Gli alieni hanno invaso gli esseri umani, anziché il pianeta Terra. Invece di combattere una guerra che avrebbe portato alla distruzione del pianeta, alla diminuzione della popolazione indigena ed ad un deterioramento delle condizioni di vita le Anime hanno deciso di innestarsi nel corpo degli umani. Un'iniezione, un taglio alla base del collo e l'Anima viene innestata nell'ospite, del quale sopprimerà la personalità ed i ricordi della vita trascorsa.
Da quando le Anime hanno invaso la popolazione i crimini sono calati, il pianeta è più sicuro e pacifico, meno inquinato e meglio vivibile. Tutto questo, però, ha un costo l'annientamento della razza umana. I pochi esseri umani che ancora possono definirsi tali sono costretti a nascondersi come topi, a vivere rintanati, a muoversi di notte, a rubare per mangiare ed a stare attenti a non essere catturati per essere sottoposti alla conversione.
Tra questi fuggiaschi ci sono Melanie e suo fratello Jamie. Purtroppo, una sera, Melanie per sfuggire alla cattura da parte degli umani trasformati si lancia da un palazzo e quasi muore. Solo la medicina superiore delle Anime e l'impianto di una di esse nel suo corpo la riporta in vita. La fusione tra la nuova ospite, chiamata Viandante, ed il nuovo corpo non avviene perfettamente e la coscienza di Melanie sopravvive. Inizia così un dialogo silenzioso tra le due menti presenti nelle stesso corpo. Melanie si rivela forte e battagliera e riesce a convincere Viandante a raggiungere il nascondiglio di suo zio Jeb, in mezzo al deserto, per riabbracciare suo fratello. Qui Viandante, che verrà ribattezzata Wanda da Jeb, scopre che l'umanità non è poi così male ed inizia ad integrarsi con l'ostile comunità che la tiene prigioniera.
La fuga di Viandante non è passata inosservata. Sulle sue tracce si mette la Cercatrice. La donna non vuole lasciarsi sfuggire Viandante perché sospetta che la fusione in lei non sia avvenuta correttamente e spera che questa situazione la possa portare a qualche sacca di resistenza umana da catturare e convertire.
Melanie, intanto, riesce a migliorare la sua condizione di prigioniera godendo della fiducia di Jeb e Jamie, ma non del suo ragazzo Jared, ed inizia a flirtare con Ian, nonostante lui abbia tentato di ucciderla.
Solo quando la situazione si farà veramente critica i veri sentimenti e schieramenti verranno mostrati alla luce del giorno.
William Hurt, ormai a secco di ruoli importanti, e Diane Kruger sono i due volti famosi che si prestano a questa pagliacciata.
Saoirse Ronan (Amabili Resti di Peter Jackson) è colei che ha deciso di giocarsi la carriera parlando con se stessa per due ore, dando credito alla coppia Niccol/Meyer.
Il resto è fuffa, anche se il volto di qualche caratterista noto di Hollywood che rende la medicina meno amara.
Prendete L'invasione degli ultracorpi, metteteci un po' di The Village, aggiungere la saga di Twilight mettete tutto nel frullatore. Assaggiate. Buttate nel cesso la parte buona e tenete il resto. Avrete The Host.
Un film finto fantascientifico, infarcito di sopratrame sentimentali di un triangolo a quattro, con dialoghi scadenti e battute scontate che porterà, involontariamente, all'ilarità il pubblico in sala.
I motivi della trasposizione cinematografica di questa boiata sono evidenti. Stephenie Meyer scrive un nuovo libro, dopo i diversi Twilight, ed è obbligo metterlo in scena. Si prende in regista sessantenne, che oltre a S1m0ne e In Time non diretto nient'altro di minimamente rimarchevole, gli si affida anche la sceneggiatura per rimediare all'incapacità dell'autrice originale e si spera di spennare, ancora un po', i teenager appassionati di vampiri e gatte morte.
Un mondo perfetto in cui tutto è cromato e lucido, i vesti sono bianchi e gli occhi azzurri è l'ambientazione scelta per la pellicola. Peccato che durante la produzione si siano accorti di quanto fosse difficile mantenere questo standard ed abbiano optato per girare 6/8 del film in grotte buie e sporche, con uomini e donne poco lavate, tanto da ricordare i fasti de La casa nella prateria.
Di racconti di fantascienza buoni ce ne sono a centinaia, di scrittori meno pagati, ma di sicura presa sugli appassionati. Peccato che quello che conta di più al giorno d'oggi non sia di far volare la fantasia degli spettatori, ma gli incassi ed i profitti delle case di produzione.
Un film inutile. Tutto già visto e tutto realizzato meglio in epoche non sospette. Un'inutile macchina della quale la cinematografia avrebbe potuto fare a meno. Né carne né pesce, solo una boiata utile per andare al cinema e riderne in sala con gli amici. D'altronde "il sanguinaccio anemico non esiste mica" come dice il poeta.
Titolo originale The Host
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 2013
Durata 125 min
Genere fantascienza
Regia Andrew Niccol
Soggetto Stephenie Meyer
Sceneggiatura Andrew Niccol
Produttore Stephenie Meyer, Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz, Nick Wechsler, Roger Schwartz, Jamie Audia, Lizzy Bradford
Produttore esecutivo Ray Angelic, Claudia Bluemhuber, Marc Butan, Bill Johnson, John Brooks Klingenbeck, Jim Seibel
Fotografia Roberto Schaefer
Montaggio Thomas J. Nordberg
Scenografia Andy Nicholson
Interpreti e personaggi
Saoirse Ronan: Melanie Stryder/Viandante
Emily Browning: Wanda
Jake Abel: Ian O'Shea
Max Irons: Jared Howe
Diane Kruger: Terra, la cercatrice
Chandler Canterbury: Jamie Stryde
Boyd Holbrook: Kyle O'Shea
Frances Fisher: Maggie Stryder
Marcus Lyle Brown: guaritore Fords
Scott Lawrence: Doc
Lee Hardee: Aaron
Mustafa Harris: Brandt
William Hurt: Jeb Stryder
Stephen Rider: cercatore Reed
Doppiatori italiani
Erica Necci: Melanie Stryder/Viandante
Daniele Raffaeli: Ian O'Shea
Gianfranco Miranda: Jared Howe
Roberta Pellini: Terra, la cercatrice
Ruggero Valli: Jamie Stryde
Edoardo Stoppacciaro: Kyle O'Shea
Stefania Romagnoli: Maggie Stryder
Roberto Certomà: guaritore Fords
Pierluigi Astore: Doc
Massimo Aresu: Aaron
Andrea Lopez: Brandt
Carlo Valli: Jeb Stryder
Andrea Lavagnino: cercatore Reed
martedì 23 aprile 2013
lunedì 22 aprile 2013
Brendon - L'ultimo eroe
Brendon n. 90, bimestrale
L'ultimo degli eroi
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Giovanni Talami
Copertina: Massimo Rotundo
Adam, cavaliere di ventura, è stanco di essere pagato poche regine per salvare gatti, ritrovare bambini scomparsi e cavalli rubati. Vuole fare il salto di qualità, confrontarsi con nemici seri per obiettivi più alti. L'idea di come dare una svolta alla sua vita gli viene quando, in un mercato, trova un fumetto del vecchio mondo. Tra le sue mani capita un albo di supereroi dove un uomo mascherato, suo omonimo, combatte un avversario possente degno di lui. Adam indosserà una maschera ed andrà in cerca di un nemico da abbattere.
Allo stesso tempo la giovane Breeze si attacca alla sella di Brendon per cercare di diventare, anche lei, cavaliere di ventura, imparando dal migliore. I diciotto anni della ragazza sono pochi per Brendon, che non ne vuole sapere, ma l'insistenza e la storia passata della ragazza convincono il suo cuore dubbioso ad insegnarle l'arte della ventura.
Quando le strade dei tre avventurieri si incroceranno, scoprendo storie passate dolorose e misteri spiacevoli, scoppieranno le scintille.
Altri elementi che Chiaverotti inserisce nella trama sono un vecchio sciamano, un mercante furbo ed un collegamento con i giorni nostri. Un albo il cui soggetto tende a prendere spunto dalle notizie apparse qualche mese fa sui quotidiani. Ormai è all'ordine del giorno leggere di cittadini comuni che indossano un costume di un supereroe famoso o ne creano da zero, per pattugliare le vie delle loro città e portare l'ordine dove le forze di polizia non riescono. Qui, Chiaverotti, ci propone la stessa idea, ma 150 anni nel futuro. Un uomo che non si sente realizzato tenta di riscattarsi con una maschera sul viso. Ben costruita, la storia è scorrevole, anche se certi colpi di scena sono talmente inaspettati da sviare il lettore per gran parte dell'albo.
Giovanni Talami io non me lo ricordo in altri albi Bonelli, sicuramente è una pecca mia. Comunque, il suo stile ben si adatta all'atmosfera necessaria per affrontare le vicende del cavaliere di ventura. I personaggi sono ben delineati ed hanno una caratterizzazione propria che viene mantenuta costante per tutta l'avventura.
Rotundo, per la copertina di questo numero, ci offre la riproduzione di una copertina di un albo a fumetti, stile americano, che ne ha passate di tutti i colori. Al momento non me la sono ancora studiata bene, ma non vorrei che nascondesse qualche citazione da qualche classico.
Un albo gradevole e scorrevole. Grazie alla citazione del mondo supereroistico è un albo trasversale che potrà portare nuovi lettori alla creatura di Chiaverotti. Teniamo presente però che il livello qualitativo delle storie, solitamente, è superiore pur, come detto, essendo questo un buon albo ed una storia intrigante.
Insomma, nonostante le vendite non esplosive e la sua vocazione commerciale, Brendon resta uno dei fumetti, intesi come serie con cadenza regolare frequente, un po' più d'autore di casa Bonelli.
L'ultimo degli eroi
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Giovanni Talami
Copertina: Massimo Rotundo
Adam, cavaliere di ventura, è stanco di essere pagato poche regine per salvare gatti, ritrovare bambini scomparsi e cavalli rubati. Vuole fare il salto di qualità, confrontarsi con nemici seri per obiettivi più alti. L'idea di come dare una svolta alla sua vita gli viene quando, in un mercato, trova un fumetto del vecchio mondo. Tra le sue mani capita un albo di supereroi dove un uomo mascherato, suo omonimo, combatte un avversario possente degno di lui. Adam indosserà una maschera ed andrà in cerca di un nemico da abbattere.
Allo stesso tempo la giovane Breeze si attacca alla sella di Brendon per cercare di diventare, anche lei, cavaliere di ventura, imparando dal migliore. I diciotto anni della ragazza sono pochi per Brendon, che non ne vuole sapere, ma l'insistenza e la storia passata della ragazza convincono il suo cuore dubbioso ad insegnarle l'arte della ventura.
Quando le strade dei tre avventurieri si incroceranno, scoprendo storie passate dolorose e misteri spiacevoli, scoppieranno le scintille.
Altri elementi che Chiaverotti inserisce nella trama sono un vecchio sciamano, un mercante furbo ed un collegamento con i giorni nostri. Un albo il cui soggetto tende a prendere spunto dalle notizie apparse qualche mese fa sui quotidiani. Ormai è all'ordine del giorno leggere di cittadini comuni che indossano un costume di un supereroe famoso o ne creano da zero, per pattugliare le vie delle loro città e portare l'ordine dove le forze di polizia non riescono. Qui, Chiaverotti, ci propone la stessa idea, ma 150 anni nel futuro. Un uomo che non si sente realizzato tenta di riscattarsi con una maschera sul viso. Ben costruita, la storia è scorrevole, anche se certi colpi di scena sono talmente inaspettati da sviare il lettore per gran parte dell'albo.
Giovanni Talami io non me lo ricordo in altri albi Bonelli, sicuramente è una pecca mia. Comunque, il suo stile ben si adatta all'atmosfera necessaria per affrontare le vicende del cavaliere di ventura. I personaggi sono ben delineati ed hanno una caratterizzazione propria che viene mantenuta costante per tutta l'avventura.
Rotundo, per la copertina di questo numero, ci offre la riproduzione di una copertina di un albo a fumetti, stile americano, che ne ha passate di tutti i colori. Al momento non me la sono ancora studiata bene, ma non vorrei che nascondesse qualche citazione da qualche classico.
Un albo gradevole e scorrevole. Grazie alla citazione del mondo supereroistico è un albo trasversale che potrà portare nuovi lettori alla creatura di Chiaverotti. Teniamo presente però che il livello qualitativo delle storie, solitamente, è superiore pur, come detto, essendo questo un buon albo ed una storia intrigante.
Insomma, nonostante le vendite non esplosive e la sua vocazione commerciale, Brendon resta uno dei fumetti, intesi come serie con cadenza regolare frequente, un po' più d'autore di casa Bonelli.
giovedì 18 aprile 2013
He-Man and the Masters of the Universe
Da qualche mese negli Stati Uniti la DC Comics sta imboccando una strada coraggiosa: riproporre i fumetti ispirati a dei famosi giocattoli degli anni '80 del secolo scorso.
Per chi è della mia generazione urlare nel cortile della scuola"Per il potere di Garyskull!!!" era cosa normale ed era tutto merito dei cartoni animati della serie Masters of the Universe. Quasi in contemporanea i negozi di giocattoli vennero invasi da pupazzi, adesso si chiamerebbero action figures, raffiguranti gli eroi del cartone. He-Man, Skeletor, Man at arms, Sorceress, Teela, Beast Man, invadevano così anche le camerette di bambini festanti. Quello che non ebbe mai successo fu il fumetto. Pochi numeri, rispetto ai fumetti americani storici come Superman e Batman, e la testata chiuse.
Recentemente un revival ha portato una miniserie in albi ispirata al mondo di He-Man che ha deluso i fan, il tutto in seguito ad una fallimentare nuova serie tv.
La nuova serie a fumetti sarebbe dovuta uscire ad Aprile anche in Italia per RWLion, ma per questioni di diritti stranamente ripartiti, non ne vedremo l'ombra fino a data da destinarsi. Speriamo, che almeno negli States, sopravviva almeno da portare a termine un arco narrativo decente, in modo da mantenere vivo il lumicino di averla primo o poi tra le mani anche noi. Sicuro non vedremo copertine Variant, ma sapremmo accontentarci. L'ultima sarebbe stata identica a quella italiana.
Etichette:
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Rw Lion
martedì 16 aprile 2013
Abart - Giorni di magia, notti di guerra
Candy Quackenbush è ormai da diverse settimana ad Abarat e ne ha viste di meraviglie, ma la sua vita è costantemente in pericolo. Chirstopher Carogna, e sua nonna Mater Motley, la vogliono morta a tutti i costi. Il Signore della Mezzanotte ha, infatti, sguinzagliato sulle tracce della ragazzina venuta dall'Altromondo i suoi terribili sicari, tra i quali l'Uomo Incrociato.
Per sfuggire alle loro minacce di morte, la ragazzina, è costretta a perdere di vista il suo secondo amico nel muovo mondo: Malingo. La separazione sarà da un lato triste, ma dall'altro le sarà utile per crescere e conoscere meglio se stessa ed il mistero che è in lei.
Vengono scoperti i segreti che nasconde il Sire della Mezzanotte e si terrà una caccia senza quartiere alla ragazzina dagli occhi di colore diverso. Caccia che porterà il Mare d'Izabella a ritornare nel Minnesota ed a riversarsi su Pollipoli. E' qui che avrà luogo il confronto finale tra Candy e Carogna e l'esito sarà sorprendente.
Prosegue la saga in 5 libri scritti dal terrorifico Clive Barker sulle avventure di una giovane ragazzina in un mondo di meraviglie. Le Ore di Abarat vengono approfondite e qualche retroscena, per chi avesse avuto dei dubbi, rivelato. Si incontrano nuovi personaggi, che vanno ad aggiungersi nella schiera dei buoni, e sparisce qualche altro dallo schieramento dei cattivi.
La piccola Candy del primo libro qui cresce ed, anche se non ancora convinta dei suoi mezzi, ma volenterosa di tornare a casa dalla mamma ed i fratelli, inizia a capire che in lei c'è di più di quanto creda.
Il libro è ben scritto e fruibile, anche la parte centrale risulta essere troppo prolissa seppur ricca di avventure. L'autore ci mette a conoscenza di retroscena che saranno utili nella costruzione futura della storia di Abarat, ma allo stesso tempo ci spiazza con colpi di scena che entrano in scivolata sulle caviglie del lettore.
Con il difetto, che ormai ritengo classico di Barker, l'autore tende ad infarcire la storia, che potrebbe essere lineare, con eventi, prolissi, che poco portano all'evoluzione dei personaggi e che paiono essere utili, solo, per l'infoltimento della mitologia di Abarat per una, eventuale, trasposizione cinematografica.
Un salto di qualità lo fa la descrizione dei personaggi. Per nessuno si riesce a provare un affetto particolare, Candy provoca addirittura irritazione con certi suoi comportamenti, ma il sentimento opposto viene suscitato, volontariamente, senza sforzo. Ne è l'esempio il padre della transfuga tra i due mondi: Clive riesce a provocare nel lettore una tale irritazione che verrebbe voglia di saltare nel libro e riempire il personaggio di mazzate.
Un buon libro di transizione. Preparativo al terzo volume (di cinque) dove ci si aspetta l'inizio del crescendo narrativo fantastico.
Titolo Originale Days of Magic, Nights of War
Scrittore Clive Barker
Illustrator Clive Barker
Cover artist Clive Barker
Country United States/United Kingdom
Language English
Series The Books of Abarat
Genre Fantasy
Publisher Harper-Collins
Publication date October 2004
Media type Hardcover
Pages 512
ISBN 978-0-06-029170-9
OCLC Number 54205854
Dewey Decimal [Fic] 22
LC Classification PZ7.B25046 Day 2004
Preceded by Abarat
Followed by Absolute Midnight
Per sfuggire alle loro minacce di morte, la ragazzina, è costretta a perdere di vista il suo secondo amico nel muovo mondo: Malingo. La separazione sarà da un lato triste, ma dall'altro le sarà utile per crescere e conoscere meglio se stessa ed il mistero che è in lei.
Vengono scoperti i segreti che nasconde il Sire della Mezzanotte e si terrà una caccia senza quartiere alla ragazzina dagli occhi di colore diverso. Caccia che porterà il Mare d'Izabella a ritornare nel Minnesota ed a riversarsi su Pollipoli. E' qui che avrà luogo il confronto finale tra Candy e Carogna e l'esito sarà sorprendente.
Prosegue la saga in 5 libri scritti dal terrorifico Clive Barker sulle avventure di una giovane ragazzina in un mondo di meraviglie. Le Ore di Abarat vengono approfondite e qualche retroscena, per chi avesse avuto dei dubbi, rivelato. Si incontrano nuovi personaggi, che vanno ad aggiungersi nella schiera dei buoni, e sparisce qualche altro dallo schieramento dei cattivi.
La piccola Candy del primo libro qui cresce ed, anche se non ancora convinta dei suoi mezzi, ma volenterosa di tornare a casa dalla mamma ed i fratelli, inizia a capire che in lei c'è di più di quanto creda.
Il libro è ben scritto e fruibile, anche la parte centrale risulta essere troppo prolissa seppur ricca di avventure. L'autore ci mette a conoscenza di retroscena che saranno utili nella costruzione futura della storia di Abarat, ma allo stesso tempo ci spiazza con colpi di scena che entrano in scivolata sulle caviglie del lettore.
Con il difetto, che ormai ritengo classico di Barker, l'autore tende ad infarcire la storia, che potrebbe essere lineare, con eventi, prolissi, che poco portano all'evoluzione dei personaggi e che paiono essere utili, solo, per l'infoltimento della mitologia di Abarat per una, eventuale, trasposizione cinematografica.
Un salto di qualità lo fa la descrizione dei personaggi. Per nessuno si riesce a provare un affetto particolare, Candy provoca addirittura irritazione con certi suoi comportamenti, ma il sentimento opposto viene suscitato, volontariamente, senza sforzo. Ne è l'esempio il padre della transfuga tra i due mondi: Clive riesce a provocare nel lettore una tale irritazione che verrebbe voglia di saltare nel libro e riempire il personaggio di mazzate.
Un buon libro di transizione. Preparativo al terzo volume (di cinque) dove ci si aspetta l'inizio del crescendo narrativo fantastico.
Titolo Originale Days of Magic, Nights of War
Scrittore Clive Barker
Illustrator Clive Barker
Cover artist Clive Barker
Country United States/United Kingdom
Language English
Series The Books of Abarat
Genre Fantasy
Publisher Harper-Collins
Publication date October 2004
Media type Hardcover
Pages 512
ISBN 978-0-06-029170-9
OCLC Number 54205854
Dewey Decimal [Fic] 22
LC Classification PZ7.B25046 Day 2004
Preceded by Abarat
Followed by Absolute Midnight
lunedì 15 aprile 2013
Abarat
Candy Quackenbush è una ragazzina sveglia in una famiglia problematica in un paesino di provincia del Minnesota. Pollipoli è dove vive e, come dice il nome, la sua economia è basata sulla salute della "fabbrica di polli" alle porte della città. Candy, però, ha una grande fantasia che inizia a sbizzarrirsi del tutto dopo che lei è entrata in contatto un uno strano sestante appartenuto al fondatore della città. Una fantasia così forte ed un senso della libertà così impetuoso sgorgano in lei, tanto da farla fuggire da scuola e correre e correre a più non posso oltre i confini della città.
La sua fuga, apparentemente senza meta, la porta fino ad un faro che si erge nel nulla a centinaia di chilometri dal mare. Qui incontra due strane creature che lottano tra loro per il possesso di un misterioso oggetto. Tra i due John Dispetto è quello che si prende cura di lei e la invita a lanciare l'incantesimo che gli permetterà di tornare a casa. Incredula Candy riesce nell'intento ed il mare raggiunge il faro ed il molo nel Minnesota. Candy e John vi si lanciano dentro e si fanno trasportare dalla corrente del Mare d'Isabella. La loro meta ultima sono le rive delle isole di Abarat.
Abarat è un mondo, una volta in contatto con il nostro di cui ci siamo dimenticati, composto da 24 isole in ognuna delle quali è sempre la stessa ora per sempre, alcuni isolotti minori e la Guglia di Odom detta anche la Venticinquesima Ora. Diverse forze sono all'opera per modificare l'assetto sociale di questo mondo fantastico, abitato da strane creature. La prima, e più legata alla tradizione di Abarat, è Christopher Carogna, mago oscuro, e l'altra, la novità materialistica per il regno, è Rojo Pixler, l'uomo che ha fondato Commexo City ed inventato la Panacea. Entrambi puntano ad ottenere il controllo assoluto di tutte le Ore del mondo.
La variante impazzita è proprio Candy Quackenbush che entrerà nei desideri di possesso di Carogna e che verrà vista come minaccia da Pixler. Nel suo viaggio che la porterà attraverso il ponte Gilholly (tra Efreet, le Sei, e Autland, le Sette), Yebba Dim (le Otto), Ninnyhammer (le Dieci), e la Guglia di Odom, Candy troverà nuovi amici ed affronterà innumerevoli pericoli. Un viaggio che la porterà a fuggire dai suoi nemici ed intuire il suo ruolo in questo nuovo, strano, mondo.
Clive Barker nasce a Liverpool nel 1952, ma la lascia ne '73 per trasferirsi a Londra e mettere a frutto la sua laure in Letteratura Inglese e Filosofia. Trova sfogo ed affermazione nel momento in cui fonda la usa piccola compagnia teatrale e quando i suoi primi racconti iniziano ad essere pubblicati, intorno al 1984. Si avvicina al cinema horror (è il papà dai cenobiti e del fenomenale Hellraiser, girato con pochi mezzi e diventato un successo assoluto del genere) pur continuando a scrivere romanzi.
Personalmente l'ho sempre apprezzato di più come cineasta che scrittore. Dopo la lettura di Everville non mi sono più avvicinato a suoi romanzi. Amici mi hanno prestato i primi due volumi della pentalogia di Abarat, tradotti in italiano, ed ho appena finito il primo.
La storia fonda le sue radici nel più classico dei racconti di fantasia inglesi, che tanto successo ha riscosso nel mondo: Alice nel Paese delle Meraviglie.
Una ragazzina intraprende un viaggio in un mondo diverso dal nostro seguendo una creatura misteriosa ed entrando in contatto con creature antropomorfe, e non, di ogni genere. Una malvagio le da la caccia e lei affronta un viaggio di formazione dentro se stessa.
La narrazione è fluida e piacevole, finquando non vengono citati estratti dell'Almanacco di Kleep alquanto noiosi, e le molteplici situazioni in cui si trovano Candy e John, insieme o separatamente, tengono sulla corda il lettore.
Purtroppo alla fine della lettura del primo volume delle avventure in questo mondo, egregiamente costruito ed immaginato dall'autore, nella mente del lettore resta poco di quanto letto.
Barker sfrutta la mania dell'ultimo decennio di creare avventure divise in libri multipli per dare maggior respiro alla sua storia e non appesantire le braccia del lettore con tomi di mole impossibile (Everville...), creando, così, trilogie o pentalogie (o nel caso di Trono di Spade ancora peggio). La saga di Abarat si dovrebbe dipanare, appunto, in cinque volumi di cui, al 2011, solo tre editi in lingua originale e due in italiano.
Al momento ci ho speso delle ore divertenti, che hanno stimolato la mia fantasia (su tutti le gattemolli ed il rattopardo), ma non lo trovo un libro imprescindibile. Mi accingo a leggere il secondo volume.
Titolo originale Abarat
Autore Clive Barker
1ª ed. originale 2002
Genere fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Minnesota, arcipelago di Abarat
Serie Pentalogia di Abarat
Seguito da Abarat - Giorni di magia, notti di guerra
La sua fuga, apparentemente senza meta, la porta fino ad un faro che si erge nel nulla a centinaia di chilometri dal mare. Qui incontra due strane creature che lottano tra loro per il possesso di un misterioso oggetto. Tra i due John Dispetto è quello che si prende cura di lei e la invita a lanciare l'incantesimo che gli permetterà di tornare a casa. Incredula Candy riesce nell'intento ed il mare raggiunge il faro ed il molo nel Minnesota. Candy e John vi si lanciano dentro e si fanno trasportare dalla corrente del Mare d'Isabella. La loro meta ultima sono le rive delle isole di Abarat.
Abarat è un mondo, una volta in contatto con il nostro di cui ci siamo dimenticati, composto da 24 isole in ognuna delle quali è sempre la stessa ora per sempre, alcuni isolotti minori e la Guglia di Odom detta anche la Venticinquesima Ora. Diverse forze sono all'opera per modificare l'assetto sociale di questo mondo fantastico, abitato da strane creature. La prima, e più legata alla tradizione di Abarat, è Christopher Carogna, mago oscuro, e l'altra, la novità materialistica per il regno, è Rojo Pixler, l'uomo che ha fondato Commexo City ed inventato la Panacea. Entrambi puntano ad ottenere il controllo assoluto di tutte le Ore del mondo.
La variante impazzita è proprio Candy Quackenbush che entrerà nei desideri di possesso di Carogna e che verrà vista come minaccia da Pixler. Nel suo viaggio che la porterà attraverso il ponte Gilholly (tra Efreet, le Sei, e Autland, le Sette), Yebba Dim (le Otto), Ninnyhammer (le Dieci), e la Guglia di Odom, Candy troverà nuovi amici ed affronterà innumerevoli pericoli. Un viaggio che la porterà a fuggire dai suoi nemici ed intuire il suo ruolo in questo nuovo, strano, mondo.
Clive Barker nasce a Liverpool nel 1952, ma la lascia ne '73 per trasferirsi a Londra e mettere a frutto la sua laure in Letteratura Inglese e Filosofia. Trova sfogo ed affermazione nel momento in cui fonda la usa piccola compagnia teatrale e quando i suoi primi racconti iniziano ad essere pubblicati, intorno al 1984. Si avvicina al cinema horror (è il papà dai cenobiti e del fenomenale Hellraiser, girato con pochi mezzi e diventato un successo assoluto del genere) pur continuando a scrivere romanzi.
Personalmente l'ho sempre apprezzato di più come cineasta che scrittore. Dopo la lettura di Everville non mi sono più avvicinato a suoi romanzi. Amici mi hanno prestato i primi due volumi della pentalogia di Abarat, tradotti in italiano, ed ho appena finito il primo.
La storia fonda le sue radici nel più classico dei racconti di fantasia inglesi, che tanto successo ha riscosso nel mondo: Alice nel Paese delle Meraviglie.
Una ragazzina intraprende un viaggio in un mondo diverso dal nostro seguendo una creatura misteriosa ed entrando in contatto con creature antropomorfe, e non, di ogni genere. Una malvagio le da la caccia e lei affronta un viaggio di formazione dentro se stessa.
La narrazione è fluida e piacevole, finquando non vengono citati estratti dell'Almanacco di Kleep alquanto noiosi, e le molteplici situazioni in cui si trovano Candy e John, insieme o separatamente, tengono sulla corda il lettore.
Purtroppo alla fine della lettura del primo volume delle avventure in questo mondo, egregiamente costruito ed immaginato dall'autore, nella mente del lettore resta poco di quanto letto.
Barker sfrutta la mania dell'ultimo decennio di creare avventure divise in libri multipli per dare maggior respiro alla sua storia e non appesantire le braccia del lettore con tomi di mole impossibile (Everville...), creando, così, trilogie o pentalogie (o nel caso di Trono di Spade ancora peggio). La saga di Abarat si dovrebbe dipanare, appunto, in cinque volumi di cui, al 2011, solo tre editi in lingua originale e due in italiano.
Al momento ci ho speso delle ore divertenti, che hanno stimolato la mia fantasia (su tutti le gattemolli ed il rattopardo), ma non lo trovo un libro imprescindibile. Mi accingo a leggere il secondo volume.
Titolo originale Abarat
Autore Clive Barker
1ª ed. originale 2002
Genere fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Minnesota, arcipelago di Abarat
Serie Pentalogia di Abarat
Seguito da Abarat - Giorni di magia, notti di guerra
giovedì 11 aprile 2013
Sabrina
Tom Fairchild è il fedele autista della famiglia Larrabee da decenni. Dopo la morte della moglie, lui e la figlia, Sabrina, hanno continuato a servire la ricca dinastia di Long Island. I Larrabee sono ricchi grazie alla loro abilità negli affare che li ha resi proprietari di una grande multinazionale nel settore delle telecomunicazioni. Dopo la morte del patriarca le redini dell'impero sono tenute, saldamente, dal primogenito Linus e da sua madre Maude. Il secondogenito David si gode la vita agiata, le donne ed i divertimenti che il suo ruolo gli permette di praticare. Il fascino di David, un vero Don Giovanni, non è sfuggito neanche a Sabrina che, da sempre, è innamorata di lui. Ovviamente il lui in questione a stento si accorge di lei.
Per fuggire alla sofferenza di un amore non corrisposto, Sabrina parte per un viaggio formativo in Francia. Parigi, la città dell'amore, è la sua meta. Qui trova lavoro per Vogue, accetta la corte di un fotografo francese, ma alla notizia, giuntale grazie al costante scambio epistolare con il padre, del fidanzamento e dell'imminente matrimonio di David con Elizabeth Tyson sconvolge la sua serenità.
Senza pensarci troppo torna a casa.
Dopo due anni è cambiata. Meno timida e più alla moda riesce a fare colpo su David. Il ragazzo a pochi giorni dal matrimonio perde la testa per lei. Linus non può accettare quanto sta succedendo perché oltre al matrimoni c'è in ballo qualcosa di più. I Tyson sono proprietari di un importante ditta di tecnologie avanzate ed il matrimonio tra David e Elizabeth porterebbe anche alla fusione delle due compagnie.
Linus, quindi, prende in mano il pallino del gioco ed inizia a distrarre Sabrina da David ed a farla concentrare su di se. Nonostante l'ampia differenza d'età tra i due, lui, inaspettatamente, inizia ad aprirsi con lei e lei inizia a provare attrazione per lui.
Quali saranno i veri sentimenti di Linus per Sabrina? Il fascino di David riuscirà a legare la bella figlia dell'autista a lui? Il cuore suggerirà a Sabrina di accasarsi o di tornare nella sua città adottiva al di la dell'Oceano?
E' il 1995. La crisi delle idea di Hollywood inizia a farsi sentire ed a Sydney Pollack viene chiesto di dirigere il remake di un grande film. Il titolo rimarrà lo stesso, Sabrina, l'anno era il 1954 ed il trio che aveva reso indimenticabile la pellicola originale era composto da Billy Wilder, dietro la macchina da presa, Audrey Hepburn e Humphrey Bogart davanti. Inarrivabili.
La sfida viene accettata ed i protagonisti, sempre distinti da una marcata differenza di età come nell'originale, sono Harrison Ford (Linus Larrabee) e Julia Ormond (Sabrina Fairchild). Accanto a loro un cast di ottimi caratteristi e bravi co-protagonisti come Greg Kinnear, Nancy Marchand, Fanny Ardant e John Wood.
Sydney Pollack non è uno stupido ed ha ancora la mano calda dopo i successi di Diritto di cronaca, Tootsie, La mia Africa, Il socio. Il film riesce. Preso a sè la commedie è brillante e divertente, battute sagaci e dialoghi attenti la rendono estremamente gradevole. La semplice storia d'amore che si instaura tra i due protagonisti è onesta e diretta, anche se uno dei due proverà a negarla. Harrison Ford è, giustamente, impacciato ed attento in un ruolo leggero come non gli capitava da anni. Julia Ormond è intrigante e brava, ma perde parte del suo fascino di pari passo con il calo dell'impegno dei suoi truccatori. Azzecca la parte, ma il calo del reparto make up la rende meno folgorante man mano che passano le scene dopo il suo ritorno da Parigi. Avessero curato di più i dettagli la Ormond sarebbe stata più convincente.
Aggiornato al 1995, il film è leggero e divertente. Non diventerà un cult od un mito, ma farà sempre piacere trovarselo in programmazione su qualche rete televisiva secondaria, per passare due ore in allegria.
Titolo originale Sabrina
Paese di produzione USA
Anno 1995
Durata 127 min
Genere commedia
Regia Sydney Pollack
Soggetto Samuel A. Taylor
Sceneggiatura Barbara Benedek e David Rayfiel
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Fredric Steinkamp
Musiche John Williams
Scenografia Brian Morris, John Kasarda, George DeTitta Jr. e Amy Marshall
Costumi Ann Roth, Gary Jones
Interpreti e personaggi
Harrison Ford: Linus Larrabee
Julia Ormond: Sabrina Fairchild
Greg Kinnear: David Larrabee
Nancy Marchand: Maude Larrabee
Fanny Ardant: Irene
John Wood: Fairchild
Richard Crenna: Patrick Tyson
Angie Dickinson: Ingrid Tyson
Lauren Holly: Elizabeth Tyson
Dana Ivey: Mack
Miriam Colon: Rosa
Elizabeth Franz: Joanna
Valérie Lemercier: Martine
Patrick Bruel: Louis
Becky Ann Baker: Linda
Doppiatori italiani
Michele Gammino: Linus Larrabee
Tiziana Avarista: Sabrina Fairchild
Sandro Acerbo: David Larrabee
Per fuggire alla sofferenza di un amore non corrisposto, Sabrina parte per un viaggio formativo in Francia. Parigi, la città dell'amore, è la sua meta. Qui trova lavoro per Vogue, accetta la corte di un fotografo francese, ma alla notizia, giuntale grazie al costante scambio epistolare con il padre, del fidanzamento e dell'imminente matrimonio di David con Elizabeth Tyson sconvolge la sua serenità.
Senza pensarci troppo torna a casa.
Dopo due anni è cambiata. Meno timida e più alla moda riesce a fare colpo su David. Il ragazzo a pochi giorni dal matrimonio perde la testa per lei. Linus non può accettare quanto sta succedendo perché oltre al matrimoni c'è in ballo qualcosa di più. I Tyson sono proprietari di un importante ditta di tecnologie avanzate ed il matrimonio tra David e Elizabeth porterebbe anche alla fusione delle due compagnie.
Linus, quindi, prende in mano il pallino del gioco ed inizia a distrarre Sabrina da David ed a farla concentrare su di se. Nonostante l'ampia differenza d'età tra i due, lui, inaspettatamente, inizia ad aprirsi con lei e lei inizia a provare attrazione per lui.
Quali saranno i veri sentimenti di Linus per Sabrina? Il fascino di David riuscirà a legare la bella figlia dell'autista a lui? Il cuore suggerirà a Sabrina di accasarsi o di tornare nella sua città adottiva al di la dell'Oceano?
E' il 1995. La crisi delle idea di Hollywood inizia a farsi sentire ed a Sydney Pollack viene chiesto di dirigere il remake di un grande film. Il titolo rimarrà lo stesso, Sabrina, l'anno era il 1954 ed il trio che aveva reso indimenticabile la pellicola originale era composto da Billy Wilder, dietro la macchina da presa, Audrey Hepburn e Humphrey Bogart davanti. Inarrivabili.
La sfida viene accettata ed i protagonisti, sempre distinti da una marcata differenza di età come nell'originale, sono Harrison Ford (Linus Larrabee) e Julia Ormond (Sabrina Fairchild). Accanto a loro un cast di ottimi caratteristi e bravi co-protagonisti come Greg Kinnear, Nancy Marchand, Fanny Ardant e John Wood.
Sydney Pollack non è uno stupido ed ha ancora la mano calda dopo i successi di Diritto di cronaca, Tootsie, La mia Africa, Il socio. Il film riesce. Preso a sè la commedie è brillante e divertente, battute sagaci e dialoghi attenti la rendono estremamente gradevole. La semplice storia d'amore che si instaura tra i due protagonisti è onesta e diretta, anche se uno dei due proverà a negarla. Harrison Ford è, giustamente, impacciato ed attento in un ruolo leggero come non gli capitava da anni. Julia Ormond è intrigante e brava, ma perde parte del suo fascino di pari passo con il calo dell'impegno dei suoi truccatori. Azzecca la parte, ma il calo del reparto make up la rende meno folgorante man mano che passano le scene dopo il suo ritorno da Parigi. Avessero curato di più i dettagli la Ormond sarebbe stata più convincente.
Aggiornato al 1995, il film è leggero e divertente. Non diventerà un cult od un mito, ma farà sempre piacere trovarselo in programmazione su qualche rete televisiva secondaria, per passare due ore in allegria.
Titolo originale Sabrina
Paese di produzione USA
Anno 1995
Durata 127 min
Genere commedia
Regia Sydney Pollack
Soggetto Samuel A. Taylor
Sceneggiatura Barbara Benedek e David Rayfiel
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Fredric Steinkamp
Musiche John Williams
Scenografia Brian Morris, John Kasarda, George DeTitta Jr. e Amy Marshall
Costumi Ann Roth, Gary Jones
Interpreti e personaggi
Harrison Ford: Linus Larrabee
Julia Ormond: Sabrina Fairchild
Greg Kinnear: David Larrabee
Nancy Marchand: Maude Larrabee
Fanny Ardant: Irene
John Wood: Fairchild
Richard Crenna: Patrick Tyson
Angie Dickinson: Ingrid Tyson
Lauren Holly: Elizabeth Tyson
Dana Ivey: Mack
Miriam Colon: Rosa
Elizabeth Franz: Joanna
Valérie Lemercier: Martine
Patrick Bruel: Louis
Becky Ann Baker: Linda
Doppiatori italiani
Michele Gammino: Linus Larrabee
Tiziana Avarista: Sabrina Fairchild
Sandro Acerbo: David Larrabee
mercoledì 10 aprile 2013
Alcatraz
« Il 21 marzo 1963, a causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale, non fu così in realtà.»San Francisco è una città particolare. Oltre a essere abbarbicata su colline che mettono alla prova la frizione delle macchine europee, essere dotata di tram provenienti da Milano, affacciare sul mare in una baia bellissima, ospitare il Golden Gate, ha, al largo delle sue coste, la prigione da cui mai nessun prigioniero è evaso: Alcatraz.
Nel 1963 tutti i detenuti ancora ospitati nel penitenziario furono trasferiti in altri istituti per via degli eccessivi costi di gestione. Nella realtà non fu così, però. La notte del 21 Marzo 1963, quando due guardie giunsero dalla terraferma per dare il cambio ai loro colleghi, trovarono la prigione vuota: 302 persone, tra detenuti e guardie, scomparvero nel nulla.
Nel 2012, Rebecca Madsen, detective del San Francisco Police Department, sta indagando su un caso di omicidio quando scopre sulla scena del crimine un'impronta digitale appartenente a Jack Sylvane. Il problema che Sylvane era uno di quei detenuti "trasferiti" da Alcatraz nel 1963 e deceduto pochi anni dopo in un'altra prigione. La sua scoperta porta il caso all'attenzione di una task force formata dall'agente federale Emerson Hauser e dalla sua collega Lucille Banerjee, che indagano sul mistero di Alcatraz già da diverso tempo. All'inizio Hauser tenta di ostacola ed escludere dalle indagini Madsen, ma la tenacia della ragazza lo convince ad arruolarla nel suo team. Nuovo acquisto dell'uomo misterioso è il Dott. Diego Soto. Contattato in primis da Rebecca per aiutarla a dipanare la matassa di mistero intorno al suo caso, si rivela utile anche per sveltire le indagini di Hauser. Dalla sua, il Dott. Soto, ha la massima conoscenza di Alcatraz rispetto a qualunque altro giovane studioso contemporaneo: la sua è un vera passione che l'ha portato a scrivere diversi libri, approfondendo i misteri sia sulla struttura che sui detenuti e le guardie ospitate sull'isola.
La squadra scopre che coloro che ritornano dal passato sono sempre di più, ma non riescono a spiegarsi il motivo. Per risolvere la sciarada metteranno a rischio le loro vite più volte, ma la cappa di mistero sarà molto difficile da sollevare. Chiave del mistero è il detenuto, riapparso, Thomas "Tommy" Madsen: il nonno di Rebecca.
Alcatraz era una serie che aveva attirato su di se tante aspettative. Prodotta dalla Bad Robot di J.J. Abrams e con un buono staff all'ideazione ed alla scrittura degli episodi sperava di ripetere il successo di Lost. Partita con un discreto 10% di share sulle tv americane, si è dovuta accontentare di un 4% fino al termine della prima stagione. Ciò ha fatto sì che la prima stagione fosse anche l'unica.
Ci troviamo, quindi, con una bella idea stroncata sul nascere dopo appena 13 episodi. Qual è stato il problema? Sinceramente la grossa tara di questa serie è stata quella di essere composta da tanti dejà vù. Il tema principale, la scomparsa e la ricomparsa delle persone, ricordava molto da vicino quello di 4400, bella serie di qualche anno fa, e non risultava essere così originale. La parte crime, tante volte, risultava stanca e senza un vero mordente, ma fungeva solo da collante tra i misteri che si affastellavano puntata dopo puntata. I flashback con il 1960 facevano molto Lost. A questo aggiungiamo una narrazione del mistero principale abbastanza lenta (che subisce un'accelerata nell'ultimo episodio) che può aver spaventato gli spettatori abituati, ormai, a fruire di serie più corte e meno impegnative. Insomma un misto di 4400 e Lost con qualche punta di Fringe che non ha convinto gli spettatori d'oltreoceano. Certo, forse neanche gli autori avevano una vera e propria idea di dove andare a parare. Se avessero studiato a tavolino una serie da concludere in tre stagioni, con un ritmo più serrato, forse, non staremmo qui a parlarne con un ei fu.
Il pezzo forte della serie era il cast. Sarah Jones, la protagonista, oltre ad avere un bel viso offriva il giusto spessore alla detective Madsen. Parminder Nagra, svincolata da E.R., si è vista eccessivamente poco per via di una decisione di sceneggiatura, ma occupava un ruolo importante nella serie. Jorge Garcia, Soto, offriva un bel personaggio, timido, impacciato, ma deciso che è cresciuto puntata dopo puntata. Sam Neill è un mostro: lo vedrei sullo schermo in qualunque salsa con molto piacere ed anche qui ha fatto la sua porca figura nel difficile ruolo affidatogli.
La colonna sonora, stranamente, affidata a Michael Giacchino si stacca persino un po' dai cliché del compositore, che crea un motivetto piacevole anche se non memorabile.
Nel dettaglio vediamo chi sono i protagonisti.
Rebecca Madsen (Sarah Jones). Detective del dipartimento di polizia di San Francisco. Durante l'inseguimento di un sospettato di omicidio il suo partner viene ucciso dal criminale. Rebecca non si darà pace finché non avrà arrestato il colpevole. Il problema è che l'uomo sembra essere un detenuto di Alcatraz di cui si erano perse le tracce nel 1963. Questo mistero la porterà ad entrare in una squadra speciale.
Dr. Diego Soto (Jorge Garcia) Autore di libri su Alcatraz, uno dei massimi esperti sul penitenziario americano, autore di fumetti, proprietario di un negozio di comics a San Francisco. Grazie alla sua esperienza sull'argomento, diventerà il nuovo compagno di Rebecca sul mistero dei detenuti di Alcatraz ricomparsi dopo 50 anni.
Emerson Hauser (Sam Neill).
Duro agente federale a capo di una task force che dà la caccia ai detenuti di Alcatraz. Arruola, un po' per interesse ed un po' controvoglia, Rebecca e Diego nel suo team per far luce sul mistero. A sua volta nasconde infiniti segreti.
Lucille Banerjee (Parminder Nagra). Nel team di Hauser dall'inizio. Esperta ed innovativa psicologa per i suoi tempi, lavorava ad Alcatraz nel 1960. Il problema che da allora non è invecchiata di un giorno in 50 anni.
Edwin James (Jonny Coyne). Direttore di Alcatraz che alterna con i detenuti il bastone alla carota. Figura in parte integerrima, ma in parte misteriosa e piena di segreti: come la porta a tripla serratura combinata nascosta nei sotterranei del penitenziario e di cui solo lui ha le chiavi.
Elijah Bailey "E.B." Tiller (Jason Butler Harner). Vice direttore di Alcatraz nel 1960, arrogante e violento.
Ray Archer (Robert Forster e Robbie Amell, da giovane). Zio di Rebecca. Gestisce un bar a San Francisco ed è stato guardia ad Alcatraz prima della sparizione di tutti i detenuti. Ha cresciuto Rebecca dopo che il fratello Tommy è stato incarcerato nel penitenziario e non ne ha fatto ritorno.
Thomas "Tommy" Madsen (David Hoflin).
Fratello di Ray, nonno di Rebecca, assassino incarcerato nel 1957 ad Alcatraz per aver ucciso la moglie davanti al figlio, è uno dei primi ritornanti. Attraverso il suo personaggio si snodano i misteri della prima serie e sembra essere pedina fondamentale di un progetto molto più ampio.
Una serie riuscita a metà. Parte bene, cala in picchiata, ma si conclude con dei cliffhanger intensi che ti lasciano a bocca aperta a dire:" E adesso?".
Un vero peccato che la serie, probabilmente, non vedrà mai la conclusione, ma bisogna dire che gli sceneggiatori se la sono anche un po' cercata. Speriamo venga trovato un modo per permettere ai curiosi ed agli estimatori di venire a capo del mistero. Una soluzione potrebbe essere una grapich novel conclusiva da allegare alla vendita del cofanetto di DVD della prima stagione. Un po' come Joss Wedon ha fatto con Buffy ed Angel, creando per loro delle nuove stagioni a fumetti quando hanno raggiunto la conclusione sul piccolo schermo.
Che dire io l'ho vista tutta e lo rifarei, ma una serie senza finale lascia tanto l'amaro in bocca.
Titolo originale Alcatraz
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2012
Formato serie TV
Genere mystery, fantascienza
Stagioni 1
Episodi 13
Durata 41 min (episodio)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Risoluzione 720p
Audio Dolby Digital 5.1
Crediti
Ideatore Bryan Wynbrandt, Steven Lilien, Elizabeth Sarnoff
Produttore esecutivo Bryan Burk, Elizabeth Sarnoff, J.J. Abrams, Jennifer Johnson, Daniel Pyne
Casa di produzione Warner Bros. Television, Bad Robot Productions
Interpreti e personaggi
Sarah Jones: Rebecca Madsen
Jorge Garcia: Dr. Diego Soto
Sam Neill: Emerson Hauser
Parminder Nagra: Lucy Banerjee
Jonny Coyne: Edwin James
Jason Butler Harner: E.B. Tiller
Robert Forster: Ray Archer
Doppiatori e personaggi
Angela Brusa: Rebecca Madsen
Corrado Conforti: Dr. Diego Soto
Luigi La Monica: Emerson Hauser
Paola Majano: Lucy Banerjee
Paolo Marchese: Edwin James
Teo Bellia: E.B. Tiller
Gerolamo Alchieri: Ray Archer
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 16 gennaio 2012 al 26 marzo 2012
Rete televisiva Fox
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 30 gennaio 2012 al 3 aprile 2013
Rete televisiva Premium Anteprima (ep. 1-2)
Italia 2 (ep. 3-13)
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 30 gennaio 2012 al 16 aprile 2012
Rete televisiva Premium Crime
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