martedì 10 maggio 2011

Spawn

Killer professionista, mercenario di eccezionale livello, Al Simmons è stato scelto dai servizi segreti americani per distruggere uno stabilimento nord coreano dove si producono virus letali. La missione si rivela essere una trappola mortale creata ad arte dal suo superiore Jason Wynn. Wynn è agli ordini dell'Inferno e manovrato da uno strano personaggio di nome Clown.
Nell'istante della sua morte Simmons viene trasportato nel regno degli inferi dove il demone Malebolgia lo incarica del comando delle sue truppe per la conquista del mondo dei mortali.
Dopo cinque anni di sofferenze viene rimandato sulla Terra con le sembianze di un barbone bruciato ed affidato alle cure di Clown. Impara ad usare la necropelle (un'armatura demoniaca che nei momenti di bisogno gli ricopre il corpo e lo dota di armi invincibili), diventando così Spawn, una creatura ultrapotente, ma la sua segreta aspirazione è quella di tornare insieme a sua moglie. Gli anni sono passati e dalla sua morte lei si è messa insieme al migliore amico di Al ed ha avuto una figlia con lui, sorella della figlia avuta dallo stesso Al.
L'unico scopo della sua vita ora è l'uccisione di Wynn. Uccisione pianificata dagli inferi stessi. Infatti per facilitare l'entrata dei demoni nel mondo a Wynn è stato impiantato un radiocomando nel cuore che al cessare dei battiti, quindi alla sua morte, invierà un segnale a delle testate chimiche disseminate per il mondo che le farà esplodere.
Spawn sarà combattuto tra i suggerimenti di Clown e dalle remore di Cagliostro, combattente immortale del medioevo, e dalla voglia di ribellarsi a Malebolgia.

Il film è del 1997 e in quegli anni fece un grande effetto vederlo sugli schermi dei cinema. Alcuni personaggi sono rimasti nell'immaginario collettivo, come Clown, e gli effetti speciali hanno fatto storia. Il morphing che caratterizza la vestizione del giustiziere è di alto livello ancora adesso. Le eccessive scene in CGI con location gli inferi sono a volte ridicole, lo stesso Malebolgia sembra essere un muppets computerizzato. La trasformazione di Clown nell'avversario di Spawn ricorda profondamente un Gremilis cattivo troppo cresciuto.
I dialoghi si dimostrano a tratti sagaci e divertenti. La caratterizzazione dello stesso Clown è ben delineata e molte sue battute strappano sorrisi divertiti.
La trama è tendenzialmente insulsa. Non ci si spiega come mai Malebolgia necessiti dello scoppio del virus per invadere il mondo reale e l'introduzione forzata di un cane ed un bambino accanto al supereroe sembra abbastanza forzata.
La nota tremendamente positiva è l'accuratezza del costume di Spawn, veramente ben fatto e realistico.

Tutto sommato un film divertente con quale passare un'ora e mezza senza pensieri. Si può considerare l'apripista ai cinecomics della Marvel e questo non gli può fare che onore.

Titolo originale Spawn
Paese USA
Anno 1997
Durata 96 min
Genere azione, supereroi

Regia Mark A.Z. Dippé
Soggetto dal fumetto di Todd McFarlane
Sceneggiatura Alan B. McElroy, Mark A.Z. Dippé
Produttore Clint Goldman
Produttore esecutivo Alan C. Blomquist, Todd McFarlane
Casa di produzione New Line Cinema, Pull Down Your Pants Pictures, Todd McFarlane Entertainment
Effetti speciali Chris Brenczewski, Jon Thackery
Scenografia Philip Harrison
Costumi Daniel J. Lester
Trucco Howard Berger, Robert Kurtzman

Interpreti e personaggi
Michael Jai White: Al Simmons / Spawn
John Leguizamo: Clown / Violator
Martin Sheen: Jason Wynn
Nicol Williamson: Cogliostro
D.B. Sweeney: Terry Fitzgerald
Melinda Clarke: Jessica Priest
Miko Hughes: Zack

Doppiatori italiani
Fabrizio Pucci: Al Simmons / Spawn
Ennio Coltorti: Jason Wynn
Elio Pandolfi: Clown / Violator

lunedì 9 maggio 2011

Stay Alive

La versione beta del videogioco "Stay Alive", del genere "survival horror", è nelle mani di un esperto collaudatore di videogiochi, Loomis Crowley. Dopo aver salutato il suo vecchio amico, Hutch McNeil, la prosecuzione della partita porta il suo alter ego digitale alla morte per impiccagione. Un senso di inquietudine pervade Loomis che si sveglia nella notte. Vagando per casa scopre che i suoi due coinquilini sono stati massacrati ed a lui stesso toccherà una brutta fine: morire impiccato.
Il giorno dopo Hutch viene informato della morte di Loomis e ne rimane scioccato. Partecipa al funerale dopo il quale la sorella di Loomis gli fa dono si una borsa contenente alcuni affetti del fratello, tra i qual una copia di "Stay Alive" il gioco con cui si stava svagando la notte della sua morte.
In onore del suo amico, lui ed altri due affetti del defunto, Phineus e sua sorella October, e due amici Swink e Abigail ed anche Miller (capufficio di Hutch ed appassionato di videogiochi) decidono di onorare la memoria con una partita multiplayer online a "Stay Alive".
Caricato il gioco gli viene chiesto di recitare ad alta voce la "La preghiera di Elizabeth", dopo della quale inizia la creazione dei personaggi e l'avventura vera e propria.
Il primo avatar a morire è quello di Miller, sgozzato da una donna in rosso. Il giorno dopo viene trovato sgozzato nel suo ufficio.
Hutch inizia a sospettare un legame tra il gioco e le morti. Lui si incarica di cercare notizie dagli sviluppatori del progetto ed October sul passato del loro nemico del gioco Elizabeth Bathory (la Elizabeth della preghiera del gioco), una assassina seriale e nobile ungherese del XVI secolo. La nobildonna era deceduta nella torre nella quale era stata segregata dalle autorità locali, una volta venuti alla luce i suoi efferati crimini. Dalle apparenze ora lei è risorta nel mondo virtuale e sta usando il videogioco per mietere vittime.
Lo scopo dei ragazzi dietro i loro terminali e nella vita vera è ora quello di impedire ad Elizabeth di sterminarli tutti ed eliminarla, riusciranno nel loro intento?

Una storia vera, modificata per esigenze di copione, quella di Erzsébet Báthory, che visse dalla fine del XVI secolo, all'inizio del XVII secolo. Alcune incongruenze storiche sono presenti nel film;(viene detto che la Contessa Erzsébet Báthory visse negli USA, mentre abitò in Ungheria, il tutto spiegato inventando un espatrio, in quanto perseguitata in patria.
Curiosa ed intrigante la costruzione del film per il quale sono stati realizzati ambienti virtuali in cui si muovono gli avatar dei personaggi in concomitanza degli attori in carne ed ossa. Un alternanza dei due media, film e videogioco, sullo schermo che ben si completano l'uno con l'altro. Realizzazione molto intrigante.
Una trama ben costruita portata sullo schermo da attori bravi (tra i quali il futuro Heroes e figlio di Stallone, Milo Ventimiglia), giovani e spigliati.
Tante citazioni dal mondo dei videogiochi (Fatal Frame, Forbidden Siren, Silent Hill 4, Unreal Championship 2: The Liandri Conflict, Killzone e Area 51) e dei film d'animazione giapponese ( lo Steamboy di Katsuhiro Otomo) lo rendono piacevole ancor di più per gli appassionati del genere.

Un film le cui riprese sono durate nemmeno un mese, costato relativamente poco 9 milioni di dollari e che ne ha incassati quasi 30 milioni. Tutto sommato i dati fanno di "Stay Alive" un successo ed un intrattenimento piacevole.

Ps: la locandina non gli rende onore.

Titolo originale Stay Alive
Paese USA
Anno 2005
Durata 85 min (100 min Unrated Version)
Genere Horror, Thriller
Regia William Brent Bell
Soggetto William Brent Bell, Matthew Peterman
Effetti speciali David Nash
Musiche John Frizzell
Scenografia Bruton Jones

Interpreti e personaggi
Jon Foster: Hutch McNeil
Sophia Bush: October Bantum
Samaire Armstrong: Abigail Davis
Adam Goldberg: Miller Banks
Frankie Muniz: Swink Sylvania
Jimmi Simpson: Phineus Bantum
Milo Ventimiglia: Loomis Crowley
Wendell Pierce: Detective T.
Maria Kalinina: Elizabeth Bàthory, la Contessa Sanguinaria
Billy Louviere: Fidget
Jim Bishop: Mr. Crowley
J. Richey Nash: Ragazzo
Billy Slaughter: Rex
Nicole Oppermann: Sarah
Cynthia LeBlanc: Donna nel parco (Scena tagliata)
Elton LeBlanc: Uomo nel parco (Scena tagliata)
Alice Krige: Autrice
James Haven: Jonathan Malkus

venerdì 6 maggio 2011

Dylan Dog - La seconda occasione

Dylan Dog n. 296, mensile
La seconda occasione

Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Angelo Stano

Una fidanzata bipolare non è facile da gestire, ma Dylan è talmente innamorato che è pronto ad aiutarla ad affrontare il suo problema. Però se chi si vuol aiutare non aiuta se stesso, almeno prendendo le medicine, tutto è più difficile. Uscendo da casa di lei, dopo una lite, e la minaccia di un suicidio, ritorna sui suoi passi per essere sicuro che lei non commetta pazzie. La porta è chiusa dall'interno. Una volta sfondata la ragazza ha un coltello nel cuore. Qualcuno fugge dalla finestra del bagno. Inizia un inseguimento che porterà Dylan a volere un cieca vendetta, chiedere aiuto ad una vecchia avversaria e mettere in moto meccanismi temporali pericolosi.

Paola Barbato, per due volte in un mese, da sfogo a sentimenti di inadeguatezza. Una storia tragica, semplice semplice, scritta per riempire la cronologia che porterà al numero 300 ed alle sue rivelazioni. Un plot scontato, una corsa nel tempo e contro il tempo allo stesso momento che ha il merito di riportare alla nostra attenzione un avversario di Dylan Dog scomparso da molto tempo: Mastro Hora.
Giampiero Casertano realizza disegni mirabili, ritma la storia da maestro e dona importanza ad un albo poco interessante con il suo tratto pieno ed avvolgente. Un maestro.
Angelo Stano fa un passo indietro rispetto alle ultime tre copertine (Maxi incluso) con questo suo quarto esperimento nella nuova tecnica. Sempre apprezzabile, ma un po' meno del solito.

Una storia da un quarto d'ora. Ci si mette così tanto a leggerla per gustarsi i disegni di Casertano, altrimenti si sarebbe potuto correre un po' di più e finirla molto prima.

giovedì 5 maggio 2011

Thor

Il giorno della proclamazione a re degli dei di Thor, figlio di Odino, tre giganti di ghiaccio riescono ad irrompere nel palazzo reale. Sono alla ricerca dello Scrigno degli antichi inverni, un'arma potente che secoli addietro Odino aveva loro sottratto per impedirgli di conquistare e sottomettere i Nove Mondi, durante lo scontro finale su Midgard (la Terra). La cerimonia viene interrotta, Thor non viene proclamato successore di Odino, ma la minaccia viene sventata.
Irruente ed arrogante Thor si reca con suo fratello Loki ed un manipoli di amici a cercare spiegazioni e vendetta sulla terra natale dei giganti di ghiaccio, Jotunheim. In un attimo la situazione volge al peggio e, nonostante il potere immenso del dio del tuono e del suo Mjonir, sembra che i giganti abbiano la meglio. Solo l'intervento di Odino mette fine alla battaglia. Ritornati ad Asgard, loro terra natale, Odino esilia Thor sulla Terra, dove manda anche il suo martello.
Thor precipita nel deserto del New Mexico, durante una misteriosa turbolenza studiata da tre scienziati, gli astrofisici Jane Foster e Eric Selvig e la stagista Darcy Lewis. Viene dapprima investito dalla loro vettura e poi portato in ospedale. Quando i tre si accorgono, studiando i dati acquisiti, che Thor potrebbe essere qualcosa di più di un barbone ubriaco nel deserto tornano a prelevarlo dall'ospedale.
Quando poi lo S.H.I.E.L.D. interviene per sequestrare tutti computer, i dati e gli appunti della dottoressa Foster l'importanza di avere spiegazioni da quell'individuo misterioso si fa più pressante. Solo che Thor ha in mente di recuperare il martello, già sotto osservazione dello stesso S.H.I.E.L.D. per riacquistare i poteri che ha perso.
Durante il suo esilio sulla Terra nel suo mondo gli eventi si succedono rapidi. Odino è in fin di vita e Loki prende il potere. Agli amici di Thor Volstagg, Sif, Hogun e Fandral viene vietato dal nuovo re di cercare di aiutare il dio del tuono. Loki tesse una tela studiata per anni per conquistare il potere assoluto, ma non ha fatto i conti con la sagacia del padre morente e le risorse del fratello esiliato.

Ammetto che pensavo di andare a vedere un film che non mi avrebbe stupito. Non conoscevo nulla della mitologia del Thor della Marvel poichè non mi ero mai avvicinato prima di ieri sera al personaggio. Reputavo eccessivo e anacronistico includere un eroe mitologico nordico nella continuity supereoistica americana della casa delle idee. Dico subito che questa mia ultima convinzione non è ancora stata vinta. Il vero motivo per il quale mi sono speso a recarmi al cinema per vedere questo film, rigorosamente in 2D e non rompiamo con la boiata del 3D, è stata la presenza alla regia di Kenneth Branagh. Il regista attore inglese mancava da molto dalle sale cinematografiche. La sua caratteristica era quella di portare sullo schermo i drammi e le commedie shakespeariane in produzioni a non elevato bugdet. Qui gli è stata messa tra le mani una mappata di soldi, un cast importante ed un personaggio marvelliano difficile. Le prime fotografie pubblicate sui siti di settore mi avevano mostrato scenografie plasticose assolutamente irrealistiche e la cosa mi aveva preoccupato. Dando a Kenneth quel che è di Branagh posso solo dire che è riuscito a realizzare uno dei migliori film di supereroi da dieci anni a questa parte. Con i suoi sceneggiatori ha messo in piedi una piece dove, alternando avventure sui tre mondi, ha dato spazio al personaggio di Thor per cresere realisticamente in poco più di due ore di spettacolo. Il cast, con la presenza di due premi Oscar, Natalie Portman e Anthony Hopkins, caratteristi di intenso spessore, un protagonista fisicamente adatto ad incarnare l'eroe, un cattivo credibile, e Stellan Skarsgard è stato diretto al meglio. Forse solo la parte dello stesso Stellan Skarsgard è un poco approfondita, avrà sviluppi nei film futuri? Per quanto riguarda la scelta del protagonista in Chris Hemsworth, che fatico ancora a credere sia lo stesso che ha interpretato il padre di James Kirk nell'ultimo film di Star Trek, credo che sia stata azzeccata. Sullo schermo rende il suo personaggio un bel ragazzone arrogante, ma simpatico. Il Sir fa la sua figura brillante, ormai può permettersi di interpretare di tutto e tutto gli riesce al meglio. Natalie Portman dipinge una ragazza smaniosa di avere successo nel suo lavoro, ma sensibile e determinata.
Gli effetti sonori sono incredibili. Trasmettono la potenza delle armi degli dei e la loro forza. La CGI utilizzata per la creazione di Asgard (che a dir la verità è una via di mezzo tra Eternia di He-Man e le città Bajoriane di Star Trek) ed il mondo dei giganti di ghiaccio (che ricorda la nuova terra creata da Lex Luthor nel finale di Superman Returns) è stata impiegata in modo proficuo. La nota negativa è la poca sensazione di realtà che trasmettevano alcune armi dei guerrieri asgardiani. Lo scudo e la spada di Sif sembravano molto plasticosi e, talvolta, persino il martello di Thor sembrava essere di polistirolo.
Stando ben attenti si notano una notevole quantità di camei. Tre di personaggi "intorno" al personaggio di Thor: Stan Lee, che a questo giro interpreta il guidatore del camioncino che tenta di estrarre Mjolnir dal cratere usando delle catene, J. Michael Straczynski (lo sceneggiatore che ha dato nuova linfa al fumetto di Thor ed autore della storia del film) interpreta il camionista che per primo trova e tenta di estrarre Mjolnir dal cratere, ed Eric Allan Kramer, il primo Thor televisivo apparso nel film TV "La rivincita dell'incredibile Hulk". Un altra apparizione fuori dai crediti è quella di Jeremy Renner, nei panni di Clint Barton, futuro Occhio di Falco, già membro dello S.H.I.E.L.D. reclutato da Nick Fury. Samuel L. Jackson fa la sua apparizione dopo i titoli di coda, per mostrarci un frammento di futuro del mondo Marvel introducendo il Cubo Cosmico.

Considerando il cinema vecchio stile (sala 10 dell'Odeon), con uno schermo da 100 pollici, ottimo sonoro e poltroncine comode le due ore del film sono volate via in fretta (anche avendo saltato la cena). Appassionati e non dei supereroi andate a vederlo. Vale solo la pena anche il trailer ufficiale italiano di Capitan America - Il primo Vendicatore in uscita il 27 di Luglio di quest'anno.

Rigorosamente in 2D che con l'altra versione perdete in luminosità e dettagli.

Titolo originale Thor
Paese Stati Uniti
Anno 2011
Durata 130 min
Genere supereroi, fantastico, azione
Regia Kenneth Branagh
Soggetto J. Michael Straczynski, Mark Protosevich (dai fumetti Marvel Comics)
Sceneggiatura Ashley Miller, Zack Stentz, Don Payne
Produttore Kevin Feige
Produttore esecutivo Stan Lee
Casa di produzione Marvel Studios
Distribuzione (Italia) Universal Pictures

Interpreti e personaggi
Chris Hemsworth: Thor
Natalie Portman: Jane Foster
Tom Hiddleston: Loki
Anthony Hopkins: Odino
Stellan Skarsgard: Professor Eric Selvig
Kat Dennings: Darcy Lewis
Clark Gregg: Agente Phil Coulson
Colm Feore: Laufey
Ray Stevenson: Volstagg
Idris Elba: Heimdall
Jaimie Alexander: Sif
Tadanobu Asano: Hogun
Joshua Dallas: Fandral
Rene Russo: Frigga
Jeremy Renner: Clint Barton
Samuel L. Jackson: Nick Fury

Doppiatori italiani
Massimiliano Manfredi: Thor
Valentina Mari: Jane Foster
David Chevalier: Loki
Dario Penne: Odino
Ambrogio Colombo: Professor Eric Selvig
Alessia Amendola: Darcy Lewis
Pasquale Anselmo: Agente Phil Coulson
Franco Mannella: Laufey
Roberto Draghetti: Volstagg
Alberto Angrisano: Heimdall
Stella Musy: Sif
Alberto Bognanni: Hogun
Andrea Mete: Fandral
Emanuela Rossi: Frigga
Christian Iansante: Clint Barton
Paolo Buglioni: Nick Fury

mercoledì 4 maggio 2011

Dylan Dog Color Fest n. 6

Dylan Dog Color Fest n. 6, semestrale
Copertina: Laura Zuccheri

La villa degli amanti
Soggetto, Sceneggiatura e Disegni: Vanna Vinci

Accettare un caso che ha come teatro una magione isolata nella foresta è proprio da Dylan Dog. Una coppia, che si sente in pericolo , assume l'Old Boy per tenere alla larga misteriosi fantasmi.

Ok è uno schifo. Diciamolo chiaramente e ci togliamo qualsiasi pensiero. Vanna Vinci in veste di autrice completa delude su tutta la linea. La sceneggiatura è ovvia come un piccione che si butta sul pane secco per mangiarlo. Alla quarta pagina sai già come andrà a finire e te ne rammarichi. Al tutto aggiungiamo il carico di disegni ridicoli che sembrano realizzati da una bambina di quattro anni e colorati da una di sei (almeno sta dentro ai bordi) e ci troviamo di fronte ad una delle peggiori storie di Dylan Dog di sempre. In un albo speciale, dal costo non proprio contenuto, dovuto soprattutto dalla buona carta, il colore, la copertina patinata, non trova il motivo di esistere

La camera chiusa
Soggetto e Sceneggiatura: Rita Porretto & Silvia Mericone
Disegni: Simona Denna

Una giovane ragazza assume Dylan per investigare su un misterioso personaggio che la spia ogni sera dal palazzo di fronte che dovrebbe essere disabitato.

Miglioriamo. La sceneggiatrice si ritrova in un vicolo cieco cercando di ripetere l'exploit realizzato da Stephen King con 1408, ma non sa come uscirne. Il colpo di scena finale è un espediente per creare una storia dalla quale poi sarà impossibile proseguire a scrivere Dylan Dog. Per fortuna il fumetto in questione è un seriale in cui ogni vicenda è slegata dalle altre, altrimenti avremmo chiuso. I disegni, facilitati dalla minima location utilizzata sono di buono spessore. Di buono c'è che vengono ripresi, almeno in alcuni dialoghi, i temi cari a Sclavi al momento del debutto del fumetto in edicola.

La predatrice
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Lola Airaghi

Dylan ha una nuova fidanzata: Thelma. Bella, simpatica, intraprendente, amante dell’horror e della pizza è la donna ideale per l'Indagatore dell'Incubo. Anche i suoi amici di sempre, Bloch e Groucho, l’adorano e la trovano adatta a lui. Quella che sembra essere la donna perfetta per Dylan si rivelerà però essere più pericolosa di molti suoi altri avversari.

Una storia sull'inadeguatezza scritta bene, ma senza quella marcia in più che l'aveva contraddistinta in passato, da Paola Barbato. Una follia minuziosa di una donna malata cresciuta nel mito di Dylan e di CSI quella mostrata in Thelma. Grazie ai disegni di Lola Airaghi la storia riesce essere più gradevole e leggibile.

Tagli aziendali
Soggetto e Sceneggiatura: Chiara Caccivio
Disegni: Valentina Romeo

Dylan Dog ha una famiglia, moglie e figlia, abita nella tranquilla cittadina di Stepford e lavora come impiegato in una ditta di elettronica locale: tutto ciò da cui il vecchio Dylan rifuggiva in passato. Un incubo quotidiano. Ma non tutto è quello che sembra.

Chiara Caccivio, partendo da un plot scontato, costruisce una storia che richiama numeri, e momenti , storici della vita editoriale dell'eroe bonelliano. Valentina Romeo li realizza con bravura disinvolta.

La copertina di Laura Zuccheri, dedicata alle Femmes Fatale, del titolo è un bell'affresco, ma un'esperienza che sarà bella se resterà unica.

Un albo che parte male, malissimo facendo rimpiangere la cifra appena sborsata all'amico edicolante. Si evolve nel modo migliore, ma recuperare una così falsa partenza è dura. Raggiunge la sufficienza giusto sullo sprint finale. Tutto sommato una buona lettura da vasca da bagno, senza bisogno di concentrarsi troppo.

Un'invocazione a Sergio Bonelli: gli albi contenitore come questo non devono essere usati come riciclo per le storie che non trovano sviluppi in altro formato. Non renda alla stregua dei Maxi o dei Giganti di Nathan Never anche questa pubblicazione che era partita bene. Tiziano Sclavi si è speso tanto, ricordiamocelo.

martedì 3 maggio 2011

Due - Gianni Morandi e Roberto Vecchioni


Oggi sarebbe il giorno nel quale parlare almeno di uno dei due albi di Dylan Dog usciti ad Aprile, ma ieri sera è passato in tv uno spettacolo interessante.
Una serata particolare quella di ieri sera su Rai2. Per la prima volta insieme sullo schermo, in un programma tutto loro, il presentatore dell'ultimo Festival di San Remo ed il vincitore della manifestazione canora: Gianni Morandi e Roberto Vecchioni. Insieme per la trasmissione 2.
Il programma si apre con il Professore che canta il primo verso di Un mondo d'amore ed introduce il Gianni nazionale. Seguono il duetto dei ragazzi su Stranamore (pure questo è amore) ed i convenevoli di rito. Morandi chiede al Prof informazioni su dove si trovi e cosa sia Samarcanda, l'interloquito non si fa pregare e gliela canta tutta.
Come ogni programma televisivo che si rispetti anche questo 2 non si esime da accogliere ospiti per valorizzare il contenuto. In questo caso, però, è il contenitore a valorizzare gli ospiti. Entrano le nuove leve del panorama musicale Emma (la famosa Afònia di San Remo), Raphael Gualazzi (il Michele Bubbole di casa nostra), Nathalie ed i Modà, tutti si accomodano sulle sediole loro assegnate.
Il duetto di Morandi e Nathalie su Se perdo anche te, del cantante di Monghidoro, mette in risalto la tenerezza canora della ragazza, ma, anche, la sua bella voce.
Riconquista il palco Vecchioni in compagnia del suo trasognato e disilluso Bandolero stanco. Nella prima mezz'ora abbiamo già sparato dentro un "coglione" ed una "puttana", il Moige sarà in delirio.
Mi son perso la collocazione nell'esatto periodo storico, ma Vecchioni si esibisce in un canto in greco antico di cui aveva già fatto sfoggio al concerto stile jazz all'Università Bicocca di Milano.
Il palco è per Morandi e la sua Dentro era buio, ero distratto lo ammetto e non me la sono goduta bene, ma ho avuto la possibilità di ascoltare la piacevole versione della strana formazione Emma Vecchioni Nathalie di Scende la pioggia. Sempre una canzone d'effetto.
Sul palco resta solo il Professore di Milano che si butta in un piccolo medley di successi da Donna Felicità a Vorrei, passando per la versione completa di Luci a San Siro con Emma fino a Voglio una donna (canzone caricata di polemiche dai media nell'anno in cui è uscita).
Gli zii sono stanchi e cedono il posto alla prima nipotina: Emma. Si esibisce con una sua canzone, che non conosco. Ricorda un po' i movimenti della Nannini. Certo che ha su un taccazzo del 22 ed è più bassa di Vecchioni. Son cose che fanno riflettere.
Una dedica a Gianni Bella, paroliere storico di Morandi che sta affrontando un duro periodo, e Mogol con Rinascimento, già presentata a San Remo dallo stesso Morandi che la canta con passione anche questa sera.
Si rientra dalla pubblicità con le immagini della premiazione di San Remo ed i complimenti a Vecchioni da parte dell'amico Morandi. Segue il brano vincitore cantato per il nuovo pubblico da Vecchioni, Chiamami ancora amore.
Un colpo di scena di Morandi che si cimenta in una canzone di qualche anno fa scritta da Lorenzo Cherubini, all'epoca dedicata alla figlia appena nata, A te. Bella versione.
Tocca a Nathalie ed il suo piano proporci il brano che l'ha fatta conoscere al grande pubblico come cantautrice completa e colta con Vivo sospesa.
L'erotismo e lo sfruttamento della donna e dei sentimenti fanno capolino con il brano dei Modà Non chiamo mai, lasciandomi perplesso.
Per fortuna torna Roberto con la title track del suo album, a mio parere, più bello: Sogna ragazzo sogna.
Finalmente anche Morandi e la sua chitarra hanno la possibilità di farsi valere in un medley: Canzoni stonate, Vita, Dimmi adesso con chi sei, Bella signora e la versione completa di 1 su 1000.
Svernano anche il povero Gualazzi. Lo mettono al piano, virtuoso, e lui ci delizia con una bella Georgia on my mind. Non tiene il palco per molto cedendolo a Modà e Morandi per un duetto su In ginocchio da te, ma lo riconquista subito dopo per cantare la sua canzone vincitrice di San Remo Giovani Follia d'amore con strofe in inglese.
Si seguono due canzoni, in duetto tra Vecchioni e Morandi, accomunate dal tema della perdita dell'amore. La prima è Lontano lontano di Tenco, continua a non attirare la mia attenzione come la versione presente nell'ultimo album del Professore, la seconda è La Fisarmonica di Morandi, meglio.
Avendo casualmente sia Emma che i Modà possiamo non far loro cantare la canzone presentata a San Remo? Diamogli due microfoni e preghiamoli di guadagnare diritti SIAE con Arriverà. Non c'è bisogno di pregarli molto.
Siamo vicini al finale. Vecchioni presenta il suo secondo inedito presente nell'ultimo album, Mi porterò. Bella canzone il cui incipit ne ricorda però un'altra sua di qualche anno prima. Chi di voi sa quale?
Si chiude. E' ora di smontare il baraccone, ma c'è tempo per un'ultima canzone. Partono i due protagonisti della serata alternandosi sulle strofe di C'era un ragazzo, vengono seguiti da tutti i ragazzi e dal piano di Gualazzi.

Una bella serata di musica che ha portato a conoscenza di un pubblico maggiore le canzoni di Vecchioni ed ha ospitato giovani cantanti che necessitano di visibilità per poter conquistare pubblico. Morandi ha escluso dal suo repertorio la classica Fatti mandare dalla mamma, tutti se l'aspettano e lui non la fa. Concordo con lui.
Qualche nota negativa c'è. Sono gli stessi appunti che si possono fare a tutte le puntate del format presentato fino ad oggi da Rai2, ma il principale è quello sul montaggio dello spettacolo. Tagli netti e decisi, innesti di pubblico quando non c'è bisogno, una regia poco attenta. Ok è in differita. Questo però vi da tutto il tempo di sistemare, tagliare e ripetere in modo corretto le scene. Vi offre la possibilità di montare con miglior garbo il tutto. Peccato. Non trovo neanche opportuno che in una serata dedicata a due importanti cantanti/cantautori italiani siano presenti così tanti ospiti. Bravi, per carità, ma a questo punto il programma non lo chiami più 2, ma 2 + 4, o direttamente 5 (visto che Gualazzi ha fatto veramente poco). Speriamo in un cambiamento di rotta repentino degli autori, anche se ormai il danno è fatto.

Due ore godibili che, se fosse possibile videoregistrare dal digitale terrestre, si potrebbero mettere come sottofondo musicale ogni tanto in casa.

lunedì 2 maggio 2011

L'Ancora del Tempo


AVVISO - AUTOPUBBLICITÀ

In un mondo che non è il nostro. In un'epoca che non è la nostra, dove strane creature sono all'ordine del giorno.
L'elfo druido Faerios, il nano ladro Rollo, l'umana strega Rowan, la mezz'elfa chierico Ecate, l'umano monaco J, l'halfing druido Tamiel, l'umana guerriera Valis si troveranno ad incrociare le loro vite, per scopi diversi, ed influenzare la storia di Deimos, il continente in cui vivono.
Il risveglio di una creatura malvagia da un sonno secolare. La ricomparsa di un oggetto dal potere straordinario, di cui si era dimenticata la memoria. Un gioco tra divinità. La genesi di misteriose e terribili creature assetate di sangue e dominio. Eroi, dei due schieramenti, inconsapevoli attori in una rappresentazione che segnerà la loro vita per sempre. Attirati da un luogo preciso sulle mappe, dal quale tutti vorrebbero stare alla larga.

Quello di cui ho cercato di riassumere la trama, senza dare indizi precisi, è il libro di debutto di un nuovo scrittore del panorama Fantasy italiano, genere di nicchia, già nel mondo, che fatica a trovare estimatori al di fuori della classica cerchia di appassionati del genere.
"Un manufatto dai poteri straordinari è entrato in possesso di un essere che chiede solo vendetta. Le forze della natura ne sono sconvolte. Le razze che popolano Deimos hanno mandato i loro campioni ad investigare sull'origine di tale turbamento. Le schiere del male tenteranno di fermare con ogni mezzo quelle del bene. Uno scontro all'ultima risorsa che vedrà impegnate in una lotta senza quartiere creature mortali e creature immortali. " Testuale incipit della tagline di vendita.
Il romanzo prende spunto dalle sessioni di Gioco di Ruolo di Dungeon's and Dragons (il più famoso nel mondo) che l'autore ed i suoi amici tenevano al sabato sera in antri tenebrosi. Ai personaggi originali, creati da ciascun giocatore (Faerios, Rollo, Rowan, Ecate, J, Valis e Tamiel) viene costruito un forte retaggio passato, anche su indicazione di quanto emerso durante le ore di gioco, e vengono affiancati da nuovi attori sulla scena. Un'interazione curiosa, ma che crea, secondo i lettori che hanno riportato i loro pareri all'autore, una storia gustosa ed intrigante.
Il ritorno alla vita di una creatura misteriosa e la sua ricerca di un manufatto arcaico è il motore usato come spunto per far incrociare i destini dei personaggi. Ciascuno di loro inizia il viaggio dai punti più disparati del continente per raggiungere la meta comune, il fulcro della storia. Storia intorno alla quale ruotano, in capitoli alternati, i destini, le passioni ed il passato degli otto protagonisti. Ognuno entrerà nel meccanismo, architettato dall'autore al momento opportuno per mettere in moto, nuovi ingranaggi.

Un modo intrigante per dar vita a personaggi creati dai giocatori nell'arco degli anni e non lasciarli dimenticare.

Spero che vi appassionerete ed affezionerete a loro come ho fatto io nello scrivere l'avventura e come hanno fatto i miei amici mettendoli al mondo e coccolandoli per anni.

Un consiglio, e non sono avvezzo a darne: acquistatelo!

titolo originale: L'Ancora del Tempo
autore: Flavio Salvatori
genere: romanzo fantasy
edizione: autopubblicazione su ilmiolibro
pagine: 384
prezzo: 15€ online + spese di spedizione/ 23€ libreria (ma non lo trovate)
dove acquistarlo: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=579788