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giovedì 19 ottobre 2017

Life

Sulla stazione spaziale orbitante si sta aspettando l'evento. Una sonda deve rientrare dal pianeta rosso con, probabilmente, a bordo una forma di vita.
Gli astronauti a bordo, scienziati, meccanici, ingegneri, sicurezza, sono tutti allertati. Una minuscola forma di vita è veramente inclusa in uno dei campioni prelevati. Ogni cellula che compone l'organismo si comporta contemporaneamente come cellula muscolare, cellula nervosa e cellula oculare. "Calvin", così come è stato soprannominato dall'equipaggio, inizia a svilupparsi. Durante un esperimento, però, un incidente lo induce, nuovamente, allo stato di ibernazione iniziale. La paura che sia deceduto è tanta, così Hugh Derry, l'exobiologo, cerca di rianimarlo con una scarica elettrica.
Niente sarà più come prima.

Un po' Alien, un po' la Cosa, un po' Gravity, un po' di classici mostri spaziali.
Life non è che sia proprio questa novità nel panorama dalla fantascienza cinematografica e non. Però crea atmosfera.
Intendiamoci, se uno non avesse mai visto un film di fantascienza (sopratutto dei classici) la pellicola di Daniel Espinosa sarebbe, per lui, una rivelazione. Il mostro incattivito, l'equipaggio un po' svampito, il finale annunciato. Per chi ha dimestichezza con il genere, invece, risulta un buona pellicola, giustamente claustrofobica, ma con delle telefonate in diretta prima di ogni avvenimento.
La decisione di svolgere gli eventi sulla ISS è ottima. Finalmente l'umanità scopre una forma di vita aliena e la confina appena sopra la sua testa. Alien non è ancora arrivato così vicino. Il gruppo di astronauti che se ne deve occupare è ben assortito e sai già l'ordine delle (eventuali) dipartite.
Sorprende la presenza di un attivo Bradely Cooper e di un nutrito cast di ottimi comprimari. Ovviamente i protagonisti sono il Prince di Persia, allontanato dal suo regno delle sabbie del tempo, Jake Gyllenhaal, nella tuta David Jordan, e la coprotagonista di Mission Impossible Rebecca Ferguson, sotto il casco di Miranda North. Sorvolando come la sceneggiatura prosegua da programma, quasi mandandoti degli sms, i due ben si trovano sullo schermo e non sono bocconcini facili per il piccolo Calvin.
Oltre a basarsi sulla ricostruzione parziale degli ambienti della ISS, il film vive decisamente della componente CGI. Sperimentata in modo massiccio, in un ambiente simile, per Gravity, qui viene riproposta più in piccolo, ma con un'ottima resa. Gli ambienti spaziali sono credibili ed anche i dettagli minori contribuiscono a creare l'atmosfera. L'amorevole Calvin è seguito durante la sua crescita con cura e dedizione. La visione degli autori viene portata sullo schermo e resa tanto credibile quanto pericolosa.

E' un buon film. Una buona fantascienza, anche se tanto prevedibile.

La morale? Se svegli qualcuno che dorme della grossa progigli subito una tazza di caffè, altrimenti rischi la vita.

Titolo originale Life 
Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2017 
Durata 103 min 
Rapporto 2,35 : 1 
Genere fantascienza

Regia Daniel Espinosa 

Sceneggiatura Rhett Reese, Paul Wernick 
Produttore David Ellison, Dana Goldberg, Bonnie Curtis, Julie Lynn 
Produttore esecutivo Don Granger, Vicki Dee Rock 
Casa di produzione Columbia Pictures, Skydance 
Distribuzione (Italia) Warner Bros. 
Fotografia Seamus McGarvey 
Montaggio Simon Burchell, Frances Parker 
Musiche Jon Ekstrand 
Scenografia Nigel Phelps 

Interpreti e personaggi

Jake Gyllenhaal: David Jordan
Rebecca Ferguson: Miranda North
Ryan Reynolds: Rory Adams
Olga Dihovichnaya: Ekaterina Golovkina
Hiroyuki Sanada: Sho Kendo
Ariyon Bakare: Hugh Derry

Doppiatori italiani

Stefano Crescentini: David Jordan
Gaia Bolognesi: Miranda North
Francesco Venditti: Rory Adams
Claudia Catani: Ekaterina Golovkina
Taiyo Yamanouchi: Sho Kendo
Simone Mori: Hugh Derry

giovedì 10 giugno 2010

I Segreti di Brokeback Mountain

Due giovani spiantati cowboy, provenienti da vite diverse, si presentano per lo stesso lavoro estivo: condurre le pecore al pascolo sui monti Brokeback. Ennis del Mar, il biondo, si occupa di accudire le pecore al pascolo in alta montagna, mentre Jack Twist, il moro, si occupa della gestione del campo base ai piedi dei monti. La loro conoscenza superficiale si approfondisce nei giorni e nei mesi in cui restano isolati suoi monti. Da perfetti sconosciuti a confidenti, per poi passare alla ricerca di un rapporto umano più intenso nella solitudine. La relazione tra i due uomini diventa, a breve, intima ed intensa.
Finito il pascolo e tornati alle loro vite Ennis si sposa con la sua fidanzata storica e da lei ha due figlie, Jack si dedica ai rodei finchè non incontra Laureen, figlia di un ricco industriale, la sposa ed ha da lei un figlio.
Dopo quattro anni di silenzio Jack invia ad Ennis una cartolina per chiedergli di poterlo andare a trovare, la risposta è affermativa.
Si riaccende la passione tra i due uomini. Una passione che porterà Ennis al divorzio, al non riuscire a mantenere un lavoro stabile ed a non riuscire più a gestire la sua vita sociale, ed al tormento di Jack di non poter vivere insieme.
Un passione ed una storia d'amore tra due uomini che durerà più di vent'anni, ma che si interromperà bruscamente.

Ang Lee. Ritroviamo il regista taiwanese alle prese con una pellicola hollywoodiana. Sceneggiatori, regista ed ottimi attori hanno permesso che questo film vincesse una sfilza di premi tali da renderlo il film più premiato del 2005, tra questi l'Oscar come miglior film, il Golden Globe per lo stesso motivo ed il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Fotografia intensa, paesaggi bellissimi, molte pecore all'inizio, ed approfondita analisi dei personaggi rendono apprezzabile un film di più di due ore. La ricerca della poetica ne pregiudica però il ritmo che, per via dei pochi cambi di registro, si mantiene lento e riflessivo per quasi tutta la durata. La scelta di girare una pellicola sulla storia d'amore di due cowboy, simbolo del machismo americano per eccellenza, è coraggiosa, ma la grande abilità del regista è stata nel riuscire a non banalizzare il rapporto ed a non dileggiare un simbolo della cultura statunitense.
Da sottolineare la prova dei due attori protagonisti. Sia Heath Ledger, colui di cui più seguiamo le vicende, che Jake Gyllenhaal riescono a dare spessore e credibilità agli uomini che interpretano. Ci trasmettono il loro dubbi, le loro paure e le loro gioie con convinzione, accettando una parte che avrebbe fatto paura a molti altri. Jake Gyllenhaal si sta affermando ora come attore di primo piano, mentre Heath Ledger è stato premiato con un Oscar come miglior attore per la sua interpretazione nel Cavaliere Oscuro di Chirstopher Nolan. Premio arrivato postumo per la dipartita prematura dell'attore.

I Segreti di Brokeback Mountain con Heath Ledger (Ennis Del Mar), Jake Gyllenhaal (Jack Twist), Michelle Williams (Alma Beers Del Mar), Anne Hathaway (Lureen Twist), 130 min, 2005 per la regia di Ang Lee

giovedì 27 maggio 2010

Brothers

Il capitano Sam Cahill (Tobey Maguire) è richiamato a servire la patria in Afghanistan per l'ennesima volta. Sposato con Grace (Natalie Portman), padre di due figlie, Isabelle and Maggie (Bailee Madison, Taylor Grace Geare) crede fermamente nella sua missione e nessun dubbio lo ferma.
Suo fratello Tommy (Jake Gyllenhaal) viene rilasciato di prigione giusto qualche giorno prima, e fa il suo rientro in famiglia in una cena con suo padre e la sua seconda moglie. Sam è l'eroe che serve la patria, mentre Tommy la pecora nera della famiglia, e la cena rivela la freddezza della situazione.
La nuova missione in Afghanistan sembra essere tranquilla per Sam fino al giorno in cui i ribelli afgani non abbattono il suo elicottero in ricognizione.
La notizia della morte del Capitano Cahill sconvolge la vita di Grace e tutti gli altri.
Con il passare dei mesi Tommy si avvicina alle bambine del fratello e la tensione inizia ad alleviarsi. Grace che prima non lo vedeva di buon occhio inizia ad apprezzarlo ed anche lui inizia a credere un po' di più nei suoi mezzi. Grazie alla nuova situazione creatasi anche il rapporto con il padre inizia a migliorare.
Nel frattempo, in Afghanistan, Sam ed il soldato Joe Willis (Patrick Flueger) non sono morti. Catturati dopo l'attacco all'elicottero sono venduti di tribù in tribù finché non giungono nelle mani di un capo territoriale. Qui vengono segregati, privati del cibo, torturati per estorcergli un'abiura sul loro comportamento, da registrare ed inviare poi al governo americano. Il primo a cedere è il soldato Willis. Vista la resistenza del Capitano Cahill i rapitori cercano di piegarlo offrendogli una possibilità di salvezza: gli consegnano un tubo di acciaio con il quale dovrà colpire a morte il suo compagno se vuole poter tornare a casa. Sam cede e disperato uccide il soldato.
Pochi giorni dopo un raid aereo dell'esercito americano scopre l'accampamento in cui Sam è tenuto prigioniero; i rapitori vengono uccisi e lui liberato.
Il suo ritorno a casa metterà in evidenza tutte le difficoltà di un veterano di guerra ad adattarsi alla vita normale.

Il film è un remake americano del film danese di Susanne Bier del 2004 Brødre. Diretto da Jim Sheridan, che porta a casa un film intenso ed una regia pulita, la storia, scritta da David Benioff , si regge da sola.
Alla fine del film si rimane a pensare che agli accadimenti che coinvolgono Sam sono eventi che nella realtà avvengono su soldati prigionieri delle forze locali. Il secondo pensiero è che la storia è quella che ha tenuto insieme il film. Buon ritmo e scrittura intensa non permettono allo spettatore di distrarsi. Terzo pensiero è come questo film potesse essere interpretato da chiunque. Aver messo in gioco i giovani attori del cinema americano Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal e Natalie Portman è servito ad attirare attenzione su una pellicola che merita di essere vista. Scegliere attori sconosciuti avrebbe rinchiuso questa produzione in una nicchia. Ad onor del merito grazie alla sua interpretazione del Capitano Cahill Tobey Maguire ha vinto il Golden Globe come miglior attore, purtroppo non so con chi fosse in competizione (ma mi informerò). Una menzione particolare va alle due piccole attrici che recitano nel ruolo delle figlie si Sam e Grace, sopratutto la minore, sono veramente molto brave.
Un film da vedere almeno una volta. Interessante e coinvolgente è sicuramente meglio di The Hurt Locker della Bigelow vincitore dell'Oscar come miglior film nel 2010.

Brothers con Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal e Natalie Portman, regia di Jim Sheridan, 2009 , Lionsgate

mercoledì 26 maggio 2010

Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo

Quando nel 1989 giocai per la prima volta a Prince of Persia ne rimasi impressionato. Per i giorni nostri l'eccessiva semplicità della grafica bidimensionale ed il tipo di enigmi proposti non sarebbe adatto, ma all'epoca fu una rivoluzione.
A partire dal 2003 la Ubisoft, importante casa di produzione di videogiochi, ne ha rivalutato il potenziale e proposto una serie di giochi agli utenti di Xbox e Playstation: Prince of Persia: Le sabbie del tempo, Prince of Persia: Spirito guerriero e Prince of Persia: I due troni.
Oggi la Sony Pictures ed il produttore Jerry Bruckheimer hanno dato la possibilità all'autore delle sceneggiature dei videogame, Jordan Mechner, di trasporlo in film per il grande schermo.

Dastan, orfano di madre e padre, viene notato, in virtù del suo coraggio e della sua nobiltà d'animo, durante una fuga dalle guardie del re a Babilonia, dal re Sharaman ed allevato nel suo castello come un figlio insieme ad i due figli naturali del re, Tus e Gurvis.
Quindici anni dopo ritroviamo i tre fratelli ed il loro zio impegnati nella conquista della città sacra di Alamut tacciata di aver prodotto nelle sue fucine armi da fornire agli avversari del regno utili ad attaccare e detronizzare il sovrano.
Nella notte un attacco astuto e coraggioso di Dastan permette all'esercito persiano di entrare vincitore nella città e prenderne possesso.
Preparata alla sconfitta al Regina Tamina affida la reliquia più preziosa ed importante del tempio ad una fedele guardia, affinché la metta in salvo. Sfortuna vuole che essa venga intercettata e sconfitta proprio da Dastan, che entra così in possesso del Pugnale del Tempo. Dastan scoprirà presto il potere di questo pugnale: premendo la gemma posta in cima alla sua impugnatura la Sabbia del Tempo contenuta in esso inizierà a scorrere e riporterà il possessore del pugnale indietro nel tempo, fina la massimo di un minuto.


Da questo punto parte una storia di cappa e spada avvincente. Faide familiari, relazioni sentimentali, ironia son ben orditi nella trama del film. I paesaggi e le ambientazioni create donano un'atmosfera coinvolgente. I personaggi, ben delineati, si alternano con sapienza sullo schermo. Jake Gyllenhaal nelle vesti del Principe Dastan ci sta anche bene, con quell'aria da cucciolo di begle bastonato, Gemma Arterton nella parte di Tamina, Alfred Molina nel ruolo dello Sceicco Amar recita rilassato e coinvolto (meno costruito che in Spiderman), Ben Kingsley nei panni di Nizam è veramente azzeccato. I comprimari, i principi, il re, e tutti gli altri danno spessore e credibilità alla vicenda. La regia di Mike Newell è ben svolta. Il regista porta a termine il compito con dedizione facendo fluire la storia con un ritmo piacevole, che non permette allo spettatore di accorgersi dei 116 minuti di durata dell'opera, ma anche senza guizzi direttivi che permettano al film di ergersi su altri: il compito è fatto.

Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo, 2010 con Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Alfred Molina, Ben Kingsley, regia di Mike Newell, durata 116 min, prodotto da Disney Pictures.