martedì 22 maggio 2018

The Cloverfield Paradox

In un futuro non troppo lontano, la Terra ha grossi problemi energetici; i black out giornalieri sono innumerevoli, le code ai distributori di benzina interminabili. La vita moderna, come noi la conosciamo, sta incontrando enormi difficoltà. I tafferugli per un po' di energia in più stanno diventando sempre più frequenti. L'ultima speranza per l'umanità è la stazione spaziale intorno al pianeta sulla quale sono in corso i test per la produzione di energia infinita. Un gruppo internazionale di scienziati sta effettuando i tentativi per l'accensione del sistema, ma niente va per il verso giusto. Ad energia quasi finita, però, succede qualcosa: la Terra scompare. Gli scienziati sono soli nello spazio e strani avvenimenti stanno accadendo a bordo. La vita come noi la conosciamo sta subendo un minaccia insidiosa.

La produzione e la nascita  di The Cloverfield Paradox hanno una storia tortuosa. La sua genesi parte nel lontano 2012, giunge, con qualche cambio di cast al 2016 viene realizzato, per essere messo in naftalina dalla Paramount fino all'aprile 2018. Paramount che, nel frattempo, ha avuto pessime annate al botteghino e la nuova dirigenza ha deciso di meglio valutare le pellicole che andranno in sala. Per questo The Cloverfield Paradox non giunge nel circuito dei cinematografi, come era riuscito a fare 10 Cloverfield Lane, ma, per sua fortuna a parere mio, viene acquistato da Netflix. Il canale web per eccellenza lo pubblicizza, alla grande, con uno spot durante il Superbowl, avvisando i fan di J.J, Abrams che il film è on line proprio in quel momento e che, se vogliono, possono vederlo da subito.
Nella sfortuna, il film diretto da Julius Onah, riesce a raccogliere un paio di spinte positive. La prima è che l'uscita del film coincide con il decimo anniversario della comparsa sui grandi schermi del primo Cloverfield. La seconda è che Daniel Brühl è diventato un attore conosciuto a tanti e che la sua faccia può attirare spettatori in più.

Parlando, invece, del film.
Ci troviamo davanti ad un classico film di fantascienza che, difficilmente, vista la claustrofobica ambientazione riesce ad evitare i paragoni con Alien, la pellicola che ha esplorato, per prima, in modo intrigante, la dura vita nello spazio. I set sono realizzati con grande cura, gli effetti speciali che li popolano son calibrati e hanno lo scopo di creare l'atmosfera insieme agli elementi reali con i quali gli attori interagiscono. Effetti speciali che servono anche ad alleggerire l'atmosfera come nel caso di quel braccio lì.
Il cast è omogeneo. Il senso di omogeneo è che non è presente un attore che sfiguri di fronte agli altri. Gugu Mbatha-Raw è la nostra Beatrice in questo inferno spaziale ed è suo il compito di trasmettere il maggior numero di emozioni allo spettatore: porta a termine il suo compito in modo egregio. Daniel Brühl, data anche la faccia che lo relega, ancora, in certi ruoli, deve essere l'antipatico che persegue lo scopo, ma con scarsa capacità di rapportarsi con gli altri membri dell'equipaggio. Quasi un sintetico nella saga ideata da Ridley Scott. Gli altri si muovono introno a loro, ma interpretano personaggi predestinati. Predestina a creare empatia con lo spettatore ed a un percorso professionale che li porterà a una conclusione sofferta.
La trama. Seppure gli autori del soggetto tendono a voler nascondere le proprie mosse, uno spettatore esperto riesce a prevederne molte anche senza volerlo. Quel personaggio si è aggiunto per un certo motivo ed ha motivazioni diverse da quelle che vuol far intendere, lui non è così, ma ce lo dipingono ed altro ancora. Il film, sotto il suo aspetto di una semplice (che poi non è così semplice) produzione horror fantascientifica vuole far passare dei messaggi e, anche, teorie scientifiche di non semplice assimilazione. Quindi è ovvio che per il pubblico americano vi debbano essere passaggi semplici e lenti nei quali fargli capire cosa deve e cosa sta per succedere. Un pubblico europeo, invece, tende a focalizzare l'attenzione sul concetto complicato ed a far scorrere in sottofondo ciò che è narrativo e semplice. Questa condizione, a me, non ha creato grossi problemi, anche se certi avvenimenti si sono rivelati decisamente telefonati, con tanto di messaggio in segreteria telefonica.

The Cloverfield Paradox è un film semplice, ma riuscito, anche se richiama (nonostante sia stato prodotto prima) le atmosfere di Life. Aggiunge informazioni al fenomeno Cloverfield e contribuisce ad ampliarne la mitologia. Resta sempre il dubbio: Super8 è parte di tale universo?

Per gli appassionati di fantascienza, per gli appassionati di Abrams, per chi vuole vedere un buon film.

Titolo originale The Cloverfield Paradox 

Lingua originale inglese 
Paese di produzione Stati Uniti d'America 
Anno 2018 
Durata 102 min 
Genere fantascienza

Regia Julius Onah 

Soggetto Oren Uziel, Doug Jung 
Sceneggiatura Oren Uziel 
Produttore J. J. Abrams, Lindsey Weber 
Produttore esecutivo Tommy Harper, Robert J. Dohrmann, Jon Cohen, Bryan Burk, Drew Goddard, Matt Reeves 
Casa di produzione Paramount Pictures, Bad Robot Productions 
Distribuzione (Italia) Netflix 
Fotografia Dan Mindel 
Montaggio Alan Baumgarten, Matt Evans, Rebecca Valente 
Effetti speciali Russell Earl, Jason Snell 
Musiche Bear McCreary 
Scenografia Doug Meerdink 
Costumi Colleen Atwood 

Interpreti e personaggi

Gugu Mbatha-Raw: Ava Hamilton
Daniel Brühl: Ernst Schmidt
Elizabeth Debicki: Mina Jensen
Chris O'Dowd: Mundy
John Ortiz: Monk Acosta
David Oyelowo: Comandante Kiel
Zhang Ziyi: Tam
Aksel Hennie: Volkov
Roger Davies: Michael Hamilton
Donal Logue: Mark Stambler

Doppiatori originali

Simon Pegg: voce alla radio
Greg Grunberg: Joe

Doppiatori italiani

Gea Riva: Ava Hamilton
Massimo De Ambrosis: Ernst Schmidt
Barbara De Bortoli: Mina Jensen
Fabrizio Pucci: Mundy
Alessandro Messina: Monk Acosta
Alessandro Maria D'Errico: Comandante Kiel
Loris Loddi: Volkov
Stefano Crescentini: Michael Hamilton
Lorenzo Scattorin: Mark Stambler

lunedì 21 maggio 2018

Morgan Lost - Perché un assassino

Morgan Lost N° : 4 
Perché un assassino

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti 

Disegni: Marco Perugini 
Colori: Arancia Studio 
Copertina: Fabrizio De Tommaso 

Periodicità: mensile 
uscita: 21/03/2018 
Prezzo 3,50 

Il più pericoloso serial killer di Neo Heliopolis ha concesso un'intervista alla più intraprendente giornalista della rete. Ovviamente la sua mente perversa sta organizzando un piano per mettere a frutto l'occasione. I recessi dei suoi pensieri già vedono fiumi di sangue innocente scorrere dalla televisioni di migliaia di spettatori. Immancabili co-protagonisti della sua messa in scena dovranno essere Morgan Lost e la sua amata Pandora.

Chiaverotti mi fa venire il nervoso.
Non si può negare che l'idea di base sia interessante. L'utilizzo differente di alcune situazioni e di alcuni personaggi, rispetto alla serie originale fino a quando l'ho letta io, offre spunti di lettura che si erano un po' calcificati in passato. Riesce a mettere tanta carne al fuoco, portare avanti più trame parallelamente, ma non riesce ad essere incisivo quanto dovrebbe.

Non capisco, ancora, il modo in cui viene gestito il colore da Arancia Studio (in questo caso) e cosa voglia sottolineare, Se non vi fosse stato dato tanto peso, nei primi numeri della serie madre, forse, l'avrei visto come una curiosità, Vista, però, la sua, presunta, importanza narrativa, ogni volta che vedo quel rosso in contrasto con se stesso non posso che essere distratto dalla lettura.

martedì 15 maggio 2018

Dylan Dog - Nessuno è innocente

Dylan Dog N° : 380 
Nessuno è innocente

Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato 

Disegni: Franco Saudelli 
Copertina: Gigi Cavenago 

Periodicità: mensile 
uscita: 28/04/2018 
Prezzo: 3.50€

Dylan Dog è in galera, Bloch è accusato di favoreggiamento ed un'altra estesa lista di crimini. Carpenter è in ospedale dopo un incidente, sicuri che sia solo un incidente?, d'auto: cieco. Rania è infuriata con Dylan Dog, che tutte le prove indicano come colpevole sia del tentato omicidio di Carpenter che di quello di diversi testimoni che lo accusano. L'unico felice della situazione è il nuovo Ispettore Capo Grossman, che ha, da sempre, un conto in sospeso con Dylan Dog e Bloch.

Paola Barbato cerca di dare un senso ai discorsi di, quelli che sembrano, secoli fa con i quali Recchioni aveva presentato il suo corso del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Quello che imbastisce è un giallo che dovrebbe costruire un tassello della tanto sbandierata continuity. Riemergono personaggi dal passato, si modificano rapporti tra i protagonisti, si scoprono loro aspetti ancora non visti, vengono imbastite trame nascoste tra le pagine. La motivazione che spinge il colpevole a comportarsi nel modo che ha fatto sono, ad ora, un po' deboli; spero che siano basi gettate per essere approfondite. Per il resto, l'intrigo generato dalla fantasia della Barbato è interessante, coinvolgente ed, a tratti, suscita rabbia. Curioso quanti parenti interessanti abbia Jenckins.

Franco Saudelli di Latina è in sella in casa Bonelli da decenni, su Dylan Dog disegna dal 1996, ma era dal 2012 che non si vedeva sulle pagine dell'Indagatore dell'Incubo. Ha vissuto l'epoca Sclavi (per il quale ha disegnato quattro storie) ed ha visto praticamente tutti i curatori dall'inizio a Recchioni. Il tratto è classico. Ricorda, con le dovute distinzioni, i tratti di Piccatto, Montanari&Grassani ed altri che hanno indicato una via. E' stato piacevole rivederlo alle matite dopo tanto tempo.

lunedì 14 maggio 2018

Dragonero Adventures - Tre giovani eroi

Dragonero Adventures N° : 1 
Tre giovani eroi

Soggetto e Sceneggiatura: Luca Enoch 

Disegni: Riccardo Crosa 
Colori: Paolo Francescutto 

Copertina: Riccardo Crosa, colori Paolo Francescutto 

Periodicità: mensile 
Prezzo: 3,50€

Ian e Myrva sono due fratelli scavezzacollo che vivono in un mondo dove la magia reale, come i draghi, i troll e gli orchi. Amano le avventure, vivono storie fantastiche nella loro tenuta, fino al giorno in cui un oggetto misterioso viene ritrovato nel bosco vicino a casa loro. In compagnia del loro amico orco Gmor, decidono di indagare e si ritrovano, incoscienti entusiasti, a viaggiare, attraverso portali magici, in luoghi indicibilmente lontani tra loro.

Premessa: non ho mai letto l'originale di Dragonero. Quando era uscito seguivo troppe serie e sia i fondi che lo spazio in casa iniziavano a scarseggiare. Ovviamente nel tempo me ne sono pentito, visto che in tanti ne hanno parlato così bene. Avevo lasciato passare, per evitare un ritorno di fiamma, anche questo Dragonero Adventures dedicato ai regazzini da mamma Bonelli. Uscito nel novembre del 2017 ha, però, fatto capolino tra le mie cose da leggere qualche settimana fa questo numero uno. In effetti era l'unico delle serie per regazzini che mancava all'appello in questo blog. Dopo la delusione di 4Hoods e la curiosità di Creepy Past, mi chiedevo cosa potesse essere questo Dragonero Adventures. Così eccoci qui.

Partiamo dall'impatto grafico. I disegni di Riccardo Crosa sono veramente dettagliati e curati, la sua impostazione delle tavole offre dinamicità e sfrutta soluzioni narrative interessanti. Devo, però, abituare l'occhio a vedere protagonisti di statura così piccola e dai lineamenti imberbi. Se per la giovane protagonista, Myrva, è un'operazione più facile, per Ian e Gmor è più difficile. I loro ruoli richiamano una aspetto meno delicato, ma credo che questa sensazione sia dovuta alla scarsa, mia, confidenza con i fumetti per ragazzi italiani. Fosse stato lo stesso soggetto in un manga, probabilmente, avrei accettato ciascun protagonista senza problemi.
I colori di Paolo Francescutto sono spettacolari. Il lettore viene attratto dalla copertina, con un drago indispettito di cui all'interno dell'albo non vi è traccia, ma l'opera mastodontica è tra le pagine dell'albo. I colori luminosi mettono in risalto i disegni che vanno a riempire e trasmettono allegria anche nelle situazioni più difficili.

Enoch è sempre un grande. Però. Ok, è un fumetto per regazzini, ma il passaggio tra i tre ed il mago talpa? Personalmente l'ho trovato un po' troppo spicciativo. Una mezza pagina di dubbi da parte di un protagonista ci sarebbe stata bene e, poi, via verso l'avventura. Ecco, un paio di punti in maggior coerenza con la realtà le avrei apprezzate di più.

Dragonero Adventures rende assolutamente inutile 4Hoods. Intrigante e divertente, forse io ne sono fuori target, offre una lettura coinvolgente. Se avete un regazzino dalle vostra parti potrebbe essere una lettura di suo interesse. Tentar non nuoce.

venerdì 11 maggio 2018

Creepy Past - Nascosto nel buio

Creepy Past  N° : 1 
Nascosto nel buio

Soggetto e Sceneggiatura: Bruno Enna e Giovanni Di Gregorio 

Disegni: Giovanni Rigano 

Colori: Alessandra Dottori 

Copertina: Giovanni Rigano 

Periodicità: mensile 
uscita: 10/05/2018 

€ 3,50 

Creepy Past è "l'altra" pubblicazione ggiovane di Sergio Bonelli Editore. Quella che aveva venduto un numero Zero praticamente inutile a 2€ qualche tempo fa.
All'epoca la presentazione di questa collana mi aveva, decisamente, mal disposto, sia per il prezzo dell'albo che per il materiale fornito. Materiale che ritroviamo anche in questo primo numero. La storia in cui siamo coinvolti si snoda proprio da quelle prime pagine viste per portare il lettore, giovane o meno, nel mondo di Enna e Di Gregorio. Ma dove stiamo andando? La sensazione "Monster Allergy" continua a permanere dentro di me, ma non è l'unica. Ho trovato spunti tratti da diverse fonti, fumettistiche o meno, ma la più mastodontica (da GIG) citazione è quella da uno dei capolavori del Maestro giapponese dei manga Nagai Go. Il suo Devilman è il chiaro spunto dal quale derivano i tormenti di uno dei protagonisti. Se gestito con perizia ed in modo originale questo punto di partenza può riservare piacevoli sorprese.
 
I protagonisti. Ovviamente, essendo una serie di paure per regazzetti, è incentrata su regazzetti con problemi che incontrano regazzetti con problemi, in un posto pieno di regazzetti, controllato da... sbagliato, adulti. Il punto di partenza è la Fondazione REM, manco a dirlo per scherzo, dove si studiano i problemi legati ai sogni, attraverso tecnologie modernissime. Qui, Qiro, il nostro protagonista, portato contro voglia, condivide la stanza con un compagno enorme e pasticcione e si imbatte in Ester, bugiarda e bella. Lui e la ragazza inizieranno, in qualche modo, ad indagare insieme sulla scomparsa di Alina, catturata da un essere pericoloso, dalle lunghe braccia pallide e dalle mani fornite di artigli (che, onestamente, ricorda fin troppo il Jack Skeleton pensato da Tim Burton).

Com'è questa prima avventura? Decisamente ben scritta dal duo che ha ideato la serie e con un disegno che a tratti ho adorato ed altri odiato di Giovanni Rigano (ideatore della parte grafica). La storia funziona, ha buoni ritmi, qualche, giusta banalità, visto il pubblico a cui è dedicata e nelle parti in cui decide di mettere paura od instillare dei dubbi lo fa. I disegni, come dicevo, ci offrono dettagliatissimi sfondi, un ricchezza di particolari estrema ed ammirevole, ma li ho trovati altalenanti sui personaggi. Rigano si concentra molto sulla presa di Ester nell'immaginario dei regazzini, così come per Norma, il suo opposto. Poco originale, invece, ho trovato le caratterizzazioni del Professor Iker, sia come atteggiamenti che come disegni e caratterizzazione. Libbie è probabile che ci riserverà delle sorprese. Qiro spero che ci riservi delle sorprese. Per ora l'ho trovato banale, un dejà vù.

Ad agosto uscirà un Dylan Dog Color Fest/Creepy Past. Fino ad allora resterò sintonizzato. Decisamente una buona lettura.

martedì 8 maggio 2018

Dylan Dog Magazine 2018

Dylan Dog Magazine N° : 4 
Dylan Dog Magazine 2018

Periodicità: annuale 
uscita: 23/03/2018 
Prezzo 6.9€

Copertina: Bruno Brindisi 

Il luogo oscuro
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Giulio Camagni

La tranquillità di Wickedford, la cittadina fuori Londra nella quale si è ritirato a vivere l'ex ispettore Bloch dopo la pensione,è scossa dall'arrivo di tredici profughi. I rifugiati vengono ospitati  in una scuola, ma il loro arrivo non manca di sollevare discussioni nella comunità. Discussioni che coinvolgeranno Bloch, la sua amata Penelope ed l'Old Boy di passaggio. Discussioni che non si fermeranno alle parole, ma che, presto, giungeranno al lancio di sassi, alle torce ed i forconi. Sopratutto quando una strana forma di cecità inizierà ad affliggere molti di quelli che sono entrati in contatto con i migranti.

I disegni di Camagni continuano ad essere un no. Non mi convincono, non mi piace la sua gestione dei neri, non mi piace l'effetto carboncino, non mi piacciono le sue linee tremolanti.

La storia di Ostini... Boh, sì, racconta quello che deve raccontare. Vuol essere una storia di denuncia e riflessione, viene infarcita di luoghi comuni e comportamenti banali, viene arricchita da effetti paranormali, condita con una morte importante (senza che ne vengano gestite le conseguenze). Cerca di sensibilizzare il lettore a tematiche sociali, ho paura che non raggiunga il suo scopo.

L’assenza
Soggetto e sceneggiatura: Alberto Ostini
Disegni: Paolo Bacilieri

Legata alla storia precedente questa, breve, vicenda senza parole (quasi) è incentrata sulla necessità elaborare un lutto per poter continuare la propria vita.

La storia di Ostini, sempre lui, spinge sulle leve dell'assenza, ma non sembra trasmettere il sentimento necessario per entrare in empatia con il protagonista.

I disegni di Bacilieri continuano ad essere un no. Trovo irritante il suo tratteggio, la sua necessità di mettere lineette ovunque, i suoi bordi spessi, la sua fisionomia esasperata. Avanzava un po' di arancio a Chiaverotti ed eccolo lì a riempie le pagine di questa storia.

Prendendo in considerazione il reparto storie, questo Magazine inizia ad essere un po' deludente. Andando a ravanare tra i servizi di approfondimento la sensazione non cambia.
Si parla, come sempre, di film, fumetti, libri e giochi che hanno segnato l'orrore dell'anno appena trascorso. Qualche suggerimento viene offerto, ma, rispetto alla mole di parole scritte, viene presto disperso e dimenticato. Tra gli horror files fanno la comparsa la piaga zombie, le Vecchie Bastarde e gli squali. Gran parte di ogni sezione viene riempita di foto ed illustrazioni, le cui didascalie sono messe spesso in modo caotico, e la parte scritta risulta essere abbastanza confusionaria.

Per un albo che esce una volta all'anno mi sarei aspettato qualcosa di più. Anche perchè per il prezzo richiesto almeno anche la storia dovrebbe essere a colori.

giovedì 3 maggio 2018

Mercurio Loi - L'uomo orizzontale

Mercurio Loi N° 10 
L'uomo orizzontale

Soggetto e Sceneggiatura: Alessandro Bilotta 

Disegni: Francesco Cattani 
Colori: Andrea Meloni 
Copertina: Manuele Fior 

Periodicità: bimestrale 
uscita: 22/03/2018 
Prezzo 4,90 

Mercurio Loi è sdraiato sul suo divano. Per l'esasperazione di Ottone sono giorni che non si muove da lì. La sua curiosità sembra riposta solo nello scoprire ciò che può essere fatto da quella nuova posizione. Non sembra avere interesse nello scendere neanche quando viene a sapere del movimento degli Inerti: persone che decidono di non agire, all'improvviso, causando disagi alla comunità romana. Sembrano essere in tanti e pericolosi per ciò che causano, perciò il Papa decide di metterli a morte immediata non appena scoperti,

Si era capito che variare, in peggio, la frequenza delle uscite di mensile di casa Bonelli avrebbe causato rimpianti nei lettori. Come mi è parso d'aver scritto qualche numero fa, la vera forza di questo personaggio è la curiosità del suo autore. Nel gettare le basi dei soggetti delle sue storie riesce sempre a partire da un punto di vista nuovo, sostenendolo nella sua prefazione. Già con quelle righe di scritto, senza disegni, riesce a mettere in moto la curiosità del lettore. Curiosità che trova sfogo nelle novantasei pagine seguenti.
Come gli altri albi di Mercurio Loi che lo hanno preceduto, il numero dieci sorprende fino all'ultima pagina, giocando a carte coperte fino al finale rivelatore.

Più debole, a mio gusto, rispetto ad altri sotto il profilo grafico, questo Uomo orizzontale mi appare troppo, ironia della sorte, statico nella sua messa in opera. A risentire maggiormente di questa caratteristica son i capelli di Duilio che paiono un covone di fieno sulla testa del ragazzo.

La colorazione di Andrea Meloni mi è parsa eccessivamente satura. Avevo paura che le pagine iniziassero ad irrorare di colore gli ambienti in cui mi sono cimentato nella lettura.

Speriamo che il progetto di Bilotta venga sostenuto dalla casa editrice milanese lasciandogli a disposizioni i talenti con i quali ha collaborato fino ad adesso.