Speciale Dylan Dog n. 26, annuale
Viaggio senza speranza
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano
Dylan Dog è in una situazione senza via d'uscita. Sfiancato, sfinito, stanco è braccato, in una misteriosa foresta, da sconosciuti inseguitori. Ma non è l'unico. Proseguendo alla ricerca di una via di fuga gli si accodano un giovane ragazza, un tipo strano con gli occhiali ed un strega cieca. Non tutto, però, è come sembra, anche perchè l'Old Boy non si ricorda, come gli altri suoi compagni di viaggio, come è finito in tale, disperata, situazione. Per fortuna il tipo strano sembra conoscere una via d'uscita ed il trucco per raggiungerla è quello di andare sempre avanti senza mai voltarsi indietro. Il mito di Orfeo che esce dagli inferi cercando di salvare la sua amata Euridice, sarà anche l'indizio di dove si trova l'Indagatore dell'Incubo?
Come la Barbato nella serie regolare anche il Gualdoni, nello speciale di quest'anno, non stupisce più di tanto. Mette giù una storia veloce da leggere, con un buon ritmo ed una marea di citazioni, sia da albi storici di Dylan (che non farebbe male rileggere e prima o poi lo farò) che da classi dell'horror anni '80 del secolo scorso, il tutto condito con un po' di mitologia greca. La struttura della storia è simile a quella del 313, ossia abbiamo flashback che dei ricordi di Dylan (o degli altri personaggi) che ci aiutano a capire meglio la situazione nello stesso tempo nel quale la comprendono anche i protagonisti. Qui, però, la scelta della transizione tra realtà e ricordo è più classica: i ricordi sono pagine a sfondo nero, che ben si distinguono dal resto dell'albo.
I disegni di Piccatto sono i disegni di Piccatto. Può piacere o non piacere, ma, secondo me, è uno dei disegnatori che, seppur con il suo stile, ultimamente, riesce a ben pennellare le vicende dell'ex agente di Scotland Yard-
La copertina di Stano è un classico. Il simbolo dell'infinito che condanna Dylan a non trovare via d'uscita dalla sua situazione. Curiosamente, cosa che capita poco spesso così evidente, immagini molto simili, anche se contestualizzate nella storia, sono presenti durante la narrazione.
Uno speciale autunnale che si fa leggere, niente da dire. Essendo, come da nome, un Speciale, però, ci si aspetta qualcosa di più, anche dato il numero di pagine ed il prezzo, di un albo regolare con spazio narrativo espanso.
Non è facile scrivere sempre cose nuove per un personaggio di 25 anni, ma, abbiamo visto, che qualche volta gli autori ci riescono.
martedì 16 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
Cappuccetto Rosso Sangue
Valerie è figlia di un taglialegna. Ha una sorella poco più grande di lei con cui ha un ottimo rapporto ed una madre alla quale vuole bene che, però, l'ha promessa in sposa al figlio, Henry, del ricco fabbro del paese. Lei, invece, è innamorata di un bel tenebroso, sempre vestito di nero, taglialegna con il quale è cresciuta, Peter. Il villaggio dove vivono è minacciato, ad ogni Luna piena, da un gigantesco lupo, che viene tenuto a bada grazie ad offerte di cibo costanti. Una notte, rompendo gli schemi, il lupo assassina la sorella di Valerie, e questo scatena la rivolta nel villaggio. Gli uomini prendo le armi e si dirigono alla tana del lupo per ucciderlo. La missione si rivela un successo, anche se costa la vita al padre di Henry. Gli abitanti del villaggio credono di essere salvi quando arriva Padre Solomon a smentirli. Il lupo secondo, infatti, non è una creatura normale, ma un lupo mannaro e tornerà per vendicarsi della loro insurrezione. I paesani non gli credono e decidono di festeggiare. Puntualmente la creatura si presenta ed aggredisce gli abitanti del villaggio. Uccide il cacciatore che aveva ucciso il lupo e altri, ferendone molti ancora.
Solo Valerie sembra avere qualche potere sull'animale e per questo verrà tacciata di stregoneria e scelta come vittima sacrificale. I due innamorati cercheranno in tutti i modi di salvarla.
Dalla trama non sembra, ma qualche riferimento a Cappuccetto Rosso c'è davvero nel film. Oltre al cappuccio rosso che la nonna dona a Valerie riusciamo a trovare qualche battuta della fiaba classica qua e la.
Il film è una fiaba gialla e nera. Nera per l'alone di morte costante che sovrasta tutta la pellicola, dovuto alla minaccia del lupo mannaro. Gialla perché per tutto il film ti chiedi chi è che sia l'umano che si trasforma, uno su quattro di solito l'azzecca.
Il cast non è molto ricco, ma abbastanza convincente. La protagonista ha il volto di Amanda Seyfried e questo basta per dedicare un'ora e mezza alla visione della pellicola. Non vi è un vero e proprio co-protagonista, ma una serie di attori che si alternano accanto a lei. Il più significativo e carismatico è, come potrebbe non esserlo, Gary Oldman nel ruolo del folle e determinato Padre Solomon. I due ragazzi bellocci che vorrebbero entrare sotto la gonna di Valerie son abbastanza insipidi ed hanno i volti di Shiloh Fernandez e Max Irons. Ironico trovare ancoro in un film su uomini che si trasformano in lupi Billy Burke, ormai noto per il ruolo del padre sceriffo di Isabella "Bella" Swan nella saga di Twilight.
La regia è di Catherine Hardwicke (Twilight) ed è abbastanza fluida e coinvolgente. Senza sbalzi di esaltazione artistica svolge il suo dovere raccontando una fiaba piacevole anche se non eccezionale.
Le fiabe in chiave dark sono una nuova moda. Dopo Alice in Wonderland e prima di Biancaneve e il Cacciatore si colloca questo Cappuccetto Rosso e tutto sommato non delude aspettative, che non erano elevate. Un buon intrattenimento in una serata tra amici, giocando a Sherlock Holmes per individuare il colpevole. In tutto in attesa della Bella Addormentata nel Bosco (Maleficient) con Angelina Jolie e Elle Fanning).
Titolo originale Red Riding Hood
Lingua originale Inglese
Paese USA, Canada
Anno 2011
Durata 98 min
Genere fiaba
Regia Catherine Hardwicke
Sceneggiatura David Leslie Johnson
Produttore Jennifer Davisson Killoran, Leonardo DiCaprio, Julie Yorn, Alex Mace (co-produttore)
Produttore esecutivo Jim Rowe, Michael Ireland, Catherine Hardwicke
Casa di produzione Appian Way, Warner Bros.
Fotografia Mandy Walker
Montaggio Nancy Richardson e Julia Wong
Musiche Brian Reitzell e Alex Heffes
Scenografia Tom Sanders
Costumi Cindy Evans
Trucco Monica Huppert (key make up artist), Bill Terezakis (make up effects)
Interpreti e personaggi
Amanda Seyfried: Valerie
Gary Oldman: Padre Solomon
Billy Burke: Cesaire
Shiloh Fernandez: Peter
Max Irons: Henry
Virginia Madsen: Suzette
Lukas Haas: Padre Auguste
Julie Christie: Nonna
Doppiatori italiani
Letizia Ciampa: Valerie
Massimo Venturiello: Padre Solomon
Angelo Maggi: Cesaire
Andrea Mete: Peter
Gianfranco Miranda: Henry
Roberta Pellini: Suzette
Alessandro Quarta: Padre Auguste
Ada Maria Serra Zanetti: Nonna
Solo Valerie sembra avere qualche potere sull'animale e per questo verrà tacciata di stregoneria e scelta come vittima sacrificale. I due innamorati cercheranno in tutti i modi di salvarla.
Dalla trama non sembra, ma qualche riferimento a Cappuccetto Rosso c'è davvero nel film. Oltre al cappuccio rosso che la nonna dona a Valerie riusciamo a trovare qualche battuta della fiaba classica qua e la.
Il film è una fiaba gialla e nera. Nera per l'alone di morte costante che sovrasta tutta la pellicola, dovuto alla minaccia del lupo mannaro. Gialla perché per tutto il film ti chiedi chi è che sia l'umano che si trasforma, uno su quattro di solito l'azzecca.
Il cast non è molto ricco, ma abbastanza convincente. La protagonista ha il volto di Amanda Seyfried e questo basta per dedicare un'ora e mezza alla visione della pellicola. Non vi è un vero e proprio co-protagonista, ma una serie di attori che si alternano accanto a lei. Il più significativo e carismatico è, come potrebbe non esserlo, Gary Oldman nel ruolo del folle e determinato Padre Solomon. I due ragazzi bellocci che vorrebbero entrare sotto la gonna di Valerie son abbastanza insipidi ed hanno i volti di Shiloh Fernandez e Max Irons. Ironico trovare ancoro in un film su uomini che si trasformano in lupi Billy Burke, ormai noto per il ruolo del padre sceriffo di Isabella "Bella" Swan nella saga di Twilight.
La regia è di Catherine Hardwicke (Twilight) ed è abbastanza fluida e coinvolgente. Senza sbalzi di esaltazione artistica svolge il suo dovere raccontando una fiaba piacevole anche se non eccezionale.
Le fiabe in chiave dark sono una nuova moda. Dopo Alice in Wonderland e prima di Biancaneve e il Cacciatore si colloca questo Cappuccetto Rosso e tutto sommato non delude aspettative, che non erano elevate. Un buon intrattenimento in una serata tra amici, giocando a Sherlock Holmes per individuare il colpevole. In tutto in attesa della Bella Addormentata nel Bosco (Maleficient) con Angelina Jolie e Elle Fanning).
Titolo originale Red Riding Hood
Lingua originale Inglese
Paese USA, Canada
Anno 2011
Durata 98 min
Genere fiaba
Regia Catherine Hardwicke
Sceneggiatura David Leslie Johnson
Produttore Jennifer Davisson Killoran, Leonardo DiCaprio, Julie Yorn, Alex Mace (co-produttore)
Produttore esecutivo Jim Rowe, Michael Ireland, Catherine Hardwicke
Casa di produzione Appian Way, Warner Bros.
Fotografia Mandy Walker
Montaggio Nancy Richardson e Julia Wong
Musiche Brian Reitzell e Alex Heffes
Scenografia Tom Sanders
Costumi Cindy Evans
Trucco Monica Huppert (key make up artist), Bill Terezakis (make up effects)
Interpreti e personaggi
Amanda Seyfried: Valerie
Gary Oldman: Padre Solomon
Billy Burke: Cesaire
Shiloh Fernandez: Peter
Max Irons: Henry
Virginia Madsen: Suzette
Lukas Haas: Padre Auguste
Julie Christie: Nonna
Doppiatori italiani
Letizia Ciampa: Valerie
Massimo Venturiello: Padre Solomon
Angelo Maggi: Cesaire
Andrea Mete: Peter
Gianfranco Miranda: Henry
Roberta Pellini: Suzette
Alessandro Quarta: Padre Auguste
Ada Maria Serra Zanetti: Nonna
lunedì 8 ottobre 2012
Vanilla Sky
David Aames è un ricco ed affascinante giovane, proprietario di una casa editrice, ereditata dai suoi genitori alla loro morte per un incidente stradale. L'azienda è controllata da un consiglio di amministrazione a lui ostile, che egli chiama "i Sette Nani" per venir da loro ricambiato come "Il Quarto Cazzone".
David ama divertirsi e una sua compagna di giochi è Julianna "Julie" Gianni. Un vero amico, invece, è Brian Shelby, scrittore da lui sovvenzionato per realizzare un libro sull'inadeguatezza. Se il rapporto con Brian è costante quello con Julie ha alti e bassi. E' la sera della festa per il compleanno di David, alla quale Julie non è invitata, che l'equilibrio si spezza. Infatti, David conosce Sofia, venuta alla festa con Brian, e se ne innamora all'istante. Julie non la prende bene. Dopo la festa David accompagna Sofia a casa e passano la notte a ridere e parlare. All'uscita Aames trova Julie ad attenderlo accanto alla sua macchina. Lei lo invita sulla sua vettura per una chiacchierata tra amici e lui sale. Julie manifesta un'intensa crisi di nervi e dichiara di amarlo. Per non lasciarlo a nessuna altra donna schianta la macchina giù da un ponte. Julie muore e David rimane completamente sfigurato e devastato psicologicamente.
Dopo un periodo di riabilitazione riesce a trovare la strada coraggiosa di uscire di casa e rivedere le persone per lui importanti: Brian e Sofia.
Ma qualcosa va storto. Si ritrova in prigione per aver assassinato qualcuno e l'unico che lo va a trovare è il dottor Curtis McCabe, incaricato dal tribunale di trarne un profilo psicologico.
Grazie al suo aiuto David riuscirà a scavare nella sua psiche ed a capire cosa è veramente successo.
Rivisto a distanza di dieci anni, questo film, non perde la sua efficacia narrativa. Non è una pellicola facile da seguire, anche se a posteriori il momento dello "raccordo" e chi lo ha già visto sa di cosa parlo, è ben visibile.
Essendo un remake del film spagnolo Apri gli occhi del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil, la storia non è nuova, ma per coloro che non avessero visto l'originale resta una sorpresa.
Cameron Crowe, che lo dirige e lo adatta per il pubblico americano, ritrova il suo vecchio amico Tom Cruise, che già con lui aveva dato il suo meglio in Jerry Maguire, è lo dirige ottenendone un prestazione ottima (ancora non presa in considerazione per l'Oscar, che nel 2001 andrà a Russel Crowe per il Gladiatore).
Cruise, come detto, ci si ritrova nel ruolo. Da il meglio di se e coinvolge il pubblico persino quando indossa la maschera rigenerativa che ne nasconde qualsiasi espressione. Sicuramente tanto è fatto anche dal doppiaggio italiano di Roberto Chevalier, ma molto del merito va all'attore americano. Accanto a lui due donne importanti come Cameron Diaz e Penelope Cruz. La prima ha a che fare con un ruolo esagerato ed esuberante, ma riesce a gestirlo bene. La seconda riprende il ruolo di Sofia che già era stato suo nel film originale. Credo che questo sia il film che la consacrerà ad Hollywood e la renda, ad oggi, una delle attrici più iconiche e richieste. Accanto a loro Kurt Russell, lo psichiatra, in un ruolo molto paterno e pacato che lo valorizza.
Oltre a regia ed attori, un ruolo importante in questo film lo ha la scenografia. Infatti gli elementi di contorno sono importanti per caratterizzare le fasi pre e post "raccordo" e, fidatevi, alla seconda visione ve le godrete ancora di più e riterrete superflue le spiegazione fornite in chiusura.
Un film un po' lento, ma denso e godibile. Bravi attori, bella sceneggiature. Curato. Da vedere con calma e concentrazione quando si ha un po' di tempo a disposizione.-
Titolo originale Vanilla Sky
Paese USA
Anno 2001
Durata 136 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere fantascienza, drammatico, sentimentale
Regia Cameron Crowe
Soggetto Alejandro Amenábar, Mateo Gil (Apri gli occhi)
Sceneggiatura Cameron Crowe
Produttore Cameron Crowe, Tom Cruise, Paula Wagner
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia John Toll
Montaggio Joe Hutshing, Mark Livolsi
Effetti speciali Gary D'Amico, Steven Kirshoff
Musiche Nancy Wilson
Scenografia Catherine Hardwicke
Interpreti e personaggi
Tom Cruise: David Aemes
Penélope Cruz: Sofia Serrano
Cameron Diaz: Julianna "Julie" Gianni
Kurt Russell: Dr. Curtis McCabe
Jason Lee: Brian Shelby
Noah Taylor: Edmund Ventura
Timothy Spall: Thomas Tipp
Tilda Swinton: Rebecca Dearborn
Michael Shannon: Aaron
Delaina Mitchell: Assistente di David
Armand Schultz: Dr. Pomeranz
Jeff Weiss: Raymond Tolley
James Murtaugh: Padrone del cane Benny (in TV)
Doppiatori italiani
Roberto Chevalier: David Aemes
Chiara Colizzi: Sofia Serrano
Georgia Lepore: Julianna "Julie" Gianni
Francesco Pannofino: Dr. Curtis McCabe
Riccardo Rossi: Brian Shelby
Fabrizio Manfredi: Edmund Ventura
Renato Cecchetto: Thomas Tipp
Pinella Dragani: Rebecca Dearborn
Alessandra Cassioli: Assistente di David
Sandro Acerbo: Dr. Pomeranz
Cesare Barbetti: Raymond Tolley
Angelo Nicotra: Padrone del cane Benny (in TV)
Simone Mori: Poliziotto di guardia nella cella dei colloqui
Premi
2002 - Premio Oscar
Nomination Miglior canzone (Vanilla Sky) a Paul McCartney
2002 - Golden Globe
Nomination Migliore canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
American Film Institute
Nomination Attrice protagonista dell'anno a Cameron Diaz
ALMA Award
Nomination Miglior attrice a Penélope Cruz
Nomination Miglior attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Broadcast Film Critics Association Award
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Phoenix Film Critics Society
Nomination Miglior attrice non protagonista a Cameron Diaz
Nomination Miglior canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
2002 - Razzie Awards
Nomination Peggior attrice protagonista a Penélope Cruz
2002 - Satellite Awards
Nomination Miglior canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
Nomination Miglior canzone originale (I fall apart) a Nancy Wilson e Cameron Crowe
2002 - Saturn Award
Miglior attore a Tom Cruise
Nomination Miglior film di fantascienza
Nomination Miglior colonna sonora a Nancy Wilson
Nomination Miglior trucco a Michèle Burke e Camille Calvet
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2002 - Screen Actors Guild Awards
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Boston Society of Film Critics Awards
Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Chicago Film Critics Association Award
Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
David ama divertirsi e una sua compagna di giochi è Julianna "Julie" Gianni. Un vero amico, invece, è Brian Shelby, scrittore da lui sovvenzionato per realizzare un libro sull'inadeguatezza. Se il rapporto con Brian è costante quello con Julie ha alti e bassi. E' la sera della festa per il compleanno di David, alla quale Julie non è invitata, che l'equilibrio si spezza. Infatti, David conosce Sofia, venuta alla festa con Brian, e se ne innamora all'istante. Julie non la prende bene. Dopo la festa David accompagna Sofia a casa e passano la notte a ridere e parlare. All'uscita Aames trova Julie ad attenderlo accanto alla sua macchina. Lei lo invita sulla sua vettura per una chiacchierata tra amici e lui sale. Julie manifesta un'intensa crisi di nervi e dichiara di amarlo. Per non lasciarlo a nessuna altra donna schianta la macchina giù da un ponte. Julie muore e David rimane completamente sfigurato e devastato psicologicamente.
Dopo un periodo di riabilitazione riesce a trovare la strada coraggiosa di uscire di casa e rivedere le persone per lui importanti: Brian e Sofia.
Ma qualcosa va storto. Si ritrova in prigione per aver assassinato qualcuno e l'unico che lo va a trovare è il dottor Curtis McCabe, incaricato dal tribunale di trarne un profilo psicologico.
Grazie al suo aiuto David riuscirà a scavare nella sua psiche ed a capire cosa è veramente successo.
Rivisto a distanza di dieci anni, questo film, non perde la sua efficacia narrativa. Non è una pellicola facile da seguire, anche se a posteriori il momento dello "raccordo" e chi lo ha già visto sa di cosa parlo, è ben visibile.
Essendo un remake del film spagnolo Apri gli occhi del 1997, scritto da Alejandro Amenábar e da Mateo Gil, la storia non è nuova, ma per coloro che non avessero visto l'originale resta una sorpresa.
Cameron Crowe, che lo dirige e lo adatta per il pubblico americano, ritrova il suo vecchio amico Tom Cruise, che già con lui aveva dato il suo meglio in Jerry Maguire, è lo dirige ottenendone un prestazione ottima (ancora non presa in considerazione per l'Oscar, che nel 2001 andrà a Russel Crowe per il Gladiatore).
Cruise, come detto, ci si ritrova nel ruolo. Da il meglio di se e coinvolge il pubblico persino quando indossa la maschera rigenerativa che ne nasconde qualsiasi espressione. Sicuramente tanto è fatto anche dal doppiaggio italiano di Roberto Chevalier, ma molto del merito va all'attore americano. Accanto a lui due donne importanti come Cameron Diaz e Penelope Cruz. La prima ha a che fare con un ruolo esagerato ed esuberante, ma riesce a gestirlo bene. La seconda riprende il ruolo di Sofia che già era stato suo nel film originale. Credo che questo sia il film che la consacrerà ad Hollywood e la renda, ad oggi, una delle attrici più iconiche e richieste. Accanto a loro Kurt Russell, lo psichiatra, in un ruolo molto paterno e pacato che lo valorizza.
Oltre a regia ed attori, un ruolo importante in questo film lo ha la scenografia. Infatti gli elementi di contorno sono importanti per caratterizzare le fasi pre e post "raccordo" e, fidatevi, alla seconda visione ve le godrete ancora di più e riterrete superflue le spiegazione fornite in chiusura.
Un film un po' lento, ma denso e godibile. Bravi attori, bella sceneggiature. Curato. Da vedere con calma e concentrazione quando si ha un po' di tempo a disposizione.-
Titolo originale Vanilla Sky
Paese USA
Anno 2001
Durata 136 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere fantascienza, drammatico, sentimentale
Regia Cameron Crowe
Soggetto Alejandro Amenábar, Mateo Gil (Apri gli occhi)
Sceneggiatura Cameron Crowe
Produttore Cameron Crowe, Tom Cruise, Paula Wagner
Casa di produzione Paramount Pictures
Fotografia John Toll
Montaggio Joe Hutshing, Mark Livolsi
Effetti speciali Gary D'Amico, Steven Kirshoff
Musiche Nancy Wilson
Scenografia Catherine Hardwicke
Interpreti e personaggi
Tom Cruise: David Aemes
Penélope Cruz: Sofia Serrano
Cameron Diaz: Julianna "Julie" Gianni
Kurt Russell: Dr. Curtis McCabe
Jason Lee: Brian Shelby
Noah Taylor: Edmund Ventura
Timothy Spall: Thomas Tipp
Tilda Swinton: Rebecca Dearborn
Michael Shannon: Aaron
Delaina Mitchell: Assistente di David
Armand Schultz: Dr. Pomeranz
Jeff Weiss: Raymond Tolley
James Murtaugh: Padrone del cane Benny (in TV)
Doppiatori italiani
Roberto Chevalier: David Aemes
Chiara Colizzi: Sofia Serrano
Georgia Lepore: Julianna "Julie" Gianni
Francesco Pannofino: Dr. Curtis McCabe
Riccardo Rossi: Brian Shelby
Fabrizio Manfredi: Edmund Ventura
Renato Cecchetto: Thomas Tipp
Pinella Dragani: Rebecca Dearborn
Alessandra Cassioli: Assistente di David
Sandro Acerbo: Dr. Pomeranz
Cesare Barbetti: Raymond Tolley
Angelo Nicotra: Padrone del cane Benny (in TV)
Simone Mori: Poliziotto di guardia nella cella dei colloqui
Premi
2002 - Premio Oscar
Nomination Miglior canzone (Vanilla Sky) a Paul McCartney
2002 - Golden Globe
Nomination Migliore canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
American Film Institute
Nomination Attrice protagonista dell'anno a Cameron Diaz
ALMA Award
Nomination Miglior attrice a Penélope Cruz
Nomination Miglior attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Broadcast Film Critics Association Award
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Phoenix Film Critics Society
Nomination Miglior attrice non protagonista a Cameron Diaz
Nomination Miglior canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
2002 - Razzie Awards
Nomination Peggior attrice protagonista a Penélope Cruz
2002 - Satellite Awards
Nomination Miglior canzone originale (Vanilla Sky) a Paul McCartney
Nomination Miglior canzone originale (I fall apart) a Nancy Wilson e Cameron Crowe
2002 - Saturn Award
Miglior attore a Tom Cruise
Nomination Miglior film di fantascienza
Nomination Miglior colonna sonora a Nancy Wilson
Nomination Miglior trucco a Michèle Burke e Camille Calvet
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2002 - Screen Actors Guild Awards
Nomination Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Boston Society of Film Critics Awards
Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
2001 - Chicago Film Critics Association Award
Migliore attrice non protagonista a Cameron Diaz
Ted
John Bennet è un bambino che vive nei dintorni di Boston e che ha enormi problemi a fare amicizia, tanto che per infondergli un po' di fiducia i suoi genitori gli regalano un enorme orso di peluche per Natale. Il ragazzino si affeziona all'istante all'animale di stoffa e da subito lo battezza con il nome di Teddy. Da quel giorno i due saranno i migliori amici l'uno per l'altro. L'affetto di John è tale che una notte desidera che Teddy prenda vita e possa essere come un amico in carne ed ossa. La mattina dopo il miracolo accade. Da li in poi i due staranno sempre insieme, tanto che anche a 35 John dividerà l'appartamento con Ted (ormai divenuto un puttaniere, drogato e maleducato). La timidezza di John è un po' passata. Infatti, non ha ancora amici del cuore, ma un ragazza bellissima di nome Lori. La loro relazione va avanti da quattro anni e la sera del loro anniversario Lori chiede a John di crescere e di iniziare una vita senza Ted, per il bene del loro rapporto. L'effetto che stravaganze di Ted hanno è erosivo nel rapporto tra i due innamorati e rischia di compromettere seriamente la loro storia.
Nella trama non si possono raccontare tutte le vicende nelle quali vengono fagocitati i due protagonisti, ma bisogna ammettere che sono veramente divertenti. Seth MacFarlane, già autore de I Griffin, American Dad, The Cleveland Show, è un autore molto prolifico che per questo suo primo film dal vivo, nel quale è regista, realizza il soggetto ed è sceneggiatore con Alec Sulkin, Wellesley Wild, ha stupito. Nell'andare a vedere il film mi aspettavo una puntata de I Griffin dove Ted fosse una costola del piccolo Stevie (ed in parte lo è), ma ho trovato molto di più. Certo il punto forte, per gli appassionati del genere, è il rapporto tra Ted e John, ma l'autore ci aggiunge, soprattuto nella seconda parte del film, una massiccia dose di commedia sentimentale (con tanto di prese e lasciate ed un corteggiatore senza pari per la bella della pellicola) ed un pizzico di thriller. Il tutto funziona senza sforzo ed i 106 minuti di pellicola scorrono veloci e divertenti.
I due protagonisti in carne ed ossa Mark Wahlberg e Mila Kunis (la doppiatrice di Meg nella versione originale dei I Griffin) si intendo a meraviglia. Wahlberg si smarca dal ruolo di duro del cinema, che si stava cucendo addosso negli ultimi dieci film, e trova modo di dar sfogo alla sua parte comica in modo coinvolgente ed appagante. Mila Kunis (che già a veva lavorato con Wahlberg in Max Paine) è abituata nella sua carriera (e sembra incredibile, ma è in giro da quasi venti anni) a destreggiarsi in ruoli di genere diverso. Io non credo di aver mai visto un film in cui coscientemente sapessi che ci fosse anche lei, ma devo dire che mi ha sorpreso e divertito. Il protagonista del film, però, è Ted. L'orsetto in originale è doppiato da, visto che aveva poco da fare, Seth MacFarlane. Realizzato in una computer grafica curata e dettagliata, interagisce con i personaggi di carne ed ossa in modo eccellenete e non sembra mai essere un'aggiunta in post produzione. Battute ficcanti ed atteggiamenti discutibili ne fanno un'icona della società non politicamente corretta nella quale viviamo tutti i giorni (emblematica sono il suo colloquio per la sua ricerca del posto di lavoro ed il modo in cui riesce a far carriera).
Il valore aggiunto, se ce ne fosse bisogno, sono le guest star che si sono prestate a collaborare in questo esperimento. Sam J. Jones, il Flash cinematografico, Norah Jones, Tom Skerritt, Ray Romano,Ted Danson, quello ci Cheers, e Ryan Reynolds, sono i nomi noti più riconoscibili che troviamo. Un ruolo importante, ed anche di riscatto da una carriera in produzioni mediocri a quasa del flop del suo film più importante, lo ha Sam Jones ed è divertente vedere come riesce ad ironizzare sul suo passato ad anni di distanza. Grazie a MacFarlane per avergli dato questa possibilità.
Oltre alle guest, però, anche i coprotagonisti non sono da sottovalutare.Su tutti si distingue sempre il bravo Giovanni Ribisi (italo americano di Los Angeles) che sta pian piano guadagnando ruoli sempre più importanti nel cinema d'oltreoceano.
Nella versione originale, poi, non possiamo fare a meno di notare che la voce narrante del film è quella di Patrick Stewart, ormai non nuovi a prestarsi a Seth.
Il doppiaggio italiano. Ecco. Ti ci abitui. Però la voce di Ted. E' quella di Peter Griffin. Per carità c'è anche la battuta nel film dedicata a questa situazione, ed infatti Seth MacFarlane nella versione originale de I Griffin doppia un bel po' di persoanggi oltre a Peter Griffin: il cane Brian, Glenn Quagmire, Stewie Griffin e il giornalista Tom Tucker, però. Mi ero fatto la bocca con il promo di prova e, vabbeh. Come detto ti ci abiuti e tutto fila liscio, se solo avessero deciso prima di affidarla a Mino Caprio la parte di Ted sarebbe stato meglio.
Il film è un'abile prova cinematografica che mixa diversi generi. Il maschio alfa appassionato dei prodotti di Seth MacFarlane si tira dietro donna ed amici per vedere una trasposizione dal vivo dei suoi compagni televisivi animati di Italia2. La donna riluttante vi trova la commedia romantica per farsi qualche lacrimuccia e tutti si fanno coinvolgere dalla sottotraccia thriller.
Insomma: ben riuscito e divertente si merita il costo del biglietto. Ah, e non portate i bambini se non volete che vi chiedano un bong per Natale.
Titolo originale Ted
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 106 min
Genere commedia
Regia Soggetto Sceneggiatura Seth MacFarlane
Sceneggiatura Alec Sulkin, Wellesley Wild
Produttore Seth MacFarlane, Jason Clark, John Jacobs, Scott Stuber, Wellesley Wild, Mark Kamine, Joseph J. Micucci
Casa di produzione Universal Pictures, Media Rights Capital, Fuzzy Door Productions, Bluegrass Films, Smart Entertainment
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Art director E. David Cosier
Fotografia Michael Barrett
Montaggio Jeff Freeman
Musiche Walter Murphy
Scenografia Stephen J. Lineweaver
Costumi Debra McGuire, Margaret Palmer, Lorraine Crossman, Steven Zimbelman
Trucco Ann Masterson, Liz Bernstrom
Interpreti e personaggi
Mark Wahlberg: John Bennett
Mila Kunis: Lori Collins
Giovanni Ribisi: Donny
Patrick Warburton: Guy
Joel McHale: Rex
Jessica Barth: Tami-Lynn
Jessica Stroup: Tracy
Laura Vandervoort: Tanya Terry
Ralph Garman: Steve Bennett
Alex Borstein: Helen Bennett
Sam J. Jones: se stesso
Norah Jones: se stessa
Tom Skerritt: se stesso
Ray Romano: se stesso
Ted Danson: se stesso
Ryan Reynolds: Jared
Doppiatori originali
Seth MacFarlane: Ted
Patrick Stewart: narratore
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: John Bennett
Domitilla D'Amico: Lori Collins
Mino Caprio: Ted
Marco Guadagno: Donny
Luigi La Monica: Sam J. Jones
Massimo Corvo: narratore
Nella trama non si possono raccontare tutte le vicende nelle quali vengono fagocitati i due protagonisti, ma bisogna ammettere che sono veramente divertenti. Seth MacFarlane, già autore de I Griffin, American Dad, The Cleveland Show, è un autore molto prolifico che per questo suo primo film dal vivo, nel quale è regista, realizza il soggetto ed è sceneggiatore con Alec Sulkin, Wellesley Wild, ha stupito. Nell'andare a vedere il film mi aspettavo una puntata de I Griffin dove Ted fosse una costola del piccolo Stevie (ed in parte lo è), ma ho trovato molto di più. Certo il punto forte, per gli appassionati del genere, è il rapporto tra Ted e John, ma l'autore ci aggiunge, soprattuto nella seconda parte del film, una massiccia dose di commedia sentimentale (con tanto di prese e lasciate ed un corteggiatore senza pari per la bella della pellicola) ed un pizzico di thriller. Il tutto funziona senza sforzo ed i 106 minuti di pellicola scorrono veloci e divertenti.
I due protagonisti in carne ed ossa Mark Wahlberg e Mila Kunis (la doppiatrice di Meg nella versione originale dei I Griffin) si intendo a meraviglia. Wahlberg si smarca dal ruolo di duro del cinema, che si stava cucendo addosso negli ultimi dieci film, e trova modo di dar sfogo alla sua parte comica in modo coinvolgente ed appagante. Mila Kunis (che già a veva lavorato con Wahlberg in Max Paine) è abituata nella sua carriera (e sembra incredibile, ma è in giro da quasi venti anni) a destreggiarsi in ruoli di genere diverso. Io non credo di aver mai visto un film in cui coscientemente sapessi che ci fosse anche lei, ma devo dire che mi ha sorpreso e divertito. Il protagonista del film, però, è Ted. L'orsetto in originale è doppiato da, visto che aveva poco da fare, Seth MacFarlane. Realizzato in una computer grafica curata e dettagliata, interagisce con i personaggi di carne ed ossa in modo eccellenete e non sembra mai essere un'aggiunta in post produzione. Battute ficcanti ed atteggiamenti discutibili ne fanno un'icona della società non politicamente corretta nella quale viviamo tutti i giorni (emblematica sono il suo colloquio per la sua ricerca del posto di lavoro ed il modo in cui riesce a far carriera).
Il valore aggiunto, se ce ne fosse bisogno, sono le guest star che si sono prestate a collaborare in questo esperimento. Sam J. Jones, il Flash cinematografico, Norah Jones, Tom Skerritt, Ray Romano,Ted Danson, quello ci Cheers, e Ryan Reynolds, sono i nomi noti più riconoscibili che troviamo. Un ruolo importante, ed anche di riscatto da una carriera in produzioni mediocri a quasa del flop del suo film più importante, lo ha Sam Jones ed è divertente vedere come riesce ad ironizzare sul suo passato ad anni di distanza. Grazie a MacFarlane per avergli dato questa possibilità.
Oltre alle guest, però, anche i coprotagonisti non sono da sottovalutare.Su tutti si distingue sempre il bravo Giovanni Ribisi (italo americano di Los Angeles) che sta pian piano guadagnando ruoli sempre più importanti nel cinema d'oltreoceano.
Nella versione originale, poi, non possiamo fare a meno di notare che la voce narrante del film è quella di Patrick Stewart, ormai non nuovi a prestarsi a Seth.
Il doppiaggio italiano. Ecco. Ti ci abitui. Però la voce di Ted. E' quella di Peter Griffin. Per carità c'è anche la battuta nel film dedicata a questa situazione, ed infatti Seth MacFarlane nella versione originale de I Griffin doppia un bel po' di persoanggi oltre a Peter Griffin: il cane Brian, Glenn Quagmire, Stewie Griffin e il giornalista Tom Tucker, però. Mi ero fatto la bocca con il promo di prova e, vabbeh. Come detto ti ci abiuti e tutto fila liscio, se solo avessero deciso prima di affidarla a Mino Caprio la parte di Ted sarebbe stato meglio.
Il film è un'abile prova cinematografica che mixa diversi generi. Il maschio alfa appassionato dei prodotti di Seth MacFarlane si tira dietro donna ed amici per vedere una trasposizione dal vivo dei suoi compagni televisivi animati di Italia2. La donna riluttante vi trova la commedia romantica per farsi qualche lacrimuccia e tutti si fanno coinvolgere dalla sottotraccia thriller.
Insomma: ben riuscito e divertente si merita il costo del biglietto. Ah, e non portate i bambini se non volete che vi chiedano un bong per Natale.
Titolo originale Ted
Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2012
Durata 106 min
Genere commedia
Regia Soggetto Sceneggiatura Seth MacFarlane
Sceneggiatura Alec Sulkin, Wellesley Wild
Produttore Seth MacFarlane, Jason Clark, John Jacobs, Scott Stuber, Wellesley Wild, Mark Kamine, Joseph J. Micucci
Casa di produzione Universal Pictures, Media Rights Capital, Fuzzy Door Productions, Bluegrass Films, Smart Entertainment
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Art director E. David Cosier
Fotografia Michael Barrett
Montaggio Jeff Freeman
Musiche Walter Murphy
Scenografia Stephen J. Lineweaver
Costumi Debra McGuire, Margaret Palmer, Lorraine Crossman, Steven Zimbelman
Trucco Ann Masterson, Liz Bernstrom
Interpreti e personaggi
Mark Wahlberg: John Bennett
Mila Kunis: Lori Collins
Giovanni Ribisi: Donny
Patrick Warburton: Guy
Joel McHale: Rex
Jessica Barth: Tami-Lynn
Jessica Stroup: Tracy
Laura Vandervoort: Tanya Terry
Ralph Garman: Steve Bennett
Alex Borstein: Helen Bennett
Sam J. Jones: se stesso
Norah Jones: se stessa
Tom Skerritt: se stesso
Ray Romano: se stesso
Ted Danson: se stesso
Ryan Reynolds: Jared
Doppiatori originali
Seth MacFarlane: Ted
Patrick Stewart: narratore
Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: John Bennett
Domitilla D'Amico: Lori Collins
Mino Caprio: Ted
Marco Guadagno: Donny
Luigi La Monica: Sam J. Jones
Massimo Corvo: narratore
mercoledì 3 ottobre 2012
Crisi Infinita
Superman, Batman e Wonder Woman sono in pesante dissidio tra loro. La morte di Blue Beetle, che aveva avvertito i più grandi eroi della Terra di una possibile minaccia, ma che non era stato ascoltato, li ha portati sull'orlo di una crisi di nervi. La situazione è tanto grave che Wonder Woman, in diretta televisiva, uccide il carnefice di Blue Beetle.
Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. In un limbo nell'Universo si sopravvissuti alla Crisi su Terre Infinite Kal-L (Superman di Terra-Due, più vecchio di quello di Terra-Uno), insieme a Lois Lane di Terra-Due, Alexander Luthor Jr. di Terra 3 e Superboy Prime vedono tutte e decidono di intervenire. Il vecchio Superman sfonda la barriera che li separa da Terra-Uno e va a parlare con Batman per convincerlo ad aiutarli a resettare il mondo ed a crearne uno dove tutti si comportino secondo le regole. La sua speranza è quella che in questo modo la sua Lois Lane, invecchiata ed in punto di morte, riacquisti le forze e rimanga con lui ancora a lungo. Nel frattempo questo Superman si ricongiunge con l'altra unica sopravvissuta di Terra-Due presente su Terra- Uno: Power Girl, sua cugina Kara.
Siccome la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, Superman non si accorge che dietro a tutta questa disponibilità ad aiutarlo da parte di Luthor e Superboy c'è un oscuro segreto. Quando gli eroi se ne accorgeranno sarà troppo tardi ed un nuovo, intenso, cambiamento avrà avuto corso nella loro realtà e solo l'aiuto di tutto il corpo delle Lanterne Verdi potrà evitare il peggio, od, almeno, limitare i danni.
Nell'ottobre 2005 gli appassionati americani possono iniziare a leggere Crisi infinita (Infinite Crisis), una miniserie a fumetti scritta da Geoff Johns e illustrata da Phil Jimenez, George Pérez, Ivan Reis e Jerry Ordway, che porterà ulteriori sconvolgimenti al mondo dei personaggi della DC Comics.
La seconda crisi, della prima ne parleremo più avanti quando l'avrò letta, che cerca di mettere ordine nell'universo caotico di settanta anni di fumetti DC.
La storia di Geoff Johns è intricata, ma comprensibile. Lungo i volumi, in originale 7, che compongono la saga dissemina indizi e tra conclusioni. Mette in gioco personaggi noti e meno noti, a me, del panorama degli eroi della DC e li integra l'uno con l'altro in modo omogeneo. Permette la coesistenza di tre uomini in costume rosso e blu per gran parte della narrazione, rendendo le cose un po' confuse solo durante il pestaggio tra due di loro. L'aura oscura e diffidente di Batman si percepisce per tutta la durata della saga, la sua paranoia raggiunge apici intensi. Wonder Woman appare poco, impegnata nella guerra contro Aquaman, ma quelli che mancano del tutto sono i cattivi dell'Universo DC. Tranne qualche piccola incursione sembra che i malvagi non recitino nessun ruolo, non approfittino in alcun modo della situazione per i loro loschi affari, ma che lascino il palcoscenico solo agli eroi decaduti.
Interessante l'utilizzo degli eroi delle altre Terra per gli scopi di Luthor e Superboy Prime ed il loro ruolo nella storia. La caratterizzazione del Superboy alternativo mi è piaciuta molto.
I disegni dello staff di artisti al servizio del narratore sono veramente intensi ed ammirabili. Vividi colori, forme costanti, dettagli curati. Il poker costituito da Phil Jimenez, George Pérez, Ivan Reis e Jerry Ordway mi ha stupito non poco e mi ha permesso un semplice lettura della storia. Nonostante le differenze di stile, avendo letto la saga tutta d'un fiato, non sembra neanche di vedere artisti alternarsi alle matite. La scelta operata da Dan DiDio favorisce la lettura ed il coinvolgimento da parte del fruitore. Ecco, durante le mazzate che Superboy Prime e Superman di Terra-Due si scambiano qualche confusione si affaccia, ma poi passa tutto.
Una buona lettura, fondamentale per conoscere e capire il perché della nuova forma che ha assunto il contemporaneo universo della DC Comics. Scorrevole ed intesa permette al neofita della casa editrice di entrare in confidenza con nuovi personaggi che non siano i soliti Marvel.
Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. In un limbo nell'Universo si sopravvissuti alla Crisi su Terre Infinite Kal-L (Superman di Terra-Due, più vecchio di quello di Terra-Uno), insieme a Lois Lane di Terra-Due, Alexander Luthor Jr. di Terra 3 e Superboy Prime vedono tutte e decidono di intervenire. Il vecchio Superman sfonda la barriera che li separa da Terra-Uno e va a parlare con Batman per convincerlo ad aiutarli a resettare il mondo ed a crearne uno dove tutti si comportino secondo le regole. La sua speranza è quella che in questo modo la sua Lois Lane, invecchiata ed in punto di morte, riacquisti le forze e rimanga con lui ancora a lungo. Nel frattempo questo Superman si ricongiunge con l'altra unica sopravvissuta di Terra-Due presente su Terra- Uno: Power Girl, sua cugina Kara.
Siccome la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, Superman non si accorge che dietro a tutta questa disponibilità ad aiutarlo da parte di Luthor e Superboy c'è un oscuro segreto. Quando gli eroi se ne accorgeranno sarà troppo tardi ed un nuovo, intenso, cambiamento avrà avuto corso nella loro realtà e solo l'aiuto di tutto il corpo delle Lanterne Verdi potrà evitare il peggio, od, almeno, limitare i danni.
Nell'ottobre 2005 gli appassionati americani possono iniziare a leggere Crisi infinita (Infinite Crisis), una miniserie a fumetti scritta da Geoff Johns e illustrata da Phil Jimenez, George Pérez, Ivan Reis e Jerry Ordway, che porterà ulteriori sconvolgimenti al mondo dei personaggi della DC Comics.
La seconda crisi, della prima ne parleremo più avanti quando l'avrò letta, che cerca di mettere ordine nell'universo caotico di settanta anni di fumetti DC.
La storia di Geoff Johns è intricata, ma comprensibile. Lungo i volumi, in originale 7, che compongono la saga dissemina indizi e tra conclusioni. Mette in gioco personaggi noti e meno noti, a me, del panorama degli eroi della DC e li integra l'uno con l'altro in modo omogeneo. Permette la coesistenza di tre uomini in costume rosso e blu per gran parte della narrazione, rendendo le cose un po' confuse solo durante il pestaggio tra due di loro. L'aura oscura e diffidente di Batman si percepisce per tutta la durata della saga, la sua paranoia raggiunge apici intensi. Wonder Woman appare poco, impegnata nella guerra contro Aquaman, ma quelli che mancano del tutto sono i cattivi dell'Universo DC. Tranne qualche piccola incursione sembra che i malvagi non recitino nessun ruolo, non approfittino in alcun modo della situazione per i loro loschi affari, ma che lascino il palcoscenico solo agli eroi decaduti.
Interessante l'utilizzo degli eroi delle altre Terra per gli scopi di Luthor e Superboy Prime ed il loro ruolo nella storia. La caratterizzazione del Superboy alternativo mi è piaciuta molto.
I disegni dello staff di artisti al servizio del narratore sono veramente intensi ed ammirabili. Vividi colori, forme costanti, dettagli curati. Il poker costituito da Phil Jimenez, George Pérez, Ivan Reis e Jerry Ordway mi ha stupito non poco e mi ha permesso un semplice lettura della storia. Nonostante le differenze di stile, avendo letto la saga tutta d'un fiato, non sembra neanche di vedere artisti alternarsi alle matite. La scelta operata da Dan DiDio favorisce la lettura ed il coinvolgimento da parte del fruitore. Ecco, durante le mazzate che Superboy Prime e Superman di Terra-Due si scambiano qualche confusione si affaccia, ma poi passa tutto.
Una buona lettura, fondamentale per conoscere e capire il perché della nuova forma che ha assunto il contemporaneo universo della DC Comics. Scorrevole ed intesa permette al neofita della casa editrice di entrare in confidenza con nuovi personaggi che non siano i soliti Marvel.
martedì 2 ottobre 2012
Dylan Dog - Il crollo
Dylan Dog n. 313, mensile
Il crollo
Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano
Un crollo. Dylan Dog è rimasto sotto le macerie e deve trovare una via d'uscita prima che la claustrofobia abbia la meglio su di lui. L'essere intrappolato sotto terra non è il suo unico problema: anche la memoria a breve termine inizia a fare degli scherzi. Dov'è quel sottoterra? Che ci fa lì? Chi sono gli altri superstiti che incontra nella sua ricerca di un'uscita? C'è qualcun altro con loro? E' un altro essere umano? Una persona? Un creatura misteriosa?
Paola Barbato è, ormai, scrittrice di punta della serie Bonelli che vende di più dopo Tex, ma non è detto che ciò che scrive sia sempre oro. A volte capita anche a lei di essere sotto tono. La storia sembra essere abbastanza banale e scontata. Una strana creatura, nata dai sentimenti umani, (Ghostbusters?) si nutre e tiene prigionieri gli esseri umani (Super8, IT, Alien?). Un gruppo di pseudo scienziati giovani (Evolution?) cerca di tenerla sotto controllo, ma lei sfugge alla loro guardia (film a scelta). Un impavido esterno deve liberare la città dalla minaccia, ma nessuno saprà mai il ruolo che lui ha ricoperto.
Il tutto, però, è salvato dai disegni di Freghieri. L'albo che il disegnatore, storico della testata, è uno dei suoi migliori da anni (ed a me il suo stile di disegno piace parecchio, tanto, in altre occasioni, da perdonargli qualche ingenuità). Mi sono piaciuti molto il modo, da lui scelto, di rappresentare gli sprazzi di memoria che tornano nella mente dei protagonisti, la cura grafica di ogni ambientazione e la caratterizzazione dei, pochi, protagonisti della vicenda. Veramente un'ottima prova del disegnatore classe '50 in forza alla scuderia Bonelli.
Della copertina di Stano è inutile parlare. Il periodo di grazia che sta vivendo (tranne il famoso Maxi) continua e, da un mese all'altro, non vedo l'ora di avere tra le mani la replica della sua tavola per potermela gustare pienamente. Ambientazione classica e spaventosa, con quella luce in fondo al tunnel ed i bozzoli moribondi in primo piano, crea l'atmosfera giusta per affrontare, con buoni propositi l'albo mensile.
Nella trama non il massimo, disegni e copertina di ottimo livello. Un lettura che scorre, anche se ci si aspetta qualcosa di più. Specialmente dalla Barbato.
Il crollo
Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano
Un crollo. Dylan Dog è rimasto sotto le macerie e deve trovare una via d'uscita prima che la claustrofobia abbia la meglio su di lui. L'essere intrappolato sotto terra non è il suo unico problema: anche la memoria a breve termine inizia a fare degli scherzi. Dov'è quel sottoterra? Che ci fa lì? Chi sono gli altri superstiti che incontra nella sua ricerca di un'uscita? C'è qualcun altro con loro? E' un altro essere umano? Una persona? Un creatura misteriosa?
Paola Barbato è, ormai, scrittrice di punta della serie Bonelli che vende di più dopo Tex, ma non è detto che ciò che scrive sia sempre oro. A volte capita anche a lei di essere sotto tono. La storia sembra essere abbastanza banale e scontata. Una strana creatura, nata dai sentimenti umani, (Ghostbusters?) si nutre e tiene prigionieri gli esseri umani (Super8, IT, Alien?). Un gruppo di pseudo scienziati giovani (Evolution?) cerca di tenerla sotto controllo, ma lei sfugge alla loro guardia (film a scelta). Un impavido esterno deve liberare la città dalla minaccia, ma nessuno saprà mai il ruolo che lui ha ricoperto.
Il tutto, però, è salvato dai disegni di Freghieri. L'albo che il disegnatore, storico della testata, è uno dei suoi migliori da anni (ed a me il suo stile di disegno piace parecchio, tanto, in altre occasioni, da perdonargli qualche ingenuità). Mi sono piaciuti molto il modo, da lui scelto, di rappresentare gli sprazzi di memoria che tornano nella mente dei protagonisti, la cura grafica di ogni ambientazione e la caratterizzazione dei, pochi, protagonisti della vicenda. Veramente un'ottima prova del disegnatore classe '50 in forza alla scuderia Bonelli.
Della copertina di Stano è inutile parlare. Il periodo di grazia che sta vivendo (tranne il famoso Maxi) continua e, da un mese all'altro, non vedo l'ora di avere tra le mani la replica della sua tavola per potermela gustare pienamente. Ambientazione classica e spaventosa, con quella luce in fondo al tunnel ed i bozzoli moribondi in primo piano, crea l'atmosfera giusta per affrontare, con buoni propositi l'albo mensile.
Nella trama non il massimo, disegni e copertina di ottimo livello. Un lettura che scorre, anche se ci si aspetta qualcosa di più. Specialmente dalla Barbato.
lunedì 1 ottobre 2012
Countdown a Crisi Inifinita
Blue Beetle indaga su qualcosa di strano che sta accadendo nel mondo dei supereroi. La sua richiesta di aiuto a personaggi di primo piano della Justice League non trova riscontro. Batman è troppo preso con la sua paranoia, Wonder Woman ha altri problemi, Superman è in crisi di identità, Martian Manhunter preferisce ascoltare le voci lontane nella stazione lunare distrutta della JLA piuttosto che quella vicina del suo amico.
Neanche il suo migliore amico, colui che ha aiutato ad ambientarsi in un secolo non suo, Booster Gold fatica a dargli retta. Per questo Blue Beetle si infiltra in un luogo inaccessibile, rischiando la vita, pur di far luce sul mistero che lo attanaglia. Peccato che scoprirlo metterà a rischio la sua vita e darà il via alla Crisi Infinita.
Opera di Geoff Johns, dai testi e di G. Rucka, J. Winick, Rags Morales, E. Benes, P. Jimenez, I. Reis e J. Saiz ai disegni mette in evidenze le gesta di un eroe minore dell'Universo DC. Ben descrive la situazione di difficoltà degli eroi e come i più grandi siano impegnati in situazioni più personali che collettive. Ormai la JLA è un ricordo, il ricordo di qualcosa di buono che solo i membri minori tengo a mantenere in vita. L'esempio ed i sacrificio offerti da Blue Beetle sono fondamentali per capire quale sia il punto di non ritorno a cui si è giunti.
Alla parte grafica di questo preludio alla saga che ridisegnerà la narrativa DC in quella che conosciamo adesso ci sono già ben tre di coloro che metteranno mano alla Crisi Infinita e questo è un bene. Disegni a splashpage e con un'alternanza di vignette che permette una buona lettura dell'evento.
Un buon punto in cui innestarsi nell'Universo DC e che ci può portare fino al giorno d'oggi.
Neanche il suo migliore amico, colui che ha aiutato ad ambientarsi in un secolo non suo, Booster Gold fatica a dargli retta. Per questo Blue Beetle si infiltra in un luogo inaccessibile, rischiando la vita, pur di far luce sul mistero che lo attanaglia. Peccato che scoprirlo metterà a rischio la sua vita e darà il via alla Crisi Infinita.
Opera di Geoff Johns, dai testi e di G. Rucka, J. Winick, Rags Morales, E. Benes, P. Jimenez, I. Reis e J. Saiz ai disegni mette in evidenze le gesta di un eroe minore dell'Universo DC. Ben descrive la situazione di difficoltà degli eroi e come i più grandi siano impegnati in situazioni più personali che collettive. Ormai la JLA è un ricordo, il ricordo di qualcosa di buono che solo i membri minori tengo a mantenere in vita. L'esempio ed i sacrificio offerti da Blue Beetle sono fondamentali per capire quale sia il punto di non ritorno a cui si è giunti.
Alla parte grafica di questo preludio alla saga che ridisegnerà la narrativa DC in quella che conosciamo adesso ci sono già ben tre di coloro che metteranno mano alla Crisi Infinita e questo è un bene. Disegni a splashpage e con un'alternanza di vignette che permette una buona lettura dell'evento.
Un buon punto in cui innestarsi nell'Universo DC e che ci può portare fino al giorno d'oggi.
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