Un motel come tanti lungo un'interstatale americana. Una coppia di sposi si ferma per riposare qualche ora e consumare la prima notte all'oscuro di essere ripresi da delle telecamere. Il villino 6 è stato dotato dai proprietari del motel di telecamere e microfoni al fine di vendere illegalmente porno amatoriali con protagonista gente comune inconsapevole. La svolta la hanno quando un uomo si ferma per passare qualche ora con una prostituta. Le telecamere non registrano una notte di sesso, ma un omicidio sanguinario.
I proprietari catturano il serial killer e decidono di cambiare genere di film: dal porno allo snuff movie. L'alleanza col killer è fatta.
Tre ragazzi, Caleb e la sua fidanzata Jessica in compagnia del loro amico Gordon si fermano al motel prima dell'ultimo tratto di strada che li aspetta. Questo è il loro errore. Una notte di terrore a lottare per la vita contro tre uomini pericolosi ed armati il cui unico scopo è quello di filmarli mentre muoiono.
Questo film è un seguito, ma è anche il prologo dell'episodio precedente. Non so quanto successo abbia riscontrato il primo capitolo tanto da indurre i produttori ad investire in un secondo, ma tant'è.
Che dire è un horror giovanile, semplice, lineare, come tanti senza eccessi di stile. L'idea di base è inquietante. Chissà in quanti luoghi di riposo ci siamo fermati, durante le nostre vacanze, ed a nostra insaputa siamo finiti su qualche VHS o DVD per pervertiti (speriamo almeno di aver fatto bella figura)? Ci viene proprio il timore di andare in vacanza e fidarci degli estranei; alla fine, però, è come quando vai a mangiare fuori: o ti fidi o non esci di casa.
Il cast, come spesso in questi film di serie B, non eccelle né sprofonda. Rende la pellicola fruibile, nonostante le continue richieste di sospensione della verità, e l'ora e mezza passa senza troppi problemi.
Un classico horror estivo, da vedere giusto prima di partire (tipo quei film sui disastri aerei la sera prima di imbarcarsi per un viaggio transoceanico) senza dover pensare troppo.
Titolo originale Vacancy 2 - The First Cut
Paese di produzione USA
Anno 2009
Durata 86 min
Genere horror, thriller
Regia Eric Bross
Sceneggiatura Mark L. Smith
Produttore Hal Lieberman
Brian Paschal
Michael Williams
Casa di produzione Screen Gems, Hal Lieberman
Fotografia AndrzejSekula
Montaggio Angela M. Catanzaro
Musiche Paul Haslinger
Scenografia Horacio Marquínez
Interpreti e personaggi
Trevor Wright: Caleb
David Moscow: Gordon
Agnes Bruckner: Jessica
Gwendoline Yeo: Sposa
Beau Billingslea: Otis
Brian Klugman: Reece
Arjay Smith: Tanner
giovedì 11 luglio 2013
mercoledì 10 luglio 2013
Rocky
Un pugile senza futuro, al quale la fortuna ha girato le spalle e non gli permette di realizzare il suo sogno sportivo, ridotto a svolgere il lavoro di esattore per un gangster di quartiere e a spostare quarti di manzo per arrotondare la misera paga. Questo è Rocky Balboa.
Unico suo vero amico è Paulie Pennino, anche lui come il pugile di origini italo americane. Nel suo cuore lo spazio solo per una donna timida, la sorella di Paulie, Adriana.
Il campione del mondo dei pesi massimi: Apollo Creed. Ricco, esuberante ed alla ricerca di un pugile da sfidare per festeggiare la ricorrenza del Bicentenario della fondazione degli Stati Uniti D'America nella città storica della nazione per eccellenza: Philadelphia. A seguito di un infortunio dello sfidante ufficiale, Creed è costretto a cercare qualcun altro che gli faccia da sparring partner durante l'incontro esibizione, ma con tanto di cintura di Campione del Mondo in palio. Ecco, allora, che l'occhio cade su un pugile che si fa chiamare lo "Stallone Italiano".
Per Rocky si tratta dell'occasione della vita. Si sottoporrà ad un mese di intenso allenamento con il suo vecchio allenatore Mickey Goldmill, per le strade della sua città.
Il giorno dell'incontro l'arrogante Apollo andrà al tappeto alla prima ripresa sotto i pesanti colpi di Rocky, ma l'incontro di riprese ne conta 15.
Riuscirà Rocky a coronare il suo sogno? Apollo difenderà il suo titolo?
Bisogna ringraziare Sylvester Stallone per avere avuto questa geniale idea ed i produttori per averci creduto. Con un budget di 1.1 milioni di dollari, scene riprese con grande dose d'improvvisazione (tutte quelle di corse per la strada ad esempio), uso della steady cam, nuove soluzioni registiche ed una storia intensa, forte ed orgogliosa viene sbancato il botteghino. 250 milioni di dollari solo negli Stati Uniti, sono l'incasso per questa pellicola destinata ad essere eterna.
Poetica e crudo, eroica e sentimentale l'epopea di un signor nessuno che sfrutta l'occasione della sua vita per mettere le mani sul sogno della sua vita farà storia.
Stallone è autore e protagonista (anche se all'inizio i produttori non credevano in lui come attore) di questa storia di cuore e muscoli. Un ruolo che lo lancerà nell'Olimpo degli attori di Hollywood, che lo vede sulla breccia ancora oggi (nonostante qualche momento di appannamento). Accanto a lui alcune piccole icone del cinema Carl Weathers, Burgess Meredith, Burt Young e l'indimenticata Talia Shire.
Regia fluida ed intensa che si merita uno dei tre Oscar vinti da questa pellicola.
Stallone ritira il secondo, quello per miglior film dell'anno e gioisce per il terzo, per il miglior montaggio. Il protagonista non vince l'Oscar come miglior attore, ma si consola con il David di Donatello in Italia, stranamente un premio lungimirante.
Non conta se siate sportivi o no. Non conta se amiate la boxe o no. Conta solo se vi piacciono le storie dove il cuore viene gettato oltre l'ostacolo e dove la dignità di un uomo viene elevata dal suo stesso spirito. E, no non finisce come pensate voi. E neanche nell'altro modo.
E poi quell'urlo alla fine!
Titolo originale Rocky
Paese di produzione USA
Anno 1976
Durata 119 min
Genere Drammatico
Regia John G. Avildsen
Soggetto Sylvester Stallone
Sceneggiatura Sylvester Stallone
Produttore Irwin Winkler, Robert Chartoff
Fotografia James Crabe
Montaggio Scott Conrad, Richard Halsey
Effetti speciali Garret Brown
Musiche Bill Conti
Scenografia Bill Cassidy
Trucco Mike Westmore
Interpreti e personaggi
Sylvester Stallone: Rocky Balboa
Carl Weathers: Apollo Creed
Burgess Meredith: Mickey Goldmill
Talia Shire: Adriana Pennino
Burt Young: Paulie Pennino
Tony Burton: Tony "Duke" Evers
Thayer David: Jergens
Joe Spinell: Tony Gasco (Gazzo)
Jimmy Gambina: Mike
Al Silvani: Al Salvani
Joe Sorbello: Buddy
Pedro Lovell: Spider Rico
Lavelle Roby: Mary Anne Creed
Jodi Letizia: Marie
Bill Baldwin: annunciatore
Joe Frazier: se stesso
Diana Lewis: se stessa
Stan Shaw: Dipper
Doppiatori italiani
Gigi Proietti: Rocky Balboa
Elio Zamuto: Apollo Creed
Alfredo Censi: Mickey Goldmill
Lorenza Biella: Adriana (Adrian) Pennino
Leo Gullotta: Paulie Pennino
Silvio Noto: Tony "Duke" Evers
Mario Milita: Jergens
Bruno Alessandro: Tony Gasco (Gazzo)
Gigi Reder: Buddy
Adriana De Roberto: segretaria
Franco Odoardi: responsabile pista pattinaggio
Diego Reggente: Joe Frazier
Unico suo vero amico è Paulie Pennino, anche lui come il pugile di origini italo americane. Nel suo cuore lo spazio solo per una donna timida, la sorella di Paulie, Adriana.
Il campione del mondo dei pesi massimi: Apollo Creed. Ricco, esuberante ed alla ricerca di un pugile da sfidare per festeggiare la ricorrenza del Bicentenario della fondazione degli Stati Uniti D'America nella città storica della nazione per eccellenza: Philadelphia. A seguito di un infortunio dello sfidante ufficiale, Creed è costretto a cercare qualcun altro che gli faccia da sparring partner durante l'incontro esibizione, ma con tanto di cintura di Campione del Mondo in palio. Ecco, allora, che l'occhio cade su un pugile che si fa chiamare lo "Stallone Italiano".
Per Rocky si tratta dell'occasione della vita. Si sottoporrà ad un mese di intenso allenamento con il suo vecchio allenatore Mickey Goldmill, per le strade della sua città.
Il giorno dell'incontro l'arrogante Apollo andrà al tappeto alla prima ripresa sotto i pesanti colpi di Rocky, ma l'incontro di riprese ne conta 15.
Riuscirà Rocky a coronare il suo sogno? Apollo difenderà il suo titolo?
Bisogna ringraziare Sylvester Stallone per avere avuto questa geniale idea ed i produttori per averci creduto. Con un budget di 1.1 milioni di dollari, scene riprese con grande dose d'improvvisazione (tutte quelle di corse per la strada ad esempio), uso della steady cam, nuove soluzioni registiche ed una storia intensa, forte ed orgogliosa viene sbancato il botteghino. 250 milioni di dollari solo negli Stati Uniti, sono l'incasso per questa pellicola destinata ad essere eterna.
Poetica e crudo, eroica e sentimentale l'epopea di un signor nessuno che sfrutta l'occasione della sua vita per mettere le mani sul sogno della sua vita farà storia.
Stallone è autore e protagonista (anche se all'inizio i produttori non credevano in lui come attore) di questa storia di cuore e muscoli. Un ruolo che lo lancerà nell'Olimpo degli attori di Hollywood, che lo vede sulla breccia ancora oggi (nonostante qualche momento di appannamento). Accanto a lui alcune piccole icone del cinema Carl Weathers, Burgess Meredith, Burt Young e l'indimenticata Talia Shire.
Regia fluida ed intensa che si merita uno dei tre Oscar vinti da questa pellicola.
Stallone ritira il secondo, quello per miglior film dell'anno e gioisce per il terzo, per il miglior montaggio. Il protagonista non vince l'Oscar come miglior attore, ma si consola con il David di Donatello in Italia, stranamente un premio lungimirante.
Non conta se siate sportivi o no. Non conta se amiate la boxe o no. Conta solo se vi piacciono le storie dove il cuore viene gettato oltre l'ostacolo e dove la dignità di un uomo viene elevata dal suo stesso spirito. E, no non finisce come pensate voi. E neanche nell'altro modo.
E poi quell'urlo alla fine!
Titolo originale Rocky
Paese di produzione USA
Anno 1976
Durata 119 min
Genere Drammatico
Regia John G. Avildsen
Soggetto Sylvester Stallone
Sceneggiatura Sylvester Stallone
Produttore Irwin Winkler, Robert Chartoff
Fotografia James Crabe
Montaggio Scott Conrad, Richard Halsey
Effetti speciali Garret Brown
Musiche Bill Conti
Scenografia Bill Cassidy
Trucco Mike Westmore
Interpreti e personaggi
Sylvester Stallone: Rocky Balboa
Carl Weathers: Apollo Creed
Burgess Meredith: Mickey Goldmill
Talia Shire: Adriana Pennino
Burt Young: Paulie Pennino
Tony Burton: Tony "Duke" Evers
Thayer David: Jergens
Joe Spinell: Tony Gasco (Gazzo)
Jimmy Gambina: Mike
Al Silvani: Al Salvani
Joe Sorbello: Buddy
Pedro Lovell: Spider Rico
Lavelle Roby: Mary Anne Creed
Jodi Letizia: Marie
Bill Baldwin: annunciatore
Joe Frazier: se stesso
Diana Lewis: se stessa
Stan Shaw: Dipper
Doppiatori italiani
Gigi Proietti: Rocky Balboa
Elio Zamuto: Apollo Creed
Alfredo Censi: Mickey Goldmill
Lorenza Biella: Adriana (Adrian) Pennino
Leo Gullotta: Paulie Pennino
Silvio Noto: Tony "Duke" Evers
Mario Milita: Jergens
Bruno Alessandro: Tony Gasco (Gazzo)
Gigi Reder: Buddy
Adriana De Roberto: segretaria
Franco Odoardi: responsabile pista pattinaggio
Diego Reggente: Joe Frazier
martedì 9 luglio 2013
Unboxing Black Widow
Post fotografico per rendervi partecipi dell'unboxing della Vedova Nera che mi è arrivata sabato scorso.
Devo dire che è proprio bella e fatta bene. Appena ho un po' di tempo le faccio qualche foto in posa ed in contesto e poi le pubblico.
Benvenuta Scarlet... ehm... Natasha.
Devo dire che è proprio bella e fatta bene. Appena ho un po' di tempo le faccio qualche foto in posa ed in contesto e poi le pubblico.
Benvenuta Scarlet... ehm... Natasha.
venerdì 5 luglio 2013
World Waz Z
Gerry Lane, ex inviato delle Nazioni Unite in zone di crisi, ora ha una vita tranquilla. Una moglie, due figlie, la passione di cucinare pancake. Purtroppo il mondo sta subendo uno sconvolgimento e la sua tranquillità familiare è destinata a non durare. Una bella mattina, dopo la sveglia e la colazione, tutta la famiglia è in macchina su un'arteria trafficata di Philadelphia. All'improvviso delle esplosioni si avvicinano alla loro posizione e uomini che si muovono rapidi in modo innaturale attaccano i passanti. L'unica speranza della famiglia Lane è quella di allontanarsi dalla zona.
La loro fuga li porta fino a Newark dove restano in attesa di essere salvati da una vecchio amico di Gerry ancora al servizio dell'O.N.U.
Il salvataggio non è gratuito. Per garantire la sicurezza della famiglia, Gerry dovrà imbarcarsi in una missione atta a scoprire le cause del misterioso virus che infetta i cadaveri ed in 12 secondi li fa risorgere affamati di carne umana vivente.
Il viaggio lo porterà in giro per il mondo alla ricerca di una soluzione utile a salvare l'umanità.
Come ha detto Anna Praderio in un servizio in un tg serale il film è tratto dal libro World War Z. La guerra mondiale degli zombie, scritto da Max Brooks. Max Brooks che altri non è che il figlio di Mel Brooks. Io il libro non l'ho letto, ma chi l'ha fatto dice che il film è molto diverso dall'opera scritta.
In ogni caso.
Il film non è brutto. Bisogna dire che si fa guardare ed il ritmo dato agli zombie dal regista Marc Forster (Monster's Ball - L'ombra della vita, Neverland - Un sogno per la vita, Il cacciatore di aquiloni e 007 - Quantum of Solace, giusto per citarne alcuni dei generi più disparati) è di fattura interessante. Gli zombie, in questa versione, non sono solo veloci, ma sembrano dei giocatori di football americano pippati di cocaina. Si muovono rapidi e placcano le loro vittime saltando loro addosso e mordendole. Curioso è notare come nel 1968 George Romero avesse creato gli zombie lenti e stralunati. Questo genere di zombie ha sempre incusso paura e timore, anche perché, nonostante la sua lentezza, riusciva sempre a catturare la preda. Al giorno d'oggi, con una società più frenetica, quel tipo di zombie sembra essere indigesto a molti autori. Pian piano sono sempre diventati più veloci e decisi: tanto per rendere un'idea: quelli di 28 Giorni dopo, rispetto a questi, sembrano in slow motion. Non so quanto questo sia un bene, ma lo spettatore medio americano, ormai, richiede sempre più effetti speciali, sempre più esplosioni e distruzione e sempre più velocità. Alla fine, quando ti trovi a vedere un film a ritmi normali ti sembra che vada troppo lento e rischia di annoiare. E non deve essere così. I messaggi, perché il cinema cerca di passare anche quelli a volte, non devono essere sempre scagliati sullo spettatore come raffiche di mitra, ma come leggere rasoiate ne devono incidere la coscienza. Tanto è vero che in molti di questi film a basso tenore di pensiero gli autori, il buon Damon Lindelof è uno di questi, devono esplicitare, fino a rasentare l'ovvio ed il ridicolo, quello che sta per succedere. Questa tecnica porta sì lo spettatore medio del Nebraska a capire quello che succede, ma non lascia spazio allo stupore al più sgamato spettatore europeo in cerca di distrazione.
Detto questo non voglio certo dire che WWZ sia un film che non meriti di essere visto. Brad Pitt, nonostante non sia uno dei miei attori preferiti, regge su di se praticamente tutto il film, ma gran merito va a coloro che hanno scelto il cast dei comprimari. Se Mirelle Enos e le sue orecchie di carta velina non sono il massimo come moglie preoccupata (l'avrà scelta la Jolie?), è bello vedere caratteristi come David Morse (Dott. House) o rivedere, anche se in piccoli ruoli, gente come Matthew Fox (Lost ed il prossimo Alex Cross) e Pierfrancesco Favino (nel suo nuovo film americano). Piacevole anche al rivelazione Daniella Kertesz che, tra l'altro, è veramente israeliana.
Se la regia di Forster riesce a tenere attaccati allo schermo, grazie all'alternanza dell'uso della macchina a mano (sempre più usata ormai) con quello delle cineprese classiche, è, forse, la sceneggiatura il tassello debole della pellicola.
Spesso ci si ritrova con fatti avvenuti senza una spiegazione, indizi evidenti disseminati che non vengono raccolti dal protagonista, armi che passano di mano in mano senza sapere il quando. Tuttavia il ritmo è calibrato in maniera non spiacevole. Si parte da una mattina tranquilla in casa Lane per trovarsi, poche ore dopo, catapultati in una corsa su una macchina di F1 spinta al massimo e senza freni. Un ritmo del genere non può essere tenuto per sempre e, infatti, la parte finale del film chiede respiro: la velocità rallenta. Questo può spiazzare qualcuno, ma è stata, probabilmente, una scelta giusta da parte degli autori. Come detto, a parte alcune banalità il tutto funziona. Certo a volte qualcosa risulta involontariamente comica, ma è utile per smorzare la tensione.
Gli effetti speciali sono di alto livello. Non fosse stato per loro sarebbe stato difficile dare credibilità agli zombie supersonici ed alle loro azioni. Le inquadrature dall'alto popolate di zombie impazziti incutono veramente timore e ti fanno pensare a come potresti sopravvivere in un situazione del genere.
Da notare, come sempre, che questo film non è adatto al 3D. Troppo sequenze ad alta velocità, troppe immagini, volutamente, poco stabili e, visto in 2D, non fornisce spunti per l'inserimento della stereoscopia.
Merita una visione anche se non rimarrà nella storia del cinema,
Titolo originale World War Z
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Malta
Anno 2013
Durata 116 min
Audio Dolby Digital, SDDS
Genere horror
Regia Marc Forster
Soggetto Max Brooks (romanzo World War Z. La guerra mondiale degli zombi)
Sceneggiatura Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard e Damon Lindelof
Produttore Brad Pitt, Ian Bryce, Dede Gardner, Jeremy Kleiner
Produttore esecutivo David Ellison, Dana Goldberg, Tim Headington, Graham King, Paul Schwake, Bradford Simpson
Casa di produzione Plan B Entertainment, Paramount Pictures, Apparatus Productions, GK Films, Hemisphere Media Capital, Latina Pictures, Skydance Productions
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Robert Richardson
Montaggio Matt Chesse
Effetti speciali Luke Marcel, Ken Petrie, László Pintér, Tibor Skornyak, Alastair Vardy
Musiche Marco Beltrami
Scenografia Nigel Phelps
Costumi Mayes C. Rubeo
Trucco Krisztina Fehér, Carmel Jackson, Gemma Richards, Luigi Rocchetti, Sian Turner
Interpreti e personaggi
Brad Pitt: Gerry Lane
Mireille Enos: Karen Lane
Daniella Kertesz: Segen
James Badge Dale: Capitano Speke
David Morse: Gunther Haffner
Fana Mokoena: Thierry Umutoni
David Andrews: Capitano Mullenaro
Sterling Jerins: Constance Lane
Abigail Hargrove: Rachel Lane
Peter Capaldi: dottore OMS
Pierfrancesco Favino: dottore OMS
Ludi Boeken: Jurgen Warmbrunn
Grégory Fitoussi: pilota del C130
Doppiatori italiani
Sandro Acerbo: Gerry Lane
Monica Ward: Karen Lane
Domitilla D'Amico: Segen
Roberto Draghetti: Thierry Umutoni
Massimo Rossi: Gunther Haffner
Paolo Marchese: Jurgen Warmbrunn
Fabrizio Dolce: Ellis
Silvia Abbati: Rachel Lane
Metello Mori: Pilota C-130
La loro fuga li porta fino a Newark dove restano in attesa di essere salvati da una vecchio amico di Gerry ancora al servizio dell'O.N.U.
Il salvataggio non è gratuito. Per garantire la sicurezza della famiglia, Gerry dovrà imbarcarsi in una missione atta a scoprire le cause del misterioso virus che infetta i cadaveri ed in 12 secondi li fa risorgere affamati di carne umana vivente.
Il viaggio lo porterà in giro per il mondo alla ricerca di una soluzione utile a salvare l'umanità.
Come ha detto Anna Praderio in un servizio in un tg serale il film è tratto dal libro World War Z. La guerra mondiale degli zombie, scritto da Max Brooks. Max Brooks che altri non è che il figlio di Mel Brooks. Io il libro non l'ho letto, ma chi l'ha fatto dice che il film è molto diverso dall'opera scritta.
In ogni caso.
Il film non è brutto. Bisogna dire che si fa guardare ed il ritmo dato agli zombie dal regista Marc Forster (Monster's Ball - L'ombra della vita, Neverland - Un sogno per la vita, Il cacciatore di aquiloni e 007 - Quantum of Solace, giusto per citarne alcuni dei generi più disparati) è di fattura interessante. Gli zombie, in questa versione, non sono solo veloci, ma sembrano dei giocatori di football americano pippati di cocaina. Si muovono rapidi e placcano le loro vittime saltando loro addosso e mordendole. Curioso è notare come nel 1968 George Romero avesse creato gli zombie lenti e stralunati. Questo genere di zombie ha sempre incusso paura e timore, anche perché, nonostante la sua lentezza, riusciva sempre a catturare la preda. Al giorno d'oggi, con una società più frenetica, quel tipo di zombie sembra essere indigesto a molti autori. Pian piano sono sempre diventati più veloci e decisi: tanto per rendere un'idea: quelli di 28 Giorni dopo, rispetto a questi, sembrano in slow motion. Non so quanto questo sia un bene, ma lo spettatore medio americano, ormai, richiede sempre più effetti speciali, sempre più esplosioni e distruzione e sempre più velocità. Alla fine, quando ti trovi a vedere un film a ritmi normali ti sembra che vada troppo lento e rischia di annoiare. E non deve essere così. I messaggi, perché il cinema cerca di passare anche quelli a volte, non devono essere sempre scagliati sullo spettatore come raffiche di mitra, ma come leggere rasoiate ne devono incidere la coscienza. Tanto è vero che in molti di questi film a basso tenore di pensiero gli autori, il buon Damon Lindelof è uno di questi, devono esplicitare, fino a rasentare l'ovvio ed il ridicolo, quello che sta per succedere. Questa tecnica porta sì lo spettatore medio del Nebraska a capire quello che succede, ma non lascia spazio allo stupore al più sgamato spettatore europeo in cerca di distrazione.
Detto questo non voglio certo dire che WWZ sia un film che non meriti di essere visto. Brad Pitt, nonostante non sia uno dei miei attori preferiti, regge su di se praticamente tutto il film, ma gran merito va a coloro che hanno scelto il cast dei comprimari. Se Mirelle Enos e le sue orecchie di carta velina non sono il massimo come moglie preoccupata (l'avrà scelta la Jolie?), è bello vedere caratteristi come David Morse (Dott. House) o rivedere, anche se in piccoli ruoli, gente come Matthew Fox (Lost ed il prossimo Alex Cross) e Pierfrancesco Favino (nel suo nuovo film americano). Piacevole anche al rivelazione Daniella Kertesz che, tra l'altro, è veramente israeliana.
Se la regia di Forster riesce a tenere attaccati allo schermo, grazie all'alternanza dell'uso della macchina a mano (sempre più usata ormai) con quello delle cineprese classiche, è, forse, la sceneggiatura il tassello debole della pellicola.
Spesso ci si ritrova con fatti avvenuti senza una spiegazione, indizi evidenti disseminati che non vengono raccolti dal protagonista, armi che passano di mano in mano senza sapere il quando. Tuttavia il ritmo è calibrato in maniera non spiacevole. Si parte da una mattina tranquilla in casa Lane per trovarsi, poche ore dopo, catapultati in una corsa su una macchina di F1 spinta al massimo e senza freni. Un ritmo del genere non può essere tenuto per sempre e, infatti, la parte finale del film chiede respiro: la velocità rallenta. Questo può spiazzare qualcuno, ma è stata, probabilmente, una scelta giusta da parte degli autori. Come detto, a parte alcune banalità il tutto funziona. Certo a volte qualcosa risulta involontariamente comica, ma è utile per smorzare la tensione.
Gli effetti speciali sono di alto livello. Non fosse stato per loro sarebbe stato difficile dare credibilità agli zombie supersonici ed alle loro azioni. Le inquadrature dall'alto popolate di zombie impazziti incutono veramente timore e ti fanno pensare a come potresti sopravvivere in un situazione del genere.
Da notare, come sempre, che questo film non è adatto al 3D. Troppo sequenze ad alta velocità, troppe immagini, volutamente, poco stabili e, visto in 2D, non fornisce spunti per l'inserimento della stereoscopia.
Merita una visione anche se non rimarrà nella storia del cinema,
Titolo originale World War Z
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Malta
Anno 2013
Durata 116 min
Audio Dolby Digital, SDDS
Genere horror
Regia Marc Forster
Soggetto Max Brooks (romanzo World War Z. La guerra mondiale degli zombi)
Sceneggiatura Matthew Michael Carnahan, Drew Goddard e Damon Lindelof
Produttore Brad Pitt, Ian Bryce, Dede Gardner, Jeremy Kleiner
Produttore esecutivo David Ellison, Dana Goldberg, Tim Headington, Graham King, Paul Schwake, Bradford Simpson
Casa di produzione Plan B Entertainment, Paramount Pictures, Apparatus Productions, GK Films, Hemisphere Media Capital, Latina Pictures, Skydance Productions
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Robert Richardson
Montaggio Matt Chesse
Effetti speciali Luke Marcel, Ken Petrie, László Pintér, Tibor Skornyak, Alastair Vardy
Musiche Marco Beltrami
Scenografia Nigel Phelps
Costumi Mayes C. Rubeo
Trucco Krisztina Fehér, Carmel Jackson, Gemma Richards, Luigi Rocchetti, Sian Turner
Interpreti e personaggi
Brad Pitt: Gerry Lane
Mireille Enos: Karen Lane
Daniella Kertesz: Segen
James Badge Dale: Capitano Speke
David Morse: Gunther Haffner
Fana Mokoena: Thierry Umutoni
David Andrews: Capitano Mullenaro
Sterling Jerins: Constance Lane
Abigail Hargrove: Rachel Lane
Peter Capaldi: dottore OMS
Pierfrancesco Favino: dottore OMS
Ludi Boeken: Jurgen Warmbrunn
Grégory Fitoussi: pilota del C130
Doppiatori italiani
Sandro Acerbo: Gerry Lane
Monica Ward: Karen Lane
Domitilla D'Amico: Segen
Roberto Draghetti: Thierry Umutoni
Massimo Rossi: Gunther Haffner
Paolo Marchese: Jurgen Warmbrunn
Fabrizio Dolce: Ellis
Silvia Abbati: Rachel Lane
Metello Mori: Pilota C-130
giovedì 4 luglio 2013
Dylan Dog - Il pianto della Banshee
Dylan Dog n° 322
Il pianto della Banshee
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni di: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Una anziana donna affronta il viaggio dal paesino di Wichkey fino a Londra per chiedere l'aiuto dell'Indagatore dell'Incubo. La sua unica figlia, fresca di matrimonio, la prima notte di nozze, è stata trovata vicino al cadavere accoltellato del marito. Le si proclama innocente e sostiene che sia stata una Banshee a farle commettere l'omicidio.
Da quando Dylan è arrivato in paese, però, altri omicidi misteriosi si susseguono e la pista della mitologica creatura sembra farsi più plausibile.
Giovanni Gualdoni tu hai finito la vena creativa ed io la pazienza di leggerti. Ultimamente stai facendo più male che bene a Dylan Dog e la cosa mi scoraggia. Dopo la pessima prestazione sul Maxi n°19, l'autore, non si salva nemmeno qui. Imbastisce un giallo di cui il colpevole è ben in evidenza fin da subito. Il lettore si trova catapultato in una storia che avrebbe potuto avere come protagonista uno qualsiasi dei personaggi della casa editrice milanese e non è bene.
I disegni sono di un Corrado Roi a secco di carboncini. Infatti, mantiene il suo stile classico e riconoscibile, ma risulta essere meno convito del solito. Non che sia un male e, comunque, dona al tutto una veste grafica che salva la storia.
Copertina di Angelo Stano che dopo un paio di giri sottotono crea un'atmosfera di campagna irlandese infestata perfettamente adatta all'albo.
Se smettiamo di far scrivere Gualdoni ci salviamo.
Il pianto della Banshee
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni di: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano
Periodicità: mensile
Una anziana donna affronta il viaggio dal paesino di Wichkey fino a Londra per chiedere l'aiuto dell'Indagatore dell'Incubo. La sua unica figlia, fresca di matrimonio, la prima notte di nozze, è stata trovata vicino al cadavere accoltellato del marito. Le si proclama innocente e sostiene che sia stata una Banshee a farle commettere l'omicidio.
Da quando Dylan è arrivato in paese, però, altri omicidi misteriosi si susseguono e la pista della mitologica creatura sembra farsi più plausibile.
Giovanni Gualdoni tu hai finito la vena creativa ed io la pazienza di leggerti. Ultimamente stai facendo più male che bene a Dylan Dog e la cosa mi scoraggia. Dopo la pessima prestazione sul Maxi n°19, l'autore, non si salva nemmeno qui. Imbastisce un giallo di cui il colpevole è ben in evidenza fin da subito. Il lettore si trova catapultato in una storia che avrebbe potuto avere come protagonista uno qualsiasi dei personaggi della casa editrice milanese e non è bene.
I disegni sono di un Corrado Roi a secco di carboncini. Infatti, mantiene il suo stile classico e riconoscibile, ma risulta essere meno convito del solito. Non che sia un male e, comunque, dona al tutto una veste grafica che salva la storia.
Copertina di Angelo Stano che dopo un paio di giri sottotono crea un'atmosfera di campagna irlandese infestata perfettamente adatta all'albo.
Se smettiamo di far scrivere Gualdoni ci salviamo.
mercoledì 3 luglio 2013
Dylan Dog - Maxi 19
Maxi Dylan Dog n° 19
Periodicità: semestrale
Alla ricerca della felicità
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Montanari & Grassani
Uno strano personaggio, probabilmente di origine orientale, ed il suo merlo nero si aggirano per le strade di Londra a vendere oggetti a poco prezzo a persone in balia dei propri desideri. Quando, in un verso o nell'altro, i desideri dei possessori di questi oggetti iniziano ad avverarsi le cose cambiano. Qualcuno ne rimane soddisfatto, qualcuno sconvolto, ma quello che più conta è che tra questi sognatori c'è anche Dylan Dog.
Una sceneggiatura semplice che mette in parallelo più vite di sognatori londinesi. Il tutto si basa su una specie di Safarà ambulante che offre oggetti che daranno un svolta alla vita di chi li riceve. Carina e scorrevole, risulta di piacevole lettura.
Kidnapping
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Montanari & Grassani
Un bambino, che è una porta tra il nostro mondo e quello dei demoni, viene rapito. Alla sua famiglia, che è tra le più ricche dell'Inghilterra, non viene richiesto alcun riscatto e, anzi, la notizia non viene resa pubblica. Solo una scaltra giornalista di un sito di pettegolezzi, guarda caso fidanzata dell'Old Boy, è a conoscenza della notizia e coinvolge il suo uomo nell'indagine.
I demoni sembrano essere reali, così come il rapimento, ma come fare a salvare la piccola vittima?
Forse la migliore storia del trittico. Un classico giallo con colpevoli e presunti colpevoli a darsi il cambio nelle diverse pagine. Scorrevole ed un po' splatter si lascia leggere senza troppi pensieri.
L’Eroe
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Una famosa attrice si affida a Dylan Dog per la sua protezione. Lo strano uomo che la perseguita sembra essere legato a delle morti e sparizioni di persone apparentemente senza collegamento tra loro.
La storia più debole del trittico. Mi spiace che sia scritta da Gualdoni, che tanto avevo stimato al suo debutto. Purtroppo lo sceneggiatore sembra essere in profonda carenza di idea. Si ispira senza ritegno alla serie televisive come Alphas ed alla mitologia dei supereroi ai fumetti degli X-Men della Marvel. Non butta dentro uno straccio di idea originale e fa passare la voglia di leggere. Si infila in un cul de sac narrativo senza via d'uscita e per salvarsi tira fuori un coniglio, morto, dal cilindro. Lasciatelo respirare o trovategli un lavoro vero.
Passiamo ora all'impianto grafico. Montanari & Grassani sono diventati, con questo Maxi, brutte copie di loro stessi. Dispiace vedere questa coppia di artisti essersi attorcigliata su se stessa e vedersi autocitare senza ritegno. Se i personaggi sono sempre nel loro stile persino loro, qui, mancano di dinamismo e contiguità con la realtà: se un mostro di tre metri afferra per le spalle una ragazza normale questa non rimarrà diritta come un fuso, quasi parallela la terreno.
Anche nelle architetture, soprattutto degli interni, mostrano carenze demoralizzante. Se le linee di prospettiva sembrano fare quello che vogliono loro, gli arredamenti non sono da meno. Capita spesso di vedere mensole sulle quali le fotografie si spostano senza spiegazione da un posto all'altro, tombini che cambiano dimensione, arredamenti stradali che vengono a mancare ed il tutto da una vignetta adiacente all'altra.
Il loro peggio lo danno quando tentano di dare il loro meglio. Si sa che il duo ha una visione tutta sua di Craven Road e del civico 7 in particolare. Il problema è che se hai una visione la devi mantenere coerente e costante: la ciminiera al di la del cortile della casa dell'Indagatore dell'Incubo non può cambiare posizione da una storia all'altra, i pali della luce non possono sparire tra una vignetta e l'altra.
La copertina è un classico rivisitato in stile Stano, con colori marci, ma tutto sommato piacevole.Ho trovato tutto parecchio deludente. Trovo che Montanari & Grassani abbiano, con questo albo, segnato una delle peggiori pagine della loro storica collaborazione. Trovo che abbiano mancato di rispetto al lettore. Il tutto su una albo nato, creato e dedicato per ospitare solo le loro storie. Il tutto al prezzo poco popolare di 6,20€.
Ancora uno, forse, e poi abbandonerò anche questa collana "fuori serie regolare" di Dylan Dog e, probabilmente, con poco dispiacere.
Periodicità: semestrale
Alla ricerca della felicità
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Montanari & Grassani
Uno strano personaggio, probabilmente di origine orientale, ed il suo merlo nero si aggirano per le strade di Londra a vendere oggetti a poco prezzo a persone in balia dei propri desideri. Quando, in un verso o nell'altro, i desideri dei possessori di questi oggetti iniziano ad avverarsi le cose cambiano. Qualcuno ne rimane soddisfatto, qualcuno sconvolto, ma quello che più conta è che tra questi sognatori c'è anche Dylan Dog.
Una sceneggiatura semplice che mette in parallelo più vite di sognatori londinesi. Il tutto si basa su una specie di Safarà ambulante che offre oggetti che daranno un svolta alla vita di chi li riceve. Carina e scorrevole, risulta di piacevole lettura.
Kidnapping
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Montanari & Grassani
Un bambino, che è una porta tra il nostro mondo e quello dei demoni, viene rapito. Alla sua famiglia, che è tra le più ricche dell'Inghilterra, non viene richiesto alcun riscatto e, anzi, la notizia non viene resa pubblica. Solo una scaltra giornalista di un sito di pettegolezzi, guarda caso fidanzata dell'Old Boy, è a conoscenza della notizia e coinvolge il suo uomo nell'indagine.
I demoni sembrano essere reali, così come il rapimento, ma come fare a salvare la piccola vittima?
Forse la migliore storia del trittico. Un classico giallo con colpevoli e presunti colpevoli a darsi il cambio nelle diverse pagine. Scorrevole ed un po' splatter si lascia leggere senza troppi pensieri.
L’Eroe
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
Disegni: Montanari & Grassani
Una famosa attrice si affida a Dylan Dog per la sua protezione. Lo strano uomo che la perseguita sembra essere legato a delle morti e sparizioni di persone apparentemente senza collegamento tra loro.
La storia più debole del trittico. Mi spiace che sia scritta da Gualdoni, che tanto avevo stimato al suo debutto. Purtroppo lo sceneggiatore sembra essere in profonda carenza di idea. Si ispira senza ritegno alla serie televisive come Alphas ed alla mitologia dei supereroi ai fumetti degli X-Men della Marvel. Non butta dentro uno straccio di idea originale e fa passare la voglia di leggere. Si infila in un cul de sac narrativo senza via d'uscita e per salvarsi tira fuori un coniglio, morto, dal cilindro. Lasciatelo respirare o trovategli un lavoro vero.
Passiamo ora all'impianto grafico. Montanari & Grassani sono diventati, con questo Maxi, brutte copie di loro stessi. Dispiace vedere questa coppia di artisti essersi attorcigliata su se stessa e vedersi autocitare senza ritegno. Se i personaggi sono sempre nel loro stile persino loro, qui, mancano di dinamismo e contiguità con la realtà: se un mostro di tre metri afferra per le spalle una ragazza normale questa non rimarrà diritta come un fuso, quasi parallela la terreno.
Anche nelle architetture, soprattutto degli interni, mostrano carenze demoralizzante. Se le linee di prospettiva sembrano fare quello che vogliono loro, gli arredamenti non sono da meno. Capita spesso di vedere mensole sulle quali le fotografie si spostano senza spiegazione da un posto all'altro, tombini che cambiano dimensione, arredamenti stradali che vengono a mancare ed il tutto da una vignetta adiacente all'altra.
Il loro peggio lo danno quando tentano di dare il loro meglio. Si sa che il duo ha una visione tutta sua di Craven Road e del civico 7 in particolare. Il problema è che se hai una visione la devi mantenere coerente e costante: la ciminiera al di la del cortile della casa dell'Indagatore dell'Incubo non può cambiare posizione da una storia all'altra, i pali della luce non possono sparire tra una vignetta e l'altra.
La copertina è un classico rivisitato in stile Stano, con colori marci, ma tutto sommato piacevole.Ho trovato tutto parecchio deludente. Trovo che Montanari & Grassani abbiano, con questo albo, segnato una delle peggiori pagine della loro storica collaborazione. Trovo che abbiano mancato di rispetto al lettore. Il tutto su una albo nato, creato e dedicato per ospitare solo le loro storie. Il tutto al prezzo poco popolare di 6,20€.
Ancora uno, forse, e poi abbandonerò anche questa collana "fuori serie regolare" di Dylan Dog e, probabilmente, con poco dispiacere.
martedì 2 luglio 2013
Gunny
Eroe della guerra di Corea, veterano della guerra del Vietnam, il sergente Tom 'Gunny' Highway è un soldato dal carattere difficile. I suoi metodi spicci, la sua inosservanza delle regole in campo militare, la sua passione per l'alcool ne hanno fatto un reietto all'interno del corpo dei Marines. A furia di errori ed alcoolici non riesce a trovare una collocazione stabile per i suoi ultimi mesi di servizio prima del pensionamento. Nel sfortuna, una fortuna si abbatte su di lui. Un corpo di esploratori che necessita di un istruttore, dopo l'abbandono dell'ultimo, è proprio la sua ultima spiaggia nella caserma vicino alla sua residenza.
Purtroppo la catena di comando è gestita dal maggiore Powers, amante dei regolamenti, ma privo di esperienza sul campo di battaglia, e questo non fa bene allo spirito libero di Gunny.
Il plotone ai suoi ordini, per di più, è composto da scapestrati demotivati. Sarà suo compito instillare nelle loro vene lo spirito dei Marins e prepararli per sopravvivere in guerra.
Allo stesso tempo una battaglia coinvolge Gunny nella sua vita civile. Il ritorno a casa lo mette sulla stessa strada della sua ex-moglie Aggie con la quale cerca di rappacificarsi.
La prova del nove di tutti i suoi sforzi sarà lo sbarco del suo plotone sull'isola di Grenada. Una battaglia all'ultimo sangue per la sopravvivenza, anche agli ordini più ottusi.
1986. Clint Eastwood è dietro alla macchina da prese per questo piccolo capolavoro. La storia di un uomo sconfitto dalla sua indipendenza e dalle sue convinzioni che cerca riscatto attraverso gli stessi difetti che l'hanno affossato nella vita.
Al cinema americano le storie sui reduci di guerra piacciono molto. Piacciono ancora di più se chi le interpreta è un'icona famosa del loro star system. Gunny, però , va oltre a questo. Il carisma di Eastwood è quel qualcosa in più che rende questo film speciale per chiunque l'abbia visto.
Sceneggiatura e dialoghi sono, poi, qualcosa di geniale. Si parte dalla semplice concezione del campo di addestramento reclute ribelli e dalla storia d'amore non corrisposto, ma si arricchisce il tutto con trovate epocali. Partendo dal "cadenza" per la marcia del plotone, alla scelta della maglietta, passando per gli agguati con l'AK-47 del sergente ai suoi soldati, al Gunny che legge riviste femminili per cercare di non sbagliare nel fare la corte alla sua ex-moglie.
Il cast è ben assortito, anche se non comprende stelle di grosso calibro, ne attori che sfonderanno il muro dello star system negli anni successivi all'uscita della pellicola.
La faccia di Clint Eastwood vale da sola il film ed il suo mettersi in gioco in un film dai toni giusti rendono questa pellicola un cult indimenticabile ed indispensabile.
Titolo originale Heartbreak Ridge
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1986
Durata 130 min
Genere guerra
Regia Clint Eastwood
Soggetto Sceneggiatura James Carabatsos
Produttore Clint Eastwood
Produttore esecutivo Fritz Manes
Fotografia Jack N. Green
Montaggio Joel Cox
Effetti speciali Chuck Gaspar
Musiche Lennie Niehaus
Scenografia Edward C. Carfagno e Robert R. Benton
Costumi Darryl M. Athons
Trucco E. Thomas Case
Interpreti e personaggi
Clint Eastwood: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Marsha Mason: Aggie
Arlen Dean Snyder: Sergente magg. Choozoo
Everett McGill: Maggiore Malcolm A. Powers
Boyd Gaines: Tenente M.R. Ring
Moses Gunn: Sergente Webster
Mario Van Peebles: "Stitch" Jones
Vincent Irizarry: Caporale Fragetti
Ramón Franco: Soldato Aponte
Pete Koch: Soldato "Swede" Johansson
Tom Villard: Soldato Profile
Mike Gomez: Soldato Quinones
Rodney Hill: Soldato Collins
Eileen Heckart: Little Mary
Bo Svenson: Roy Jennings
Doppiatori italiani
Carlo Sabatini: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Lorenza Biella: Aggie
Dario Penne: Maggiore Malcolm A. Powers
Alvise Battain: Sergente Webster
Gianni Giuliano: "Stitch" Jones
Gemma Griarotti: Little Mary
Purtroppo la catena di comando è gestita dal maggiore Powers, amante dei regolamenti, ma privo di esperienza sul campo di battaglia, e questo non fa bene allo spirito libero di Gunny.
Il plotone ai suoi ordini, per di più, è composto da scapestrati demotivati. Sarà suo compito instillare nelle loro vene lo spirito dei Marins e prepararli per sopravvivere in guerra.
Allo stesso tempo una battaglia coinvolge Gunny nella sua vita civile. Il ritorno a casa lo mette sulla stessa strada della sua ex-moglie Aggie con la quale cerca di rappacificarsi.
La prova del nove di tutti i suoi sforzi sarà lo sbarco del suo plotone sull'isola di Grenada. Una battaglia all'ultimo sangue per la sopravvivenza, anche agli ordini più ottusi.
1986. Clint Eastwood è dietro alla macchina da prese per questo piccolo capolavoro. La storia di un uomo sconfitto dalla sua indipendenza e dalle sue convinzioni che cerca riscatto attraverso gli stessi difetti che l'hanno affossato nella vita.
Al cinema americano le storie sui reduci di guerra piacciono molto. Piacciono ancora di più se chi le interpreta è un'icona famosa del loro star system. Gunny, però , va oltre a questo. Il carisma di Eastwood è quel qualcosa in più che rende questo film speciale per chiunque l'abbia visto.
Sceneggiatura e dialoghi sono, poi, qualcosa di geniale. Si parte dalla semplice concezione del campo di addestramento reclute ribelli e dalla storia d'amore non corrisposto, ma si arricchisce il tutto con trovate epocali. Partendo dal "cadenza" per la marcia del plotone, alla scelta della maglietta, passando per gli agguati con l'AK-47 del sergente ai suoi soldati, al Gunny che legge riviste femminili per cercare di non sbagliare nel fare la corte alla sua ex-moglie.
Il cast è ben assortito, anche se non comprende stelle di grosso calibro, ne attori che sfonderanno il muro dello star system negli anni successivi all'uscita della pellicola.
La faccia di Clint Eastwood vale da sola il film ed il suo mettersi in gioco in un film dai toni giusti rendono questa pellicola un cult indimenticabile ed indispensabile.
Titolo originale Heartbreak Ridge
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1986
Durata 130 min
Genere guerra
Regia Clint Eastwood
Soggetto Sceneggiatura James Carabatsos
Produttore Clint Eastwood
Produttore esecutivo Fritz Manes
Fotografia Jack N. Green
Montaggio Joel Cox
Effetti speciali Chuck Gaspar
Musiche Lennie Niehaus
Scenografia Edward C. Carfagno e Robert R. Benton
Costumi Darryl M. Athons
Trucco E. Thomas Case
Interpreti e personaggi
Clint Eastwood: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Marsha Mason: Aggie
Arlen Dean Snyder: Sergente magg. Choozoo
Everett McGill: Maggiore Malcolm A. Powers
Boyd Gaines: Tenente M.R. Ring
Moses Gunn: Sergente Webster
Mario Van Peebles: "Stitch" Jones
Vincent Irizarry: Caporale Fragetti
Ramón Franco: Soldato Aponte
Pete Koch: Soldato "Swede" Johansson
Tom Villard: Soldato Profile
Mike Gomez: Soldato Quinones
Rodney Hill: Soldato Collins
Eileen Heckart: Little Mary
Bo Svenson: Roy Jennings
Doppiatori italiani
Carlo Sabatini: Sergente Tom 'Gunny' Highway
Lorenza Biella: Aggie
Dario Penne: Maggiore Malcolm A. Powers
Alvise Battain: Sergente Webster
Gianni Giuliano: "Stitch" Jones
Gemma Griarotti: Little Mary
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