti, Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino e, il mio preferito, Franco Zucca (a voi scoprire le loro controparti animali). Ma il suo lavoro non è finito qui. Il quadro si completa con la scelta di Ilaria Stagni, Alessandra Korompany ed ai loro colleghi che prestano la loro voce ad altri personaggi secondari.
Cross Brand Contamination.
Anche se non sarà il mio film Disney preferito, a scriverne mi è venuta voglia di rivederlo.

Titolo originale Zootopia 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti 
Anno 2016 
Durata 108 min 
Genere animazione

Regia Byron Howard, Rich Moore 

Soggetto Jared Bush 
Produttore Clark Spencer 
Produttore esecutivo John Lasseter 
Casa di produzione Walt Disney Animation Studios 
Distribuzione (Italia) Walt Disney Pictures 
Musiche Michael Giacchino 

Doppiatori originali

Ginnifer Goodwin: Judy Hopps
Jason Bateman: Nick Wilde
Idris Elba: Direttore Bogo
Jenny Slate: Bellwether
Octavia Spencer: Signora Otterton
J.K. Simmons: Sindaco Leodore Lionheart
Tommy Chong: Yax
Nate Torrence: Benjamin Clawhauser
Shakira: Gazelle
Alan Tudyk: Duke Donnolesi
Raymond Persi: Flash
Tommy Lister: Finnick
Bonnie Hunt: Bonnie Hopps
Don Lake: Stu Hopps
John DiMaggio: Jerry Jumbeaux Jr.
Maurice LaMarche: Mr. Big
Leah Latham: Fru Fru
Mark Rhino Smith: McHorn
Peter Mansbridge: Peter Moosebridge
Jesse Corti: Manchas
 

Doppiatori italiani

Ilaria Latini: Judy Hopps
Luna Iansante: Judy Hopps (da piccola)
Alessandro Quarta: Nick Wilde
Emanuele Suarez: Nick Wilde (da piccolo)
Roberto Fidecaro: Direttore Bogo
Maria Letizia Scifoni: Bellwether
Alessandra Korompay: Signora Otterton
Massimo Lopez: Sindaco Leodore Lionheart
Paolo Ruffini: Yax
Gabriele Patriarca: Benjamin Clawhauser
Ilaria Stagni: Gazelle
Franca D'Amato: Dottoressa Madge Honey Badger
Frank Matano: Duke Donnolesi
Nicola Savino: Flash
Diego Abatantuono: Finnick
Roberta Greganti: Bonnie Hopps
Vittorio Guerrieri: Stu Hopps
Franco Zucca: Jerry Jumbeaux Jr.
Leo Gullotta: Mr. Big
Teresa Mannino: Fru Fru
Edoardo Stoppacciaro: Gideon Gray
Federico Bebi: Gideon Gray (da piccolo)
Luca Revelli: McHorn
Matteo Martinez: Peter Moosebridge
Paolo Marchese: Manchas
Stefano Alessandroni: Doug
Alessandro Ballico: Buck Oryx-Antlerson
Raffaele Palmieri: Pronk Oryx-Antlerson